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Lezione 6 Libertà fondamentali

Angela Ferrari Zumbini23:20

Transcription

Buongiorno a tutti. Siamo pronti per iniziare la nostra nocciolina numero 6 di diritto, dedicata oggi alle libertà fondamentali.

Ora, partendo dal presupposto che parlare di libertà fondamentali in una nocciolina di diritto di pochi minuti sarà veramente un compito arduo, ma ci proveremo semplificando molto. Perché parliamo delle libertà fondamentali? Perché noi, nel nostro esame dedicato al diritto dei mezzi di comunicazione, uno degli argomenti molto importanti che andremo a trattare all'inizio proprio del nostro corso è, ovviamente, la libertà di manifestazione del pensiero. Ne avevamo parlato quando abbiamo fatto la presentazione del corso. Ovviamente, la libertà di espressione è uno degli argomenti principali del nostro corso e, quindi, trattandosi di libertà di manifestazione del pensiero, siamo nel reame delle libertà fondamentali. Dobbiamo, quindi, un minimo contestualizzare questa singola libertà all'interno di una categoria più ampia e generale, che è quella delle libertà e dei diritti fondamentali.

Allora, cominciamo. Secondo voi, dove sono garantiti, descritti, riconosciuti i diritti fondamentali? Pensateci bene. Se richiamate alla memoria le lezioni precedenti, probabilmente arriverete alla soluzione che nel nostro ordinamento dobbiamo andare a guardare sempre a quel testo che io vi ho suggerito di leggere. La vita, eletto? Speriamo di sì. La nostra Costituzione. La nostra Costituzione dedica tutta la parte prima e, dunque, gli articoli 13 e seguenti ai diritti e ai doveri, anche, che è giusto, dei cittadini, e in realtà di tutti. Quindi, la libertà di manifestazione del pensiero, così come tutte le altre libertà e i diritti di cui noi godiamo, sono scritti, li ritroviamo nella nostra Costituzione, nella prima parte. Questo perché? Perché in tutte le Costituzioni degli stati moderni vi è, insomma, nella maggior parte, adesso non dico tutte perché magari qualcuna che io non conosco potrebbe non averla, ma insomma, la maggior parte delle Costituzioni moderne, sempre che lo stato abbia una Costituzione, perché non tutti, tutti gli stati hanno una Costituzione, ecco, questo anche va detto, c'è una parte dedicata alle libertà fondamentali. Tutte le Costituzioni moderne. E perché vi è una parte dedicata alle libertà fondamentali? Perché, ovviamente, le Costituzioni, quando vennero scritte, c'era la necessità di riconoscere determinati diritti ai cittadini per tutelarli nei confronti del potere statale.

Rispetto alle libertà fondamentali, ai diritti, si parla di diverse generazioni di libertà. Perché si sono sviluppate diverse generazioni di libertà? Perché l'evoluzione delle libertà segue l'evoluzione sociale. Abbiamo detto che il diritto è essenzialmente un concetto legato alla socialità, all'essere umano nelle proprie relazioni, ed è quindi ovvio che le libertà si manifestano e si evolvono anche con l'evoluzione della società. Che significa? Facciamo degli esempi più concreti. La prima generazione di libertà che viene solitamente indicata, viene definita come le libertà negative. Che significa libertà negative? Le libertà negative sono le prime a nascere quando lo stato era concepito in modo autoritario, autoritativo. Lo stato come potere autoritativo che andava a incidere negativamente sulla sfera soggettiva dell'individuo. Cioè, io individuo vedevo lo stato come un potere che poteva limitarmi nella mia esplicazione delle libertà e, dunque, volevo essere libero dallo stato. Cioè, ad esempio, essere libero di avere le mie proprietà, di avere i miei beni senza temere che lo stato venisse e potesse requisirle tutte senza alcun motivo e, quindi, espropriarmi senza alcun motivo. Oppure essere libero dallo stato tutelando la mia libertà individuale nel senso di essere sicuro che potessi circolare liberamente nello stato senza la paura che magari lo stato venisse, prendesse, mi portasse in carcere senza alcun motivo. Quindi, ci sono tutta una serie di libertà dallo stato che sono le libertà negative, quelle in cui noi cittadini vogliamo essere sicuri di continuare a godere delle nostre libertà senza che l'autorità pubblica possa toglierci le in modo del tutto arbitrario. Perché noi abbiamo detto che la sanzione della galera esiste, ma la sanzione è predeterminata, consegue al compimento di un reato ed è un giudice ad accertare che effettivamente abbiamo compiuto quel reato e, dunque, dobbiamo subire la sanzione. Lo stato non può mandarci in galera semplicemente perché un politico un giorno si sveglia e noi gli stiamo antipatici, perlomeno non in uno stato democratico. Quindi, le prime libertà ad essere, ad essersi sviluppate, sono quelle definite negative, perché sono quelle in cui i cittadini vogliono continuare a godere delle proprie libertà senza essere oppressi dallo stato in modo arbitrario.

Dopodiché, si sviluppa una seconda generazione di libertà che sono definite. Se quelle prima era negative, queste qui come si chiameranno? Giusto, avrete sicuramente indovinato, le libertà positive. Che significa libertà positive? Le libertà positive fanno il loro ingresso nel momento in cui si sviluppano i diritti sociali. Cioè, i cittadini non vogliono solo essere tutelati dallo stato, tenere lo stato fuori dalla propria casa senza che possa venire qui a prendersi le cose. Ma con le libertà positive, noi pretendiamo dallo stato di ottenere alcune prestazioni, cioè di ampliare la nostra sfera giuridica. Non è più la paura di non veder limitare la nostra sfera politica. Noi, con le libertà positive, la vogliamo ampliare questa sfera giuridica. Vogliamo ottenere dei servizi. Ad esempio, la cosa più banale, è, peraltro, durante questa epidemia sanitaria, particolarmente fondamentale, si sviluppa il servizio sanitario nazionale, quindi il diritto a ottenere prestazioni mediche per tutelare la nostra salute dallo stato, per cui noi paghiamo le tasse, ma poi riceviamo un servizio sanitario e, dunque, abbiamo il diritto ad ottenere determinate prestazioni che sono erogate dallo stato. Queste libertà, se quelle precedenti erano libertà dallo stato, queste sono le libertà nello stato, dentro lo stato. Quindi, noi otteniamo prestazioni positive in più per migliorare la nostra vita.

Dopo di che, in molti parlano anche delle libertà di terza generazione. Dopo le libertà negative, le libertà positive, quali saranno quelle di terza generazione? Questo è un po' meno intuitivo rispetto all'antitesi negativo-positivo. Pensate una cosa: entrambe le libertà precedenti, sia quella negativa che quelle positive, sono comunque inserite all'interno di una dinamica duale tra il singolo e lo stato. Cioè, stiamo parlando di una relazione a due tra l'individuo e lo stato. O voglio tutelarmi dallo stato, o pretendo qualcosa dallo stato. Con quella relazione dualistica tra individuo e stato, nei diritti di terza generazione si cambia prospettiva perché arriva la globalizzazione. Con la globalizzazione, i nuovi diritti e le nuove libertà non sono più inserite nella dinamica tra individuo e stato, perché ci sono dei beni, dei diritti, delle libertà che per essere effettivamente tutelate necessitano di un riconoscimento a livello globale. Non basta che lo stato italiano riconosca il diritto alla tutela ambientale. Ad esempio, l'ambiente, il clima, come purtroppo tristemente attuale, è qualcosa che va tutelato a livello globale, perché la singola nazione può fare ben poco. Il cittadino nei confronti di un diritto a un ambiente salubre, a un clima che sia in linea con lo sviluppo della natura. Ecco, questi diritti si devono chiedere a livello globale, non solo a livello nazionale. La stessa cosa vale, ovviamente, ad esempio, per il diritto alla pace, per cui bisogna essere un po' tutti d'accordo, non basta uno. L'ambiente, il clima, ma anche internet, il diritto ad avere accesso alla rete, non è solamente a livello nazionale. Quindi, in queste libertà di terza generazione, non c'è più il rapporto tra individuo e stato, ma si sale sul livello globale.

Come potete vedere, queste libertà e questi diritti si sviluppano mano a mano che si sviluppa l'evoluzione sociale. Dunque, la società. E come si fa allora con le carte costituzionali che sono state scritte in un determinato anno e che magari non potevano in alcun modo prevedere l'avvento di nuove libertà, nuovi diritti? Basti pensare a internet. La nostra Costituzione, quando è stata scritta, spero che voi lo sappiate, altrimenti ve lo dico io, la nostra Costituzione è stata scritta intorno al 1947 ed è entrata in vigore nel 1948, ok? Quindi, parliamo del dopoguerra. Nella nostra Costituzione, ovviamente, ad esempio, non può esserci un diritto di accesso a internet. Così come uno degli argomenti che affronteremo più avanti nelle nostre noccioline sarà il diritto all'oblio, che spero voi abbiate già sentito nominare ogni tanto, comunque ne parleremo. È quel diritto all'oblio, ovviamente, non è uno dei diritti elencati nella parte prima della Costituzione, che vi ho detto che è dedicata proprio all'elencazione dei vari diritti di cui noi siamo titolari. E allora, i diritti nuovi, come si fa? Non ci sarà una Costituzione. Ovviamente, i nostri padri costituenti erano, come vi ho già detto, piuttosto saggi e, quindi, cosa hanno fatto? Nella nostra Costituzione c'è un articolo, l'articolo 2, che, sentite bene, recita così: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come individuo, sia nelle formazioni sociali, eccetera eccetera eccetera". Questa norma, questo articolo 2, è stato chiarito che si tratta di una fattispecie aperta. Che vuol dire? Vuol dire che se nella prima parte della Costituzione ci sono gli articoli in cui ogni articolo è dedicato a un diritto o a una libertà, dunque c'è un elenco, ok? Se voi guardate dall'articolo 13 in seguente, un elenco di diritti e libertà, essendo un elenco, per sua natura, ovviamente, ha una certa fine. E allora, invece, l'articolo 2, che vi ho appena letto, che è dedicato ai diritti inviolabili dell'uomo che sono riconosciuti e tutelati dalla nostra Repubblica, si tratta di una fattispecie cosiddetta aperta. Che vuol dire? Che è un contenitore elastico che si adegua al contenuto in base a quello che è lo sviluppo sociale. Cioè, una fattispecie che non è chiusa, non è che si riconoscono solo i diritti previsti dagli articoli 13 e seguenti, stop. No, questa è una fattispecie aperta, per cui i nuovi diritti che si sviluppano via via, mano a mano che poi vengono riconosciuti dalla società come ormai dei diritti fondamentali, allora si può ricondurli all'articolo 2. Cioè, si dice, ad esempio, il diritto alla riservatezza, che anche c'è nella nostra Costituzione, perché nel '48 non era un argomento di così grande attualità, il diritto alla privacy. Ecco, il diritto alla privacy è stato ricondotto all'articolo 2, a quei diritti inviolabili dell'uomo che la nostra Costituzione riconosce e garantisce, che non sono precisamente elencati negli articoli successivi. E quindi, la nostra Costituzione si presta ad allargarsi, a riconoscere e tutelare tutta una serie di diritti nuovi, purché, ovviamente, ci sia un consenso non solo della società, ma anche, ovviamente, poi della Corte Costituzionale, che riconosce e li riconduce poi questi diritti fondamentali nell'alveo dell'articolo 2.

Ho letto il testo dell'articolo 2. Ecco, vi chiederei di prestare attenzione perché è molto interessante vedere come è stato proprio scritto. La frase, l'italiano utilizzato: "La Repubblica riconosce e garantisce". Se voi fate attenzione, il termine "riconoscere" richiama alla mente qualcosa che esiste prima. Se tu la riconosci, vuol dire che qualcosa che era prima e tu effettivamente la riconosci come esistente, non è qualcosa che crei tu. Ok? E questo perché? Volevo farvi presente il dibattito che vi fu in sede costituente per chiarire se i diritti esistono prima dello stato, prima della Costituzione, e la Costituzione li riconosce e basta, oppure i diritti esistono solo nel momento in cui c'è una Costituzione che li garantisce, perché se non c'è una Costituzione che li garantisce, i diritti non esistono perché non possono essere garantiti. Ora, in questo dibattito, la nostra Costituzione ha adottato una via di mezzo, perché da un lato li riconosce e quindi, in qualche modo, diciamo che chi ha una visione naturalista, giusnaturalistica o religiosa, anche un sentimento cattolico del fatto che esistono dei diritti a prescindere dallo stato, perché l'uomo li ha in quanto creatura. Però, poi, la nostra Costituzione dice anche, in termini molto positivi, che è la Costituzione che garantisce questi diritti, perché se non c'è un testo e un organo che può poi effettivamente garantire questi diritti, la mera titolarità non sarebbe sufficiente per la tutela effettiva dei diritti.

Ora, i diritti fondamentali, però, ovviamente, come voi potete ben immaginare, non sono tutelati solo a livello nazionale. Ci sono, c'è a dire il vero, un'amplissima gamma di carte, convenzioni, testi a livello internazionale che elencano, riconoscono e garantiscono una serie di libertà e diritti fondamentali. Io, bene, voglio, vi voglio accennare solamente a due, perché altrimenti diventa un pot-pourri di cose per cui fate anche confusione. La prima, dovreste conoscerla anche dai vostri studi liceali, spero. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e quindi parliamo di ONU, Nazioni Unite, nel 1948 emanò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, in cui sono elencati una serie di diritti dell'uomo che devono essere garantiti e che tutti gli stati dell'ONU riconoscono e si impegnano a garantire ai propri cittadini.

L'altro testo che vi voglio accennare, che a noi interessa particolarmente, è un acronimo che avrete sicuramente sentito nominare e che vi siete forse mai chiesti che significa. La CEDU. Che cos'è la CEDU? Qualcuno di voi, spero, che lo sappia, ma in realtà, di solito, a lezione, quando faccio questa domanda, non è propriamente una risposta soddisfacente. CEDU è un acronimo che sta per: Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Anche questa è stata, ovviamente, scritta nel dopoguerra, perché chiaramente la Seconda Guerra Mondiale aveva rilasciato delle ferite inimmaginabili. E, infatti, è del 1950. La CEDU, spesse volte, viene chiamata Corte EDU, ma si intendono due cose diverse che sono però, ovviamente, tra loro collegate. CEDU si intende la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, di cui vi sto parlando, che è un testo a cui hanno, che hanno sottoscritto una serie di paesi, in cui c'è un elenco di diritti fondamentali degli individui. Toni, però, vi avevo detto una volta che c'è un elenco di diritti, però bisogna pure trovare qualcuno che poi mi tuteli, perché sennò, se c'è una Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, come ha fatto a livello delle Nazioni Unite, poi dopo, però, bisogna anche avere un giudice che faccia applicare quella convenzione, perché se noi diciamo solo "siamo tutte titolari di tutti i diritti", bellissimo, fantastico, è sì, ok, e poi se il diritto viene violato, che posso fare? Chi tutela? E lì è fondamentale, perché la CEDU ha anche istituito una corte che si chiama, appunto, Corte EDU. E purtroppo, la Corte EDU, la CEDU, è uguale alla Convenzione, e quindi ci si confonde, perché si chiama la Corte EDU, anche uguale alla Convenzione, però è la corte che fa rispettare la corretta applicazione della Convenzione CEDU. Questa corte, che ha sede a Strasburgo, voi l'avrete forse sentita nominare ogni tanto, perché ovviamente gli individui che ritengono che nel proprio paese o un altro paese hanno subito un'ingiustizia perché è stato violato uno dei diritti previsti da quella convenzione, possono fare ricorso alla Corte di Strasburgo e dire: "Ehi, Corte di Strasburgo, guarda che nel mio paese questo diritto che è previsto nella carta CEDU non è stato rispettato nel mio caso. Sanziona il mio paese, dammi un diritto e affermalo". Ok? Quindi, voi sentirete spesso parlare sia della Corte EDU, sia della CEDU, intesa come convenzione.

Vi ho detto che questa CEDU, Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, anche se nel nome ha "europeo", vi prego di non confonderla con qualcosa di attinente all'Unione Europea, perché non è così. Perché la CEDU è una convenzione firmata da ben 47 paesi, quindi molti più di quelli aderenti all'Unione Europea. Solo per farvi un esempio, per farvi capire, ne fanno parte la Russia e la Turchia, che non sono nell'Unione Europea, ok? Quindi, ci sono 47 paesi aderenti e c'è questa corte che garantisce l'applicazione e, quindi, la tutela di questi diritti nei 47 paesi. Chi ritiene di aver subito un torto, ovviamente, deve prima fare causa all'interno del proprio paese. Quindi, se voi ritenete che una vostra libertà, un diritto fondamentale tutelato dalla CEDU, sia stato violato, dovete prima fare causa a un tribunale italiano, esaurire tutti i gradi di giudizio che, purtroppo, in Italia richiede moltissimo tempo, ma alla fine, se ritenete che il risultato non sia soddisfacente perché il vostro diritto è stato violato, potete rivolgervi alla CEDU, che sta a Strasburgo. Non confondete la Corte di Strasburgo, che garantisce l'applicazione della CEDU, con la Corte di Giustizia, che è dell'Unione Europea, che ha sede a Lussemburgo e che, invece, assicura che le norme europee siano conformi al trattato e che le norme europee siano correttamente applicate in tutti i paesi aderenti all'Unione Europea. Ok? Spero di avervi chiarito un po' la situazione. E mi raccomando, non uscite, state a casa, ma aiutate sempre persone anziane che potrebbero aver bisogno di aiuto perché non autosufficienti. A presto.