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Mostro di Firenze_Delitto di Rabatta: Possibile dinamica alternativa da appofondire

Dario Quaglia Investigates1:41:18

Transcription

Cring down Dead Moon in [Musica] Flows there [Musica] your to [Musica] Long he out to get you make K in he Passion. They Can't help Us S but when the Comes They beone [Musica] the down Souls [Musica] Whisper he out contr. The rivers Run Where The L Us to Rest in peace FL in K.

[Musica] Buonasera a tutte e Buonasera a tutti. Allora eccoci di ritorno con la consueta puntata settimanale, questa volta di giovedì. Questa sera la puntata sarà divisa, scusate, in due parti: una relativa appunto alla dinamica di rabatta e una, ovviamente, più breve, relativa all'inserto "Quanto costa la dignità delle persone?". Cominciamo con col dire che questa sera faremo un'ipotesi, un'ipotesi alternativa sulla dinamica di rabatta, quindi su come l'assassino e gli assassini possono aver agito durante l'omicidio. Leggiamo che cosa ci dice Zuntini nella sua perizia del 1975.

Leggiamo brevemente: "Riferisco in merito ai primi accertamenti effettuati relativi alla perizia in oggetto, affidatami in considerazione della possibilità che alcune delle notizie sotto indicate possano essere utili per le indagini in corso. Riferisco in merito alle prime risultanze relative alla perizia affidata sabato scorso 12 corrente mese." Questa era la parte preliminare, no, della perizia, dove si ipotizza poi anche, insomma, la dinamica.

"Uno, le armi usate dal reo per uccidere le due vittime sono sopra indicate: sono una pistola automatica Beretta calibro 22 Long Rifle modello 73 o 74, 76 quasi identiche, impiegando cartucce calibro 22 Long Rifle marca Winchester; un coltello da punta e taglio solo da un lato con lama larga circa cm 5 e lunga circa cm 10. L'identificazione dell'arma si può considerare pressoché certa per le seguenti ragioni: i cinque bossoli repertati hanno chiaramente impresso il segno dell'espulsore, il che li fa segnare la categoria delle armi automatiche; i revolver ne sono sprovvisti. Il segno di percussione anulare su tali bossoli a sbarretta rettangolare delle dimensioni di millim 1,6 x 0,75, che è il caratteristico delle armi Beretta. Ogni marca o tipo di armi in calibro 22 Long Rifle ha un segno di percussore particolare e inconfondibile. Poiché dall' ricostruzione dell'episodio risulta come vedremo che furono esplosi in rapida successione numero 11 colpi, abbiamo indicati i modelli di cui sopra che possono appunto contenere 10 o 11 cartucce nel caricatore ed una in canna. Tali armi e cartucce possono essere acquistate nelle armerie anche in zona che ne sono provviste, come da noi controllato, dietro semplice esibizione del porto d'armi dell'autorizzazione delle autorità."

Ricostruzione tecnica dell'episodio criminoso. Zuntini, qua, come vedremo, ipotizza l'attacco dalla parte del passeggero, no, quando invece, insomma, si discute da tempo, no, di questa di questa dinamica. E la dinamica più probabile si è sempre pensato, appunto, fosse quella dove l'assassino attacca dalla parte del guidatore. Comunque, andiamo a vedere la ricostruzione è stata fatta dallo scrivente sulla base dei documenti necroscopici e con la collaborazione dei medici legali dottor Maurri e dottor Marello, già incaricati.

"Le due vittime, che indossavano le sole mutandine, si trovavano abbracciati sulla poltrona di destra, quindi lui l'immagina sulla poltrona del passeggero, alla quale era stata abbattuta la spalliera. Sotto vi era la Pettini, sopra al gentilcore. Erano le ore 23:30, 23:45. Tenetelo ben presente perché Gentilcore dà l'appuntamento a sua sorella per vedersi alla discoteca al Team Club a mezzanotte, quindi di lì a poco. B. L'assassino si è presentato dalla parte destra dell'autovettura, come dicevamo, ha trovato la portiera aperta e da subito aperto il fuoco. C. I primi due, dice, fra i due, scusate, fra i due, il corpo del Gentilcore come bersaglio copriva quasi completamente quello della sua partner. Tenete presente questo particolare quando andremo a vedere il materiale grafico. Solo per tale ragione, i primi cinque colpi hanno colpito il primo, numero tre, al braccio sinistro e fianco sinistro, prima che avesse il tempo di muoversi. Tutte mortali, no, sta parlando delle ferite. Gentilcore, quindi, tre colpi in quelle zone. Numero due, la regione ombelicale di inguinale, durante il movimento di questi per ribellarsi sul sedile di guida, dove è stato poi trovato, facendo una rotazione di 180 gradi sul fianco destro, quindi attribuisce lo spostamento al Gentilcore stesso. Un sesto colpo, mancando lo stesso bersaglio, colpito e rotto il vetro della portiera di sinistra dell'autovettura, contro il quale, nel suo movimento incontrollato, il Gentilcore ha poi battuto la testa, ferendosi allo zigomo sinistro contro i vetri già in parte frantumati. Altri due colpi, mancando ugualmente il bersaglio, hanno colpito il sedile di guida, uno recuperato."

C. L'assassino, allora, ha avuto il libero saglio della Pettini. Ancora in denne, aveva ancora nell'arma tre colpi. Ha abbassato la mira e ha colpito la base del sedile di destra, quindi del passeggero, sul quale si trovava la Pettini. Il proiettile si è frantumato in cinque piccole schegge che hanno colpito la donna al fianco destro. La stessa ferita, la stessa ferita, così non gravemente. Ha alzato la gamba destra per difendersi e per tentare di uscire, ma è stata raggiunta da un colpo al ginocchio destro e da un colpo alla gamba destra. L'assassino deve essersi reso conto che le cartucce erano terminate, mentre la Pettini era ferita gravemente, ma non mortalmente, dai tre colpi e verosimilmente cercava disperatamente di difendersi con le mani. Ha estratto allora il coltello, colpendo per prima le mani e le braccia della vittima, sulle quali si notano delle ferite sanguinanti. Cioè, in vita, quindi alla tempia destra e alla guancia sinistra, ampio squarcio. Solo allora, ormai più libero, ha vibrato il numero tre colpi di coltello penetranti nella zona del cuoio, provocandone la morte pressoché istantanea. Ancora vibrato 8-10 colpi con il coltello sul corpo della sua vittima e due al fianco destro del Gentilcore, ormai morente, che era affiancato, non colpito per errore, ma volutamente, perché dal basso verso l'alto. Compiuta la prima parte della sua opera, l'assassino ha sostato almeno 10 minuti, perché intanto il sedile dove si trovava la Pettini si è intriso tutto del sangue della vittima. Attribuisce il sangue della vittima alla Pettini sul sedile del passeggero, quindi tirando questa per i piedi, le ha fatto cadere, l'ha fatta cadere dalla macchina sul dorso e l'ha trascinata per circa 3 metri dietro l'autovettura. Ivil ha strappato le mutandine, gettando i brandelli nei dintorni e col coltello le ha inferto circa 50-60 colpi in tutto il corpo. Ferite queste ultime quasi non più sanguinanti e perciò quasi non più sanguinanti e perciò riconoscibili da quelle inferte mentre ero ancora in vita perché sanguinanti. Lo stesso ha voluto poi completare l'opera col trancio di vite. E conclude: "Non si tratta di una ricostruzione ipotetica dei fatti, ogni particolare può essere ampiamente dimostrato da risultanze tecniche che esamineremo nel tempo della relazione scritta."

Ora andiamo a vedere. Questa sera cercherò di, insomma, elaborare una probabile, che non vuol dire assolutamente che sia quella giusta. Anzi, mi piacerebbe poter avere un confronto con chi studia il caso e soprattutto il delitto del '74. Però tenterò questa ricostruzione e, insomma, cercherò di farvi vedere meno possibile cose meno cruente possibili, nel rispetto delle vittime e nel rispetto vostro, cercando di, insomma, mascherare nella maniera più adeguata e in contemporanea rendere fruibile il contenuto. Quindi andiamo a vedere.

Allora, questo è il povero Pasquale. Come vedete, ho lasciato visibile solo la parte della gamba sinistra e delle mani per farvi notare che posizione sono state ritrovate, no? C'è rigor mortis, ovviamente, quindi il povero Pasquale, insomma, come tutti, tutte le vittime, era si trovava a essere soggetto del rigor mortis. E questa è l'ultima posizione che lui aveva nel momento in cui è spirato. Guardate, una gamba per lungo e l'altra, ha una mano di sotto e una sopra il ginocchio.

Andiamo a vedere le macchie di sangue ritrovate sul cadavere di Pasquale, cioè presenti, scusate, sul cadavere di Pasquale dalle foto della scena del crimine, perché poi quando è stato portato, ovviamente, quando è stato portato a medicina legale insieme alla povera Stefania, questo viene anche specificato negli atti. Ovviamente, nello spugn, nel lavare le ferite, nelle varie operazioni, si sono prodotte delle scie di sangue che non sono quelle, insomma, che si potevano riscontrare sulla scena del crimine, almeno non tutte. Alcune sono prodotte da queste operazioni, quindi bisogna andare molto cauti.

Vediamo una macchia che io qua ho mascherato, ma poi la vedremo meglio, che ha una forma molto particolare sulla base della schiena di Pasquale, all'altezza proprio sopra il fondoschiena. Un'altra macchia molto particolare è presente, diciamo, all'altezza sotto l'ascella, nella zona comunque della schiena, no, dove comincia la schiena.

Andiamo a vedere le macchie che possiamo ritrovare sul sedile. Adesso capirete meglio. Allora, questa, questo è il corpo del povero Pasquale, un ingrandimento della foto che abbiamo visto prima. Questo è il sedile e queste sono le macchie che ci sono sul corpo di Pasquale, opportunamente specchiate per poter avere, come dire, più chiarezza su come dovevano risultare quando sono state impresse. Ovviamente, bisogna girarle per vedere, no, com'erano sul sedile.

Andiamo a vedere la prima macchia. Come potete vedere, le macchie sul corpo di Pasquale, ritrovate sul sedile, sono perfettamente sovrapponibili. Ora, è ovvio, ci andrebbe il parere di un esperto. Io vi dico quello che vedo. Sono perfettamente sovrapponibili. Ora, questa parte non è visibile bene perché è colpita da una luce più forte, ma quello che poi è il colpo, no, che produrrà questo rivolo di sangue, è in quella posizione. E in questa posizione c'è l'altra ferita. Ci sono, quindi, una sorta di due avvallamenti, no, con ai lati due ferite e in mezzo c'è del sangue, probabilmente riportato dal movimento, no, delle stesse ferite, che comunque ritroviamo sia sul sedile che sulla schiena di Pasquale. Perfetto. Stessa cosa per questa ferita, scusate, per questa macchia, che, come vediamo, è perfettamente sovrapponibile. Questa macchia, però, scopriremo che non deriva da una ferita di Pasquale, lo vedremo poi. Quindi torneremo su questa diapositiva.

Abbiamo anche qua un'altra conferma. Come vediamo, questa è la schiena del povero Pasquale a medicina legale. Questa scia che vedete, io inizialmente credevo fosse un taglio, male interpretato. Invece, ovviamente, non è così, e la ferita verrà poi pulita e rimarrà il foro che è descritto, appunto, tra le ferite subite da Pasquale. E quindi questa scia di sangue, questa questa linea, insomma, non è una ferita da coltello, ma è semplicemente un rivolo di sangue, no, che, come abbiamo visto, riscontriamo anche in questa fotografia. Qua, ovviamente, qua ho di nuovo specchiato l'immagine per poter, insomma, capire bene la collocazione delle ferite. Ora, specchiando l'immagine, possiamo notare anche la probabile posizione che poteva avere Pasquale in questo momento, no? La schiena di Pasquale dava, insomma, più verso la porta del passeggero in questo momento, no, quando ha lasciato queste macchie. Quindi anche mente le gambe descrivevano un arco del genere, non so se riuscite a vedere il cursore. Ecco, col fondoschiena da questa parte, no? Quindi il fondoschiena da questa parte e la schiena ben appoggiata. Ma questo cosa implica? Implica, se almeno per la maggior parte, e qua vediamo che le ferite che vanno a produrre quel tipo di sanguinamento, molto probabilmente sono proprio queste qua di Pasquale. E basta. Poi parleremo di quest'altra. Se, insomma, Pasquale occupava in quel momento la superficie del sedile tanto da lasciare impresse, insomma, le tracce delle sue, esclusivamente delle sue ferite o quasi esclusivamente delle sue ferite, e sappiamo che lascerà dell'altro sangue sul sedile dove verrà ritrovato, perché finirà di morire proprio su quel sedile, quindi si dissangua lì.

In tutto questo, Stefania, dov'è? Inizialmente non sembrava, non sembrava che riuscissi a trovare una collocazione per Stefania a livello di tracce, no? Finché ho notato una, c'è una traccia qua sulla schiena di Stefania. Io spero voi riusciate a vederla, non si vede benissimo, mi rendo conto, eh, ma insomma, sufficientemente da poterla apprezzare. Questa è come l'abbiamo trovata, ovviamente specchiata per vedere come poteva trovarsi sulla superficie dove, a mio avviso, è rimasta impressa. Questa è la macchia, ovviamente opportunamente evidenziata, e dietro, insomma, la macchia che ho sovrapposto. Come possiamo vedere, io spero l'apprezziate a livello visivo. Cerchiamo magari di regolare un po' la. Ecco, spero che riusciate a vedere. D'altronde si vede bene il rivolo che lascia, ma insomma, anche la forma, no? Quindi la prima traccia di Stefania che mi è sembrato di riscontrare è questa traccia sulla costa del sedile del guidatore.

Quindi, riassumendo, un secondo solo che cerco di rimpicciolire questo. Poi lo vediamo dopo. Quindi, riassumendo, proviamo a ipotizzare una dinamica. Allora, noi sappiamo che Pasquale riceve tre colpi sul lato sinistro, che uno, due dei quali passano attraverso il braccio e poi penetrano nello sterno, uno un po' più basso che passa, che penetra direttamente nel corpo, e sono tre colpi. E poi riceve due colpi in area addominale dal basso verso l'alto.

Ora, proviamo a ipotizzare che Zuntini, insomma, nella sua ricostruzione, vede l'attacco avvenire dalla parte del passeggero. Io penso che l'attacco, e questo me lo fa dire più che altro un dato che, però, noi dobbiamo considerare, certo, ma di certo poco, che è il ritrovamento dei bossoli, perché sono stati ritrovati poi quando venne fatta l'autopsia, quindi quasi due giorni dopo. Quindi diamo per scontato che i bossoli fossero nella posizione giusta. Dal mio punto di vista, se i bossoli erano lì, l'attacco è avvenuto dalla parte del guidatore. Quindi l'aggressore o gli aggressori, no, in questo caso uno che spara, si avvicina al finestrino del guidatore. Ma Pasquale e Stefania, come dice Zuntini, dal mio punto di vista, sono sul sedile del passeggero, solo che è Pasquale essere sotto e molto probabilmente a essere sopra è Stefania. Quindi il mostro esplode i primi tre colpi colpendo sul braccio sinistro che dà verso di Pasquale, che dà verso la porta del guidatore, e inabilitato. Stefania, ovviamente, si spaventa e cerca di capire, insomma, guardandosi intorno, da dove arrivi l'aggressione. Nel frattempo, probabilmente, si accorge che l'aggressore sta facendo il giro, appunto, per occuparsi di lei e scalciando verso la porta, insomma, per capirci, del lato passeggero, con la schiena va a rifugiarsi a contatto con il sedile del guidatore, ovviamente cercando di capire come potersi difendere. Nel momento in cui l'aggressore apre la porta e Stefania vede che cosa sta succedendo, comincia a scalciare.

[Musica] Scalciando, l'aggressore cerca di, insomma, inabilitare anche Stefania ed esplode i famosi due colpi che poi vengono trovati. Scusa, scusatemi, i famosi due colpi che vanno a colpire il ginocchio della Stefania e il piede, la gamba, scusate. A questo punto, Pasquale è per forza ancora sul sedile, per forza di cose, perché notiamo che alla fine dell'azione, ad eccezione poi della macchia che andremo, di cui andremo a parlare dopo, il sangue che risulta sul sedile fa capire che intorno alle tracce lasciate, la schiena è pulita, quindi quello non può essere il sangue di Stefania. A questo punto, con Pasquale sdraiato sul sedile e Stefania colpita alle gambe, l'aggressore, dal mio punto di vista, prende Stefania per i piedi. È anche possibile che prima di prenderla, abbia inferto gli ultimi due colpi addominali in zona addominale a Pasquale. Dal mio punto di vista, prende Stefania per i piedi, la trascina verso di sé, con Pasquale ancora lì, quindi sopra Pasquale. Ed ecco perché a un certo punto noi troviamo questa macchia che, secondo me, e ripeto, secondo me, non ho potuto, insomma, prendere il particolare che ci interessa e così com'era, ho dovuto scurirli. Cercate di avere un po' di fantasia. Chi conosce le foto, insomma, potrà meglio apprezzare, però questa ferita, dal mio punto di vista, potrebbe essere stata generata proprio dal famoso taglio che Stefania, purtroppo, subì sul lato della faccia, un taglio bello profondo. Questo taglio genera, ovviamente, questa che vedete adesso. Poi cerchiamo di illustrarla meglio. Vedete, questa è la bocca, questa qua che sto circondando, e questo è proprio il taglio. Perché a quel punto lì, è sì intriso di sangue secco, ma è proprio la lunghezza del taglio e che genera, ovviamente, una conseguente scia di sangue. Questa è la bocca di Stefania, nel, diciamo, nella disposizione originale, nella foto originale, quindi che poggia con la guancia destra, e questa invece è la specchiata, che poggia con la guancia sinistra. Secondo me, noi abbiamo impresse entrambe in qualche modo, perché l'altezza di questa macchia, dal mio punto di vista, ci può indurre a pensare che in questa sede, una volta che l'aggressore ha trascinato Stefania, ormai ferita, verso di sé sul cadavere di Pasquale, l'abbia appunto buttata sopra il fidanzato e la testa della Stefania, in questo modo, ha appoggiato sullo schienale. In quel frangente, ovviamente, lei si ribellava ancora. Lui deve aver inflitto la famosa ferita al labbro. Penso che sia così per due motivi: uno, Pasquale non ha una ferita in quella zona, ma è macchiato; due, in quest'area, come vediamo, immaginate la fessura che possiamo vedere dividere questi due segmenti della macchia, immaginate che la fessura, insomma, sia relativa all'apertura, no, della bocca, e le due parti più scure siano relative alle labbra, quindi le zone insanguinate derivanti da questa ferita. Ce l'abbiamo, dal mio punto di vista, qua, e ce l'abbiamo, dal mio punto di vista, quando lui le gira la faccia o la gira la faccia su questo lato qua, quindi in una fase successiva. Inabilitato Pasquale e inabilitata Stefania, con Stefania ancora viva, dal mio punto di vista, perché Stefania, dalle colature delle due ferite mortali, ovvero quelle in zona sternale, avvenute con, diciamo, l'arma [Musica] bianca, si dipanano i rivoli di sangue, quindi ancora in vita, fino a dietro la schiena. Quindi lei è sdraiata in quel momento lì, possibilmente con la testa anche un po' indietro, e troviamo delle tracce di sangue anche dietro la macchina, dove lei, no, viene depositata e poi, purtroppo, finita, dal mio punto di vista, dall'assassino e seviziata. Quindi Stefania non è morta e non ha lasciato tutto questo sangue da questa parte, sempre dal mio punto di vista. Quindi il mostro, a quel punto, la preleva, la preleva, la fa uscire dalla macchina, la trascina fuori dalla macchina, una volta che lei, insomma, è ferita sufficientemente da non ribellarsi più come in principio. La ragazza, tirandola per i piedi, poggia i piedi per terra, dove, perché ritroviamo i piedi sporchi della ragazza, di terreno, e la trascina dietro l'auto, dove, come abbiamo detto, finirà per finirà la sua opera.

In tutto questo, adesso non sto guardando i commenti, se ce ne sono, anche perché stasera non ci sarà moltissima gente, essendoci la partita. In tutto questo, ecco qua, ovviamente, non si può, io ho preso le foto originali, pur girandole, non si può dare un'angolazione precisa di come poteva essere Pasquale. Ma voi immaginatevi che Pasquale fosse sdraiato, schiena, eh, con la schiena sul lo schienale, appunto, del del sedile del passeggero, e Stefania sopra di lui, magari anche abbracciati. Cercate di capire che cosa voglio dire in quel momento, no? E questo favoriva, può aver favorito, insomma, la linea di tiro dell'assassino.

Andiamo a vedere adesso un'altra cosa curiosa che non so se molti, se alcuni di voi o molti di voi l'hanno mai notata. Io non ho spiegazioni, ma sempre riguardo l'omicidio di Rabatta, io non ho spiegazioni, ma a questo punto cercherei un ragionamento condiviso. Allora, andiamo un attimo a togliere la condivisione e mettiamo, abbiate un attimo di pazienza, devo selezionare la finestra corretta. Allora, andiamo a vedere un attimo adesso questi particolari. Anche qua, più di questo, per rispetto, non si può far vedere, ma comunque confido che voi, insomma, almeno chi ha le foto, possa fare dei confronti. Sul cadavere di Stefania, a medicina legale o a nord del vero, ma sembra vedersi in una foto, eh, anche sulla scena del crimine, troviamo che Stefania presenta un segno strano, non descritto in nessuna perizia, tantomeno nell'auto, che, a differenza di quello che si dice, c'è. E come questo segno, lo possiamo vedere, io ho esaltato quei, insomma, i contrasti, ma vi assicuro che è molto ben visibile anche senza ingrandire l'immagine nelle fotografie, negli atti. Vediamo questo segno e lo vediamo in due fotografie, ovviamente, una è questa, l'altra è questa che è stata semplicemente girata, ma sono due fotografie diverse. Non solo questo strano segno, poi parleremo di questo disegno che ho fatto io, una semplice ipotesi. Non solo questo segno, che, come vediamo in questa foto e nella foto, è la diversa foto che riporta lo stesso, lo stesso segno, insomma, lo ritroviamo in qualche modo anche sul braccio, sul braccio, sul gomito di Stefania, e troviamo questi caratteristici segni circolari che non vengono descritti in alcun modo in autopsia. E troviamo anche, sebbene possa avere tutt'altra origine, e mi è stato fatto notare, ha ragione, che potrebbe anche essere un segno dell'erba, questo, senza nessun problema, però vicino a quest'altro segno che ha questa, insomma, questo andamento, troviamo questo particolare impresso. Questo segno, come vedete, proseguendo, diventa, va a unirsi in qualche modo con questo, che è esattamente il segno che vi ho mostrato prima. Ora, io qua ho cercato di rappresentare quello che secondo me era la prima impressione, no, che mi è venuta guardando l'unione delle due foto, ovvero questo non significa niente, la pareidolia è un fenomeno molto diffuso, anche quando uno cerca di essere il più obiettivo possibile, però questa è un'ipotesi, dal mio punto di vista. Vi chiederò anche la vostra. Questi segni mi ricordano in qualche modo una cintura, e li vediamo qua molto bene, li vediamo terminare in questa figura geometricamente perfetta. Quindi, se qualcuno di voi, possibilmente magari sia studiosi che eventualmente, so, medici legali con esperienza o che abbiano una competenza in merito, volesse dire la sua e dare dei suggerimenti, ecco, sono ben accetti per tentare di capire, a distanza di tanti anni, in ipotesi, perché la prova non ce l'avremo mai, che cosa potrebbe essere quel segno di cui non si parla in nessuna perizia.

Benissimo. Intanto passo un attimo i saluti prima di proseguire. Nei miei confronti, e ovviamente, visto che come sempre seguo, seguo Francis, se sono presente sulla chat, ho chiesto di poter entrare per, insomma, per dire la mia, non avere un contraddittorio su quello, sulle accuse o le illazioni che mi erano state mosse. Ovviamente, pensavo di poter dire la mia, invece così non è stato, perché il protagonista, l'autore di queste illazioni, vedremo, Mister Costa, si è opposto strenuamente a un confronto e, insomma, ha continuato in quelle che, secondo me, nei miei confronti, sicuramente delle illazioni e dei sottointesi per nulla piacevoli, a cui andrò a rispondere, e nei confronti delle persone che accusa sempre come vigilanti e come Narducci, insomma, non mi spingo a dire che sono calunnia, perché i tecnicismi, sapete, in questi casi sono sempre importanti, però sono cose davvero, davvero, dal mio punto di vista, pesanti. Quindi andiamo a vedere un attimino. Non si sarebbe esposto. Scusate, eh, qua devo fare un piccolo preambolo. Anzi, sentiamo l'audio. Lascio l'immagine e sentiamo l'audio un attimo solo che andiamo a prenderlo e contestualizzare. Vedete presente anche il povero Gianluca, che nulla c'entra, e Captain Tony, nel senso che entrambi, soprattutto Gianluca, non avevano voce in capitolo, né per decidere o meno, insomma, un'eventuale mia entrata per rispondere alle illazioni di Costa, però erano in puntate. Quindi vedete anche loro, ma non sono inclusi nel prezzo, diciamo. Andiamo a sentire l'audio. Ecco qua, si sta giusto per contestualizzare. Si sta parlando delle dichiarazioni che aveva fatto l'avvocato Fioravanti Alessio, in merito al fatto che Giobe Bevilacqua, come sapete, viene indicato come Zodiac e come, anche come Mostro di Firenze, e viene ancora indicato così, sebbene il principale accusatore, a cui onestamente, comunque, faccio tutti gli auguri perché le cose vadano per il meglio, perché non si augura mai male alle persone, e, insomma, è sotto processo, però per queste dichiarazioni non provate. Quindi si sta parlando di questo argomento. E Costa riferisce quello che l'avvocato Fioravanti aveva detto in merito al fatto che Giobe Bevilacqua fosse un guardone. Poi l'avvocato Fioravanti si è affrettato a smentire questa informazione, dicendo, insomma, c'è stata anche un attimo di confusione e, ad ogni modo, il suo pensiero, e posso dirlo perché ha risposto pubblicamente, no, perché gli leggo nella testa, e tutt'altro, e si è affrettato a correggersi. Quindi attribuire una dichiarazione smentita della stessa persona che l'aveva fatta, non so quanto corretto sia. Ad ogni modo, questa dichiarazione, adesso poi sentiremo l'audio, nasceva da due episodi. Insomma, uno dal fatto che si era discusso anche tra gli avvocati della difesa, e ricordiamo che Fioravanti e Bevilacqua facevano il loro gioco, il gioco della difesa, ovviamente, quindi scagionare il proprio assistito, e se qualcun altro, anche lontanamente, poteva essere sospettabile, e ricordiamo che Giobe Bevilacqua era molto somigliante con Pacciani, ci si giocava. Quindi l'avvocato Bevilacqua, cosa ha fatto? Quando in udienza lesse la parola "guardone", non si riferiva a Bevilacqua come guardone, si riferiva al fatto che quello che stava leggendo, lo stava leggendo in un faldone dove erano raccolte tutte le testimonianze relative a Pacciani. Guardone, punto primo. Punto secondo, Fioravanti fa riferimento al discorso del bar del paese. In realtà, era il bar del Pest. E quindi, per un ragionamento che, dal mio punto di vista, può anche essere condivisibile, finché parliamo di conoscenza superficiale, non che questo implichi che chi frequenta quel bar sono tutti guardoni, frequentava il bar di Ezio Pestelli, no, che era frequentato anche da altri protagonisti della vicenda. Parliamo di Bevilacqua, no, che frequentava questo perché questo perché Bevilacqua faceva il guardiano cimitero, il bar più vicino era quello, quindi tutti nel circondario frequentavano quel bar. E sentiamo, quindi, che cosa dice in merito Mister Costa.

"Testimoniare non si sarebbe esposto troppo." Ecco, aspetta, aspetta. Allora, allora, io vi dico, no, lui continua dicendo che, ah, ecco, ecco un'altra analisi della frase. "Qui da era si conoscevano in quanto guardoni." L'Alessio Fanti inserisce probabilmente. Ecco qua, si riferisce al fatto che nel loro dialogo su Facebook o nel dialogo tra Fioravanti e un altro utente, ora non ricordo, comunque dove si parla di questo argomento e viene rinfacciato a Fioravanti di questa frase. Cosa dice Fioravanti poi nella sua risposta? Aggiunge questo particolare, no? Dice: "Probabilmente poteva essere un guardone, ma ne via certezza." Quindi passa al condizionale. "Che si che si conoscevano potevano venir fuori dal fatto che si erano visti spesso al bar in paese o che erano guardoni." Ma finitela di interpretare le cose che non esistono. Non c'è niente. Anche se fosse stato un guardone. E no, e no, non è vero che non c'è niente. Anche se fosse stato un guardone, lo dici tu. Lo dici tu perché lui sia il consulente dell'avvocato dei Bevilacqua, non sia l'avvocato dei Bevilacqua. Entriamo un po' nel vivo del problema. Costa attribuisce, senza neanche saperlo, no, quindi con certezza, il fatto che attribuisce a Fioravanti con una certa certezza la carica di consulente, no, diciamo, dell'avvocato di Bevilacqua. Qua, ma non finisce qui, però. "Lo dici tu che non c'è niente, anche se fosse stato un guardone." Allora, quindi, tiriamo le fila di questa. Lo dichiarano fuori dai giochi. Va bene. Allora, io dico, qual è il paradosso? Per un avvocato, mi chiedono, infamare il proprio cliente. Allora, qua Fioravanti non è l'avvocato di Bevilacqua, e lui poco prima gli ha appunto attribuito, comunque, la qualifica di consulente dell'avvocato. Qua, però, ne dice una grossa. Dice: "Qual è, no, eh, la parola adesso l'abbiamo appena sentita, mi sfugge, la potei, no, qualcosa del genere, per un avvocato infamare il proprio cliente." Allora, prima di tutto, Bevilacqua non è, non è cliente di Fioravanti. Quando dico Bevilacqua, parlo della famiglia, ovviamente, perché Bevilacqua, eh, come sappiamo, è mancato. Non è l'avvocato della famiglia di Bevilacqua, e tantomeno ha infamato Bevilacqua coi suoi supposti, come dici tu, assistiti, perché la sua considerazione era che comunque derivava da delle misinterpretazioni, no, delle cattive interpretazioni di alcune cose al di fuori degli atti processuali, no, considerazioni che erano state fatte. Lui l'ha subito corretta. Ci siamo? Quindi, e tantomeno non costituisce un'infamia. Avanti è proprio il paradosso. Cioè, tu fai l'avvocato. Ecco il paradosso, giustamente. Il paradosso dice: "No, parli e accusi il tuo cliente." No, in questo caso Fioravanti dovrebbe essere il consulente dell'avvocato dei Bevilacqua, e qua, e Fiamini, i consulenti del consulente. No, non si capisce di cosa campano. Se campano facendo consulenze, glielo voglio sapere chi li paga. Gliel'ho già detto, fateci sapere chi le vostre fatture, chi sono gli avvocati che vi pagano, e vediamo perché dite cose false. Poi sentiamo anche la risposta dell'amico Francis.

"Allora, io mi rivolgo all'amico Costa. Amico Costa, a me non mi paga nessuno, non mi ha mai pagato nessuno, non ho mai preso una lira da tutta questa vicenda, anzi, ne ho perse. E finché sono stato Presidente dell'Associazione, posso testimoniare. Adesso non so perché non ci sono, ma non vedo perché devono aver cambiato linea. Nessuno degli appartenenti all'associazione, ovvero Flamini e e an, e poi Fioravanti, ha mai preso una lira dagli incarichi di consulenza per Luciano Malatesta e quell'avvocato Betti, per per quanto riguarda Natalino Mele, mai. Non abbiamo mai preso una lira, quindi ricordatelo bene. E nessuno ci fattura proprio niente, anche perché noi non andiamo in giro a propagare improbabili teorie su delle persone che sono state, insomma, gli occhi della legge non sono, non hanno a che fare con la vicenda del Mostro di Firenze. Tutto quello che li riguardava non è mai stato provato. Quindi di che cosa stiamo parlando? Noi non andiamo a portare in giro. E allora sì che ti chiedo perché, perché pur sapendo che le certezze che manifesti non hanno nessun fondamento, tu le porti in giro. Io mi chiedo se lo fai spontaneamente, ma non faccio illazioni su chi, nel caso, potrebbe pagarti le fatture, perché a me non l'ha mai pagate nessuno, caro Mister Costa."

Sentiamo adesso il commento, la chiosa dell'amico Francis.

"Ma che, ma sarebbero soldi buttati nel cesso. Ma sono sicuro che nessuno li paghi." Io devo ringraziare per la stima l'amico Francis. E, insomma, è sempre meglio venirle a scoprire le cose tardi, magari, ma è sempre meglio venirle a scoprire, no, cosa una persona pensa di te. Andiamo avanti. Quindi, adesso, io volevo farvi vedere un messaggio. Ecco qua, comincia a far vedere messaggi presi dai gruppi Facebook, cosa che non si può fare, né leggerli, né tantomeno mostrarli, ma comunque messaggio sul gruppone di un certo Tommaso Power Ranger Tità, che proprio sulla vicenda Narducci e pista esoterica scrive: "Tutta roba originale, ma che la magistratura ci abbia tutto il muso, non cav fuori nulla. Non è chiaro che non c'è niente di niente su questa persona, cioè su Narducci, se non possibile querele da parte dei familiari." Ecco, questo qui è un, e qua scatta il vittimismo adesso, no? Sentiamo un modo di fare che hanno in tanti sul gruppone di minacciare prima. Quando inizia a parlare di certe famiglie, cioè Narducci, Calamandrei, iniziano prima a prenderti in giro, poi ci sono gli insulti, poi le minacce di querele, come queste. Bisogna dire che i familiari delle vittime dovrebbero un attimo. Allora, a parte l'improbabile nome dell'utente citato, che andrebbe messo in galera per quello, ma per quello che ha scritto, insomma, cosa c'è da non essere d'accordo? Lui non minaccia proprio nessuno. Lui dice: "L'unica cosa da temere qua potrebbero essere delle querele da parte dei dei parenti, proprio perché su Narducci, come Mostro di Firenze, non è mai uscito nulla di provato." Nulla. Ecco perché l'utente si preoccupa e dice: "Ma siete proprio sicuri di continuare in questa direzione? Perché il rischio c'è." Ma non è lui che dice: "Vi denuncio." Quindi non c'è nessuna minaccia da parte di questo utente dal nome discutibile. Andiamo avanti. Chiara querelale quelli che negano, negano la responsabilità di Narducci, che citano la Micheli, Giuttari è stato chiaro, chi cita la Micheli dovrebbe essere correlato perché la Micheli è stata cassata. Adesso qua succede qualcosa che ha dell'incredibile. Cioè, il Costa, Mister Costa, si risolve a chiedere, insomma, che qualcuno si occupi di denunciare me, Flamini e chiunque altro si opponga a questa pletora di cazzate che vengono propagate giornalmente da lui e da persone come lui, perché ricordiamo che qua non sta usando i condizionali, qua lui dice che i parenti delle vittime del Mostro di Firenze dovrebbero denunciare solo perché noi diciamo quello che poi è il dato di fatto, che Narducci e Vigilanti col Mostro di Firenze non c'entrano nulla. Caro Claudio Costa, e questo è. Andiamo avanti. Il Marchese da Gay lo dice. Lo Ok, quindi cita Giuttari come minaccia. Questa è una minaccia? No, questa è una minaccia di querela, quella che ha fatto di querela, soill, affinché i parenti delle vittime, su una base che decide lui, denuncino noi. E cita come spauracchio Giuttari, il quale sembra abbia detto che chi cita la Micheli, no, quasi fosse un reato di lesa maestà, andrebbe andrebbe denunciato. E sentiamo quali altre perle, no, di Giuttari tira fuori. "Stesso Michele Giuttari, un altro aggio sempre di Vicchio, Giampiero Vigilanti, lo ha dichiarato lui che era affetto da pederastia, eh, con una candan carico per abusi, moleste nei bagni degli uomini." E a proposito, cioè Flamini, che continua a dire che Vigilanti non era un uomo violento. Ci sono le condanne, le condanne. È stata allontanata perché aveva la moglie, perché aveva i figli, cioè perché Flamini deve dire il falso? Perché, te lo dico io perché. Perché non dice il falso, come non dico il falso io, perché Vigilanti non ha mai avuto un precedente violento. E quando dico violento, poi parleremo anche del discorso della moglie, quando dico violento, intendo da alzare le mani su, che vuol dire alzare le mani, quindi colpire e percuotere delle persone, piuttosto che poi ferire con armi o insomma, omicidi, cose del genere, insomma. Questo è quello che io penso possa configurarsi come un reato violento per poter cominciare anche solo immaginare un suo lontanissimo coinvolgimento in questa vicenda. Lui non ha mai alzato le mani su nessuno in modo tale da, quanto possiamo sapere, che si arrivasse una denuncia, non un solo precedente in quella direzione. Lui, in età già molto avanzata, sotto lo stress delle indagini, fa una roba che è imperdonabile, e siamo d'accordo, e fa per alzare, fa per mettere, fa per mettere le mani al collo della moglie e viene fermato dai figli. Quindi non picchia i figli, non ha mai fatto cose del genere. Ha uno scatto di, era in età molto avanzata, la moglie, ovviamente, lo difende, la moglie non lo sopporta per altri motivi che ci dice chiaramente nelle indagini, che nulla hanno a che vedere con col Mostro, e quindi denuncia il Vigilanti. Il marito, quando parla coi carabinieri e spiega, no, le circostanze, ci tiene anche a dire che tutto questo non era mai successo una volta in 50 anni di matrimonio e che probabilmente questa cosa è legata all'età avanzata e alla mancata, e al venir meno dei freni inibitori da parte del marito. Quindi, quello che racconta delle falsità, caro Costa, sei tu. Vigilanti ha delle condanne, ha delle denunce, tutte relative a fatti di altro genere. C'è il ricatto che era stato fatto al verduriere, di cui abbiamo parlato, c'è la minaccia che ha fatto al vicino, e anche lì ce ne sarebbe da parlare, senza contare che non ha mai portato a compimento questa minaccia, quindi, e la proferì nel momento in cui il vicino, in qualche maniera, rimproverò Vigilanti di aver cresciuto male il figlio più grande, che, a dire del vicino, sarebbe stato in galera, sarebbe andato in galera per aver ammazzato una persona. Che non è vero. Ci fu una rissa dove una persona, insomma, non uscì molto bene, e in quella rissa finì anche il figlio più grande dei Vigilanti, che però, insomma, era in questa situazione perché faceva parte della sicurezza di una discoteca, insomma. Quindi vai a vedere come sono successe. Ma ad ogni modo, non parliamo di Vigilanti, parliamo del figlio, e non parliamo di omicidio. Quindi, chi dice il falso, caro Costa. Andiamo avanti.

Poi Roberto Corsini era di destra, come ah no, ecco, non abbiamo parlato dell'altro contributo di Giuttari citato da Costa, che avete sentito prima, dove sembra che la discriminante sia essere gay per essere sospettabili dell'essere il Mostro di Firenze, no? Abbiamo visto Corsini potrebbe aver conosciuto Narducci, no, in ambienti, per questo fa di loro il Mostro di Firenze, ovviamente. No, andiamo avanti. GVP, forse si sono conosciuti a Vicchio o al poligono, o magari nei luoghi frequentati dai gay, come certi locali. Abbiamo citato il Tabasco, che era il primo locale gay, quindi tutti gli ex clienti del Tabasco, fate attenzione, perché qua c'è un'indagine pronta per voi, col vostro nome sopra, Mostro di Firenze. Andiamo avanti. D'Italia, che era a Firenze, ma c'erano anche dei posti, ad esempio, alcune spiagge sulla Marina, nella Marina del Conte. Corsini, quindi, che frequentava magari certi certi ambienti della Marina. Questo qui è Tommaso, quello che minaccia delle querele, qua, momento, come dicevo prima, senza poterlo fare, perché, come ripeto, non si può da un gruppo Facebook, da un messaggio Facebook, lo mostra qui di là. Questo qui è, è Fiasco. Fermati, fermati, Francis. Lascialo qui. Magari questo qui è Fiasconaro, che è un giornalista. Dopo ne parliamo. Allora, il, eravamo al Conte Corsini, che frequentava, appunto, le le spiagge della Marina, dove si riunivano, dove si trovavano gli omosessuali. E questo l'ha saputo perché c'era, non lo so, perché se non l'hai saputo per esperienza diretta, perché l'hai visto. Da dove emerge questo? Dagli atti. E poi, e poi qua va in confusione, perché il livello di, lasciamo stare alcune parole, ecco, comunque, avete capito, supera ogni limite, quindi probabilmente va in corto circuito. E vediamo spegnersi proprio. Gli trovano le cartucce che sono, potrebbero essere compatibili. Ecco qua, sta citando, no, tutti gli elementi che lui considera come dati di fatto e come compromettenti per quanto riguarda Vigilanti, Mostro di Firenze, no? Quindi le cartucce che gli han trovato nell'85, con il lotto del del Mostro, di quelle usate dal Mostro, e non fanno le analisi e le distruggono subito. Viene citato da Pacciani, ma non lo chiamano al processo. Poi si fa di dallo stesso avvocato che difende Pacciani per la perquisizione, quando vanno a chiedergli le pistole per andare a fare, lasciamo un attimo le pistole. Adesso parliamo anche di questo, sennò diventa troppo lungo. Quindi, allora, i proiettili sequestrati, proiettili sequestrati, parliamo del '94. E lui dice giustamente, cioè, c'è un mistero per il fatto che non appena li hanno sequestrati, non hanno fatto in tempo quasi prenderli che sono stati subito distrutti. Però ci vedo un mistero anche nel fatto che l'avvocato Fioravanti Pietro, insomma, fosse diventato per quella vicenda il difensore, no, di di Vigilanti. E poi chiama in ballo Pacciani per quanto riguarda le sue parole su Giampiero Vigilanti, in qualche modo dice: "Pacciani tira in ballo Vigilanti." Allora, per la vicenda delle cartucce, Vigilanti, proprio come nel 1985, che venne tirato in ballo da un'informativa dei servizi segreti del SISDE e da un biglietto anonimo, nei giorni in cui viene tirato in mezzo Pacciani, da un biglietto anonimo viene tirato in mezzo, come dicevo, anche nel '94 dal SISDE. Solo che nel '94 abbiamo un nome, nome di una persona che viene fuori, non si capisce bene in quale ruolo, ma viene fuori chiaramente che è vicino ai SISDE, vicino ai servizi segreti, e questa persona è di Prato e manda un messaggio, insomma, scrive delle note a due carabinieri che le prendono sul serio, perché dicono: "Questa persona, insomma, collabora con noi, coi carabinieri, da sempre, lo conosciamo come persona affidabile." In questa nota, però, ci sono delle grosse inesattezze, tra le altre, no, come quelle che riportava Costa, ovvero di condanne per violenza inesistenti. Quindi viene ritirato in ballo e viene tirato in ballo nel '94, dopo la fine del processo Pacciani, quando serve una riserva, perché Pacciani andrà in appello. Quindi, dal mio punto di vista, è possibile, notate la differenza tra la sicurezza e l'ipotesi, è possibile che se qualcosa di losco ci fosse stato nel, insomma, nel costruire il personaggio del Mostro.

E quindi prima con Pacciani e poi eventualmente con Vigilanti come riserva, in quanto il primo ha un omicidio, duplice omicidio alle spalle e il secondo una vita avventurosa, Legione Straniera. Sono entrambi curriculum, insomma, che ben si adattano a un possibile mostro, no?

Ecco, quindi nel '94, in un periodo, in un momento molto delicato, come dicevamo, viene tirato di nuovo in ballo dagli stessi ambienti Giampiero Vigilanti, mentre lui è in ospedale. Quindi gli viene fatta questa perquisizione, vengono trovati questi proiettili, senza di lui che possa dire "questi proiettili c'erano già" o "questi proiettili me li avete messi voi", in ipotesi, chiaro.

Sta al che viene scelto Fioravanti, che è lui che cerca di far sì che quei proiettili vengano analizzati, ovviamente, perché pur essendo in quel frangente il difensore di Vigilanti, ha anche ben cara, eh, la questione Pacciani. Quindi, se quei proiettili fossero stati davvero compatibili, eh, poteva esserci un aggancio per, insomma, cominciare a guardare da un'altra, in un'altra direzione.

Veniamo poi alla più grande corbelleria di tutte, di Pacciani, che tira in mezzo Narducci. Vigilanti, abbiamo spiegato più di una volta, quella è la causa e la fonte di queste notizie. In questo caso, però, la fonte non è tanto segreta, perché viene fuori proprio, ce lo dice Pacciani. Come mai parla di Vigilanti? Ce lo dice nel suo memoriale dal titolo "Memorie e citazioni di tutta la mia vita da presentare alla Corte d'Assise d'Appello", Pacciani Pietro, dal 1950 al 1991. Ed è proprio nell'incipit che leggiamo chi è la fonte di tutto ciò.

Un attimo solo, eh, che vado a prenderlo. Ed è proprio l'incipit. Lui ci dice: "Si prega la Corte d'Assise d'Appello di Firenze di sentire il giudice dottor Alfredo Izzo". Lui lo chiama Alfredo, comunque, il dottor Izzo, che allora era sostituto procuratore di Firenze, col dottor Rotella. Oggi il dottor Rizzo è procuratore di Nola. Allora diresse le indagini sul Mostro di Firenze. Parla di un "Echis" che sarebbe un ex legionario di Prato. Certo, Vigilanti.

Era il 22 ottobre '81, l'omicidio di Val di Stefano e Cambi Susanna. Bartolini, di cui fu fermato il Vigilanti, era su un'Alfa Rossa. Alle Bartolini, era in stato di agitazione. In casa gli sono stati trovati 30 proiettili calibro 22, più 35 trovati appresso a Caiano. Il procuratore Izzo afferma: "Sono state scritte 30.000 pagine, la verità è stata sepolta, non è Pacciani il mostro". Bla bla bla bla bla bla, è la solita filippica del nostro amico Pietro.

Quindi, chi è la fonte di Pacciani riguardo al possibile coinvolgimento di Vigilanti? È il dottor Rizzo, il quale parte per la tangente e fa tutte queste considerazioni sulla base, no, probabilmente, di quella che era la lettura dell'informativa che i ROS mandarono nell'85. E poi sappiamo bene che fino hanno fatto queste ipotesi, no, l'archiviazione. Ci ricordiamo per, cioè, fanno una perquisizione per cercargli le pistole, non le ha più, dice che gli hanno, le hanno rubate. Flamini dice che le ha vendute per pagare le bollette, che comunque è un reato, perché le ha vendute, la vita in nero, è comunque un reato. Non è Flamini o io che dice che le ha vendute, è la moglie.

Il fatto che costituisca un reato venderle sottobanco, nel caso le cose siano andate così, e probabilmente è andata così, questo non fa di lui il Mostro di Firenze. Ricordiamo che i ROS nelle loro indagini, quando parlano delle armi di Vigilanti, insomma, della perquisizione che subì originariamente nell'85, ci tengono a dire che il più grosso mistero della vicenda è il perché il maresciallo Amore, il bisogno di andare a perquisire Vigilanti, perché un motivo, ancora oggi, lo dicono i ROS, non c'è.

E gli stessi ROS, senza che nessuno glielo chieda, avranno i loro motivi, ci dicono in realtà che aveva due pistole: una Beretta calibro 22 e una Berardinelli, che è un'altra pistola sospettata in varie fasi di essere quella del mostro. È proprio Amore, al quale verrà poi chiesto, eh, da persone al di fuori delle indagini, ma che confermeranno quando questo aspetto, su questo aspetto si indagherà, eh, che quando gli viene chiesto, insomma, da questa persona ad Amore, perché insomma avesse, eh, attenzionato in qualche modo Vigilanti, e se il motivo risiedesse in indagini precedenti che, appunto, Amore potesse, poteva aver fatto in merito agli attentati di Vaiano o al terrorismo che, che avessero coinvolto anche Vigilanti. Amore dice: "No, no, io ho mai indagato Vigilanti prima".

Quindi, la storia raccontatela per com'è. Gli atti ce li avete. I familiari delle vittime dovrebbero, e qua concludiamo, apoteosi di fuochi d'artificio, denunciare, querelare quelli che dicono il falso. Con questi frini? No, tu Francis conosci qualche avvocato che potrebbe farsi? Perché adesso basta. Ed è lo stesso che si lamentava delle minacce di denuncia inesistenti da parte di utenti di cui mostra indebitamente gli screenshot. Sentiamo la risposta di Francis.

Ma ascolta, non ti chiudi tranquillamente. Io, invece, la situazione mi sembra stupidamente tesa, però te sei bravissimo, te sei bravissimo, però devi sapere che i mediocri, quando non hanno banane, si rivalgono. Ma ma certi, cioè, un avvocato, ecco, un avvocato che è dentro la vicenda, ha bonde, quello sì, ma gente che si occupa della vicenda così così. Quindi di cosa stai parlando nello specifico? Me lo chiedo io, Francis. Quindi questa è l'opinione che di me, delle persone citate, quindi dei mediocri. Per fortuna, io non ho bisogno della laurea che sancisca che sono un med. Se lo sono, insomma, non me la sono certo guadagnato sul campo. Ti vigilante, di quelli che dicono le cose false su Vigilanti.

Allora, allora, intanto saluto il caro Gianluca, che si è aggregato e che ora vi spiegherà dove avete sbagliato. Però dico anche io a mia volta che, in effetti, come, come darti torto Claudio, e andando a testimoniare non si sarebbe esposto troppo. Come darti, no, Claudio? Vabbè, tanto vi dovevo, queste cose le avrei dette ieri in diretta. No, ma come ripeto, mi è stato impedito di poter entrare. Tutto questo è stato condito, poi, da un'altra, insomma, minaccia di aver allertato e avvertito già per una denuncia nei nostri, nei miei confronti, l'avvocato Antonioni di Perugia. Welcome.

Passiamo ai commenti. Diciamo che quelli che mi interessano di più sono quelli relativi alla parte della ricostruzione di rabatta, eh, quindi datemi il tempo un attimo di vedere se ce ne sono. Allora, Liber fango dice: "Zuntini, fra '68 e '74, ho combinato un bel casotto dalla mia inesperienza in campo balistico, ma da una certa esperienza, comunque guadagnata nello studio di altre perizie, comunque degli atti, direi sì, qualche casotto l'ha fatto effettivamente, però non è, è tutto da buttare, come abbiamo visto. Secondo me, bisogna cercare di, insomma, eh, non pensare che tutti abbiano sbagliato totalmente o tutti abbiano fatto le cose a crisma. Anche perché questa vicenda qua è costellata di errori, costellata più o meno in buonafede, quello andiamo a discuterlo, ma".

E Alessandro dice: "Il delitto che mi ha preso di più, ricordo degli anni '80". Sì, siamo nel '74, però forse lui si riferisce a un commento precedente. Bravo. Sì, bisognerebbe capire quanti guardoni c'erano quella sera. E qua veniamo a un punto. Io questa sera ho cercato di spiegare, di spiegare, di dare una spiegazione a quello che può essere successo, ovvero, è possibile che questo l'abbia fatto una sola persona? È possibile, certo. Però questo non mi toglie i dubbi che, soprattutto per il futuro, ma anche già da, da '74, potesse esserci più persone, magari riconducibili proprio al mondo dei guardoni, in qualche ruolo.

Anche la posizione della stessa Stefania, insomma, viene ritrovata con le braccia che già sono sotto il paraurti, quindi della macchina. Mi viene da passare che per metterla così, è vero che avrebbe potuto muoversi, ma in quella fase lì, quando lei è sdraiata, che lui la mette, insomma, dietro la macchina, è già gravemente ferita e non sembra di scorgersi grossi segni di movimento lì. Quindi, il fatto che lei avesse le braccia parzialmente sotto la macchina mi fa pensare che è difficile che una persona sola avrebbe dovuto alzarla dai piedi come una cariola e infilarla sotto. Però è un aspetto che ovviamente non si può considerare come garanzia del fatto che non possa essere stata una persona sola.

Strano, sprecare tutti i colpi per Pasquale e poi trovarsi con pochissimi colpi per la ragazza. Un killer professionista? Direi proprio di no. Beh, però noi vediamo che tendenzialmente il mostro cerca di neutralizzare, come poi fa subito l'uomo, quindi la pistola, insomma, è una misura, dal mio punto di vista, più verso l'uomo. Sulla ragazza, lui vuole agire prevalentemente con l'arma bianca. Ciao Gianna.

Sì, Alessandro dice: "Erano una novantina, se non sbaglio, le punzecchiate". Sì, è vero, era una novantina. Ecco. Franco dice: "Ma i frammenti di vetro del lato guidatore non sono stati trovati fuori dall'abitacolo?". Sì, sono stati trovati anche fuori dall'abitacolo e anche in riferimento alla bombatura del vetro, no, potrebbe far pensare, insomma, eh, ad altro, no, una situazione diversa. C'è da dire che il vetro può essere stato colpito anche da uno dei colpi che poi vanno a prendere, in questa ipotesi, la Pettini, mentre scalcia, ok. E B, per quanto riguarda la bombatura del restante vetro, quello che, insomma, non è venuto giù, potrebbe essere dovuto anche alla pressione, no, esercitata dal corpo di Pasquale, una volta posizionato. Ovviamente, tutto questo deve conciliarsi coi bossoli che sono stati trovati all'altezza della ruota sinistra posteriore.

Ora, noi sappiamo anche che quei bossoli sono stati trovati il 16, così a memoria, se ricordo bene, comunque uno o due giorni dopo, in occasione dell'autopsia. Quindi, il perché l'autopsia di Pasquale è stata fatta il 16, quando si rendono conto che quelle ferite non sono d'arma da taglio, tutte, soprattutto sul ragazzo, sono d'arma da fuoco. Quindi tornano. E la macchina non c'è più. Quindi siamo sicuri che i bossoli fossero davvero originariamente all'altezza della ruota sinistra? Se è così, ecco che questa è un'ipotesi che dal mio punto di vista può reggere. Bravo BN, esatto.

Però non è una semplice ferita all'albo, quella di Stefania. Ha proprio il volto squarciato da parte a parte. Sì, purtroppo sì, purtroppo sì. Ciao Simona. Dario, ti ricordi le questione dei taglietti sulle cosce? Furono messi inversamente posizionati rispetto all'altra gamba? Non so se mi sono spiegata. Sì, mi ricordo. Poi eventualmente parleremo anche di quell'aspetto lì. Questa sera vorrei rimanere un po' più sul generico per tentare di introdurre questa ipotesi. Comunque, sì, vengono attribuiti quei segni, se non ricordo male, al la divisione di un, di uno dei proiettili che vanno a sbattere, a colpire, scusate, supporto metallico del sedile e, diciamo, distruggendosi, spezzettando in cinque micro proiettili che vanno poi a colpire la gamba, se ben ricordo.

Ok, iniziano le interpretazioni dei simboli. Sembrerebbe una bruciatura con uno stampo. Sì, effettivamente quel segno più bianco potrebbe far pensare in prima istanza a una bruciatura. È anche vero che se quell'oggetto è stato messo a pressione, no, quindi del braccio di Stefania, quindi quando era ancora in vita, interrompendo la circolazione sanguigna, è anche possibile che, insomma, la causa sia quella del tipo di segno lasciato. E l'altra ipotesi, Angela dice: "Oppure proprio come dice Dario, sembra il gonfiore che rimane dopo un colpo simile a una frustata data con dato con molta forza". Sì, ci può stare anche la frustata, come ci può stare la costrizione, no, per qualche motivo, con se di cintura si tratta, ovviamente, eh, eh, dell'arto.

Stefano, buonasera. Dario, ciao Stefano, buonasera. Stasera riesco a seguirti dal vivo e ne sono contento. Ho iniziato a seguirvi e a seguirti dai tempi dell'ottima indagine sull'omicidio della povera Elisabetta Ciabatti. Ti ringrazio molto. Se poi vi farà piacere, potremmo tornare anche su quell'argomento. Camilla dice: "Credo, riferito all'inserto di prima, a me in quella pagina in chat mi ha proprio insultata, ma pesantemente, senza senso e di botto. Costa non vuole il confronto, si è visto. Anzi, si è pure innervosito quando l'amico Francis, insomma, timidamente ha provato a proporlo per una frazione di secondi infinitesimale, eh, però, insomma". E poi Stefano dice: "La ricostruzione e, ecco, sì, prosegue dal messaggio precedente. Elisabetta Ciabatti ed apprezzo la ricostruzione. L'indagine sul Mostro di Firenze, lo studio. Io studio il caso del Mostro di Firenze sin da quando avevo 15 anni, adesso ne ho 41 e cerco di trovare chi sia stato, il perché, e varie ricostruzioni".

Ecco, Patrizia dice: "Dal mio cellulare non vedo molto bene. Al primo sguardo sembrano segni di erba, sassolini rimasti, perché si ha un peso addosso". Ehm, io invito chiunque abbia le foto a controllare che nelle zone corrispondenti ai punti in cui appoggia il braccio, ad esclusione, possibilmente. Per quanto riguarda il segno sul gomito, no, quello circolare, lì effettivamente c'è dell'erba e potrebbe benissimo essere stato prodotto dall'erba, sebbene abbia una forma perfettamente circolare. Per quanto riguarda invece i segni rotondi che vediamo e che potrebbero essere dei fori, no, di una cintura o di qualsiasi altro oggetto, ripeto, ecco, lì non ci sono, a quanto possiamo vedere, degli oggetti o delle pietre che possono produrre dei segni del genere, segni non solo regolari ma perfettamente equidistanti tra di loro e la regolarità del pattern, non il segno in sé singolo.

Liber fango dice: "Vigilante, una suggestione, una suggestione, e sono d'accordo, perché intendiamoci, le cose che sono state dette sui Vigilanti e che, insomma, andavano approfondite, l'avvocato Adriani ha fatto bene all'epoca, no, dal mio punto di vista, voler approfondire il personaggio. È anche vero che, però, dal 2014, poi lui metterà in mezzo Caccamo, abbiamo spiegato i motivi, dal mio punto di vista, se volete poi ci torneremo, scrivetelo nei commenti, ris spiegheremo il tutto, ris spiegherò il tutto. Ecco, una volta che dal 2014, poi anche successivamente, viene fuori che quello che racconta Vigilanti è ascrivibile a due categorie di eventi, ovvero cose non riscontrabili, perché parla di gente morta, di eventi non più riscontrabili, oppure cose che, quando si indagano e si approfondiscono, viene fuori che sono completamente false".

Bravo Dario, la dignità non si compra. Ti ringrazio. Marta dice: "Che cafone! Ma come si permette di dire queste cose? Ma la privacy fa anche i nomi, dovrebbe vergognarsi". E vedi, ognuno, Marta, si comporta come crede, però, insomma, lo fa anche di fronte al mondo intero, eh, quindi non può pensare di poi nascondere la testa. Liber fango dice: "Su Narducci, di, scusate, su Narducci, di sicuro c'è che era un massone, di una massoneria per certi versi inquietante, che viaggiava spesso". Punto.

Allora, Liber, io qua ti devo contraddire, non perché non è possibile che Narducci fosse massone, anzi, è altamente possibile che uno come Narducci potesse essere massone. Il problema è che negli elenchi della massoneria, delle logge appartenenti al GOI, dove è stato collocato secondo Giuliano Mignini, che ha indagato, e secondo l'ex gran maestro che è stato portato, insomma, a comprovare la sua conoscenza della massoneria di Narducci, non c'è, non c'è dubbio che Narducci fosse del Grande Oriente. E qua qualcosa non torna, perché io ero pronto a dire, ma uno che vive in una famiglia di massoni, è probabile che sia massone. Ma se non c'è negli elenchi, non siete stati in grado di provarlo, probabilmente era in una loggia coperta, in qualche altra realtà, perché nulla prova che lui fosse un massone. Il che non ci sarebbe niente di strano. Lo strano, però, è che lui fosse del Grande Oriente e volesse nascondere la cosa, perché il padre era un massone, Ugo, eh, suo suocero era un massone, tutti i personaggi più o meno che giravano intorno a lui erano massoni. Quindi, che motivo ci sarebbe stato, se non orgoglio, per di più in una città fortemente massonica e soprattutto dove la massoneria è fortemente sdoganata, a differenza di altri posti, se ne parla, insomma, si sa questa cosa, no, come dice spesso anche Mignini. Quindi, che motivo c'è di nascondere l'appartenenza a una loggia ufficiale? È questo il punto. Tanto più che il gran maestro De Bernardo, da noi interrogato sulla questione, subito dice: "Sì, era parte della Grande Oriente". E quando gli si fa presente che non esiste il suo nome negli elenchi, dice: "Ma questo l'ha già appurato il dottor Mignini". E allora c'è da chiedersi, ma come fa a venire a essere appurato, no, il gran maestro, l'ex gran maestro De Bernardo, a garanzia di quello che ha scoperto Mignini, quando dice che la cosa l'ha appurata il dottor Mignini? Sono queste le storture. Che fosse massone, io lo troverei normale, ma non c'è una sua presenza, non sono stati in grado di mostrare una sua presenza nel Grande Oriente. Che poi, come mai ci tengano al fatto che, che sia del Grande Oriente, io questo non lo so. Poteva benissimo essere un massone di un'altra, di un'altra obbedienza, di, cioè, voglio dire, è lì il punto. Non è la massoneria di Narducci, anche se Vigilanti fosse stato bisessuale, cavolo, vorrebbe dire, ma proprio nulla. Cioè, poi mi fa ridere, perché siamo stati proprio noi a leggere quei verbali, no, e anche a riderci, no, perché immaginando quello che, qual era il mondo, no, negli anni '50, puoi immaginare uno come Vigilanti che oggi, insomma, sarebbe ultra difeso, ultra, eh, insomma, supportato, no, per atteggiamenti omosessuali. Ecco, veniva definito affetto da pederastia, che poi quelli sono episodi di età giovanile. Dopo, se ha continuato, insomma, nella sua vita privata a prodursi in spiate del genere nei bagni degli uomini, non emerge. Però è una roba che avviene in gioventù, in un mondo totalmente diverso da quello di oggi, in cui se certe pulsioni c'erano, non c'era modo di, insomma, viverle in maniera così aperta. Quindi, quelli erano i luoghi dove gente si trovava, dove gli omosessuali si trovavano. E usarlo come un parametro che indica il Mostro di Firenze mi fa un po' ridere. La pista dei Nazi gay, ci mancava, dice BN. Ovviamente, sia chiaro, io ho proposto a Francis di entrare, no, per rispondere a sua volta a quello di cui avrei parlato questa sera, quindi se non l'ha fatto è perché non ritiene opportuno. Caro Dario, dice Marco, non cascarci, non dargli visibilità. No, ma infatti non l'ho mai fatto. Sono stato costretto questa volta per forza perché mi è stato negato un diritto di replica. No, ma Liber dice: "Veramente ho scritto che contro Narducci non c'è niente. Essere massone in un reato, ci mancherebbe. Io ho solo puntualizzato". Tu dici: "Di sicuro c'era che Narducci era un massone". Non abbiamo la certezza che Narducci fosse un massone, soprattutto del Grande Oriente. Non è improbabile, anzi, è molto probabile che una persona come lui avesse innanzitutto i ganci per entrare in massoneria e poi che potesse essere un massone, ma non emerge per quanto riguarda il Grande Oriente. Detto questo, nulla c'entra essere massone con essere, con far parte del discorso del Mostro di Firenze. Ci mancherebbe. I massoni sono esseri umani come tutti e quindi come tutti utilizzano le proprie prerogative, i propri poteri, chiamiamoli così, no, per quello che credono più opportuno, quindi a volte per quello che noi consideriamo degli scopi positivi, a volte no, ma questo riflette la loro natura, non l'appartenenza alla massoneria.

Gianluca: "Ogni appassionato la sua tesi, le sue ipotesi, il suo modo. Mi pare che Dario oggi stia analizzando le cose con puntualità. Alla fine il format senza contraddittorio è più scorrevole, sovrappongono le voci". Ti ringrazio, Gian. Ovviamente ci tengo a ripeterlo, questa non è una ricostruzione definitiva, sono le impressioni che ho creduto di, di ris, di avere, di riscontrare studiando, insomma, per un certo periodo il delitto con gli atti e con l'esperienza che posso aver sviluppato. Ovviamente, agli occhi di un professionista, magari, insomma, le cose stanno diversamente. Ah, ok. Alessandro spiega: "Dario, mi riferisco nei ricordi degli anni '80, quando il Mostro di Firenze colpiva e di impatto emotivo mi colpì il delitto del '74". Adesso ho capito.

Mandarina: "Senza parole. Basta chiedersi come mai non hanno, non hanno voluto un confronto diretto". Eh, Gianluca, e io lo devo mandare a Gaza. Ogni appassionato fa ciò che crede, se ne assume la responsabilità. Che magari riesce a a trovare un'intesa tra Israele e Palestina è sempre molto posato e cerca sempre di mettere pace. Ciao Luca, buonasera a tutti. Erano 96, non proprio solo punzecchiate. Sì, sì, sì, come dicevamo prima, è così che comunque sono praticamente tutte post morte. Me Claudio, cosa non è un canale, ad esempio, è ospite, arriva anche a mettere in forte imbarazzo chi lo ospita. All'ultima puntata, però, ha visto Francis comportarsi molto male verso Dario. A me dispiace, eh, perché io considero Francis un amico, ma io certe cose nei suoi confronti non solo non le penso, ma non le avrei minimamente dette e non le avrei dette per affabula più leggere, anche se io li leggo. Ovviamente, non voglio più adesso pubblicare commenti su questo discorso qua. Parliamo del eventualmente del discorso rabatta.

N dice: "Il grande maestro, grande, vi erano liste di massoni coperti". Comunque Magaldi afferma che Francesco Narducci non appartenesse al GOI. Ecco, Magaldi dice questo. Io, insomma, tendo a non dare completa fiducia e neanche completa sfiducia alle persone. Io Magaldi conosco i suoi lavori, per certi versi dice cose che io condivido, per altri no, però sulla sua attendibilità in merito del discorso di Narducci, non lo so. Certo è che lui al momento è all'interno, no, del discorso GOI, cosa che De Bernardo non lo è più, da quanto ricorda, no. E ma poi il semplice fatto che, cioè, ragazzi, De Bernardo viene portato per confermare che Narducci è massone del GOI e lo conferma perché glielo avrebbe detto il suo ex segretario personale, che è morto. Di questa cosa lui non ne ha mai parlato prima, fin quando non viene chiamato in commissione e durante il processo. Dov'era? Perché non è stato chiamato? Perché non ha sentito il dovere di, di comunicare queste cose? Non era già più gran maestro. E al momento in cui la racconta, quando gli si fa notare che in quella lista non appare il nome, non è che mi dice: "Ah, ma ci sono delle liste segrete". No, no, mi dice tranquillamente: "Eh, ma quello l'ha appurato il dottor Mignini, che Narducci è del è del GOI". Quindi è lì il corto circuito. Ma in tutto questo, alla fine, ma chi se ne frega poi se Narducci era massone o no, eh? Alla fine della giornata, perché poi col discorso mostro non c'entra nulla, tanto al meno quel discorso sette tukur.

Se quelli sul braccio, sul braccio fossero segni di una cintura, che ti fa pensare? Bravo e serio come sempre. Eh, se fossero i segni di una cintura, potrebbero essere i segni di una costrizione, quindi una cintura usata, no, per legare in qualche modo la ragazza per qualche fine feticistico, oppure usata per per cuole, no, se fosse una cintura, ovviamente, che è tutto da dimostrare, eh. Comunque, ragazzi, questa sera direi che abbiamo di nuovo messo un bel po' di carne al fuoco. Io in questi giorni continuerò a, insomma, rimpolpare anche la sezione della lettura degli atti, rigoroso ordine cronologico, con i commenti, insomma, per poter contestualizzare di che atti parliamo. Spero vi siano utili per poter studiare la vicenda in maniera indipendente. Usate la vostra cazzo di testa, sempre, e non vi fate fuorviare da questi gruppi che si costituiscono, non si sa bene se, non si sa bene se Parcosta autonomamente oppure no. Usate la vostra testa. Quindi, per questa sera è tutto. Vi ringrazio infinitamente per l'attenzione e, insomma, ci vediamo con con la diretta alla settimana prossima. Un abbraccio.