Transcription
Ehm, continuiamo la nostra indagine sul Crimine dei Colletti Bianchi di Sutherland. Faccio una premessa nel vostro libro di testo. Dopo il paragrafo su Sutherland, vengono presi in considerazione altri studiosi criminologi che hanno affrontato l'argomento della criminalità economica, dell'occupational crime, corporate crime. Io mi soffermerò soprattutto su Sutherland perché è un po' il pioniere di questa di questa ricerca. E sostanzialmente gli altri, eh, diciamo studiosi, eh, che hanno preso l'abbrivio dalla riflessione di Sutherland, sostanzialmente non si sono distaccati né dalle sue definizioni né dalla, eh, dalla, diciamo, l'impostazione di Sutherland rispetto ai meccanismi di criminalizzazione. Quindi mi concentrerò soprattutto su Sutherland e non sugli altri, diciamo, criminologi che, anche, hanno approfondito l'argomento.
C'è da dire, e sicuramente già l'avete affrontato nel corso di penale, che lo studio criminologico sui crimini dei colletti bianchi sicuramente ha dato un impulso notevole anche alla nostra legislazione, agli ordinamenti giuridici, diciamo, del capitalismo avanzato. I quali, la maggior parte, hanno, ehm, adottato una responsabilità da reato delle persone giuridiche, proprio perché lo studio dei colletti bianchi, del crimine economico, da un lato ha evidenziato la difficoltà e forse anche l'inutilità di individuare un'esclusiva responsabilità individuale nell'ambito delle organizzazioni complesse. Dall'altro, invece, ha fatto emergere l'importanza di responsabilizzare la stessa corporation, quindi la società, la persona giuridica, in una strategia di prevenzione del reato all'interno della sua organizzazione stessa.
E quindi io, però, come vi dicevo, mi concentro soprattutto sull'analisi del volume di Sutherland, "Il crimine dei colletti bianchi". È un bel libro, si legge anche molto facilmente, non è complesso. E ricordiamo che Sutherland smentisce un po' quella che è l'assunto della criminologia tradizionale proprio sulla base delle statistiche criminali. Evidenzia come non può essere la povertà, no, la causa del crimine, perché questo non spiegherebbe il motivo per cui delinquono più gli uomini che le donne. E poi perché alcune comunità, pur povere, non conoscono affatto tassi di criminalità, mentre altre, invece, magari che hanno anche migliorato la propria condizione economica e sociale all'interno di un contesto come quello americano, continuano a delinquere. Ad esempio, sicuramente la comunità italiana, che pure si era, cioè, diciamo, gli immigrati italiani che pure, eh, trasferiti in America vivevano in una condizione di estrema povertà, poi quando hanno iniziato a, diciamo, a fermarsi economicamente, hanno continuato sostanzialmente ad avere atteggiamenti criminali. E nota la criminalità organizzata di stampo mafioso anche negli Stati Uniti.
E poi, soprattutto, Sutherland dice: i cicli economici, no, dovrebbero registrare, cioè i tassi di criminalità rispetto ai cicli economici dovrebbero registrare delle oscillazioni. Quando siamo in presenza di una crisi economica, dovrebbero aumentare il tasso di criminalità. E invece, in una situazione di benessere economico, di sviluppo economico, il tasso di criminalità dovrebbe scendere. E questa, diciamo, correlazione non è confortata dalle statistiche criminali. Per cui, come vi dicevo, Sutherland dice: "Non è questa, certo, la povertà, la causa del crimine, ma sono i rapporti sociali e interpersonali". Quella è la teoria, appunto, delle associazioni differenziali, che abbiamo spiegato alla scorsa lezione.
E tra l'altro, Sutherland, come vi dicevo, evidenzia come le, diciamo, le statistiche criminali siano anche viziate perché contengono un, diciamo, un vizio di origine, che è il fatto che riproducono un tasso di criminalità che non corrisponde a quello vero, perché i ceti più abbienti hanno maggiore facilità di, diciamo, evitare i processi di criminalizzazione. E per diversi motivi. Innanzitutto, i potenti, e qui, diciamo, si inserisce la prospettiva, si evidenzia, emerge la prospettiva conflittuale di Sutherland. Innanzitutto, i ceti più abbienti sono molto, diciamo, vicini anche al ceto politico. Eh, Sutherland distingue tra criminalità economica e criminalità politica, come anche poi gli studiosi successivi. Sono spesso gli stessi uomini politici poi diventano uomini d'affari, o gli uomini d'affari capita che possano scendere in politica. Di conseguenza, l'influenza degli uomini d'affari, degli uomini, eh, diciamo, più abbienti, dei ceti più abbienti, hanno una particolare influenza su quelli che sono i processi di criminalizzazione. Di conseguenza, anche gli illeciti dei colletti bianchi sono illeciti che non vengono mai trattati dall'ordinamento come illeciti gravi. Sicuramente viene punito, e lo possiamo vedere anche nel nostro ordinamento, più un furto, più l'occupazione di una casa, che un falso in bilancio. Però è un altro aspetto che evidenzia Sutherland: non è detto che il falso in bilancio, o l'aggiotaggio, o l'insider trading, sia meno dannoso dell'occupazione della casa. Tenete presente quelli che sono stati i danni provocati dai crack finanziari, come il crack Parmalat, che ha, diciamo, colpito centinaia, migliaia di piccoli risparmiatori. L'occupazione di una sola casa o, diciamo, il furto ai danni di una sola persona viene sicuramente punito più o meno alla stessa maniera, perché poi le circostanze aggravanti nell'ipotesi di furto sono talmente tante che è impossibile un furto che si realizzi un furto semplice, perché per qualsiasi modalità del furto è prevista una circostanza aggravante. Però, diciamo, eh, nonostante questo, lo stigma penale, ma anche la reazione punitiva, è sicuramente più mite nei confronti dei crimini rispetto ai crimini dei colletti bianchi.
E quindi la tesi, e adesso vi leggo testualmente Sutherland, la tesi esplicitamente enunciata in questo libro, che è il libro, appunto, "Il crimine dei colletti bianchi", è che le persone di elevata condizione sociale pongono in essere numerosi comportamenti criminali, che questi comportamenti criminali differiscono da quelli delle classi socioeconomiche inferiori, soprattutto nelle procedure amministrative impiegate nei confronti dei rei, e che la differenza nelle procedure applicate non assume rilievo da un punto di vista delle cause delitto. Che cosa vuol dire Sutherland? Che gli uomini d'affari commettono reati tanto quanto l'uomo di strada, soltanto che muta l'atteggiamento dell'ordinamento giuridico. L'ordinamento giuridico nei confronti del crimine dei colletti bianchi, ovviamente, ha un atteggiamento diverso. Il crimine dei colletti bianchi si può definire approssimativamente il reato commesso da una persona rispettabile e di elevata condizione sociale nel corso della sua occupazione. Poi alcuni poi distingueranno tra occupational crime, corporate crime, però sono distinzioni che, diciamo, hanno una rilevanza minore rispetto a quello che è lo studio compiuto da Sutherland.
Vi ricordo che Sutherland, per giungere a questa affermazione, elabora una definizione di crimine su base giuridico-sociale, cioè considera crimini tutte quelle condotte che vengono in qualche modo disapprovate dall'ordinamento e che hanno una carica lesiva, una dannosità sociale elevata. Per giungere a questa conclusione, Sutherland compie una ricerca ventennale e analizza l'attività delle migliori maggiori 70 società americane e ha individuato tutti gli illeciti commessi registrati nei repertori federali. Allora, anche in questo caso, il dato è parziale, perché non tutti gli illeciti delle corti minori o di agenzie di controllo vengono registrati nei repertori federali. Molti degli illeciti trovano delle definizioni extragiudiziali, altre vengono presentate in forma anonima. Si parla di decisioni, in questo caso, e non di sentenze, proprio perché Sutherland evidenzia come l'illecito delle persone abbienti non subisce neanche quel processo penale che invece è destinato e riservato alla criminalità comune. Vengono create agenzie di controllo, vengono create autorità indipendenti che hanno la competenza proprio su queste forme di illecito che, appunto, non sono penalmente rilevanti. Però, dice Sutherland, da un punto di vista criminologico, ancorché non previste come reato, tali condotte sono da equiparare al crimine, sono vere e proprie forme di criminalità.
Ecco perché poi Sutherland, diciamo, che è costretto a pubblicare in vita il suo libro anonimizzando i dati, perché dire che una società aveva commesso un crimine quando invece era stata soltanto sanzionata per un illecito amministrativo avrebbe esposto Sutherland, l'università per cui lavorava e la casa editrice, ovviamente, a un processo per diffamazione. E quindi è costretto poi a pubblicare. La prima, la prima, diciamo, edizione del libro è un'edizione in cui è costretto ad anonimizzare i nomi delle società. La versione completa, priva di tagli, è stata pubblicata negli anni '80, circa 50 anni dopo la prima edizione.
Questo fatto che le persone giuridiche, le corporation, sono criminali tanto quanto le persone in carne e ossa che commettono una criminalità comune, è una tesi corroborata anche dall'analisi proprio della vita dei tre campioni di società, di tre società che Sutherland, diciamo, analizza in maniera più dettagliata. E si emerge come le decisioni ufficiali che hanno attestato l'illiceità dell'attività compiuta o delle condotte tenute dalle società, sono una minima parte rispetto a tante altre condotte che magari non sono registrate e non sono, diciamo, riportate nei registri ufficiali.
Quali sono i dati in qualche modo, anche preoccupanti, no, di Sutherland? Qual è la, diciamo, l'aspetto che più sorprende? È che circa il 60% delle società ha subito almeno una condanna penale. Allora, anche se Sutherland avesse soltanto considerato le società che hanno commesso un reato, dovremmo pensare che il 60% delle società ha commesso un fatto penalmente rilevante. E in media, ciascuna società ha compiuto in media almeno quattro reati. Ora, vedete che è allarmante questo dato. Se noi paragoniamo, confrontiamo il tasso di criminalità dei colletti bianchi a quella dell'uomo comune, del delinquente comune, beh, sicuramente, diciamo, quella che la prognosi di sfavore, quindi l'indice di pericolosità, di capacità a delinquere, è sicuramente un indice elevato per quanto riguarda le società e non quello del delinquente comune. Perché quattro condanne, no, a un delinquente comune gli fanno scattare tutta una serie di aggravanti o di qualifiche, diciamo, criminologiche che lo condannano a una stigmatizzazione a vita. Questo invece non succede nelle società americane. Nelle società americane che mediamente, vi dicevo, hanno subito quattro condanne penali. A queste condanne penali, poi vi sono tutte le altre sanzioni applicate alla società che o presuppongono un reato che non è stato accertato, o comunque possono sfociare poi in fatti penalmente rilevanti se la società stessa non, diciamo, non si attiva per, attraverso controazioni che elidano l'illiceità della loro condotta.
E quindi qual è, diciamo, la tesi di Sutherland? Che esiste una distribuzione differenziale delle immunità a beneficio degli uomini d'affari, scampati o appena sfiorati dallo stigma del crimine, in forza, questo leggo letteralmente Sutherland, di meccanismi selettivi che tendono a coagulare la pena attorno alle classi socioeconomiche inferiori. Il privilegio degli affari, dice Sutherland, ha sostituito quello che una volta era il privilegio del clero, creando di fatto una depenalizzazione e quindi una depenalizzazione di fatto, ma anche una depenalizzazione, un'immunità giuridica, che secondo Sutherland, una elevatissima cifra oscura.
Appunto, Sutherland evidenzia come il sistema penale sia in qualche modo articolato in due diversi sottosistemi. Cioè, il sistema del diritto penale classico, quello del delinquente comune, che ha, diciamo, la formalità, no, del processo penale, che è già una pena anticipata, se vogliamo, che attribuisce uno stigma, appiccica uno stigma sull'imputato, prima ancora che sul condannato. E c'è una sanzione penale, veramente severa, come può essere la privazione della libertà personale. E poi, accanto a questo sistema penale classico, no, la criminalità, se vogliamo, dei poveri, di quella criminalità comune che effettivamente sembra, diciamo, fortemente legata a condizioni economiche e sociali di disagio, come voleva dimostrare anche la scuola positiva o la teoria della disorganizzazione sociale.
Sutherland dice: esiste un altro tipo di criminalità, a cui però l'ordinamento risponde con una particolare benevolenza, una criminalità che non viene etichettata come fatto penalmente rilevante, o se viene anche qualificata come fatto penalmente rilevante, generalmente per questo genere, questo tipo di crimine, questo tipo di reato è previsto un procedimento alternativo o la competenza di agenzie di controllo, di agenzie, di autorità indipendenti. Per cui, l'uomo d'affari, ma la stessa corporation, non vive quel processo di etichettamento, di stigmatizzazione, di marginalizzazione che vive invece il delinquente comune. Questo perché, vi dicevo, gli uomini d'affari sono in grado di incidere sui processi di criminalizzazione, sia di criminalizzazione in astratto, sia nella criminalizzazione in concreto.
Vi do altre indicazioni. Nelle quasi 1000 decisioni, e ribadisco che le decisioni e non sono le sentenze, perché come vi dicevo, Sutherland ha dovuto guardare anche a tutta quella serie di illeciti che non assurgono affatto a penalmente rilevante, però sono indicativi di una dannosità sociale notevole. Pensate, adesso vi faccio un esempio, il Bhopal, 2000 morti, stava 250 morti, ma pensiamo a tutte le stragi, più che stragi, disastri, no? Eh, eh, se solo una persona avesse ucciso 2000 persone, eh beh, come, diciamo, soggetto sarebbe completamente espulso, no, dal nostro contesto sociale. Si sbatterebbe in carcere. L'idea è quella di buttare le chiavi del carcere. Invece le società Bofali in India, adesso di esempi ne sono purtroppo tanti, purtroppo tanti. E nonostante questo, gira l'illecito che non è meno dannoso del, anzi, anzi è molto più dannoso del crimine comune, le società e gli uomini d'affari continuano la loro attività senza particolari penalizzazioni.
Prende in carico, vi dicevo, Sutherland, circa 1000 delle decisioni prese a carico di 70 società. E, appunto, che cosa dice Sutherland? A prescindere da come la qualifichiamo, non la qualifichiamo, questa condotta è comunque significativa di un'illiceità su cui noi dovremmo raggiungere, diciamo, una, dobbiamo, dovremmo fare una riflessione proprio per spiegare le cause del crimine. E qual è la caratteristica, secondo Sutherland, che l'abbiamo già vista, essenziale del reato? Esso costituisce un comportamento vietato dallo Stato in quanto lesivo nei suoi confronti, e contro il quale lo Stato può reagire, almeno come estrema, con la pena. Poi può succedere che la pena non venga prevista, ma il fatto resta un fatto socialmente dannoso. Tutti i comportamenti, infatti, analizzati da Sutherland sono sia lesivi degli interessi delle persone che svolgono la medesima attività, per esempio la concorrenza illecita, sia degli interessi dei cittadini e dei consumatori, e in ultima analisi, sottolinea Sutherland, dell'interesse democratico a che non si verifichino concentrazioni monopolistiche di ricchezza.
Sutherland dice: "Tutte le illeciti di cui si sono resi responsabili le società tutelano il benessere della società organizzata e quindi questo tipo di infrazioni non sono meno gravi della delinquenza comune. Anzi, io sottolineo che se noi vediamo l'effetto dannoso di tali comportamenti, sicuramente è superiore a quello che è il diritto penale classico, quello che è la, diciamo, la criminalità comune che così tanto desta allarme sociale."
E che cosa poi individua Sutherland? Oltre una benevolenza, no, dello stesso ordinamento, anche in fase processuale, in fase della criminalizzazione in concreto, vi sono talmente tante deroghe che finiscono in qualche modo che consentono quindi di, diciamo, liberare l'illecito e anche il reato eventuale reato del colletto bianco, della persona benestante, da quello stigma penale, da quello stigma che lo marginalizzerebbe, no? Lo renderebbe marginale rispetto alla società, perché spesso tali illeciti vengono, gli illeciti economici vengono presentati come illeciti di natura tecnica, no? Privi di qualche coefficiente di malvagità, no? Di qualche condanna. Quindi, insomma, non si riesce a convogliare una reazione collettiva contro tali reati perché non si coglie, per l'elevato tecnicismo su cui anche sono costruiti, non si coglie il disvalore sociale e soprattutto penale di tali comportamenti.
Consegue che il carattere criminale di tali comportamenti non è palesato dai comuni procedimenti penali, ma è anche nascosto, travisato, sia per il fatto che esistono procedimenti speciali, ma sia perché viene presentato come magari un reato, un illecito basato su nei sistemi di common law esiste anche nel sistema penale per, diciamo, gli illeciti minori, la responsabilità oggettiva, la vicarious liability, cioè la responsabilità per fatto altrui. Ci sono degli illeciti senza mens rea, quindi sembrerebbero illeciti paragonabili a quelli di un divieto di sosta. E poi perché, diciamo, manca una reazione sociale? Perché anche l'atteggiamento delle vittime è un atteggiamento spesso non consapevole. Solo quando, in banca, non ci sono più i soldi, noi ci rendiamo conto che quell'investimento è stato truffaldino. Ma prendiamo ad esempio gli illeciti ambientali, come facciamo a percepire, no, di essere vittima di un reato ambientale? Manca spesso, rispetto a questi illeciti, la vittima in carne e ossa. La vittima è l'intera collettività. Quando la collettività prende coscienza del danno, si è già realizzata in una forma disastrosa, no, un disastro ambientale, per cui non è più possibile far nulla.
Quindi, da un lato, quindi, anche quando c'è una vittima, si preferisce l'azione civile a quella penale. Poi sapete che nel sistema di common law esiste la discrezionalità dell'azione penale. E che cosa succede? Diciamo, spesso le classi abbienti sono anche vicine a quelle che sono le procure, no? Quella che è la, diciamo, il public prosecutor americano. Uno, perché ha bisogno, per svolgere quella funzione, deve essere eletto e quindi ha bisogno di soldi per la campagna elettorale. Quindi, vi dicevo, la criminalizzazione in astratto è condizionata, ma anche quella in concreto, perché c'è una anche un'applicazione differenziata della legge nei colletti bianchi. Si spiega o perché lo status di uomo d'affari genera un timore reverenziale, anche un'ammirazione, come diceva, come vi dicevo, Sutherland. Spiega questo, il privilegio dell'uomo d'affari che sostituisce il privilegio del clero. Tendenzialmente, su questi reati sono previste delle misure alternative alla pena detentiva. E poi, soprattutto, come vi dicevo, c'è una disorganicità di reazione collettiva contro questi crimini, che non vengono percepiti come crimini dotati di una determinata, elevata, diciamo, dannosità sociale, più che dannosità, disvalore sociale, cioè non vengono percepiti nella loro effettiva gravità.
Questo, in sintesi, è quanto Sutherland ha in qualche modo analizzato e ritenuto che caratterizzasse il crimine dei colletti bianchi. Grazie.