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Passeggiate Nella Storia - Santa Maria del Fiore

Passeggiate nella storia30:38

Transcription

[Musica] [Applauso] [Musica] Cari amici, benvenuti da Claudio Vitali ad una nuova puntata di Passeggiate nella Storia.

Santa Maria del Fiore, il Duomo di Firenze, la quarta chiesa più grande – quarta cattedrale più grande – della cristianità nel mondo; quindi, un fiore all'occhiello, nel vero senso della parola, della nostra bella città di Firenze. Oggi scopriremo altri e molti altri segreti custoditi all'interno del Duomo di Firenze, di Santa Maria del [Musica] Fiore. È lunga 160 m, larga 90 m; all'altezza della crociera è 43 m, alle navate; mentre il basamento della Cupola è largo 92 braccia fiorentine, pari a 54,8 m. La superficie interna è di 8300 m². [Musica]

Eccomi! Quindi, con Laura Bati, la mia compagna di viaggio, che saluto, e con il dottor Bruno Santi del Consiglio dell'Opera di Santa Maria del Fiore e ex sovrintendente ai beni culturali del Ministero. Quindi, buonasera professore, buonasera dottore, buonasera a voi.

Buonasera! Allora, dottore, io ho introdotto questo argomento molto importante di Santa Maria del Fiore dando alcuni dati e dicendo che Santa Maria del Fiore è la quarta cattedrale della cristianità al mondo; quindi, siamo di fronte veramente ad un'opera di di di straordinario effetto, di straordinario interesse.

Certo, è una realizzazione di grandi dimensioni. Questo perché? Perché la Repubblica, in realtà, vuole in qualche modo innalzare un monumento alla alla religione, ma anche a se stessa, che cosa fa? In carica, e siccome bisogna trovare delle persone o degli enti che abbiano le all'altezza all'altezza, incarica chi? Gli enti produttivi della città, le istituzioni produttive della città. Chi sono le istituzioni produttive della città? Sono le arti, cioè le corporazioni degli imprenditori. Attenzione, imprenditori, perché il popolo minuto, almeno fino a un certo punto, i lavoranti, non hanno alcun diritto. Beh, questo porterà poi al tumulto dei Ciompi, eccetera; e quindi dà incarico alle due arti principali della città, cioè l'arte della lana e l'arte di calimala o dei mercatanti, di provvedere a costituire altre istituzioni che possano gestire le risorse e quindi innalzare questi due templi: da una parte il Battistero e dall'altra, ovviamente, la Cattedrale. Si affida, da parte dell'Opera di Santa Maria del Fiore formata dalla eh arte della lana, si affida a il più importante architetto e scultore dell'epoca, cioè Arnolfo di Cambio, il progetto per la Cattedrale e lo porta avanti fino a un certo punto; e quindi, il Arnolfo, l'architetto, innalza fino a un terzo del prospetto della cattedrale, la nuova facciata. Questa rimane ferma, purtroppo, a lungo, fino a che nel 1587 non viene demolita; e infatti, rimase soltanto il paramento che, dopo il 1688, venne rivestito di intonaco e poi dipinto, perché ci sono state diversi tentativi, diversi tentativi di risolvere il problema della facciata attraverso dei modelli che sono, fra l'altro, esposti anche nel nuovo, nel rinnovato, pardon, Museo dell'Opera del Duomo. Quindi, questa facciata è il risultato di ben tre concorsi diversi, tutti fatti nella seconda metà dell'800, a cominciare addirittura da una sorta di commissione che iniziò a lavorarci dal 1840. Comunque, nel 1887 venne inaugurata la facciata; ci hanno lavorato addirittura una trentina di artisti, di quelli che oggi possiamo chiamare tranquillamente artisti, di scultori, rappresentanti della scuola figurativa italiana della seconda metà dell'800; e naturalmente, il ciclo che evidentemente è dedicato a Maria. Tant'è vero che la statua principale è la Madonna in trono, Janua Coeli, di un famoso scultore ottocentesco di origine senese, Tito Sarrocchi; e tutto il resto, naturalmente, è simbolico nei confronti della Madonna. Quindi, la storia, può dire, di Santa Maria del Fiore comincia nel 1296 con la posa della prima pietra, ma finisce nel 1887 con la consacrazione della nuova e attuale facciata, epoca successiva a Firenze [Musica] capitale.

Allora, dottor Santi, qui all'interno il retro, fcci direi, altrettanto interessante che la facciata stessa.

Certo, prima di tutto perché la controfacciata conserva il paramento medievale; e in più io sottolineerei un aspetto che, come arredo figurativo della controfacciata, eh beh, è una specie di ripasso dell'arte a Firenze attraverso certi suoi generi d'arte che va dal 200 prima fino ai primi del…

Un compendio.

Esatto! Infatti, noi abbiamo, intanto, il sepolcro, il monumento funerario, diciamo così, del Vescovo Orso, che è opera di Tino di Camaino, che a Firenze ha avuto modo anche di lavorare con delle statue che erano poste sulle architravi del Battistero; e poi abbiamo, ovviamente, le quattro figure affacciate sul quadrante dell'orologio che sono opera sicura di Paolo Uccello. Abbiamo, scendendo anche diciamo topograficamente, gli angeli musici in dipinto su in intonaco, ovviamente, su muro, su parete, eh di Santi di Tito, nella posizione più importante, cioè nella lunetta sopra la Porta Maggiore, il portale principale della facciata. Noi abbiamo anche un mosaico della fine del 200, diciamo così, o dei primissimi del 300, nessuno lo può dire. Comunque, su cartone di questo fantomatico Gaddo Gaddi, che si presume, secondo la tradizione anche vasariana, fosse il capostipite della famiglia dei Gaddi, rappresentata da Taddeo, il principale allievo di Giotto, nonché da Agnolo, figlio di Taddeo, che conclude la dinastia alla fine del 300. Negli anni 80 del 1600 la granduchessa Vittoria della Rovere fece sostituire le cantorie di Luca della Robbia e di Donatello, le dico in ordine cronologico: 1433, 1434, con delle cantorie in legno di foggia eh che usava a quel [Musica] tempo.

Alle nostre spalle, dottor Santi, altri due pezzi forti del Duomo di Santa Maria del Fiore, ce ne vuole parlare.

La navata nord possiede una caratteristica un po' particolare, e cioè quella di celebrare le personalità, diciamo, civiche, non diciamo civili, perché questi sono dei condottieri, dei guerrieri, degli uomini bellici, si potrebbe dire. E infatti, la Repubblica volle celebrare in questa maniera due capitani: uno di questi, che è il più antico ad essere raffigurato per opera di Paolo Uccello, è il famigerato Giovanni Acuto, cioè il condottiero inglese John Hawkwood, che, in un primo momento, in realtà, si era trovato a combattere contro Firenze, ma poi, forse grazie anche a un'offerta maggiore, si schierò con i fiorentini. Il secondo ritratto, invece, quello di un italiano, cioè Nicolò o Nicola da Tolentino, anche lui è stato il comandante delle truppe della Repubblica Fiorentina. In questo caso, mentre il primo, come ho ricordato, è stato dipinto da Paolo Uccello, in questo caso invece il dipinto è opera di Andrea del Castagno, e si vede esattamente la differenza di stile dei due, di tutt'altro carattere. È ovviamente il dipinto che celebra Dante Alighieri. Bene, questo dipinto raffigura Dante e il suo poema più importante, la Divina Commedia; e la prima osservazione è che il dipinto mostra tre elementi: primo, la città di Firenze sulla destra, dove noi abbiamo già la cupola compiuta; secondo, la figura di Dante con il suo poema, naturalmente, in in mano.

Certo, a dimostrazione appunto della personalità del poeta. Il terzo elemento è la raffigurazione di tipo appunto emblematico dei tre canti: l'Inferno, il monte del Purgatorio e le sfere celesti; quindi, in qualche modo, questo è uno, a mio avviso, uno dei pochi documenti figurativi che illustrano completamente la personalità di Dante: Dante come fiorentino, Dante come poeta, l'opera di Dante. L'autore di questo dipinto è un pittore non secondario della metà del 400; il pittore si chiama Francesco di Domenico, detto Francesco di Michelino, uno di questa selva di pittori della seconda metà del 400 che hanno fatto denominare questo periodo dell'arte fiorentina come eh praticamente è la grande officina.

Allora, dottor Santi, qui tantissime altre cose da raccontare in questo spazio.

Eh beh, come gli dicevo, lo spazio più significativo di Santa Maria del Fiore è ovviamente l'insieme della Cupola e delle sue tribune. Le tribune sono questi spazi che potremmo definire semicircolari, ma anche poligonali, se si vuole, che contengono appunto le varie cappelle. Ora, le varie cappelle è abbastanza superfluo soffermarsi su tutte le opere, però alcune hanno anche un notevole significato; e una delle opere, secondo me, più rilevanti è il polittico chiamato la Santa Reparata, perché la santa è raffigurata nel retro di queste tavole dipinte, e che è stato attribuito a un pittore stretto seguace di Giotto, che ha il nome convenzionale di parente di Giotto, di cui sono stati anche riconosciuti alcuni affreschi nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi. Poi, non può essere passato sotto silenzio la prima cappella che ospitava la Pietà Bandini di Michelangelo, chiamata Bandini dai suoi proprietari fino a che non fu ritirata, anzi, comprata da Cosimo II per destinarla prima a San Lorenzo e poi in questa chiesa; e da lì fu portata poi proprio in museo per evitare l'affollamento dei tanti curiosi che volevano vedere un'opera di questo sommo [Musica] artista.

Franco Lucchesi, il presidente dell'Opera del Duomo. Intanto, noi la ringraziamo tanto, perché l'opera con noi è veramente stata squisita, perché ci ha permesso di visitare tutti i suoi gioielli. Volevo appunto che lei ci raccontasse… abbiamo visto che l'Opera nasce con la Cattedrale.

L'Opera nasce effettivamente l'8 di settembre del 1296 con la posa della prima pietra. Era costume, nell'antichità, che al momento in cui si doveva realizzare una grande opera pubblica si creasse un cantiere, ma a questo cantiere si desse poi una stabilità ed una organizzazione; e questa organizzazione diventava una vera e propria istituzione. Usualmente, al termine dei lavori, questa organizzazione veniva sciolta; così è avvenuto, per esempio, per il Ponte Vecchio, che aveva un'Opera del Ponte Vecchio, e perché non c'era più bisogno; una volta l'opera finiva. Nel caso della Cattedrale, come di altre chiese importanti, le Opere hanno continuato a vivere, ad andare avanti, perché la missione poi non è più stata quella della costruzione o, col tempo, dell'abbellimento, ma, vista la lunghezza del tempo impiegato per realizzare queste cattedrali e queste chiese, si è dovuto preoccuparsi della manutenzione; e questo è la la il compito principale dell'Opera del Duomo: in passato, appunto, costruire e abbellire, e poi mantenere. Quando l'Opera nasce, viene data in gestione all'arte di calimala. C'è un disegno molto preciso dei fiorentini, che erano molto, evidentemente molto avveduti, per due ragioni: sapevano che bisognava maneggiare molto denaro, sapevano che ci volevano persone che sapessero maneggiare questo denaro, sapevano che ci volevano degli imprenditori. Era l'arte della lana che, dal 1331, alla il governo dell'Opera di Santa Maria del Fiore; il Battistero, invece, era assegnato all'arte di calimala, cioè l'arte dei mercanti. E questa sorta di competizione che che c'è stata è andata avanti di fatto fino al 1770, quando il Granduca scioglie le arti. L'Opera si trova ad avere assegnata anche la gestione del Battistero; quindi, complesso della cattedrale. Da quel momento in poi ha significato: cattedrale, campanile e battistero. Dalla metà degli anni del secolo scorso, quindi alla metà del 900, gli scavi che sono stati fatti sotto la pavimentazione della cattedrale hanno portato alla luce i resti dell'antica Santa Reparata. Questi resti sono stati poi… e quindi si è aggiunto anche Santa Reparata nel complesso della Cattedrale; e poi il Museo, che è l'ultimo, quello nato, se vogliamo, dal punto di vista proprio della data di nascita, per ultimo, perché nasce nel 1880, 1891 è l'inaugurazione, ma di fatto col 1880 comincia la storia del Museo dell'Opera del Duomo.

Senta, sono rimasta colpita da una delle vostre ultime invenzioni, fra virgolette, quelle che avete fatto al campanile di Giotto; ce la racconta?

Beh, è un'invenzione di cui siamo molto orgogliosi, perché nasce in casa; quindi, è stata fatta da due dipendenti, sono due responsabili di due aree: l'area comunicazione e l'area restauri dell'Opera di Santa Maria del Fiore, che si sono posti il problema: prima, per quanto riguarda l'area restauri, la necessità di togliere tutte le scritte che si trovavano sulle sul lungo le scale – sono 440 gradini, quindi, per arrivare alla cima del campanile – ce ne sono di storiche, perché non è che questa abitudine sia nata come malcostume di oggi; c'è roba, ci sono scritte del 1600, del 1700, del 1800; quindi, e questi interventi di di pulitura si sono collegati poi alla esigenza di cercare di fare in modo che non venissero, non si ripetessero, perché si sa benissimo che si pulisce un muro e dopo appena tre giorni ci si riscrive sopra. Alla responsabile dell'area comunicazione è venuta questa idea: ha costruito un sistema digitale per il quale a chiunque abbia questa pulsione inarrestabile di scrivere sul muro delle scale gli si raccomanda di scrivere su un tablet. Dov'è il valore aggiunto che solo l'Opera può dare? È che questa questa scritta, che se fosse stata scritta sul muro sarebbe stata cancellata immediatamente, capire l'anza di quello che facciamo. Se scrivi invece sul tablet, noi ti garantiamo [Musica] l'eternità. Ricordiamo che naturalmente questo è un luogo insigne eh del contesto della chiesa, e siamo di fronte a due episodi attestati da queste due lapidi che, fra l'altro, contengono anche lettere di rara eleganza. Uno è naturalmente del 1437, la consacrazione della chiesa una volta finita la cupola, naturalmente non era completata, da parte di Eugenio IV, e e naturalmente la descrizione della celebrazione. Beh, non solo, ma anche il fatto curiosissimo che era stato costruito un ponte addirittura di legno dal suo alloggio a Santa Maria Novella fino a qua. La seconda iscrizione ricorda invece la provvisoria unità fra la chiesa d'Oriente e la chiesa di Occidente, un concilio cominciato a Ferrara, trasportato a Firenze anche per volontà di Cosimo de' Medici, che voleva evidentemente primeggiare fra i cittadini. Quindi, anche questo era un gesto per aumentare il proprio prestigio. Entrando in questo vano racchiuso, per così dire, o comunque preceduto da queste due iscrizioni, noi possiamo vedere la Sacrestia delle Messe. La Sacrestia delle Messe, che è sovrastata naturalmente dalla lunetta con la Resurrezione di Cristo, opera di Luca della Robbia; e l'interno, ovviamente, per quanto riguarda il suo arredo, il capolavoro dell'intarsio fiorentino, intarsio fiorentino dovuto a la bottega dei d' Maiano. I d' Maiano erano tre: Giuliano, Benedetto e Giovanni. [Musica]

La più grande cupola in muratura mai costruita, il cui peso è di circa 25.000 tonnellate. Al suo interno è visibile la più grande superficie mai decorata a fresco: 3600 m², eseguiti tra il 1572 e il 1579 da Giorgio Vasari e Federico Zuccari. Alla base della lanterna in marmo è presente una terrazza panoramica sulla città, posta a 91 m da terra e raggiungibile salendo 463 gradini.

La conclusione della puntata su Santa Maria del Fiore, dottor Santi, io la dedicherei alla cupola, in primis. Non possiamo dimenticare che l'ottagono ha sette occhi con le vetrate dovute a importanti pittori come Paolo Uccello, Andrea del Castagno, e poi anche altri artisti come Ghiberti e Donatello, che qui fanno i pittori; quindi, nelle vetrate che naturalmente sono tutte riferite ad episodi relativi a Maria, alla vicenda umana e celeste della Madonna. Beh, insomma, sono stati richiesti, sono ritroviamo interventi di notevoli artisti del 400 fiorentino. E poi, finalmente, la decorazione della Cupola nel 500: si chiede a un dotto ecclesiastico, Vincenzio Borghini, di dare il soggetto della pittura che interesserà la cupola, e questo soggetto è ovviamente il Giudizio Finale, in cui noi vediamo il Cristo, il Cristo giudice, Ecce Homo, e accanto a lui i simboli ovviamente della del suo sacrificio e che lo rendono veramente il giudice: lui può giudicare perché ha sofferto, perché si è eh rivestito della natura umana, e quindi, attraverso il suo sacrificio, può giudicare gli uomini. E, diciamo così, oltre naturalmente ai dannati, ai beati, oltre alle varie figure che sono opera ovviamente del Vasari prima e poi, dopo la sua morte, eh dei due fratelli Zuccari, Taddeo e Federico, ovviamente completata l'opera. Ciò che rimane invece più impressionante è questa figura del Tempo alato, perché alato? Perché tempus fugit, perché il tempo non lo puoi fermare, però in questo momento è bloccato; si rompe la clessidra, la clessidra rotta, che all'eterno giudice il tempo mostra. E da qui invece si entra nell'eternità, e l'uomo… il tempo non ha più valore, diciamo, non il tempo non ha più valore, e l'uomo, diciamo così, o viene condannato definitivamente o viene ovviamente santificato eternamente. Certo, l'ultimo argomento è l'argomento astronomico della della Cupola, perché c'è una componente astronomica appunto nella all'interno del di questa struttura, da una delle facce della lanterna; e beh, non a caso si chiama Lanterna, quasi che fosse un'emanazione di luce. Bene, entra un raggio di sole che va a diciamo a colpire e che fa vedere l'esatta posizione appunto del sole; quindi, come possiamo definire questo grande tempio? Alla base c'è il sentimento religioso, ma è un insieme di realizzazioni di tutte le arti, e in più anche con una componente scientifica che, sinceramente, visto anche l'importanza delle scienze a Firenze – lei pensi appunto alle varie accademie, sia dei Gelosi, ma anche quella del Cimento, all'esperienza galileiana, a quella dei suoi allievi, eccetera – si può dire che Firenze, perlomeno in un certo periodo, ristretto quanto si vuole, però in qualche modo ha partecipato anche alla evoluzione della scienza del nostro [Musica] tempo.

Siamo arrivati quindi in conclusione di questa affascinante puntata di Passeggiate nella Storia. Io volevo ringraziare il dottor Bruno Santi della sua competenza e anche della sua disponibilità, di averci avvicinati e di far averci fatto entrare dentro ai vari argomenti della cattedrale di Santa Maria del Fiore, che noi conoscevamo, però mai come durante questa questa puntata; l'abbiamo proprio toccata con mano; e quindi, la ringrazio proprio dal profondo del del mio cuore. Ringrazio Laura Bati e ringrazio i nostri telespettatori. Vorrei ricordare ai nostri telespettatori anche il sito internet di Passeggiate nella Storia: www.passi.it; il social su Facebook, la pagina su YouTube, Passeggiate nella Storia; e quindi, a questo punto non mi rimane altro che salutare di nuovo il dottor Santi.

Beh, io vi ringrazio per questa attenzione che avete voluto dedicare alla nostra cattedrale, e spero, insomma, che anche questa illustrazione, ovviamente nei limiti di quello che potevo conoscere, limiti molto vasti, possa essere utile anche a chi ci ascolta e chi ci vede. Sicuramente questo, perlomeno, lo è stato per noi e lo sarà anche per i nostri telespettatori; quindi, non mi rimane altro che ringraziare i nostri telespettatori e dare appuntamento ad un'altra puntata di Passeggiate nella Storia. Da Claudio Vitali, da Laura Bati e dal dottor Santi, arrivederci a [Musica] tutti. [Musica] [Applauso] K [Musica] a