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Benvenuti. Con la puntata di oggi comincia una nuova serie di sei documentari dedicati al Medioevo, un periodo famosissimo, ma in realtà non è così ben conosciuto del nostro passato. Tanto per cominciare, non sempre si pensa che il Medioevo è un periodo lunghissimo: mille anni, anche di più, da Costantino a Cristoforo Colombo. Dodici secoli, e dodici secoli durante i quali l'Europa è cambiata, è cambiata molto, continuamente. Ecco, se c'è un luogo comune sul Medioevo che è falso, è quello che si immagina un'epoca immobile. Il Medioevo cambia talmente tanto che, fra noi medievisti – io, per lettere, mi occupo di questo, del Medioevo – tra noi medievisti si scherza, ma non troppo, dicendo: il Medioevo in realtà non esiste. Il periodo che studiamo non esiste, perché sono periodi diversi messi insieme con questa etichetta. Lo statuto "Medioevo" dà anche un po' fastidio, perché è un'etichetta un po' insultante. "Medioevo" vuol dire l'epoca che sta in mezzo, come dire un'epoca che non vale nemmeno la pena di cercare un nome. L'idea è che sia stata un'epoca rosa, poco interessante, tra un'epoca meravigliosa, l'antichità, e poi c'è una nuova epoca meravigliosa, il presente, la modernità, e tutto quello che c'è sta in mezzo è un'epoca poco interessante. Ecco, a noi medievisti veramente dà un po' fastidio che si sia affermato questo nome, di cui però ormai non possiamo più fare a meno.
Medioevo è un'epoca che è stata chiamata così per motivi precisi, per motivi polemici, molto interessanti da vedere come è nato questo concetto. È nato già nel Medioevo. Spesso, quando a un certo punto si afferma una generazione di intellettuali, gli umanisti, innamorati della cultura antica – in realtà, gli intellettuali del Medioevo hanno sempre conosciuto la cultura antica, se ne sono nutriti, l'hanno studiata, l'hanno conservata per noi – però non avevano la smania di imitarla. Invece, nel Trecento, gli umanisti, andò la smania di imitare gli antichi, di scrivere come Cicerone. Cominciano a scrivere nello stesso latino di Cicerone, e poi rileggono i libri scritti nel passato, al tempo dei loro nonni, e si dicono: "Ma come scrivevano male in latino! Ma Dante, che latino scadente che scriveva!" Certo che era proprio un'epoca barbara, quella che c'è in mezzo tra l'antichità e noi. Poi ci si mettono gli architetti, gli architetti del Rinascimento, che riscoprono l'architettura antica, che vogliono fare anche loro le cupole. E quando diventano capaci di fare le cupole, insomma, guardano dall'alto in basso gli edifici che si erano fatti fino a quel momento, gli edifici moderni, quelle cattedrali medievali che noi amiamo tanto, a un certo punto vengono declassate: sono roba barbarica, questa architettura moderna, degna di barbari, degna dei Goti. "Architettura gotica" viene chiamata così per disprezzo. E poi arriva la Riforma protestante, e ci si mettono anche i protestanti, nel Cinquecento, a dire: "Noi finalmente ci siamo liberati dalla tirannide dentata dei frati! Ma per quanto tempo i cristiani sono stati ignoranti, superstiziosi, hanno obbedito al Papa per mille anni! Che epoca oscura!" Ecco così nasce questa leggenda di un millennio intero fatto soltanto di barbarie e di oscurità. E vedremo se questi sei documentari riusciranno a darci un'immagine un po' diversa, un potpourri di quel periodo straordinario che è stato il Medioevo. Buona visione. [Musica] [Musica] [Musica]
L'epoca medievale appare come una cultura lontana, diversa. La mentalità che orienta le scelte e definisce le identità, diversa. I meccanismi del potere, diversa la vita quotidiana e l'immaginario che alimenta la fantasia degli uomini. [Musica] Un'epoca in cui la religione ha un ruolo decisivo nel dare significato alla vita e alla realtà, ma nella quale coesistono altre forme di conoscenza, in un ampio spettro che va dalla magia alla scienza. [Musica] Le pratiche sociali e gli universi simbolici, le stratificazioni culturali e i valori, le tradizioni e le ossessioni: tutto questo compone il quadro sociale del Medioevo, saldato a una realtà politica, economica e istituzionale tanto lontana dalla nostra, ma nella quale possiamo riscoprire origini e discendenze dell'Europa di oggi. [Applauso] [Musica] A causa del sorgere e del tramontare dei segni, delle opposizioni e delle congiunzioni, degli aspetti benevoli e malevoli, accadono in questo mondo fatti diversi e contrari. I segni sono i prelati della Chiesa o i principi del mondo, già che invero da loro provengono tutti gli accadimenti di questo mondo: pace e guerra e ogni altra cosa. [Musica]
Il Medioevo è l'epoca del feudalesimo, di un potere che si fonda sulla proprietà della terra e che trae ricchezza dall'agricoltura e dall'allevamento. Il feudalesimo è una conseguenza di lungo periodo del crollo dell'Impero romano e rappresenta una fase di faticoso riassestamento politico. A fondamento del sistema feudale è posta la promessa di fedeltà che un signore, detto vassallo, pone nelle mani di un signore più ricco e potente, in cambio di benefici e protezione militare. L'essenza del sistema feudale sta in questo rapporto personale che si instaura tra due individui, tra un signore e un altro signore. Questo giuramento di fedeltà, vasta dichiarazione di fedeltà, si realizza anche attraverso una cerimonia che comporta, per esempio, il limite umano, cioè il mettere le mani nelle mani dell'altro, forma di affidarsi proprio all'altro, che poi si può concludere con il bacio, che è la forma più intima di un rapporto personale. [Musica] "Io mi servirò fedelmente, per quanto io saprò e potrò, con l'aiuto di Dio, senza inganno, frode, e con il consiglio e l'aiuto, secondo il mio ufficio e la mia persona, affinché quel potere che Dio vi concesse voi possiate conservarlo ed esercitarlo secondo la sua volontà e per la salvezza vostra e dei vostri fedeli." [Applauso] [Musica]
Un aspetto importante del feudalesimo è anche il suo legame con la religione. Il sigillo che la Chiesa appone a giustificazione di questo sistema: Dio, in fondo, è il signore per eccellenza, è il vero garante del mondo feudale e ne è al vertice. E sono i suoi rappresentanti sulla terra, principi e sovrani, che hanno il compito di far regnare la sua pace e la sua giustizia. Già da tempo la filosofia del Vangelo governava gli Stati, quando la forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata bene addentro nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli; quando la religione di Gesù Cristo, posta solidamente in quell'onorevole grado, fioriva all'ombra del favore dei principi e della dovuta protezione dei magistrati. [Musica] La società feudale sta insieme perché ciascuna delle parti che la compongono ha una funzione specifica: i potenti proteggono i deboli, che in cambio, con il loro lavoro, garantiscono il sostentamento dell'intera società. Una formula capace di dare corpo a un ordine ideale che va mantenuto e rispettato. "Quando procedevano concordi il sacerdozio e l'impero, stretti avventurosamente fra loro per amichevole reciproca assistenza di servizi, e un uomo di Dio come voi prometto di difendere e di sostenere sempre la fede della Chiesa, ordinata in tal modo la società reco frutti che più preziosi non si potrebbero pensare, dei quali dura e durerà alla memoria, affidata a innumerevoli monumenti storici che mi 1 artifizio di nemici potrà a falsare ad oscurare la discendenza. Impegna a rispettare quell'ora è molto bene, la Chiesa vi è riconoscere un umile servitore di te ti amo grazie al nostro Dio, ora e sempre, andate, vi ringrazio e altri soldi te li benedica Erin Gray, Signore vi accompagnano il serbo." [Musica]
L'idea di Dio che si può rintracciare nel Medioevo rileva aspetti particolari e specifici. Si tratta di un Dio che proviene dall'Oriente, un Dio che segna il passaggio fondamentale dal politeismo al monoteismo, un Dio che si può rappresentare visivamente, a differenza dello Yahweh ebraico e dell'Allah islamico, e quindi antropomorfo. Nell'Alto Medioevo l'idea di Dio è quella del Dio degli eserciti, per Dio vittorioso, del Dio che vince, che regna, che impera, che accompagna i missionari nella loro opera di evangelizzazione. È un Dio da temere, Dio potente, un Dio che non ha rivali. Nell'Occidente medievale, al di là di lui esistono solo falsi dèi. "Chi non confessa che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo hanno una sola natura o sostanza, una sola virtù e potenza, una sola divinità da adorare, sia in tre ipostasi o persone, sia anatematizzato e scomunicato." Infatti è Dio Padre, dal quale sono tutte le cose; uno è il Signore Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose; uno è lo Spirito Santo, nel quale sono tutte le cose. Questo Dio, che con Gesù si è fatto uomo e allo stesso tempo il Dio potente del Vecchio Testamento, un Dio di collera e di vendetta, ma anche un Dio buono, un Dio caritatevole; in ogni caso, un Dio inaccessibile che comanda l'universo, e attorno al quale si dividono due campi avversi: da una parte gli angeli e dall'altra i demoni. Dio che ha creato l'universo e ha subordinato agli uomini le cose terrene, ed ha ordinato gli elementi del cielo per la crescita dei frutti e l'avvicendamento delle stagioni, ed ha stabilito su di essi una legge divina. Questo Dio affidò la cura degli uomini, di ciò che è sotto il cielo, agli angeli, che a tal fine stabili… Successivamente, in particolare con lo sviluppo della proposta cristiana di Francesco d'Assisi e degli ordini mendicanti, l'idea di Dio è quella invece del Dio sofferente, per Dio di croce, del Dio che ci ama e del Dio da amare e da imitare nella figura di Cristo. Si delineano così due modi diversi di avvicinarsi a Dio: da un lato la fede come percorso di approfondimento razionale, mediato dai chierici; dall'altro il misticismo istintivo verso…
Nel corso del Medioevo questa idea si approfondisce e trapassa in quella del Dio che è dentro ciascuno di noi, che il Dio interiore è il Dio dei mistici, il Dio che dobbiamo riscoprire all'interno di noi stessi. Questa è l'idea, in fondo, della riscoperta anche dei valori dell'individuo che sono tipici poi del Rinascimento. Categoria fondamentale, elaborata in ogni epoca, segno profondo di una specifica mentalità e coscienza del mondo, è il concetto di tempo. Il suono delle campane degli edifici sacri scandisce le giornate: ogni momento viene accompagnato da particolari preghiere e funzioni religiose. I tempi della natura, il tempo scandito dal percorso del sole e i tempi della preghiera, ad esempio nei monasteri, erano, se non identici, almeno molto simili. E allora erano le campane delle chiese che davano la scansione della giornata anche del lavoratore, prevalentemente il contadino. Solo con la ritrovata centralità delle città dopo il Mille s'impone un tempo differente: il tempo del mercante, legato all'ascesa e all'affermazione di questa nuova figura sociale, un tempo preciso e calcolabile, lontano da quello sacro del calendario ecclesiastico; un tempo che trova nuovi modi di essere misurato e diviso in parti uguali. Al posto del tempo della Chiesa – forse non direi al posto, ma a fianco del tempo della Chiesa – cominciò ad affermarsi il tempo, diciamo, per citare Jacques Le Goff, il tempo del mercante. Ma non è solo il tempo del mercante, il tempo degli opifici è il tempo dell'attività nelle grandi città, dove ci sono quelle forme non solo di attività artigianale nelle botteghe, ma forme che potremmo definire preindustriali, pre-imprenditoriali. Un tempo che diventa quindi strumento a disposizione dell'uomo per organizzare al meglio il suo lavoro, la sua attività, le sue giornate. Ne coesistono di mobilità e cambiamento: il Medioevo si conferma epoca di passaggio nella quale cultura, pratiche sociali e nuove applicazioni tecnologiche si influenzano a vicenda, prendendo parte a un'unica lenta trasformazione.
Ogni epoca storica possiede alcuni luoghi che caratterizzano il suo immaginario, messi in evidenza nella letteratura, ma diffusi più in generale nel sentire comune della società. La contrapposizione fondamentale che il Medioevo esprime, quella tra umano e animale, trova ulteriore articolazione nell'opposizione tra cultura e natura, tra ciò che è civilizzato e ciò che è selvaggio. E il selvaggio, l'arcano, il misterioso medievali trovano nella foresta il loro luogo d'accoglienza. [Musica] "Vi di piante malefiche infinite, suggendo il sangue dalle antiche vite, radicarsi nei tronchi secolari, e tutta la foresta è fatta pari a palude di fronde imputriditi, ma dalle plebe fervide nell'ombra sbucano piante faticose, estranee, s'espande una mirabile fiorita per te nuova foresta or è la vita." Un luogo minaccioso e insieme protettivo, inospitale, ma popolato di esseri bizzarri, come boscaioli isolati, uomini selvaggi, vagabondi; un luogo di avventure nel quale si mette alla prova il proprio coraggio, un luogo di incontri soprannaturali e di apparizioni. La foresta era abitata, ma l'idea del bosco che noi abbiamo dal Medioevo è l'idea del bosco che viene elaborata, messa a fuoco piano piano nelle città, soprattutto nelle città italiane, e soprattutto perché nei 200… il bosco della novellistica, dove ci sono gli agguati, i briganti, ecc. Il bosco, fino ad allora una grande riserva di risorse economiche, è popolato da pastori, dai limiti, né uomini sacri, da cavalieri, e popolato da presenze misteriose che però sono amiche. Sono gli uomini di città che rendono il bosco estraneo. Alla foresta si contrappone la città, caratterizzata a sua volta da un'ambiguità di fondo, visto che può apparire di volta in volta come punta avanzata del processo di civilizzazione o come luogo del vizio e della corruzione. In linea con l'immagine che ne propone la Bibbia, la città terrena ha creato per sé falsi dèi cui fare da schiava, sacrificandone gli uomini; mentre la città celeste, che cammina qui sulla terra, non crea falsi dèi, ma è essa stessa creata dal vero Dio, del quale essere così vero sacrificio. Oscillando tra i due poli opposti di Gerusalemme e Babilonia, la città può sembrare quindi uno spazio nel quale convivono bellezza, dinamismo e ricchezza, oppure come un affollato ricettacolo di vizi, di violenza, di confusione di culture. La città può essere… se la realizzazione… sono trame celesti, cosa che potrebbe piacere a molti; per questi stessi… la città può essere anche il luogo nel quale ci si perde. Al di là di questo, le città sono dei grandi e continui laboratori di sperimentazione sociali, di sperimentazioni economiche; sono dei laboratori in cui si vede di tutto, ma davvero di tutto: dall'organizzazione del lavoro – trent'anni fa si sarebbe detto "capitalista" o "capitalista", insomma, con i grandi opifici: qui si entrava, suono della campana d'acquisto, usciva, suono della campana – sperimentazione di carattere politico. Da un lato la città è il luogo nel quale si sviluppano i nuovi valori dell'appartenenza comune, del lavoro, della cittadinanza attiva; dall'altro è guardata con sospetto dai gruppi sociali tradizionali, come i monaci o i cavalieri, anche se riesce col tempo ad attrarre i potenti che amministrano le signorie rurali e a diventare meta privilegiata dei frati mendicanti che vi portano le loro predicazioni. Del 200… guardo la città, ormai è rinata: non a caso si sviluppano questi ordini religiosi nuovi, gli ordini mendicanti, che sono tipicamente urbani. Il francescanesimo, all'inizio, a un periodo di pendolarismo tra città e campagna, ma poi la scelta è decisamente urbana. Ciò non toglie che durante tutto, ripeto, tutto l'arco del Medioevo questa tensione, da una parte questa, questo vedere nella, nella città Babilonia, per esempio, come nella visione di un San Bernardo, monaco cistercense, e dall'altra invece vede nella città Gerusalemme, esiste perpetua; salvo però, sempre a mio giudizio, rimanere fondamentale l'idea che comunque il Cristianesimo è una religione radicata soprattutto nelle città, che a questo deve la sua successo.
Soprattutto, un luogo del tutto particolare dell'immaginario di quest'epoca è il Purgatorio, che solo alla fine del XII secolo si definisce compiutamente come spazio intermedio tra Paradiso e Inferno, a conclusione di una lunga elaborazione teologica e dottrinaria. Superate le paure dei primi secoli del Medioevo legate a un'imminente fine del mondo e del conseguente giudizio universale, si creano le condizioni per la nascita di questo nuovo spazio nell'aldilà, uno spazio intermedio nel quale si è costretti a restare, a seconda della gravità dei peccati commessi sulla terra. Diciamo, nel XIII secolo si afferma l'idea del giudizio universale come un solo giorno di collera: improvvisamente Dio interviene e giudica, che è una dottrina che innova tutto quanto era stato detto fino ad allora, perché fino ad allora il giudizio universale non era un giorno, ma era un periodo, un periodo di cui nessuno conosceva la lunghezza che avrebbe avuto, certi ritmi… L'altro mondo è figura della morale: l'Inferno è figura del male o del vizio, il Paradiso è figura del bene o della virtù; il Purgatorio è il passaggio dall'uno all'altro stato mediante il pentimento e la penitenza. L'altro mondo è perciò figura dei diversi stati nei quali l'uomo si trova in questa vita. Per il defunto diventa fondamentale l'atteggiamento che ha avuto al momento della morte, che deve esprimere contrizione e pentimento, ma soprattutto diventa importante l'aiuto che il defunto può ricevere da chi è rimasto sulla terra, attraverso donazioni e lasciti testamentari a favore della Chiesa e della comunità. [Applauso]
La Chiesa, perduto il potere su un tempo terreno sempre più laico e sintonizzato sui nuovi ritmi sociali ed economici, controlla rigidamente questo tempo dell'aldilà attraverso i suffragi, come le preghiere e le elemosine, le messe, che influiscono sulla durata della permanenza dei defunti in questo luogo ultraterreno. Anche Sant'Agostino aveva previsto una gehenna superiore, una specie di strato superiore dell'Inferno da cui ci si poteva riscattare, ma la cosa non si era mai formalizzata. Nel momento stesso in cui la Chiesa non è l'unica a decidere i ritmi di vita delle persone, recupera su un altro fronte, nel senso che tende a presentare sé stessa sempre di più come organo che regola in anticipo i destini delle anime nell'aldilà. Il nuovo tempo del Purgatorio è anche lo specchio del cresciuto valore che gli ultimi secoli del Medioevo assegnano alla responsabilità personale e quindi all'individuo, ai suoi meriti e ai suoi demeriti, al di là della funzione sociale esercitata. [Musica]
Se Dio è il creatore ed è a lui che va ricondotto tutto ciò che è visibile, l'uomo del Medioevo è comunque curioso del mondo e si sforza di conoscerlo e catalogarlo. Gli elementi fondamentali che lo compongono sono quattro: aria, acqua, terra e fuoco. L'uomo, in fondo, è un microcosmo in stretta relazione col macrocosmo: nessuno è separato da ciò che lo circonda e nulla è osservabile singolarmente. I fluidi che si pensa compongano l'uomo sono quattro: il sangue, la flemma, la bile rossa e la malinconia. Il corpo dell'uomo contiene del sangue, del flegma, della bile rossa e della bile nera. Ecco cosa costituisce la natura del corpo, ecco la causa della malattia o della salute. In queste condizioni… è salute perfetta quando questi umori sono in giusta proporzione tra di loro, sia per qualità che per quantità. La salute e la malattia e la morte dipendono dal variare dei rapporti tra questi fluidi. Vi è malattia quando uno di questi umori, in troppo piccola o in troppo grande quantità, si isola nel corpo, invece di rimanere e mescolato a tutti gli altri. È però l'anima a dare la vita all'uomo: creata da Dio, non ha fine e dona la ragione che distingue gli uomini dagli animali.
La mentalità di un'epoca, oltre a stimolare la creazione di un immaginario, si incarna anche nella concretezza dell'organizzazione sociale. Se la mentalità dell'uomo medievale attribuisce valore positivo alla stanzialità, all'essere radicati, all'essere parte attiva della comunità, tutti coloro che non soddisfano queste prerogative vengono guardati con sospetto. La società traccia il confine della normalità, oltre il quale sta tutto ciò che è diverso e che quindi è costretto a subire un processo di marginalizzazione. La rinascita cittadina ha comportato anche, da una parte, l'aumento della ricchezza; dall'altra parte, però, anche l'aumento dei poveri. Poveri spesso sono anche considerati i contadini, i rustici, e certamente poveri sono spesso coloro che soffrono di… tra i poveri sono i lebbrosi, ad esempio; quindi anche in questo caso i deformi, coloro che sono affetti da una malattia che ha un significato anche, come dire, simbolico. "Il lebbroso, colpito dalla lebbra, porterà vesti strappate e il capo scoperto, si coprirà la barba e andrà gridando: 'Il mondo! Il mondo!' Sarà il mondo finché avrà la piaga, e il mondo se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento." Esiste anche un'emarginazione legata al corpo e alla malattia: il disprezzo per gli storpi, le cui deformità sono messe in relazione con il demoniaco, si ritrova anche nella rigida separazione che la società attua nei confronti di chi non è in salute. Questa crescita del numero, del numero di poveri, fa percepire anche… socialmente pericolosi, come dei potenziali ribelli, come dei vagabondi, come della gente… come dei malviventi. E non è un caso che appunto dalla fine, sostanzialmente, del 200, poi per tutto il Basso e Tardo Medioevo, noi vediamo comparire questa figura del povero che si vergogna e che è prediletto della beneficenza. E chi è povero che si vergogna? Il povero che si vergogna è colui che appunto sente come una colpa la propria, la propria povertà, che aspira a superare questa condizione e che quindi è più rassicurante sul piano sociale; mentre il povero che resta tale è un pericoloso, un marginale. [Musica] [Musica]
La vita degli uomini e delle donne del Medioevo non è legata solo ai diversi ruoli sociali che si trovano a interpretare, al lavoro che devono svolgere, ai grandi fatti politici e istituzionali che trasformano la loro quotidianità. Tutto ciò che sta sotto, sopra, oltre la realtà delle pratiche sociali rappresenta un universo complesso che apre squarci importanti per comprendere fino in fondo un'epoca così composita. A partire dal IV secolo il Cristianesimo inizia a diventare la religione dominante in Occidente; si trova quindi a dover elaborare anche una propria interpretazione dei sogni e del fenomeno onirico in generale. Nell'Antico Testamento i sogni sono più frequenti che nel Nuovo Testamento e provengono per lo più da Dio. Non tutti i sogni sono però visioni chiare e comprensibili: il loro significato può anche essere oscuro o provocare paura. Alcuni sono molto pericolosi perché non provengono da Dio: si tratta di menzogne oppure di tentazioni o di prove da superare. [Musica] "La fantasia dell'uomo, mentre egli pensa o sogna, si rappresenta innumerevoli generi di cose, e pur non essendo un corpo assume con meravigliosa rapidità la forma dei corpi." I sogni sono soprattutto legati ai morti e all'aldilà: sono ombre, fantasmi, vengono collegati agli inferi, possono essere generati dallo spirito dell'uomo oppure dagli spiriti immortali o dagli dèi, quando i sensi dell'uomo sono sopiti e stanchi. "La figura corporea può essere condotta, non si sa in quale ineffabile maniera, alla presenza dei sensi altrui; così i corpi degli uomini giacciono vivi in un dato luogo, coi sensi chiusi, molto più fortemente, tenacemente, che nessuno, mentre la fantasia appare ai sensi di un'altra persona, a volte incorporata nella forma di un qualche animale, e l'uomo sembra se stesso, tale e quale mi sembrerebbe di essere nel sogno." [Musica]
Per il Cristianesimo del Medioevo il sogno allo stesso tempo incuriosisce e spaventa. Da un lato, il sogno è legato spesso a una conversione ed è molto frequente in chi subisce il martirio, rappresentando quindi una possibilità per entrare in contatto con Dio; dall'altro i sogni vengono associati alla magia e al demoniaco e trovano grande considerazione in molte sette considerate eretiche. Il Cristianesimo proibisce rigidamente le pratiche divinatorie e le interpretazioni degli specialisti, generando in questo modo confusione e smarrimento nella gente di fronte alla sfera dell'onirico. Si tratta di attenzione che la Chiesa… sul fenomeno onirico, perché i sogni hanno una doppia valenza: possono essere visioni celestiali, possono indicare strade… la strada di redenzione, possono essere sogni propiziatori e indicare una vittoria, la scoperta di reliquie, quindi un valore in questo, in questo certamente positivo associato al corpo e quindi… al demonio. E il sogno diventa veicolo di tentazioni carnali e non può essere accettato come previsione del futuro, perché il futuro appartiene unicamente a Dio. Si assiste quindi a una vera e propria repressione dell'attività onirica, con l'intensificarsi dei controlli da parte della Chiesa. Però il sogno può avere anche un valore profondamente negativo in quanto ispirato dal maligno, in quanto ingannatore, e quindi certamente in questo consiste anche la sua vanità e il pericolo che esso può presentare.
Gli stretti legami che si instaurano tra cultura orale, cultura dotta e cultura popolare evidenziano nella società medievale la complessità e le relazioni tra questi diversi modelli di conoscenza. La cultura dotta, che usa il latino, è destinata invece agli eruditi, contiene citazioni e riferimenti colti e viene trasmessa attraverso la scrittura. Molto spesso si dimentica che fino ancora a tutto il XIV secolo la lingua di tutti gli atti ufficiali, ma anche delle piccole compravendite di un piccolo terreno o di un pezzo di casa, sono tutti redatte in latino. Gli scambi tra erudito e popolare sono comunque molto frequenti: tra elite colte e popolo ci sono modi di pensare e attitudini culturali comuni, caratterizzate da reciproche sovrapposizioni e contaminazioni. Tutti gli indizi che noi abbiamo sono indizi di contaminazione, per cui la cultura folklorica è prevalentemente una riproduzione, adatta a livelli di alfabetizzazione bassa o nulla, della cultura alta, e la traduzione bassa della cultura alta. La cultura popolare è istintivamente legata al tema religioso: essi, inoltre, ed i sermoni, le prediche, i racconti di apparizioni e miracoli, trasmessi di generazione in generazione e destinati a un uditorio di uomini e donne semplici… c'è un grande rito collettivo, che è quello di andare ad ascoltare le prediche. Si va in Chiesa, ma spesso si va in piazza; si sa che spesso i pulpiti sono in piazza e c'è il predicatore. Si è visto che spesso chi predica vuole inchiodare bene le idee nella testa di chi ascolta, e come fa per inchiodare? Usa gli affreschi, usa le sculture dei, dei portali delle cattedrali e li indica mentre parla; in qualche caso addirittura a fianco degli affreschi, nei due fianchi o alla base ci sono delle scritte. Noi sappiamo che il 90% degli abitanti di quel periodo erano analfabeti: con le scritte per loro erano… non significavano nulla, però, se accompagnate alle parole del predicatore e alle immagini che il predicatore illustrava, quegli stessi segni cominciavano ad acquistare un qualche significato per chi stava ascoltando e guardando. Nel Medioevo il problema non è tanto a cosa credere, ma fino a dove riuscire a spiegare ciò che accade. Queste prediche, appoggiate alle immagini, appoggiate alle scritte, suscitavano delle, dei sentimenti così forti da determinare un fenomeno che possiamo definire della falsa memoria: quanti pellegrini tornavano dalla Terrasanta convinti di aver visto delle cose che non avevano affatto visto! Raccontavano ai loro amici del villaggio di aver visto dei luoghi santi che in realtà non avevano visto per niente; era il loro ricordo, credevano di averli visti perché era il ricordo delle immagini che avevano viste dipinte o nella piccola chiesa del loro villaggio, magari nella cattedrale della città in cui si erano…
Recati qualche volta la fantasia è un vero e proprio supporto immaginativo e conoscitivo, e rappresenta un ulteriore apporto nel passaggio tra cultura orale e cultura scritta. Da un lato, il povero analfabeta aumenta i suoi strumenti partecipando a certi momenti di vita collettiva; dall'altra, introduce delle componenti di deformazione, nel senso che, nel senso che l'immagine ben spiegata è più convincente del controllo di persona dei luoghi visitati. Questo si presta a qualche considerazione anche sul presente. No, l'immagine ben spiegata, ancora oggi, è molto più efficace del toccare con mano una prova.
Un altro fenomeno che attraversa tutti gli strati sociali e i livelli culturali è la magia, che si pone come vero e proprio crocevia tra cultura dotta e cultura popolare. Questo rapporto, che esiste sin dai tempi patristici tra magia e popolo, è un legame strettissimo, quasi come quello feudale che collega il signore e il suo vassallo. Magia e visione della vita e del tutto, dei simboli e degli strumenti per dominare e indirizzare le forze della natura; astrologia e certezza dei legami fra le cose, dominio dei corpi celesti, anch'essi vivi con le loro anime e dominanti uomini e cose. La magia è strettamente legata all'astrologia, che trova applicazione in molti campi della vita medievale, compresa una delle attività più diffuse e praticate di questo periodo: la guerra. Senza togliere nulla alle convinzioni religiose e alla partecipazione alla fede cristiana, gli astrologi erano parte importante delle corti e accompagnavano gli eserciti in guerra. Dice un cronista che Guglielmo I d'Altavilla, vogliamo il male, siamo alla metà del secolo XII, non attaccava battaglia se non dopo aver consultato i suoi astrologi.
E in particolare, a partire dal XII secolo, si diffonde nella prassi bellica occidentale il ricorso alla divinazione astrologica. Questo riguarda, ad esempio, la scelta della data e dell'ora in cui combattere una battaglia. Principi e signori, ma anche i rappresentanti delle città comunali, chiedono sempre consiglio ai propri astrologi prima di lanciarsi in un conflitto, e il loro responso è talvolta più considerato di quello degli stessi consiglieri militari. "Nel oggi ha detto l'assalto sarà la nascita della stella del mattino", si diceva. "Prima e nei loro così si è pronunciato il grande arma. Noi non dobbiamo sfidare le stelle, la sorte ci è già stata avversa, non dobbiamo disobbedire agli ordini celesti, non tollererò disobbedienza. Alcuni, a causa del sorgere, del tramontare dei segni, delle opposizioni e delle congiunzioni degli aspetti benevoli e malevoli, accadono in questo mondo fatti diversi e contrari. I segni sono i prelati della chiesa o i principi del mondo, già che invero da loro provengono tutti gli accadimenti di questo mondo, pace e guerra e ogni altra cosa." [Musica] [Musica] [Applauso]
Come ogni epoca storica, anche il medioevo è attraversato da vere e proprie ossessioni che si originano dalla sua stessa particolare mentalità. Innanzitutto, il peccato, strettamente legato alla religione cristiana. La paura della dannazione eterna frena gli impulsi e gli istinti degli uomini e delle donne, orientando i loro comportamenti secondo la rigida etica proposta dalla chiesa. "Pur dovendo meritare pene ancor più gravi per tutto quello che ha fatto, giacché con la stessa misura con cui misuriamo, saremo misurati; anche nudi e secondo le opere delle nostre mani avverrà anche a noi. Tanto i peccatori riceveranno dalla mano di Dio la ricompensa dei loro peccati, quando non secondo le opere delle sue mani uno sarà ripagato, ma in misura maggiore rispetto a ciò che commise. Colpito per chi cede, non rimane che la penitenza, con la richiesta di intercessione alla Vergine Maria o ai santi, pur rimanendo nel timore di aver compromesso la salvezza della propria anima. Colui che ricevette dalla mano del Signore doppio castigo per i suoi peccati, paga ancora le sue colpe né calli inferi e dispera ormai di averne scampo alcuno." [Musica]
La lotta contro il peccato non dà tregua. Le tentazioni con cui Satana insidia gli uomini sono molteplici e spesso nascoste. L'esistenza è continuamente esposta alle trame di questo astuto nemico. Armato di un bagaglio semplice, costituito dai dieci comandamenti e dai dodici articoli della fede, e messo in guardia dalle predicazioni dei religiosi, l'uomo del medioevo si sforza di non commettere peccati capitali, formalizzati nella chiesa del XII secolo in un settenario: orgoglio, invidia, ira, accidia, avarizia, lussuria, gola. È un sistema dei sette vizi, si chiama il settenario dei vizi, da cui sono i nostri sette peccati capitali. E i peccati di carne, della carne, sono tra i minori nel settenario vizi medievali. La carne deve essere usata soltanto per le legittime ragioni di procreazione. Lo sperma è condannato nell'Antico Testamento: non si può disperdere il seme che è dato da Dio. Quindi, se non si può disperdere, non è condannato soltanto donando, la masturbazione, ma tu ogni uso infecondo.
Frequenti sono le crisi di coscienza che portano uomini d'arme, nobili signori e ricchi mercanti ad abbandonare la vita precedente per abbracciare la vita monastica e la preghiera. Dal XIII secolo, con lo sviluppo delle pratiche legate all'esame di coscienza e con l'affermarsi di una morale attenta all'intenzione più che agli atti, la penitenza pubblica lascia il campo alla confessione privata e auricolare, alla quale i fedeli sono ottenuti almeno una volta all'anno. La confessione, come noi siamo abituati oggi a concepirla, penitente di fronte al confessore, nell'antichità non era così, perché vigeva la confessione pubblica: si dichiaravano i propri peccati alla presenza di un'assemblea.
La morte, nel medioevo, è un fenomeno quotidiano che tutti possono osservare da vicino. Ma dopo la morte si apre l'aldilà, e per chi non si è pentito dei propri peccati, la destinazione sicura è l'inferno. "Cantiamo per la sua dipartita da questa vita e la sua separazione, preghiamo Dio nostro Signore perché abbia misericordia. Anche perché esiste una comunione e una riunione. Si tratta di un'epoca dove il mondo dei morti e il mondo dei vivi sono sempre in contatto, dove il soprannaturale è presente con grande frequenza nella quotidianità. Infatti, morti non siamo affatto separati gli uni dagli altri, poiché noi tutti percorriamo la medesima strada e ci ritroveremo nel medesimo luogo, perché non li perdiamo, ma solo ci precedono. Non saremo mai separati, perché vivremo per Cristo e ora siamo uniti a Cristo; andando incontro a Lui, saremo tutti insieme in Cristo." [Musica]
Un'altra caratteristica fondamentale della mentalità medievale è quella di essere fortemente simbolica, a partire dai numeri che Sant'Agostino considera pensieri di Dio. Il 3 è legato in particolare alla Trinità; il 4 agli evangelisti, ai fiumi del Paradiso, ai punti cardinali, alle stagioni, alle virtù. Il 7 è legato ai settenari della religione, come i doni di Dio, i peccati capitali, i sacramenti. Il 10 viene associato ai comandamenti; il 12 al numero degli apostoli, ai segni dello zodiaco, ai mesi dell'anno. Potremmo dire che il medioevo è il regno del simbolico, simbolico che non è affatto una vaga astrazione, come potremmo erroneamente pensare noi con la nostra mentalità tardo-razionalista. Il simbolo è una cosa reale, ha un significato e un peso reale, ha un significato reale. Ad esempio, il colore che il cavaliere porta nel torneo, il colore di un'arma, ha un significato reale importante; ciò che il cavaliere scrive nello scudo, perché indica il suo stato d'animo in quel momento. Ma hanno un significato reale anche i simboli che si trovano su una bandiera, i colori di una bandiera di un comune o di una città, ha un significato molto forte. Il simbolico, perché attraverso il simbolico si mandano messaggi e si comunicano dei contenuti. La stessa gestualità è un simbolo di importanza fondamentale. Ci sono poi le figure geometriche: il cerchio esprime perfezione, non ha né principio né fine, rappresenta il cielo e simboleggia il tempo, ed è immagine perfetta dell'unità e del principio creatore. Anche i colori sono molto importanti dal punto di vista dell'interpretazione simbolica: il nero evoca la tristezza e la volontà; il rosso la carità e la vittoria; il bianco la purezza e la rettitudine; il giallo l'intelligenza e il giudizio; il verde la speranza; il blu è il colore del cielo. Numeri, forme, colori che entrano in combinazioni specifiche e significative nei manufatti, negli stemmi araldici, nelle rappresentazioni iconografiche. Quando muore il re di Francia, di fronte alla salma del re di Francia, i signori francesi spezzano le aste delle loro bandiere e le gettano per terra di fronte al cadavere. Però la bandiera che era stata la bandiera del re si inchina leggermente, fa una piega e risale subito, perché la bandiera del re di Francia simboleggia il corpo mistico del re di Francia, e il corpo mistico non è il corpo reale. Il corpo reale muore, ma il corpo mistico, noi diremmo banalmente lo Stato oggi con i nostri termini, questo non muore mai. E la bandiera del re che si inchina e risale subito significa lo Stato che può anche prevedere la morte fisica del suo rappresentante, ma lo Stato, la corona, che non muore assolutamente mai. In questo caso il simbolo ha un contenuto, è un messaggio politico formidabile.
Il medioevo, rispetto alla tarda antichità, segna un momento di passaggio fondamentale nel modo di concepire e praticare la sessualità. Dalla grande libertà sessuale del mondo latino, nel medioevo si passa a una rigida regolamentazione che sancisce una sostanziale condanna dei piaceri del corpo, e soprattutto attraverso l'elaborazione di San Paolo, carne e spirito vengono contrapposti, con i piaceri del corpo che diventano fonte principale del peccato. "È anche vero che il nostro corpo è in questo carcere, cioè in questo mondo; ricordiamoci del fatto che noi siamo ostacolati da certi desideri terreni, contro i quali ci tocca lottare, ad essere guerra. La carne subisce una vera e propria demonizzazione, diventando luogo di depravazione, mentre al corpo viene tolta ogni dignità e viene sempre più inteso come prigione dell'anima. Vedo le mie membra un'altra legge che è in contrasto con la legge della mia mente. Per questo motivo, ha forse diciamo al Signore che sottragga la nostra anima da questo mondo, cioè dai travagli e dalle molestie di questo mondo." Io si afferma un'interpretazione del peccato originale nella quale lo si associa alla sfera sessuale e al peccato dei sensi. È insomma la concupiscenza che trasmette il peccato originale. La colpa è insita in ogni accoppiamento, e in particolare è il corpo femminile ad essere colpevole. "La verginità è un fiore che germoglia dalla Chiesa, decoro e ornamento della grazia spirituale, gioia della natura, capolavoro di lode e di gloria, immagine di Dio che riverbera la santità del Signore, porzione più eletta del gregge di Cristo. Se ne rallegra la Chiesa, la cui gloriosa fecondità in esse abbondantemente fiorisce, e quanto più cresce lo stuolo delle vergini, tanto più grande è il gaudio della Madre." [Musica] [Musica]
Messi da parte i pregiudizi che in passato hanno ridotto il medioevo a periodo oscurantista e regressivo, questa epoca ci appare davvero magmatica nelle sue luci e nelle sue ombre. Accanto ai grandi avvenimenti politici, alle trasformazioni istituzionali, alle date che segnano i passaggi storici fondamentali, si evidenzia anche il valore di ciò che si muove sotto la superficie delle elaborazioni collettive, che appaiono come il frutto maturo del faticoso imporsi di nuovi modelli di pensiero. [Musica] Nei tempi lunghi dei secoli che si succedono, si dispiega la lenta evoluzione delle mentalità e dei modi in cui l'uomo organizza la propria esistenza e la propria conoscenza del mondo, in un rapporto stretto, talvolta rivelatore, con i grandi fatti che segnano le tappe decisive della sua storia.