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DUE PAROLE SUL MOSTRO DI FIRENZE, con Sergio Caruso e Daniele Spisso #netflix #coldcase #truecrime

DANIELE NICITRA1:57:50

Transcription

Buonasera a tutti, signori e signore. Siamo di nuovo qui, uniti. Faccio l'intro da Chiesa. Vabbè, pazienza. Ehm, perfetto. Allora, buonasera a tutti. Grazie di essere qui in questo momento. E ho il piacere di comunicarvi che abbiamo ospite questa sera un noto, ehm, criminologo, Sergio Caruso, che ci onora della sua presenza, insieme anche all'amico Daniele Spisso, che abbiamo già conosciuto nella live precedente, che darà un grosso supporto per quanto riguarda eventuali curiosità, eventuali domande e tutta la parte tecnica, diciamo, mi darà un grande supporto.

Quindi, allora, io leggo qua i commenti. Buonasera, buonasera Yuri, buonasera Andrea, buonasera a tutti quanti e sono contentissimo, sono veramente molto contento. Ora aspettiamo soltanto che gli ospiti si connettano. Ehm, devo solo attendere che esce fuori qua sullo schermo. Eh, accetta e io accetto. Non solo aspettare. Perfetto.

Allora, vediamo un po'. Grazie, grazie Andrea, grazie. Mia moglie m'ha cacciato quassù perché chiaramente dice: "Vuoi fare le live sul mostro?" Coi bambini in casa non è proprio il massimo, ma neanche con lei, perché lei non è che gradisca più di te. Quindi ho detto: "Vai su". Ok, subito via, a buon intenditor. Allora, vediamo. Sono le 20:57 in questo momento. Siamo 2 minuti e 23 ora che siamo connessi. Io lo dico, l'altra volta non l'ho detto. Io fumerò la mia sigaretta sta qua, l'iccos. Insomma, la fumerò così. Spero non dia fastidio a nessuno. Anche io ho il tetto a vista. Grande! Sicuramente avremo meno manutenzione di molti altri, caro Andrea.

Allora, vediamo un po'. Allora, per il resto, chi è connesso, se vi può fare la cortesia di dirmi se mi si vede bene, se mi si sente bene e e quant'altro, perché ho un ventilatore a 4 metri, potrebbe disturbare. Ditemi voi, ditemi se mi sentite bene, così almeno poi possiamo partire in tranquillità. Attendo vostre. Ah, ovviamente io ogni tanto guardo in basso, ma perché ho ho il programmino, diciamo. Ok, non non per altro. Sì, si vede e si sente bene. Ciao Vera. Ciao. Ciao.

Eccolo qua. Allora, Caruso è entrato, schiacciato, ma non me l'ha presa un po'. Allora, perché non Eccolo qua. Aggiungo il palco.

>> Signori miei, buonasera.

>> Buonasera. Buonasera.

Allora, adesso io faccio un po' fatica a vedere. Oh, perfetto, perfetto. Adesso io devo fare un attimo i conti con con questo supporto del telefono. Ok, perfetto. Sergio, buonasera.

>> Buonasera.

>> Buonasera a te Daniele. Buonasera.

>> Grazie, grazie mille per aver accettato l'invito.

>> Figurati. Grazie a te. Grazie a te.

>> Mi fa veramente molto piacere. Allora, aspettiamo un attimo, un attimino di pazienza, aspettiamo Daniele Spisso che si connette, poi possiamo partire. Ok.

>> Benissimo.

>> Allora, perfetto.

>> E non so ancora le domande che mi deve fare perché con Daniele Spizzo creiamo sempre questa suspens. Eh, Daniele, Daniele gioca sul fattore suspense, ma da un lato fa bene, dai, almeno non non ci si quando fai per tante volte, per tanti anni queste cose qua, ti rendi conto di essere avanti con gli anni quando gente come Daniele lo conosci già a parecchio tempo. Quindi mo con Daniele ci conosciamo dal 2015, da quando dirigevi il master a Napoli.

>> Vabbè, non è neanche poco, sono 10 anni, non son pochi. Eh, comunque.

>> Pensa tu. Quindi, a differenza.

>> A differenza di qualcuno che si è svegliato stanotte e fa il criminologo, un po' di un po' di anni di lavoro ce l'abbiamo.

>> Vabbè, certo, certo, senz'altro.

Eccolo qua, Daniele. Allora, aspungi un po'.

>> Buonasera.

Eccolo qui. Buonasera. Quindi ci siamo tutti stasera. Perfetto, caro Daniele. Allora, benvenuto. Ehm, mi sentite bene? Tutto a posto? Mi sentite? Mi vedete? E Daniele lo vedo un po' bloccato, non vorrei.

>> Eh no, Daniele lo vedo un po' bloccato. Lo è rimasto pietrificato dal dal dall'emozione, ma non credo. No, m.

>> Ho paura che abbia qualche problema di connessione. Aspetta un attimo che provo a vedere una cosa. Ok, vediamo se riesco a. Allora, qua non riesco a far nulla. Niente, proverà a riconnettersi, spero. Vediamo un po'. Niente, io io direi di fare una cosa. Io vorrei vorrei partire, tanto Daniele si connetterà a breve, vorrei partire ioato a dirlo, ma eh ce l'hai la visibilità sui social, nel senso che questa diretta la può essere trasmessa live su Facebook, Instagram? Eh, io nelle opzioni l'ho l'ho flaggato, quindi in teoria in teoria sì, anche tu puoi condividerlo sulla tua sulle tue pagine, su tutto. Quindi in ogni caso anche in un secondo momento poi ci possiamo ci possiamo risentire, te la te la invio, non è un problema questo. Assolutamente.

>> Allora, però è importante che se riusciamo in live è meglio.

>> Eh, speriamo. Allora, io l'ho l'ho flaggato. Allora, c'è da vedere un attimo se se funziona. Eccolo qua. Vediamo se si riesce ad aggiungere adesso. Allora, vediamo. Chiedo scusa a tutti, abbiate pazienza, ma questi problemi di connessione sono un po' barbini. Eccolo qua. Daniele, ci senti? Non la vedo sulla tua pagina. No.

>> Daniele.

>> Ok, mi senti Dani? Sì, Daniele, mi senti?

>> Daniele, non capisco.

>> Sì, io ci sono. Io ci sono. Daniele, tu Sergio mi senti?

>> Forte e chiaro.

>> Perfetto. Daniele, tu niente, non mi riesci a sentire? Eh.

>> E è molto disturbata la connessione.

>> Eh, però la mia funziona bene, quindi mi sa che il problema è la tua connessione. Eh.

>> È la mia connessione che non va.

>> Hai attaccato a un wifi?

>> Sì, sono. Sì, sì, aspetta un attimo solo, Danile. Un attimo solo.

>> Sì, sì, il bello della diretta. M bello, insomma.

Allora, Daniele, se mi senti, io comincerei, nel frattempo che tu sistemi i tuoi problemi di connessione, io comincerei magari ad avviare qualche domanda all'ospite in modo che eh insomma cominciamo a sveltire un po' la la trasmissione che va bene, siamo solo 9 minuti connessi, però sono 9 minuti preziosi che non vorrei perdere. Ehm, allora, dunque, Sergio, io ehm ti chiedo, ehm, tu sei un un criminologo, quindi spiegaci esattamente in cosa consiste il lavoro del criminologo e del profiler.

Allora, io sono, dici bene, sono un criminologo e il lavoro del criminologo consiste in una semplice e difficile attività: la ricerca della verità processuale. L'umano prima di ogni caso, contro e oltre ogni ragionevole dubbio. È una figura un po' maltrattata dal mediatico, è una figura un po' maltrattata dalle serie TV, è una figura un po' ingigantita da quello che è l'aspettativa e l'assistment mediatico, ma nella realtà è una figura che richiede grande competenza, grande responsabilità e soprattutto è una figura che, come tutti gli ambiti professionali, non prevede non prevede nella tuttologia e nell'improvvisazione. Il criminologo opera a 360° in tutti quei contesti dove rientra la violenza, dove rientra l'analisi di un crimine violento, dove rientra la prevenzione, dove rientra anche la rieducazione per tutti i criminologi che lavorano all'interno degli istituti penitenziari e soprattutto il criminologo dà il suo contributo alle indagini. Attenzione, l'analisi criminologica, come quella criminalistica, come quella scientifica, non è l'indagine, ma il nostro lavoro è quello di fornire un supporto alle indagini e saper inquadrare l'umano prima di ogni caso. Il criminologo cerca risposte, il criminologo cerca e elementi che poi diventano prove. Il criminologo psicologo, come me, formula diagnosi in ambito forense e le diagnosi non sono un'opinione. Infatti sentiamo dire con facilità: "Narcisista, narcisista maligno, bipolare" e bastano due o tre messaggi, eh, quello è un narcisista. Non è assolutamente così. La diagnosi è un processo scientifico che richiede estrema prudenza, estrema competenza. Sono allievo del criminologo perché è utilizzato un termine corretto, un criminologo. È vero, io sono uno dei tanti, ma ho avuto la fortuna di essere allievo del criminologo. Questo criminologo che oggi ne parleremo bene è senza dubbio il mio maestro, compianto maestro, il professor Francesco Bruno, protagonista di tantissimi casi italiani e protagonista anche del mostro di Firenze. Ne approfitto per salutare il caro Daniele Spisso. Stavo dicendo nel backstage Dani che ormai abbiamo una certa età degli.

>> Ti ringrazio Sergio. Saluto anche io te, Daniele, credo che ho avuto qualche problema di connessione nei primi 8-9 minuti, quindi sono uscito e ho riavviato. Speriamo che non ve ne siano altri.

>> Da tanti anni.

>> Ti conosco dal 2015 da quando dirigevo il master in scienze forense a Napoli. Daniele preparatissimo sulla cronaca giudiziaria ed anche un approccio molto rispettoso perché sia miei colleghi, io metto sempre in primis alcuni presunti miei colleghi che poi bisogna farò anche una distinzione su questo tra il criminologo e tra chi dice di essere il criminologo. Tra le persone che fanno il criminologo ci sono io e molti esperti, tra persone che dicono di fare il criminologo ci sono mia mamma, mia zia, il barista del del bar dell'angolo e tantissimi soggetti improvvisati sui social che non fanno parte del nostro lavoro, che si vedono in due ambiti: nelle trasmissioni televisive e nei social che non fanno parte del mio lavoro e non sono nemmeno preparati come Daniele Spizzo, che davvero approfondisce i casi, conosce la cronaca giudiziaria e soprattutto da blogger, da divulgatore di notizie e di in ambito forense ha un approccio abbastanza rispettoso perché troviamo anche soggetti che sono promulgatori di determinate notizie e pensano di avere la verità in tasca. La verità in tasca l'aveva solo uno nella storia, a 33 anni l'hanno appesa ad una croce. Quindi facciamoci le domande.

>> E io io ne approfitto ne approfitto per dire che abbiamo avuto modo, tra l'altro, anche con il collega Pasquale De Santis di avere con, diciamo, di essere aiutati da Sergio nel momento in cui abbiamo trattato il massacro di Ponticelli, il caso delle due bimbe che furono uccise, seiziate, seiziate, uccise e bruciate a Ponticelli. E devo dire che la disamina, l'analisi che ci ha offerto Sergio Caruso con le sue competenze, con la sua preparazione è stata a dir poco illuminante. Quindi fu una bella trasmissione di approfondimento che si è arricchita di ottimi contenuti e di un'analisi molto intelligente anche del caso in sé, proprio grazie alla alla preziosissima collaborazione di Sergio. Grazie ancora Sergio per quello che hai fatto anche quella volta.

>> Grazie. Grazie a te. Grazie soprattutto a Daniele Nicitra per l'invito.

>> Ma ci mancherebbe. Grazie a te che hai accettato, figurati. Io in mezzo a voi due sono praticamente la la mosca bianca, però vabbè, cerco di fare la mia parte, anche se non ho un mestiere dietro come il vostro, però pazienza. Io sono della grande passione, però lo riconosco, voglio dire, ho tanti limiti, eh, quindi su quegli Io dove dove vedo un muro cerco di fermarmi e capire come buttarlo giù, però voi.

>> Però non meno.

>> Non io vabbè, eh devo dire la verità, Danile, stai stai avviando eh un bell'approfondimento, diciamo, a puntate sul caso del mostro di Firenze. Noi ne abbiamo discusso anche due settimane fa, abbiamo in un certo senso quasi addirittura ricostruito tutto il caso dal 68 al 2024-2025 e quindi ti invito, ti incoraggio a continuare con che io ci sarò o non ci sarò in tutte le puntate che farai, continua così perché m il contributo che stai dando è fondamentale per una seria ricostruzione dei fatti di questa terribile vicenda. Ti ringrazio Daniele, visto che è stato citato per salutare il bravissimo e simpaticissimo Pasquale De Santis e e stiamo lanciando un bel messaggio perché e nonostante sia sia uno spazio web gestito da eh da Daniele, dal suo staff, parliamo bene anche degli altri divulgatori e il messaggio scientifico deve essere deve essere questo. Perché la scienza in generale non costruisce muri, crea ponti, quindi dobbiamo collaborare.

>> Assolutamente sono d'accordo. È il mantra del mio canale, ma è il mantra anche della mia persona, quindi sono assolutamente d'accordo. Sono contento di aver di di iniziare questa breve collaborazione in questa live con tutti voi. Davvero.

>> Grazie. Grazie anche a te.

>> Sembra che Daniele ha qualche domanda da farmi.

>> Sì, dunque.

>> Sì. Ah, scusami Daniele, perché ci chiamiamo tutti e due? Hai ragione, scusami. No, perché ci chiamiamo tutti e due Daniele. Allora, avevo pensato istintivamente che.

>> No, non ti preoccupare Daniele, vai, comincia pure tu. Non ti preoccupare, scusami. Anzi.

>> Scusa.

>> No, allora io ho fatto una domanda iniziale a cui il Sergio hai risposto eh in maniera molto molto concreta e ti ringrazio. La seconda domanda che ti volevo fare e mi riallaccio a quello che poi tu hai praticamente espresso rispondendo alla prima domanda è quali sono gli elementi che portano un criminologo a evidenziare la presenza di una persona o più persone su una scena del crimine e che tipo di comportamento poteva avere quest'uomo o insomma questo soggetto o questi soggetti nel mentre ehm ehm perpetravano un delitto.

Allora, ehm, innanzitutto, secondo il principio di interscambio e di reciprocità di Locard, ognuno di noi lascia una traccia sulla scena del crimine, ognuno di noi lascia una traccia. La traccia. Per non essere troppo accademico, cerco di rendere più semplicistica e sintetica la disamina. La traccia ha due grandi matrici: c'è l'aspetto biologico oggettivo di tracce, elementi che possono essere il DNA e sangue, capelli, urina, feci o semplicemente parti della pelle, residui di scarpe, la cosiddetta traccia oggettiva e poi c'è senza dubbio la traccia comportamentale. E sulla traccia comportamentale che rientra mentre il grande ambito della psicologia clinica, della psicopatologia forense, della criminal profiling, va a delineare l'aspetto comportamentale dell'offender, che è colui che esercita l'azione sulla scena del crimine attraverso una serie di caratteristiche. La prima domanda è capire se un soggetto organizzato o disorganizzato. Qual è la differenza? Il soggetto organizzato crea un'azione delittuosa curata nei minimi termini, fermo restando che il delitto perfetto non esiste, però si impegna a non lasciare traccia, a bonificare la scena del crimine, a far sparire l'arma del delitto. La seconda è l'analisi simbolica. Una domanda che dico anche ai miei studenti: vi siete mai chiesti? Perché uno pensa già grandi discorsi? No, però la scienza e la criminologia e bisogna guardare prima vicino e poi arrivare lontano. Uno si chiede, dobbiamo chiederci: perché per uccidere una persona bastano due coltellate, come vediamo in vari casi di femminicidio, si arriva a 70-80-90 coltellate come nel delitto di Simonetta Cesaroni? Questo è un aspetto simbolico e già con una corretta analisi criminologica tu comprendi il motivo per cui una persona arriva ad avere questa azione così distruttiva. Per non parlare della messa in posa del cadavere, per non parlare di tutti quegli aspetti simbolici che ci sono sulla scena del crimine. Mi fa ridere una cosa: che ci sono tanti soggetti, anche miei colleghi e psicologi e criminologi che sulla criminal profiling, non so, hanno scritto libri, hanno venduto corsi, hanno fatto master. Ora eh che diciamo va un po' più di moda l'aspetto criminalistico, rinnegano la criminal profiling come una un ambito scientifico quasi inutile. Fino a 2 o 3 anni fa questi qua sulla criminal profiling ci hanno guadagnato. Aperta e chiusa parentesi per sottolineare la gentaglia che abbiamo intorno. Siamo in un grande palcoscenico, signori miei, dove il lavoro del pagliaccio mi sembra che renda e renda al massimo. Detto ciò, e si devono notare determinati aspetti che sono tutti questi aspetti semplicemente osservabili sulla scena del crimine. Nel mostro di Firenze, tutti questi aspetti li abbiamo visti e grazie a questa disamina e a questi aspetti abbiamo capito che Pietro Pacciani era un profilo antagonista a questo tipo di reato. Abbiamo capito che i sardi erano un profilo antagonista a questo tipo di reato. Abbiamo capito che un ritardato mentale e al secolo Lotti Giancarlo non poteva avere quella visione e quella struttura mentale, anche quell'intelligenza per commettere o per aiutare a commettere, perché aiutare è più difficile che fare in certi casi eh determinati crimini, grazie appunto a questo tipo di applicazione, che non è un'opinione, è un aspetto scientifico.

>> Certo, certo, certo. Direi che sei stato esaustivo in maniera impeccabile. Guarda, se mi permetti di dirtelo. Ehm, poi l'al un'altra domanda è adesso noi stiamo ovviamente il canale tratta il il caso del morto di Firenze, quindi immagino che tu anche per via eh professionale chiaramente, no, visto che comunque sei sei sei stato elevato, diciamo, al soglio grazie, cioè grazie, insomma, ehm con Francesco Bruno, insomma, avete lavorato insieme o comunque il tuo maestro, come hai detto tu, quindi immagino che tu ti sia fatto un'idea particolare su questo soggetto.

>> Vi racconto un aneddoto. Il tutto quello che so e tutto quello che il professore ha divulgato sul mostro di Firenze e tutti gli scoop che c'erano sul mostro di di Firenze partivano da un piccolo paese nella presila calabrese che si chiama Celico, un paese sconosciuto ai ai più, conosciuto per due motivi: uno perché è vicino Cosenza, due perché è il è il è il paese del professore Bruno e se non erro diede Natali a Gioacchino da Fiore che tutti quanti conoscete per l'ambito storico e per la Divina Commedia. Da questo paesino ci trovav ci ritrovavamo nelle cene a casa del prof, che è il professore Bruno calabrese trasferita a Roma, e da lì non c'era un giorno per 10 anni non c'era un giorno, non c'era una cena, non c'era un pranzo dove non si parlava del mostro di Firenze. In cui da lì è partito è partito veramente veramente tutto. Pensate che a casa del prof e sempre lì a Celico, sono custoditi i disegni di Pietro Pacciani che Pietro Pacciani ha regalato al prof, che poi sono stati divulgati, come è stato divulgato e il dossier e su tutti gli studi che il mio prof fece sul mostro di Firenze. Io non sono un genio, non sono un super esperto, non sono il depositario della verità come vuole di come geloso qualcuno e che c'è gente che dice "Ah, vabbè, io io io la mia pista è giusta". Appunto. No, io e dico la mia, ma soprattutto dico quello che ha appreso. Quello che ho appreso e la mia fortuna è stata quella di crescere, di essere allievo, amico e soprattutto vicino a chi del mostro di Firenze se n'è occupato veramente. Eh, questa questa è veramente veramente un grande onore, guarda. Veramente tanta, come si dice tra profani, tanta tanta roba.

Ora vorrei vorrei sviscerare un attimino il discorso eh maniacale rituale del dei delitti del mostro di Firenze, andando a precisare su un a chiedere precisazioni su un dettaglio particolare. Dunque, noi sappiamo che nel 1974, ovvero il quello che per alcuni è il primo delitto, per altri è il secondo, per me personalmente è il secondo delitto, abbiamo una una sorta di violazione della donna con un tralcio di vite eh dopo le 96 punture di coltello canoniche eh nel sul corpo della ragazza. Ecco, il significato del tralcio di vite è un significato che si può attribuire a un contesto ehm religioso o a un contesto puramente psicopatologico ignoto?

>> Assolutamente, assolutamente no. Innanzitutto non erano delle punture, ma erano dei tagli in cui l'offender sperimenta la parabola del sadismo. Questo lo diciamo a chi ci ascolta. In tutti i crimini violenti è necessario inquadrare al centro del profilo psicopatologico, del profilo psicologico dell'offender vi è il sadismo. Il sadismo che cos'è? È l'eccitamento prevalente mediante la sofferenza degli altri. Quei tagli non erano mirati ad uccidere, ma erano mirati a provocare dolore e dunque orgasmo emotivo, piacere. In questo senso il tralcio di vita, perché poi dovremmo parlare anche della del perché la pista esoterica scientificamente non trova fondamento, non era un rituale ad hoc, ma era un oggetto fallico che l'offender aveva trovato a disposizione in una macchia toscana dove nel 90% eh della di questa macchia toscana di di questa flora toscana vi erano delle viti, quindi ha trovato un oggetto appuntito che serviva per simulare una penetrazione perché il mostro di Firenze, attenzione, non ha mai penetrato le vittime, ma le penetrava con degli oggetti e nemmeno le toccava, perché le toccava con la punta del coltello, quindi non era un oggetto simbolico rituale come vediamo nell'eser. Poi qualcuno che ha scritto libri sulla pista esoterica ha inventato la qualunque perché probabilmente la vita rappresenta l'origine della vita. Un un altro scrisse l'antico culto d'Oiride dove si metteva la vita. Allora, vi un'altra cosa che insegno ai miei studenti e penso che faranno piacere ascoltare anche i nostri eh ascoltatori, telespettatori di questa sera, eh in criminologia forse potrebbe essere e probabilmente non esiste. Quindi chi dice "probabilmente", "forse" e "potrebbe essere" e lo mette per iscritto, evidentemente non è molto sicuro di quello che dice. Per farla breve, per sintetizzare la mia risposta, quel tralcio di vite era l'unico oggetto e appuntito che serviva, che ha trovato facilmente l'offender, utile a simulare una una penetrazione fallica.

>> Ehm, scusami Daniele, volevo fare una domanda a Sergio. Sergio, io ovviamente da non criminologo, quindi, come dire, diciamo, da comune cittadino che ha osservato, ha analizzato un pochettino questi omicidi e questa storia, sai che cosa avevo pensato io su questo tralcio di vite? E avevo pensato che invece simbolicamente eh l'assassino voleva eh comunicare un'altra cosa. M però ovviamente potrei sbagliarmi, ti chiedo un parere. Cioè io avevo pensato che.

>> Faccio una premessa, scusami Daniele, faccio la premessa.

>> La mia non è la verità assoluta come vuol far credere qualcuno fissato con la pista sarda. Attenzione, la mia il mio è un punto di vista che può essere condiviso o non condiviso. Questo sia chiaro per tutte le persone che in questo momento ci stanno ascoltando. La mia è un'analisi perché è un cold case, eh, quindi è un caso irrisolto. Quindi vuol dire che tutto quello che abbiamo detto finora probabilmente non è non è bastato. Ho visto da un altro modo e essendo proprio un gold case ognuno può dire la sua. Quindi ripeto e sottolineo che il mio è un semplice punto di vista come quello di Nicitra e come il tuo. Eh, scusami se ti ho interrotto.

>> No, figurati. No, io avevo pensato che con quel gesto l'assassino poteva, diciamo, far capire che il suo scopo era quello di impedire la penetrazione e cioè il congiungimento carnale, diciamo così, tra il la ragazza fidanzata e il suo ragazzo, quindi il fidanzato. Perché ho pensato questo? Perché lui, il mostro di Firenze, sparava eh iniziava a sparare al momento dei preliminari prima che eh diciamo nella maggior parte dei casi, almeno, prima che il ragazzo e la ragazza arrivassero al vero e proprio rapporto sessuale e dopo che aveva compiuto, dopo che aveva finito le sue vittime a colpi d'arma da fuoco, prima di utilizzare l'arma bianca sulla vittima femminile, eh, prendeva la ragazza e in un modo o in un altro la allontanava dal suo fidanzato, dalla vittima maschile. Quindi ho pensato che quel tralcio di vite ehm, diciamo così poteva essere il gesto del calcio di vite poteva essere interpretato in base a questa analisi. Però non so se un'analisi era giusta dal tuo punto di vista se fosse stato ucciso prima e la donna e poi l'uomo in questo senso, perché lui uccidendo l'uomo, giustiziando l'uomo, lui elimina la parte maschile. Poi c'è un aspetto simbolico denigratorio perché si evince nel nel modus operandi del mostro di Firenze un aspetto misogino e denigratorio, la messa in posa delle vittime femminili con la cosiddetta posizione a stella con le gambe aperte. Quella non è un altro aspetto rituale, ma quello è un aspetto denigratorio, cui veniva messa in mostra nelle nelle sue nudità, quindi ha giustiziato la parte maschile, hai già impedito un cosiddetto congiungimento, un cosiddetto rapporto, ma era un aspetto per ehm gettare ancora più fango, per andare ancora di più ad intaccare la dignità della donna che lui odiava. Perché quello che abbiamo visto è un'estrema, un estremo odio verso la parte femminile, considerata l'apice del peccato, considerata l'eva dell'Antico Testamento. Ecco perché c'entra il fatto che si tratta di un serial killer missionario, qualcuno che per 20 anni ha venduto libri e corsi sulla criminal profiling mi disse "Sì, però con tutte queste definizioni rischiamo di fare confusione. E andiamo a leggere la classificazione internazionale dei serial killer. Ci spiega la differenza tra il serial killer missionario e altri serial killer. Qua abbiamo di fronte un serial killer missionario, un soggetto che uccide per purificare. È il motivo dov'è la discriminante qual è? Uccide la coppia perché sarebbe stato più facile eh adescare vittime femminili da sole. Lui uccide, come giustamente dicevi tu, la coppia nel momento dell'atto sessuale. Ricordiamo un dato storico, poi Daniele e Daniele Spisso è bravissimo nei dati storici e completerà questo aspetto molto meglio di me. Negli anni 70 e avere dei rapporti sessuali fuori dal matrimonio. Negli anni 80 avere dei rapporti sessuali fuori del matrimonio era considerato peccato, eh, no? Era un'Italia molto bigotta, molto culturalmente molto indietro, molto arretrata, molto bacchettona, quindi non noi dobbiamo inquadrare questa vicenda anche in questo contesto sociale, culturale, in questa mentalità che all'epoca c'era un po' in tutta Italia e il mostro di Firenze è figlio, tra virgolette, di questa mentalità, di questa realtà sociale che all'epoca permeava un po' tutta l'Italia. Ecco perché oggi mh ma non voglio dire che degli omicidi come questi oggi sono da considerare tra virgolette, uso un termine un po' fuori moda rispetto alla mentalità di oggi, ma sicuramente all'epoca era più forte, come dire, la questo tipo di realtà nella quale nel contesto della quale purtroppo eh una persona che è nata innocente poi si è trasformata poi in un mostro, in uno psicopatico assassino. Probabilmente anche a causa di un certo contesto familiare nel quale è nato ed è cresciuto. Quindi sicuramente è questa, diciamo, la.

E infatti io, Sergio, quello che volevo dire è proprio questo, cioè io mi meraviglio di una cosa, ma te lo chiedo proprio perché sei un criminologo. Negli anni, nel corso delle indagini sui delitti del mostro di Firenze, sono state fatte varie ipotesi, varie, però io penso che gli investigatori osservavano poco, osservavano veramente poco la scena del crimine, cioè come dire vedevano ma non interpretavano, perché è evidente proprio per come si è comportato l'assassino di volta in volta che il suo scopo era quello lì di colpire la libertà sessuale delle coppie di fatto eh che si appartavano nella campagna toscana in auto in cerca di intimità. Allora, voglio dire, io ho ascoltato attentamente un po' tutto quello che è stato detto nel corso degli anni. Ho ascoltato anche l'intervento in televisione nell'85 del professor De Fazio che fu consulente della Procura di Firenze. Ecco, per esempio, il professor De Fazio disse: "Questi omicidi hanno in sé tutta la componente delle perversioni, si va dal voyerismo, questo, quell'altro". Ma perché tirare fuori tante teorie così? quando bastava dire una cosa semplice: questo assassino vuole punire le coppie colpendo la libertà sessuale delle coppie di fatto, perché andare a tirare fuori tanti ragionamenti particolari intrecciati quando questa è la spiegazione secondo me semplice di questi di questi omicidi. Ma non è perché lo sto dicendo io, basta osservare proprio come si è comportato l'assassino, che cosa ha fatto, la tipologia di vittime, in quali circostanze si è mosso, ma proprio i gesti che ha compiuto. È una cosa, secondo me, semplicissima che credo anche tu ritieni sia stata trasformata in qualcosa di incredibilmente complicato, no? La pensi così anche tu?

>> Assolutamente sì, ma vedo che Daniele Nicitra volevi intervenire.

>> No, guarda, volevo volevo semplicemente dire che sono d'accordo con queste affermazione, anche perché io credo che in quegli anni non c'era questa grandissima cultura criminologica. Questo ce lo può dire benissimo Sergio che è del mestiere, però non c'era questa questa cultura criminologica eh che si poteva attuare sulla scena del crimine, quindi forse andare a rovistare nel torbido e cercare di trovare un espediente per giustificare questi omicidi era probabilmente l'unico l'unica cosa che potevano fare, quindi eh potevano coinvolgere più più come posso dire più motivazioni che avrebbero portato una un assassino come il mostro di Firenze compiere quello che ha compiuto, però effettivamente eh il il tutto quello che è stato detto di tutto quello che è stato detto, non soltanto in quegli anni, ma anche negli anni successivi, non ha portato di fatto a nulla di concreto.

>> Perdate.

>> Ah, sì. No, no, scusami, Sergio, vai, vai. Mh, scusami. Mh.

>> Il discorso è questo. Noi stiamo osservando tutto da una da una visuale privilegiata. Una visuale privilegiata e rispondiamo a delle domande alla luce della scienza attuale. Dobbiamo fare un passo indietro, un passo indietro di 40 anni. Eh, io pensate che nell'epoca del mostro di Firenze io e penso pure voi, non eravate nemmeno nati. Io sono dell'84, quindi diciamociamo.

>> Diciamo che eh siamo siamo lì.

>> E detto ciò, la prima cosa da dire è che l'approccio scientifico sulla scena del crimine, un approccio contro ogni ragionevole dubbio, la bonifica della scena del crimine, la messa in sicurezza della Shen Crime arrivano esclusivamente dopo il 2000. Questa attenzione più scientifica con degli strumenti che aiutano a raccogliere più elementi, l'avvento della criminalistica. Fermo restando che uno dei primi allievi di Lombroso, che si chiamava Salvatore Ottolenchi, nel 1911 scrive un libro abbastanza attuale che si chiama Manuale per operatori di polizia dove già nel 1911 parla della messa in sicurezza della scena del crimine stesso. Vedete dei frame, vedete delle immagini, vedete le immagini di repertorio sul mostro di Firenze, notate che c'è il mercato di Portaportese su quelle scene del crimine, quindi prove distrutte, prove inquinate, elementi distrutti, elementi inquinati e chi ne ha più ne metta. La per rispondere alla brillante riflessione di Daniele, il di Daniele Spisso che ha fatto un quadro abbastanza completo confermato da Nicitra, la disamina della criminal profiling arriva tra l'85 e il 90, arriva intorno agli anni 80. Il primo pioniere che portò questa scienza in Italia fu Ruggero Peruggini, facendo un grande errore, quello di pensare e di essere convinto che un metodo scientifico poteva essere totalizzante nelle indagini. Cioè io penso che invece di fare poche domande se ne sono fatte troppe in cui ognuno ognuno si svegliava la mattina, così mi diceva il prof, e aveva la sua verità ed era quella. Mignini era fissato con una verità e Vigna era fissato con una verità. Michele Giuttari, capo della squadra mobile, era fissato con la setta e non c'erano altre alternative. Ecco cosa è mancato.

>> Perugini.

>> Perugini invece era fissato con Pacciani. Infatti mi sembra che ovviamente lo davo per esplicito. Era fissato era fissato con Pacciani in questo senso ed e vi erano degli aspetti che ora noi vediamo da una corsia privilegiata. Pensate che furono fatti degli errori madornali. Cerco di sintetizzare perché pensate che quando faccio lezioni ai master sul mostro di Firenze 18 ore non mi bastano tra sabato e domenica. Quindi e sto cercando di sintetizzare. Pensate che questa enfasi nel vedere che che aveva la la vera verità ha portata a fare degli errori madornali perché poi le teorie e diventavano prove fabbricate perché a un certo punto i giudici ti chiedono prove e nel mostro di Firenze contro Pietro Pacciani sono state fabbricate delle vere e proprie prove violando il diritto, violando la psicologia sul famoso quadro "Sogno di fantascienza" che era che da un esperto psicologo e criminologo nominato dalla procura è stato attribuito a Pietro Pacciani. In realtà Pietro Pacciani ricalcava e lo fece il pittore Olivares, per non parlare del blocco Spizzen Brunner attribuita a Pietro Pacciani con due matricole diverse, per non parlare del bossolo, nuovo ritrovato nuovo e intatto di Zecca nel giardino di Petro Pacciani, per non parlare di tantissime altre cose. Quindi, secondo me, la confusione è stata quella di seguire troppe piste in una dinamica, in un periodo storico dove era difficile riscontrare la verità oggettiva. E l'Italia non si è trovata preparata perché eh era un ambito di applicazione nuovo. L'America, gli Stati Uniti d'America affrontavano l'emergenza dei serial killer già da diversi anni. In Italia questa parola serial killer è arrivata solo nel 1993.

>> Grazie sempre mio prof. All'epoca, negli anni 80 si diceva genericamente maniaco. Il maniaco si diceva il busto. Esatto. Oppure si parlava di pluriomicida.

>> Pluriomicida. Esatto. Esatto.

>> Oppure pluromicida e maniaco insieme. Con questi termini attribuivano attribuivano tutto creando un po' di confusione. De Fazio non è un De Fazio con grande onore un altro mio conterraneo originario di Lamezia Terme. De Fazio dirigeva la cattedra di criminologia e medicina legale dell'Università di Modena, quindi non era l'ultimo scemo, però le eh conoscenze erano rimaste ai trattati di psicoanalisi in tema sessuale.

>> C'erano dei limiti. Eh, scusami Daniele, volevo fare una domanda a Sergio. Sergio, questo tipo di assassino seriale, secondo te può essere una persona che ha una famiglia, quindi una moglie, dei figli, e una normalissima vita sessuale nell'ambito delle sue mura domestiche?

Allora, e moglie e figli sì, normale vita sessuale no, perché anche indirettamente riscontriamo nel mostro di Firenze degli aspetti destrutturanti e distruttivi della sfera sessuale, tipo questo accanimento verso la donna che è più odio che piacere. Questo eh aspetto di messa in posa verso la donna che è più odio che piacere, questo odio verso chi si accoppia, questo odio, questo ribrezzo verso l'ambito sessuale, quindi si tratta del profilo anamnestico di un soggetto che può avere una moglie o una figlia intriso da credenze religiose vicine al fanatismo religioso e sicuramente la vita di questo soggetto era segnata, appunto, per via del fanatismo religioso da una chiara e rigorosa astinenza sessuale.

>> Mh, capisco, ma ehm ecco ehm anche per andare ancora di più sull'attualità e tra poco più di un mese partirà questa serie televisiva su Netflix dedicata al mostro. Ecco, una cosa che mi ha colpito è che nel trailer si dice: "Questi sono omicidi contro le donne", cioè che denotano, insomma, un forte odio contro la donna. Ma ecco, Sergio, noi poco fa abbiamo detto che lui, il mostro di Firenze, intendeva colpire la libertà sessuale delle coppie di fatto. Quindi io sinceramente più che omicidi contro le non li vedo tanto omicidi contro le donne e naturalmente neanche esclusivamente contro gli uomini, li vedo contro la libertà sessuale, contro la coppia, anche perché ti faccio notare che ti se tu vai un attimo indietro con la memoria, eh, l'assassino dopo che aveva ucciso lui e lei, il ragazzo e la ragazza, alcuni colpi di sfreggio con l'arma bianca li dava anche sul al ragazzo, diciamo così, al fidanzato, capitava di trovare dei piccoli tagli di sfregio, insomma, quindi in un certo senso era un odio comunque distribuito fra entrambi, insomma, fra, ripeto, contro loro due in quanto coppia, contro quel momento di felicità, di libertà sessuale che loro vivevano. Quindi io non li vedo specificamente degli omicidi contro la donna, non so. Ecco, tu come la pensi su questo punto?

Ecco, benissimo, dici benissimo e sono d'accordo con te, il target, il focus, l'obiettivo del mostro di Firenze era la coppia e doveva punire. Infatti, ragioniamo insieme: non sarebbe stato più facile adescare e uccidere esclusivamente una donna perché sono otto coppie. Non può essere un caso, è un'analisi oggettiva, non vi sto parlando di opinioni. In queste otto coppie erano tutte coppie al di fuori del matrimonio che lui già conosceva bene. Ecco perché il soggetto, l'offender, era una persona che indirettamente conosceva il modus vivendi di tutte e otto le coppie. L'obiettivo era la coppia che commetteva peccato. Infatti a una delle vittime, mi sembra la vittima di Gigoli, gli è stata tolta e rivoltata la croce dal collo. C'è anche un altro aspetto fondamentale che questi lo l'hanno interpretato in mille modi, ma io vi faccio vedere una visione oggettiva. Vi siete mai chiesti perché ha risparmiato Natalino Mele? Sì.

>> Perché secondo la credenza più classica, religiosa, più rigida, religiosa, i bambini sono il simbolo dell'innocenza e non si possono toccare. Infatti mette in salvo il bambino e lo accompagna a casa giustiziando una coppia che commetteva l'adulterio, perché ricordiamo che la eh la vittima femminile era eh la Barbara Locci, era sposata e in quel momento ha tradito il marito. Da lì è iniziata la sua escalation, risparmiando il mele natalino come simbolo dell'innocenza per eccellenza. È scritto in tutti i testi sacri che i bambini rappresentano appunto questo significato.

>> Ma quindi e quindi Sergio tu ritieni.

>> No, scusami Daniele, vai.

>> No, vai, vai, vai, vai tranquillo, vai, non ti preoccupare, vai. Scusami. Anzi, vaiarmi collegarmi a questa a questa a questa risposta che hai dato, Sergio, per chiederti ulteriormente una cosa, ma il serial killer missionario, perché del resto anche io sono di quell'avviso, poi nei contenuti che ho fatto precedentemente lo si può lo si può vedere. Eh, se killer missionario mh di questo di questo calibro, secondo te perché eh si è fermato nell'85 e soprattutto perché eh tra il il primo, il secondo e il terzo delitto ci sono delle pause di diversi anni?

Allora, questa è è è già chiara nella letteratura scientifica in questo caso. Allora, si è fermato per tre motivi: o perché è morto, o perché è stato allontanato per qualche motivo e dalla luogo e e dalla suo modus operandi, magari ha avuto un problema di salute, magari è stato allontanato per altri motivi in un altro contesto dove probabilmente è stato messo in sicurezza. Il terzo motivo, che anche il primo, è che probabilmente ha proiettato il suo desiderio verso un altro. Su serial killer c'è un luogo, ci sono vari luoghi comuni. Il primo luogo comune è quello che i serial killer uccidono all'infinito. Non è così. Anzi, come il mostro di Firenze sfidano gli inquirenti con la speranza di essere riconosciuti. Faccio un esempio classico. Immaginate.

>> L'artista di bricolage del condominio di casa, no? che generalmente dipinge o fa una scultura nel proprio giardino. Poi prima comincia ad invitare il vicino di casa, poi comincia ad invitare i parenti fino a che fanno una mostra fai da te, perché l'obiettivo è quello di dimostrare che lui è bravo. Così è Nes killer e il delitto viaggia nel nella parabola del desiderio, nella parabola del piacere. Dopo 30 anni questo piacere ha bisogno di essere voluto e quindi avrà proiettato il suo desiderio verso un'altra cosa che voi non dovete vederlo come un aspetto imposto. Per i serial killer uccidere è un piacere, un piacere atavico, un piacere che permette all'io di non disgregarsi, un bisogno primario come la fame, la sete, dormire, a mangiare.

>> Certo.

>> Diventa, diciamo, quasi una per lui una zona di comfort, diciamo, per i suoi problemi psicologici, probabilmente per i suoi, insomma, qualcosa che lo fa sentire.

>> Eh, esatto, esatto. Scusami Sergio, io.

>> Sì, scusami.

>> No, no, scusami.

>> No, no, continua, finisci. In questo caso si riconosce un'attribuzione salvifica. Pedro Alonso Lopez, il mostro delle Ande, uccise e stuprò circa 200 bambine. Lui disse che Dio gli aveva dato una missione che era quella di purificarle e di trasferirle con questo macabro rituale in paradiso. E perché i serial killer missionari sono dettati dal delirio endogeno. Che cos'è il delirio endogeno? Un aspetto della schizofrenia, delle voci dal di dentro che guidano il soggetto verso una certa azione in due modalità: o ti guida Dio o ti guida Satana. In questo caso guidato da Dio per purificare, quindi lui si sentiva ancora di più in dovere di purificare il mondo dal male rappresentato dai rapporti sessuali fuori dal matrimonio.

>> Certo.

>> E.

>> Ecco, io quello che ti volevo chiedere.

>> Sì, sì, sì. Daniele, scusami, faccio lascio il timone, perdonami. Ehm, faccio una domanda che mi ha fatto un che io conosco, eh, i tangenna che io che io conosco e saluto calorosamente. Dunque, ehm, noi abbiamo visto tutti più o meno il film e il il silenzio degli innocenti. Ecco, possiamo affermare in qualche maniera che il mostro di Firenze potesse agire per conto di una sfera sessuale sua personale non perfettamente idonea ai tempi, per intenderci, magari un transgender non trova conferma questo, ma non trova conferma l'aspetto edonistico del piacere sessuale, perché tecnicamente Il mostro di Firenze non si intrattiene sessualmente con nessuna delle due componenti, cioè non cerca un approccio sessuale, non cerca una azione sessuale. L'agito non è sessuale, è il contrario, è il disprezzo. Il mostro di Firenze tocca la parte femminile esclusivamente con la punta di un'arma da taglio, quindi non c'è un aspetto di compilanza sessuale come avviene come avviene in altri casi. Diciamo che il mostro il il film Il silenzio degli innocenti. Vi do una notizia, molti miei studenti mi chiedono "Ma perché prof le ha deciso di fare il criminologo? Perché a 16 anni con mia mamma appassionata.

Di gialli e di crimini, andai a vedere "Il silenzio degli innocenti" e dissi così, dissi: "Io non voglio fare quello che li arresta, io voglio fare quello che ne studia la mente", e da lì è nata, è nata la mia carriera. Forse non l'ho mai letto in una trasmissione questa cosa, ma eh, il film "Il silenzio degli innocenti" prende spunto da vari serial killer, poi creano una sorta di commissione, ma prende, prende spunto da da vari serial killer, tra cui Andrei Cicatilo, tra cui Ed Gein e tra cui altri aspetti anamnestici di eh, di i serial killer. È una domanda che nella disamina del Mostro di Firenze non trova assolutamente contesto.

"Ok, ti ringrazio Daniele, io ti lascio il timone, prego. Non non ho io non ho altre domande. Ehm, la prima domanda che volevo farti, Sergio, era questa: secondo te, lui che cosa ne faceva del seno sinistro e del pube? Perché lui li asportava, tagliava queste parti del corpo e se le portava via con sé. Ecco, secondo te, che cosa ne, che destinazione, che uso faceva, insomma, di queste parti del corpo tagliate, mutilate?"

"Allora, queste parti del corpo si chiamano trofeo, e lo dice la stessa parola. Erano un modo, un viatico, un una modalità che permetteva al serial killer non solo di eccitarsi e di aumentare il suo ipertrofico, no, per far vedere che era bravo come un trofeo di caccia, ma permetteva un altro aspetto ancora più profondo: l'introiezione dell'energia dell'altro che ha ucciso, cosa che avviene anche in serial killer che praticano il cannibalismo, come nel caso di Dahmer. Dahmer aveva il frigorifero pieno di parti delle vittime. In questo caso noi non sappiamo se il Mostro di Firenze era anche antropofago, cannibale, no. Però ci limitiamo alla corretta domanda che hai fatto, che è quella che il trofeo, le parti del corpo servivano semplicemente per eccitare il suo ego."

"Mh, ho capito. Quindi, diciamo, lui, come dire, le effettuava queste mutilazioni soltanto per, secondo te, soltanto per soddisfare questa sua, chiamiamola così, esigenza, questo suo edonismo, o lo faceva anche per generare, ecco, un senso anche di orrore nell'opinione pubblica? Cioè, io dopo aver ammazzato faccio una cosa particolarmente mostruosa, particolarmente orribile, come dire, mi eccito anche nel procurare un senso di eccessivo orrore nell'opinione pubblica che verrà a sapere di questo, di queste mutilazioni, di queste, ecco, c'era anche questo motivo o pensava solo a se stesso, a questo suo edonismo, diciamo così, per sé. Ecco."

"Allora, eh, il generare paura è l'obiettivo di tutti gli autori dei crimini violenti, tra cui il serial killer, che è alla base di questa piramide. Però in questo caso erano dei tagli ed erano delle parti del corpo estremamente simboliche. Corretta la tua analisi se parliamo nel caso di Jack lo Squartatore, Whitechapel, lo squartatore nel vero senso della parola, lasciando cadaveri mutilati e depezzati, appunto, per generare caos, per generare paura, per generare orrore in questo senso. Ma nel Mostro di Firenze, che poi mi sembra che solo in uno o due vittime è successa la mutilazione, tra cui le vittime dell'85, e sappiamo che il parte del capezzolo sinistro e della vagina di Nadine Mauriot, i famosi francesi, arrivò all'attenzione del sostituto procuratore Silvia della Monica nella famosa sfida agli inquirenti in questo senso. Quindi erano degli aspetti abbastanza precisi che erano due parti non solo erotiche del corpo femminile, i cosiddetti caratteri secondari nella sessuologia, ma erano anche due parti dell'essenza femminile."

"Certo, certo. È ovvio."

"Quindi una donna si contraddistingue dal maschio per questi due aspetti anatomici che poi generano la vita, no? Il seno, la nutrizione, ne parlava anche Freud, e la parte eh dell'organo sessuale femminile che dà la vita. Quindi non era solo un'azione distruttiva verso quella donna, ma era un'azione distruttiva verso le donne in generale. Ecco perché attaccava la coppia, ma l'odio e il rancore era verso le donne, non quella donna, la figura della donna in generale."

"Capisco. Eh, un'altra domanda, ecco, tu ritieni che Natalino Mele arrivato da solo alla casa del signor Francesco De Felice, ma è stato accompagnato dal mostro? Ecco."

"Eh, vabbè, innanzitutto diciamo l'omicidio di Signa, almeno per quello che è stato ufficialmente ricostruito, è avvenuto poco dopo la mezzanotte eh di giovedì 22 agosto '68. Il bambino, perché di questo ne è certissimo il signor De Felice, suona al campanello dell'abitazione di questo signor De Felice alle 2:00 precise della notte. Ecco, un adulto che accompagna un bambino eh a un'abitazione che dista circa 2 km impiega così tanto tempo, cioè voglio dire, c'è una distanza di tempo considerevole insomma, se anche se si trattava di 2 km, diciamo, poco dopo mezzanotte, le 2:00 del mattino. Cioè, secondo te Natalino quindi ha mentito? In ogni caso è stato accompagnato, secondo te dal mostro eh dinanzi a quella casa?"

"Allora, parliamo di scienza e giustamente rispondo alla tua precisa domanda. Tutto quello che sappiamo ad oggi, tutto quello che ha riferito ad oggi Mele Natalino a livello giuridico, psicologico e oggettivo non è assolutamente attendibile per il semplice fatto che bambini che subiscono un trauma del genere come Mele Natalino andrebbero ascoltati nella modalità protetta dell'incidente probatorio, psicologo, falso specchio, domande non invasive, come facciamo ora nei tribunali per cristallizzare la testimonianza. Quindi tutto quello che sappiamo, tutto quello che ha riferito e continua a riferire Mele Natalino ad oggi non è assolutamente attendibile. Parliamo ad oggi di un soggetto con vari disturbi, con una vita non facile e tutti sappiamo gli infelici trascorsi del povero Natalino Mele. Ad oggi, e noi questo lasso di tempo lo possiamo immaginare, ok? in cui quello che ho ricostruito e quello che molti hanno ricostruito potrebbe essere così, che il Mostro di Firenze si accorge di questo bambino, innanzitutto bonifica, guarda intorno, mette in si mette in sicurezza, lo accompagna nei pressi di questa abitazione senza essere visto, quindi ha perso più tempo e ha lasciato questo bambino verso la casa più vicina, verso la casa più vicina che può essere anche la distanza di 1 km. Magari il bambino ha avuto paura, ha cercato di tornare indietro, si è perso nei si è perso nei campi prima di arrivare in questa casa, poi probabilmente ha seguito la luce ed è arrivato a destinazione. Questo potrebbe essere il motivo che giustifica 2 km in 2 ore per rispondere alla tua precisa domanda, ma anche sugli orari eh da una parte e dall'altra, il l'errore commesso poi confermato dalla entomologia forense e sulle dichiarazioni di Lotti che si sfasano di circa un giorno, gli errori e gli orari nel caso del Mostro di Firenze non giocano a favore della verità."

"Ecco, ma ecco, mettiamo il caso che il Mostro di Firenze ha accompagnato il bambino fino a quell'abitazione. Come poteva essere sicuro che il bambino, vabbè, anche in caso di una minaccia, diciamo così, come poteva essere sicuro che il bambino, eh, come dire, non arrivava mai a rompere questo patto tra i due di omertà, di silenzio? Cioè, ecco, non temeva che il bambino, quindi, secondo la tua ipotesi, lo ha visto in faccia. Ehm, sì, vabbè, magari non non gli ha detto il nome, però lo ha visto in faccia. Cioè, come potevi essere sicuro eh che il bambino rimaneva in silenzio, lo copriva con il silenzio, con l'omertà per sempre. Ecco, è un rischio, è un grande rischio, se consideriamo la tua ricostruzione."

"Allora, eh, perché era sicuro che la paura era il più grande alleato del mostro, parliamoci chiaro. Nel 1968, chi avrebbe creduto a un bambino spaventato, trovato vicino al cadavere della mamma e del compagno della mamma? Vi dico che oggi, con gli strumenti che abbiamo, alla luce della psicologia forense e del diritto del minore, sarebbe stato difficile anche oggi cristallizzare una testimonianza in un caso così violento. Figuriamoci nel 1968, al buio, è il racconto di un bambino traumatizzato, un bambino molto piccolo. La fantasia del bambino non è mai equiparabile alla realtà. Quindi il più grande alleato del Mostro di Firenze era appunto la paura, ed è il motivo per cui lo risparmia, è il motivo perché è un serial killer missionario."

"Ehm, per quanto riguarda l'omicidio dei tedeschi a Giogoli, ecco, io volevo chiederti una cosa, ma credo che siamo d'accordo, è d'accordo con me anche Daniele Nicitra, perché ne parliamo nella puntata di due settimane fa. La nostra ipotesi è che lui non ha commesso nessun errore, l'assassino a Giogoli, ma ha ucciso quei due turisti tedeschi, quei due studenti universitari, perché a torto o a ragione li ha eh, diciamo così, ritenuti due omosessuali, una coppia omosessuale. Io personalmente credo che lui ha, l'assassino ha voluto far capire agli investigatori m questa cosa, lasciando accanto al furgoncino, al camper delle due povere vittime, le pagine stracciate di una rivista che tra l'altro era datata agosto '81. L'omicidio di Giogoli avviene a settembre dell'83. Una rivista che si chiamava Golden Gay. Ecco, tu sei d'accordo con me, Sergio? Cioè, ritieni che quello, appunto, non è stato uno sbaglio e che li ha uccisi perché a torto o a ragione li ha ritenuti due omosessuali?"

"Allora, sono d'accordo con te sulla disamina del prima, durante, il dopo del delitto, però io non voglio dire che abbia sbagliato arbitrariamente, ma diciamo così, secondo me, con il più sacro di secondo me che in criminologia non si dice, lui sia stato colto in fallo dalle fattezze femminili di uno dei due. Ed era il motivo perché lui si era avvicinato. Dimostra la criminodinamica che in 16 e in otto coppie non ci sono mai state coppie omosessuali. Quindi, se l'obiettivo fossero stati degli omosessuali, l'overkilling doveva essere ancora più forte, perché in una scala di disvalore che ti porta all'inferno, questo è il calcolo, gli omosessuali dovevano essere ancora di più massacrati rispetto a una normale coppia. Ma confermando quello che dici, io penso che lui dopo ha compiuto il lavoro, come dici tu, però probabilmente, e al buio con una luce artificiale, le fattezze femminili di eh di di uno di uno dei due, Meyer, mi pare che si chiamasse, e l'ha l'ha tratto inizialmente in inganno, fermo restando che poi sulla traiettoria nel modus operandi era stato giustificato perché comunque vi erano due persone che commettevano adulterio, quindi cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia in questo senso."

"La la rivista la rivista l'avrà trovata nel loro furgone, penso, e poi l'ha l'ha stracciata, diciamo così."

"Eh sì, sì, perché non non c'era, diciamo, per forza nel loro furgone. E questo è un altro aspetto simbolico, però io parlo di un'azione iniziatica, probabilmente sia stato eh ingannato dalle fattezze femminili di uno dei due."

"Posso intervenire un attimo? Inserisco un secondo tra voi due. Volevo dire l'ultima domanda, poi purtroppo vi devo vi devo lasciare come d'accordi perché ho un impegno."

"Allora, io dico, volevo solo fare una piccola precisazione, non è proprio una domanda. Ehm, dunque, io ho avuto modo di visionare le foto del cadavere del ragazzo, del ragazzo biondo, insomma, Uwe Rusch si chiamava il ragazzo quello con le fattezze femminili. Uce. Esatto. Eh, io però ho visto le foto sul tavolo autoptico e a parte un fisico, diciamo, molto molto magro, asciutto, esile e quant'altro, però spesso e volentieri si sente dire che anche i capelli lunghi possono aver tratto in inganno il mostro. In realtà questo ragazzo qua aveva i capelli corti e lo dicono le foto, le foto sul tavolo autoptico, cioè non si scappa da lì perché io ho visto proprio le foto, ce le ho, ce le ho, le ho pubblicate anche su un contenuto che si chiama Onnipotenza, quindi se poi avrai modo di modo e piacere di andare a vedere, liberissimo, il canale è aperto a tutti, ci mancherebbe. E però effettivamente questo ragazzo aveva i capelli corti. È per quello che è nata questa questa ipotesi che effettivamente il mostro potesse averli colpito eh averli colpiti eh studiandone prima le le abitudini per quanto possibili perché comunque erano due turisti, non erano due persone che comunque soggiornavano. Due cose: l'inganno della eh della notte e un'illuminazione precaria artificiale e soprattutto, ora vado a memoria storica, le fattezze non proprio virili, diciamo così, di questi di questi due. Più l'altro, secondo me, aveva aveva una capigliatura un po' più folta, aveva dei delle fattezze un po' un po' più femminili in questo senso, però l'inganno della notte è stato questo. Qual è la discriminante oggettiva? Che omosessuali li ha uccisi solo in quel contesto. Se fosse stato un soggetto all'Adader che adesca e uccide omosessuali, ne avremmo viste ancora. Quindi c'è la discriminante della vittimologia preferenziale che è tipica nei serial killer."

"Eh, ok, capisco."

"E allora ti voglio porre l'ultima domanda, Sergio. E vabbè, poi sul fatto di Natalino c'è ci sarebbe il dettaglio dei calzini sporchi. Mi trovo d'accordo con quello che hai detto anche per quanto riguarda il fatto di tutelare la scena del crimine e le tracce. Infatti, soltanto nell'85 poi il sostituto procuratore Digna decise, insomma, di fare in modo che la scena del crimine fosse meglio tutelata, diciamo, meglio eh isolata, diciamo, rispetto agli episodi che erano avvenuti negli anni precedenti. Ehm, quindi, Sergio, io volevo chiederti un'osservazione e poi l'ultima domanda. Dalla sua malattia, dalla malattia del Mostro di Firenze non si guarisce, però lui magari non è morto dopo il massacro degli Scopeti? E pur non essendo guarito dalla sua malattia, ha deciso, per qualche motivo che noi non sappiamo, di fermarsi lo stesso."

"Daniele, sono delle considerazioni troppo longitudinali che possiamo che possiamo solo che possiamo solo immaginare, perché la domanda che faccio a me stesso e faccio pure a te: che malattia aveva? Questo non lo sa nessuno perché nessuno ha potuto diagnosticare la psiche, diagnosticare, fare un processo diagnostico sul Mostro di Firenze. Possiamo solo fare delle ipotesi, delle ipotesi ehm di profiling comportamentali. In questo senso, immaginando, e non mi vengono altri termini, penso che questo soggetto soffrisse di una sorta di delirio mistico e dalla schizofrenia con eh questa sfumatura, con questo delirio così affermato. Anche con un protocollo di cure aggiornato moderno, difficilmente la malattia, la stabilità psichica ritorna in asse, ma possiamo avere una regressione della patologia, cioè che che stai un po' meglio se fai un protocollo di cure, ma non è che noi vediamo dei pazienti guariti completamente. Immaginiamo 40 anni fa le malattie mentali si curavano con l'elettroshock, a dire la malattia mentale era considerata un grave handicap, era considerata un'offesa per tutta la famiglia. Ora ci sono soggetti schizofrenici compensati che hanno una vita più o meno normale in questo senso. 40 anni fa non era..."

"Quindi se tu te lo immagini come una persona che nella vita quotidiana sembrava perfettamente normale, cioè una persona che quando non uccideva, quando non era preso dalla sua psicopatia, diciamo così. Lo immagino come ne era convinto il mio prof, che non solo l'ho immaginato, ma fece un'analisi, poi ne parliamo magari in un'altra puntata, talmente approfondita da arrivare a a un match, a una comparazione di profilo, di arrivare a un medico, di arrivare a una persona eh strutturata nella società civile, di arrivare a una persona che eh soffriva di crisi mistiche. Infatti, quando arrivò ad individuare il luogo dove questa persona esercitava, si trovò di fronte più che uno studio medico, un altare sacro con un quadro estremamente inquietante. Questo quadro si chiamava "L'Estasi di Santa Teresa". Poi non dico più niente, creiamo un po' di suspense per le prossime puntate. Io purtroppo devo devo andare, sono già fuori tempo da un quarto d'ora e ringrazio Daniele Nicitra, ringrazio le persone che stanno scrivendo, che mi hanno scritto in questi giorni. I complimenti vanno a Daniele Nicitra che è il promotore di questa pagina, vanno al grandissimo Daniele Spisso. Daniele Spisso che è una cultura enciclopedica, cioè in ogni caso non ti dà la banalità del caso, ma ti ha quegli approfondimenti che vengono e si delineano da anni di studio, perché Daniele ha la brutta abitudine di studiare i fascicoli. Quindi ecco perché..."

"Scusami Sergio, proprio ti volevo cheo proprio un flash, una curiosità. Tu hai sentito parlare sicuramente all'interno del caso del mostro dell'episodio di quella studentessa che alla quale un tizio diede il passaggio in macchina nell'85 che d'improvviso cominciò a parlare di cose legate al caso del mostro, la lettera che era stata inviata, la busta che era stata inviata a Silvia della Monica quando nessuno ancora doveva sapere una cosa del genere. Ecco, secondo te quel tizio in macchina era il Mostro di Firenze? Secondo te, proprio l'ultimissima cosa che ti chiedo per quello che si sa, ecco, una tua ipotesi."

"Allora, ogni domanda presuppone uno scenario. E tra i tanti mitomani, diciamo così, tra i tanti mitomani che si sono affaccendati, perché poi c'era anche un periodo di psicosi collettiva, c'era un periodo di pubblica accusa, eh c'era la moglie insoddisfatta del marito che lo denunciava perché lo scopriva e a tradirla, lo denunciava per il per essere il Mostro di Firenze. Diciamo che tra i tanti mitomani e tra i tanti soggetti, questa ragazza ha dato una versione più verosimile degli altri, ma dire che abbia incontrato il Mostro di Firenze mi sembra un po' azzardato, però rispetto agli altri ha dato una versione un po' più verosimile."

"Ti ringrazio. Ok."

"Grazie a tutti voi e vi auguro una buona serata e complimenti per la trasmissione."

"Grazie. Grazie Sergio."

"Grazie di cure. Grazie per la tua collaborazione e per la tua presenza."

"Grazie a voi. Grazie a tutti voi. Grazie."

"Ciao. Buonanotte. Ciao."

"Ciao ciao ciao."

"Ciao. Allora, siamo rimasti in due. Siamo rimasti in due, giustamente. Comunque avevamo degli accordi prestabiliti. Anzi, mi dispiace se abbiamo fatto perdere 15 minuti in più a Sergio, ti chiedo scusa, però purtroppo l'argomento è talmente tanto vasto che avere una persona come lui come ospite è una cosa più unica che rara. Quindi mi sembrava eh mi sembrava giusto..."

"Sì."

"...darsi un pochino, però mi dispiace averlo averlo trattenuto di più. Ecco."

"Ecco, noi noi abbiamo è stato importante questa puntata, Daniele, anche per un altro motivo, poi ci sono ancora un paio di argomenti dei quali dobbiamo parlare perché noi l'altra volta, se ti ricordi, due settimane fa non avevamo affrontato, ma giustamente perché un caso pieno e strapieno di di tanti aspetti, fatti e accadimenti, non avevamo parlato del tralcio di vite, quindi grazie poi anche alla alla collaborazione di Sergio, alla alle spiegazioni eccellenti che ci ha dato, abbiamo potuto eh mettere questa sera nella nostra narrazione anche questo dettaglio che purtroppo l'altra volta tra i tantissimi di cui dei quali dovevamo parlare c'era sfuggito dalla memoria, insomma."

"Quindi..."

"Tante tantissime cose da fare in così poco tempo, quindi voglio dire quella volta lì purtroppo c'è sfuggita di mano un po' la situazione, anche se la puntata è stata estremamente interessante. Questo non lo dico io, lo dicono, lo dicono anche le persone che hanno seguito, quindi eh abbiamo effettivamente tralasciato quel dettaglio, però chi meglio di Sergio ci poteva illustrare con un punto di vista eh professionale la cosa. E Daniele, tu hai delle considerazioni da fare in merito a questa a questa ospitata di oggi con eventualmente o delle delle curiosità che vorresti richiedergli magari questa cosa?"

"No, c'è un mio parere sulle valutazioni, sulle interpretazioni di Sergio, sull'analisi che ha fatto Sergio Caruso del caso."

"Non chiedo questo, anche perché sarebbe sarebbe m..."

"No, no, mi allora in linea in linea di massima mi trovo d'accordo con lui, è stato, ripeto, ha dato delle spiegazioni ottime. L'unica cosa, ho dei dubbi sul fatto che il bambino è stato accompagnato dal mostro a casa De Felici. Vabbè, queste ovviamente sono io c'era una..."

"Sì, c'era una cosa che volevo dire, però prima prima di dire questa cosa che è importante e volevo affrontare con te un altro aspetto del caso che purtroppo l'altra volta, ripeto, sempre tra le tantissime cose delle quali abbiamo discusso ci è sfuggito, cioè il diciamo il fatto che probabilmente almeno per alcune delle vittime il Mostro di Firenze ha pedinato le vittime perché per alcune di esse ci sono stati degli episodi che ehm fanno pensare a questa che legittimano questa ipotesi. Eh, vabbè, partiamo insomma dal primo. Barbara Locci, l'omicidio del '68. Barbara Locci, a parte poi che il fatto m quando rivela poi a Cutruna potrebbero spararci mentre siamo in macchina intimità in intimità, lei dice che c'è un uomo, una persona con un motorino che la segue. Questo è il primo è il primo fatto che eh poi nel '74 Stefania Pettini eh non soltanto Stefania il pomeriggio stesso in cui poi viene uccisa, eh del giorno in cui viene uccisa, confida ad una sua parente che ha avuto un incontro sgradevole con una persona, ma c'è la testimonianza del titolare della scuola guida che lei frequentava, perché Stefania Pettini in quel periodo periodo stava sostenendo gli esami per prendere la patente di guida e il quale dice che il giorno prima dell'omicidio c'era avuto la l'impressione, la sensazione di una macchina che a bordo della quale c'era un uomo che seguiva Stefania Pettini. Eh, Susanna Cambi. Eh, allora eh l'avvocato Filastò ha riferito un episodio molto interessante. Ha detto che Susanna Cambi era a bordo, stava guidando la sua auto con lei c'era sua madre e ad un certo punto si è accorta della presenza di un tizio a bordo di un'altra vettura che la stava seguendo e lei per seminare questa persona avrebbe addirittura confidato alla madre che era sempre la stessa persona che la seguiva, eh ha accelerato rischiando addirittura un incidente."

"Sì, sì, sì. Tra l'altro."

"In questo episodio c'è anche una descrizione fisica fisica. Vengono vengono vengono descritti determinati particolari che sappiamo, insomma, un'Alfa Romeo rossa con un uomo di alta di corporatura robusta con capelli rossicci. Tanto per dire. Eh, aspetta, questi sono due, per quello che io so, però correggimi se sbaglio, sono due episodi distinti e separati, cioè c'è l'avvocato Filastò che racconta questo questo episodio, poi nel novembre del '94 sul settimanale, sul periodico Visto il giornalista Gennaro De Stefano che tra l'altro è un giornalista molto coraggioso perché fece un'inchiesta forte sul delitto di Cristina Capocitti che era avvenuto nell'agosto del '90 e tentarono anche di incastrarlo, gli misero della droga in macchina a questo giornalista perché la sua controinchiesta dava fastidio. Ecco, questo giornalista Gennaro De Stefano racconta sul periodico Visto nel novembre '94 che un tizio seguiva spesso Susanna Cambi, possedeva un'Alfa Romeo rossa e aveva i capelli di colore rosso. Sono due episodi, diciamo, le fonti sono in due punti diverse perché da un lato c'è Gennaro De Stefano che racconta questa cosa e dall'altro lato l'avvocato Filastò, anche se sotto certi aspetti sono due episodi che si incrociano, no, che potrebbero anche riferirsi alla stessa persona, allo stesso avvenimento. E poi ricordiamo che Susanna Cambi e Stefano Baldi una settimana prima di essere uccisi avevano fatto una gita a Borgo San Lorenzo nel Mugello, che è un pochettino molte cose fanno pensare che il mostro era di casa lì. Ti svelo anche una cosa che si è detto per molti anni che Susanna Cambi m si recava spesso a a Padulivo, che era una località che aveva frequentato anche Stefania Pettini. Beh, non proprio. Comunque aveva aveva frequentato anche lei da ragazza il Mugello perché aveva una casa, se non sbaglio, Barberino del Mugello, non Padulivo. E vabbè, poi questo è una cosa che si può prestare a varie interpretazioni, però potrebbe essere, insomma, che perché anche Stefania Pettini, Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore si erano conosciuti accanto al locale nel quale aveva lavorato poi come eh aveva lavorato Piarontini, quindi lo stesso bar vicino alla stessa discoteca in Mugello e poi appunto Pierontini perché una sera Mauro Poggiali che è un suo amico la riaccompagna a casa e lui ha la sensazione che c'è un'auto scura, lui dice scura, forse rosso amaranto, che segue Piarontini, un'auto della quale lui fornisce anche una caratteristica particolare. Lui nota che è sprovvista delle luci nella parte laterale, quindi però purtroppo non si è riusciti a venire a capo di quest'auto e soprattutto del tizio che che la guidava, però c'è più di un episodio che fa pensare che almeno alcune delle vittime sono state pedinate prima eh che il mostro di Firenze le uccidesse. Tu vuoi aggiungere qualche cosa, Daniele? Cosa? Perché comunque abbiamo poi i soldi, cioè voglio dire una cosa che abbiamo già detto, però c'è stato anche poi l'identikit del Bardazzi, c'è stata la l'episodio della sua locanda. Eh, insomma ci sono tante tante tanti fattori che fanno pensare effettivamente che nell'attività di puntamento di questo serial killer ci sia chiaramente anche il pedinamento eh nei nei confronti di alcune eh di alcune vittime, senz'altro. Questo penso che ormai sia sia chiaro, che sia sodato per tutti, insomma, indipendentemente da come la si pensa, però questi sono episodi che non si possono tralasciare e quindi non si possono negare, insomma. E ti volevo chiedere poi un parere per quanto riguarda quella ipotesi di Filastò sul fatto che Stefano Baldi assomigliava a un personaggio di un film ucciso in auto con la sua fidanzata, il film Maniac che proprio alla fine di ottobre dell'81 era stato proiettato, era in cartellone in programmazione in un cinema eh di Firenze. Ecco, m qual è il tuo parere su questa ipotesi, su questa osservazione dell'avvocato Filastò? È una è una suggestione di troppo? È una suggestione di troppo o può esserci qualcosa secondo te?"

"Ah, allora è difficile dirlo con certezza, questo è sicuramente, però bisogna anche dire una cosa ed è una cosa che sappiamo benissimo tutti. Ehm, non è la prima volta che eh questo questo assassino si rifà, diciamo, a quello che magari può ispirarlo. Può essere un trailer di un film, può essere il film, eh può essere la rivista, anzi il il fumetto eh erotico, l'assassino del bisturi e quindi, voglio dire, ci sono ecco, ci sono tante tante eh tanti episodi che fanno pensare effettivamente che lui per sviluppare il suo eh il suo agito si sia fatto prendere la mano anche condizionato da queste cose che effettivamente da insomma da queste cose che erano fruibili da tutti, perché comunque da quel che diceva Filastò il trailer di Maniac eh veniva..."

"Sì."

"...ossessivamente in quegli anni e c'è quello, c'è il fumetto, c'è la la menzione ai personaggi del fumetto nella telefonata dell'84, la caserma di Borgo San Lorenzo alle alle 3:00 del mattino. Quindi, voglio dire, eh anche per esempio adesso, tolto via questo discorso, leggo una domanda di Vincenzo, detto nel '74 c'è stato il referendum sul divorzio. Sì, sì, anche queste cose qua possono avere senz'altro condizionato la mano omicida del Mostro di Firenze, perché non soltanto prima..."

"Il contesto sociale e culturale."

"Esatto. Anche questo sì. '74 c'era il il referendum sul divorzio, nell'81 c'era quello per l'aborto. Quindi, voglio dire, ci sono effettivamente tanti tanti spunti di riflessione su questo su questo argomento. Io credo che di suggestivo ci sia qualcosina, però non di questa di questa levatura. Cioè io credo che queste cose che di cui stiamo parlando in questo momento siano tutte fattibili con la mentalità eh diciamo psicopatica e criminale di un soggetto del genere, quindi una persona che si rifà al a quello che vive quotidianamente, che può essere, ripeto, la vista di un trailer, di un film o di un fumetto che lo potrebbe avere ispirato a fare qualcosa di più per aumentare eh non soltanto il clamore mediatico, ma anche semplicemente dar sfogo alla sua eh psicopatia in quei in quei delitti. Certo."

"E poi Daniele, io volevo affrontare questo argomento. Eh, dunque eh allora la che riguarda la un ultimo aspetto della pista dell'uomo del Mugello."

"Mh."

"Perché per lungo tempo il documentarista e scrittore Paolo Cochi, che io saluto perché comunque è una persona che stimo."

"Certo."

"Paolo Cochi ha puntato moltissimo eh sulla pista dell'Uomo del Mugello eh della quale anche io sono in parte in parte convinto perché ho spiegai l'altra volta che c'erano alcune cose che tornavano e altre no e lui eh in particolare aveva puntato molto sul capitolo riguardante la pistola. Lui per molto tempo eh ha ritenuto che questa pistola rubata dall'armeria Guidotti di Borgo San Lorenzo la notte del 5 febbraio del '65 era finita nelle mani dell'uomo del Mugello e con quest'arma l'uomo del Mugello aveva compiuto questi omicidi in quanto Mostro di Firenze. E poi, tra l'altro, di questa cosa ne erano convinti anche i carabinieri di Borgo San Lorenzo che per tantissimi anni hanno cercato questa pistola, scrivendolo nei loro rapporti di polizia giudiziaria. Ora, ehm, questa pistola è stata ritenuta dai carabinieri di Borgo San Lorenzo per anni e poi da Paolo Cochi scomparsa. Poi però abbiamo scoperto che non era affatto scomparsa questa pistola, era stata ritrovata nel '70, venduta all'asta nel '72 e poi è finita nelle mani di una persona, di un incensurato e quindi è stata ritrovata. Ehm, io devo fare due osservazioni. Eh, allora, ehm, quando è saltata fuori, quando è saltato fuori che questa pistola è stata ritrovata, Paolo Cochi ha dichiarato pubblicamente: "Poteva capitare che, eh, la Beretta produceva e metteva in commercio eh delle armi che pur essendo dello stesso tipo e pur essendo dello stesso calibro avevano lo stesso numero di matricola". Io ho interpellato..."

"Ecco, ecco."

"...il professor Gianfranco Cuccia, che è il massimo esperto di balistica forense in Italia, è anche docente di balistica forense, non solo opera nel campo delle indagini, il quale assolutamente mi ha smentito questa cosa. Ha detto: "No, assolutamente non è così. eh le armi prodotte e poste in commercio dalla Beretta potevano avere lo stesso numero di matricola esclusivamente se erano di tipo diverso e di calibro diverso". E questa poi è una cosa che fu chiarita in realtà già anni prima perché furono fatte delle indagini accurate che arrivarono fino alla fabbrica, proprio allo stabilimento della Beretta a Gardone Val Trompia. Poi recentemente Paolo Cochi ha insinuato un dubbio, ma secondo me è perché lui lo sa per certo e e vuole insinuare questo dubbio, cioè non si vuole scoprire più di tanto. Cioè in sostanza lui ha detto recentemente in due interventi che ha fatto, il primo e il 31 agosto scorso, ha detto: "Ma siamo sicuri che questa pistola rubata nel '65 era una long rifle? Potrebbe anche essere stata una short rifle". Ma scusate, cioè io voglio dire, i carabinieri per anni hanno scritto nei loro rapporti che si trattava di una long rifle. Possibile mai non si erano accertati prima che si trattava di una long rifle? Avranno interrogato il proprietario dell'armeria. Il proprietario dell'armeria, io vado a ricord di logica, ovviamente, è chiaro, il proprietario dell'armeria avrà detto: "E mi è stata rubata quest'arma, mi è stata rubata quest'altra arma, mi è stata rubata questa Beretta calibro 22 long rifle". Se era una short rifle, io penso che il titolare di quest'armeria eh l'avrebbe lo faceva presente subito ai carabinieri, al magistrato, alla polizia giudiziaria. In tutti i rapporti, almeno in tutti i rapporti che io ho potuto consultare dei carabinieri della Procura di Firenze, si dice chiaramente: "La pistola rubata è una long rifle". E abbiamo detto prima che il numero di matricola è quello, è unico perché è come il DNA. Ehm, e poi ehm, ecco, diciamo questo fatto della short rifle e che dice Paolo Cochi, dice: "Potrebbe essere una short rifle". Ecco, ma lui stesso, lui stesso quando ha fatto le ricerche, quando ha ha portato avanti le indagini di parte civile come consulente, lui stesso nel suo libro, eh, nella relazione che ha fatto l'avvocato di parte civile, del quale è stato consulente, sempre c'è scritto long rifle. Eh, allora, cioè, voglio dire, voglio dire, ora dice short rifle, eh, ma lui se ne sarà accertato se era una long rifle o una short rifle. Cioè, parla anche lui di long rifle e ora dice short. Non so, cioè è una cosa tutta non lo so, non mi sembra una cosa un po' senza né capo né coda, francamente. Cioè è come se lui smentisse se stesso in un certo senso, perché anche lui ehm avendo dando credito a tutte queste ricerche dei carabinieri fatte per anni, anche lui ha detto: "Sì, si tratta di una pistola long rifle". Non lo so, Daniele. Secondo te perché adesso salta fuori questa cosa della short rifle? Secondo te?"

"Sinceramente io non mi sono neanche mai posto il problema perché non c'ho neanche mai pensato, ma semplicemente perché ehm, come posso dire, noi sappiamo che nel corso degli anni stanno venendo fuori informazioni che magari prima non erano uscite. Le ricerche comunque vengono fatte giorno per giorno da più persone che si occupano di questo caso anche a livello di diciamo di passione civile, non soltanto con poteri di indagine. Quindi eh non so esattamente dare una spiegazione a queste dichiarazioni. L'unica cosa che mi può venire in mente, e vada bene che è una mia opinione, ma non ho una una certezza, chiaramente, eh, l'unica cosa che mi viene da pensare è che siano state fatte altre ricerche, magari non so, a breve pubblicheranno, pubblicherà lui stesso qualcosa che confermi queste sue dichiarazioni, perché sennò effettivamente anche io non riesco a trovarci un senso. Però il mio il mio è un è un lo dico totalmente in senso rispettoso, critico, m non puntando chiaramente il dito, perché, ripeto, non me ne sono non me ne sono neanche mai occupato perché comunque io ho preso per buono che la pistola del mostro fosse una una long rifle, ecco, quindi non per me si può essere eh si può dire short rifle, long rifle, medium rifle. Per me è la pistola del mostro long rifle. Perché poi tecnicamente c'è ci sono delle differenze, insomma, proprio a livello di la short rifle è meno potente per quello che ho letto e la quando spara il colpo che viene sparato, diciamo, raggiunge, come dire, viaggia ad una velocità inferiore rispetto a quella della longer rifle e certamente viene utilizzata anche, diciamo così, non viene utilizzata, diciamo così, per cose che hanno a che fare con degli hobby così, ma non non ha una diffusione ampia, diciamola, quindi delle caratteristiche, delle differenze che ci sono. Ma al di là di questo, ecco, io poi volevo fare anche un'altra osservazione prima di dire un'ultima cosa su questo aspetto e Paolo Cochi, Paolo Cochi ha fatto delle ricerche immense sul caso del mostro, cioè lui ha una documentazione vastissima sul caso del mostro. Ecco come è possibile che quest'arma comunque è stata ritrovata nel nel '70, poi è stata venduta all'asta nel '72. È strano che, diciamo, con tutte queste ricerche che lui ha fatto, con tutta questa documentazione che lui ha acquisito, è strano che non è riuscito a trovare anche gli atti processuali, gli atti di polizia giudiziaria che poi, insomma, hanno attestato che quest'arma era stata ritrovata nel '70, venduta all'asta nel '72, perché il mistero si sarebbe, cioè, voglio dire, tutta tutto questo mistero a questo punto poi veniva chiarito subito."

"Sì, vabbè, certo, c'è una componente eh poco chiara in questa cosa, ma voglio dire anche un'altra cosa ulteriore. È anche molto molto molto poco chiaro il perché questo tipo di di smentita sulla pistola sia uscita proprio recentemente e non all'epoca. Quindi, sai, il discorso il discorso eh si presta a varie interpretazioni. Io non non credo in questo caso nel in come posso dire in una sorta di malafede. Io credo probabilmente magari..."

"No, no, no."

"...sto cercando solo di capire, capito? Sto cercando di capire sto cercando di dare una logica a tutti questi fatti che così sono un po' strani, ecco, sono un po' così. Mh."

"Io ti rispondo per quello che mi hai chiesto, non stavo insinuando assolutamente nulla, ci mancherebbe altro. No, io dico semplicemente che ehm eh dal momento che anche tu mi stai confermando, mi dici che ha una documentazione vastissima, non è detto che effettivamente altri documenti gli possano essere entrati in possesso recentemente."

"E quindi, sai, tante cose tante cose noi le abbiamo prese per buone fino adesso, poi va bene, sono successe determinate tipi di di eventi nel corso del del tempo che hanno creato del dubbio, hanno hanno smentito, hanno confermato, insomma, eh le novità purtroppo vengono sempre fuori così come popcorn. Quindi alla fine della fiera quello che mi viene da dire è che se una persona, ma indipendentemente da chi sia, fa determinati tipi di di dichiarazioni, proponendo chiaramente uno scritto, un documento, testi, questa sua dichiarazione, eh, è è giusto considerarlo. Io personalmente, non che non lo consideri, ma semplicemente io ehm avendo la mia idea e essendomi sempre basato su un determinato tipo di arma, un determinato tipo di eh pistola eh nel corso degli anni io non riesco a a staccarmi eh dal dalla long rifle. Ecco, semplicemente questo. Ma io non ho documenti."

"No, diciamo che allora diciamo mettiamola così. Diciamo che se Paolo Cochi con le sue ricerche ha appurato che in realtà quest'arma rubata nel '65 era una short rifle, beh, certo, è una cosa che doppiamente toglie forza su questo aspetto della pista alla pista dell'uomo del Mugello, perché noi sappiamo benissimo, ormai è accertato al 100% che il Mostro di Firenze ha utilizzato una long rifle, quindi uomo del Mugello o non uomo del Mugello, se era una short rifle non è stata, a maggior ragione non è stata l'arma rubata nel '65, la pistola che ha utilizzato il Mostro di Firenze. Io, come abbiamo detto nella puntata di due settimane fa, avrei puntato tantissimo sulla testimonianza di quel fruttivendolo Vinci che era conoscente dell'uomo del Mugello, perché comunque lui dice: "Io gli ho visto in mano una pistola che a me è parsa una Beretta" e non vuol dire appunto che era che era questa pistola rubata nel '65, anche perché comunque long o short rifle comunque è stata poi ritrovata, quindi e e quindi può darsi che se l'uomo del Mugello era Il Mostro di Firenze ha acquisito in un modo o in un altro una Beretta calibro 22 long rifle, però long rifle perché è certissimo che il Mostro di Firenze ha utilizzato una long rifle, quindi su questo assolutamente non ci piove. Quello che praticamente cercavo di dire anche io prima, insomma, noi attribuiamo al al Mostro di Firenze l'utilizzo di una precisa arma, quindi adesso ehm altre armi io non riesco neanche a considerarle in questo momento. No, non riesco a considerar. Poi l'alone di mistero ancor più più diciamo interessante è quello che pone il buon Jacopo, io leggo il commento, che dice: "Possibile, faccio un sunto, possibile che una pistola che sia stata ritrovata e poi venduta all'asta giudiziaria non sia stata prima consegnata o comunque comunicato il ritrovamento all'armeria Guidotti che effettivamente era eh era il il luogo da dove era stata rubata. Anche questa è una cosa veramente molto strana. Poi però eh siamo sempre lì, no? Stiamo discutendo di una di una di una situazione adesso, come diceva prima il buon Sergio, stiamo noi stiamo guardando questa vicenda da una da una da un punto privilegiato, no? Quindi, nel momento in cui adesso noi abbiamo tutte queste conoscenze in mano, possiamo permetterci di poter dire la qualunque, però magari all'epoca eh funzionava diversamente, noi non lo possiamo sapere. Ecco, cioè non saprei, non riesco, anche perché non riesco logico e quindi l'unica cosa che mi viene di razionale, l'unico mio pensiero razionale è basato sull'irrazionalità perché non riesco a trovare effettivamente un filo logico. Diciamo che se per, diciamo, per spezzare una lancia a favore di Paolo Cochi, perché comunque degli accertamenti potevano e dovevano essere fatti secondo me dalla Procura di Firenze, perché ripeto, ci sono alcune cose sulla pista dell'uomo del Mugello che non fanno tornare bene i conti, ci sono altre cose che invece mh la rendono una pista verosimile, possibile, però sicuramente qualche accertamento poteva essere fatto dalla Procura di Firenze. Ecco, anche per venire a capo di questa faccenda della pistola, per ricostruirla proprio bene, in maniera ordinata, logica, per bene, come si deve, poteva essere fatto qualche accertamento in più, poteva essere convocato qualche protagonista dell'indagine dell'epoca su questa pistola, per esempio il maggiore Ansà dei il maggiore dei carabinieri di Borgo San Lorenzo che mi risulta essere ancora in vita, diciamo, quindi poteva essere convocato, gli si poteva chiedere qualcosa in più. Considera anche che l'arma è stata rubata."

In Toscana ed è stata ritrovata in Emilia-Romagna, quindi viene rubata a Borgo San Lorenzo e ritrovata a Rimini. Già il fatto stesso che i carabinieri di Borgo San Lorenzo per anni la consideravano una pistola scomparsa ti fa capire come non c'è stata comunicazione tra gli organi inquirenti toscani e gli organi inquirenti dell'Emilia-Romagna, quindi tutto un pasticcio, un casino.

Eh, magari, ecco, Guidotti non ha neanche saputo nel frattempo che quest'arma è stata ritrovata, quindi insomma le indagini hanno lasciato la proprio la comunicazione tra i vari uffici ha lasciato molto molto a desiderare, insomma, quindi e addirittura poi questo è un oggettivo e non ci si può staccare da questa da questa cosa.

Effettivamente è così, diciamo, un po' il tutto lascia un po' desiderare tutto quello fatto negli anni dei delitti, però eh ripeto, col senno di poi si tutti col senno di poi siamo tutti professori, quindi mi ci metto io per e quindi sai bisogna la >> ripeto fermo restando che poi l'uomo del Mugello Sì, comunque in un certo senso si è reso complice di quel furto perché comunque poi è stato riconosciuto colpevole di favoreggiamento nei confronti degli uomini che avevano effettuato questo furto.

Però ripeto, non è stato provato che anche perché ripeto, questa beretta poi è stata ritrovata e a maggior ragione, ripeto, a maggior ragione se dovesse saltar fuori che non era neanche una long rifle, ma una short rifle. Eh beh, allora a questo punto eh doppiamente crolla questo collegamento uomo del Mugello, pistola rubata quella notte perché il mostro aveva usato appunto una long rifle. Su questo non ci non ci piove, non ci sono dubbi, insomma.

Quindi e alla fine però ripeto, è una pista di di tantissime piste che sono emerse nel corso degli anni. Anche a me personalmente è sembrata possibile, verosimile. Ci sono alcune cose che non fanno tornare i conti, ma ci sono altre cose che la rendono verosimile. Quindi qualche accertamento poteva essere fatto dalla Procura di Firenze prima di chiudere il discorso anche sulla macchina da scrivere in possesso di quell'uomo, la Remington. Ecco, anche per le per le per le per quei messaggi macabri che sono stati inviati a Vigna, Canessa e Fleurì nel settembre-ottobre del 1985.

Questo sì, >> esatto. Ecco, io per concludere direi che tutto quello che stai dicendo te effettivamente sì. Ok. E bisognerebbe anche chiedersi per quale motivo questi accertamenti non sono stati fatti. Io non dico non non insinuo nulla. Io dico semplicemente che è un grande è un gran peccato non aver sviscerato approfonditamente tutti gli aspetti negativi e positivi di questa pista come cioè quello che abbiamo fatto noi l'altra volta se sostanzialmente è quello che sto dicendo io, cioè noi abbiamo elencato gli elementi a favore e gli elementi a sfavore perché comunque bisogna per onestà intellettuale bisogna pur eh bisogna pur metterli mettere al corrente le persone che ci ascoltano e ricordare a noi stessi che effettivamente chi indaga sono uomini, gli uomini sono soggetti ad errore e quindi chiaramente >> sai qual è il problema Daniele?

Con questo concludo anche io quest il mio intervento. Allora, sì, noi possiamo anche fare della dietrologia, possiamo anche pensar male, ma ehm c'è un'altra spiegazione che comunque anche questa non la dobbiamo sottovalutare. Noi su questo caso, sul caso del mostro di Firenze, abbiamo seppur in ampia parte illogica, seppur in ampia parte monca, diciamo così, e seppur in ampia parte sconclusionata, abbiamo una verità giudiziaria che ci dice abbiamo raggiunto la certezza in tribunale secondo che secondo noi Mario Vanni e Giancarlo Lotti comunque hanno avuto un ruolo in questa vicenda e hanno hanno commesso eh gli omicidi che vanno eh dallot dal scusami dal 1900 dall'ottobre del 1981 se non ricordo male fino poi al la dall'82 al all'85.

Quindi, eh, è una verità giudiziaria senza né capo né cuda, perché non ci spiega come si origina questa storia in base a questa ricostruzione che vede Mario Vanni e Giancarlo Lotti in complicità con Pietro Pacciani e non ci spiega perché poi gli omicidi precedenti eh sono senza colpevole o colpevoli e non ci spiega soprattutto il motivo per il quale >> ecco e non ci spiega soprattutto il motivo per il quale Vanni e Lotti hanno compiuto questi omicidi dal momento che più pazzi uguali non esistono e dal momento che Francesco Calamandrei è stato assolto come mandante che pagava i feticci e dal momento che tutte le altre persone coinvolte, i vari professionisti non per quelli là non si è neanche arrivati ad un processo e non solo perché alcuni di loro qualcuno di loro era morto nel frattempo come Narducci.

Quindi c'è una verità giudiziaria. Allora, che cosa succede quando si è dinanzi ad una verità giudiziaria e soprattutto dinanzi ad una verità giudiziaria con dei colpevoli condannati in via definitiva, la magistratura la vuole difendere con le unghie e con i denti perché ha paura di, scusatemi l'espressione, di autosputtanarsi, cioè di dire sì, noi abbiamo sbagliato e quello che quello che è stato scritto nelle nella sentenza era tutta una grande, scusatemi l'espressione stronzata. tutto quello che è verità giudiziaria è un'enorme stupidaggine e questo succede anche per il caso del mass è successo per tanti casi anche per il caso del massacro di Ponticelli.

Ci sono delle prove macroscopiche che dimostrano l'innocenza di Ciro Imperante Luigi Schiavo e Giuseppe la Rocca in riferimento all'omicidio delle piccole Nunzia Munizia e Barbara Sellini. ma ci stanno delle resistenze enormi violente per rimettere in discussione questa verità giudiziaria per arrivare ad un nuovo processo. Quindi c'è questa verità giudiziaria e al di là del fatto che noi possiamo anche pensar male in riferimento alla pista dell'uomo del Mugello, c'è comunque il fatto che la magistratura non vuole ammettere di aver sbagliato e quindi vuole difendere questa verità giudiziaria.

Ecco perché questo è il motivo, se non esclusivo, comunque primario, principale, per il quale hanno ostacolato in tutti i modi le indagini difensive di parte civile sulla pista del cosiddetto uomo del Mogello. >> Esatto. Mi trovi mi trovi d'accordo su questa su questa tua ultima dichiarazione. Dunque, Daniele, io ti dico in questo momento sono quasi 2 ore che siamo connessi. Io direi di concludere qui se non hai altre osservazioni da fare, se non hai altre domande da fare, assolutamente. >> Ok. >> No, no, eventualmente può andar. >> Ok.

Ci risentiremo poi per magari per una seconda puntata con con Sergio Caruso. Vedremo un attimo di riuscire a trovare il giusto indirizzo per poter sviluppare ancor di più l'aspetto criminologico e di questi delitti e e relative domande curiosità annesse. Quindi io eh saluto nuovamente Sergio che ci ha lasciato un'ora fa eh ehm in trasmissione, quindi ringrazio Sergio per la presenza, ringrazio per la partecipazione, ringrazio anche te Daniele come sempre impeccabile e ringrazio tutti quelli >> figurati ringrazio tutti quelli che ci hanno seguito, tutti quelli che hanno scritto commenti, chi si chi è iscritto, chi si iscriverà o anche chi non si iscriverà, voglio dire.

Però ringrazio tutti quelli che hanno preso visione di questo di questa diretta e ci vediamo presto eh su questo canale per altri contenuti in diretta. Allora, sì, ci rivedremo presto perché per me è un enorme piacere portare avanti questo queste trasmissioni con te e credo che certo noi non abbiamo in mano la soluzione del caso, purtroppo non abbiamo in mano la verità del caso e mai potrem possiamo averla, però credo che stiamo dando un contributo molto molto importante a questa vicenda, soprattutto credo che stiamo aiutando l'opinione pubblica.

Magari dico una cosa troppo ambiziosa, però secondo me stiamo aiutando l'opinione pubblica che ci segue ad avere delle idee un po' più chiare su questa vicenda e a poter mettere in fila i fatti con maggior ordine e seguendo una un senso logico. Ecco, insomma, questa è molto importante perché veramente questa vicenda è una vicenda che per anni ha creato molta confusione, è stata molto pasticciata dentro e fuori del tribunale, quindi è importante dare un certo ordine e un certo senso logico con delle analisi molto approfondite che partono che sono ancorate rigidamente ed esclusivamente ai dati oggettivi. Questo è molto importante. >> Esatto. a dare anche giustamente un senso critico di questa di di tutta questa vicenda anche per sviluppare concetti interessanti che si possono sviscerare insieme indipendente dai nostri personalissimi punti di vista che possono essere diversi ma sono egualmente rispettati e rispettabili. >> Certo, certo, certo. Assolutamente d'accordo. >> È una cosa che io sempre dirò.

Eh, detto questo, io allora rinnovo i saluti a tutti quanti. Eh, Daniele, buonanotte. Buonanotte a tutti. >> Buonanotte anche a te, Daniele. Buonanotte a tutti coloro che ci hanno seguito finora. >> Grazie. Grazie mille e ci vediamo presto per una qualche altra diretta. Adesso vedremo quando, però ci vediamo presto, promesso. Ciao a tutti. >> Buonanotte a tutti. Ciao. Ciao. Grazie. Ciao ciao >> ciao. Ja.