Transcription
Mi autorizza a intervistarla, quindi a registrare una conversazione?
Va bene. Ok, va bene, signor Agostinelli. Che ruolo ricopriva lei in procura nel 1985?
All'epoca ero commesso giudiziario.
Era commesso giudiziario e la mattina del 10 settembre 1985, quando arrivò la triste, la purtroppo tristemente nota busta indirizzata alla dottoressa Della Monica. Sì, lei era ovviamente sul posto di lavoro. Che cosa può raccontarmi di questa, di questa busta? Che ruolo ebbe lei nella vicenda?
Dunque, noi la mattina andava un collega alle poste in via Pellicceria a prendere con un borsone o due borsoni la posta che ci veniva, perché non ci veniva portata in ufficio, ma si doveva andare noi a prenderla all'ufficio postale.
Grosso modo, verso che ora succedeva questo?
La mattina. La mattina, 8:30, un quarto alle 9.
Perfetto. Per cui verso le 9, 9:30 la posta era in ufficio e io e i miei colleghi cominciavamo ad aprire la posta, aprirla e timbrar in data odierna, naturalmente.
Ok. Salvo, salvo le le le buste quelle riservate, si lasciavano chiuse e si portavano direttamente in segreteria.
Perfetto. A un certo punto, del del dell'apertura di queste buste, mi capita fra le mani una strana busta che, appunto, strana. Appena la questa str... Sì, perché era la solita busta scritta con le, le, se non ricordo male, con le lettere di di un giornale, indirizzata dalla dottoressa Silvia Della Monica.
Esatto, esatto. Se non ricordo male, sì. E e però in questa busta non c'è, non c'era un foglio normale. Al tatto mi sembrava ci fosse qualcosa di morbido.
Ok. Quindi la prima impressione che ebbe prendendola in mano e vedendo che era strana, è che ci fosse qualcosa di morbido all'interno?
In questo primo involucro. Sì, in questo primo involucro.
A quel punto?
A quel punto presi questa busta. Siccome ora qui ci sono diverse, diverse, cioè diverse, un paio, un paio di, di come si può dire, cose diverse. Cioè, uno dice una cosa, uno dice un'altra. Se, se io, se io non ricordo male, che non ricordo male, ancora in ufficio la Silvia Della Monica non c'era.
Eh, sì. Risulta, risulta così. Anche lei dice che non c'era, insomma, la vulgata ufficiale dice questo, che lei in quel momento non c'era.
Lei non c'era in quel momento. Allora, però io questa busta, siccome la cosa mi sembrava strana, prendiamo questa busta. Sono andato da, al primo dirigente, il Dottor Raffaele Bianco. Sì, che purtroppo è deceduto.
Eh, sì. Questo mi sembra di ricordare così, che, che sia deceduto. Sì, sì, sì, sì, sì. Ho sentito la moglie tempo fa, mi disse: "Mi dispiace, mio marito non c'è più, purtroppo".
E siccome, come sa, come lei sa benissimo, nei turni dei magistrati ci per quattro o cinque giorni di fila è di turno un magistrato che poi viene, ogni quattro-cinque giorni viene cambiato. Certo. E i reati, i reati che sono commessi in quei giorni vengono affidati a quel magistrato. Salvo, salvo reati particolari.
Benissimo. È chiaro questo?
Chiarissimo. E in quel periodo, se non ricordo male, il magistrato di turno era il Dottor Gabriele Chelazzi.
Certo. Sì, mi risulta.
Le risulta?
Sì, e mi risulta anche a me. Eh, beh, certo. Allora abbiamo, siamo andati io e il Dottor Bianco dal magistrato Dottor Gabriele Chelazzi, che purtroppo è morto pure lui.
Eh, sì. Anche lui da un bel po'. Lui, lui è morto a Roma, un infarto, qualcosa del genere.
Sì, una morte fulminante, disgraziatamente. Sì, sì, sì, sì, sì. E gli abbiamo fatto vedere questa busta. A questo punto, in questo, chiedo scusa, in questo, dal momento in cui arriva la busta, lei si accorge, chiama Bianco e decidete di andare dal Dottor Chelazzi. Cosa sarà passato? Un quarto d'ora, 10 minuti?
Ma sì, più o meno. 10 minuti, un quarto d'ora, 20 minuti. Ma sì, sì, una roba del genere.
Perfetto. Capito. A quel punto, io della busta non ne so altro. L'ho lasciata al Dottor Chelazzi.
Mettibilmente, quando è arrivata la dottoressa Della Monica, l'ha presa in carico. Se l'hanno portato alla squadra S, se l'hanno portato alla medicina legale. Io ricordo che a noi, però, aveva detto che ad aprirla fu lei, la prima busta.
Sì, fu aperta nella stanza del Dottor Chelazzi, perché nella prima busta, quando c'era scritto "per la dottoressa Silvia Della Monica", no, non si poteva aprire perché era, era indirizzata ad un magistrato e non si voleva aprire. Però, sentendo questo morbido, lento, quando siamo andato da Chelazzi, l'abbiamo aperta.
Sì. Quindi, per capire bene, voi siete andati da Chelazzi senza aprire la busta?
Chelazzi poi vi ha autorizzato ad aprirla davanti a lui?
Ad aprire. E quando l'abbiamo aperto, lì per lì, francamente, sembrava che dentro ci fosse un preservativo. Cioè, il primo involucro, cioè il secondo involucro all'interno del primo, sembrava un preservativo. Sembrava al tatto, sembrava un preservativo.
Al tatto. Ok. A quel punto, la, la, la, la lettera l'ha presa il Dottor Chelazzi e quando è arrivata la Silvia Della Monica, mente gliel'ha dato o l'hanno portato al SAM, l'hanno portato? Non lo so questo io.
Allora, io ricordo. Lei ci disse poi: "Io della busta poi non so più niente". Mi corregga se sbaglio. Mi ricordo che lei ci disse che il primo involucro, quello con le lettere, insomma.
Sì.
Apriste quel quel primo involucro. All'interno c'era un altro foglio di carto, di carta, no, apparentemente di carta, nel senso, lei mi disse un materiale simile a una pergamena.
Simile a una pergamena. Sì. Che all'esterno sembrava pure un po' unta. Ecco.
È quello che al tatto sembrava un preservativo, quel secondo involucro.
Ecco perché, ecco perché mi sembrava un preservativo, perché sembrava uno. Ok.
Quindi è il secondo involucro, quello che si trova subito dopo la busta vera e propria, la...
La...
Quindi quello che c'è all'interno di questo secondo involucro, voi non l'avete visto?
No, no.
Benissimo, benissimo, benissimo. Se saputo successivamente che era un lembo del seno della della povera Mori.
Certo. Capo. Certo. Ma la dottoressa Della Monica, poi, a un certo punto, è quel, è arrivata già quel mattino? Che le ricordo?
Sembra di sì. Mi sembra che si sia arrivata mattina. Mi sembra anche perché moralmente l'avrà chiamata.
E certo. No, anche perché, come le dissi l'altra volta, c'è poi un un documento, no, dove è lei, dove è lei, signora Agostinelli, che scrive al Dottor Chelazzi per riassumere un po' la situazione, che lui già conosceva benissimo, no? E insomma, riassumeva dicendo: "La lettera io l'ho aperta alle 9:45, su ordine, su indicazione della dottoressa Della Monica", che io immagino sia stata avvisata da Chelazzi. E Chelazzi ha preso questa...
Eh, perché se non c'era ancora lei, mi dice che all'apertura, che ricordo, che ricordo io, quando è arrivata la lettera, la dottoressa Della Monica non c'era. E neanche alla prima apertura, diciamo, all'apertura della prima busta.
Prima apertura. Perfetto, perfetto. Molto. Ora, io non so se Chelazzi ha chiesto l'autorizzazione alla, alla telemon, telefonicamente, per poter aprire questa busta. Questo io non lo, non lo so. O se l'ha attesa.
Certo. Oh, ma sicuramente l'avrà, l'avrà. Ma il problema era che noi la busta dovevamo darla a lui, perché lui era il magistrato di turno.
Eh, sì. È certo. È certo. Infatti, poi lui quel mattino lì invia, appunto, la busta col suo contenuto alla Scientifica di Firenze, dove faranno poi. Io, una volta consegnata la busta a lui, della busta io non ne so più niente. L'unica cosa che io so che dopo qualche giorno venne fisicamente a prendermi le impronte digitali.
Ecco, questo mi interessa capirlo, perché se ricordo bene, lei mi disse che, da quel che ricorda, le impronte digitali le presero solo a lei, per dire, agli altri, a me e al Dottor Bianco e al Dottor Bianco.
Agli altri incaricati che erano andati?
No, perché non l'hanno toccata la busta, perché non l'hanno toccata.
Certo. Più che altro, appunto, hanno preso le impronte per escludere le persone conosciute.
Certo. Certamente. Ehm, cos'altro volevo chiedere? Mi di... Per quanto riguarda questa notizia, al pomeriggio noi sappiamo che, insomma, è la Monica stessa a dircelo, che in procura c'è un po' il trambusto perché questa notizia si diffonde. Insomma, sì. Ecco, quindi a livello di diffusione all'interno della procura, si può dire che lo sapessero un po' tutti? No, ecco, questo mi interessa capire.
Non lo sapevano tutti. Lo, ora, i miei colleghi, non lo so se avevano intuito qualche cosa, però si sapeva. Io, Bianco, Chelazzi, dopo la Della Monica, il il procuratore capo, che all'epoca era, mi sembra, Pedata, se non ricordo male, o Pedata o Caraba.
M. Cantagalli. Poteva essere anche Raffaello Cantagalli.
Eha, Cantagalli. Cantagalli. Rollato Raffaello Cantagalli. Sì. E quindi, poi, posso, posso, posso fare una, una, un'osservazione? Ma come no? Certo. Ho visto vari, vari, vari documentari su questa storia e la cosa che mi ha dato noia, sì, è il fatto che qualcuno ha insinuato che si fosse implicato Pier Luigi Vigna in questa storia.
Eh, sì. Eh, sì. E questo mi dà un fastidio, questa, questo discorso, perché sento che, insomma, doveva essere particolarmente legato alla figura di Vigna.
Signor, non solo, non solo al Dottor Vigna, ma allo stesso, alla stessa Silvia Della Monica, alla stessa Margherita Cassano, che tutt'ora sento per telefono, che ricevete minacce. Anche perché, insomma, per le questioni dell'inchiesta su Spadaro.
Minacce? No, no, la dottoressa Cassan... Ah, sì. Eh, sì. Beh, insieme alla Della Monica. Sì, sì, insieme alla Della Monica. Sì, sì, sì, sì. Capito. Eh, già. A me questa storia che che viene fuori, che possa essere implicato Pier Luigi Vigna, francamente, no.
Eco. Che cosa può dirmi del Dottor Vigna? Insomma, non vedo in cielo né in terra. Lei conosceva le persone attorno a Vigna. Intendo la scorta. Poi le spiego anche perché le faccio questa domanda.
Sì, sì, sì, sì. Era un ragazzo, un carabiniere di Lecce, che era alla fine del mondo. Ok. Lanzillotto. Lanzillotto. Lanzillotto. Sì. Lanzillotto. C'era Nicola Cannone, che era l'autista. Sì. Poi chi c'era? Gliel'ho chiesto già l'altra, gliel'ho fatto chiedere già l'altra volta, ma lei non ricorda un certo Stefano Paoli.
Stefano Paoli? No, io di Paoli c'avevo un collega, ma si chiamava Mario. Mario. Poi, poi è andato a lavorare a Prato, alla Procura di Prato. Prato. Perché questo Stefano Paoli, insomma, io non lo conosco. Ecco. Le spiego perché questo Stefano Paoli, insomma, c'è qualcuno che pensa che sia, insomma, sospettabile seriamente per essere il Mostro di Firenze, no? E si sono dette un po' di cose intorno a lui, tra le quali, tra le quali, che, insomma, avesse lavorato, sia adombrato per un certo periodo anche come autista della scorta di Vigna, ma non c'è nessun riscontro.
Io ho sentito Lanzillotto, io ho sentito diverse persone intorno a Vigna. Lei stesso mi disse che in procura non aveva mai sentito questo.
L'autista, l'autista del Dottor Vigna era Nicola Cannone. Ecco. L'autista. Il Lanzillotto era la tutela, la tutela scorte. Tutela. Sì. Scorte. Come?
Mi disse appunto. Esatto. Anzi, il lotto. Quindi questo personaggio, tra l'altro, questo personaggio aveva pure dei precedenti penali. Cioè, la vulgata, Stefano Paoli. Sì. La vulgata vuole, no, per chi, diciamo, la propone, propone questo collegamento, è che Stefano Paoli lavorasse prima, si diceva in procura, poi si è un po' corretto il tiro, o in procura o in pretura o in questura, grazie alla sua amicizia con Pier Luigi Vigna, no, che gli avrebbe fatto questo favore, anche se aveva dei precedenti.
Vigna? Io non ci metto tutte e due le mani sul fuoco che non avrebbe mai potuta fare una cosa del genere. No, ma poi reputa plausibile che uno con dei precedenti penali numerosi venga... Scherziamo? Ma scherziamo? Ma scherziamo? A me sembra, guardi, io, io, io le dico una cosa soltanto. A un certo punto ci fu un concorso per autisti. Io conoscevo un ragazzo che lo reputavo, reputavo serio, e sicuramente era serio, però in gioventù ha fatto una cazzata. Certo.
Ragazzo giudiziario. Ecco, siccome c'era, no, si chiedeva con certificato penale, risultava questa cazzata, non potette fare il concorso per autista. E certo. Da, c'è una cazzata fatta da minorenne. Sì, sì, sì, sì. Ma ovvio. Perdono giudiziario. Quindi aveva pure ottenuto il perdono giudiziario. Quando gli altri autisti sono stati assunti e lui no. Gli ho fatto: "Ma perché?" Sono andato a sentire in ufficio e la segretaria mi disse: "Purtroppo, Francesco, ha un perdono giudiziario, non lo possiamo assumere". Ma ecco, ecco perché le dico che Vigna, se questo aveva precedenti penali, figuriamoci se poteva fare l'autista del Dottor. Ma anche secondo me, mi sembra assurdo. Stanno, stanno in cielo e in terra. Ma anche lavorare all'interno della procura, dell'apertura, della questura, scherziamo? Nemmeno, non scherziamo. Nemmeno. Non esiste.
Infatti, infatti. Capito. Visto che siamo sull'argomento, lei era sicuramente in procura anche durante il periodo delle famose lettere dell'anonimo fiorentino, se si ricorda.
Io sono, io sono entrato in procura a giugno del 1980. Non so a che anno si riferisce lei.
Primi anni '90. Primi anni '90. Sì, ero ancora in procura. Sì. Eh, perché sono passato in corte nel '94. Però non si ricorda di questo episodio, di questo personaggio anonimo che scriveva sia agli avvocati di Pacciani, che insomma, personaggi della politica, come il ministro Martelli, sia a Pier Luigi Vigna, e soprattutto ce l'aveva con Pier Luigi Vigna. Addirittura è lì che nasce la famosa P. St. Vigna, nel senso che ci sono dei sospetti su Vigna, perché questo anonimo progressivamente comincia a scrivere delle accuse nei confronti di Vigna, accuse che rimangono relegate, ovviamente, al contesto ignoti. Sì, al il contesto che merita, ovvero di un ignoto che scrive, quindi con l'attendibilità che ha pari a zero. No, anche, ma anche si ricordi, si ricordi una cosa, che tutte, anche le lettere anonime, la squadra SAM all'epoca le prendeva in considerazione, faceva una verifica. Sì, sì. Ma infatti fu poi, questo lo so perché poi fu poi indagata una persona per questa cosa, ma ne risultò innocente, insomma, a livello giudiziario. Però si intravedeva che era una persona che ce l'aveva più che altro con Vigna per...
Sì, ma molto realmente. Sì, c'era una persona, ma era, ma, ma, eh, ma lui più che più che scrivere lettere anonime, veniva a fare denunce in ufficio. Di che tipo? Eh, ma ce l'aveva con tutti. Ce l'aveva, ce l'aveva che lui era, lui era il, lui era il figlio di Gheddafi, che lui era cugino di, di, di, di, di, di Cubano, di Castro, di Castro. Capito? Cioè, era un mitomane, a poche parole.
Mitomane. Era un mitomane. E quando, e quando è arrivava in ufficio, lo si diceva. Ecco, si chiamava Stomeo. Ora che mi ricordo, si chiamava Stomeo. Stomeo. Ok. Però, però faceva denunce così generiche, strane, no? Qua era uno che si capisce che si era interessato sia al caso del Mostro, però prevalentemente ce l'aveva con Vigna per qualche motivo. Insomma, questa, quest, questa persona, questo anonimo, questo anonimo. Sì, sì. Ma non Stomeo, lo Stomeo era un'altra cosa. Sì, sì. No, ho capito. Era un mitomane, un po', insomma. Eh. Un mitomane. Ecco. Certo. Capito. Certo. E quindi di questo Paoli non ha mai sentito parlare?
Ma infatti, mi aspettavo che mi dicesse. Mi aspettavo che dicesse questo. Insanamente. No, ma anche perché, francamente, come si chiama? Stefani, Paolo. Stefano Paoli. Stefano. No, in procura, da quando c'ero io, dal 30 giugno 1980 al 19 di settembre 1994, questo Stefano Paoli non c'era. Lei si ricorda un episodio che è avvenuto intorno, siamo al 26 di giugno di settembre, viene, insomma, esce l'ANSA che comunica la notizia del fatto che era arrivata questa busta alla Monica, no? Dopo che in realtà, come mi conferma lei, tutti avevano mantenuto il segreto, no? Insomma, cercavano di mantenere il segreto. Di mantenerlo. Sì, certo, certo. Invece, in qualche modo, questa notizia uscì. Io ho sentito settimana scorsa l'autore dell'articolo, no, che veniva annunciato da questa ANSA, che era l'articolo su Epoca, che aveva l'esclusiva, e lui mi ha confidato che, dopo 40 anni, mi ha confidato che l'autore di questa uscita di notizie era Giorgio Sgherri, no, che aveva tanti agganci anche in procura, insomma, tante forme, come giornalista, come giornalista di cronaca. Darsi, come giornalista di cronaca, nel senso, però qualcuno all'epoca, i giornalisti che della giudiziaria erano i Vagheggi, Sgherri, c'era Del Gamba, c'era, c'era la Giulia, la Giulia Baldi. Certo. Che tutt'ora TG3. Certo. C'è la, la, la Franca Selvatici. La Franca Salvatici. Certo. No, qua, lui mi ha confermato che questa notizia, cioè, la prima volta che esce la notizia, esce perché questa ANSA comunica, del 26, comunica che il giorno dopo sarebbe uscito questo articolo su Epoca che ne parlava. Quindi esce, l'avrebbe dato lo Sgherri, e Sgherri sarebbe stato colui che comunicò la notizia a Epoca in anteprima. Quindi da qualcuno, da qualcuno. S. Qualcuno l'ha saputo. Francamente non saprei. Però anche che ci fosse qualcuno, a quel punto, al 26 di settembre, mi dice lei, la busta era già alla SAM o alla medicina legale? Eh, sì. Eh, ma non penso. Per cui, per cui la voce potrebbe essere uscita anche dalla, dalla questura. Eh, eh. Da noi, dalla procura, penso proprio di no. Ma le risulta così? Adesso le chiedo una sua opinione, o se lo sa. Le risulta che la dottoressa Della Monica fosse invece propensa a divulgare la notizia? Dal suo punto di vista? No, vero? No, no, no, non ce la vedo. Non ce la vedo.
Certo. È talmente una, un magistrato retto, corretto, che no, no, no. Ma infatti, anche perché la domanda gliela faccio, perché esiste una lettera in cui la Della Monica scrive a Cantagalli per chiedere più protezione, no? E spiega perché, dice: "Perché, insomma, sì, no, per dice, spiega, ci sono ancora delle inchieste tipo l'inchiesta Spadaro". La dottoressa Della Monica, la tutela l'ha sempre avuta. La tutela, l'ha sempre avuta. E tra l'altro, dal 10, c'erano quattro agenti che la scortavano 24 ore su 24. I. Cosa devo dire? Può darsi che c'è stato un periodo... [Musica] Che no, ma era per dire, se, per per capire cosa ne pensa lei in merito. Era per dire che questa lettera, no, che cosa dice? Chiede più protezione e dice il perché. Dice: "Perché ci sono delle inchieste di mafia a cui ho partecipato, che delle sono ancora in piedi, perché abbia ricevuto delle minacce". Esatto. Poi, "perché in procura gli uffici sono sempre in custoditi nel pomeriggio, mi fermo fino a notte tarda". Poi, "perché è arrivata questa lettera". E poi alla fine chiude con una frase, no, che dice: "Guardi, gliela leggo". Dice: "Ritengo opportuno sottolineare che mi sembra probabile che l'autore dell'anonimo, soprattutto in assenza di pubblicazione del suo gesto, possa compiere un ulteriore passo e possa mettersi in contatto con me, sia telefonicamente che di persona". Io qua non ci vedo una richiesta che venga pubblicata, altrimenti il mostro si mette in contatto con me. Ci vedo più che altro, poi mi dica lei, eh, che cosa pensa. Un'opportunità da cogliere. Dire: "Io sto chiedendo protezione". Tra i vari motivi c'è anche quello che ho ricevuto la lettera, perché comunque la percepisco come una minaccia. Però dal mio punto di vista, come no? Secondo me, no. Secondo me la lettera non era una minaccia. La lettera, la lettera era una sfida. Secondo me. Ok. Ma lei come vede questa frase? Come? Tenga presente, tenga presente che in quel periodo la dottoressa Della Monica e la dottoressa Cassano stavano facendo un'indagine su un grosso traffico di droga. Sì, sì. Questo, c'erano delle inchieste. Ma certo, grandissime, che poi finiscono addirittura in Svizzera per il riciclaggio di soldi. Sì, certo. Anche, anche perché, francamente, secondo il mostro non, non gli dava, non dava questo pericolo al magistrato. Quella era una sfida. Dice: "Guarda, io vi sfido". Ecco. Allora, perché lei, secondo, secondo il suo pensiero, la Della Monica è stata, insomma, presa così di mira, anche quando aveva già lasciato l'inchiesta? Perché lei non era mica più sull'inchiesta del mostro quando arriva questa lettera. Dire. E secondo me, secondo me, perché era il magistrato donna più conosciuto in procura. Cioè, a Firenze, la dottoressa Della Monica era abbastanza conosciuta. La Cassano era agli inizi. La Emma Buoncompagni era trasferita da poco. Per cui era il magistrato donna più conosciuto a Firenze. Secondo me, era stata presa, diciamo, di mira. Lei, poi, è stato anche un bel gioco del destino, perché la Della Monica era di turno per l'omicidio di Scandicci, di turno per l'omicidio di Bagnaiano. E ma anche, ma proprio per questo era conosciuta. Era, era conosciuta. Capito? Cioè, ma un certo, a, a uno dei due duplici omicidi, se non ricordo male, era di turno anche la dottoressa Buoncompagni, che ha lasciato subito l'indagine. Ah, questo non lo ricordavo. Di, però, non ricordo quale, quale dei duplici omicidi. Ma uno, uno era la Buoncompagni e un altro era il Dottor Izzo. Sì, Dottor Adolfo Izzo. Certo. Quindi esclude che questa rimando al fatto che il mostro l'avrebbe, secondo lei, l'avrebbe contattata in assenza di pubblicazione, se una richiesta di pubblicazione perché intimorita dal dal. No, no. Secondo, secondo me, l'ha richiesto protezione in più per le indagini che stava facendo. Certo. A livello, a livello, a livello di droga, perché quel in quel periodo viaggiava tanta di quella roba. E sì. Poi, appunto, è stata protagonista di un paio di inchieste, due o tre inchieste particolarmente di spessore, che insomma, non dormivano né giorno né notte lei e la Cassano. E lei lo dice, infatti, che si fermava a lavorare, appunto, fino a tarda. Eh, per quelle inchieste lì. Certo, certo. Pensi, pensi una sera, non so se era, era freddo, era gennaio, disse, era alle 8:00 di sera e disse alla sua tutela: "Disse, ora non dico il nome, glielo chiamerò un altro modo. Sì, dice Francesco, andiamo in macchina, tra 5 minuti si va via". Erano alle 8:00 di sera. Bene. Lei è scesa alle 3:00 di mattina. Cavolo. Per rendere, cioè, dal dal dal dal dal voglia di lavorare, fare le cose per bene. Sì, sì. Da. E da quanto era impegnata. Certamente. Da quanto era impegnata. Quindi questa cosa qua, pur essendo, per carità, sicuramente a un certo modo scioccante, perché è indirizzata a te con un contenuto particolare, però in mezzo a tutto questo caos in cui era già in mezzo per le inchieste di spessore in cui era protagonista, era una cosa, conoscendola, di questa storia, lei francamente, sì, ovvio, l'ha risentita, però forse non gli dare più di quello di quello che è. Perché le telefonate venivano, venivano tutte filtrate. Quelle dirette ai magistrati, le telefonate venivano tutte, tutte filtrate. Ecco. Le chiedo una cosa, non so se la sa, però questo gel, questo gli lo dire, perché tante volte ho sostituito il centralinista vero e proprio. Questo glielo dico così per esperienza. Le telefonate per i magistrati vengono tutte filtrate.
Ma secondo lei, all'epoca, poteva costituire un problema al fine di rintracciare un numero di telefono, no, la provenienza di un numero di telefono di una chiamata? Il fatto che la chiamata venisse da fuori Firenze, per la polizia, per l'ambiente investigativo, poteva, si poteva vedere da dove venisse la chiamata?
Quello sì, avesse l'azione telefonica, ovviamente. Però se un numero era sotto intercettazione telefonica, già di per sé, e riceveva una chiamata da fuori Firenze, si poteva risalire al numero esatto o solo al fatto che arrivava da fuori Firenze?
No, questo non glielo so dire. Bisognerebbe chiedere a un tecnico. Certo, certo. Non lo so. Non glielo so dire. L'unica cosa, appunto, so che per vedere i numeri bisognava stare, essere in sala intercettazione e però, vedi, vedevi soltanto, diciamo, la zona da dove, da dove, da dove veniva. Ok. Ok. Capito. Perfetto, perfetto. Veniva, se veniva da da Forlì, si vedeva il prefisso 0541 e il numero, però rimaneva, rimaneva Forlì generico. E poi, so, ci sarà stato modo con ulteriori analisi, forse, anzi, avendo andando, andando, se la telefonata era interessante, la questura c'è e faceva indagini particolari e forse riusciva a sentire alla SIP, che all'epoca c'era solo la SIP, e a individuare, a individuare il il chiamante. Ho capito. Però c'era, c'era tutto un lavoro dietro. Ho capito. Eh, beh, certo. Siamo, insomma, 40 anni fa. Eh. Oggi, no. Oggi basta guardare il cellulare. Questo mi chiamo da da da da da da CAN. Sì. E certo. Capito. E certo. All'epoca, no. Eh. Io la ringrazio davvero tanto, insomma, signor Agostinelli, per la disponibilità e per avermi concesso l'intervista. E insomma, le manderò il link della puntata in cui la manderò. Eh, quello mi farà piacere. Ecco, e anche perché, insomma, è il ricordo della persona che ha aperto quella maledetta busta, e quella maledetta busta, quel 10 di settembre maledetto. Ecco, e quindi è veramente prezioso. Quindi la ringrazio ancora. La saluto e spero di risentirla. Insomma. Grazie. Grazie a lei di aver chiamato. Comunque, se ha bisogno, io qua sono. Per cui, va bene. Grazie mille ancora, signor Agostinelli. Arrivederci.