Transcription
Benvenuti. Siamo molto lieti di dedicare ai lettori del Corriere della Sera questa nostra opera, che cerca di riunire in un modo originale un lungo lavoro di ricerca e di riprese.
È, in pratica, una collana di ritratti molto rappresentativa delle varie epoche della nostra storia. E attraverso questi ritratti, lo vedrete, è possibile ripercorrere il lungo cammino compiuto dall'uomo. Perché i vari personaggi che vedremo, anche le varie situazioni, permettono di entrare ogni volta all'interno di un'epoca, di esplorarla e di osservare la vita quotidiana e le società del tempo, e anche quei comportamenti che poi, pian piano, hanno portato al mondo moderno.
È un viaggio che comincia da molto lontano. Se comincia da 100 mila anni fa, all'incirca, quando in Europa si aggiravano i primi Neanderthal o comunque i loro antenati. Non sono ancora la storia, ma la preistoria. Non ci hanno lasciato, ovviamente, documenti scritti, ma ci hanno lasciato comunque tracce molto chiare, leggibili, come strumenti in pietra, siti, scheletri, che permettono di ricostruire il loro mondo, il loro modo di vivere, ma anche di morire.
Con l'arrivo dell'Homo sapiens, la grande rivoluzione dell'agricoltura, si creano per la prima volta dei villaggi stabili e, via via, la nascita di società sempre più organizzate e complesse. Nel giro solo di poche migliaia di anni, appaiono poi le grandi civiltà, quelle che ci hanno lasciato delle testimonianze straordinarie, come, per esempio, la civiltà egizia, quella greca, quella etrusca e poi quella romana.
Questo viaggio attraverserà anche il Medioevo, il Rinascimento, con i suoi grandi protagonisti come Leonardo, Michelangelo, e poi l'età barocca e la Rivoluzione Francese, per arrivare, attraverso l'Ottocento, ai tempi moderni, con la Grande Guerra, lo sbarco in Normandia e poi la conquista della Luna.
Insomma, è un percorso lungo il quale, certo, cambiano gli scenari, cambiano gli abiti, le tecnologie, ma dove, in definitiva, il prodotto comune è sempre lo stesso, e cioè l'essere umano, con tutte le sue qualità, le sue passioni, ma anche le sue debolezze.
Una piccola nota: nel menu del DVD troverete anche dei link, e cioè degli approfondimenti che vi permetteranno di esplorare anche altri aspetti di questo racconto, di questa prima uscita. E potrete, per esempio, risalire indietro fino a 5 milioni di anni fa, alle origini della specie umana.
La prima tappa di questo lungo viaggio nei secoli e nei millenni ci porterà quindi in piena preistoria, a partire da circa 100 mila anni fa. Le tribù che popolavano il nostro pianeta erano costituite da piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori. In Europa c'era il Neanderthal. Bene, seguiremo questi uomini preistorici nella loro vita quotidiana.
Ma ad un certo punto, all'incirca intorno a 35.000 anni fa, si verificò per loro un evento traumatico: l'arrivo dell'Homo sapiens, proveniente dall'Africa, già da migliaia di anni in viaggio, lanciato nella conquista del mondo. E per l'ultima volta nella nostra evoluzione, due specie diverse di ominidi si sono trovate faccia a faccia.
Ma che cosa è successo? Perché l'uomo di Neanderthal, a un certo punto, è scomparso? E perché da allora, in Europa e nel mondo, c'è solo l'Homo sapiens? Bene, con questa puntata cercheremo di rispondere proprio a queste domande. Ritorneremo a quell'epoca e scopriremo come si vivesse e si morisse allora, nell'Europa dei mammut. Questo è il primo scenario del lungo cammino dell'uomo.
[Musica]
Ci troviamo nel sud-ovest della Francia, nella regione della Borgogna, esattamente nei luoghi dove sono vissuti i Neanderthal, che vedrete nel corso della puntata. Oggi la Borgogna è certamente una delle regioni più belle da visitare, per i suoi paesaggi, i suoi siti, anche per le sue tradizioni culinarie. Ma 35.000 anni fa, questa regione, e anzi l'Europa intera, erano irriconoscibili e ci avrebbero fatto paura. Immaginate, quindi, di trasferirvi a quell'epoca. Ecco cosa avreste visto 35.000 anni fa.
La Francia meridionale è un luogo freddo e inospitale in cui vivere.
[Musica]
Oltre 1.500 km a nord, una morsa di ghiaccio attanaglia l'Europa settentrionale, portando un clima polare sul gran parte del continente. L'inverno, le temperature possono piombare a 25 gradi sotto zero, valori analoghi a quelli attuali del Nord del Canada. Le foreste danno rifugio a bisonti e daini, mentre le cavità nelle formazioni calcaree offrono un riparo alla popolazione che abita questa vallata.
Questi uomini appartengono alla specie di Neanderthal, la prima specie umana ad essersi adattata al freddo e alla vita in questo continente aspro e gelido. L'esistenza che conducono è tra le più dure che l'uomo abbia mai dovuto sopportare. Ma questi gruppi sono bene organizzati per la sopravvivenza. Il loro piccolo clan è tenuto unito da legami molto forti, e l'impatto sulle risorse ambientali è limitato.
Per proteggersi dal gelo, usano le pelli di animali cacciati, che capiscono e usano come abiti. Per prima cosa, la madre separa la pelle dal grasso e dai tendini, servendosi di un affilato raschiatoio di selce. Usa i denti come una morsa. La conformazione del volto, molto prominente, consente una ripartizione uniforme dello sforzo su tutto il cranio. I denti sono consumati fino alla radice dall'uso prolungato negli anni, soprattutto per ammorbidire le pelli da indossare.
Queste caverne, questi ripari nella roccia, in realtà, dove lo ricordare quasi la tana di un lupo. Ovunque c'erano ossa sparse sul terreno, strumenti in pietra e, a volte, anche scheletri di Neanderthal sepolti dai propri compagni. Ma questa confusione, questo caos, in realtà, sono stati una vera e propria manna per i ricercatori. Gli scarti e i rifiuti sparsi sul pavimento delle caverne dei Neanderthal, infatti, sono lentamente stati ricoperti dai sedimenti, si sono fossilizzati col passare dei secoli e dei millenni, e sono così diventati dei reperti preziosissimi che hanno rivoluzionato le nostre conoscenze su questa antica specie.
Queste caverne, insomma, hanno agito da cassaforti del tempo, conservando un'incredibile quantità di informazioni sui Neanderthal. Oggi, per esempio, sappiamo che, contrariamente alla credenza comune che li vuole scimmieschi e brutali, la specie dei Neanderthal era composta da individui forti, intelligenti e altamente specializzati. Le più recenti analisi hanno evidenziato aspetti straordinari della vita che conducevano.
Sono stati trovati persino dei coproliti, cioè delle feci fossili, che ci dicono cosa mangiava. La struttura dei denti ci informa su come pulivano le pelli delle prede per farne degli indumenti da indossare. E le ossa fratturate e deformate ci raccontano una vita tormentata da infortuni e malattie, e in alcuni casi anche morti violente, vere e proprie aggressioni e assassini. Tutte cose che scopriremo nel corso della puntata.
Quella di Neanderthal è una specie territoriale, e il dominio di questo clan copre circa 70 chilometri quadrati di superficie, pari al raggio coperto in una giornata di caccia. A qualche distanza dalla caverna, i tre fratelli della famiglia hanno fiutato la presenza di una preda. Oddio, il fratello maggiore è il capo, l'individuo più forte e con maggiore esperienza. È lui a dirigere le operazioni di caccia. Mario, ecco dei cervi nel fiore degli anni. Hanno perso le corna, che ricresceranno con la prossima stagione. Dal punto di vista nutrizionale, sono più magri degli esemplari anziani e malati, ma anche più difficili da catturare.
Il mondo degli uomini di Neanderthal era molto più piccolo di quello che conosciamo oggi. La tundra polare a nord, e basta, distese di deserto e di mare a sud, restringevano le aree abitabili all'Europa e all'Asia occidentale. Anche nel periodo di maggior espansione, si stima che all'interno di quest'area siano vissuti non più di 100.000 individui della specie neandertaliana. I confini tracciati dai ritrovamenti di ossa e strumenti disegnano una regione che si estende a sud, in Italia, fino a Israele, a est in Uzbekistan, Iraq e Ucraina, a nord in Polonia, Germania e addirittura Galles, a ovest in Portogallo. Ma la Francia sud-occidentale era una delle zone più densamente popolate, ospitando almeno 3.000 individui di Neanderthal.
La caccia non ha avuto buon esito. Il sopraggiungere dell'oscurità ha sorpreso i fratelli in una zona marginale, ai confini del loro territorio. Se vogliono sopravvivere lontano dalla loro caverna, devono accendere un fuoco per la notte.
[Musica]
[Musica]
Gli uomini di Neanderthal non furono i primi ad usare il fuoco, che era noto al genere umano da oltre mezzo milione di anni. Ma la loro abilità nel maneggiare lo fu essenziale per la sopravvivenza in questo continente gelido. E il fuoco assicura calore. La notte, la temperatura può scendere di una decina di gradi sotto lo zero, ma all'aperto. Il fuoco è anche il modo più efficace per proteggersi.
[Musica]
Questa parte della Francia è terreno di caccia anche per leopardi e lupi, per leoni delle caverne e orsi. Oltre ad essere predatori, gli uomini di Neanderthal corrono costantemente il pericolo di diventare anche delle prede. Quel focolare e quella fiaccola hanno una storia lunghissima alle spalle. Oggi, infatti, si usano altri sistemi per illuminare il buio. Ma chi ha inventato il fuoco? E, soprattutto, come si fa a produrre il fuoco? In effetti, Neanderthal non furono i primi a scoprirlo. A inventare il fuoco furono dei loro antenati, centinaia di migliaia di anni prima.
[Musica]
[Musica]
Gli uomini sono tornati a caccia.
[Musica]
Poiché le lance dell'uomo di Neanderthal non sono concepite per essere scagliate, l'uccisione della preda deve avvenire a distanza ravvicinata, in pratica con un contatto diretto.
[Musica]
[Musica]
Spingere il cervo giù dalla rupe serve anche a lui rischiare incidenti e feriti.
[Musica]
La cosa che stupisce di più in queste scene di caccia è che i Neanderthal non possedessero delle armi da lancio, cioè niente giavellotti, niente lance, tantomeno archi e frecce, che non erano ancora stati inventati. Si ritiene, infatti, che i Neanderthal avessero un contatto diretto con la preda. Se volete, un po' alla Tarzan, dovranno affondare direttamente le loro pesanti lance nel corpo della vittima, un po' come si fa con le baionette. A volte, è possibile anche spingerla in un burrone, come abbiamo visto. Ma più devoti, e bisognava accerchiarla e combattere sempre più vicini.
Non resta che trasportare la preda fino alla caverna, distante una decina di chilometri.
[Musica]
[Musica]
La struttura del corpo neandertaliano è straordinariamente forte. La specie si è evoluta proprio per avere queste caratteristiche.
[Musica]
Oltre a modellare il paesaggio, i ghiacciai europei hanno determinato anche i tratti della specie di Neanderthal che viveva qui. Questo discorso sull'aspetto fisico dei Neanderthal e sul clima è davvero molto importante. In effetti, quello che sorprende nell'anatomia di questi uomini preistorici sono le loro ossa. Sono incredibili. Oggi nessuno le ha così. Se volete, la stessa differenza che passa tra un fuoristrada e una macchina di città. Strutture completamente diverse.
In effetti, Neanderthal erano abituati, adattati a un'intensissima vita all'aperto, a lunghe fatiche, corsa, combattimenti diretti con le proprie prede, e quindi il loro fisico era estremamente muscoloso. Ma non dovete pensare qualcosa di imponente, se volete, alla Schwarzenegger. In realtà, erano bassi, tarchiati e super muscolosi, qualcosa come un miscuglio tra Tyson e un boscaiolo. Le loro erano delle ossa spaventosamente forti, risposta alle grandi sollecitazioni. Anche le articolazioni dei colli, delle anche, delle ginocchia erano molto robuste. Le ossa delle gambe, in particolare, erano estremamente spesse, persino arcuate, per permettere la funzionalità di muscoli potentissimi.
Se si confronta la gamba di un Neanderthal con quella di un uomo moderno, colpisce il fatto che non era solamente più spessa e arcuata, ma anche più corta. Il Neanderthal, infatti, erano bassi, tarchiati, alti un metro e 65, con arti corti. Ciò riduceva la superficie della pelle, quindi c'è una minor dispersione di calore corporeo, cosa importante in un clima gelido come quello dell'Europa di 35.000 anni fa. È lo stesso adattamento che hanno oggi gli Eschimesi.
Il gelo aveva anche sagomato il naso dei Neanderthal. L'apertura nasale, guardata, era enorme, e non è un caso che i volti che vedete ricostruiti in questi filmati hanno nasi che sembrano, in apparenza, esagerati, quasi grotteschi. Probabilmente, doveva essere proprio così. In questo modo, contenevano più mucose, più capillari, così da poter riscaldare e inumidire l'aria gelida e secca che si respirava, per non danneggiare i delicati tessuti interni. Era poco estetico, ma un filtro estremamente efficace.
Anche se ai nostri occhi il loro volto può apparire impressionante, esso è un capolavoro di adattamento evolutivo. Chieda vedendo quei volti ricostruiti così primitivi, viene da chiedersi come si fa oggi sapere che i Neanderthal avessero proprio quell'aspetto. In effetti, sono stati trovati soltanto dei crani e poche ossa fossili. Un trucco potrebbe essere quello di guardare se dentro le pareti delle grotte, e non ci siano dei ritratti di uomini preistorici. Ma guardando queste pareti, non si trovano volti primitivi, solo animali. I volti sono rarissimi.
Guardate qui, ce n'è uno. Si trova qui dentro la grotta di Bernifal. Si vede il volto di una persona, ma è sbiadita dal tempo. Ha 13.000 anni, e poi rappresenta un uomo moderno, non un Neanderthal, che a quell'epoca era già scomparso.
La preda appena uccisa viene bene accolta dal clan. L'anziano è affamato, ecco, ma la sua posizione gerarchica nel gruppo lo obbliga ad attendere il suo turno. Nel frattempo, il membro più giovane del clan ha imparato che l'opportunismo paga. Per far fronte al lavoro fisico quotidiano, ogni adulto di Neanderthal deve consumare fino a 4.000 calorie al giorno, e in pieno inverno questo fabbisogno può salire anche a 7.000 calorie, quasi tre volte il nostro consumo attuale.
Nel praticare la prima incisione, che il fratello maggiore sceglie la sua parte. Abile nel macellare le prede, si serve di una selce bene affilata per tagliare il ventre del cervo. Ho detto, oggi la carne rappresenta circa il 12% della dieta europea. Per l'uomo di Neanderthal non era così. Come in altri carnivori, una speciale combinazione di enzimi presenti nello stomaco neandertaliano permette il consumo di grandi quantità di carne cruda. Ma la carne cotta è più digeribile e inoltre con minore sforzo.
In effetti, il calore intenso del fuoco scompone le molecole dei grassi e delle proteine, rendendoli più rapidamente assimilabili dall'organismo. E la carne cotta è anche più sicura. Il calore uccide parassiti e batteri potenzialmente letali.
Riuscirà a battere un animale selvatico con tecniche e strumenti così primitivi? Non doveva essere facile. Ma c'era un altro tipo di preda, chiamiamola così, che i cacciatori Neanderthal a volte cercavano, ed erano le donne di altri gruppi. In effetti, lo scambio, peggio, rapimento di donne altrui è sempre stata una pratica molto diffusa in preistoria, e lo è tutt'oggi, per esempio, tra le tribù della Nuova Guinea. Questo crea, provoca delle vere e proprie guerre, dei conflitti fra tribù e villaggi confinanti. Molti ritengono che questa ricerca di geni freschi per il proprio gruppo, in realtà, fosse una pratica abbastanza diffusa tra i Neanderthal che vivevano in questa zona dove ci troviamo noi ora.
Per alcuni validi motivi. Guardate, questa volta l'obiettivo non è né un cervo né un bisonte. Sul confine che divide il loro territorio da quello confinante, i fratelli hanno adocchiato un altro tipo di preda, una preda più utile per la sopravvivenza a lungo termine del clan.
[Musica]
[Applauso]
Le dimensioni delle caverne neandertaliani e i resti che vi sono stati scoperti indicano che quegli uomini vivevano in gruppi molto piccoli, probabilmente non più grandi di 25 individui, e talvolta addirittura composti da soli otto membri. Un numero abbastanza ridotto da impedire una pressione eccessiva sulle scarse risorse ambientali, ma troppo piccolo per garantire la sopravvivenza della specie senza qualche tipo di interazione con altri gruppi.
[Musica]
[Musica]
[Applauso]
Il rapimento di un'altra femmina adulta consente al clan di raddoppiare le opportunità di riproduzione e quindi le probabilità di sopravvivenza. Il fatto che gli uomini di Neanderthal fossero territoriali porta a pensare che i loro nuclei fossero di tipo patriarcale, organizzati intorno a padri, fratelli e figli maschi. Probabilmente, le femmine non rimanevano per tutta la vita nel gruppo dove erano nate, ma passavano da un clan all'altro. Per sopravvivere tanto a lungo, la specie di Neanderthal deve aver per forza adottato lo scambio delle femmine.
Alcuni di questi scambi dovevano essere volontari, ma in una società così chiusa, è probabile che alcuni contatti fossero, come questo, forzati e violenti, o un vero e proprio sequestro di persona. Gli uomini fanno ritorno alla caverna dopo tre giorni di caccia, ma chi ce l'hanno con sé? Una preda in attesa. Maroni, ecco. La femmina dominante vede nella nuova venuta una minaccia alla sua posizione all'interno del clan e sente di dover imporre immediatamente la sua autorità.
[Applauso]
Donna per la sequestrata. Probabilmente questa è un'esperienza traumatizzante. Ogni cosa di questo clan le è estranea: l'odore, la notte, gli indumenti, i capelli, perfino il linguaggio. Per molto tempo si è creduto che i Neanderthal non possedessero un linguaggio vero e proprio, diciamo come noi. Al contrario, molti ritenevano che comunicassero un po' come gli altri primati, cioè con dei richiami primitivi e dei gesti. In effetti, se si osservano i crani dei Neanderthal, la bocca, il palato e la mandibola ha una conformazione talmente diversa dalla nostra che sembra impossibile potessero parlare come noi.
Ma nel 1983, dai sedimenti della grotta di Kebara in Israele, è emerso un reperto che ha rovesciato completamente il problema. Questi tre piccoli fori, di una volta, formavano l'osso ioide di un Neanderthal. Quest'osso si trovava proprio in gola, sotto la lingua, e vi si agganciavano alcuni dei muscoli più importanti per parlare, per muovere la laringe. Il fatto che lo ioide dei Neanderthal sia praticamente identico al nostro è forse la prova più convincente che questi ominidi erano in realtà in grado di articolare un linguaggio parlato. Quanto fosse poi complesso questo linguaggio, nessuno può dirlo. Probabilmente, si trattava di un linguaggio più limitato rispetto al nostro, ma comunque, certo, che anche l'uomo di Neanderthal avesse una propria lingua articolare.
Lasciamo per un attimo, per un momento, questa piccola tribù di Neanderthal. Da dove finiva esattamente l'uomo di Neanderthal? Beh, contrariamente a quanto si può pensare, non è nato qui in Europa, ma in realtà è il risultato di una lunghissima evoluzione cominciata milioni di anni prima in Africa, e in ambienti che, contrariamente a questi, erano molto caldi. Le nostre più antiche origini affondano nell'Africa e nel tempo, e in questi territori che è nato il genere umano. Fino ad oggi, il più antico reperto ha un'età strabiliante: 4 milioni e mezzo di anni, rinvenuto in Etiopia e battezzato Ardipithecus Ramidus. Consiste in pochi denti e ossa delicatissime. Per quanto ne sappiamo, era bipede, ma tornava regolarmente sugli alberi.
Da allora, l'evoluzione è proseguita, dando origine agli Australopitechi, un genere di grande successo, del quale faceva parte anche la celebre Lucy, vissuta circa 3 milioni di anni fa. Erano esseri scimmieschi, con il volto primitivo e probabilmente coperti di pelo. A questo punto, siamo di fronte a veri e propri cespugli dell'evoluzione, con numerose forme di ominidi, a volte molto diversi. Alcuni di questi, circa 2 milioni e mezzo di anni fa, svilupparono un cervello più grosso, realizzarono i primi strumenti di pietra e diventarono cacciatori. Era nato il genere Homo. E proprio uno di questi, l'Homo Erectus, uscì dalla culla africana per diffondersi nel mondo, arrivando per la prima volta anche in Europa.
I primi ad arrivare in Europa, con le forme che nascono in Africa, sono già decisamente molto simili a noi. Il primo insediamento italiano, credo che sia in assoluto quello di Ca' Belvedere di Monte Poggiolo. La sua età di oltre un milione di anni da oggi è certamente una anche delle più antiche in assoluto per quello che riguarda l'Europa. Erano comunque degli uomini a tutti gli effetti, in grado di rapportarsi con l'ambiente, in grado di vivere più che sopravvivere, in grado di cacciare, di raccogliere, in grado di tramandare di generazione in generazione le conoscenze, le scoperte. D'altra parte, se i nostri genitori non avessero avuto un modo così positivo di rapportarsi con ciò che li circondava, non saremmo qui a raccontare oggi la storia.
Ma c'è un reperto importantissimo che ci permette di capire l'aspetto di questi primissimi abitanti d'Europa. Una scoperta avvenuta casualmente durante la costruzione di una strada. Roma. Testimonianze indirette della presenza dell'uomo in Europa intorno a un milione di anni fa ci sono, e ormai sono piuttosto convincenti. Per trovare i primi veri uomini, i primi fossili umani, bisogna aspettare fino a circa 800.000 anni fa. Questo è il cranio umano adulto più antico d'Europa. È stato rinvenuto nelle campagne tra Pofi e Ceccano, nel basso Lazio, ed è un fossile davvero importante per la nostra comprensione dell'evoluzione umana.
Se prendiamo questo che è un Neanderthal, trovato proprio qui a Roma negli anni '20, e lo mettiamo qui, quest'altro invece è un fossile rinvenuto in Nord Africa. I due hanno più o meno la stessa antichità, ma questo secondo non è un Neanderthal, è già un uomo moderno, un Homo sapiens. Bene, ceprano all'antichità giusta e le caratteristiche appropriate per presentare proprio la divergenza tra queste due linee evolutive: quella che in Europa ha portato all'uomo di Neanderthal e quella che in Africa ha portato l'uomo moderno, prima molto tempo prima che i due si incontrassero di nuovo.
Torniamo al nostro gruppo di Neanderthal, che siamo in un certo senso spiando da lontano. Lo avrete notato anche voi: all'interno di questo gruppo c'è una gerarchia molto precisa. In cima ci sono i cacciatori dominanti, cioè dei maschi nel pieno del loro vigore fisico. In fondo a questa gerarchia ci sono due tipi di individui: il vecchio e il bambino. Sono gli anelli più deboli del gruppo. Per entrambi, infatti, la morte è dietro l'angolo, e non è raro incontrarli in boschi come questi, assieme per raccogliere la legna.
Due generazioni separano l'anziano dal ragazzo di questa famiglia, ma una cosa li accomuna: in questo clima rigido, sono loro i soggetti più vulnerabili.
[Musica]
Quello dell'infanzia, il periodo più difficile. Quasi la metà dei reperti fossili neandertaliani è costituita da bambini al di sotto degli 11 anni.
[Musica]
A cinque anni d'età, questo bambino ha appena terminato il periodo di allattamento. Eppure, il suo cervello ha una grandezza pari a quella di un adulto dei giorni nostri. Ha capacità fisiche molto sviluppate.
[Applauso]
[Musica]
Ed è giusto che sia così. In un ambiente come questo, o si cresce in fretta, o si muore.
[Musica]
Ma non meno precaria è la vita del membro più anziano del clan.
[Musica]
Malgrado l'aspetto, appena 43 anni, ma infortuni e fatica hanno pesato sul suo corpo, accelerando nell'invecchiamento. Il tempo che vive è rubato alla morte, visto che 4 Neanderthal su 5 non raggiungono i 40 anni d'età.
[Musica]
All'anziano, la vita riserva ben poche concessioni in questo mondo selvaggio e brutale. Se vuole restare nel clan, deve fare la sua parte. Il vecchio, lo avete visto, ha le mani deformate dall'artrite. Inoltre, ha un'ampia cicatrice che gli attraversa tutto il volto da una parte all'altra. Tutto questo non è un'esagerazione. Si basa questa ricostruzione del suo volto sull'incredibile ritrovamento che ha gettato nuova luce sui Neanderthal, facendoci capire la loro solidarietà di gruppo e avvicinandoli molto a noi stessi.
Questo ritrovamento è avvenuto nel '57, in una grotta chiamata Shanidar, in Iraq. Da sedimenti sono emerse le ossa di un uomo di circa 40 anni, che soffriva di artrite, come indicano i segni sulle caviglie e delle protuberanze ossee sulle rotule, che dovevano essere molto dolorose.
L'omero destro, cioè l'osso del braccio, aveva subito delle fratture multiple molto gravi. Era paralizzato e inutilizzabile. Aveva le dimensioni incredibilmente ridotte rispetto al normale. Guardate qui, è messo a confronto con l'omero sano di un altro Neanderthal. La metà del braccio manca completamente, è stata tranciata al di sopra del gomito, forse da qualche evento traumatico. Un esame attento del cranio ha rivelato la causa di queste menomazioni. È quasi impossibile vederlo a occhio nudo, ma il lato sinistro del cranio mostra i segni di una gravissima frattura. È evidente che sopravvisse fino alla sua età avanzata solamente grazie all'aiuto e alla solidarietà del resto del gruppo, che lo curò e non lo abbandonò, malgrado le difficoltà della vita di allora. Il suo contributo al clan era limitato. Non poteva cacciare, poteva solo offrire la sua esperienza e risolvere piccole incombenze, e probabilmente si occupava dei più giovani.
La vita di questi uomini è dominata dall'esigenza di procurarsi il cibo. All'età di 11 anni, la femmina più giovane del clan ha da poco cominciato ad andare a caccia. La preda è piccola ma veloce, e la donna deve essere molto abile.
[Musica]
Tra dieci anni, sempre che riesca a vivere tanto a lungo, sarà nel periodo di maggior abilità venatoria. Il mondo neandertaliano è un mondo pieno di pericoli. Una minaccia proviene dagli animali selvatici, o un'altra dalle insidie ambientali.
[Musica]
L'acqua del disgelo ha fatto alzare il livello del fiume.
[Musica]
In acque tanto gelide, la nuova arrivata dal clan può sopravvivere solo qualche minuto.
[Musica]
[Musica]
L'operazione di salvataggio è dettata da motivi egoistici. Il clan ha troppo bisogno della nuova femmina per lasciarla morire, e senza di loro la vittima avrebbe ben poche possibilità di salvarsi. Questo rapporto di interdipendenza ha aiutato la specie neandertaliana ad avere il controllo sull'ambiente. Ma adesso, la loro posizione dominante in Europa è in pericolo. Da alcune migliaia di anni è arrivata una nuova specie, e per la prima volta i Neanderthal non sono più soli.
Allora, chi è questo nuovo cacciatore con la faccia dipinta? Avete visto, è molto più alto, più slanciato, ha un volto diverso, con una fronte più alta, naso normale, non i tratti scimmieschi molto primitivi del Neanderthal. Il fatto che lo si è voluto rappresentare con un taglio di capelli un po' particolare, il volto dipinto, anche i vestiti completamente diversi, ha voluto significare che, in realtà, è un uomo con un'intelligenza diversa, più profonda.
Allora, chi è questo nuovo invasore? E da dove viene? Fisicamente, questi nuovi venuti non sono altrettanto ben adattati all'ultima così rigido, ma hanno altri vantaggi. Hanno sviluppato nuovi modi di vivere assieme e in nuovi modi di pensare. Sono degli Homo sapiens, in pratica, degli uomini moderni. Sono dei lontani cugini dei Neanderthal, come abbiamo visto, più di un milione e mezzo di anni fa, una specie di ominidi che viveva in Africa, l'uomo Erectus, migrò fuori da questo continente per diffondersi in Asia e in Estremo Oriente, per poi arrivare più tardi, con dei suoi discendenti, anche in Europa. Barriere naturali come deserti, mari, montagne separarono le varie popolazioni nei vari continenti, che si evolvessero autonomamente. L'Europa gelata sviluppò la specie dei Neanderthal, straordinariamente adattata al freddo.
Nel frattempo, in Africa era invece comparsa un'altra specie umana, adattata ai climi caldi: questa volta, l'uomo sapiens. 100.000 anni fa, si era già diffusa nel Medio Oriente. Poi, 45.000 anni fa, il clima si fece più mite e aprì la via all'Europa. Nel giro di 10.000 anni, questi sapiens, chiamati Cro-Magnon, arrivarono in Europa centrale, in Italia e nel sud della Francia. Si è scelto di rappresentarli così, con la pelle più scura, perché venivano da climi caldi. E per risolvere il problema dei capelli ricci o no, si è trovata questa soluzione diplomatica di una rasatura tribale.
Per ora, sono in numero modesto. Questo gruppetto è una pattuglia in avanscoperta e cerca nuovi territori. E le fertili vallate fluviali della Francia meridionale sono perfette per il futuro insediamento del resto del gruppo. Ma c'è un problema: sono anche la roccaforte dei Neanderthal.
Il grooming, cioè il pulirsi a vicenda, è un collante essenziale per l'unità del clan. È una forma di comunicazione che esprime lealtà, affetto e fiducia. Il contatto intimo di questo tipo è immensamente piacevole. Il clan può dedicare fino a 4 ore al giorno al rilassante contatto con i propri simili.
[Musica]
Questi forti legami emotivi danno al clan unità, forza e autosufficienza. E l'unità ha garantito la sopravvivenza del nucleo sociale. Quello che vedrete adesso è qualcosa che tutti i ricercatori che si occupano di preistoria avrebbero sempre voluto vedere: e cioè l'incontro tra l'uomo moderno e l'uomo di Neanderthal. In pratica, due mondi che collidono. Da lì in poi, le cose non sarebbero più state le stesse. Si è chiuso un capitolo della preistoria, se n'è aperto un altro che poi ha portato a noi.
Ma allora, che cosa è accaduto? Sulla base degli ultimi ritrovamenti, delle ultime ipotesi, e grazie anche a questo nostro grande viaggio nel tempo, è possibile cercare di ricostruire quel momento. Ecco, forse, come sono andate le cose.
[Musica]
[Musica]
I punti di forza che per migliaia di anni hanno sostenuto i Neanderthal stanno diventando i loro punti deboli. Ironia della sorte, questa specie è talmente ben adattata a questo mondo da scoprirsi inadeguata a tenere il passo col cambiamento che è in atto.
[Musica]
Le dimensioni ridotte del clan lo rendono estremamente vulnerabile. Le povere capacità linguistiche ostacolano la ricerca di alleanze con altri gruppi. E la condizione di autosufficienza, da sempre un grande vantaggio, ora impedisce di comprendere la minaccia che si sta avvicinando.
[Musica]
[Musica]
[Musica]
D'un tratto, due specie umane si trovano faccia a faccia.
[Musica]
Quale sarà la reazione? È possibile una convivenza in questo mondo spietato?
[Musica]
Niente nell'esperienza di questo giovane Neanderthal l'ha preparato a un incontro del genere. Lo straniero non solo ha un aspetto diverso, ma pensa e agisce in un modo del tutto ignoto all'uomo di Neanderthal. È una nuova specie di umanità: è l'uomo sapiens, noto in Europa come Cro-Magnon.
[Musica]
Vedere è una cosa, capire è un'altra.
[Musica]
Non possiamo sapere esattamente come i Neanderthal abbiano reagito quando videro i Cro-Magnon per la prima volta. Non vivendo in un mondo così isolato, è possibile che non abbiano compreso l'importanza di ciò che vedevano. L'incontro che avete appena visto, in realtà, è avvenuto più volte nell'Europa di quei tempi. Ogni volta che i sapiens avanzavano, incontravano le tribù di Neanderthal. Ma quella scena, in particolare, deve essere avvenuta proprio qui.
Oggi vedete, le cose sono cambiate molto. Ci sono case, strade, c'è anche una piccola stazione. Ed è proprio costruendo quella piccola stazione che, nell'Ottocento, alcuni operai hanno fatto una scoperta che ha cambiato completamente le nostre conoscenze sulla preistoria. Hanno infatti trovato il primo scheletro di Cro-Magnon. Perché si chiama così? Perché è stato ritrovato proprio sotto quel riparo, quella rientranza naturale, sotto questa scarpata, che gli abitanti locali chiamano proprio Cro-Magnon, cioè grande dirupo. Da qui il nome, uomo di Cro-Magnon.
Dagli scavi emersero ben cinque corpi, seduti qui circa 32.000 anni fa. E uno di questi scheletri era quello di un uomo maturo. E si vede subito la differenza con il Neanderthal. Il cranio non era così piatto e schiacciato, ma al contrario, c'è una fronte ampia, alta, delle orbite più strette, un naso più fine, non così ampio come quello del Neanderthal. Insomma, un'anatomia completamente diversa.
Ma era proprio questa l'arma che Cro-Magnon possedeva, e che era più potente di qualunque strumento messo a punto dai Neanderthal. Il cervello dei Cro-Magnon aveva un diverso cablaggio interno, cioè erano diversi i collegamenti tra i neuroni della corteccia cerebrale. Questo cervello era capace di formulare nuovi modi di pensare. I vestiti cuciti sapientemente, la pittura del corpo e la costruzione di monili sono solo manifestazioni esteriori di qualcosa di molto più profondo.
In confronto ai monili dei Cro-Magnon, la tecnologia dei Neanderthal era incredibilmente arcaica. È arrivato l'inverno, e i cervi sono migrati a sud in cerca di un clima più caldo. Anche nei momenti migliori, il bilancio tra scorte di cibo ed esigenze del clan è sempre precario.
[Musica]
L'arrivo dei Cro-Magnon minaccia di far saltare tutto. Beh, il cibo è diventato ancora più scarso.
[Musica]
Uccidere un mammut è un'impresa pericolosa per queste donne, una delle quali in stato avanzato di gravidanza. Il rischio sarebbe troppo alto, e per questo si accontentano di una carcassa.
[Musica]
Ho fretta. Questo tipo di carne non è l'ideale. Un animale morto da qualche tempo può ospitare batteri molto pericolosi.
[Musica]
Fortunatamente, questo esemplare non è deceduto da molto. Il clima freddo e l'acqua gelida hanno aiutato a conservare la carne. Le donne useranno poi il fuoco per riscaldarla. I Neanderthal erano predatori opportunisti, e quando incontravano una carcassa di mammut, beh, non si tiravano indietro, come quella di qualunque altro animale. Era un pasto gratis per l'intero gruppo. L'ideale, ovviamente, era abbattere prede enormi come questa. Era un bue preistorico, l'antenato delle nostre bistecche, avrebbe potuto nutrire l'intero gruppo.
[Musica]
Gli uomini dormono all'interno della caverna, riscaldati dal calore di due fuochi. Ma stanotte, per le donne del clan, non ci sarà riposo. All'esterno, la giovane donna ha le doglie. Per lei è un momento molto delicato. I neonati neandertaliani erano più grandi dei nostri. Fortunatamente, le donne di Neanderthal avevano bacini adatti ad ospitarli. Inoltre, le dimensioni e la particolare struttura del bacino fanno pensare che le donne neandertaliani avessero un dotto uterino più largo delle donne di oggi. Ciò nonostante, gli spasmi sono violenti.
[Musica]
[Musica]
Il parto è andato bene, ma le difficoltà del neonato non sono certo terminate. Anzi, il bambino è nato in pieno inverno.
[Musica]
È un brutto segno per il clan. La giovane mamma lo allatterà per i prossimi cinque anni. L'allattamento richiede molte energie. La donna avrà bisogno di 1.000 calorie al giorno in più per produrre abbastanza latte per il piccolo, e il gruppo dovrà prendersi cura di lei. Man mano che il tempo si fa più rigido e il cibo più scarso, questo è un peso che a stento il clan riesce a sostenere.
Bene, c'è un dato terribile che riguarda la vita dei neonati e dei bambini di Neanderthal in generale. Se guardate dentro questa bara di vetro, c'è un reperto eccezionale: è lo scheletro di un bambino di Neanderthal di tre anni, vissuto 50.000 anni fa. È trovato proprio qui, in queste zone. Aveva già dei caratteri tipici di Neanderthal: aveva un volto prominente, una mascella larga, massiccia, senza un mento, e dalle costole, dalla clavicola lunghissima, s'intuisce che aveva già delle spalle molto ampie, potenti, muscoloso. Nessuno sa di che cosa sia morto.
Ma il dato agghiacciante che emerge da ritrovamenti come questo è che circa la metà dei bambini di Neanderthal non raggiungeva l'adolescenza. In effetti, la stragrande maggioranza dei reperti fossili di Neanderthal in nostro possesso è costituita da resti di scheletri di bambini, dei loro crani, molti dei quali con i denti non ancora spuntati dalle gengive, e si vedono lì, inclusi ancora nell'osso. Piccoli difetti nello smalto dei denti indicano che era proprio la fame una delle cause di morte più frequenti.
Ma sono i resti dei neonati a fornirci la prova più agghiacciante su quanto la vita ai tempi fosse dura, implacabile. Piccoli scheletri sono stati trovati in buche poco profonde, indicano una qualche forma di rito di lutto da parte del gruppo per queste morti premature. Ma nel 1983, in un sito in Israele, i resti di due neonati sono stati rinvenuti addirittura tra i rifiuti, le carcasse di animali macellati, e ciò fa pensare a uno scarso valore dato alle loro vite e probabilmente a una morte sopravvenuta non certo per cause naturali. L'infanticidio può apparire una pratica brutale, ma per secoli, presso alcuni gruppi di cacciatori, ha rappresentato un metodo diffuso di controllo delle nascite. Solo con atti tanto spietati il clan è in grado di sopravvivere.
All'interno del clan, metodi e tecniche di fabbricazione degli utensili vengono tramandati di generazione in generazione. Ci sono alcune sottili differenze tra gli utensili usati da questo clan e quelli di altri gruppi neandertaliani sparsi per l'Europa, a dimostrazione degli scarsi rapporti esistenti tra i vari clan.
[Musica]
La femmina dominante irrobustisce la sua lancia. La fiamma del fuoco è una tecnica efficace, ma non è nuova. Esiste da circa mezzo milione di anni, addirittura da prima della comparsa dell'uomo di Neanderthal. La vita isolata dei clan influisce direttamente sul suo sviluppo. La scarsa interazione con altri gruppi significa anche poche possibilità di scambiarsi nuove idee e nuove tecniche. Ma tra i due, il risultato è che gli utensili neandertaliani sono cambiati poco nell'arco di 250.000 anni.
Il maschio dominante usa della resina per fissare la punta all'asta della lancia, poi la stringe usando tendini di animali. È un'arma sofisticata, capace di penetrare nella pelle più dura, ma è anche troppo pesante per poter essere scagliata a grande distanza, e ciò espone chi la usa ai pericoli di una caccia a distanza ravvicinata.
Sono passati 35.000 anni dalle scene che avete appena visto. Né sotto gli stessi ripari dove campeggiavano i Neanderthal, oggi è sorto un museo: il Museo di Les Eyzies, che conserva la più importante collezione di reperti di Neanderthal e di Cro-Magnon di tutta la Francia. Ci sono moltissimi fossili e migliaia, migliaia di strumenti in pietra, buona parte realizzati da Neanderthal.
Che c'è una curiosità: i nostri coltelli hanno tutti un manico, e questo perché si applica il principio della leva, non solo per non sporcarsi. In effetti, quando si taglia in questo modo, si moltiplica la pressione, la forza sul punto di taglio. Trovate fruttato a tenere in mano la lama e a tagliare una bistecca, per esempio, vi accorgerete quanto sia difficile e quanta forza ci voglia. Secondo alcuni ricercatori, per i Neanderthal era proprio così. I loro strumenti non mostrano tracce di manici, come quello, per esempio, di un coltello, e quindi molti pensano che i Neanderthal tenessero in mano gli strumenti e lavorassero in questo modo, con un'enorme forza della mano.
In effetti, potevano anche permetterselo. Le loro mani erano talmente potenti che avrebbero stritolato la vostra. Pensate che la loro tecnologia, chiamata Musteriano, consisteva di soli sei tipi di strumenti. C'erano piccole asce a forma di goccia, concepite proprio per stare meglio nel palmo della mano. Erano strumenti multiuso, diciamo, dei coltellini svizzeri preistorici. Potevano segar la legna, spezzare le ossa, fare dei buchi. I raschiatoi, invece, taglienti sono da un lato, venivano usati per raschiare carne dalle ossa, oppure per ammorbidire le pellicce da indossare. Ne sono stati trovati moltissimi, e non c'è da stupirsi, visto il clima gelido.
I punti triangolari erano usati come coltelli, oppure fissati in cima ad assi di legno per farne delle lance. Ma il vero capolavoro tecnologico dei Neanderthal furono le cosiddette punte e le valute, delle schegge taglienti e di forma triangolare. Alcune avevano i bordi talmente affilati da risultare cinque volte più taglienti di un bisturi.
C'è un piccolo mistero che gli archeologi tentano di risolvere da moltissimo tempo, e cioè: i Neanderthal fecero degli strumenti, uguali tipi di strumenti, per decine di migliaia di anni, e poi, all'improvviso, in alcuni siti, compreso in Italia, questa cosa cambia. Comparvero degli strumenti completamente diversi. Perché? 35.000 anni fa, infatti, all'improvviso avvenne una trasformazione radicale. Le tecniche neandertaliani di costruzione degli utensili cominciarono a cambiare. Oltre alla pietra, adesso si usavano anche le corna dei cervi, le ossa e persino i denti delle prede. Per la prima volta, venivano realizzati non solo utensili, ma anche oggetti decorativi, come monili.
Alcuni studiosi vedono in tutto ciò la prova di una rivoluzione nel pensiero dei Neanderthal. Ma non si può fare a meno anche di constatare che questo grande progresso coincise proprio con l'arrivo del Cro-Magnon. È probabile che l'uomo di Neanderthal si limitasse a copiare le tecniche dei Cro-Magnon, senza in realtà afferrare il reale significato di questi oggetti, di questi segni e di questi simboli.
Ma quanto tempo ci voleva per realizzare un oggetto come questo? Abbiamo chiesto a un ricercatore di ricostruire per noi alcuni strumenti della preistoria, anche perché, lo vedrete, ogni utensile riflette il cervello e le sue capacità.
[Applauso]
[Applauso]
Bisogna saper scegliere la pietra con la durezza giusta e sperare che all'interno non ci siano disomogeneità. Anche una piccola venatura di calcare può far saltare tutto, e si deve ricominciare da capo. È un lavoro faticoso, ma è fatto soprattutto di tecnica e precisione. Se percuote con un ciottolo, ma per gli spessori sottili e le piccole scheggiature si usa un corno di cervo, un pezzo di legno di bosso duro e compatto.
Quello che sorprende di più è vedere come da una stessa pietra, ominidi sempre più evoluti abbiano ottenuto un margine tagliente sempre più utile. Questo è un esempio, per esempio, di selce arcaico, e questo l'esempio di bifacciale più recente. Questo, in questa forma, risale grosso modo ai 120.000 anni. Questa invece ai 300.000. Si nota, quindi, prima di tutto, un aumento del margine utile, che in questo è limitato solo a questa parte, mentre in quest'altro, più recente, coincide con tutto il perimetro del manufatto. E con l'uomo di Neanderthal, il progetto mentale diventa evidente. L'obiettivo non è più dare una forma appuntita e tagliente al sasso di partenza.
Scartando le schegge di lavorazione, l'obiettivo è proprio produrre schegge, schegge utili, ricavandole da un nucleo di selce preparato secondo una previsione precisa.
Ma è l'uomo sapiens che raggiunge la maggiore efficienza, sbucciando la pietra per ottenere una serie di schegge sottilissime, simili a lame, molto taglienti e adatte a vari usi.
Adesso il bilancio tra vita e morte si fa ancora più precario. Per la prima volta, l'uomo di neanderthal ha un competitore: il cro magnon. Adottano strategie diverse per la sopravvivenza. Socialmente adattabili e competitivi, hanno colonizzato gran parte del continente. I ritrovamenti indicano che in alcune parti d'Europa le due specie hanno convissuto apparentemente in modo pacifico per molte generazioni. Ma in questa parte della Francia, il passaggio dagli insediamenti neandertaliani a quelli del cro magnon risultò molto più rapido e drammatico. Tra le ultime parti d'Europa ad essere colonizzate, queste fertili vallate rappresentavano un valido motivo per scontrarsi.
Ma come? La lancia ha perforato il polmone del maschio dominante. Ha perso molto sangue e la sua vita è in pericolo. Il clan si stringe intorno a lui. È in gioco il futuro di ognuno di loro. Nessuno sa se tutti gli incontri tra neanderthal e cro magnon finissero proprio in questo modo. Anzi, probabilmente no. C'erano scambi, amicizia, proprio come tra due tribù diverse. Ma la violenza in preistoria esisteva, esattamente come esiste oggi.
Essi analizzano le ossa fossili, esattamente come la polizia scientifica esaminano la vittima di un omicidio. Beh, a volte possono saltar fuori delle vere sorprese. Nel 1953, nella caverna di Shanidar in Iraq, i paletnologi hanno scoperto i resti di alcuni neanderthal. Allora l'età superava i 50.000 anni. Si trattava di uno dei gruppi più orientali della specie neanderthal. Tra le tante ossa emerse, c'era anche una costola dall'apparenza normale. Ma un esame più attento ha rivelato una storia eccezionale. C'era una piccola protuberanza sul suo bordo. Era una cicatrice di un profondo taglio. La punta di un'arma di pietra era penetrata tra l'ottava e la nona costola, incidendo l'osso e forando il polmone. La vittima era stata pugnalata, o forse colpita con una lancia. Nonostante la gravissima ferita, il neanderthal non morì. La crescita ossea attorno al taglio rivela che la ferita si era rimarginata, era guarita. E questo vuol dire solo due cose: primo, che le sue difese immunitarie erano eccezionali, fortissime. Ma soprattutto, che il gruppo si era preso cura di lui.
I membri del clan hanno ampie conoscenze sulle proprietà curative delle piante. Lo spagno viene usato per disinfettare la ferita. Le foglie di consolida maggiore favoriscono la crescita dell'osso. Entrambe le specie vegetali crescono nei pressi della caverna. Ma con una ferita di questa gravità, non c'è molto da fare. Sono passate tre settimane. Il maschio dominante è morto. Non sappiamo con certezza se il clan abbia avvertito un senso di perdita o di dolore, né se avesse qualche concetto di aldilà. Ma il trattamento riservato al compagno deceduto fa pensare ad un senso di umanità.
In queste valli del fiume Pesio, Borgogna, non distanti da qui, sotto un riparo chiamato La Ferrassie, è stato trovato lo scheletro di un uomo di neanderthal, un cacciatore di 50.000 anni fa. E qui abbiamo il calco, la ricostruzione del suo cranio. Aveva i caratteri tipici primitivi da neanderthal. I suoi compagni, senza dubbio, lo seppellirono. Ma cosa accadeva a un morto a quell'epoca? Beh, per milioni di anni, gli uomini preistorici semplicemente abbandonavano i propri compagni morti. E così facevano, fino a recentemente, in massa. I reperti, ma in altre parti, furono tra i primi a seppellire i propri morti. Perché lo facevano? Erano già molto simili a noi? Magari credevano anche nella vita nell'aldilà? Beh, ogni ritrovamento genera sempre molte congetture.
Questa sepoltura di neanderthal, ad esempio, è stata rinvenuta in Israele. Era acceso un gran dibattito. Il corpo del neanderthal era stato caricato in una buca poco profonda del terreno. Il braccio destro era ripiegato sul torace, la mano sinistra sullo stomaco. Classica posizione da sepoltura. Il cranio, però, era stato portato via già in antichità. Non si sa quando, né da chi. E tutto attorno al corpo c'erano ossa e denti di animali. Alcuni studiosi hanno visto in questo ritrovamento la prova di un rituale. In un'altra tomba, invece, in Iraq, tracce di polline hanno suggerito l'esistenza addirittura di fiori dentro la tomba. Ma si tratta di ipotesi molto controverse. I pollini e le ossa di animali trovati nelle tombe, infatti, possono essere detriti che comunque ricoprivano i pavimenti delle caverne. E le sepolture dei neanderthal, secondo alcuni, erano semplicemente un modo pratico per disfarsi del corpo dei morti. Tutto è possibile. Ma è assai più logico pensare che in realtà si trattasse di qualcosa di molto più profondo, di più umano e commovente. Il neanderthal provavano sentimenti come noi, forse non in modo così complesso. Ma la morte di un loro compagno doveva essere comunque un fatto straziante. Seppellire il morto nella caverna dove si viveva, in un certo senso, forse significava tenere l'individuo con sé, all'interno del clan, proteggendolo anche da iene e altri animali.
Morto il leader, il ruolo dominante adesso spetta al fratello minore. Questi si trova a fare una scelta difficile: restare nella caverna e rischiare un nuovo scontro con i cromagnon, o abbandonare il centro dell'unico mondo che abbiano mai conosciuto. I francesi, i bechi, i cro magnon prendono possesso della caverna abbandonata. La useranno come dimora temporanea, in attesa che arrivi il resto del gruppo. I reperti fossili indicano che i cro magnon si impadronirono di molti siti neandertaliani e vi si insediarono. L'uomo moderno è arrivato. Per l'uomo di neanderthal non ci sarà ritorno. L'abbandono della grotta da parte dei neanderthal e la sua conquista, la sua occupazione da parte del gruppo di cro magnon è avvenuto un po' ovunque in Europa, compreso qui dove ci troviamo noi ora.
Siamo tornati in Italia. Ci troviamo nel Parco Regionale della Lessinia, non distanti da Verona. E qui, da molto tempo, si sta studiando ciò che rimane di un'antichissima grotta: la Grotta di Fumane, che è uno dei siti più importanti al mondo per capire questo passaggio di consegne tra il neanderthal e il cro magnon. Sono ormai 13 anni che un'equipe interdisciplinare di ricercatori italiani, condotta dal professor Alberto Broglio dell'Università di Ferrara, dal professor Mauro Cremaschi dell'Università di Milano, letteralmente studia, analizza e legge gli strati di questa grotta. Perché evidente, questa grotta è un accumulo di oltre 10 metri di sedimenti estratti, che coprono ben 80.000 anni. Gli strati più bassi, infatti, tra 80 e 35.000 anni, sono quelli occupati dai neanderthal. E poi, all'improvviso, intorno ai 34.000 anni fa, c'è uno strato sterile, nel senso che al suo interno non si trova assolutamente niente. E immediatamente sopra, invece, si trovano strumenti di cro magnon, uomini moderni, gli strumenti auguri ignaziani. Insomma, in questo piccolo strato è concentrato qualcosa di cruciale della nostra evoluzione. In pratica, la drammatica estinzione dell'uomo di neanderthal e l'invasione dei cromagnon. Insomma, tutto quello che vi stiamo raccontando questa sera è concentrato, compresso in questi pochissimi centimetri.
Ma che cosa si è scoperto scavando in questa grotta? Lo chiediamo a Marco Peresani, che ormai da anni lavora qui. Se ci siamo resi conto del diverso modo di vita tra neandertaliani e cro magnon. Mentre i primi ammassavano un po' alla rinfusa i propri resti, accendevano fuochi un po' ovunque, i compagni a noi di erano in grado di organizzare meglio il proprio spazio abitato, accendendo focolare in un determinato punto, lavorando la selce in un altro punto, dormendo in un altro settore della grotta. Insomma, c'era molto più ordine.
Con il cro magnon avete trovato anche degli strumenti nuovi, strumenti diversi? Sì, abbiamo trovato degli strumenti che non sono presenti nei livelli i neandertaliani, come ad esempio queste punte di zagaria in uso, queste conchiglie marine forate, utilizzate per farne delle collane. Insomma, erano due mondi, due universi totalmente differenti. Fisicamente, i cro magnon non sono meno adatti alla vita in questo clima freddo, ma hanno sviluppato utensili che permettono loro di vivere dove vogliono. Fiocine per uccidere il pesce nei periodi in cui le prede terrestri scarseggiano, aghi d'osso per cucire gli abiti. Ma lo strumento più potente è il linguaggio. A differenza dell'uomo di neanderthal, la lingua del cro magnon è più ricca e complessa. È la molla per lo sviluppo dell'arte, della cultura, permette agli individui di formare gruppi sociali molto più larghi, di scambiare le merci e di formare alleanze nei momenti di bisogno.
Ma c'è qualcosa che rende questa grotta unica al mondo e che si trova qui nel Museo di Storia Naturale di Verona. Si tratta di alcuni frammenti della volta che sono crollati già in preistoria, forse a causa del gelo, e che i ricercatori hanno trovato nei sedimenti. Che cosa hanno di speciale? Beh, hanno delle debolissime tracce di oca di pittura. E dal momento che la loro età supera i 33.000 anni, quelle che abbiamo qui sono le più antiche pitture di uomo moderno mai scoperte fino ad oggi. Che cosa rappresentano? Beh, potete immaginarlo. Ci separa un vero e proprio baratro, abisso del tempo. E quindi si tratta di tratti stilizzati, enigmatici. Qui i ricercatori prevedono un uomo con un copricapo fatto di corna di cervo, forse. In pratica, forse si tratta di uno stregone, di uno sciamano. È una rappresentazione che poi è diventata abbastanza frequente nell'arte preistorica. In un altro caso, qui si vede una foca, una faina, un leopardo, insomma, un animale. Forse era una preda. Questi due frammenti di roccia hanno un valore inestimabile, perché rappresentano davvero il punto zero, il punto di partenza di una lunghissima storia dell'arte, quella della pittura, che ha portato a tutti i grandi capolavori che conosciamo oggi.
Torniamo ai nostri cacciatori, i neandertaliani. È evidente che i nuovi invasori, i cromagnon, hanno un tipo di struttura sociale, di cultura e anche di impatto sull'ambiente che nessuno al mondo, su tutto il pianeta, riesce a contrastare, tantomeno i neanderthal. Questi nuovi modi di vivere hanno ripercussioni devastanti sulla specie di neanderthal. Nel momento di maggior sviluppo, circa 50.000 anni fa, si stima che vivessero in quest'area circa 100.000 neandertaliani. Ma la diffusione dell'uomo moderno dall'Africa e dal Medio Oriente è stata inarrestabile. I gruppi, anche di un centinaio di individui, i cro magnon colonizzarono le migliori regioni europee, assumendo il monopolio delle risorse. Gli uomini di neanderthal furono cacciati dalle loro vallate e spinti sugli inospitali altopiani della Croazia e della Crimea, ovest verso le coste montuose di Italia, Portogallo, Spagna e Francia. 35.000 anni fa, la loro popolazione è scesa a poche migliaia di individui.
Il clan si dirige a ovest, verso la costa, lontano dai sentieri battuti dai cro magnon invasori e in direzione dell'orlo estremo d'Europa. Per loro è un territorio ignoto. E più vanno avanti, più diventano vulnerabili.
Per la giovane donna, l'ultima arrivata nel gruppo, il viaggio è troppo lungo. Qui, ad alta quota, la vegetazione è troppo rada per sostenere la vita animale. C'è poca acqua e nessuna protezione naturale contro le intemperie. Quando soffia il vento gelido, le temperature scendono molto più di quanto non accadesse nelle vallate più in basso. Con i loro corpi tozzi e robusti, i neandertaliani sono fisicamente più adatti a sopravvivere qui rispetto ai cro magnon. Ma niente nel loro passato evolutivo li ha preparati ad affrontare un'esistenza tanto difficile. Devono mangiare, ma tagliati fuori dai loro territori di caccia, hanno grosse difficoltà a catturare le prede. Devono mantenere il livello della popolazione, ma tagliati fuori dagli altri clan neandertaliani, hanno più difficoltà a riprodursi. I legami che un tempo li riunivano cominciano a sfaldarsi. Forti, uniti, isolati, autosufficienti: queste erano le qualità che avevano garantito la sopravvivenza della specie di neanderthal attraverso le varie ere glaciali. Ma di fronte alla competizione, questi punti di forza si sono trasformati in debolezze che hanno contribuito a determinare il destino finale della specie.
Quando giunse la fine, questa non fu dovuta a genocidio, né a un disastro naturale. Fu probabilmente qualcosa di molto meno drammatico. L'uomo di neanderthal perse semplicemente la competizione con una specie che aveva escogitato migliori strategie per la sopravvivenza. Non fu una sorte inevitabile. Secondo alcuni studiosi, con un tasso di natalità superiore solo del 2% o con una mortalità inferiore del 2%, l'uomo di neanderthal avrebbe potuto evitare l'estinzione. Tuttavia, questo racconto evolutivo potrebbe aver avuto un finale a sorpresa.
Fisicamente e culturalmente, l'uomo di neanderthal e il cro magnon erano distanti anni luce. Due specie distinte. Ma erano pur sempre esseri umani, mossi dai medesimi desideri e pulsioni. Quanto erano diversi neanderthal e cro magnon? Era possibile che i due si accoppiassero e generassero un figlio? Verso questa questione si discute da decenni, anzi, c'è un accesissimo dibattito. Si cerca in particolar modo di capire se nel nostro sangue non ci sia in realtà anche un po' di antichissimo sangue di neanderthal, insomma, se le due specie si siano incrociati in realtà in passato. La risposta probabilmente si trova anche nelle ossa di sepolture preistoriche, qui in Dordogna o in altre parti dell'Europa. Ma nuove analisi e nuovi ritrovamenti sembrano aver dato una risposta molto precisa a questo problema.
Ci sono uomini di neanderthal fra i nostri antenati? Sembra proprio di no. Lo dimostrano recenti studi che hanno messo a confronto alcuni frammenti di DNA estratto da resti fossili di neanderthal con frammenti analoghi appartenenti a uomini moderni. Le differenze sono risultate così profonde da far escludere che fra i nostri geni vi siano tracce di DNA ereditato dai progenitori neandertaliani. Eppure, è quasi certo che all'epoca in cui sapiens e neanderthal abitavano le medesime regioni, vi furono accoppiamenti fra maschi e femmine appartenenti ai due gruppi. Come mai nessuno di noi discende da quelle unioni? Non lo sappiamo con esattezza. Molti ritengono che i nostri antenati e i neanderthal fossero troppo diversi per dare alla luce bambini perfettamente sani, in grado di avere a loro volta dei figli. Insomma, è probabile che, nonostante le somiglianze, i sapiens e i neanderthal appartenessero a due specie distinte. Dai loro incontri, nel migliore dei casi, sarebbero nati figli sterili, un po' come i muli che nascono dall'accoppiamento di un asino e una cavalla e non possono riprodursi. Non tutti, però, sono d'accordo su questa interpretazione. Alcuni scienziati, infatti, ritengono che i bambini frutto di quelle unioni miste fossero perfettamente normali, al punto che i loro discendenti sarebbero circolati in Europa per molto tempo.
Circa 28-30.000 anni fa, nelle zone più remote della Spagna meridionale, dell'Italia centrale e della Croazia, morivano gli ultimi esemplari di neanderthal, che lasciavano il pianeta in eredità ad un'unica specie umana: l'uomo sapiens. Noi abbiamo soppiantato l'uomo di neanderthal da meno di 30.000 anni. L'uomo di neanderthal era riuscito a sopravvivere per 250.000 anni, sopportando il clima più rigido che il mondo abbia mai conosciuto. Ciononostante, quando giunse il momento, come accaduto a tante altre specie di ominidi prima di lui, anche l'uomo di neanderthal si estinse. E in fondo, noi siamo ancora agli inizi del nostro cammino. La nostra capacità di resistenza e sopravvivenza su questo pianeta deve ancora essere realmente messa alla prova.