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BL GIUR - Masullo - Lezione 14

CEA Centro E-learning di Ateneo27:51

Transcription

La lezione di oggi è dedicata ai meccanismi di difesa che, come vedremo, hanno un'importanza fondamentale rispetto allo studio, all'osservazione del comportamento deviante.

Un meccanismo di difesa, nell'ambito delle teorie psicoanalitiche, corrisponde ad una funzione dell'Io che serve a mediare i conflitti tra Es e Super-Io. Cioè, è un meccanismo di difesa, appunto, che l'Io aziona quando sente il bisogno di proteggersi da eccessive richieste dell'Es, quindi da eccessive pulsioni, da eccessive richieste di tipo istintuale. Come sappiamo, l'Es è mosso soprattutto dal soddisfacimento immediato degli istinti. Oppure, è una funzione che viene attivata dall'Io quando vive, quando si trova di fronte a delle esperienze che sono troppo intense e che dunque non è in grado di fronteggiare direttamente. Ecco, in queste situazioni l'Io mette in atto un meccanismo di difesa.

Lo studio dei meccanismi di difesa è alla base delle teorie di Sigmund Freud e, quindi, alla base degli studi sulla psicoanalisi. Sono di fondamentale importanza, però, in questo campo i contributi della figlia di Freud, di Anna Freud, che in alcuni suoi scritti si è proprio specificamente occupata del tema dell'Io e i meccanismi di difesa.

La teoria dei meccanismi di difesa è una teoria che è basata sull'esperienza clinica di molti casi di pazienti che, avendo vissuto delle esperienze particolarmente forti, particolarmente dolorose, avevano appunto messo in atto questi meccanismi psichici che sono perlopiù inconsci, ma che possono anche essere consci. E che sono proprio messi in atto dall'individuo per proteggersi da alcune situazioni che egli avverte come potenzialmente pericolose e rispetto alle quali dunque prova un senso di angoscia, oppure per proteggersi da situazioni ambientali, esistenziali, che giudica dolorose.

La natura del meccanismo di difesa, vi dicevo, è soprattutto inconscia, cioè avviene perlopiù al di fuori della sfera di coscienza. Per esempio, l'Io ricorre alla strategia, a questo meccanismo di difesa quando deve in qualche modo mitigare l'estrema angoscia, l'estrema ansia che ha di fronte ad un evento. E quindi, alla base del meccanismo di difesa c'è l'idea di escludere dalla coscienza ciò che viene ritenuto troppo doloroso da accettare, quindi ciò che viene ritenuto inaccettabile o comunque pericoloso.

Raramente i meccanismi di difesa operano isolatamente, operano separatamente. Nella maggior parte dei casi, si è verificato che più meccanismi di difesa entrano in combinazione tra di loro per fronteggiare l'evento avverso.

Quindi, la funzione del meccanismo di difesa è quella che corrisponde ad un Io stabile. Cioè, un Io stabile ha dei meccanismi di difesa fisiologici che servono proprio a gestire le comuni richieste pulsionali, quindi a tenere a bada la risposta istintale. E si tratta, perciò, di funzioni che sono fondamentali per l'adattamento. Ma i meccanismi di difesa possono invece anche intervenire in modo disadattativo, cioè quando noi sviluppiamo un meccanismo di difesa in modo eccessivo, in modo troppo rigido. Ma, comunque, anche laddove vengano utilizzati in modo disadattativo, la loro funzione è sempre la stessa: quella di sviluppare un meccanismo in grado di affrontare la realtà. Se i meccanismi di difesa vengono però impiegati in senso disadattativo, cioè con una risposta eccessiva dell'Io, sono allora riscontrabili quelle forme di disturbo mentale.

I meccanismi di difesa vengono a volte studiati in psicanalisi anche rispetto al momento in cui si sviluppano. Quindi, si distinguono meccanismi di difesa che nascono soprattutto nella fase dell'infanzia e questi sono i meccanismi di difesa cosiddetti primari o i meccanismi di difesa immaturi. I meccanismi di difesa che invece vengono soprattutto generati, si sviluppano nell'età adulta e che sono invece meccanismi di difesa cosiddetti secondari o maturi.

Si sviluppano, secondo Freud, nell'età infantile, nella prima infanzia, meccanismi di difesa, proprio nel momento in cui l'individuo ha bisogno di chiarire il confine tra l'interno e l'esterno. Quindi, nasce, ripeto, proprio come un meccanismo per rendere l'Io stabile, cioè un meccanismo di adattamento.

Ci sono vari meccanismi di difesa. Anna Freud ne isolò nove dei principali. Non è detto che un meccanismo di difesa operi isolatamente, anzi spesso operano su più fronti. Ma i più comuni e più importanti meccanismi di difesa, soprattutto poi rispetto all'aspetto di nostro interesse, cioè calati poi all'interno della fenomenologia criminale o quantomeno della fenomenologia deviante, sono l'identificazione, la proiezione, la razionalizzazione e la formazione reattiva, che poi sono i quattro meccanismi di difesa che sono anche approfonditi sul vostro testo.

Il meccanismo dell'identificazione, vedete, lo dice la parola stessa, corrisponde ad un processo psicologico mediante il quale un soggetto si identifica in un'altra persona. Quindi, è portato ad assumere le caratteristiche, le qualità di un'altra persona che rappresenta per lui l'oggetto stimato, l'oggetto amato, cioè l'oggetto in cui identificarsi. Questo è un meccanismo di difesa di tipo primario, cioè è fondamentale proprio nell'età dello sviluppo del bambino, che tenderà ad identificarsi con i genitori o comunque ad identificarsi con altre persone che possono essere significative nel corso della sua educazione. E quindi vedete qui, i genitori e quanto il rapporto con i genitori e l'ambiente genitoriale abbia un ruolo, ma anche persone significative nel corso della sua educazione, dunque potrebbero essere dei nonni o una babysitter, una persona con cui lui tende ad identificarsi.

Il fenomeno dell'identificazione, ovviamente, appare chiaramente alla base anche di scelte di comportamenti devianti, perché rispetto al fenomeno della devianza, può ovviamente un meccanismo di identificazione essere alla base della scelta criminale e condurre dunque all'identificazione, per esempio, con una persona che delinque, proprio con un criminale. Un'identificazione, per esempio, con l'aggressore indica proprio questo atteggiamento in cui l'individuo tende a identificarsi, ad assumere le qualità, il ruolo dell'aggressore, imitarne la modalità aggressiva, imitarne la modalità comportamentale. Avrete sentito parlare spesso di questa coincidenza: persone che, per esempio, da adulte sono violente in famiglia, sono persone che a loro volta, da bambini avevano in qualche modo ricevuto questo tipo di comportamento in qualità di vittime. Abusi di minori realizzati da parte di soggetti che erano stati nell'infanzia abusati.

Una particolare tipologia, riconducibile all'identificazione, è la cosiddetta sindrome di Stoccolma. Ricordate di che cosa si tratta? È in realtà un termine con il quale si definisce un legame affettivo che sorge tra il sequestratore e la sua vittima, che deriva da un sentimento di sfiducia che il soggetto sequestrato matura nei confronti dei suoi parenti, che, secondo la sua percezione, non vogliono pagare il riscatto e dunque non tengono alla sua libertà.

Accanto all'identificazione, un altro meccanismo di difesa tipico è quello della proiezione. La proiezione è l'operazione psichica con cui il soggetto attribuisce ad altri propri sentimenti, affetti che egli non riconosce o che rifiuta. Quindi, la proiezione è un'operazione psichica che è preceduta da una fase di espulsione. Cioè, con la proiezione il soggetto espelle da sé e attribuisce ad altri, cioè proietta su altri, alcuni sentimenti, persone, cose che non vengono riconosciuti o rifiutati dall'esterno.

Questo meccanismo di difesa della proiezione è spesso combinato con un altro meccanismo di difesa che è quello della scissione, cioè si scindono all'interno della stessa persona delle qualità ritenute buone dalle qualità ritenute cattive, e le qualità ritenute cattive vengono in qualche modo proiettate all'esterno. Rispetto agli aspetti patologici di questo meccanismo di difesa, questo è tipico delle persone affette da paranoia, perché in realtà il soggetto tende a proiettare su altri, a proiettare all'esterno accuse che in realtà muove a se stesso. Il paranoico, cioè, soffre di un senso di colpevolezza per colpe di cui si sente responsabile, ma proietta queste colpe esternamente. E questo, vedete, è un meccanismo di difesa perché è un meccanismo in base al quale l'individuo tende inconsciamente a rimuoverle da sé e appunto a proiettarle su qualcun altro.

Accanto all'identificazione e alla proiezione, un altro meccanismo di difesa tipico e di frequente individuabile all'interno dei pazienti che hanno comunque vissuto questo tipo di esperienze dolorose o traumatiche, è il meccanismo di difesa della razionalizzazione. Questa è un'operazione psichica con cui il soggetto cerca di razionalizzare un evento, cerca di dare una spiegazione, tenta di giustificare un fatto o anche un processo di tipo relazionale che ha trovato in qualche modo angoscioso. Cioè, la razionalizzazione consiste appunto nel costruire una spiegazione che è spesso una spiegazione di comodo per poter in qualche modo mitigare, contenere, gestire il senso di angoscia che invece affligge il soggetto.

Nel campo della criminalità, questo meccanismo si ritrova spesso all'interno della criminalità di tipo politico, perché è un meccanismo di difesa che trova un valido sostegno nelle ideologie, nella religione, nella morale, nelle convinzioni politiche. Cioè, sono tutti atteggiamenti che in qualche modo consentono al soggetto di dare delle motivazioni, di dare una spiegazione a degli eventi che trova traumatici. Il campo della criminalità è un meccanismo alla base del comportamento deviante dell'autore di delitti politici, perché l'autore di delitti politici trova la giustificazione al suo operato, al suo comportamento proprio all'interno del perseguimento di determinate ideologie. Spesso sono ragioni esplicative di comodo, cioè non reali, ma il soggetto ovviamente non è consapevole del significato simbolico che dà alle sue azioni, anzi ne è convinto e ne è profondamente condizionato.

L'ultimo meccanismo di cui vi volevo parlare è il meccanismo della formazione reattiva. Cos'è la formazione reattiva? È un atteggiamento psicologico mediante il quale si sostituisce un pensiero, un desiderio che è inaccettabile con il desiderio opposto. Spesso questo desiderio opposto consiste in un comportamento. Cioè, per esempio, la crudeltà viene repressa e quindi viene mantenuta a livello inconscio, e all'esterno viene invece compensata, oscurata, mascherata con un eccesso di compassione, un eccesso di formazione reattiva, cioè un eccesso di questo meccanismo di falsificazione dei desideri. Tengo represso un desiderio che giudico inaccettabile e per tenerlo represso, in qualche modo esagero il comportamento opposto.

Dicevo, questo meccanismo è in qualche modo alla base della costituzione di un cosiddetto falso sé, cioè di una personalità non autentica, e quindi è spesso alla base del sintomo di tipo compulsivo. Le persone che si lavano spesso le mani lo fanno perché in qualche modo tenterebbero di compensare, tenterebbero di sostituire la pulizia con sentimenti di inadeguatezza, con sentimenti di sporcizia che sentono. Oppure, l'odio represso per la persona amata può poi riemergere se ci si sente traditi. Quindi quei sentimenti opposti, odio e amore, questi sentimenti che sono normalmente silenti, in quanto l'impulso cattivo viene mantenuto nell'inconscio, nel profondo, possono però poi riemergere qualora, in condizioni traumatiche, un tradimento, l'odio represso può riemergere e può quindi anche condurre ovviamente a dei comportamenti che possono essere giudicati devianti o, nel peggiore dei casi, criminali.

Infine, la rimozione. Vedete, la rimozione, lo si dice anche nel linguaggio comune, no? Tendiamo a rimuovere qualcosa che ci fa male, cioè allontaniamo da noi l'evento traumatico, l'esperienza traumatica, l'allontaniamo dalla sfera della coscienza. La rimozione è uno dei meccanismi più antichi di difesa e spesso è alla base anche della cancellazione di un ricordo di un'esperienza che è stata particolarmente traumatizzante. L'esperienza traumatizzante è un'esperienza che produce un forte spavento. È un'esperienza che spesso accade all'improvviso, quindi i nostri meccanismi di difesa non sono in grado di governare immediatamente. Oppure è anche quel meccanismo che in qualche modo deriva dal nostro senso di impotenza di fronte a determinate situazioni.

Dalle statistiche si dice che uno degli eventi più traumatizzanti che la vittima tende a rimuovere è, per esempio, lo stupro. Ed è un meccanismo che dura a lungo. Le vittime di stupro tendono a rimuovere questo evento e poi, ovviamente, attraverso i meccanismi della psicoanalisi, queste esperienze traumatiche rimosse sono venute a galla, cioè vengono mantenute nella zona inconscia dell'Io. Ed è proprio un meccanismo efficace in queste situazioni.

Vi dicevo, i meccanismi di difesa non sono necessariamente, anzi normalmente non riguardano soggetti patologici, ma possono ovviamente operare anche invece in contesti patologici. E in questo caso agiscono, perlopiù, come meccanismi di contenimento dell'ansia eccessiva e operano in un contesto in qualche modo nevrotico. Quindi, per esempio, la rimozione è solitamente alla base di meccanismi nevrotici. La formazione reattiva è spesso alla base di disturbi di tipo ossessivo-compulsivo. Lo spostamento, su altri, di determinate paure è tipico della fobia.

Nei disturbi della personalità, ecco, quello che si rinviene spesso è una difficoltosa gestione degli affetti, perché questo disequilibrio nell'ambito della funzione di adattamento dell'Io determina anche il vivere delle esperienze in maniera troppo intensa, anche in presenza magari di eventi che invece da altri sono comunemente giudicati neutri. E questo, per esempio, avviene molto spesso. Meccanismi di difesa tipici di questi disturbi della personalità sono quelli della scissione di personalità, quindi di tutti i disturbi che attengono ai cosiddetti disturbi borderline. La proiezione, come vi dicevo, è spesso alla base delle personalità paranoidi e l'idealizzazione, soprattutto, tipica dei quadri borderline.

Infine, un meccanismo di difesa che, come abbiamo visto, ha un'importanza all'interno della criminogenesi, cioè può in realtà essere comunque in grado di disvelare, di approfondire i motivi e le dinamiche che sono alla base di un comportamento di un soggetto non necessariamente malato di mente, a commettere però delle azioni criminali. Alcuni studi psicoanalitici svolgono poi un ruolo importante anche nell'analisi delle testimonianze. C'è tutta anche una letteratura che riguarda la psicologia delle testimonianze che, come vi illustra il vostro testo, ha rinvenuto una sorta di tendenza razionalizzatrice che opera sul ricordo, consentendo di recuperare una unità, una coordinazione logica del fatto attraverso alcuni processi poi che tendono a deformare le testimonianze. Cioè, spesso alla base della trasformazione dei fatti che sono riferiti da un testimone, ma che appartengono all'esperienza passata, vi sono alcuni processi che in qualche modo deformano il ricordo. E i cui principali sono il processo di unificazione e il processo di sdoppiamento.

Il processo di unificazione è l'ipotesi in cui il testimone, laddove il fatto è troppo complesso, tende a semplificarlo, ma così lo impoverisce di elementi e quindi è un fatto che corrisponde meno al parametro della verità. All'opposto, il processo di sdoppiamento invece è l'esigenza che il testimone a volte ha di riempire la scena. Cioè, il soggetto si comporta proprio come se fosse un regista. Disponendo di pochi ricordi, tende a riempire la scena con altri elementi proprio per fare in modo che quel ricordo assuma la massima unità e coordinazione logica nel fatto.

Quindi, gli studi psicoanalitici svolgono un ruolo non soltanto sulla criminogenesi, cioè sullo studio di quali siano le motivazioni alla base del comportamento criminale, ma anche nello studio delle testimonianze, quindi nel livello di attendibilità dei testimoni. Vi ringrazio.