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Tutti i rischi dell’Intelligenza Artificiale, dal più stupido al più pericoloso

Nova Lectio15:18

Transcription

Eh no, questo video non è girato con una voce artificiale, ma con la mia, che è una voce naturale. Però grazie a tutti quelli che nei commenti ogni tanto scrivono che i miei video sono fatti con un IA, perché credo sia un complimento. Spero.

Le intelligenze artificiali ci ruberanno il lavoro. Quante volte lo abbiamo sentito dire. Da un lato si tratta di una prospettiva inquietante, ma dall'altro indicherebbe un grande progresso tecnologico del genere umano, che potrebbe portarci in futuro a faticare di meno e forse a migliorare il nostro pianeta.

Quel che dobbiamo sapere, comunque, è che ci ruberanno il lavoro è soltanto uno dei rischi posti dalle intelligenze artificiali. Questi rischi spaziano dagli scenari alla Io Robot, in stile macchine che si rivoltano contro l 'uomo, a quelli alla Zio Turiddu che si lamenta perché suo nipote scrive il tema d 'italiano con l'aiuto di chat GPT. Anche se, in questi casi, Zio Turiddu potrebbe non essere totalmente fuoristrada. Ma ci arriviamo.

Oggi parliamo di rischi seri, concreti e dilemmi etici da non sottovalutare. E, fidatevi, questo video potrebbe cambiare totalmente le vostre percezioni sull'intelligenza artificiale. O forse no. Ma comunque, vale la pena parlarne.

Il 13 giugno 2024 il Parlamento Europeo ha varato il cosiddetto AI Act. 144 pagine di testo mirate a regolamentare lo sviluppo e l'utilizzo delle intelligenze artificiali a livello comunitario. Questa legge è il primo quadro giuridico mai realizzato sull'IA a livello mondiale, nonché la prima a prendere in considerazione che l'IA in quanto tale possa rappresentare anche un pericolo.

In tal senso, l'AI Act riconosce quattro livelli di rischio delle intelligenze artificiali, dal più trascurabile al più preoccupante. Il rischio minimo riguarda le IA più usate, quindi assistenti vocali, filtri antispam o algoritmi dei vari social network. Il rischio limitato, altresì detto di trasparenza, interessa le IA che possono fingere o tramite le quali si può fingere di essere umani, quindi i chatbot e le intelligenze artificiali generative, che possono favorire truffe e potenzialmente rimpiazzare artisti e professionisti.

Il rischio elevato, invece, ha a che fare con IA con contesti e settori ben specifici, trasporti, ospedali, scuole, assistenza giudiziaria, risorse umane, servizi pubblici e bancari, gestione delle richieste d'asilo. Per l'UE, in questi casi, le IA vanno a prendere decisioni dirette su degli esseri umani e perciò necessitano di un controllo umano. Per finire, il rischio inaccettabile considera le IA che minacciano e manipolano gli umani, come sistemi per valutare il punteggio sociale, identificazione biometrica in tempo reale e qualsiasi strumento abbia un impatto cognitivo sulle categorie vulnerabili, come i bambini. Tipo un pupazzo che incoraggia il nipote di zio Turiddu a muovere un esercito alla conquista della sua scuola elementare.

Insomma, la piramide del rischio delle IA IACT non prende in considerazione il fatto che le macchine possano ribellarsi, quanto piuttosto che facciano esattamente quello che chiediamo loro. Ed è proprio qui che ci si apre un mondo di possibilità inquietanti.

In parole povere, un'intelligenza artificiale è una tecnologia che permette a una macchina di svolgere compiti e simulare i comportamenti degli esseri umani. Per far funzionare un'IA bisogna innanzitutto individuare un problema, determinare il risultato che si vuole ottenere e scegliere un set di dati da cui l'IA stessa deve attingere. Il nostro, ormai, è un mondo fatto di dati e più dati un'intelligenza artificiale ha da analizzare, più è in grado di prendere decisioni per noi sensate. Ma proprio perché questi dati vengono prodotti da noi umani, c'è il rischio che le intelligenze artificiali, in un certo senso, pensino come pensiamo noi.

Sulla base di questo assunto, l'MIT di Boston ha elaborato un database che caratterizza circa 700 rischi dell'IA in sette livelli. Se sovrapponiamo questi livelli alla piramide del rischio delle IA IACT, otteniamo dei gradi di pericolosità crescente che vanno da 1, il meno pericoloso, a 7, che rappresenta il pericolo massimo. In questa scala, la pericolosità è data dalla controllabilità del rischio, cioè dalla capacità umana di porre un qualche freno alle IA. Prima di cominciare, forse, non vi farà piacere sapere che al momento ci troviamo da qualche parte tra il quarto e il quinto livello. Ma vediamo cos'è che significa tutto questo.

In quanto basata su dei dati umani, un 'intelligenza artificiale può produrre una spiacevole conseguenza di scriminare le persone, arrivando a escluderle da alcuni meccanismi della società. Per esempio, se la Evil Lectio Corp volesse assumere 10 dipendenti e delegasse questo compito a un sistema di risorse umane automatizzato, è possibile che questo prediliga a priori candidati bianchi, sui 35 anni, sbarbati, nonostante il sistema stesso non sia stato impostato per fare preferenze simili. Il problema è che l'IA della Evil Lectio, in base ai dati che gli sono stati dati in passato, potrebbe essere portato a dare più peso all'aspetto di un candidato che alle sue qualifiche. Proprio come potrebbe fare un umano. Ragionando per assurdo, un'IA potrebbe negare un mutuo o far arrestare una persona. In realtà, già nel 2021 in Massachusetts, l 'IA della Safe Rent Solutions, una sorta di agenzia che permette di recensire affittuari e inquilini, aveva rigettato le richieste di affitto solamente di persone nere.

Ma portiamo questo concetto all'estremo. Se un'automobile a guida autonoma si trovasse su un rettilineo e all'improvviso si lanciasse una vecchietta sull'attraversamento, cos'è che farebbe? Sterzerebbe per evitare la vecchietta, rischiando di uccidere qualcun altro sul marciapiede, o valuterebbe che alla vecchietta non manca molto da vivere e che quindi è preferibile uccidere lei piuttosto che qualcun altro nelle vicinanze.

Inoltre, è inevitabile che certi sistemi di intelligenza artificiale siano più costosi di altri e che quindi non tutti possano permetterseli. Immaginiamo un sistema di domotica fantascientifico che è in grado di capire cosa ci manca nel frigo e nella dispensa. È capace di acquistare di conseguenza quel che ci serve online e di farcelo arrivare a casa, risparmiando un sacco di tempo. Per lo meno inizialmente, questo sistema sarà costosissimo. Chi potrà permetterselo renderà meno stressante la sua giornata, ma chi non avrà i soldi per comprarlo non beneficerebbe di una cosa che sa che esiste e che gli migliorerebbe la vita. Provate a riportare questi assunti in ogni ambito della società, dal sistema sanitario a quello educativo. Non è il massimo, vero?

Che le si progetti o meno, con scopi malevoli, l'utilizzo delle intelligenze artificiali può effettivamente portare alla violazione di privacy e diritti. Tanto per cominciare, non è da escludere che un'IA possa inavvertitamente divulgare dati o informazioni personali, magari gli stessi che la Evil Lectio Corp ha estrapolato dai suoi dipendenti per «allenare» le sue risorse umane e artificiali, oppure, ancora peggio, quelli di un'amministrazione pubblica.

Contestualmente, si può dare in pasto a un 'IA generativa o un testo protetto da proprietà intellettuale e questa potrebbe replicarlo e distribuirlo aggirando il copyright, oppure persino una voce. Nel maggio del 2024, l'attrice Scarlett Johansson ha accusato ChatGPT di aver creato un assistente vocale, Sky, dotandolo della sua voce. Secondo OpenAI, la società madre di ChatGPT si trattava soltanto di una forte somiglianza, ma l 'azienda ha poi rimosso l'assistente vocale.

Ancora, un hacker potrebbe istruire un'intelligenza artificiale a compiere un attacco informatico di uno o più individui, di un'azienda o di uno Stato. Allo stesso modo, un'intelligenza artificiale, se presenta delle falle, può venire a sua volta attaccata da qualche hacker e da lì manipolata per agire in maniera malevola, ad esempio rubando dati.

Questi rischi nel mondo contemporaneo sono sempre più frequenti e per difendersi è bene dotarsi degli strumenti giusti, come NordVPN, lo sponsor che ringrazio, come sempre, per permettere la realizzazione di questi video a tema informatica e tech. Le truffe, ad esempio, possono presentarsi sotto forma di siti web fasulli o file che, in realtà, una volta aperti o scaricati, contengono malware capaci di infettare i vostri dispositivi. Grazie a Threat Protection, NordVPN vi mette in guardia in anticipo, mentre protegge la vostra connessione quando siete connessi a rete Wi-Fi pubbliche di piazze, aeroporti o hotel, fino a un massimo di 10 dispositivi contemporaneamente. Se poi la vostra mail associata all'account NordVPN dovesse malauguratamente finire nel Dark Web, NordVPN ve lo notificherebbe all'istante, permettendovi di prendere tutte le contromisure necessarie. E se siete all'estero e volete utilizzare una qualsiasi IA bloccata nel paese in cui vi trovate, potrete sempre ricorrere alla geolocalizzazione, mascherando il vostro indirizzo IP, infatti, potrete connettervi a uno dei più di 7100 server di NordVPN sparsi in 118 location diverso. La geolocalizzazione vi aiuta sia a usufruire di contenuti che magari non sono disponibili in Italia o all'estero e anche ad evitare le discriminazioni di prezzi, quel fenomeno per cui i beni e i servizi costano di più in base al livello di ricchezza dello stato in cui li si acquista. Il tutto nel totale rispetto della vostra privacy, perché NordVPN non conserva i vostri dati, né avrebbe la possibilità di farlo. Per sfruttare tutte le potenzialità di NordVPN e iniziare a dare finalmente valore alla vostra privacy, vi basta cliccare sul link in descrizione per ottenere uno sconto esclusivo targato Nova Lectio.

Ora, passiamo al livello successivo. Qui c'è poco da dire. Abbiamo già parlato ampiamente della disinformazione online e dei metodi con cui è possibile crearla e diffonderla, e farla anche franca. Quando un'IA arriva a produrre in maniera efficiente migliaia di account falsi, per manipolare l 'opinione pubblica e diffondere fake news e deepfake, diventa tutto più comodo. Lo stesso microtargeting, cioè quella strategia di marketing che personalizza gli annunci in base a dati e comportamenti individuali, rappresenta un rischio, così come lo sono la sorveglianza di massa e le tattiche di cyber-guerra, che includono l'utilizzo di malware intelligenti capaci di distruggere interi sistemi informatici, ma anche l'impiego di sistemi LAW, che sta per Lethal Autonomous Weapons, cioè armi come alcuni droni che individuano da sole i loro bersagli. Questa realtà, purtroppo, la stiamo già vivendo, e il prossimo livello potrebbe già rappresentare un punto di non ritorno.

È arrivato il momento di gloria di Turiddu. Suo nipote, facendosi scrivere il tema d'italiano da chat GPT, sta, uno, affidandosi a una macchina e, due, sacrificando la sua autonomia. Lo so, pensate di stare ascoltando il classico discorso da boomer, eppure non c'è libro o articolo sulle intelligenze artificiali che non citi il rischio, per l'uomo, di vedere erose le sue capacità decisionali e il suo spirito critico nei campi più disparati. A tal proposito, l'MIT indica due sottorischi diversi. Il primo è riconoscere all'IA delle caratteristiche umane, arrivando a fidarsi di lei come fosse un'amica, diciamo, e in casi estremi a prendere decisioni da lei suggerite. Nell'ottobre del 2024, ad esempio, una madre ha fatto causa a Character AI, chatbot che, secondo lei, avrebbe spinto suo figlio di 14 anni a isolarsi e poi a suicidarsi. Il secondo sottorischio riguarda la dipendenza che si potrebbe sviluppare nei confronti di una o più intelligenze artificiali, sia a scuola ma anche a casa e al lavoro, per delegare compiti noiosi o creativi.

Ed è da questo livello di rischio che possiamo cominciare a parlare di «ci ruberanno il lavoro». Del resto, un'IA è più efficiente di un umano in quasi tutti i casi, lavora 24 ore su 24, senza stancarsi, non ha bisogno di cibo, tant'è che alcuni stimano che, entro il 2030, le IA rimpiazzeranno tra le decine e le centinaia di milioni di posti di lavoro a livello mondiale, e dentro il 2040 il 30% di tutti i lavori sarà automatizzato. In una visione utopistica, una completa automazione del lavoro vorrà dire reddito universale per tutti, ma, in una visione distopica, potrebbe significare che le macchine prenderanno il sopravvento.

L'eccessiva fiducia nei confronti di un'intelligenza artificiale può portare a considerare indiscutibile il suo giudizio, e se questo è pericoloso per dei singoli individui, lo è ancora di più quando l'IA viene utilizzata dal governo di uno Stato. L'uso delle intelligenze artificiali potrebbe favorire censura e sorveglianza, negare servizi pubblici a determinati individui e, in sostanza, fare gli interessi di un gruppo ristretto. Già nel 2018 si era cominciato a parlare di "dittatura dell'IA", concetto introdotto da niente di meno che Elon Musk. Tutt'oggi, Musk è contrario alla decisione di Sam Altman, CEO di OpenAI, di trasformare la società, nata come organizzazione di ricerca no profit, in un'azienda vera e propria nell'immediato futuro.

La preoccupazione di Musk sta nel fatto che l'obiettivo primario di OpenAI è la creazione di un AGI, un'intelligenza artificiale generale. Sia nel mondo della fantascienza che in quello reale, un AGI sarebbe una macchina capace di superare le capacità umane in ogni campo e, secondo esperti del settore ed ex-dipendenti della stessa OpenAI, non è da escludere che potremmo vederne emergere una già nel 2028. E sembra una cosa secondaria, ma non lo è.

Per funzionare, le intelligenze artificiali non mangiano, è vero, ma necessitano di server e di energia. Più le IA diventeranno potenti, più ci sarà bisogno di materiali come nickel, cobalto e litio per realizzare le CPU e maggiore sarà il calore prodotto dai datacenter, che richiederanno dunque sistemi di raffreddamento sempre più energivori. Il rischio è che le AGI vengano sviluppate soltanto da paesi geopoliticamente rilevanti come Stati Uniti e Cina, i pochi che avrebbero fondi e risorse necessarie, creando un divario ancora più grande con il resto della comunità internazionale, ma potenzialmente anche delegando le proprie decisioni in materia bellica alle stesse AGI.

Nel 2020, il programmatore americano Brian Christian pubblicava un libro destinato a far discutere. The Alignment Problem. Il problema dell'allineamento è il seguente. Non sappiamo se una volta nate le AGI rispetteranno le famose tre leggi della robotica di Asimov per cui, in teoria, non possono arrecare danno all'uomo. In altre parole, non sappiamo se sia possibile allineare un AGI ai nostri obiettivi. Qualora non ci riuscissimo, ci troveremmo di fronte a due scenari. Il primo più fantascientifico, delle AGI totalmente non allineate, capaci di perseguire i propri imprevedibili scopi, sviluppare capacità come farsi la guerra, pianificare strategie e riprodursi, e diventare senzienti al punto da chiedere dei diritti. Il secondo scenario più probabile è anche quello più inquietante, cioè quello di un AGI male allineata, che persegue sì i nostri scopi ed è programmata in tal modo, ma lo fa in maniera poco ortodossa o iperutilitaristica. Immaginiamo di chiedere a un AGI un'unica cosa, produrre quante più graffette per fogli possibili. È assurdo queste AGI potrebbe decidere di estinguere il genere umano perché questo potrebbe, eventualmente, scegliere di spegnerla, impedendole così di produrre le graffette o perché i corpi umani contengono atomi potenzialmente convertibili in graffette. In sostanza, le AGI delle graffette lavorerebbe per un futuro con miliardi di graffette e zero esseri umani.

Secondo Nick Bostrom, il filosofo che ha descritto proprio questo esperimento mentale, scenari simili potrebbero verificarsi qualora a lei A non venisse specificato il valore della vita umana che deve essere prioritario. Ma qui torniamo al problema del livello 1. Chi è che sceglie a cosa dare priorità? Beh, sempre noi umani. Per ora. Ne deriva che la pericolosità di un IA sta sia nelle intenzioni di chi la progetta sia nelle sue capacità. E forse, di tutti i rischi dell'IA, quello che dovrebbe più preoccuparci sono proprio le intenzioni di chi le progetterà in futuro.

In chiusura ringrazio ancora una volta NordVPN, lo sponsor che ha reso possibile la realizzazione di questo video e vi ricordo che trovate il link in descrizione. Ciao a tutti.