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Alessandro Barbero - La ribellione di Wat Tyler

Alessandro Barbero Fan Channel1:06:23

Transcription

Buonasera, grazie. Allora, questa, se Dio vuole, è l'ultima. Ce ne sarebbero tante altre e di rivolte popolari del Medioevo, ma magari l'anno prossimo. Per quest'anno, questa è l'ultima e non è la meno interessante, come vedrete.

Ufficialmente si chiama la rivolta dei contadini inglesi. La storiografia inglese da sempre chiamata così, the Peasants' Revolt. In realtà, come scoprirete subito, non è affatto una rivolta soltanto dei contadini. È una rivolta di massa che coinvolge gran parte della popolazione inglese. Non è il mio telefonino, sta dicendo e vero o no.

Allora, per chi di voi c'era ieri e ha sentito raccontare le complicazioni della politica fiorentina, adesso torniamo in un paese medievale più normale. Siamo in Inghilterra, in un regno, appunto, dove il grosso della gente, se Dio vuole, sta in campagna, dove c'è un'unica città che conta qualcosa, Londra, poi tante piccole cittadine con i loro gruppetti di mercanti. Ma insomma, è un grande paese rurale. È un mondo di contadini, di cavalieri, di preti, di monaci. Ci sono ricchissimi monasteri dell'Inghilterra medievale che poi Riccardò privatizzerà quando farà la Riforma, ma questa è un'altra storia.

E allora, in questo mondo di contadini, di cavalieri, di monaci, a un certo punto comincia a crescere fra la gente comune il malessere. Siamo nella primavera del 1381, nel maggio del 1381. Per chi c'era ieri, sono passati tre anni dalla rivolta dei Ciompi di Firenze, non che a loro in Inghilterra importi qualcosa, neanche ne avranno sentito parlare della rivolta dei Ciompi. Però, nell'aria evidentemente c'è qualcosa.

In Inghilterra comincia tutto, cosa non vi stupirà, una protesta contro le tasse. È stata appena riscossa una tassa, una poll tax, come dicono loro, una tassata. Ecco, cos'è il "tè statico"? È la tassa più odiosa di tutte, la più ingiusta di tutte. Pagano tutti uguali. Il paradosso: pagano tutti uguali e proprio per questo è ingiusta, perché il Parlamento ha concesso al re di riscuotere due scellini da ogni uomo sposato e uno scellino da chi non è sposato. E se tu sei un lord, quei due scellini per te non sono niente. E se invece sei un contadino, quei due scellini evidentemente pesano. La poll tax è la tassa più facile da riscuotere, ma è anche la più ingiusta e quella che fa più arrabbiare la gente.

Chi ha la mia età, forse si ricorderà vagamente che tanti anni fa, la signora Thatcher, primo ministro inglese, si mise nei guai perché le venne in mente, da buon primo ministro di estrema destra, di reintrodurre la poll tax in Inghilterra.

La poll tax è stata concessa dal Parlamento. L'Inghilterra, ma non solo l'Inghilterra, qualunque regno della fine del Medioevo funziona in questo modo. E questa è la prima cosa su cui dobbiamo fermarci, perché magari non è così ovvio a tutti, è che in questo mondo medievale ci fosse il Parlamento. Cos'è il Parlamento? L'idea di fondo è questa: il re può fare tante cose, ma non può imporre delle tasse senza il consenso del paese. Il potere di un re medievale non è un potere assoluto. C'è una cosa in particolare che la gente difende gelosamente, ed è il fatto: io non pago se un organismo che, in un modo o nell'altro, rappresenta il paese, non ha dato il suo consenso.

Detto fra parentesi, così ci capiamo meglio: avete presente che più tardi si parlerà di monarchia assoluta, di sovrani assoluti, il Re Sole? Perché sono assoluti quei sovrani del Seicento, del Settecento? Perché possono mettere tutte le tasse che vogliono senza chiedere il permesso a nessuno. Un re del Medioevo non può farlo. Un re del Medioevo deve riunire un'assemblea in cui sono rappresentati i nobili, i baroni, in cui è rappresentato il clero, i vescovi, gli abati, in cui sono rappresentati i mercanti delle città. E a questa assemblea il re deve chiedere il permesso.

In Inghilterra questa assemblea c'è dappertutto. L'Inghilterra è più moderna degli altri paesi, nel senso che la chiama già il Parlamento. Questa assemblea, e la cosa non vi tornerà così strana, quando il re riunisce il Parlamento nell'Inghilterra medievale, lo riunisce diviso in due camere: la Camera dei Lord, dove siedono i baroni e i vescovi, e la Camera dei Comuni, dove sono rappresentati i mercanti delle città e, in generale, il popolo. Ma di fatto sono solo i mercanti delle città. L'unica differenza rispetto ad adesso è che adesso la Camera dei Lord non conta più niente e fanno tutto i Comuni. Noi racconteremo di un'epoca in cui i Comuni venivano consultati anche loro, ma chi davvero comandava era la Camera dei Lord, naturalmente.

Allora, il paese è rappresentato, però la maggioranza degli abitanti, i contadini, si devono fidare che i loro signori si preoccupino un pochino in Parlamento di rappresentare i loro interessi, perché mentre i mercanti di Londra mandano un gruppetto dei loro al Parlamento, i contadini sanno che c'è andato un rappresentante dei monaci del monastero, o c'è andato il Lord. Ecco, speriamo che tenga conto che anche noi non vogliamo pagare troppo. Ma i contadini direttamente non sono rappresentati.

E dunque, questa poll tax è stata riscossa e c'è grande scontento nel paese. Un cronista, sapete, le cose che io vi racconto è perché ci sono dei cronisti dell'epoca che le hanno raccontate, che hanno vissuto queste cose, che le hanno viste succedere e poi si sono seduti, hanno scritto. I cronisti che raccontano la grande rivolta inglese nel 1381 sono tutti ostili. Non è più come nella Firenze dei Ciompi, dove vi ricordate ieri chi c'era, qualche autore che tutto sommato stava con i ribelli, c'era. Qui, noi cronisti siamo quasi tutti monaci o nobili e siamo contrari alla rivolta che racconteremo, ma in genere hanno l'onestà di dire quali erano le ragioni dei ribelli.

È il punto di partenza è questo: sono appena stati riscossi, dice un cronista, dei sussidi. Li chiamavano sussidi, proprio perché non mi sono forse spiegato bene, quando il re ha bisogno di soldi, deve riunire il Parlamento e dire: "Avrei bisogno di aiuto, dovreste darmi un aiutino, un sussidio". È uno dei termini che si usano. Si chiama così perché deve essere ben chiaro che è una tantum. Se poi l'anno prossimo ti servono di nuovo dei soldi, riunisce di nuovo il Parlamento e ci spieghi che cosa ne vuoi fare.

Erano appena stati riscossi dei sussidi eccezionalmente pesanti, concessi con leggerezza in Parlamento ed estorti con la forza al povero popolo. "Questi sussidi non erano di alcun vantaggio al regno, ma erano spesi male e a detrimento dei Comuni". Vedrete che nel linguaggio di questi cronisti che scrivono in latino, "comuni" a ma sono i "commons", la Camera dei Comuni, il popolo. Nel linguaggio inglese, i "comuni" già all'epoca vuol dire tutti quelli che non sono nobili e non sono chierici. E dunque, i comuni, i contadini, gli artigiani, mercanti, mormorano. La gente mormora.

"Le tasse sono state riscosse in modo spietato, troppo. Il Parlamento non doveva concederle. Non fai per interessi. Il Parlamento, si capisce, ci sono solo i signori. Parlamento e, per di più, li sprecano questi soldi. Il governo è corrotto, marcio. Dove finiscono i soldi?"

Non è colpa del re, dice la gente. Prima di dare la colpa al re, ci si mette sempre molto, perché il re è la figura, come dire, sacrale, un po' magica, che rappresenta tutti. Lui è davvero il regno. Quindi, prima di dare la colpa al re, si pensa dieci volte. In questo caso, poi, il re ha 14 anni, Riccardo II, ovviamente non governa lui, lui non può avere colpe. Chi governa e chi ha le colpe, quindi, è lo zio del re, Giovanni, Duca di Lancaster. Noi è il colpevole se i soldi finiscono dove non dovrebbero. Lui e gli altri ministri e, in particolare, il presidente del Consiglio dei ministri all'epoca, non si chiama così, si chiama il Cancelliere, come si chiama ancora oggi in Germania, per esempio. Noi, presidente, il Cancelliere del regno, l'Arcivescovo di Canterbury. Loro sono i colpevoli. Loro dovrebbero rispondere dove sono finiti i soldi.

Fin qua la gente mormora, ma potrebbe anche finire lì. Il problema è che anche il governo è scontento. La tassa ha reso poco. L'anno scorso il Parlamento aveva concesso una tassa uguale a questa e avevamo incassato di più. Come mai quest'anno i soldi non sono arrivati? Bisogna, la cosa vi stupirà, nominare una commissione d'inchiesta. E la commissione d'inchiesta comincia a esaminare i conti e a fare le pulci ai finanzieri che hanno riscosso le tasse.

Qui ci troviamo di nuovo a fermare per raccontare un altro aspetto meraviglioso di come funzionava un regno del Medioevo. Il re non dispone di funzionari a sufficienza per riscuotere direttamente le tasse. L'apparato burocratico è ristretto, sono pochi dipendenti pubblici. Uno pensa: "Bello, bellissimo, pochi dipendenti pubblici". Non è così. Sono pochi i dipendenti pubblici quando devi riscuotere le tasse. Cosa fai? Trovi un banchiere, un finanziere, un privato che anticipa i soldi e poi si incarica lui di riscuotere. Lui, e anticipa fino a una certa somma, ci si mette d'accordo. Poi il finanziere riscuote tutto quello che riscuote in più, viene a lui, naturalmente. E quindi il finanziere manda i suoi scagnozzi privati a riscuotere le tasse.

Per cui la gente, quando deve tirare fuori i soldi, non ha neanche la soddisfazione di mandarli direttamente al re, ma arriva un tirapiedi di un privato a prendere i soldi. Le inchieste si diffondono in tutto il regno e si comincia a dire: "Non sono solo i finanzieri che hanno rubato, è che se hanno riscosso poco, troppa gente non ha pagato".

In un villaggio dell'Essex, siamo nell'Inghilterra meridionale, le contee più vicine a Londra, a Brentwood, nell'Essex, arriva un commissario sostenendo che gli abitanti non hanno pagato abbastanza, anzi, non hanno proprio pagato. Devono ripagare di nuovo la tassa. La gente non è contenta. Gli abitanti del villaggio si radunano in piazza. Il commissario è lì. Gli abitanti, un centinaio di scalmanati, cominciano a insultarlo. Il commissario minaccia di farli arrestare. Loro minacciano di fargli la pelle. Il commissario scappa da Brentwood e corre a Londra dal governo a lamentarsi di essere stato aggredito.

Gli abitanti di Brentwood capiscono di averla fatta grossa. Hanno paura che arrivi la punizione. Cosa fanno? Siamo nell'Inghilterra di Robin Hood. È passato tanto tempo, ma la mentalità della gente ancora quella. Dove si va? Nella foresta. Scappiamo nella foresta, dove tutti i fuorilegge trovano rifugio. Stanno nella foresta un giorno, due giorni, tre giorni. Non succede niente. Però sono spaventati. A questo punto cominciano a dire: "Visto che siamo in ballo, noi cerchiamo di convincere anche gli altri villaggi a fare resistenza contro le tasse, a insorgere".

Proprio in quel momento arriva lì un giudice dal re, mandato a indagare su quello che sta succedendo. Cos'è questa insurrezione? Cos'è che avete minacciato il commissario del fisco? Ecco che succede in questo posto. Il giudice comincia a istruire un processo. Istruire un processo vuol dire reclutare una giuria. È una delle garanzie della Magna Carta. Ogni uomo libero ha diritto a essere giudicato da una giuria di suoi pari. Bellissima cosa. Ma quando un giudice del re deve riunire una giuria, chi viene nella giuria? I ricchi del posto, i notabili, le persone influenti, quelli che hanno studiato. C'è sempre qualche avvocato, qualche laureato. In quelli vanno in giuria. Dal punto di vista del contadino, non sono i miei pari, sono sempre i signori che vanno in giuria.

E a questo punto, quando il giudice del re, Sir Robert Belknap, sta radunando la giuria per giudicare i colpevoli di questa insurrezione, questa prima insurrezione, la folla lo aggredisce. Aggrediscono il giudice, lo acchiappano, accusandolo di tradimento contro il re e il regno. Questa è una cosa che è già chiara fin da ora nella testa di quelli che stanno insorgendo e che poi insorgeranno sempre più numerosi. E chi c'era ieri e l'altro ieri sa che è sempre così in queste rivolte medievali: loro, i ribelli, non stanno facendo niente di illegale, stanno ristabilendo la giustizia. I traditori sono gli altri, il governo, i giudici, i nobili. Loro sono i traditori e noi ristabiliamo la giustizia secondo la legge.

Quindi, la folla accusa il giudice del re di essere un traditore. Lo prendono e lo costringono a giurare sulla Bibbia che non condurrà mai più inchieste come quella contro la brava gente che si è ribellata contro un'ingiustizia. E fin qui va ancora bene. Poi, però, vogliono sapere: "Lui dice chi aveva accettato di sedere nella tua giuria? Vogliamo i nomi". E il giudice fa i nomi. E la folla va a casa dei giurati, li prende, li trascina fuori e li decapita e brucia le loro case. Anche qui, attenzione: decapitare qualcuno e distruggere i suoi possedimenti è quello che la giustizia del re fa ai traditori, è la pena per il tradimento. Quello che la gente sente: questi che accettavano di fare, di mettere in piedi questi processi, sono dei traditori. Noi siamo invece dalla parte della giustizia, della legalità e del re, che poverino ha 14 anni e non sa di essere circondato di traditori.

A questo punto, l'insurrezione, l'insurrezione dilaga e prende di mira. Vabbè, tanto vale che vi legga il cronista. "Si proponevano di uccidere tutti gli avvocati, giurati e funzionari del re che potessero trovare. Tutti i traditori, lo Stato, la giustizia, tutto un sistema marcio, corrotto, ai danni del popolo, ovviamente". Tutti i nobili, notabili e la gente che ha studiato scappa dall'Essex. E rapidamente, però, l'insurrezione dilaga anche nelle contee vicine. Gli insorti scrivono agli altri villaggi: "Anche voi dovete ribellarvi". E le insurrezioni dilagano. Gli apprendisti lasciano i loro padroni per unirsi ai ribelli. Anche qui c'è tutto un mondo. Intanto, non sono solo contadini. Gli apprendisti sono quelli che stanno a bottega dal fabbro, dal tessitore, no? Ecco, dal bottaio, dal sellaio, la fabbrica. Ecco, quelli già gli apprendisti sono artigiani. E naturalmente gli apprendisti sono i giovani, sono i giovani che scappano, mollano il lavoro, la bottega, per andare a unirsi a questa cosa fantastica che sta succedendo.

Sono sempre in avanti i cronisti che raccontano questa cosa. Benché siano orripilati da quello che stanno raccontando, però ci danno una serie di dettagli che fanno vedere con la massima chiarezza, appunto, l'estrema lucidità di questi ribelli e la loro certezza che loro non si stanno ribellando contro il regno. Anzi, loro sono il regno. Per esempio, la gente scappa dai villaggi per unirsi alla folla dei ribelli. A un certo punto viene fatta un'ordinanza: "Quelli che abitano nelle zone costiere devono stare a casa e non venire a unirsi alla ribellione, perché c'è la guerra, c'è sempre la Guerra dei Cent'anni che non finisce mai, naturalmente, e ci sono i francesi dall'altra parte della Manica. I villaggi costieri sono continuamente minacciati. E noi, noi non ci prendiamo la responsabilità di allontanare gli uomini validi dalle coste. Il regno è in guerra e noi, i ribelli, ce ne facciamo carico e noi decidiamo che i ribelli che vivono lungo le coste restano lì per continuare a difendere il regno dai maledetti francesi".

E poi dice un cronista: "E dicevano che c'era più di un re e che loro avrebbero accettato e obbedito un solo re, Re Riccardo, perché più di un re. Il reggente Giovanni, Duca di Lancaster, odiatissimo zio del re, ha sposato, ha sposato l'erede del regno di Castiglia e sostiene di essere lui il vero titolare del regno di Castiglia, quindi si firma Re di Castiglia. Questa cosa ai buoni sudditi inglesi non piace per niente. Due re nel regno non li vogliamo, solo uno, il vero re Riccardo".

E ancora, i cronisti che scrivono tutte in latino, sono quasi tutti monaci. I cronisti che scrivono in latino dicono: "E avevano una parola d'ordine in inglese". E a questo punto i cronisti riferiscono in inglese, inglese di fine Trecento, quale era la parola d'ordine dei ribelli: "Whom all'drew con?" Letteralmente: "Con chi tieni?". E la risposta era: "With King Richard, and the true commons". "Con Re Riccardo e con i fedeli Comuni". E chi non sapeva o non voleva rispondere così, veniva decapitato.

Dilagano in tutta l'Inghilterra meridionale, arrivano a Canterbury. Canterbury è il grande santuario, la sede del pellegrinaggio più importante d'Inghilterra. Ricordate Chaucer, i "Racconti di Canterbury", grande capolavoro della letteratura inglese medievale scritto in quegli anni, che racconta proprio un pellegrinaggio a Canterbury. Tutti vanno a Canterbury. I ribelli bloccano tutte le strade che vanno a Canterbury e fermavano tutti i pellegrini, di qualunque condizione, anche i signori, e li facevano giurare. E i pellegrini fermati dai ribelli dovevano giurare prima di essere fedeli al Re Riccardo e ai Comuni. Secondo, questo è bellissimo, che non avrebbero accettato nessun re che si chiamasse Giovanni. Il Duca di Lancaster si chiama Giovanni, però qui c'è anche qualcos'altro, perché tutti loro, da bambini, hanno sentito le storie del buon Riccardo, del cattivo Re Giovanni. Avete presente, no? Il cattivo è Giovanni. E allora, un re in Inghilterra non può chiamarsi Giovanni. È inutile, il primo Re Giovanni ha rovinato la piazza per sempre. E il Duca di Lancaster, con quel nome, non ha speranze.

E ancora, i pellegrini che vanno a Canterbury, quando vengono fermati dai posti di blocco, devono giurare che quando saranno tornati ai loro villaggi, lì inciteranno a ribellarsi e che non avrebbero accettato nessuna tassa riscossa nel regno, tranne quelle che i loro padri e antenati avevano conosciuto e accettato. Dove c'è, appunto, fortissima l'idea che io pago le tasse perché accetto di pagarle. La teoria è che mi rappresenta il Parlamento, ma se decido che il Parlamento non mi rappresenta e decido io che tasse sono disposto a pagare e quali tasse sono disposto a pagare, questo è l'altro aspetto fondamentale della mentalità medievale. Quello che hanno accettato i miei padri, sono tenuto ad accettarlo anch'io. Non sarebbe giusto, ma nessuno mi può costringere. Aggiungere qualcosa: nessuno può cambiare le leggi a mio danno. Le leggi che c'erano al tempo di mio padre, io ho il diritto che continuino anche adesso.

E dunque, invadono Canterbury e gridano: "L'arcivescovo non è lì, l'arcivescovo, capo del governo, è al re". Ma loro invadono Canterbury e gridano ai monaci che adesso devono eleggere un nuovo arcivescovo, che scelgano pure uno fra loro, fra i monaci, ma che elegano un nuovo arcivescovo perché l'arcivescovo che c'è adesso è un traditore e sarà decapitato per la sua malvagità. E il cronista che racconta questo annota: "E lo fu davvero, entro cinque giorni". Saccheggiano il palazzo dell'arcivescovo. Ovviamente, il palazzo è pieno di ricchezze. "Vedi la prova che il governo ruba. Adesso lo andremo a prendere l'arcivescovo e lo costringeremo a rendere conto di come ha usato i nostri soldi". E la gente della cittadina di Canterbury è tutta con loro.

Dopodiché, dopo di che, in quel momento, di colpo, l'insurrezione si complica con una nuova rivendicazione. Ci spostiamo. Finora erano le tasse e la corruzione del governo. Adesso, di colpo, entra in campo un altro aspetto che, per gran parte dei contadini dell'Inghilterra, è una cosa importantissima: la servitù. In Inghilterra vige la servitù. Non dovete immaginare la servitù della gleba in modo folkloristico, come qualcosa, appunto, che solo lo "ius primae noctis" o altre robe del genere. È una cosa molto tecnica. Semplicemente, moltissimi contadini, non tutti, hanno degli obblighi ereditari per cui devono fare dei lavori gratis per i loro signori.

Questo lo spiega molto bene un cronista francese, il quale racconta questa cosa. E dovendo raccontarla al suo pubblico francese, in Francia i servi sono pochissimi, dovendo raccontare al suo pubblico francese, il cronista cosa descrive perfettamente questa situazione: "C'è un'usanza in Inghilterra che i nobili hanno grande libertà sui plebei e li tengono in servaggio, cioè gli affittuari devono arare le terre del signore, mietere e immagazzinare il suo grano, e trebbiare, e per obbligo tagliare il suo fieno e la sua legna e portarli a casa gratis, si intende. E tutte queste cose le devono fare perché sono servi. E c'è più di questa gente in Inghilterra che in ogni altro regno".

Allora, caso vuole che proprio nel momento in cui i Comuni stanno ribellandosi si in tutta l'Inghilterra meridionale, in una cittadina del Kent, a Gravesend, un cavaliere, Sir Simon Bar, sta facendo causa a un abitante di quella cittadina, sostenendo che è un suo servo e perciò dovrebbe essere a casa al villaggio a lavorare per lui, e invece se n'è andato senza permesso in città, e quindi adesso lui lo rivuole. Le autorità di questa cittadina chiedono al cavaliere se si può mettere d'accordo. "Adesso quest'uomo vive qui da noi, è diventato un abitante di Gravesend, noi vorremmo vedere se si può liberarlo". Sor Simon chiede una somma enorme, 300 sterline, al cambio grosso modo centomila euro, una somma che avrebbe rovinato il pover'uomo. Gli abitanti, sindaco in testa, chiedono al nobile cavaliere se per piacere potrebbe moderare le condizioni, dicendo che l'uomo era un cristiano e di buona reputazione e che non era giusto che fosse rovinato per sempre. Al che, il detto Ser Simon si adirò, disprezzando molto questi bravi cittadini, e per la sua alterigia ordinò ai due sergenti del re che lo accompagnavano di legare quest'uomo e incarcerarlo. Capite come funziona? Se tu sei un nobile cavaliere, fai causa a un poveraccio, automaticamente hai già alcuni poliziotti che ti accompagnano. Ecco perché siete già per scontato che comunque, in vetta, hai ragione tu. I sergenti del re, i poliziotti, di fatto. Dunque, Sir Simon fa arrestare quest'uomo.

E i Comuni cominciarono ad agitarsi. E a questo punto, come un incendio fra le folle dei ribelli che sono già lì che battono il paese a caccia di avvocati, fra le folle dei ribelli comincia a correre questa voce: "Adesso c'è anche un'altra cosa. Adesso vogliamo anche farla finita con la servitù". E i cronisti sono straordinariamente attenti. Cronisti, ripeto, sono monaci, sono gente intelligente e colta, sono contentissimi che la rivolta sia fallita, però sono capaci di capire esattamente come ragionava questa gente e di ripetere i loro discorsi. "Questa gente infelice cominciò a sollevarsi perché dicevano che erano tenuti in grande servitù e all'inizio del mondo, dicevano, non c'erano servi. Perciò dicevano che nessuno dovrebbe essere servo e non capivano perché dovevano essere sottomessi come bestie e dissero che non l'avrebbero più sopportato perché volevano essere tutti uguali. E se arava o faceva qualcosa per il loro signore, volevano essere pagati come gli altri". Come vedete, appunto, la sostanza poi è quella. C'è gente che ha degli obblighi per cui deve lavorare gratis e questo non va bene. Vogliamo essere tutti uguali.

Ora, se queste idee si diffondono in un attimo fra la folla dei ribelli, è perché covavano già da tempo. Già da tempo in Inghilterra la gente mormorava e protestava che la servitù era una cosa ingiusta. E se lo facevano, lo facevano anche apertamente, e perché c'erano anche dei preti, dei parroci, che a messa gli dicevano queste stesse cose, e cioè che la servitù è ingiusta e che bisognerebbe ribellarsi. Un parroco in particolare, molto famoso, che in quel momento di colpo diventa uno degli idoli dei ribelli, ma che già da molto tempo aveva molta influenza, si chiamava John Ball. John Ball, come dicevano loro, che davano del "sir" sia ai cavalieri sia ai preti. Allora, "Sir John Ball", ovvero, come riferisce un monaco, "queste idee le aveva un prete matto nella contea di Kent chiamato John Ball, che per le sue folli prediche era stato imprigionato tre volte dall'Arcivescovo di Canterbury". Perché questo è un prete e l'arcivescovo, una volta lo chiama: "Mi risulta che tu dici... non farlo più". Poi arrivano di nuovo i rapporti, quello continua. Lo chiama di nuovo: "Guarda che ti tolgo la parrocchia, ti tolgo la parrocchia, ti proibisco di predicare". E quello continua. Cosa fai? Lo imprigioni tre mesi nel tuo castello di Canterbury e poi gli dici: "Adesso vai e non peccare più". E quello ogni volta ricomincia.

E cosa raccontava ai suoi fedeli John Ball? "Le cose non vanno bene in Inghilterra e non miglioreranno finché tutto non sarà comune e non ci saranno più villani né gentiluomini, ma che siamo tutti uniti e i signori non siano più padroni". Insomma, era un comunista fondamentalmente. John Ball era un prete, avrebbe dovuto solidarizzare con i signori, ma si vede che era un prete figlio di contadini. Nelle sue prediche, quando diceva "i", intendeva "i", la povera gente. "E loro, i ricchi, loro si vestono di velluti e pellicce, e noi di tessuti da poco. Loro hanno i loro vini, spezie e pane bianco, noi abbiamo gli avanzi e beviamo acqua". Orrenda nel Medioevo essere ridotti a bere acqua, il massimo della deprivazione, dell'angoscia. "Loro se ne stanno nelle loro belle case e noi fuori a lavorare al vento e alla pioggia, e coi frutti della nostra fatica mantengono la loro bella vita. Ci chiamano servi, se non siamo pronti a obbedire ci bastonano. Andiamo dal re e giovane, mostriamo gli la servitù in cui siamo tenuti e facciamogli capire che deve cambiare". Così diceva John Ball la domenica, quando la gente usciva dalle chiese nei villaggi. E perciò molti dei plebei lo amavano. E così mormoravano fra loro nei campi e per la strada, dicendo che John Ball diceva la verità.

E dunque, quando i ribelli decidono di intraprendere questa crociata contro la servitù, vanno a cercare John Ball dove? John Ball delle prigioni dell'arcivescovo. E andiamo e lo liberiamo e faremo arcivescovo lui. E quando fu liberato, predicò un sermone che cominciava così: "Quando Adamo zappava e Eva filava, chi era allora un gentiluomo?". E cercò di provare che tutti gli uomini sono creati uguali dalla natura. Nota bene: bisogna stare attenti è che tutti gli uomini sono creati uguali dalla natura è una verità ovvia che qualunque intellettuale del Medioevo avrebbe riconosciuto. È ovvio ed evidente, tutti gli uomini sono creati uguali, non c'è il minimo dubbio sul piano teorico. E così è davanti a Dio, è così. Nessuno mai nel Medioevo si sarebbe sognato di pensarla diversamente. Tutt'altra cosa è dire: "Ah, ma allora la servitù, i ricchi, che cosa c'entra?". Quello non c'entra. Siamo creati uguali, poi quello che è successo con la storia umana è quello, è colpa nostra. Mentre invece pretendere coerentemente di dire: "Se siamo creati tutti uguali, vogliamo essere uguali anche nella vita vera", allora lì è la cosa su cui non erano più tutti d'accordo. Anzi, John Ball invece voleva arrivare a quello.

"Che se Dio avesse voluto creare i servi, sicuramente fin dall'inizio avrebbe stabilito chi era servo e chi signore". E un cronista, uno dei più ostili a John Ball, conclude: "Era guardato dai Comuni come un profeta. Ebbe poi la sua ricompensa quando fu trascinato, sbudellato, impiccato e decapitato come traditore". Ma nel frattempo la rivolta dilaga e l'abolizione della servitù diventa la prima delle richieste.

Vengono a Londra a parlare col re per essere resi liberi, perché non volevano servi in Inghilterra. Dove, di nuovo, notate, questi sono tutti cronisti ostili e che non hanno nessun interesse a esagerare la coerenza e la chiarezza di queste richieste, e invece tutti lo dicono: "Avevano una richiesta chiarissima e non era 'io voglio essere libero', era 'tutti devono essere liberi'". Dove? Nello spazio che è il nostro, il regno d'Inghilterra. Noi siamo il popolo d'Inghilterra e non vogliamo più che nel regno d'Inghilterra ci siano dei servi.

A questo punto, i ribelli marciano su Londra. Il 12 giugno sono a Blackheath, un quartiere di Londra oggi a sud del Tamigi, dove c'è l'osservatorio di Greenwich. All'epoca è un villaggio. Londra all'epoca piccolissima corrisponde alla City di oggi, che non per niente si chiama la City, perché la città era quello in origine. Dunque, i ribelli sono a pochi chilometri da Londra e nessuno li può fermare. Il Duca di Lancaster, reggente del regno, è alla frontiera scozzese, lontanissimo. C'è il re con i suoi consiglieri. E il re manda ai ribelli un cavaliere per chiedere: "Che cosa vogliono? E perché motivo si sono mossi?". Risposero che erano insorti per salvarlo, il re, e per distruggere chi tradiva lui e il regno. Il re risponde chiedendo di fermarsi e promettendo che verrà a parlare con loro e ad ascoltare le loro richieste. Gli insorti gli dicono: "Benissimo, noi siamo qui a Blackheath, ti aspettiamo qui domattina".

Il re promette di venire. Riunisce il suo consiglio nella Torre di Londra, presieduto dall'arcivescovo. Discutono cosa fare. L'unica è andare a sentire cosa vogliono. Il 13 giugno, al mattino, il re sente messa nella Torre di Londra, che è la fortezza, naturalmente. La Torre è la fortezza con cui il re controlla la città di Londra e dove lui si difende da qualunque minaccia. Il re sente messa nella Torre, poi si imbarca su una barca sul Tamigi insieme all'arcivescovo, al tesoriere, i principali ministri, e comincia a scendere il Tamigi per andare incontro ai ribelli. Man mano che attraversa, vanno giù sulle rive, c'è una folla sempre più numerosa che acclama, urla. Dopo un po' si prendono paura sulla barca, si fermano e discutono cosa fare. Decidono che è troppo rischioso attraccare, meglio tornare indietro.

I ribelli, quando vedono che torna indietro, si infuriano e gli mandano una delegazione: "Le nostre richieste? Vogliamo la testa del Duca di Lancaster, la testa dell'arcivescovo, la testa del tesoriere". Segue l'elenco di 15 ministri di cui i ribelli vogliono la testa, nome e cognome. Il re risponde di no. Torna a Londra in barca, si chiude nella Torre con i suoi consiglieri. E a questo punto i ribelli marciano davvero su Londra. Arrivano al Ponte di Londra, unica via d'accesso attraverso il Tamigi. Il Ponte di Londra all'epoca, un ponte levatoio, il sindaco di Londra lo ha fatto alzare. Ma il popolo di Londra tumultua e pretende che il ponte sia abbassato e i ribelli fatti entrare: "Perché non lasciamo entrare questa buona gente in città? Sono i nostri compagni e quello che fanno lo fanno per noi". I ribelli garantiscono che se entrano in città non saccheggeranno, non commetteranno violenze, e tutto quello che prendono lo pagheranno. La folla obbliga il sindaco ad aprire le porte e calare il ponte.

I ribelli entrano. Tavoli in strada e da mangiare per tutti. Dopodiché, i ribelli mantengono la parola: nessuna violenza. Il problema è che i londinesi cominciano le violenze. La folla di Londra assalta il Savoy, il palazzo del Duca di Lancaster, è il più ricco palazzo di Londra, da poco costruito, pieno di ogni sorta di ricchezze. La folla assalta il Savoy, lo devasta da cima a fondo e lo brucia. E l'ora dalle fondamenta. Qualche cronista ostile dice: "Sì, chissà quanti sono morti ubriachi nelle cantine del Savoy, dove il Duca di Lancaster aveva i suoi vini francesi, naturalmente". E i cronisti più onesti dicono: "Non hanno saccheggiato niente, anzi, avevano dichiarato che se qualcuno saccheggiava, lo avrebbero impiccato. Noi non siamo dei ladri". Le ricchezze del Savoy, tutti gli oggetti preziosi sono stati distrutti e buttati nel Tamigi. I tessuti preziosi stracciati, le pietre preziose, le perle pestate nel mortaio. Poi hanno trovato l'abito di gala del Duca di Lancaster, l'hanno montato su un manichino e gli hanno tirato con l'arco al bersaglio. Dopodiché procedono a incendiare le case dei ministri, dei giudici, dei funzionari del re. Tutte le prigioni vengono aperte e molta gente viene decapitata, appunto, funzionari, uomini di legge, avvocati, tutti quelli che riescono a catturare, sono trascinati fuori anche dalle chiese e decapitati. I cronisti notano: "I ribelli non uccidevano mai nessuno se non per decapitazione". Di nuovo, è la forma legale di esecuzione dei traditori. Noi non siamo una marmaglia senza legge che linccia la gente, noi siamo il popolo del regno che fa giustizia secondo la legge.

E il re è assediato nella Torre. E la folla fuori grida: "Vogliamo parlare col re". E il re quattordicenne fa bandire dalle finestre che se vogliono parlare con lui, si trovino tutti domani mattina a Mile End, che è un grande prato lì fuori Londra all'epoca, dove i bravi londinesi la domenica andavano a spasso. Lì c'è spazio per tutti. Ci sono centomila ribelli dentro Londra in questo momento, secondo i cronisti. Il re fa anche dire che se tornano alle loro case, li perdonerà. I ribelli rispondono che non torneranno a casa finché non avranno catturato i traditori e ottenuto l'abolizione della servitù.

Il re è lì nella Torre coi suoi consiglieri. Dalla Torre vedono bruciare le case, le loro stesse case. I ministri vedono bruciare le loro case. La folla è fuori a perdita d'occhio. Non c'è niente da fare, bisogna andarci. O meglio, l'arcivescovo cerca di svignarsela. L'arcivescovo di Canterbury, è un bel momento, esce da una porticina sul Tamigi per prendere una barca e scappare. Lo vede una lavandaia, comincia a gridare, accorre gente. L'arcivescovo è costretto a tornare dentro.

Il giorno dopo, venerdì 14 giugno, alle 7 del mattino, il re a Mile End, davanti ai ribelli, accompagnato dai suoi cavalieri, tutti quelli che... ah, non molti. I ribelli sono lì in massa. E all'arrivo del re, si inginocchiano davanti a lui. E il capo dei ribelli, perché c'è un capo, salta fuori a questo punto, si chiama Wat Tyler. È uno di quei cognomi che indicano il mestiere, un fabbricante di tegole, uno che fabbrica tegole e mattoni, un artigiano. Ancora una volta, Wat Tyler si presenta davanti al re, ha una bandiera di San Giorgio, il protettore del regno, l'insegna ufficiale del regno. Wat Tyler si presenta davanti al re e lo prega di permettere che facciano giustizia dei traditori e lo prega di concedere che d'ora in poi nessuno sia più servo o debba lavorare gratis in Inghilterra.

È il re, davanti ai ribelli, fa proclamare che tutte le loro richieste sono accettate. E a questo punto si torna a Londra. I ribelli dietro, e il re torna nella Torre. E i ribelli invadono la Torre. Qui i cronisti, ovviamente, si divertono a descrivere questa marmaglia che entra nelle stanze del re, tira la barba, i suoi cavalieri si siedono sul letto del re. C'è la regina madre con il re, entrano nei suoi appartamenti, uno le dice: "Dammi un bacio, bella". Dopodiché, dopodiché ci sono anche molti soldati, fanno causa comune con i ribelli. Nessuno li ferma.

L'arcivescovo è nella cappella che aspetta. L'arcivescovo sa benissimo cosa sta per succedere. Quel mattino, all'alba, ha cantato messa, si è confessato, ha confessato tutti gli altri. E poi, nell'attesa, ha fatto dire dal re messa, ha fatto dire una messa dopo l'altra. Anche lui partecipa, canta le litanie. Durante una di queste messe, quando arriva alle parole "Omnes Sancti, orate pro nobis" (Tutti i santi, pregate per noi), la folla entra e lo trascina fuori. Fuori ci sono centomila persone che lo aspettano. Un enorme tumulto. Lo trascinano fuori insieme a quattro ministri, e li decapita. Poi la testa dell'arcivescovo, e degli altri ministri, vengono portate in processione, infisse su lance, fino all'Abbazia di Westminster, per far ben vedere a tutti che giustizia è fatta dei traditori. Poi le portano al Ponte di Londra, e lì sul cancello della città le piantano lì, in bella vista, la testa dell'arcivescovo, in modo che si capisca bene chi è. Gli piantano, inchiodano in testa una mitra rossa, in modo che si veda che è lui.

Dopodiché, dopodiché, le cose però scappano anche di mano, come succede quando la violenza rivoluzionaria non ha più limiti. Per esempio, per esempio, c'è una deriva xenofoba. Londra è l'unico porto importante, l'unica grande città commerciale del regno, ed è piena di stranieri. È piena di mercanti stranieri. Ci sono gli italiani, i Lombardi, come dicono loro, ancora oggi nella City c'è Lombard Street. Ma in quell'epoca, italiani sono pochi, sono soprattutto fiamminghi, mercanti che vengono dalle Fiandre, mercanti, banchieri. La gente li odia, come sempre. Quelli sono ricchi, fanno i soldi. E a un certo punto, tra i ribelli corre la parola d'ordine che è: "È andato Giorgio, è dato il permesso di ammazzare i fiamminghi, anzi, ha dato ordine di ammazzare i fiamminghi". Chi non si sa, però non importa. Ordine di decapitare tutti i fiamminghi. E allora la gente comincia la caccia allo straniero. E anche quelli li trascinano fuori e li decapita. Dice un cronista: "Circa 150 ammazzati, e si vedevano i mucchi di cadaveri nelle piazze".

E il re, prigioniero a tutti gli effetti dei ribelli, comincia a produrre quello che loro hanno chiesto: documenti ufficiali, documenti ufficiali in cui perdona i ribelli per tutto quello che eventualmente possono aver fatto, e soprattutto abolisce la servitù. Ogni villaggio vuole la sua pergamena. "Noi veniamo da Brentwood, vogliamo la pergamena dove il re dice che a Brentwood la servitù è abolita". E ogni villaggio vuole le sue, ogni contea vuole la sua. E il re mette al lavoro tutta la sua cancelleria, 30 chierici, per tutta la giornata producono documenti ufficiali di abolizione della servitù. C'è un piccolo problema: un documento ufficiale, per avere valore, deve essere sigillato con il Gran Sigillo Reale e controfirmato dal detentore ufficiale del Gran Sigillo. Chi è il detentore del Gran Sigillo? Il Cancelliere del regno, l'Arcivescovo di Canterbury, la cui testa in questo momento è inalberata. Non c'è un Cancelliere. Non si possono produrre documenti legalmente validi. I ribelli: "Di colore, non stai scherzando!". Il re nomina un Cancelliere per un giorno, prende uno qualunque, lo fa Cancelliere, gli consegna il Gran Sigillo. A questo punto i documenti sono validi e molta gente comincia a tornare a casa, sventolando la pergamena che dice: "Tutti i servi sono liberi". E viene anche concessa una Grande Carta per tutto il regno, in cui il re dichiara che in tutto il regno d'Inghilterra tutti sono liberi.

Ci sarebbero mille cose che succedono, ma bisognerà saltarne un po', perché altrimenti tenete conto che questo è quel che succede a Londra, ma in tutta l'Inghilterra la gente insorge. Veridico, a Cambridge, dove c'è l'università. La gente del posto, ovviamente, odia i professori e gli studenti, i quali hanno i loro privilegi, vivono a Cambridge, ma non hanno nessun obbligo verso il comune, non pagano le tasse comunali, non obbediscono al sindaco. Quindi la rivoluzione a Cambridge si traduce in questo: che la gente assalta l'università, col sindaco in testa, dando l'assalto all'università, e costringono i professori e gli studenti a rinunciare a qualunque privilegio che il re abbia mai concesso. D'ora in poi, l'Università di Cambridge ubbidirà al Comune di Cambridge. Basta privilegi.

Nel nord, il capo dei ribelli è un tintore, John Lister. E nel Norfolk, nel nord dell'Inghilterra, i ribelli vanno di villaggio in villaggio e vanno a casa dei nobili, dei cavalieri, dicendogli: "Anche voi dovete stare con noi, perché la nostra causa è quella giusta, vero che venite con noi anche voi?". E i nobili, cavalieri, presi uno per uno, seguono alla folla dei ribelli. C'è soltanto un cavaliere che protesta: Sir Robert de Salle. Era il cavaliere più famoso d'Inghilterra, era l'uomo più alto d'Inghilterra, più forzuto d'Inghilterra, è considerato il più coraggioso d'Inghilterra, un grande guerriero. Era uno che non era neanche nato nobile, era un plebeo che il re ha fatto cavaliere per il suo enorme valore in battaglia. Anche se Robert de Salle viene costretto a seguire i ribelli. Ma mentre gli altri cavalieri stanno ben zitti, se Robert de Salle non sta zitto e sostiene che non è giusto quello che stanno facendo e che finirà malissimo e che dovrebbero vergognarsi. Finalmente, uno dei contadini non ne può più, e un suo servo, è un suo servo, prende un bastone, gli dà una botta in testa e lo ammazza. E il cronista commenta: "Un cavaliere che avrebbe messo in fuga mille di quei rustici, se se lo fossero trovati davanti su un campo di battaglia, e invece lì, in quel contesto, l'hanno ammazzato come niente. Sono forti, sono tanti".

Però poco dopo, i ribelli del Norfolk mandano una delegazione al re con le loro richieste. E questa delegazione si imbatte nel Vescovo di Norwich. Il Vescovo di Norwich, con alcuni dei suoi cavalieri, sulla strada, vede arrivare questa delegazione dei ribelli. Il Vescovo di Norwich, a York, è Spencer, è un giovanotto che preferisce la guerra e la caccia al dire messa, come non è raro tra i vescovi dell'epoca, ed è uno bellicoso e manesco. Vede arrivare questa delegazione dei ribelli, gli chiede chi sono. Quando ha capito chi sono, li fa catturare e li fa decapitare tutti quanti. Dopodiché, raduna gli uomini d'arme, i nobili del circondario, e marcia verso il grosso dei ribelli del Norfolk. Li affronta. I ribelli, vedendola arrivare, si sono trincerati dietro un fossato, hanno fatto una specie di barricata. Ma qui, come sempre in queste storie che vi...

Racconto. Si vede che al momento in cui la parola è alle armi, o un nobile signore sbaraglia come niente venti contadini, non c'è niente da fare. Se sei a cavallo, armato, e soprattutto sai combattere, non c'è storia. Il vescovo carica i ribelli, 100 volte più numerosi, li sbaraglia, li mette in rotta, cattura il capo, John Lister. Lo processa. John Lister è condannato a essere trascinato e impiccato.

Trascinato vuol dire che, per portarlo al patibolo, lo legano alla coda del cavallo per i piedi e lo portano al patibolo così, rimbalzando dietro al cavallo. Dopodiché, siamo nel Medioevo, è una società piena di sorprese. Dopo tutto questo, il vescovo confessa John Lister, lo assolve e poi lo accompagna al patibolo reggendo gli la testa cui è legato per i piedi al cavallo. Naturalmente, reggendogli la testa perché non si rompa la testa sulle pietre. Dopodiché, al patibolo, viene impiccato.

Torniamo a Londra. A Londra, il re va in pellegrinaggio all'abbazia di Westminster. Prega nell'abbazia, prega la Madonna. A Westminster c'è un'immagine miracolosa della Madonna, di cui il re è particolarmente devoto. Parla a lungo con l'eremita che vive murato nei sotterranei della cattedrale, perché lì c'è un eremita il quale, volontariamente, per allontanarsi dal mondo, ha chiesto di essere murato nella cattedrale. C'è uno sportellino, gli danno da bere, da mangiare, ovviamente, eccetera. Il re scende e si intrattiene a lungo con l'eremita.

E poi, e poi fa proclamare che adesso è lui che vuole parlare con i ribelli. Noi non sappiamo in realtà se abbia un piano il re, o se sono i ribelli che hanno insistito, che vogliono parlargli ancora. Quello che è certo è che si trovano di nuovo fuori Londra, in un altro di questi grandi prati. E ci sono, fuori Londra, Smithfield. E lì, di nuovo, c'è la folla dei ribelli e il re con pochi cavalieri e con il sindaco di Londra. E Wat Tyler di nuovo esce dalla folla e viene incontro al re a cavallo.

Qui abbiamo descrizioni dettagliatissime di quello che succede. Vota il re a cavallo, anche se lui è un fabbricante di tegole, non è mai andato a cavallo in vita sua. Però è a cavallo perché i suoi 100.000, no, sono diminuiti nel frattempo, sono già molto diminuiti, tanta gente è tornata a casa. I suoi, li a piedi, lo vedono. Sta andando dal re. Il nostro Wat Tyler va, discende da cavallo davanti al re, la spada in mano. Si inginocchia, ammette un ginocchio a terra. Ha comunque la consapevolezza che di fronte al re ci sono regole da rispettare. Mette in però, poveretto, ha una vaga idea delle regole da rispettare, ma molto vaga. Dopo essersi inginocchiato, si rialza e stringe vigorosamente la mano al re, dicendogli: "Fratello, stai sereno, perché vedi quanti uomini ci sono e ne stanno arrivando altri."

Il cronista dice: "Sì, tranquillo e gioioso." Sono leggermente interpretato, ma insomma, "vedi quanti uomini, quanti siamo, ne arriveranno altri e saremo buoni compagni." Il re gli dice: "Ma perché non tornate al vostro paese?" E Wat Tyler risponde che non hanno ancora ottenuto tutto quello che vogliono. E il re dice: "Va bene, vi darò quello che volete. Cosa volete ancora?" E Wat Tyler dice: "Tanto hanno fatto un salto di qualità, la servitù è stata abolita, benissimo, ma non ci basta più. Non si devono fare nuove leggi, sempre la solita storia, no? Le leggi del tempo dei miei padri, non vanno bene, quelle nuove sono sempre fregature, non le voglio. Vivremo secondo le vecchie leggi del tempo dei nostri padri e nessun lord deve più avere una signoria, ma la terra deve essere divisa fra tutti." Il vecchio comunista John Ball, nel frattempo, ha lavorato chiaramente in mezzo ai ribelli. "Solo il re deve avere delle grandi proprietà, nessun altro. E il clero, il clero deve essere mantenuto, ma tutte le terre dei monasteri devono essere distribuite fra il popolo. E ci deve essere un solo vescovo in Inghilterra, perché così tanti che costano cari a mantenerli. E poi, naturalmente, ripetiamolo, non ci deve mai più essere un servo in Inghilterra."

Il re promette tutto. Ma a questo punto, giugno, fa un caldo mortale. Wat Tyler chiede da bere. Gli portano una brocca d'acqua. Prima di tutto, la brocca d'acqua non è per bere, per sciacquarsi la bocca. Nessuno beve acqua se può farne a meno. Oltretutto, l'acqua fa malissimo, è acqua di pozzo, di fiume. Ma la brocca d'acqua serve per sciacquarsi la bocca. Wat Tyler, un fabbricante di tegole, le buone maniere non le conosce. Si sciacqua la bocca e sputa abbondantemente in presenza del re. E poi, adesso per bere, gli portano un boccale di birra. Quella sì. E tracanna il boccale di birra e risale a cavallo.

E intanto, uno dei baldi del re dice ad alta voce: "Ma guarda come si comporta quello lì, è il più grande furfante del Kent." Wat lo sente e riceve un poco. "Ma letta, non andrebbe mai." Nobili lordi del seguito del re, terrorizzati, lo spingono avanti. Il baldo si fa sotto. Wat Tyler ha con sé un compagno, cavallo, ciò che porta lo stendardo di San Giorgio. Dice: "Scendi e taglia la testa a questo traditore." Il baldo a questo punto non può fare altro. Ribatte: "Non è giusto, non sono un traditore, non me lo sono meritato, ho detto solo la verità." A questo punto, Wat Tyler cala sempre la spada in pugno, alza la spada per colpire il baldo. E più di quello che si può tollerare in presenza del re. Si possono tollerare tante cose, ma le buone maniere sono la più importante.

Il sindaco di Londra si fa trova il coraggio di affrontare Wat, fermarlo e dirgli: "Ma si fa questo in presenza del re?" A questo punto, Wat tira una botta con la spada al sindaco di Londra, ma il sindaco di Londra, sotto il vestito, ha la corazza, non si fa niente. Tira fuori lui la spada e colpisce Wat. Lo colpisce due volte al collo. Wat fa in tempo a risalire a cavallo. Poi un altro lo raggiunge, lo colpisce di nuovo. Wat cade a terra, mezzo morto. La folla dei suoi è laggiù, 50 metri più indietro, non vedono niente. Dove Wat non lo vedo più, qualcuno dice: "Si vede che si è inginocchiato perché il re lo sta facendo cavaliere." Qualcun altro dice: "No, sta succedendo qualcosa." Qualcuno comincia a tirare con l'arco.

A questo punto, il re fa la sua parte. Il re quattordicenne sprona il cavallo, va davanti ai ribelli e gli dice, sempre il vecchio discorso che si fa quando si vuole confondere la gente: "Il vostro capo era un traditore, io sono il vostro capo, io sono il vostro re. Dovete fidarvi di me. D'ora in poi, seguite me, io sarò il vostro capo."

Mentre il re parla coi ribelli confusi e perplessi, i nobili signori sono tutti nel panico. L'unico che tiene la testa sulle spalle è il sindaco di Londra. Il sindaco galoppa a Londra, che è a 5 minuti. Entra a Londra e comincia a far uscire la popolazione di Londra in armi, inquadrata in armi. Londra, un comune, sua popolazione abituata a fare la guerra, inquadrata a difesa della città, ognuno al suo posto. Il sindaco dice: "Il re in pericolo." E a questo punto, il londinese, la milizia di Londra, esce armata e in pochi minuti è a Smithfield, dove i ribelli sono ancora lì, confusi, senza capo, con il re che li sta, gli sta raccontando tutte le sue belle cose. E la milizia di Londra arriva molto numerosa. Molti ribelli sono tornati a casa, ripetiamolo. E comincia a circondare i ribelli.

E a questo punto, i ribelli di colpo non capiscono più niente, si spaventano e cominciano a buttare le armi, i bastoni, gli archi, e cominciano a inginocchiarsi e implorare pietà. A questo punto, c'è una sceneggiata. I nobili signori del seguito del re, che fino a quel momento non hanno mosso un dito, ripreso coraggio, vanno dal re e gli dicono: "Adesso gliela facciamo vedere a questi villani che hanno osato sfidare il re. I nobili, dacci il permesso di decapitarne 100, 200." Il re dice di no. "Non sono tutti colpevoli, molti non sanno come stanno facendo, si sono uniti alla folla per paura. Non lo facciamo." Il re dà ordine: "Ridatemi le vostre insegne di San Giorgio." E i ribelli cedono le insegne. Il re ordina: "Ridatemi le lettere patenti, le pergamene e tutto quello che ho concesso." Tutto quello che c'è ancora viene ridato e stracciato sotto i loro occhi. Dopodiché, il re ordina a tutti di tornare a casa. Vieta a qualunque forestiero di tornare a Londra e se ne torna a Londra col suo seguito.

Mentre i ribelli si disperdono, nota un cronista: "Ma molti vennero uccisi dopo che il re se n'era andato." Il sindaco di Londra, a questo punto, ha ancora un lavoro da fare. A cercare Wat Tyler, che non è mica morto. Tyler è stato colpito da diversi colpi di spada. Dove è? Dove non è? Lo vanno a cercare. Lo hanno portato in ospedale, naturalmente, c'è un ospedale lì vicino. E lì, a letto, nella camera del direttore dell'ospedale, il sindaco di Londra va, lo trascina fuori mezzo morto, lo decapita sul posto. E la testa di Wat viene portata in trionfo a Londra.

A questo punto, il re ordina al sindaco di Londra di mettersi un elmo in testa. Sindaco di Londra, che è un mercante, londinesi, sono tutti mercanti, naturalmente, brava gente che traffica, che lavora. Nei temi, non è in testa. Dice: "Sì, perché ti devo ricompensare per quello che hai fatto, ti voglio armare cavaliere." Il sindaco di Londra, che è un bravo mercante, è sgomento, perché fare il cavaliere non è esattamente una prospettiva che gli fosse mai venuta in mente. E inoltre, per fare il cavaliere, ci vogliono un sacco di soldi per mantenere il tenore di vita adeguato. Il re insiste a tutti i costi, lo arma cavaliere. Dopo di che, gli regala però anche proprietà terriere a sufficienza per poter mantenere il suo nuovo rango.

E a questo punto è davvero finita. E comincia la repressione, perché ci sono ancora dei ribelli in giro per le contee. Ci sono gruppi di ribelli che scrivono al re dicendo: "Ma e le promesse? Vogliamo che siano mantenute." Uno dei cronisti racconta, se l'è inventato lui, ma è per capire in che modo questi monaci vedono la conclusione della faccenda. Uno dei cronisti racconta che il re avrebbe risposto: "Villani siete e villani resterete. Rimarrete in servitù, non come prima, ma molto più dura." I ribelli vengono dispersi. Tutti quelli che vengono in ginocchio a chiedere pietà vengono risparmiati, a patto di denunciare i capi. E a questo punto, in tutto il regno, mentre la gente è tornata a casa, cominciano i processi e il paese tatto e alla vista dei giudici. E il popolo tremò. Secondo un cronista, si arriva a qualcosa come mille e cinquecento esecuzioni. All'inizio li decapitarono per tradimento, poi anche perché si fa più non devi star tirar su la forca. Poi, in realtà, decidono che non va bene, perché comunque la decapitazione è una pena troppo prestigiosa e questa gente non lo merita. E quindi si comincia impiccare.

John Ball viene arrestato, trascinato, impiccato e squartato al monastero di Sant'Albans. E la sua testa viene esposta con quella di Wat Tyler sul ponte di Londra. Albans, che racconta cosa è successo nel suo paese, racconta che lì sono stati decapitati 15 capi dei ribelli, servi del monastero, che erano insorti. E uno di loro, racconta il cronista, prima di morire, fece il seguente discorso. Questa è una cosa abbastanza sbalorditiva, perché il cronista è lo stesso che esulta perché i villani sono stati stroncati e resteranno servi come prima, anzi peggio di prima. Però poi dice questo: "E loro capo, quando morì, disse: 'Concittadini!'" E il cronista nota: "Perché si erano messi in testa di farsi chiamare così, cittadini." "Cives," scrive lui, "che è un po' di libertà ha risollevato da lunghi anni di oppressione. Tenete duro finché potete. Se dovrò morire per la causa della libertà, sarò contento di finire la mia vita da martire."

Ora, il punto non è: avrà davvero detto queste belle parole? Questo non lo sa nessuno. La cosa straordinaria è che un monaco o stile gli attribuisce questo discorso. È lo stesso monaco che in altri posti di della cronaca dice: "Sì, perché appunto volevano farsi chiamare cittadini e insistevano che d'ora in poi nel regno ci dovevano essere soltanto il re e i comuni." E questa parola "comuni" gli sembrava la più bella parola del mondo. In altre parole, questo è un nemico di classe che capisce perfettamente cosa pensano, cosa vogliono queste gente. Non c'è nessuna finzione, questi hanno degli ideali, dei valori, lottano per quello. Peccato che noi siamo i padroni e invece li vogliamo tenere sotto. E quindi, meno male che è andata così.

Dopodiché, però, naturalmente, appunto, siamo nel Medioevo. Qualche mese di processi ed esecuzioni, poi, poi basta, è ora di farla finita. Il primo parlamento che si riunisce a Westminster a settembre decreta il colpo di spugna. Chiunque non è stato ancora impiccato, basta. Grazie. Per tutti quelli che sono rimasti, non se ne parla più. E naturalmente, la grande carta di liberazione che dichiarava che non ci sarà più un servo in tutta l'Inghilterra, fu abolita, annullata e dichiarata senza valore nel parlamento. E non ci sarà mai più una rivolta così in Inghilterra. Però ci sarà una rivoluzione in Inghilterra, come molti di voi sanno, un po' dopo, molto tempo dopo. Sono cambiato un po' di cose, ma certe altre cose sono rimaste uguali. C'è un re che nel Seicento non è più un quattordicenne spaventato e ha le idee molto chiare e vuole diventare un sovrano assoluto e non vuole più dover, come dire, chiedere il permesso al parlamento per poter imporre nuove tasse. E la rivoluzione inglese, lo sapete, negli anni Quaranta del Seicento. E c'è un parlamento dove la Camera dei Comuni dichiara che il re non ha il diritto di imporre nuove tasse, sciogliere il parlamento a suo piacimento. E il re Carlo I scioglie il parlamento e il parlamento raduna un esercito e a nome dei Comuni d'Inghilterra dichiara guerra al re e lo sconfigge e lo arresta e lo processa per alto tradimento. Il re, per aver tradito i Comuni d'Inghilterra, e gli taglia la testa, perché la decapitazione è quello che tocca i traditori. Grazie. [Applauso]