Transcription
FR and down R in the Dead Of The Night. Moon Shine Bright. City Light in Florence Town. Where The Shadows. There's a Kill and He's looking. Lovers Beware. Don't Park your Car too long. He's out to get you. Make Killing in he Passion. They Can't help Us S but when the Comes They beone the m. Shell down l Soul whispering he out. The rivers R where the Lover Us to Rest in peace. De Florence In The Kill.
[Musica]
Buonasera a tutte. Buonasera a tutti. Benvenuti su Dario Quagli Investigates. Allora, questa sera cercheremo di capire meglio, insomma, chi ha cucinato e con quali ingredienti le minestre del diavolo. Le famose minestre del diavolo che abbiamo sentito nominare più volte in questi anni e che, insomma, costituirebbero quel sottofondo satanico o settario che sarebbe stato dietro al Pacciani, o comunque collaterale al Pacciani. Parliamo della pista dei mandanti e dei nomi eccellenti, no? Ecco, come andiamo ad approfondire un po' di più questo argomento. Ciao Gianna. Intanto saluto la mitica Gianna e vedo già Massimiliano, Demetrio, Carlo. Ciao a tutti. Michi, che ho già salutato. Paola, X. Ciao Margaret. Michele, Federico. Ciao Federico Bellucci. David. Buonasera a tutti.
Allora, quindi questa sera partiremo da un documento dell'anno 2015 e poi ci muoveremo intorno, insomma, a questa documentazione per capire da dove il tutto. Andiamo a leggere in questo momento. Questa trasmissione di documentazione dei Carabinieri di Vicchio alla Procura di Firenze. Quindi tutto comincia il 7 luglio 2015. Carabinieri dicono: "Per le valutazioni di competenza, si comunica che in data odierna la nominata in oggetto, ovvero Christensen Algard Winnie, Winnie Rontini, la mamma della povera Pia, madre della defunta Rontini Pia Gilda, vittima di omicidio perpetrato il 30 luglio '84 e riconducibile alla vicenda del Mostro di Firenze, si presentava presso questi uffici consegnando una missiva a lei pervenuta già aperta a mezzo posta e riportante la francatelli." Si allega la missiva in originale e il relativo verbale di acquisizione.
Allora, la missiva. Adesso ve mostrerò. Intanto leggiamo il verbale di acquisizione. L'anno 2015, il 7 del mese di luglio, alle ore 8:30 del mattino, negli uffici del comando di intestazione, davanti al sottoscritto ufficiale. Quindi, appena ricevuta la lettera, si muove Winnie Rontini. Cataldo Maurizio, comandante del reparto di intestazione, è presente la signora Christensen Algard Winnie, sopra meglio generalizzata, la quale spontaneamente presentatasi, consegna una lettera pervenuta a mezzo postale il giorno 25 giugno 2015 a lei diretta, con all'interno un foglio manoscritto di tale Roberto, illeggibile il cognome, asseritamente teste dell'indagine "Il Mostro di Firenze". Persona non conosciuta alla destinataria. La stessa, sulle modalità del recapito, riferisce quanto segue: "Il giorno 25 giugno 2015 ho ricevuto dalla postina di nome Daniela la lettera che vi consegno. In particolare, la postina mi ha lasci-fatto tutta la corrispondenza su un tavolo del salotto. Quando l'ho smistata, ho visto che vi era una lettera già aperta a me indirizzata, proveniente da un mittente a me sconosciuto. Ho chiamato al telefono la postina, facendole presente che la lettera era già aperta. Lei mi ha detto di non aver notato tale circostanza. Leggendo la missiva, ho visto che si riferisce ai fatti dell'indagine denominata 'Il Mostro di Firenze', anche se in alcune parti non è facilmente leggibile. Ve la consegno spontaneamente per i vostri riscontri del caso." L'ufficio D'O di ricevere una busta di colore bianco diretta alla signora Chis-sedal-gar-win, è spedita mezzo postale del centro di smistamento postale di Padova CMP, e all'intero il, e all'interno il seguente indirizzo: CAP 3029, Santino di Livenza, Venezia, Via Gagliardi numero 13, con all'interno una missiva riportanti interrogativi sull'indagine del Mostro di Firenze. Non ho altro da aggiungere di quanto sopra. Mi sottoscrivo.
Andiamo a vedere ora la lettera. La prima di queste lettere non la leggiamo ancora, appunto, perché è incomprensibile. Per fortuna, per una volta, è stata trascritta, quindi possiamo poi leggerne la trascrizione. Ma volevo intanto mostrarvela. Questa è la lettera in questione. Vedete, è stata spedita il 24 di giugno 2015, arriva il 25, ed è stata scritta, come vediamo in intestazione, questo è comprensibile, il giorno 22 di giugno del 2015. Sono due fogli che adesso andremo poi a leggere al momento opportuno. Ok.
Allora, nel frattempo, i carabinieri, appunto, inviano alla Procura la lettera e nella stessa giornata, sempre al mattino, viene sentita Winnie Rontini, come abbiamo letto. Quindi viene stilato questo verbale. E il giorno 9 si ripresenta Winnie Rontini, quindi due giorni dopo. Siamo sempre alla stazione di Vicchio, ovviamente, alle 9:05 del mattino del 9 di luglio. È presente Christensen Algard Winnie, Christensen Algard Winnie, in oggetto completamente generalizzata, alla quale spontaneamente consegna una lettera pervenuta a mezzo postale in data odierna, quindi in no, e a lei indirizzata, inviata da tale Roberto, cognome illeggibile. La busta viene qui, viene acquisita chiusa, a differenza dell'altra che la riceve aperta, così come consegnata. Le in data odierna dalla postina. Pertanto, se ne sconosce il contenuto. La consegnante, in merito alle modalità di ricezione della missiva, riferisce: "Alle ore 8:50 circa odierna, venivo avvicinata dalla postina di nome Daniele, la quale mi consegnava la missiva che vi ho dato. Ho visto che il mittente è lo stesso della missiva del 25, e quindi sono venuta subito in caserma e vi consegno la busta senza aprirla." L'ufficio dato di ricevere una busta di colore bianco diretta alla signora Christensen, è spedita a mezzo posta, priva del timbro di smistamento del centro postale, riportante il seguente indirizzo: Via Gagliardi 13, Sostino di Livenza. E qua abbiamo la seconda lettera che vediamo velocemente. Come vedete, non c'è il timbro, lo vedete poi adesso sulla busta. Questo è il testo, sempre due pagine come la precedente, e la busta non reca alcun timbro di smistamento. Quindi i carabinieri inviano anche la seconda busta alla C. E il verbale, appunto, di acquisizione della della lettera, della seconda lettera.
E andiamo adesso a leggere nella riassuntiva, nella prima riassuntiva, anche il contenuto di queste lettere. Quindi siamo al 10 di luglio, il giorno dopo la consegna della seconda lettera presso la stazione di Vicchio. È presente Christensen Algard Winnie, che è la madre di Pieroni, uccisa il 29 luglio '84 in Vicchio del Mugello insieme a Claudio Stefanacci. Ha consegnato T lettere alla stazione dei Carabinieri di Vicchio. Nella stessa giornata del 7 luglio, riferendo con riferimento fedele al verbale di acquisizione, le seguenti frasi. Vabbè, l'abbiamo già letto. Il giorno 25 ricevuto dalla postina. Ecco, andiamo a vedere adesso la trascrizione della lettera.
Santos Stimo di Livenza, Venezia, 22 giugno 2015. Gentilissima signora Winnie Christensen Rontini. Sono Roberto Fiasconaro, giornalista, scrittore, teste dell'indagine "Mostro Bis". Apri, apri la pista della setta segreta con mandanti e killer. Giorni fa l'avvocato Fioravanti ha messo su un piatto d'argento la verità sul Mostro di Firenze. Poi parola incomprensibile. Il 62° memoriale di Pacciani, setta segreta, mandanti e due mostri, quattro duplici delitti a testa. Parola incomprensibile. A me risulta che suo marito Renzo Rontini avesse scoperto che c'era una setta con personaggi mai conosciuti. Perché il rotto calco italiano ha rifiutato la verità di Fioravanti? Poi, uno, perché il mostro si accanì con i Rontini? Anche secondo suo marito erano due. Il primo un macellaio, il secondo della tecnica da bisturi perfetto. Infine, perché Pacciani il funerale di Pia e Claudio dice: "Hanno avuto quello che si meritavano". Poi vedremo anche da dove arrivano queste dichiarazioni. Grazie di avermi letto. Cordialmente, Roberto Fiasconaro, coi recapiti telefonici.
La seconda lettera, invece, dice: "Sempre Santo Stimo di Livenza, 3 luglio 2015". È stata scritta il giorno 3, arriva il, quindi presumibilmente manca il timbro, ma sarà stata spedita al 4. "Gentilissima signora Win Rontini. Faccio seguito alla lettera. Volevo precisarle che non è che debba scrivere un libro, fare uno scop. Poi vedremo se è vero, eh. Il fatto è che c'è stata una lunga trattativa con l'avvocato Fioravanti, difensore di Pacciani, il quale si pente di aver difeso Pacciani, non perché fosse il Mostro di Firenze, ma perché sapeva." Questo dice Fiasconaro. "Fioravanti parla di setta segreta, mandanti e killer, due mostri. Il primo che commise i quattro duplici delitti si accanì con i Rontini perché? Come mai suo marito Renzo trovò una spiegazione?" Cordialità, Roberto Fiasconaro, giornalista, teste e chiave indagine "Mostro Bis". Io questa mania dei curriculum sotto qualsiasi cosa si scriva, non la capirò mai. No, vabbè.
Ehm, in questa riassuntiva vengono anche allegati alcuni articoli, no, di Fiasconaro sulla vicenda. Esempio, c'è un articolo del 23 gennaio del 2004 sulla Tribuna di Treviso che dice: "Mostro di Firenze, suggerimento Trevigiano". E dice: "C'è lo zampino di un giornalista Trevigiano nella svolta delle indagini sui mandanti del Mostro di Firenze, che ha fatto iscrivere quattro persone sul registro degli indagati. È stato, infatti, Roberto Fiasconaro, collaboratore e fotoreporter di alcune riviste settimanali, a mettere la decisiva pulce nell'orecchio a Michele Giuttari." Poi vedremo, insomma, chi mette la pulce nell'orecchio a chi, no? O meglio, se è davvero così automatico che a mettere la pulce nell'orecchio sia stato Fiasconaro. Comunque, vediamo capo della squadra istituita dalla Procura di Firenze per indagare sul filone delle messe nere, dei riti satanici, che sarebbero stati alimentati dai macabri feticci anatomici prelevati dalle scene dei delitti. La setta, secondo l'ipotesi investigativa, avrebbe usato per compiere materialmente i delitti delle coppiette, i compagni di merende, Pacciani, Vanni, Lotti, tutti condannati all'ergastolo. Il bandolo della matassa, ovvero le risultanze dell'inchiesta di un giornalista tedesco, sarebbe stato riproposto a Giuttari proprio da Fiasconaro, che con il poliziotto ha un rapporto antico. È stato nell'ambito dell'inchiesta anche teste informato dei fatti. Fiasconaro gli avrebbe riferito la testimonianza della segretaria della redazione italiana di Der Spiegel, testimonianza tanto credibile da provocare un viaggio in Germania di Giuttari, che ne è tornato con la convinzione di aver trovato la la la setta che da tempo si diceva aver commissionato i delitti. Leggiamo anche questi mostri. Amoli. Leggiamo ancora alcuni articoli allegati a questa informativa. E bene fare attenzione, eh, per cercare di capire un po' meglio questa vicenda.
"Nell'occhio della verità". Presentazione. Questa è una presentazione scritta da Roberto Fiasconaro sul libro "Nell'occhio della verità". Faccio un preambolo, dice: "Faccio come faceva Angelo Rizzoli, cominciava sempre coi preamboli, poi andava dritto al sodo. Mi capita spesso di leggere servizi giornalistici su settimanali o quotidiani pieni di errori grossolani. Talvolta mi arrabbio anche di notte per studiare certi fatti di cronaca. Mi sembra che nel condurre un'inchiesta c'è molta improvvisazione, sia da parte degli inquirenti che da parte dei giornalisti. Esempio, a Trieste, durante la conferenza stampa di una bomber, senti gli inquirenti che parlavano di una testa pensante che costruisce gli ordini esplosivi, al tempo stesso mandante degli attentati con manovali del crimine al suo servizio. Al che non capivo se era il procuratore di Trieste che parlava o Giuttari, capo del Gides, che indagava sul mostro, che indaga sul mostro, mandante, esecutori, sisda che depista, ville dell'orrore. Io penso, ma forse mi sbaglio, che servirebbe un po' di razionalità. La verità quasi sempre è molto più semplice di quello che si crede. Quando era capirono il piccolo Tommy, vi ricordate, no? Il caso del piccolo Tommy che poi trovarono morto, purtroppo. Quante ne hanno dette, scritte. Ergo, io vorrei che la rubrica avesse questo scopo: una ricerca approfondita della verità, senza voli pindarici, condotta magari come facevano i vecchi maestri del crimine, sullo stile di Maigret o Colombo." Altro esempio, prendiamo. Vabbè, qua, insomma, togliamo le parti superflue. Andiamo a vedere. Ecco, niente. C'è poi, non c'è nient'altro di importante in questa introduzione. C'è poi una piccola biografia alla fine. Dice: "Roberto Fiasconaro, 59 anni, vive a San Stino di Livenza, in provincia di Venezia. Da molti anni collabora con la RCS Periodici, ma ha avuto delle collaborazioni anche con gente stop. Si occupa da sempre di cronaca nera giudiziaria. È stato un teste in diverse inchieste: una bomber, Mostro di Firenze, Cogna e altre ancora. Ha contribuito a catturare il pluriomicida Roberto Succo, scoop per la Domenica del Corriere. E sempre per lo stesso settimanale, ha scoperto per primo in Italia la verità sulle Foibe. Collabora con la rivista Noir, che ha pubblicato un estratto del suo libro inchiesta sul Mostro di Firenze dal titolo 'Un Mostro in Guanti Bianchi', mai uscito, peraltro. Eh, questo libro da cui il regista Renzo Martinelli dovrebbe realizzare un film in tre puntate per Rai Fiction. È sempre stato convinto che la verità, anche la più difficile, si può trovare. Basta volerlo e sacrificare tantissimo per raggiungere questo traguardo, che non è facile e non è alla portata di tutti, se non si ha alle spalle un bagaglio di esperienza notevole."
Proseguiamo. "Il Corsivo". Un altro articolo. "Quel che so del Mostro di Firenze" di Roberto Fiasconaro. "Il Mostro di Firenze ha commesso otto duplici omicidi, uccidendo otto coppiette che facevano l'amore nelle loro auto in luoghi appartati nelle colline toscane, sempre nelle notti di novilunio, negli anni compresi tra il '68 e l'85. In questo arco di tempo sono finiti nel mirino degli inquirenti decine di personaggi sospettati di essere il cosiddetto Mostro di Firenze. Allo stato attuale, però, dopo 38 anni di indagine, non sappiamo ancora chi sia o siano gli autori o l'autore degli otto duplici omicidi. In alcuni di questi, quelli compresi tra l'81 e l'85, il mostro e i mostri non si è limitato o si sono limitati ad uccidere. Hanno anche asportato con un coltello il seno sinistro, il pube della donna, i famosi feticci. Io sono entrato nell'inchiesta come cronista e come teste informato sui fatti nel 2001. Ok, dopo che un giornalista del Der Spiegel, una giornalista del Der Spiegel, noto rotocalco tedesco, mi rivelò che esisteva un dossier con nomi e cognomi degli appartenenti alla setta segreta fiorentina che si sarebbe macchiata di questi orrendi crimini. Da subito mi accorsi che, pur collaborando col capo della polizia di Firenze, Michele Giuttari, ora capo del Gides, gruppo investigativo del mostro, chi si avvicinava a questa intricata vicenda era come se entrasse nell'occhio del Grande Fratello di Striscia la Notizia. Tutti sapevano tutto di tutti ed eri seguito, intercettato, studiato da quest'occhio che ti segue sempre, non ti abbandona mai. Sono riuscito a salvare tre capisaldi della mia personale inchiesta, raccolta in un libro inchiesta dal titolo 'Un Mostro in Guanti Bianchi', da cui il regista Renzo Martinelli ricaverà un film in tre puntate per Rai Fiction, unitamente ai libri di un avvocato fiorentino, Nino Filastò, e al mio prossimo libro che uscirà tra poco dal titolo 'Il Sardo, il Nobile, il Dottore'. Sì, perché il mostro in realtà era una triade e i famigerati e noti compagni di merende Pacciani, Vanni e Lotti erano semplicemente delle persone che sapevano, legati alla realtà locale dell'epoca, connessi a personaggi importanti, pervertiti, pedofili, omosessuali." Qua è l'inizio, no, del del di quello che sarà poi quel Molo, quel patchwork, quel Frankenstein, no, che è culminato nell'ultimo libro uscito sulla vicenda, no, ovvero una vicenda che coinvolge tutti e nessuno. Mi spiego dove tutti si sono coinvolti, ma non si sa bene a che titolo, no? E non c'è mai prova su nessuno. Ma adesso qua non è in questione la buona fede di di Fiasconaro, è in questione il principio di questa vicenda. Continuiamo.
"Ecco, ma non i veri mostri." Quindi avete capito, qua, insomma, il Nobile, il Sardo e il Dottore, insomma, penso abbiamo capito tutti a chi si riferisca, no? Molto probabilmente a Salvatore Vinci, a Francesco Narducci e al Conte Corsini. E e dice: "Ma non i veri mostri." Poi c'è un personaggio chiave, una certa Etel, nome di fantasia, una scrittrice che vive a Firenze, la quale mi rivelò anni fa che il Mostro di Firenze venne scoperto subito, ma mai arrestato perché godeva di coperture eccellenti. Ecco, noi una scrittrice, il nome di fantasia è inglese, no? Inglese, insomma, che viveva a Firenze, la conosciamo, no? Ecco, non possiamo dire che sia la Nab, però, insomma, il riferimento potrebbe essere plausibile. Ecco, l'aver sollevato il coperchio del pentolone dentro il quale si celavano queste coperture eccellenti, che erano racchiuse anche in quel dossier fattomi pervenire dalla giornalista del Der Spiegel, che ha fatto da sigillo. La mia inchiesta mi è costata una querela per aver cercato di depistare le indagini. Sembra di rivedere un po' la Carlizzi, no, che, insomma, ritroveremo più avanti. In realtà, non ho voluto, ho cercato di depistare un bel niente. Io sono difeso, difeso dagli avvocati di Gente Rotocalco che pubblicò questi miei servizi con un altro collega, e semmai a risponder-saranno altri. La terza scoperta è che un grande burattinaio. Noi conosciamo già questo termine, no? Il grande burattinaio. Insomma, è stato usato più volte da due protagonisti di questa vicenda. Uno è l'Anonimo Fiorentino. Uno è il criminologo, ex consulente Carmelo Lavorino, che era stato sospettato, poi, e poi, insomma, scagionato da queste accuse di essere l'Anonimo Fiorentino. E adesso le risentiamo qua questa questa espressione. E dice: "La terza scoperta è che un grande burattinaio ha manovrato i fili di questa vicenda, garantendo l'impunità ai veri assassini." Ora, per un collaboratore, un giornalista freelance, tutto questo ha rappresentato una grande soddisfazione, ma anche paura, insonni, perché il freelance è solo, combatte contro l'ingiustizia come un Donkey Shot. Però è difeso dagli avvocati di Gente, e spesso ci rimette di tasca propria. Anzi, rischia grosso. Per fortuna, fino ad ora, avendo agito correttamente, tutto è filato liscio. Però rimane il grosso dispiacere di non essere riuscito a penetrare questa rocca forte, dove si sentono ben protetti gli ideatori di questa infernale sequenza di delitti, conosciuta in tutto il mondo come i delitti del Mostro di Firenze, su cui ora, su cui ancora ora si continua a indagare, a versare fiumi d'inchiostro." Roberto Fiasconaro, con tutto il curriculum, eccetera, eccetera. Continuiamo.
L'ultimo articolo dovrebbe essere allegato a questa informativa, a questa relazione riassuntiva, è quello su Thriller Magazine. E l'articolo precedente era dell'11 gennaio 2007. Questo dovrebbe essere del 2009. Esatto. Ok, andiamo a leggerlo velocemente. "Dopo l'intervista a Michele Giuttari, abbiamo ricevuto, a cui si fa riferimento probabilmente nei giorni precedenti, era stato intervistato, abbiamo ricevuto una email da Roberto Fiasconaro, giornalista esperto di cronaca nera giudiziaria, collaboratore dei maggiori periodici italiani e stranieri, in cui ha chiesto di dire la sua sul caso del Mostro di Firenze, riguardanti gli otto duplici omicidi avvenuti nelle campagne fiorentine dal '68 all'85. A che periodo, in che circostanze risale il suo ingresso nell'inchiesta del Mostro di Firenze? Rispondo a queste domande con sincerità e spontaneità, assumendomi la piena responsabilità. Figuriamoci, di fronte, no, a uno che gli fa delle domande come se, va bene, è una giornalista, no? Solo così i lettori potranno capire la vicenda del cosiddetto Mostro di Firenze, un intrigo pazzesco, drammatico, ma a volte anche tragicomico, assurdo. Oserei dire che mai come in questa vicenda è di scena il partito dell'informazione continua. Ma chi dice il vero, eh?" "Due giorni dopo l'ultimo duplice delitto operato dal Mostro di Firenze, San Casciano, intervistai a Padova lo psicopatologo Ferdinando Barison, all'epoca docente universitario. Barison mi stupì con una considerazione del tutto nuova sul killer che uccideva le coppiette. Il mostro dovrebbe essere un serial killer solitario, fanatico religioso, feticista, che forse vive da solo con l'anziana madre. Di sera, mirai, contemplerà, contemplerà i feticci conservati in formalina. A meno che non faccia parte di una setta satanica. Allora i feticci servirebbero per una adorazione di gruppo, perché si ritiene che abbiano dei poteri magici, almeno lo credono in certe zone dell'Africa. Per il nostro paese sarebbe una novità." E qua, no, c'è scritto anche: "Ipotesi avanzate nel 2001 anche dell'antropologa Ciglia Gatto Trocchi, che poi, purtroppo, disgraziatamente è morta, insomma, la causa ufficiale suicidio. Ci sono state delle polemiche intorno, no, a questa a questa dipartita. Alcuni hanno parlato della possibilità che ci fosse stato un omicidio, perché lei si era occupata delle sette, no, e ne aveva denunciato, insomma, diversi appartenenti, e ne aveva denunciato anche le pratiche di alcune. Adesso io non so quanto attendibile potesse davvero essere R. Gatto Trocchi in quello che faceva, però, insomma, qualcuno ha avanzato questo dubbio. E dice: 'Il criminologo Francesco Bruno nell'84-'85 scrisse', quindi ipotesi, no, si riferisce agli omicidi legati ai riti magici dell'Africa, no, ripresi poi da qualcuno come multimurder negli ultimi anni, no, ecco, 'ipotesi avanzata nel 2001 della Gatto Trocchi e da Fiasconaro'. Il criminale, il criminologo Francesco Bruno nell'84-'85 scrisse due studi riguardanti la storia del Mostro di Firenze, continua Fiasconaro, entrambi intitolati appunto 'Per il Signor Direttore', in cui, nel delineare il profilo del mostro, tra le ipotesi motivazionali dei delitti, avanza quella dei delitti rituali compiuti in omaggio a qualche culto satanico di cui l'assassino è un seguace o ha qualche pratica di stregoneria, Magera attuata dall'assassino." "Cosa ne pensa?" "È una probabilità elevatissima", risponde Fiasconaro. "Infatti, in seguito vediamo che certi personaggi finiti sotto torto a ragione nell'inchiesta eseguivano queste pratiche, come Pacciani, Lotti, il mago Salvatore, indovino." "Cosa ne pensa della perizia sul mostro data dall'unità investigativa della scienza comportamentale forense di Quantico?" "E su questo vedremo poi nel dettaglio tutto quanto, quando, insomma, farò la puntata su Perugini. Eh, quindi adesso qua solo accennata." "In quali punti concorda?" "Ne penso positivamente. L'FBI suggeriva agli inquirenti fiorentini di cercare un serial killer psicopatico solitario che viveva con la madre, che però odiava le donne. Pacciani era un mostro, ma non il mostro. Ritengo che il mostro nel tempo sia magari stato coadiuvato da un complice." "Cosa ne pensa della pista sarda, ovvero la prima pista seguita dagli inquirenti alla ricerca del mostro?" "E qua cerchiamo già di capire, no, questa cozzaglia, il sardo, il medico e il conte, no, chi potrebbero mettere d'accordo, no, all'epoca, no? Lui comincia a occuparsene nell'85, nei primi anni 2000, no, insomma, eh, ritorna sul pezzo con questa cosa del del tedesco, che vedremo nel dettaglio fra un po'. E provate a immaginare, no, anche il termine che ha usato, chi può mettere d'accordo, no, questa." E dice: "Cosa ne Anche perché prima faceva riferimento alla scrittrice dal nome inglese che vive a Firenze, che gli ha dato queste informazioni che diceva. E qua adesso poi fa riferimento alla pista sarda. Si cita il libro di Mario Spezi, no, che all'epoca, insomma, tornò ad Antonio Vinci, no? E dice: 'Cosa ne pensa della pista sarda, ovvero la prima pista seguita dagli inquirenti alla ricerca del mostro? Tesi poi accolta nel libro 'Dolci Colline di Sangue' di Spezi Mario del 2006, secondo cui il mostro sarebbe una persona riconducibile al clan dei Sardi.' La pista sarda è una storia trita e ritrita, priva di logicità e riscontri oggettivi. Nel libro 'Dolci Colline di Sangue', Spezi e Preston percorrono questa pista, ma manca la prova regina, cioè il verbale di denuncia effettuato da Salvatore Vinci, a cui il giovane nipote sardo avrebbe sottratto la famigerata pistola Beretta calibro 22 usata nel mostro per duplici delitti." Non è delitto che il F, non è detto che il furto riguardasse la pistola. Questo è vero. Ma qua fanno confusione. Non so se Fiasconaro o chi gli ha riferito la situazione, ma il furto, eh, insomma, eh, non sarebbe stato fatto dal nipote, bensì dal figlio, no, di Salvatore Vinci. E e dice: "Un'ipotesi per quanto concerne il coltello. Altri soggetti entrati nell'inchiesta lo sapevano usare." "Quali personaggi coinvolti in questo caso giudiziario ha intervistato?" "Tantissimi, ma non solo per usi giornalistici, quanto per le mie indagini private e per le mie ricerche. Ricordo che uno dei presunti mostri finiti a suo tempo in carcere, Giovanni Calamosca, si era barricato nella casa del prete di un paesino dell'Appennino Tosco-Emiliano, non voleva più uscire per paura di venire ucciso. Allora un amico che faceva da filtro mi riferì il pensiero di Calamosca: 'Gli inquirenti dovevano cercare il mostro nell'aristocrazia fiorentina, tra i signori in guanti bianchi, che non per forza dovevano essere medici.' Da qui il titolo del mio libro, 'Un Mostro in Guanti Bianchi'." No, qua siamo a due anni dopo l'articolo precedente, dove parla di un sardo, di un medico e del e del Conte, no, del Nobile. Gli altri, quindi, insomma, vediamo che probabilmente è un po' mutata, no, questa teoria. "Gli altri intervistati preferiscono non citarli perché alcuni sono morti, altri sono sotto inchiesta, altri ancora vivono nel terrore di ritorsioni, come la mamma di Pieroni, una delle vittime del killer, o dei killer. Le coppiette." "Quale materiale interessante ha raccolto nei suoi anni di ricerca?" "Ancora nel 1982, in piena escalation del mostro, un infiltrato nella setta segreta, come riteneva questa spia tedesca, denunciò fatti e misfatti della congrega. Tutti gli organi preposti alle indagini, siccome snocciolava nomi altisonanti, nessuno gli credette. Però esistono i verbali di denuncia. Allora, non soddisfatto, si rivolse alla redazione romana del noto periodico tedesco Der Spiegel, che non se la sentì di realizzare un servizio simile. Finì per riparare in Africa, dove venne inseguito da un componente della setta. Ora vive come un disperato Monaco di Baviera e cerca ancora di vendere uno scop incredibile. Comunque, ci tengo a sottolineare che esiste un testimone quasi oculare che devo ben capire che cosa significa, eh, di uno dei duplici delitti. Un giorno, due anni fa, mi chiama un signore di Reggio Emilia per comunicarmi che all'epoca dei deliti del mostro campeggiava a Calenzano, dove avvenne un duplice delitto. Bene, questo signore, che all'epoca era un ragazzo, uscì dalla tenda richiamato dagli spari che si verificarono a una distanza di 100 metri in linea d'aria. Dopo pochi minuti passarono davanti a lui, lungo una strada sterrata, un'ambulanza e una Mini Minor di colore rosso, provenivano velocemente dal luogo dove erano stati esplosi i colpi. Entrambi i mezzi avevano il lampeggiante sul tettuccio. In effetti, un'ambulanza era stata notata più volte a girare nei luoghi dove si sono consumati dei delle coppiette." "Cosa ne pensa del caso Narducci? Il medico perugino trovato morto nel lago Trasimeno nell'85?" "Penso che Narducci fosse coinvolto pesantemente nella vicenda. Lo disse chiaramente Elisabetta Ciabani ed uno psicologo esperto di psicosette." Anche qua si dà per assodato una cosa che non è mai stata né provata, né, insomma, riscontrata come lontanamente plausibile. Il fatto che la Ciabani avesse conosciuto davvero e avesse parlato sia di se stessa che eventualmente di una conoscenza con la Cambi, con lo psicologo che poi si è suicidato, Maurizio Antonello, no, che è sempre del Veneto, no, è un altro personaggio che viene da quel da quella parte d'Italia. Vedremo poi, insomma, anche dopo velocemente tutti i rimandi che abbiamo in quella zona. E e dice: "Lo disse chiaramente Elisabetta Ciabani ed uno psicologo esperto di psicosette, ovvero Maurizio Antonello, trovato impiccato nella sua casa di Mestre, con le ginocchia che toccavano il pavimento, mentre Elisabetta Cabani, amica di Susanna Cambi, una delle vittime del mostro, venne uccisa a Chieti, pugnalata in una lavanderia." Ecco, il pugnale che ritorna, no, vedete, da una cosa che ritorna. Tra l'altro, usata in maniera completamente diversa, lasciata nella vittima. Qualcuno ha pulito il pugnale, no, insomma, tutta una serie di circostanze completamente diverse dagli omicidi del mostro. Eppure si selezionano, no, gli elementi che possono far comodo alla propria tesi. E dice: "C'è stato un un teste informato sui fatti e sull'indagine del mostro ter sui mandanti." "Cosa ne pensa della soluzione dell'ex farmacista di San Casciano, Francesco Calamandrei, accusato di essere stato il mandante degli ultimi quattro duplici omicidi nel Mostro di Firenze?" "Per anni mi sono scervellato su Calamandrei. È sorprendente come la moglie del farmacista di San Casciano, la signora Mariella Ciulli, nell'88, quando era sana di mente, rivelò agli inquirenti che ad uccidere le coppiette erano Vigna e suo marito. Vigna sparava, il marito tagliava." "Lo ha confermato lo stesso Calamandrei in una puntata pomeridiana di una trasmissione condotta da Alda D'Eusanio." Sappiamo che, insomma, la Ciulli, insomma, almeno da quello che risulta, non stava già bene, aveva già dei problemi a livello di salute mentale all'epoca. Così sembrerebbe. Ma perché la signora Ciulli creò questo connubio? Come arrivò, si chiede Fiasconaro, a questa deduzione, considerato che all'epoca era nel pieno delle facoltà mentali?" "Ritiene che intorno a questo caso ci siano stati dei depistaggi?" "Per Bacco! E come depistaggi ci sono stati a getto continuo. Basta ricordare la cartuccia ritrovata nell'orto di Pacciani." "Riguardo al caso delle morti sospette di persone legate direttamente o meno alla vicenda del mostro, lei crede nella casualità o che si sia cercato di eliminare testimoni scomodi?" "No, no, non ci sono state casualità. I testimoni scomodi sono stati eliminati dal mostro o dalla congrega. Basta vedere cosa è successo a Francesco Vinci e al suo servo pastore Vargiu, che lui chiama Vargus, o alla prostituta Milva Malatesta, il figliol detto Mirko, tutti uccisi, ai corpi dati alle fiamme. Del resto, Pacciani lo ripeteva spesso quando era detenuto per i delitti: 'Io sono dentro e quello è fuori che ammazza'." "Come è giunto alla sua tesi conclusiva?" "Per deduzione. Lo diceva anche quel tedesco: 'C'è una setta di insospettabili che commette dei delitti terribili'. Dalle mie ricerche, le cose devono essere andate così. C'erano delle feste nelle ville sulle colline fiorentine, o meglio, delle orge. Qualcuno usciva e andava a uccidere le coppiette. Alcuni di questi duplici delitti sono venuti all'ombra di queste ville. Lo diceva anche il criminologo Francesco Bruno, Sisda, no? Bastava alzare lo sguardo al cielo." "Quale idea si è fatto rispetto ai mandanti?" "I mandanti? Ma più che mandanti ufficiali, di che? C'era un intreccio di intenti." "Perché ancora oggi la storia del mostro suscita così tanto interesse nell'opinione pubblica?" "Perché è una vicenda unica al mondo che non è stata ancora risolta dopo 40 anni di indagine. Siamo nel 2009, qua a febbraio. La classica inchiesta che si è attorcigliata su se stessa. Del resto, non successe, sono successe delle cose incredibili. Una per tutte, Villa la Sfacciata. Viveva un medico svizzero-tedesco, un certo Rolf Reik, che faceva strani esperimenti." Che, come vedete, fa una confusione terribile, perché Rolf Reik, sappiamo benissimo che non è il pittore, che, ah, no, scusate, sono io che ho fatto confusione. Mh, perché poi c'è il collegamento a Villaverde. Sì, ha ragione, qua, eh, si parla di Rolf Reinicke, che viveva alla alla Sfacciata, eh, e che faceva strani, qua, che fa confusione, che faceva strani esperimenti basati su tradizioni egizie, ovvero, lui, eh, dà per scontato che il Rolf Reinicke fosse la persona di cui parlavano a Ghiribelli, e insomma, e tutto il cucuzzaro, e che, insomma, avevano riferito ci fosse la voce che facesse questi esperimenti per la figlia, che sarebbe stata, insomma, sarebbe morta, eh, e avrebbe, insomma, avuto bisogno, quindi, di questo rituale, insomma, per mific-carla in qualche modo. E e ovviamente, visto che questo rituale sarebbe stato rivolto alla figlia, il collegamento con la figlia reale di Reinicke, che, insomma, è la Marianna Reinicke, no? Quindi la confusione, insomma, è in quella direzione. E dice: "Aveva una moglie o una compagna, una medium, che era in grado di indirizzare gli inquirenti sulla pista giusta, almeno così diceva lei. La coppia aveva una figlia, Marianna." Vedete, Marianna è il vero nome della figlia di Ren. Ma non è vero che, come dice qua, che sarebbe morta a 11 anni di leucemia e sepolta nella zona. No, qua si sovrappone nella favola, come un telefono senza fili, alle proprie, insomma, convinzioni, no? E quindi si stratifica nel tempo tutta una serie di, si stratificano nel tempo tutta una serie di bias cognitivi che portano anche gente in perfetta buona fede a dare per scontato delle cose che scontate non sono. Anzi, la maggior parte sono poi smentite, no?" Dice: "Due anni fa vengo in possesso del numero telefonico segreto di una Reinicke, diciamo così. Pronto? Parlo con Mariana Reinicke. Senta, signora, dovrei parlare di certi personaggi che frequentavano Villa la Sfacciata." Poco prima aveva detto che la figlia Marianna sarebbe morta a 11 anni. No, lei ricorda questa villa, questi personaggi? Se la sente di parlarne? No, dice lei. Io chiamo la polizia e non parlo di nessuno. Giustamente, no? Uno che ti chiama ti dice: "Senta, mi parli della Sfacciata e dei festini da lei." E riattaccato la cornetta. Non ho saputo più nulla. Non l'ho più richiamata. Ma perché questa persona vive in gran segreto a Firenze? Non viveva assolutamente in gran segreto a Firenze, no?" Quindi si ritiene, quindi, che l'autore delle due lettere possa effettivamente essere Fiasconaro Roberto.
Adesso proseguiamo un attimo solo che mi devo giostrare qua con gli atti. Benissimo. Quindi il giorno 13 viene finalmente sentito Fiasconaro. Il 13 di luglio del 2015, no, dopo aver inviato le le lettere, viene chiamato, insomma, viene sentito presso gli uffici dei Carabinieri di San Stino di Livenza, dove sta lui. Questo è un verbale dei ROS di Firenze. "Sentito in merito alla delega di indagine, eccetera, eccetera. Il PM Canessa, davanti a noi, signor Frescon Roberto, che sentito in merito a due diverse missive indirizzate a Winnie Christensen Rontini, entrambe prive di firme autografe, ma aventi come unico mittente sui dati anagrafici a specifiche domande, riferisce quanto segue." "Domanda: Conferma di essere l'autore delle due missive di cui abbiamo fatto cenno nella premessa?" "Risposta: Confermo di essere l'autore delle due missive da me inviate con date 22 giugno e 3 luglio 2015 a Winny Christensen Rontini, madre della defunta Pieroni. Dopo la loro lettura, i manoscritti mi sono stati mostrati in fotocopia. Ne confermo anche il contenuto. Per maggiore praticità, stante la mia non brillante calligrafia, vi riporto testualmente il loro contenuto, che abbiamo già letto, quindi lo saltiamo."
"Domanda: Può spiegarci il motivo per il quale solo adesso, a distanza di così tanto tempo, ha avvertito il bisogno di scrivere queste due lettere alla madre della povera Pia Rontini?" "Risposta: Io ho già incontrato di persona la signora Winnie Christensen Rontini verso la fine dell'ottobre 2007. Io all'epoca, come negli anni precedenti, nella mia qualità di giornalista di inchiesta freelance. Allora collaboravo, infatti, col settimanale 'Di Oggi' e 'Gente'. Nel corso di una mia personale attività di formazione, incontrai la madre di Pier Rontini per farle alcune domande specifiche. Ricordo che l'incontro rappresenta una giovane giornalista di Firenze della Nazione, di cui al momento non ricordo il nome. E notai, comunque, che la signora Rontini era abbastanza diffidente nel rilasciare dichiarazioni, tanto che il colloquio si limitò ad alcuni brevi, ad alcune brevi considerazioni." Anche perché, abbiamo visto che lei Rontini, insomma, non si ricorda, no, di Fiasconaro, dice di non averlo mai conosciuto. "Alcuni mesi or sono, però, letto sul rotocalco 'Stop' di un'intervista rilasciata da un della Winnie Christensen Rontini, no, quindi vedete anche qua nascono le convinzioni, anche solo anche da parte di un giornalista che gli articoli li scrive, sa come funzionano, leggendo altri articoli di giornale. E nel corso di tale articolo, l'intervista, si era posto un interrogativo circa le malvagità che nel tempo avevano colpito la loro famiglia. Mi riferisco all'uccisione della povera Pia, la profanazione della sua tomba, le continue telefonate anonime giunte presso l'abitazione della signora R, e non per ultimo, all'uccisione avvenuta prima dei fatti del 29 luglio '84 di Giulio o Julios Rontini, pittore, ucciso apparentemente senza motivo anni prima in un vigneto a Vicchio." Io di questo, francamente, non ho trovato traccia, non vuol dire che non sia avvenuto, ovviamente, eh, però, insomma, traccia non ho trovato di questa vicenda. "La lettura di tale articolo mi ha indotto così a ricontattare la signora Christensen con la speranza che dopo tanto tempo lei fosse più disposta a rilasciare alcune dichiarazioni ed in particolare svelare eventuali confidenze rilasciate le dal marito circa una pseudo attività di indagine da lui affidata nel corso degli anni a detective privati." Pur avendo lasciato i miei recapiti telefonici, non sono stato finora contattato dalla signora.
"Domanda: In merito al suo primo manoscritto, cosa ha da riferire sulle seguenti affermazioni?" "1. Giorni fa, uno, giorni fa l'avvocato Fioravanti ha messo su un piatto d'argento la verità sul Mostro di Firenze. Il 62° memoriale Pacciani." "2. A me risulta che suo marito Renzo Rontini avesse scoperto che c'era una setta con personaggi mai conosciuti." "Tre, anche qua Rontini, no, le eventuali dichiarazioni che può aver fatto sulla setta sono tutte in relazione a voci che ha sentito da giornalisti e da investigatori, come vedremo, è successo a tutti gli altri, come è successo a Pacciani stesso, e insomma, è quello il meccanismo." "Tre, perché rotto calco italiano ha rifiutato la verità su Fi di Fioravanti?" "Quattro, perché il mostro si accanì con i Rontini?" "Cinque, anche secondo suo marito erano due. Il primo un macellaio, il secondo della tecnica raffinata da bisturi perfetto." "Sei, infine, perché Pacciani il funerale di Pia e Claudio disse: 'Hanno avuto quello che si meritavano'." "Risposta: Cercherò di fornire per ogni singolo vostro quesito una ragionevole spiegazione. Premetto che nel corso dell'ultimo anno ho avuto più contatti telefonici con l'avvocato Fioravanti. Non ho avuto, ho avuto, c'è scritto qua, più contatti telefonici con l'avvocato Fioravanti di Firenze, o il suo cellulare privato, in un'agendina rubrica che custodisco a casa. Quest'ultimo so avere una buona considerazione della mia persona. Dal Fioravanti sono stato anche contattato circa un o due mesi or sono per scrivere un libro a quattro mani, visto che, a dire del legale, la mia teoria sulla non colpevolezza del Pacciani, sull'esistenza di una setta segreta, squadra così chiamata da Fioravanti, era valida. Io ho rifiutato l'invito proposto, Mi, ma ho comunque continuato a fare da tramite tra il Fioravanti e la redazione di Oggi, visto che il Fioravanti più volte mi aveva esternato la volontà di raccontare la verità su le cosiddette gesta del Mostro di Firenze, rendendo pubblico un manoscritto del Pacciani che poi è stato ritrovato. Eh, quindi, appunto, il 62° memoriale Pacciani, all'interno del quale si sarebbero svelati, anche attraverso uno schema ben delineato, i nominativi dei mandanti e degli esecutori materiali dell' omicidi poi attribuiti del Mostro di Firenze. Io ho fatto presente al Fioravanti che un memoriale del genere era già nelle nelle mani del giornalista del compianto giornalista Gennaro De Stefano, tra l'altro amico del Fioravanti, già collaboratore del rotocalco Oggi e poi passato ad inviato di Gente. Il Fioravanti mi mi riferì che quella era una copia non originale, visto che quelle autentiche, quello autentico era custodito presso il suo studio di Firenze, all'interno della cassaforte." È interessante, eh, questa risposta, perché poi vediamo Fioravanti che cosa dice di aver detto in merito, no, al al Fiasconaro. Quindi, secondo Fiasconaro, "Fioravanti mi riferì che quella era una copia non originale, visto che quello autentico era custodito presso il suo studio di Firenze, all'interno della cassaforte. L'intenzione del Fioravanti era comunque quella di vendere tale manoscritto, che sul che sul mercato giornalistico aveva sicuramente un valore economico. Tale compravendita mi risulta essere andata a buon fine, atteso che tra le persone indicate nel manoscritto, a dire del Fioravanti, ve ne potevano essere alcune mai oggetto di investigazioni. Credo che la redazione di Oggi RCS editore non abbia più voluto proseguire nella eventuale contrattazione, nonostante io fossi convinto dell'importanza della chance offertaci dal Fioravanti e della conseguente bontà del prodotto per effettuare un importante scoop giornalistico. Lo stesso inviato Giangavino Sulas di Oggi, a dire che della proposta Fioravanti, che tra l'altro ci aveva invitato a Firenze, non ne avremmo più fatto nulla, secondo le direttive insindacabili impartite dal direttore della testata. Ovviamente, non ho ritenuto opportuno esprimere un giudizio, attesa l'insindacabilità della decisione presa." "Per quanto concerne l'ipotesi che Renzo Rontini potesse essere venuto a conoscenza dell'esistenza di eventuali sette dietro l'omicidio della figlia Pia, l'ho acquisito dalla lettura di alcuni quotidiani." E questa cosa la sentiremo spesso. Cercate di ricordare, no, chi ha fatto per la prima volta un tale riferimento e dove l'ha preso, no? "Lo acquisito dalla lettura di alcuni quotidiani." "Anche le notizie circa le professioni lavorative svolte dai maniaci seriali, un macellaio, persona raffinata nell'uso del bisturi, come riferito nei due manoscritti inviati dal signor Rontini." E ricordo di averli acquisiti nella lettura di alcuni articoli giornalistici. "La frase proferita dal Pacciani il giorno del funerale della coppia Rontini-Stefanacci: 'Hanno avuto quello che si meritavano'." Ricordo che me la rivelò nel 2001 tale Severini. Adesso vedremo se si chiama davvero Severini, residente nella provincia di Firenze, credo nel Mugello, fratello del presunto amante dell'ex fidanzata del Pacciani, Miralda Bugli. Quindi non è il Severini, no, è il Bonini, fratello del Severino Bonini ucciso Pacciani nel '51, che l'aveva udita personalmente dire dal Pacciani Pietro, fuori da un bar di Vicchio. Parliamo del fratello di colui che Pacciani ha.
Ammazzato nel 1951, immaginate l'attendibilità di questo commento.
Domanda: in merito al suo secondo manoscritto, cosa da riferire sulle seguenti affermazioni?
Il fatto è che c'è stata una lunga trattativa con l'avvocato Fioravanti, difensore di Pacciani, il quale si pente di aver difeso Pacciani non perché fosse il mostro, ma perché non... ma perché sapeva.
Risposta: posso tranquillamente affermare che i contatti col Fioravanti, dopo che ha rotto calco oggi, aveva rifiutato l'offerta, si sono interrotti. Anche perché dal 27 giugno 2015 il Fioravanti so essere in ferie per almeno due mesi.
Domanda: puoi indicarci l'attuale attività di lavoro da lei esercitata?
Risposta: ho delle sporadiche collaborazioni con oggi rotocalchi esteri, area tedesco-spagnola. Purtroppo, dopo la mia malattia (13 novembre 2013), ho dovuto rallentare la mia attività professionale, tanto che, come ho detto, solo sporadicamente svolgo la mia professione.
Domanda: lei è intestatario di utenze social network, indirizzi email o altro, utente cellulari? Ha mai commentato o partecipato a blog su argomenti legati alle cosiddette gesta del mostro di Firenze? Ci riferiamo, ad esempio, anche ad una sua partecipazione alla trasmissione di Rai 1 "Porta a Porta" nel 2012.
Risposta: ho un profilo Facebook col mio nome e cognome ed ho anche un indirizzo mail. Diversi anni or sono, adesso vedremo lo spezzone. Poi ho scritto sempre per i fatti del mostro di Firenze per Thriller Magazine (2003-2004) e poco dopo ho pubblicato un sunto delle mie ipotesi sulle eventuali autori delle gesta del cosiddetto mostro sul mensile di cronaca Noir, anno 2005, che è stato poi chiuso negli anni a venire. Li abbiamo letti prima, il 26 settembre 2001. Ecco, di questo, come vedremo, come dicevo, vedremo lo spezzone. Ho partecipato alla trasmissione di Vespa "Porta a Porta" 20 giorni dopo essere stato convocato dal capo della squadra mobile di Firenze, dottor Giuttari, di cui parleremo di seguito. Il mio breve intervento era, infatti, tra il pubblico; si limitò a riferire della presenza, in tutta questa vicenda, di un soggetto di origine tedesca infiltrato nella presunta setta, riconducibile, come da sempre supposto da me, all'intera vicenda del mostro di Firenze.
Domanda: lei, nel corso di tale trasmissione, fece delle affermazioni circa un ipotetico collegamento tra una non meglio indicata villa nei dintorni del capoluogo toscano e il mostro di Firenze? Parlo, appunto, di questo cittadino tedesco che in quegli anni si sarebbe poi rivolto anche agli inquirenti per riferire notizie circa oscuri incontri avvenuti in quella villa. Cosa da riferire in merito?
Risposta: il mio intervento durò solo pochi minuti. Alla trasmissione erano presenti quegli invitati: il dottor Bruno, criminologo, e il dottor Giuttari. Raccontai della presenza, in quegli anni (80-85), di un tedesco infiltrato all'interno di una setta operante in Toscana che, all'epoca (siamo proprio in piena escalation dei delitti del mostro), si era rivolto anche ad una giornalista tedesca del "Der Spiegel", appena arrivata come corrispondente a Roma, con la speranza di interrompere, attraverso la sua testimonianza, la catena dei delitti. Io non ho mai conosciuto e incontrato questo soggetto. Solo informalmente venni a sapere dalla collega tedesca che il suo cognome poteva essere forse Meer. Adesso andiamo a vedere chi plausibilmente è questa persona. La stessa giornalista, di cui ricordo solo il nome Idi, so comunque essere stata sentita dal dottor Giuttari che, peraltro, credo abbia poi incontrato anche il Meer a Monaco. Credo che tra le indiscrezioni della donna e quelle del presunto infiltrato gli potessero essere anche nominativi di personaggi illustri, non solo fiorentini.
Domanda: in passato ha mai fornito dichiarazioni agli organi investigativi che all'epoca hanno condotto le indagini?
Risposta: non sono mai stato ascoltato dall'autorità giudiziaria. Solo il 6 di giugno del 2001 sono stato sentito come persona informata sui fatti dall'allora capo della squadra mobile di Firenze, dottor Giuttari. Il 6 di giugno del 2001, noi sappiamo che la nota di indagine sui mandanti è del 3 di dicembre del 2001. Continuiamo. Oggetto della verbalizzazione era dare riscontro ad un'intercettazione telefonica avvenuta alla mia presenza tra un giornalista, Sulas Giangavino, e la figlia della proprietaria della villa Poggio ai Grilli, ovvero Villa Verde, zona San Casciano, tale Corrado Aimona. Non credo poi che a tale riscontro abbia fatto corso una diversa attività investigativa.
Domanda: ha conosciuto altri suoi colleghi giornalisti di Firenze, tra cui tale Giovanni Spinoso, che nel tempo si sono occupati di tali episodi?
Risposta: ho conosciuto altri miei colleghi di Firenze. Cito, ad esempio, Franca Selvatici, che tutt'ora sento, di Repubblica; Gianluca Monasta (scusate), anche suo di Repubblica, che ho incontrato il giorno della mia deposizione, il 6 settembre 2001. Ma non ho mai conosciuto Giovanni Spinoso, che so comunque essere un giornalista di Rai 3 e che so anche aver sposato la sorella di Pierontini.
Domanda: lei è tuttora convalescente a seguito di un infarto? Ha in suo possesso documentazione sanitaria che testi il suo stato fisico?
Sì, qua dice che ha subito un intervento di angioplastica nel 2013. Insomma, questi sono affari di salute. Adesso, prima di fare un salto un po' indietro per andare a vedere di che cosa si parla, continuiamo un attimo a vedere dove porta, insomma, questa... queste... dove porta questi accertamenti. Nel 2015, siamo quindi al 13 di luglio, viene fatta questa notazione su Fiasconaro e, insomma, e i rapporti con Fioravanti, con l'avvocato Fioravanti.
Dice: a seguito dell'odierna verbalizzazione di Fiasconaro, avendo avuto notizia dall'uomo che i contatti da lui intrattenuti con l'avvocato Fioravanti, già legale di fiducia di Pacciani, si sono sempre realizzati attraverso contatti telefonici allo studio dal cellulare del professionista, ci siamo recati alle ore 15:00 presso l'abitazione del Fiasconaro S. in Livenza, insomma, per sentirlo. Dalla congiunta visione della gente a manoscritta si sono rilevate due utenze telefoniche al nominativo Fioravanti, poi opportunamente trascritte con postilla a penna di inchiostro nero sul verbale di cui si fa riferimento.
Quindi, ovviamente, dopo aver sentito... scusate, eh, un attimo solo. Allora, ma prima di sentire Fioravanti in merito, insomma, a queste dichiarazioni di Fiasconaro su di lui, passano alcuni giorni ancora. Viene quindi richiesta, viene fatta una richiesta da parte dei ROS alla Procura di acquisizione dei dati di traffico telefonico per il periodo compreso tra il primo gennaio 2015 e la data di notifica del decreto, cioè siamo a luglio del 2015, per le utenze di Fiasconaro, della Rontini Winnie e dell'avvocato Fioravanti. E, insomma, vengono allegati tutti i verbali e le lettere che abbiamo letto in precedenza, insomma, per giustificare questa richiesta, no?
Quindi, al 14 di luglio viene fatta questa richiesta. Il 19 di luglio Fury scrive un articolo sulla Nazione, nella cronaca di Firenze. Insomma, scrive il giornalista, riporta le dichiarazioni di Francesco Florì, no? E dice: "Pacciani e gli altri, storia infinita. È doveroso continuare l'inchiesta". L'ex procuratore Francesco Florì: "Ecco il retroscena delle indagini. Ho seguito il caso del mostro dall'83 all'86, prima quale PM contitolare del procedimento e poi, con un intervallo di alcuni anni, come procuratore aggiunto nel '93. Nel '93, nell'83, si erano verificate disparità di vedute tra Procura e giudice istruttore. Perciò il procuratore ritenne di integrare il pool col sottoscritto. Il giovane collega Canessa Pier Vigna era intervenuto per il diritto di Giogoli. Nell'84, l'omicidio di Vicchio. Emersero tante piste che seguimmo senza esito, compresi gli anonimi. Già i periti avevano detto che la pistola, una Beretta calibro 22, era la stessa per tutti i delitti. Per scrupolo disponemmo il laboratorio della fabbrica e vi andammo io e Canessa. Ancora ho negli occhi l'immagine al microscopio comparatore della particolarità della percussione del dente dell'estrattore dell'espulsore, ma soprattutto una incisione semilunare sulla faccia del fondello del bossolo, anomalia questa presente nei bossoli repertati in tutti gli otto duplici omicidi, ma non riscontrati segnatamente la incisione in tutti i colpi (si legge malissimo, eh) che facemmo sparare per prova in nostra presenza con pistole identiche alle Beretta 70 calibro 22, indicataci dai periti sulla base dei bossoli in sequestro, provenivano da cartucce Winchester. Vabbè, qua rispiega tutte le indagini. Presero in considerazione vari sospettati: maniaci sessuali, squilibrati, condannati per reati violenti, ma anche persone vittime di calunnia. Tra queste, noti professionisti, specie medici. Erano le leggende metropolitane che il mostro fosse un chirurgo. Per fortuna nessuno venne incriminato. Il responsabile di 16 omicidi sembrava imprendibile. Dire che a Baccaiano aveva rischiato molto aggredendo la coppia sulla strada trafficata. Gli automobilisti sopraggiunti trovarono la ragazza già deceduta e il fidanzato gravemente ferito morì poco dopo sull'ambulanza. Il PM si vede la monaca, eh, e i giornali del mattino diffusero la notizia che la morte era avvenuta in ospedale qualche ora dopo, sperando in qualche mossa falsa dell'omicida, che non avvenne. Come si sa, ai primi di settembre dell'85, mi telefona la polizia dicendo: "Dottore, ci risiamo! Due uccisi in una tenda della località Scopeti". Andai con Canessa. La donna era morta nella tenda, nella macchia. Il cadavere del giovane accoltellato alla schiena e sgozzato. L'ennesimo crimine poneva due esigenze nuove: investigative e contromisure atte a scongiurare nuovi delitti del mostro. Demmo... qua non si capisce... il dottor Perugini nella squadra antimostro, eh, ci chiese di perquisire Pacciani. Notò qualcosa di metallico in una pallina di cemento: una cartuccia inesplosa. Qua, insomma, passa dall'85 agli anni '90, no? Compatibile con l'epoca. Il periodo di interramento pareva compatibile con l'epoca dei delitti ed era deformata longitudinalmente. Presentava sul fondello tracce di esplosione ed estrattore simili a quelle trovate sui bossoli dei delitti. Ci portava a ritenere che potessero essere state più volte introdotte ed estratte dalla pistola e espulsa per l'inceppamento. Ovvio che mancasse il graffio semilunare, dice lui, evidenziato dai periti. Questi sembravano arrivare dallo sparo. Ero tornato da poco come procuratore aggiunto nel '93 e Vigna e Canessa ottennero dal GIP la misura di carcere per il Pacciani. Le indagini della polizia vennero gestite dalla struttura del dottor Giuttari. Il processo a Pacciani, processo indiziario. Un blocco da disegno portava scritte appunti del Pacciani. Come per il delitto degli Scopeti, si asseriva di aver visto l'imputato. Insomma, si legge malissimo. Comunque, il succo dell'articolo è che per Fleury, poi vedremo la reazione di Fioravanti, questa pista che si sta riaprendo, insomma, nel 2015, dopo l'inchiesta dei mandanti che lui aveva osteggiato, è, insomma, è buona. Dice: "È doveroso continuare l'inchiesta". Ed ecco che poi Fioravanti risponderà. Allora, risponderà con una lettera che invierà alla Nazione. La leggeremo tra un istante.
Intanto, sempre il giorno 20, data della lettera di Fioravanti della Nazione, arrivano i primi risultati dei contatti tra Fioravanti e Fiasconaro, no? E gli elementi di riscontro positivo alle dichiarazioni rese in data 13 luglio del Fiasconaro Roberto circa recenti contatti avuti con l'avvocato Fioravanti, secondo lo schema di seguito riportato.
Il primo di questi contatti risale al 19 di gennaio del 2015, alle ore 15:43, ed è Fiasconaro a contattare Fioravanti, però sull'utenza del suo studio. La conversazione è durata 53 secondi. Nello stesso pomeriggio l'avvocato richiama Fiasconaro. La conversazione ha durata di ben quasi 20 minuti.
Il secondo contatto risale al primo di aprile del 2015, quindi siamo tre mesi dopo, ed è di nuovo Fiasconaro a contattare Fioravanti presso l'utenza del suo studio. La conversazione ha durata di 57 secondi.
Il terzo di questi incontri risale al 30 maggio del 2015 (anche se qua c'è scritto cinque, ma evidentemente un errore) ed è Fiasconaro alle 18:38 a chiamare Fioravanti. La conversazione è durata 69 secondi. Alle ore 18:39, immediatamente successive, Fioravanti richiama Fiasconaro, ma la conversazione dura solo 6 secondi. Dopo pochi secondi Fioravanti richiama Fiasconaro e i due parlano per 139 secondi.
Il quarto contatto è dell'11 giugno, Fiasconaro, sempre Fiasconaro a chiamare Fioravanti, no? E il quinto contatto è del 13 giugno, Fiasconaro invia un SMS a Fioravanti. Di fatto risultano due distinti contatti, ma si ritiene che si tratti di uno stesso SMS per la sua lunghezza. E il sesto contatto è del 19 giugno del 2015, Fiasconaro, sempre lui, contatta Fioravanti. Si tratta di squilli senza che vi sia risposta.
Dopodiché Fioravanti scrive una lettera che invia alla Nazione e che verrà ripresa in un articolo che verrà pubblicato poi il giorno 23, tre giorni dopo, dove dice, polemico con Flori: "No, cercate di seguire il filo perché poi arriviamo poi al punto. Giugno 2015, luglio 2015. Pacciani, Pietro, Mosca, gli Scopeti, mostro, nuovi accertamenti, mostro, tante denunce. Pacciani e gli altri, storia infinita". Questi sono le riprese di alcuni titoli dei giornali. Solamente i difensori di Pacciani assolto tacciano. Un altro virgolettato: "Le 33.800 pagine delle indagini che troneggiano nel mio studio, quelle inutile trofeo di tante battaglie processuali inutilmente vinte, sono passate alla storia di mostruosità tremende, dimostrazione del vuoto che lasciano dietro una scia di sangue senza autore. Come è difficile conoscere la verità! Tutti inventano la verità. Pacciani è un nome simbolo di errori", dice Fioravanti, "di pressapochismo, una costruzione di equivoci che sconvolgono la serenità degli onesti cittadini di Firenze. Si parla di mosca carnaria sui poveri cadaveri degli Scopeti quando si sconosce il giorno vero di quel delitto. Si parla di pista Sarda quando non si è mai trovata la pistola. Si parla di nuovi testimoni e nuove indagini quando si sono trascurate quelle più idonee e più giuste. Si parla di Pacciani e degli altri quando si è trascurata ogni altra via alternativa allo stesso contadino di Mercatale. Il corso e ricorso di una storia infinita, di una storia infinita, è la dimostrazione di errori forse mai voluti ma sempre realizzati. E intanto Pacciani è morto suicidato". Qua molte di queste espressioni, tra cui questa, sono scritte in maiuscolo. "San Patelo" maiuscolo, perché qualcuno ha avuto timore che parlasse, che rivelasse qualche mistero troppo pericoloso. Ecco, questa è l'ipotesi di Fioravanti, no, e di altri, che lui potesse dire qualcosa che inguaiasse qualcosa, qualcun altro. In realtà, vedremo che nulla fa pensare a questo. Anzi, probabilmente, se non è morto, se non è morto, insomma, per l'infarto, e ma, tra virgolette, suicidato, come dice Fioravanti, probabilmente l'unico interesse che poteva esserci era quello che non arrivasse a un confronto con Lotti e che avrebbe smentito di lì a poco e con chiunque altro lo metteva in relazione con Vinci o con la Malatesta, morti anch'essi. Quindi, forse guarderei in un'altra direzione. "Io intanto facciamolo tacere per sempre", hanno pensato. "I buon tempo di crimini tanto efferati, nuovi esposti con personaggi quali depositari di verità incredibili, forse mostruose. E perché dopo tanto tempo? Perché incredibile? Perché è mostruoso? Sognare non è peccato. È vero, è doveroso continuare l'inchiesta", come dice Flori nel suo articolo, no? "E quando le affermazioni provengono da un personaggio preparato, dignitoso e serio come l'esemplare dottor Francesco Flori, un piccolo avvocato difensore come me si inchina al dovuto intervento letto sul vostro giornale il 19 luglio 2015". Questa espressione, questa finta modestia, "piccolo avvocato", no, Fioravanti la riprenderà anche anni dopo in occasione dell'ultimo saluto tributato a Pierluigi Vigna, no? Quindi qualcuno si chiedeva che cosa voleva dire, come mai si prostrava così. Ecco, possiamo vedere che qua forse non era un prostrarsi, ma è una finta modestia polemica nei confronti della persona a cui la si rivolge, no? "Ma perché ora? Eppure le possibilità c'erano tutte per affondare la lama e separare le chiacchiere dalla verità. Ma sembra quasi un'ossessione estiva quella di voler rileggere quello che qualcuno non ha voluto leggere qualche tempo fa. Peccato che il sufficientismo di indagare sia stata e sia ancora una malattia attuale e predominante. I genitori delle vittime sono ancora in attesa della verità e non delle chiacchiere intorno a un coltivatore della terra agricola. Il perder tempo, chi più sa più spiace, perché seggendo in piume infama non si..." Vabbè, cita alcune espressioni. "Eite, meditate, gente, meditate! Pacciani non è un... non è un giocattolo di stagione da dare in pasto alla giornaliera curiosità giornalistica. Oggi che leggiamo, oggi che parliamo, parliamo del mostro, parliamo di Pacciani, l'ossessione giornaliera. Ma non c'è niente di più importante? Come siamo vecchi e insipienti!"
La polemica, qual è in sostanza? Lo spiegherà poi nei suoi nei verbali, nel verbale, quando lo sentiranno, no? La polemica è come Flori ha stoppato, no, l'indagine sui mandanti quando si doveva indagare sui sospetti eccellenti come Iommi e, insomma, tutto il cucuzzaro, e adesso invece sostiene che le indagini vadano, vadano riaperte, insomma, continuino, no? Quindi la polemica era in relazione a questo discorso qui.
Il 26 di luglio del 2015 viene fatta un'ulteriore richiesta di acquisizione dei dati telefonici di della Rontini, di Fiasconaro e di Fioravanti e anche di Gavino Sulas. E il 27 di luglio viene richiesta intercettazione telefonica e perquisizione per l'avvocato Fioravanti. Io ho visto poche richieste corredate a così tanta documentazione, no, che cercano, insomma, in qualche modo di giustificare questa richiesta. E leggiamo, più che altro perché è lunghissima, insomma, cioè, insomma, questa richiesta di intercettazione ve la faccio molto, molto breve. Viene fatta per trovare questo benedetto memoriale su cui sarebbero scritte queste cose segretissime sulle sette, su Vigilanti, su Narducci e su tutto il cucuzzaro dei personaggi che erano, insomma, interessanti per chi indagava in quel momento e chi, chi, insomma, indagava in quel momento, indagava sulla spinta di chi cercava, insomma, di dimostrare che Vigilanti fosse colpevole, no, con l'accrocchio del Narducci.
Infatti, allora, scusate, ho messo tanti documenti da parte, alcuni sono solo degli assunti. Ok. Insomma, il 30, tre giorni dopo, viene steso il decreto, quindi autorizzata la perquisizione dello studio di Fioravanti e approvata anche l'intercettazione delle utenze di Fioravanti che viene comunicata ai gestori telefonici il giorno 3, 31 e comincia... e comincia... scusate, ci vuole anche un attimo di nozionismo qua... e comincia il giorno 4, se ben ricordo, adesso poi lo dice.
Allora, come abbiamo visto, Fiasconaro viene sentito il 13 di luglio. Passa quasi un mese. Fioravanti viene sentito solo il 4 di agosto, dopo che, insomma, è stata richiesta la perquisizione, che è stato richiesto, è stata richiesta l'intercettazione. Sembra che nessuno gli abbia chiesto semplicemente: "Ma Fioravanti, insomma, prima di autorizzare tutto questo, ma lei ha un memoriale in cui si parla di delle cose che riferite da Fiasconaro?" Insomma, sembra di no. Sembra che quindi venga prima disposta l'intercettazione, la perquisizione, poi Fioravanti venga sentito. Vediamo che cosa dice.
Siamo alle ore 10:00 del 4 di agosto del 2015 a Grottammare, dove in quel momento Fioravanti è in vacanza. Su delega di Canessa viene sentito, delega del primo agosto del 2015. Quindi l'avvocato Fioravanti viene preliminarmente invitato a riferire la verità sugli argomenti su cui viene chiamato a rispondere.
Domanda: in riferimento all'articolo di stampa pubblicato il 23 luglio 2015 sulla Nazione dal titolo "Pacciani bastava saper leggere", così è quasi un'ossessione estiva, cioè, insomma, tratto dalla lettera che avevamo letto poc'anzi, di cui viene esibita copia che sarà allegata al presente verbale, conferma la paternità dell'intervista ivi riportata?
Risposta: non si tratta di un'intervista, ma di una lettera a mia firma, datata 20 luglio 2015, che ho inviato per posta elettronica dall'account del mio ufficio sul sito ufficiale della redazione del quotidiano della Nazione, di cui produco copia. Nell'articolo è stato riportato quasi integralmente il contenuto di questa mia lettera. Mi sono determinato a scrivere questa lettera perché avevo notato che nei giorni immediatamente precedenti erano stati pubblicati degli articoli sul cosiddetto mostro, riaccendendo l'attenzione sulla vicenda.
Domanda: nell'articolo si parla che sono state trascurate indagini più idonee e più giuste. Può meglio circostanziare questa affermazione? ("Il trascurate", "il più idonee e più giuste" è messo tra parentesi).
Risposta: come difensore io ho diritto ad una critica sana e corretta, ma è offensiva delle sentenze. In ogni caso, gli elementi pubblicati dal quotidiano La Nazione recentemente circa la presenza della mosca carnaria sui cadaveri dei due francesi degli Scopeti mi hanno rattristato e contrariato dal vedere pubblicata sugli organi di stampa la notizia che induce a ritenere che la data di morte sia un'altra e non quella riportata negli atti di indagine. Voglio ricordare che durante il processo, insieme all'avvocato Bevacqua, avevo sollevato dubbi sulla data della morte riportata negli atti di indagine, nel senso che, a nostro parere, la morte poteva risalire a qualche tempo prima rispetto alla data riportata negli atti. Quindi un primo elemento di lamentela è quello che dice: "Ma come, adesso parlate di mosca carnaria, ma noi l'avevamo già detto fin dall'inizio che l'omicidio poteva essere avvenuto prima della data, insomma, riportata poi nelle sentenze".
Domanda: nell'articolo si riferisce che Pacciani è morto suicidato perché qualcuno ha avuto timore che rivelasse qualche mistero troppo pericoloso. Da quali elementi può trarre questa conclusione?
Risposta: confermo intanto queste affermazioni riportate nell'articolo, nella mia lettera. Non sono in possesso di prove dirette, ma posso dire che Pacciani mi confidò, poco prima di morire, passeggiando per Piazza del Popolo nel centro di Mercatale Val di Pesa, di essere odiato da più persone che potevano essere gli autori dei delitti, senza però farmi i nomi di queste persone. Contestualmente mi disse che lui si curava tramite una conoscente, un suo conoscente, con delle erbe medicinali. Il 21 febbraio '98, il giorno prima della morte, verso le ore 18:00, sono stato a Mercatale a trovare Pacciani a casa in via Sonnino, come facevo spesso, portandogli anche qualche bottiglia di vino marchigiano che lui tanto gradiva, e mi indicò una persona dicendomi che era quella che gli portava le erbe medicinali. Io non ho fatto molto caso a questa persona. Ricordo solo che era un uomo di media statura, di circa 40-50 anni, che io però non conoscevo e non ho mai visto successivamente. Io ho legato l'utilizzo di queste erbe al decesso di Pacciani. Ribadisco che Pacciani più volte mi ha detto che c'era gente che lo voleva morto. Posso dire che Pacciani era appassionato di magia ed aveva seguito la vicenda del Monsignor Milingo. Adesso cerchiamo di capire attraverso questo verbale e i verbali precedenti a cui fa riferimento, visto che andremo poi a cercare di setacciare le fonti di queste dichiarazioni che Pacciani avrebbe fatto anche a Fioravanti a voce, no? Vediamo se queste possono essere, insomma, dei ricordi sovrapposti, mettiamola così, oppure se sia plausibile che Pacciani gli abbia davvero, abbia davvero detto alcune cose di questo tenore all'avvocato Fioravanti. Quindi leggiamo: "Posso dire che Pacciani era appassionato di magia e... ok, Milingo". Pacciani mi ha riferito, durante queste passeggiate, che aveva frequentato il mago indovino ed altri maghi locali che gravitavano all'epoca nella zona di San Casciano Val di Pesa. Ora, anche questo è curioso perché non emerge da nessuna parte che sia... che Pacciani abbia, insomma, mai riferito a chi che sia questa cosa. È vero, lui dice era il suo avvocato, però questa cosa qua anche, cioè, non è stata mai provata, non si è mai trovato nessun riscontro. Comunque, a mio parere, Pacciani avrebbe potuto dire qualcosa di determinante, di determinante sugli autori dei famosi delitti seriali. Di questo io sono sicuro per tante cose che lui mi ha detto, ma che io non posso rivelare dovendo mantenere il segreto professionale vincolante. Questa cosa del segreto professionale, ricordiamocelo, del segreto professionale, la disse anche nei verbali precedenti, ma in tono un po' diverso. Posso solo dire che Pacciani mi disse che la storia di Narducci aveva qualche legame con le vicende fiorentine. Di più non posso dire. Io so quali sono questi legami, ma non li posso rivelare. Nelle SIT rese presso il PM Mignini a Perugia ho dato delle maggiori indicazioni e vi invito a rileggere quel verbale. Per quelle mie dichiarazioni sono stato denunciato da Calamandre, il farmacista di San Casciano Val di Pesa. Ribadisco che io sono depositario di notizie apprese dal Pacciani che non ho mai rivelato ad alcuno e mai rivelerò perché mi sento vincolato dal segreto professionale, benché Pacciani sia già morto. Emerge già in atti che Pacciani aveva delle mire verso una donna di nome Milva Malatesta. Emerge già in atti da dichiarazioni mai provate, mai provenienti poi da Calamosca, la cui attendibilità, signori, lascio a voi il giudizio, no? Che sembra avesse una relazione con Vinci Francesco. Anche questo mai provato.
Domanda: quindi viene dato per assodato però dall'avvocato. Qual... Ricordiamoci che non solo, come vedremo, Pacciani l'imputato era circondato da giornalisti, investigatori e personaggi provenienti da, insomma, diversi ambiti che gli giravano intorno e avevano modo di comunicare con lui, ma di conseguenza, sebbene, insomma, fosse, insomma, un avvocato e molto... Poi l'avvocato Fioravanti era molto più scafato da questo genere, no, di penetrazioni, però, però, in un modo o nell'altro era circondato da personaggi che ognuno diceva la sua, insomma, no? Quindi potrebbe essere che qualche ricordo si sia sovrapposto, penso io, no? E poi vedremo come mai anche nella lettura di questi verbali dice:
Domanda: riferisca se conosce il giornalista Fiasconaro Roberto.
Risposta: conosco Fiasconaro Roberto in modo superficiale. L'ho conosciuto al momento della sua costituzione come parte civile nel processo Mignini Gi, svoltosi a Firenze coi GIP Dagnamori e giudice Francesco Maradei. Ho incontrato Fiasconaro nel corso dell'udienza preliminare, se ben ricordo, nel 2007-2008. Quindi sembrerebbe, almeno da quanto dice Fioravanti, insomma, non abbiamo motivo di non credergli, che, insomma, la sua conoscenza con Fiasconaro risalga solo al 2007-2008, sebbene Fiasconaro sia entrato come testimone nell'inchiesta del 2001, prima della stesura della famosa informativa sui mandanti, un personaggio abbastanza importante, no, se vogliamo, con le dichiarazioni che faceva nell'ottica di questo tipo di inchiesta. E sebbene fosse, a dire di Fiasconaro, sul caso del mostro come giornalista già dall'85. E dice: "Ho incontrato Fiasconaro nel corso dell'udienza preliminare e mi ha chiesto un'intervista per conto del direttore di Gente, dottor Brandani. Io gli ho risposto che ero disponibile alle seguenti condizioni: venire a Firenze, avere le domande per iscritto 10 giorni prima ed essere retribuito per il mio tempo perso". Fiasconaro inizialmente mi ha risposto in senso positivo alle mie richieste. Verso il 20 di giugno 2015 ha disdetto l'appuntamento ed è saltata l'intervista. Questi contatti che non si sono concretizzati sono avvenuti solo telefonicamente. Ricordo che il suo recapito telefonico iniziava con 340. Non ho provveduto a memorizzarlo.
Domanda: riferisca se nel corso di tali contatti con Fiasconaro si sia fatto riferimento a un memoriale di Pacciani in suo possesso.
Risposta: in effetti ricordo che Fiasconaro mi ha chiesto la copia di un memoriale. Io gli ho confermato che Pacciani mi ha consegnato, tra gli altri, un memoriale di circa 60 pagine, quello lungo, ma io ho negato di averlo ancora, anche se in effetti non ho la copia nel mio studio. Penso che comunque l'originale o la copia l'ho consegnata all'autorità giudiziaria. Ora, no, abbiamo visto che Fiasconaro questa cosa sostiene di saperla, cioè che l'originale lo conservasse nel suo studio l'avvocato Fioravanti e sostiene di averla saputa da Fioravanti. Fioravanti però nega questa circostanza. Quindi è probabile che se a distanza di così poco tempo Fioravanti non ricorda bene di aver detto lui stesso a Fiasconaro di avere quel manoscritto del Pacciani in cassaforte, ma dice di averlo negato, di aver negato questa circostanza, di averla omessa questa circostanza, immaginiamoci per fatti di così tanti anni prima se, insomma, non è possibile che abbia sovrapposto alcune dichiarazioni del Pacciani, dichiarazioni che ha sentito la gente intorno al Pacciani o che ha sentito dal Pacciani ma riportate da altre dichiarazioni, come vedremo appunto tra pochissimo.
Lo stesso giorno, però, non viene riportato in questo verbale, ma nell'informativa successiva, viene scritto: "L'avvocato Fioravanti Pietro, in sede di perquisizione (qua si parla dei rapporti con Vigilanti) effettuata nei suoi confronti nella data del 4 agosto 2015, quindi in sede di perquisizione, tra l'altro, ha riferito in merito ai suoi rapporti con Vigilanti". E dice: "Lei mi chiede a questo punto se il nome Vigilanti mi dice qualcosa. Non è un nome nuovo. Avevo sicuramente un fascicoletto a suo nome relativo ai fatti di oltre 10 anni fa, quando avevo ancora lo studio in Piazza della Signoria. Ricordo che questo Vigilanti si presentò spontaneamente dicendo che mi aveva conosciuto come difensore di Pacciani e che aveva chiesto un appuntamento telefonico a mia moglie che all'epoca era la mia segretaria. Ricordo in primo luogo che il Vigilanti mi parlò di atti successori in Sud America e che aveva un contrasto con sua sorella per un'eredità di uno zio che stava laggiù. Noi sappiamo che invece il famoso zio, che poi non era suo zio, relativo all'eredità verrebbe dal Nord America. Quindi anche qua potrebbe esserci un ricordo che è un po' sfalsato, in pienissima buona fede, no? Vicenda che io non ho comunque affrontato perché non mi occupavo e non mi occupo di questioni civili. Lei mi chiede se mai ho assistito Vigilanti o mai assistito Vigilanti in procedimenti penali. Vagamente, può darsi che l'abbia assistito in qualche patteggiamento, ma non ne sono sicuro. Pensando meglio, mi sembra che il Vigilanti fosse stato indagato nel Maresciallo d'Amore di Prato proprio per fatti relativi ad un omicidio nel mostro, forse quello di Calenzano, così ricordo. Poiché lei me lo fa espressamente presente, è vero che il Maresciallo Amore (non d'Amore, come ben sappiamo, anche qua c'è un ricordo falsato) fu sentito in una delle udienze del processo a carico di Pacciani e che gli furono rivolte da me e dall'avvocato Bevacqua domande proprio relative ad una perquisizione fatta dal maresciallo a Vigilanti Giampiero. Poi, insomma, noi sappiamo, adesso questa sera non... se non abbiamo troppe cose sul piatto da leggere, ma l'affronteremo anche questa. Noi sappiamo che a un certo punto Vigilanti si fa assistere da Fioravanti dopo la fine del processo Pacciani per la questione della dell'altra perquisizione fatta da Amore, appunto, nel '94, se ben ricordo, che porta al rinvenimento dei famosi proiettili calibro 22, quelli che poi spariscono, insomma."
La domanda risponde: "Quando l'Amore depose al processo Pacciani, gli furono fatte domande su Vigilanti. Io il Vigilanti non lo conoscevo, almeno così ricordo. Sicuramente ricordo che quando venne da me il Vigilanti per le questioni civilistiche che ho detto, mi disse che sapeva che io ero il difensore di Pacciani". A me non sembrano questioni civilistiche, eh, quelle dei proiettili. "Lei mi mostra a questo punto un verbale relativo alla mia nomina, alla mia nomina quale difensore di Vigilanti in un processo davanti al PM di Prato nel '95, acquisito agli atti. Non ricordo assolutamente qual era l'oggetto della difesa. Lei mi dice che in quel procedimento il Vigilanti rispondeva della detenzione abusiva di proiettili calibro 22, in effetti le dico che questa cosa non la ricordavo. Lei mi dice che l'udienza sembrava fissata per l'11 ottobre '96. Io questo lo ricordo, ma non so com'è andato a finire il processo, forse ci fu un patteggiamento. A proposito del Vigilanti, mia moglie mi ha chiesto recentemente che fine ha fatto Vigilanti. Faccio presente che qualche giorno fa con mia moglie mettevamo a posto documentazione dell'ufficio ed è venuto fuori il nome Vigilanti. Non ricordo se mia moglie fece quel nome avendo trovato una scheda relativa agli onorari corrisposti da Vigilanti o un fascicoletto a suo nome. Prendo atto da lei che mi evidenzia che appare strano che proprio giorni fa in studio io abbia parlato del Vigilanti. Siamo in piena indagine Vigilanti, eh, ricordiamo. Ma le cose sono andate proprio così, anche se si tratta di fatti ormai, di fatti ormai lontani nel tempo". Dato atto che, dal PM, l'avvocato Fioravanti contatta telefonicamente la moglie, la quale dice di non avere ricordi più precisi in proposito. Si dà atto che, a richiesta dell'ufficio, l'avvocato Fioravanti controlla l'archivio dove non viene rinvenuta la scheda Vigilanti, né tantomeno, sebbene cercato, viene rinvenuto il fascicoletto a suo nome. Chiesto all'avvocato quando risalga a tale circostanza, l'avvocato Fioravanti risponde: "Sarà venuto un mesetto fa". Si dà atto che l'avvocato Fioravanti manifesta il proposito di far avere nell'ufficio, all'ufficio, qualsiasi eventuale documento concernente il Vigilanti dovesse trovare. Si richiama che l'utenza telefonica in uso all'avvocato Fioravanti, in occasione della richiamata perquisizione eseguita il 4 di agosto del 2015, è stata oggetto di intercettazione telefonica dal 2 agosto al 16 agosto. La mattina del 15 è stata rilevata una conversazione, di seguito integralmente trascritta, intercorsa tra l'avvocato Fioravanti e Michele Giuttari.
Ora, qua si tratta semplicemente di auguri che si scambiano Fioravanti e Giuttari e poi, insomma, Fioravanti chiede di Mignini, insomma, per fargli gli auguri, ma non ha più il numero e Giuttari dà il nuovo numero di Mignini a Fioravanti e tutto finisce lì. Questa è l'unica intercettazione che c'è agli atti, non ha attinenza con col caso.
Il 4 agosto, sempre, viene perquisito lo studio dell'avvocato Fioravanti e viene posta sotto sequestro la seguente documentazione: cartellina gialla con l'intestazione dello studio legale "Avvocato Procuratore Pietro Fioravanti" con dicitura scritta "Apis memoriali" con all'interno la seguente documentazione. E qua c'è tutto l'elenco del materiale sequestrato, che è lunghissimo e lo tengo qua nel caso ci serva come riferimento di confronto agli atti successivi. Naturalmente viene sequestrato anche il famoso memoriale di più di 60 pagine, no? Quello dove sarebbero contenute queste famose, queste famose rivelazioni, no? Insomma, viene sequestrato questo primo materiale. Poi continuava, non mi ricordavo, e dice: "A richiesta di indicare se nell'ufficio vi fosse una cassaforte di sicurezza, sempre alla ricerca di questo memoriale, l'avvocato Fioravanti ha riferito averne installata una da circa 10 giorni e che il figlio Mirco ha condotto il maresciallo Cappelletti in una stanza seminterrata dell'abitazione dove mostrava detta cassaforte che è risultata essere aperta e vuota. Alle ore 15:10 sopraggiunge anche l'avvocato Ventrella, nominato il difensore di fiducia di Fioravanti. Il PM Canessa dà atto che subito dopo la notifica dell'atto del provvedimento di perquisizione, con un'autorizzazione del GIP, è stato fatto presente all'avvocato Fioravanti che nel procedimento in ordine al quale sono in corso indagini si procede a carico di ignoti per reati indicati nel provvedimento e che non esistono elementi né indizi di alcun tipo a suo carico per nessun tipo di reato. È stato inoltre chiesto all'avvocato Fioravanti, prima di iniziare le operazioni, se gli assiste persone in qualche modo sospettate di tali delitti ed egli ha risposto negativamente. Si dà atto che il PM ha posto all'avvocato Fioravanti domande come persona informata sui fatti, alle quali ha risposto come segue: "In merito al memoriale oggi ricercato, faccio presente che io effettivamente ho avuto contatti, ma solo telefonici, col giornalista Fiasconaro in merito a possibili interviste relative ai noti duplici omicidi. È venuto fuori tra i nostri discorsi che Pacciani ha scritto tanti memoriali e gli ho consentito a fare trattative per fare un'intervista sul punto che per tale intervista volevo che il tempo impiegato mi fosse indennizzato. Ricordo che ho fatto presente al Fiasconaro che in qualche scritto di Pacciani si facevano nomi di persone come possibili autori dei delitti, nomi che mi sono guardato bene di rivelare al giornalista. Io in studio ho numerosi memoriali o scritti autentici di Pacciani, così come buona parte degli atti processuali. Non ho alcun problema a mostrarveli e a consentire che siano da voi esaminati per vedere se è possibile reperire il materiale indicato come 62° da Fiasconaro. Come lei dice, io sono disponibile a cercare il memoriale citato da Fiasconaro, ma mi occorre un po' di tempo. Penso comunque che fra le carte in mio possesso, redatte dal Pacciani, ci siano tutti gli elementi per risalire a quanto scritto in un memoriale specifico, dal momento che Pacciani era molto ripetitivo, scriveva di fatto sempre le stesse cose. Aggiungo che una delle caratteristiche del Pacciani era quella di accusare per difendersi. Da sempre questo era il suo atteggiamento ed io l'ho sempre rimproverato dicendogli che prima di accusare chi che sia doveva avere elementi di prova in proposito. Non ho nessun problema a consegnarvi tutti i documenti in mio possesso a firma del Pacciani che sono elencati come sopra, che saranno visionati al fine di reperire eventuali indicazioni concernenti terze persone, a dire del Pacciani, coinvolte nei fatti, che mi saranno restituiti quanto prima previa, ove occorra, estrazione di copia". E poi, insomma, esprime le considerazioni sui Vigilanti che abbiamo letto pocanzi. Continua dicendo: "Si dà atto che, a richiesta dell'ufficio, l'avvocato Fioravanti controlla l'archivio dove non viene rinvenuta la scheda Vigilanti, né tantomeno, sebbene cercato, viene rinvenuto il fascicoletto a suo nome". Questo l'abbiamo già letto, scusate. "Lei mi chiede a cosa mi riferisco quando, quando nelle dichiarazioni rese ai Carabinieri stamani prima della perquisizione, quando a pagina due dichiaro: 'Ribadisco che io sono depositario di notizie apprese da Pacciani che non ho mai rivelato ad alcuno e mai rivelerò perché mi sento vincolato dal segreto professionale, benché Pacciani sia già morto'. Sentite bene. In proposito le dico che mi volevo riferire alla circostanza che ho ben chiarito prima e cioè che Pacciani accusava gli altri per difendersi. Si figuri che il Pacciani accusava un po' tutti quelli che conosceva a qualsiasi titolo pur di difendersi. È arrivato persino ad accusare il dottor Vigna, che era colui che procedeva le indagini sul suo conto. Ripeto, noi sappiamo che Pacciani aveva molte persone, ovvero non tantissime, però diverse persone. La maggior parte di queste noi sappiamo chi sono, che gli giravano intorno in quel periodo. Cercate di fare due più due su almeno sulle cose che sono proprio palesi. Dice: "Era perfino arrivato ad accusare il dottor Vigna. È tipico di quelli che sono accusati di accusare a loro volta chi li indaga. Figuri che diceva che il Vigna faceva uso di sostanze e gli piacevano i bambini. Io, da buon difensore, gli facevo presente che per ogni accusa che si fa è necessario avere elementi di prova. Ha anche accusato qualche avvocato che poi è morto e in proposito faceva il nome di un certo Iacchia. Bisogna aggiungere che il carcere è una fucina di notizie stupide e senza riscontri, soprattutto nell'ottava sezione, quella dove era Pacciani e dove sono reclusi gli accusati di crimini violenti. Stampatelo bene nella testa". È quello che viene scritto in un momento di particolare lucidità, nella sua lucidità, no, di particolare lucidità. Il PM, dato che il presente verbale viene segretato, eccetera, eccetera. Vabbè, iniziano le intercettazioni, come abbiamo detto.
In tutto questo, il 25 di agosto, quindi siamo, insomma, poche settimane dopo il periodo dell'indagine, è quella... arriva a Creazzo questa lettera che andiamo a vedere quando pensiamo, no, insomma, alle varie lettere, varie, ai vari messaggi che arrivano agli investigatori, agli inquirenti nel corso degli anni, no? Ecco, pensiamo adesso, questo è uno dei casi, no? Ma pensiamo a chi può avere interesse, perché non solo a chi vuole depistare, no, ma a scrivere certe cose che arrivino agli inquirenti. Cerchiamo di fare un po' di palestra da questo punto di vista mentale.
Dottor Canessa S. è indirizzata a Canessa, no? Poi la timbra Creazzo al Procuratore della Repubblica di Firenze, Palazzo di Giustizia, via Guidi, 61, riservata al Procuratore Capo. Informativa sul cosiddetto mostro di Firenze. Allora, come vedete, le Poste sono le Poste di Padova. Al Procuratore Capo. Informativa sul cosiddetto mostro di Firenze. "Si è verificata condizione... aspettate che la... si è verificata condizione che permette trasmissione della seguente comunicazione: morte di uno dei componenti del gruppo. Possiamo ora svelare il vero, il vero volto, i volti del cosiddetto mostro. Il mostro di Firenze, come tutti ormai sanno, non era Pietro Pacciani, bensì un gruppo di studenti di medicina, praticanti riti esoterici di magia nera e specializzandi a Firenze negli anni '80. Uno di pediatria, due di ginecologia. Uno residente in Veneto è deceduto per ragioni che non intendiamo spiegare. Solo la sua morte ci è stato detto, dato di rivelare quanto ora scriviamo. I mostri sono ora uomini ultra sessantenni, di cui uno domiciliato a Firenze ed uno a Carrara. Nessuno deve insospettirsi. Riservo da Padova". Prima di fare un salto indietro nel tempo, vedere qualche elemento di supporto alle cose che abbiamo detto, leggiamo ancora il verbale della di Winnie Rontini del 7 di novembre 2015, quando viene di nuovo sentita.
Signora, lei nel giugno e luglio di quest'anno ha ricevuto due missive scritte dal giornalista Veneto a nome Fiasconaro Roberto. Può fornire ulteriori indicazioni in merito a questi due manoscritti?
Confermo di aver ricevuto le due missive a cui voi fate riferimento. Per quanto riguarda la prima, quella datata il 22 giugno, ho avuto modo di leggerla. In un primo momento sono stata combattuta nel chiamare il numero di telefono che il mittente mi aveva trascritto nel corpo della missiva, ma dopo ho deciso di consegnare ai Carabinieri di Vicchio per i loro accertamenti. In considerazione di quanto sopra, preciso che sono saltuariamente in contatto con i familiari della giovane Mainardi, del giovane Mainardi, vittima del duplice omicidio di Montespertoli. Proprio in occasione dell'invito della prima, dell'invio della prima lettera, ho contattato Laura Mainardi, quindi familiare del giovane Mainardi, ma il riferimento femminile era alla parente Laura Mainardi, sorella della vittima. I genitori sono purtroppo deceduti, per sapere se anche lei fosse stata in qualche modo...
Contattata, ha avuto risposta negativa. Ho deciso di non dare corso ad ulteriori contatti. La seconda lettera, quella datata 3 luglio, non l'ho voluta leggere di proposito. Preciso, infatti, che la postina Daniela, non ricordo il nome, che era al corrente del contenuto della prima missiva appena ricevuta nelle sue mani per la consegna, questa seconda lettera mi ha telefonato preavvisandola, scritta di unid su di un'identica busta per non essere emotivamente colpita ancora nei ricordi. Ho deciso di non leggerla e di consegnarla direttamente ai Carabinieri di Licchio. Dopo queste due lettere non ho più ricevuto, fortunatamente, altra analoga corrispondenza.
Signora, ha mai avuto contatti telefonici con Fiasconaro o altri giornalisti o scrittori?
Non ho mai avuto contatti telefonici col Fiasconaro, che tra l'altro non conosco neanche di persona. Gli unici contatti telefonici avuti coi giornalisti o scrittori, dopo la scomparsa di mio marito avvenuta nel '98, li ha avuti. Per quanto possa ricordare, col giornalista e amico della Nazione Nicola Coccia, credo ora in pensione, Daniele Cesarano, Barbara Petronio e Leonardo Valenti, scrittori sceneggiatori. Non ricordo di aver avuto altri contatti telefonici. Preciso, comunque, che dopo la morte di mio marito ho deciso di togliere dagli elenchi telefonici naz, telefonici nazionali, il mio numero di telefono. Ciò ho fatto per evitare qualsiasi altro contatto che potesse rinnovarmi il dolore.
Ricorda se negli anni a seguire del tragico evento suo marito affidò un incarico a qualche investigatore o agenzia investigativa?
Infatti, si andrà poi a richiedere tutta la documentazione in possesso. L'agenzia Falco, no. Anche posso tranquillamente escludere di aver affidato un incarico a qualche investigatore privato per la ricerca della verità. Per la verità, c'è ancora una trasmissione, c'è ancora una annotazione di indagine. Dov'è? Insomma, non capisco neanche poi realmente il motivo quale sia.
I Carabinieri inviano, insomma, gli screenshot di questa chat avvenuta su WhatsApp tra la Rontini e uno dei marescialli dei Carabinieri. Dice: "In data 7 novembre gli scriventi hanno proceduto a discutere la signora Rontini nel corso dell'incontro a cui poi è seguita da parte del dottor Canesta l'assunzione di informazioni". Tra il maresciallo ordinario Clemente Francesca e la signora Christensen si è instaurato il rapporto fiduciario che ha spinto le due donne a scambiarsi il proprio recapito telefonico cellulare per eventuali futuri contatti derivanti anche da possibili ricordi potuti tornare alla mente dell'anziana donna dopo l'incontro.
Bella fiducia, eh. Cavo, il giorno 7 si instaura il rapporto di fiducia e immediatamente viene, insomma, messa agli atti questa conversazione che ovviamente non mostrerò, anche se non dice nulla di nulla. No, semplicemente la Rontini che dice, esprime la sua, insomma, la sua gioia per aver trovato una persona, nel maresciallo Clemente Francesca, con cui, insomma, si possa parlare della vicenda. Ecco, mettiamola così. Dice niente di di particolare.
Benissimo. Torniamo adesso un attimo indietro nel tempo. Leggiamo al volo i verbali di Fioravanti a cui faceva riferimento, quelli del 2002, del 2003.
Siamo nel 2002. Il 5 di dicembre, alle ore 17, davanti a dottor Giuttari. Domanda: "Cosa ci sta a dire su una ipotizzabile significato esoterico magico dei duplici omicidi di Firenze, considerando anche che tra i motivi d'appello la sentenza di condanna di Pacciani ha fatto riferimento, peraltro al primo punto, a rituali satanici?"
Ho trattato quel tema dopo essermi documentato, anche contattando alcuni esperti, ma soprattutto dopo averne parlato col mio cliente. Mi avevano colpito in particolare alcune affermazioni che Pacciani faceva parlando dei delitti per i quali era imputato. Quelle, ad esempio, "queste storie sono minestra del diavolo", oppure quando riferiva ai discorsi che sentiva fare nell'ambiente di Mercatale, dove a suo dire si parlava di esoterismo, di sette. Devo precisare che Pacciani non parlava di esorcismo, ma ma usava la parola magia proprio tantissime volte. Ricordo bene che mi parlava del collegamento di 10 omicidi di prostitute, pensate, spontaneamente, no? Sembrerebbe da come è scritto. Poi vediamo, avvenuti in Toscana ed Emilia, e dei sette delitti di Firenze, tutti a suo dire di matrice demoniaca e satanica. Ricordo anche bene che proprio in relazione ai delitti di Firenze, Pacciani mi diceva che si trattava di delitti studiati a tavolino e che dentro la storia di questi delitti era dentro lo spirito guida, intendendo per spirito guida la magia. Ricordo altresì bene che Pacciani mi parlava delle sue frequentazioni col mago indovino, con altro mago più esperto, anche queste mai emerse, che io in un secondo momento ho ritenuto di identificare in tale Verdino, che ho avuto come cliente per averlo difeso per un furto di un tappeto in una chiesa di Sesto Fiorentino. Dico questo perché nebi conferma dello stesso Verdino che, quando seppe che io ero anche difensore di Pacciani, non si fece più vedere. Anche un'altra persona che mi aveva parlato delle riunioni magiche nella casa di indovino, ovviamente no, Verdino, vero o falso che fosse questa conoscenza col Pacciani, e anch'io mi sarei spaventato continuare il rapporto con l'avvocato di Pacciani sapendo che, insomma, sono intorno all'ambiente di di del mago, del mago indovino, e quindi anche su di me, no, ovviamente li sto alla larga. Anche un'altra persona che mi aveva parlato delle riunioni magiche nella casa di indovino, chiedendomi che lo difendesse in un processo, quando seppe che avevo dipeso difeso il Pacciani, non si fece più vedere. Tutti da lui vanno. Si trattava della prostituta che poi venne a testimoniare nel processo contro Vanni e dei suoi compagni, tale Ghiribelli, che mi contattò in un arco di tempo collocabile tra la fine del processo Pacciani e l'inizio di quello dei suoi compagni.
Tornando alla notizia che avevo preso, ricordo bene che Pacciani mi parlò del farmacista di San Casciano, il cui nome, cheam andrei, come persona interessata a questi discorsi di magia, chiaramente facendo riferimento ai delitti del mostro, nonché di un medico di Firenze che non era buono a [ __ ] e che faceva l'ortopedico, e qualche altro personaggio più fine, almeno così da lui definito da lui. Pacciani insisteva molto sul tema della magia, tanto che poi Suor Elisabetta gli portò un libro di satanismo. Cioè, voi immaginate se una suora cattolica porta un libro di satanismo al Pacciani. Come invece in realtà sembra essere avvenuto, solo perché il suo, insomma, assistito spiritualmente, chiamiamolo così, è interessato al satanismo. Non glielo porterei, io fossi una suora cattolica, no? Se il mio compito, no, è quello di assistere e di di ricondurre Pacciani anche verso una via più più cristiana, no, e meno dedita al satanismo. Cosa gli porta un libro sul satanismo? Allora, perché gliela portò questo libro? Come mai? Un'altra delle persone che ano attorno al Pacciani in quel periodo lì, tra consulenti, giornalisti, paragone, che sono nella loro, come dire, categoria a parte, no? Ricordo anche che Pacciani mi parlò di Villaverde, dove mi disse che aveva lavorato per un cer periodo di tempo e poi aveva litigato con le proprietarie, perché queste volevano che lui tagliasse i papaveri senza toccare l'erba. A proposito di questa villa, ricordo che mi disse di aver sentito parlare in quell'ambiente dello scrittore Bevilacqua, che da quello che lui sapeva, era stato per molto tempo in quella qua. Fioravanti lo sa benissimo da dove arrivano queste dichiarazioni che non sono, come dire, nate nella testa del Pacciani da sole o frutto di ricordi reali, no? Perché lo sappiamo anche noi da chi arrivano quelle dichiarazioni, no? E vediamo poi di ricostruire che da quello che lui, che sapeva, era stato per molto tempo in quella villa ed era innamorato della figlia della proprietaria. Ricordo che mi disse che Bevilacqua, quando faceva il cronista, aveva paura di vedere i cadaveri. Cioè, tutte cose dette dell'Annamaria Ragni, no? Quella che accuserà Bevilacqua di essere mostro di Firenze e portata dalla Carlizzi, che girava proprio attorno a Pacciani in quel periodi. Da come mi faceva questi racconti, abbi anche la netta sensazione che Pacciani abbia parlato direttamente col Bevilacqua. Sempre in relazione al motivo d'appello, rituali satanici, oltre che da Pacciani, ebbi notizi, ebbi notizie anche da altri direttamente o tramite loro scritti, che sostanzialmente mi fornirono una conferma. Tra questi il giornalista Giorgio Medail, il quale aveva scritto sul mostro di Firenze, anche lui basandosi sul sentito dire, ricollegando a questa vicenda come diversivo le due stragi dei treni '904 e dell'altro che non ricordo la sigla, e comunque avvenne sulla tratta Firenze-Bologna. Ricordo anche il defunto avvocato Santoni Franchetti, che parlò di magia e di oggetti psicotici, soggetti psicotici o non psicopatici, come sostenuto dagli inquirenti, nonché di uomini incappucciati, come di uomini incappucciati ne aveva parlato Francesco Vinci nella sua perizia dell'agosto '83. Ancora in relazione al significato magico dei delitti, ricordo un altro fatto che ritengo possa interessarvi e voglio raccontarvi. Poco prima che incominciasse il processo Pacciani, e quindi prima del 19 aprile '94, per due volte ricevette in studio le telefonate di una donna, qualificatasi come Marisa di Massa, la quale, dopo essersi accertata che ero il difensore di Pacciani, mi iniziò a parlare di magia, di festini che si facevano nel territorio di San Casciano. Mi spiegò che era lei a procurare le ragazze vergini, che dalla Garfagnana poi si ricavano in questa villa. Mi spiegò anche che una di queste ragazze era rimasta incinta e che come riparazione al genitore era stato donato un podere in Garfagnana. Dalla voce questa donna poteva avere 40-45 anni. Nei discorsi che mi fece mi parlò per l'appunto di riti di magia legati agli omicidi del mostro di Firenze e mi spiegò che il Pacciani c'entrava con questa storia. E riordino la villa dopo che avevano fatto i festini. Non mi fece i nomi dei partecipanti a questi festini, amente, ma mi disse che vi era qualche avvocato e qualche giudice. Concludendo che comunque erano persone importanti. Invitai la donna a venire nel mio studio, ma lei non si è fatta più vedere. Ricordo che Pacciani mi parlò degli Hare Krishna. Cioè, noi abbiamo la Marisa di Massa che è una di queste di questi personaggi, no? Tipo la Ghiribelli, tipo questi personaggi collaterali alla interni, la prostituzione, all'ambiente della prostituzione. E, insomma, diciamo che sono dei candidati papabili perfetti per essere dei testimoni da parco testimoni. No, parco testimoni sono personaggi che vengono, insomma, interpellati da avvocati, procure, via dicendo. Questo non è un segreto, no? E quando serve una testimonianza, insomma, che possa essere venire incontro alla tesi che in quel momento si sostiene. A me sembra molto strano che una di questi testimoni chiave dell'inchiesta sui mandanti chiami l'avvocato del sospettato principale, nonché imputato di tutti gli omicidi, per raccontarli questa storia, no? Per poi sparire, no? E la ritroviamo poi nell'inchiesta sui mandanti. E a me sembra piuttosto, come dire, un un richiamino, come tutti, tutti quelli che abbiamo letto fino adesso, e altri ne sentiremo, all'avvocato del del maggiore sospettato. Ala discorso dell'inserimento eventuale del Pacciani nell'ambiente della setta, insomma, quando ti senti ripetere una cosa più volte da fonti diverse, magari finisci per convincerti anche tu in qualche modo, no? Ecco. Ricordiamo anche qua, ovviamente, molti ricordano che nessuno indagò sulla questione dei bambini, no? Dalla Marisa di Massa, io una spiegazione me la sono data sul perché nessuno indagò su quella questione, no? Credo che abbiate il cervello per arrivarci anche voi.
Ricordo che Pacciani mi parlò degli Hare Krishna, dove mi disse che era andato a fare dei lavori per i quali veniva pagato anche bene. Mi spiegò che a lui piaceva molto il pane che mangiavano quegli adepti, che gli regalavano. Su questi discorsi connessi la magia, seppi è una persona che doveva sapere tanto, era un frate cappuccino che però è morto di AIDS a Grosseto. Durante la celebrazione del processo a carico di Pacciani, non ho altri ricordi di questo momento, ma posso affermare che con Pacciani ne abbiamo parlato tantissime di volte di magia in riferimento dei ritiri mostro. Voglio consegnarvi una fotocopia di una lettera anonima consegnata mi da Pacciani per il dottor Perugini, consegna che io in effetti realizzai, ma poi il dottor Canessa non l'aveva ricevuta. Per questo motivo ho portato la copia della lettera che vi consegno.
A riferimenti più precisi in questa villa dei festini, ricordo che io feci questa domanda alla signora Marisa, che mi rispose che trovava si trovava vicino a una chiesa sconsacrata e comunque nel territorio di San Casciano. Non mi fornì altri particolari, né più mi ha più richiamato. Voglio aggiungere un particolare: la chiesa sconsacrata, ovviamente, è il riferimento è a quello della della chiesetta vicino alla quale viene visto, verrebbe visto dal Nesi il Narducci con il famoso omone, che di volta in volta il Vitta poi cambia al rene, che poi chissà chi è, no? Ecco. Samp. Anche voglio aggiungere un particolare: all'epoca ritengo di aver avuto il mio telefono sotto controllo, anzi, ne sono certo, tanto che sono in possesso del brogliaccio delle intercettazioni e andando a controllare questo brogliaccio, non ne riscontro le due telefonate avute con con la signora Marisa. Quindi quello che racconta l'avvocato, insomma, lui si dice stupito perché, insomma, sembra che sia che non risulti nei brogliacci di questa intercettazione che avrebbe subito e di cui lui ha trascrizione. Questo mi sembrò strano ed ancora oggi mi sembra strano. Ed è figurati a noi e in possesso le notizie sulla morte del medico Narducci sul lago Trasimeno. Me ne ha parlato il Pacciani invitandomi a fare indagini. Mi diceva che si trattava di un ginecologo che era di una famiglia importante di Perugia, che quella morte andava chiarita perché sarebbe andato a suo vantaggio. Mi ha invitato più volte ad indagare ed andare a Perugia. Ricordo che mi disse che questo Narducci aveva una villa fors Vicchio o nella zona di San Casciano in affitto e ricordo pure che Pacciani collegava la morte di Narducci all'uccisione di un conte. No, questo è come se viene raccontato, no? Così come se fosse tutta roba di Pacciani, fatta passare come un incidente di caccia. Si trattava della morte del Conte Corsini. Pacciani si lamentava del fatto che non avessero fatto indagini sulla morte di queste due persone e in particolare sulla morte del Narducci. Ricordo anche che Pacciani mi evidenziò la stranezza del fatto che il Narducci, al quale era stata messa una pietra al collo per ucciderlo, aveva un motoscafo, anzi, le sue parole era un gommone a motore. Figuriamoci quanto bene lo conosceva, no? Con poca benzina sufficiente per l'andata, ma non per il ritorno. Più volte gli si domandava perché avessero interrotto le indagini su questo caso, che lui ricollegava alla vicenda del mostro. Lui lo ricollegava. Ho avuto l'impressione che Pacciani conoscesse personalmente Narducci. Io non so come abbia fatto ad avere questa impressione quando abbiam letto 10 riferimenti a Narducci e sono tutti sbagliati, no? Eppure, insomma, siamo nel 2002, il Narducci era proprio l'oggetto delle investigazioni del momento. In che epoca Pacciani Le parlò del Narducci? Dopo il gennaio '93, in pratica, dopo il secondo arresto e quando ancora c'era l'avvocato Ventura. Io, anche se per quello che poi dirà dopo, sono più propenso a credere che si ricordi male Fioravanti e che la cosa sia leggermente posteriore. Potrebbe essere il '95. Devo dire che Pacciani con me aveva un rapporto professionale davvero particolare, tanto che per darvi un'idea, se un sabato non riuscivo ad andare a trovarlo, chiedeva subito notizia a Suor Elisabetta e lunedì successivo mi scriveva, talvolta mandandomi un telegramma.
Della morte di Corsini, quando gliel'ha parlò Pacciani? Sia nelle occasioni di cui parlò del Narducci, anche in epoca antecedente. Anche la morte del Conte Corsini si ricollegava ai delitti del mostro e secondo lui era una persona che sapeva molto.
Il 17 di dicembre viene [Musica] risentito si dato che l'ufficio mostra l'avvocato Fioravanti una lettera manoscritta indirizzata allo stesso Fioravanti da Pietro Pacciani, esistente agli atti, siccome rinvenuta nel corso di perquisizione domiciliare nell'abitazione del Pacciani. Si datato altresì chei viene data lettura del contenuto della stessa. Dopo la lettera che è citata agli atti, eh, io non lo so, non c'è, però non è riportata. Viene riportata solo la descrizione che adesso poi alla fine mostrerò. Dice: "Ricordo bene che questa lettera, che in effetti ho ricevuto, l'avevo portata con me anche in occasione della precedente assunzione di informazioni in questi uffici il 5 dicembre, ma non c'è stata l'occasione di mostrarvela. Il contenuto di questa lettera è tutto falso, ad eccezione della parte in cui si parla dell'identikit che assomigliava allo scrittore Bevilacqua, che in effetti mi aveva particolarmente colpito, tanto che a suo tempo ne avevo parlato con la signora Carlizzi. Posso affermare che questa lettera ha rappresentato il pretesto per la revoca del mio mandato difensivo, cosa che in effetti avvenne alla vigilia del processo d'appello".
Circa i riferimenti insistenti, no, quindi siamo vicini, no, alla revoca del mandato difensivo, siamo quindi nel '96, immagino io, no? Circa i riferimenti insistenti alle messe nere, alle streghe, sensitivi, non posso che ribadire quello che affermai la volta precedente, cioè che fu Pacciani a parlarmi di questi argomenti e non già io. Quindi, cosa ci sarà in questa lettera che non è agli atti, visto che Fioravanti ci dice "è tutto falso a parte della questione identikit di Bevilacqua"? Quello che c'è in quella lettera è che a parlarmi di questi argomenti fu Pacciani, non io. Come pure il riferimento all'una not Villa è stato un argomento di cui mi aveva parlato Pacciani come posto in cui si facevano certi riti. Voglio peraltro farvi notare una vistosa contraddizione: quando Pacciani fa riferimento nella lettera al mangiare in carta stagnola dato ai maiali ospiti di quella villa, contrastando la conoscenza di tale dettaglio con una permanenza di soli 5 giorni, come sostenuto dal Pacciani. Circa le motivazioni che hanno determinato Pacciani a scrivere la lettera, posso dire che sicuramente gliel'hanno imposto per arrivare alla M revoca. Successivamente ho avuto modo di chiarire con lo stesso Pacciani il contenuto della missiva in un colloquio in carcere. Il Pacciani, in quell'occasione, facendo riferimento all'intervista dello stesso, dallo stesso letta sul settimanale "Visto", riconobbe che non ero io, che non ero stato io a rilasciarla. Ebbi comunque l'impressione che Pacciani, in effetti, volesse che quei discorsi sulle messe nere fossero conosciuti dall'opinione pubblica, ma non voleva assolutamente che lui potesse essere individuato come fonte.
Quindi, se quello che dice Fioravanti è vero, e abbiamo già visto diverse volte, insomma, che intorno a Pacciani c'era più di un personaggio che aveva interesse a dire la sua in una direzione e o in un'altra, no? E abbiamo già visto anche, insomma, quello che è stato il cambio della guardia, sebbene, no, non totale e momentaneo, perché poi rientra come riserva di Be di Bevilacqua, a processo, il cambio degli avvocati, no? Con l'avvocato che subito dice a Pacciani: "No, pensaci prima di cambiare gli avvocati", però dice: "Nel caso, io ne ho già uno pronto", no? È tutta il telegramma non firmato da Pacciani, ma solo, insomma, c'è la stampa delle parole "Pacciani Pietro", ma non c'è la firma. E vedremo quando arriverà in realtà la delega firmata da Pacciani, cioè la nomina a Marazzita firmata da Pacciani. Vedremo quando arriverà. Adesso ancora prematuro. Quindi sappiamo che il discorso che ci fosse qualcuno che spingeva Pacciani o voleva spingerlo in una certa direzione, questo discorso è vero. Sta di fatto che Fioravanti dice quello che c'è scritto in quella lettera e suppongo che Pacciani in quella lettera responsabilizzi un po' di aver saputo queste notizie, suppongo io, dall'avvocato Fioravanti. Ma l'avvocato Fioravanti dice: "Attenzione, quelle lettere non sono vere, cioè non sono io che gliele ho dette, è lui che me le ha raccontate". Cioè, un rimpiattino, no? Ma se davvero qualcuno ha spinto Pacciani a scrivere quelle lettere, e forse proprio in quella direzione che dobbiamo guardare, almeno prevalentemente, in merito a queste convinzioni che Pacciani si misent testa e che trasmise anche al suo avvocato. Spero di essere stato chiaro.
Lei che ha conosciuto bene Pacciani, può dirci se la lettera è stata scritta spontaneamente da Pacciani?
Rispondo negativamente, quantomeno è stato suggerito quello che doveva scrivere o gli è stata passata una bozza di lettera. Mi sembra più probabile che la seconda ipotesi. La seconda ipotesi, il modo di impostazione della lettera non è assolutamente quello di Pacciani, essendo nello schema troppo precisa. Non si tratta assolutamente dello stile di Pacciani. Se possiamo parlare di stile, spontaneamente dichiara a Pacciani il discorso delle sette, non gliel'ha suggerito nessuno, dice lui. È stato lui a tirarlo fuori e di questo ne sono proprio certo. Io potrò dire altre cose, ma ancora non sono trascorsi 5 anni e sono tenuto al segreto professionale. Ma quando viene sentito nel 2015, questi 5 anni che lui trasc, insomma, l'avvocato Fioravanti teneva in considerazione come limite, no, per il segreto professionale, sebbene non mi risulti che, insomma, ci sia, però, insomma, magari è così. Nel 2015 non c'è più e lui sostiene, continua a sostenere di avere delle informazioni che però non vuole dire, trincerandosi dietro questo segreto professionale. Qua dice: "Il discorso delle sette non gliel'ha suggerito nessuno a Pacciani". Certo, che se Pacciani dice in questa lettera che non abbiamo agli atti, dicesse che riferirgli queste cose alla stato Fioravanti, ovviamente Fioravanti dice: "Attenzione, non gliel'ha suggerito nessuno, sicuramente non io, me le ha dette lui". Ma Pacciani, chi le ha suggerite? No.
Siamo al 22 gennaio del 2003. L'ultimo verbale di di Covanti. Lei ha R...
È Mignini che lo sente. Lei ha reso informazioni, dichiarazioni dinanzi alla Squadra Mobile della Questura di Firenze. Conferma quanto ha dichiarato?
Sì, confermo quanto ho dichiarato il 5 dicembre del 2002, di cui ho ricevuto lettura, e aggiungo di aver saputo dallo stesso Pietro Pacciani che Francesco Narducci aveva sposato una spagnola. Questa affermazione, sentite bene, quando dico che si può fare un po' di confusione a volte, quando dice che, insomma, questo riferimento era del '93, quando noi sapp, ed era vicino al processo, quando il processo era nel '94, insomma, questa affermazione il Pacciani me la fece quando si cominciò a parlare della Carlizzi e sicuramente nel processo di primo grado della Carlizzi, siamo nel '95.
E con la Ferb, Bevilacqua, in particolare, credo che il Pacciani mi abbia detto queste cose nel gennaio '93.
Domanda: "Quando il Pacciani le ha parlato del Narducci?"
Risposta: "Ricordo che quasi che quando si preparava il processo di primo grado, tra i prim primi del '93, l'inizio del '94, nel corso di un colloquio col Pacciani, al quale portavo periodicamente le copie degli atti del processo per conferire con lui, avendogli chiesto se avessero, se avesse sentito parlare del Narducci, del quale si parlava in un atto, del quale si parlava in un atto. Siamo nel '93-'94. Il Pacciani mi rispose testualmente: 'Ma questo era quel medico che aveva una villa nel fitto a Vicchio, a San Casciano?' Poiché successivamente Pacciani con le Go Narducci al Corsini, che aveva una villa tra Vicchio e Borgo, mi sembra di ricordare che il Pacciani sottolineò in particolare la località di Vicchio come dimora del Narducci. Ricordo di averlo sentito chiedermi come mai non si fosse più parlato né del Narducci né del Conte Corsini. Ricordo anche che nel corso di una delle udienze del dibattimento di primo grado, e precisamente prima dell'audizione del dottor Perugini, avvenuta il 4 e 5 luglio '94, il Pacciani esclamò in in aula testualmente: 'Ma perché non avete continuato le indagini sul medico morto a bordo di un gommone nel lago Trasimeno? Lo conosci così bene, no? Il gommone, eh!' E ricordo che in più occasioni il Pacciani mi disse che il Narducci era morto con una pietra legata al collo. Anche qua non è vero, da come ho potuto capire. Il Pacciani deve aver conosciuto il Narducci a Vicchio, dove molto probabilmente il medico Perugini aveva una villa in affitto, addirittura una porzione di villa del Corsini, che aveva Vicchio anche una riserva di caccia. E mettiamoci anche il tajem, già che ci siamo, no? Il Pacciani mi diceva che il Narducci e il Corsini erano in com. E che il Narducci aveva un'abitazione a Vicchio, ma che le riunioni si facevano a San Casciano, vicino alla chiesa sconsacrata, ad un'azienda vinicola. Pacciani, quando parlava di combutta, alludeva anche, tutte cose sentite, no? Alludeva anche all'esercizio della caccia, che evidentemente accomunava sia al Corsini che il Narducci. Non si trattava solo di caccia, ma anche di altre attività del tipo di quelle che ho descritto nel verbale redatto in data 2002, e cioè di attività di tipo magico, sessuale, violento, tipo quelle che caratterizzavano i rapporti sessuali tra il Pacciani, il Vanni, la Sperduto e la Ghiribelli, ma anche persone di alto livello, cui allude una lettera anonima che il Pacciani mi consegnò poco prima del processo, che detto in originale il dirigente Samp, Perugini, su invito del Canessa, che informa immediatamente. Oltre all'attività magico-sessuale che ho descritto, il Paccian lud Deva anche rapporti di pedofilia che avrebbero coinvolto non i cosiddetti compagni di merende, ma soprattutto persone altolocate. Ripeto, non c'è un solo elemento che confermi tutto ciò, eh, sia ben chiaro. Il Pacciani sottolineava in particolare, ah, l'epicentro di tale di frequentazione era San Casciano, ovviamente, no? In particolare una villa di Roccatà, che si trova nella frazione di Chiesan Nuova, San Casciano, via Di Faltignano, dove abitava Salvatore Indovino, e che veniva frequentato, tra gli altri, anche da Mago Verdino, detto Manolito. Questo mi è stato riferito sempre da Pacciani. Bisogna, ripeto, bisogna vedere se spontaneamente o perché, appunto, ma qualcuno gliel'ha suggerito. E si tratta di circostanze rese pubbliche nel secondo processo e compagni di merende. Il Pacciani sottolineava in particolare il ruolo del farmacista di San Casciano, Calamandrei, sempre in relazione alla vicenda N mostro, definendolo ironicamente "bel soggetto". A questo proposito, anche durante il processo di primo grado di Pacciani, nel mese di maggio '94, verso le ore 19 di sera, dopo che era venuto a trovarmi la moglie del dottor Calamandrei, che era venuta da me su indicazione di un giornalista, mi telefonò in studio proprio il marito, chiedendomi preoccupato se sua moglie fosse stata da me. E alla mia richiesta di poter parlare con lui su quanto riferitomi della moglie, il Calamandrei mi invitò nella sua casa alle Terme di Firenze, poco oltre località Impruneta. Ora, come ho già detto a qualcuno che sottolineava questo passaggio, a me non risulta nessuna casa a nome di Calamandrei o della moglie o di chi che sia riconducibile a lui nella zona indicata da Fioravanti. E non è un peccato, un reato a fare confusione, no? M. Non è detto, punto uno, e punto due, non è detto che se questa, questo invito, insomma, era stato indirizzato a Fioravanti per vedersi in questa, effettivamente, in una abitazione, in una villa nella zona da lui indicata, poteva benissimo essere in affitto. Andre, poteva essere in, come dire, in una vacanzina, in una vacanza, no? Ecco. A suo nome, è a nome dei familiari. Da quello che posso vedere, io non risulta niente, ma tra l'altro neanche agli atti. Tanto è vero che poi Fioravanti viene denunciato per questo e dice: "La signora era venuta da me per riferirmi circostanze di estrema gravità riguardo al marito, connessa al duplice omicidio di Firenze". N. A questo punto entra l'assistente capo Emili. Viene detto, no? Riprende l'avvocato Fioravanti. Narducci, quindi si passa da Calamandrei a Narducci, con l'entrata di Amili. A quanto riferito del Pacciani, era inserito in questo ambiente, e questo l'ho saputo anche per degli accertamenti che ho fatto di mia iniziativa, ma sempre nell'ambito della difesa di Pacciani. Oggi sono sicuro, rivedendo tutto in maniera retrospettiva, che le indagini sulla morte di Narducci furono bloccate dall'alto, sia a Firenze che a Perugia, forse anche per un intervento esterno. Sono successe cose piuttosto strane, molto strane, nelle indagini sui duplici omicidi attribuiti al cosiddetto mostro, che in realtà erano sicuramente mostri al plurale, con una maestria particolare nei tagli delle parti anatomiche femminili. A questo proposito, preciso che la mammella sinistra in NAD morios, portata nell'85, aveva un disegno perfetto. La ho 18, e lo ho sempre pensato. Io ho sempre pensato che a compiere tali delitti dovesse essere stato un medico.
Domanda: "Di queste 32 lettere ne ha parlato con Pacciani e che cosa gli ha detto?"
Ve ne dico una parte di quello che mi ha detto. "To, to, guarda, guarda, come a dire, questa è la sua interpretazione, finalmente ci siete arrivati". Questa è stata l'espressione di Pacciani. Per il resto non posso rispondere, trattandosi di fatti che ritengo coperti dal segreto professionale. Aggiungo che, però, nel 2015, i 5 anni da lui indicati sono finiti. La mo... Aggiungo soltanto che l'anno scorso è stata scoperchiata la tomba del Pacciani, all'incirca nell'epoca in cui è stato seppellito Lotti. Questo danneggiamento l'ho visto personalmente.
Domanda del dottor Gutteri: "Tra i giornalisti con cui ha avuto rapporti professionali, ha avuto rapporti anche con Giovanni Spinoso?"
Certamente. Con Spinoso siamo stati anche a cena con Pacciani nella sua abitazione. Con Spinoso, certamente, ci siamo scambiati idee, ipotesi sui delitti, ma eravamo avversari perché su posizioni diverse, essendo, come sapete, lo Spinoso il genero di Renzo Rontini.
Si ricorda se con Spinoso ha parlato dei contatti avuti con la Marisa di Massa, di cui ha parlato nel verbale del 5 dicembre 2002?
Forse gli ho accennato di questa telefonata, perché mi fido di Giovanni e so che se gli dico una cosa, non va a spifferare.
420 e dice qualcosa. Il nome dell'avvocato Modiano di Monsummano.
Il nome Modano non mi dice nulla. Conosco l'avvocato Modaro di Monsummano, con cui ho avuto contatti professionali, che mi risulta abbia uno studio a New York.
A questo punto viene mostrata all'avvocato Fioravanti un appunto manoscritto del 22 gennaio 2003.
E l'avvocato di Chiara: "Io posso solo dire che durante il primo grado del processo Pacciani, una certa Marisa di Massa mi chiamò chiedendomi: 'Lei è l'avvocato di Pacciani?' Ha avuto risposta affermativa. Alla stessa continuò dicendomi: 'Avrei bisogno di riferirle qualche cosa che le potrebbe interessare per il processo del mostro di Firenze', per poi sparire. No, ovviamente, io rimasi un po' scettico perché non sapevo che fosse la mia interlocutrice. L'invitai a venire nel mio studio, a venire nel mio studio, ma lei continuò come se nulla fosse, dicendomi: 'Io sono la donna che porta le ragazze vergini per i festini che fanno a San Casciano'. Dopo i festini, Pacciani doveva mettere in ordine ai locali, quindi le racconta tutto il copione. Però le devo dire anche che una delle ragazze restò incinta, per far stare zitto il padre, gli hanno regalato una tenuta agricola in Garfagnana. Nonostante il mio pressante invito a presentarsi, la stessa non mi ha più ricer. Ma ha avuto riscontri della veridicità delle sue affermazioni da accertamenti da me svolti, nel corso dei quali, tra l'altro, ho anche saputo che i partecipanti erano persone altolocate. Preciso che la telefonata è avvenuta mentre mi trovavo nel mio studio con mia moglie. Ne parlai anche col Pacciani, che si arambi moltissimo. Non so perché si è toccato sul vivo, o perché la cosa la ritenesse falsa. Per quanto lo riguardava il mio assistito, mi chiese di indagare su questi fatti, a differenza di quanto faceva ripetutamente per per il Narducci. L'invito pressante di indagare sulla morte di sull' morte di quest'ultimo, il Pacciani me lo ha fatto dall'arresto per l'indagine sul mostro, cioè dal gennaio '93 fino all'appello".
Domanda: "Ha chiesto al Pacciani se fosse mai venuto a Perugia?"
Io chiesi al Pacciani perché lo interessasse tanto il Narducci. Lui rispose che a Vicchio si diceva che il Narducci e il Conte Corsini erano insieme. E voglio precisare che nel lessico di Pacciani si diceva equivale ed erano, e quindi è una certezza. Il Pacciani, inoltre, parlava spesso del dottore di Perugia, facendo riferimento a Narducci. Poi, se abbiamo tempo, ma non so perché è tardi, cioè, vedremo i riferimenti. Allora, intanto, il primo riferimento è che la persona che è andato a cena e andava a cena anche col Pacciani e col Fioravanti era il giornalista Spinoso, che appunto stava Vicchio, no? Perché è marito della sorella di Rontini. Quando il Pacciani dice: "A Vicchio la gente dice, no?" Cerchiamo di concludere dicendo che il Pacciani aveva con me un rapporto molto stretto e non sono sicuro che riferimenti al Narducci li abbia fatti anche agli altri difensori. Io, dici, Bevilacqua. Io non so se li ha fatti quando io rinunciai al mandato. Dopo la soluzione in appello del Pacciani, questo mi accusò di non aver fatto tutte le indagini che mi aveva chiesto, tra cui espressamente quella sul Conte e su Narducci. Forse anche su Elisabetta. Viene chiesto: "E a conoscenza dei rapporti Pacciani-Narducci e Giuttari?"
Chiede ancora: "Lei si è interessato in passato a far acquistare una villa ad un farmacista?"
Non ricordo proprio. Cosa le ha detto il Pacciani di Villaverde?
Chiede Giuttari: "Gli ha chiesto di indagare su tutto l'ambiente, come aveva fatto per il caso Narducci e il Conte Corsini?"
Mi ha detto che in quella villa succedevano cose strane, ma senza scendere in particolari. Non mi ha mai invitato a fare indagini su Villaverde. Ora dobbiamo cercare di stringere un po', perché dovevamo, insomma, arrivare anche a un po' più in là, ma forse siamo un po' in ritardo. Ad ogni modo, cerchiamo di condensare. Allora, questa è il riferimento alla lettera che vi dicevo prima, che c'è negli atti e che, come vedete, atto numero 282, quindi dovrebbe essere agli atti, ma non è presente, datata 18/1/96. Si tratta di una lettera manoscritta di due pagine, dove il Pacciani, rivolgendosi al proprio legale, parla di aver chiarito l'indiscrezione che era apparsa sui giornali, che lui era intenzionato a cambiare gli avvocati. Poi, nel corso della lettera, fa anche riferimenti alle messe nere, alle streghe, diavolerie varie. Inoltre, fa un riferimento alla Carlizzi, da cui aveva ricevuto un telegramma, e la menzogna sullo scrittore Bevilacqua. Da dove arriveranno mai tutte queste notizie su questi sospettati, no?
Andiamo al volo a vedere un brevissimo video [Applauso] che che è la l'intervista, chiamiamola così, no, più che intervista, l'intervento, scusate, dettato. Allora, Fiasconaro, Porta a Porta, del 26 settembre del 2001. Da quello che dice, vediamo di capire di chi parla. E seguito dall'intervista al papà di Foggi, a Dino Foggi, e forse a distanza di qualche anno ci permette di capire questa associazione a chi si riferisce il papà di Dino Foggi quando dice di avere dei sospetti. Roberto Fiasconaro, che è il nostro pubblico, buonasera, giornalista freelance, che da 20 anni indaga sul mostro ed è stato ascoltato anche dal dottor Giuttari, su un misterioso signore tedesco che potrebbe rivelare delle cose. Che cosa? Ma questo misterioso signore tedesco era conoscente di una signora tedesca che vive a Roma, che io casualmente telefonicamente ho avuto modo di ascoltare per motivi legati al mio lavoro, e questa signora mi raccontava che questo signore tedesco, che tra la fine degli anni '70 e la fine degli anni '80 viveva in una zona compresa tra San Casciano e Mercatale, si era impicciato, questo è stato il termine che ho usato, di questa setta satanica, perché lui parlava di una setta satanica che si era macchiata di crimini orrendi, però si era impicciato perché aveva promesso ad un parente di una di queste vittime, che non erano i due tedeschi e nemmeno i francesi, ma italiani, e questo sarebbe opportuno che questo parente magari si facesse vivo, aveva promesso che avrebbe vendicato queste vittime. Allora, quando entrò in possesso di prove schiaccianti, andò da tutti, polizia, carabinieri, magistratura fiorentini, però venne deriso. Allora si attaccò al telefono e testò in telefona tutti i settimanali tedeschi, chiedendo un'intervista in esclusiva ed ebbe la stessa risposta, cioè non li credettero assolutamente. Però trovò una persona di cui venne confidente, si fes confidente, appunto, che raccolse questa confessione, che a sua volta me l'ha rivelata. E questo tedesco, però, ecco, in questi ultimi giorni c'è stata una rettifica, una precisazione, non sarebbe poi scappato, come è stato scritto nei suoi giornali, in Africa perché perseguito dalla setta, ma sarebbe andato in Africa dopo aver vagato per vari paesi europei perché inseguiva un componente di questa setta. Ora le tracce si perdono qualche anno fa. L'ultimi è una pista interessante, ma noi abbiamo il dovere di verificare ogni pista. Io credo in una vicenda di una tragicità così unica, la magistratura e la polizia giudiziaria debba fare tutte le tutte le verifiche. Bene, vediamo adesso la testimonianza del padre di Giovanni, che fu ucciso dal mostro all'81. Ancora Viera Carbone. Alberto SP. Il 6 giugno 1981, il mostro di Firenze colpisce ancora. A Galluzzo, in un viottolo poco lontano dal centro abitato, Carmela Di Nuccio è uccisa insieme al fidanzato Giovanni Foggi, all'interno di una Fiat Ritmo. Alla ragazza, per la prima volta, viene asportato il pube. Giovanni sarà trovato completamente sfigurato, accasciato all'interno della sua auto.
"Il figliolo in me di pane, meglio di pane si mangia. G era un ragazzo per bello, un ragazzo educato, ragazzo alle F. Stava quella sera lei ha visto che suo figlio non rientrava a casa? Si è subito preoccupata pensando ad un omicidio, ad un incidente. Ci racconti."
"Pensate tante, si, si è tiato tutta la notte, si è fatto, si è detto. E poi come ha fatto quando ha scoperto quello che era successo?"
"Adesso le 10 di mattina, c'hanno detto dalla Questura. Cosa le hanno detto?"
"Era morto."
"Glevo morto?"
"Lei ha visto suo figlio?"
"Sì, sì, si è visto."
"Crede che si possa trovare veramente non solo il colpevole d'omicidio, ma il mandante?"
"Ma questo non lo so, se lo sanno che di più grossi che comandano. Io non gli dico niente."
"Ma sulla figura di Pacciani, che cosa dice?"
"Pacciani sarà il complice?"
"Ma lei si è fatto nella sua testa un'idea? Ce l'ha un'idea?"
"Ce l'ho e la tengo, ma non dico nulla perché tanto..."
"Un ultimo ricordo che lei ha di lui, l'ultima volta che l'ha [Musica] [Musica] visto?"
Mi si stringe sempre il cuore a vedere questa intervista e particolarmente io ce l'ho e me la tengo. Mi sono sempre chiesto a chi si riferisse, ma adesso tutto mi sembra molto più chiaro, visto che a parlare prima di lui è Fiasconaro e che dice che il famoso tedesco avrebbe promesso ai familiari di una delle vittime di, insomma, fare giustizia in qualche modo, di consegnare i responsabili alla giustizia. Ovviamente, qualcuno di voi l'avrà già capito, il tedesco in questione è Gerer Weber, il personaggio di cui parla Giuttari nella successiva annotazione, quella del 3 dicembre, sui mandanti. Questa trasmissione del 26 settembre, Fiasconaro viene sentito nel nel mezzo tra la tra la trasmissione, ovviamente, e l'informativa. In questa informativa, sappiamo bene, viene fatto il riferimento. Andatevelo a vedere, ve la volevo leggere, ma insomma, per questione di tempo, si fa riferimento a tutta una serie di informazioni che vedono questo Ger Weber. Andiamo a leggerlo, va. Tanto anche se siamo in ritardo. Allora, Giuttari dice: "Ambiente Re Krishna. Già durante lo sviluppo delle indagini sui complici di Pietro Pacciani erano emerse frequentazioni da parte di alcuni personaggi, comunque di interesse per le investigazioni, con la Villa degli Hare Krishna, ubicata a San Casciano, pochi centinaia di metri il luogo del duplice omicidio. Infatti, la villa in questione era frequentata da parte dello stesso Pacciani, vedasi dichiarazioni di Cecchini Mario, nonché da Filippa Nicoletti del Mago Salvatore Indovino, vedasi anche dichiarazioni di Verdino Francesco. Il se Krishna sono risultati infrequenti rapporti coi Corrado, madre figlia, proprietari di Villaverde. Anzi, dall'attività sinora svolta sono risultati abituali frequentatori, specie nelle ore serali e notturne, dell'abitazione dei due donne. Inoltre, è risultato che i componenti di detta setta erano ospiti da, anche ospitati anche da Salvatore Indovino, vedasi dichiarazioni di Nicoletta di Nicoletti Filippa, tutto da dichiarazioni di di di questo circo di personaggi, no? A proposito di detta comunità, va ricordato che la società da Anuman, vi ricordate nel vecchio canale, facemmo diverse puntate sulla questione proprietario dei beni immobili, aveva trasferito la propria sede da Roma a San Casciano in data 17/10/80. Recentemente si sono acquisite dichiarazioni da parte del cittadino tedesco Gerard Weber, che già nell'87 aveva fatto dichiarazioni alla sede della città. Setta come luogo di interesse per le indagini sui fatti. Il Weber, sentito verbale il 24 ottobre 2001, quindi dopo la trasmissione, ha confermato quanto a suo tempo dichiarato, in particolare per quanto riguarda poco."
Dopo, per quanto riguarda la sede in questione, ha raccontato quanto segue: che dopo aver letto il servizio su Panorama, incuriosito dal caso, aveva voluto verificare se nella zona dei delitti fosse qualche sede della Setta degli Hare Krishna. Così era stato. Consultando un libro intitolato "La Reincarnazione", aveva potuto accertare che proprio a Firenze, in via degli Scopeti 108, vi era proprio una sede degli Hare Krishna.
Aggiungeva che all'epoca si era recato più volte nella sede e lì, parlando con alcune persone che vi lavoravano, aveva avuto diverse notizie da lui ritenute interessanti e che aveva riferito agli inquirenti, tutelando la riservatezza delle sue fonti per non creare loro problemi di sicurezza. Che gli inquirenti, che gli elementi acquisiti e che, a suo giudizio, avrebbero potuto essere di interesse investigativo erano i seguenti: aveva saputo da uno dei suoi informatori che, quando si era diffusa la notizia dell'uccisione dei due turisti francesi, era scomparsa una persona di nazionalità tedesca che viveva nella zona della Setta, con un cane di razza pastore tedesco. Interessante, no? Perché rimane il cane pastore tedesco, quindi riferimento, no, così suggestivo anche al cane pastore che si vede in una foto con Pacciani. E di lì, e di lui e di lei non si erano più avute notizie di questa persona.
Aveva appreso anche che nella notte, nella stanza che quella notte, nella stanza occupata dal tedesco, vi era stato un grande chiasso e che nei giorni successivi era stato notato il cane che girava da solo nella zona, spesso accanto ad una specie di discarica frequentata da Pacciani, no, che si trovavano nei pressi. Aveva saputo che questo suo connazionale si chiamava Wolfgang e forse era originario di Soccard. Aveva trovato sotto il materasso dove dormiva il tedesco una polizza assicurativa della Fondiaria, intestata a tale Giarola Pietro, che è uno degli appartenenti di spicco della degli Hare Krishna.
Le macchie, le le macchine delle quali aveva parlato all'epoca agli inquirenti e che furono da lui rinvenute vicino alla sede della Setta, secondo le sue supposizioni, avrebbero potuto essere utili per le indagini. All'interno di questi mezzi, aveva notato su uno dei tappetini alcune macchie di colore marrone che gli erano sembrate macchie di sangue. Precisava che si trattava di quei tappetini, di quei tappetini che prima aveva nascosto in un bosco e poi aveva fatto recapitare alla polizia di Wiesbaden tramite il console tedesco a Firenze.
Aggiungeva che nel bagagliaio di dette macchine aveva notato dei ferri che gli erano sembrati di quelli utilizzati per montare le tende da campeggio. Sempre in una delle macchine, aveva anche trovato un cartellino pubblicitario con la scritta "Abus Tres Pants", che poi aveva saputo essere un disegno pubblicitario della Moriot tedesca. Questo è quello che riassume Giuttari. No, poi vediamo cosa dicono i parenti della Moriot.
Per acquisire ulteriori notizie sulla vicenda, si era recato in Francia e in Svizzera ad incontrare i familiari della Moriot. Aveva incontrato la madre e il cognato. Quest'ultimo, nella città di Basilea, al quale aveva fatto vedere il disegno pubblicitario qui sopra. Dopo aver parlato ed averlo posto in visione alla propria moglie, sorella dell'ucciso, comunicò che si trattava di un oggetto pubblicitario creato proprio dalla Moriot uccisa.
Aveva saputo anche che dall'Italia la Moriot, qualche giorno prima di essere uccisa, forse tre, aveva telefonato, forse dalla zona di Torino, a casa, dicendo che sarebbe andata dalla polizia a denunciare i responsabili dei delitti di Firenze. Raccontava ancora che la madre della Moriot gli aveva detto che la figlia era, che era seguace della Setta degli Hare Krishna, aveva una catenina di appartenenza alla Setta e che portava sempre al collo, catenina che la polizia non avrebbe poi trovato tra gli oggetti della figlia.
Confermava tutto quello che aveva raccontato a suo tempo sul belga Tyrion, che era andato a trovare nella sua casa a Namur. Aggiungeva che in una delle due auto di cui aveva parlato, aveva trovato anche un foglietto di carta stracciato, del quale si poteva leggere "Namur" e questo dettaglio era stato un altro elemento che a suo tempo aveva ritenuto interessante, anche per quelle cose macabre che aveva notato appese in una parete della casa del belga, e cioè cose strane con peli e parti di corpo verosimilmente umani, che mai aveva avuto modo di vedere in un'abitazione, appesi come fossero dei trofei.
Aggiungeva altresì di aver appreso che questo belga aveva frequentato la zona di Firenze, come aveva accertato presso i campeggi, o aveva trovato le sue tracce. Aveva saputo anche che era stato nella Setta, nella sede degli Hare Krishna. Ricordiamo che tutto questo, insomma, adesso viene poi risentito come avevamo visto nel 2001, ma tutto questo nasce, no, nell'87, che è proprio quando nasce un po' il discorso Narducci e tutto.
Aveva saputo anche che era stato nella sede degli Krishna. Quando si era recato presso la polizia di Firenze, aveva esposto le sue ricerche ad alcuni poliziotti, tra cui ricordava tale Sirico, che lo aveva contattato anche molte volte al telefono, e tale Zizzi, con cui aveva fatto un sopralluogo nella sede degli Hare Krishna. In quelle occasioni, aveva consegnato diverso materiale anche in originale, tra cui diverse foto Polaroid che riguardavano le due auto da lui trovate nei pressi della sede, foto che riguardavano bambini degli Hare Krishna, un sacco con la scritta Poste Italiane, scusate un attimo, eh, trovato nel bosco nei pressi delle due auto, e al cui interno vi erano foglie di quercia secche, un atlante che riproduceva la parte del confine tra la Francia e la Svizzera, nella zona di Marsiglia, sud, con un elefantino raffigurato in corrispondenza di nomi di filiali.
L'atlante gli era stato consegnato dai familiari della Moriot e in esso erano segnati i luoghi delle filiali delle ditte di scarpe che avevano avuto rapporti con Lucis. Nel corso dei contatti con la polizia di Firenze, aveva fatto vedere anche un video, una videoregistrazione effettuata nella sede degli Hare Krishna e nei luoghi ove aveva rinvenuto gli oggetti. Precisava di aver fatto vedere anche le immagini di una persona di 35 anni che era nella sede della Setta e che, da uno dei suoi informatori lì sul posto, aveva appreso trattarsi del figlio di un'importante persona di giustizia di Firenze.
Aggiungeva che si era verificato un fatto strano, e cioè che nel vedere il filmato, si era accorto che vi era una parte oscurata. Aveva chiesto i motivi e gli avevano risposto che il tecnico della polizia aveva fatto un errore. Aveva constatato che si era oscurata proprio la parte del nastro che riguardava i movimenti di quella persona. Aggiungeva che successivamente aveva recuperato una parte del nastro che riguardava quella persona.
A proposito di questa persona, specificava che gli avevano riferito che si chiamava Pietro, che era un uomo di 30-35 anni, alto più o meno 1,80, figura atletica, senza barba e baffi, capelli corti, scuro, senza occhiali, orecchie di dimensioni normali, con lineamenti non squadrati, naso normale, occhi sicuramente non blu o verdi, vestiva normale, nel senso che non aveva il tipico abbigliamento degli appartenenti alla Setta.
Specificava ancora, anche se non gli era stato fatto il nome di questa persona, per come gli era stata rappresentata, aveva intuito che forse era un figlio del giudice Vigna. Così, e di ciò che aveva avuto conferma, e di ciò aveva avuto conferma in un successivo incontro con la sua fonte. Questa, infatti, alla sua domanda, tornando al discorso di quella persona, se si trattasse del figlio di Vigna, non aveva smentito e così aveva interpretato quel silenzio come una risposta positiva.
Aggiungeva che aveva avuto modo di conoscere, tramite la televisione, soprattutto i giornali, il giudice Vigna. La somiglianza tra questi e quella persona era davvero impressionante, dal momento che avevano veramente lo stesso viso. Aggiungeva ancora che il suo informatore gli aveva riferito che quella persona era un agente della Setta, nel senso che curava la sicurezza, almeno così aveva capito all'epoca.
Dichiarava inoltre che, secondo le sue informazioni, quella persona era stata presente nella sede della Setta, che abitava nei piani superiori, dove, da notizie avute, vivevano altre persone facoltose che seguivano la Setta. Dichiarava ancora di aver notato questa persona parlare con l'ispettore Zizzi, quando aveva fatto il sopralluogo nella sede della Setta. Da come i due si parlavano, aveva avuto l'impressione che si conoscessero.
Quando era andato a trovare la famiglia di Moriot, aveva dormito a casa loro, aveva parlato a lungo col cognato e con la sorella di Moriot, apprendendo che Nadine aveva avuto problemi per l'affidamento delle due figlie dopo la separazione del marito. Dichiarava inoltre di ricordare che aveva chiesto al cognato se Moriot fosse collegata alla Setta degli Hare Krishna, perché aveva saputo che l'uccisa aveva la collana di questa Setta e l'uomo ucciso che si trovava con la Moriot suonava al tamburo nelle feste degli Hare Krishna.
Il cognato gli aveva detto, almeno così gli sembra di ricordare, che Moriot aveva conosciuto il suo compagno in una festa della Setta in Francia. Il cognato e la sorella di Moriot gli avevano riferito con assoluta certezza che la sua congiunta era venuta in Italia col suo compagno perché intendeva denunciare i responsabili degli omicidi del mostro di Firenze, che per questo motivo li avevano ammazzati. Questo gli era stato ripetuto più volte e gli era stato precisato che di questo erano a conoscenza solo il cognato e la sorella dell'uccisa, mentre la madre sapeva che era partita per motivi di lavoro legati al commercio delle scarpe.
Ora, in conclusione, credo andiamo a vedere quello che poi l'avvocato Vian Adriani presenterà nel 2010 e consegnerà a mano a Canessa, e che viene prodotto in realtà il 18 di aprile del 2002, quindi siamo poco dopo gli atti che stiamo leggendo, no? Ed è un resumé che il cognato della Moriot ha inviato, aveva inviato all'avvocato Adriani proprio in merito a Weber. E andiamo adesso a vedere che cosa ci dice. Vi leggo la traduzione, poi vi farò vedere gli allegati.
Traduzione che ho fatto. Quindi, in seguito alla visita, alla visita a Nizza il 12 aprile 2002 di mia nipote Stella Lanciotti, in qualità di marito di Catrin Moriot, sorella ed erede di Moriot, vi prego gentilmente di prendere nota del riassunto della riunione che il signor Weber, con suo genero come interprete, ha voluto concederci tra l'87 o il 1988, non riesco a trovare la data esatta. Riassunto delle indagini e rivelazioni. Secondo il signor Weber, la proprietà adiacente ai luoghi di ritrovamento delle vittime a San Casciano in Val di Pesa apparteneva al, era affittata ad una Setta. Il signor Weber si è recato sul posto e ha posto alcune domande a una persona che sembrava inquieta, prima che venisse allontanata da altre persone. Credo che questa conversazione sia stata registrata dal signor Weber.
Cerchiamo di capire quello che ritorna e quello che invece non ritorna, no? Nel riassunto di Giuttari, il signor Weber è riuscito a procurarsi un libro simile a una Bibbia, che ci ha mostrato, e il libro viene anche citato da Giuttari. In questo libro si possono vedere immagini a colori che mostrano le parti genitali, le tette e le estremità dei seni di una donna, che erano mascherati da un triangolo bianco. Un uomo che porta una collana di teste decapitate di bambini. Insieme a questo libro, il signor Weber si è procurato un buono d'ordine per un libro di ricette vegetariane dell'ambiente degli Hare Krishna, scritto da Hare Krishna.
Il signor Weber ci ha mostrato un'immagine pubblicitaria che ha ottenuto al Salone di Bologna, quindi l'ha ottenuto al Salone di Bologna, non l'ha trovata nella macchina, secondo quello che dicono i parenti, nella quale la posizione di un uovo, di un uomo, assomigliava stranamente a un'immagine del libro citato precedentemente. Questa immagine poteva rappresentare un uomo che compiva un sacrificio con un oggetto simile a un coltello o qualcosa di simile. Adesso vedremo l'immagine, ma non c'è nessuna conferma quanto dice il cognato del fatto che fosse un materiale pubblicitario della povera Nadine, come invece viene detto nell'informativa.
Durante la sua visita alla proprietà, il signor Weber ha scoperto un'auto tra i cespugli. In quest'auto ha trovato tutti i tappetini. Sotto i tappetini, un documento riguardante il veicolo, intestato a tale il signor Giarola Pietro, figlio di una personalità importante della giustizia fiorentina. Questo loro lo davano per scontato perché gliel'ha detto il Weber. Ah, inoltre ha scoperto tracce di sangue sotto il tappetino. Anche che fosse sangue, ha detto il Weber. Non c'è nessuna prova che fosse sangue. Dal bagagliaio, in possesso di questi elementi, li ha trasmessi alla polizia per farli analizzare, affinché potessero fare la loro indagine.
Qualche tempo dopo, volendo sapere se la polizia aveva effettuato le indagini necessarie, non poté che ottenere un rifiuto e risposte evasive che non riconoscevano più i fatti. La polizia ha evidentemente fatto sparire queste prove. In seguito ho potuto constatare che l'auto nascosta tra i cespugli era sparita in un'autodemolizione. Ora vedremo però quando è stata demolita, visto che qua si parla dell'87-88.
Il signor Weber ci ha informato che la sua indagine lo ha condotto in Belgio. Sul posto, frequentando regolarmente una pizzeria, ha volontariamente fatto conoscenza con un cliente abituale, al quale ha potuto avvicinarsi scattando in incognito alcune foto. Secondo l'organigramma della Setta, quindi queste foto, insomma, secondo l'organigramma della Setta, vi sarebbero reclutatori ed esecutori. Quest'uomo sarebbe un esecutore. Queste foto rappresenterebbero l'uomo in questione e una stanza della sua abitazione, dove sono appese ai muri statuette del tipo Giaro, maschere e oggetti pelosi che, secondo il signor Weber, potrebbero essere pubi, dei pubi.
Sono sorpreso che questi elementi non siano ancora in vostro possesso da oltre 10 anni e spero che vi consentano di avanzare nelle vostre ricerche, auspicando vivamente che si giunga finalmente a una vera giustizia. Serge Cédri. Ora, questo è l'esposto originale e l'esposto è la, e il resumé originale in francese, come vedete, e abbiamo anche gli allegati. Questo è il biglietto da visita che Weber, insomma, dà ai parenti della Moriot. Fos Collector Sistemi Energetici, Serra dei Conti, Ancona, in qualità di amministratore delegato. Quindi qua si parla di Ancona, più che di tedesco che vive a San Casciano, no?
Qua ci sono gli altri riferimenti, polizia criminale in tedesco, di Wiesbaden. Questi scritti da, probabilmente non so se dallo stesso Weber o dai parenti della Moriot, ci sono dei riferimenti, no, a degli appartenenti alla polizia criminale di Wiesbaden, con scritto in francese, insomma, sono le persone da contattare all'Interpol, se dovesse succedere qualcosa di grave a Mister Weber. Quindi, per l'ennesima volta, torna in campo l'Interpol, e non si capisce come mai debba esserci in mezzo sempre l'Interpol in un caso come il Mostro di Firenze.
Ad ogni modo, ci sono anche dei recapiti, no? Quando parliamo di certe informazioni che, in un modo o nell'altro, insomma, sebbene veicolate da personaggi terzi, questi personaggi terzi, in qualche modo, sono sempre un po' tangenti ai servizi, no? Bruno La Carlizzi, se vogliamo, lavorino, perché in qualche modo, insomma, vicino a Bruno, altri non, insomma, non posso spingermi più in là, però, insomma, altri giornalisti, ecco, è facile che potessero avere una funzione del genere, no? Quindi, veicolazione di informazioni. Poi, sull'obiettivo, sono aperte le discussioni.
Questo è il libro dell'edizione Vedanta degli Hare Krishna di via Scopeti, con la didascalia. Dice niente di che, possiamo saltarla. Questo è il famoso biglietto che Giuttari dice, insomma, se è stato riconosciuto dai parenti, a dire del Weber, onestamente, bisogna ribadirlo, ma non avendo la sit, non possiamo avere conferma che invece i parenti ci dicono, no? Questo è un biglietto che non ha trovato in macchina, nella macchina del Giarola. Il Weber l'ha trovato al Salone di Bologna e, insomma, la circostanza particolare è che questo uomo che si vede ritratto potrebbe ricordare la figura di uno che è su questo libro, che si portava in giro Weber, che sembra che sia per raccontare in un sacrificio qualcun altro, no?
Ecco, non c'è nessun riferimento al discorso che fossero appartenenti ad Hare Krishna, né Nadine, né Jean-Michel, né niente di niente. Questi sono i riferimenti all'auto del Giarola. Citroën GS. Ecco, la proprietà viene trasferita a Giarola il giorno 13 di settembre dell'85, quindi ben dopo l'omicidio. Queste sono le foto fatte in Belgio e abbiamo una bella foto di spalle, poco leggibile, del misterioso personaggio Tyrion, dovrebbe essere Din Namur, che possiamo vedere, no? Purtroppo, ecco, le pareti in questione, dove sarebbero queste maschere, questi oggetti pelosi, che però, ovviamente, non si possono vedere in queste fotografie.
Ecco, avrei voluto farvi vedere qualcos'altro di più, però, insomma, siamo andati veramente, veramente molto oltre questa sera. Discorsi dei collegamenti con il Veneto, gli altri collegamenti con il Veneto, lo faremo un'altra sera. Vorrei leggere qualche vostro commento, ma è veramente tardissimo, quindi, se, insomma, magari andrò a vedere successivamente nella chat. Siamo andati veramente oltre, come dicevo. Quindi, se riesco mercoledì, riprendo con le indagini su Pacciani, se no, comunque, sicuramente ci vediamo venerdì. Vi lascio con una canzone o due della colonna sonora. Spero che questa puntata stimoli in voi delle riflessioni proficue, sane e soprattutto indipendenti. E vi abbraccio tutti e ci vediamo alla prossima puntata. Ciao.
[Musica]
Another Dream Ling Hand Hand and Across The land Shadows can Twi Soul Heart swe beties CH Twi Blood for my [Musica] like Pes Love So pure Love So rare in Burns a fire Twi Mirror in the I can't Twi love song you diewe [Musica] don't cha Twi Blood My [Musica] F me freee we have to see this and Symphony of Chaos Dan and Blood My touch but se me free love Twi [Musica]