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Dalla rivoluzione di febbraio alla guerra polacco sovietica

Fabio Sandrecchi36:54

Transcription

Bene, l'argomento che andiamo ad affrontare è la Rivoluzione Russa, che è la fine dello zarismo, ovvero quel processo storico che porterà alla caduta dell'Impero dello Zar di tutte le Russie e, sul lungo periodo, alla nascita di quella che noi conosciamo come Unione Sovietica. È un evento sconvolgente che lascerà un profondo segno nella coscienza di chi lo ha vissuto, ovviamente, ma anche nello spirito del '900, perché la Rivoluzione Sovietica, la rivoluzione, ancora prima, russa, porterà appunto al concretizzarsi del progetto comunista. E questo, come potete bene immaginare, avrà un enorme impatto sulla storia politica e sociale di tutto il secolo breve, ovvero il '900.

Partiamo da questa considerazione. Intanto, la rivoluzione vede due momenti: c'è una prima rivoluzione in Russia, che è nota come Rivoluzione di Febbraio, e un secondo momento che è invece la Rivoluzione di Ottobre. E sono due momenti differenti, appunto, di questa storia che è la Rivoluzione Russa. Ovviamente, l'anno di riferimento, come abbiamo già visto, è il 1917.

La crisi dello zar era nell'aria, certo, sicuramente aggravata dall'andamento non positivo del conflitto mondiale. Lo zarismo era un regime politico del tutto anacronistico e inadeguato all'Europa di fine '800, all'Europa inizio '900. Si è confrontato con le potenze di tradizione maggiormente democratica, come per esempio il Regno Unito, come per esempio la Francia. Era più arretrato dal punto di vista politico anche dell'Impero Austro-Ungarico e dell'Impero Tedesco. In sostanza, aveva ancora tanti caratteri di autocrazia, con un despota al potere, con una ristrettissima classe dirigente che dominava un enorme paese contadino. Certamente, appunto, un paese del tutto anacronistico nella sua gestione politica se confrontato, appunto, con le altre potenze europee, potenze, appunto, di cui la Russia, gruppo di cui la Russia, di potenze faceva parte.

Quindi, da una parte, la crisi dello zarismo era sicuramente nell'aria. Dall'altra parte, è comunque vissuta questa rivoluzione del '17 come un evento sorprendente, come qualcosa che, appunto, ha suscitato anche grandi entusiasmi e un enorme panico, invece, in altri.

Tutto inizia con uno sciopero generale nella capitale dell'Impero Russo, a Pietrogrado, quella che oggi è nota come San Pietroburgo e, durante il periodo sovietico, sarà nota come Leningrado. Sciopero generale è portato avanti dagli operai. Operai che non sono numerosissimi in Russia, appunto, se lo paragoniamo alle altre potenze dell'Occidente, ma sono comunque presenti nelle grandi città, come, appunto, la stessa Pietrogrado, oppure Mosca. Ovviamente, lo sciopero generale è causato dalla condizione in cui si trovano a vivere gli operai durante il periodo della guerra. È sempre quel lavoro sul fronte interno di cui abbiamo così spesso parlato. Appunto, gli operai scontenti scendono in piazza e una delle richieste, appunto, oltre alla pace, è il cambio di regime, ovvero di una maggiore partecipazione politica dei gruppi, dei ceti anche meno ricchi della società.

La novità è che questo sciopero generale, che coinvolge, appunto, il gruppo, la popolazione operaia di Pietrogrado, trova il sostegno dell'esercito. Questa volta, quindi, l'esercito, invece di reprimere lo sciopero anche con la violenza, si schiera dalla parte degli scioperanti. E questo costringe lo Zar di tutte le Russie, Nicola II, ad abdicare. Siamo al 2 di marzo del 1917.

Appunto, lo sciopero è iniziato a febbraio, 15 marzo secondo il nostro calendario occidentale, perché molto brevemente, ancora oggi in Occidente è adottato il calendario gregoriano, appunto, dalla riforma del calendario voluta in età moderna da Papa Gregorio, mentre in Russia era ancora in uso l'antico calendario giuliano, che era rimasto indietro nel conteggio dei giorni. Quindi, c'è uno sfasamento di poco meno, lo vedete, di 15 giorni. Appunto, quando noi parliamo di Rivoluzione di Febbraio, quindi, ci stiamo rivolgendo al calendario russo, al calendario giuliano, perché? Perché secondo il calendario adottato, per esempio, in Italia, in Inghilterra, in Francia, era già marzo, d'accordo? Quindi, e questa è la ragione per cui trovate le date sfasate. Appunto, c'è questo sciopero generale, una grande mobilitazione di massa con la partecipazione dell'esercito, che porta, appunto, lo Zar ad abdicare.

E l'idea dello Zar è questa: è possibile che in qualche modo la corona si salvi e che un mio erede possa essere, appunto, messo al mio posto al governo di tutte le Russie? In sostanza, mi sacrifico io come imperatore, come Zar, ma salviamo la dinastia dei Romanov. Questo sciopero, appunto, con la partecipazione dell'esercito, è noto come Rivoluzione di Febbraio e non è ancora la rivoluzione comunista.

Nasce un governo provvisorio a seguito di queste proteste. A capo di questo governo provvisorio c'è un liberale. Quindi, ovviamente, non si tratta di un uomo particolarmente schierato a sinistra, ma rispetto allo stile di gestione dello Zar e del suo entourage, siamo in un contesto di maggiore libertà politica. Ovvero, Guchkov, quindi un liberale, qualcuno che crede in una maggiore libertà politica, in una maggiore libertà di stampa, in una maggiore libertà di commercio. Certamente non un uomo della sinistra.

È interessante, però, che a essere nominato Ministro della Guerra è il democratico radicale Alexander Kerensky, quindi il generale Kerensky, ministro della guerra. Kerensky fa parte del gruppo dei Narodniki, fra poco, ovvero i cosiddetti populisti russi. E attenzione, perché il termine populista, in questo caso, ha un significato abbastanza diverso da quello che ha un significato diverso rispetto a quello odierno.

Nel frattempo, cosa succede? Iniziano a nascere i cosiddetti Soviet in giro per San Pietroburgo e in altre città della Russia, come Mosca, anche in certi contesti rurali. Cosa sono i Soviet? Sono i consigli, letteralmente. Nascono Soviet operai, Soviet contadini. Cosa significa? Gli operai più schierati a sinistra iniziano a riunirsi in consigli per prendere delle decisioni politiche, per un altro modo, in altre parole, per coordinarsi. Questi Soviet, appunto, formazioni spontanee, in realtà raccolgono una grande partecipazione e un grande sostegno da parte della popolazione. Questo porta i Soviet, che, appunto, dettano delle linee politiche sostanzialmente, a sovrapporsi all'azione del governo.

Quindi, da una parte abbiamo un governo provvisorio, certo, ufficiale, che è, appunto, guidato da Guchkov, situato moderatamente a sinistra, ma poi, nelle città, nelle campagne, soprattutto a Pietrogrado, nascono questi consigli operai e contadini, ovviamente nelle campagne, che servono a coordinare, appunto, questi gruppi.

Nel frattempo, arriva in Russia l'uomo del destino, Vladimir Ilich Ulianov, noto come Nikolai Lenin, che è uno dei suoi tanti pseudonimi. Chi è Lenin? È il leader del più importante Partito Comunista in Russia, ovvero il Partito Bolscevico. Tenete a mente questo nome. Tra poco andiamo a chiarire chi sono i Bolscevichi. Era esule all'estero, perseguitato, appunto, per le sue idee politiche. Era esule all'estero, torna, tra l'altro, con la collaborazione, come potete ben immaginare, delle autorità tedesche, che gli fanno passare il confine, appunto, lo vedono come un uomo in grado di destabilizzare la Russia, che in questo momento è in guerra con la Germania. E diffonde le Tesi di Aprile, che, tra l'altro, se cliccate sulla slide, potete trovare, e vi invito a leggere le Tesi di Aprile. Dettano, appunto, la linea politica rivoluzionaria di Lenin per creare una Russia diversa, una Russia comunista.

Lenin, nelle Tesi di Aprile, va contro Marx, sorprendentemente. Certo, è un ideologo del marxismo, quindi si allontana da Marx fino a un certo punto, però lo critica sotto un certo aspetto. Karl Marx prevedeva la rivoluzione comunista nei paesi più sviluppati, perché per Marx è necessario avere un forte proletariato industriale e quindi un'industria particolarmente sviluppata, di conseguenza, per poter, appunto, dare inizio alla rivoluzione. Quindi, dove il capitalismo è forte, Marx prevedeva la rivoluzione. Lenin, questo ideologicamente, corregge Marx, perché per Lenin la Russia rappresenta il contesto perfetto per la rivoluzione, nonostante si trattasse di un paese arretrato dal punto di vista dello sviluppo industriale, se lo paragoniamo all'Inghilterra, se lo paragoniamo alla Germania. Tra le grandi potenze, secondo Lenin, quella russa è la più fragile, è l'anello debole all'interno dell'imperialismo. Vi ricordo, tra l'altro, di Lenin, come, appunto, intellettuale che ha trattato dell'imperialismo come culmine del capitalismo, quindi anello debole dell'imperialismo, questa Russia. Sovietica e, di conseguenza, questa Russia, scusate, mi correggo, ovviamente, questa Russia zarista, è qui il contesto ideale per fare la rivoluzione e poi lo sviluppo industriale verrà in un secondo momento.

Lenin fa parte, quindi, di una sinistra non governativa, quindi una sinistra che cerca non tanto l'appoggio del governo. Anzi, l'obiettivo di Lenin sarà rovesciare il governo provvisorio, non per rimettere lo Zar, ovviamente, ma per fare una rivoluzione diversa, una rivoluzione comunista. In questo, però, trova l'appoggio dei Soviet, quindi della sinistra non governativa, dei consigli operai e poi contadini.

Quali sono gli obiettivi nell'agenda di Lenin? Beh, prima di tutto la pace, quindi siglare la pace con i nemici della Russia, in questo momento l'Impero Austro-Ungarico e la Germania. Altro obiettivo: la redistribuzione della terra ai contadini, quindi sottrarre la terra dalle mani dei contadini ricchi che detengono magari grandi possedimenti terrieri e darla ai singoli lavoratori della terra. E il controllo operaio della rivoluzione, della produzione, scusate, industriale. Che cosa significa? Che non ci sarà più il capitalista a dirigere, appunto, la produzione all'interno della fabbrica, ma sarà, nella prospettiva di Lenin, direttamente il Soviet.

Ovviamente, Lenin poco dopo la pubblicazione delle Tesi di Aprile, così estreme, così sposta a sinistra, è nuovamente costretto a fuggire dalla Russia. Ma intanto, il semino è stato piantato. Appunto, ripercorriamo un secondo. Ci interrompiamo qui. Siamo nell'aprile del '17. Ripercorriamo quali sono le divisioni della politica russa, spostandoci a sinistra.

Abbiamo parlato di democrazia radicale, erede del populismo. Ovvero, chi sono i populisti? Sono letteralmente quelli che vogliono andare verso il popolo, quindi coloro che appartengono storicamente a una classe relativamente agiata, borghese, che vanno verso il popolo per coinvolgerlo nella vita politica del paese. Era un movimento, appunto, ottocentesco. Erede di questo, appunto, populismo, è la democrazia radicale, di cui un esponente è il generale Kerensky. Quindi, un partito, quello, appunto, erede del populismo, che vuole una maggiore partecipazione nella vita politica di tutti gli strati, anche quelli economicamente più fragili, della popolazione.

Non è l'unico gruppo di sinistra, appunto, democratico, radicale, scusate. Possiamo citare anche altri gruppi, per esempio, i Menscevichi, da Menshevik, ovvero minoritario. Chi sono? Sono comunisti marxisti e, come linea ufficiale del loro partito, hanno il marxismo. Qual è la differenza rispetto al gruppo Bolscevico di Lenin? E adesso vedremo chi sono. Prevedevano, appunto, di arrivare alla società comunista partecipando all'attività dei governi. Quindi, erano collaborazionisti. Erano vicini a quella che in Occidente era la socialdemocrazia gradualista. Facciamo un esempio, appunto, i gradualisti di Turati in Italia. Quindi, non possiamo fare la rivoluzione da un giorno all'altro, nella prospettiva dei Menscevichi, ma la rivoluzione è qualcosa che costruiamo passo dopo passo, anche partecipando alla vita dei governi borghesi, dei governi capitalisti, dei governi liberali. Quindi, è una partecipazione politica per realizzare la società comunista.

E poi ci sono i gruppi Social-Rivoluzionari, differenti dai Menscevichi, che, intanto, non avevano come linea ufficiale del partito il marxismo. Quindi, sono marxisti eterodossi, pescano dal marxismo, ma non sono in senso stretto marxisti. Vedevano nel socialismo e nella collettivizzazione della terra il percorso necessario per una Russia più giusta, più libera, ma vedevano anche la possibilità di collaborare con i governi borghesi. Certo, questa collaborazione avrebbe portato prima o poi comunque a una rivoluzione. Quindi, rispetto ai Menscevichi, che vedevano, appunto, la società comunista realizzata con la politica, comunque, i Social-Rivoluzionari volevano alla fine del processo della rivoluzione, però, appunto, una rivoluzione a cui si arriva per gradi. Appunto, sono socialisti e non sono strettamente marxisti.

Infine, l'ultimo gruppo, quello che per noi è più rilevante, è quello, appunto, capeggiato da Nikolai Lenin, ovvero i Bolscevichi, da Bolchevik, maggioritario, che sono i comunisti rivoluzionari. Parola d'ordine: "Quando si fa la rivoluzione, oggi, se no ieri", nel senso che, appunto, sono coloro che vogliono immediatamente la rivoluzione armata, violenta, per instaurare la società comunista, come, in un certo senso, dirà lo stesso Lenin: "Per fare la frittata, devi rompere le uova".

Come sta vivendo questi anni la Russia? Intanto, è una Russia che è retta da un governo provvisorio, è una Russia comunque fragile, che sta subendo, tra l'altro, nella Guerra Mondiale. Certamente, ha anche un nemico formidabile, ovvero la Germania. È una Russia sconvolta anche al suo interno. Per esempio, a luglio, a Pietrogrado, ci sarà un'altra rivolta. Una delle richieste della folla è nuovamente la pace e una maggiore partecipazione dei Soviet al governo, all'attività politica. Una rivolta che viene sedata nel sangue, che porta, però, alla caduta di Guchkov e all'avvento di un uomo più di sinistra, ovvero Kerensky.

Qual è il problema di Kerensky? È un uomo di sinistra? Sì. È un uomo che può andare incontro ai Soviet? Sì. Il problema di Kerensky è che è poco credibile. Perché? Perché Kerensky era stato il regista di una controffensiva sul fronte orientale che si è rivelata disastrosa. Quindi, il nuovo governo provvisorio, con Ministro della Guerra Kerensky, tenta nella zona meridionale, lo vedete nella slide, del fronte orientale, una controffensiva contro i tedeschi, contro gli austriaci. È un disastro. I russi perdono tantissimi uomini, tantissimi mezzi e devono ritirarsi. Anzi, i tedeschi, dopo questa controffensiva, continueranno ad avanzare. Quindi, viene messo al governo un uomo, sì, vicino alla sinistra, ma politicamente molto debole. Tanto debole che subisce un colpo di stato nel settembre, appunto, del '17. Il generale Lavr Kornilov tenta un colpo di stato militare, quindi un colpo di stato molto di destra. L'obiettivo di Kornilov è ritornare allo status quo ante, e quindi rimettere al potere la famiglia dei Romanov, ristabilire, appunto, il governo dello Zar autocratico su tutte le Russie.

Se fosse stato solo per Kerensky, questo colpo di stato avrebbe avuto un enorme successo. Chi è che sventa il colpo di stato? Il Partito Bolscevico. Il Partito Bolscevico riesce a mobilitare le piazze. Appunto, gli operai scendono in piazza a San Pietroburgo e, con, appunto, la protesta e la lotta per le strade, riescono a impedire questo colpo di stato. È un evento molto importante perché ancora una volta ci sottolinea la debolezza di Kerensky. Dall'altra parte, invece, ci mostra la forza dei Bolscevichi. Forza ormai di questi Soviet di San Pietroburgo.

Lenin torna. È arrivato il momento di lanciare la parola d'ordine rivoluzionaria. Lo slogan rivoluzionario: "Tutto il potere ai Soviet!". È il momento della rivoluzione comunista, è il momento della rivoluzione sovietica.

Nella slide successiva, adesso torno, vi mostro dall'alto il Palazzo d'Inverno, giusto per avere un'idea dei luoghi dove si stanno svolgendo questi fatti. Il Palazzo d'Inverno è la sede, appunto, di questo governo provvisorio.

23 ottobre. Il Comitato Generale Bolscevico prende una decisione sofferta. C'è tanto dibattito, ma alla fine vince, vince la linea di Lev Davidovich Bronstein, ovvero Trotsky. Ancora una volta, un nome codice. Obiettivo: rovesciare il governo. Si dà l'inizio all'insurrezione antigovernativa, buttare giù il governo di sinistra, comunque provvisorio, per dare inizio, appunto, a un governo comunista. Ovviamente, non si fa il colpo di stato per rimettere lo Zar. Anzi, sono date del calendario giuliano, eh, 25 ottobre, ovvero il 7 novembre secondo il calendario occidentale, il calendario gregoriano. Sotto la regia di Trotsky, le milizie rivoluzionarie assaltano il Palazzo d'Inverno. Trovano una resistenza nulla, prendono il controllo del palazzo, rovesciano il governo.

Nel frattempo, il Congresso Panrusso dei Soviet, cioè non un organo del partito bolscevico, ma un organo che invece organizza l'azione dei Soviet russi, chiede ufficialmente a tutti i popoli belligeranti, cioè coinvolti nel Primo Conflitto Mondiale, la pace e stabilisce l'abolizione della grande proprietà privata terriera, ovvero iniziano gli espropri della terra in previsione di una sua redistribuzione. Vedete il parallelismo tra il palazzo del potere e l'azione delle città. È quello che invece fanno i Soviet parallelamente, sono appunto linee politiche che si sovrappongono in un contesto di generale fortissima confusione.

Questa, appunto, questa presa del Palazzo d'Inverno, che sancisce, appunto, l'inizio della rivoluzione comunista e la Rivoluzione d'Ottobre del 1917. Si crea un nuovo governo che prende il nome abbastanza chiarificatore di Consiglio dei Commissari del Popolo, che nomina Lenin come suo primo presidente.

Qual è il problema di questo Consiglio dei Commissari del Popolo? Che non può non contare sull'appoggio della sinistra meno radicale, cioè dei Menscevichi, dei Social-Rivoluzionari. Ci sono le elezioni per un'Assemblea Costituente, siamo nel novembre del '17. Qual è l'obiettivo? Creare un'assemblea che scriva la costruzione della nuova Russia repubblicana, che escluda in ogni modo, in ogni modo, un possibile ritorno dello Zar. E i Bolscevichi si aspettano di stravincere, dopo tutto quello che hanno fatto, dopo aver sventato il colpo di stato di Kornilov, dopo aver rovesciato il governo provvisorio e aver preso il controllo del Palazzo d'Inverno.

In realtà, vi faccio vedere brevemente questa slide: a essere premiato è il Fronte Social-Rivoluzionario, che riesce a conquistare più della metà dei seggi. Al secondo posto troviamo i Bolscevichi e poi di seguito tutti gli altri gruppi. Quindi, i Bolscevichi, forse scontando un appoggio parziale nelle campagne, contando soprattutto su un appoggio nella città di San Pietroburgo, hanno sottovalutato il nemico Social-Rivoluzionario.

Come si risolve la questione di una Russia, appunto, che al capo ha un leader bolscevico, ma poi ha una Costituente dominata dal Partito Social-Rivoluzionario? Con un nuovo, piccolo colpo di stato, nel gennaio del '18. Le milizie bolsceviche di San Pietroburgo fanno cadere la Costituente per poi crearne un'altra a trazione puramente bolscevica. Quindi, viene esautorata e sciolta l'Assemblea Costituente votata dal popolo russo per creare una dittatura a trazione, appunto, bolscevica, comunista. Vedete come lo stile di gestione del potere dei Bolscevichi è uno stile di gestione dittatoriale. E questo, in realtà, un pochettino, lo possiamo anche ritrovare in Marx, appunto, nel concetto di dittatura del proletariato. Se vogliamo fare una società comunista, vogliamo creare una società comunista, dobbiamo passare attraverso che cosa? Attraverso la dittatura, altrimenti gli elementi meno radicali, gli elementi borghesi, esisteranno. Sarà molto difficile per i Bolscevichi riuscire a gestire questa Russia con la dittatura.

Intanto, è un paese che si sta impoverendo sempre di più, proprio perché manca la gestione dell'economia di guerra. I Bolscevichi procederanno con l'esproprio della terra, proprio delle fabbriche, e questo, in realtà, bloccherà il processo produttivo. Molti membri della classe dirigente non erano comunisti, non erano Bolscevichi, non erano nemmeno di sinistra, e quindi sono fuggiti, appunto, all'estero. E, tra l'altro, risulta impossibile per i Bolscevichi riuscire a siglare una pace con gli altri paesi cobelligeranti, coi paesi in guerra, coi paesi, scusate, belligeranti, non cobelligeranti, scusate, non sarà possibile al punto siglare una pace senza annessioni e senza indennità, cioè una pace bianca per la Russia. La Russia, in qualche modo, si trova costretta, per uscire dalla guerra, a cedere qualcosa. E la pace, appunto, di Brest-Litovsk, che comporta una grande perdita dei territori russi, che finiranno all'interno dell'orbita tedesca per poi, appunto, avere un destino diverso dopo il Primo Conflitto Mondiale.

Altro problema dei Bolscevichi, oltre ad avere un'economia in crisi, oltre a non avere un entourage di persone esperte a gestire la vita politica del paese, sì, sono uscite dalla guerra, ma c'è un'altra guerra da combattere: la guerra contro i Bianchi. Chi sono questi Bianchi? Sono le forze conservatrici, ancora schierate con lo Zar, e ovviamente gran parte dell'esercito è schierato, appunto, a favore di questi Bianchi, di questi Zaristi. L'Intesa, nel frattempo, cioè l'Inghilterra, la Francia, ma gli stessi Stati Uniti, iniziano in qualche modo a supportare l'esercito bianco. L'idea è: dobbiamo fermare in Occidente la rivoluzione comunista, prima che, come programma di Lenin, si espanda in tutto il mondo.

Inizia in Russia una brutale guerra civile. E la brutalità si consuma anche, poi torno sulla slide precedente, a Ekaterinburg, siamo, appunto, nella Russia più interna, dove lo Zar e la sua famiglia, appunto, vengono fucilati dai Bolscevichi per evitare ogni possibilità di restaurazione, cioè di ritorno al potere dello Zar, anche in caso di sconfitta nella guerra civile. Appunto, l'epurazione della famiglia Romanov, come era successo con i rivoluzionari francesi che hanno tagliato la testa al re Luigi XVI. Lo Zar Nicola II e la sua famiglia vengono fucilati dai rappresentanti del popolo. È un momento difficile, in cui, appunto, il partito bolscevico deve mostrare il lato più autoritario. Per esempio, viene a crearsi una polizia segreta, nonché polizia politica, quindi braccio diretto del partito, quello che poi, evolvendosi, diventerà il KGB, la Ceka. E nasce un tribunale straordinario, un tribunale rivoluzionario centrale, il cui scopo sarà, appunto, processare rapidamente gli oppositori e i reali o presunti nemici della rivoluzione.

Concludendo questa parte, per dare, appunto, una presentazione, per quanto breve, delle vicende della Rivoluzione Bolscevica, in realtà l'esito della guerra civile è sorprendente. Perché? Perché nonostante l'inferiorità di mezzi, nonostante la dispersione, nonostante le minori competenze, l'Armata Rossa vincerà questa guerra. Armata Rossa, cioè l'Armata Bolscevica, organizzata, ancora una volta, da una delle grandi menti militari bolsceviche, ovvero Trotsky. Un'Armata Rossa in cui c'è una particolarità: gli ufficiali militari vengono affiancati a commissari politici, che hanno il compito, appunto, di vigilare su di loro per evitare qualsiasi possibilità di trame nell'ombra, di cospirazioni, di colpi di stato militari.

La cosa interessante è questa: che molti in questa rivoluzione ci credono davvero. Il comunismo sovietico russo si macchierà di orrori indicibili, però nasce questa rivoluzione con una prospettiva: rovesciare un autocrate che era lo Zar e cambiare il mondo, perché era uno più giusto, almeno nella prospettiva dei rivoluzionari. E quindi, potete bene immaginare quanto fosse grande, da parte di molti, l'entusiasmo e la partecipazione e l'impegno. I Rossi, quindi, riescono ad averla meglio sulle forze controrivoluzionarie, a vincere la guerra civile, che ha diviso il paese e che si conclude nel '20. Pensate, sono lunghi anni di guerra, in cui, appunto, l'economia russa è totalmente in crisi.

Ed è anche, in un certo senso, una vittoria morale la sconfitta della Russia nella Guerra Polacco-Sovietica del 1921. Cosa succede alla fine? Al termine, a seguito del Primo Conflitto Mondiale, nasce in Europa un grande stato polacco nazionalista, ovviamente, come il clima dell'Europa dell'epoca. E coglie l'occasione della fragilità della Russia, sconvolta dalla rivoluzione prima e dalla guerra civile poi, per attaccare la Russia e sottrarre parte del suo territorio. Territorio di cui, in parte, si era appropriata, appunto, parte della Bielorussia, parte dell'Ucraina, erano di nuovo controllate, appunto, dai russi. In realtà, l'Armata Rossa riesce a un certo punto a respingere il nemico che ha penetrato in territorio russo e dare inizio a un'efficace controffensiva. La pace prevede una vittoria dei polacchi, che, appunto, sottraggono alcuni territori ai sovietici. Però è una vittoria morale, intanto, perché la Russia non è stata sbaragliata, anzi, è riuscita in parte a capovolgere l'andamento del conflitto. Dall'altra parte, è una guerra importante, perché è stata una guerra in grado di creare una forte coesione nazionale. Perché se la guerra civile è stata combattuta tra fratelli russi, poi non ci sono solo russi, ci sono ucraini, bielorussi, georgiani, kazaki, però la guerra polacco-sovietica è una guerra differente, è una guerra contro un nemico esterno, un nemico che vuole, tra l'altro, rovesciare il nostro sogno, la società comunista. È una guerra che, almeno a livello morale, riesce a compattare i popoli coinvolti dalla rivoluzione. Da qui in poi, la strada sarà ancora in salita, ma la Russia e la rivoluzione comunista sarà al sicuro da parte di ulteriori attacchi esterni.