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Paradiso Canto XI facile facile

Andrea Corby12:52

Transcription

Undicesimo canto del Paradiso della Divina Commedia di Dante Alighieri. Facile, facile per voi. Allora, questo è un canto molto bello, molto poetico. Mi avrete sentito dire questa cosa già un centinaio di volte, però così è. Molto bello, soprattutto per la persona di cui si parla in questo canto, che è una persona, un santo, che è tuttora molto attuale, che è tuttora nella nostra cultura molto famoso e molto rispettato, cioè San Francesco.

E Dante, per parlare di San Francesco, usa appunto San Tommaso d'Aquino, che è il protagonista del canto precedente, del decimo canto. E San Tommaso d'Aquino, che è un domenicano, esalterà la figura di San Francesco e biasimerà, avrà biasimo per i comportamenti invece del suo ordine, cioè dei domenicani. Nel canto successivo vedremo che un francescano, un santo francescano, parlerà bene di San Domenico e biasimerà invece i comportamenti dell'ordine francescano ai tempi di Dante. Quindi c'è questo, diciamo, no, questi due canti sono un po' a specchio, ecco, funzionano nello stesso modo.

Allora, il canto si apre con Dante, appunto, che ci dice che l'uomo, l'essere umano, è a volte stolto, in quanto rivolge le sue attenzioni ai beni terreni e non solo ai beni terreni, ma alle carriere terrene, ai comportamenti terreni. Quindi c'è chi si affanna per diventare un giurista, chi si affanna per diventare un medico, chi per dire per intraprendere la carriera ecclesiastica, chi la bella carriera dei potenti, chi ruba, chi commercia in modo comunque onesto, chi si perde nella lussuria e chi nell'ozio. Insomma, è lui, dice Dante, che invece lui adesso, in questo momento, è libero da tutte queste catene, da tutte queste costruzioni, perché trovandosi nel Paradiso, scortato da Beatrice, può vedere con chiarezza e andare verso l'unico vero bene a cui dovrebbe aspirare ogni uomo, cioè la verità divina, cioè Dio.

Quindi, detto ciò, fatta questa apertura, questo cappello introduttivo, Dante ci descrive che cosa succede. Siamo ancora nel cielo del Sole e abbiamo lasciato la corona di anime luminose che stava girando intorno a Dante, intorno a Dante e Beatrice. Loro sono al centro di questa corona e a un certo punto queste anime si fermano nello stesso modo, nella stessa composizione in cui stavano quando erano partiti. Quindi Tommaso d'Aquino, San Tommaso d'Aquino, ritorna davanti a Dante. Dante ci dice che si fermano come le candele, le candele su un candelabro, cioè fanno luce, stanno ferme lì.

Quindi tornate in questa posizione, la luce che stava parlando con Dante, che era San Tommaso d'Aquino, diventa ulteriormente più luminosa e parla e dice: "Dante, io riesco a leggere nella mente di Dio e posso leggere che tu hai dei dubbi su quello che io ho appena detto, soprattutto questi dubbi su due cose, cioè sul fatto che non c'è stato un uomo più saggio di Salomone, e sul fatto, soprattutto, quando io ho detto che la regola domenicana è una buona regola, se non ci si discosta da essa, come a dire che qualcuno, appunto, si sta discostando da questa regola." Questo è il dubbio di Dante, e principalmente Tommaso risponderà a questo dubbio.

Infatti, Tommaso continua, dice: "Per rispondere a questi dubbi, è importante fare una grande distinzione e ti devo raccontare qualcosa." E comincia e dice, appunto, che la Divina Provvidenza, nella sua grande saggezza, dopo la morte di Cristo, creò la sposa di Cristo, cioè la Chiesa, e come cavalieri alla destra e alla sinistra di questa sposa, cioè della Chiesa, mise due uomini. Appunto, il primo, uno era tutto, come dire, ardente di fede, quasi mistico, e dice, il suo sembrava un serafino, mentre l'altro, l'altro era ardente di sapienza e sembrava un cherubino, come un cherubino. Quindi fa questa distinzione.

E appunto, Tommaso continua dicendo: "Siccome entrambi mirarono allo stesso scopo, cioè al bene della Chiesa, a tenere la Chiesa nella giusta, nella giusta via, quindi parlare di uno, elogiare uno, vuol dire elogiare anche l'altro. Quindi io ti parlerò di uno di questi due, e appunto stiamo parlando di San Francesco." E comincia con delle, a darci delle posizioni, la posizione geografica di Assisi. Ci dice, appunto, che in Italia esistono due fiumi, il Topino e il Chiascio. Ecco, il Chiascio, tra l'altro, che scende dal monte dove il Beato Ubaldo scelse questo monte per diventare eremita. Quindi ci sono questi due fiumi che scendono da uno, da un monte, che è il monte dove il Beato Ubaldo andò a fare l'eremita.

E appunto, tra questi due fiumi, diciamo, al centro, c'è una montagna che è il Monte Subasio. E su un versante del Monte Subasio si trova Perugia, che riceve dalla parte di Porta Romana i venti freddi d'inverno e caldi d'estate del monte. Sull'altro versante ci sono invece Nocera Umbra e Gualdo Tadino. E più giù, da questa parte, da questo versante, dalla parte di Nocera Umbra, più giù, dove la discesa, la montagna, diciamo, è quasi scesa a valle, appunto, c'è una città, c'è che si chiama, che appunto, Assisi.

E dice, appunto, Tommaso d'Aquino, dice: "Una città dove nacque un sole, come questo sole dove noi ora siamo. A volte nasce dal Gange, e appunto, illuminando e riscaldando maggiormente la terra, siamo nelle quiete di primavera. E così allo stesso modo nacque questo sole che riscaldò e illuminò di fede tutta la terra." Quindi, quando ci si rivolge ad Assisi, uno non la dovrebbe chiamare Assisi, ma la dovrebbe chiamare Oriente. Fa questo paragone molto poetico, molto bello.

Quindi continua dicendo, appunto, che quando appena questo sole nacque, subito, da giovanissimo, si unì in matrimonio ad una donna, e questa cosa lo mise in guerra contro il padre. Lui lo fece pubblicamente, davanti al vescovato della propria città. Questa donna, ovviamente, è la Povertà. Infatti, dice: "Una donna che molti ripudiano, molti scacciano come la morte, lui invece ci si sposò con la Povertà e la amò per tutta la vita in modo ardente." E appunto, questa, questa donna che stette per più di 1100 anni senza un marito, perché il suo primo marito, Gesù, dalla morte del suo primo marito Gesù Cristo, passarono 1100 anni prima, appunto, di trovare Francesco.

San Francesco, e non le valse, e non le valse il fatto di essere stata trovata da Cesare in compagnia di Amiclate. E questo è un episodio, diciamo, raccontato da Lucano, durante la battaglia tra Cesare e Pompeo, la guerra civile tra Cesare e Pompeo. Ci fu un episodio, c'è stato, si legò, venne ospitato nella casa di un umile pescatore, Amiclate, e appunto, si chiamava così questo pescatore, che era povero e comunque sia si comportò in modo dignitoso, anche sapendo che aveva davanti a sé Cesare. E non servì al mondo sapere che Cesare l'aveva trovata nella buona compagnia di Amiclate, e non servì neanche al mondo sapere che questa, questa donna, questa sposa, la Povertà, si trovava ai piedi della croce di Cristo insieme alla Madonna.

E comunque sia, l'umanità scaccia questa, questa donna, la Povertà, non la vuole nessuno, tranne Francesco, appunto, che invece l'amò ardentemente. Talmente ardentemente che si creò un seguito. Altri si scalzarono, dice Dante, e fa i nomi di altri primi francescani che poi diventeranno tutti beati e santi, dei primi francescani che si scalzarono e seguirono San Francesco. Seguirono Francesco, che ebbe così dal Papa Innocenzo III, andò a Roma per avere, appunto, l'autorizzazione a praticare la sua regola, a mettere in pratica la sua regola dentro, appunto, i canoni della cristianità, del cattolicesimo.

Quindi ebbe l'autorizzazione, la prima autorizzazione da parte di Papa Innocenzo III. E dice Tommaso, dice che San Francesco, quando si trovò davanti al Papa, fu comunque dignitoso, anche se non era un nobile, perché era figlio di un mercante. E nomina il, il nome del padre di Francesco, è Pietro Bernardone, mi sembra. E appunto, e tra l'altro era appunto sposato alla Povertà, quindi era vestito in modo umile, però questo non gli impedì di andare con dignità davanti al Papa, chiedere il consenso per la sua regola, e venne dato questo consenso.

Le schiere francescane si allargarono ulteriormente. Erano molti quelli che venivano cinti dalla corda, l'abito francescano prevede appunto una cinta che in realtà è una corda, un cordone. E appunto, creando, aumentando così tanto questa schiera francescana, ricevette la seconda autorizzazione, stavolta da Papa Onorio III. Fatto questo, Francesco partì. Ma sociale, Francesco partì, andò in Terra Santa, Gerusalemme, dove tentò di convertire i musulmani e soprattutto tentò di convertire il Sultano. Questa è una storia vera, ma non ci riuscì, perché dice Tommaso, i musulmani ancora non erano pronti per accettare, appunto, la verità del Cristo.

Quindi tornò in Italia e si rifugiò, diciamo così, diventò eremita quasi su una montagna, dove ricevette su questa montagna, la Verna, mi sembra, ricevette appunto l'ultimo sigillo, quello direttamente dato direttamente da Cristo ai mistici cattolici, e cioè le stimmate. Ricevute le stimmate, dopo poco tempo San Francesco muore. Prima di morire, raccomanda la sua sposa ai suoi confratelli, e poi viene seppellito secondo le regole, appunto, della sua sposa, cioè della Povertà. E quindi viene seppellito nudo, nella nuda terra.

Quindi questa è tutta la vita di San Francesco, raccontata da Tommaso d'Aquino in un modo, Dante usa delle parole bellissime e una metafora, questo matrimonio tra la Povertà e San Francesco, che è meraviglioso. Quindi, finito di parlare, dice: "Ora puoi ben capire quanto grande possa essere anche l'altro uomo, l'altro cavaliere, che la Provvidenza mise a fianco alla Chiesa, e sto parlando del fondatore del mio ordine," dice Tommaso d'Aquino, "cioè di San Domenico."

"Purtroppo, però, i domenicani di oggi non sono così, non seguono così ardentemente la regola di San Domenico, e quindi parecchie pecore si allontanano dal pastore, andando a pascolare lontano, e quando ritornano all'ovile, non danno il latte buono." E questa è una metafora per dire che molti domenicani si allontanano attualmente dalla regola di San Domenico. E quindi ce ne sono, ciechi, rimane vicino al pastore, dice, ma per creare le loro cappe, i loro vestiti, basta poco panno.

Quindi ora capisci, chi è più chiaro quando io dicevo che la regola domenicana è una buona regola, dà buoni risultati spirituali se, se la si rispetta. E con questa affermazione si chiude questo bellissimo undicesimo canto del Paradiso.