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La Simbiosi Industriale come Motore per lo sviluppo dell’Economia Circolare

YouCamera - CCIAA Milano, Monza Brianza, Lodi2:34:18

Transcription

Buongiorno a tutti. Benvenuti dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi per questa mattinata di lavori dedicata al tema della simbiosi industriale.

La giornata di oggi vuole essere momento di formazione e di approfondimento sul tema della simbiosi industriale, ma anche il momento in cui, come Camera di Commercio di Milano, vogliamo lanciare, in collaborazione con l'Istituto di Management del Sant'Anna di Pisa, un nuovo progetto sull'economia circolare che appunto è proprio dedicato al tema della simbiosi industriale e che abbiamo denominato SIGMA. SIGMA sta per Simbiosi Industriale per la Gestione Circolare dei Materiali.

Quindi, ringrazio a tutti voi che avete voluto aderire al nostro invito e ringrazio il Professor Marco Fei, coordinatore scientifico del progetto SIGMA, a cui darò velocemente la parola. E ringrazio tutti gli altri relatori. Saluto e ringrazio tutti i relatori che hanno reso possibile questa mattinata.

Prima di entrare nel vivo della mattinata dei lavori, che appunto è dedicato alla simbiosi industriale, colgo l'occasione per presentarvi e ricordarvi qualche opportunità di finanziamento, sempre su progetti per l'economia circolare. Quindi, opportunità di finanziamento oggi attualmente disponibili in Lombardia per il sistema delle imprese. Per questo motivo, quindi, condivido con voi una presentazione. Perfetto.

Allora, in particolare vi voglio raccontare di una misura che abbiamo denominato “Bando Economia Circolare – Innovazione delle Filiere di Economia Circolare in Lombardia 2021”, che è promossa e ideata da Regione Lombardia in collaborazione col sistema delle Camere di Commercio Lombarde. Una misura che è già alla sua seconda edizione e per la quale, sin dalla prima iniziativa, agiamo di questo bando di contributo anche la Camera di Commercio di Milano, adibito con convinzione. L'obiettivo è quello di supportare le micro, piccole e medie imprese lombarde per favorire la transizione delle piccole e medie imprese, quindi, verso modelli di economia circolare. Quindi, si tratta di finanziamenti a fondo perduto; quindi, finanziamenti con un contributo a fondo perduto su determinate progettualità che possono essere presentate a valere su questo bando e di cui oggi io vi ricorderò gli aspetti principali. Impatti il bando “Innovazione delle Filiere di Economia Circolari Lombardia”, che vede poi come soggetto attuatore Unioncamere Lombardia per tutto il sistema delle Camere di Commercio. È già un'iniziativa; è stata lanciata a partire dal 3 maggio, però è possibile ancora presentare domande fino al 15 luglio 2021. Per cui, a corpo appunto l'opportunità di raccontarvi qualche aspetto di questa azione per le imprese che hanno ancora il tempo, quindi, per poter presentare delle progettualità.

Abbiamo detto, quindi, vogliamo supportare buone prassi verso la transizione all'economia circolare; quindi, all'evolversi di modelli produttivi, ma anche di prodotti o servizi che siano sempre più compatibili col tema della sostenibilità ambientale in generale, comunque vanno verso una maggiore circolarità del business e dei cicli produttivi. In questo senso, abbiamo pensato, quindi, di premiare i progetti con che portano innovazioni di prodotto o di processo in tema di utilizzo efficiente delle risorse, il che vale a dire utilizzo anche di materiali di scarto, residui, sottoprodotti derivanti da altri cicli produttivi per nuove produzioni, in modo da sostituire o quantomeno mixare rispetto alle materie vergini. Abbiamo pensato anche un fondo al tema dell'eco-design, che vuol dire impostare la produzione a un nuovo modello di prodotto di servizio sin dall'inizio, ideandone tutte le fasi secondo quello che, tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto e quindi cercando di progettare prodotti o servizi che possano avere una maggiore vita utile, quindi maggiori possibilità di riciclabilità, ma anche maggior ricorso alla riparabilità; quindi, proprio logica quella di promuovere l'eco-design. Ancora un'altra logica è quella invece di incentivare progettazione e sperimentazione di modelli tecnologici integrati che sono finalizzati al rafforzamento della filiera, ma anche di filiere diverse. Ed è proprio in questo, in questa logica che infatti si vogliono anche premiare le collaborazioni tra imprese, tra una filiera tradizionale, ma anche tra filiere che normalmente non hanno appunto momenti di collaborazione. E queste già rappresentano pratiche di simbiosi industriale e quindi i collegamenti favoriti proprio dalla tecnica della simbiosi industriale di cui oggi appunto parleremo. Nel bando sono descritti bene tutti gli interventi agevolabili. Io vi volevo dare solo il focus per capire, ovviamente insieme, qual è l'obiettivo, a chi è rivolto: alle micro, piccole e medie imprese lombarde che possano quindi presentare domanda. Possono presentare un progetto in forma singola o in aggregazione. Aggregazione formata da almeno tre imprese che tra di loro devono stipulare un accordo di progetto proprio per portare poi insieme a compimento il progetto che hanno presentato nel caso di aggregazione tra imprese. E gli intermediari, ovviamente, un capofila, però può prendervi parte anche una grande impresa che in questo caso non può essere direttamente beneficiaria di contributi.

Si tratta di un bando a progetto, vale a dire tutti i progetti che sono presentati vengono valutati secondo determinati criteri, anche questi esplicitati con molto dettaglio proprio nel bando di contributo. Ovviamente, criteri che tengono conto della rilevanza degli impatti ambientali positivi del progetto, così come la stabilità, l'innovatività anche è stata portata con quella determinata proposta, la qualità del team, così come pure la qualità del piano economico finanziario di marketing. Si è valutata una soglia di un punteggio circa 100 punti, quindi più otto punti di premialità. La soglia per poter essere ammessi in graduatoria è quella di 65 punti. Tutti i progetti che sono in regola con quelle che sono le norme invece formali che devono essere rispettati i requisiti per poter aderire al bando verranno quindi sottoposti alla valutazione di un nucleo, di un nucleo di valutazione, di un'apposita commissione.

Quali sono le caratteristiche dell'agevolazione? Vi ho già detto che si tratta di contributi a fondo perduto. Si possono finanziare… l'investimento minimo per progetto deve essere di 40.000 euro. L'intensità del contributo rispetto alle spese ammissibili è quella del 40%, con un importo del contributo massimo per progetto fino a 120.000 euro. Come come si può presentare domanda? Viene gestita telematicamente tramite la piattaforma web Telemaco, che è la piattaforma di interfaccia quindi tutto il sistema delle Camere di Commercio Lombarde. Come vi dicevo, il bando è già aperto dal 3 maggio; domande presentati lì fino alle ore 17 del 15 luglio. Il soggetto attuatore è Unioncamere Lombardia. Per eventuali domande, già sul sito di Unioncamere Lombardia ci sono tutta una serie di FAQ, di domande che sono stati presentati ad oggi dalle imprese, per cui potete eventualmente consultarle o tramite i colleghi di Unioncamere. Anche noi, come Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, siamo a vostra disposizione per eventuali maggiori informazioni su questo tipo di iniziativa. Va beh, vi ho già detto che è una procedura valutativa a graduatoria e che la graduatoria di ammissione di tutte le imprese che quindi risultano essere vincitrici sul bando, in base al punteggio ottenuto dalla valutazione, ma anche in base alla disponibilità delle risorse finanziarie per ambito di competenza in Regione, quindi la graduatoria dovrà essere comunicata entro il 15 ottobre 2021. Dal 15 ottobre 2021, tutte le imprese ammesse al contributo avranno un anno di tempo per la realizzazione effettiva del progetto che è stato presentato e quindi per accedere poi alla fase finale della rendicontazione e liquidazione del contributo.

Qual è la dotazione finanziaria? 3.621.000 euro messi a disposizione, ricordo, per tutte le micro, piccole e medie imprese lombarde. 2.756.000 euro sono fondi della Regione Lombardia; per la parte restante contribuisce il sistema delle Camere di Commercio Lombarde. E la quota messa a disposizione della Camera di Commercio di Milano Monza Lodi è di 400.000 euro. Va bene, qua ci sono dettagli sulle spese ammissibili, i tempi vi ho già accennato. Quindi, volevo dare proprio delle informazioni, una carrellata veloce di queste informazioni, ricordandovi quindi che siamo a disposizione per chi fosse interessato. Il bando di innovazione delle filiere di economia circolare in Lombardia, una misura importante, sua seconda edizione già in vigore. Invece, io proprio negli ultimi minuti gli rubo perché vi volevo presentare altre due iniziative. Queste promosse dalla Camera di Commercio di Milano che vogliono essere un tentativo un po' innovativo, sono azioni un po' sperimentali, pivotali. Vedrete che anche la dotazione finanziaria ovviamente molto contenuta rispetto all'importanza del bando precedente, però lo scopo è quello che nelle nostre azioni quotidiane vogliamo cercare di incentivare, da parte delle piccole imprese, l'acquisizione di servizi che vanno proprio verso il discorso della di una maggiore sostenibilità ambientale delle loro produzioni. In questo senso, quindi, all'importanza anche della misurazione degli impatti ambientali delle produzioni. In questo senso, visto che anche noi assolutamente crediamo e per tanto tempo ne abbiamo parlato con il progetto, riecco anche in Camera di Commercio con la Scuola Sant'Anna dell'importanza della risurrezione anche con la metodologia dell'LCA, quindi della LCA, proprio promuoviamo quindi l'acquisizione di un servizio di LCA da un nostro soggetto attuatore che in questo caso è stato individuato in Innovhub Stazioni Sperimentali per l'Industria srl, in cui le imprese possono andare ad acquistare questo servizio di misurazione, diciamo, di impatti ambientali di un prodotto, di un servizio o di una parte della loro attività al costo già stabilito di 6.000 euro più IVA. La Camera di Commercio abbatte questo costo con 4.200 euro che rappresentano proprio il voucher messo a disposizione. In questo caso, il bando non è ancora uscito; uscirà nei prossimi giorni, presumibilmente il 28 giugno, comunque entro il mese di giugno. Si tratta, diversamente dal, ovviamente, dal bando precedente, non di un bando a progetto, ma di un bando a sportello e una misura molto più semplice. Per cui le imprese, però questa volta hanno… Lombarde, ma di Milano Monza Brianza Lodi, perché un'iniziativa finanziata solo dalla Camera di Commercio. Possono presentare domanda tutti coloro che sono in possesso dei requisiti molto semplici che vi chiediamo; automaticamente si aggiudicano il diritto a questo voucher. Questo è un'iniziativa… un'altra iniziativa molto simile nella… la struttura cambia, però l'oggetto dell'intervento questa volta è un servizio di accompagnamento all'upgrade di impianti da biogas a biometano. Questa iniziativa invece è stata pensata per le piccole e medie imprese di Milano Monza Brianza Lodi che abbiano già un impianto a biogas che magari avevano precedentemente acquisito anche con tutta una serie di incentivi pubblici. Saranno disponibili adesso il servizio che vogliamo appunto incentivare è quello di promuovere l'upgrading di questi impianti verso il biometano. Ancora una volta ci avvaliamo di un partner tecnico, un soggetto attuatore che è il Consorzio Italiano Biogas. Questa volta è stato scelto sempre in collaborazione con Innovhub Stazioni Sperimentali per l'Industria che ha dei laboratori che quindi possono… apportiamo quindi un mix di competenze diverse. Questa volta la misura ha un costo di 8.000 euro più IVA; sempre il 70% il voucher messi a disposizione dalla Camera di Commercio di Milano che quindi ammonta per ogni servizio a 5.600 euro. Il bando di accompagnamento alla… al regno degli impianti verrà pubblicato entro il mese di luglio, subito dopo la pubblicazione del bando per LCA. E ancora una volta si tratta di un bando a sportello. Quindi, queste ultime due iniziative, come di ricordi… come vi ho già ricordato, non sono attualmente ancora disponibili, ma stanno proprio per essere pubblicati bandi. Per cui, se siete interessati, alla fine della presentazione trovate i contatti miei e dei miei colleghi. Noi siamo l'Ufficio Ambiente ed Economia Circolare della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Benissimo. Quindi vi ringrazio del tempo che mi avete dedicato e invece con molto piacere adesso entriamo proprio nel… po' diciamo… nella parte più importante del seminario di oggi, andiamo proprio nel focus del seminario di oggi e quindi do la parola al Professor Marco Fei. Grazie.

Benissimo. Buongiorno a tutti. Come avete visto nell'introduzione alla Dottoressa Clemente, stiamo proseguendo all'interno di un ambito tematico e trasformativo delle imprese di questo contesto territoriale. Il progetto è nuovo e ancora più ambizioso dal punto di vista degli obiettivi che si pone. Entriamo nel merito di una modalità di implementazione dell'economia circolare che, come vedremo, ha alcuni presupposti, ma anche interessanti potenzialità. Da qui, nel mio primo intervento di oggi, vedremo alcuni di questi aspetti. Innanzitutto, per capire bene cos'è simbiosi industriale, ma anche per comprendere quali sono gli aspetti di benefici potenziali, le barriere che possono essere affrontate dal punto di vista tecnico e organizzativo, in maniera tale da presentare bene poi quello che è il nostro scopo concreto, cioè di entrare nel merito di progettualità in questo ambito. Al mio intervento, che sarà più di carattere generale, poi seguirà quello di Filippo Corsini, che userà delle best practice per cercare di farvi capire anche nel concreto meglio quali sono le possibilità e le opportunità in questo ambito. L'agenda del mio intervento è articolata su cinque punti, come vedete. Quindi, partiamo dall'economia circolare, perché è sempre da lì che dobbiamo partire in termini proprio di meccanismo trasformativo che declina nel concreto quelle che sono poi gli obiettivi della sostenibilità, del Green Deal verrebbe da dire, oggi persino del PNRR, per una componente significativa che effettivamente la logica che la Commissione Europea ha instradato è quella di un cambiamento strutturale. Con la circolare è un modo davvero concreto per andare in questa direzione. Proprio a questo proposito, il secondo punto riguarda il Piano d'Azione per l'Economia Circolare e la Simbiosi Industriale; quindi, l'ultimo piano della Commissione Europea che contiene al proprio interno anche riferimenti su sei aree, vedremo quali. A quel punto, entriamo nella parte più concettuale: le caratteristiche e le modalità di implementazione della simbiosi industriale e quindi fattori di successo, i benefici, le barriere come dicevamo in precedenza, fino ad arrivare all'ultimo tema che vogliamo trattare in questo intervento che riguarda il tema dell'evento, richiede la misurazione per poter valutare in maniera corretta e trasparente anche verso l'esterno quelli che sono i risultati attesi. Tra l'altro, questo poi si ricollega direttamente anche a uno degli obiettivi che il progetto della Camera di Commercio di Milano Monza e Brianza Lodi ha, dal punto di vista proprio della capacità anche di comprendere qual è l'impatto che genererà sul territorio. In tema di misurazione, come sempre, ci sono tante valenze interne, esterne, di orientamento al miglioramento. Quindi, una definizione classica che usiamo spesso, perché è del 1995 e perché è di uno dei guru del management, che è Michael Porter. E Porter già allora era lo studioso noto per le strategie competitive, per la catena del lavoro del valore, tutti i concetti che si sono ampiamente affermati nel management delle imprese. In quell'anno uscì con un articolo in cui diceva esplicitamente che agli imprenditori: “Nel momento in cui voi non considerate l'inquinamento o più in generale l'inefficiente uso delle risorse come un fattore critico di successo al pari di quelle che sono le performance economiche, voi in realtà state perdendo un pezzo importante di quello che è il vostro mestiere”. Cioè, gli sprechi, a partire dai rifiuti, sono delle inefficienze strutturali da parte delle imprese che peraltro si pagano più volte. Il caso dei rifiuti è evidentissimo da questo punto di vista. Noi ragioneremo… dico… possono rientrare nel ciclo economico, come possono ritornare ad essere nuove risorse, il che ovviamente gli dà un valore per chi le utilizza e per chi gestisce questo ciclo in cui magari entrano in gioco, come vedremo nello spirito della simbiosi, più attori. Dall'altra parte però, se non faccio tutto ciò, pago e pago sempre di più per lo smaltimento degli stessi. Vi si genera un doppio effetto negativo. In quest'ottica, ecco, Porter 25 anni fa lo visse in modo molto chiaro e fu un messaggio che poi progressivamente abbiamo visto è stato interiorizzato, soprattutto per quello che ci interessa, da parte delle imprese che si rendono conto di come sia importante gestire questa inefficienza. Prove sul tema dell'economia circolare non ci soffermiamo troppo, anche perché il progetto precedente era stato dedicato anche a creare un lessico condiviso tra i diversi attori che avevano partecipato a questo progetto, a partire proprio da cosa intendiamo per l'economia circolare. Quindi, qui ci limitiamo a riprendere una definizione ormai classica della Fondazione Ellen MacArthur, che articola due elementi dell'economia circolare: il primo elemento è di essere rigenerativa. Sapete che oggi il concetto di rigenerazione nell'economia ma anche nelle imprese è un concetto molto utilizzato perché presuppone proprio la capacità di ripensare in modo diverso, una ripartenza rispetto a presupposti che abbiamo visto essere inadeguati rispetto allo stato delle cose e alla situazione di triplice crisi che stiamo vivendo. Quindi bisogna ripensare complessivamente il modo, il modello di sviluppo a livello di sistema, e qui entra in campo la Commissione Europea, entra in campo l'agenda 2030 delle Nazioni Unite, ma anche i business model delle imprese, quindi fino a entrare all'interno dei comportamenti individuali. Realtà, potremmo anche ragionare di come si cambiano i nostri comportamenti come individui alla stessa stregua. Non è una scala che va dal super micro al macro. In quest'ottica, essere rigenerativi in questa prospettiva vuol dire essere capaci di dare un contributo significativo proprio per far sì che le risorse che sono la base poi dello sviluppo vengano riutilizzate il più possibile. Per farlo bisogna pensarci sì dalla progettazione dei prodotti, quindi rigenerati “by design”. Il grafico che molti conoscete è facile farlo sul lato sinistro, da dove ci sono i colori verdi, perché quella è la parte della natura naturans e con funzione di tipo degenerativo. Infatti, i concetti stessi di simbiosi che noi oggi vedremo meglio hanno una loro esemplificazione, diciamo, costruita in milioni di anni che proprio dalla natura naturans tendenzialmente ricicla, rigenera tutto ed è progettata per farlo. Il tema diventa più complicato quando passiamo sul lato destro, la tua destra, e quello dei materiali tecnici, quelli che abbiamo creato noi da poco tempo, da pochi secoli, vera rivoluzione industriale in poi, in particolare la seconda rivoluzione industriale. E su questi si tratta di riuscire ad aiutare i processi naturali che non sono attrezzati in quest'ottica, mettendo in piedi tanti piccoli cicli, rivedrete diverse, che partono dal fatto che noi abbiamo imparato, per esempio, cercare di gestire al meglio possibile il riciclo dei rifiuti, ma questa soltanto è una delle fasi essenziali per generare un sistema che sia in grado di essere circolare davvero e quindi rigenerativo “by design”. Si parte dalla progettazione dei prodotti. Una parte è un'economia che deve essere… deve essere stata ben pensata, perché perché noi abbiamo… voleva anche di equilibrio con la natura. Si è visto molto nella media nel periodo della pandemia: l'uomo, con quel suo modello di sviluppo, non si è limitato a usare troppe risorse rispetto a quelle disponibili, quindi ponendo poi un problema dal punto di vista della capacità di fornire risorse prospetticamente per una popolazione di 9 miliardi e mezzo di abitanti, quali saremo sul pianeta nel 2050, ma è anche… anche un po' nella serie di creazione di forti disequilibri, di cui sappiamo persino la pandemia è uno degli effetti indesiderati. E quindi, in quest'ottica, bisogna essere capaci di generare un rapporto con la natura da parte delle attività produttive che sia anche… le storie… il che vuol dire prestare particolare attenzione, per esempio, all'uso delle risorse rinnovabili. Mi dovremmo… come nella simbiosi industriale, nei parchi industriali, l'attenzione all'energia sia particolarmente presente, è la prima delle risorse di cui ci si rende conto della fortissima cooperazione tra risultato economico e attenzione agli aspetti ambientali: minimizzare ed eliminare tutte le sostanze tossiche che ovviamente hanno un'incidenza molto forte su quello che dicevamo, e poi vedete: sradicare i rifiuti, cioè eliminare i rifiuti, farli diventare risorse, potremmo dire, attraverso… ritorna il termine di una progettazione accurata. Avere cura sin dalla progettazione di quelle che sono queste finalità. Con questa doppia dimensione noi effettivamente capiamo il perché l'economia circolare è un approccio assolutamente coerente col Green Deal europeo, anzi ne diventa un elemento fortemente caratterizzante, insieme ovviamente a quelli che sono gli obiettivi di decarbonizzazione e all'uso come supporto degli strumenti digitali. La Commissione Europea ha fatto un percorso negli ultimi anni molto chiaro da questo punto di vista. Quindi, il primo pacchetto sull'economia circolare del 2015 coincide con quella fase… vi ricordate? 2015 è stato un anno dal punto di vista delle policy molto significativo: c'è stata l'Agenda 2030, c'è stato l'Accordo di Parigi. In quel contesto esce anche il pacchetto sull'economia circolare che parte da… la coda, se volete, del problema, cioè la gestione dei rifiuti, ma la contestualizza in modo chiaro all'interno di quella visione complessiva che poi è la logica del ciclo di vita complessivamente inteso, di cui parlava anche prima la Dottoressa Clemente. Si tratta di fatto di reimpostare il sistema europeo verso una prospettiva che è coerente con la definizione che abbiamo visto precedentemente. Questo vuol dire cambiare la legislazione sulle tematiche ambientali, per… lo sapete benissimo che in termini legislativi sulle tematiche ambientali noi, Italia, a tutti gli altri paesi europei dipendiamo di misura quasi assoluta da quelle che sono le direttive comunitarie e quindi delle evoluzioni di policy che si realizza a livello internazionale. Cinque anni dopo è stato utile, necessario… questo è anche tipico dei processi della Commissione Europea, che traccia le linee, poi costruisce degli step successivi all'interno di queste linee. L'11 marzo dell'anno scorso è uscito il secondo Piano d'Azione per l'Economia Circolare, che fa un passo avanti molto significativo in quest'ottica, dandosi l'obiettivo ambizioso di contribuire alla transizione verso un modello di crescita rigenerativo, lì è specificato che restituisca il pianeta più di quanto prende e ovviamente cercando di contenere il consumo di risorse entro i limiti del pianeta stesso. E poi l'obiettivo di raddoppiare l'utilizzo dei materiali circolari nel prossimo decennio, quindi al 2030, come obiettivo all'interno di quelli che poi sono i target anche dell'Agenda 2030. Il che, per la Commissione Europea, vuol dire far crescere anche l'economia, un contributo del più 0,5% del PIL dell'Unione, oltre 700.000 nuovi posti di lavoro. Vedete tasselli essenziali all'interno del Green Deal, del nuovo modello di sviluppo che non può essere il modello di sviluppo efficace se non è in grado anche di creare una migliore occupazione in sé, non è in grado anche di incidere sugli aspetti sociali oltre che su quelli ambientali. Poi vedete: rafforzare la base industriale dell'Unione Europea. Proprio qui è la creazione di imprese, di imprenditorialità tra le piccole e medie imprese. Di questo presupposto è ovviamente un peso a posto anche a tutte le iniziative come la nostra che vanno a inserirsi all'interno di questo quadro di carattere generale. Come rintracciamo la simbiosi industriale all'interno di questo piano complessivo? Qui vedete alcuni degli obiettivi collegati al Piano d'Azione che sono proprio…

Quella di sviluppare la circolarità all'interno dei processi di produzione. In questo quadro strategico, c'è un'azione specifica sulla simbiosi industriale, che legata all'avvio di un sistema di comunicazione e certificazione del servizio di industriale presso un'industria, vede la Commissione Europea. Si propone, oltre agli schemi già esistenti che riguardano, come sappiamo, i sistemi di gestione dei prodotti, l'integrazione tra gli stessi attraverso lo spirito della footprint, sia a livello di prodotto che di organizzazione, con un ragionamento specifico sulla simbiosi industriale.

Ricordo che l'Italia, in quest'ambito, anche in anni passati, all'interno di strumenti europei, per esempio come LIFE+, fu la sperimentatrice di una logica delle masse applicato a livello distrettuale di contesti omogenei produttivi che, come vediamo, si sposano molto con la prospettiva dell'ecologia industriale e della simbiosi. Quindi, come tante volte capita, ci curiamo che noi riusciamo davvero ad essere dei pionieri anche dell'implementazione di queste logiche che si evolvono e che, come vedremo, hanno delle radici profonde.

Perciò, andando alle radici, alle origini, vale la pena di fare un rapido percorso sia concettuale che esemplificativo all'interno di questi tre elementi che si connettono uno con l'altro. Abbiamo citato l'ecologia industriale; il termine stesso fa capire quale sia la forte attenzione ad apprendere tutto ciò che si può dagli esempi che la natura ci mette a disposizione. Il concetto di simbiosi industriale: anche qui vedete, il termine è un termine che viene dalla natura. Sappiamo quali sono gli organismi simbiotici; poi, noi prenderemo anche, con una slide, in natura, sono quelli che vivono insieme, mutuamente scambiandosi dei servizi e accrescendo, da questo punto di vista, la resilienza collettiva. Poi, i parchi ecoindustriali: un tipo di soluzione che unisce alle potenzialità che dicevamo precedentemente, che sono legate alla complementarietà tra diversi soggetti/organizzazioni, a quello della coesistenza in un certo contesto territoriale, in cui la vicinanza ovviamente agevola e supporta certi processi di evoluzione.

Né l'origine del concetto di simbiosi industriale noi possiamo risalire a quella che poi è la prima fase di sviluppo del concetto di sostenibilità che, come sappiamo, alla sua formulazione ancora oggi condivisa nel rapporto, per un futuro, noi tutti, ho chiamato anche altrimenti il rapporto Brundtland. Siamo nel 1987; in quegli ambiti comincia a maturare anche un concetto di industrial symbiosis. Poi, perché un esempio che addirittura è precedente a questi anni, dal punto di vista della nascita di alcuni presupposti che poi sono stati codificati successivamente. La formalizzazione del concetto è comunque del 2000 e comincia nel primo decennio del nuovo secolo ad essere sempre più presente nelle politiche. Difatti, abbiamo quel decennio: è un decennio in cui troviamo già molte semplificazioni; ve ne riportiamo semplicemente due, che riguardano i due principali competitors nell'economia globale oggi, che sono Cina e Stati Uniti.

La Cina comincia a introdurre politiche sotto l'egida dell'economia circolare, per cui è molto anticipatrice dal punto di vista temporale. Non possiamo dire la stessa cosa dal punto di vista dei contenuti strategici, in termini di avanzamento: i piani, anzi due piani, della Commissione Europea sono più ricchi di implementazioni complessive. Ma già nel 2006, questo è stato uno dei tanti miti sulla Cina: i cinesi erano ben consapevoli della necessità di usare un approccio circolare nell'economia. Lo fanno perché sono, come noi, paesi che hanno scarsità di materie prime, che quindi sono perfettamente in grado di comprendere, già vent'anni fa, che solo attraverso un'attenzione particolare al riuso delle risorse diventa possibile sostenere un modello di sviluppo come quello cinese, che per lungo tempo ha viaggiato a due cifre di crescita. In questo contesto, l'attenzione più particolare la troviamo proprio alla simbiosi industriale e i parchi industriali; quindi, concetti che oggi sono particolarmente centrali rispetto al nostro discorso e all'incentivo le tecniche di clean production, cosiddette Best Available Techniques, e di questo è un quadro che i cinesi spingono molto. Quindi, la concentrazione in determinati ambiti, la resistenza di meccanismi simbiotici e quant'altro divengono oggetto di alcuni problemi specifici in questa direzione.

Analogo, più o meno a pochi anni di distanza, è l'approccio negli Stati Uniti. Anche qui, il pragmatismo americano su questi temi fa sì che l'attenzione, nei confronti di relazioni, proprio di aggregazione di servizi comuni tra le imprese, nella prospettiva di simbiosi industriale, divenga un elemento caratterizzante delle politiche degli ultimi vent'anni. Per quanto riguarda il quadro generale di politiche, noi possiamo vedere a livello internazionale come l'UNEP, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di ambiente, nel 1997 promuova questi due strumenti, simbiosi e parchi ecoindustriali, come strumenti a supporto di una produzione sempre più sostenibile. Nel 2008 ci sono delle linee guida per i programmi nazionali sulla sostenibilità nella produzione e consumo, in cui viene citata esplicitamente l'ecologia industriale, con un modo di produrre, sostenere la produzione sostenibile. E in questa prospettiva noi troviamo poi tutti i riferimenti che l'Unione Europea, la Commissione, inserisce a queste tematiche, li vedete riportati, che poi confluiscono col già citato primo piano d'azione su un'economia circolare.

L'idea è quella che, mettendo insieme i diversi attori, le nuove capacità innovative in primo luogo, sia possibile agevolare quel processo di trasformazione dei rifiuti in risorse, in primis, ma poi vedremo anche energia ed acqua entrano in gioco in maniera significativa all'interno di quelle che poi sono le politiche europee in questo ambito. A questo proposito, poi si ricollega direttamente un'azione anche sviluppata in Italia. Anche l'Italia, nell'ultimo ventennio, ha dedicato attenzione a quelle che sono state chiamate Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA). Le APEA vengono introdotte con un decreto legislativo alla fine del secolo scorso, nel 1998, e a questo punto di fatto ci sono iniziative di promozione di quelle che vengono definite aree ecologicamente attrezzate e dotate delle infrastrutture, dei sistemi necessari a garantire la tutela, la salute, la sicurezza e dell'ambiente, e disciplinando poi al proprio interno tutta una serie di attività. Quindi, questa idea che i contesti, le aree industriali, come le abbiamo sempre chiamate, prendano una veste particolarmente attenta agli aspetti ambientali, gestiti congiuntamente, caratterizza anche il nostro paese, perché viene specificato in questo decreto che gli impianti produttivi localizzati nelle aree APEA, nelle aree ecologicamente attrezzate, sono esonerati dall'acquisizione delle autorizzazioni concernenti l'autorizzazione dei servizi ivi presenti, che diventano una meta-organizzazione. Da questo punto di vista, sappiamo bene quanto questi aspetti siano delicatissimi proprio dal punto di vista normativo, e quindi questo è stato un tentativo ante litteram di creare dei sistemi integrati, che ovviamente è un presupposto interessante nella logica in cui ci stiamo muovendo.

Questa è una fotografia, siamo circa un decennio fa, dello sviluppo che si ha avuto dal 1998 al 2010 delle APEA, che hanno avuto un nuovo momento di forte attenzione da questo punto di vista. Ovviamente esistono ancora adesso; se ne sono aggiunte, come vedete nel 2013, nel 2015; quindi, alcune regioni sono arrivate più tardi rispetto a soluzioni di questo tipo. Però l'Italia è abbastanza ricca di queste entità, che ribadisco sono delle aree industriali che però hanno prestato particolare attenzione agli aspetti che poi a noi premono di più, che riguardano proprio l'integrazione, la complementarietà e l'esistenza di servizi integrati. All'interno di questa prospettiva, ovviamente qui è come se noi stessimo leggendo un processo evolutivo che, come tutte le tematiche relativamente nuove, come quella della gestione green e delle attività economiche, ha una sua gradualità evolutiva. Qui vedete, questa è una rappresentazione dell'OCSE di diversi anni fa, che già configurava un'evoluzione per cui l'Industrial Ecology era visto come un punto d'arrivo sinergico; vedete, viene utilizzato il termine sinergico rispetto alle fasi precedenti, in cui si aveva un atteggiamento più passivo, meno strategico, nei confronti del rapporto con l'ambiente da parte delle imprese. Si parte dal pollution control, per passare attraverso le soluzioni di tecnologie più pulite, e quindi non soltanto end-of-pipe, alla fine dei processi, ma nei processi stessi, modificando le tecnologie di progettazione e di produzione, al tema dell'ecoefficienza, cioè le risorse diventano fondamentali anche dal punto di vista economico, in termini di razionalizzazione, al life cycle thinking, in cui si allarga lo spettro, non si rimane più circoscritti dentro i confini della singola impresa, ma attorno alle imprese. Questo ovviamente è strettamente propedeutico a un ragionamento di sistema, come quello che abbiamo appena visto delle Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate o della simbiosi industriale. Si passa poi al tema della rivitalizzazione, in cui siamo già nel cuore concettuale di quelli che poi sono elementi dell'economia circolare, cross-loop production, quindi produzione a ciclo chiuso, può essere tra singole imprese o diventare invece un'operazione condivisa, e allora entriamo in una dimensionalità strategica.

Oggi, se dovessimo aggiungere a questa rappresentazione dell'OCSE un ulteriore tassello, ovviamente dobbiamo inserire quello che ha a che fare propriamente con l'economia circolare, quindi con la prospettiva per cui l'ecologia industriale diventa elemento in cui la simbiosi si rafforza in modo rilevante, proprio perché abbiamo da considerare le interconnessioni proprie dell'economia circolare su una scala più ampia, in cui le variabili economiche, sociali, ambientali entrano in gioco tutto insieme. Qui vedete la stessa rappresentazione, vista però introducendo alcuni concetti in più; vedete, l'industrial ecology diventa creazione di nuove soluzioni, quindi c'è una natura progettuale, quel by design che vedevamo precedentemente viene applicato in maniera significativa, e chiamano in causa, vedete, non più i singoli processi, non più l'organizzazione complessivamente intesa, ma anche la scala istituzionale, quella più ampia in cui bisogna essere promotori di iniziative di questo genere, in un'ottica di sistema. Questo fa capire anche quale ruolo abbiano attori come la Camera di commercio, che evidentemente hanno questa natura intrinseca. Di fatto, l'ecologia industriale propone che i sistemi industriali operano come ecosistemi naturali, e qui vediamo meglio un'analogia con la natura, perché da un lato il consumo di energia e materiali è ottimizzato: gli influenti di un processo devono servire come materia prima per un altro processo; quindi, la concatenazione propria della simbiosi, e da questo punto di vista vedete perché questo è tratto da un contributo in letteratura, ma perché il nostro sistema industriale non potrebbe fare quello che fa la natura? Perché gli output industriali non dovrebbero essere gli input di un'altra? E l'interrogativo ovviamente deve essere applicato ai contesti concreti in cui queste cose possono essere affrontate correttamente. Vedete, la metafora tra sistemi industriali e naturali è fondamentale, per così dire, in una certa prospettiva: l'idea è facciamo sì che i rifiuti, che per noi sono tali, possano essere utilizzati come risorse da parte di un'altra.

È un concetto che oggi sembra nuovo; in realtà, come tutti i concetti legati a questi aspetti di comportamento più attento ed equilibrato nei confronti della natura, hanno delle radici che risalgono alla nostra storia industriale di molto tempo fa. Pensate, per esempio, mi ricordo una connessione fisica che spesso si generava tra chi produceva formaggi nelle nostre pianure e gli allevamenti di maiali. Ma perché? Semplicemente perché uno degli scarti più importanti della produzione del formaggio, il siero, si può arrivare a produrre anche lì cotta per ridurne la quantità, ma ce n'è, e molto spesso il siero, che altrimenti è una sostanza difficile da smaltire, veniva utilizzato come componente negli alimenti per i maiali, un ottimo pasto, dentro il quale se lo funzionava con il suo valore nutritivo. Ecco, questa cosa aveva fatto sì che, quasi verrebbe da dire casualmente, ma non era casuale: nella pianura c'erano dei piccoli caseifici con vicini degli allevamenti di maiali, cosa peraltro frequente nella pianura Padana. Ecco, quel tipo di soluzione era una soluzione, come tante altre, che si sono generate, fatte semplicemente per non sprecare qualcosa, quando l'attenzione, magari nei confronti del controllo dell'inquinamento, non era così elevato come oggi, i costi non erano così elevati dal punto di vista dello smaltimento. La logica del "nessuno spreco", come trend, ovviamente è alla base di questo principio: la natura l'ha sviluppato intrinsecamente, l'uomo può farlo e, da un certo punto di vista, in una logica meramente economica, merita di farlo. Come diceva Porter, in pillole: tecnologia industriale è una visione di sistema che mette in interazione i sistemi industriali ed ecologici, quindi flussi di materiali, di energia e le loro trasformazioni; quindi, bisogna entrare nel merito poi di quali sono tutti i processi che hanno a che fare con le risorse. Ciò richiede un approccio multidisciplinare e prospettico, perché oggi questi tipi di ragionamenti sono proprio in quella prospettiva rigenerativa che il Green Deal ha messo in evidenza in modo chiaro. Quindi, c'è una spinta molto più forte in questa direzione, sottolineando, guardate, che non stiamo parlando di una cosa che è radicalmente nuova: è un modo per rendere sistemico quello che prima era lasciato più alla casualità e alla percezione dei singoli attori, come un cambio da un processo lineare a un processo ciclico chiuso. Per questo, definire anche dei confini di un sistema che può funzionare con questa prospettiva può essere particolarmente utile, ed è ovviamente parte di uno sforzo per ridurre l'impatto dei sistemi industriali sugli ecosistemi; quindi, va anche nell'altra direzione, non solo quella rigenerativa, ma anche quella della capacità di ricostruire un equilibrio tra attività economiche e ambiente, nella prospettiva di una armoniosa integrazione tra l'attività industriale e gli ecosistemi. Di fatto, poi questo fa capire anche di più la ricerca di questa armonia, perché ha senso, almeno logicamente, fa sì che i sistemi industriali siano indirizzati verso l'essere più simili possibili a quelli naturali, che per definizione, da questo punto di vista, sono più efficienti e sostenibili. Tra l'altro, anche qui si entra in una frontiera molto interessante, che è quella in cui persino nel design si può prendere spunto dalla natura, perché la natura ci può citare gli esempi di efficienza nell'aerodinamica, per esempio, ci sono tanti esempi; c'è un treno che è stato progettato emulando l'aerodinamica di un uccello. Questi sono le logiche per cui, dalla natura, poi si arriva anche a prendere degli spunti più direttamente operativi.

Questo è un esempio classico di simbiosi in natura: un animale che sembrerebbe non avere particolare bisogno del contributo di altri, invece usufruisce dei parassiti che si nutrono della squame di uccelli che si nutrono dei parassiti che sono presenti sulla cute spessa dei rinoceronti; convivono, quello del noce con te stesso, e risolvono un problema; tra l'altro, sono dei segnalatori della presenza di predatori per il rinoceronte stesso. Di fatto, possiamo dire che l'ecologia industriale suggerisce il design degli ecosistemi naturali come guida al design. Sapete che, quando parliamo di economia circolare, ricorrono tutte queste R; un tempo erano tre, adesso c'è chi è arrivato a contarne più di 15. Il design è proprio la progettazione, nella prospettiva che abbiamo detto precedentemente, quindi estremamente utile applicare le logiche che la natura ci porta in questa dinamica, considerato che la ovviamente è applicabile all'interazione fra imprese. In quest'ottica, cadono i confini a settori; questo è un altro elemento interessante da sottolineare. Noi oggi siamo abituati al fatto che i tradizionali settori industriali hanno avuto una evoluzione; pensate, quando parliamo di localizzazione, ne pensiamo ai distretti industriali. I distretti industriali sono luoghi in cui imprese che svolgevano la stessa attività si sono concentrate, peraltro anche in quel caso integrandosi a monte e a valle con chi produceva le macchine per produrre; non solo industria tessile, conciario e quant'altro, i distretti classici presenti nel nostro paese. È già in quell'ambito la logica dell'integrazione dei servizi comuni ha dato degli esempi molto significativi. Oggi a questo si aggiunge il fatto che le industrie possono, forse devono, anche essere, in questa nuova sezione, diverse, perché la diversità rende la complementarietà, come tra l'uccello e il rinoceronte, più fattibile. Questo, peraltro, noi lo vediamo in generale; pensate quello che sta succedendo oggi, in cui noi viviamo dei player internazionali che sono player della mobilità autoelettriche, ma che contemporaneamente si concentrano sulla produzione e sul ciclo di smaltimento delle batterie, perché questo diventa una componente essenziale. Ho tantissime aziende di software che producono loro energia rinnovabile, perché all'interno dell'equilibrio che si deve realizzare quella diventa una componente importante. Grandi imprese possono anche cercare di internalizzare tutte queste logiche; il tema è che, nel momento in cui la scala si riduce, queste complementarietà devono essere in qualche modo parte di un sistema progettato. Allora, la logica è che la simbiosi impegna industrie separate in un approccio collettivo per ottenere un vantaggio competitivo attraverso lo scambio di materiali, di acqua e/o di sottoprodotti, ma anche servizi e infrastrutture. Ha due finalità: ridurre l'impatto, ma anche ridurre i costi di produzione complessiva; quindi, è qui che noi andiamo a misurare l'efficienza, diremmo di più, siccome la sostenibilità ha tre gambe, tre dimensioni, c'è anche una ricaduta di tipo sociale, quella misuriamo in primis con le nuove professionalità e competenze che possono essere presenti in quel contesto, ma sappiamo benissimo che l'impatto sociale dell'attività economica è anche legata al fatto che, in un determinato contesto, la possibilità di generare un modello di sviluppo sostenibile è di per sé qualcosa che genera un impatto sociale positivo, misurabile con determinati indicatori. In chiave, in quest'ottica, sono la collaborazione tra attori; quindi, è un modello basato sulla collaborazione e le possibilità sinergiche che sono offerte dalla prossimità geografica. È inutile negare che la prossimità geografica è un fattore abilitante, da questo punto di vista, lo è nelle interazioni, lo è anche nella gestione delle ottimizzazione dei costi. I sottoprodotti hanno possono avere un valore; il valore però non sarà mai elevatissimo, e quindi, per esempio, la vicinanza logistica diventa un elemento molto importante in questa prospettiva.

Quali sono le tre modalità che certo uno che si è occupato molto del tema simbiosi industriale – avete già visto alcune citazioni precedenti che non ho riportato – mette in evidenza? Allora, il primo è lo scambio di sottoprodotti/rifiuti; si parte sempre da qui, per l'uso di materiali che normalmente sono scarti: i rifiuti possono essere utilizzati come sostituti di materie prime o di prodotti commerciali. Questa tendenza oggi è sempre più importante, non solo per la scarsità tendenziale delle materie prime, in quei trend di ripresa auspicabile dello sviluppo che stiamo vivendo, ma dall'altra parte il fatto che la tensione sul prezzo delle materie prime è destinato a crescere in maniera estremamente significativa; quindi, avere delle alternative è strategicamente essenziale, anche solo valutare con attenzione le opportunità economiche dell'alternativa tra un prodotto vergine e un prodotto riciclato. Questo vale in generale; in alcuni contesti, ovviamente, nella prospettiva della simbiosi questo diventa un vantaggio competitivo strutturale. Infatti, gli scambi di sottoprodotti possono migliorare l'efficienza delle risorse di un'azienda, sfruttando il valore economico intrinseco, quello di cui abbiamo parlato all'inizio, il doppio valore economico se vogliamo dei rifiuti, ovviamente perché si di produzione non ci limitiamo la materia così importante e così poco incentivata, e nel senso che sappiamo benissimo come questa sia una componente che ha vissuto una minore ottimizzazione rispetto al passato, ma anche di energia; pensate al calore: quante volte in certe realtà c'è una produzione di calore che non è adeguatamente utilizzato? Il calore può essere condiviso tra diverse entità, rimanendo però sul tema dei rifiuti. Qui vedete il quadro di evoluzione della normativa; non mi soffermo su questo, ma sappiamo bene che nella tendenza che non è ancora esaurita, perché oggi sul tema dei sottoprodotti si sta cercando di risolvere un elemento che la legislazione sui rifiuti non ha favorito, per motivi legati alla natura stessa della legislazione protettiva nei confronti dei meccanismi di gestione dei rifiuti, mentre non vi è niente nel momento in cui noi vogliamo che i rifiuti siano risorse: dobbiamo un po' liberarli da certi tipi di vincoli, cosa che in parte è stata fatta, ma che sappiamo bene è ancora ancorata, intanto, alla definizione di rifiuto, che di per sé ci consentirebbe di affrontare il problema, perché nel momento in cui decidono di non disfarmi più di qualcosa, a quel punto entro nella prospettiva della circolarità. Però, dall'altra parte, per esempio il sistema della privativa nel nostro paese crea delle grandi difficoltà da questo punto di vista. Abbiamo tanti esempi in cui, in altri paesi, certe cose si possono fare più facilmente e da noi si fanno con grandissime difficoltà, eppure gli esempi poi di simbiosi industriale, che vedremo anche con Filippo, in quest'ottica sono tantissimi, perché ogni qualvolta un'azienda si pone il problema di gestire al meglio un proprio scarto, si possono trovare delle soluzioni innovative; nascono startup proprio per gestire queste soluzioni, che questi attori possono inserirsi all'interno di cicli in cui sono volumi significativi. Qui è rete il tema del sottoprodotto: gestiamo qualcosa come un bene, non come un rifiuto, lo facciamo diventare risorsa. Ovviamente, su questo la Camera da sempre è molto attenta; quindi, è semplicemente un richiamo quello che vogliamo fare da questo punto di vista. Vedete, la logica è quella dell'evoluzione, del fatto che esista un valore economico di mercato di per sé, che ci sia un'opportunità invece di ottimizzare, in uno spirito un po' più ampio, quello che è il percorso che una determinata materia prima seconda può avere, sempre rispettando la gerarchia dei rifiuti nella Commissione Europea, perché è ovvio che noi rimaniamo all'interno di questa logica in cui, essendo le risorse scarse, il primo obiettivo è quello evidentemente di consumarne il meno possibile, di generare meno rifiuti; in questo caso è possibile che è la prevenzione, però poi abbiamo il riuso, il recupero di materie in primis, il recupero di energia, e anche questo può far parte di processi simbiotici; evidentemente bisogna assolutamente evitare lo smaltimento. Quindi, di fatto, la simbiosi è anche un modo per dare una maggiore spinta rispetto all'obiettivo estremamente ambizioso – vedetevi riportati – che la Commissione Europea si è data in questo, perché ovviamente non c'è soltanto lo zero carbon nella strategia 2050, ma c'è anche lo zero waste, e in quest'ottica vedete quanto siano aumentate le… noi ogni tanto ci concentriamo negli ultimi tempi, soprattutto sulla decarbonizzazione, perché è una priorità assoluta e si discute molto di questa asticella che continua ad alzarsi, ma questo punto di vista, nei fatti, le info sui rifiuti, l'asticella si alza e dobbiamo, peraltro, via che il nostro paese si è comportato bene su quelli che sono le componenti dei rifiuti che sono gestiti a partire dagli urbani attraverso i sistemi consortili; il problema è che a fronte di una tonnellata di rifiuti urbani ce ne sono quattro e mezza di rifiuti speciali nel nostro sistema produttivo, e quindi questo è un ambito dentro il quale c'è ampio spazio. Non dimentichiamoci che i dati a livello globale ci dicono che solo meno del 10% della materia utilizzata per i processi produttivi avviene da riciclo; più del 90% è materiale vergine; quindi, lo spazio a livello globale è altissimo; l'Europa, l'Italia è…

Messa molto meno io, ma quell'obiettivo del raddoppiare il livello di riutilizzo di risorse in ottica di circolarità del secondo piano d'azione, evidentemente si aggiunge a questi obiettivi impegnativi. Andiamo verso la fine del mio intervento.

Un primo aspetto da approfondire: ma la signora industriale come condividere le risorse? Come vedete qui, si fa riferimento alla condivisione di infrastrutture e servizi. Le opere di un certo contesto, abbiamo detto, la scala territoriale è importante e utile da questo punto di vista. Si assumono congiuntamente la responsabilità di fornire servizi, infrastrutture di pubblica utilità. E qui stiamo parlando di approvvigionamento idrico, energetico, termico, di impianti di trattamento delle acque reflue. Sono compiti che anche storicamente, noi l'abbiamo visto in relazione all'evoluzione della normativa sulle acque sui rifiuti, hanno caratterizzato, per esempi, distretti industriali di cui parlavamo in precedenza: impianti collettivi messi a disposizione degli altri.

Come si condividono questi servizi? Ovviamente lo si fa attraverso la messa a disposizione di attori e infrastrutture che normalmente non sono co-in quel contesto. Vedete qui alcuni dei servizi complementari in quest'ottica: la soppressione degli incendi, la sicurezza, la pulizia, la stessa ristorazione e la gestione rifiuti. Tutte queste attività possono essere poi gestite in maniera sinergica e circolare all'interno di un determinato contesto.

In quest'ottica abbiamo il concetto, l'ultimo che ci rimaneva da delineare, che era parco industriale; un parco eco-industriale. Ci aggiungiamo il suffisso "eco". Da questo punto di vista, una comunità di imprese manufatturiere ed i servizi: quindi mettiamo insieme attori di tipo diverso che si scambiano prestazioni ambientali ed economiche che migliorano attraverso la collaborazione. Abbiamo detto, gestendo tutte le problematiche della sostenibilità che ci interessano, i pollini ambientali di risorse e ottimizzando l'uso di energia, acqua, materiali. Di fatto è il classico meccanismo del: la somma di più attori con le nuove capacità distintive genera un vantaggio competitivo collettivo a parte di tutti. Qui c'è un esempio storico, è l'unico esempio che faccio perché poi Filippo Corsini vi fa degli esempi anche più recenti, però fa capire come si evolvono questi strumenti che ci consente di collegarsi a una logica in cui stiamo introducendo un ragionamento che si innesta anche sul tessuto industriale esistente o una cittadina. Viene inserita nel Nord Europa di 20.000 abitanti, con dove a partire dagli anni '70 si è sviluppata una complessa rete di imprese diverse. Quindi nello spirito che dicevamo, che hanno pian piano coinvolto più attori.

Quali sono le caratteristiche della simbiosi industriale in questo contesto? Allora si parla di amnistia non pianificata, che è nata "botta e risposta" su iniziativa delle imprese che di settori diversi, una dozzina, e nel tempo si sono consolidati gli accordi per lo scambio di tante cose: materia, energia, servizi. Perché si è sviluppata questa attenzione nell'ottica del: come possiamo collaborare? Come possiamo scambiarci? Vedete 25 diversi scambi di risorse attivi, perché anche perché si è creato un clima di fiducia consolidata e stretta collaborazione che di fatto è andata nella direzione che diciamo: questi attori si comportano come fossero una grande impresa, con tutti i vantaggi del caso. Guardate questo grafico con le diverse fasi storiche, è molto interessante. Vedete, sono pochi all'inizio, quei pochi intensificano le direzioni, ci sono altri, ne continuano ad arrivare altri e le relazioni diventano estremamente articolate, gli scambi diventano sempre di più. Ecco, questo è un esempio, un'indicazione che ci fa capire quali sono i vantaggi.

Qualche esempio delle prestazioni condivise: allora una centrale termoelettrica condivisa che cedeva, può in eccesso alle aziende, e qui 999 sono avendo importanti entrambe cide calore con sistema di teleriscaldamento alla città. Succede anche da noi, ma normalmente non è legato a un parco industriale, una singola realtà che fornisce questo, questo servizio, cede a G-block che produce cartongesso il lo zolfo derivante dalla disoccupazione. C'è una raffineria che svolge questo tipo di attività. In questo, chiedo scusa, per la centrale termoelettrica riceve della raffineria che è qui no acque di scarico trattate da utilizzare come acqua di raffreddamento, e poi c'è il recupero dell'acqua che viene accomunata in un laghetto artificiale. Questo è uno degli attori in interconnessione con gli altri; oppure vedete cercano un bowl folk signing che recupera, fornisce acqua superficiale trattata alle aziende dell'area industriale, è anche quella che gestisce teleriscaldamento, e qui non avevano già citata, è una raffineria, e vedete in questo caso il residuo di zolfo prodotto rimpianto di formazione viene convertito in fertilizzanti liquidi eccetera. Potremmo andare avanti.

Qualche numero, perché lo dicevamo: attenzione, noi poi dobbiamo preoccuparci di capire quali sono i vantaggi che si genera. I vantaggi sono ambientali ed economici, sociali sono un pochino più articolati e si è meno abituati a metterlo in evidenza. In questo anno comunque, dal punto di vista economico: 14 milioni di euro di estraneo, 650.350 mila tonnellate di CO2 evitate, risparmio di 3,6 milioni di metri cubi di acqua, 100 gigawatt di energia, e vedete 87.000 tonnellate di risparmio di materia. Questo è proprio una rappresentazione concreta che vi dà i risultati.

Quali sono i fattori di successo? Così entriamo anche nel merito di una serie di aspetti che ci interessa poi applicare concretamente. Ma ciò che farebbe la vicinanza geografica, la cooperazione tra imprese, il fatto che ci sia un'iniziativa privata e non semplicemente una spinta pubblica, anche se poi pubblico ovviamente è diventato un partner importante, partecipazione coattiva delle imprese interessate, una misurazione, un monitoraggio consente di quello che è stato fatto. Inizialmente è stata importante un'impresa forte, catalizzatrice del processo, la prima che abbiamo citato, quindi la centrale termoelettrica, la fiducia, il sistema di supporto pubblico e poi la graduale implementazione, una storia di più di 50 anni in cui pezzo per pezzo e tutto ciò sia andato consolidato. Vedete, viene ribadito il coinvolgimento delle autorità governative, la propensione anche al rischio del management aziendale che si è mosso sulla frontiera dell'innovazione. In quest'ottica, grande cultura e consapevolezza ambientale, anche frutto del contesto nordico in cui operava, e poi grandi rapporti con l'università, con la ricerca e sviluppo per trovare soluzioni nuove, usi nuovi dei materiali, quelle cose che sappiamo essere importanti nelle strategie economia circolare. È anche un coinvolgimento dei consumatori, i prodotti che a quel punto prendono una caratterizzazione anche del luogo in cui tutto ciò viene fatto.

Adesso qui c'è una parte che però lascerei molto più rapidamente, che ho usato quasi tutto il tempo a mia disposizione. Volevo presentarvi il progetto, le ultime slide che riguarda le barriere alla simbiosi industriale, e sono quelle facilmente comprensibili, però l'esperienza di mette in evidenza: attenzione, non è sempre facile capire ex ante quali sono i costi e benefici. La progettazione a volte è una progettazione, avete visto nel processo graduale di Cannes, le difficoltà alle tecnologie, a volte bisogna sviluppare la simbiosi perché siamo ancora abituati, gli stessi break della commissione europea sulle migliori tecniche disponibili sono settoriali, di interconnessione settori, aree sono campi relativamente nuovi di investimento e trasformazione iniziale, competenze, limiti dovuti alla distanza geografica. Ovviamente la vicinanza aiuta, è più difficile ragionare quando le distanze si allungano di queste complementarietà e così via, nel senso che qui c'è anche denuncia l'assenza di cooperazione, tutti quelli che sono i fattori abilitanti se non ci sono frenano, diventano varie le benefici. Abbiamo visto i benefici economici, ambientali, giano i giurati concretamente, qui c'è l'indicazione di quali sono. Ovviamente a quelli legati alla riduzione dei costi dobbiamo aggiungere quella dell'accesso sistemi fiscali più vantaggiosi, che stiamo entrando in una dimensione in cui anche colpi NR ci saranno le opportunità nei prossimi anni. Da questo punto di vista c'è anche un tema di scala nel nostro paese, cioè mettendosi insieme si raggiunge una scala critica, l'importante per essere competitivi. E vedete poi quelli ambientali sono strettamente legati agli obiettivi poi della circolarità stessa: miglioramento delle risorse, riduzione rifiuti, delle emissioni, dei materiali tossici. Un'attenzione ai benefici sociali, ribadisco per noi è molto importante prenderò in considerazione evidenziarli a partire dall'aspetto della occupazione di migliore qualità oltre che quantitativamente in crescita, il miglioramento delle condizioni di lavoro, quindi qualità vuol dire anche qualità del lavoro, dire anche safety, aumento della cooperazione, della fiducia che è un elemento, lo sappiamo, lo abbiamo visto anche in periodo pandemico, è un elemento chiave per una ripartenza diversa, il superamento dell'individualismo, il miglioramento delle competenze, del know-how. Questa è una sfida interessante che mette insieme diversi attori per migliorare insieme, e poi anche gli aspetti collegati al miglioramento della salute, che un tema oggi socialmente rilevantissimo.

Di una sezione sulla misurazione, e l'ultima prima della presentazione del progetto: il tema della misurazione è un tema assolutamente centrale perché aiuta a migliorare, da evidenza di ciò che si fa. Qui vedete tutta una serie di strumenti, partiamo ovviamente dalle 6 dan ai 10 2 vita perché la prospettiva è light cycle. Sicuramente in quest'ottica però vedete ci sono anche analisi costi benefici, input output, ovviamente è tutta un'altra serie di strumenti che li vedete indicati per misurare, poi servono indicatori, una prima individuazione delle tre dimensioni ambientale, economico e sociale che abbiamo già ampiamente sottolineato. Ovviamente nel progetto poi lo vedremo, noi cercheremo in tutti i modi di utilizzare una logica di misurazione sistematica per capire meglio dove si può migliorare, è un po' una logica delle metriche sulla circolarità che abbiamo già sperimentato nel progetto riecco, ma anche poi per misurare in corso d'opera il miglioramento e per dare una spinta ulteriore ai progetti che verranno gestiti all'interno del nostro programma di azione.

Qui abbiamo le considerazioni conclusive sulla simbiosi industriale: si parte dai benefici economici dell'impresa, quindi questo è il punto di partenza, bisogna fare bene i flussi di materiali per garantire l'approvvigionamento, era necessaria diversificazione delle risorse, questo sarà uno degli elementi su cui ci concentreremo, l'attenzione alla fiducia reciproca e principi condivisi tra gli attori che è un fluidificante essenziale in quest'ottica, e poi le competenze e le capacità complementari in richieste che possono essere fornite da un soggetto terzo, per esempio laddove esistono forme consortili che può svolgere un ruolo chiave nel facilitare e promuovere la seguito di industriale, non è necessario però può essere un punto anche di arrivo di un percorso di consolidamento progressivo. Credo di essere più o meno nei tempi per passare a una descrizione sintetica di quello che a questo punto andiamo a fare insieme, che traduce molti dei presupposti che abbiamo visto in una iniziativa fattiva e concreta.

Obiettivo è quello di accrescere la conoscenza sui temi a sito industriale, ma anche di facilitare le relazioni di simbiosi industriale di tre aziende nel contesto territoriale ampliato, come diceva la dottoressa Cremit. È chiaro che la camera di commercio di Milano, Monza, Brianza e Rho ha un suo territorio elettivo di riferimento, però in questo caso, siccome i confini abbiamo detto tra settori sono sempre meno, anche i confini territoriali in quest'ottica sono meno chiari. L'idea è con un cuore su l'area attorno a Milano, comunque avere un perimetro più allargato di ricevimento. L'idea è che si parta dalle imprese, da questo punto di vista, che abbiano almeno una sede nelle province di Milano, Monza, Brianza e Rho. Le attività che verranno avviate saranno relative alla ricostruzione della adozione di pratiche di simbiosi industriale, ne dovremmo come la fase 1 in questo progetto. Dato il tema è anche quello di capire come siamo messi, qual è lo stato dell'arte. Secondo, formazione dedicata al tema per creare e concentrato, questa finirà col affiancarsi anche al bando che abbiamo visto precedente della Regione Lombardia insieme al sistema camerale. Quindi è ovvio che diventa un contributo a un percorso comunque su cui si sta investendo in ottica trasformativa. Terzo, supporto per gruppi di aziende per il miglioramento della circolarità attraverso progetti. Questa logica poi del lavorare insieme sulla progettualità è ovviamente un modo per tradurre concretamente in azioni ciò che si può fare. Nella prima parte di ricostruzione dell'analisi di pratiche di simbiosi industriale abbiamo predisposto un questionario, rivedete anche il collegamento diretto tra l'altro, invitiamo i partecipanti a questo seminario ad accedere direttamente al questionario perché il punto di accesso al progetto, le modalità, non soltanto noi capiamo chi è interessato a proseguire, ma ricostruiamo anche il quadro e vendiamo più agevole, e poi la messa a sistema delle diverse informazioni.

La seconda parte: informazione e formazione dedicata al tema della simbiosi industriale, perché qui si tratta di dare indicazioni operative sulle modalità di adozione di strumenti e l'applicazione di soluzioni in questo ambito è quello che si deve fare. Lo abbiamo già sperimentato ampiamente nello spettro più ampio delle tematiche della circolarità. Abbiamo già previsto i seminari, vedete nel primo caso c'è già una data di riferimento, è quella di oggi, la simbiosi industriale come motore per lo sviluppo dell'economia circolare. Negli altri due abbiamo invece il periodo di riferimento, le date che dobbiamo ancora indicare, ma sarà affatto breve la successiva e sul green supply chain management. Non abbiamo sottolineato anche perché vogliamo fare con gradualità l'innesto delle diverse tematiche, è ovvio che la logica della simbiosi industriale molto si sposa alle prospettive di gestione delle catene di fornitura in una logica di circolarità. E poi dedicheremo il terzo dei seminari a un ragionamento concreto ancora più approfondito di quello che verrà accennato a poco da Filippo Corsini nella ricerca di best practice settoriali o intersettoriali, come abbiamo detto, e soluzioni tecnologiche organizzative. Questo ottobre, se ne ottobre noi ci troveremo ad avere completato questa fase 2 di tipo formativo ed entreremo tra autore del documento un'elusione 2 niente 2 nella fase di supporto per compiti aziende. A questo punto avremo individuato insieme a voi chi sono quelli da un lato più motivati, dall'altro con più potenzialità dal punto di vista della realizzazione di progetti di simbiosi industriale, e verranno supportati in piccoli gruppi con un meccanismo che chi di voi ha già interagito con noi e con la camera conosce abbastanza bene. Invece ci saranno dei workshop per facilitare il dialogo tra gli attori sui temi della simbiosi industriale. Vedete, obiettivo: mettere sul piatto gli elementi chiave per attuare la collaborazione. Noi analizzeremo i dati raccolti durante il workshop, è a questo punto individueremo delle possibili sinergie e progettualità di simbiosi da mettere sul campo, e quindi entreremo nel merito della progettualità concreta insieme agli attori coinvolti. Io mi fermerei qui, a questo punto credo che Filippo Corsini subito, quindi Filippo si integra con la mia presentazione, lui userà le best practice per dare ulteriori evidenze ai ragionamenti che abbiamo fatto. Prego Filippo. No, a tutti a condividere lo schermo. Buongiorno a tutti, sono Filippo Corsini, con ricercatori dell'Istituto di Management della Scuola Superiore Sant'Anna. Nella mia breve presentazione vada illustrare alcuni esempi best practice a livello nazionale e internazionale sul tema della della simbiosi industriale, analizzare alcuni ripetitivi casi per far vedere che iniziative di simbiosi industriale possono essere implementate con successo da imprese di diversa dimensione di simbiosi industriale tra piccole imprese, tra media impresa o elementi tra i grandi imprese, e anche tra settori di di vario tipo. Andremo a vedere tutte queste mens practice utilizzando anche un framework canalizza quelli che sono i benefici. In questo framework e che analizza i benefici dell'implementazione di azioni e di simbiosi industriale, ovviamente daremo spazio a esaminare quelli che sono i frame, i benefici di carattere economico, quindi diretto per l'impresa, ma anche i benefici ovviamente di carattere ambientale e di carattere sociale che sono stati conseguiti nell'andare a implementare queste azioni di simbiosi industriale. Prima di a vedere nel dettaglio quelli che sono gli esempi, 2 slide di introduzione. Questa fondamentalmente classifica le iniziative di simbiosi industriale, fare una piccola ripartizione per attività di simbiosi industriali e le differenze in due gruppi: l'attività autorganizzata, quindi o di una singola impresa o di un gruppo. Vedremo esempi sia relativi a singole imprese sia gruppi di imprese che emergono, diciamo, dall'interazione diretta questi attori industriali, quindi solo delle sinergie che nascono, come abbiamo visto nella presentazione precedente nel caso di Calembour, da l'attività auto organizzata di uno o più soggetti, ma sono anche tutte quelle iniziative che partono dalla necessità, dalla volontà di un singolo soggetto di andare a instaurare delle relazioni di simbiosi industriale. Vedremo anche che le relazioni di studiosi industriale che vengono avviate non sempre hanno una caratteristica di condivisione della stessa area geografica delle aziende, ci sono esperienze di simbiosi industriale che avvengono a livello regionale, ma anche a livello nazionale. Sempre per prima di andare a vendere i casi, classificare le attività di simbiosi industriale. La seconda modalità con cui possono essere avviate queste iniziative è attraverso una rete di tipo ha girato pianificata. In entrambi i casi i concetti e questo nella rete esiste un soggetto che facilita le relazioni tra le imprese e che quindi identifichi a quelle che sono quelle che possono essere le reazioni di simbiosi industriale, come ad esempio scambi di sottoprodotti, strambi di rifiuti, ma anche i cascami energetico eccetera, e vanno ad agevolare queste queste relazioni e queste condivisione. Nello specifico della presentazione vedremo un esempio di rete agevolata che è rappresentata dal NICE, NICE sta per National Industrial Symbiosis Program, ed è un programma di simbiosi industriale avviato nel Regno Unito su scala nazionale, quindi dove c'è un soggetto fondamentalmente che coordina le attività di varie imprese, numerose imprese sul gran Bretagna, e questo progetto acuto è stato implementato utilizzando un soggetto intermediario che agevola le relazioni, incendio tronista. Lo abbiamo visto nella presentazione precedenti come una delle principali barriere alla chiare progettualità di simbiosi industriale sia ad esempio il fatto di non conoscere il territorio in cui si opera e quindi non conoscere anche quelle che possono essere le opportunità di scambi tra certo tipo, altro barriera della la simbiosi industriale era la mancanza di fiducia fra aziende, e utilizzate un soggetto intermediario sicuramente non può andare anche a facilitare le relazioni, riuscendo questo tipo di legge di barriere. Ultimo esempio diritti possono essere anche le reti cani te, in questo caso il soggetto intermediario non è un soggetto terzo, il consorzio, ma è proprio un'impresa che diventa centrale e inizia a gestire le stesse base ai propri interessi una serie di relazioni di simbiosi industriali. Caratterizzazione delle due attività pro fondamentalmente le distingue fra attività auto organizza eventi agevolati o pianificate. Sempre prima di vedere quelle che sono i casi studio, le best practice che abbiamo trovato che volevamo condividere con voi, cerco di rispondere un'altra domanda, in parte a questa domanda rispose la presentazione di prima, ha cercato di farla anch'io a introducendo la mia presentazione, ma la domanda è: si può fare simbiosi anche tra imprese distanti? Abbiamo visto che Calembour get sicuramente uno degli esempi più famosi del sindaco industriale, e avete visto come il driver principale, la motivazione principale sia stata legata alla vicinanza geografica delle imprese e risiedevano in quel in quell'area. È possibile però fare simbiosi industriali che prima su scala decimale, scala nazionale, internazionale. In questa slide e vedete un po' una mappatura di quelle che sono le iniziative di simbiosi dustriale che abbiamo raccolto dalla letteratura, dai report tecnici e raccontano appunto di progettualità di simbiosi industriale sulle diverse scale. Ovviamente quando parliamo di simbiosi industriale a livello locale andiamo a parlare sicuramente di tutto service cambi che possono essere attivati, no di rifiuti, sottoprodotti, e vedete qui la tipologia abbiamo mappato sottoprodotti l'industria alimentare, sottoprodotti anche dell'industria agroalimentare, e vedremo successivamente rifiuti a costruzione e demolizione, rifiuti organici, ma ovviamente quando parliamo di simbiosi industriale a livello locale, come abbiamo visto prima anche ai casi hamburger, si parla anche di condivisione ad esempio di cascami energetici, energia, calore che viene prodotto il film cruz e la produzione in surplus viene ottimizzata cedendo parte ad esempio di questo calore a quello che è il sistema di teleriscaldamento e umano oppure altre imprese limitrofe. Quando si parla sempre di simbiosi industriale a livello locale, parliamo anche quando ho visto nella condivisione di alcuni servizi, come ad esempio il servizio di depurazione delle acque, che è uno dei servizi essenziali per le imprese che in alcuni casi può essere gestito in maniera parallela a quello diciamo messo a disposizione dalle pubbliche amministrazioni, quindi attraverso un sistema di depurazione delle acque per una serie di imprese che risiede in un determinato territorio. Come dicevo prima, si può parlare, si può fare simbiosi industriale anche al livello regionale, in questo caso non ha più senso parlare di condivisione energetici, non ha più senso parlare di condivisione ad esempio infrastrutture quali, quindi per la depurazione delle acque, ma troviamo tantissimi esempi nella condivisione di rifiuti e sottoprodotti, come vede in questo caso è una lista non esaustiva di quelli che possono essere quelli che abbiamo affatto come rifiuti sotto prodotti che vengono condivisi su scaldare giornali dalle scene dei termovalizzatori, rifiuti metallici, storie acciaieria, oli esausti eccetera eccetera. Quindi ovviamente la simbiosi industriale si può fare con successo anche a un livello regionale. Mi soffermo infine sulla scala nazionale, per nazionale perché esistono poche, ma esistono esempi di syndial anche su scala nazionale, internazionale. Vedremo dopo il NIST come si realizza, quindi con un esempio di la simbiosi industriale su scala nazionale, quindi cosa è avvenuto in Gran Bretagna, ma esistono a caso invece industriale a livello anche internazionale. Ovviamente come capite bene anche voi in questo caso il valore del sottoprodotto, rifiuto scambiato deve essere così alto da giustificare quelle che poi possono essere invece di costi di trasporto. In questo caso abbiamo trovato esempi di condivisione critica raw materials, Grecia, Romania, sono tipo di materiale che come dice la parola critica sono scarsi, quindi ad oggi ad oggi diciamo la nostra economia è fortemente dipendente da alcuni di questi materiali, pensate che sono tutti che materiali che servono per realizzare le apparecchiature elettriche ed elettroniche, quindi computer, cellulare eccetera, e che tendenzialmente provengono all'estrazione di materiali. Vece sappiamo benissimo che questi materiali esauriranno nel breve termine, e quindi implementare iniziative di simbiosi illustrare con questo tipologie di materiali può essere sensato, perché il costo del materiale prima degli altri, soprattutto visto anche in maniera prospettica, è sicuramente maggiore di quelli che poi possono essere i costi di trasporto degli stessi materiali. Pensato un esempio, l'India è uno di questi critica roma tier i all'India è un materiale che è generalmente utilizzato per produrre gli schermi dei vostri computer, cellulari. Ad oggi sappiamo che l'India estratto dal dalle cave durerà per 6-10 anni, quindi occorre avviare, identificare tutta una serie di strategie per approvvigionarsi video che non sia teneva le 10, e iniziative di questo tipo possono ridurre la domanda di video, ma fonte aci pra andiamo quindi...

a vedere un po' nel concreto a quelli che sono gli esempi che abbiamo che abbiamo raccolto, come dicevo prima. Gli esempi che abbiamo raccolto sono, fanno riferimento a diversi settori industriali. Vedremo come la simbiosi industriale si implementa con successo tra industrie che operano in settori diversi, prima di tutto; ma vedremo anche che la simbiosi industriale si può, si viene implementata con successo da imprese di piccola dimensione, media dimensione, grande dimensione.

Lo dicevo: 3 partiamo con gli esempi. In questo caso, vedete una piccola impresa che lavora in particolare, questa impresa che produce pitture e, torno a dire, marmi colorati, eccetera, coloranti in generale. In questo caso, l'azienda ha instaurato una sinergia con altre aziende del settore agricolo-alimentare locale per ottenere dei coloranti di tribù naturale. In questo caso, vedete nello specifico come l'industria della lavorazione della barbabietola fornisce a questa impresa un pigmento, colore rosso, che serve per, che viene utilizzato dall'azienda, naturalmente, il colore si chiama, per realizzare questa vernice di colore rosso. Il livello della simbiosi è di tipo locale, quindi gli scambi che avvengono a una scala geografica abbastanza ristretta.

Come dicevo prima, queste iniziative di simbiosi industriale possono essere valutate sotto diversi punti di vista. Abbiamo, nella tabella a fianco, elencato quelli che possono essere i benefici a livello ambientale, a livello sociale e a livello economico dell'implementare la strategia di questo tipo. Vedete come, in questo caso, in maniera un po' generica; in altri casi abbiamo quantificato meglio quelli che sono i benefici diretti dell'azienda. Vedete in cui i benefici economici sono, esempio, legati alla riduzione dei costi di acquisto delle materie prime; sicuramente, miglioramento dell'immagine aziendale, sempre più consumatori sono attenti a queste tematiche e acquistano prodotti sostenibili. Sicuramente, queste sono due benefici di carattere economico. Esistono altri benefici: quindi, la riduzione di presenza di rifiuti organici sul territorio, la valorizzazione del territorio locale, ovviamente, anche dei benefici sociali. In questo caso, abbiamo messo in evidenza come il rispetto per la salute delle maestranze nell'utilizzare questa vernice, che proviene da, realizzata con pigmenti naturali, molto probabilmente sarà anche meno nociva del utilizzare quelle che sono le pitture, diciamo, tradizionali.

Altro esempio. Questo è un altro esempio di una azienda, diciamo, una media impresa che realizza fondamentalmente ingredienti, un'altra cella di nutraceutici, scusate, per l'alimentazione, per il settore cosmetico e per azioni, male. Anche in questo caso, quello che è il materiale di partenza proviene da scarti vegetali. Quindi, anche in questo caso, l'azienda ha messo in atto una strategia di simbiosi industriale con l'industria agroalimentare, e quindi alcuni di quelli che sono i sottoprodotti delle industrie alimentari case vengono utilizzati per produrre questi gli ingredienti, ma per mille cerci. Il livello della simbiosi a livello regionale, proprio perché la tipologia del materiale permette all'azienda di raccogliere questi sottoprodotti a livello regionale che avviare il proprio processo produttivo. Vedete in questo caso come i benefici siano stati quantificati in maniera un po' più puntuale, e che quindi a livello ambientale ci siano una riduzione considerevole dei rifiuti avviati a smaltimento nel territorio, in particolare della metà dei prodotti che realizza questa azienda deriva da scarti vegetali. Vedete, in maniera anche un po' più puntuale, quelli che sono i benefici, parlo di, diretti: aumento del fatturato considerevole, e anche quelli che sono i benefici sociali: aumento di quelli che sono i dipendenti, in due anni da 20 a 40, quindi sono raddoppiati in soli due anni.

Andiamo avanti, sempre nella nostra carrellata di esempi del settore delle pratiche di simbiosi industriale. Abbiamo visto come la simbiosi industriale può essere implementata con quelli che sono scarti dell'industria agroalimentare. In questa casa vediamo un altro settore che può essere fortemente influenzato dall'adozione di pratiche di simbiosi industriale; nello specifico, stiamo parlando del settore delle costruzioni, dell'edilizia. In questo caso, non vedete con una vera e propria practice di simbiosi industriale, ma vedete l'esempio di una start-up che ha realizzato un macchinario per facilitare la simbiosi industriale nell'industria delle costruzioni. In particolare, questa startup fiorentina ha realizzato un materiale, un macchinario che, utilizzando dei rifiuti da costruzione e demolizione, permette di realizzare mattoni che poi possono essere utilizzati. Lo stesso processo, e quindi lo stesso macchinario, può essere utilizzato anche per utilizzare lo scarto della lavorazione del marmo per realizzare, in questo caso, mattoni realizzate appunto con quelli che sono i rifiuti dalle scartazioni del marmo e le polveri di separazione del marmo. In questo caso, abbiamo identificato la simbiosi a livello locale, però, dovete, il macchinario è facilmente trasportabile e quindi permette, esempio, nelle, di utilizzare i materiali da costruzione, di rifiuti da costruzione e demolizione per realizzare nuovi edifici nello stesso territorio.

Condivisioni scarti di produzione. Anche in questo caso, vediamo un esempio di come alcune tipologie di rifiuti sono, prodotti, possono essere utilizzati nell'industria edile. In questo caso, stiamo parlando di un'azienda che produce delle piastrelle, delle pavimentazioni, quindi sia interna che esterna, e realizza queste piastrelle con quelli che sono gli scarti della lavorazione del legno, quindi un materiale, diciamo, da simbiosi industriale, e da plastica riciclata, quindi un materiale sicuramente circolare, perché ho un materiale riciclato che viene utilizzato insieme a questo materiale, signor industria, quindi scarto lavorazione legno, per realizzare queste piastrelle.

A questo punto, chiederei di far partire il video numero uno, così vediamo un po' il processo produttivo. [Musica] [Applauso] [Musica] [Musica] [Musica] In mente il video è partito a metà, non si è visto bene il processo produttivo, però vado a raccontarvi velocemente, come dicevo prima, come viene realizzato queste queste cartelle, andando a utilizzare questi due materiali, dalla scarpa lavorazioni in legno e plastiche riciclate. Mettete accecato sul fatto che tiene l'ultima parte del video. Avete visto come l'impresa garantisca il prodotto, quindi l'alimentazione per dieci anni. Questa è una cosa molto interessante dal punto di vista dell'economia circolare, no, perché sicuramente una strategia per far sì che un prodotto venga progettato dall'azienda con in testa la sostenibilità, e in particolare il fatto che questo abbia una lunga vita. Sicuramente, il fatto di garantire anche una riparazione, una sostituzione nell'arco temporale di dieci anni, intrapresa è messa in atto dall'impresa anche per, diciamo, andare a dire quella barriera che alcuni consumatori ancora hanno su alcuni prodotti che provengono da queste filiere, ovvero filiere che producono prodotti con plastica riciclata oppure con materiali da rifiuto. Ad oggi, sappiamo che alcuni di questi materiali, con di questi prodotti, hanno delle caratteristiche tecniche che sono comparabili, se non superiori, ai prodotti realizzati con materiali vergini. Però, c'è ancora un po' di diffidenza da parte dei consumatori, e ancora non percepisce bene quello che è il valore di questi materiali. Quindi, per ridurre anche questa barriera e può esserci al punto di vista è la percezione del consumatore, l'azienda propone anche una garanzia estesa delle lamentazioni che realizza.

Andiamo avanti, sempre fra gli esempi che abbiamo selezionato. In questo caso, vedete altro esempio di una impresa di grandi dimensioni, d'alba mangimi. L'azienda lavora nel settore dell'alimentazione animale e utilizza, per realizzare i prodotti per l'alimentazione animale, quelli che sono ex prodotti alimentari, ovvero tutti quelli che sono gli scarti dei prodotti alimentari destinati all'alimentazione umana. In questo caso, la vedete anche come, attraverso un lungo percorso di ricerca e sviluppo, abbia portato l'impresa a separare quelli che sono imballaggi da il prodotto alimentare, per poi inviarlo al processo produttivo, realizzare quindi gli alimenti animali utilizzando questo, quelli che sono gli scarti e i prodotti alimentari. Anche in questo caso, da un po' più veloce, vero, ci sono ovviamente dei benefici ambientali, sociali, economici, come abbiamo visto negli altri casi. Altri esempi. In questo caso, vedete un altro ulteriore esempio di simbiosi industriale messo in atto dal gruppo Ferrero, quindi sicuramente l'azienda di grandi dimensioni che utilizza, sappiamo bene, nocciole per realizzare i prodotti; la nocciola, come sapete bene, ha un guscio, e quindi inteso soltanto il 50 per cento della nocciola viene poi utilizzato per realizzare i prodotti di questa azienda. Vedete come, attraverso anche i centri di ricerca ed altre aziende, sia riuscita a sperimentare e a ottenere le stazioni di un materiale dal guscio della nocciola, fibra proteica, che può essere utilizzato come fibra da altre aziende che lavora in settori diversi, e tv oppure il settore farmaceutico. I gusci, in generale, delle nocciole, delle mandorle, eccetera, danno vita a tutta una serie di esempi di simbiosi industriale. Questo è un altro esempio molto carino di una impresa che risiede nella regione Lombardia che abbiamo conosciuto, e questa azienda produce quelle che sono le mani cosmetiche professionali, quindi tutte quelle creme, saponi che vengono utilizzati, ad esempio, nelle officine per andare a rimuovere quelli che sono gli oli, le morchie alle mani, sostanzialmente, tenuta; e quindi queste creme necessitano di una componente che faccio una razione di scrub, quindi di lavarvi a queste morti e questi oli dalle mani, e l'azienda in questione utilizza quelli che sono i cuscini di ciò, ed i mandati ritroverà tutti per realizzare le proprie creme, le proprie paste lava. In questo caso, a che vedete quelli che sono i benefici ovviamente ambientali, sociali, anche grazie all'utilizzo di sottoprodotti industriali. Diventare, questa azienda ha conseguito quella che è la certificazione Ecolabel, una certificazione di prodotto sicuramente importante che permetta all'azienda anche di far distinguere il proprio prodotto sul mercato in termini di sostenibilità ambientale.

Condivisione di infrastrutture. Abbiamo visto che la signora industriale si può fare ovviamente andando a condividere quelli che sono gli scarti di produzione, quelli che sono risultati essere i rifiuti, abbiamo visto, ma anche condividendo i servizi. In questo caso, vedete, non l'esempio di una vera strategia di simbiosi industriale, ma di come un'impresa abbia creato una piattaforma per facilitare relazioni di simbiosi industriali, in particolare centrate, ad esempio, sulla condivisione di magazzino, quindi spazio di magazzino inutilizzato che può essere utilizzato da un'altra azienda, ma anche attraverso la condivisione di quelli che sono dei mezzi di trasporto. Pensate, ad esempio, un cambio materiale che parte da una destinazione per andare ad altra, è invece che tornare vuoto, torna pieno, perché questa logistica è ottimizzata e permette, attraverso una piattaforma, di sfruttare il trasporto a un'altra impresa che vedrà ascoltare il prodotto in un percorso, diciamo, di ritorno simile a quello che faceva l'azienda iniziale. In questo caso, abbiamo un breve video che spiega un po' come funziona la la piattaforma. Chiederei di farlo partire. Ed il mare è la prima piattaforma di sharing economy nel settore delle costruzioni. Che cosa abbiamo fatto? Non abbiamo fatto altro che mettere insieme una rete di imprese di costruzioni su tutto il territorio italiano; ne abbiamo 570.000, e sono tutte delle PMI, con un 87 per cento che ha una media di 2,4 dipendenti, quindi tantissime imprese dislocate su tutto il territorio. La piattaforma dà la possibilità di condividere le attrezzature e i materiali in modo tale che tutte le imprese possono condividersi, quindi scambiare queste attrezzature. La cosa importante che abbiamo donato questa piattaforma alla protezione civile, quindi in caso di emergenza e calamità naturali anche la protezione civile hanno la possibilità, così come i comuni, di poter attingere a questo materiale. È una nuova soluzione dal punto di vista anche culturale, perché in Italia è, ahimè, dobbiamo superare questo passaggio, ed il magma stiamo portando in Francia e anche in Germania, ed è sicuramente una di quelle risposte fondamentali in questo momento di crisi in un settore come l'edilizia che incide nel suo il 20 per cento del PIL italiano. In questo caso, avete visto anche risentito quelli che sono e possono essere i benefici sociali del andare a implementare le azioni di questo tipo. Roma, subito gente di questo tipo, come dicevamo all'inizio, simbiosi industriale vuol dire anche condivisione di cascami. Nel Regione DC, qui vedete l'esempio di un'impresa che opera nel settore siderurgico. Non mi dilungo più di tanto su questo esempio perché poi avremo un caso studio che è avvenuto partecipando a seminare, quindi racconterà direttamente la sua esperienza proprio nel settore siderurgico, però vedete qui come quello che è il calore e l'energia prodotta in eccesso possa essere condivisa con, attraverso NATILE, è una rete di teleriscaldamento con imprese limitrofe e anche in generale il comune dove l'impresa risiede.

Andiamo velocemente a vedere quelli che sono reti di imprese, ovvero iniziative che, a differenza di quelle che abbiamo visto precedentemente, sono nate attraverso una rete e quindi un soggetto terzo che fa da coordinatore delle attività e diciamo organizza queste attività. Come vedete, queste due mappe, ci sono numerose esperienze di reti a livello europeo, e una buona numero, buon numero di reti a livello nazionale, quali appunto si possa ricordare il caso di Ponte Rizzoli, ma come nel caso del Macrolotto di Prato, delle concerie di Santa Croce, eccetera, anche ne ha poi ha implementato dei progetti di simbiosi industriali, in particolare sembra in Sicilia e l'Emilia Romagna. Andiamo a vedere un po' come funzionano a queste reti. Il primo è, diciamo, quello del Lotto di Prato, dove le imprese che risiedono in quest'area hanno dato la Prisma, società consortile per tutelare, come vedete, quelli che sono gli investimenti dal punto di vista infrastrutturale e dei servizi, e quindi ottimizzare quelle che sono le attività che vengono svolte nell'area di una rete dove è stato creato un oggetto terzo per facilitare tutta una serie di scambi e ho messo a disposizione di servizi. Vedete in questo caso anche Macrolotto di Prato è stato realizzato un impianto di riciclo delle acque reflue separato da quello del comune di Prato, e che quindi un impianto che viene utilizzato dalle imprese che sono localizzate in quest'area per andare a riciclare quelle che sono le acque per riutilizzarle nuovamente nei processi produttivi. La stessa acqua è utilizzata anche per l'impianto antincendio, ovvero un altro servizio che le imprese diciamo condividono in questa. È la condivisione di servizi è un altro aspetto essenziale, aldilà dei tipi di servizi, un aspetto essenziale del Macrolotto di Prato. Vedete questa slide come altri servizi, come ad esempio quello di regata d'asilo, quello legato alla mobilità, oppure la sicurezza aziendale, vengano condivisi per le aziende che sono localizzate in quest'area, e come tutte queste condivisioni di servizi di a dei benefici, ovviamente, avere un asilo in quell'area dire che io sarò attrattivo come azienda dal punto di vista anche del personale qualificato che può decidere ovviamente di di andare a lavorare nel Macrolotto. Per alcuni aspetti di tipo sociale sono sicuramente facilitate.

Parliamo velocemente a vedere l'ultimo caso di rete, quello più importante, quello che è famoso, quello dell'IS, come dicevo prima, NIS Linda Sings Program, che salva, realizzato in Gran Bretagna. Come vedete, è il primo programma di simbiosi industriale nazionale facilitato al mondo, parte da una volontà del governo nazionale, e quindi vedete come questa sia una iniziativa di tipo top-down, e ha coinvolto, a partire dal 2005, l'anno in cui è stato iniziato questo problema, è stato avviato questo programma, più di 15.000 imprese. È un vero, in un programma che è ovviamente un programma che è stato anche replicato in numerosi altri paesi. Mi sembra interessante vedere quella che è la vision che viene riportata sul sito web del disp, ve l'ho riportata nella slide. Vision è la mission di questa sorgente è quello di portare un cambiamento della cultura aziendale a lungo termine attraverso azioni redditizie che si traducono in benefici ambientali e sociali misurabili, dando un contributo significativo alla si stende internazionale. È molto bella questa questa definizione, innanzitutto perché richiama quei tre aspetti della sostenibilità che vedono prima, economica, azioni redditizie, ambientali, benefici ambientali, sociali, devono essere misurabili, ovviamente; ma mi sembra molto interessante che fatto che l'obiettivo del NISTA sia portare a un cambiamento della cultura aziendale. Sicuramente il punto di partenza per andare a intraprendere delle strategie di simbiosi e industriale, ma anche, maniera un po' più allargata, iniziative di economia circolare. Come vi dicevo, è un programma che lavora sul territorio nazionale; nello specifico, esistono dei coordinatori dell'iniziativa a livello regionale che il fondo da facilitatori della simbiosi industriale, e come dicevo prima, il programma coinvolto più di 15.000 imprese dalla sua partenza. Come vedete, al network partecipano aziende di grandi dimensioni, piccole, medie imprese, micro imprese e grandi realtà acuto siccità. Noi chiarisce lecce [Musica]. Ognuna delle dodici regioni e il regno Unito ha un proprio facilitatore, e quindi questo facilitatore ovviamente deve, ha il compito di far superare quelli che sono le barriere connesse alla simbiosi industriale di cui abbiamo parlato prima, quali ad esempio la mancanza di informazioni oppure la riluttanza a cooperare. Qual è il metodo utilizzato in questo programma nazionale dell'UISP? Come vedete, il punto principale, la formazione, barra informazione, sapere che cos'è la simbiosi industriale, il punto di partenza, ma anche avere adeguate informazioni e far sì che queste informazioni possano essere scambiate in maniera proficua tra le imprese è sicuramente il punto di partenza per stimolare iniziative di simbiosi e industriale. Punto numero due, workshop, quindi momenti di sinergia fra diverse imprese dove si possono andare a identificare quelli che sono i materiali da condividere, i sottoprodotti, rifiuti, eccetera, gestione dei dati raccolti e quindi andare individuare di progetti di simbiosi industriale da attuare sulla base di quelle che sono le informazioni raccolte, quindi di quelli che sono, ad esempio, sotto quello dei rifiuti che vengono generati da determinate industrie potrebbero essere utilizzati in altri, da altre industrie. Come vedete poi questa metodologia che è stata implementata nel NISTA, e abbiamo cercato di replicarla anche noi nel nostro progetto, perché sicuramente l'esempio al mondo più famoso di simbiosi iniziale indotta. Questo è un esempio di una sinergia creata, questa è molto emblematica, fa vedere come il NICE sia riuscito a creare una sinergia fra due imprese molto vicine tra loro, non vcs sulle imprese risiede a circa 15 km, ma non si parlava prima, in particolare vedete come la prima impresa sia un produttore di sistemi di condizionamento che produceva un ricevuto questo ruolo di potash e di alluminio pericoloso e arriva un costo di smaltimento per trasporti 30.000 pound, al costo incredibilmente alto, però sicuramente un cross, che vedete come di sinistra, quindi questo soggetto terzo abbia creato una sinergia fra questa azienda, denso il sistema di condizionamento, e un'altra azienda, produttore di allunghi. In questo caso, quindi, quello che il rifiuto generato dalla prima azienda viene utilizzato nella seconda azienda per andare a produrre alluminio. Come sapete bene, l'alluminio uno di quei materiali che se prodotto dalla bauxite ha un costo anche argan energetico molto alto, quindi generalmente è molto meno costosa andarlo a produrre da materiali di riciclo, niente riciclati. Quindi, questo è l'esempio di una relazione messa in atto da questo programma molto emblematico perché il fatto, questo, le imprese seppur abbastanza limitate, non ci parlarono. Queste, vedete infine quelli che sono poi i benefici ottenuti dal programma nazionale, inviato industriale del avviate regno Unito, ai termini di rifiuti inviati, non inviati in discarica, in termini di CO2 evitate, in termini di recupero rifiuti pericolosi, risparmi una teoria di merce, eccetera, eccetera; benefici sociali, quindi legati alla creazione, in conservazione di posti di lavoro, è ovviamente tutta una serie di benefici economici legati alla vendita dei materiali, dall'altra parte legati alla riduzione quelli che sono i costi di gestione dei rifiuti. L'iniziativa del LYS è stata replicata in tanti altri paesi; vedete che come iniziative similari sono state avviate, esempio, in Canada, in Scozia, e come dite queste iniziative abbia avuto un buon successo a livello di iniziative di simbiosi industriale abbiate. Io a questo punto vi ringrazio per l'attenzione, passerei la parola al dottor Giovanni Marinoni che ringrazio per aver accettato il nostro invito a partecipare a questo evento e che farà vedere come un'iniziativa di simbiosi industriale è realizzata in maniera profittevole nel, va bene. Buongiorno, so se riuscite a sentirmi, pronta nei giorni ci sentiamo, perché cercava un giorno a tutti, grazie per la parola, oggi che la controlla un po' un progetto generale, il progetto è il progetto del Re Martin, che una serie adesso che vi rappresento, e all'interno di questo progetto, che è un progetto di sostenibilità generale, va inteso come un unico progetto, ma una serie di progetti. Vi racconterò un attimino l'esperienza di Re Martin, cosa ha fatto, che sta facendo, e come si sta posizionando sul mercato in merito alla simbiosi e alla sostenibilità ambientale, e all'interno di questo vi racconterò appunto il progetto AIR e COPRI, che non è dissimile rispetto a quello che abbiamo appena visto. Vorrei partire un attimino con con le slide, se fosse possibile, se fosse possibile avere adesso, chiedono allergia che mettano schermo, eccoci qua, non sono sempre fermo, perfetto, fine dello schermo, prego. Dunque, adesso vi racconto un ottimo olio rimaste macerie, nata nel '34, fondata mio bisnonno, '34 a celiache oggi e che oggi, che oggi un cuba a circa quasi un migliaio di dipendenti, con ritorcono stato nato a Trento nel '500 milioni e di circola decina di società del gruppo, conceria da Forlan, da forno elettrico, vuol dire che noi prendiamo rottami e li recuperiamo in un sistema elettrico ad artico voltaico, e abbiamo di laminatoi e che fanno barre e bargello, sia filo, il rotolo, era tutto industria meccanica che voi poi trovate è espressa in bulloneria, più potremo l'ammortizzatore, piuttosto che agli esterni, piuttosto che altre componentistiche delle automobili che guidiamo tutti ogni giorno. Ecco, io vorrei cominciare da questo progetto, mi confermate che vedete la slide Volkswagen? Sì, perfetto. Io vorrei cominciare da questo progetto, raccontarvi un attimino, dato da dove tutto un po' è partito. Tutto parte dalla questione posta che è stata forse la più incriminata per la questione di slate, ed è stata un po' la prima che invece ha reagito e ha preteso non solo di avere delle automobili a bassissime emissioni a breve, bio, ha preteso anche dai tutti i loro fornitori, noi inclusi, di essere ammissioni sempre più basse. Tutto nasce da qua, è infatti tutto nasce da qua, e vorrei precisare un attimino da dove arriva l'acciaio. L'acciaio arriva fondamentalmente da due cicli diversi che hanno sempre coesistito: il primo è quello in auto, lo csea James Taylor Mary King, che è un modello diciamo d'altoforno, con navi minerale, carbonio e cioè una stile più la tedesca. Ecco, il secondo ciclo è un po' la tipologia del nord Italia, per nord Italia è un ciclo da forno elettrico, siamo, prendiamo i rottami, lo sia qualcosa di metallico, lo scendiamo, ma se rimani metallico, quindi mentre dall'altro forno viene presa proprio materia prima, ossia roccia di minare il ferro e viene trasformato da roccia a metallo. L'altra, diciamo, la...

Nostra tecnologia è quella di partire già da un metallo e recuperare un rottame. Kg per sono rifiuto. Ecco la differenza, nella differenza abissale, perché se si parla di sostenibilità e di simbiosi, noi recuperiamo uno scatto della vecchia automobile della signora Maria, piuttosto che lo scalpo dell'officina meccanica. Che gli diamo loro vita nell'altoforno. Invece, un ciclo attualmente diverso, molto più importante, che di per sé, ma estrarre materia prima vergine e ne crea nuova acciaio con un accordo simile rispetto all'alluminio primario e secondario, parlava. Ecco, rispetto all'autoforno, noi siamo, abbiamo un impatto molto basso, sia consigliamo il 95 per cento in meno di carbone e mettiamolo 80 per cento in meno di CO2, piuttosto che andiamo totalmente a riciclo dei materiali.

Il nostro progetto di simbiosi si chiama Recovery, il sistema è Recovery, di cui dopo vi manderò un link per vedere il video. È un sistema di recupero termico. Andando più nello specifico, il forno elettrico che non utilizziamo, che quello che vedete in basso a destra, è un sistema di aspirazione dei fumi che preriscalda rottame. Questi punti vanno a finire in un bisogno di calorifero a freddo che, grazie a questi pugni a 1.500 gradi, si scalda, produce vapore. Ecco, il vapore non riusciamo a convogliarlo attraverso il sistema di teleriscaldamento e alla 2, anche la società municipalità a municipali di Eden di Brescia di soluzioni e servizi. E con questo, con questo vapore caldo, non riusciamo d'inverno a scaldare duemila famiglie e riusciamo d'estate a produrre energia elettrica pari al consumo di 700 famiglie. Ecco, questo è un progetto di vera sostenibilità e interazione tra città e industria. Noi riportiamo che questi c'è un progetto su mente la lido. Infatti, siamo molto orgogliosi che aziende come Caribi successivamente, ma anche Alfa Acciai, adesso appena cominciato, abbiano seguito in questo progetto e si collegano in grande a delle utenze civili grazie ai recuperi.

Questi valori noi stimiamo di abbattere notevolmente l'utilizzo di calore da fonti, da fonti non rinnovabili, che siano, che siano punti fossili o conti di recuperi di rifiuti urbani. Ecco, è questa la strada, è questa la simbiosi che noi vediamo in la città, che è una città come breve cenno a Lecce, da sempre più interconnessa. Nello specifico, gli dicevo che il progetto, un progetto più ampio, e quindi non solo riusciamo, grazie a questo nuovo impianto che è un impianto a ciclo continuo, grazie al parto, grazie a questo sistema di preriscaldo, noi riusciamo ad abbattere di moto sia le emissioni sonore che le emissioni di polveri che anche le emissioni di calore non utilizzato. Il nostro progetto, in questo momento, non si ferma qui. Reputiamo che la sede, che le aziende debbano coesistere con la città. È uno dei maggiori disagi che le aziende come la nostra ha, è il rumore che può creare. Per questo che aveva investito più di un milione e mezzo di euro per riuscire a coibentare tutta la celiachia, tale da ridurre al minimo il rumore. E ad oggi le persone, anche vicino al nostro stabilimento, escono anche l'estate dalla finestra aperta senza sentire il rumore alcuno.

Uno dei numeri che però ci rende più orgogliosi, all'interno di una poesia estense trend ustr ieri e abitazioni civili, è nella nostra attenzione per l'acqua. E con questi 20 anni noi siamo riusciti, grazie a una riprogettazione e rimodulazione del nostro impianto di raffreddamento, a recuperare gran parte dell'acqua in circolo. Ed è per questo che oggi, rispetto a 10 anni fa, utilizziamo il 66 per cento di acqua in meno da fanta per, per tonnellata prodotta. Ecco, questo è un numero che non si ottiene dall'oggi al domani, si ottiene grazie ad anni, l'investimento, anni di studi e anni di ricerca per riuscire a farsi di utilizzare al meglio le risorse che noi abbiamo, perché il suo sono poche e vanno utilizzate al meglio. Anche se in questo caso sono gratuite, perché l'acqua di per sé ha una volta come poté gratuite, ma questo nocivo uomo debba sprecarla, anzi, il meno 66 per cento per l'orgoglio non è abbastanza. Io voglio a vedere questo numero che è alzarsi ulteriormente, perché meno se acqua si utilizza, o meglio, meno sacro utilizza, male che è meglio.

È un altro numero di cui siamo molto orgogliosi. Anche questo avviene grazie anche alla poesia, alla collaborazione con, con la cena sociale rischia Maran e Trans e di studi e in provincia di Brescia, e l'emissione di polveri sottili che oggi è stato uno, che in passato è stato uno dei grandi incriminati, ecco, per la popolazione del territorio lombardo. Ecco, rispetto ai limiti di legge di cinque PDM, noi siamo riusciti, grazie a milioni di euro, l'investimento patti impiantisticamente e milione di euro all'anno, e infatti per la tenere, per la manutenzione, pulizia e controllo dei sistemi di filtraggio, sono riusciti a pattern di più del 95 per cento le emissioni di polveri sottili rispetto al limite di legge. Quindi noi oggi non siamo, abbiamo battuto lo standard, ma siamo sotto e di svariati, svariati unità. Ecco, nel giusto per farvi capire, sempre nell'ottica di coesistenza tra industria e città, il si vede sempre il, il conferma temi che si vede il grafico delle PM10, si vede perfetto. Giusto per farvi capire lo studio fatto da Wright, università di Brescia e A2A, ha trovato, trovato la pubblicato poche mi fa, ha trovato un attimino, ha provato a studiare le fonti di emissioni di polveri sottili. Ecco, sono usciti dei numeri che non ci si aspettava, perché la responsabilità è sempre stata data al termovalorizzatore e all'industria pesante. Ecco, nell'analisi fatta, sempre all'interno di una logica di coesistenza tra industria e città, ecco, la verità è una uscita in maniera totalmente diversa rispetto a quello che uno si aspettava. Ecco, i maggiori, i maggiori emissioni e maggiore mi sia di progresso ti son dovuto al riscaldamento, quello non centralizzato, del termovalizzatore, perché pesa lo zero virgola, dai processi industriali non controllati, piuttosto che dal trasporto o anche l'agricoltura. Per fortuna non scade trattori, si intende alle componenti azotati che vanno in operazione poiché sta l'igiene con una cosa più complicata. È la cosa che invece emersa e di cui siamo molto orgogliosi, e che in realtà il famoso Rame Consorzio è fatto da ventuno aziende e della metallurgia bresciana. Ecco, pesa solo che per il 4 per cento è levato la lista della società che sono coinvolte. Quindi in realtà industria pesante, pesante per ogni sono il simbolo seduta peso 0,00. E quindi questo ci porta un pezzettino avanti nel dire che a Linz la simbiosi industria città si può fare e va sano e va controllata e va tenuto sempre monitorata perché un'opportunità.

Oltre a questo Gesù, allora di capire e lo speed, l'impegno che stiamo mettendo per l'abbattimento delle emissioni, abbiamo in collaborazione con una major la produzione di gas tecnici che mezzo al francese, abbiamo fatto un investimento di 5 milioni di euro per riuscire a, in collaborazione con loro e con, per riuscire a ottenere una pipeline per trasporto di gas di ossigeno e toglie al 1600, 1250 camion all'anno di trasporto che poteva essere sia pericoloso, inquinante che, che il fastidioso per appunto del traffico. Oltre questo, abbiamo creato due cinture verdi di 80.000 metri quadri che state trasformate in bosco urbano, che oggi è fruibile da tutta la popolazione intorno allo stabilimento e ci permettono oggi di avere un bel polmone verde di bosco urbano e intorno allo stabilimento. Questo non è abbastanza, infatti è ben deciso di investire nel 1300 chilometri di piste ciclabili e una stazione di vicini a, per uscire permette ai nostri dipendenti di raggiungerci tramite l'utilizzo di un bike sharing e la metropolitana. Non vi parlerò di pannello solare perché ormai sono una banalità, però vi parlerò invece del programma il ripieno. Abbiamo finanziato la costruzione di una nuova centrale fotovoltaica che cuba per ora che il 10 per cento nei nostri consumi. Ecco, lo sforzo che stiamo facendo è di firmare un secondo contratto per arrivare al 15 per cento, poi aveva dal 20 al 30 e poi salire ancora. Il nostro sogno, quello di avere un domani una le fonti rinnovabili totali. Quindi tempi nostro cecenia era totalmente appunto rinnovabile. Certo che questa produce di giorno, produciamo note giorno, però aver la produzione di energia elettrica pari a quella che consumiamo è in tutto l'anno di fonti. Non vi parlerò del dell'abbattimento di plastica e carta e quant'altro, ma il 3 10 le parlerò di un programma e di riutilizzo delle scorie. Ecco, uno dei progetti che stiamo provando con l'università lombarde è il riutilizzo delle scuole attraverso una nuova visione. Quindi non solo strade e manufatti, ma stiamo vedendo anche per altri materiali che con la sabbiatura, piuttosto che applicazioni alternative, perché importiamo che le produzioni della serie non sono, non sono solo ai loro fiuto, non ci sono tutta una serie di altri materiali che possano essere utilizzati e riutilizzati molto bene e con grande profitto. Il profitto la tua mente ecologica nel senso di riutilizzo.

Ramet, come dicevo, è un consorzio che ci vede, che ci vede molto attivi e soprattutto un consorzio che ci permette oggi di fare molta ricerca a livello ambientale e abbiamo immesso, abbiamo presentato dalla proprio sostenibilità 19 alle sue giorni, presenteremo con aderenti e riusciamo oggi a dire quanta CO2 produciamo per ogni tonnellata, certificarla. Ecco, vorrei un attimino concentrando invece che verso l'impegno sociale, perché aziende non solo devono lavorare e far lavorare, ma soprattutto devono anche avere un impegno nel locale. Ecco, il nostro impegno locale nella collaborazione tra industria e città è un sostegno all'arte, per che reputiamo karate faccia parte dell'uomo e una vita senza te è una vita più povera. Ed è per questo che abbiamo sostenuto restauro della Vittoria Alata che oggi è visibile, è visionabile a Brescia ed è un vero orgoglio Brescia. Oltre a questo, sosteniamo anche associazioni, cooperative di svariata natura e tutte principalmente sul territorio locale. Questo per dire che sono tanti piccoli sforzi e tanti piccoli passi per essere un domani è veramente a zero emissioni. La nostra missione è quella di assaggi remissioni, ci stiamo, abbiamo cominciato tanti anni fa, ci stiamo avvicinando e ripetiamo che la ricopre sia un grande esempio di riportato anche da svariati giornali e da svariati e trasparenti testate giornalistiche. Adesso stavo cercando di posizionare, fatemi sapere se 85 vede teme. Adesso portiamo che le cose sia un grande esempio di sostenibilità e di coesistenza e di sinergia tra di una vera smart city. Mari possiamo credere che sia un tassello, un tassello all'interno di un programma molto più agée che deve vedere le aziende come la nostra sempre più attive. Noi reputiamo che questa sia il modello di business che deve essere esportato. Siderurgica elettrica o metallurgia elettrica non dà conto primarie ma da recupero, anche perché il recupero è sì certezza di smaltimento di materiale per tutti. Voglio avere l'automobile a nuova, ma nessuno si preoccupa di orefice quella breccia. E quindi noi andiamo a recuperare l'automobile vecchie e diamo la moric e garantiamo al cliente e all'utilizzatore che il loro materiale di smaltimento abbia passato il ciclo più pulito possibile. Ed è per questo che stiamo investendo sempre di più nel nell'immaginare un mondo sempre più punto molto per i nostri figli che tutelano figli e tutti voglio lasciare un mondo che quelli propri figli. Ed è questa la nostra visione. Adesso vi girò in chat e il link per il link per, per vedere il video Slayer Collins. Io non penso ok, ora VG a delle domande. Grazie mille per, per la presentazione, sicuramente molto interessante, anche quelle che poi sono le iniziative dell'impresa per, diciamo, convivere con il territorio e sicuramente mi sembrano molto interessanti. Iniziative di simbiosi industriali che sono state caso di condivisione i cascami energetici, ma anche il progetto per andare a integrare quelli che sono nelle scorie di acciaieria altri in altri settori. Io credo che poi il video rimanga nella chat, gli interessati possono vederlo per rimanere nei tempi anche della conferenza. Passerei la parola alla dottoressa Alice Zanteschi, cofondatrice di Figli Pari, ci racconterà come la simbiosi industriale può essere implementato anche il settore della moda. Grazie mille, Green, che dato il nostro invito e passo la parola. Allora provo con dividervi lo schermo. Ok, si ingrandisce tutto schermo che ci siamo. Ok, perfetto. Ora, grazie a tutti per, per l'invito, insomma, per l'opportunità di raccontare il nostro progetto. Il nostro progetto parte da un elemento naturale che è il marmo. Sin dall'antichità al marmo è stato utilizzato nell'arte, nell'architettura e nel design, ed è simbolo dell'Italia nel mondo. In realtà, il marmo è un elemento che viene utilizzato anche in molti settori sconosciuti ai più. Infatti, sotto forma di polvere, carbonato di calcio, viene utilizzato anche nel settore farmaceutico, nell'agroalimentare, nel settore chimico, nel settore tessile. Il marmo non è mai stato utilizzato se non come pura ispirazione estetica, andando a ricreare tramite la stampa le sue venature. Per noi è il momento di vestirci nel modo in cui vogliamo vivere. Il nostro progetto punta a mettere in comunicazione due distretti differenti che sono appunto il distretto del settore del marmo e quello del settore tessile. Due settori che apparentemente non hanno mai comunicato tra loro, ma due settori che riescono a riunirsi e ad utilizzare quello che lo scarto a del settore della pietra come nuova materia prima e opportunità per il settore tessile. Con questo noi abbiamo realizzato un materiale innovativo e brevettato che si chiama Marmor, e questo materiale viene utilizzato per creare una collezione di capi d'abbigliamento innovativi, responsabili. Viene appunto Marmor è il materiale che abbiamo brevettato, è una membrana sottile, microfilm che può essere accoppiato su qualsiasi tipologia di tessuto. È stato sviluppato inizialmente per il settore abbigliamento, ora anche per il settore arredo. È una spalmatura su tessuto che unisce caratteristiche estetiche, performance tecniche. Infatti, il materiale traspirante, impermeabile, antivento ed è molto resistente all'abrasione. In più a colorazioni totalmente naturali, grazie alla tipologia di marmo che andiamo ad utilizzare, è un effetto tattile molto morbido, grazie proprio al carbonato di calcio quale elemento che compone la pietra.

Tiri Pari, una start up che realizza quindi capi d'abbigliamento con materiali innovativi, brevettati a partire da questa materia prima naturale, preziosa e particolare come il marmo, e lo fa nel rispetto dell'economia circolare. È lo scenario del tessile è uno scenario molto particolare. Il settore tessile, la seconda industrie più inquinanti al mondo, sia a livello di utilizzo di prodotti chimici che di sfruttamento dei lavoratori. Quindi un settore molto particolare e specialmente negli ultimi anni si è riscontrato un una necessità di cambiamento che parte non solo dalla dalle aziende, ma molto anche dai consumatori. Infatti, si registrano novembre 2020 come sia cresciuto del 41 per cento ricerca online rispetto a giacche sostenibili e inoltre più del 90 per cento dei consumatori italiani afferma che smetterebbe di acquistare una brand privo di standard etici. Questo ci fa capire che al momento di cambiare, quindi quello che Philippa vi propone una collezione di capi d'abbigliamento da donna dallo stile fresco e femminile, la produzione completamente made in Italy e lo fa, produciamo questi capi con conto materiali innovativi, responsabili, dalle colorazioni totalmente naturali utilizzando Marmor. Il nostro di manifesto di moda responsabile tocca diverse, diverse aree tematiche. Sicuramente il primo all'utilizzo di materiali innovativi, quindi di utilizzo, l'utilizzo di Marmor accoppiato a tessuti naturali o riciclati. Marmora un nostro brevetto, quindi siamo, abbiamo [Musica] competitor ed è un materiale, l'unico, il primo è l'unico materiale a base marmo nel settore tessile. Un altro punto, l'economia circolare, utilizziamo appunto polveri di scarto dall'indossare la pietra come nuova materia prima. Quindi l'economia circolare che parte si a monte dalla materia prima che utilizziamo, ma si evolve anche lungo la filiera, nel senso che, per esempio, quando andiamo a tagliare il tessuto per confezionare i capi, i tessuti in esubero vengono riutilizzati per altre tipologie di prodotti e abbiamo anche a valle, abbiamo attivato un la possibilità di recuperare quelle che sono i capi che la cliente non desidera più indossare per riuscire a rimaneggiare questo tipo di prodotti o per inserirli in altri mercati secondhand o per creare nuovi prodotti più piccoli a partire da quel tessuto. Il prodotto è completamente made in Italy, collaboriamo con realtà artigianali di eccellenza, utilizziamo materiali italiani a partire dalla tipologia di marmo e collaboriamo con diversi, diversi distretti di marmo italiani, ma anche poi proprio nella produzione della sia del materiale che la confezione, quindi poi del prodotto finito e quello che facciamo lo facciamo anche per promuovere quello che è il territorio, le eccellenze, valorizzare le risorse locali sia in termini di risorse di prodotto, quindi degli scarti della polvere di marmo, sia delle persone e quindi lo facciamo in modo da promuovere quello che è l'eccellenza italiana e made in Italy. In più il nostro progetto ha una filiera corta e consolidata, nel senso che non ci sono intermediari, è fortemente geo localizzata nel nord Italia, tutta la supply chain in un raggio di circa 120 chilometri. Quindi è una fiera molto corta, Green, è una filiera che già stata testata ed è già avviata. Il nostro target, la donna 30-45 anni con uno stipendio medio alto, una donna che abituate essere connesse ed è già una digital purchase air e dedica parte sul marco, dedica un budget durante l'anno per, per la mode, per l'abbigliamento. È sicuramente una donna che è consapevole di ciò che indossa, ama lo stile senza rinunciare al comfort, è insoddisfatto della dell'offerta che trova ora e cerca dei prodotti per distinguersi, per sentirsi unica ed è sensibile ai temi dell'innovazione della sostenibilità. Andando a cercare di quantificare questo target, la popolazione femminile in questa fascia d'età è di circa 11 milioni, di cui 6 afferma di essere sensibile temi della sostenibilità e di cui 48 milioni hanno già acquistato almeno una volta online. Quindi è un mercato molto promettente, specialmente con le evoluzioni dell'ultimo anno e mezzo, è destinato anche a crescere perché appunto il valore del mercato d'abbigliamento online è in continua crescita. I nostri prodotti vengono commercializzati principalmente direttamente verso il consumatore tramite il nostro e-commerce di proprietà, quindi direttamente senza intermediari, oppure tramite marketplace multibrand, ha sempre in formato digitale, sono principalmente del marketplace internazionali, alcune nazionali, non sono il marketplace diciamo più mainstream come possono essere Amazon, poiché dei grandi gruppi, ma sono dei marketplace che hanno con cui condividiamo i valori di sostenibilità, dove ci sono a brand di nicchia che propongono prodotti di qualità. Gli step di ingresso nel mercato ci vede, ci vedono in questo primo anno, nel 2021, nel mercato italiano, per poi la 2022-2023 espandersi nel mercato europeo e successivamente anche negli Stati Uniti e in Asia. Il avendo il brevetto del materiale, il brevetto è stato dato in licenza a una storica azienda tessile italiana che è Limonta Spa, che il nostro partner industriale, con loro appunto abbiamo firmato questa licenza di produzione di commercializzazione nel settore B to B nell'arredo e nell'abbigliamento e questa è un'opportunità di business perché per la nostra società è fonte di royalty su ogni metro venduto del materiale verso altre altre aziende. In più, avendo comunque una produzione in outsourcing con un grosso partner consolidato, questo ci permette di poter scalare sicuramente nelle quantità, quindi delle produzioni scalabili, in più anche altri standard di qualità e garanzia perché sceglie di a pensare questo materiale ceriale molto versatile, perché appunto seconda del tipo di tessuto con cui viene accoppiato può diventare più strutturato, più leggero, posso avere diversi utilizzi e quindi stiamo, siamo in fase di ricerca sviluppo ora calzatura e come possibili sviluppi futuri vediamo anche l'accessorio e automotive. Le nostre diciamo revenue stream arrivano da, quindi da due fonti principali, la collezione al centro con la vendita dei capi realizzati con il nostro materiale Marmor e le royalty derivati dalla licenza commerciale nei diversi settori. Anche momento attivi sono abbigliamento, arredo. Siamo una startup femminile, ci siamo costituiti a febbraio 2020, c'è uno stop innovativa, abbiamo una filiera consolidata da diversi anni punite stata dal reperimento dei marmi alla produzione del materiale con il partito industriale fino alla confezione dei capi. Abbiamo prodotto, testato con oltre 300 capi venduti, abbiamo due brevetti di prodotto di processo, entrambi depositati in Italia e con il secondo brevetto siamo nelle fasi internazionali in Europa, Cina, Stati Uniti e Giappone. Abbiamo due marchi, Marmor che identifica appunto il materiale registrato a livello europeo e il Fili Pari registrato a livello italiano e più abbiamo avuto la possibilità di raccontare il nostro progetto a oltre 200 testate nazionali e internazionali, appunto che si sono dimostrate incuriosite sul nostro progetto. Qui potete vedere alcuni premi che abbiamo avuto il piacere di vincere nel corso degli anni. Siamo stati il primo, fra tutti è stato un un concorso europeo Ward Partnership Project promosso da Cosme dall'Unione Europea nei temi che è un concorso di design che si tiene in Polonia, Switch su Project punto organizzato dal Politecnico di Milano Deloitte. Abbiamo partecipato al Premio Marzotto, vincendo, arrivando tra i 30 finalisti e vincendo il premio satellite di Unicredit Start Lab e sotto potete vedere alcune testate, appunto, abbiamo potuto raccontare la nostra storia. Grazie mille.

Grazie mille anche per questa testimonianza, sicuramente interessante, anche come avete sottolineato il valore, il consumatore nella transizione, il fatto che sempre più consumatori sta cercando anche abbigliamento sostenibile, sicuramente un motore per le aziende intraprendono iniziative in maniera più generale, dicono di circolare in questo caso anche industriale. Grazie mille per la partecipazione. A questo punto, disco la parola alla Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, particolare alla dottoressa Vittoria Di Franco, dirigente mercato e ambiente, per le considerazioni conclusive. Grazie. Buongiorno e grazie a tutti. Ci tenevo a fare appunto un breve riassunto finale, nel contempo ringraziare tutti i relatori di questa mattinata che ci hanno dato un ventaglio di esperienze anche concrete di grande interesse. L'occasione, diciamo, è stata per noi un utile e importante rappresentare un progetto nuovo, come avete avuto modo di sentire, a cui crediamo molto, progetto Sigma appunto, simbiosi industriale per la circolazione, per la gestione circolare dei materiali. Avete già preso le fasi principali in cui il progetto si, si compone. Mi premeva in conclusione proprio ricordare perché a Camera di Commercio agisce in quest'ambito. Come sapete, la nostra mission è quella di promuovere lo sviluppo delle imprese, lo facciamo in vari ambiti. Io

Mi occupo, nello specifico, tra l'altro, dello sviluppo ambientale, che ha proprio un servizio dedicato. Di cui, all'inizio, la responsabile Mina Clemente vi ha spiegato alcune iniziative. Questo è, per noi dell'ente, una delle iniziative di punta: Progetto Sigma. Lo facciamo perché ci inseriamo in un contesto in cui crediamo molto, come avete avuto modo di verificare; di vedere l'Europa in questo momento, penso sia una delle parti del pianeta che più crede allo sviluppo sostenibile. Crede alle esigenze di dar vita ad un modello economico innovativo, e possiamo chiamarlo, rigenerativo, che restituisca al pianeta più di quello che finora abbiamo preso.

Gli obiettivi che ci si è posti, che l'Unione Europea nel suo piano d'azione per l'economia circolare si è posta, sono ambiziosi, ma raggiungibili, e in qualche modo, nel nostro piccolo, anche la Camera di Commercio vuole dare il suo contributo. Lo vogliamo dare perché sappiamo che questi obiettivi, che nello specifico, nell'Iran – nello specifico – mirano a raddoppiare la produzione di materie circolari nel prossimo decennio, non sono stati fatti contro le imprese, ma, come avete avuto modo di constatare in questo seminario, a favore delle imprese.

Gli obiettivi dell'Unione Europea sono infatti in un contesto di "ping", che si vede in crescita grazie a questi interventi di sviluppo sostenibile: un PIL in crescita del 5%, si punta un obiettivo di crescita anche occupazionale, proprio perché ci si vuole alleare con il mondo industriale e creare nuove imprese. Noi crediamo in questo obiettivo, anche perché sappiamo di vivere in un territorio come quello lombardo, già estremamente sensibile. E per questo ci siamo avvalsi, come avete avuto modo di vedere, di un'eccellenza a livello nazionale, che è la Scuola Sant'Anna, che ci sta supportando in questo percorso.

Una recente ricerca che loro hanno fatto appare evidente: le imprese lombarde, per quanto inizino ad affacciarsi a questo, al settore dell'economia circolare, lo stanno facendo con serietà. Molti di essi hanno già realizzato interventi ambientali; stanno riducendo gli imballaggi nei propri prodotti; stanno sempre più facendo test per sostituire le materie prime con materie prime seconde; stanno sempre più mandando i propri rifiuti al recupero. Il contesto è quindi favorevole, ma siamo anche consapevoli – ed è stato detto finora – che il passaggio verso un'economia circolare non è un passaggio semplice; il percorso comporta investimenti di tipo tecnologico, ma anche una voglia di mettersi in gioco.

Già qualche anno fa siamo partiti con un primo progetto molto simile a questo: era il progetto RIEco, che mirava ad accompagnare le singole imprese verso progetti di economia circolare. Il progetto ha avuto successo, ci ha portato a pensare che può essere il momento per fare il salto di qualità. Le considerazioni del Professor Frey e del Dottor Corsini ci hanno fatto vedere come la capacità delle imprese di aggregarsi può portare dei benefici ancora maggiori per l'ambiente, ma anche per le imprese stesse. Quindi, è necessario creare delle aggregazioni. Ecco quindi la "struttura industriale" sintetizzata nel progetto, nel simile Sigma – in questa sigla che li abbiamo voluto introdurre.

Il progetto ha varie fasi, e ve ne abbiamo parlato. La prima di queste fasi è conoscere bene le imprese che vogliono collaborare con noi. Partire con questa iniziativa di supporto che forniamo non sarà economico; ci sono altre iniziative di cui abbiamo parlato all'inizio, come il bando che prevedeva supporto economico. Ma forse quello che spesso manca è un supporto di tipo metodologico, scientifico, verso una formazione, ma poi verso la creazione di gruppi di imprese che possono avere quelle caratteristiche per scambiarsi prodotti – e quello che avete visto nel corso del seminario. Per avviare questo percorso, per noi è fondamentale conoscere le imprese; per cui vi chiediamo, come primo atto di fiducia nei nostri confronti, di compilare il questionario che troverete già online. Vedete qui la possibilità, appunto, di compilarlo anche immediatamente.

Da questo questionario noi capiremo che tipo di imprese abbiamo di fronte, per perfezionare il seminario di cui abbiamo parlato, ma soprattutto il percorso di accompagnamento futuro. Io ringrazio moltissimo anche le imprese che ci hanno dato delle testimonianze concrete di come, in ambiti completamente diversi, dati del GPS, sia possibile credere in questa scommessa di un futuro più sostenibile, che verrà sempre di più premiato dai consumatori, perché è un percorso inedito ed ineludibile. Per noi vi ringrazio ancora molto, e a presto spero arrivederci.