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Sicilia in emergenza, sempre meno acqua e reti colabrodo - PresaDiretta 13/04/2025

Rai12:54

Transcription

Quelle che vediamo in blu sono le medie climatologiche di riferimento. Sono su base trentennale e in rosso invece sono le disponibilità di risorsa idrica degli ultimi 4 anni, quindi 2021-2022, in cui si è registrato il record negativo sulla disponibilità di risorsa idrica. Ha iniziato da qui. Lui è Stefano Mariani, ricercatore dell'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che si occupa di monitorare lo stato di disponibilità idrica nel paese.

Purtroppo la situazione è cambiata rispetto al passato. Se andiamo a vedere la disponibilità di risorse idrica, ormai da anni quello che si vede è un trend in decrescita della disponibilità di risorsa idrica a livello nazionale. Perché succede? Il cambiamento del clima ha fatto sì che siano aumentati, da analisi fatte, gli eventi di siccità estrema che colpiscono il nostro paese. Ricordiamoci che l'Italia è al centro del Mediterraneo, che è uno degli hot spot della crisi climatica e quindi abbiamo maggiori probabilità di siccità di tipo estremo che vanno a interessare più aree del paese rispetto a quanto succedeva nel passato.

E questa cartina nel bollettino settimanale fa capire chiaramente quali siano le aree più a rischio di carenza idrica. C'è un'area completamente rossa, che è quella della Sicilia. Abbiamo visto, ad esempio, in Sicilia un meno 25% di disponibilità di risorse idrica rispetto al trentennio climatologico di riferimento, quindi che è tanto. E quindi andiamo in Sicilia per capire come si stanno preparando ad affrontare la prossima estate.

A Palermo, negli uffici della Protezione Civile, incontriamo il coordinatore della cabina di regia per la siccità della Regione Siciliana, Salvatore Cocina. C'è una forte anomalia di distribuzione idrica sulla costa ionica, forti concentrazioni di pioggia, addirittura 400 mm. E di contro, in Sicilia occidentale, c'è una carenza di risorse idriche negli invasi. Parliamo del palermitano, l'agrigentino, gran parte del nisseno e il trapanese. Quindi esistono due Sicilie: una ad alto tasso di precipitazione che ha portato a ben due alluvioni, come quelle su Messina e Catania a gennaio e febbraio 2025, e l'altra caratterizzata da siccità estrema dove bisogna conservare l'acqua.

Ci dirigiamo quindi in Sicilia occidentale verso la provincia di Trapani. Io da circa 30 giorni che vengo qua tutti i giorni e sto filmando quello che succede giornalmente. E cioè che la... Lui è Rocco Mangaracina, un agricoltore dell'area di Castelvetrano. Qui siamo ai piedi della parete di sbarramento della diga Trinità, una struttura a uso agricolo costruita tra il 1954 e il 1959 e che serve un'area di 2500 ettari di colture. E il motivo per cui Mangaracina viene qui ogni giorno è... Vediamo che c'è tutto verde, è pieno. Poi scendo qua sotto, quindi alle spalle alla parete della diga, e poi comincia a sentire questo rumore. Si vede la pressione dell'acqua che si sta... sta uscendo dalla diga. Ora, non è neanche calcolabile capire quanti metri cubi d'acqua si perde ogni minuto, ogni ora.

Ma questo perché la diga non può essere utilizzata a regime? Esattamente. Per oltre che a regime, non può essere utilizzata sopra un tot di metri cubi per via della mancata manutenzione. Per via della mancata manutenzione, mancato collaudo. L'acqua viene sversata perché la struttura non è mai stata collaudata in 70 anni. Pertanto, se dovesse riempirsi oltre un certo livello, si rischierebbe un crollo della parete e per questo motivo bisogna sversare milioni di litri di acqua a mare. Acqua che servirebbe a nutrire il bestiame e irrigare i campi.

Il problema principale è che l'acqua che si sta perdendo ora è l'acqua che poi sarà fondamentale, sarebbe fondamentale nel periodo estivo. Certo. Cioè, venire qua a vedere che quest'acqua viene sprecata adesso, per noi agricoltori, è una sconfitta enorme.

I danni all'agricoltura causati dalla carenza idrica hanno messo in ginocchio un intero settore. Ce lo conferma Francesco Ferreri, presidente della Coldiretti Sicilia. Quello dove io sono più preoccupato è la perdita del potenziale produttivo di una regione, dal comparto vitivinicolo al comparto olivicolo, comparto zootecnico, cerealicolo. Abbiamo avuto quasi più del 70% di danno sulle foraggere. Chi doveva piantare, ovviamente, quello che è il grano, perché i terreni erano quasi di cemento, quindi non si riuscivano a scassare e soprattutto non si riusciva ad avere l'acqua per poterli portare avanti.

Questa diga, quanto è importante, insomma, per l'area circostante? È importantissimo, è fondamentale. Considerate che la buona parte di questa diga serve per irrigare una grandissima produzione vitivinicola e olivicola del territorio. Parliamo della provincia di Trapani, che è la prima provincia vitata in Italia. Questa è una pianta che, ad esempio, rispetto a questa, già sta subendo i primi sintomi dello stress idrico perché si vede proprio che è più lasca, quindi ci sono meno rami.

Questi sono gli oliveti di Rocco Mangaracina, un appezzamento da 26 ettari dove si coltiva la varietà della Nocellara del Belice, un'oliva che produce ben due prodotti DOP, due eccellenze. Mangaracina possiede oltre 5.000 piante. Questa, come altre piante, è lo stress idrico. Se tu stressi l'oliva per olio, la stessa nel periodo estivo, l'olio non sarà più extravergine, quindi l'olio si declassa da extravergine a vergine. Danno economico enorme, enorme. E questa, prima che si riprenda, ci vuole un po'. Enorme. Si riprende, ci vuol anni.

E quindi, per adeguarsi alla carenza idrica, che cosa hanno fatto? Ci siamo inventati, appunto, degli impianti a goccia che praticamente utilizzano meno acqua rispetto ai tradizionali impianti. Sono questi di qua. Si parla di un 100 litri, quando gli altri ne consumano anche fino a 10 volte. E vi è bastata? Non c'è bastata evidentemente, perché le nostre produzioni, si è vista, si è visto un crollo sostanziale del 50-40% rispetto a un'annata normale media.

Nel nostro paese, negli ultimi 2 anni, e quindi nel 2024 e nel 2023, siccità e tematiche legate agli eccessi d'acqua hanno generato per le sole mancate produzioni danni per 30 miliardi di euro. Massimo Gargano è direttore generale dell'ANBI, l'associazione dei consorzi di bonifica, gli enti cioè che si occupano della distribuzione dell'acqua, in particolare delle dighe, ci lancia un allarme importante. Dobbiamo avere la cultura dell'economia della manutenzione delle nostre infrastrutture e la Sicilia è un caso emblematico. Non voglio parlare della diga Trinità di Castelvetrano, che ogni giorno versa in mare 100.000 metri cubi di acqua per mancata manutenzione, per sciatteria amministrativa. Questo è il problema.

In Sicilia, quello delle dighe è un problema storico. Sono addirittura sette quelle definite come grandi incompiute: Trinità, Deueri, Cimino, il fiume Verdura, abbiamo citato la diga Gibbesi. E dobbiamo... Sono tutte opere incompiute. Cioè, questo sta... E questo succede oggi. Questo succede oggi. Queste erano state programmate da questo paese con una visione dalla Cassa del Mezzogiorno. Quindi, negli anni '70, le istituzioni dissero: "Il Mezzogiorno va incontro alla desertificazione e bisogna che tutto il paese faccia un grande sforzo verso questa parte d'Italia". Già si sapeva. Alcuni la utilizzarono bene questa tecnica, altri no, altri meno. Gli amici siciliani hanno fatto meno. Il conto è arrivato.

Siamo nell'entroterra della provincia di Palermo, a Blufi, insieme a Giuseppe Amato di Legambiente Sicilia. Vedete, c'è il primo viadotto, il secondo viadotto, viadotti fatti, la strada non c'è. È un'area di incompiute questa qua. Sì, sì. Stiamo andando a vedere la più grande delle dighe incompiute siciliane e questo è ciò che rimane del cantiere della diga. Ideata nel 1964 e mai terminata. Mi chiedo: come si fa a bloccare un cantiere lasciando questo ben di Dio? Queste sono cose che un tempo costavano. Qua ci sono soldoni. Se la diga fosse piena oggi, noi saremmo pienamente sott'acqua perché il limite dell'acqua nella diga è dato da quel muraglione che vedete là. Là dentro c'è il troppo pieno della diga. La grande incompiuta di Blufi è costata fino ad ora circa 260 milioni di euro e questo è il risultato. Oggi è chiamata la diga del nulla.

Dove vivo io, a Nociazzi, che è un piccolo borgo di Castellana, acqua diretta da sempre. Quest'anno noi abbiamo dovuto mettere 70-80 famiglie, siamo no, 120 abitanti in una frazione in alto a 1000 metri. Siamo ricorsi ai serbatoi perché ci hanno razionato pure l'acqua. Pino Di Martino è stato sindaco di Castellana Sicula, un comune dell'area che avrebbe giovato moltissimo dell'acqua della diga di Blufi, ma ha visto da vicino come il malaffare e la malagestione dell'intera operazione abbiano compromesso tutto. Mi hanno chiamato, "Vuole venire a vedere?". Io non c'ero mai stato. L'ingegnere capo mi accompagnò, ho visto tutti i lavori. Ma qua c'è un bordello. Dopodiché si bloccano i lavori. Ah. E perché nel frattempo si capì che era arrivata la mafia. Questa opera rappresenta la vergogna più assoluta di sperpero di denaro pubblico per un'opera incompiuta e per un territorio abbandonato.

Oltre alla diga di Blufi, esistono infrastrutture che sarebbero complete e potrebbero funzionare perfettamente, ma l'incuria di anni e anni le ha rese inutilizzabili. Ne è l'emblema la diga di Comunelli, nell'area di Butera, in provincia di Caltanissetta. I detriti trasportati dall'acqua si sono accumulati nell'invaso riducendone la capienza quasi a zero. Il fenomeno si chiama interrimento e in questo caso gli effetti sono visibili a occhio nudo. L'acqua vicino allo sbarramento è profonda solo pochi centimetri.

Siamo in macchina con Silvio Trovato, attivista e consigliere comunale di Troina, paese di circa 9.000 abitanti in provincia di Enna. Qua, a che altezza siamo qua a Troina? A Troina è 1120 metri sul livello del mare. Siamo altissimi. Siamo in montagna. Siamo in alta montagna e andiamo a vedere una diga d'alta montagna. Andiamo a vedere quella che viene definita la madre delle dighe siciliane. Ci sta portando a vedere la diga Ancipa, una infrastruttura costruita tra il 1950 e il 1952 allo scopo di produrre energia elettrica e che costituisce una delle maggiori risorse per l'approvvigionamento idrico della Sicilia Centrale, fornendo acqua potabile a 13 comuni della provincia ennese.

L'acqua ha praticamente raggiunto il limite, è piena. Sì, diciamo di sì. Mancheranno ancora qualche metro. Qualche metro, sì. Dovremmo essere intorno ai 25 milioni di metri cubi quest'anno. Tutto quello che vedi di acqua non c'era. C'era, non c'era niente. C'era solo un po' d'acqua davanti al muro qua davanti. Eh, stavate in piena siccità, quindi assolutamente. Erano rimasti circa 200.000 metri cubi di acqua. La risorsa era talmente scarsa che nei comuni di Enna e Caltanissetta si è arrivati a livelli di razionamento da terzo mondo. L'acqua veniva data ogni 7 giorni. L'ultima... Siamo stati... Ogni 7 giorni? Sì. Un giorno a settimana c'avete l'acqua? Giorni? Sì, più o meno. Sì, ogni 7 giorni. Io sono riuscito ad avere 2 ore d'acqua dopo 12 giorni.