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LA RIVOLUZIONE FRANCESE

Pillole di Storia, Filosofia e...36:16

Transcription

[Musica] La rivoluzione francese è uno degli eventi più significativi della storia dell'età moderna. In realtà, non si tratta di un singolo evento, ma di un processo che si sviluppa per anni e che attraversa diverse fasi. Per capire come si arriva alla rivoluzione, occorre guardare la situazione della Francia prima del 1789, analizzando quattro punti.

Il primo punto riguarda la situazione istituzionale. La Francia è una monarchia assoluta: il Re Luigi XV, la regina Maria Antonietta; il loro matrimonio è il frutto di una storica alleanza fra la Francia dei Borboni e l'Austria degli Asburgo. La famiglia reale vive nel lusso della Reggia di Versailles, e il re, in quanto monarca assoluto, è teoricamente a capo di tutti i poteri e al vertice di una piramide amministrativa composta da ministri e intendenti, ovvero funzionari pubblici dotati di ampi poteri burocratici. La monarchia francese del '700, nel suo complesso, si dimostra una monarchia immobile, incapace di introdurre qualunque tipo di riforma e dunque di modernizzare lo Stato e l'economia. Questo tema ci porta al secondo punto della nostra introduzione.

Ovvero, che la società francese prerivoluzionaria è quella che poi verrà descritta con la definizione di Antico Regime. Una società di Antico Regime è tale perché presenta due caratteristiche. La prima è la divisione in ordini sociali. Questo significa che la società è divisa in gruppi fra di loro diversi sul piano giuridico, sociale e legislativo. Il primo gruppo è la nobiltà; il secondo ordine è il clero; e infine abbiamo il terzo stato. I nobili sono meno dell'1% della popolazione, ma controllano il 25% delle terre del regno e godono di una serie di privilegi: innanzitutto l'amministrazione della giustizia nei propri territori, poi poteri di origine feudale, ancora l'accesso alle più alte cariche dell'esercito e dello Stato, e l'esenzione dalle tasse principali. Al suo interno, la nobiltà è in realtà articolata: abbiamo da un lato la nobiltà di spada, ovvero una nobiltà originata dal sangue, dalla discendenza; poi una nobiltà di toga: i nobili di toga sono coloro che hanno acquistato il titolo e hanno occupato le più importanti cariche amministrative. Abbiamo poi il clero. Il clero ha il privilegio di essere esentato dalla gran parte delle tasse; riceve la decima, ovvero una tassa imposta ai contadini; ha un proprio sistema penale; ha il controllo dell'istruzione e dello stato civile, ovvero di tutto quello che ha a che fare con l'anagrafe, i matrimoni, i decessi e via dicendo. In generale, il controllo del clero sulla società è molto profondo, trattandosi di una popolazione a larghissima maggioranza cattolica, in cui le uniche comunità non cattoliche sono quella protestante e quella ebraica, composte da poche centinaia di migliaia di persone. Quando parliamo del clero, dobbiamo però distinguere: da un lato abbiamo le alte gerarchie, come vescovi e cardinali, che vivono nel lusso e nel potere; dall'altro le basse gerarchie, come parroci, che vivono in una condizione popolare. Infine abbiamo il terzo stato, che nel suo complesso rappresenta il 98% della popolazione ed è quindi estremamente variegato al suo interno. Del terzo stato fanno infatti parte la dinamica borghesia cittadina, i lavoratori dell'ambiente urbano, le masse dei contadini. In generale, il terzo stato è accomunato dal fatto che è su di esso che grava tutto il peso fiscale del regno. A fronte dell'assenza di privilegi, tutti concessi agli altri ordini, oltre che la divisione in ordini sociali, Antico Regime vuol dire presenza di uno Stato premoderno. Questo vuol dire che, a differenza degli Stati moderni, all'interno del regno convivono forme diverse di amministrazione che sono fra di loro disomogenee e spesso in conflitto. Questo sistema rende complesso allo stesso re imporre il suo volere, come dimostra soprattutto la presenza di parlamenti, ovvero organismi legislativi in mano alla nobiltà di toga e dotati del diritto di rimostranza, ovvero il diritto di ostacolare le leggi del re, il che crea un limite importante al suo assolutismo. Questo sistema grava inoltre sui commerci, in quanto da provincia a provincia cambiano sistemi di misura, tasse, sistemi legislativi, e vengono imposti dazi alle merci all'interno del regno stesso, ostacolando la libera circolazione.

Questo tema ci porta al terzo punto della nostra introduzione, ovvero la situazione economica alla vigilia della rivoluzione. La situazione francese è infatti disastrosa. Le cause sono due: da un lato le guerre del '700, e in particolare la partecipazione alla guerra d'indipendenza americana, hanno creato un forte deficit pubblico; dall'altro l'assenza di tasse per nobiltà e clero limita le entrate e sposta tutto il peso fiscale sul terzo stato. Nel corso della monarchia di Luigi XV si alternano una serie di ministri che elaborano piani di riforme che vengono tutti ostacolati dai ceti privilegiati, in quanto ogni tentativo di riforma prevede l'introduzione di tasse nei loro confronti. La situazione è resa ancora più drammatica dal cattivo andamento dei raccolti nel 1788, il che produce un generale malcontento in tutto il regno.

Ultimo punto per chiudere il quadro della situazione prerivoluzionaria è quello relativo alla diffusione delle idee illuministe. La Francia è infatti la culla dell'illuminismo; i suoi principi si diffondono nella borghesia e in una parte dell'aristocrazia progressista. Questi ceti chiedono una riforma profonda del sistema dell'Antico Regime: chiedono l'introduzione di una Costituzione, l'avvio di una modernizzazione dello Stato, l'introduzione del principio di uguaglianza e il rispetto dei diritti naturali dell'uomo.

Tutto il quadro finora descritto porta il re a convocare, per il 1789, gli Stati Generali. Prima di vedere il perché, capiamo però di cosa si tratta. Gli Stati Generali sono un'assemblea di origine medievale; al suo interno sono rappresentati i tre ordini. Gli Stati Generali vengono convocati per portare il re a confrontarsi con la nazione e per prendere importanti decisioni. Dal 1614 però questa assemblea non viene più convocata, in quanto nell'ottica assolutistica tutte le decisioni spettano soltanto al sovrano. Nel 1788 la situazione è però così grave da spingere Luigi XV alla loro convocazione. I suoi tentativi di introdurre delle riforme vengono infatti a più riprese ostacolati dai parlamenti, organismo che abbiamo già incontrato e che è, come detto, nelle mani della nobiltà di toga. I parlamenti sono sostenuti nella loro azione dall'aristocrazia e dalla borghesia che chiedono di superare l'impasse e convocare gli Stati Generali per discutere grandi riforme. Aristocrazia e borghesia in realtà hanno obiettivi molto diversi: gli aristocratici vogliono ottenere infatti una riduzione dei poteri del re e il mantenimento dei propri privilegi; i borghesi invece vogliono sia ridurre i poteri del re che ottenere l'abolizione dei privilegi di nobiltà e clero. In questa prima fase si trovano però alleati nel richiedere la convocazione degli Stati Generali.

A partire dall'inizio del 1789 i tre ordini cominciano ad eleggere i propri delegati. Le assemblee del terzo stato diventano presto l'occasione per fare emergere le inquietudini della popolazione. Nel corso dell'assemblea vengono infatti redatti i quaderni delle rimostranze, ovvero registri in cui vengono raccolte le opinioni dei partecipanti alle assemblee. Da questi quaderni emerge non tanto la critica alla monarchia, quanto una profonda avversione a tutti i privilegi nobiliari ed ecclesiastici e la rivendicazione della libertà e dell'uguaglianza politica. Il 5 maggio 1789 si inaugurano a Versailles i lavori degli Stati Generali. Ma si pone subito il problema del sistema di voto. La composizione degli Stati Generali vede infatti una maggioranza assoluta dei deputati del terzo stato. Questi chiedono dunque di votare per testa, ovvero un voto per deputato, in modo da avere la maggioranza. Clero e nobiltà chiedono invece di votare per ordine, in modo da avere così la maggioranza sulla borghesia. Il re, dopo aver rimandato per mesi il problema, si esprime a favore del voto per ordine, sostenendo così la richiesta dei ceti privilegiati. Questa scelta mette in moto il meccanismo che porterà il regno nella Rivoluzione.

Vediamo le tappe. [Musica] I passaggi che segnano la rottura rivoluzionaria sono quattro.

Il primo momento simbolico è il Giuramento della Pallacorda. La questione inizia il 17 giugno, quando, rifiutando la logica del voto per ordine, il terzo stato si autodefinisce Assemblea Nazionale, ovvero i suoi deputati sostengono di rappresentare la nazione nella sua interezza, propongono un'idea di sovranità che appartiene al popolo, non al monarca. Il 20 giugno Luigi fa chiudere la sala in cui si riunisce il terzo stato, e i deputati, per protesta, ne occupano un'altra, la sala della Pallacorda, e giurano di dare una Costituzione al regno. Nei giorni successivi si uniscono una parte dei deputati del clero e della nobiltà all'assemblea che, a questo punto, si definisce Costituente. Il 27 giugno Luigi è costretto a riconoscere lo stato di fatto e invita tutti i deputati che ancora non l'hanno fatto a unirsi all'assemblea. A questo punto gli Stati Generali si trasformano in Assemblea Costituente.

Dopo il Giuramento della Pallacorda, il secondo momento simbolico è quello della presa della Bastiglia. Vediamo come ci si arriva. Abbiamo visto che Luigi riconosce l'assemblea costituente, ma la sua arrendevolezza è in realtà apparente. Il 26 giugno il re fa infatti mobilitare una serie di reggimenti e di mercenari stranieri. L'11 luglio poi licenzia i ministri liberali, ovvero quelli più favorevoli alle riforme. Questa situazione carica di tensione la popolazione di Parigi, che è già in agitazione per il continuo aumento del prezzo del pane, quando vi giunge la voce che il ministro delle finanze Necker, considerato vicino al popolo, è stato licenziato e che delle truppe si ammassano intorno alla città. La popolazione insorge. Il 13 luglio iniziano i primi incidenti, con i parigini che iniziano a procurarsi le armi. Lo stesso 13 nascono due organismi rivoluzionari: la Comune di Parigi, ovvero un organo di autogoverno della città, e la Guardia Nazionale, ovvero una milizia di volontari. Il 14 luglio la popolazione parigina muove verso la Bastiglia, una prigione-fortezza che è stata a lungo simbolo dell'assolutismo. Al suo interno vi sono armi e, soprattutto, polvere da sparo, protette da una piccola guarnigione di militari. La situazione degenera presto: la guarnigione spara sulla folla, ma questa, sostenuta dalla Guardia Nazionale, riesce a prendere la Bastiglia e a vendicarsi tagliando la testa del governatore della fortezza. Dopo la presa della Bastiglia, Luigi licenzia le truppe mercenarie e richiama i ministri licenziati. Gli eventi che portano al 14 luglio ci portano a fare una prima considerazione, ovvero che sin da subito la rivoluzione ha due protagonisti: da un lato l'alta borghesia e l'aristocrazia riunite nell'Assemblea Nazionale, che hanno mire moderate e liberali; dall'altro i piccoli ceti borghesi e i proletari urbani più radicali, che si rendono protagonisti di episodi di violenza. In questa prima fase queste due gambe camminano insieme: infatti l'insurrezione del 14 luglio salva la stessa Assemblea Nazionale.

Gli eventi finora descritti producono un terzo momento di agitazione: la cosiddetta Grande Paura. Ci spostiamo in questo caso nel mondo agrario. Quando, fra luglio e agosto, una serie di tumulti nelle realtà rurali, con assalti a castelli e abbazie, produce una diffusa paura per delle violenze contadine, anche per sedare le rivolte agrarie, fra il 4 e l'11 agosto l'Assemblea Nazionale vara un insieme di decreti che, nel loro complesso, aboliscono il regime feudale, ponendo fine ai privilegi che ne derivano, introducendo l'uguaglianza giuridica e abolendo tasse e canoni tradizionalmente versati a nobiltà e clero. In questo clima, il 26 agosto l'Assemblea approva la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, il documento più simbolico della Rivoluzione francese, ispirato alla Dichiarazione di indipendenza americana e ai principi dell'illuminismo. Il documento condensa in 17 articoli i principi che i rivoluzionari ritengono i diritti inalienabili dell'uomo. La dichiarazione sostiene infatti che l'uomo gode di una serie di diritti naturali: libertà, vita, proprietà privata e la resistenza all'oppressione. Inoltre viene sancita anche la sovranità nazionale, superando la visione tradizionale secondo cui la sovranità appartiene al monarca per diritto divino.

La reazione del re a tutti questi eventi ci porta al quarto momento decisivo della rivoluzione: la Marcia delle donne su Versailles. Vediamo come ci si arriva. I documenti approvati ad agosto suscitano l'ostilità del re, il quale non ratifica questi decreti e la dichiarazione e, allo stesso tempo, fa arrivare a Versailles un nuovo reggimento di mercenari. In questa situazione inoltre viene organizzato un banchetto a Versailles con la famiglia reale e gli aristocratici a essa più vicini, nel corso del quale viene calpestato il tricolore che simboleggia la rivoluzione. L'arrivo del reggimento e le notizie sul banchetto surriscaldano di nuovo gli animi, riaccesi già da una nuova crisi nell'approvvigionamento del pane. Il 5 ottobre da Parigi parte un grande corteo, composto principalmente da donne e accompagnato dalla Guardia Nazionale e dai rappresentanti della Comune. Sotto la pressione popolare, Luigi è costretto ad accettare i decreti e la famiglia reale a trasferirsi a Parigi. Da questo momento la famiglia reale vivrà sotto la sorveglianza dei rivoluzionari parigini. Con gli eventi del 5 e 6 ottobre si chiude la prima intensa fase rivoluzionaria.

A questo punto possiamo aprire una parentesi e allargare lo sguardo al mondo rivoluzionario. Con lo scoppio della rivoluzione infatti e l'avvio dei lavori dell'Assemblea si assiste ad una grande partecipazione popolare, con la nascita di salotti, riviste, giornali e club in cui si discutono le vicende politiche. Diamo in particolare un'occhiata a quali sono i protagonisti di questa prima fase e quali sono i club principali.

Per quanto riguarda i protagonisti della primissima fase, abbiamo sicuramente il marchese Lafayette, un aristocratico di idee illuministe molto popolare anche per la sua partecipazione alla guerra d'indipendenza americana e che assume il comando della Guardia Nazionale; poi Jean-Paul Marat, un intellettuale esponente del terzo stato, colui che il 20 giugno pronuncia a nome dell'Assemblea il Giuramento della Pallacorda e in seguito assume l'incarico di sindaco della Comune; e Sieyès, eletto nelle file del terzo stato. Sieyès, prima degli Stati Generali, scrive una serie di pamphlet decisivi nel produrre le idee rivoluzionarie e il cui succo è riassunto in un motto celebre: "Che cos'è il terzo stato? Tutto. Che cosa ha rappresentato finora? Nulla". Nei giorni successivi al Giuramento della Pallacorda, Sieyès ha un ruolo fondamentale nel resistere alla pressione del re per lo scioglimento della protesta, trasformando così gli Stati Generali in Assemblea Nazionale.

Per quanto riguarda invece i club, che sono dei luoghi in cui si discutono le questioni politiche, quelli principali sono due: quello dei Giacobini e quello dei Cordeliers. Entrambi hanno migliaia di iscritti e sedi in tutta la Francia. Il club dei Giacobini raccoglie i leader della prima fase e molti dei deputati dell'Assemblea; gli iscritti appartengono alla media-alta borghesia e all'aristocrazia; la sua è una tendenza moderata. Questo vuol dire che l'obiettivo che i Giacobini si propongono è quello di arrivare a creare una monarchia costituzionale. Il club dei Cordeliers invece è di estrazione piccolo-borghese e popolare; le sue posizioni, rispetto a quelle giacobine, sono più radicali, in quanto più democratiche e antimonarchiche. Fra i suoi scritti più importanti abbiamo Danton, che avrà un ruolo molto importante soprattutto nella seconda fase rivoluzionaria, e Marat, che è l'autore di un giornale molto popolare in questa fase, che si chiama L'amico del popolo.

Chiusa questa parentesi, possiamo tornare a seguire il filo degli eventi. Allora, dopo il rientro a Parigi, gli Stati Generali, ormai trasformati definitivamente in Assemblea Costituente, si dedicano principalmente a due attività: la scrittura della Costituzione e la riforma legislativa dello Stato. I deputati dell'Assemblea si dividono in due gruppi: la destra e la sinistra. È in questa occasione infatti che nasce la distinzione che oggi applichiamo fra sinistra, intesa come forza politica riformista, e destra, intesa come forza politica conservatrice. A sinistra troviamo infatti i deputati che più vogliono cogliere questa occasione per riformare e modernizzare lo stato francese; a destra invece abbiamo coloro che sono più ostili alle riforme, tutti coloro che si sono schierati contro i decreti di agosto e la Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Fra i due gruppi, quello che riesce ad avere la maggioranza e quindi a guidare i lavori dell'Assemblea è la sinistra, la quale darà via tutta una serie di riforme che modificheranno profondamente la fisionomia dello stato francese.

Le riforme più significative sono cinque. Innanzitutto abbiamo tutta una serie di leggi che tendono a modernizzare l'amministrazione, uniformando le leggi e il sistema amministrativo in tutto il regno. In secondo luogo abbiamo tutta una serie di misure che rendono lo stato francese uno Stato laico, in cui viene garantita la libertà religiosa, in cui viene esteso il diritto di cittadinanza agli ebrei, in cui vengono soppressi gli ordini religiosi, viene introdotto il matrimonio civile, viene introdotto il divorzio. Fra tutte, la misura che avrà maggiori conseguenze è la Costituzione civile del clero, con cui le gerarchie ecclesiastiche francesi vengono inserite all'interno dell'amministrazione del regno, sottraendole al controllo del papato. Su questo tema dovremo tornare. In terzo luogo abbiamo tutta una serie di interventi economici ispirati alle dottrine liberiste, a favore dunque della modernizzazione economica attraverso l'abolizione di tutti quegli ostacoli al libero scambio, al libero commercio. In quarto luogo abbiamo una serie di interventi volti a garantire quell'uguaglianza, specialmente giuridica, sancita dalla Dichiarazione di agosto del 1789. Abbiamo quindi l'abolizione della censura per garantire la libertà di pensiero, l'abolizione di qualunque privilegio giudiziario, fiscale e di accesso alle cariche dello Stato. Infine abbiamo la messa in vendita dei beni della Chiesa al fine di risanare il bilancio dello Stato. Questa operazione però fallirà sostanzialmente perché genererà una serie di speculazioni, un forte processo di inflazione che renderà la situazione economica del regno ancora più precaria. Quest'opera di riforma viene completata infine dall'approvazione della Costituzione nel settembre 1791, una Costituzione che trasforma la Francia in una monarchia parlamentare. I punti essenziali di questa Costituzione sono tre: in primo luogo l'introduzione della divisione dei poteri, con la separazione fra potere esecutivo, giudiziario e legislativo; in secondo luogo l'introduzione di un suffragio maschile, ma su base censitaria; e infine il riconoscimento di tutta una serie di diritti civili, come l'uguaglianza di fronte alla legge, la libertà di pensiero, di parola e di iniziativa economica.

Mentre i lavori dell'Assemblea vanno avanti, ci si avvicina a completare la Costituzione, cominciano però ad emergere importanti problematiche che finiranno per rompere l'unità delle forze rivoluzionarie, con la separazione fra moderati e radicali. Le questioni principali che emergono sono due: da un lato il problema della Costituzione civile del clero; dall'altro la fuga del re. Nel giugno 1791 vediamo tutto con ordine. Allora, per quanto riguarda la Costituzione civile del clero, che abbiamo visto approvata per laicizzare lo Stato, emerge il problema che il 10 marzo 1791 Papa Pio VI si scaglia contro; e questo porta il clero francese a dividersi in due: da un lato i refrattari, ovvero coloro che sono contrari a questa Costituzione; dall'altro i preti costituzionali, ovvero favorevoli a questa riforma. Questa divisione del clero produce una rottura anche nella popolazione stessa, in quanto alcune aree rurali più tradizionaliste si oppongono alla laicizzazione e sostengono il clero refrattario.

Il secondo problema, quello della fuga del re, va inserito in un contesto più ampio, una questione più ampia, ovvero l'emergere di sentimenti antimonarchici e il sospetto che la monarchia cospiri con le potenze straniere per rovesciare la rivoluzione. Questo problema emerge già dal settembre 1789, quando molte famiglie nobili cominciano ad emigrare e a promuovere una propaganda controrivoluzionaria. Il punto di rottura arriva nel giugno 1791, quando la famiglia reale tenta una fuga all'estero, ma viene intercettata. L'Assemblea si affretta a dichiarare il re innocente, vittima di una cospirazione, mentre i Cordeliers promuovono una giornata per sottoscrivere una petizione antimonarchica, giudicando il re ormai inadeguato. La petizione viene organizzata per il 17 luglio nella piazza parigina di Campo di Marte e si risolve in tragedia, in quanto la Guardia Nazionale spara sulla folla. La strage di Campo di Marte pone fine all'alleanza fra radicali e moderati, e in seguito ad essa si divide anche il club dei Giacobini. I moderati, di sentimenti monarchici, compresa la gran parte dei deputati, escono dal club dei Giacobini e danno vita al club dei Foglianti, il cui scopo è porre fine alla rivoluzione, cioè conservare il traguardo raggiunto della monarchia costituzionale. Chi invece rimane nel club dei Giacobini si sposta su posizioni più repubblicane e quindi più vicine ai Cordeliers. Fra di loro va segnalato il nome di Maximilien Robespierre, che assumerà un ruolo fondamentale più avanti.

In questo clima molto teso che abbiamo descritto, si chiude l'esperienza dell'Assemblea Costituente. Viene eletta la nuova Assemblea Legislativa, ovvero il Parlamento previsto dal nuovo assetto istituzionale. L'Assemblea Legislativa, eletta a settembre, è composta da 264 deputati iscritti al club dei Foglianti, dunque schierati su posizioni apertamente filomonarchiche e che in questa assemblea rappresentano la destra, ovvero le forze più conservatrici. A sinistra invece abbiamo 136 deputati iscritti al club dei Giacobini o dei Cordeliers, schierati su posizioni più radicali e repubblicane; e in mezzo 345 deputati che si dichiarano indipendenti. All'interno dell'Assemblea emergerà poi presto un gruppo di deputati, detti Girondini, che sono guidati dal repubblicano Brissot. I Girondini rappresentano la borghesia commerciale e provinciale e sono repubblicani; molti di loro vengono dal club giacobino, quindi in questa fase sono schierati più sulla sinistra e presto acquisiranno un ruolo fondamentale all'interno dell'Assemblea.

A partire da questa situazione, la Francia entrerà in una fase convulsa che porterà, in un anno, alla caduta definitiva della monarchia e alla nascita della Repubblica. Vediamo quali sono le tappe. Il meccanismo che porterà alla fine della monarchia inizia quando, il 20 aprile 1792, la Francia dichiara guerra all'Austria e alla Prussia. Questa dichiarazione di guerra è figlia di due questioni che si intrecciano fra di loro: da un lato la paura di una controrivoluzione organizzata dall'estero dai nobili emigrati, sostenuti dalle monarchie europee; dall'altro la volontà di utilizzare la guerra come strumento per creare un fronte rivoluzionario compatto di fronte alle crescenti fratture. A spendersi maggiormente per la guerra sono i Girondini e il re. Da sottolineare però che la presa di posizione del re è in realtà ambigua: il vero obiettivo di Luigi è infatti la sconfitta francese, che potrebbe dargli la possibilità di restaurare il suo potere. L'Assemblea, con poche eccezioni, come quella del giacobino Robespierre, finirà per schierarsi a favore della guerra, che appunto viene dichiarata il 20 aprile del '792. L'andamento iniziale della guerra è però disastroso: le truppe francesi subiscono una serie di sconfitte. In questa situazione comincia a emergere una nuova forza sociale che determina la radicalizzazione della rivoluzione, ovvero i sanculotti, che rappresentano i ceti popolari parigini. Il 10 agosto 1792 infatti i sanculotti prendono il controllo della Comune parigina e insorgono contro la monarchia con un assalto alla residenza reale, costringendo l'Assemblea a mettere il re in arresto, giudicandolo colpevole delle sconfitte finora subite e a sospenderlo dalle sue funzioni. Dopo i fatti del 10 agosto viene sciolta l'Assemblea ed eletta una Convenzione chiamata a scrivere una nuova Costituzione. A settembre si entra in una fase decisiva. Il 2 settembre le truppe nemiche occupano facilmente Verdun sul territorio francese e nel paese scoppia un'ondata di violenze contro aristocratici e preti refrattari, già incarcerati, accusati di attività controrivoluzionarie. Queste giornate sono note come gli eccidi di settembre. Il clima si rasserena quando, il 20 settembre, le truppe francesi ottengono una prima vittoria a Valmy. Questa vittoria non ha un particolare peso sull'andamento bellico, ma un profondo valore simbolico, in quanto le truppe sono composte perlopiù da volontari accorsi per proteggere la patria. L'indomani si riunisce la nuova Convenzione che proclama la fine della monarchia e l'instaurazione della Repubblica. Per sancire l'inizio di questa nuova era viene anche predisposto un nuovo calendario, con una nuova organizzazione dei mesi e un nuovo conteggio degli anni a partire dalla proclamazione della Repubblica.

Con la fine della monarchia il processo rivoluzionario entra in una nuova fase che si caratterizzerà per l'ascesa politica dei Giacobini e l'instaurazione del Terrore. Il tutto avviene in maniera molto convulsa, ma cerchiamo di vedere ogni passaggio con ordine. [Musica] Il punto da cui dobbiamo partire è la composizione della Convenzione. Questa vede due gruppi politici più rilevanti: da un lato i Girondini, schierati ormai su posizioni moderate; dall'altro i Montagnardi, i quali sono detti così perché siedono sui banchi alti della Convenzione, ovvero la cosiddetta Montagna. A comporre il gruppo dei Montagnardi sono i Giacobini e i Cordeliers, ovvero le fazioni ormai più radicali che cercano l'alleanza con i ceti popolari. In mezzo a questi due raggruppamenti vi è un vasto numero di deputati che compone la cosiddetta Pianura, perché siedono in basso. In una prima fase i Girondini riescono ad avere maggiore influenza sulla Pianura e dunque a controllare la Convenzione. A cambiare le cose è però il processo contro il re, avviato alla fine dell'anno. Il 15 gennaio 1793 il re viene dichiarato colpevole di tradimento. I Montagnardi a questo punto si schierano per la condanna a morte; i Girondini cercano una soluzione più moderata. Con una stretta maggioranza la Convenzione vota per la condanna a morte, sancendo anche una sconfitta politica per i Girondini. Nei mesi successivi la situazione per il governo rivoluzionario si fa sempre più critica. All'estero infatti si crea una vasta coalizione internazionale antifrancese che allarga il fronte della guerra. In patria intanto si forma un movimento controrivoluzionario a partire dalla regione della Vandea, una regione composta da masse agrarie di sentimenti filomonarchici e influenzate dal clero antirivoluzionario. Ad aprile viene creato un Comitato di salute pubblica, ovvero un organismo ristretto dotato di pieni poteri esecutivi. In questa prima fase un ruolo principale è ricoperto dal Cordelier Danton. Queste misure non sono però immediatamente sufficienti e i gruppi più radicali si scagliano contro i Girondini, accusati di eccessivo moderatismo e di non contrastare il pericolo controrivoluzionario. L'arresto di 29 deputati girondini sancisce la loro sconfitta. Da questo momento la Convenzione viene controllata dai deputati montagnardi, più in grado di dialogare con i sanculotti. Proprio nei giorni convulsi che portano all'arresto dei deputati girondini, la Convenzione approva la nuova Costituzione, anche detta la Costituzione dell'anno I. Rispetto alla prima, questa nuova Costituzione repubblicana ha un assetto più radicale. Questi sono i punti che la caratterizzano: in primo luogo non è prevista una divisione dei poteri, i quali invece vengono riuniti nelle mani dell'assemblea legislativa; in secondo luogo il suffragio elettorale viene esteso a tutti i cittadini maschi; in terzo luogo vengono introdotti nuovi diritti sociali a vantaggio dei ceti popolari. L'entrata in vigore della Costituzione viene però sospesa, in quanto per fronteggiare la situazione emergenziale si dà avvio ad una svolta di tipo dittatoriale. Si entra così in una nuova fase rivoluzionaria.

Il punto di svolta è il settembre 1793, quando nel Comitato di salute pubblica entra il giacobino Robespierre. Il Comitato, a partire da questo momento, assume pieni poteri e Robespierre impone un governo autoritario. Da un lato il Comitato prende una serie di misure radicali per fronteggiare l'emergenza in corso, rafforzando l'alleanza con i ceti popolari. Queste, in particolare, sono: l'introduzione del Maximum, ovvero un tetto massimo sui prezzi per contenere l'inflazione; l'espropriazione dei terreni dei nobili emigrati e la ridistribuzione ai contadini; l'introduzione della leva obbligatoria per formare un esercito rivoluzionario; l'abolizione della schiavitù, che era ancora permessa nelle colonie; e l'introduzione di alcuni diritti sociali, come la scuola elementare obbligatoria. Dall'altro lato il Comitato avvia però una svolta repressiva così dura da passare alla storia con il nome di Terrore. Il punto di svolta è l'approvazione della legge sui sospetti, il 17 settembre 1793. Questa legge estende a dismisura i casi per cui si può essere condannati per attività controrivoluzionaria dal tribunale speciale, attraverso l'esecuzione capitale. Il Terrore inizialmente è rivolto contro il vasto fronte controrivoluzionario, ma questo strumento finisce per essere utilizzato contro gli stessi rivoluzionari che però entrano in rotta di collisione con Robespierre. Prima infatti vengono colpiti i cosiddetti "indulgentes", poi Danton, ovvero un gruppo che nasce intorno alla figura di Danton e che chiede di porre fine alla radicalizzazione della repressione. Il regime del Terrore, nel suo complesso, unito alla leva di massa, riesce effettivamente a imprimere importanti svolte: da un lato la controrivoluzione in Vandea viene stroncata; dall'altro l'andamento della guerra inizia a subire una mutazione significativa quando, il 26 giugno, le truppe francesi ottengono una importante vittoria militare. Il superamento dell'emergenza è però fatale a Robespierre, in quanto la politica del Terrore viene ormai percepita con ostilità crescente. Così, il 27 luglio 1794 viene organizzato un colpo di Stato: Robespierre viene arrestato e immediatamente portato alla ghigliottina. Il colpo di Stato viene detto termidoriano, in quanto si svolge il 9 termidoro del calendario rivoluzionario. I termidoriani vengono perlopiù dalle forze moderate della Convenzione; il loro scopo è imprimere una svolta alla rivoluzione che metta fine alla radicalità in cui è scivolato il processo rivoluzionario.

Con il colpo di Stato del 9 termidoro si entra in una fase decisamente diversa della rivoluzione, un tentativo, diciamo, di normalizzare la situazione che non riuscirà e che poi porterà, nel 1799, all'ascesa di Napoleone. A questo punto però possiamo chiudere il discorso tracciando un quadro, un bilancio della eredità della Rivoluzione francese. Questa eredità può essere sintetizzata in cinque punti. Innanzitutto, con la rivoluzione francese nasce definitivamente lo Stato moderno. In secondo luogo si afferma l'idea di nazione, ovvero di comunità che ha la piena sovranità su se stessa. In terzo luogo, con la rivoluzione viene superato l'Antico Regime e con esso i privilegi sociali della nobiltà. In quarto luogo viene affermato il principio di laicità dello Stato. E infine, con la rivoluzione vengono definitivamente affermati i diritti naturali [Musica] dell'individuo.