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Costantino: la Vita del 1° Imperatore Cristiano

Vanilla Magazine26:30

Transcription

Quando si parla dell’imperatore romano Costantino I, si usa sempre l’appellativo Grande, ma cosa significa esattamente? Costantino merita davvero questo titolo? Dipende da cosa intendiamo per Grande. Se intendiamo una persona che abbia influenzato la sua epoca in modo significativo (e in positivo, ovviamente), per le sue scelte politiche e militari, allora Costantino si merita il titolo di Grande, perché cambia davvero la storia, e dà inizio a una nuova era.

Che è l’era dell’intreccio tra il potere dello Stato e quello della Chiesa, e qui sta il grande dilemma: Costantino diventa “il Grande” solo grazie a una propaganda che si fonda su motivi religiosi? Difficile dirlo, e nel suo caso le opinioni sono parecchio contrastanti. Perché da un lato c’è chi lo osanna, quasi fosse un santo (e infatti per la Chiesa Ortodossa lo è), mentre dall’altra c’è chi non gli risparmia critiche, anche pesanti.

Mentre è ancora in vita, tutti lo elogiano: è il più grande imperatore mai esistito e come lui nessuno mai. Ma già una cinquantina d’anni dopo la sua morte gli storici dell’epoca ridimensionano di molto la sua figura: è stato un grande condottiero, ma era un politicante opportunista e spietato, che non guardava in faccia a nessuno per raggiungere e mantenere il potere. E questo “ridimensionamento” dura fino ai primi del ‘900, ma dopo la seconda guerra mondiale torna a prevalere l’idea del “grande” imperatore. Forse perché, dopo le stagioni dell’illuminismo e del positivismo, la religione ricomincia ad avere un ruolo importante anche nel mondo accademico e scientifico.

E allora, chi era davvero Costantino? Con tutte le difficoltà del caso, noi proviamo un po’ a riassumere i fatti, e ognuno trarrà le proprie conclusioni, ma prima vi chiedo di combattere la dittatura dell’algoritmo di Youtube e di lasciare un commento a questo video, anche solo un Grazie o un Ciao, ci aiuterete a portare questo tipo di argomenti a un pubblico davvero ampio. Noi il video "divulgativo" l’abbiamo fatto, adesso sta a voi aiutarci a diffonderlo, grazie mille a tutti.

Costantino nasce in Serbia - a Naissus - in un anno imprecisato, comunque intorno al 280 d.C. La mamma è Elena, una donna greca di origini plebee, che poi diventerà santa. Il padre è Costanzo Cloro, è un generale nato in Illiria che, forse, può vantarsi di discendere addirittura da due imperatori. In realtà, le sue nobili origini sono molto incerte, e magari sono solo un’invenzione di Costantino. Comunque sia, Costanzo è un valido soldato, che diventa Cesare quando nasce la tetrarchia.

La tetrarchia, che inizia nel 293, è una forma di governo voluta dall’imperatore Diocleziano, perché l’impero è troppo grande e lui non può farcela solo, e così nomina un altro augusto che si occupi della parte occidentale, mentre tiene per sé quella orientale. Poi però bisogna risolvere il problema della successione, che causa spesso guerre civili, come era stato anche nel suo caso. Allora, i due augusti nominano due cesari, che in sostanza sono dei vice-imperatori, destinati a salire al trono alla morte del proprio augusto. In questo modo, pensa Diocleziano, si risolve il problema della successione, perché tutto è già deciso. Un’idea geniale, che però non tiene in considerazione la smania di potere di chi crede di avere diritto al trono per motivi di sangue. Di fatto, anche la tetrarchia si concluderà con una guerra civile che dura circa 20 anni, e porterà all’ascesa di Costantino.

Costanzo Cloro diventa augusto d’occidente a maggio del 305, e muore dopo un anno. Il suo cesare non ha legami familiari né con la sua famiglia, né con quella dell’augusto precedente, che non era mica morto, ma aveva abdicato, insieme a Diocleziano. L’inventore della tetrarchia, in questo modo, voleva dimostrare la validità del suo sistema di successione. E qui entrano in scena tre personaggi: uno è Massimiano, l’augusto che aveva abdicato, il secondo è suo figlio Massenzio, e l’ultimo è Costantino.

Quando Costanzo Cloro muore si trova in Britannia, agli estremi confini occidentali dell’impero, e Costantino è insieme a lui, a far scuola di guerra. Le truppe lo acclamano subito come augusto, a dimostrazione che la tetrarchia non era poi una grande idea. In pratica, Costantino usurpa il titolo al cesare in carica, Flavio Severo, che però esce di scena quasi subito. Intanto però, l’augusto d’oriente, Galerio, trova una mediazione e convince Costantino ad accontentarsi del titolo di cesare d’occidente. Tutto risolto quindi? Per niente, perché Massenzio non è mica il figlio di nessuno, e a ottobre del 306 si fa acclamare imperatore a Roma, dove sono dalla sua parte i pretoriani, la plebe, e pure i senatori. D’altronde, lui è di casa a Roma, vive lì, e le sue truppe sono proprio alle porte della città. E poi ha l’appoggio del padre Massimiano, che conta di riprendersi il potere. E Costantino? Lui se ne sta a combattere contro i Franchi, sul Reno, e fa finta di niente. Poi si susseguono diverse alleanze e controalleanze, che complicano la situazione - ad esempio, Costantino ottiene per la seconda volta il titolo di augusto ma deve rinunciarci - ma noi saltiamo direttamente alla fine del 308. Il quadro è questo: Massenzio viene dichiarato “nemico pubblico”, Galerio rimane augusto per l’oriente e come augusto d’occidente c’è una new entry, Licinio, con Costantino che torna a essere cesare.

Intanto, Costantino ha sposato Fausta, figlia di Massimiano e sorella di Massenzio, in un momento in cui erano alleati. Perché le figlie e le sorelle servivano solo per cementare i rapporti tra i potenti, ma in questo caso specifico, il matrimonio non cementa proprio niente. Perché poi Massimiano trama contro Costantino, che dopo un ennesimo tentativo di rivolta (a Marsiglia), lo fa ammazzare o lo costringe a suicidarsi. E’ il luglio del 310. Questo omicidio è il primo di una lunga serie, che un po’ fa dubitare della grandezza di Costantino: quanto sangue è disposto a versare per raggiungere il potere? Prima di scoprirlo, dobbiamo raccontare qualcosa sulla situazione dei cristiani, che è importante per capire quello che succede in seguito.

L’editto di tolleranza

Nel 303 e 304 c’erano stati tre editti contro i cristiani, emanati da Diocleziano, ma probabilmente voluti da Galerio, che in oriente li perseguita almeno fino all’inizio del 311. Poi, nell’aprile del 311, si rende conto che quella contro i cristiani è una battaglia persa, e a nome di tutti i tetrarchi emana l’editto di Serdica, più conosciuto come “editto di tolleranza”. Le disposizioni precedenti, dice, sono state prese per tenere in vita le “antiche leggi e le istituzioni romane”. Ma non c’è niente da fare, “i cristiani erano stati colpiti da una tale ostinazione e da una tale follia che non vollero più seguire le tradizioni degli antichi”, nemmeno la loro religione originaria, l’ebraismo, che era tollerata dai romani. Le persecuzioni e la pena di morte non sono servite a niente, e quindi, dice, “abbiamo ritenuto di estendere la nostra clemenza anche al loro caso, e senza ritardo alcuno, affinché vi siano di nuovo dei cristiani”, a patto che loro preghino “il loro dio per la nostra salute, quella dello Stato e di loro stessi, in modo che l’integrità dello Stato sia ristabilita dappertutto”. In sostanza, la libertà religiosa deve servire a mantenere l’ordine.

Sei giorni dopo Galerio muore, e muore male, perché il suo corpo è devastato - già da mesi - da una cancrena che lo divora. Ma la malattia, molto probabilmente, non c’entra nulla con l’editto di tolleranza, non è, come ipotizza lo scrittore romano Lattanzio (convertito al cristianesimo), un tentativo per sottrarsi a una punizione divina. C’è poi un altro aspetto da tenere in considerazione: i quattro imperatori (definiamoli tutti così per praticità) fanno un po’ come gli pare nei loro territori, e interpretano le leggi come fa più comodo a loro, o magari anche come ritengono giusto. Costantino e Massenzio sono molto più tolleranti degli altri tetrarchi, almeno dal 306/308 in avanti. Dopo l’editto di tolleranza, solo Massimino Daia (diocesi d’Asia, Ponto e Oriente) riprende le persecuzioni, e parecchi vescovi vengono condannati a morte o subiscono mutilazioni. Perché? Probabilmente perché Daia deve tenersi buone le classi sociali più influenti, che vedono calare i loro profitti con il calare del paganesimo. Meno pellegrinaggi, che sono una fonte di guadagno non da poco, meno offerte ai templi, e crollo delle vendite dei gadget, che sì, esistevano anche allora ed avevano un grande mercato. Costantino protesta con forza contro quelle persecuzioni, che però si concludono solo alla fine del 312, quando Massimino Daia ha altro a cui pensare: vuole fare le scarpe a Licinio, che governa nei Balcani, per prendersi tutto l’impero d’Oriente.

Dopo la morte di Galerio, nella guerra civile tra i vari tetrarchi (compreso l'usurpatore) si formano due alleanze: Costantino si allea con Licinio, e Massimino Daia con Massenzio. La lunga marcia verso oriente e verso il potere assoluto porta Costantino in Italia, che deve liberarsi di Massenzio, definito il “nemico pubblico”. Durante la guerra contro di lui c’è l’episodio più conosciuto, che abbiamo tutti studiato fin dalle scuole elementari: la leggendaria apparizione di un segno celeste, prima della definitiva vittoria a Ponte Milvio. Su questa “visione” vale spendere due parole, perché la sua interpretazione è fondamentale per capire quello che succede dopo, come Costantino diventi l’eroe dei cristiani.

E’ notte, e i soldati accampati sulle rive del Tevere, proprio alle porte di Roma, sono irrequieti. Il giorno dopo ci sarà battaglia, uno scontro decisivo, che oggi può essere considerato l’inizio di una nuova era. Probabilmente non dorme tranquillo nemmeno Costantino, in quella notte del 27 ottobre del 312. Comunque si addormenta, e sogna. Non è un sogno qualsiasi, ma una visione: qualcuno gli ordina di far apporre sugli scudi dei suoi soldati un "coeleste signum Dei - un segnale celeste divino”. Lo racconta Lattanzio, che poi diventerà il precettore dei figli di Costantino. Nel suo trattato, crudo ai confini col macabro, “Le morti dei persecutori” (De mortibus persecutorom), Lattanzio indugia sulla brutta fine patita da chi ha tormentato i cristiani (a partire da Nerone fino a Galerio), e fa cenno a quel sogno fatto da Costantino la notte prima della battaglia, senza però precisare nulla: chi aveva dato quel suggerimento e qual era il simbolo da usare? Lattanzio è fumoso anche nel riportare quale sia stato, nella realtà, il “segnale divino” scelto dall’imperatore: forse il chi-rho (XP), ovvero le prime due lettere della parola Cristo in lingua greca (ΧΡΙΣΤΟΣ), o forse uno staurogramma, simbolo cristiano formato dalle lettere greche Tau (T) e Rho (P), sovrapposte a formare una croce latina.

Molto più suggestivo è il racconto di Eusebio di Cesarea, un vescovo che diventerà il biografo ufficiale di Costantino. E ovviamente era tutto meno che imparziale. Eusebio racconta la versione che poi entrerà a far parte, se non della storia, quanto meno della tradizione. E’ il prodigio dei segnali comparsi in cielo poco prima della decisiva battaglia di Ponte Milvio: “ἐν τούτῳ νίκα”, la frase in lingua greca, che tradotta in latino suona “In hoc signo vinces”, “in questo segno vincerai”, si staglia vicino a una croce. Costantino si sta avvicinando a Roma, dopo aver sconfitto Massenzio a Torino e poi a Verona. In un luogo e in una data non meglio precisate, nel cielo luminoso del mezzogiorno, compaiono quei segnali divini. Durante la notte poi, il futuro imperatore sogna Cristo, che gli ordina di usare come suo vessillo quella Croce vista in cielo, non solo da lui ma anche dai suoi soldati. La visione viene raccontata da Eusebio di Cesarea nella sua Vita di Costantino, scritta subito dopo la morte dell’imperatore (337 d.C.). Anni prima lo stesso Eusebio (che ancora non conosceva Costantino) aveva narrato della battaglia nella sua Storia Ecclesiastica, dove non faceva menzione di alcuna visione o sogno, ma di una generica protezione divina, grazie alla quale Costantino aveva vinto non solo una battaglia, ma si era guadagnato l’impero.

Anche se molto meno conosciuta della versione cristiana sull’evento, merita una menzione anche quella pagana: Costantino avrebbe visto, forse in sogno o forse in una visione, tre corone d’alloro o forse tre X, a simboleggiare tre decenni di vittorie. E’ facile immaginare che si tratti di una sorta di profezia a posteriori, visto che Costantino regnò appunto per una trentina d’anni, senza mai subire sconfitte in battaglie. Resta comunque il dubbio su chi abbia copiato chi: nasce prima il racconto del prodigio cristiano o quello della profezia pagana? Rimane il fatto che Costantino esce vittorioso dalla battaglia di Ponte Milvio mentre Massenzio muore miseramente annegando nel Tevere. E’ il secondo imperatore, ed è pure suo cognato, che muore per mano di Costantino, acclamato imperatore d’Occidente.

La nuova era

Inizia una nuova era, che si può far partire dall’editto di Milano, termine, che non è esatto ma il più utilizzato. All’inizio del 313 Costantino e Licinio si incontrano a Milano, all’epoca capitale dell’impero d’occidente, e firmano questo accordo che potrebbe essere una riscrittura dell’editto di tolleranza di Galerio (ma non tutti gli storici la pensano così). Tolleranza verso tutte le religioni, perché l’incipit è questo: “Noi, dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto, […] decidemmo con preferenza e antecedenza di regolare quanto riguarda il rispetto e l’onore della divinità, affinché sia consentito ai Cristiani e a tutti gli uomini la libertà di seguire la religione che essi volevano, affinché ogni divinità e ogni potenza celeste potesse essere propizia a noi e a tutti coloro che vivono sotto la nostra potestà.” Anche in questo caso la tolleranza religiosa è un mezzo per consolidare il potere, attraverso la protezione fornita da ogni divinità possibile. La tolleranza diventa una realtà per tutti solo quando Licinio ha la meglio su Massimino Daia, ad aprile del 313. Adesso l’impero è una diarchia: a occidente governa Costantino e a Oriente Licinio. Per dimostrare che finalmente la pace è raggiunta, Licinio sposa la sorella di Costantino, Costanza.

Ma già nel 316/317, Costantino si prende l’Illirico, e poi se ne sta buono fino al 324, quando riesce a conquistare tutto l’impero. Licinio viene fatto prigioniero, ma non ucciso, perché Costanza si mette di mezzo e strappa la “grazia” per suo marito. Solo fino all’anno dopo, quando Costantino ordina di giustiziarlo, perché pensa che il cognato stia tramando contro di lui. Licinio è il terzo imperatore fatto uccidere da Costantino, che ha raggiunto il suo scopo: finita la tetrarchia, finita la diarchia, rimane solo lui, l’unico Augusto. Quel titolo - e quel potere che aveva ottenuto e perso già due volte - è finalmente suo. E quelli che potevano contenderglielo sono tutti morti. Ma la scia di sangue non si ferma: nel 326, l’imperatore fa uccidere il figlio primogenito, Crispo - destinato a prendere il suo posto sul trono - e a distanza di poco, fa la stessa fine anche Fausta, la moglie, che non era la madre di Crispo. Perché? Non lo sappiamo. Di questi omicidi non parla Lattanzio, e tantomeno Eusebio di Cesarea. Ne parla però Zosimo, uno storico bizantino che scrive, all’incirca, tra la fine del V secolo e l’inizio del VI. Zosimo è un pagano che incolpa il cristianesimo della decadenza dell’impero, e nella sua Storia Nuova racconta di una presunta relazione tra Crispo e Fausta, o in alternativa, di una falsa accusa di molestia fatta da Fausta a Crispo. E in effetti, viene ucciso prima Crispo, e poi, forse dopo aver scoperto il suo inganno, Fausta. Questo racconto non è considerato molto credibile dalla storiografia moderna, ma fatto sta che i due muoiono, e in realtà non sappiamo perché. Però tenete a mente tutti questi omicidi, perché, forse, hanno qualcosa a che fare con la conversione di Costantino.

Ma perché, e quando, Costantino si converte al cristianesimo? Su questo, gli storici non sono d’accordo. Difficile pensare che la conversione sia avvenuta per quanto successo a Ponte Milvio, visto che non si sa cosa sia davvero accaduto, sempre che qualcosa sia accaduto. E comunque, Costantino non abbandona il culto per il Sol Invictus, e più in generale la religione pagana, come dimostrano le monete coniate sotto il suo governo. I simboli cristiani sono, sempre nelle monete, molto rari, e compaiono solo dopo la vittoria su Licinio. La conversione di Costantino quindi dovrebbe essere avvenuta per gradi, e non dall’oggi al domani. Sempre che la conversione ci sia stata.

Perché qualcuno, come lo storico ottocentesco Jacob Burckhardt, riconduce il cristianesimo di Costantino a una scelta politica. Perché, nel caso di “un uomo geniale” come Costantino, interessato solo al potere, “non si può parlare di cristianesimo o paganesimo, […] un uomo simile è essenzialmente areligioso”. La religione è, per Costantino, una faccenda politica. Perché tutta la storia di Roma, fin dalla sua fondazione, si basa sulla Pax Deorum. Che significa, detto in estrema sintesi, che gli dei proteggono la città (con tutti i suoi domini) in cambio di offerte e sacrifici. Se qualcosa o qualcuno mette a rischio la Pax Deorum sono guai per tutti. Ma c’è anche un altro aspetto da considerare: già da decenni aveva preso piede il culto del Sol Invictus, che per certi aspetti è vicino al monoteismo. Sia Costanzo Cloro sia Costantino seguono questo culto, sono sotto la protezione della divinità solare. A un certo punto, dopo Ponte Milvio, forse molto tempo dopo, Costantino sceglie come divinità protettrice il dio dei cristiani. E’ una scelta sentita? Difficile dirlo. Lo storico Gaetano De Sanctis parla di “cristianesimo alquanto zoppicante”, mentre Alfonso Manaresi racconta di un “uomo d’armi e di sommaria cultura”, come dire un soldataccio, guidato più dalla superstizione che da un credo religioso.

Poi c'è la spiegazione legata a tutti gli omicidi ordinati da Costantino. Secondo Zosimo, che non ha nessuna simpatia per l'imperatore, la conversione sarebbe dovuta al pentimento per tutti quei morti che ha sulla coscienza, in particolare Crispo e Fausta. La conversione a una religione che assicura il perdono per tutti i peccati, anche per i delitti più efferati, diventa quindi un fatto di comodo, una sorta di assicurazione per la vita eterna. Zosimo si rifà, probabilmente, a un'opera scritta dall'imperatore Giuliano detto l'Apostata. Giuliano è un personaggio straordinario, un imperatore filosofo e pagano, che è anche un sopravvissuto. Quando Costantino muore, i suoi tre figli - degni di tanto padre - fanno ammazzare tutti gli zii e i cugini del ramo paterno. La scampa solo Giuliano, che in quegli anni sta studiando ad Atene. Nel 361 diventa imperatore, e non nasconde il suo disprezzo per lo zio. Scrive una piccola opera comica, I Cesari, dove racconta di Costantino, che in una competizione con gli altri imperatori romani, sceglie la dea Lussuria come protettrice, e lei "lo porta dall'Empietà dove si trovava anche Gesù che si aggirava da quelle parti e predicava: - Chi è corruttore, assassino, maledetto, rifiutato da tutti, venga con fiducia: lavandolo con quest'acqua lo renderò puro in un attimo".

Riepilogando un po', per garantire unità all'impero, Costantino ha la necessità di essere considerato il "prescelto" dalla divinità, ma rimane ambiguo, non dice chiaramente quale sia questa divinità. Tanto è vero che lui, come imperatore, mantiene la carica di Pontifex Maximus, e fa costruire templi pagani un po' ovunque, anche nella "sua" Costantinopoli. Allo stesso tempo, si rende conto che la nuova religione, se sostenuta, può diventare una forza in grado di rendere coeso un impero tanto variegato, e per questo la "sceglie". Resta in dubbio se sia solo una scelta politica, o se sia anche una scelta di fede. Comunque sia, nasce la nuova era, quella dove la Chiesa diventa una colonna portante dell'impero. Ma per sostenere questo ruolo, deve essere unita, e invece non lo è per niente. Perché i cristiani dell’epoca sono litigiosi, divisi su tante questioni, e il pericolo di uno scisma è sempre dietro l’angolo. E la cosa infastidisce parecchio Costantino, preoccupato per la sicurezza e l’unità dell’impero. Allora convoca il Concilio di Nicea, ma di questo parleremo in un video dedicato.

Unico imperatore

Costantino è dunque l’unico imperatore, ma non si stabilisce a Roma, che non è più l’unica capitale già da tempo. Troppo periferica, rispetto all’immenso territorio da controllare, e comunque, già con Diocleziano, è apparso evidente che la parte ricca dell’impero è l’oriente. E Costantino decide di fermarsi in oriente, per motivi strategici e politici, e forse anche religiosi, se si prende per buona la sua conversione. Perché il cristianesimo è, all’epoca, più diffuso in oriente, dove è nato e si è sviluppato. Roma non è ancora il centro della cristianità, e ci vorrà ancora del tempo prima che lo diventi.

Costantino decide quindi di fondare una nuova città, che porta il suo nome, e che è una nuova capitale, insieme a Roma. Costantinopoli sorge dove già c’era un’antica città greco-romana, Bisanzio. Quando l’imperatore la vede, nel 324, decide che lì nascerà la Nuova Roma, a un passo dall’Asia, ma vicina ai punti più caldi dell’impero, ai confini minacciati dai barbari. Costantino vuole che la sua capitale sia la gemella di Roma, e studia bene come fare. Intanto le assegna lo stesso - fortunato - nome segreto, forse Flora. Poi si ingegna per far sembrare che la città sorga su sette colli, anche se in realtà non c’erano, e la divide in 14 quartieri, proprio come Roma. Tra l’altro, uno lo costruisce al di là dello stretto, per avere una sorta di Trastevere asiatica. Sorgono chiese cristiane, come la straordinaria Santa Sofia, ma anche templi pagani, e un grandioso palazzo imperiale, ma non un Colosseo, perché i cristiani non approvano tutta quella violenza che è l’anima degli spettacoli dei gladiatori. La città viene fondata, ufficialmente, nel 330, ma Costantino continua a vivere a Nicomedia, ed è lì che muore, nel 337. Solo in extremis, appena prima di morire, decide di farsi battezzare, ma da un vescovo ariano, e quindi eretico, ed è per questo che la chiesa cattolica non può proclamarlo santo.

Cosa resta da dire su Costantino? Beh, intanto che è stato un grande generale, in grado di tenere a bada i barbari per tutti i 30 anni del suo regno. Poi che ha fatto molte riforme amministrative e monetarie, e ha riorganizzato l’esercito. Ma con quale risultato? Secondo Zosimo, pessimo, e questo non ci stupisce, vista la sua dichiarata ostilità a Costantino. Ma è dello stesso parere lo storico Edward Gibbon , che alla fine del ‘700 scrive una monumentale “Storia del declino e della caduta dell’impero romano”. Nemmeno Gibbon ama Costantino, e lo incolpa di aver accelerato la disgregazione dell’impero. Si spinge a dire che nemmeno Nerone e Caligola avevano provocato tanti danni quanto lui.

Per quanto riguarda il lato religioso, senza tenere conto della sua vera o presunta conversione, quello che succede al Concilio di Nicea, con la sua approvazione, segna l’inizio dell’indissolubile intreccio di potere tra Stato e Chiesa, e nasce la figura di un imperatore non più divinità, come prima, ma scelto da Dio, che è quasi la stessa cosa. Detto con una sola parola, nasce il cesaropapismo. Tutto questo determinerà la storia dei secoli a venire, compresa l’intolleranza religiosa della Chiesa, che dimentica presto il dolore delle persecuzioni subite, e ne mette in atto altre attraverso il braccio secolare, che è l'impero. Non bisogna poi dimenticare che Costantino ha le mani sporche di sangue, del sangue della sua stessa famiglia, ma questo si può dire di molti altri potenti di tutti i tempi.

Alla luce di tutto ciò, Costantino è stato davvero Grande? A dar retta al suo biografo ufficiale, Eusebio di Cesarea, certamente sì, ma di lui non è che ci si possa fidare molto, visto che Costantino gli pagava lo stipendio. Secondo Zosimo invece, l’imperatore era malvagio di natura, interessato solo al potere assoluto. Ma nemmeno di lui ci si può fidare del tutto, visto che è un pagano che scrive quando ormai il paganesimo è stato sconfitto dalla storia. Magari, visti i tanti pareri contrastanti, anche tra gli storici di diverse epoche, si può concludere che l’appellativo Grande è, riguardo a Costantino, un po’ ambiguo: non gli viene attribuito per le sue qualità personali, ma per la costruzione di un sistema di potere che è durato secoli, molto più di quanto lui, forse, potesse immaginare. E voi, cosa ne pensate? Costantino fu davvero il fondatore dell’Europa cristiana o solo un abile manipolatore del sacro? Scrivetelo nei commenti, iscrivetevi per altri approfondimenti di storia e... alla prossima!