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Eccoci qui tornati con la seconda parte dedicata all'Italia fascista. Perché nella prima puntata, nella puntata precedente che c'è nella playlist di storia contemporanea, abbiamo visto la nascita del Fascismo. Ecco che adesso invece vediamo proprio lo sviluppo del partito fascista fino ad arrivare alla dittatura e fino ad arrivare poi alla Seconda Guerra Mondiale. Quindi, in questa puntata ci focalizziamo sui principali punti che hanno portato il fascismo a diventare una vera e propria dittatura. Ovviamente, come sempre, rimando a degli approfondimenti. Nel senso che queste sono delle lezioni un po' riassuntive, sicuramente non approfondite, perché poi ogni periodo storico, poi in modo particolare questo che ci stiamo accingendo a fare, merita degli approfondimenti in più, ha bisogno di molte più informazioni. Quindi, ovviamente, prendete queste queste lezioni, in particolar modo questa che è molto condensata, con l'obbligo anche da parte vostra di andare un po' ad approfondire alcuni temi, alcuni aspetti, eventualmente anche con i vostri docenti che approfondiranno poi ciò che ritengono più opportuno, perché comunque è una parte della storia italiana sicuramente molto importante da conoscere per tanti fattori e che merita anche i suoi approfondimenti.
Ma iniziamo subito da dove eravamo rimasti, perché noi eravamo rimasti all'ottobre 1922, alla famosa Marcia su Roma, che ha portato Mussolini ad avere il potere, ad a prendersi il potere con la forza. Infatti, è stato il primo caso, la prima volta nella storia dell'Italia, in cui un governo è stato istituito sostanzialmente perché Mussolini se l'è andato a prendere questo questo potere, perché Vittorio Emanuele II aveva rifiutato di proclamare lo stato d'assedio chiesto da Facta, che era il presidente del consiglio dell'epoca, e che quindi aveva poi dato sostanzialmente il via libera alla marcia su Roma e alla alla trasformazione che poi vedremo sarà sempre più radicale della del governo e dello Stato italiano. Quindi, Mussolini, in sostanza, marcia su Roma, arriva a Roma e il 30 ottobre 1922 diventa capo del governo. Eravamo arrivati qua.
Quindi, Mussolini diventa Presidente del Consiglio. Siamo il 16 novembre 1922. Mussolini presenta il nuovo governo ed esprime il suo pensiero, attenzione, sull'inutilità del parlamento. Vedremo che una delle prime mosse strategiche, ovviamente, di Mussolini sarà proprio quello di indebolire il più possibile il parlamento, perché per togliere sostanzialmente il potere legislativo al parlamento e prendersi tutto il potere esecutivo. Quindi, tutto poi arriveremo, vi spoilero già qualcosa, che arriveremo ad un certo punto che il parlamento non esisterà praticamente più, perché il potere legislativo e il potere esecutivo erano tutte nelle mani sue. E l'obiettivo, chiaramente, era quello di lo stato più fascista possibile, questa fascistizzazione dell'Italia attraverso delle riforme che poi vedremo saranno proprio anche delle leggi, a con l'obiettivo proprio di avere i pieni poteri. Perché l'obiettivo dei pieni poteri e lo raggiungiamo il 3 dicembre 1922, sostanzialmente va a togliere al parlamento la sua forza e dà pieni poteri al governo.
Cosa succede allora? La prima cosa che fa Mussolini e fanno fa il partito fascista è quella di creare due realtà molto importanti per il fascismo dell'epoca: da un lato il Gran Consiglio del Fascismo e dall'altro la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Allora, iniziamo col Gran Consiglio del Fascismo. La prima convocazione è stata nel dicembre 1922. Ve l'ho messa sulla slide, quindi quella è stata la data della prima convocazione. E chi faceva parte di questo Gran Consiglio? Sostanzialmente i dirigenti del partito fascista che venivano nominati direttamente da Mussolini. Quindi, già vediamo ancora una volta la presenza netta di Mussolini che decide chi fa parte di cosa. E qual era l'obiettivo della Gran Consiglio del Fascismo? Ovviamente era quello, quello di essere un poi un consiglio dei saggi, l'assemblea dei saggi del passato, cioè il compito era quello di affiancare il governo nelle decisioni, quindi aiutare il governo a prendere delle decisioni. Perché questo? Perché, come abbiamo detto prima, il parlamento ormai era inutile, perché le decisioni venivano direttamente prese dal governo e dal Gran Consiglio del Fascismo, quindi si bypassa completamente il parlamento. In realtà, qualche anno dopo, anche il potere del Gran Consiglio è stato indebolito moltissimo, perché Mussolini sostanzialmente aveva deciso di accentrare ulteriormente il proprio potere. Infatti, l'ultima seduta del Gran Consiglio, che quindi sanciva poi la fine del regime fascista, è stata il 25 luglio del 1943.
Ma vediamo insieme anche la Milizia Volontaria per la Sicurezza, MVCN, che è invece nel 1923, un anno dopo. Per centralizzare cosa? Per centralizzare il potere e l'organizzazione delle squadre d'azione, perché nella scorsa lezione abbiamo già parlato delle squadre d'azione, che erano squadre, diciamo, di soldati, militanti, eccetera, che dovevano da un lato proteggere i fascisti e dall'altro far piazza pulita di tutti i dissidenti. Ecco che adesso nasceva un organo che aveva queste squadre d'azione, che venivano tra l'altro ufficializzate d'azione, quindi le rendeva legali, perché fino a quel momento le squadre d'azione erano delle squadre illegali. Quindi, in sostanza, si ufficializza l'esistenza con una centralizzazione anche in quel caso lì. Quindi, è chiaro che la milizia doveva essere a disposizione di Mussolini, così come anche del del re, perché ovviamente a Re c'era c'era l'obbligo proprio per la monarchia di proteggere e di difendere il re. Ma dall'altro lato, la milizia serviva a Mussolini. E a che cosa serviva a Mussolini? Non solo a protezione sua, ma soprattutto per sopprimere qualsiasi tipo di opposizione contro il fascismo, cioè l'obiettivo era fare proprio piazza pulita.
Il problema qual è stato? Che comunque le squadre d'azione, che erano abituate a ad essere dei cani sciolti prima, perché sostanzialmente non avevano un ufficio, non avevano neanche una centralizzazione, è un po' come se le varie pattuglie della polizia o le varie pattuglie dei militari o qualsivoglia altre squadre decidono di fare un po' per i fatti suoi. Ecco, prima le squadre d'azione erano così e la centralizzazione non ha però fermato le azioni violente e anche, purtroppo, gli attentati che che ci sono stati poi successivamente. Ci sono nomi di personaggi importanti dell'epoca che morirono proprio a seguito delle violenze subite proprio dalle squadre d'azione, come il caso di Giovanni Amendola. Tra l'altro, io sono di Milano, Amendola, Fiera, insomma, è una fermata della metropolitana molto importante, quindi ricordatevi Amendola e Piero Gobetti. Anche lì c'è una piazza a Milano che si chiama Gobetti, che entrambi morirono a seguito delle ferite proprio riportate dai pestaggi, perché erano stati pestati dalle squadre d'azione, quindi morirono a seguito di questi pestaggi. E poi Don Giovanni Minzoni, che fu ucciso proprio barbaramente sempre dalle squadre d'azione nel 1923. Come si può notare, siamo ben lontani sia dalla democrazia sia dal liberalismo, ma ci stiamo praticamente pericolosamente avvicinando ad un vero e proprio regime, ad una vera e propria dittatura.
E la legge che sancì questo passaggio verso la dittatura è stata una nuova legge elettorale che adesso vediamo nella prossima slide. Arriviamo al 1924 con la legge Acerbo, perché è stata fatta una legge elettorale per garantire una netta maggioranza al partito fascista. Quindi, la legge elettorale del 1924 aveva proprio l'obiettivo di dare di garantire una netta maggioranza al partito fascista e ha preso il nome Acerbo, era il nome del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che si chiamava appunto Giacomo Acerbo. Il partito sostanzialmente che prendeva il 25% dei voti aveva diritto a due terzi dei seggi parlamentari, quindi insomma, più della maggioranza. E questo, questo era un aspetto molto importante, questo aveva proprio l'obiettivo di avere una schiacciante maggioranza in in parlamento.
Il 6 aprile 1924 ci furono proprio queste prime elezioni con la legge Acerbo. Il partito fascista si candidò nel cosiddetto listone, anche chiamata lista nazionale, perché? Perché si coalizzò, si è coalizzato con i cattolici, i nazionalisti e liberali conservatori. Quindi, inizialmente il partito fascista si presenta alle elezioni con questo listone, questa lista nazionale. E il problema, dall'altra parte, che i partiti antifascisti, tra cui per esempio socialisti, comunisti, non riuscirono per X motivi a coalizzarsi insieme e quindi non riuscirono a creare un fronte compatto. Anche perché abbiamo visto nella scorsa lezione, non erano neanche molto molto preparati a questa ascesa così veloce del fascismo e non si coalizzarono.
Del 1924 con qualche ozza rotta, perché c'erano state tensioni all'interno del partito, oltre che con tutti gli oppositori. Quindi, sostanzialmente, c'era una forte tensione all'interno del partito perché c'erano comunque punti di vista diversi e una forte opposizione anche dei partiti antifascisti, in modo particolare da parte del Partito Socialista Unitario. Vi ricordo che Mussolini stesso arrivava dal Partito Fascista. Il 30 maggio 1924, il segretario di questo partito, del Partito Socialista Unitario, Giacomo Matteotti, pubblicamente denunciò tutte le violenze delle squadre d'azione, perché in effetti erano continue queste violenze ed erano veramente molto, molto forti anche nei confronti dei socialisti. E il 10 giugno, quindi poco dopo dello stesso anno, Matteotti viene assassinato a pugnalate. Tra l'altro, non si trovò il corpo subito, perché venne ritrovato in realtà qualche mese dopo, il 16 agosto 1924, venne ritrovato appunto il corpo che era stato nascosto. Era stato ucciso in un bosco vicino a Roma.
Allora, il delitto Matteotti. Allora, il delitto Matteotti ha creato una bella, un bello scossone, un bel problema per perché questo delitto Matteotti, insomma, era era chiaramente di stampo fascista, di qualche squadra d'azione che aveva fatto questo attentato. E l'indignazione, la profonda indignazione, non fu solo da parte degli avversari, quindi degli antifascisti, ma anche dagli stessi fascisti moderati, che erano veramente molto preoccupati della piega che stava prendendo il partito fascista. E il parlamento protestò e chiese al re le dimissioni immediate di Mussolini e lo scioglimento delle milizie, che erano sostanzialmente le responsabili. Le milizie, abbiamo detto prima, che era l'insieme di tutte le squadre d'azione ed erano ritenute le responsabili dell'attentato. E questa protesta venne chiamata Secessione dell'Aventino, perché ricorda un episodio della storia romana, quindi questo questo avvenimento va ritroso a riprendere un avvenimento della storia romana.
Il problema è che il re, ancora una volta, continua a sostenere il governo, quindi non prende posizione contro Mussolini, non lo fa dimettere e non scioglie le milizie. Che cosa fa Mussolini? Ecco, Mussolini adesso, in questo momento, si trova veramente un po' in difficoltà, un po' in crisi, perché deve riuscire a migliorare la reputazione della del partito fascista, che in soprattutto dopo la morte di Matteotti era andata un po' a picco. E quindi, inizialmente, fa, diciamo, fa due strategie opposte. Inizialmente, lui cosa fa? Condanna pubblicamente il delitto Matteotti, prendendo le distanze, quindi non si assume la responsabilità del delitto Matteotti, ma lo condanna veramente, cercando, come dire, di ingraziarsi un po' l'opinione pubblica. E cosa fa? Trova il capro espiatorio, perché dice "Io devo necessariamente trovare, far saltare qualche testa" e quindi prendo dalle milizie i quelli che ritengo siano i responsabili, sostanzialmente, qualche testa, qualche capro espiatorio doveva essere preso e li faccio dimettere, m, quindi li licenzio. Quindi, la prima strategia che fa è condannare pubblicamente il delitto Matteotti e far saltare qualche testa tra le milizie, eh, perché ritenute responsabili dell'uccisione.
Il problema è che questa strategia non, non migliora, anzi, non migliora la situazione, ma, eh, la rende ancora più critica, perché, ehm, c'erano da un lato i fascisti moderati, che si erano decisamente allontanati dal partito fascista, dall'altro c'erano i fascisti, eh, quelli ferventi, che gli davano un po' del mollaccione, della serie "ma, eh, adesso è il momento di fare la rivoluzione fascista, adesso è il momento dove sono tutti deboli, dove noi siamo forti, dobbiamo prendere le redini adesso". Quindi, sostanzialmente, questi fascisti rivoluzionari, questi fascisti più, ehm, insomma, che che volevano questa rivoluzione fascista, convincono Mussolini a cambiare completamente strategia, perché il 3 gennaio 1925, Mussolini fa un passo indietro e dice "Ok, mi assumo io la responsabilità del delitto Matteotti, me l'assumo, me la prendo pienamente". E sappiate che lui non è mica l'ultimo, non sarà mica l'ultimo, se voi oppositori continuate ad opporvi al partito fascista, adesso io ve la sto parafrasando, chiaramente, poi ci sono tutti i comizi, potete andarvi a vedere, però la sostanza era che Mussolini diceva "Ok, io mi assumo la responsabilità, sappiate che può succedere anche a qualcun altro se vi opponete". Quindi, la sostanza è che qui stiamo andando sempre di più, come vedete, verso una vera e propria dittatura.
Adesso io non, non, non riesco a darvi il giorno esatto in cui si è passati da un semplice partito ad una vera e propria dittatura, ma già queste sono delle parvenze assolutamente antidemocratiche, perché poi vedremo con le leggi fascistissime, arriviamo veramente all'ennesima potenza dell'antidemocrazia. Ma adesso lo vediamo. Eccole qua, le leggi fascistissime. Qua ci rimaniamo un po' di più, sono su due slide legate proprio a tutta una serie di riforme, di di leggi che sono state chiamati leggi fascistissime. Erano delle leggi speciali, perché erano delle leggi fatte ad hoc, proprio per per quel per quel momento, e che avevano ovviamente l'obiettivo di centralizzare sempre di più il potere, quindi accentrare sempre di più il potere e ovviamente, eh, togliere di mezzo qualsiasi pensiero, sia democratico, sia liberale. Siamo nel 1925-26. Alcune leggi sono state fatte nel '25, alcune leggi sono state fatte nel '26. Io in queste slide ve le ho un po' riassunte, ma giusto, poi ovviamente ognuno va ad esplorare quello che ritiene più opportuno, giusto anche per farvi capire dove poi siamo arrivati con la dittatura fascista.
Allora, partiamo dal fatto che prima, come faccio un piccolo preambolo, noi avevamo lo Statuto, abbiamo lo Statuto Albertino, no? In questo momento siamo Statuto Albertino, che separava in modo molto netto il potere legislativo da quello esecutivo. Ecco che con una legge fascistissima, Mussolini sostanzialmente priva i principi, toglie, elimina i principi fondamentali dello Statuto Albertino, compreso quello della netta separazione tra potere legislativo ed esecutivo. E questo cosa vuol dire? Che Mussolini è a capo del governo e doveva rendere conto solo ed esclusivamente al re e non più alle camere. Quindi, questo è già un primo passo verso questo togliere il potere alla legislativo al parlamento. Poi, un altro aspetto molto importante, l'anno successivo, il governo poteva emanare direttamente le leggi e quindi questo chiaramente ci porta a non avere più, non dover più interpellare il parlamento.
Inoltre, in tutte le città, sappiamo che c'è un sindaco, un sindaco che viene eletto dai cittadini, perché ogni 4 anni noi oggi andiamo a votare il nostro sindaco in modo democratico. Ecco che qua viene tolta questa possibilità e viene istituito al posto del sindaco un podestà, che non veniva più eletto dai cittadini, ma veniva eletto direttamente dal governo. Questo avviene il 4 febbraio 1926. Poi viene fortificata molto, moltissimo la funzione dei prefetti, che devono assolutamente controllare il territorio e ovviamente agire nel momento in cui ci sono degli oppositori. Viene fatta anche una legge sindacale con l'abolizione del diritto di sciopero, quindi non si poteva più scioperare, né chiudere, né il sindacato sostanzialmente veniva centralizzato, veniva statalizzato, diventava un organo di stato e anche qui serviva proprio per, come abbiamo visto prima, per controllare tutto, avere il controllo di tutto, persino del sindacato. Poi nasce la magistratura del lavoro per tutto quello che riguardava le controversie e le cause legali tra i datori di lavoro e i lavoratori.
Adesso vediamo nell'altra slide cosa c'è. Poi c'è il 31 ottobre, si tenta una, una, un attentato, si tenta, c'è un attentato fallito nei confronti di Mussolini a Bologna, e questa cosa lo fa incattivire ancora di più. E quindi, in questo caso, viene abolita la libertà di stampa, la libertà di parola e addirittura la libertà di associazione. E questo cosa implica? Implica che sostanzialmente vengono chiusi moltissimi giornali che erano di dissidenti o comunque di persone che non facevano, non erano filo-fasciste. E poi vengono chiuse tutti i partiti, perché se c'era la il divieto, l'abolizione di associazione, anche i partiti, tranne quello fascista, dovevano essere sciolti. Quindi, essendo sciolti tutti i partiti, i deputati dei partiti di minoranza, dei partiti di opposizione, sono stati poi estromessi dalla camera. Vedete la furbizia, cioè sostanzialmente il vengono sciolti i partiti perché vengono aboliti e quindi i partiti all'interno della della camera non hanno più senso di esistere e vengono tolti.
Poi viene reintegrata la pena di morte e vengono, viene istituita l'organizzazione per la vigilanza e la repressione dell'antifascismo, insieme al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Quindi, questa polizia politica e questo tribunale speciale era sostanzialmente atto a far fuori i dissidenti. E come venivano fatti fuori questi dissidenti? Sostanzialmente in due modi: o venivano arrestati e condannati o al carcere o addirittura a morte, come è stato il caso di Antonio Gramsci, che era l'ex leader. Io parlo dell'ex perché ormai il partito si era purtroppo sciolto per via dell'abolizione dei partiti. Comunque, lui era il leader del Partito Comunista Italiano, arrestato nel 1926, gli è stata data dal tribunale speciale una condanna a più di 20 anni di carcere e poi lui, purtroppo, appunto, è morto, ehm, per una malattia contratta proprio all'interno del carcere qualche tempo dopo. Oppure, non necessariamente venivano arrestati e venivano processati e portati in carcere o condannati a morte, ma c'era anche il confino, che era un'altra, come dire, un'altra modalità per far fuori gli oppositori. Cioè, confino, capiamo confinati, cioè sostanzialmente venivano confinate le persone, gli oppositori, lontani dal proprio comune di residenza, perché si aveva l'idea che, essendo lontani dal proprio comune di residenza, si potesse, ehm, allontanarli da quelli che potevano essere delle organizzazioni antifasciste. Molto spesso venivano proprio mandati direttamente proprio nei luoghi più sperduti d'Italia, nei paesi più sperduti, magari nell'Aspromonte, piuttosto che nelle isole, per allontanarli il più possibile da, ehm, eventuali, ehm, movimenti di dissidenti. Ecco, quindi qua stiamo di fronte a un unico partito, perché tutti gli altri partiti sono stati chiusi e quindi, per forza di cose, stiamo parlando di una dittatura. Non c'è libertà di scelta, non c'è libertà di opinione, non c'è libertà di parola, c'è solo una scelta che è la scelta di far parte del Fascismo, c'è la scelta di entrare a far parte del Fascismo. E la tessera fascista era sostanzialmente obbligatoria, nel senso, non obbligatoria formalmente, ma obbligatoria nella sostanza, perché se volevi lavorare negli uffici pubblici, se volevi accedere a qualche servizio di assistenza, se volevi vivere senza grosse ripercussioni, cioè sereno, senza minacce, senza violenze, senza essere guardato male, senza confino o quant'altro, dovevi fare la tessera fascista. Cioè, questo era d'emblée una cosa fondamentale.
In tutto questo, però, comunque, i sentimenti antifascisti erano ancora molto presenti e molto forti, anche se erano silenziati, silenziati da queste leggi fatte apposta proprio per togliere la libertà di pensiero e togliere la libertà di stampa. Molto forte l'antifascismo era tra i socialisti, tra i comunisti, tra i cattolici e tra i liberali, che cercarono in qualche modo di agire all'interno, eh, dell'Italia, oppure all'esterno, perché molti di loro scapparono all'estero, ma continuarono per amor di patria ad agire, diciamo, a ad essere degli oppositori politici direttamente dall'estero, come è stato. Adesso, io vi cito qualche nome famoso, come Francesco Saverio Nitti, dalla Svizzera, perché si era spostato in Svizzera, Don Luigi Sturzo, che abbiamo conosciuto essere il fondatore del Partito Popolare italiano, che si era trasferito in Inghilterra, oppure Filippo Turati e Gaetano Salvemini da da Parigi. Loro erano socialisti, Filippo Turati era il fondatore del Partito Socialista. Palmiro Togliatti, anche lui da Parigi. Parigi è stata una città che ha colto moltissimi oppositori del Fascismo, che era comunista. E poi Benedetto Croce. Allora, Benedetto Croce, in realtà, non andò via. Lui fu un personaggio, perché lui non era un politico, in realtà, ma era un filosofo liberale, ed era famosissimo all'epoca, era un personaggio molto amato e un po' intoccabile, perché Mussolini, così come gli altri fascisti, sapevano perfettamente che non andava toccato, in un certo senso. Per cui, quando lui pubblica nel 1925, in modo veramente molto, eh, rischioso, il Manifesto degli intellettuali antifascisti, lui era in Italia e ha esposto attraverso questo manifesto gli ideali della democrazia, del liberalismo, e nessuno, come dire, lo ha toccato. Ma perché strategicamente non era il caso di toccarlo, proprio perché ci sarebbe stato un dissenso e un'indigestione probabilmente ancora più forte rispetto al delitto Matteotti.
Vediamo adesso, invece, un altro aspetto importante legato al rapporto tra il fascismo e la chiesa. Però partiamo da un aspetto importante che ha portato ad una a delle elezioni un po' bizzarre, perché? Perché nel 1928 venne fatta una nuova legge elettorale ancora più assurda, perché sostanzialmente chi doveva andare a votare doveva votare o sì o no, o sì o no, in base a cosa? In base ad una lista di candidati che erano comunque stati scelti da Mussolini e dai suoi, dal Gran Consiglio del Fascismo. E quindi, cosa succede? L'anno dopo, nelle elezioni del marzo 1929, sostanzialmente le elezioni sono un trionfo pazzesco, il 97% vota il fascismo, vota sì. Ma ci sono due macro motivi legati a questo sì così massiccio: da un lato il terrore, la paura, le intimidazioni, la paura delle ripercussioni di queste squadre d'azione che portano le persone a votare sì, anche se proprio proprio proprio convinte non lo sono. Ma un altro motivo è stata una strategia diversa rispetto al passato di Mussolini, perché se vi ricordate, all'inizio Mussolini, lui ce l'aveva un po' con tutti, lui ce l'aveva con i socialisti, con i comunisti, ma anche con i cattolici. Tra l'altro, si era veramente incrinato molto il rapporto con i cattolici. Poi, però, Mussolini si rende conto che l'Italia è praticamente cattolica e anzi, molto credente e molto legata al papato, molto legata alla chiesa. E quindi fa retromarcia e cerca un avvicinamento, un avvicinamento a Mussolini poco prima di queste elezioni, perché se vedete, marzo 1929, i Patti Lateranensi, che sono proprio questo, questi patti, questi accordi presi con la chiesa, sono stati fatti guarda caso un mese prima. Quindi, l'obiettivo di Mussolini era quello di ingraziarsi i cattolici attraverso degli accordi, un riconoscimento reciproco. Adesso, poi lo vediamo nella prossima slide, una convenzione finanziaria e un concordato. Quindi, l'obiettivo era quello di ingraziarsi il più possibile i cattolici, perché i cattolici erano la maggior parte dello Stato italiano.
Quindi, cosa troviamo in questi Patti Lateranensi, l'11 febbraio 1929? E io qui vi dico le cose macro, poi ovviamente potete anche andarvi a guardare e a leggere proprio i Patti Lateranensi. Anzitutto, viene, viene riconosciuta Roma come capitale e viene riconosciuto lo Stato della Città del Vaticano, che è all'interno di Roma, confinato con dei territori ben specifici. E inoltre, l'Italia, si, Mussolini sostanzialmente si impegnava a pagare 2 miliardi di lire per la soppressione dello Stato Pontificio, che era avvenuta nel 1870, cioè un po' come se fosse un risarcimento, in sostanza. Un altro aspetto molto importante che ha cambiato un po' le sorti anche del del voto è stato la centralizzazione della religione, perché se prima lo Stato italiano era comunque laicizzato, il matrimonio in chiesa aveva esattamente la stessa validità di quello civile, cioè vuol dire che una persona andava solo in chiesa e si sposava e aveva la stessa valenza di quello civile. E in più, un altro aspetto importante era che il clero, quindi i preti, vescovi, i sacerdoti, prima di entrare in servizio, quindi prima di iniziare il proprio servizio, dovevano giurare fedeltà allo Stato italiano. Quindi, accordi che da un certo punto di vista facevano, facevano bene da una parte, andavano bene dall'altra. Ma ci fu un motivo che ha incrinato un po' i rapporti nella qualche anno dopo, insomma, nel 1931, quindi due anni dopo, perché? Perché c'era da un lato, c'è una diatriba per l'educazione dei giovani, perché poi lo vedremo, eh, Mussolini aveva istituito questi gruppi giovanili fascisti, che avevano l'intento proprio di educare i giovani, avevano proprio l'intento di educarli, ovviamente, al fascismo, con le regole fasciste. Dall'altro lato, le associazioni cattoliche, quindi di stampo religioso, che si chiamava Azione Cattolica, avevano proprio, diciamo, l'obiettivo di educare i giovani, un po' come oggi l'oratorio, ecco, immaginatevi un po' tutti questi oratori, queste associazioni di stampo cattolico. A un certo punto, Mussolini dice "Ma questa Azione Cattolica sta pestando un po' i piedi, interferisce sull'operato dei gruppi giovanili fascisti, per cui sciolgo tutto, sciolgo tutto, sequestro i circoli", quindi tutte le associazioni, i circoli, i gruppi, eccetera, e addirittura ritiro le tessere del PNF, cioè del Partito Fascista. Quindi, vuol dire che che queste persone, i membri di questa associazione, non potevano più avere assistenza, alcuni servizi assistenziali, piuttosto che non potevano più lavorare negli uffici pubblici e via dicendo. Ecco, il Papa rispose con un'enciclica dal titolo "Non abbiamo bisogno", "Noi abbiamo bisogno", cioè una critica aperta al fascismo, che porta però ad una vittoria da parte, una una vittoria netta da parte della della chiesa, che riuscì a far riaprire l'Azione Cattolica, trasformando l'associazione in apolitica, quindi dovete comunque fare una modifica allo statuto, facendo diventare questa associazione un'associazione apolitica e poi poteva operare. Perché dico vittoria? Sì, magari netta non è il termine giusto in questa situazione, però quello che vediamo ancora in questa situazione è che Mussolini strategicamente cerca di mantenere il rapporto saldo con la chiesa e quindi lascia un po' la briglia sciolta su questo fronte per tirare invece la cinghia su altri aspetti che per lui erano più importanti e più strategici.
Adesso, chiaramente, la cosa fondamentale da fare era aumentare il consenso, sia sul partito, sia proprio sulla figura di Mussolini. Mussolini è riuscito a creare proprio un culto della sua persona attraverso diverse strategie, perché sicuramente lui, così come poi vedremo con Hitler, era un comunicatore, poi insomma, con anche lui tutte le sue caratteristiche, però aveva costruito attorno a sé un personaggio decisamente ben preciso, ecco, a livello comunicativo. Quindi, non c'era soltanto tutta quella violenza che abbiamo visto prima e che serviva un po' a sottomettere, a soggiogare e a silenziare tutti i partiti o comunque tutti gli oppositori, ma c'era anche proprio una vera e propria propaganda molto ben organizzata e decisamente massiccia. E vediamo proprio la figura di Mussolini, è una figura ben comunicata con un obiettivo molto preciso, cioè quello di far vedere un personaggio che non è solo un presidente del consiglio, ma proprio un vero e proprio condottiero. Infatti, lui utilizzerà poi una parola dal latino, che un appellativo che è il Duce. Lui si vuole far chiamare Duce, che deriva proprio dal latino e significa condottiero. Poi, lui a livello comunicativo, era molto bravo a persuadere la folla e utilizzava anche dei modi per fare comizi che erano proprio, eh, ricordavano un po' i comizi o comunque la modalità dell'Impero Romano. Quindi, faceva i comizi dal balcone di Palazzo Venezia, Roma, e aveva una capacità espressiva anche a livello della comunicazione non verbale, quindi la gestualità decisamente molto chiara, che veicolavano un'idea di forza, di potenza. E la sua immagine, tra l'altro, riguardo alla propaganda, era ovunque, dappertutto. Venivano proprio riproposti i suoi ritratti anche durante le adunate, quando magari lui non c'era, quindi riprende un po' tutta quella propaganda tipica di un regnante o anche di un dittatore, che aveva come obiettivo quello di ricordare che lui c'era in qualsiasi circostanza. Le sue frasi, per esempio, erano scritte ovunque, addirittura adesso ci sono dei muri, delle delle case, dove ci sono ancora delle scritte fasciste. Per esempio, qua vi ho messo due frasi tipiche che c'erano all'epoca: "Noi siamo contro la vita comoda" e poi l'altra che è abbastanza emblematica che è "Mussolini ha sempre ragione".
Ecco, un'altra cosa riguardante la ricerca del consenso. Adesso abbiamo visto la figura di Mussolini, ma un altro aspetto fondamentale era l'idea e l'importanza data all'educazione dei bambini e dei giovani, che poi sarebbe stata la futura generazione fascista, il cosiddetto nuovo uomo fascista. Per cui Mussolini e il partito fascista sapevano perfettamente che dovevano crescere dei giovani, dei bambini con le idee fasciste, perché l'obiettivo era proprio quello di renderli dei nuovi uomini fascisti, cioè una nuova generazione. Per cui ritorniamo un attimo a qualche anno precedente con la riforma della scuola, la Riforma Gentile del 1923, dove era stato innalzato l'obbligo scolastico fino alla quinta elementare e la scuola superiore era divisa tra il liceo classico, che era l'unico che dava l'accesso, che consentiva l'accesso all'università, e poi c'erano gli istituti tecnici e magistrali. L'iscrizione alla scuola era un'iscrizione, diciamo, che generava obbligatoriamente un'iscrizione alle organizzazioni giovanili del regime. Quindi, una volta che tu ti iscrivevi a scuola, dovevi necessariamente anche iscriverti alle organizzazioni del regime e quindi necessariamente dovevi partecipare alle attività giovanili di stampo fascista. Inoltre, poi c'era un libro di testo unico di stampo, ovviamente fascista, quindi con tutte delle lezioni che avevano come obiettivo comunque quello di trasmettere i valori e gli ideali fascisti. Un'altra cosa importante è la famosa Opera Nazionale Balilla, ONB, che aveva come slogan: "Credere, obbedire, combattere". Anche qui abbiamo tre importanti parole che veicolano un po' lo stile e gli ideali fascisti: quindi crederci, obbedire, quindi sottomettersi, obbedire a quello che è richiesto dallo Stato italiano, ma anche combattere, perché comunque uno degli obiettivi di di Mussolini era quello di veicolare un, o di far diventare l'Italia una grandissima potenza anche a livello mondiale. Quindi, se era necessario, anche quella di combattere. E troviamo, per esempio, in quest'Opera Nazionale Balilla, una dei gruppi di giovani donne che venivano divise in Piccole Italiane e Giovani Italiane. Questi gruppi erano dagli 8 ai 17 anni, mentre per quanto riguardava i giovani uomini, andava dai 6 anni ed erano divisi in associazioni militari, perché ovviamente dovevano preparare anche il bambino e il futuro uomo a diventare un soldato, quindi ad entrare a ruoli nell'esercito. Allora, in realtà, questa adesione a questa di stampo militare non era assoluta, assolutamente obbligatoria sulla carta, ma nella sostanza lo era, perché a far parte di questi, di questa associazione, di questa Opera Nazionale Balilla, ti consentiva di avere tante, tante, tanti vantaggi, tante opportunità, come per esempio ottenere delle borse di studio, partecipare a delle attività, degli eventi, quindi sostanzialmente dovevi essere in per non essere out. Quindi, la sostanza è che era praticamente obbligatorio far parte di questi gruppi. E nel caso degli uomini, erano suddivisi in tre macro macrogruppi, che sono: Figli e Figlie della Lupa (6-7 anni), Balilla (dagli 8 ai 14 anni) e poi Avanguardisti (che erano dai 14 ai 18 anni), pronti poi per poter combattere anche a livello militare, perché una delle formazioni era proprio una formazione un po' militaresca, quindi preparare anche eventualmente alla guerra.
Un altro aspetto importante della ricerca del consenso e della propaganda era il controllo serrato sull'università. Controllo serrato sull'università voleva dire controllare anche ciò che insegnavano i docenti, che dovevano necessariamente far parte e sottomettersi e fare un giuramento al regime fascista, altrimenti chi si rifiutava era fuori, non poteva più insegnare. Infatti, l'8 ottobre 1931 arrivò quest'obbligo per i docenti di prestare giuramento, e pensate che solo 12 si rifiutarono, perché sapevano che ovviamente la loro carriera e il loro lavoro sarebbe finito, mentre 1250 docenti giurarono fedeltà al regime fascista. Quindi, il controllo era anche un controllo sull'università, ma anche, ovviamente, un controllo sui mezzi di comunicazione. Noi oggi sappiamo che i mezzi di comunicazione sono estremamente fondamentali per veicolare un'idea, degli ideali, dei valori e anche dei messaggi politici. Ecco che anche lì Mussolini aveva capito perfettamente che era fondamentale fare propaganda attraverso i mezzi di comunicazione e controllare i mezzi di comunicazione. Quindi, era stato creato proprio un ministero ad hoc per l'organizzazione della propaganda, che era il Ministero per la Cultura Popolare, che è anche chiamato Minculpop, questo nome particolare. Poi, la radio era assolutamente sotto il monopolio e il controllo del partito fascista, attraverso la fondazione dell'EIAR, che era l'Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, nel 1927. Anche il cinema, ovviamente, era sotto l'influsso fascista, con dei cinegiornali che erano realizzati proprio dall'Istituto Luce. E pensate che molti di questi cinegiornali, sempre, ma anche altri documenti o comunque, eh, strumenti dei mezzi di comunicazione, venivano controllati e approvati direttamente dal Duce, sennò non potevano essere pubblicati. Questo sicuramente per i cinegiornali, questo avvenne sempre, cioè il Duce controllava sempre i contenuti e li doveva approvare prima della loro pubblicazione.
Adesso vediamo un attimo, sempre in riferimento agli ideali fascisti, la donna. Com'è collocata all'interno di questo regime fascista? La donna, sostanzialmente, è considerata la custode del focolare. Quindi, si ritorna un po' indietro rispetto all'emancipazione anche europea della donna, che iniziava, come dire, a emanciparsi anche lavorativamente parlando, perché molte donne italiane lavoravano, erano operaie, eh, e quindi, insomma, si erano un po' emancipate. Adesso la donna era la custode del focolare, quindi il suo compito sostanzialmente era quello di badare al proprio uomo, alla propria famiglia e fare più figli possibili, perché l'obiettivo ultimo era essere delle madri prolifiche, come veniva anche detto. Addirittura, venivano dati dei soldi o delle onorificenze a queste donne che, eh, procreavano tantissimo, perché procreavano la futura generazione fascista. Quindi, l'obiettivo era chiaramente quello di, eh, generare i nuovi uomini, eh, fascisti, come venivano chiamati. In realtà, però, molte donne continuarono lo stesso a lavorare, anche perché le stesse industrie, le stesse aziende, erano interessate a far lavorare le donne nelle loro fabbriche, in primis, perché le donne costavano molto di meno, costavano la metà circa, la metà degli uomini, e quindi, chiaramente, c'era grande intento nel farle lavorare. Era, però, ovvio, e anche perché era passata una legge proprio su questo, che le donne non potevano fare carriere importanti, potevano sì fare le operaie, ma le carriere più importanti, come la carriera universitaria, come la carriera da magistrato, eccetera, non potevano essere ricoperte da donne. E quindi, quindi, qua c'è un'involuzione, come dire, dell'emancipazione femminile durante il regime fascista.
Un altro aspetto sicuramente molto rilevante di questo periodo, e lo vediamo anche nell'architettura del periodo fascista, è proprio il culto dell'Impero Romano. Mussolini era un amante, un appassionato dei lustri e della dell'importanza dell'imperialismo, ehm, romano, e quindi utilizza anche dei simboli romani come il fascio littorio, l'aquila romana, il saluto romano e la parola Duce, che, come abbiamo detto prima, deriva dal latino e significa condottiero. Quindi, addirittura, lui sancisce che il 21 aprile diventava una festa nazionale, cioè il cosiddetto Natale di Roma, che era il giorno della fondazione di Roma. Lui, il suo intento era proprio quello di rinfrescare, di recuperare il grande Impero Romano e farlo far ritornare l'Italia alla potenza che era l'Impero Romano. Anche, l'abbiamo detto prima, le architetture, le forme artistiche riprendevano un po' questo, questa grandiosità dell'Impero Romano. Guardiamo, per esempio, a Milano, la Stazione Centrale di Milano è proprio grandiosa, molto grande e riprende, insomma, tutti quei temi, eh, cari al regime fascista.
Vediamo adesso la politica economica, perché ovviamente Mussolini doveva essere un grande stratega anche dal punto di vista economico, visto che ci troviamo di fronte ad una situazione non proprio positiva dopo la Prima Guerra Mondiale, un'Italia comunque sempre un po' arretrata, con un divario importantissimo tra nord e sud e un popolo che ancora arrancava nello sviluppo e nella modernizzazione. Quindi, uno dei primi obiettivi di Mussolini è stato proprio quello di cercare di modernizzare il più possibile anche la stessa agricoltura, perché ricordiamoci che il settore primario era molto importante per l'Italia. Poi, nel 1927, viene promulgata questa Carta del Lavoro, dove c'erano proprio i quelli che sono i principi base per la relazione tra il datore di lavoro e lavoratori, quindi un po' un vademecum di comportamento nei rapporti lavorativi. Ovviamente, l'obiettivo era quello di creare una politica economica che fosse molto distante dal comunismo, ma anche molto distante dal capitalismo, e quindi un po' una via di mezzo. Questo periodo è stato chiamato periodo del corporativismo, perché? Perché sono state create diverse corporazioni, ovviamente statali, perché tutto doveva passare sotto il controllo dello Stato, della dittatura. Quindi, tutte queste corporazioni statali con i lavoratori, quindi dagli imprenditori fino ad arrivare agli operai, ai contadini, dovevano lavorare non tanto per gli interessi propri, ma per gli interessi dello Stato, della Patria. Quindi, tutto veniva fatto per la Patria. Poi, un'altra cosa importante, come vi ho detto prima, la situazione economica non era, eh, delle più fiorenti, c'era una forte inflazione e quindi l'obiettivo anche di Mussolini era quello di, di fare una battaglia, come l'ha chiamata lui, per la Lira, la Lira che era la moneta italiana e che sicuramente era molto debole rispetto anche alle altre monete estere, e quindi l'obiettivo era quello di rafforzarla e cercare di migliorare questa situazione diminuendo l'inflazione. Poi, come vi ho detto, la politica agraria era fondamentale per sfruttare soprattutto tutte le risorse italiane, perché Mussolini voleva assolutamente modernizzare il settore primario e cercare di fare il più possibile per sfruttare le risorse interne, perché dobbiamo andare a prendere il grano dagli Stati Uniti o dalla Francia quando potremmo produrcelo tutto noi? Quindi, per esempio, lui ha fatto questa battaglia del grano, proprio per sfruttare, eh, tutto tutto il terreno possibile immaginabile per l'Italia, per evitare l'importazione di grano dall'estero. Poi, c'è stato un, quello forse su cui viene ricordato maggiormente, il piano di bonifica integrale, perché c'erano diversi territori paludosi improduttivi che potevano essere diventare delle risorse produttive, dei campi di produzione, e sicuramente la bonifica più famosa, eh, che, eh, eh, c'è stata durante il regime, sono state, è stata la bonifica delle Paludi Pontine, a sud di Roma, quindi sulla famosa Pontina, che è una via che porta, eh, al sud di Roma, verso la parte, diciamo, a sud del Lazio. Poi, ci sono stati diversi lavori pubblici per migliorare le strade, c'è stata la costruzione della prima autostrada, eh, e delle prime autostrade, e poi migliorare anche la rete ferroviaria. In ultimo, c'è stata una fortissima crisi mondiale, partita dagli Stati Uniti, del 1929, la crisi economica che ha colpito anche l'Italia, e quindi la politica economica era centrata anche ad aiutare le industrie e le banche durante questa crisi economica.
Vediamo adesso, invece, la politica estera, perché, eh, possiamo dividere la, le strategie di Mussolini per quanto riguarda la politica estera in due fasi. La prima fase, Mussolini, come del resto lo è stata anche la, la fase iniziale, diciamo, del dei suoi, del suo inserimento all'interno della politica, è stata una fase un po' prudente, un po' moderata, ehm, che, insomma, cercava di trovare degli alleati, di capire come muoversi, eh, prudente. Poi, ovviamente, per modo di, perché ovviamente la caratteristica di Mussolini sicuramente è l'incisività e anche un po' l'aggressività. Ehm, nel 1924, Mussolini riesce ad ottenere la città di Fiume e nel 1925 avviene questo Patto di Locarno con Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania, dove venivano sostanzialmente confermati quelli che erano i territori sanciti dal Trattato di pace di Versailles. Questo Patto di Locarno è stato importante per Mussolini per sedersi al tavolo dei grandi e per far sentire l'Italia grande. E infatti, diciamo, la politica estera della seconda fase fu decisamente più incisiva, cercando di avvicinarsi il più possibile a quelli che erano i paesi che avevano filo-nazisti, filo-fascisti, che avevano delle idee molto simili alle sue, come la Romania, come l'Ungheria, come la Bulgaria. Ehm, l'obiettivo, ovviamente, di Mussolini era quello di espandersi anche, quindi di riprendere il colonialismo, che era sostanzialmente fallito un po' per le campagne colonialiste del, degli anni precedenti. E la prima cosa che fa è invadere l'Etiopia nel 1935. Ehm, poi c'è questa pacificazione della Libia, perché la Libia era italiana dal 1911, ma era in continua guerra civile, era in continua guerriglia, quindi l'invasione dell'Etiopia e la pacificazione, per modo di dire, chiaramente, della Libia, quindi la sottomissione totale della Libia, crearono molto scandalo, molta indignazione, perché comunque furono fatte con estrema violenza, tanto che la Società delle Nazioni per infliggere all'Italia delle sanzioni economiche. E pensate che questa Società delle Nazioni, furono 51 stati su 54 a votare di sì per infliggere queste sanzioni. Le uniche che votarono no furono l'Albania, l'Austria e l'Ungheria. E la cosa incredibile di tutta questa, questo malcontento, questo, ehm, questa situazione, diciamo, è che in realtà il consenso sul Duce aumentò invece che diminuire. Cioè, queste campagne militari, Etiopia, Libia, poi ci fu l'occupazione dell'Albania nel '39, aumentarono ulteriormente il consenso sul Duce, perché il popolo italiano vedeva in lui la possibilità di riuscire a farsi valere anche a livello mondiale ed europeo come grande potenza. Inoltre, ci fu poi una crisi diplomatica con la Grecia, eh, che fu poi rientrata grazie alla mediazione della Gran Bretagna, che portò sicuramente a, diciamo, degli attriti ulteriori, ecco, con gli altri stati.
Ma la cosa che dobbiamo iniziare a rilevare è che in questo periodo, ehm, Mussolini si avvicina sempre di più a eh A alla Germania con Hitler e firma nel 1936 l'asse Roma-Berlino, quindi un accordo, ehm, una stretta di mano tra le due nazioni e anche tra due pensieri politici molto affini.
Infatti, adesso arriviamo alle leggi razziali. Una cosa che mi preme dire è che poi lo vedremo nella nella lezione su su Hitler, Hitler è già un antisemita proprio per eccellenza sin da quando era giovane. Il suo programma politico parte già subito con un fortissimo antisemitismo. Invece Mussolini cambia e aggiunge questo elemento in corso d'opera, quindi ci fu una fortissima influenza del nazismo nella politica di Mussolini.
A un certo punto, ehm, a un certo punto ci sono queste leggi razziali, ma partiamo Dalla colonizzazione perché abbiamo detto che andarono, ci furono diversi territori colonizzati dall'Italia, in modo particolare l'Etiopia e la Libia, dove si trasferirono diversi italiani, uomini italiani per lavorare lì, per avere potere lì e si sposavano con le donne africane facendo dei figli. Quindi Mussolini era molto preoccupato perché prendendo d'ispirazione il nazismo, inizia a suggerire, ad essere convinto che ci fosse una superiorità biologica e culturale della razza ariana, quindi della razza europea degli italiani nei confronti anche degli africani.
Quindi è nel 1937 che fu promulgata la prima legislazione razzista, dove venivano separati nettamente i colonizzatori italiani e la popolazione locale, della serie colonizzatori italiani divisi dal popolo eh africano. Poi nel 1938 nacque la rivista "La difesa della razza", nel '38 sempre anche il manifesto de licenziati razzisti, quindi dove inizia a prendere forma anche questo razzismo antisemita. E poi nel '38-'39 ci sono proprio le leggi per la difesa della razza, dove vengono esclusi gli ebrei dalle scuole, dall'università, vengono esclusi dagli uffici pubblici, dall'esercito e vengono sostanzialmente costretti o a emigrare, e gli è andata bene chi è emigrato per tempo si è salvato dallo sterminio, oppure a vivere nascosti perché comunque non potevano più fare praticamente nulla.
E quindi qui si arriva l'antisemitismo, si arriva al razzismo antisemita, dove, eh, Mussolini inizia convinto, un po' anche da questo nazismo imperante di Hitler, inizia a convincere l'opinione pubblica che gli ebrei sono da da isolare, da allontanare il più possibile. E l'opinione pubblica incredibilmente non reagisce né con sdegno né con preoccupazioni a queste a questa propaganda antisemita. E la posizione, vediamo per esempio, della chiesa è stata un po' contrastante perché il Papa Pio X si oppone, si oppose strenuamente all'antisemitismo dicendolo, parlandone, eh, usando proprio la parola "inammissibile". Ma poi nel concreto non ci furono delle azioni vere e proprie. Anzi, a dire il vero, i gesuiti, ehm, pubblicarono degli articoli pro antisemitismo, eh, però in quel caso lì non era un antisemitismo biologico dettato da una questione proprio biologica o culturale, ma un antisemitismo religioso, quindi ritornava di nuovo l'idea del degli ebrei come colpevoli di aver ucciso Gesù, di di aver portato a morte il Messia.
Quindi qui poi ci fermeremo durante questa lezione perché poi dovremmo vedere nella prossima lo sviluppo del nazismo, quindi poi bisogna are le due cose e poi arriviamo alla Seconda Guerra Mondiale. La cosa che mi preme sottolineare nuovamente è che il pensiero, il partito fascista non era partito sin da subito con un pensiero antisemita, quindi contro gli ebrei. Questo è stato fondamentalmente influenzato moltissimo dal pensiero nazista di Hitler, che comunque era sempre da sin da subito, eh, antisemita e decisamente Pro, addirittura proprio sterminazione degli ebrei.
Benissimo, io spero che vi sia piaciuta questa lezione, una lezione molto compatta. Magari mettete i vostri commenti, che cosa ne pensate di questo periodo, eventuali altre domande e vi aspetto sul mio canale YouTube. Cliccate iscriviti e la campanellina per avere le notifiche e poi vi aspetto, supportatemi anche anche su Instagram e gli altri canali social. A presto.