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Tutto Freud in mezz'ora di lezione

scrip31:00

Transcription

È stato uno dei pensatori più interessanti e più importanti del '900. Il suo contributo, a metà strada tra la medicina, la psicologia e la filosofia, è stato decisivo per esplorare i misteri dell'inconscio, termine che lui stesso ha coniato e teorizzato per primo.

Oggi proviamo a presentarne il pensiero in modo breve, veloce, riassuntivo, perché abbiamo già replicato di video più ampie alla sua filosofia, però qui serve un veloce ripasso. Andiamo a cominciare.

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Un sorso di caffè, l'ultimo nella solita tazza con la scritta "Andiamo a cominciare", che pronuncio sempre in apertura di ogni video. Con me, come sempre, una parte di ogni video ci sono i soliti compagni d'avventura: Topolino, Tolstoj, Batman, De Andrè, il mostro, produce cuscino e quest'altro mostriciattolo che si intravede qui. Io mi chiamo Emanuele Ferretti, sono un insegnante di storia e filosofia. Insegno al liceo scientifico di Rovigo e da quasi tre anni su questo canale realizzo quotidianamente video spiegazioni di storia, di filosofia, di educazione civica, che appunto ripercorrono grosso modo il programma che si fa alle superiori, ma vanno bene anche a volte per l'università, vanno bene anche a volte semplicemente per chi è curioso, che vuole conoscere cose che ha fatto molti anni prima o non ha mai fatto.

Oggi, però, il video non è un video classico, diciamo, di presentazione del programma, ma è un video di ripasso, possiamo dirla così. Cioè, spesso quando presento dei grandi pensatori, vi presento con video anche abbastanza lunghi e discorsivi, ma poi faccio anche un grande video finale di riassunto che ricapitola un po' tutto, giusto perché chi l'ha studiato possa anche un po' mentalmente recuperare velocemente i punti salienti del discorso. Abbiamo fatto per Platone, Aristotele, Nietzsche, Marx, eccetera, eccetera. Di solito questi video durano un'ora, un'ora esatta, tento di farli proprio metodologicamente molto precisi. Freud, in realtà, è più breve e lo si fa più in fretta anche alle superiori, perché i concetti non sono poi così complessi e quindi proviamo oggi a farlo addirittura in mezz'ora. Tutto Freud in mezz'oretta. Vediamo se ce la facciamo.

Intanto partiamo dalla vita. Freud nasce nel 1856, muore nel 1939. Una vita anche abbastanza lunga. Nasce in Moravia, la Moravia è una regione dell'attuale Repubblica Ceca, all'epoca parte dell'Impero austroungarico. Infatti, lui è austriaco di nazionalità, anche se ebraica, ebreo di appartenenza come gruppo etnico. Lui, poi vedremo, sarà profondamente laico e non credente, ma dal punto di vista così etnico, appunto, è ebreo. Questo sarà importante perché poi la sua routine avverrà attaccata, accusata dai nazisti, sia per i suoi contenuti, sia poi anche perché, appunto, a propugnarla è un appartenente a quella che in analisi si chiamavano la razza ebraica. Vive in realtà non tanti Moravia quanto a Vienna, perché appena all'età di 4 anni i suoi genitori si trasferiscono lì. Passa fino al 1938 tutta la sua vita sostanzialmente a Vienna. Si laurea in Medicina e inizia lì da giovane a interessarsi all'apparato, al sistema nervoso e trasformato neurologico, seguendo anche alcuni medici che pioneristicamente in quegli anni stanno indagando i problemi della mente. Inizia a ipotizzare l'esistenza dell'inconscio verso gli ultimi anni dell'Ottocento e nei primi anni del Novecento. Inizia anche ad avere un certo successo, un certo seguito. Pubblica i primi libri, più importante è "L'interpretazione dei sogni", in realtà nel 1900, e poi "La psicopatologia della vita quotidiana", "Totem e tabù" e "L'avvenire di un'illusione", "Il disagio della civiltà", un po' alla volta, via via tutti gli altri. È un pensatore che, appunto, nei primi anni '900 va anche, tra virgolette, di moda, nel senso che il suo pensiero, pur molto attaccato da alcuni esponenti della tradizione, in realtà a destra grande interesse, grande curiosità in molti intellettuali, artisti e così via. Fa varie conferenze in giro per il mondo, ha anche alcuni discepoli, allievi, tra i tanti un allievo, tra virgolette, ideale è Carl Gustav Jung, un altro Alfred Adler. Ne parleremo di questi due che poi magari poi a un certo punto divergeranno nelle loro idee da Freud. Ma diciamo, l'unico evento decisivo finale della sua vita avviene nel 1938, quando è costretto a lasciare Vienna, l'ultimo anno, appunto, di vita, perché l'Austria viene annessa alla Germania nazista, viene il cosiddetto Anschluss. In descrizione vi metto un link storico a quell'evento. Lascia l'Austria, si rifugia a Londra. Bisogna dire che è già profondamente malato, ha avuto una serie di problemi di cancro alla mandibola e muore poco dopo nel 1939. Questo per dire brevemente la vita.

E adesso vediamo il pensiero. Per capire come Freud è arrivato a teorizzare l'inconscio, dobbiamo capire anche come la messa alla medicina al suo tempo dal punto di vista degli studi sulla psiche. La medicina era molto arretrata, questo va detto subito. C'era un approccio tipicamente di stampo positivistico, secondo il quale i problemi della mente non erano veri problemi se non presentavano, diciamo così, lesioni organiche. Il positivista, la medicina, riteneva che tutte le malattie, disfunzioni, problematiche, fossero visibili e misurabili in qualche misura, e quando non fossero state visibili e misurabili, voglio dire, all'osservazione dell'organo, eccetera, evidentemente non erano reali problemi. Questo approccio diventava magari efficace in certi rami della medicina, ovviamente meno efficace in altri, ad esempio nel ramo, appunto, psicologico. Il cervello non presenta lesioni organiche, non presenta problemi a vista e a misurazione, anche se evidentemente si possa essere qualche disfunzione, qualche problema anche a livello mentale. Ecco, probabilmente tali esistevano, e soprattutto all'epoca li si inquadrava molto spesso in una grande etichetta anche molto generica, era quella dell'isteria. Cioè, si inquadravano come fenomeni isterici tutti i fenomeni legati a convulsioni, disfasie, cioè non si parlava più incapacità di parlare, svenimenti, fobie di vario tipo, eccetera. Questi fenomeni accadevano e accadevano perlopiù alle donne. Infatti, la stessa parola isteria deriva da utero, dalla parola greca per indicare l'utero, perché da secoli, anzi da millenni, si riteneva che le donne fossero più soggetti a questi casi e che la cosa fosse in qualche misura addirittura legata, forse, appunto, all'utero, all'apparato. In realtà, questo era ovviamente un pregiudizio del tempo. Tutto il fatto che, in effetti, bisogna dirlo, nella Vienna di fine '800, le donne manifestavano più spesso fenomeni di questo tipo, ma questo era dovuto anche alle costruzioni, alla vita, diciamo, dire, pressione a cui le donne erano spesso sottoposte, soprattutto le donne dell'alta società, che sarebbero ritenute poi per certi anni, almeno, le principali clienti di Freud.

Freud inizia a studiare questi fenomeni, vi dicevo, avvicinandosi a medici pioneristici, in particolare Charcot, Breuer e altri di questo tipo. E con Breuer, in particolare, si avvicina a un caso particolare, che è quello che più di tutti gli dà il primo spunto per la teoria dell'inconscio, che è quello della cosiddetta Anna O. Anna O. era un esponente dell'alta società viennese che soffriva una serie di problemi di vario tipo, tra cui disfasia, fobie varie, tra cui anche l'idrofobia, cioè ogni tanto avere grossi problemi con l'acqua, e problemi anche a deglutire, eccetera. Tramite l'ipnosi, perché Breuer utilizzava soprattutto l'ipnosi, ipnotizzava le pazienti, i due medici, Breuer e Freud, si rendono conto che in realtà questo problema con l'acqua derivava da un ricordo dell'infanzia di Anna O., perché Anna O. bambina aveva una governante con cui aveva rapporto pessimo. Questa governante aveva dato da bere a un cane, e da lì in poi la paziente aveva associato, al di là dell'acqua, all'idea della governante, i dolori dell'infanzia, eccetera. E Freud si accorge che raccontando questo ricordo sopito, che era venuto fuori tramite l'ipnosi, raccontando alla paziente questo ricordo soffitto, il problema sembrava molto, molto allentarsi. Segno che forse il ricordare qualcosa che si è dimenticato può avere un effetto catartico, come si dice, cioè sollevare dalle ansie, dalle paure, dalle fobie. In questo caso, però, inizia a capire quindi che dentro di noi ci possono essere dei ricordi che sono inconsci, inconsapevoli, che di cui non ci ricordiamo più, ma ci sono e che in qualche misura ci influenzano nei comportamenti e non capiamo perché ci influenzano, ma ci influenzano. E magari semplicemente accorgerci che ci sono questi ricordi si può aiutare a superare il trauma.

Nel giro di qualche anno, fa di iniziare quindi a elaborare la sua teoria dell'inconscio, che presenta tramite quella che lui chiama una topica, anzi, verrà passata alla storia come la prima topica. Topica, perché evidentemente la nostra psiche ha dei luoghi, in un certo senso, bisogna identificarli. I luoghi identificati da Freud in questo primo caso sono tre, che sono: conscio, preconscio e inconscio. E per capire bene come funziona, non ho bisogno di immaginarsi un iceberg, perché la teoria viene passata alla storia anche come la teoria dell'iceberg. Come sapete, in un iceberg c'è una parte che sta al di sopra del pelo dell'acqua, quella visibile, e una parte di dimensioni maggiori che sta sotto il pelo dell'acqua, quindi nascosta. Così è anche la psiche, perché c'è una parte consapevole, sopra e per l'acqua, che conosciamo bene, che è il conscio, la parte consapevole di noi, cioè i ricordi che abbiamo, di cui siamo consapevoli, quello che sappiamo di noi stessi. Poi c'è il preconscio, quello che sta appena appena sotto il pelo dell'acqua. Il preconscio è formato, la nostra parte della nostra psiche, formata da ricordi che non ricordiamo, ma che con un certo sforzo possiamo recuperare. Ad esempio, in questo momento non mi ricordo minimamente cosa ho mangiato l'altro giorno a pranzo, però magari se ci penso, mi viene in mente. Ecco, quel ricordo lì, in questo momento, è nel mio preconscio. Infine, c'è l'inconscio, che è la parte più grossa dell'iceberg, la parte più sotto acqua dell'iceberg, quindi quella più invisibile, che contiene i che abbiamo apparentemente dimenticato, di cui non siamo consapevoli. Dico apparentemente, perché in realtà la nostra psiche le ricorda, è la nostra coscienza che non le ricorda. Quindi questi ricordi ci sono, sono sepolti e ci influenzano. Ecco, alla fine, l'idea è questa: la nostra psiche è formata più da cose che non ricordiamo che non da cose che ricordiamo, da cose di cui non siamo consapevoli che non da cose di cui siamo consapevoli.

Freud compie una vera e propria rivoluzione. Ci dice che il nostro modo di pensare è per la maggior parte frutto di meccanismi inconsci, meccanismi consapevoli. E il compito del medico diventa quello, però, di farli riemergere, secondo quel metodo catartico che vi dicevo prima. Cioè, bisogna riuscire a tirar fuori questo inconscio. Come si fa? All'inizio, Freud aveva utilizzato soprattutto l'ipnosi, come abbiamo detto, con Breuer e simili, ma poi si comincia che l'ipnosi non sia il metodo più efficace. Cerca altri metodi, li vedremo. Quello che però capisce sicuramente è che serve una sorta di collaborazione tra medico e paziente, quello che lui chiamerà il transfert. Il transfert è un meccanismo che abbastanza spontaneamente, secondo cui il paziente trasferisce sul medico dei sentimenti ambivalenti che nell'infanzia aveva provato nei confronti del proprio dei propri genitori. Quindi, ad esempio, una paziente donna tende a rivedere nel medico un po' la figura paterna e quindi tende a trovare, a provare anche un'attrazione di stampo sessuale nei confronti del medico. Un paziente, invece, dello stesso sesso, maschio, con un medico maschio, prova sentimenti di rivalità, ma anche di, diciamo così, tentativo di soddisfare il medico, come si faceva magari col padre. E poi c'è il medico una donna e il paziente un uomo, all'inverso. Questo meccanismo, il transfert, va sfruttato, secondo Freud, per fini terapeutici, cioè con la scusa che il paziente tenta di farsi bello agli occhi del medico, come se fosse un genitore, va sfruttato e provato anche tenuto sotto controllo, perché può degenerare.

Questa prima topica viene elaborata nei primi anni del '900, ma nel giro di anni e anni, probabilmente, approfondisce il suo pensiero e negli anni '20, in particolare, elabora anche una seconda topica, cioè una seconda suddivisione della psiche umana, sempre in tre parti: Es, Io e Super-io. Cosa sono queste tre parti? Partiamo dall'Es. L'Es è la parte pulsionale di noi, è la parte più irrazionale delle nostre psiche, quella che non segue il principio di non contraddizione, che non segue i limiti della ragione. È dove risiedono i nostri desideri più reconditi, dove c'erano i nostri desideri anche di cui ci vergogniamo, quindi desideri sessuali, soprattutto in questa fase Freud pensa che la maggior parte dei nostri desideri nascosti abbiano comunque un contenuto di natura sessuale. Sono le cose di cui ci vergogniamo e che non vogliamo far venire a galla, che non vorremmo mai confessare, e però ci sono. Quindi l'Es è la parte pulsionale. Dall'altra parte, il Super-io, invece, è la nostra coscienza morale, cioè è il nostro, in un certo senso, poliziotto della psiche, che sta lì a controllare che non sgarriamo, perché il Super-io ha introiettato tutti i divieti, le raccomandazioni, gli imperativi categorici che nell'educazione ci sono stati insegnati fin dall'infanzia e li ha fatti propri. Quindi, se l'Es, appunto, segue solo il principio del piacere, quindi vuole soddisfare sessualmente i propri desideri, il Super-io dice: "Non si fa, non si fa, non si fa, non si fa". Fa da mediatore tra queste due parti, Es e Super-io, appunto, deve mediare. L'altra parte, l'individuo, è in, diciamo così, equilibrio mentale, sta bene dal punto di vista mentale, quando l'Io riesce a fare un buon lavoro, quando riesce a tenere un buon equilibrio tra Es e Super-io, cioè riesce a soddisfare un po' l'Es senza frustrare troppo il Super-io e viceversa. Quando, però, le cose si si alterano, e per esempio il Super-io magari è troppo pressante e si diventa frustrati perché non si riesce a soddisfare i propri desideri, oppure l'Es è troppo forte e ci si lascia andare a troppi a troppe passioni, a troppe frivolezze, allora in quel caso l'individuo può manifestare delle nevrosi, dei problemi di natura mentale e può dare origine a varie problematiche. Ecco, bisogna stare attenti a trovare un equilibrio.

Ora, se questa è la situazione con parti di noi che vogliono soddisfare i piaceri, perché noi che vogliono proibire a noi stessi di soddisfare questi piaceri, parte di noi inconsapevoli e parte di noi consapevoli, come si vive? E soprattutto, come si fa a evitare di cadere in nevrosi? Perché alla fine, le nevrosi sono, in un certo senso, dietro l'angolo, basta alterare questi equilibri perché l'individuo manifesti poi problemi, esaurimenti nervosi, come si usa dire, e varie problematiche, dalle paure, dalle fobie, dalle ansie, eccetera. Allora, il modo migliore, dicevamo prima, il metodo catartico, cioè fare emergere queste parti di noi, i nostri desideri, le nostre pulsioni, ciò che è nascosto, in cui dobbiamo riportare alla luce. Ma l'ipnosi, che abbiamo detto, non è più un metodo efficace. Allora, quali metodi persegue Freud? Ne persegue vari. Ad esempio, uno dei metodi è quello delle associazioni libere, cioè mettere il paziente sul classico divanetto che è presente ancora nello studio di Freud a Vienna, lo fa rilassare e poi propone al paziente, dopo averci anche parlato, aver capito qual è la sua situazione in generale, una serie di parole, parole chiave, se vogliamo chiamarle così, a cui chiede che il paziente replichi immediatamente con un'altra parola. Ti dico una parola, tu mi dici la prima parola che ti viene in mente, velocemente. Una parola, ottima, che ti viene in mente. In questo modo, secondo Freud, agendo sulla velocità, il paziente non riuscirà a mettere in campo quelle censure che il Super-io normalmente mette in campo e magari potrà emergere qualcosa dell'inconscio, dell'Es, di particolarmente rilevante che aiuterà a fare una diagnosi. Questo è un metodo.

Un altro metodo è quello di ricorrere ai lapsus, alle dimenticanze. "Psicopatologia della vita quotidiana", un libro in particolare, in cui Freud analizza proprio come a volte il fatto che diciamo una parola per un'altra, questo è un lapsus, oppure il fatto che non ci venga in mente una parola, questa è una dimenticanza, sia decisivo. Perché, secondo Freud, nella mente nulla avviene per caso. Si parla, non a caso, di determinismo psichico. Cosa significa? Che quando semplicemente non mi ricordo una parola, non è veramente un problema di connessione neuronale o problemi fisici, voglio dire, ma è, in un certo senso, secondo Freud, il mio inconscio, il mio Super-io, forse, che non vuole che io mi ricordi quella parola, che sta facendo ostacolo al farmi ricordare quella parola, perché magari quella parola per me ha un contenuto emozionale forte, perché mi ricorda brutte cose, per mille motivi, e non mi fa venire in mente quella parola. Se io, invece di dire "tetti", dico "tetta", evidentemente questo è il mio Es, la parte vedere sessuale di me, che riemerge un attimo, riesce a superare gli ostacoli del Super-io e venir fuori. È un lapsus, c'è una parola che non volevo dire, che ho detto per sbaglio, e però è un lapsus che ha un significato profondo. Quindi, lapsus, dimenticanze, cose di questo genere, errori sono importanti.

Ma il metodo più importante di tutti, oltre all'associazione libere, oltre ai lapsus, eccetera, il metodo più decisivo è l'interpretazione dei sogni, secondo Freud. Perché nei sogni il nostro inconscio emerge meglio, anche se in maniera camuffata. Dice così Freud: "I sogni sono l'appagamento camuffato di un desiderio rimosso". Cioè, cosa vuol dire? Nei sogni noi facciamo riemergere i desideri dell'inconscio, quindi le parti più nascoste di noi, e un po' le camuffiamo, cioè le mascheriamo. Perché è vero che nei sogni il Super-io allenta il suo controllo, controlla meno, si fa meno la censura, però un po' di controllo lo fa lo stesso. Pollice in, lo fa lo stesso. Allora, nei sogni, i desideri non emergono mai idee chiare e nette, ma vengono mascherati. Esempi classici sono esempi tratti da Freud. Ad esempio, se una donna sogna di essere inseguita da un poliziotto con un casco rosso, il poliziotto con il casco rosso, secondo Freud, è una chiara metafora del bene umano, del pene maschile, e quindi la donna sta pensando a un rapporto sessuale che ha col suo fidanzato, amante, eccetera. Se, ad esempio, c'è una donna che porta dei fiori in un tavolo tondo, ecco, i fiori, il tavolo tondo e il vaso sono simboli di maternità, e quindi è una donna che desidera aver figli. Questo è sempre il modo in cui Freud interpreta i sogni. Ovviamente, visto che i sogni sono camuffati, però vanno interpretati. Il compito del medico è proprio questo: farsi raccontare i sogni e poi cercare di decifrare i simboli di questi sogni, le metafore di questi sogni, perché ogni aspetto, ogni fenomeno in un sogno, in una casa, uno scrigno segreto, tutto quanto è un simbolo, spesso di natura sessuale, che il medico deve decifrare per poi, inutile negarlo, al paziente, in modo che il paziente, ormai consapevole dei suoi desideri inconsci che neanche sapeva di avere, ma che ha, possa poi tramite il metodo catartico liberarsene.

Come vi ho accennato, la gran parte di questi desideri reconditi, dell'Es, eccetera, secondo Freud, ha natura sessuale. "Es" è una parola, prima non ve l'ho detto, ma possiamo citarlo velocemente, che è un po' strana. È una parola tedesca, indica il pronome personale neutro della terza persona singolare, è il corrispettivo di "it" in inglese, e lo chiamassi perché proprio un "esso", una parte della psiche che non è maschio né femmina, che non è carne né pesce, che però è ribollente di pulsioni. E queste pulsioni, per molta parte della sua vita, Freud documenta siano essenzialmente sessuali. Infatti, l'aspetto sessuale è forse quello più problematico della sua dottrina, nel senso che già in vita gli attirò un sacco di critiche e gli attirò anche grandi interessi, perché in un'epoca come quella di fine '800, inizio '900, molto perbenista, molto attenta, professionista a certi aspetti, Freud fu dirompente nel suo dire che in realtà siamo tutti pervasi da desideri sessuali e in realtà i nostri comportamenti derivano principalmente, secondo lui, da desideri sessuali a volte inappagati, a volte appagati, di cui generalmente ci vergogniamo, ma che ci sono.

È proprio questa analisi della sessualità lo porta a ridefinire l'idea di sesso che c'era dal punto di vista medico e psicologico fino a quel momento. La sessualità era stata sempre concepita come, sì, una spinta e un'energia, se vogliamo, ma che aveva come fine ultimo la riproduzione. E secondo Freud, questa visione della sessualità, però, non era per nulla soddisfacente, perché lasciava fuori una serie di fenomeni che si verificavano, che c'erano, che esistevano e che non potevano orientare in questa visione così limitata della sessualità. Secondo Freud, infatti, ci sono, ad esempio, fenomeni di sessualità infantile. Se la sessualità è solo legata alla riproduzione, perché a volte anche dei bambini troviamo atteggiamenti sessuali? Bambini che non hanno ancora, ad esempio, la maturazione dei geni, importante, quindi possono riprodursi. Se la sessualità è solo riproduttiva, perché a volte si verificarono casi di sublimazione, cioè persone che spostano in un certo senso la loro carica sessuale verso cose che non sono apparentemente sessuali, verso, ad esempio, che ne so, se sono persone che vivono con un atteggiamento sessuale la loro collezione di dischi, no, amano, toccano, bramano la loro collezione di dischi. Ebbene, quella è un atteggiamento che ha una radice sessuale, ma non è diretto verso oggetti sessuali, verso corpi. Ecco, per esempio. Oppure ci sono anche casi, dice Freud, di perversione. Attenzione, qui "perversione" va inteso in senso tecnico, vuol dire perversione, vuol dire dirigere altrove, perché perché la carica sessuale a volte non ha scopo riproduttivo, nel senso che anche un rapporto tra un uomo e una donna non è detto che ogni rapporto sessuale abbia fine riproduttivo, e c'erano altri rapporti sessuali che non culminano con l'inseminazione, sostanzialmente. E allora, tutti questi fenomeni che esistono, come li spieghiamo? Freud tenta di spiegarli con una nuova dottrina della sessualità, in cui introduce come elemento cardine il concetto di libido.

Cos'è questa libido? È un'energia, una carica pulsionale di natura sessuale che, secondo Freud, è presente nell'essere umano e si localizza, a seconda delle varietà della persona, in zone diverse del corpo, che vengono chiamate zone erogene, perché danno poi piacere sessuale. Proprio cercare di capire quali sono queste zone, Freud inizia a teorizzare delle fasi di sviluppo della sessualità. Cioè, dice: "Attenzione, già nei bambini esiste questa libido che si localizza a seconda dell'età di crescita in zone diverse". E allora fa uno schema che lo aiuta a identificare queste zone. La prima zona, in particolare, è la zona della bocca. Difatti, la prima fase di sviluppo sessuale è la fase orale, che va circa dal primo giorno dalla nascita del bambino fino a un anno e mezzo di età. Perché la zona della bocca? Zona orale, perché fa? Perché il bambino trova, cerca il piacere sessuale dal poppare dal seno della madre, quindi la popolazione erogena, il luogo del corpo in cui si prova piacere sessuale, è la bocca, e questo dura fino circa a un anno e mezzo di età. Dopo questo anno e mezzo, subentrano una nuova fase, che non è più la fase orale, la fase anale, perché la zona erogena diventa l'ano. Perché l'ano? Perché, secondo Freud, il bambino esprime il piacere sessuale, piacere, l'affetto, eccetera, soprattutto tramite scariche anali, cioè fa la popò, sostanzialmente, quando si sente a suo agio, quando si sente coccolato, amato, e così via. Quindi zona anale fino circa ai tre anni, da un anno e mezzo ai tre anni di età. A questa seconda fase, la fase anale, si subentra poi la terza fase, che è la fase fallica. Questa fase fallica è interessante, perché secondo Freud, la libido si concentra sul fallo, cioè sul pene del bambino. Questo comporta dei complessi, però, anche, perché il bambino maschio inizia ad avere il complesso di castrazione, cioè teme che questo pene che scopre di avere, le prime volte, di cui prende consapevolezza per la prima volta, siamo dopo i tre anni di età, vi dicevo, che questo pene possa essere perduto, tagliato, in qualche misura, e quindi c'è questo complesso di castrazione. La femmina, invece, che non ha il pene, ma scopre che non ha il pene, prova, secondo Freud, la cosiddetta invidia del pene. Anche questo è un complesso che poi può essere superato. Questa parte è stata oggetto di grandissime critiche, soprattutto dalle femministe in anni, diciamo, del dopoguerra, Freud morto e sepolto, perché sembra quasi che la donna sia come una mancanza rispetto all'uomo, l'uomo ha il pene, loro non ce l'hanno, e la bambina scopre di non aver qualcosa. In realtà, questa teoria è molto contestata oggi, però, insomma, Freud la presenta così. Questa fase fallica va circa dai tre anni di età fino ai sei anni d'età. Dopodiché subentra una fase che è una fase di latenza, cioè una fase in cui sembra che il desiderio sessuale della libido venga assopita, che sia quasi scomparsa, e di colpo non c'è più questa libido così forte. Questa fase di latenza va dai 6 anni circa fino alla pubertà, quando avviene la vera e propria maturazione sessuale e a quel punto la libido si localizza invece nei genitali, quindi si parla di zona genitale, fase genitale, e quindi lì arriva la maturazione sessuale, lì l'individuo, se è tutto è andato bene, se la maturazione e si è sviluppata nei modi corretti e sani, matura e ha tutti i suoi rapporti sessuali da adulto.

Ultima cosa da dire. Vi ho detto, in queste fasi si possono generare dei, se vi ho parlato del complesso di castrazione, eccetera, il complesso più famoso teorizzato da Freud, poi ce ne saranno anche altri nella storia della psicanalisi e della psicologia, ma è il complesso più famoso teorizzato da Freud è il complesso di Edipo, che secondo lui si potrebbe sviluppare, si sviluppa normalmente nella fase fallica, poi dovrebbe essere superato, ma a volte non viene superato. Cos'è questo complesso? Il nome viene tratto dalla figura di Edipo, personaggio mitologico nell'antica Grecia, protagonista di tragedie, eccetera. Edipo, come forse saprete, sposò sua madre senza saperlo e uccise suo padre. Ecco, secondo Freud, nella fase fallica, cioè tra i tre e sei anni, i bambini possono sviluppare un attaccamento di natura sessuale verso il genitore del sesso opposto al proprio e invece una rivalità nei confronti del genitore dello stesso sesso. Cosa vuol dire? Che il bambino maschio si innamora della mamma e proprio la vuole amare, come se fosse un oggetto sessuale, in qualche misura, pur nei modi dei bambini, mentre si sente rivale in amore nei confronti del papà, con il quale ha una sorta di competizione. Mentre la bambina femmina si innamora del padre ed è in competizione con la madre. Ecco, questo complesso di Edipo viene normalmente superato, ma appunto, un po' si rivede anche nel transfert, quello che dicevamo all'inizio, quel meccanismo che nasce tra medico e paziente, e che il medico deve sfruttare anche in questo caso. Il medico di sesso opposto viene visto come un oggetto quasi d'amore, il medico dello stesso sesso, invece, come un possibile rivale o comunque un modello da in qualche modo soddisfare.

Ultimissime cose in velocità da dire, perché le cose importanti le abbiamo dette prima. Cosa da dedicare un certo interesse, interessate attenzione all'arte, perché l'arte svolge un compito simile a quello del sogno, cioè ci permette di far riemergere ciò che è sepolto dentro di noi, riportare alla luce in modo mascherato. Anche in quel senso lì, quindi l'artista, quando dipinge, quando realizza un'opera d'arte, come se sognasse a occhi aperti. E interpretare l'opera d'arte, che sia la poesia, che sia il quadro, è un qualcosa che può far bene, che può aiutare il medico a capire l'inconscio dell'artista, e per l'artista può diventare anche una forma di terapia, non solo per l'artista, anche per lo spettatore che va a vedere un'opera d'arte, perché si ritrova in un'opera d'arte qualcosa anche del suo inconscio, ne rimane fortemente perturbato.

Seconda cosa interessante è quella che riguarda la religione. Secondo Freud, la religione è un autoinganno che gli uomini si sono fatti da secoli per soddisfare, di nuovo, però, i sentimenti più reconditi della propria psiche. C'è un sentimento, un rapporto con Dio, che non è molto dissimile da quello del complesso di Edipo: un Dio padre lontano, rivale, da amare, insomma, ci sono meccanismi inconsci anche nel rapporto religioso.

Terzo aspetto importante: la società, la civiltà. La civiltà, secondo Freud, ha un costo in termini libidici, cioè vivere insieme agli altri ci costringe a rinunciare a molta parte delle nostre pulsioni. Esprimere in parte il nostro Es, oltre al nostro Super-io personale, esiste anche, secondo Freud, infatti, un Super-io sociale, cioè una sorta di grande poliziotto della società che ci costringe a rinunciarci. Quindi, la vita assieme agli altri, che è inevitabile, che bisogna in qualche modo fare, ci condanna, in un certo senso, all'infelicità da questo punto di vista. Freud è piuttosto pessimista, perché non riusciamo a soddisfare i nostri desideri, molti dei nostri desideri.

Ultima cosa, nell'ultimissima parte della sua vita, vi avevo detto prima che Freud aveva dato grandissimo peso alle pulsioni sessuali, ma nell'ultima parte della sua vita, Freud ritorna sui suoi passi e dice: "Sì, le pulsioni sessuali sono importanti, ma non sono le uniche". Individua due tipi di pulsioni: quelle d'amore, che uniscono, quelle quindi sessuali, e quelle invece d'odio, che dividono, quelle di morte. Identifica con due nomi: Eros e Thanatos. Dentro le nostre pulsioni sono di questi due tipi: alcune sessuali, che uniscono, che creano; altre, però, distruttive, lesive, violente, Thanatos. Ecco, questo molto, molto velocemente, era quello che c'è per fare un po' il punto sulla filosofia di Freud e vederne i punti salienti.

In descrizione, come sempre, trovate i titoletti e poi trovate poi la playlist principale per ampliare il discorso, se volete. E oggi abbiamo finito. Spero di essere stato nei minuti, spero che in base al cronometro ci siamo praticamente giusti. Vi ricordo, per chiudere, che in descrizione trovate, oltre le playlist, oltre i vari riferimenti, anche consigli di lettura e trovate soprattutto i modi per rimanere in contatto col canale, ad esempio social network, ad esempio newsletter settimanale gratuita, che vi consiglio caldamente. In più, sempre in descrizione, trovate anche i modi per sostenere il progetto. Se vi piace quello che faccio e volete darmi una mano a farlo, guardateci, ci sono libri da acquistare, video corsi da acquistare, abbonamento su YouTube, che vi dà anche qualche vantaggio esclusivo e così via. Ho finito. Ci vediamo presto per altri video, anche riassuntivi, ma poi più normali di storia, di filosofia, educazione civica. Ciao.

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