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Destra e Sinistra hegeliana e Feuerbach

scrip44:19

Transcription

Il recente, vi ho parlato di Schopenhauer e Kierkegaard, due pensatori della prima metà dell'Ottocento molto originali, che per molti versi hanno anticipato i temi tipici dell'esistenzialismo. Oggi, però, voltiamo pagina. Iniziamo un capitolo di storia su un argomento completamente diverso, che però si riallaccia a qualcosa che abbiamo già detto tempo fa.

Perché abbiamo visto anche, proprio spiegando Schopenhauer e Kierkegaard, che l'atmosfera filosofica proprio della prima metà dell'Ottocento non era tanto segnata da questi pensatori, Schopenhauer e appunto Kierkegaard, che vennero riscoperti in realtà soprattutto postumi, dopo la loro morte, o comunque in tarda età. Ma soprattutto dalla filosofia hegeliana, che dominava ancora la scena. Lo stesso Schopenhauer e lo stesso Kierkegaard si erano anzi più volte battuti contro Hegel, criticandolo, attaccandolo. Signore, comunque a Hegel rimaneva il punto di riferimento, il filosofo con cui tutti, bene o male, dovevano confrontarsi. E oggi lo vediamo proprio, perché oggi parliamo della destra e della sinistra hegeliana, due correnti di pensiero che si svilupparono proprio in quegli anni, soprattutto in Germania, a partire dalla riflessione di Hegel. E dopo averli velocemente visti, queste due correnti, per delineato a grandi linee quali sono gli elementi più caratteristici dell'una e dell'altra, ci soffermeremo in particolare su un esponente della sinistra hegeliana, che poi però uscirà anche da questa corrente, prenderà una strada completamente autonoma, che è Ludwig Feuerbach. Un filosofo molto importante, che, come vedremo, ha anticipato alcune delle riflessioni che poi saranno proprie di Karl Marx. Ma ne va a cominciare.

[Musica] [Applauso] [Musica] Fuori caffè, come al solito. Mettiamo con la tazza. Batman presente all'appello, anche lui, come al solito, non manca mai. Quando manca, si fa per raccontare dei suoi amici. L'esito delle elezioni. Io sono Ermanno Ferretti. Si sintetizza di una volta. Questo è un canale in cui posto periodicamente delle video lezioni di storia e di filosofia, e a volte anche di educazione civica. Video lezioni che spesso ricalcano quanto svolgo in classe nel liceo dove insegno. Sono lezioni pensate, quindi, primariamente per studenti delle superiori, o al limite per studenti universitari che vogliano ripassare un po' alcuni argomenti, rinfrescare la memoria. E però possono sorridere interessare anche alcuni curiosi. Se siete qui, se vi interessano questi argomenti, siete ben accetti, ovviamente. In descrizione, ve lo dico già da subito, trovate il link agli argomenti di cui parlo oggi, con una sorta di scaletta, con i vari minuti in cui inizia a parlare di una data sezione, di un dato argomento, e poi anche altri link che si collegano in qualche modo a quello che vi dirò. Sì, l'argomento della lezione di oggi è un argomento di filosofia, ed è la cosiddetta divisione tra destra e sinistra hegeliana, e poi in particolare la filosofia di Feuerbach.

Allora, cosa sono la destra e la sinistra hegeliana? Dovete sapere che Hegel, quando muore, abbiamo visto, abbiamo fatto vari video, descrizione, metterò la playlist di tutti i video su Hegel, lui muore all'apice del successo. Effettivamente, Hegel occupa la cattedra di filosofia di Berlino, che in quel momento era la più importante di tutta la Germania, ed è considerato il più importante filosofo vivente. Quando muore, ha scalzato perfino Schelling, suo amico, ha preso in mano le redini, non certo senso, dell'idealismo, ed è questo il dato davvero un filosofo di grande caratura. Quindi, subito dopo la sua morte, ci sono molti altri filosofi che tentano di ricalcare le orme di Hegel, che sono stati magari a volte anche suoi allievi, o che comunque si riconoscono nella sua formulazione, nel suo pensiero. Questi hegeliani, possiamo chiamarli proprio così, però si dividono in due correnti, perché non sono tutti d'accordo sulle stesse cose. C'è da dire che il pensiero di Hegel, in effetti, come avrete visto, se avete visto il video in cui lo presentavo, è molto complesso e anche molto sfaccettato, e in certi punti può consentire anche diverse interpretazioni, perché lo stesso Hegel tenta di parlare davvero di tutto, e cercando di parlare di tutto e dare una visione così sistematica, si spinge molto nella visione dell'etica, nella visione della storia, nella visione dello stato, nella visione della religione. Su ogni cosa, su ogni ambito, dice qualcosa. Questo qualcosa a volte può essere interpretato. E quindi, effettivamente, questi hegeliani continuano, diciamo così, il percorso di Hegel, a volte si trova un disaccordo tra loro. Come dicevo, nascono due correnti che vengono solitamente chiamate, già dall'epoca vennero chiamate così, destra hegeliana e sinistra hegeliana.

Qual è la differenza? Destra e sinistra hanno una connotazione politica simpatica, perché il nome stesso di queste due correnti che si diedero un esponente della sinistra hegeliana, ma usare per primo questi termini, derivava dalla divisione del parlamento francese post-rivoluzionario. Le nostre francesi, vi ricordate, fine Settecento. E proprio lì, per la prima volta, nei vari parlamenti, assemblee che si formarono, costituendo in partiti, che si sedevano a sinistra erano generalmente quelli più progressisti, quelli più rivoluzionari, repubblicani, i giacobini, ad esempio, mentre quelli che si sedevano sulla destra, di solito erano partiti più moderati, più conservatori. Ok? Allora, questa distinzione a sinistra progressisti, a destra conservatori, rimane anche appunto nella destra e nella sinistra hegeliana. Perché gli esponenti della destra hegeliana, che spesso sono anche di età un po' più avanzata, vengono chiamati i vecchi hegeliani, di solito, perché magari erano coetanei di Hegel o comunque poco più giovani. Questi hanno una lettura tutto sommato conservatrice del pensiero di Hegel, che Hegel, tutto sommato, aveva consentito, poi vediamo nel dettaglio, ma ricordate, Hegel per certi versi manifestava anche una tendenza, diciamo, autoritaria, anche per certi versi, nel senso che la sua visione dello stato etico, eccetera. Gli esponenti della sinistra, invece, che vengono a volte chiamati anche giovani hegeliani, perché appunto erano giunti una generazione successiva, più giovane, tendono invece ad accentuare nella loro analisi di Hegel gli aspetti appunto rivoluzionari, di cambiamento, che pure, appunto, nella filosofia di Hegel erano presenti. Ma, diciamo, Hegel contiene un po' di tutto, sia cambiamento, sia conservazione, e a seconda di dove si pone l'accento, ci si può orientare verso l'una o verso l'altra corrente. Chiaramente, tra queste correnti ci sono diversi elementi di contrasto. Bene, sottolineo tre, anche se poi volendo ce ne sarebbero anche altri, ma tre sono, secondo me, quelli più significativi.

Il primo, che è poi la chiave di tutto, è l'interpretazione diversa che danno alla dialettica hegeliana. Se vi ricordate, la dialettica, sempre nella playlist, trovate anche il video apposito sulla dialettica hegeliana, è la legge della storia per Hegel, è la legge dell'Assoluto, ed è anche la legge del nostro modo di conoscere il mondo. Ora, questa dialettica si articola in tre fasi: c'è una tesi, c'è un'antitesi, e c'è una sintesi. Chiaramente, la sinistra, quella interpretazione più progressista, pone soprattutto l'accento sul cambiamento, sul movimento che questa legge dialettica introduce nel mondo. Quando Hegel passa dalla tesi all'antitesi, parla esplicitamente del fatto che l'antitesi consiste nel mettere in movimento le assunzioni della tesi, nel confrontarle con l'opposto, con l'opposto, nello scontro, nel dinamismo. Ecco, una chiaramente una visione progressista del mondo, chiaramente sottolinea questi aspetti, no, quelli più di cambiamento, di modifica, di mutamento, che la legge dialettica, appunto, sottolineava. Bene, bene. Gli esponenti della destra, invece, sottolineano più che tanto, più che il movimento del cambiamento, il suo significato, la conservazione. Perché, se vi ricordate, è vero che l'antitesi è una fase di scontro, di cambiamento, di rivoluzione, potremmo anche chiamarla, ma dopo l'antitesi, secondo Hegel, arrivava anche la sintesi. E la sintesi era una ripresa della tesi, in qualche modo, la ripresa potenziata, passata attraverso i dissidi dell'antitesi, ma la ripresa della tesi. Quindi, l'antitesi era pacificatoria. Se prima si era combattuto, poi però ci si rende conto che questo combattimento, questo mutamento, deve essere superato per arrivare a una pace e un equilibrio. Ora, chiaramente, chi sostiene una visione conservatrice, sottolinea di più l'aspetto statico, l'aspetto anche giustificatorio della dialettica hegeliana. Allora, vi ho detto, quando abbiamo parlato proprio di Hegel, che la filosofia stessa di Hegel è giustificatoria, è come la nottola di Minerva, cioè una filosofia che arriva dopo, che non deve cambiare il mondo, ma deve semplicemente mostrare che il mondo è perfettamente logico così com'è. E allora questo è quello che i conservatori dicono sempre: "Oh, il mondo non bisogna cambiarlo, il mondo va bene così, è giusto che sia così, e se cambierà, cambierà da solo, non perché noi lo portiamo avanti". La sinistra vuole il cambiamento, la destra vuole la conservazione, e in fondo la dialettica in qualche modo contiene entrambe queste dinamiche.

Poi, però, vi dicevo, ci sono altri due elementi di contrasto tra le due correnti. Il primo riguarda la religione, il secondo riguarda lo stato. La religione, in che senso? Ha allora, bisogna ricordarsi cosa diceva Hegel riguardo alla religione, in particolare stiamo parlando della religione cristiana, ovviamente. Se vi ricordate, lo Spirito Assoluto, l'ultima parte dell'Enciclopedia, l'ultima parte del pensiero hegeliano, lo Spirito Assoluto studia lo spirito quando si è pienamente realizzato, e parla di arte, religione e filosofia. Si articola in arte, religione e filosofia. Entrambe, entrambe, tutte e tre queste discipline hanno come oggetto lo stesso argomento, che è l'Assoluto. Tutte e tre parlano dell'Assoluto. Sia l'arte, sia la religione, sia la filosofia, però ognuna usa un metodo diverso. Potremmo dirla così, no? Usa una metodologia differente. Solo la filosofia usa la metodologia più adeguata, tant'è vero che l'arte, in un certo senso, sì, è inadeguata, la religione è un momento di passaggio, ma poi è solo la filosofia che davvero comprende l'Assoluto, sono la filosofia che realmente può parlare dell'Assoluto. Quindi, sicuramente la filosofia è il punto d'arrivo di tutto il pensiero hegeliano, è il suo ruolo. E la religione, dunque, questa è la domanda. Gli esponenti della sinistra dicono: "Beh, la religione è un momento di passaggio per arrivare alla filosofia, ma la religione non basta. La religione, anch'essa, va superata per poter giungere al concetto, alla filosofia. Quello è il vero punto negativo di tutto il pensiero". La religione, sia passata, come sorpassata. L'arte, perché per Hegel l'arte era sostanzialmente morta, era in crisi. Così dicono quelli della sinistra. È sorpassata ormai anche la religione. Religione, certo, ha dato a volte una rappresentazione, un qualche estetica, mi ha permesso di comprendere qualcosa dell'Assoluto, ma ora bisogna andare oltre, bisogna arrivare a comprendere veramente l'Assoluto, smarcandosi, liberandosi da tutte queste bugie, anche falsità della religione. Questo pensano quelli della sinistra hegeliana. E quindi, la destra, al contrario, pensa che la religione, invece, è importantissima, perché la religione, intanto, si occupa, sente dell'Assoluto, come la filosofia, quindi ha lo stesso argomento. E la religione, in fondo, usa un metodo diverso, ma è utile, utilissima, è fondamentale per comprendere il senso della vita, dell'essere nell'Assoluto, capite? Non va, non è superata e messa da parte. E certo, la filosofia è ancora meglio, ma la religione ha un suo senso e ha un suo significato, un suo ruolo importante, soprattutto quando ci si rivolge al popolo, alle genti che non possono sempre conoscere la filosofia, ma possono conoscere la religione. Quindi, la destra hegeliana rivaluta la religione, la ritiene ancora importantissima nella vita sociale, nella vita civile. La sinistra hegeliana la ritiene invece superata e vorrebbe abbatterla.

L'ultimo elemento di discordanza, di dissidio, era il ruolo dello stato. Cosa diranno questi filosofi hegeliani? La destra hegeliana, abbastanza fedele in questo a quello che diceva il maestro, ritiene che lo stato sia l'incarnazione di Dio nel mondo, l'Assoluto che si presenta nel mondo, e quindi lo stato, in ogni momento storico, è esattamente come deve essere. E quindi, anzi, è l'elemento più alto nella vita terrena, diciamo così, nella vita concreta e istituzionale, la vita sociale che ci mostra di sé nello stato. Ma sempre bene chi ha il potere, è giusto che sia il potere. Le leggi dello stato sono giuste e così come sono, perché sono frutto della storia, sono frutto del cammino che l'Assoluto ha compiuto per arrivare fino a qui. E quindi lo stato prussiano, tipico, che dominava in quell'epoca, uno stato dove c'era una parziale divisione dei poteri, ma solo parziale, dove c'è un sovrano che tiene in mano il pallino della situazione in maniera molto forte, secondo la destra hegeliana, va benissimo così. Come la sinistra, invece, pensa che anche lo stato debba essere immerso nella dialettica e quindi debba essere sottoposto a cambiamenti e mutamenti. Cioè, lo stato non è un ente, un punto d'arrivo finale, finito, si è arrivati lì, adesso, da qui non ci si muove più, ma bisogna portare oltre anche lo stato, bisogna smuovere con il dinamismo di cui vi parlavo prima, anche lo stato, in modo da ottenere nuovi diritti, nuove garanzie, nuove migliorie. C'è da lavorare per spingere avanti la storia, tanto dato che la storia va avanti, come si dice, la triade hegeliana. Come vedete, anche qui, e qui viene fortemente la carica politica della divisione: abbiamo una destra conservatrice, a cui stanno bene le cose così come sono, e una sinistra progressista, che invece vuole il cambiamento.

Queste due correnti ebbero molti esponenti che ebbero anche un discreto successo all'epoca e continuavano a scrivere anche dopo la metà dell'Ottocento, nella seconda metà dell'Ottocento, con posizioni anche originali. Ma non abbiamo ovviamente il tempo per vederli tutti. Magari in futuro preparerò un video su Stirner, che è uno molto originale, su cui vale la pena forse soffermarsi, ma non ora, perché ora abbiamo concentrarci sulle cose veramente essenziali. Tra tutti questi esponenti, ce n'è uno che vale la pena di sottolineare, uno su cui bisogna fermarsi, perché effettivamente influenza a stretto giro, diciamo, i filosofi successivi, come dicevo nell'introduzione, soprattutto inizio Ottocento, pesantemente Marx, che crebbe in questo ambiente, in un certo senso, della sinistra hegeliana, e poi però, ovviamente, prese una strada tutta sua. Questo esponente fu, pronunciato, periodo anche, appunto, il leader, in un certo senso, della sinistra hegeliana, però anche lui poi si staccò. Ma vediamo questo esponente. Si chiama Ludwig Feuerbach. Tedesco, nasce in Baviera nel 1804, vive fino al 1872, ed è importantissimo perché riprende queste cose che vi ho detto della sinistra storica, ma sinistra storica è un'altra cosa, quella sinistra hegeliana, ma certi versi l'estremità, soprattutto per quanto riguarda la religione. Feuerbach, il nome che si pronuncia in tedesco, ma che non si scrive come si dice, sappiatelo bene, ve lo spiego, ve lo scritto nel titolo, ve lo scrivo in descrizione, si scrive Feuerbach, F-E-U-E-R-B-A-C-H. Ok? Vuol dire poi, riuscendo lì, fuoco nella valigia, nel foro. Power e fuoco, però si legge Feuerbach. Non andate in giro nelle vostre interrogazioni, che fosse in linea di repowerbach o scrivere nei compiti scritti firebar caffé o no, power pack, ma si dice Feuerbach.

Allora, questo Feuerbach, in particolare, si concentra sulla religione, ed è considerato il grande padre dell'ateismo filosofico ottocentesco. Perché? Perché per la prima volta porterà avanti una tesi veramente atea. In realtà, non è il primissimo a parlare di ateismo in filosofia, anche perché, volendo, c'era stato qualcuno anche nell'antica Grecia, ma in fondo anche nell'Illuminismo c'era stata, quindi pochi decenni prima, c'era stata una corrente atea, all'interno minoritaria, la corrente illuminista, la maggior parte degli illuministi era deista, però alcuni pochi, ma abbastanza agguerriti, sostenevano addirittura l'ateismo. Però, bisogna dire che poi è il primo che attorno al discorso dell'ateismo costruisce tutta la sua filosofia, tenta di spiegare in interno, nel dettaglio, anche come mai gli uomini credono e hanno perduto e con line, non dovrebbero più credere. E quindi, per la prima volta, davvero, non solo una presa di posizione, ma anche un'analisi filosofica profonda di che cosa voglia dire l'ateismo. Max, nelle varie opere, già dal 1830 inizia a formulare un po' le sue prime idee sull'ateismo, ma l'opera principale è sicuramente quella chiave per comprendere il pensiero, è datata 1841, ed è "L'Essenza del Cristianesimo", che è un'opera fondamentale, in cui per la prima volta descrive la sua visione riguardo a Dio, alla religione e all'ateismo. Poi, negli anni successivi, nel '43 e nel '45, pubblica altre due opere molto importanti, che però riprendono i temi già letti e li ampliano, diciamo così. La prima è "Principi della Filosofia dell'Avvenire", la seconda opera è "L'Essenza della Religione". Però, insomma, "L'Essenza del Cristianesimo", ricordatevi, questa è davvero l'opera chiave.

E vediamo cosa dice. Prima di tutto, Feuerbach analizza nei pensieri di Hegel e in generale di tutto l'idealismo, è rivolto un duro atto d'accusa contro Hegel, accusandolo di aver completamente frainteso l'eterogenesi, o meglio, aver completamente rovesciato i termini delle varie questioni. Perché? Perché, poi va in bici, attenzione, se guardiamo bene, l'idealismo rovescia i rapporti normali che ci sono tra le cose, non facendo gli esempi. Per l'idealismo, prima viene l'astratto e poi viene il concreto. Che fatti? Prima viene lo spirito e poi viene la sua incarnazione materiale, nell'uomo, nello stato, nelle cose. Ma prima c'è lo spirito, che è una cosa astratta, poi c'è la materia. Per sempre per l'idealismo, prima viene l'infinito, poi viene il finito. Se vi ricordate, però, che non ha nessun senso da solo, ha senso solo se messo in casellato all'interno dell'infinito. Prima sull'infinito e poi c'è il finito. In questo senso, noi come singoli non abbiamo senso, perché siamo in derivato sempre dell'Assoluto. Sempre per questa linea di pensiero, l'idealismo arriva addirittura a dire che il pensiero precede l'ente che pensa, perché il pensiero, il concetto astratto, viene prima, ha la prevalenza, la preminenza, la precedenza rispetto ai soggetti singoli che pensano, a noi. Se l'infinito viene prima del finito, anche il concetto, l'idea con la I maiuscola, che si configura come l'asse, l'Assoluto, questo da con la D maiuscola, bene prima di me che posso pensare, capite? Questo, secondo Feuerbach, è un assurdo, perché non è possibile che prima ci sia lo stato concreto, il concreto è sempre la causa materiale di tutto ciò che è astratto. Non può esistere qualcosa di astratto se prima non c'è una mente che lo pensa. Questo qualcosa di astratto non può esistere un pensiero senza che lui, ma ci sia una mente che lo pensa. Questo dice Feuerbach. Quindi, l'astratto, l'infinito, il pensiero sono effetti, secondo Feuerbach, rispettivamente del concreto, dell'infinito, la mente, già di qualcosa di singolare, plurale, ok? Capite questo meccanismo? Cioè, non c'è un assoluto più l'uomo, ma casomai ci sarà prima l'uomo e poi l'assoluto. Ci può essere prima il concetto e poi la mente, ma ci sarà prima la mente e poi il concetto, che è un effetto della mente. Quindi, quello che sta dicendo Feuerbach è che l'idealismo, che Hegel ha rovesciato i rapporti, ha fatto venire prima quello che da sarebbe dovuto avvenire dopo e viceversa, ha proprio capovolte le cose.

Per far capire ancora meglio questo concetto, che può sembrare un po' astruso, ma in realtà, se si entra nei carrelli, non si capisce benissimo, si fa un esempio che non è di Feuerbach, è di Marx, ma visto che Marx dipenderà la stessa critica di Feuerbach contro l'idealismo, non possiamo anche fare. Ora, Marx dice: pensate all'idea di frutto e pensate ai frutti singoli, esempio delle mele che avete davanti. Allora, viene prima l'idea di frutto o vengono prima le mele che avete davanti? Chiunque abbia un po' di buon senso direbbe Marx, direbbe che prima vengono le mele concrete, e poi pensando sulle mele, riflettendo sulle mele concrete, di tutti astraiamo, creiamo il concetto di frutto. Ma prima per avere un concetto di frutto, prima devo aver visto i vari frutti, non avrei potuto creare un concetto di frutto senza aver prima vissuto il frutto concreto, ok? Quindi, prima deve venire il concreto e poi eventualmente può arrivare l'astratto. E questo è il giusto ordine, e completa la causa, l'astratto, l'effetto. Prima il concreto, poi l'astratto. L'idealismo, però, ti dice che è il contrario, ti dice che prima che l'astratto, e il concreto non ha senso senza l'astratto, che l'infinito non ha senso senza l'infinito. Questo è tutto un gran casino, si direbbe, solita un rovesciamento, un fraintesi termini di rapporti.

E quindi, il compito della filosofia di Feuerbach sarà quello di operare un nuovo rovesciamento. Se Hegel ha sbagliato tutto, se l'idealismo ha sbagliato tutto, mettendo prima ciò che veniva dopo, compito nostro come filosofi è quello di rimettere le cose a posto, di rimettere prima quello che veniva prima e spostare a dopo quello che deve venire dopo come conseguenza. Se noi questa metodologia di lavoro, questo tipo di ragionamento, lo spostiamo dal campo della critica hegeliana ad altri campi, vengono fuori delle cose interessanti. Si accorge Feuerbach perché fa la prova, questo rovesciamento, a spostarlo nella religione. Perché Feuerbach è convinto che l'idealismo non sia altro che una religione mascherata, e per certi versi può anche avere una certa ragione. Perché dice: "Questo, proviamo a guardare la religione". Un'elezione, cosa si dice? Che noi, concrete, completezza, esseri umani finiti, siamo effetti di Dio. Non potremmo esistere senza Dio, e Dio è l'infinito, Dio è, non è scienza, l'onnipotenza, eccetera, eccetera, eccetera. Quindi, anche per la religione, prima c'è l'astratto, perché dire il materiale, prima c'è l'infinito, perché Dio è infinito, prima c'è lui e poi ci siamo noi come suoi effetti. Ma se è vero quel che abbiamo detto, che bisogna rovesciare questi rapporti errati, troviamo rovesciarli anche in campo religioso. Se noi proviamo a rovesciarli anche in campo religioso, ci accorgiamo di una cosa. Un uomo dice Feuerbach: "Elevate". Se noi facciamo questo, ci accorgiamo che non è vero come dice la Genesi, che Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, ma è vero il viceversa, che l'uomo ha creato Dio a sua immagine e somiglianza. Perché dice questo? Ma anche perché Feuerbach è convinto che Dio, uno, non esiste, ma due, che sia una proiezione umana, sia un concetto, un'idea, una speranza, forse, forse anche che l'uomo si è creato da solo, guardando la sua esperienza concreta di vita, per dare significato alla sua vita. Cioè, cosa vuol dire? Un uomo ha preso alcune caratteristiche sue proprie e le ha esternalizzate, potremmo dire, meglio, dovremmo dire, alienate da sé, tolte, tirate fuori da sé, e le ha riversato in un'idea che ha creato a posto a quella di Dio, potenziando però queste caratteristiche. Cosa vuol dire? Ci riguarda l'uomo. Il cosa mi accorgo che l'uomo, tutto sommato, è abbastanza intelligente, sa alcune cose, ma ovviamente non le sa tutte, perché l'uomo ha alcune cose, le conosce, a molte altre sono ancora oscure per lui. Ebbene, se l'uomo tira fuori queste intelligenze, le aliena da sé e le riversa in un'idea, estremizzandola, assolutizzando la cosa, cosa vorrebbe dire? L'intelligenza diventano l'intelligenza assoluta, diventa l'onniscienza, di cui effettivamente è dotato Dio. L'uomo, ecco, lo conosce fino a un certo punto, dice tutto. Io sono onnisciente. Stessa cosa per la forza. L'uomo, se si guarda, si vede abbastanza forte, ma non forte all'infinito. Riesce a fare alcune cose con la sua forza, ma non tutto. Troviamo a alienare anche questa caratteristica. Bene, la riversiamo nell'idea di Dio, abbiamo un Dio onnipotente, che poi tutto, la cui forza non ha alcun limite. Capite che Dio è creato dall'uomo a sua immagine e somiglianza, perché ha le stesse caratteristiche dell'uomo, somiglia al cielo, perfezionato, è un uomo perfetto, superuomo, come dire, no? A usarlo, che non ha più i limiti dell'umanità, ma anche le stesse caratteristiche dell'uomo, capite? Quindi, Feuerbach dice: "Guardate che la religione non ha fatto altro che fare quello che ha sempre fatto l'idealismo, ci ha capovolto i rapporti". Invece di partire dal concreto, era quello che avevamo davanti, dalla materia, ed era quello che invia, e poi dalla materia derivare una serie di concetti, ha fatto il contrario. Ha detto che non sia i concetti, nell'idea di Dio, e poi da questa ricavato delle caratteristiche nostre. Questa idea di Dio, che l'abbiamo creata noi, in realtà ce ne saremmo creata noi, strutturandola su noi stessi.

Quindi, la religione, intanto, secondo Feuerbach, è falsa nel suo contenuto sostanziale. Dio non esiste. Però non è inutile, perché se noi andiamo a studiare la religione, anzi, nelle religioni dei vari popoli, secondo Feuerbach, noi siamo a conoscere l'uomo, perché Dio, il Dio di ogni popolo, è creato a immagine e somiglianza di quei popoli. Dio ci mostra il modo in cui noi vediamo noi stessi. Dio è una prima forma di autocoscienza, cioè noi riversiamo in Dio quello che ci pare di essere, potenziando. Quindi, se, ad esempio, che so, gli dei greci erano irascibili, vanitosi e permalosi, probabilmente perché il popolo greco vedeva queste come sue caratteristiche e le riversava in Dio. Se il Dio ebraico era un Dio severo, un Dio anche vendicativo a volte, no, il Signore degli eserciti, perché quel popolo viveva ancora l'umanità come un uomo in guerra, un uomo che doveva combattere. Se invece il Dio dei cristiani è un Dio buono e misericordioso, perché i cristiani sono cambiati, hanno voluto creare un Dio a loro immagine nuova, non più gente bellicosa, ma gente votata al perdono, ad esempio. Capite? In pratica, si viaggia la religione significa comprendere gli uomini, comprendere come gli uomini si vedono, senza saperlo, senza volerlo. Cioè, si può fare una sorta di antropologia, un'antropologia è lo studio dell'uomo, dei popoli, ok? La religione è una forma di antropologia, un'antropologia capovolta, dice Feuerbach, un'antropologia in cui, invece di studiare direttamente l'uomo, potremmo farlo singolarmente, potevano studiare direttamente, ma paradossalmente possiamo guardare Dio, perché sappiamo che lì troveremo una confessione più vera, più sincera di come l'uomo si vede.

Ma come è stato possibile che l'uomo abbia creato storicamente proprio l'idea di Dio? Cioè, Feuerbach tenta di dare varie spiegazioni. Ne vediamo due o tre, era per chiarire come è stato possibile. Allora, una prima ipotesi che lui avanza è quella del fatto che l'uomo abbia, prima di tutto, notato che lui stesso ha dei limiti. È intelligente, come dicevo prima, ma solo fino a un certo punto, è forte, ma solo fino a un certo punto, vive a lungo, ma solo fino a un certo punto. Però, abbia confrontato questi suoi limiti con la specie umana nella sua interezza. Se noi guardiamo la specie umana, ci rendiamo conto che questi limiti del singolo vengono, buona parte, superati. In fondo, l'intelligenza mia è limitata, ma tutte le intelligenze, tutti gli uomini, insomma, fanno balzi enormi nella scienza, nella conoscenza, eccetera. La vita è breve, ma la vita dell'umanità è dura da millenni, no? Bene, quindi, già di più. La mia forza è limitata, ma se ci mettiamo tutti insieme, possiamo cambiare il mondo. Bene, quindi, vedete, il singolo è molto limitato, la specie molto meno limitata. E allora, in fondo, pensare a un Dio che supera ulteriormente, compie definitivamente questo percorso, diventa anche plausibile, no? Il singolo, la specie, Dio. Se la specie è già molto più avanti del singolo, Dio sarà infinitamente più avanti del singolo. Da questo punto di vista, quindi, un confronto tra il singolo e la specie può aver portato, forse, a immaginare un'idea divina.

Un'altra motivazione che deriva sempre dai limiti umani, deriva dal fatto, secondo Feuerbach, che noi sì, ci guardiamo finiti, ma non ci accontentiamo mai di essere finiti. La nostra volontà non è finita, la nostra volontà è illimitata, mentre le nostre forze sono finite. Noi vorremmo conoscere tutto, vorremmo poter fare tutto, vorremmo poter vivere all'infinito, stare insieme per sempre, vorremmo avere tutto. E però ci scontriamo con la nostra natura che, di fatto, non ce lo consente. Allora, secondo Feuerbach, il nostro cuore desidera così tanto l'infinito, desidera così tanto l'illimitato, da crearsi immagine di Dio, da essersi creato nel passato e da aver continuato a crederci nell'immagine che l'idea di Dio. Per sintetizzare, Feuerbach dice una frase celebre, e citatissima, ma trovate ovunque: "L'uomo è ciò che mangia". Questa è la frase che viene ripresa perfino negli spot televisivi a volte. "L'uomo è ciò che mangia". E sembra voler dire, se uno la sente così, di centa conoscere Feuerbach, che ci sia una correlazione tra cibo e che sono l'essenza dell'uomo, e così via. Dire questo, semplicemente, quando disse mi scrisse questa frase, Feuerbach intendeva dire che l'uomo va studiato, come dicevo prima, nelle sue, nella sua materialità, nelle sue condizioni anche materiali. Quindi, se vogliamo che l'uomo si elevi, migliori, incontri l'altro, insieme si possa ragionare, insieme per migliorare il mondo, bisogna anche badare agli aspetti materiali. Cioè, non si può lasciare l'uomo senza cibo o in condizioni misere di vita, perché un uomo che vive in condizioni misere, limitate, non potrà poi elevarsi e apportare miglioramenti all'umanità. Quindi, "l'uomo è ciò che mangia" voleva dire: miglioriamo le condizioni dell'uomo, perché no, non sarà veramente uomo nel senso di essere intelligente, sociale, eccetera, solo nella misura in cui avrà di che sfamarsi, ovviamente. Quindi, è un discorso che si innesta con quello che vi dicevo prima.

Però, capite, questo è importante. Non è neanche tanto il singolo, è l'umanità che fa da, che spesso scrive di tura con la U maiuscola, proprio in un certo senso per divinizzare l'umanità nel suo complesso, cioè l'insieme di tutti gli uomini del passato, del presente e del futuro, uomini, invece di esseri umani, ovviamente, è Dio in terra, perché è un onnipotente, o sembra quasi onnisciente, perché la sua conoscenza di chi ha limiti molto, molto larghi, è infinita nello spazio e nel tempo, quasi, insomma, capite, ha caratteristiche quasi di. E quindi lì va ricercata la chiave per la nostra vita. E non a caso si parla spesso, per Feuerbach, anche di filantropismo, perché per permettere questa nuova era, diciamo così, del trionfo dell'umanità, bisogna anche che tutti gli uomini siano aiutati a entrare a pieno titolo in questa umanità, siano trattati da uomini, abbiano di che mangiare, abbiano di che vivere per potersi poi dedicare anche alla riflessione comune. E quindi, filantropismo, cosa vuol dire? Vuol dire amore per l'uomo. La filantropia, chi fa beneficenza. La filosofia di Feuerbach sfocia nel filantropismo, nella misura in cui sostiene che il primo passo davvero importante da fare per cambiare il mondo è migliorare le condizioni dell'uomo, migliorare il suo stile di vita, il suo rapporto anche con le cose, con i beni, elevarlo materialmente, perché all'elevazione materiale seguirà poi necessariamente anche l'elevazione spirituale, psichica dell'individuo.

Ecco, questa era la panoramica sulla destra e sinistra hegeliana e poi su Feuerbach, che, come vedete, riprende dalla sinistra alcuni elementi, la politica, la religione, sicuramente, poi anche questa idea dell'umanità così importante. C'era in alcuni altri esponenti della sinistra hegeliana, dopo averne anche una sua strada, perché, beh, mostra Hegel, anzi, attacca pesantissimamente Hegel, quindi è un filosofo anche a sé. Come sempre, come dicevo all'inizio, in descrizione trovate il sommario degli argomenti, altri link. Vi consiglio anche di guardare sul vostro libro di testo la spiegazione per vedere magari cosa ritrovate quando vende temi la diversa e confrontare diversi punti di vista, perché è sempre utile per capire meglio, più profondità, gli argomenti. Ci troviamo che presto per nuovi video di storia e di filosofia. Già alla prossima.

[Musica]