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Niccolò Machiavelli - Biografia: il racconto della vita

Martina Michelotti12:48

Transcription

Ciao, oggi parliamo della vita di Niccolò Machiavelli.

Niccolò Machiavelli è fiorentino e nasce nel 1469 da una famiglia di ceto medio che da generazioni è coinvolta nella politica cittadina. Cresce quindi in un ambiente colto e riceve una formazione umanistica, cioè basata sulla lettura dei classici, soprattutto latini. Perché Niccolò Machiavelli non conosce il greco, non sappiamo molto in realtà della sua giovinezza, ma sappiamo che comincia a collaborare ben presto con il governo repubblicano fiorentino.

Ricordate infatti che al tempo Firenze è un po' l'eccezione all'interno del panorama politico italiano, perché riesce a conservare più a lungo rispetto ad altre città del centro e nord Italia il suo status di repubblica, la sua forma repubblicana, differentemente appunto dalle altre città che si sono trasformate o si stanno trasformando in signorie e quindi in città governate da un signore, appunto. Infatti, nel 1494, la famiglia de' Medici era stata cacciata dalla città di Firenze a causa di guerre intestine, di lotte tra fazioni, e appunto era stato restaurato nella città di Firenze il governo repubblicano.

Machiavelli entra quindi in politica con alcune magistrature importanti proprio sotto il governo, appunto, repubblicano, ricevendo incarichi di prestigio. Infatti, Machiavelli riceve il primo prestigioso incarico politico come segretario della Seconda Cancelleria fiorentina, destinata a occuparsi di questioni militari e diplomatiche. E non solo, perché poi diventa anche collaboratore della figura politica più importante della Firenze repubblicana, ovvero Piero Soderini. Il nostro Niccolò Machiavelli comincia quindi ad acquisire una grande esperienza, proprio un'esperienza diretta dell'attività politica e militare. Riesce quindi a conoscere con i propri occhi che cosa vuol dire fare politica.

I suoi incarichi lo portano anche a essere coinvolto ben presto in missioni diplomatiche con stati stranieri, ma anche con città italiane. E quindi Niccolò Machiavelli comincia anche ad avere una rete di contatti molto forte, molto ampia, tanto che noi abbiamo una serie di lettere che ci sono pervenute che testimoniano proprio questa rete di conoscenze che comincia a ruotare intorno alla figura di Machiavelli.

Il 1502 è un anno importante. Infatti, nel 1502 Niccolò Machiavelli è in missione per conto della Repubblica di Firenze presso Cesare Borgia. Chi è questo personaggio? Cesare Borgia, che viene chiamato anche Duca Valentino, è un personaggio importante del Rinascimento italiano. Innanzitutto, è figlio di un Papa. Ora, tra parentesi, il fatto che i Papi avessero dei figli al tempo è cosa normale. Oggi ci stupisce, invece al tempo era una cosa accettata. Proprio con l'aiuto del padre, quindi del Papa, Cesare Borgia stava tentando di costruirsi un dominio nell'Italia centrale con attività militari e capacità politiche notevoli. Cioè, Cesare Borgia ha un progetto che è quello di conquistare gran parte dell'Italia. Ovviamente ha dalla sua parte il Papa, quindi parte, diciamo così, avvantaggiato. Quindi, come prima azione, conquista il Ducato di Urbino e poi da lì comincia a espandersi nell'Italia centrale con attività parallelamente sia militari sia diplomatiche, quindi gli accordi, le trattative, eccetera, eccetera.

Si tratta naturalmente di un progetto molto ambizioso, che Machiavelli guarda con occhio molto ammirato. Infatti, Machiavelli rimane molto impressionato da questo progetto grande e imponente e anche molto, appunto, ambizioso, tanto che un riflesso di questa ammirazione e anche di questa ispirazione lo ritroveremo nell'opera principale di Machiavelli, appunto, che si intitola "Il Principe". In realtà, questa esperienza da un punto di vista storico fallirà, perché il Papa muore e sale al soglio pontificio un altro Papa che si chiama Giulio II, che è un Papa avverso ai Borgia e combatte contro Cesare Borgia, avendo la meglio. Piccola curiosità: noi sappiamo che Machiavelli è presente proprio fisicamente, di persona, nel conclave che nomina Giulio II, e quindi è un testimone diretto di queste dinamiche e degli accadimenti di questi anni.

Gli impegni politici internazionali per Niccolò Machiavelli continuano e diventano sempre più importanti. Pensate anche addirittura che compie una missione diplomatica presso l'Imperatore di Germania e anche in Francia, quindi insomma, di massimo rilievo. In parallelo, però, avvia anche l'attività letteraria, che attenzione, però, per il momento rimane marginale, quindi secondaria rispetto all'attività politica che ha, diciamo, la preponderanza, il ruolo di prim'ordine.

Da tutte queste missioni politiche e diplomatiche, innanzitutto, Niccolò Machiavelli impara come si governa uno stato. Soprattutto riesce ad avere molta esperienza, perché, appunto, come vi dicevo, riesce ad avere uno sguardo anche aperto sull'Europa e riesce a osservare bene come anche altri stati europei sono gestiti, oltre alle realtà che sono in Italia. Noi di tutto questo sappiamo bene, siamo molto informati sia delle sue osservazioni che dei suoi pensieri, perché scrive molti rapporti ufficiali, quindi delle documentazioni, dei documenti che ci testimoniano quello che lui vive e quello che lui vede. Soprattutto, ad esempio, una delle riflessioni più forti sulle quali dedica più tempo in questi anni è quella riguardante l'esercito, cioè come, ad esempio, la città di Firenze, secondo lui, si debba dotare di un esercito di milizia proprie, non mercenarie, ma di soldati interni, definiamoli così. Queste osservazioni sono, appunto, il frutto delle osservazioni che lui ha il privilegio di fare in giro per l'Europa per il suo lavoro.

Nel 1511, però, c'è un punto di svolta, perché la città di Firenze, che abbiamo detto essere repubblicana, entra in guerra con la Francia e questo determina un cambio molto rapido delle condizioni politiche. Infatti, l'anno successivo, nel 1512, i Medici riescono, tramite una serie di intrighi e anche di alleanze europee, a ritornare a Firenze e abbattere la Repubblica, rimettendo se stessi, quindi, e la loro signoria al potere.

Per Machiavelli questo è un avvenimento fondamentale. Perché? Perché Machiavelli era stato un grandissimo protagonista della vita politica della Repubblica, l'abbiamo detto, uno dei personaggi di spicco che si erano sicuramente messi in primo piano. Se le condizioni politiche sono cambiate così profondamente, è chiaro che Niccolò Machiavelli ora diventi un personaggio scomodo, che non può partecipare alla vita della signoria e quindi, naturalmente, viene allontanato da parte dei Medici dalla vita politica.

Niccolò Machiavelli è quindi costretto a ritirarsi in un esilio forzato. Addirittura, in un primo momento, finisce in prigione con l'accusa di aver ordito una congiura contro i Medici per abbatterli, che in realtà non è vera. Per fortuna, però, la situazione ben presto migliora un pochino e riesce a rifugiarsi in alcune sue proprietà che si trovano a San Casciano, siamo nei dintorni di Firenze, in un luogo che lui definisce in un modo direi abbastanza espressionistico, abbastanza rivelatore: l'Albergaccio.

Questo momento sfortunato, diciamo, della vita politica di Niccolò Machiavelli, diventa anche però un momento chiave da un punto di vista letterario, perché dopo anni di attività politica, ora Niccolò Machiavelli trova finalmente il tempo e l'occasione per gli studi e per l'attività letteraria. Studia molto in questi anni in cui è recluso forzatamente, controvoglia, nel suo Albergaccio, e studia soprattutto gli autori storici latini, continuando la sua corrispondenza nel frattempo con gli intellettuali del tempo. Uno degli intellettuali al quale scrive di più e col quale ha una corrispondenza molto fitta si chiama Francesco Vettori. Ma soprattutto, è proprio in questi anni e più precisamente nel 1513 che Niccolò Machiavelli scrive la sua opera più famosa, "Il Principe", appunto, che è un particolare trattato di politica. Scrive anche altro, scrive, ad esempio, una commedia teatrale che si intitola "La Mandragola" nel 1518. Quindi, possiamo dire che questo allontanamento dalla vita politica, che sicuramente lui non aveva voluto, gli permette in realtà di rielaborare le sue conoscenze, le sue esperienze, ciò che ha accumulato negli anni di vita attiva, pratica e sul campo. Rielaborare, dicevo, tutto questo in una forma letteraria.

Attenzione, però, perché la vita di Niccolò Machiavelli non è finita qui. Nel 1519, infatti, abbiamo un nuovo cambiamento all'interno della vita di Firenze. Infatti, sale al potere il Cardinale Giulio de' Medici, che ha un atteggiamento più morbido con Machiavelli, un po' più aperto, e proprio per questo Niccolò Machiavelli comincia a credere che sia possibile un dialogo e soprattutto spera che sia possibile essere reintegrato nella vita di Firenze e finalmente potersi allontanare da questa vita all'Albergaccio, che a lui naturalmente pesa molto.

Niccolò Machiavelli piano piano ce la fa, perché riesce a rientrare progressivamente in politica con incarichi che sono anche abbastanza importanti. Infatti, il Cardinale Giulio de' Medici chiede a Machiavelli due cose: innanzitutto, gli chiede di esprimere un parere circa la situazione politica di Firenze, proprio in virtù della sua conoscenza, della sua esperienza accumulata. Dall'altra parte, gli chiede di redigere una storia della città a partire dalla sua fondazione, ed è proprio per rispondere a questo incarico che Niccolò Machiavelli scrive "Le Istorie Fiorentine".

Questo riavvicinamento alla vita politica della città di Firenze ci fa pensare che la sua storia sia finita e soprattutto che sia finita in bene. Invece, purtroppo, non è così, perché nel 1527 la storia si ripete. I Medici sono nuovamente cacciati dalla città e viene restaurata la Repubblica. Vedete che è una situazione estremamente instabile quella dell'Italia della prima metà del Cinquecento, e in continuo mutamento. Ci sono continue lotte, continui cambiamenti, continui rivolgimenti, e la situazione, appunto, cambia proprio in modo anche repentino.

È chiaro che tutto questo abbia delle conseguenze sulla vita di Machiavelli. Esattamente come è stata la volta scorsa, che cosa può fare il nostro Niccolò ora? Prima è stato repubblicano e anche un repubblicano di primo rilievo, abbiamo detto. Poi si è legato ai Medici, si è avvicinato, appunto, al Cardinale Giulio de' Medici, che però ora è stato allontanato ed è tornata la Repubblica. Che cosa può fare ora Machiavelli? Possiamo dire che si trova sempre dalla parte sbagliata. È chiaro che ora è difficile ritrovare un posto nella Repubblica e nella politica della Repubblica, perché fino al giorno prima era implicato, è legato ai Medici a cui si era avvicinato. Quindi, per lui la situazione, purtroppo, è molto complessa. È la parte finale della sua vita vissuta con grande amarezza e grande dolore, fino a quando nel 1527 Niccolò Machiavelli muore di malattia improvvisa.