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Lucrezia: essere donna nella Roma monarchica

Superba Urbe18:11

Transcription

Salve curiosi, benvenuti o ben ritrovati in questo video. Parliamo di Lucrezia, finalmente! E per la prima volta su questo canale, parleremo di una donna, anche se, come vedremo, non è certo l'unica ad aver lasciato un segno nella storia di Roma.

Prima di continuare, però, vi ricordo che la vostra iscrizione al canale è fondamentale per mandare avanti questo progetto di divulgazione, quindi vi invito a verificare di esservi iscritti e di attivare la campanella delle notifiche per sapere sempre quando usciranno nuovi video. Detto questo, direi di iniziare col nostro [Musica] [Applauso] racconto.

Siamo a circa 40 km a sud di Roma, nei pressi della città di Ardea, dove il re Tarquinio il Superbo sta cercando di conquistarla per rifornire le casse dell'Urbe. Le fonti antiche dicono che doveva trattarsi di una guerra veloce, ma la tenacia degli ardeati mette a dura prova i soldati romani, costringendoli a un lungo assedio. Sul campo di battaglia, con il re, ci sono i suoi figli Tito, Arrunte e Sesto, e con loro c'è anche un cugino, Lucio Tarquinio Collatino.

Una sera, dopo che le ostilità sono temporaneamente cessate, i quattro si ritrovano in una tenda a parlare delle proprie mogli. Ognuno canta le lodi della sua, però si inizia a dire che se le donne vengono lasciate troppo tempo da sole, si annoiano, diventano più emotive, più volubili e potrebbero tradire il marito. E quindi, uno dei quattro, probabilmente Collatino, suggerisce di prendere i cavalli e di andare a vedere di nascosto che cosa stanno combinando le proprie mogli.

Il giro comincia a Roma, nelle case dei tre giovani principi, che sorprendono le proprie compagne intente a bere vino, banchettare e festeggiare, fregandosene totalmente del fatto che i loro mariti siano in guerra a farsi il mazzo. Quando arriva il turno di Collatino, la brigata si sposta nella sua tenuta di Collazia, una città situata a poche miglia da Roma, che si pensa potesse trovarsi nell'odierna zona della Rustica.

E qui entra in scena la nostra Lucrezia, che viene sorpresa in una situazione completamente differente da quella delle altre ragazze, ovvero seduta nell'atrio, circondata dalle ancelle, intenta a filare la lana. Qualcuno suggerisce addirittura che Lucrezia stesse tessendo una mantella per il marito, che, tutto fiero e gasato, decide di uscire allo scoperto e presentare la moglie ai propri commilitoni. In più, la brigata si ferma per cena, per ripartire direttamente l'indomani verso Ardea.

Purtroppo, però, quella competizione, quel gioco innocente, si trasformerà presto in tragedia, perché sulla strada per Ardea, Sesto Tarquinio sta covando dei pensieri pericolosi. Non solo è infuriato per aver perso la sfida, ma si è invaghito perdutamente di Lucrezia. Qualche giorno dopo, infatti, torna a Collazia in compagnia di un servo e porta a Lucrezia una falsa lettera di suo marito, che le consiglia di ospitare Sesto per la notte.

Quando si fa tardi e la servitù si è ormai ritirata, Sesto entra nella camera di Lucrezia, ma prima che lei possa urlare, le tappa la bocca e le punta una spada alla gola, intimando di concedersi a lui, previo minaccia di ucciderla. Vedendo, però, che Lucrezia è impassibile, prova a supplicarla, promettendole addirittura di farla regina qualora dovesse succedere al padre come nuovo re di Roma. Ma la giovane non sente ragioni, ed è in quel momento che Sesto non solo minaccia di uccidere lei, ma anche lo schiavo che si è portato dietro, allo scopo di simulare una tresca tra i due, adagiando i loro corpi nudi nel letto della donna, l'uno accanto all'altro.

A questo punto, Lucrezia, pur di non morire con la reputazione infangata, cede suo malgrado alla violenza di Sesto, che l'indomani parte fiero e soddisfatto verso Ardea.

Secondo il poeta Ovidio, è una mattina di febbraio del 509 a.C. Lucrezia manda immediatamente a chiamare suo padre Spurio a Roma e suo marito Collatino ad Ardea, chiedendo ai due di portare con loro un amico fidato. E qui entrano in scena Publio Valerio e Bruto. I quattro raggiungono Lucrezia, che in lacrime racconta quanto è accaduto, trovando, però, dall'altra parte compassione verso di lei, poiché capiscono che è stata la vittima di quell'abuso.

Ma questo non basta a confortarla, perché in cuor suo ha già deciso quale deve essere il suo destino. Sotto le vesti, infatti, la giovane ha nascosto un pugnale, che di lì a poco userà contro se stessa, togliendosi la vita di fronte a parenti e amici, che non fanno in tempo a ribattere o a fermarla. Il corpo di Lucrezia si accascia sul pavimento e tutti si disperano. Tutti, tranne Bruto, che, non nascondendo un po' di angoscia e la rabbia che sta provando, raccoglie il pugnale insanguinato, giurando vendetta contro i Tarquini e la loro monarchia sconsiderata.

Poco dopo, il corpo di Lucrezia viene portato nel foro di Collazia, dove Bruto e Collatino radunano una folla, mettendola al corrente dell'accaduto. E quella folla, di lì a poco, sempre più grande e inferocita, si sposterà verso Roma, dove patrizi e plebei voteranno per abrogare definitivamente il regno di Tarquinio il Superbo. E il resto della storia, già lo conoscete. Ma se ci fosse qualcuno di voi che invece non se la ricorda, può recuperare il video di Tarquinio il Superbo e, volendo, anche quello di Bruto, in modo da poter ricollegare facilmente tutti gli eventi.

E adesso, veniamo a Lucrezia, una figura affascinante della storia di Roma, ricordata come un esempio di purezza e nobiltà d'animo, tanto che molti autori, e persino cristiani, scriveranno di lei in positivo, mettendo da parte i loro contrasti nei confronti della cultura romana. Eppure, nonostante questa sua fama, di lei non sappiamo praticamente niente. Come si fa a parlare di una persona di cui conosciamo pochi istanti di vita? Beh, chiaramente, mettendo da parte il fatto che forse è un personaggio di fantasia, ci sono degli elementi che possono aiutarci a ricostruire grosso modo che tipo di donna fosse.

Iniziamo dalla sua infanzia, che naturalmente non ci viene raccontata, ma che possiamo ricostruire grazie alle conoscenze che abbiamo sui costumi e sulle usanze dell'epoca. Come immaginerete, nascere nella Roma arcaica non era cosa scontata. Si moriva frequentemente di parto e non era neanche sicuro che il nascituro sarebbe sopravvissuto. Pertanto, i bambini erano considerati molto preziosi, poiché assicuravano il futuro di una stirpe, di una popolazione o di una città.

Eppure, nonostante questo, avveniva anche una specie di selezione, perché se prendiamo per vera una legge di Romolo, si potevano allevare tutti i figli maschi, ma in caso di figlie femmine, solo la primogenita. Quindi, tutte le femmine successive alla prima potevano essere condannate all'esposizione. Venivano quindi esposte in strada, nella pubblica piazza, e quindi, a meno che qualche persona caritatevole non se ne fosse presa cura, purtroppo sarebbero morte di stenti. Una cosa molto, molto triste.

Quindi, se una bambina fosse sopravvissuta al parto e fosse stata accettata dal capofamiglia, sarebbe poi stata educata fin dalla tenera età a diventare una brava moglie, e questo perché il matrimonio avveniva prestissimo, su per giù intorno ai 12 anni, dopo i segni della pubertà, quando, cioè, la ragazza sarebbe stata considerata vir pontes, ovvero capace di reggere un uomo. Come in tante altre fasi della storia, essere una femmina nella Roma arcaica non era affatto facile. Venivano considerate come merce. Pensate che il matrimonio si chiamava *cemso*, che significa compravendita. Infatti, le ragazze passavano letteralmente dalla proprietà del padre a quella del marito, senza contare che cambiando casa, cambiavano letteralmente famiglia. Quindi, immaginate i traumi che subivano queste bambine, perché erano poco più che adolescenti. E non parliamo della prima notte di nozze, che spesso si consumava con uomini che non amavano, poiché nel matrimonio gli affetti passavano in secondo piano, era finalizzato esclusivamente alla continuità genealogica.

Sicuramente la nostra Lucrezia ha vissuto ognuna delle fasi che abbiamo appena raccontato e fin da molto giovane è stata educata, come abbiamo detto, ad essere una brava moglie e anche a filare la lana, una pratica nota come *lanificium*, e anche una tradizione che sembra risalire ad una legge voluta da Romolo, che serviva sostanzialmente a risarcire le donne che erano state rapite dalle Sabine per popolare Roma poco dopo la sua fondazione. Questa legge esenta le donne da qualsiasi lavoro, eccetto filare la lana, che era considerato un po' il simbolo della moglie per bene. E questo particolare ci spiega come mai i compagni di Collatino rimangano meravigliati nel sorprendere Lucrezia intenta a filare, poiché questa era la prova della sua onestà, buona educazione e fedeltà coniugale. Basti pensare che il fuso e la conocchia erano oggetti talmente simbolici da accompagnare la sposa durante la processione dalla casa del padre a quella del marito. E quindi, per assumere quello che doveva fare una donna era preservare il matrimonio e filare la lana.

Non sappiamo in che modo Lucrezia diventa la moglie di Collatino. Probabilmente è lui a chiederla in sposa per queste sue qualità, oltre naturalmente che per la sua posizione sociale, considerando che suo padre Spurio Lucrezio era il prefetto di Roma durante l'assenza del re, prova del fatto che Tarquinio il Superbo godeva della sua piena fiducia.

E ora torniamo per un momento a quella fatidica notte, in cui Collatino presenta Lucrezia ai suoi compagni d'armi. Sesto Tarquinio ha perso la cosiddetta gara delle mogli e il suo orgoglio di principe non accetta questa umiliazione. In più, avendo visto quanto sia bella e perfetta Lucrezia rispetto a sua moglie, prova rabbia e invidia nei confronti di Collatino, quindi vuole fargliela pagare e sceglie di farlo nel modo più brutale. E come abbiamo detto, Lucrezia il giorno dopo la violenza subita si suicida. E probabilmente qualcuno di voi si starà domandando: "Ma perché arrivare a tanto se i parenti e gli amici avevano provato compassione e comprensione nei suoi confronti?".

In verità, Lucrezia è ben consapevole che socialmente parlando, è come se fosse già morta. E qui ci riallacciamo alla difficile condizione della donna romana. La castità era un obbligo morale, la cui violazione poteva avere pesantissime conseguenze, non solo sulla donna stessa, ma su tutta la famiglia. Immaginatevi il danno di immagine significativo che poteva infangare la reputazione di una famiglia aristocratica, ad esempio. E preservare la castità era obbligo non solo del marito, ma anche di tutti i parenti più stretti della sposa.

Inoltre, un'altra legge di Romolo stabiliva che le donne non potessero bere vino, perché questo le avrebbe indotte più facilmente a tradire il proprio uomo. E tanto era grave per una donna l'atto di bere, che esisteva una pratica nota come "diritto del bacio", che ci racconta molto bene Polibio. In sintesi, il marito della sposa e ogni altro maschio della sua famiglia, fino al sesto grado di parentela, aveva il diritto di baciarla sulle labbra per verificare se avesse bevuto del vino. E questo ci spiega come mai Lucrezia cede alla violenza di Sesto, perché di fatto, anche lui è un suo parente e può esercitare su di lei pieno potere e diritto.

Per screditarlo, ma quindi cosa comportava di fatto la perdita della castità secondo la mentalità romana del VI secolo avanti Cristo? All'epoca si credeva che il sangue che la donna non eliminava tramite le mestruazioni rimanesse nel suo corpo in attesa di entrare in contatto con il seme del maschio e quindi poi concepire il feto. Ma anche il seme del maschio era considerato sangue, e il suo colore diverso veniva giustificato dal fatto che, secondo Aristotele, subisse un processo di cottura. Il concetto del sangue era fondamentale, così come era fondamentale che quello del maschio fosse puro, perché se la donna avesse ricevuto un sangue estraneo, quindi non appartenente a quello del marito, l'origine del figlio sarebbe stata dubbia. Un bambino nato da un adulterio, specialmente se parliamo delle famiglie nobili, era una faccenda molto grave, perché rischiava di compromettere un'intera discendenza. Quindi, capite bene che Lucrezia si uccide perché ha perso l'unico scopo della sua esistenza, ovvero quello di essere moglie e madre.

Ma adesso spostiamo la nostra attenzione su Collatino, il marito di Lucrezia, perché anche lui ha la sua parte di colpa in tutta questa tragedia. Abbiamo detto che il controllo della castità è compito dei mariti e pertanto, considerando anche che le donne erano escluse dalla vita pubblica e relegate perlopiù nell'ambiente domestico, quindi lontano dagli occhi indiscreti, quando lui si vanta della propria moglie con i suoi compagni d'armi, invitandoli a verificare di persona quanto dice, di fatto la sta esponendo a dei grossi rischi. Ma esibire Lucrezia come un trofeo di cui vantarsi non è la sua unica colpa. Plutarco ci dice che all'epoca era buona norma che il marito si annunciasse rientrando a casa, mandando avanti uno schiavo, in modo che la moglie potesse prepararsi al suo arrivo. E piombare di sorpresa, quindi, in casa di Lucrezia, in più in compagnia dei suoi compagni, è una grandissima mancanza di rispetto, perché denotava poca fiducia nei confronti della propria moglie. Insomma, Collatino ha combinato un casino.

Tornando a Lucrezia, è interessante notare due dettagli importanti. Il primo è che non si sa chi è la madre, non viene mai menzionata. E il secondo è che la sua breve vita si svolge intorno a figure prettamente maschili, ovvero il marito Collatino, il padre Spurio, Sesto Tarquinio e Lucio Giunio Bruto. E quest'ultimo è sicuramente il più rilevante. Secondo una fonte isolata, quella di Servio Mario Onorato, potrebbe essere stato l'avunculus di Lucrezia, ovvero lo zio materno, un ruolo rivestito anche da Rett Tarquinio nei confronti dello stesso Bruto. E questo giustifica tutta la sua rabbia nel momento in cui Lucrezia perde la vita. E sempre secondo la versione serviana, che si distanzia da quelle di Livio e di Ovidio, il responsabile della violenza non è Sesto Tarquinio, bensì Arrunte, un altro dei figli del re. E questa cosa la conferma anche Floro, definendo Arrunte come l'adulterio. E se ci pensate, questo particolare ci viene in aiuto durante la battaglia della Selva, giustificando ancora di più la ferocia che spinge Bruto e Arrunte ad affrontarsi in combattimento.

Insomma, la storia presenta delle differenze, ma sulle quali è bene non soffermarci, poiché quello che ci interessa è come la caduta della monarchia a Roma sia attribuita alle figure di Bruto e Lucrezia, sulle quali, peraltro, scrittori successivi hanno formulato varie teorie: chi li vedeva come fratello e sorella, chi come amanti, o chi come padre e figlia. E sebbene tra i due sia Bruto quello che spicca di più come il responsabile della cacciata di Tarquinio il Superbo, Lucrezia non è da meno, anzi, per certi aspetti, forse è più importante, poiché lei è la scintilla che accende la rivolta contro la monarchia. Ma purtroppo, dopo che Bruto esibisce il suo corpo nel foro di Collazia, di lei non sappiamo più nulla, quindi esce di scena bruscamente. Certo che due righe, ma proprio due, sui funerali di questa povera crista, le potevano pure scrivere.

E siamo quasi giunti alla fine del video, ma prima di salutarci, proviamo a rispondere a un'ultima domanda, ovvero: a quanti anni è morta Lucrezia? Abbiamo detto che le ragazze si sposavano giovanissime, 11, 12 anni, 13, perché si voleva sfruttare al massimo tutto il loro potenziale riproduttivo. Considerando che la storia non ci parla di figli, intendiamo che forse si è sposata da poco e quindi non è impossibile che si sia tolta la vita avendo tra i 14 e i 17 anni. Veramente molto giovane.

Insomma, il nome di Lucrezia è sopravvissuto ai secoli e ne hanno fatto menzione tantissimi poeti e scrittori nelle loro opere, ma non solo romani, come abbiamo detto, anche cristiani, ad esempio Sant'Agostino, o successivamente Dante, che la nomina nella sua commedia, tra l'altro, non nel girone dei suicidi, ma nel limbo, come a voler sottolineare che sia morta casta e pura. E poi viene anche menzionata da autori molto più vicini a noi, come Petrarca e Boccaccio.

E dunque, che sia esistita o meno, Lucrezia viene ricordata come un grande esempio di bellezza e virtù, esattamente come recita il titolo di questo video, che spero sia stato di vostro gradimento. In caso, fatemelo sapere lasciando un mi piace, commentando e condividendolo il più possibile. Ci vediamo prossimamente con un altro argomento. Un saluto a tutti e a presto. [Musica]