Transcription
Buon pomeriggio a tutti i nostri spettatori che si collegano per questo quinto incontro del ciclo moneta e pagamenti: storia, regole, digitalizzazione e tutela. Abbiamo terminato, diciamo, i nostri quattro incontri che sono stati sempre realizzati con l'aiuto di Riccardo De Bonis, di Maria Iride Evangelisti del Servizio Educazione Finanziaria. Affrontiamo oggi, diciamo, il secondo ciclo di seminari e il relatore di oggi sarà appunto, torna, diciamo, come relatore, il dottor De Bonis, che ci parlerà di criptoattività, Bitcoin, stablecoin. Quindi noi siamo in ascolto. Lascio un attimo la parola a Germana Giombini che coordina questo secondo ciclo di lezioni. Io sono ospite, diciamo così, in questo momento, però, come presidente della Scuola di Economia, volevo fare un po' da ponte alla continuità, diciamo, delle due iniziative. Parola a Germana e poi inizieremo.
Buonasera a tutti, bentornati al ciclo di seminari. E come diceva Giuseppe, oggi il dottor De Bonis ci parlerà di digitalizzazione, di moneta, criptoattività e Bitcoin, e anche stablecoin. E venerdì, invece, parlerà di euro digitale. Il dottor De Bonis è di Banca d'Italia, è il capo del Dipartimento di Educazione Finanziaria di Banca d'Italia, al quale collabora, in veste di direttrice, anche la dottoressa, nel servizio, la dottoressa Maria Iride Evangelisti, che ringrazio, che anche lei oggi, come sempre, è presente. E per quanto riguarda le modalità, allora, per fare domande, continuiamo ad utilizzare il tasto Q&A, e cercheremo di girare le domande in diretta, oppure a fine lezione. E per quanto riguarda poi la possibilità di visionare ulteriormente, di revisionare le lezioni, possono essere trovate in streaming e fruibili su YouTube, sul canale YouTube di Uniurb, e successivamente, al termine del corso, come è già stato anticipato, c'è la possibilità di iscriversi poi al MOOC, su YouTube, in cui ritroverete tutte le lezioni, le slide e materiale aggiuntivo. Lascio la parola al dottor De Bonis, che ringrazio, e grazie ancora.
Grazie a Giuseppe, grazie a Germana. Benvenuti, benvenuti a tutti. Come ha detto Germana, oggi io vi parlerò di criptoattività, di Bitcoin, che sono le stablecoin. E volevo, prima di cominciare la lezione, dirvi che nei prossimi giorni, Maria Iride ed io, vi daremo una lista, vi daremo alcuni articoli da leggere e da consigliare, e sono tutti articoli liberamente scaricabili dalla rete, quindi non dovrete sopportare nessun costo, è tutto materiale libero. Io provo a mandare avanti le slide. Questo è il bello della diretta. Ecco, allora, oggi entriamo in un mondo diverso. Fino alla lezione precedente, noi abbiamo parlato di un mondo dominato da regole. Il sistema dei pagamenti è basato sull'interazione tra il mercato da una parte, il mercato è fatto soprattutto da banche e altri intermediari, però dall'altra parte c'è lo Stato, e lo Stato interviene con regole. Queste regole prendono diverse forme: ci sono direttive e regolamenti, leggi dello Stato italiano, accanto, appunto, a direttive e regolamenti che vengono dalla Commissione Europea. Poi c'è la sorveglianza della Banca Centrale, che assume diverse forme, e c'è la tutela dei clienti. Oggi parliamo di criptoattività, e quindi entriamo in un mondo completamente diverso, in un mondo di innovazione tecnologica, dove le regole hanno un peso molto, molto minore rispetto al peso che abbiamo osservato nelle versioni precedenti. Parleremo di Bitcoin. Per motivi di tempo, non parlerò di tutte le criptoattività, ma unicamente per motivi di tempo. Esistono migliaia di criptoattività, la loro capitalizzazione oggi è in circa intorno ai 2.000 miliardi di dollari, quindi un po' di più del PIL italiano. Il PIL italiano è circa 1.700 miliardi di euro. Parleremo di Bitcoin perché Bitcoin ha una quota di mercato di oltre la metà, e quindi è la criptoattività più importante. Ether è la seconda delle criptoattività o criptovalute, con una capitalizzazione di circa 200-250 miliardi di dollari.
Allora, che cos'è Bitcoin? Il 31 ottobre appare in rete un piccolo articolo, un articolo di otto pagine, un articolo con otto pagine e una pagina di bibliografia. Questo articolo è firmato da Satoshi. Il titolo è: "Bitcoin: a Peer-to-Peer Electronic Cash System". Era il 31 ottobre del 2008. Eravamo in un momento di grande crisi finanziaria, come ricorderete, nel settembre del 2008 era fallita la banca d'affari americana Lehman Brothers, dando avvio a quella che noi chiamiamo crisi, crisi globale finanziaria. Quindi era un momento di grande sfiducia nei confronti delle banche e della finanza. Questo articolo era firmato da Nakamoto. In realtà, nessuno sa chi è Nakamoto. Probabilmente è un ingegnere, un informatico, ma dietro allo pseudonimo, forse, si nasconde un gruppo di informatici. L'articolo era molto chiaro e dice proprio, in una delle prime pagine, forse nella prima pagina, se ricordo bene, c'è una frase che ormai è molto diffusa: "Sto lavorando a un nuovo sistema di contante digitale che è pienamente da pari a pari, senza una terza parte, senza l'intervento di una terza parte che offra fiducia".
Quindi siamo in un mondo diverso. Siamo in un mondo dove dovete dimenticarvi della piramide dei pagamenti. Vi ricordate, Maria vi ha illustrato la piramide dei pagamenti? C'è una piramide come quella degli Egizi. Alla base della piramide, che è larga, ci sono le famiglie e le imprese. Le famiglie e le imprese oggi in Italia hanno milioni di conti correnti, oltre 40 milioni di conti correnti presso banche e altri intermediari. A loro volta, le banche e gli altri intermediari, che sono circa 500 in Italia, hanno riserve con la Banca Centrale, e riserve che sono attività per gli intermediari e passività per le banche centrali. Ecco, Bitcoin, vi dovete dimenticare completamente questo mondo. Siamo completamente fuori dalla piramide dei pagamenti, perché la piramide dei pagamenti è un sistema centralizzato. Soltanto io e la mia banca possiamo conoscere l'ammontare del mio conto corrente. Invece, Bitcoin si basa su un sistema completamente decentralizzato. Chiunque può registrare una transazione usando il telefonino o il computer, e tutti possono controllare tutte le transazioni avvenute con Bitcoin. Bitcoin è una valuta, quindi, un'attività completamente elettronica, completamente digitale. Si trasferisce da persona a persona, quindi io posso trasferirla col mio computer da me a Giuseppe, da me a Maria, eccetera, oppure posso usarla per acquistare prodotti. C'è una minoranza di negozi che in Italia e nel mondo, è una minoranza di siti internet che accettano Bitcoin. Quindi io posso non solo trasferire Bitcoin da me a un'altra persona, ma posso usare Bitcoin per acquistare beni e servizi presso questo numero limitato di negozi. Chiunque può effettuare transazioni utilizzando Bitcoin, mentre il mio conto corrente posso usarlo soltanto soltanto io, e nessuno può accedere alla storia del mio conto corrente, salvo io e la banca. E chiunque può partecipare alla rete di Bitcoin senza comunicare dati personali e senza svelare la propria identità. Quindi i partecipanti alla rete di Bitcoin usano, di solito, degli pseudonimi.
Allora, le criptoattività non hanno sicuramente una motivazione ideologica. L'inventore di Bitcoin, le criptoattività in generale, rifiutano l'idea di un sistema dei pagamenti incentrato sulle banconote che sono emesse dalla Banca Centrale e sui depositi in conto corrente che sono una moneta privata emessa dalle banche. Quindi, chi ha inventato Bitcoin dice: "Noi non vogliamo avere nulla a che fare con le banche, non vogliamo nulla a che fare con la Banca Centrale, vogliamo fare operazioni in moneta usando Bitcoin senza l'utilizzo di nessun intermediario, senza l'utilizzo della Banca Centrale, senza pregiudizio di una banca, senza l'utilizzo di altri intermediari". Quindi, gli inventori di Bitcoin non vogliono sottoporsi né alle regole in vigore per le banche, ma tantomeno non vogliono neanche le regole più leggere in vigore per le poste, gli istituti di moneta elettronica, gli istituti di pagamento.
Allora, chi sono gli ispiratori di Bitcoin? Ci sono diverse correnti culturali. La prima corrente è Hayek, un grande economista del Novecento, premio Nobel per l'economia. È stato uno degli ispiratori delle criptoattività. Lui scrisse molte cose sulla moneta. Hayek, soprattutto, scrisse questo libro, che è un libro molto piccolo, che si chiama "La Denazionalizzazione della Moneta". È un libro che è apparso tra gli anni '70 e gli anni '80. Aveva una tesi semplice, aveva la tesi che nell'area dell'euro dovrebbe essere permesso a tutti di usare gli yen giapponesi, sterline inglesi, o dollari americani, o valuta di altri paesi. Lui scriveva negli anni '70-'80, quando non c'era l'area dell'euro, quindi la proposta era ancora più dirompente. L'idea era che in Inghilterra, per esempio, si doveva dare la possibilità a tutti di fare acquisti di beni e servizi usando dollari, le lire italiane, i franchi francesi, i marchi tedeschi. È una proposta che non ebbe seguito, e chiaramente era l'idea ultraliberista di rompere il legame tra lo Stato e le banconote. La produzione di banconote e l'utilizzo di banconote deve essere libera, e anche tutte le banche commerciali devono avere la possibilità di emettere banconote, com'era, se ricordate la prima lezione, fino all'Ottocento, in molti paesi, in qualche caso fino all'inizio del Novecento, tutte le banconote, tutte le banche potevano emettere banconote, anche le banche commerciali potevano emettere banconote. Ecco, c'è stato un antenato siciliano di Hayek che si chiama Francesco Ferrara. E questo signore qua, sotto, con la barba e i baffi, è Francesco Ferrara. È stato il più grande economista liberale italiano dell'Ottocento. L'Italia nasce nel 1861, nel 1870 viene annessa Roma, però, come saprete, la Banca d'Italia nacque soltanto nel 1893. Nei primi anni dell'unificazione italiana, dopo il 1870, c'erano sei istituti di emissione, cioè sei istituti che emettevano banconote o strumenti molto simili alle banconote. Ci fu una grande battaglia intellettuale per arrivare al monopolio dell'emissione. Prima, nel 1893, le emissioni diventarono tre: la Banca d'Italia, il Banco di Sicilia, il Banco di Napoli. Il Banco di Sicilia, il Banco di Napoli, poi persero ogni possibilità di emettere banconote o strumenti molto simili alle banconote nel 1926. Beh, Ferrara, Francesco Ferrara, si oppose a questo modello dicendo: "No, il monopolio dell'immissione di banconote è sbagliato, tutte le banche dovrebbero emettere banconote". Quindi, se volete, è una specie di nonno di Hayek.
C'è però un'altra origine culturale delle criptoattività. Questo è un libro bello, l'autore si chiama Bright, si chiama "Digital Cash". E lui racconta la storia di innovatori, ingegneri, soprattutto negli Stati Uniti, che dagli anni '80 cominciarono a proporre forme elettroniche di moneta, forme di banche digitali, banche elettroniche, come alternative al contante, come alternative alle banconote. È una storia degli anni '80. E infatti, Nakamoto, nell'articolo su Bitcoin, ricorda uno degli autori di questi esperimenti. Furono esperimenti che non ebbero un seguito, si basavano già sull'innovazione tecnologica che portò, a partire dagli anni '80, a un sempre maggiore uso dei calcolatori e poi, soprattutto, nel corso degli anni '80, alla vittoria di quello che noi oggi chiamiamo PC, Personal Computer, che dagli anni '80, in realtà, chiamiamo Personal Computer.
Ecco, io oggi vi parlerò di Bitcoin. Non vi parlerò della tecnologia che c'è dietro Bitcoin. Non ve ne parlerò per motivi di tempo, e non ve ne parlerò perché è più divertente parlarne con un ingegnere o con un informatico. Però la blockchain è una cosa importante. Questa è la copertina di un numero dell'Economist del 2015, quando Bitcoin valeva ancora molto poco, e l'Economist trovò questa, questa definizione, o meglio, propose questa definizione di blockchain. Io trovo molto efficace: "La blockchain è la grande catena per essere sicuri sulle cose". Cosa dice l'Economist già molti anni fa? Che la tecnologia che è dietro Bitcoin, la blockchain, consente a persone che non si conoscono e che non si fidano l'uno dell'altro di costruire un libro mastro affidabile. La blockchain fa parte di una famiglia più grande che viene individuata con l'espressione "Distributed Ledger Technology". Ledger significa libro mastro, Technology e tecnologia. Distribuito significa che è accessibile a tutti, che il libro mastro è distribuito a tutti. Chiaramente, noi già conosciamo esempi di libri mastro. No, i Sumeri, come vi ho detto nella prima lezione, registravano su tavolette di argilla contratti di debito e contratti di credito. Soltanto che soltanto soltanto poche persone erano in grado di leggere la scrittura cuneiforme, probabilmente soltanto di scrivere il contratto e il debitore e creditore. Poi, nel corso del Medioevo, nasce la banca moderna, nascono a Venezia i banchieri di scrittura, cioè i banchieri che registravano, che scrivevano attività e passività che le banche avevano nei confronti di famiglie e di imprese, di mercanti. Noi italiani inventiamo la partita doppia. Quindi, un sistema di registrazione, diciamo, che la Distributed Ledger Technology è il nipotino dei libri mastri medievali. Mentre i libri mastri per millenni sono stati fatti con la scrittura uniforme prima e poi con la carta, cioè noi abbiamo scritto, ancora oggi scriviamo i bilanci, qui si tratta di una tecnologia che è disponibile unicamente in rete, appunto, su un Personal Computer. Io non vi parlerò di blockchain, anche per motivi di tempo, però, come sapete, la blockchain ha implicazioni che vanno oltre le criptoattività. Cioè, la cripto, la blockchain è una tecnologia che può essere usata per scopi più diversi, quando c'è bisogno di costruire un registro per tener conto di contratti, per tener conto di transazioni. E le applicazioni sono le più diverse: dal catasto, alla gestione di grandi archivi informatici, alla gestione di scambi di beni e servizi. Qualcuno, cattivo, dice: "Ma su questo, diciamo, non possiamo fare previsioni, e Bitcoin prima o poi sparirà o avrà un ruolo marginale". È lo strumento tecnologico, la blockchain, che sopravvivrà, con applicazioni non in campo monetario, con applicazioni prevalenti in altri campi.
Una caratteristica fondamentale di Bitcoin è che l'offerta è fissata. L'offerta è fissata, la quantità da emettere è predeterminata ed è indipendente dall'andamento dell'economia, è indipendente dall'andamento della domanda. È fissata in 21 milioni di unità e viene creata a un ritmo decrescente. Questa differenza è una differenza fondamentale con le altre forme di moneta che conosciamo. Noi conosciamo le banconote, le riserve di Banca Centrale, i depositi in conto corrente, che cambiano a seconda delle scelte delle famiglie e delle imprese, a seconda del livello di tassi d'interesse, a seconda dell'inflazione, a seconda delle scelte della Banca Centrale. Ecco, la moneta, la criptoattività che noi chiamiamo Bitcoin, è completamente diversa, perché, appunto, ha un'offerta fissa che non segue l'andamento delle economie. C'è una piccola questione terminologica della quale non ho parlato. L'espressione corretta è "criptoattività", e Bitcoin è una criptoattività. È vero che sui giornali, sulla stampa, voi troverete "criptovalute", "criptomonete" come sinonimo di criptoattività. L'espressione non è precisa, perché, come vedremo, cripto, le criptoattività non hanno tutte le caratteristiche della moneta e dei depositi bancari, delle banche, depositi bancari. L'espressione è entrata nell'uso comune, anche se noi che lavoriamo nelle banche centrali usiamo sempre l'espressione "criptoattività" e non usiamo, usiamo di rado l'espressione "criptomonete", "criptovalute". Perché facciamo questa scelta? Perché Bitcoin non è moneta legale. E voglio essere molto esplicito su questo. Oggi hanno riaperto i ristoranti all'aperto, sia a pranzo che a cena. Stasera, oggi a pranzo, siamo già, potevi andare al ristorante. Stasera posso pagare con banconote? Se il ristoratore non accetta le banconote, io posso chiamare un poliziotto, un carabiniere, e le forze dell'ordine, perché le banconote sono moneta legale, cioè c'è un obbligo di legge di accettarle in scambio di beni e servizi. Se io provo a pagare con Bitcoin, il mio ristoratore non ha nessun obbligo di accettazione di Bitcoin, di cui non è moneta legale. Perché? Ho già pranzo, sono stato fuori, ho pagato con il mio bancomat, quindi con carta di debito, ed è stata accettata senza nessun problema, perché nella gran parte dei negozi e dei ristoranti, dei supermercati, carte di credito o carte di debito, carte prepagate sono usate e accettate normalmente. Le criptoattività sono usate in un numero molto, molto piccolo di negozi, di supermercati, di ristoranti. Quindi, Bitcoin è una moneta legale? Non è moneta legale. Non è moneta bancaria. Non funziona bene come unità di conto. Infatti, vi sfido a trovare dei menu di prezzi denominati in Bitcoin. Abbiamo i menu di prezzi espressi in euro, espressi in dollari, espressi in sterline, espressi in Yen giapponesi, e Yen giapponesi, scusate, ma non abbiamo molti menu espressi in Bitcoin. E non funziona bene neanche come mezzo di pagamento. I contratti regolati con Bitcoin sono molto, molto pochi. È vero che Bitcoin ha soltanto una delle caratteristiche di quella che noi chiamiamo moneta nelle diverse economie, e soprattutto una riserva di valore. Ma ha una grande differenza rispetto alla moneta, alla moneta legale, alla moneta bancaria. E la grande differenza è che Bitcoin è una riserva di valore, ma è molto volatile. Mentre con 100 euro in banconote, o 100 euro in, diciamo, depositati nella forma dei conti correnti, posso comprare più o meno ogni giorno la stessa quantità di beni. Come vedremo, Bitcoin ha un valore molto variabile. Quindi è una riserva di valore, ma è molto volatile. E poi, non c'è nessuna forma di tutela pubblica. Noi sappiamo che le banconote sono di ottima qualità, nell'euro, Maria Iride vi ha mostrato un grafico, nel quale vi ha fatto vedere che la percentuale di banconote false sul totale di banconote in circolazione è veramente irrisoria. I depositi sono assicurati fino a 100.000 euro. Ci sono forme di vigilanza su tutte le banche e tutti gli intermediari. C'è la sorveglianza delle banche centrali sul sistema dei pagamenti. Questo sistema di regole, di controllo pubblici, è del tutto inesistente nel caso di Bitcoin. È infatti ci sono stati molti casi di fallimenti. Un fallimento importante, quello di Mt. Gox, che era una piattaforma, una piattaforma per lo scambio di Bitcoin, che andò in crisi, fallì molti anni fa, ormai, quando il valore di Bitcoin era molto basso, e ci furono circa 400 milioni di dollari di perdite. Quindi, né quando noi parliamo di Bitcoin, parliamo di un mondo nel quale non esiste nessuna forma di garanzia pubblica, nessuna forma di intervento pubblico e di tutela pubblica.
Allora, adesso io vi farò un piccolo riassunto del prezzo di Bitcoin dalle origini. E questo è il primo grafico, dove la prima slide, ove non vi ho messo un grafico, perché per fare un grafico bisogna avere una scala che sia comprensibile. E dato che quando Bitcoin è nato valeva un dollaro, e oggi è arrivato nel 2021 a superare i 60.000 dollari, ho provato a fare il grafico, ma il grafico era ingestibile. Quindi, prima vi presento una slide. Allora, il prezzo di Bitcoin è quotato dall'inizio del 2009. Dal 2009 al 2011, il valore è stato irrisorio, un dollaro. Poi c'è stato un primo boom dei prezzi nel 2013, proprio quando quella piattaforma, della quale vi parlavo, poi ebbe tutti gravi problemi fino a fallire, e il prezzo ha superato i 1.000 dollari. Poi è crollato a 200 dollari. Vedete, questi sono tutti esempi per dirvi che è una riserva di valore, ma non è come l'euro o il dollaro, perché l'euro e il dollaro, appunto, noi ogni giorno compriamo la stessa quantità di beni e servizi. Già nel 2013 ci fu un crollo da 1.000 dollari a 200 dollari. Poi, verso il 2017, ci fu nella seconda metà del '17, ci fu una forte crescita e Bitcoin raggiunse i 19.000 dollari. Dopo ci fu un crollo, un forte crollo, che portò Bitcoin intorno ai 3.000 dollari nel 2018. Nel 2020 c'è stato un nuovo aumento del prezzo. Dopo la pandemia, c'è stato prima un aumento del prezzo del dollaro, e intorno a settembre, a settembre 2020, quindi circa sette mesi fa, c'è stato un nuovo trend di rialzo del prezzo di Bitcoin, e a novembre il prezzo ha superato i 19.000 dollari. Quindi, una persona che fosse entrata nel mercato a dicembre del 2017, quindi una persona che avesse comprato Bitcoin a 19.000 dollari, è tornata in possesso di 19.000 dollari soltanto a novembre, dicembre 2017, cioè soltanto dopo del 2020, scusate, soltanto dopo tre anni. Il fatto nuovo, però, è la bolla di questi primi mesi del 2021. E adesso, qui il grafico l'ho potuto fare. Questo, questo è un grafico dalla rete, e vedete la pandemia iniziata a marzo del del 2020, però l'interesse nei confronti di Bitcoin è cresciuto durante l'estate del 2020. Il prezzo era intorno ai 10.000 dollari, e poi c'è stato il forte interesse a novembre e dicembre. A novembre e dicembre, Bitcoin è tornato su 19.000, 20.000 dollari, cioè i valori che aveva raggiunto alla fine del 2017. Sono i famosi tre anni che sono stati necessari per recuperare i valori di fine 2017. Poi è iniziata un'altra fase rialzista a gennaio, con un crollo dei prezzi a gennaio. Era arrivato a 40.000 dollari, e poi a 30.000 dollari circa a febbraio. Poi un nuovo aumento a febbraio, a marzo, e ad aprile. Ad aprile, non mi chiedete il giorno, è stata raggiunta la quotazione massima che ha superato i 60.000 dollari. Poi c'è stato un nuovo crollo del prezzo. Io qui ho la quotazione del 22 aprile che era di 53.000 dollari. Non ho fatto in tempo a controllare la quotazione di oggi, però vedete, è sicuramente un trend rialzista con una forte, forte variabilità, una forte variabilità. Significa che vi potrebbe essere successo di aver comprato, di aver impiegato 60.000 dollari un giorno, di averne 50.000 dopo pochi giorni.
Questo è un piccolo confronto con l'oro e con la borsa. Vi faccio questo confronto perché spesso Bitcoin viene chiamato "oro digitale". Ora, c'è una cosa in comune con l'oro: i Bitcoin. L'oro non è una passività di nessuno, e anche Bitcoin non è una passività di nessuno. Cioè, mentre le banconote sono una passività delle banche centrali, è un'attività delle famiglie e delle imprese, o un deposito in conto corrente è una passività di una banca ed è un'attività di noi famiglia o impresa che abbiamo depositi in conto corrente, l'oro non è una passività di nessuno, però è un'attività. Se io ho oro, ho una attività. E anche Bitcoin non è una passività di nessuno, ed è un'attività di chi possiede Bitcoin. Però, diciamo, le analogie tra Bitcoin e oro si fermano qui. Viene tutto perché l'oro ha anche utilizzi industriali, cioè posso usare dell'oro per fare un anello, per fare una collana, ma soprattutto, questa è la differenza più importante: l'oro è una riserva di valore, ma è una riserva di valore molto, molto stabile. Non ha le variazioni, non ha la volatilità di Bitcoin. Questo è un grafico da gennaio del 2020, dal gennaio scorso. Vedete che c'è stato un aumento dell'indice di borsa, c'è stato un aumento del prezzo dell'oro, ma l'aumento di Bitcoin è stato molto maggiore, è stato circa del 250%.
Allora, perché il prezzo di Bitcoin è cresciuto? Ci sono diverse interpretazioni. L'interpretazione prevalente è che fino al 2020, soprattutto persone fisiche avevano investito in Bitcoin. Era un mercato molto, molto piccolo, dominato da pochissimi operatori. Fino a pochi anni fa si sosteneva che, calcolando l'indice di Gini dei proprietari di Bitcoin, il valore fosse 0,9. Come sapete, Gini è stato un grandissimo statistico italiano che è passato anche alla storia per molti indicatori, in particolare per l'indicatore di Gini, che è un indicatore di concentrazione che va da 0 a 1, se le quote di mercato sono super frammentate, e 1 se c'è una sola impresa, una sola banca, un solo individuo che ha tutto il mercato. Fino a pochi anni fa, l'indicatore di concentrazione della proprietà di Bitcoin, sono calcoli difficili, ovviamente, era 0,9. Cioè, vuol dire che in realtà il sogno di Bitcoin era fallito, il sogno del decentramento, il sogno di consentire a tutte le persone di avere questa nuova moneta era fallito, perché soltanto un piccolo gruppo di persone aveva Bitcoin. Nel 2020 ci hanno fatto un po' nuovo. C'è una domanda che noi chiamiamo "domanda istituzionale", cioè una domanda di grandi banche, dei grandi fondi di investimento, che hanno cominciato a investire. Hanno cominciato a investire quantità bassissime del totale dell'attivo di questi fondi di investimento e del totale dell'attivo di queste grandi banche. Però, essendo grandi banche e grandi fondi di investimento, anche piccoli quantitativi hanno aumentato il prezzo. Perché ci sono stati questi investimenti? Perché siamo in una fase di grandissima incertezza dell'economia e, in maniera simile all'oro, Bitcoin è vista come un'attività, magari, da detenere a fronte di rischi di una ripresa dell'inflazione. Ora, a mio parere, e anche a parere della gran parte delle banche centrali, i rischi di una ripresa dell'inflazione oggi sono molto, molto limitati. Però ci sono operatori che ritengono che Bitcoin possa essere uno strumento, un'attività da detenere, perché prima o poi l'inflazione aumenterà. Non ci sono molti segnali di una ripresa dell'inflazione, ma questa, diciamo, è riesplosa la tendenza a individuare Bitcoin come una riserva di valore molto volatile. Poi, va bene, ho messo qui Musk, l'imprenditore Musk, come sapete, ha dichiarato che quando vende Tesla, quando lo vende le sue macchine elettriche, è disposto ad accettare Bitcoin. Accetta Bitcoin, ma insomma, il giudizio di Bitcoin come strumento di pagamento è sempre molto, molto limitato.
Scusami, Riccardo, ci sono... allora, ogni domanda è benvenuta, e io sono concentrato sulle slide, ma ogni domanda è benvenuta, perché io non faccio in tempo con gli occhi a leggere le domande sulla chat, e quindi ringrazio molto Germana se mi legge le domande. Allora, c'è una domanda che ha già avuto risposta, perché è una persona collegata chiedeva proprio se Bitcoin poteva essere considerato un bene antinflazionistico come l'oro, e ha già avuto la sua risposta. Poi vedo la slide della bolla dei tulipani. Penso che questa slide possa rispondere alla prima domanda che è arrivata oggi, che chiede: "Potrebbe spiegare meglio che cosa consiste una bolla? Di solito si associano qualcosa di negativo. È giusto pensarla in questo modo?". È una bellissima domanda. E leggo le domande, o preferisco rispondere a questa? Rispondo a questa. Ecco, io non vado io sulle domande sulle chat perché ho paura che se tocco un tasto sbagliato, faccio sparire le slide, e quindi grazie ancora Germana che legge le domande. Allora, è una bellissima domanda. E fino a una ventina di anni fa, era diffusa una pattuglia di economisti che sosteneva che è molto difficile definire una bolla, perché per definire una bolla bisogna avere un'idea di prezzo di equilibrio, bisogna avere un'idea di quali sono le forze fondamentali che determinano un prezzo, bisogna essere in grado di indicare qual è l'inizio della bolla e quale potrebbe essere la fine della bolla. Negli ultimi anni, in realtà, molti economisti hanno detto che è possibile definire una bolla. Semplicemente, la bolla dei prezzi sia quando i prezzi sono soltanto sostenuti dall'attesa di ulteriori rialzi dei prezzi, senza la possibilità di riportare il prezzo a nessuna grandezza fondamentale. Io qui vi ricordo adesso la storia della bolla dei tulipani. È una bolla molto famosa, secondo alcuni la più, ancora la più importante bolla della storia della finanza. Si verificò in Olanda durante quella che, quello che viene chiamato il "Secolo d'Oro" dell'Olanda, nel Seicento. L'Olanda era probabilmente il paese più ricco d'Europa, secondo Adam Smith e secondo anche altri economisti. L'esperienza del Banco di Amsterdam fu fondamentale, e alcuni sostengono anche che alcune caratteristiche della Bank of England, che nasce appunto alla fine del Seicento, furono copiate dall'esperienza del Banco di Amsterdam, che viene considerato una specie di prototipo delle banche centrali nazionali. Ma non voglio parlarvi delle banche centrali. Questo è un indice, questo è l'indice del prezzo dei bulbi di tulipano. Trovate questa slide in rete, penso lo troviate anche sulla descrizione di Wikipedia. Questo è un indice di prezzo. Alla fine del 1636, questo indice ci dice che un bulbo di tulipano valeva circa 200. E nel giro di pochi mesi, già a febbraio, c'era stata una caduta del prezzo, c'è un'incertezza tra i prezzi da febbraio e maggio, ma diciamo, il valore dei bulbi era pari a zero o vicino a zero nel 1637. Nel maggio del 1637, io ho preso degli appunti, i bulbi arrivarono a superare, un bulbo di tulipano arrivò a superare 2.500 fiorini olandesi. E il tulipano più bello, che si chiama Semper Augustus, arrivò a toccare 7.000 fiorini. Per darvi un indice, un indice di confronto, una tonnellata di burro, cioè 1000 kg di burro, si compravano per 100 fiorini, mentre appunto i bulbi arrivarono a superare i 2.500 fiorini, per non parlare delle specie più pregiate. C'era soltanto l'aspettativa che il mercato dei bulbi di tulipano sarebbe sempre cresciuto, che il prezzo sarebbe sempre piaciuto. Ma a un certo punto, il mercato crollò. Non sappiamo nulla, non sappiamo prevedere dove andrà il prezzo di Bitcoin. Quindi, il consiglio che noi diamo in Banca d'Italia da molti anni è quello di investire in Bitcoin somme che vi potete permettere di perdere, perché la bolla, appunto, questa bolla del prezzo è legata all'aspettativa che la crescita del valore di Bitcoin andrà avanti, ma come è successo dopo il 2017, non c'è nessuna certezza che l'aumento del prezzo proseguirà. E sul sito, all'inizio, della Banca d'Italia, nel 2015 e nel 2018, noi abbiamo avvertito in maniera molto chiara i risparmiatori dei rischi legati agli investimenti in criptoattività. Bitcoin è molto rischioso, soprattutto per il piccolo risparmiatore. E quindi io ribadisco, confermo che non bisogna convertire in Bitcoin e in altre criptoattività più soldi di quanti possiamo permetterci di perdere.
Posso... ci sono altre due domande. Prego. Allora, una è riguarda il numero massimo di Bitcoin. E viene chiesto: questo numero massimo è stato, secondo quale logica, è stato scelto? L'altra, leggo... sì, sì. Allora, prima, la prima domanda. Allora, è un punto molto complicato. Grazie per la domanda. È una bella domanda. Allora, l'algoritmo è automatico. Il tetto è stato fissato in 21 milioni. La prima osservazione è: "Va bene, il prezzo aumenterà di Bitcoin perché alcuni dicono: un bene la cui offerta è fissa, come i quadri di Tiziano, perché non c'è un nuovo Tiziano? Quindi il numero di Tiziano, a meno che non fa falsi, in uno dei Tiziano, è fisso, non ci possono essere in circolazione altri quadri di Tiziano di quelli che conoscevamo già nel Settecento e nell'Ottocento, a parte qualche scoperta molto discutibile che ogni giorno, che ogni anno, c'è qualcuno dice questo". Questo spiega perché il prezzo aumenta. Questo non assicura che il prezzo crescerà, perché i prezzi di un Tiziano sono stati molto diversi nei secoli. Ci sono grandissimi pittori come Guercino, i cui prezzi erano trascurabili 50 anni fa, 50 anni fa, mentre oggi Guercino è un pittore che vale molto. Quindi, è vero che l'offerta fissa può essere un'indicazione di un bene il cui prezzo scenderà, il cui prezzo salirà, però non sappiamo nulla sulla dinamica, non sappiamo quando questa dinamica si osserverà e se si osserverà. Poi, c'è un punto tecnico. La seconda cosa che volevo dire, c'è questo processo che in inglese viene chiamato "halving", per cui dopo un certo periodo di tempo, l'algoritmo che fissa la produzione di Bitcoin si dimezza, dà luogo a questo halving, e questo processo dà soprattutto luogo a una riduzione della remunerazione dei miner, cioè di quelli che immettono i nuovi Bitcoin in circolazione. È pur vero che oggi la gran parte dei Bitcoin viene trattata su piattaforme di scambio. C'è la piattaforma americana, che come sapete, Coinbase, si è quotata alcuni giorni fa. Ci sono i Bitcoin exchange in Italia e in altri paesi, che sono sottoposti alla normativa antiriciclaggio. Possiamo andare sulla seconda domanda? Allora, la ginestra... nel frattempo non sono arrivate altre due. E forse la mia domanda sarà un po' azzardata. Dice questa studentessa: "A volte si sente ipotizzare una possibile sostituzione da parte delle criptovalute, criptoattività, di quella che è la valuta legale odierna. Questo può essere visto come un miraggio da parte di pochi militanti di Bitcoin, un'ipotesi davvero abile?". Allora, è una bellissima domanda, e ringrazio per la domanda. Non è impertinente, una domanda bella come le precedenti. Il secondo ballet, il secondo ballet di questa slide, per fortuna, per caso, la risposta alla domanda: "Bitcoin manterrà un ruolo?". Secondo me, nel sistema finanziario, ma sarà un ruolo di nicchia, non dominante. Cioè, il sogno degli inventori di Bitcoin, dopo dieci anni, perché appunto l'invenzione è del fine 2008, con quotazioni del 2009, quindi abbiamo dodici anni di storia circa, il sogno non si è avverato. Non bisogna stupirsi dell'invenzione di Bitcoin. Voi conoscete questo grande storico che si chiama Harari, è uno storico israeliano che ha un dottorato in Inghilterra, un grandissimo storico, diventato famoso per due libri che hanno venduto milioni di copie nel mondo: "Homo Sapiens" e "Homo Deus". Sono tradotti in italiano. Harari ha delle bellissime pagine sulla moneta, e dice: "La moneta è stata inventata mille volte in mille paesi diversi e in mille modi diversi". E ha perfettamente ragione. Perché nella Lidia, 600, 600 anni prima di Cristo, è stata inventata la moneta, e poi le città-stato greche hanno inventato la moneta, e Roma ha inventato altre forme di moneta in oro, in argento, e poi sono arrivate monete con un contenuto di oro o di argento molto scarso. Ma Carlo Magno ha inventato la lira e i denari d'argento, e poi sono state mille, mille invenzioni. Chiaramente, noi siamo molto affezionati all'invenzione del 1999 e fisicamente nel 2002, quando è iniziata la circolazione fisica dell'euro, cioè l'invenzione dell'euro. Quindi, non bisogna, non bisogna stupirsi che qualcuno provi a inventare una nuova moneta. Quelli innovatori di cui vi ho parlato degli anni '80, se poi volete, vi do anche i nomi, provarono a inventare una moneta elettronica negli anni '80 nella Silicon Valley, sfruttando appunto i primi computer, i primi Personal Computer, fallirono. Bitcoin si è contrapposto completamente al mondo delle banche commerciali, al mondo delle banche centrali. In 12 anni non ha avuto un grande successo, perché oggi, pensate, malgrado questo enorme aumento di prezzo, c'è un aumento del 250% del prezzo nei primi mesi del 2021, tutti i Bitcoin del mondo sono il 60-70% del contante nell'area dell'euro. Il contante nell'area dell'euro è circa 1.400 miliardi di euro. La capitalizzazione di Bitcoin è circa 700-800 miliardi di dollari. Quindi, pensate quanto Bitcoin è piccolo rispetto alla moneta che oggi è rappresentata in gran parte non da banconote, ma da depositi in conto corrente. Al tempo stesso, secondo me, Bitcoin manterrà un ruolo, manterrà il ruolo di nicchia, un ruolo non dominante, perché ci saranno sempre operatori, grandi banche, grandi fondi comuni di investimento, anche singole persone, spesso molto ricche, che avranno interesse a scommettere su questa moneta. Quindi, il sogno di una diffusione di massa di Bitcoin non si è avverato, e questo è confermato anche dal fatto che, diversamente dalle banconote e dai depositi in conto corrente, che anche persone povere hanno, ci sono anche persone non ricche che hanno depositi in conto corrente, hanno banconote, la proprietà di Bitcoin è in realtà concentrata nelle mani di pochi persone.
Ci sono altre domande strettamente collegate anche a queste ultime cose, direi. Allora, la prima è: "Come mai fondi d'investimento grandi, come ad esempio BlackRock, prendono posizioni importanti su Bitcoin, pur essendo un mercato senza regole?". È una bella domanda. BlackRock, nella prima versione delle slide, io avevo fatto il nome di alcuni intermediari. In questo caso, BlackRock, si parla forse il più grande fondo comune d'investimento del mondo. Io avevo citato i nomi di alcune banche, di alcuni fondi di investimento che hanno investito in Bitcoin. Poi ho cancellato i nomi perché sicuramente ne avrei dimenticato qualcuno. Prendono posizione perché hanno asset di miliardi, migliaia di miliardi di dollari, e quindi investono lo 0,1% in un'attività molto volatile, molto rischiosa, in un'ottica di diversificazione del portafoglio. Si assumono un rischio. Siamo in società liberali, siamo in democrazie liberali. Il mio consiglio è di dire al piccolo risparmiatore di non avvicinarsi a Bitcoin, ma sarebbe, secondo me, ingiusto impedire a grandi banche, a grandi fondi, un investimento di investire in Bitcoin, dato che siamo in economia di mercato, in economie democratiche che si basano su meccanismi di mercato.
Posso fare una domanda indiretta? Qualsiasi domanda, davvero. Un'osservazione che mi viene, diciamo, naturale sulla tua affermazione ultima. È vero che per i singoli cittadini che, appunto, hanno magari una limitata ricchezza finanziaria, è giusto dare indicazioni. Però, diciamo, quel problema anche per la parte delle grandi istituzioni che investono, perché se le banche hanno nei loro, pensiamo ai fondi assicurativi, fondi pensionistici, che naturalmente hanno, diciamo, la previdenza, sempre piuttosto che valuta, il risparmio, un'operazione disinvolta sui Bitcoin, se mette in, diciamo, avviene durante quelle onde molto negative che tu hai descritto, ne brucia il risparmio. Quindi, forse, diciamo, una regolamentazione dal punto di vista del regolamentatore, della vigilanza, insomma, degli organi di controllo, in questo caso, forse la Banca Centrale, ma gelo, che sarebbe auspicabile. Allora, grazie per la domanda. È un punto sul quale ho cercato di raccogliere informazioni e di riflettere. La mia impressione è che grandi banche d'investimento anglosassoni, soprattutto, hanno comprato Bitcoin, e grandi fondi di investimento, quindi fondi di investimento che propongono alla clientela fondi azionari e fondi ad alto rischio. Ho cercato di capire se assicurazioni e fondi pensione hanno investito in Bitcoin, perché l'osservazione di Giuseppe è sacrosanta. Un'assicurazione, un fondo pensione, è diverso da un fondo comune. Un fondo comune azionario investe nella Juventus, e quindi è soggetto al fatto che la Juventus è una delle società che ha proposto la Superlega, e bisogna accettare il fatto che comprando un'azione, si corre il rischio di perdere dei soldi. I fondi come i fondi pensione, i fondi assicurativi, Giuseppe ha fatto bene a dirlo, hanno natura assicurativa e natura previdenziale. La mia impressione è che si stanno tenendo alla larga da Bitcoin proprio perché devono garantire previdenza, assicurazione, pensioni alla grande massa, alle grandi masse, a milioni e milioni di persone, e quindi non possono permettersi un investimento rischioso come quello in Bitcoin. E la domanda sulla regolamentazione non è sacrosanta, e ci torno tra un attimo, perché è una bella domanda, però vi do qualche elemento in più, perché sarò più chiaro fra 2-3 slide.
Leggo: "Buongiorno, come viene definito Bitcoin dall'ordinamento italiano?". E questa sì. Allora, c'è una legge italiana, c'è una legge italiana che ha definito le criptovalute, e posso darvi dopo il riferimento. È in pratica, c'è una definizione di criptoattività, di criptovalute, una definizione che risale ad alcuni anni fa, e che noi vi faremo, vi metteremo a disposizione nel materiale che diffonderemo. Comunque, c'è una legge italiana che dà una definizione di criptovalute. E se Maria Iride prende il testo che lei abbiamo in mente, in un capitolo, io adesso non mi alzo, che rispetto delle studentesse e degli studenti, sarei in grado di leggere questa definizione. Magari lo faccio tra un minuto. Perfetto. Allora, poi: "Data la volatilità di Bitcoin, per fare una previsione futura, possono essere utilizzati tradizionali strumenti di analisi tecnica, triangoli, trend line, oppure ci sono nuove tecniche di previsione?". Allora, è una domanda, è una bella domanda. Penso ci siano nuovi strumenti di calcolo, di previsione, ma sono modesto, e quindi dichiaro la qualche mio dubbio sugli strumenti effettivamente a disposizione. Penso che siano stati, però, studiati dei nuovi strumenti. E vi do un consiglio: sul giornale "Il Sole 24 Ore", di scena, tutti, sta per arrivare una bella rassegna, è in pubblicazione nei prossimi mesi, sulla microeconomia di Bitcoin, quindi è una rassegna su tutti gli approcci microeconomici nei confronti di Bitcoin, inclusa la valutazione del prezzo. Grazie. Molto interessante anche questo elemento. Io provo ad andare avanti. Soltanto, c'è Maria Iride che vuole intervenire, sbaglio? Sì, volevo dare la definizione, la classe, magari, giusto, del decreto legislativo 17 del 2019, se non erro, ha definito la valuta virtuale come: "rappresentazione digitale di valore non emessa da una banca centrale o da un'autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l'acquisto di beni e servizi, ed è trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente". Sì, io ho cercato di allungare il mio braccio destro e di prendere la definizione, ma non ce l'ho fatta, e ringrazio Maria Iride. Era proprio la definizione che avevo in mente. Io provo ad andare avanti, anche perché vorrei finire presto per lasciare poi tanto spazio al dibattito. Allora, nel 2019 c'è stata una risposta alla volatilità di Bitcoin. Questa risposta sono le stablecoin, che esplicitamente si sono posti il problema della volatilità del Bitcoin. Quindi, il mercato ha capito che il sogno di Bitcoin era...
In parte fallito, in parte difficoltà. C'era una volatilità eccessiva di Bitcoin, che permane ancora su livelli molto più alti di prezzo rispetto al 2019. C'era soprattutto una scarsa diffusione tra il grande pubblico.
La proposta da destra, Borgo, inizia esplicita: come si fa a risolvere il problema della volatilità? Si promette un valore stabile grazie al collegamento con una valuta o un insieme di valute, o grazie al collegamento con un paniere di titoli o di depositi a garanzia. Sarò più chiaro nelle prossime slide.
Esistono già tante forme di stable coin. Ci sono delle stable coin "per tutti", per tutti i cittadini, oppure per pochi. Qualche banca americana ha proposto delle stable coin soltanto per i propri clienti. Anche le stable coin vengono scambiate in maniera decentrata.
L'esempio, però, più famoso di stable coin è la Libra di Facebook. Circa due anni fa, nel giugno 2019, Facebook presenta questo white paper. Sul Libra, in realtà, è il nome di un'antica moneta romana che era un peso. Anche queste Zuckerberg, lui propone una cosa molto semplice: una valuta globale disponibile per tutti sul telefonino. E dice: "Libra è una cosa molto diversa da Bitcoin. Sarebbe garantita da un paniere di depositi bancari e titoli di stato a breve termine".
Quindi, io sono Riccardo, ho un'app sul mio telefonino da 100 euro. A Zuckerberg, lui mi dà un certo quantitativo di Libra. Lui prende i miei euro e li investe in titoli pubblici a breve termine, o in scorte di contante, o in depositi bancari.
Allora, questa natura di Libra non è chiara. Io qui vi ho messo, omaggio a un grande intellettuale italiano del Novecento, Umberto Eco, che ha sito questo libro, un po' difficile però bellissimo, che si chiama "Kant e l'ornitorinco". E questo libro parla della storia dell'ornitorinco. È una storia divertente e Umberto Eco si diverte molto e dice che quando l'ornitorinco fu scoperto e le prime versioni dell'ornitorinco impagliato arrivarono in Europa, al British Museum, alla fine del Settecento, gli zoologi non ci capivano nulla. Cioè, gli zoologi dicevano: "Ma guarda che animale! Tasto, b. Coda papera, sembra una marmotta, ma anche una talpa. Nuota, sembra anfibio. Ma soprattutto fa le uova e allatta i piccoli". Ma i mammiferi allattano i piccoli, ma non fanno le uova. E si scatenò un dibattito sulla classificazione dell'ornitorinco.
Oggi gli zoologi dicono che l'ornitorinco, insieme con gli echidna, sono dei monotremi. I monotremi sono una specie di mammiferi, dei mammiferi ovipari, quindi un'eccezione assoluta. Se mi sento un biologo, sicuramente avrebbe da criticarmi. Ma perché faccio questo gioco con voi? Perché Eco gioca, dice: "Kant è il filosofo delle classificazioni, famoso, quella Critica della ragion pura, la Critica della ragion pratica. Riteneva che il mondo andasse avanti soltanto grazie a tassonomie, a classificazioni". Umberto Eco gioca, si diverte, dice: "Kant era già morto quando l'ornitorinco è arrivato in Europa dall'Australia". Ma anche Kant sarebbe impazzito nella classificazione dell'ornitorinco.
Come anche noi ci divertiamo oggi con Libra, perché che cos'è Libra? È un po' un istituto di pagamento, è un po' un istituto di moneta elettronica, è un po' un fondo comune monetario. Perché? Ciò che ha detto: "Ci sono quasi due miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso a un conto corrente bancario, però hanno un telefonino". Io gli farei usare il telefonino per fare dei pagamenti. Sarebbe un possibile, un disturbo di pagamento, un po' mi stufo di moneta elettronica. Però adesso sarebbe anche vicino a un fondo comune monetario, perché ci sarebbe un paniere, tipo quello dei fondi comuni monetari, che garantisce il valore di questa moneta.
Un fondo comune monetario è un fondo comune che voi potete comprare presso qualsiasi fondo comune italiano, presso qualsiasi banca italiana. Voi portate degli euro e questi euro vengono investiti in strumenti a breve termine, tipicamente i titoli a breve termine, titoli pubblici a breve termine. In America, anche titoli privati a breve termine.
Ecco, noi siamo adesso in una fase di classificazione di Libra, perché Libra sembra che sia per chiedere una licenza per attività in Svizzera. E da questa licenza di attività in Svizzera, poi, vuole offrire i suoi prodotti in tutta Europa, in tutto il mondo.
Allora, la proposta di Libra è stata interessante, soprattutto per gli aspetti che riguardano i pagamenti internazionali. Ma Maria Iride è già intervenuta su questo tema. Io sarò molto veloce. I pagamenti internazionali sono lenti, sono costosi, sono poco trasparenti. Molto facile fare un pagamento a Berlino e a Parigi. È anche facile, abbastanza. Un po' più difficile fare un pagamento a New York e a Tokyo. Se provate a fare un pagamento in Africa, è molto, molto più difficile. C'è questo enorme problema del costo delle rimesse che rimane elevato. E i pagamenti internazionali sono complicati perché bisogna gestire cambi tra valute diverse, tra sistemi e intermediari diversi. I costi possono essere molto alti.
Qui Zuckerberg è stato molto furbo e lui ha proposto una valuta globale, un sistema unico per eliminare o ridurre i costi, i tempi di transazione e i tassi di cambio, risolvere il problema di tassi di cambio, dei tassi di cambio tra valute diverse.
La risposta del G7. G7 è l'organizzazione dei primi sette paesi al mondo. E sarà molto dura. Nell'ottobre del 2019 si è detto: "Guardate che ci sono problemi di certezza dei diritti, di gestione delle emissioni, degli scambi. Ci sono rischi cyber". E poi, quando De Bonis tramuta i suoi 100 euro in 100 Libra, chi controlla i rischi di riciclaggio? Chi controlla il finanziamento del terrorismo? E i dati di De Bonis, che fine fanno? Come assicurare la riservatezza dei dati? E ovviamente il G7 ha ribadito che le stable coin non sono protetti da schemi di assicurazione analoghi a quelli in vigore per i depositi. E ci potrebbero anche essere casi di perdita o sparizione delle monete, come è avvenuto in molti casi per i Bitcoin.
E quindi c'è stata una richiesta da parte del G7 di introdurre forme di regolamentazione delle stable coin. In rosso ho messo la conclusione: "Nessun progetto può iniziare a operare prima di aver risolto i problemi identificati dalle autorità".
Qui vengo alla domanda di Giuseppe, con una domanda molto, molto giusta. Se devo fare una previsione, è impossibile o molto difficile regolamentare le cripto attività. Perché? Perché le cripto attività in alcuni paesi sono vietate. Ho letto che l'India adesso vuole vietarle. Per esempio, sta per vietare i Bitcoin. Ma con un computer tu puoi avere accesso subito alla rete di Bitcoin da un altro paese. Dice: "Viceversa, le stable coin sono diverse".
E Zuckerberg e le persone che lavorano per il progetto Libra hanno discusso con tutte le banche centrali del mondo, con tutti gli organismi di supervisione del mondo, e hanno prodotto un nuovo white paper. Questo white paper è stato prodotto esattamente un anno fa. E da una Libra unica si passa alla consistenza di più Libra domestiche. Quindi una cosa che spaventava molto i gestori della politica monetaria, anche i responsabili della stabilità finanziaria, del fatto che nel mondo 2 miliardi di persone avrebbero avuto un'unica moneta Libra, potenzialmente, ovviamente. Invece adesso c'è un approccio molto più soft. Si parla di una Euro Libra, una Dollaro Libra, una Sterlina Libra, con una Libra internazionale composta da un paniere di Libra domestiche. Anche tutti questi documenti sono in rete, li ritrovate facilmente.
E il consorzio di Libra, che adesso ha cambiato nome, si chiama Diem, ha anche introdotto meccanismi di gestione dei rischi di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo, limiti ai pagamenti anonimi, e anche una disciplina per l'erogazione delle attività a garanzia.
Quindi, rispondendo a Giuseppe, il mondo delle cripto attività rimarrà deregolamentato, anche perché i proponenti delle cripto attività continuano a non voler nessun rapporto con le banche centrali e con gli organismi di supervisione. I proponenti delle stable coin, se vogliono un rapporto con le banche centrali e gli organismi di supervisione. Quindi c'è stato un dibattito, il progetto è stato in parte ridimensionato proprio dalle osservazioni del G7 e di altri organismi. E alcune imprese, alcune banche che erano nel progetto, si sono ritirate dopo le osservazioni critiche del G7.
C'è una proposta della Commissione Europea di regolamentare il mondo delle cripto attività e, secondo me, soprattutto le stable coin in Europa. Malgrado il secondo white paper, i problemi rimangono, e sono problemi che riguardano il funzionamento di una democrazia, il funzionamento di un'economia di mercato.
Questa è una copertina che Maria Iride vi ha già fatto vedere. Sono LEGAFA: Google, Apple, Facebook e Amazon. Una copertina, almeno, che adesso ha già tre anni. Già tre anni fa, The Economist, che è un giornale liberale, si poneva il problema. E sicuramente The Economist, un giornale non sempre favorevole all'intervento pubblico nell'economia, anzi, un giornale che spesso guarda con diffidenza l'intervento pubblico nell'economia, però già tre anni fa si poneva il problema The Economist di cercare di controllare l'attività di queste grandi multinazionali, di queste grandi imprese tecnologiche. Perché? Perché LEGAFA sollevano questioni per tutta la società. Tutti hanno detto in maniera molto esplicita: "In realtà, Facebook o Amazon, perché anche Amazon ogni tanto pensa all'emissione di una valuta digitale, non sono interessate all'inclusione finanziaria. Dicono di occuparsi di inclusione finanziaria, ma vogliono semplicemente acquisire le informazioni degli utenti a fini commerciali".
Quindi, il caso di Cambridge Analytica, no? Ricordate il caso di Cambridge Analytica legato a una cessione dei dati non corretti da parte di Facebook? Il caso di Cambridge Analytica è tornato di attualità. Essenzialmente, le grandi LEGAFA non pongono soltanto un problema di gestione della moneta, pongono un problema sul ruolo di grandi imprese in economia di mercato. E ci sono quindi questioni molto rilevanti per la tutela delle informazioni personali e della privacy.
Questa è l'ultima slide. Sono le 7:13. Così lasciamo 45 minuti alla discussione. Allora, non so se avete visto un film della serie degli Avengers, si chiama "L'età di Ultron". È un androide cattivissimo che all'inizio ha la meglio sugli Avengers. Poi, non vi dico come va a finire, così, se non l'avete visto, che lo vedete. Un bel film. E Ultron è cattivissimo e a un certo punto va da un trafficante di testate nucleari, va da un trafficante di bombe atomiche e gli chiede un grosso quantitativo di bombe atomiche. Ultron è un androide, quindi è una figura, è una macchina che ha molte caratteristiche umane. E chiaramente il venditore di testate nucleari si fa pagare. E Ultron accredita in tempo reale il conto corrente del venditore di bombe atomiche. Il venditore di bombe atomiche ha il telefonino e sbigottito vede il suo conto corrente aumentare di milioni e milioni di dollari, perché Ultron sta trasferendo moneta. Però, perfino in questo mondo fantascientifico, di intelligenza artificiale, di fantascienza assoluta, c'è bisogno di un conto corrente. Va bene? E c'è bisogno di un meccanismo per accreditare questo conto corrente.
Quindi, voi sapete che l'intelligenza artificiale sta facendo grandi progressi. Per fortuna, oggi ci sono, c'è la possibilità per persone che hanno perso l'uso delle gambe e delle braccia di tornare a muovere le gambe e le braccia usando degli stimoli che arrivano dal cervello. E mi piace, mi piace concludere dicendo che anche quando l'intelligenza artificiale ci consentirà di trasferire moneta usando il nostro cervello, come fa Ultron, ci sarà comunque bisogno di regole, di sistema dei pagamenti e di fiducia nel denaro. Grazie ancora. E ora veramente, qualsiasi domanda è benvenuta. Grazie.
Grazie, grazie Riccardo. Veramente tante, tante cose su cui riflettere, su cui fare domande. Tra l'altro, si sta per collegare anche il professor Sorini, che è esperto di Bitcoin e tra poco sarà con noi. E allora, ripartire da, da, sulla regolamentazione. Allora, è uno studente chiede: "Può essere che le istituzioni non vogliano, non regolano Bitcoin anche a causa del complesso sistema computazionale di cui necessita la blockchain?"
È una bella domanda. La prossima lezione sarà dedicata all'Euro digitale. E magari, qualche minuto prima, darò anche qualche informazione sui progetti, almeno su un progetto di regolamentazione, quello della Commissione Europea. Può essere utile. E la domanda è bella. Allora, voi, senza difficoltà, trovate in rete l'audizione di Mario Draghi al Parlamento Europeo nel 2017. Perché il Parlamento Europeo chiama Draghi e gli dice: "Ma che fa la BCE? Ma voi non state regolamentando le cripto attività? Non state regolamentando Bitcoin?". Era un altro mondo, era il 2017-2018, quindi era una fase diversa. E Draghi dice: "Ma io non ho nessun potere, non sono in grado di regolamentare le cripto attività". La mia impressione è che sia vano, cioè inutile regolamentare le cripto attività. Per alcuni paesi le hanno vietate, ma con i computer puoi accedere, ovviamente, a server in altri paesi. Io non sono un bravo informatico, anzi, direi un disastro dal punto di vista informatico, ma persone molto più svegli di me, da un paese, anche se un'attività che è vietata in teoria, possono svolgerla collegandosi a un computer di un altro paese. La mia impressione, quindi, che sarà, è quella che noi in Europa e anche in altri paesi regolamenteremo le stable coin. Non è un problema tecnico. Penso che gli informatici che lavorano nelle istituzioni pubbliche sono bravi, più o meno come gli informatici che lavorano nelle istituzioni private. Il punto è che è veramente molto difficile, in tutti i campi dell'economia, impedire qualcosa soltanto in un paese, proprio perché spesso le frontiere non esistono, non esistono più. E quindi, io posso anche impedire un comportamento in Italia, ma gli italiani si svolgeranno lo stesso, assumeranno lo stesso comportamento fuori dai confini nazionali, soprattutto in un mondo globalizzato, nel quale i computer sono sempre più efficienti e sempre più potenti.
Bene, allora un'altra domanda. L'entrata in questo, l'entrata in questo asset da parte di grossi istituzioni, quindi anche riferimento, no, a quello che è stato detto prima, sui grandi fondi d'investimento, non potrebbe in qualche modo, quasi paradossalmente, rendere meno decentralizzato il mondo crypto, poiché la maggior parte in mano a pochi?
La mia impressione è che rimanga, arrivare un mondo per pochi. Fino a prima dell'ingresso di questi grandi fondi, di questi grandi banche, il possesso era soprattutto in mano a persone molto ricche. La stima di un indice di Gini pari a 0,9, non è mia, è di Rubini, un bravo economista che ha scritto molto di finanza, che ha scritto cose molto belle sulla crisi globale finanziaria. E lo ha fatto questa stima di un possesso di Bitcoin molto, molto concentrato, tale da dar luogo a questo indice di Gini molto, molto elevato. Io penso che nel breve periodo rimarrà una proprietà molto, molto concentrata, non decentralizzata, perché non saranno le piccole banche locali, di cui esistono in tutti i paesi del mondo, in tutti i paesi del mondo esistono banche simili alle banche di rilievo cooperativo italiano, alle Raiffeisen tedesche e austriache, o alle piccole banche locali che troviamo in Francia o negli Stati Uniti. Ma non sono le piccole banche locali, non sono i piccoli intermediari che investono in Bitcoin. Il ruolo prevalente è svolto da grandi intermediari.
Nel frattempo, salutiamo anche il professore Sorini, che si è collegato e che anche durante i nostri corsi tratta spesso, fa dei seminari sul tema Bitcoin, anche sulla blockchain.
E altra domanda: "È possibile considerare Bitcoin come una variante dello schema di Ponzi? È considerabile come un asset speculativo?"
Ma, diciamo, noi comunisti diamo interpretazioni diverse dell'aggettivo speculativo. Io direi che è un asset, è un'attività molto volatile e quindi molto rischiosa. È diversa dal Ponzi game, perché il Ponzi game, che, per esempio, il Ponzi game è stato messo in atto da Madoff. Madoff è stato questo banchiere americano, era, non era un banchiere commerciale, era un'attività più tipica quella di una banca d'investimento, anche se era un'impresa personale. In pratica, Madoff ha fatto un Ponzi game, cioè raccoglieva risorse continuamente e queste risorse venivano utilizzate subito per assicurare alti rendimenti ai soggetti che erano entrati prima nello schema. Il flusso di risorse si interrompe, chiaramente il castello crolla. Bitcoin è una cosa diversa. È una cosa diversa. È un'attività rischiosa, molto volatile.
Posso fare una domanda? Una riflessione. Ecco, diciamo chiaramente, una domanda. Cerco di costruirla perché ho ascoltato con grandissima attenzione la lezione De Bonis. Volevo, diciamo, sì, riflettere ad alta voce, quindi probabilmente saranno questioni o conosciute o criticabili. Al primo elemento è questo: cioè, è un'attività finanziaria, un'attività, diciamo, però con una grossa componente esclusivamente speculativa, oppure no? Allora, faccio la prima domanda che è una riflessione che giro a Riccardo. Quando oggi non ci ha portato l'esempio, appunto, oltre le criptovalute tradizionali, diciamo, che sono caratterizzate da alta volatilità, anche da un altro tipo di valuta sempre digitale che abbiamo chiamato stable coin. Bene, ora è chiaro che queste sono come oggetti diversi, hanno la stessa tecnologia, corrono, come dire, negli stessi scavi informatici, ma mi sembra evidente, non lo so, però mi sembrerebbe evidente che hanno due funzioni molto diverse, indipendentemente dal soggetto che le emette. Chiaro che da una parte ne abbiamo un privato, no, tu fai riferimento a Zuckerberg, quindi è chiaro che sono due funzioni diverse. In un caso, mi sembra, nel primo caso, mi sembra che ci sia una grossa componente, appunto, diciamo, di valutazione data ai mercati, poi, poi torno su questo punto, questi mercati, diciamo, finanziari digitali delle cripto. E dall'altra parte, invece, che mi sembra che qualcuno pensa a creare una valuta che abbia il ruolo di intermediario degli scambi, fondamentalmente, anzi, deve avere un valore stabile perché deve diventare una sorta di, diciamo, moneta legale o sostituire la moneta legale. Chiaramente, qui noi sappiamo che, diamo, questa definizione, tu ce l'hai, voi ce l'avete spiegato, esiste naturalmente un mondo, però, diciamo così, potrebbe sostituire, no, se mi ricordo quel numero, che è enorme, di individui, soggetti economici, sono disposti a far circolare una stable coin, quella può diventare un mezzo di scambio, non una riserva di valore, ma un mezzo di scambio. Diventa, allora, diciamo, due domande. Questo è, questa è la prima riflessione. Quindi, su questa, poi, però, due domande. La prima è: il Bitcoin come attività finanziaria, come elemento speculativo? Bene, poi alla speculazione abbiamo detto. Allora, diciamo, qui questa è una curiosità, però, che forse non ha una risposta, però la domanda è: mentre dal punto di vista del mining, cioè dell'offerta, mi è molto chiara la logica di un ritmo che viene dimezzato con tempi, diciamo, stabiliti, no, perché questo tende a ridurre l'offerta nel tempo, peraltro, diciamo, mi sembra che ci sia una legge di compensazione per cui tanto più lento il tempo, tanto più è difficile fare vedere un tempo di ritardo, e questo capitolo capisco perché tanto più il mercato diventa grande, ma tantomeno cresce l'offerta, tanto più i prezzi tendono a gonfiarsi se c'è una domanda. Qui ne misuri la seconda questione che nasce dall'osservazione che faceva Maria Iride, un altro momento, cioè, che ti ricordavi, cioè, esiste una difficoltà oggettiva, io direi volontaria, di poter entrare come investitore, come risparmiatore, quindi la domanda sul mercato delle cripto, loro, cioè, se io voglio entrare in una cripto, non è facile, bene, e non è facile per il pubblico che in questo momento è qui, noi, il pubblico che sta seguendo, perché culturalmente preparato, perché allo strumento tecnologico, perché serve la porta digitale per entrare, e poi alfabetizzato sul piano della digitalizzazione, figuriamoci per te, anche se è difficile per questo pubblico, figuriamoci per gli altri. Allora, la logica, dice, mi sfugge proprio come elemento speculativo, la logica della domanda, non la riesco a cogliere. Questo porterebbe a dire, però hai ragione tu, a un mercato di nicchia, quello resterà, con tutte le sue onde, che sta dentro, una volta vince, una volta perde. Può darsi. Anzi, seconda, diciamo, domanda, osservazione. La terza che fa, invece, con il Bitcoin come, come, come stable coin. Bene, mi sembra un tentativo privato che nasce, appunto, dal meccanismo Facebook, diciamo così, diciamo, di cose che la storia, la storia economica e anche quella recente del Novecento ha più volte riproposto. Resto, dico, forse una corbelleria, ma mi ricorda stranamente tanto i Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale. Però c'era il Fondo Monetario Internazionale che faceva riserva e che metteva mezzi di pagamento con i quali tu dovevi andare a compensare le bilance dei pagamenti, sostanzialmente, no? Oppure mi ricorda, no, la battaglia persa da Keynes a Bretton Woods, perché alla fine, diciamo, uscì un accordo intorno al dollaro, che diventava l'unità di misura, che era, peraltro, legata all'oro. Bene, ma l'idea del Banco, se non ricordo male il nome, che aveva appunto Keynes, era quello di una valuta paniere, che non è molto diversa, diciamo, dalle valute paniere euro, forse, che oggi abbiamo, o quello che è stato eletto del tempo, e che mi sembra sia un po' sullo sfondo dell'idea della stable coin, fatto di creare una sorta di paniere all'interno del quale rappresenti il valore. Tre domande. Sono tre domande.
Provo a rispondere velocemente sugli aspetti tecnologici, parlo sempre sotto lo stretto controllo del professore, che saluto e quindi invito a correggermi quando vado fuori binario. Allora, la prima domanda è: ma Bitcoin, attività finanziaria o attività reale? Allora, su questo c'è dibattito. E allora, io per anni mi sono occupato di conti finanziari e di misurazione della ricchezza di un paese, sia finanziaria che reale. Cioè, uno schema contabile che la Banca d'Italia pubblica ogni trimestre, che si chiama Conti Finanziari. Questi Conti Finanziari registrano le attività e le passività di tutti i settori istituzionali, parliamo solo adesso delle famiglie, per esempio, delle famiglie, delle imprese, di tutti, considerando tutti gli strumenti, dallo strumento più liquido, cioè le banconote, poi passando per i depositi, titoli, le azioni quotate, azioni non quotate, fino agli strumenti più illiquidi, con dimensioni assicurative e creditizie. Allora, c'è una prima squadra di statistici che dice: "Beh, Bitcoin è un'attività finanziaria, perché è all'attivo di De Bonis". Immaginiamo che De Bonis abbia comprato 500 euro di Bitcoin. Non sappiamo se classificarlo nella moneta, perché non è moneta legale, non è moneta bancaria. Non sappiamo se metterlo nei titoli, perché non è un titolo. Però è un'attività, è un'attività delle famiglie. Sapete, di forma molto pratica, molti dicono: "Va bene, al mondo ci sono 2.000 miliardi di cripto attività". Facciamo un calcolo rozzo, veramente "on the envelope": 50 miliardi potrebbero stare in Italia. È una cifra che io sto sparando. Le attività finanziarie degli italiani sono, penso, ormai abbiano superato i 12.000 miliardi di euro. Quindi, 50 miliardi è niente, va bene? Però gli statistici e gli economisti si pongono sempre dei problemi di classificazione degli strumenti. E giustamente Giuseppe dice: "Ma è un'attività finanziaria o un'attività reale?". Allora, c'è un partito che considera Bitcoin un'attività finanziaria, potrebbe essere registrata all'attivo delle famiglie e delle imprese, con una stima e per convenzione, per convenzione, al passivo del resto del mondo, perché i conti finanziari sono un grande schema di partita doppia. Quindi, se mettiamo il 50 all'attivo, dobbiamo metterlo su quattro al passivo di qualche altro settore. I miei mille euro presso una banca sono una mia attività, ma mille euro stanno anche al passivo della banca. E questa è una convenzione che si usa. Per loro, l'oro è all'attivo delle banche centrali, ma è al passivo del resto del mondo, per una convenzione, una convenzione che non tutti accettano, lo dico con franchezza. E un secondo partito dice: "No, no, no, no, ma Bitcoin non è un'attività finanziaria, non è un'attività finanziaria, è un'attività reale". Le attività reali sono più di competenza dell'ISTAT. L'ISTAT ogni anno calcola le attività reali del paese. Se ci limitiamo alle famiglie, dove la discussione è più intuitiva, l'80% delle attività reali delle famiglie sono le case, le case e abitazioni, la prima, ma se la seconda casa. Poi c'è un 20% di cose più piccoline, la terra, se uno ha un frutteto o un bosco, gli oggetti di valore. Se io ho una bellissima collana d'oro. Qualcuno dice: "Bitcoin è più un'attività reale, dovrebbe essere considerata appunto non nei conti finanziari come attività finanziaria, ma tra le attività reali". Vi dico subito che la discussione è aperta. Per coloro che si appassionano con le questioni di classificazione statistica, c'è un documento dell'OCSE che voi trovate sul sito dell'OCSE, che discute la possibile classificazione dei Bitcoin. Per quanto io ne so, non è stata ancora presa una decisione definitiva e ci sono i due partiti che si confrontano: Bitcoin come attività finanziaria, Bitcoin come attività reale.
Seconda domanda di Giuseppe: "Le stable coin sono una cosa completamente diversa da Bitcoin? Magari la tecnologia che è sotto è molto simile, e forse anche la stessa, ma io non voglio parlare di questo aspetto perché sarei presuntuoso, non voglio affrontare l'aspetto tecnologico, ma i due prodotti sono completamente diversi". Facciamo il caso che noi un giorno scopriamo chi è Nakamoto, va bene? Il signor Nakamoto dirà: "Io non voglio discutere con la Banca Centrale Europea, non voglio discutere con la Federal Reserve, non voglio discutere con gli organismi di vigilanza. Io non credo a quel mondo, io non credo al mondo delle regole. Io mi faccio una moneta tutta mia, decentrata. Chi vuole la usa, ma io non voglio nessuna regola". Il caso di Zuckerberg e dei proponenti delle stable coin è completamente diverso. È in atto una discussione. Il progetto del 2020, che voi trovate sul sito di Diem in maniera molto trasparente, devo essere sincero, è diverso dal progetto del 2019 ed è diverso proprio alla luce di questa interazione con le autorità pubbliche. È l'eterna discussione iniziata da Aristotele e poi osservata greca e nelle città, nell'Impero Romano, e poi nel Medioevo, l'eterno dibattito tra Stato e mercato. E quindi, sì, le stable coin sono una cosa diversa dalle Bitcoin, ma saranno regolamentate.
"Ecco, Libra come valuta internazionale somiglia ai DSP, se ricordo bene". C'è un documento di Libra che fa un accostamento con i DSP. Ad inizio, quando è uscito il primo white paper di Libra, cioè nel 2019, quando Libra si è proposta come nuova moneta internazionale, la reazione del G7 è stata molto forte, molto negativa, soprattutto in paesi come la Germania, su paesi come la Francia, dove forse il concetto di sovranità monetaria è molto più forte che in altri paesi. Ora, il progetto di Libra è più soft. Si parla di una Libra Euro, una Libra Dollaro, una Libra Sterlina. Il dibattito è molto aperto e forse il ruolo di Libra come valuta internazionale mondiale è depotenziato. Mi taccio perché soltanto la discussione sulla proposta regolamentare della Commissione Europea darà una risposta. C'è una proposta della Commissione Europea, la proposta di un regolamento. Io non ve ne ho parlato perché è un documento di 170 pagine ed è in corso la discussione. Quindi, magari, quando il regolamento sarà approvato, ne parleremo volentieri. Vicino a me ci dovrà essere Maria Iride, che diversamente da me è molto bravo con le leggi e il diritto, ed è una materia che sta cambiando. E se facciamo in tempo nella prossima lezione, magari aggiungo qualcosa. Bene, grazie.
E allora, prosegue con le domande. Gli studenti, al quale beneficio hanno multinazionali come LVMH a creare e ad appoggiarsi alla blockchain?
Qui il professore che sta seguendo questo mio intervento, e che io ringrazio, può rispondere molto meglio di me. La mia risposta è una risposta molto semplice: la blockchain fa parte di questa grande famiglia di Distributed Ledger Technology. Però a me non piace usare l'espressione inglese. È semplicemente un grande sistema di registrazione, non è accentrato come i libri mastri delle banche, non è accentrato come le registrazioni che le banche centrali hanno delle operazioni fatte con le riserve bancarie. È un sistema assolutamente decentrato, che è molto efficiente nel raccogliere e organizzare le informazioni. Ma veramente sarei presuntuoso ad andare avanti su questo punto. Mi ha colpito una storia che non so se andate avanti. Voi sapete che per anni la Grecia ha avuto un grande problema col catasto. In pratica, la Grecia aveva grandi problemi nel registrare la proprietà degli appartamenti e della terra. E dopo la crisi, nel 2000, una volta che il momento più drammatico della crisi greca è stato superato, nel 2018-2019, le autorità greche hanno detto: "Ma finalmente dobbiamo riformare il nostro catasto, farlo efficiente come quello di altri paesi". E forse useremo la blockchain.
Grazie al professor Sorini. Vediamo se riusciamo ad attivare l'audio. Se riusciamo, magari interverrà, altrimenti si scriverà qualcosa in chat.
Allora, altro film molto evocativo: Ready Player One. Introduce un elemento del gioco virtuale, il Coin. "Il Coin Sky per questioni sulla realtà". E questo riferimento esattamente all'ultima slide. E il film di Spielberg del 2018. Non ho visto il film, quindi non posso rispondere, ma mi fido del suggerimento della studentessa o dello studente e andrò a vedere il film. Anzi, come dicono i miei figli, non si va a vedere un film, si scarica, si vede il film su Netflix. Scusatemi.
Laerte, ora è collegato. Laerte, se vuoi intervenire, prendi pure la parola.
Vi sentite? E del no, grazie. Ma non solo. Visto che è stato chiamato in causa, la grazia, era solo, diciamo, una piccola precisazione. Mi metto anche in video, così. Ecco. E buongiorno a tutti, buonasera professore, ovviamente. Così, precisazione sulla blockchain. Qui c'è un problema che è annoso. C'è uno spostamento generale sul digitale. E da un lato, quindi, si lavora molto sulla tecnologia, tutto quello che c'è intorno. E poi il problema è quello di avere, il problema è quello di rendere dei dati sicuri, notabili. E questo è principalmente quello che si propone di fare la blockchain, quello di fare in modo che un dato scritto in maniera digitale, che oggi magari avremmo bisogno in cartaceo, di una firma, di una perizia, piuttosto che un dato digitale, è difficilmente, cioè, diciamo, ribaltiamo la cosa, è tecnicamente facilmente modificabile. Quindi, la blockchain, in qualche maniera, è una prima, credo che sia una prima, e comunque anche abbastanza efficiente proposta di rendere questi dati immutabili, facendo in modo che sia, che non sia centralizzato, perché se centralizzato, da un certo punto di vista è più sicuro, ma poi uno capisce bene che c'è sempre un ente che lo governa e quindi il controllore controllore. E la tecnologia che è stata utilizzata, quella di una tecnologia distribuita, che però, come dire, è nata, è nata a supporto e incontro che Bitcoin era il relatore principale, ma oggi, in realtà, molti volti, come dire, volti noti, soggetti del web, non ultimo, faccio per dire, Cineca, no, sono dei principali consorzi. Le banche, lo stesso, appartengono a una delle ultime prodotti che starà bene vendendo un prodotto vale a blockchain. Quindi, voglio dire, l'interesse ovviamente c'è. Quello che bisognerebbe fare è renderlo pochetto più, secondo me, meno invasivo, diciamo così, come la penso. Meno invasivo nel senso che dietro queste cose, poi, ci devono stare sicuro al cento per cento, non dire, non sono mai, perché comunque, per quanto, per quanto siano distribuite, per quanto siano pubbliche e quant'altro, c'è stato un momento in cui c'è stato un attacco, si era detto, c'era dell'asiatica, avevano conquistato, a tradire, passatemi il termine, a rischio, una serie di farm, e attraverso quello, tentato di scalare, di arrivare al 51% della produzione mondiale. Non ce l'hanno fatta, però questo non vuol dire che se, se, se ci fossero arrivati, insomma, qualche maniera, la blockchain, di questo modo, si parlava di altro, insomma, non si parlava di questo. E quindi, sicuramente, c'è da lavorare, però al momento non è, non è, non è male, perché, ripeto, il problema di rendere immutabile un dato digitale rimane. Questo è una precisazione, non volevo fare. Grazie.
Grazie, grazie.
Fare ancora una domanda. Io sono bambini. La domanda è la seguente: a mio parere, una domanda impossibile, come le interviste impossibili, chiedo a Riccardo: ma il Bitcoin senza il digitale, lascio perdere tecnologia blockchain, ma senza il mondo digitale, un Bitcoin può esistere? C'è un signore che si chiama lui, il giapponese, diciamo, il mitico giapponese, che ha emesso il primo Bitcoin, potrebbe farlo in altra modalità? Se, tra il mondo della fantasia e il sistema finanziario, potrebbe produrre qualcosa di alternativo? O in quel caso, il ruolo, diciamo, del sistema finanziario richiederebbe sempre un arbitro che noi chiamiamo banca centrale, dunque un sistema di regole condivise?
Parlo sotto lo stretto controllo del professor Sorini. Bitcoin è un sistema che esiste nei computer e nei telefonini, o in altri apparecchi che hanno le stesse potenzialità di computer e telefonini. Quindi, uno strumento puramente digitale, che rifiuta l'idea di un server centrale, rifiuta l'idea di un accentramento dell'informazione. Per noi che viviamo nel mondo della piramide, è normale dire: "Io ho un conto corrente, come Giuseppe, presso una banca". Il conto corrente è noto soltanto a noi e alla banca. Quando io compro un pallone da calcio, o andiamo allo stadio e usiamo per comprare il biglietto la carta di credito, perché il pallone, la carta di debito, lo sappiamo soltanto noi, negoziante e la banca. Delle banche, e le banche hanno un rapporto poi con le banche, con la Banca Centrale, con le riserve bancarie. E quindi, all'apice della piramide c'è la Banca Centrale. Gli inventori di Bitcoin rifiutano del tutto questo mondo. Dicono: "La moneta e le registrazioni della moneta e la creazione della moneta devono essere possibili per tutti". Dovrebbero esistere senza la digitalizzazione dell'economia? A mio parere, no, perché è uno strumento puramente digitale, che l'innovazione tecnologica ha permesso. È uno stadio ulteriore del processo che abbiamo indicato come un sistema dei pagamenti sempre più elettronico. Infatti, quando noi presentiamo le slide, sempre sotto lo stretto controllo degli ingegneri, e speriamo che non, che gli ingegneri non si arrabbino con noi, noi usiamo l'aggettivo digitale come sinonimo di elettronico, il che non è corretto. Diciamo, in un sistema dei pagamenti sempre più elettronico, ma dominato dalle regole, caratterizzato dalle regole, il salto di qualità, la discontinuità, è stato il digitale. E come vedremo nella prossima lezione, la controreplica, una delle controrepliche, sarà l'Euro digitale.
Ci sono altre domande? Un'altra domanda di uno studente che chiede: "Scusa per la domanda, forse eccessivamente tecnica. Minare Bitcoin richiede molta potenza di calcolo e perciò energia elettrica. Ultimamente se ne è parlato in relazione al fatto che il consumo energetico collegato all'estrazione di Bitcoin stia crescendo notevolmente. Questa energia viene effettivamente impiegata per creare una cosa che in realtà neanche esiste? Il legislatore dovrebbe trovare una soluzione per questo problema, in particolare?"
Sì, uno dei problemi di Bitcoin è il grande consumo di energia. Io non ne ho parlato perché è un aspetto importante e non ne ho parlato perché volevo soffermarmi sugli aspetti più strettamente monetari. Però questa cosa, giustissima, è la creazione di Bitcoin, il processo di mining del Bitcoin comporta un grandissimo consumo di energia elettrica. E da molte parti c'è stato un attacco a Bitcoin, non soltanto usando le argomentazioni delle banche centrali, cioè: "Bitcoin crea instabilità, non va bene per il piccolo risparmiatore, è troppo volatile, troppo rischioso". C'è stato un attacco proprio alle conseguenze ambientali della produzione di Bitcoin. E qualcuno ha osservato che molti miners sono in paesi come Ucraina, Cina, Mongolia, paesi con grandi fiumi e con grandi centrali idroelettriche, nelle quali il costo dell'elettricità è molto basso rispetto all'Europa. Però questo non, diciamo, sparisce il problema dei costi ambientali di Bitcoin. La domanda è sacrosanta ed è anche all'attenzione dei regolatori. I regolatori hanno criticato anche l'impatto ambientale di Bitcoin, non c'è dubbio su questo.
Bene, allora altra domanda. "Esistono ammontare massimo di acquisto di Bitcoin da parte di un unico operatore? Mi viene in mente, a questo proposito, la grande manovra di acquisto di Bitcoin effettuata da Musk, citato anche in queste slide, all'inizio di quest'anno. In materia di cripto attività, quando si sfocia nella speculazione spasmodica e quando nell'esercizio di stile da parte di pochi investitori, sbaglio o confine molto labile?"
Io non so se esistono limiti all'utilizzo di Bitcoin. Probabilmente no. C'è questo limite fisico che sarà di produzione, che sarà raggiunto nel giro di alcuni anni, di 21 milioni di pezzi. Chiaramente è un'attività speculativa. Si fa a chi compra a 50.000 dollari oggi è convinto che il prezzo salirà, come chi ha comprato a 19.000 dollari nel dicembre 2017 era convinto che il prezzo sarebbe salito e magari nel 2018, deluso, ha venduto Bitcoin a 3.000 dollari e ora si sta mangiando le mani. Diciamo che le variazioni di prezzo sono sostenute soltanto dalle aspettative sul futuro andamento del prezzo, perché non c'è nessun fondamentale in gioco. A questo proposito.
È un altro commento: "Ci sono articoli che affermano che Bitcoin arriverà nei prossimi anni, 10-20 anni, a un milione. Se fosse vero, potrebbe diventare un bene rifugio al pari dell'oro?"
Su queste previsioni io non commento, perché una previsione molto diffusa è che arriverà a 150.000 dollari, cioè tre volte il valore di oggi. E do credito a quest'altra stima di un milione di dollari, che non conosco. E non c'è dubbio che si propone come bene rifugio. Ci sono settori dell'economia, ancora marginali, che ritengono che nei prossimi anni l'inflazione crescerà e che quindi vedono l'oro e altre attività, tra cui Bitcoin, come un bene rifugio. Non c'è dubbio. Già oggi è un bene rifugio.
Un'ultima domanda. "Non certamente collegato alle cose viste oggi, quindi un parere sul mondo dei Non Fungible Token?"
È una domanda che va al di là della lezione di oggi. Penso che si riferisca anche, se capisco bene, se lo studente può precisare, a questi oggetti d'arte, giusto? Immagino. Sì, e l'arte contemporanea si caratterizza per grande innovazione. E un grande scultore italiano, Cattelan, è secondo me geniale e merita le variazioni di prezzo delle sue opere, i livelli e le variazioni di prezzo delle sue opere. Mentre secondo molti critici, anche secondo molte persone, quei prezzi sono esagerati. Secondo me no. E quando andiamo nel campo delle creazioni artistiche, il concetto di prezzo giusto è molto difficile da applicare. Non esiste un prezzo giusto. Il prezzo è all'incrocio, in questo caso veramente, di domanda e offerta.
Scusate, Riccardo, per questo. Si ricollega alle osservazioni a cui già è risposto. A meritava, insomma, il problema della bolla speculativa nel mercato delle criptovalute, siccome è difficile definire, perché noi, appunto, come dice vite, generalmente facciamo il confronto con un valore del fondamentale, una redditività, un utile per azione, da una parte, e con troviamo un valore corrispondente, diciamo, in termini di capitalizzazione, dall'altra. E la differenza, la distanza, diciamo così, può dare misura possibile, appunto, allontanamenti. E un buon, nel caso dell'egitto valuta, in verità, non essendoci un fondamentale, ogni percorso, a un percorso che, come dicevi, senti domanda ed offerta, è di fatto possibile. Dunque, rende la postura più complessa.
Scusa, l'hai detto benissimo. Hai espresso il concetto, probabilmente, in maniera più chiara di quanto avevo fatto io. Sono assolutamente d'accordo.
Ultimissima domanda, direi tecnica. "A quanto ammontano le commissioni nelle transazioni in cripto attività?"
Questa è una bella domanda. E rispondo in maniera molto veloce. Secondo molti, uno dei problemi di Bitcoin erano le commissioni elevate, le commissioni molto elevate per cambiare euro in Bitcoin o dollari in Bitcoin. Allora, secondo recenti valutazioni, uno dei motivi di successo di Coinbase è che la commissione richiesta per cambiare dollari in Bitcoin è 0,45%. Questa commissione sembra molto, molto più bassa di commissioni diffuse e comuni in precedenza, ma molto più alta delle commissioni che vengono richieste negli Stati Uniti per comprare altre attività, tipo le azioni. E la quotazione di Coinbase, il successo della quotazione di Coinbase, si deve al fatto che, secondo molti, ha reso molto più facile l'accesso alle cripto attività da parte di un gran numero di persone. Adesso sono difficili stime, ma sembra che oltre 40 milioni di persone usano, hanno usato Coinbase per comprare cripto attività. E questo aspetto delle commissioni è un aspetto molto, molto interessante, perché si ricollega alle cose che ha detto Maria Iride nelle scorse lezioni. Tutto il mondo della moneta, del sistema dei pagamenti, è dominato dall'interazione tra innovazione tecnologica e innovazione regolamentare. E l'innovazione tecnologica spesso ha l'obiettivo di aumentare l'efficienza, ma soprattutto di ridurre i costi. Quindi, secondo me, il dibattito sulle commissioni e sui costi delle cripto attività è un argomento che sarà al centro della ricerca nei prossimi anni. Guardate questo articolo che sta uscendo sul Journal of Economic Nature, che appunto è una rassegna su tutte le ricerche sulla microeconomia delle cripto attività. Trovate il numero, non è l'ultimo, trovate l'articolo non nell'ultimo numero del giornale, come dice a Turbessi, negli articoli che stanno per uscire, ma già disponibile online.
Benissimo, grazie per le indicazioni. Io direi che siamo giunti al termine di questo quinto seminario, interessantissimo come tutti quelli che hanno preceduto. Questo seminario è l'appuntamento è per venerdì. Parleremo di Euro digitale. Io ringrazio, non so, Giuseppe, se vuoi intervenire? No, ho parlato anche troppo, diciamo così. Diciamo, le criptovalute rappresentano un po' il mio cruccio, altre altre questioni, diciamo, di economia. E oggi Riccardo non ha fatto altro che andare, diciamo, a rimuovere i miei dubbi. Quindi, non grazie. Grazie, grazie sempre anche a Maria Iride, insomma, è sempre presente, che, diciamo, grazie a Riccardo, Maria Iride, della Scuola di Economia, diciamo, tra i grandissimo vantaggio. Grandi. Sera. Grazie. Grazie mille. Allora, che ci vediamo venerdì alle 16. Saluto a tutte le intese e a tutti gli studenti. Grazie per le domande, per la partecipazione. Grazie. Grazie a tutti. Grazie. Grazie a Donatello per l'assistenza tecnica. Grazie.