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I grandi dell'antropologia: Edward Evans-Pritchard "Sudan e South Sudan"

Ivan Salsi40:15

Transcription

[Musica] [Risate] Una cosa che mi chiedono in molti è se io credessi alle stregonerie che compivano gli Azande. Devo dire che, dentro di me, e vivendo in mezzo a loro, avevo finito per accettarle. Quando mi trovo tra la mia gente, razionalmente rifiuto simili pratiche, ma con loro, sembrava che non avesse scelta. In qualche modo, ci credevo.

Queste parole furono scritte da Edward Evans-Pritchard, un famoso antropologo britannico. Nel 1902 frequentò la scuola pubblica inglese a Winchester, poi si trasferì ad Oxford, all'Exeter College, per studiare storia. Ma, trovandosi nella culla dell'antropologia britannica, si sentì fortemente attratto dal senso di avventura che permeava in quei tempi lo studio dei popoli esotici.

[Musica] La sua esperienza tra culture diverse dalla nostra vede come risultato la comprensione di alcuni comportamenti e schemi mentali apparentemente irrazionali. Evans-Pritchard si formò nel periodo in cui l'antropologia tentava di darsi metodi e leggi di tipo scientifico. Ci si chiedeva quale fosse il modo per poter comprendere il funzionamento di una società. Il contributo di Evans-Pritchard fu concentrare i propri studi sulla vita mentale delle cosiddette tribù primitive. Esaminò le loro fede e convinzioni, trattandole non come esempi di pensiero elementare, ma inserendoli in sistemi mentali complessi.

"O Android o Staff lei ce ne parla la professoressa Mary Douglas della Northwestern University." Per lui era un errore credere che le differenze esistenti tra il nostro modo di pensare e quello delle società, diciamo così, primitive fossero dovute a una minore abilità razionale. Non era vero. Asseriva che le loro funzioni mentali fossero meno sviluppate o le loro emozioni talmente forti da sovrastare la razionalità. Era convinto che ci fosse un'altra ragione che spiegasse perché avevano fedi differenti dalle nostre.

Gli studenti e gli antropologi francesi, tedeschi, americani e britannici tendevano ad andare in parti del mondo in cui la loro nazionalità era rappresentata, cioè nelle colonie. In questo modo avrebbero trovato ospitalità e sostegno da parte degli amministratori, nonché indigeni che potevano parlare la loro lingua.

Ma la presenza coloniale non sempre si dimostrava utile, in quanto gli amministratori, i commercianti e i missionari non si mostrarono ogni volta sensibili alla cultura indigena, particolarmente nella zona dove Evans-Pritchard iniziò il suo lavoro sul campo.

[Musica] [Applauso] "Non mi sono mai interessato molto agli amministratori del Sudan settentrionale. Erano sempre troppo orgogliosi di loro stessi e assumevano un atteggiamento da primi della classe. Parlavano del Sudan come del paese dei neri, governato dai blu, il colore delle loro divise."

Invece, quando andai per la prima volta nel sud del paese, trovai i funzionari molto diversi nel loro comportamento e per l'ambiente in cui vivevano. Nei comuni, parecchi e stabili, con loro un rapporto di reciproco rispetto. Mi accettarono tra di loro, anche se non erano obbligati a farlo. Data la grande presenza coloniale britannica e in Africa, fu una scelta logica per Evans-Pritchard andare a studiare i popoli del bacino del Nilo e del Sudan.

[Musica] L'antropologia di quegli anni insegnava che il lavoro sul campo non consisteva nell'andare sul posto a visitare un altro popolo, ma vivere con esso, parlare la sua lingua e adattarsi alla sua cultura.

I particolari della vita quotidiana erano interessanti quanto i momenti celebrativi. Nel 1926, Evans-Pritchard era pronto a iniziare il lavoro sul campo. Il primo studio intensivo di una popolazione africana si trattava della tribù degli Azande, che ancora oggi vive su appezzamenti di terra sparsi su una vasta regione comune allo Zaire, alla Repubblica Centroafricana e al Sudan. Evans-Pritchard capì che per poter entrare nella loro vita sociale bisognava vivere tra di loro e si costruì una casa.

"Come questa, ma in quei tempi la difficoltà maggiore da superare nel lavoro sul campo era il raggiungimento del luogo in cui si intendeva lavorare." Per raggiungere la zona di lavoro nel 1926, impiegai una settimana di treno e nave fino in Egitto, molti giorni di treno e battello fino a Khartoum, poi dieci giorni di piroscafo a motore per risalire il Nilo e infine tre settimane di marcia a piedi fino al cuore della terra degli Azande in Sudan. In tutto, circa 7 settimane.

Trascorse più di un anno e mezzo tra gli Azande. Descrisse la disposizione dei loro villaggi, la divisione in clan, le loro coltivazioni e l'alimentazione. Chiaramente non gli sfuggì l'organizzazione sociale, ma neanche gli amori, la guerra e le tradizioni. Ma ciò che lo caratterizzò dagli altri antropologi fu il suo studio sul loro sistema di idee, la sua definizione e il confronto con il nostro. Registrò la loro vita culturale con foto e prese appunti di quello che pensavano sugli argomenti da loro reputati importanti.

"La nostra impossibilità a comprendere il modo di pensare degli Azande dipende dalla diversità del loro pensiero, oppure perché espresso in un idioma per noi incomprensibile? Quali sono le motivazioni dei loro comportamenti? Qual è il loro concetto di realtà? Come vengono tradotti nelle loro tradizioni? Queste motivazioni e concetti ho sempre cercato di avere presenti queste domande, affinché il mio resoconto potesse essere una vera descrizione piuttosto che una semplice registrazione di fatti."

E da special stage che in quei tempi era opinione diffusa tra gli europei che i popoli come gli Azande avessero una mentalità primitiva, probabilmente inferiore a quella dell'uomo civile. Queste affermazioni si basavano sulla presenza tra quei popoli di fenomeni di stregoneria e di pratiche magiche. Le due parole, stregoneria e magia, erano utilizzate con superficialità dagli amministratori coloniali, dai missionari e da alcuni antropologi per descrivere idee per loro ridicole, deviate e decisamente primitive.

Ma Evans-Pritchard non trovò ridicola la fede degli Azande nella stregoneria. I loro ragionamenti erano abbastanza logici. Erano il punto di partenza e i presupposti ad essere tanto diversi dai nostri. Per capire cosa intendevano con stregoneria, incominciò a rivolgere loro delle domande su persone che sospettavano essere state vittime di stregoneria. L'unica fonte di maleficio per gli Azande era rappresentata dagli altri esseri umani, considerati agenti inconsci della stregoneria. Questi venivano individuati da oracoli con procedure che confermavano o scagionavano un sospettato.

Il primo passo era generalmente lo yuan, o oracolo della tavoletta, tramite il quale ancora oggi si individua la causa della sfortuna e il possibile rimedio. "Letale negli Azande." "Gugu da alla madre malata ed è venuto a consultare l'oracolo." Ma prima il divinatore ha voluto stabilire perché un gruppo di bianchi si trovava nella terra degli Azande. Forse sarebbero stati la causa di qualche stregoneria futura. "Oracolo, guarda questi visitatori bianchi. Cosa complottano? Quando se ne andranno? Imprigioneranno il nostro capo?" Lo ascolta. "Oracolo, i bianchi sono astuti. Vogliono un suo ritratto. Ma vogliono veramente rubarci la terra? In passato hanno sempre fatto questo. Sono venuti come amici sinceri o hanno un doppio fine?" Io quali le report che appaio che i nani rassicurato delle nostre intenzioni si dedicò al problema di Gugu.

"È così, oracolo, c'è qualcos'altro? Paura per mia madre. Si chiama Laguda Nafa Tyner." "Oracolo, guarda Laguda, la madre di Gugu morirà presto questo mese. Non dire della sua malattia, ma è la sua morte. È una stregoneria. Novembre è tanto magra, sembra che stia per morire." Ascoltando le storie come questa di Gugu da, Evans-Pritchard scoprì che il pensiero degli Azande cominciava ad avere un senso.

La risposta è che non morirà e che non è sicuro che ci sia una stregoneria in corso. Se si eseguirà certe pratiche magiche, la madre sarà salva. Tra gli Azande troviamo una gerarchia per gli oracoli. Gugu da, per essere assolutamente certo, deve consultare ora l'oracolo del veleno, o ngange. Si tratta di un veleno a base di sterlina che viene somministrato a dei polli. La risposta dipende dal tipo di domanda e dal fatto che il pollo muoia o meno.

"Oracolo, oracolo, guarda la donna che soffre. Se andrà dallo stregone guaritore, prende la medicina, guarirà. Se sua madre non morirà, uccidi il pollo." "Oracolo, ascolta e dimmi se lo stregone guaritore deve danzare e darle la medicina." Il veleno ha dato la sua risposta. Gugu da ha chiesto se la madre malata potrebbe guarire con la giusta medicina. La prima domanda è stata posta in modo che, se il pollo fosse morto, la risposta sarebbe stata sì. Il pollo è morto, ma per essere più sicuro, lo stregone ha posto nuovamente la domanda con un secondo pollo, anch'esso avvelenato. In questo caso, la madre si sarebbe salvata se il pollo fosse rimasto vivo. Non è morto. Ora non resta che entrare in possesso della giusta medicina.

Per avere la medicina giusta, Gugu da deve andare dallo stregone guaritore, così chiamato dai colonialisti. Il suo lavoro è combattere la stregoneria utilizzando un vasto repertorio di formule, sostanze e procedure magiche. Come i consigli medici di tutto il mondo, vengono dispensate con una certa dose di cerimonie. Lo stregone guaritore è contemporaneamente divinatore e mago, poiché gli Azande credono che gli stregoni possano in ogni momento portare la malattia o la morte su di loro. Cercano di stabilire e mantenere buoni rapporti con queste potenze maligne, sperando di riuscire così a controllare il proprio destino.

Essi credono che gli stregoni possano far loro del male non attraverso riti magici o sostanze particolari, bensì grazie ad una sostanza presente nel loro corpo. Si trova in un rigonfiamento, dicono, o una sacca nerastra ovale attaccata vicino al fegato. Affermano che quando viene perforato questo involucro, la sostanza della stregoneria esplode con uno scoppio, viaggiando. Non vivono nella continua paura della stregoneria perché sanno di poterla controllare tramite gli oracoli e la magia. Gli oracoli li aiutano a prevedere le manifestazioni future del maleficio e a modificarle con la magia. Possono difendersi dalla stregoneria e distruggerla.

Lo stregone guaritore è molto importante nella società degli Azande. Viene convocato per localizzare e combattere l'onnipresente minaccia della stregoneria e il suo potere gli conferisce la capacità di prevedere le cattive intenzioni altrui.

[Musica] "Gli ho detto che sua madre soffre perché è stata stregata dallo stregone guaritore. Ha solo dovrà trovare la medicina adatta per rimandare il sortilegio a chi lo ha causato, altrimenti lei morirà." Nonostante abbia seguito i consigli dello stregone e individuato la medicina giusta, la madre di Gugu da è morta dopo una settimana, ma la stregoneria non fu messa in discussione. Evans-Pritchard si rese conto che non veniva mai messa in discussione, neanche di fronte a fallimenti o clamorose smentite, un po' quello che succede da noi con l'astrologia, il marxismo e il cristianesimo.

La pubblicazione di queste scoperte sollevò un acceso dibattito sulla razionalità di questo modo di pensare. "Credo che la nostra generazione abbia imparato a considerarsi in meno razionale di quanto si considerassero i nostri nonni." Come gli altri studenti di Evans-Pritchard, David Pocock era interessato al modo di pensare degli altri popoli. "Forse ci rendiamo conto che esiste un lato oscuro della natura umana. Per convivere con esso, dobbiamo cercare di capirlo. La stregoneria non vuol dire anziane signore che volano sulla scopa, ma rappresenta uno dei modi in cui si manifesta l'invidia, l'odio, il rancore."

Cosmai physics and management. Evans-Pritchard fu il primo a interessarsi della religione in relazione agli aspetti sociali nelle popolazioni africane. Si sapeva che esisteva una mitologia estranea, fedi tra cui il feticismo e la magia, o cose simili, ma nessuno aveva mai pensato di trattare la metafisica dei popoli africani con la stessa serietà ed approccio filosofico fino allora riservati alle religioni più importanti nel mondo. La sua è stata una vera rivoluzione.

Avendo scoperto che la stregoneria era un modo pratico di organizzare la vita per gli Azande, Evans-Pritchard cercò di svolgere il suo lavoro sul campo adattandosi alle credenze Azande. "Se volevo fare un viaggio, per esempio, nessuno mi avrebbe accompagnato spontaneamente, a meno che non avessi potuto presentare un verdetto dell'oracolo del veleno che assicurava che la stregoneria non minacciava il nostro progetto." Poiché era mia intenzione organizzare il lavoro in armonia con la vita dei miei ospiti, dovevo comportarmi come se anch'io credessi nella stregoneria, e dopo un po' di tempo mi accorsi che avevo finito per crederci anch'io.

Nel 1932, Evans-Pritchard accettò un incarico universitario in Egitto. Infatti, gli era difficile insegnare in Inghilterra a causa di uno scontro di personalità con il suo ex professore alla London School of Economics, Malinowski. Inoltre, in Egitto avrebbe soddisfatto l'enorme interesse per la cultura araba che lo accompagnò per tutta la vita.

[Musica] "Non sono mai andato d'accordo con Malinowski e per questo, al mio ritorno in Inghilterra, mi sono trovato bandito dalla London School of Economics e sembra da qualsiasi altro luogo. Tuttavia, mi hanno dato un incarico di filosofia e sociologia alla Fuad, la prima università del Cairo."

[Musica] Questo mi ha dato la possibilità, oltre che di ottenere esperienza nell'insegnamento, di migliorare anche il mio arabo. Al Cairo studiò in modo particolareggiato la mentalità primitiva, aiutandosi con lo studio del pensiero umano. Per un'università che non era abituata all'antropologia, le sue lezioni devono essere sembrate particolarmente ambiziose.

[Applauso] [Musica] Era un buon momento per lui per rimanere lontano dalla Gran Bretagna. Infatti, Malinowski godeva di molto seguito, lasciando ben poco spazio alla proposizione di idee differenti dalle sue. Una delle differenze che esistevano tra lui e Malinowski consisteva nella diversa importanza attribuita alla storia nell'antropologia. Per Malinowski, ne aveva scarsa o nulla, mentre Evans-Pritchard riteneva un aiuto fondamentale. In particolare, si era reso conto che il tipo di problema che interessava in quel momento gli antropologi aveva interessato altri pensatori molto tempo prima.

Durante le sue lezioni, trattava l'antropologia in un contesto storico molto vasto. Egli sentiva che questa disciplina doveva basarsi su una prospettiva storica che comprendesse filosofi e storici, in particolare i teorici sociali. Uno dei suoi studenti, I. Sali, ricorda che Evans-Pritchard svolgeva il suo dovere di insegnante con molta serietà. "Ricordo che un giorno della gente entrò nel college per portare fuori gli studenti affinché partecipassero a una dimostrazione. Evans-Pritchard, in piedi in questo punto della stanza, disse loro: 'Affronterò chiunque disturbi la mia lezione'. La cosa strana fu che si spaventarono e se ne andarono." I. Sali è ora un'autorità nell'antropologia del suo paese, grazie ai metodi insegnati da Evans-Pritchard.

In quei primi seminari al Cairo, trattava la sociologia basandosi sull'osservazione diretta compiuta nei villaggi, raggiungendoli nel mezzo del deserto. Tutto questo per noi era completamente nuovo.

[Musica] Fin dall'inizio, Evans-Pritchard si era ben adattato alla vita araba. Amava trovarsi in un mondo così diverso dal suo, e la sua esperienza di antropologo gli ha permesso di avvicinarsi a questi popoli con interesse. Spesso compiva dei viaggi all'interno nel deserto.

"Suppongo che a quei tempi fossi un solitario, sebbene non amassi la solitudine. I miei giorni più felici li ho trascorsi nel deserto, solo in compagnia di qualche arabo e dei nostri cammelli." Durante la sua permanenza al Cairo, fece molti viaggi lungo il Nilo verso la terra degli Azande, ai quali si sentiva legato da riconoscenza.

"Ho lasciato un po' del mio cuore nel Sudan meridionale. Sento una gratitudine per i miei amici africani che non potrà mai essere cancellata. I miei camerieri personali mi sono chiaramente più cari. Abbiamo condiviso la vita nelle fortune, nelle sfortune, nelle gioie, nelle malattie e nei dolori."

Evans-Pritchard aveva la fama di essere in grado di chiarire i motivi delle difficoltà incontrate nell'amministrazione coloniale degli indigeni. Nel 1930, il governo anglo-egiziano gli chiese di lavorare su un popolo che creava dei problemi. Quel popolo vive ancora oggi nelle paludi alluvionali dell'Alto Nilo. Per i funzionari coloniali, era una tribù bellicosa che resisteva a qualsiasi tentativo di governarla, ma per Evans-Pritchard si trattava di una società complessa quanto affascinante.

I Nuer sono molto propensi a battersi. Spesso si verificano omicidi. In verità, è raro vedere un adulto senza cicatrici di colpi di bastone o di lancia. Un Nuer si batterà subito se si considera insultato. Sono molto sensibili e suscettibili. Dalle descrizioni del loro atteggiamento verso la vita, risulta evidente che Evans-Pritchard si identificò nei Nuer.

Il Nuer è il prodotto di un'educazione rigida e legalitaria. È profondamente democratico e ricorre facilmente alla violenza. Il suo spirito indomito trova insopportabile qualsiasi restrizione e non riconosce nessun uomo come suo superiore.

[Musica] Ogni Nuer si considera buono come il suo vice e lo manifesta in ogni sua azione. Incedono con la fierezza dei signori della terra perché tali si considerano. Non esistono padroni né servi nella loro società, ma solo simili che si ritengono la più nobile creazione del loro Dio. Il loro reciproco rispetto contrasta con il loro disprezzo per gli altri popoli.

Come per gli Azande, Evans-Pritchard sottolinea i fattori limitanti la loro esistenza, come l'ostilità dell'ambiente in cui vivono. Un popolo come i Nuer dipende in larghissima misura dall'ambiente in cui vive. Sono pastori, e l'unica occupazione a cui si dedicano è la cura del bestiame. Le ragioni non sono unicamente di tipo alimentare, ma l'intera visione del mondo è in funzione del loro essere pastori. Il bestiame è il loro bene più prezioso, e con gioia rischiano le loro vite in difesa della mandria o per depredare quelle dei vicini.

I Nuer hanno un particolare ed elaborato rapporto con il loro bestiame. La loro vita dipende da questo, ma loro ne godono anche intellettualmente ed emotivamente. Ad esempio, i ragazzi si fanno chiamare con i nomi dei tori preferiti. Gli stessi nomi degli animali descrivono il tipo di colore o il disegno del manto, la forma delle corna e così via. Vengono composte canzoni sulla bellezza di alcune bestie che vengono cantate agli stessi animali, e naturalmente il folklore Nuer è pieno di storie di splendido bestiame.

Il capo, in alcuni casi, può rappresentare un legame nei rapporti sociali. Sicuramente caratterizza i rapporti di parentela. Alla morte di un uomo, la sua mandria viene divisa fra i figli che l'hanno curata per tutta la vita. Il bestiame è anche al centro di processi sociali. Viene usato per pagare un risarcimento a riparazione di qualche torto subito. Se un uomo vuole sposarsi, deve ricompensare la famiglia della moglie della perdita di una figlia. La ricompensa è un regalo: bestiame.

Evans-Pritchard disse che la mandria era una vera e propria lingua, attraverso la quale i Nuer pensavano. I Nuer, come la maggior parte dei popoli pastori, sono poeti, e la maggior parte degli uomini e delle donne compone canzoni. Queste vengono cantate in accompagnamento alle danze o sono composte per il piacere del loro creatore e cantate nella solitudine dei pascoli quando solo di buon umore. I giovani cantano glorificando i loro parenti, le loro amate e il bestiame.

Ovunque si trovino, i suoi scritti sui Nuer sono diventati tra i più famosi dell'antropologia. Ma quali sono i motivi di questo successo? E quanto tempo aveva sfidato l'idea che si aveva delle società africane, formata sulle immagini diffuse da Hollywood o dai racconti di Kipling, e coral gli schiavi abortiti, comandati da un capo con tre penne in testa che magari un osso nel naso? I suoi racconti di una società unita costituivano una novità. Inoltre, affermava che non aveva alcun tipo di autorità costituita che potesse rappresentare la tribù.

Il lavoro di Evans-Pritchard risulta inoltre particolarmente importante per essere stato messo a disposizione dei servizi segreti del Sudan e dei servizi coloniali dell'Africa orientale. Questo studio ha permesso loro una maggiore comprensione delle strutture sociali sulle quali governavano, aiutando così le popolazioni coinvolte.

Cup dopo cinque anni dall'ultima visita di Evans-Pritchard ai Nuer, per alcuni di loro la vita è sensibilmente diversa. Gabriel Jal compie ricerche sulla storia coloniale del periodo in cui Evans-Pritchard lavorava sul campo ed è particolarmente conscio di questi cambiamenti. "Si può dire che il cambiamento ha coinvolto solo alcuni aspetti della vita dei Nuer. Ora si trovano divisi in due realtà: è un gruppo intellettuale urbano che utilizza una serie di vantaggi della civiltà, come l'assistenza sanitaria sia per gli uomini che per gli animali, per le attività agricole, ecc. Ma in termini di struttura sociale, di modo di vita, non credo che ci siano stati grandi cambiamenti, perché quando Evans-Pritchard si recò nel 1930 nella terra di Nuer, l'economia di base era la mucca, che attualmente riveste lo stesso ruolo da lui descritto nel libro."

Nel 1935, Evans-Pritchard tornò a Oxford per tenere un ciclo di lezioni sulla sociologia africana. Quando scoppiò la guerra, cercai di arruolarmi nella Guardia Gallese, ma l'università me lo impedì, dicendo che svolgevo un'attività riservata. Allora andai in Sudan con la scusa di continuare le mie ricerche etnografiche e invece mi arruolai nella Forza di Difesa Ausiliaria del Sudan. Era quello che volevo e potevo fare.

"Gli ebrei in crisi ne presero le aggressive incursioni delle nostre pattuglie hanno costretto il nemico ad arretrare, nonostante la loro superiorità numerica. La frontiera segnata dal filo spinato tra Sudan e Abissinia viene sfondata dalle nostre truppe nella conquista di altro territorio. Esperti militari inglesi nel cuore della Mesopotamia forniscono assistenza militare agli indigeni. Le colline sono state un eccellente nascondiglio durante il giorno per le nostre truppe che avanzano, dandoci la possibilità di infliggere seri danni al nemico."

La conoscenza di Evans-Pritchard della zona del confine tra il Sudan e la vicina Abissinia gli permise, al comando di un gruppo di appartenenti alla tribù Anuak, di causare seri danni al nemico. Nonostante i rapporti con le tribù con cui combatteva fossero ottimi, non si può dire che fossero tali anche con i suoi superiori. Durante una missione in Siria, litigò con i suoi superiori e fu rispedito in Nord Africa, proprio nel periodo di El Alamein. Più tardi divenne governatore nel distretto di Cirenaica in Libia.

"Non avevo alcun futuro come amministratore e dato che amavo la vita dei beduini, pensai che fare l'ufficiale di collegamento sarebbe stato più adatto alla mia indole. Così trascorsi più di due anni pagando su cammelli e cavalli nel deserto e talvolta nella foresta. Non credo di aver fatto molto per lo sforzo bellico, ma almeno non feci nulla per ritardarlo. Sebbene non potessi concludere alcuno studio in quella situazione, conobbi la Cirenaica, i suoi popoli e la loro storia, al punto da poter scrivere più tardi il libro 'I Senussi di Cirenaica'. Si tratta di un libro di importanza storica, lo studio antropologico della struttura tribale dei beduini."

Quando alla fine della guerra Evans-Pritchard tornò all'antropologia accademica, ormai Malinowski era morto e la scena era libera. Una nuova generazione stava per accedere agli incarichi universitari di prestigio. Evans-Pritchard divenne professore di antropologia sociale ad Oxford. Questa casa ospitò lui, la sua famiglia e gli studenti, amministratori coloniali e antropologi di tutti i tipi che andavano a trovarlo.

Con Romeo, negli anni del dopoguerra, Oxford sviluppò la fama di eccellente centro di studi antropologici grazie a Evans-Pritchard. L'antropologia esercitò la sua influenza sugli atteggiamenti coloniali proprio nel periodo in cui l'indipendenza cominciava ad essere rivendicata in tutto l'impero. I servigi resi all'antropologia gli furono riconosciuti con il cavalierato. Il suo lavoro sulla stregoneria provocò un dibattito tra i filosofi su cosa potesse essere definito razionale in una società, mentre i suoi racconti sull'organizzazione tribale incuriosirono i teorici della politica. Inoltre, l'attenzione di Evans-Pritchard per l'aspetto religioso nella vita dei popoli che studiava influenzò i teologi.

"In realtà, la religione per me, o la sua vita, è una. Una volta convertitosi al cristianesimo durante la guerra, mantenne tale fede fino alla morte nel 1973." La sua genialità di antropologo risiedeva nella sua capacità di aprirsi ai popoli, di lasciarli parlare, mettendo in risalto ciò che pensava fosse importante nelle società cosiddette primitive. Spostò l'attenzione dagli antropologi scientifici agli indigeni sul campo, facendo diventare l'oggetto dello studio l'autorità e l'antropologo un semplice interprete, traduttore.

"Borgis, lo studio della società umana ha percorso molta strada da quando volta Baldwin Spencer cercava alle origini della propria società tra gli aborigeni australiani. Oggi l'antropologia abbandonato questo tipo di studio, ma continua, seguendo l'esempio di Spencer, a ricercare sul campo nuove informazioni." Franz Boas in America aveva evidenziato l'importanza di ogni aspetto della società in esame e la necessità di conoscere la sua lingua. Tuttavia, l'antropologia non è diventata la scienza esatta che desiderava William Rivers, ma il suo lavoro portò un approccio più scientifico all'analisi di una società sul campo.

[Musica] Con Malinowski, il lavoro sul campo divenne un'immersione totale nella società oggetto di studio e produsse capolavori di descrizione antropologica.

[Musica] Margaret Mead individuò le potenzialità popolari e divulgative dell'antropologia e i suoi libri confermarono quest'interesse. Evans-Pritchard, infine, distolse l'antropologia dalla ricerca di leggi universali del comportamento umano e inventò la figura dell'antropologo come interprete, invece di scienziato, il cui compito era tradurre la cultura. Nell'antropologia sociale non si studia come un semplice osservatore, ma vi si prende parte. Non si è solo un membro del pubblico, ma si è anche sulla scena.

Per capire i Nuer, bisogna imparare a pensare come i Nuer, a sentire come loro, insomma, ad essere un Nuer. Per far questo, non serve alcuna tecnica scientifica. Proprio questo dona all'antropologo un qualcosa di particolare, perché cerca di interpretare quello che vede non solo con la testa, ma con la sua intera personalità, anche con il cuore.

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