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Emigrazione italiana

Ulrich24:09

Transcription

E l'America, signori miei, fa sparire i calli alle mani e i duroni ai piedi, perché nell'America si lavora poco e si marcia in carrozza, come me. Credere ai sogni, fidarsi delle promesse, partire in cerca di un futuro al di là del mare, partire stipati come merci nel fondo di una nave.

Sono migliaia gli italiani che, tra la fine dell'800 e i primi decenni del '900, attraversano l'oceano. È l'avanguardia di quei 27 milioni che, tra il 1876 e il 1976, varcheranno i confini d'Italia in cerca di un lavoro.

Nelle valli delle Alpi e degli Appennini, e nelle pianure, specialmente dell'Italia meridionale, e perfino in alcune province fra le meglio coltivate dell'alta Italia, sorgono tuguri ove, in un'unica camera affumicata e priva d'aria e di luce, vivono insieme uomini, capre, maiali e pollame.

Così fotografa la situazione italiana l'inchiesta "Aria" del Parlamento, pubblicata nel 1882. È l'immagine di un'Italia povera e senza risorse, un'Italia unita da soli 20 anni, con una popolazione di 30 milioni di persone. Il 68% non sa né leggere né scrivere e l'aspettativa di vita è di appena 35 anni. Su 1000 bambini nati vivi, ne muoiono in media 225 nel primo anno e altri 148 prima dei 5 anni. Un impressionante tasso di mortalità, quasi il 40%. Molti non hanno altra scelta che cercare pane e lavoro in terre lontane.

E i primi a partire sono proprio i bambini, bambini tra i 7 e i 14 anni, venduti per 100 lire all'anno, poco meno di €400 di oggi. 100 lire in cambio di un figlio. Figli rimasti a casa, soldi che, in un anno, dicono le statistiche dell'Istat, basteranno appena per due etti di pane al giorno e 1 chilo di pasta a settimana. Quanto al fabbisogno di proteine, quel denaro permetterà di acquistare in un intero anno solo 3 chili e mezzo di carne e 10 chili di fagioli secchi.

Sono migliaia i patti stipulati. Il codice garantisce al padre il diritto assoluto e indiscriminato di esercitare volontà e potere sulla prole. Col contratto, quel diritto passa di fatto al padrone. Le piazze e le fiere d'Europa si riempiono di piccoli ambulanti, al servizio di uomini spesso dispotici e spregiudicati.

A 6-7 anni, si calano nei camini di Vienna o di Parigi. E piccoli vetrai lavorano davanti a forni incandescenti nelle fabbriche di Lione.

Nel 1901, il giovane economista Luigi Einaudi pubblica un articolo sulla liberazione di 80 bambini, salvati dall'opera di assistenza fondata dal vescovo di Cremona Geremia Bonomelli. La conclusione di colui che diverrà il primo presidente eletto della Repubblica è amara e rassegnata: "Nonostante tutto, pericoloso e forse anche colpevole sarebbe il sopprimere, per ora, l'unico mezzo che resti a quella popolazione per non morir di fame".

Einaudi ha ragione. Visto che in patria la terra sembra troppo avara e il lavoro troppo poco, tanto vale lasciarsi incantare dalle parole di agenti, mediatori, imbonitori. "Ascoltate, ascoltate, brava gente dei campi! L'America è il vero elisir di lunga vita! Si chiama America! È l'America, signori miei, fa sparire i calli alle mani e i duroni ai piedi, perché nell'America si lavora poco e si marcia in carrozza, come me! Senza contare che nell'America spariscono tutti i malanni che vi affliggono! Qua voi siete qua ad ascoltare le mie parole e a pensare ai vostri guai, e intanto qui la gente balla, ride, fuma la pipa e va a teatro tutte le sere! E voi restate qua con queste facce sgraziate, quando ci sono treni, navi e bastimenti che aspettano per portarvi qui! Silvestro, Eusebio, distribuite a tutti il programma e unitevi di chiedere un soldo a nessuno, eh!"

Partono in tanti i contadini d'Italia. E mentre lasciano in gruppo il paese, le campane della chiesa suonano a morto. Terra lontana, che è quasi sempre un addio.

La rotta verso le Americhe è stata, fino a questo momento, pressoché monopolizzata da compagnie inglesi e tedesche. Sono pochi i piroscafi italiani attrezzati per trasportare masse di passeggeri oltre l'oceano. Ora, in tutta fretta, fatiscenti navi da carico si trasformano in navi passeggeri. Vecchie e malandate, imbarcano folle sempre più numerose di passeggeri di terza classe.

185 lire, oltre €700 di oggi, non è certo un prezzo economico per il biglietto. Ma le compagnie di navigazione italiana fanno di tutto per renderlo accettabile. Mostrano un mondo di navi colorate che scivolano tranquille su un mare sempre calmo, tra efficienza, ordine e pulizia. Il Lloyd italiano costruisce quattro bastimenti destinati al trasporto dei migranti. La propaganda della compagnia sottolinea che i dormitori sono tutti con finestrini e il trattamento e il servizio inappuntabili.

I manifesti della Veloce e della Navigazione Generale Italiana pubblicizzano partenze settimanali. Tutti comodi, comodi, sottolineano, e mostrano la sezione del piroscafo Duilio con i piani nobili destinati ai saloni, alle sale da musica, alle piscine coperte e alle cabine di lusso della prima e della seconda classe. Ma che, grazie! Qui, un camerone appena sopra il pelo dell'acqua, con centinaia e centinaia di cuccette per gli emigranti. Mettere una massa di uomini, donne e bambini da nascondere agli occhi dei passeggeri di prima classe.

"Emigrante, emigrante, emigrante, emigrante, emigrante, emigrante, emigrante", scrive un medico di bordo nella sua relazione datata 1895. "L'impressione di disgustosa ripugnanza che si riceve scendendo in una stiva dove hanno dormito gli emigranti è tale che, provata una sola volta, non si dimentica più". Morbillo, varicella, malaria sono i compagni di viaggio più frequenti nelle stive di queste, che molti chiamano, le navi di Lazzaro.

Ma la traversata è rischiosissima, soprattutto per i bambini. Nel 1896, su 137 morti a bordo dei piroscafi in rotta per le Americhe, i piccoli con meno di 5 anni sono addirittura 90, quasi il 70%. Per molti genitori, la perdita di un figlio durante il viaggio è quasi un inevitabile pegno da pagare al nuovo mondo.

Tra il 1887 e il 1902, quasi un milione e mezzo di italiani sbarca a New York. A partire dal 1892, tutti gli aspiranti immigrati vengono convogliati sull'isola di Ellis Island. Qui entrano a far parte di una vera e propria catena di montaggio, destinata a esaminare fino a 5000 immigrati al giorno. Agenti federali in divisa sottopongono ciascun candidato a visite mediche e controlli accurati. L'obiettivo è individuare le persone che vengono definite fisicamente e intellettualmente difettose, perché siano respinte e rinviate in patria con la prima nave.

Per i più fortunati, la sosta dura solo poche ore. Per gli altri, la maggioranza, si trasforma in giorni o addirittura settimane di quarantena, tra controlli medici, interrogatori e test psicologici. Solo chi ha superato a pieni voti tutti i controlli può lasciare Ellis Island e sbarcare finalmente in terra d'America. Parenti e paesani sono lì, pronti ad accogliere i nuovi arrivati. Per questi, sarà più facile ambientarsi e trovare un lavoro. Sarà come ritrovare un pezzo di paese e ricominciare da lì.

Ma molti non hanno nessuno ad attenderli, non sanno dove andare. E intanto scoprono che qualcuno qui non li vuole e li considera solo pericolosi affiliati alla malavita organizzata. "Occhio, zio Sam! Sbarcano i sorci!", così titola la vignetta pubblicata da un giornale americano e mostra topi migranti scendere correndo da una sorta di stiva su cui è scritto "Discarica quotidiana direttamente dai bassifondi d'Europa".

Sarà difficile ambientarsi. Sarà difficile farsi accettare. Qualcuno ci riesce, impara a cavarsela, a mettere a frutto le proprie capacità, a ricavarsi uno spazio in questo nuovo mondo. Ma qualcun altro non ce la fa, si lascia irretire dagli uomini della Mano Nera, diventa un tirapiedi del racket o un piccolo boss di quartiere.

Li chiamano "Wop", "Without Official Papers", ovvero emigranti senza passaporto. E quella parola "Wop" echeggia con disprezzo. L'italiano "guappo". Li chiamano "Dago", da "dagger" che significa coltello, pugnale. "Gli italiani sono infidi, litigiosi, violenti", affermano con rancore molti americani, sempre pronti a ferire e colpire chiunque per un nonnulla. "Sono il popolo dello stiletto". Li chiamano "bats", pipistrelli, "perché sono mezzi bianchi e mezzi neri", scrive il giornale Harper's Weekly, "così come i pipistrelli sono mezzi uccelli e mezzi topi".

Sulle schede degli emigranti sbarcati a Ellis Island e provenienti dai porti italiani, accanto al colore della pelle è scritto: "Sì, White (bianco), ma con un punto interrogativo". Sono davvero bianchi? Con quella carnagione olivastra, davvero non hanno sangue nero nelle vene? No, gli italiani non sono bianchi, accusano gli stati del Sud. Vivono vicino ai neri, lavorano con i neri, i loro bambini giocano insieme, le loro donne si scambiano aiuto, gli uomini parlano e lavorano fianco a fianco. In sostanza, gli italiani immigrati sembrano infrangere la più rigida delle regole degli stati del Sud: non rispettano la separazione delle razze.

E allora, come i neri, è giusto punirli pubblicamente, ricorrendo anche a processi sommari. "La... Latini... italiani...", bisbiglia morente il capo della polizia di New Orleans, accasciandosi a terra, colpito a morte in un agguato. È l'11 febbraio 1891. La Latini italiani. La comunità italiana è la più numerosa di New Orleans. Su una popolazione di circa 242.000 abitanti, ci sono ben 30.000 immigrati, in gran parte impiegati nel commercio di pesce e di frutta.

"Arrestate tutti gli italiani!", ordina il sindaco. "Circondate i loro quartieri!". 150 italiani vengono fermati e accusati di affiliazione alla Mano Nera. Arresti indiscriminati, interrogatori illegali e, alla fine, il processo per 19 di loro, imputati dell'omicidio, assolti per insufficienza di prove. Gli italiani vengono ricondotti in prigione. È il 14 marzo, quando alle 10 del mattino una massa scalmanata si riunisce davanti alla prigione. Urla contro la giuria infame che ha assolto gli assassini, invoca castigo e vendetta. Sono più di 20.000, tra loro anche molti neri. Poveri contro poveri, emarginati contro emarginati. Assaltano il carcere, trascinano fuori a viva forza 11 italiani. Ne uccidono 9 a colpi di fucile, due li impiccano all'albero davanti alla prigione.

Ma i linciaggi contro gli italiani non si fermano. Sono otto quelli accertati tra il 1891 e il 1910, con ben 26 vittime. Ogni volta, protagonista è una folla scomposta e violenta che, in nome di una presunta autorità popolare, condanna e giustizia senza processo e senza appello. Una folla che si mette in posa, quasi fiera del proprio operato, stampa cartoline con le foto di quelle drammatiche scene e le invia con orgoglio in ogni angolo del paese.

Come quest'immagine scattata a Tampa, in Florida, nel 1910. Mostra i corpi senza vita di Costanzo Ficarotta e Angelo Albano, due italiani linciati durante uno sciopero in una fabbrica di tabacchi. Forse sono accusati di aver attentato alla vita del capo di una fabbrica di sigari, forse di non aver preso parte allo sciopero. Ma questo poco conta per una folla pronta a scatenarsi impunemente nel rito del linciaggio dello straniero, del nemico, dell'altro.

La fabbrica Triangle era nota per ostilità a scioperi e sindacati. Spesso assoldava prostitute ed ex detenuti per picchiare gli scioperanti. "Mia nonna andò a lavorare per la fabbrica Triangle, che era il più grande datore di lavoro nel nostro quartiere a quel tempo. E poi, quando mia zia Lucia diventò maggiorenne, anche lei andò a lavorare là. E poi la mia altra zia Rosaria, che era appena una ragazzina, fu assunta là."

La fabbrica Triangle occupava l'ottavo, nono e decimo piano di un palazzo nuovo di zecca, vicino al Greenwich Village. Vi lavoravano 500 operaie, 500 giovani donne, costrette a lavorare in silenzio. È assolutamente vietato parlare anche con la vicina di stanza. Le stanze rigorosamente chiuse a chiave. I padroni temono il furto della stoffa e, soprattutto, l'ingresso in fabbrica di qualche rappresentante sindacale.

Il pomeriggio del 25 marzo 1911, sabato, all'ottavo piano scoppia un incendio. Subito si propaga ai piani superiori. Fuori, scale e pianerottoli sono avvolti dalle fiamme. Per salvarsi, le ragazze si gettano dalle finestre. È un massacro. Spente le fiamme, si conteranno 146 cadaveri di giovani donne, perlopiù italiane. Linciaggi, incendi, aggressioni: tragici effetti di un'ostilità anti-immigrati che non accenna a placarsi.

Calumet è un piccolo paese al confine tra Michigan e Canada, divenuto, dopo la scoperta di un ricco giacimento di rame, uno dei centri più importanti per l'estrazione e il commercio del metallo. A Calumet, numerosissimi, tutti di origine europea: finlandesi, svedesi, croati, russi e soprattutto italiani. Una vita dura e difficile. 2 dollari di paga al giorno per 10-12 ore sottoterra, tra incidenti mortali che si verificano a catena.

Nel luglio 1913, nelle miniere di Calumet comincia uno sciopero. Obiettivo: la settimana corta e una riduzione a 8 ore dell'orario di lavoro. Lo scontro è duro, frontale. Si mobilitano contro gli scioperanti persino le truppe a cavallo, con la baionetta innestata. Arriva Natale, lo sciopero è ancora in corso e i minatori sono stremati. Ma è Natale, i bambini devono avere la loro festa. L'appuntamento è il pomeriggio del 24, nel "Italian Hall", che chiamano "Italian Hall". Canti, giochi e un po' di allegria per dimenticare la paura dell'inverno, per allontanare lo spettro della disoccupazione.

Poi, all'improvviso, gli uomini del padrone della miniera si affacciano alla porta e gridano: "Al fuoco!". Nel salone si scatena l'inferno. Presi dal panico, corrono verso l'uscita. Ma la porta d'ingresso del locale è sbarrata dall'esterno. Non si apre in nessun modo. "È solo uno scherzo! Uno stupido scherzo!", qualcuno urla a squarciagola. Nessuno lo ascolta. Tutti hanno paura e continuano a correre, a fuggire, a calpestarsi l'un l'altro. Quando le porte vengono finalmente aperte, tra le risa degli organizzatori di quello scherzo criminale, il terrore si placa e la folla si riversa ansimante e sudata nell'Italian Hall. Restano solo mucchi di cadaveri: 73 le vittime, 58 i bambini.

Generalmente sono di bassa statura, di pelle scura. Molti di loro puzzano, perché indossano gli stessi abiti per settimane. Si costruiscono baracche alle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro, affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si sentono in due, cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni, però, diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina fuori dalle chiese. Donne e uomini anziani implorano pietà con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che fanno fatica a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano, sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati. Quando le donne tornano dal lavoro, i nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere e, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra chi entra nel paese per lavorare e chi invece pensa di vivere di espedienti o addirittura attività criminali.

Relazione dell'Ufficio per l'Immigrazione del Congresso Americano sugli immigrati italiani, ottobre 1912.