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Ave Legionari, la vita di Giulio Cesare.
Giulio Cesare è stato tante persone, tante personalità, tante cose insieme, ma il riassunto è il suo nome. Dopo duemila anni, il nome del potere e della romanità più famoso è Giulio Cesare. Basta questo, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, presentazioni o motivazioni per giustificare una serie di video che il bar di Roma antica dedica alla figura di Giulio Cesare.
Cominciamo, quindi. La narrazione sarà una narrazione in cui verranno spiegate le cose importanti, le cose più interessanti, più utili per capire la vita di Cesare, con la consueta semplicità. E poi vedremo, ci saranno diversi tocchi, a volte simpatici, a volte emozionanti. Insomma, iniziamo insieme un importante viaggio in una delle personalità che ha decisamente cambiato la storia della terra, dell'umanità. E allora, molto volentieri, con partecipazione, proprio con soddisfazione, partiamo.
Le origini di Giulio Cesare sono la prima cosa da ricordare. Sono delle grandi origini. Cioè, secondo la tradizione, Giulio Cesare e la sua famiglia derivano dalla Dea Venere, la dea della bellezza, una delle più importanti dee romane, la quale ha un figlio, Enea, che scappa dopo la guerra di Troia dalla città di Troia e attraverso tutto il Mediterraneo per arrivare poi nel Lazio. E i suoi discendenti, per esempio Ascanio, il figlio chiamato anche Iulo, fonderanno poi Roma. Quindi, secondo la tradizione, la famiglia di Cesare ha una discendenza diretta dagli dei e dai fondatori di Roma. Anche il nonno, uno dei nonni di Cesare, avrebbe sposato una donna della famiglia dei Marci, che avrebbe dato uno dei primi re di Roma. Quindi, la prima cosa da capire è che Cesare vanta una una genealogia veramente straordinaria, veramente una genealogia da sogno.
Però, nonostante queste origini antiche, meravigliose, importanti, in realtà, nel momento in cui nasce, la famiglia di Cesare non è molto influente. È una famiglia in declino, che non conta molto nella politica romana. Non ci sono particolari responsabilità di cui si occupano. Sono quindi, insomma, sono abbastanza poverelli. Tanto è vero che Cesare nasce nella Suburra, che è una zona a nord-ovest del Foro Romano, una zona povera, fatta di tante case ammassate le une sulle altre, dove d'estate faceva caldo. La zona, così, non dico che è un ghetto, però quasi. Nasce qui. Nasce qui e il padre non aveva ricoperto particolari cariche, era stato, era stato pretore per un anno, ma nulla di importante. Mentre invece la madre, Aurelia, era una vera nobildonna romana. Non era molto importante neanche lei, però aveva grandi valori romani. Era bella, educata, istruita, aveva, era proprio il prototipo della donna dell'antica Roma che cresce suo figlio nell'amore, nella comprensione e nell'aiuto. È una madre bella, presente, una madre importante che influisce in maniera decisiva sulla vita di Cesare. E assieme a Nifone, che era un grande maestro che veniva dalle Gallie, gli dà anche una educazione molto, molto completa. Cioè, Cesare cresce come un ragazzino molto bene educato e molto istruito. E anche una prima fidanzatina, noi sappiamo, si chiamava Cossuzia, era la prima fidanzatina quando aveva 13-14 anni.
Quindi Cesare nasce, quindi, in una situazione in cui tutte le speranze di ripresa e di gloria della famiglia sono concentrate su di lui. C'è da dire che in realtà ha una importante influenza politica, perché Giulia, cioè la zia paterna, si sposa con Caio Mario, un uomo che ha salvato Roma dai Cimbri, dai Teutoni, che ha vinto diverse battaglie, è un eroe, ed è il leader dei Populares, cioè della fazione politica che voleva aiutare la popolazione, le masse, cioè quella più vicina al popolo. E il fatto che la famiglia di Cesare sia legata alla fazione dei Populares fa sì che Cesare nasca con questa influenza. E all'età di 16-17 anni ottiene già una prima carica sacerdotale. Viene sostanzialmente insignito della carica di Flamen di Alis e doveva occuparsi del culto di Giove Capitolino. Questo potrebbe sembrare una bella cosa, cioè comunque una cosa positiva. In teoria, sarebbe anche una cosa positiva.
Allora, se non fosse che questa figura religiosa aveva questa, una nota simpatica, aveva una serie di limitazioni che vi vado ad elencare. Per esempio, il Flamine di Ale aveva tra le limitazioni: non poteva viaggiare a cavallo, non poteva vedere eserciti in armi, non doveva avere nodi da nessuna parte sul corpo, non poteva toccare, ma neanche nominare, le capre, non poteva toccare la carne cruda, le fave, non poteva passare sotto i tralci di vite se erano legati, nessuno poteva dormire nel suo letto e doveva tagliare i capelli e le unghie in un determinato modo. Cioè, possiamo immaginare che un ragazzo di 16 anni abbia visto questo come una condanna più che come un onore. Però, insomma, questo è il primo incarico che riescono ad affidargli. Però l'influenza politica dei Populares porta Giulio Cesare anche a lasciare la fidanzatina e a sposarsi con Cornelia. Cornelia è la figlia di Cinna, il quale era collega di Caio Mario, quindi sempre della fazione dei Populares. E quindi, ovviamente, con questo matrimonio lui si lega ai Populares. E da questo matrimonio nacque la figlia Giulia, una figlia meravigliosa, amatissima da Cesare, e vedremo sarà anche importante nella storia futura, vedremo che avrà il suo ruolo.
Il problema fondamentale per questo giovane Giulio Cesare, quindi, abbiamo già fatto, abbiamo già tratteggiato i suoi primi passi, il problema fondamentale è che ci sono le guerre civili e le guerre civili vengono perse da Caio Mario e vinte da Cornelio Silla, cioè il leader degli Optimates, cioè l'aristocrazia senatoria, che quindi prende il controllo. Quindi la vita di Giulio Cesare si fa un pochino difficile, perché il principale avversario della sua fazione politica ha il pieno potere.
Silla, quindi, fa tutta un'enorme riforma in cui dà più potere al Senato, cambia molte regole dello Stato romano. Lo fa per certi versi anche per dare un nuovo equilibrio, riduce enormemente il potere dei tribuni della plebe, che prima potevano bloccare delle leggi se queste leggi potevano fare male, potevano danneggiare la plebe, la parte più debole della società. Ecco, grazie ai tribuni della plebe non avranno più questo potere. Ecco, nell'ambito di tutto questo, quindi una situazione di strapotere dei nemici politici, Giulio Cesare riceve da Silla, riceve sostanzialmente due ordini. Il primo è quello di annullare la sua carica sacerdotale, quindi perde la sua carica, e immaginiamo che non si sia strappato i capelli per questa cosa. La seconda cosa, la seconda richiesta che potremmo chiamarla un'offerta che non può rifiutare, è quella di divorziare, come segno che non vuole rompere le scatole ai Sillani, che è uno che vuole stare al suo posto.
E qui Cesare decide di ribellarsi. Cesare non divorzia dalla moglie, pur sapendo che questo significa mettersi contro Silla e finire nelle famigerate liste di proscrizione, cioè un elenco di nemici politici che possono essere uccisi legalmente. Questa sua coraggiosissima scelta lo porta quindi a essere iscritto nelle liste di proscrizione e a dover scappare, perché chiunque può ucciderlo e prendere i suoi beni. Comincia quindi una una scappatoia continua, va di casa in casa, di notte si sposta, fino a che addirittura si ammala, prende la febbre, per gli sforzi, per l'emozione, per la paura. E qui, a un certo punto, Cesare viene catturato. Fagita, questo è il nome dell'uomo che lo cattura. Prende Cesare, sta per ammazzarlo e prendere i suoi beni. E qui si rivela la capacità di Cesare di salvarsi in momenti straordinari, con una lucidità e con una forza d'animo incredibile. Cesare fa capire a Fagita che sarebbe difficile ucciderlo, trasportare il corpo in giro, e si propone di pagare lui quello che guadagnerebbe Fagita se dovesse consegnarlo alla giustizia. E in questo modo, Cesare, giovane, 18 anni, con una straordinaria forza d'animo, si salva la vita e dimostra tutta la sua capacità di cavarsela in momenti che per altri sarebbero di panico assoluto.
A questo punto, la moglie e ovviamente anche soprattutto la madre di Cesare non è che stanno fermi. La madre avvia un enorme passaparola per arrivare fino a Silla per salvare suo figlio, per toglierlo dalle liste di proscrizione. E alla fine, con le spiegazioni, con le preghiere, con le interposte persone e con l'intermediazione di vari politici, alla fine Silla si decide, toglie Cesare dalle liste di proscrizione, lo lascia andare. Però, attenzione, dice una cosa importante, testimoniata dalle fonti: Silla dice "Lo volete? Tenetelovelo. Ma guardate che in lui ci sono molti Mario". Capisce che in Cesare, in questo giovane, in questo acerbo ragazzo, c'è una forza potenziale veramente sconvolgente.
Cesare si è salvato la vita grazie a se stesso, a sua madre, alle circostanze. Però è meglio che, finché Silla è così potente, se ne vada. E quindi, effettivamente, sempre grazie alla straordinaria madre, lui ottiene un incarico per cui si allontana da Roma e va in Asia, in modo da stare un pochino più al sicuro.
Cosa succede in Asia? In Asia c'è un amministratore romano, Minucio Termo, il quale deve gestire una situazione un po' difficile. Noi siamo, lo vediamo nella cartina, ci troviamo di fronte all'isola di Mitilene, che è una piccola isola con un governo indipendente, forte, che non vuole arrendersi ai romani e che continua ad essere riottoso, continua a ribellarsi. L'unico modo per risolvere questa piccola ma fastidiosa ribellione è quello di intervenire militarmente. E per intervenire militarmente è necessario un piccolo aiuto. Questo aiuto è quello del re Nicomede IV di Bitinia, che ha degli accordi con i romani in caso di bisogno deve fornire delle navi. Il problema è che questo Nicomede, in realtà, tergiversa, cioè ci mette troppo tempo a fornire queste navi. Quindi Cesare viene inviato in Bitinia in modo da sbloccare la situazione. Cesare riesce a raggiungere il suo obiettivo, cioè riesce a fare in modo che Nicomede, il re di Bitinia, mandi le navi.
Ma qui c'è una nota di gossip. In realtà, sembra che Cesare non si sia limitato alla missione diplomatica. Secondo le fonti, sarebbe diventato l'amante di Nicomede. Insieme avrebbero passato delle notti di sesso omosessuale veramente e da film, quasi porno. Si dice che era vestito come un cocchiere, che in lenzuola di porpora abbiano costantemente copulato per per intere notti asiatiche. Quindi c'è sotto, in questo momento, c'è questo grande gossip e questo rapporto che lui ha avuto con Nicomede è qualcosa che nella vita di Cesare tornerà sempre. Cioè, i legionari, decenni dopo, lo prenderanno in giro dicendo che lui con Nicomede si è concesso. Tuttavia, vabbè, nonostante questa nota di colore, l'obiettivo è raggiunto. L'obiettivo è raggiunto. Nicomede manda le navi e Cesare partecipa all'assedio di Mitilene. L'assedio funziona benissimo, Mitilene viene sconfitta e Cesare vince la corona civica, che è un riconoscimento che si dà a chi si distingue per il suo valore, per esempio, salva un commilitone. Quindi, anche qui abbiamo un altro indizio, abbiamo un indizio, anche se ancora ragazzo acerbo, di un grande valore sul campo di battaglia. E quindi, anche qui, cominciamo a capire un po' di chi stiamo parlando.
Lui si ritrova in Asia, tecnicamente avrebbe anche degli altri incarichi a cui si dedica. Quando giunge la notizia che Silla è morto. Ecco perché a questo punto, armi e bagagli, e torna a Roma.
Quando Cesare torna a Roma, si trova una situazione complessa. Pompeo, che è uno dei protetti, uno, il pupillo, possiamo chiamarlo, l'erede di Silla, vuole mantenere la situazione e le riforme di Silla in vigore, mentre invece ci sono tanti altri che vogliono smantellarle. In questa situazione di lotta per il potere che di norma segue quando un potente muore, Cesare arriva, si ritrova in mezzo a questa bolgia e viene, tecnicamente, viene avvicinato da Emilio Lepido, che gli chiede di partecipare alla rivolta contro la costituzione sillana. Ma Cesare non si fida, pensa che sia solo un agitatore di popolo e non lo ascolta. Quindi sceglie di non partecipare, dimostrando una buona lungimiranza politica, cioè capire quanto è affidabile e quanta strada ha di fronte quello che è il suo interlocutore.
In realtà, Cesare fa un'altra cosa. Decide di dedicarsi, per sua passione, per suo interesse, ma anche per una parte politica, decide di dedicarsi alla giurisprudenza, cioè fa l'avvocato. Il mondo romano funzionava un po' diversamente. Cioè, noi oggi abbiamo bisogno di una serie di polizia, carabinieri, facciamo una denuncia, cioè un processo, eccetera. Mentre invece il mondo romano era un po' diverso. Qualunque cittadino poteva creare delle prove contro qualcuno, se queste prove avevano un costrutto, un senso, avevano una logica. Allora questo cittadino diventava l'accusatore di un altro che doveva difendersi. Quindi, tecnicamente, chiunque poteva diventare l'accusatore del prossimo. Ecco, quindi che Cesare decide di attaccare due personalità.
La prima personalità che attacca è Dolabella, che era stato governatore della Macedonia. In Macedonia aveva rubato di tutto e di più, e Cesare istituisce un processo contro di lui, lo attacca e fa un'operazione piuttosto rischiosa, piuttosto coraggiosa, perché Cesare non è nessuno, mentre Dolabella è un riccastro, anche legato ai Sillani. Quindi ha coraggio, ha fegato il ragazzo, ha fegato. E la sua accusa e la sua attività in tribunale, noi purtroppo non abbiamo più lo scritto delle sue, dei suoi vari discorsi, ma sappiamo che anni dopo ancora lo studiavano. Quindi pensate quanto doveva essere efficace nel modo di parlare. Ed effettivamente mette Dolabella in grave difficoltà, e questo Dolabella viene salvato solamente da Cotta Aurelio Cotta, che era uno dei più grandi avvocati del tempo, che riesce a salvare il suo cliente. Quindi, nonostante Cesare alla fine non riesca nel suo intento, però si fa vedere, tutti ammirano e riconoscono in questo ragazzo una capacità veramente fuori dal comune.
Un secondo processo, sempre contro un avversario, contro Ibrida. Ibrida, anche lui aveva gestito come governatore la Grecia, anche lì non era stato, era stato tutt'altro che corretto, e Cesare lo attacca. E questa volta Cesare fa meglio di prima, perché è così efficace che non c'è nessun avvocato che riesce a salvare Ibrida. Ibrida si salva perché va dai tribuni della plebe, che potevano intervenire nei processi, dice che ci sono dei vizi di forma, dei problemi procedurali, e i tribuni della plebe lo salvano. Cioè, si salva con la politica. Fosse stato in aula, avrebbe perso. Questo per farci capire la grandezza di questo giovane Cesare anche come avvocato accusatore.
Il punto, in realtà, è che però questa sua, questo suo coraggio, lo espone nuovamente a ritorsioni politiche. Quindi, per la seconda volta, è meglio che Cesare se ne vada da Roma, perché è un po' imprudente. Se ne va a Rodi, in un'isola in cui c'era una grande scuola di filosofia, che era un po' un passaggio obbligato per tutti i giovani rampolli che volevano fare carriera. Va a Rodi e viene lì, peggio di un film. Viene catturato dai pirati che infestavano il Mediterraneo.
Cesare era in viaggio verso l'isola di Rodi, nel centro del Mediterraneo, perché era una tappa obbligata per tutti coloro che volevano studiare filosofia politica. Quando viene rapito dai pirati, che non è una cosa strana, perché i pirati infestavano il Mediterraneo e quindi accadeva spesso che rapissero delle persone e chiedessero un riscatto. Solo che questa volta avevano rapito Cesare. Quindi cosa succede? Lui viene rapito, viene portato nell'isola di Farmacusa, che è lì vicino, lo vediamo nella cartina, e lì lo tengono prigioniero e chiedono 20 talenti per rilasciarlo. E secondo le fonti, Cesare risponde: "Ma io non valgo 20 talenti, io valgo 50 talenti". E quindi dà una risposta sfrontata e provocatoria. E dà, ovviamente, il messaggio ai suoi contatti di radunare i soldi. E nel frattempo vive qualche settimana persona assieme a questi pirati, ma non è un ostaggio intimidito dai pirati. Al contrario, parla con loro, mangia insieme a loro, vive come un loro pari, anzi, leggermente superiore. Gli dà addirittura degli ignoranti, senza particolare paura, e addirittura si mette a comporre delle poesie, le legge ai pirati, pretende che ascoltino i suoi componimenti e gli diano un voto. E in maniera più o meno scherzosa dice: "Io vi farò, vi farò prima arrestare e poi vi ammazzerò tutti, perché non riuscite ad apprezzare la mia arte oratoria".
A un certo punto, finalmente, con questo comportamento straordinario di Cesare, che sembra un comandante nato ovunque vada, anche se in teoria è un ostaggio, arrivano i denari. Cesare viene rilasciato, ma subito vuole vendicarsi. Chiede al governatore Giunco il necessario per catturare i pirati, ma Giunco, in realtà, non gli dà molta considerazione, anche perché politicamente era un po' lontano. Allora Cesare, di sua iniziativa, arma delle piccole navi, rintraccia tutti quanti quelli che erano stati i suoi carcerieri e li arresta. E a un certo punto li fa crocifiggere, dicendo scherzosamente: "Vi avevo detto che vi avrei ammazzato". E così, come unico, come possiamo dire, come unico gesto di amicizia, li fa strangolare prima, in modo che soffrano meno. Ecco, questo è un episodio che fa veramente sorridere. Può essere sicuramente che le fonti abbiano un pochino esagerato, un pochino romanzato, ma certamente l'episodio è successo e rappresenta la psicologia di Cesare, cioè come lui si comporta durante le situazioni di pericolo, riesce a prendere sempre in mano il destino e a portarlo dove vuole lui.
Dopo questo straordinario episodio, Cesare a un certo punto torna a Roma. Torna a Roma perché ottiene dei primi incarichi. Innanzitutto è un pontefice. Un pontefice significa, non era come il papa di oggi, pontefice nel senso che gestiva alcuni culti religiosi romani, quindi era una carica media. E poi diventa tribuno della guerra, ovvero è una carica politica iniziale, adatta a un giovane rampollo. E durante questa carica, lui comunque dimostra di voler ridare ai tribuni della plebe i poteri che gli erano stati tolti dalla riforma di Silla. Quindi vuole dare più potere a coloro che devono proteggere le masse. E in questo modo rivela abbastanza quale sia la sua inclinazione politica. Abbiamo detto che lui è fortemente influenzato dai Populares.
Nel frattempo, che avviene tutto questo, chi sono i consoli? I consoli sono Pompeo, che ha la forza militare, le legioni dalla sua parte, e Crasso, che è quello, l'uomo più ricco di Roma. I quali, anche se sono nemici l'uno verso l'altro per motivazioni politiche che spiegherò in altri video, nel frattempo però sono andati d'accordo per forza per riuscire ad aggiungere il consolato e quindi a imporre il loro potere. E durante il consolato di Pompeo e di Crasso, un consolato difficile, un consolato con molti attriti, in cui c'è veramente una tensione politica importante, Cesare riceve, fa un altro passo nella sua carriera politica e diventa questore in Spagna. Il questore era quello che doveva gestire le tasse e a volte esisteva anche gestire un pochino l'amministrazione della legge, qualche volta poteva capitare. Lui, prima di partire per la Spagna e fare il questore, fa una cosa importante. Cioè, purtroppo, in famiglia ci sono due lutti. E lui propone una orazione pubblica. Muore infatti Giulia, cioè la sua zia, che si era sposata con Caio Mario, e poi muore Cornelia, cioè la sua moglie. E qui fa due orazioni che sorprendono il pubblico, durante le quali fa dei riferimenti a Caio Mario e ai Populares e comincia attimino a tradire la sua volontà politica, cioè dove vuole andare a parare. E quindi, anche a livello politico, si capisce che Cesare non è più così un giovane che sta sperimentando la vita, ma sta cominciando ad andare verso la fazione dei Populares.
La sua questura in Spagna, sappiamo dalle fonti, che è un'ottima questura. Cioè, si comporta bene, amministra bene la giustizia e lascia dietro di sé un ottimo ricordo. Ricordiamo che la Spagna sarà molto importante per Cesare, si farà le ossa e qui costruirà, tra le altre cose, la base della sua fortuna. Però quell'incarico evidentemente non doveva piacergli moltissimo, perché chiese il congedo anticipato e ritornò quanto prima a Roma.
E una volta ritornato a Roma, fa una cosa importante. I romani vivono molto di relazioni familiari. Si sposa con Pompea. Si sposa con Pompea, che è una donna che non amava, ma era molto ricca e gli permetteva, quindi, ovviamente, di finanziare la sua vita, la sua vita dissoluta, di divertimenti. Non era certo uno che se ne stava fermo, era un uomo a cui piaceva assaporare la vita e poteva essere, ovviamente, un ottimo foraggio per la sua attività politica. Fino a questo momento, però, attenzione, noi vediamo un Cesare di cui abbiamo capito che si sta muovendo, abbiamo capito che è verso i Populares, se perché è cresciuto in questa famiglia e all'ombra di questa fazione politica, però è ancora così, non la politica romana non è riuscita ancora bene a inquadrarlo.
E invece, un grande, grandissimo momento di svolta nella vita di Cesare avviene quando diventa edile. Le edile, chi è? È colui che deve occuparsi non solo delle case, le strade, le fogne, della manutenzione cittadina. Lui ottiene questo incarico, è un incarico anche commisurato a suo valore, alla sua età, quindi è un ottimo passo in avanti. Diventa edile e diventa edile assieme a Bibulo. Bibulo, che diciamo, vedrà in Cesare un incubo per il resto della vita. Bibulo è un appartenente alla fazione degli Optimates, quindi un suo avversario politico, e insieme fanno gli edili, perché Roma tendeva a distribuire le cariche politiche tra una fazione e l'altra, in maniera equanime. E praticamente Cesare e Bibulo si devono occupare della edilità, delle edilità di Roma.
Che cosa accade? Accadono una serie di cose importanti. Cesare, che è un po' uno squattrinato, impone la sua volontà su Bibulo, sfrutta i soldi di Bibulo per organizzare dei grandi giochi. Sono dei giochi straordinari, con moltissimi gladiatori, delle bestie feroci, che dura tantissimi giorni, cioè è veramente un evento gigantesco. È un evento gigantesco che però, attenzione, non è solamente un evento di divertimento, ma è anche una esibizione di potere politico e in realtà anche di potere militare. Se sfilano per le vie della città migliaia di gladiatori armati e anche un'esibizione di potere militare. Quindi questo è qualche cosa che un pochino annuncia la sua volontà decisa, definitiva, di entrare in politica. E poi c'è un altro atto molto importante. Cioè, lui, sfruttando la sua posizione di edile, riesce a far rimettere in piedi delle statue di Caio Mario. E questo è veramente un grosso annuncio politico. Questo significa: "Io sono un Popolare, sono in politica, voglio darmi alla politica e ho scelto definitivamente questa fazione". Tanto è vero che queste azioni, specie quella delle statue, suscitano un dibattito in Senato, perché Caio Mario, comunque, essendo stato sconfitto, era stato un pochino accantonato come figura politica. Quindi l'edilità è sicuramente il momento in cui Cesare, con una serie di azioni calcolate, si dichiara e dimostra quello che vuole fare nella vita politica romana.
In realtà, non Cesare ha anche delle altre idee. Per esempio, lui vorrebbe concedere la cittadinanza ai Galli transalpini, oppure vorrebbe far diventare l'Egitto un protettorato, addirittura una provincia romana, sfruttando una serie di problemi testamentari tra gli eredi del del trono d'Egitto. Però queste misure vengono bloccate dal Senato, perché ovviamente sono misure un po' troppo azzardate. Quindi è ovvio che gli avversari politici riescono questa volta a imporre uno stop. Quindi, con tutte queste azioni e con tutti questi avvenimenti, Cesare fa il suo debutto in politica.
Ma questi anni sono anche fortemente, sono importanti e sono delicati, perché proprio in questi anni avviene la congiura di Catilina. La congiura di Catilina, ovvero un enorme attentato alla sicurezza dello Stato. Che ruolo ha Cesare? Partecipa o non partecipa? Era dalla parte di Catilina oppure no? Riassumendo molto semplicemente, Catilina è un personaggio che ha una pessima fama nella storia, una fama che è stata anche esagerata dalle fonti avverse, ma era certamente un uomo ambizioso, comunque violento, un uomo comunque spregiudicato, che a un certo punto ha tentato di diventare console. Lui è stato governatore in Africa, dopodiché tentò per la prima volta di candidarsi al consolato, ma lì venne accusato dai nemici politici di malversazione, di abuso di potere, e anche se venne assolto, tanto bastò per mandare a monte la sua elezione.
A questo punto, Catilina ci riprova, ma accade una cosa molto grave. Innanzitutto, vengono eletti due nuovi consoli, Autronio e Cornelio Silla (non Silla dittatore, era il nipote). Questi due consoli, appena eletti, vengono anche loro colpiti da una serie di indagini giudiziarie che sono talmente gravi che portano a spodestarli immediatamente. Al posto di questi due vengono quindi nominati Cotta e Torquato, due nuovi consoli che appunto sostituiscono i precedenti appena eletti. A questo punto, i due consoli che erano stati appena spodestati incominciano a organizzare un complotto per uccidere i nuovi eletti che gli hanno fregato il posto. E secondo le cronache, Catilina avrebbe partecipato a questo tentativo. Questo, quindi, è una cosa molto grave, cioè fa capire che Catilina vuole prendere il potere con dei mezzi veramente discutibili.
Inoltre, una nota: secondo Svetonio, che è l'unico che però ce lo dice, sembrerebbe che anche Cesare sia stato coinvolto in questo tentativo di complotto. Però, a onor del vero, ce lo dice una sola fonte senza altre conferme, quindi dobbiamo concedergli il beneficio del dubbio. A un certo punto, questo tentativo va a monte, quindi la violenza in questo momento non si verifica, però ovviamente questo fa capire il grado di tensione politica che c'è nell'aria di Roma.
Catilina, a questo punto, ci riprova una seconda volta, ufficialmente, quindi un secondo tentativo corretto, legittimo, di diventare console. E siccome con lui c'è tutta una serie di seguaci, questa volta la fazione politica avversaria, quella degli Optimates, tira fuori Cicerone, cioè tira fuori un uomo che non aveva particolari pregressi politici e che riesce ad essere eletto, cioè ha accesso al posto di Catilina. E quindi Catilina, stavolta per la seconda volta, vede sfumare la sua elezione. Questa volta sappiamo che Catilina era stato appoggiato sia da Cesare che da Crasso, che poi all'ultimo momento si sono sfilati perché vedevano che il suo programma politico comunque aveva delle pecche che non gli convincevano. Fatto sta che Catilina arriva a un momento di disperazione, di arrivare al consolato per via regolare e quindi comincia questa volta in maniera definitiva e spregiudicata a voler prendere il potere con la forza.
Catilina fa quella che potremmo chiamare anche una quasi una organizzazione terroristica, nel senso che si mette d'accordo con Manlio, il suo braccio destro armato, per organizzare, in una data precisa, una serie di attentati nella città di Roma, in modo da prendere il potere in maniera rapida. E in realtà, la città viene salvata da Fulvia, l'amante di uno dei congiurati, che avvisa per tempo il console Cicerone, il quale, ovviamente, con una vera e propria attività di controspionaggio, riesce a soffocare sul nascere questi attentati. E Catilina, ovviamente, a parte un paio di spiegazioni in Senato, dove ovviamente capisce di essere in difficoltà, alla fine si allontana e verrà sconfitto nel 62 avanti Cristo nella battaglia di Pistoia.
In tutto questo, in tutte queste gravi situazioni, in questa situazione politica molto, molto tesa, c'è da dire che Cesare sicuramente ha un po' partecipato, ma senza avere delle intenzioni anarchiche, senza voler passare per la violenza. E bisogna riconoscere che Cicerone, nonostante avversario politico di Cesare, ecco, lui ha l'onestà intellettuale di non perseguire legalmente Cesare, perché si rende conto che non aveva intenzione di sovvertire con la violenza l'ordine dello Stato.
Nel frattempo, che tutte queste cose succedono, Cesare ottiene però un importante successo politico. Cioè, si candida a Pontefice Massimo. Sarebbe la massima autorità religiosa, un'autorità a vita, che quindi gli farebbe fare un salto di carriera politica straordinaria. E lui investe tutto. È un momento in cui Cesare rischia moltissimo, perché lui in questo momento non è ancora nessuno, non ha ancora delle credenziali sufficienti. E quindi, essendo alleato politico di Crasso, che gli finanzia tutte le possibili corruzioni e regali, lui tenta il tutto per tutto. Se fosse stato eletto, avrebbe avuto un successo straordinario, ma se fosse stato sconfitto, con tutti i debiti che si era fatto, se ne sarebbe dovuto andare. Tanto è vero che lui dice poche ore prima delle elezioni a sua madre: "Oggi tuo figlio tornerà Pontefice Massimo, oppure esule", cioè dovrò scappare. Per fortuna di Cesare, tira i dadi della sorte. Cesare viene eletto con una grande abbondanza di voti e quindi si trasferisce dal quartiere della Suburra, un quartiere abbastanza povero, nella casa ufficiale del Pontefice Massimo e ottiene un grande successo che cambia definitivamente la vita sua e la vita della sua famiglia.
Bisogna dire che una prima grande prova da Pontefice Massimo sarà quella collegata al processo contro i Catilinari, cioè tutti coloro che avevano aiutato Catilina. Si apre un dibattito in Senato, presieduto dal console Cicerone, e l'altro console Pisone propone di mettere a morte tutti coloro che hanno aiutato Catilina ad organizzarsi. In questa sede, Cesare, che è già diventato Pontefice Massimo, fa però un discorso molto onesto e molto equilibrato. Lui invita a non lasciarsi prendere dalla rabbia e a non uccidere cittadini romani senza un regolare processo, senza seguire tutta quella serie di norme che dovevano sempre essere osservate. E aveva quasi riuscito a convincere il Senato a non lasciarsi andare all'ira. Però interviene contro i Catilinari e contro, quindi, l'opinione di Cesare, interviene Catone, il suo grande avversario politico, che, rifacendosi al Mos Maiorum, al pericolo per lo Stato e tinteggiando un quadro fosco, riesce a far radicalmente cambiare carriera al Senato, che mette a morte tutti i Catilinari. Qui Cesare viene sconfitto a livello dialettico, però dimostra di essere un ottimo pontefice che effettivamente ci tiene ad osservare le regole dello Stato romano.
E così che Cesare passa questi anni molto complessi della politica romana, fino a quando ottiene un altro importante incarico. Diventa infatti un pretore della città di Roma.
Cesare è diventato pretore della città di Roma. Il pretore era colui che doveva amministrare la giustizia, quindi un magistrato, quindi una carica importante che costituisce un passo in avanti. Però la pretura di Cesare è effettivamente piuttosto complicata. Cesare in questo momento sa che Pompeo, che è in Asia a combattere, è effettivamente il più forte, quindi vuole ingraziarsi i favori di Pompeo e comincia a sostenerlo, a sostenerlo, a proporre una serie di leggi e di misure in favore di Pompeo. E sempre Catone, acerrimo nemico di Cesare, invece lo ostacola, lo ostacola terribilmente. E la situazione arriva ad essere così tesa che si arriva praticamente alle mani, ai tafferugli nel Foro Romano.
A un certo punto, cosa succede? Succede che alcuni che sono contrari a Catone iniziano a picchiarlo, a strattonarlo. Lui era un tribuno della plebe, quindi era un'azione gravissima. Lo picchiano, lo strattonano, e questo avviene proprio sul tempio di Castore, a fianco a Cesare. E Cesare, in realtà, non tocca, non è che picchia, non è che partecipa alla violenza contro Catone, però in qualità di massima autorità, una delle massime autorità, magistrato, il fatto che lui non abbia fatto niente, non abbia impedito, non si sia messo in mezzo, è una cosa piuttosto grave. E quindi il Senato decide di levare la carica a Cesare. Quindi si tratta di un momento abbastanza difficile per la sua carriera. Cesare, ovviamente, prova a esprimere le sue ragioni, ma il Senato decide comunque di ratificare questo provvedimento e lo esautora completamente. E Cesare se ne ritorna a casa.
Però il Senato non aveva considerato tutta l'opinione pubblica, che ormai era molto dalla parte di Cesare. Si radunano dei partigiani di Cesare che urlano davanti al Senato, vogliono che venga reintegrato nel suo ruolo. Cesare, con una calcolata modestia, con una ipocrita modestia, dice: "No, no, ormai il Senato ha deciso così, non bisogna insistere. Mi rimetto alla decisione e non voglio creare problemi allo Stato romano". Ma i suoi partigiani sono talmente dei neri e forti che alla fine il Senato decide di restituire la carica di pretore a Cesare, che quindi viene reintegrato nel suo ruolo.
Il periodo della pretura di Cesare, però, come se non bastasse, come se già non fosse abbastanza movimentato, in realtà conosce ulteriori problemi. In realtà, c'è lo scandalo della Bona Dea. Che cosa significa? C'era una festività chiamata appunto Bona Dea, in cui tutti gli uomini venivano allontanati. Era una festa riservata alle sole donne e che ogni anno veniva ospitata da una delle principali matrone della città di Roma. In quell'anno capita a Pompea, la moglie in quel momento di Cesare, che ospita la festa. Che cosa succede? Nel frattempo, sembra che Publio Clodio, un agitatore di popolo che si stava facendo strada, anche lui violento, ambizioso, molto anche molto intelligente, molto capace, sembra che questo Publio Clodio si sia intrufolato durante la notte nella casa, durante la festività, qualità della Bona Dea, e abbia insidiato la moglie di Cesare. Questo Clodio viene scoperto da una serva della madre di Cesare e viene immediatamente cacciato di casa. Questo, ovviamente, è uno scandalo, proprio un gossip di quel tempo, è uno scandalo che si diffonde per tutta la città di Roma. Quindi la, la moglie di Cesare, Clodio, tipo Novella 2000 in piena regola.
E Cesare come si comporta? Cesare fa un calcolo politico. Cioè, lui interrogato su quello che succede, dimostra di non saperne nulla in particolare, ma fa una scelta importante. In realtà, sceglie di ripudiare la moglie, perché ormai non era più utile ai suoi giochi politici. Dice: "Su mia moglie non dovrebbe gravare neanche il minimo sospetto". E quindi le dà il livello di ripudio e divorzia, così quasi senza colpo ferire. Evidentemente non gli era più utile e non l'aveva mai amata. E dimostra, clemente, o comunque sceglie di non vendicarsi nei confronti di Clodio, perché evidentemente Clodio poteva essergli utile ai suoi fini politici. Ed effettivamente, vedremo nei prossimi video, che Cesare si avvarrà dell'aiuto di Clodio.
Finisce così la carica di Cesare, che dopo essere stato pretore a Roma, diventa un propretore in Spagna. Questa era la classica, era il classico modo di gestire le cariche a Roma. Dopo Roma, si assegnava un'altra provincia. E quindi Cesare, per la seconda volta, va da propretore in Spagna. E qui farà delle grandi e importanti esperienze politiche e militari.
In Spagna, come propretore, e che cosa fa? La Spagna in quel momento era divisa tra la Spagna Citeriore, lo vediamo nella cartina, la Spagna Citeriore e la Spagna Ulteriore. Cesare deve governarla. E innanzitutto si impegna in una campagna militare contro le popolazioni dei Lusitani, che facevano una sorta di guerriglia e mettevano a rischio le città e i coloni romani. Fa un'operazione militare molto buona, è effettivamente efficace come generale. E tra l'altro, addirittura, per andare a prendere proprio per catturare gli ultimi Lusitani, ordina la costruzione di alcune navi e va nell'Oceano Atlantico. Cioè, è il primo romano, con grande disprezzo del pericolo, a solcare con delle navi l'Oceano Atlantico. Quindi fa una prima azione questa che si potrebbe mettere nel Guinness dei primati, no, per un romano. E quindi evidentemente qui si fa maggiormente le ossa dal punto di vista militare. Ed è qui che si forma, comunque, il nucleo della Decima Legione, che poi sarà la legione storica di Cesare, diventerà una grande leggenda.
Ma oltre all'aspetto militare, c'è anche l'aspetto amministrativo. Lui, per esempio, fa una serie di riforme e migliora anche la gestione dei debiti. Si fa in modo che se uno ha dei debiti, li debba pagare con due terzi del proprio patrimonio e non con tutto, in modo da preservare un minimo di guadagni. Fai in modo che non alcuni elementi, alcuni beni fondamentali, non possono essere pignorati. Fa alcune riforme per aiutare la popolazione. Cioè, non è solo un soldato, ma è anche un grande amministratore della società, un vero Popolare, che cerca di aiutare le masse. Inoltre, grazie a questo impegno, fa anche un po' di soldi, fa anche un po' di soldi, riesce comunque a racimolare un po' un gruzzolo, lui che aveva tanti debiti. E quindi questo periodo è un periodo molto importante, perché Cesare si fa le ossa, diventa totalmente maturo a livello politico e lascia la Spagna alla fine del suo mandato, con l'obiettivo di candidarsi al consolato, di arrivare al massimo gradino possibile della politica romana, ad ogni costo.
Siamo arrivati ad un momento della vita di Cesare, in cui, dopo diverse esperienze politiche, decide finalmente di concorrere per il consolato, che era la massima carica possibile nel mondo repubblicano. Cesare ottiene questo con un'azione politica straordinaria, che è passata alla storia come Primo Triumvirato. Come si può spiegare? Si può spiegare in questo modo. In quel periodo, a Roma, c'erano delle personalità importanti. La prima era quella di Pompeo. Pompeo Magno aveva ottenuto delle straordinarie vittorie militari, però una volta presente a Roma, il Senato non voleva dargli quello che lui voleva, cioè non voleva assegnare ai soldati di Pompeo delle terre. Questo perché non voleva dargli troppo potere, non aveva intenzione di concedere così tanto a Pompeo, temeva per l'indipendenza e i privilegi del Senato. Quindi Pompeo, senza la legge, senza la possibilità di soddisfare i suoi soldati, si ritrovava in grave difficoltà e non riusciva a venire fuori da questa situazione.
Il secondo importante elemento è invece Crasso. Crasso era l'uomo più ricco di Roma, straordinariamente più ricco, uno dei più ricchi della storia. Si era fatto i soldi sotto le proscrizioni di Silla e quindi aveva accaparrato una fortuna enorme. Ma non soltanto era ricco, più importante era il principale creditore di migliaia di nobili romani e quindi aveva un'influenza e un potere enorme. Ma anche lui aveva bisogno di una serie di provvedimenti e di leggi per consolidare, stabilizzare il suo potere finanziario. Questi due uomini avevano quindi queste esigenze importanti, ma Pompeo e Crasso, in realtà, fra di loro si odiavano. Perché si odiavano? Perché quando c'era stata la rivolta servile di Spartaco, che aveva quindi minacciato Roma, c'era stato il grave episodio di Spartaco, Crasso aveva combattuto la maggior parte delle battaglie, Pompeo era intervenuto giusto in tempo per eliminare Spartaco e le ultime resistenze e si era preso tutto il merito. Tanto è vero che il trionfo fu tributato a Pompeo piuttosto che a Crasso. Questo aveva creato una forte inimicizia, un forte contrasto tra i due e quindi avevano tentato di andare d'accordo, ma in realtà non ci riuscivano. Quindi erano due politici con una situazione importante, intricata, ed erano bloccati nelle loro mire.
Qui entra in gioco Cesare. Cesare ha una lungimiranza politica straordinaria e dice: "Se Pompeo e Crasso appoggeranno la mia candidatura al consolato e mi faranno diventare console, io sono la persona giusta, ancora abbastanza neutra, abbastanza libera, per poter dare ai due che mi hanno sostenuto tutte le misure che vogliono". In questo modo, Cesare non solo fa riappacificare Pompeo e Crasso, ma riesce, mettendo d'accordo questi due uomini, a usarli come una molla che lo catapulta al massimo grado, al consolato, al massimo grado della Repubblica Romana. Questo passa alla storia, questo accordo privato, come Primo Triumvirato, ed è uno dei momenti di intelligenza politica più elevati di Cesare in assoluto.
Il Primo Triumvirato funziona benissimo. Cesare, nel 59, viene eletto console. Com'è il consolato di Cesare? Inizialmente Cesare si dimostra piuttosto ben disposto. Lui viene eletto assieme a Bibulo, che era della fazione degli Optimates, quindi comunque un avversario politico, per quell'equilibrio che i romani davano nelle varie cariche. Viene però eletto assieme a Bibulo e inizialmente fa dei discorsi in cui fa capire che vuole andare d'accordo, vuole collaborare per il bene di Roma. Ben presto, però, che cosa succede? Che Cesare ha una personalità troppo presente, ha una personalità strabordante e Bibulo non riesce più a operare. Nel senso che, a un certo punto, i suoi concittadini dicevano: "Questo qui è il consolato di Giulio Cesare", per far capire che alla fine faceva tutto lui, cioè aveva rubato la scena a Bibulo, che infatti, vedendo che non riusciva a carattere e non riusciva neanche a gestirsi dal punto di vista politico, si rinchiude nella sua casa e comincia a lanciare contro Cesare ogni sorta di maledizione, dire che si sta comportando in maniera illegale e quindi dichiararsi un nemico assoluto.
Questo consolato, quindi, dominato dalla figura di Cesare, dove praticamente prende tutta la scena, è un consolato particolare. Cesare, ovviamente, deve onorare le promesse che ha preso con Pompeo e Crasso, cerca di far passare queste misure, ma ottiene uno straordinario ostruzionismo dai nemici politici. Un po' Cicerone, un po' Catone, un po' Catullo, sono gli Optimates, nemici di Cesare, che facendo un ostruzionismo feroce in Senato, bloccano ogni sua mossa. In mezzo, per esempio, c'è anche la volontà di Cesare e di operare una ridistribuzione delle terre e quindi lui perseguiva un ideale comunque veramente, si può dire, puro nei confronti del popolo romano. Ma questo ostruzionismo gli impedisce di fare tutto. E allora Cesare forza la situazione, si rivolge direttamente al popolo e forzando le...
Le tradizioni del consolato riescono a intervenire quello che vuole. Tra l'altro, dal momento che questa è un'azione di forza, cioè lui spacca, spacca i meccanismi. Pompeo e Crasso escono allo scoperto, cioè lo supportano e si, quindi, diciamo che il triumvirato esce allo scoperto e si capisce l'essenza di questo accordo.
Anche successivamente Cesare prenderà un'altra iniziativa ancora. Lui vorrà redistribuire delle terre in Campania. Di nuovo il solito opportunismo, ostruzionismo dei nemici politici e lui di nuovo si rifà direttamente al popolo, quindi nuovamente spacca la situazione per arrivare al punto. Come possiamo giudicare questo consolato? Questo è un momento importante. Come possiamo pensare questo consolato? Cesare persegue degli obiettivi che dal punto di vista puramente etico sarebbero anche condivisibili, ma il problema è che lo fa forzando e violando le regole della Repubblica. Questo, in realtà, causa anche un calo della popolarità di Cesare, perché comunque i romani vedevano un comportamento veramente spregiudicato.
Quindi, che cosa succede? Cesare va a infilarsi in una situazione molto difficile. Lui durante il suo consolato compie talmente tanti illeciti che appena scade il mandato, questi potrebbero metterlo in galera in un attimo, cioè si ritrova in una strada senza uscita. Il suo comportamento lo condannano non appena lui non sarà più console, finirà al gabbio immediatamente. [Musica]
Quindi, anche questo passaggio è importante. L'unico modo che Cesare ha per salvarsi è quello di ottenere un incarico militare, una missione straordinaria che gli consenta di sfruttare l'immunità e quindi non andare in galera. Per fare questo utilizzerà di nuovo l'accordo con Pompeo e Crasso e quindi riuscirà effettivamente ad avere questo incarico. Lui diventerà infatti, innanzitutto, governatore della Gallia Cisalpina, che in realtà corrisponde all'Italia settentrionale. Diventerà anche governatore della zona che adesso è l'attuale Croazia e, inoltre, per un caso, dal momento che il governatore della Gallia Transalpina, quindi verso verso la Francia, improvvisamente muore, riesce a ottenere anche questo terzo territorio importante.
Inoltre, il suo governatore su queste tre zone fondamentali, anziché durare un anno solo, durerà per cinque anni. Questa straordinaria serie di risultati e questo enorme concentrazione di potere, durata della sua missione e possibilità di reclutare i soldati, sarà quello che salva Cesare dalla galera. Ma allo stesso momento, probabilmente Pompeo e Crasso non lo avevano pensato. Probabilmente hanno fatto un errore di valutazione. Ma proprio questo, questa situazione particolare, la necessità di guadagnare, di recuperare denaro perché è in debito, di non finire in galera, di aumentare il suo prestigio, questo coacervo di situazioni saranno la base della sua decisione di conquistare le Gallie, cioè una decisione straordinaria che in un solo colpo risolverà i suoi problemi. E nella mente di Cesare, il suo futuro, i suoi obiettivi coincideranno con quelli di Roma.
La straordinaria avventura della conquista delle Gallie. Mentre parlo, le cartine a fianco aiuteranno a capire e a spiegare un po' la situazione, quindi mi sposto leggermente per fare posto alla grafica. Allora, che cosa succede? Innanzitutto, capiamo quella che è la situazione geografica. Quando arriva Cesare, vediamo dalla cartina che l'Italia del nord è organizzata nella provincia della Gallia Cisalpina, che corrisponde, ripeto, Italia del Nord, Pianura Padana. E poi c'è la Gallia Narbonese o Narbonense, ci sono un po' queste due versioni. La Gallia Narbonese è una zona che corrisponde al sud della Francia, l'attuale Costa Azzurra. Era una provincia romana che i romani avevano combattuto per avere, in quanto gli consentiva di passare attraverso anche la città di Massilia, Marsiglia, direttamente in Spagna con assoluta tranquillità e sicurezza. Quindi, era una provincia molto importante per i romani e i romani tenevano molto alla sicurezza di questo territorio. Questa è la situazione. La vediamo nella cartina. Questa è la situazione all'arrivo di Cesare.
Quando Cesare giunge sulla scena, in realtà bisogna dire che in un primo momento i romani sono interessati alla sicurezza della Gallia Narbonese e null'altro. Questo perché? Perché, ad esempio, i principali alleati dei romani in Gallia erano gli Edui. La tribù degli Edui, questi Edui avevano un contenzioso costante, continuo, delle guerre, delle battaglie continue con i Sequani, che erano posizionati più a est. A un certo punto, i Sequani concedono un terzo del loro territorio ai Germani, cioè agli Svevi di Ariovisto, i quali entrano e iniziano a convivere assieme i Sequani e insieme infine creano una forza militare che spaventa gli Edui. A questo punto, gli Edui, capitanati da Diviziaco, chiedono aiuto ai Romani e i Romani, in un primo momento, in realtà dimostrano di non avere particolarmente l'intenzione di aiutare gli Edui. Gli dicono di riferirsi al governatore della Gallia Narbonese, ma non danno un supporto decisivo. Questo ci fa capire che in un primo momento i romani non sono interessati a conquistare le Gallie, ma vogliono avere solamente i loro confini sicuri. Tanto è vero che non colgono nessuna occasione di conquista.
La situazione, però, cambia radicalmente quando ci sono gli Elvezi. Questo cambia le carte in tavola. Gli Elvezi erano una popolazione che da cui poi derivano gli odierni Svizzeri, anche se con diverse poi peripezie, ma per capirci. Gli Elvezi erano una popolazione che vengono spinti sempre dai Germani di Ariovisto e da altre tribù che li pressavano e quindi avevano incendiato tutte le loro abitazioni, i loro territori, i loro campi e volevano trasferirsi. Volevano trasferirsi in un nuovo territorio più tranquillo. Per trasferirsi in questo nuovo territorio, volevano passare attraverso la Gallia Narbonese per raggiungere la Spagna. Però il passaggio degli Elvezi attraverso la Gallia Narbonese era molto rischioso. Innanzitutto, decine di migliaia di uomini che passano attraverso una provincia possono distruggere il territorio e facilmente ci possono essere delle razzie. Quindi, erano operazioni ad alto rischio per la Gallia Narbonese, quindi per i romani. Inoltre, gli Allobrogi, che vediamo sempre nella cartina, che si erano ribellati più volte, avrebbero potuto cogliere l'occasione per una nuova sedizione, per una nuova ribellione. Quindi, c'era un alto pericolo di una nuova guerra, di nuove battaglie. E poi, se gli Elvezi se ne fossero andati, molto probabilmente i Germani di Ariovisto avrebbero preso il loro posto e sarebbero diventati immediatamente confinanti con i romani, e i romani dei Germani non si fidavano.
Quindi, gli Elvezi non dovevano passare attraverso la Gallia Narbonese. C'era questa volontà. C'era questo grande pericolo per motivazioni. E allora Cesare fa in pochi giorni, in sette-otto giorni, arriva direttamente sul posto con i primi legionari e si rende conto di questa emergenza. Lui in questo momento ha solamente la decima legione, non ha dei soldati molto numerosi. Quindi, semplicemente prende tempo, dice agli Elvezi che stanno chiedendo il permesso ai Romani di passare, che ci vogliono otto giorni di tempo per avere la risposta e nel frattempo si rinforza, ma soprattutto costruisce una serie di forti direttamente sul fiume, che vediamo indicato in cartina, per impedire alla fine agli Elvezi di passare. E dopo otto giorni, gli nega il passaggio, forte delle sue fortificazioni. A questo punto, gli Elvezi, vedendo che i romani erano assolutamente contrari, decidono di non passare dalla Gallia Narbonese e chiedono permesso alle popolazioni dei Sequani e degli Equi per percorrere un'altra strada. [Musica] [Musica]
Finora le azioni di Cesare sono state delle azioni difensive, cioè per la sicurezza del territorio. Non notiamo in Cesare la volontà particolare di voler combattere a tutti i costi, fare le operazioni di sicurezza, di difesa e di protezione. Ma a un certo punto, il suo atteggiamento cambia. Molto probabilmente, in questo periodo, lui concepisce la conquista della Gallia per avere il potere militare ed economico che gli serve a Roma e quindi il suo atteggiamento cambia. Perché Cesare comincia a inseguire gli Elvezi attraverso il fiume e dimostra questa volta una volontà aggressiva. In realtà, gli Elvezi dovevano passare attraverso il territorio degli Edui. Gli Edui si dividono: una parte non vuole niente, non vuole avere niente a che fare con i romani, mentre altri invece vogliono collaborare con i romani perché sono consapevoli della loro forza militare. A un certo punto, Cesare, sfruttando la fazione filo-romana che c'è all'interno degli Edui, continua ad inseguire gli Elvezi lungo il fiume e si arriva all'attacco da parte di Cesare delle retrovie dell'esercito Elvetico e quindi c'è una prima battaglia, una prima vittoria di Cesare, una vittoria di poco conto, niente di particolare, però dimostra che ormai Cesare vuole combattere, vuole aggredire.
Tanto è vero che dopo questo primissimo scontro, i capi degli Edui dicono: "Ma Cesare, cioè, per quale motivo vuoi la guerra? Perché ci stai inseguendo? Noi non siamo passati attraverso il territorio dei romani, quindi perché continui a inseguirci?". E Cesare adduce come motivazione il fatto che deve proteggere gli alleati Edui, ma in realtà è evidente che vuole conquistare. A un certo punto, gli Elvezi continuano la loro marcia, i romani continuano ad inseguirli, a tampinarli, fino a che i romani hanno bisogno di rifornimenti, deviano il loro percorso verso Bibracte, quindi la capitale degli Edui, per fare evidentemente per foraggiarsi. E gli Elvezi, credendo che questa sia una manovra dei romani, una dimostrazione di debolezza, decidono di attaccarli. A questo punto, Cesare ha il pretesto per combatterli e direttamente sul fiume, Cesare, grazie alle sue legioni meglio organizzate e alla professionalità dei legionari, sbaraglia completamente gli Elvezi e quindi compie la prima grande vittoria nelle Gallie. Dopo aver vinto gli Elvezi, infatti, di cui almeno un terzo dell'esercito muore in maniera orribile, Cesare dà degli ordini. Cesare ordina agli Elvezi di ritornare immediatamente nei luoghi nei loro territori iniziali, di ricostruire le loro case e di fare ritorno da dove erano venuti, perché così è meglio per la sicurezza dei confini. E infatti, gli Elvezi, con anche la collaborazione dei Sequani, che non osano ribellarsi a Cesare, ma collaborano, riescono a ritornare nei loro territori iniziali e quindi la protezione della Gallia Narbonese è assicurata da queste manovre piuttosto aggressive e determinate di Cesare. [Musica]
A questo punto arriviamo invece al secondo grande avversario: Ariovisto. A questo punto Cesare riceve da tutte le Gallie delle richieste di aiuto. Ci sono diverse tribù che hanno paura di Ariovisto e chiedono a Cesare che, appena ha vinto gli Elvezi, di intervenire per proteggerli dai Germani, dagli Svevi di Ariovisto. Anche Diviziaco, lo ripetiamo, il capo della tribù degli Edui, chiede a gran voce: "Cesare, intervieni, proteggici da questi avversari!". Questo, in realtà, per Cesare non è molto semplice. Innanzitutto, perché per comodità, Ariovisto era stato addirittura dichiarato Amico del Popolo Romano per tenerselo buono per rapporti diplomatici. Quindi, lui si deve rimangiare la parola. E poi, perché i suoi soldati, in realtà, hanno paura dei Germani. I Germani erano terribili, c'erano dei racconti devastanti sulla brutalità dei Germani, quindi i legionari iniziano ad avere un po' di timore.
E qui Cesare, come se la cava? Cesare fa una grande opera di propaganda attraverso i commentari, cioè i suoi racconti, che spedisce al Senato per dimostrare che Ariovisto è oggettivamente un pericolo per il popolo romano e quindi per riuscire politicamente a rimangiarsi la parola e poter attaccare Ariovisto. E con i suoi soldati, se la cava sia ricordando i successi di Gaio Mario, sia ricordando l'onore dei Romani. Ma soprattutto, è uno di quei momenti in cui Cesare sfoggia il suo carisma personale e riesce a fare presa sui soldati, perché addirittura dice: "Io andrò, se dovesse essere necessario, con la sola decima legione, sulla quale nutro la più completa fiducia". Questo fa vergognare gli altri che erano titubanti e tutti insieme decidono di seguire Cesare nella spedizione contro Ariovisto.
In realtà, la cosa interessante della lotta contro Ariovisto sono i rapporti che ci sono fra Cesare e questo Ariovisto. Prima, Ariovisto non è un barbaro e basta. Si dimostra un politico piuttosto fine. All'inizio, infatti, Cesare chiede un incontro con Ariovisto, che gli viene negato. Ma poi, dopo altri movimenti delle legioni, i due si incontrano. Ariovisto, in realtà, adduce delle motivazioni al suo agire molto intelligenti. Ariovisto non è un barbaro stupido, è un politico abbastanza fine. Lui dice: "Innanzitutto, sono stati i Sequani che mi hanno invitato come tribù alleata nel territorio delle Gallie, quindi i romani che cosa parlano? Io, poi, non ho mai toccato la Gallia Narbonese, non sono mai entrato nei territori romani, quindi a quale titolo i romani pretendono di dare ordini nelle Gallie?". E effettivamente, Ariovisto tecnicamente ha ragione. Tanto è vero che Cesare risponde con delle argomentazioni un po' deboli, dicendo che deve difendere gli interessi degli alleati Edui, e quindi, in realtà, si capisce che in fondo è Cesare che vuole attaccare briga perché ha il suo personale obiettivo di conquistare le Gallie.
Dopo questo primo incontro e altri momenti, altri movimenti, l'esercito romano si rinfoltisce, si avvicina al luogo dello scontro. C'è anche un secondo incontro, di nuovo tra Cesare e Ariovisto, dove i toni sono ancora più pesanti, sono ancora più accesi. Ariovisto insiste: "Voi romani siete degli invasori, non centrate niente, non potete darci ordini!". Addirittura Ariovisto dice: "Se io adesso ti ammazzassi, Cesare, farei un grande favore a molta gente a Roma", dimostrando quindi di avere conoscenza di cosa succede nella politica romana. Quindi, è un politico, lui, molto fine, è una persona intelligente Ariovisto. E Cesare a questo punto risponde: "Io non devo rendere conto a te, non devo rendere conto né ai Galli né ai Germani, ma solamente ai Romani. Sei ufficialmente un pericolo". E quindi, questa questo dibattito diventa un alterco e siccome le guardie del corpo di Ariovisto e di Cesare cominciano ad attaccarsi, l'incontro si interrompe nel massimo della tensione. Ci sarà poi un ultimo tentativo di incontro, sempre proposto da Ariovisto, ma Cesare non partecipa più di persona, manderà un suo delegato con un interprete. Ariovisto vede questo come un'offesa e quindi automaticamente riesce a catturare questi due uomini e si arriva alla guerra tra Cesare e Ariovisto.
La battaglia tra Cesare e Ariovisto non è chiarissima, non abbiamo delle fonti che ci spiegano in maniera estremamente precisa come sia andata, però ne conosciamo il senso generale. Ariovisto deve aver dispiegato un grande numero di uomini. [Musica] Quindi, la fortuna di Cesare dipende anche dai collaboratori. A un certo punto, lo possiamo vedere comunque nell'animazione. Ariovisto riesce a sfondare il lato destro dei romani, quindi sta vincendo Ariovisto. E Cesare, che si trova in un'altra posizione, non si accorge di quanto sta capitando, non riesce ad avere un quadro globale e quindi perde di vista questo momento di debolezza del suo esercito. E la situazione viene in realtà salvata da chi? Dal figlio del triumviro Crasso, il figlio che è sostanzialmente all'indietro e in una zona di riserva, non è attivo. Riesce ad avere una visione del campo di battaglia più ampia, si accorge, riesce a vedere a colpo d'occhio che c'è un buco nelle file dei romani e con la sua cavalleria riesce ad intervenire in maniera rapida, immediata e decisiva, tanto che l'esercito dei Germani di Ariovisto viene scompaginato completamente. Nella battaglia muoiono una moglie di Ariovisto, muoiono due figlie e Ariovisto, spesso ferito, e poi pochi giorni dopo morirà di infezione.
A questo punto, in brevissimo tempo, Cesare ha difeso il territorio romano, ha cambiato la sua politica, è diventato aggressivo ed ha sconfitto gli Elvezi, decidendo dove si devono posizionare, e ha condotto delle tese trattative con Ariovisto, sconfiggendo i Germani sul campo di battaglia. Già solo questa è un inizio veramente al cardiopalma per le campagne galliche, dimostrando che Cesare sta compiendo qualcosa di straordinario. Cesare continua ad avvisare e a documentare quello che fa e i romani ricevono delle notizie estremamente infervoranti, estremamente eccitanti per loro, perché ci sono delle tribù di cui neanche sospettavano l'esistenza in territori lontani, sconosciuti. Loro sono consapevoli che Roma sta conquistando dei territori completamente nuovi, trovi, e che c'è nella politica e nell'arte militare romana una grandissima operazione bellica che avrà dei confini oltre ogni immaginazione.
Dopo queste due vittorie, Cesare ha fatto sentire il proprio nome per tutte le Gallie. Tanto è vero che tutte le altre tribù, soprattutto quelle della Gallia del nord e in particolare le tribù belgiche, all'inizio vedono Cesare come l'invasore, si coalizzano, si preparano a combatterlo e a scacciarlo dal territorio. Ma nel momento in cui Cesare, con le sue legioni, è velocissimo a spostarsi e si sta avvicinando militarmente ai luoghi dello scontro, accade che tante tribù immediatamente si arrendono e passano dalla sua parte, o perlomeno si dichiarano neutrali. Questo ci fa capire una cosa importante: molto spesso Cesare ottiene dei risultati solo con la velocità dello spostamento, cioè solo con la rapidità delle legioni sul territorio, e questo ancora oggi ha dello straordinario.
A questo punto, quindi, Cesare arriva e deve combattere solo con alcune tribù dei Galli Belgi e degli Atuatuci, che gli oppongono una strenua resistenza e quindi deve combattere contro gli irriducibili. E qui, che cosa accade? Qui accade un episodio molto importante. Cesare si trova nel territorio, nel profondo nord delle Gallie, nel territorio dei Galli Belgi e in particolare il suo esercito sta sfilando, sta marciando per costruire l'accampamento e arrivato alla fine della giornata, inizia evidentemente la costruzione del castrum. Normalmente, quando si costruisce l'accampamento, una parte dell'esercito deve proteggere coloro che stanno costruendo, ma in realtà, non sappiamo esattamente per quale motivo, Cesare fa un errore, non dispone bene i propri uomini. La zona si predispone per le imboscate e quindi i Nervi, la tribù dei Nervi, attacca con un'imboscata tremenda l'intero esercito di Cesare e qui Cesare viene totalmente preso alla sprovvista. Questo è un episodio poco noto ma importante da ricordare.
E quindi, che cosa accade? Accade una cosa fondamentale: l'esercito, nel corso della marcia, aveva comunque mantenuto la sua struttura, cioè le centurie, i centurioni erano vicini alle loro centurie, i vari comandanti erano vicini ai loro uomini. Quindi, accadono una cosa molto importante, straordinaria: i soldati romani da soli, senza il loro generale che ancora non è direttamente sul posto, in maniera completamente autonoma riescono a formare una linea di difesa contro l'imboscata dei Nervi e a resistere strenuamente all'attacco. Quindi, questo dimostra che il soldato romano non è solamente un soldato che obbedisce agli ordini, ma è capace di pensare autonomamente, di organizzarsi. E questa è una straordinaria dimostrazione che la fortuna di Cesare non sta solo in Cesare, sta anche negli uomini che erano con lui e che hanno combattuto per lui. E quindi, qui, questa linea di difesa che gli uomini formano spontaneamente, salva quasi tutta la campagna gallica. A un certo punto, Cesare interviene personalmente, anche con l'utilizzo della decima legione, quella sua più fedele, che si era formata in Spagna, e riesce a uscire da quella situazione e a salvarsi. [Musica]
Dopo l'episodio che abbiamo appena citato dei dei Belgi Nervi, Cesare ha un buon controllo su tutti i territori della Gallia e c'è una cosa importante: deve dare un'occhiata anche alla situazione a Roma. Nel frattempo, c'è da dire che i nemici politici stanno soffiando, stanno premendo contro di lui. Innanzitutto, c'è Pompeo, che comunque è ancora il generale più conosciuto e più stimato di Roma e che comunque è abbastanza vicino alla fazione degli ottimati piuttosto che quella dei populares. C'è Crasso, che ha bisogno anche lui di riforme, ma soprattutto vuole condurre un'operazione contro i Parti per avere anche lui una fetta della torta nella gloria militare di Roma, quindi anche lui ha queste esigenze. E poi anche Cicerone è un elemento di disturbo. Cicerone era stato esiliato qualità della partenza di Cesare, con la scusa che aveva fatto condannare gli autori, gli organizzatori della congiura di Catilina, senza regolare processo, era stato esiliato, ma era riuscito a tornare e stava pesantemente criticando l'operato di Cesare in Senato, stava mettendo in dubbio le sue operazioni.
Quindi, questa situazione instabile, questa situazione un po' di pericolo politico per Cesare, costringono Cesare a prendersi comunque una pausa durante l'inverno, a ritornare nella Gallia Cisalpina, che corrisponde all'attuale nord Italia, e a incontrare nuovamente i partecipanti al triumvirato, cioè Pompeo e Crasso, per rinnovare degli accordi e fare in modo che la situazione politica rimanga stabile. Sono gli accordi di Lucca, che vengono stabiliti. E cosa viene deciso? Innanzitutto, viene prorogato a Cesare il comando nelle Gallie, in modo tale che evidentemente possa proseguire la sua azione. E qui Pompeo gli presta anche un paio di legioni, dimostrando che Pompeo non si rende perfettamente conto della portata militare e del prestigio militare che sta avendo Cesare, perché addirittura in questo aspetto lo sottovaluta un po'. Crasso ottiene non solo un consolato assieme a Pompeo, ma la possibilità di avere una missione militare contro i Parti per tentare la conquista dell'Oriente, cosa di cui lui è innamorato, affascinato, eccetera. E Pompeo riesce a ottenere il comando della Spagna. Dopo questo rinnovato accordo, che quindi tranquillizza la situazione politica, Cesare ha le spalle abbastanza coperte e può ritornare di nuovo in Gallia per un nuovo anno di combattimenti. [Musica]
Cesare, a questo punto, si trova nel quarto anno delle sue campagne galliche. Ci sono tante cose interessanti. Allora, lui deve affrontare ancora tanti nemici, perché le Gallie non sono assolutamente pacificate. Uno dei primi popoli che oppone una forte resistenza e contro cui deve combattere sono, per esempio, i Veneti. I Veneti non sono quelli che oggi abitano il nostro Veneto, erano una tribù completamente diversa, una tribù gallica. Vediamo nella cartina la loro dislocazione per capire dov'erano. I Veneti sono degli strenui oppositori a Cesare e hanno una flotta veramente molto potente, sono molto forti sul mare e quindi effettivamente sono un avversario pericoloso. Cesare, quindi, come si comporta? Innanzitutto, piazza diversi suoi comandanti importanti, diversi suoi legati in diverse zone della Gallia per essere sicuro che i territori siano abbastanza monitorati. E poi si muove personalmente contro i Veneti. Fa costruire una grandissima flotta, molto potente, la quale è in grado di combattere contro quella dei Veneti. Ma qui c'è una cosa interessante, un piccolo dettaglio che cambia la storia.
Contro i Veneti, i Veneti avevano delle navi molto grandi che venivano mosse da altrettante vele, erano delle vele gigantesche ed era molto difficile fregare, diciamo, no? Anche perché alla prima occasione si rifugiavano in posti che conoscevano bene, quindi era oggettivamente complicato venirne a capo. Ma cosa succede? Cesare fa costruire praticamente degli enormi e lunghissimi pali sulla cima, sulla sommità di questi pali ci sono delle dei coltelli, delle falci, delle lame e riesce, sembra una cosa incredibile, avviene, riesce. Le navi di Cesare riescono a distanza a tagliare le enormi vele create dai Veneti, toglie quindi alle navi dei Veneti la loro rapidità, velocità e capacità di manovra e quindi riesce a far in modo che i romani abbordino le navi dei Veneti e i romani, nel corpo a corpo, sono molto più forti. Ecco che in questo modo, con questo stratagemma molto importante, quasi divertente, Cesare riesce a sottomettere i Veneti e si può dedicare a un altro grave pericolo: quello degli Usipeti e dei Tencteri. [Musica]
Gli Usipeti e i Tencteri, o Tenteri, erano due popolazioni germaniche che stavano premendo sui confini del Reno e volevano entrare nelle Gallie. Cesare, ovviamente, non può permettere che due popolazioni germaniche entrino nel territorio che vuole conquistare, quindi evidentemente si oppone. A questo punto, gli Usipeti e i Tencteri mandano alcuni ambasciatori, ma Cesare, a tradimento, arresta e fa uccidere questi ambasciatori e attacca sia gli Usipeti che i Tencteri. E nel corso di questo attacco, vengono uccise una cifra tra i centomila e i duecentomila uomini, donne, bambini. Cioè, per le sue finalità della guerra e per dimostrare che i romani non vanno sfidati, compie un massacro di proporzioni gigantesche. Ora, questa azione di Cesare ha suscitato un grande dibattito, non solo oggi che noi vogliamo giudicare il passato, ma presso i suoi contemporanei. Per esempio, sia Cicerone che Catone, che sono suoi avversari, propongono al Senato una serie di discussioni, si pongono il problema morale: Cesare può fare tutto questo? Può uccidere degli ambasciatori a tradimento e uccidere centinaia di migliaia di persone, anche se sono barbari? Quindi, nasce un dibattito piuttosto forte e il concetto, per esempio, di crimine contro l'umanità, che noi potremmo pensare essere moderno, nasce invece in questo periodo, in questo dibattito, quando la guerra è guerra e quando invece diventa un crimine contro l'essere umano.
Nonostante questo punto, che viene considerato il punto più violento e più basso di tutte le campagne galliche, Cesare, però, ottiene effettivamente il risultato di dare una sonora lezione a tutte le tribù e per sottolineare la capacità, la potenza dell'esercito romano, decide di compiere un atto dimostrativo molto importante, cioè dà ordine ai suoi uomini di costruire un ponte di legno sul Reno per raggiungere il territorio dei Germani. [Musica] [Musica]
Questa è un'operazione straordinaria. Gli ingegneri romani riescono a costruire in tempo record un ponte. Vediamo anche nell'immagine una buona rappresentazione di come poteva essere organizzato e costruito. E grazie a questo ponte straordinario, compie una serie di spedizioni punitive nel territorio dei Germani, poi ritorna e abbatte il ponte, cioè una dimostrazione di potenza, forza militare, capacità di costruzione straordinaria, che rappresenta un messaggio indelebile e chiaro contro tutti gli avversari. [Musica]
A questo punto, Cesare è, potremmo anche dire, quasi insaziabile. Nel senso che, nonostante questa serie di vittorie, punta gli occhi anche sulla Britannia. La Britannia è un'isola che per i romani era lontanissima, alcuni non sapevano neanche che esistesse, si potevano, si domandavano come si può arrivare in Britannia. Cesare decide di essere e sarà il primo romano a raggiungere le coste della Britannia per sottomettere persino quelle popolazioni. E questo lo fa più riprese. Organizza una prima spedizione che arriva, attraversa la Manica, arriva sulle coste della Britannia, combatte contro le repubbliche, le quali vengono sbaragliate dall'esercito romano che è direttamente sotto il suo comando. Quindi, anche qui ottiene una straordinaria vittoria. A un certo punto, c'è una tempesta che distrugge la flotta e i Britanni ritengono che questo sia il momento buono per contrattaccare, ma nemmeno stavolta riescono a vincere. Cesare riuscirà a battere anche stavolta, anche senza il supporto della flotta, i Britanni e a un certo punto imporrà a tutte queste tribù una serie di schiavi, di ostaggi e di pagamento di tributi, prima di ritirarsi per passare l'inverno di nuovo nelle Gallie.
Nel momento in cui lui fa svernare i suoi soldati, le tribù britanniche, in realtà, non consegnano gli ostaggi come era stato concordato e quindi costruisce una flotta di 800 navi con 5 regioni e per la seconda volta ritorna sulle coste britanniche. Qui lui riesce a sbarcare e verrà attaccato da un valente generale, Cassivellauno, che combatte contro i romani. E qui Cesare non solo sconfigge Cassivellauno, ma si addentra nel territorio dei Britanni, oltre il fiume Tamigi, e ottiene delle nuove vittorie. E a questo punto, le tribù britanniche si rendono conto che i romani sono inarrestabili e si arrendono in maniera praticamente incondizionata ed danno una serie di rassicurazioni sul fatto che da adesso rispetteranno totalmente i patti.
C'è una frase che rende perfettamente l'idea della situazione: "Le Gallie erano state conquistate, ma non erano state domate". Nel senso che la popolazione, le varie tribù, non si erano per niente rassegnate alla conquista di Cesare. Quindi, soffiano dei venti di rivolta e diversi principi galli incominciano una serie di attacchi, imboscate, guerriglia, movimenti improvvisi per scacciare l'invasore romano. Il principale, il più importante, è certamente Ambiorige. Ambiorige è un principe gallo, il re degli Eburoni, il quale riesce a entrare in trattative con l'esercito romano, convincere diverse coorti a uscire dall'accampamento e tende una terribile imboscata. Riesce ad annientare 25 coorti, cioè fa una vera e propria strage, una devastante strage per l'esercito di Cesare e quindi infligge un colpo molto forte alle campagne del vivo Giulio.
Quindi, che cosa accade? Che purtroppo questo ha un effetto deprimente per tutta l'esito della campagna. E non basta. Essendo riuscito a ottenere questo risultato, lui assieme ad altri alleati mette sotto assedio anche un accampamento importante, strategico, nel nord delle Gallie, che viene difeso da Quinto Cicerone, che tra l'altro è il fratello del più famoso Tullio Cicerone. Quinto Cicerone resiste con i suoi soldati, viene assediato da decine di migliaia di Galli inferociti, resiste per diverse settimane. Purtroppo, due terzi dei suoi soldati moriranno e la situazione verrà risolta solamente dall'arrivo di Cesare in persona, che riesce con l'esercito a fare fuori 60.000 Galli e a liberare il suo comandante alleato da quello devastante e straordinario assedio.
A questo punto, quindi, Cesare si trova in un momento critico. Allora, come si muove? Si muove in due modi. Innanzitutto, da un lato, il suo braccio destro, Tito Labieno, compie una serie di spedizioni militari nel sud delle Gallie e riesce a vincere una serie di nemici, a volte con la diplomazia, a volte con la forza, altre volte vengono sfruttate le superstizioni delle tribù galliche. Ci sono delle situazioni, per esempio, in cui avvelenando l'acqua, riescono a far credere ai Galli che gli dei siano contro di loro e ottenerne la resa. Quindi, Tito Labieno fa veramente un grande lavoro per disinnescare i pericoli nel sud della Gallia. Invece, Cesare più a nord, che cosa fa? Costruisce un secondo ponte sul fiume Reno, perché ne aveva già creato uno prima, ne avevamo parlato, per terrorizzare i Germani, impedire che i Germani diano manforte ai Galli, dare una dimostrazione di forza e quindi evitare delle coalizioni che potrebbero essere molto difficili e pericolose per lui. In questo modo, riuscirà quindi a riprendere il controllo della situazione e ci saranno poi delle grandi battaglie finali in cui Ambiorige viene sconfitto con tutto il suo esercito e muore.
Cesare, quindi, riesce a superare un momento critico delle campagne galliche, ma nonostante questo, c'è ancora da combattere. C'è ancora da combattere, perché sorge all'orizzonte un grandissimo avversario, un uomo intelligente, un fine politico, che metterà in crisi tutte le dinamiche di Cesare in Gallia e costituirà l'ultimo grande capitolo: cioè Vercingetorige. [Musica]
Chi era Vercingetorige? Vercingetorige era il capo della tribù degli Arverni. Che cosa fa Vercingetorige? Ha due idee molto importanti, molto pericolose per Cesare. Innanzitutto, Cesare fino a quel momento era riuscito a sfruttare le naturali divisioni politiche tra le varie tribù per indebolire i suoi avversari e di volta in volta vincere le varie battaglie. Mentre invece Vercingetorige riesce a riunire tutte le tribù in un blocco unico, o comunque a riunire la maggior parte delle tribù galliche, facendo fronte comune nei confronti contro l'invasore romano e quindi riuscendo a creare un blocco compatto.
Vercingetorige riesce e ha un'altra idea molto pericolosa per l'esito delle campagne galliche. Inoltre, Vercingetorige ha quest'altra idea: anche se questo significa sacrificare i suoi stessi raccolti e quindi, per certi versi, affamare le sue stesse popolazioni, comincia a usare la tattica della terra bruciata, a interrompere le linee di rifornimento delle legioni romane, a bruciare i raccolti, a bruciare i campi, a fare in modo che abbiano fame, che non riescano a raggiungere l'acqua e quindi questa guerra di logoramento è molto pericolosa per Cesare, che avrà infatti gravi problemi di approvvigionamento per tutti i suoi soldati. Quindi, per questo motivo, il fatto che lui riesca a creare un fronte comune contro Cesare e a tagliargli i rifornimenti, fa sì che Vercingetorige veramente sia un avversario pericoloso, molto più pericoloso di tutti i precedenti.
Per questo motivo, e accorgendosi di queste dinamiche, Cesare, che in quel momento stava svernando nella Gallia Cisalpina, che sarebbe l'odierno nord Italia, deve ritornare di gran carriera subito nel cuore delle Gallie per affrontare l'ultimo e più grande nemico di questa gigantesca campagna di conquista. [Musica]
Allora, iniziamo a vedere l'incontro tra Cesare e Vercingetorige. Cesare sta tornando nelle Gallie. Vercingetorige gli si fa incontro e c'è una prima battaglia. In realtà, è un assedio: l'assedio di Avarico. In questo caso, Cesare sta assediando una città importante, la cui posizione era strategica, e riesce con una serie di gigantesche e innovative costruzioni ad assediare efficacemente la città di Avarico. In questo caso, Vercingetorige subisce una prima sconfitta, un primo scacco e purtroppo deve vedere impotente, inerme, decine di migliaia di Galli che vengono massacrati. Quindi, il primo round va sicuramente a Cesare, che come al solito si dimostra un generale straordinario, un fuoriclasse. Avarico, quindi, è un primo scacco per Vercingetorige, dà molta forza, molto coraggio ai soldati, ai legionari romani, che quindi proseguono il loro cammino.
Allora, che cosa accade? Che nonostante questo, Cesare è comunque in una situazione complicata ed è nella natura di Cesare, quando si trova in difficoltà, di non diventare più prudente, ma al contrario più spericolato e raggiungere la radice del problema che deve affrontare per stroncare il suo avversario. Questo, che cosa significa? Che Cesare decide di raggiungere la capitale degli Arverni, che era Gergovia, cioè va direttamente al cuore del problema per eliminarlo, per tagliare la testa al toro. Assedia la città principale degli Arverni, la loro capitale, perché vuole subito porre fine alla questione e comincia quindi un secondo assedio di Gergovia.
Cosa accade a Gergovia? Però, a Gergovia accade che innanzitutto l'assedio era oggettivamente difficile, perché Gergovia era una città che era molto ben protetta e molto ben difesa. E a un certo punto, i soldati romani compiono un errore. Cesare, parlando delle sue stesse operazioni, dice che i soldati, presi dalla foga, non hanno rispettato i suoi ordini. È probabile che anche Cesare, magari, abbia sbagliato a dare qualche comando. Però il risultato finale è che l'opera di assedio a Gergovia da parte di Cesare non funziona. Cesare non riesce ad avere ragione dell'avversario. Per la prima volta, si deve arrendere, deve levare l'assedio e quindi questa è ufficialmente la prima sconfitta di Cesare in Gallia e questo è molto importante. Purtroppo, questa volta i legionari romani devono per questa volta dichiarare bandiera bianca, hanno perso. Quindi, la situazione si complica.
A questo punto, che cosa accade? Accade una specie di indecisione. Vercingetorige viene riconfermato il capo perché è appena vinto. Però, c'è da dire, onor del vero, Vercingetorige vorrebbe continuare con una guerra di logoramento, mentre alcuni suoi consiglieri vorrebbero arrivare ad uno scontro finale. Qual è il risultato di questa incertezza? Che alla fine prevale, diciamo, la linea più di Vercingetorige e quindi questo grande comandante si arrocca in una zona estremamente protetta, estremamente difesa: la Rocca di Alesia, dove si svolge l'ultima grande battaglia. [Musica]
Che cosa avviene ad Alesia? Allora, Alesia era una zona molto fortificata, isolata, perfetta per resistere ad un assedio. Vercingetorige è lì con il suo esercito, con i suoi fedelissimi, si protegge e Cesare è arrivato sul posto, comincia subito un assedio e quindi costruisce una serie di fortificazioni attorno ad Alesia e quindi mette Vercingetorige subito alle strette. Allora, Vercingetorige manda dei suoi messaggeri per informare tutte le altre tribù galliche e chiede che tutte quante le tribù accorrano immediatamente in suo aiuto. Si tratta di un'operazione straordinaria: cioè decine di tribù galliche, centinaia di migliaia di uomini accorrono ad Alesia contro Cesare. E siccome Cesare si rende conto che sta arrivando questa enorme massa di soldati per stroncarlo, che cosa fa? Costruisce una la seconda linea di fortificazioni, stavolta verso l'esterno, per proteggersi dall'esterno, proprio per gestire entrambe le situazioni: sia Vercingetorige, che è arroccato, sia le tribù che vengono ad aiutare.
In realtà, lui non è che inventa questa tecnica, era già stata utilizzata nella seduta di Siracusa nella prima guerra punica, quindi non è un'invenzione di Cesare, però l'uso di questa, si chiama circonvallazione e controvallazione, è effettivamente portata al massimo delle sue possibilità. Quindi, l'assedio di Alesia è straordinario. Che cosa accade? Innanzitutto, se cliccate nel canale, c'è un video dedicato alla battaglia di Alesia, che vi invito ad andare a vedere, perché lì racconto nel dettaglio tutto quello che è successo in questa straordinaria battaglia, però qui lo riassumiamo. Qui abbiamo tre momenti fondamentali: un primo attacco della cavalleria dei Galli contro la cavalleria romana, che cerca di spezzare l'assedio e questo doppio assedio, e Cesare ha la meglio. C'è poi un secondo, questa sembra la trama di un film, un secondo attacco notturno, in cui i Galli attaccano di notte e c'è una lotta nel buio feroce, e anche questa volta i romani riescono a resistere all'attacco, soprattutto perché con l'arrivo del giorno, i tiri degli arcieri cominciano a diventare più precisi. E poi c'è il terzo atto, come fosse una commedia, il terzo atto, in cui un grande quantitativo di Galli sta arrivando, anzi, riesce addirittura a sfondare le protezioni di Cesare e la situazione viene salvata solo dall'intervento personale di Cesare, che dà gli ordini ai suoi soldati, va man mano nei punti più pericolosi e riesce a tagliare la testa al toro, cioè a sconfiggere l'esercito e a far capire a Vercingetorige che non c'è più nulla da fare. Le protezioni di Cesare resisteranno, nonostante tutti gli uomini chiamati a raccolta. Roma vince la battaglia di Alesia e Vercingetorige fa un'azione, anche questa che sembra quella di un film: si rende conto della sconfitta, si rende conto che la situazione è ormai irrecuperabile e quindi, con il suo cavallo da guerra, con l'armatura più bella, lui esce da Alesia, dalla rocca, gira solennemente attorno all'accampamento romano, si posiziona di fronte a Cesare e dice: "Tu, uomo fortissimo, hai vinto me che sono un uomo forte". Prende le sue la sua la sua spada e anche le insegne della sua tribù, le getta ai piedi di Cesare e si dichiara, rimanendo muto, rimanendo sconvolto, si dichiara arreso e quindi verrà poi portato via dai soldati romani come ultimo atto. Rimarrà Vercingetorige in galera, nelle prigioni romane, per per anni, per poi essere strangolato durante il trionfo che Cesare terrà in occasione.
A questo punto, a questo punto, il capitolo di Cesare in Gallia è concluso. Cesare ha conquistato le Gallie e non c'è più nessun avversario che riesca ad opporgli una seria resistenza e quindi Cesare riesce a conquistare definitivamente questo territorio e a inquadrare le Gallie nell'orbita romana. Non ci saranno più particolari tentativi di ribellione. Questo capitolo può dirsi chiuso, ma per un capitolo che si è chiuso, se ne apre subito un altro. L'intervento di Cesare in Gallia era una parentesi, era una missione, ma la politica chiama. La forza di Cesare, adesso, anche forza militare, oltre che di intelligenza politica, è enorme. Ci sono troppi interessi che stanno andando in conflitto, per cui si apre la pagina successiva: quella della guerra civile. [Musica] [Musica]
Allora, abbiamo lasciato Cesare che in Gallia ha compiuto delle conquiste memorabili, ha compiuto una delle grandi opere militari che ormai ha travalicato i secoli e quindi è in una situazione in cui ha raggiunto degli obiettivi straordinari. Però, a questo punto, terminato o quasi terminato il discorso della conquista delle Gallie, dobbiamo tornare a vedere la situazione politica. La politica romana negli ultimi anni era stata dominata dal triumvirato. L'abbiamo spiegato nelle puntate precedenti, era stata dominata dal triumvirato, da questo accordo privato, dall'evidente indirizzo politico tra Cesare, Pompeo e Crasso. Questo accordo che prevedeva una sorta di equilibrio tra questi tre potentissimi uomini, a un certo punto, con il passare del tempo, però, si disfa completamente. Questo perché? Innanzitutto, perché Crasso si fa segnare il comando in Siria per combattere contro i Parti e nella battaglia di Carre, un fallimento totale, muore e quindi viene a mancare un elemento che faceva da contrappeso. E poi, questo è un risvolto familiare, ma io lo voglio citare perché è molto importante per la storia dei personaggi: Giulia, che sarebbe la figlia di Giulio Cesare, sposata con Pompeo, muore. Giulia aveva sempre avuto un grande ruolo di mediatrice, aveva avuto una grandissima influenza, specie su Pompeo, per rimanere in equilibrio, in accordo con il padre. Quindi, la scomparsa di questa figura contribuisce notevolmente al cambiamento dei rapporti tra Cesare e Pompeo.
A questo punto, Cesare e Pompeo rimangono da soli. Ci sono solamente loro. Il problema, qual è? Cesare, con le sue campagne galliche, adesso ha non solo un'intelligenza politica enorme, ma evidentemente ha un potere militare gigantesco e ha un patrimonio di denaro praticamente infinito. Quindi, ha un potere completamente diverso rispetto a prima. Aveva solo il talento politico, ma adesso ha tutto dalla sua parte. Questo enorme potere di Cesare, che è della fazione dei Populares, spaventa il Senato Romano. Il Senato Romano, in particolare la fazione degli ottimati, ha molta paura di questa figura che è diventata così potente. E allora, che cosa fanno? Devono portare dalla loro parte Pompeo, devono fargli rompere definitivamente il triumvirato e fare in modo che Pompeo sostenga il Senato e, in particolare, gli ottimati. E quindi, cosa fanno? Siccome, per esempio, in quegli anni Roma era governata da dei continui scontri civili, soprattutto tra due capi popolo, cioè Clodio e Milone, a un certo punto, prendendo un po' come pretesto, chiamiamolo così, un po' come pretesto la scusa del ristabilimento dell'ordine pubblico a Roma, il Senato a un certo punto concede un incarico a Pompeo straordinario: diventa console sine collega. I consoli normalmente erano due e invece viene nominato.
Unico console, facendo uno strappo alla regola importante, anzi, in realtà inventando un ruolo che prima non esisteva, fatto apposta per Pompeo. Questo qui non è solamente un modo per ristabilire l'ordine a Roma, ma è anche un modo per far passare Pompeo dalla parte del Senato, è un modo per ringraziarselo definitivamente. Quindi è una mossa politica molto importante che ha un significato pesante, profondo.
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A questo punto, Cesare in che situazione si trova? È una situazione difficile. Se Cesare lasciasse il suo comando straordinario nelle Gallie e tornasse a Roma come privato cittadino, verrebbe immediatamente messo sotto accusa, sotto processo per milioni di motivi e verrebbe schiacciato completamente dalla magistratura e dagli avversari politici. Quindi non può fare assolutamente questa cosa. Cesare, allora, chiede a un progetto. Lui dice: "Io vorrei potermi candidare al consolato in absentia, cioè senza bisogno di tornare a Roma, rimanendo nelle Gallie. Nel momento in cui, anche se sono assente, vengono nominato console, allora io posso tornare perché tanto da console ho l'immunità". Questo è il ragionamento, è l'obiettivo di Cesare. Quindi Cesare non è che vuole per forza scatenare la guerra civile, però ha bisogno di mantenere l'immunità. Questo, sicuramente, il Senato, soprattutto gli ottimati, ovviamente, questo non lo accetteranno mai perché vogliono farlo fuori. E quindi continuano a tramare, a organizzarsi per fare in modo, al contrario, che il suo incarico come proconsole in Gallia scada definitivamente, in modo che lui deve tornare a Roma o è un fuorilegge.
E tra l'altro, fanno anche un'altra cosa. Prendendo come scusa un impegno militare in Siria, obbligano Pompeo e Cesare a consegnare delle legioni per la missione in Siria. Pompeo consegna immediatamente la sua legione. Cesare, per dimostrare la sua buona volontà, consegna anche lui, anche se a malincuore, due legioni. E quindi questo meccanismo, in realtà, è un pretesto per indebolire Cesare anche dal punto di vista militare. Quindi la situazione, sostanzialmente, è bloccata. Cesare vuole mantenere un comando per non farsi processare, e invece il Senato vuole fare di tutto per far interrompere il suo incarico, indebolirlo militarmente e, ovviamente, schiacciarlo.
A questo punto, la situazione è sempre più grave. Cesare, infatti, capisce che le possibilità di dialogo sono sempre di meno e, infatti, si sposta a Ravenna, chiamando la raccolta alcune legioni. Questo significa che ormai sta praticamente capendo che siamo sull'orlo della guerra civile. In realtà, attenzione, c'è una fase, questo si sviluppa in quei pochi giorni convulsi, c'è una fase in cui sembra che si riesca a trovare un accordo. Questo accordo deriva da un tribuno della plebe che si chiama Curione, il quale lancia una proposta. Propone che sia Cesare sia Pompeo, nello stesso momento, lascino le armi, lascino tutte quante le legioni e depongano il potere militare per essere uguali di fronte alla giustizia e di fronte al Senato. In realtà, questa è, sarebbe la via migliore per evitare la guerra civile. E a dire il vero, c'è anche una votazione del Senato che appoggia la scelta di Curione. Quindi c'è un momento in cui il Senato, alla fine, cerca veramente la pace.
Ma purtroppo, le cose degenerano perché la fazione degli ottimati, che non vuole la pace ma vuole perseguire il suo scopo, prende Pompeo, gli fa praticamente capire evidentemente che potrà avere sostanzialmente il pallino della politica romana a vita. E quindi fa in modo di continuare a sobillare Pompeo per prendere il potere. E Pompeo, intravedendo la possibilità di eliminare un nemico pericoloso e di avere tutta Roma per sé, o comunque essere il dominatore, il difensore dominatore della politica romana, si lascia lusingare e accetta. Tanto è vero che a un certo punto convoca i senatori e anche i suoi ex legionari, con cittadini, quelli che erano legati da lui da rapporti di clientela, e pronuncia una serie di discorsi importanti in cui fa capire che lui vuole difendere lo Stato romano e quindi è necessario evidentemente andare in rotta di collisione con Cesare.
A un certo punto, la situazione è irrecuperabile. Le posizioni non si possono sistemare. Cesare è sempre bloccato nella sua necessità di non essere processato. Il Senato romano, capeggiato e profondamente influenzato dalla fazione degli ottimati, come abbiamo visto, fa di tutto per eliminare Cesare. Insomma, non si riesce più a trovare nessun tipo di soluzione. Quindi si arriva a questo punto, ad un atto preciso da parte di Cesare, cioè il superamento del Rubicone e il vero e proprio scoppio della guerra civile.
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Allora, Cesare varca il Rubicone. E qui, diciamo, che entriamo nell'ambito di un'immagine che è veramente nella memoria di tutti. Cioè, anche chi non ha studiato storia romana solo a scuola, lo sa, se lo ricorda un po'. Cesare sul Rubicone. Cesare, a questo punto, si rende conto che non ha altro metodo che giocarsi il tutto per tutto. Quindi prende i suoi soldati e si avvicina al Rubicone, che questo lo vediamo nella cartina, è un fiumiciattolo torrentizio vicino a Cesena, quindi un piccolo fiumiciattolo. Attenzione, nel momento in cui Cesare si avvicina al Rubicone con i suoi soldati, sta per varcare una linea importantissima: la linea del pomerium. Si trattava del confine, un confine sacro anche a livello religioso. E se tu oltrepassavi quel confine sacro in armi, eri ufficialmente nemico del popolo romano. Quindi Cesare, nel momento in cui è sul Rubicone ed è vicino a quel confine geografico, religioso, politico, sociale, si rende conto della gravità di quello che sta facendo. Però deve giocarsi per forza il tutto per tutto. Ed è lì che lui pronuncia la frase: "Il dado è tratto". Alcuni dicono "Il dado è tratto", altri dicono che si tragga il dado in maniera più imperativa. Insomma, ci sono delle versioni leggermente differenti su come esattamente Cesare abbia pronunciato queste frasi. Però "Il dado è tratto", però è comunque, al di là di tutto, il simbolo, la frase principale della sua azione. Lancia i dadi, fa un'azione dalla quale non può tornare indietro, in cui può essere o il totale vincitore o il totale perdente, come sempre è nella vita di Cesare, cioè quella di rischiare il tutto per tutto. Con questa immagine straordinaria, con questo gesto che è entrato totalmente nella storia, nell'immaginario collettivo, a questo punto Cesare dà ufficialmente inizio alla guerra civile contro lo Stato romano e contro Pompeo.
Benissimo. Allora, arrivati a questo punto, per comprendere l'evoluzione della situazione, ci rifacciamo alla cartina geografica, perché dobbiamo vedere i movimenti sul territorio dei due avversari. Abbiamo detto che Cesare si era posizionato a Ravenna con le sue legioni e aveva superato il fiume Rubicone, che vediamo in questa posizione. A questo punto, Cesare fa tutto un percorso attraverso l'Italia e attraverso le principali città italiche, con un atteggiamento però, attenzione, molto importante. Diversamente dalla campagna di Gallia, in cui lui aveva dimostrato anche molta spietatezza nei confronti dell'avversario, stavolta utilizza la cosiddetta "clementia Caesaris", cioè un atteggiamento di collaborazione, di appianamento delle divergenze, anche di perdono nei confronti dei nemici politici. E perché utilizza questo metodo e questo approccio abbastanza tranquillo, abbastanza, chiamiamolo, pacifico? Innanzitutto, perché comunque, per un ideale personale, non voleva uccidere altri cittadini romani. Ma anche perché, a livello politico, non poteva porsi come uno spietato conquistatore. Cercava di rimanere dalla parte della ragione, cioè di colui che era costretto a fare determinate cose.
Premesso che il muoversi di Cesare è basato su questo tipo di strategia personale e politica, noi vediamo che mano a mano, in un tempo relativamente breve, lui conquista queste città: Ariminum, cioè Rimini, Pesaro, Fano, passa vicino ad Ancona, Fermo e arriva fino ad Ascoli. Quindi compie una traversata in cui le città, con un misto di forze e di diplomazia, passano dalla sua parte. Nel frattempo, che cosa fa Pompeo? L'arrivo e la discesa di Cesare provocano panico a Roma. Gli avversari politici, piuttosto che i pompeiani, iniziano ad avere paura e scappano dalla capitale. Scappano dalla capitale e cercano di rifugiarsi nei Balcani. Pompeo, anche lui, decide di non attaccare battaglia contro Cesare sul territorio italico. Questo perché? Lo fa, per certi versi, perché non è ancora militarmente pronto, aveva anche sottovalutato la capacità di Cesare di muoversi con questa velocità. E poi perché non vuole stressare il territorio italico. Quindi Pompeo si allontana. Lo vediamo attraverso questa linea, arriva a Capua, dove erano acquartierati, e poi prosegue attraverso la città di Luceria verso Brindisi, perché sarà a Brindisi che lui può imbarcarsi per raggiungere anche lui la zona dei Balcani, che ovviamente è più a oriente, ad est. Quindi, in realtà, non ci sono dei grossi e importanti scontri. Non è una guerra totale, perché Cesare ha questo approccio di pace, di pace calcolata, e Pompeo questo approccio di rinvio.
L'unico grande vero scontro è quello di Corfinio, ovvero un pompeiano, Domizio Enobarbo, si arrocca a Corfinio per resistere militarmente a Cesare. Però, che cosa accade? Che Enobarbo chiede a Pompeo, che si trova, si trova a Brindisi, un aiuto militare, ma Pompeo glielo nega perché non può e perché ritiene meglio spostarsi nei Balcani. Quindi, a un certo punto, a Corfinio, la situazione cambia. Lo stesso Domizio Enobarbo, in realtà, cerca di scappare, ma dai suoi viene, in realtà, arrestato e iniziano delle trattative con Cesare. E qui Cesare e la sua tecnica della "clementia Caesaris" paga. Cesare si dimostra comprensivo e quindi alla fine Corfinio gli apre le porte senza particolari scontri. In questo modo, evidentemente, Cesare è diventato già padrone dell'Italia.
A questo punto, allora, Cesare inizia un vero e proprio inseguimento di Pompeo. Cesare vuole arrivare subito allo scontro con Pompeo, ma non solo allo scontro, magari anche ad un incontro di persona. E allora, da Corfinio, si sposta inseguendo Pompeo, attraversa anche lui la città di Luceria, supera Canosium e arriva a Brindisi, con l'obiettivo di arrivare e stanare Pompeo.
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Ed eccoci invece qui al dettaglio della cartina. Cesare riesce a raggiungere Pompeo a Brindisi, quindi riesce a braccarlo. Il problema è che, ovviamente, Pompeo è un grandissimo generale, comandante, quindi sa molto bene come muoversi. Allora, che cosa succede? Pompeo si trova a Brindisi e le navi di Pompeo cominciano a prendere il largo per andare verso i Balcani, portando tutto quel insieme di pompeiani, senatori, che erano scappati da Roma, e anche i consoli attualmente in carica, sempre della fazione degli ottimati, che quindi scappano. E deve aspettare il ritorno delle navi per scappare anche lui. Nel frattempo, allora, arma tutta una serie di bastioni per resistere a Cesare che sta arrivando. Sono quelli che noi vediamo qui, posizionati in questo modo. Cesare, evidentemente, costruisce anche lui delle piccole fortificazioni, comincia ad assediare la città di Brindisi. Però, nonostante ci sia la resistenza di Pompeo e l'assedio di Cesare, il vero punto focale è evidentemente la possibilità di scappare dal mare da parte di Pompeo. Pompeo può utilizzare il porto di Brindisi per andarsene quando vuole. Quindi, il punto fondamentale da parte di Cesare è la costruzione di una serie di fortificazioni che sbarrino definitivamente la via di fuga attraverso il mare. E sono queste fortificazioni che sto indicando in questo momento. Cesare fa costruire una serie di grandi zattere, sulle quali viene posizionata una serie di pietre, di terriccio, in modo tale che le onde non possano rovesciarle, e comincia a costruire un vero e proprio sbarramento per bloccare definitivamente Pompeo. Pompeo, come reagisce? Nel porto, fa costruire una serie di fortificazioni da posizionare sopra alle sue navi, che vadano continuamente a disturbare le opere di blocco realizzate da Cesare. Quindi, c'è proprio una guerriglia che si scatena nel porto di Brindisi.
A questo punto, la situazione si protrae per qualche giorno ed è sempre più tesa, sempre più faticosa, finché che cosa accade? I brindisini, che sono veramente stanchi del trattamento che Pompeo riserva alla loro città, praticamente cercano di mettersi d'accordo con Cesare. Richiamano a un momento stabilito i soldati di Pompeo che sono acquartierati con una scusa. E in quel momento, Cesare, con le scale e i graticci, riesce a salire sulle mura di Brindisi per prendere la città. Riesce a prendere la città, si avvicina al porto per catturare Pompeo, ma Pompeo ormai è già riuscito a partire. Quindi, per un pelo, gli sfugge. Questa è una enorme semplificazione che ho fatto della battaglia di Brindisi, di cui mi riservo di fare un video più completo nel futuro, ovviamente. Però fa ben capire come in questa fase, veramente, le azioni di Cesare e di Pompeo siano veramente al cardiopalma.
Che cosa rimane, quindi? Rimane la fuga di Pompeo. Cesare non è riuscito a prendere il suo avversario e quindi deve cambiare i suoi piani, perché ha molti fronti su cui combattere. Allora, abbiamo visto dalle cartine tutti i movimenti di Cesare e i movimenti di Pompeo. Abbiamo osservato l'evoluzione drammatica della situazione. A questo punto, Cesare si trova nel bel mezzo della guerra civile. E ora, che cosa succede? Come prosegue la storia? Semplicemente, Cesare non può immediatamente andare all'inseguimento di Pompeo. Deve interessarsi di altre situazioni: l'Italia e la Spagna. Quindi, il primo elemento, la prima cosa che fa dopo la battaglia di Brindisi, che non è riuscito a concludere a suo favore, è quello di tornare a Roma. Cesare, dopo anni di assenza, ritorna a Roma in un clima tesissimo, surreale, di paura. C'è una guerra civile in corso e tiene un importante discorso, in cui cerca di proporsi non come un ribelle, come un fuorilegge. Ricorda che sono stati gli avversari politici a portarlo dove è arrivato, che non ha intenzione di prendere il comando assoluto come un re. Cioè, cerca sostanzialmente di calmare gli animi, di calmare la politica romana. Però, in questa fase, ed ecco perché è delicato, in questa fase non viene molto creduto. Il popolo è estremamente scettico nei suoi confronti. Però la situazione, ovviamente, non gli piace. Il Senato, ricordiamo che una parte del Senato è scappata con Pompeo nei Balcani. Quindi, quella parte del Senato che è rimasta è terrorizzata. E Cesare cerca anche di avere l'aiuto di Cicerone per cercare di avere lui come mediatore, ma Cicerone rifiuta. Quindi, non si può dire che Cesare sia certamente benvoluto in questa fase. Questo bisogna importante riconoscerlo.
E tanto più che Cesare fa un'azione che è veramente particolare, un'azione illegale gravissima. Cioè, in quel momento Cesare ha bisogno di soldi e quindi ruba e si impossessa di tutti quanti i soldi delle casse di Roma. Diventa praticamente l'uomo più ricco del mondo, perché prende tutti i soldi dalle casse direttamente della capitale. E qui c'è anche una situazione che ci viene tramandata: nessuno osò andare contro Cesare. Cesare si è recato al Tempio di Saturno, che era vicino, tra l'altro, alla Rupe Tarpea. Si reca in quel posto, sta prendendo il denaro. Nessuno osa contraddirlo o militarmente cercare di fermarlo, tranne uno: un tribuno, Metello, che cerca di ricordargli della gravità di quello che lui sta facendo. Ma in quella situazione, Cesare risponde: "Se vai avanti così, io dovrò ucciderti, farti uccidere, e ti garantisco che risulta più sgradevole a dirsi che a farsi". Questa è la sua risposta. E quindi, in un clima veramente di paura, si impossessa di tutto il denaro.
A questo punto, lascia dei suoi fidi a Roma e deve fare un viaggio attraverso l'Europa. Vedremo, dovrà lottare per prendere il controllo della città di Massilia, quindi l'odierna Marsiglia, e dovrà andare in Spagna, perché lì ci sono le legioni di Pompeo che sono alle sue spalle, certamente non può lasciarle. Quindi, andiamo, dopo questa premessa, a vedere gli scontri militari che Cesare dovrà portare avanti per tutto il Mediterraneo.
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Benissimo. Eccoci arrivati alla cartina del Mediterraneo. Questa puntata ve la spiegherò molto con l'utilizzo della cartina, perché è fondamentale capire gli spostamenti sul territorio. Ovviamente, mano a mano, adesso vi guiderò a comprendere i vari spostamenti. Allora, abbiamo detto, in realtà, che Cesare parte da Roma. Qual è il primo pericolo di Cesare? Il pericolo di Cesare sono le legioni fedeli a Pompeo che sono acquartierate in Spagna. Ovviamente, lui non può lasciare questa forza militare alle sue spalle, quindi deve neutralizzarla per forza. Quindi, il primo movimento di Cesare è andare verso la Spagna. Allora, compie un movimento attraverso l'Italia, si imbarca, tra l'altro, per essere più rapido, e il suo primo, la sua prima destinazione è Massilia, che è l'odierna città di Marsiglia, in Francia. Massilia, infatti, in realtà, oppone da subito una difesa abbastanza strenua. No, l'ho segnalata qui, e la zoommiamo leggermente. Ecco qui, c'è una difesa, una resistenza a Cesare molto importante, e quindi questo per lui è un problema. Ed è costretto a lasciare qui due generali: uno è Decimo Bruto, che tra l'altro sarà il terzo a pugnalarlo alle Idi di Marzo, quindi questa curiosità. Uno è Decimo Bruto e l'altro è Gaio Tribonio. Quindi, lui lascia due valenti comandanti per assediare la città di Marsiglia, e la città di Marsiglia impiegherà parecchi mesi per cadere, quindi si tratta di una spina nel fianco importante. Dopodiché, lasciati questi due comandanti per sradicare questa resistenza, si reca invece personalmente in Spagna. E qui zoommiamo leggermente. In Spagna, noi abbiamo tre generali fedeli a Pompeo. È una situazione difficile per lui. Pompeo in Spagna aveva combattuto a lungo, aveva governato molto bene, gli spagnoli tendevano ad essergli fedeli, quindi la situazione per Cesare era difficile. E si trova tre generali: Aranio, Petreio e Varrone, che gli si fanno contro. E quindi, evidentemente, anche con una forza militare avversa di circa sette legioni, la situazione non è semplice. I mesi successivi, quindi, sono tutti quanti impegnati nel lottare contro questi tre generali che sono molto abili. Ho segnato la città di Tarragona, perché Cesare, che a partire da Tarragona, fa anche delle incursioni contro i suoi tre avversari. Ed è veramente un momento in cui lui deve vincere, ma anche molta fretta, perché Pompeo nel frattempo si sta organizzando. E quindi questo lo segnalo, è un altro momento di difficoltà per Cesare, è un momento in cui rischia di rimanere invischiato in una serie di situazioni militari, quando invece non è il momento di perdere ulteriore tempo. E quindi, qua c'è una fase critica della guerra civile per Cesare. A un certo punto, però, questo è importante, riesce a vincere i suoi tre avversari. Ma non solo, attenzione, non solo con la forza militare, ma anche con la diplomazia. Cesare, infatti, in nome della comune cittadinanza romana, fa una serie di incursioni per cui promette ai soldati romani di Aranio o Petreio, Varrone, che verranno trattati bene, non verranno giustiziati, anzi, potranno combattere al fianco di Cesare. E in questo modo, riesce a fiaccare le resistenze spagnole e ad avere la meglio. Proprio quando sta tornando dalla Spagna, ha finalmente la buona notizia che Marsiglia è caduta, si è arresa. E quindi, evidentemente, Cesare è riuscito, in un tempo relativamente breve, stiamo parlando di qualche mese, a liberare le sue spalle dal pericolo. E quindi la guerra civile, finalmente, inizia a volgere a suo favore.
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C'è però un'altra situazione, attenzione, che noi dobbiamo considerare. Un elemento fondamentale per il controllo del Mediterraneo era evidentemente anche l'Africa del Nord, soprattutto per i rifornimenti di grano. E qui Cesare ha mandato un suo fedele collaboratore, Curione. Ne abbiamo parlato anche nella puntata precedente. Curione era definitivamente dalla parte di Cesare e aveva l'obiettivo di sconfiggere le legioni di Pompeo che erano stabilite qui nel Nord Africa. E qui, allora, facciamo un piccolo zoom. Vediamo nell'odierna Tunisia, questo è evidentemente la zona. Abbiamo due battaglie importanti. La prima battaglia è la battaglia di Utica. Nella battaglia di Utica, noi abbiamo Curione contro Azio Varo, che è il luogotenente di Pompeo. Varo cerca di corrompere gli uomini di Curione, non ci riesce, perché Curione è molto attento e molto presente, ha anche un bel carisma e quindi riesce a mantenere gli uomini sotto il suo controllo. E nella prima battaglia, che è la battaglia di Utica, Curione riesce a vincere, cioè avrà la meglio e quindi otterrà una prima vittoria importante. Il problema, però, è che la situazione cambia di lì a pochissimo. Ci sarà, infatti, Curione che dovrà vedersela contro un temibile avversario. Lo vediamo qui, è la battaglia del fiume Bagaradas. Ecco, questo è l'antico fiume Bagaradas, sempre in Tunisia. Che cosa succede? Curione si trova di fronte a due avversari: uno è Saburra e uno è Giuba I di Numidia. In questa situazione, Curione si trova con i suoi soldati contro i guerrieri numidi, che hanno una tattica di combattimento particolare. E i cavalieri numidi attaccano e poi si ritirano, circondano e poi si ritirano, sfiancando l'esercito avversario. Quindi, con una tattica di mordi e fuggi, oppure di "circonda e scappa", come viene detto tecnicamente, alla fine l'esercito di Curione, effettivamente, viene annientato. Lo stesso Curione viene fatto prigioniero e si suicida, proprio per senso dell'onore, perché aveva completamente perso la partita. E dobbiamo dire, torniamo a uno zoom più elevato, più ampio, che non aver per Cesare perso l'Africa del Nord è un è un duro colpo a livello strategico, a livello logistico. Non avere l'Africa del Nord per lui è veramente un problema. Tanto è vero che in questa fase, l'Italia sarà rifornita solo dal grano della Sardegna e della Sicilia. Quindi, evidentemente, questo è il segnale che Pompeo e i suoi si sanno muovere molto bene e Cesare ha una difficoltà oggettiva nel tenere sotto controllo il Mediterraneo. Si può dire, come è avvenuto più volte, in realtà, che a un certo punto il Mediterraneo si divide in due: il Mediterraneo che noi abbiamo occidentale e sotto il controllo di Cesare, e quello orientale sotto il controllo di Pompeo.
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A questo punto, la nostra storia si sposta qui, cioè nella zona di mare, nel nel Mar Adriatico, nella zona di mare tra la Puglia e l'odierna Albania. Cesare adesso deve raggiungere il suo avversario, deve raggiungere Pompeo, che si trova nei Balcani. Quindi ha bisogno evidentemente di compiere la traversata nel mare. Però abbiamo un personaggio importante: Bibulo. Bibulo, lo ricorderete nelle puntate precedenti, ne abbiamo parlato, è stato collega console di Cesare e suo acerrimo avversario. Bibulo si trovava nella zona dell'odierna Corfù e aveva il compito di bloccare Cesare, cioè di impedire che Cesare potesse salpare con le sue navi e sbarcare evidentemente nell'odierna Albania. Cesare, quindi, è un grave problema, perché le navi di Bibulo sono ben disposte. E allora, come esce fuori da questa situazione? Ne esce fuori con uno dei suoi, delle sue azioni azzardate, che tanto lo hanno reso famoso e che molte volte hanno sbloccato la situazione a suo favore. Quindi, proprio un azzardo, un colpo di testa. Qual è il colpo di testa? Il punto è che Bibulo vede che sta arrivando l'inverno, quindi nessuno salpa solitamente con l'inverno, e allora abbassa la guardia. Cesare sceglie di partire sempre da Brindisi e parte con le sue navi proprio in inverno, cioè proprio in un momento in cui nessun generale solitamente avrebbe, sarebbe mai salpato. Salpa con le sue navi, quindi in questo momento veramente incomprensibile per l'avversario. Salpa assieme a Marco Antonio. Marco Antonio si perde un pochino verso sud con le sue navi e quindi non è molto efficiente, mentre invece Cesare riesce a sbarcare molto più a nord rispetto a Bibulo, che si trova a Corfù, e quindi riesce a toccare finalmente terra nei Balcani. A questo punto, Bibulo, siccome prevede che ci saranno altre navi di Cesare che solcheranno i mari, intensifica i suoi controlli e blocca tutti i porti della costa. Però questa azione, a un certo punto, diminuisce i viveri anche delle sue stesse navi e si diffonde la malaria. Bibulo, quindi, si ammalerà anche lui e morirà di malattia nell'arco di poche settimane. Con questo azzardo, quindi, Cesare è riuscito, contro le previsioni e mettendo le mani avanti, ad arrivare nella terra dell'odierna Albania, quindi arrivare nei Balcani, dove finalmente si confronterà con il suo nemico, con Pompeo. E in questa situazione, ecco perché l'ho segnato, diventa assolutamente fondamentale la città di Durazzo, che è una preziosissima roccaforte, dove si terrà finalmente la battaglia contro Pompeo, la prima battaglia contro Pompeo.
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Ed eccoci qui invece alla spiegazione della battaglia di Durazzo. Nel momento in cui sia Cesare che Pompeo si trovano sul territorio dei Balcani, entrambi corrono per prendere Durazzo, perché è una roccaforte estremamente facile da difendere, è un punto strategico ed è anche collegato alla Via Egnazia, che era una enorme via, lunghissima via romana, che attraversava tutti i Balcani. E questa corsa, questa piccola gara, viene vinta da Pompeo, che occupa Durazzo prima di Cesare. A questo punto, Pompeo si ritrova quindi in una posizione di vantaggio. Ma Cesare compie un'altra delle sue azioni spericolate che nessuno si aspetterebbe nelle sue condizioni. Cesare, che ha meno uomini rispetto a Pompeo, quindi è in inferiorità numerica, decide di assediare Pompeo. Quindi lui, che è in inferiorità, assedia quello che ha più uomini. Quindi pone a nord il suo accampamento per controllare Durazzo dal più vicino possibile e comincia a far costruire una lunga serie di fortificazioni, che noi vediamo in questa immagine. Ovviamente, Pompeo anche lui ha il suo accampamento in questo punto e costruisce delle fortificazioni a sua volta per resistere, per difendersi. La costruzione di queste infrastrutture dura diverse settimane. Nel frattempo, i due eserciti si scontrano e ci sono delle piccole schermaglie numerose. Addirittura, per esempio, un soldato di Cesare riceve oltre 150 frecce sul suo scudo, giusto per far capire è la ferocia che c'è da entrambe le parti. Quindi, comincia questo assedio da parte di Cesare. Pompeo è messo alle strette, ma evidentemente Cesare ha poco cibo, pochi rifornimenti, mentre invece Pompeo può contare evidentemente sul mare. Quindi, alla lunga, Pompeo resiste di più. Cesare addirittura arriva un momento in cui i suoi soldati hanno così poco cibo che prendono il grano e lo mischiano con delle alghe che trovano sul posto e realizzano un pane di fortuna estremamente schifoso. Prendono questo pane, lo lanciano nell'accampamento di Pompeo, che non appena lo assaggia, sputa e lo getta per terra, dicendo: "Ma neanche gli animali mangiano queste cose". Questo per far capire quanto forte fosse la volontà di Cesare. A un certo punto, Pompeo capisce che evidentemente il blocco non può durare in eterno, deve liberarsi, no, da questa situazione. E allora dimostra di essere comunque un grandissimo generale. Pompeo fa un eccellente uso dell'intelligence, possiamo chiamarla così, e riesce a sapere da un disertore dell'esercito di Cesare e da, quindi, da un informatore che passa dalla sua parte, che le le varie infrastrutture che vengono costruite, soprattutto nel lato sud, non sono ancora complete. Quindi Pompeo decide di partire attraverso il mare e sferra un triplice attacco, quindi un attacco a tre punte, tutti nello stesso momento, contro la parte sud delle difese di Cesare. Lo vediamo dalle linee: una linea dietro alle difese, una linea in mezzo tra un tra dei bastioni e gli altri, e invece un'altra linea di attacco, la terza linea di attacco di Pompeo è contro, rivolta contro un piccolo accampamento abbandonato che Cesare aveva utilizzato per poco tempo. A questo punto, c'è un grande scontro e l'esercito di Cesare alla peggio. Pompeo riesce a superare il blocco e per Cesare la situazione si fa piuttosto pesante. Dopo la battaglia di Durazzo, la situazione per Cesare è assolutamente particolare. Che cosa succede? Innanzitutto, gli uomini di Pompeo, l'esercito di Pompeo, hanno prevalso, sono riusciti a forzare il blocco. Gli uomini di Cesare stanno scappando perché hanno perso la partita e Cesare rimane lì. Questo è un altro episodio importante. Cesare rimane lì, esortandoli a continuare, a non arrendersi. E in quella situazione, un soldato preso dal panico sta quasi per ucciderlo, cioè prende la punta del vessillo che portava e la brandisce contro Cesare. E infatti, sarà la sua guardia germanica personale ad abbattere questo pericolo e a preservare la salute, l'incolumità di Cesare. Questo proprio a dimostrazione di quanto il momento sia drammatico per lui. Nel frattempo, Pompeo avrebbe la possibilità di vincere la partita, ma non la vince, perché nonostante lui sia riuscito a forzare il blocco, pensa che Cesare non abbia lasciato tutto quanto il suo esercito in quella in quell'area, in quella posizione. E quindi decide di non affondare. E così facendo, pregiudica invece una vittoria totale che avrebbe potuto ottenere. E in questa situazione, Cesare effettivamente si lascia sfuggire una frase che rappresenta bene quello che è successo. Cesare dice ai suoi soldati, ammettendolo: "Oggi i nemici avrebbero vinto se avessero avuto un generale capace di vincere". Quindi, si tratta di un momento critissimo ed estremamente problematico per Cesare. Ritengo che sia il momento più difficile di tutta la guerra civile per lui, soprattutto per lui. Lui ha scatenato una guerra praticamente che riguarda tutto il mondo conosciuto, ha scatenato delle forze militari enormi, e il primo vero scontro, il primo vero confronto con Pompeo, lo ha perso. Quindi, in questo caso, come fa a non perdere il controllo? Rimane tutto al carisma personale di Cesare, che nonostante la situazione, riesce a convincere i suoi soldati a non abbandonarlo, riesce a convincere tutte le sue legioni a proseguire la guerra, promettendo che ci sarà a breve un nuovo scontro che stavolta li vedrà tutti quanti vincitori. E questo effettivamente è lo scontro di Farsalo.
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Allora, noi abbiamo lasciato nella puntata precedente Cesare. Cesare aveva appena perso la sua battaglia di Durazzo e quindi si trovava in una situazione molto difficile. Pompeo è riuscito a sfuggire al blocco che gli era stato imposto e quindi, a questo punto, lo scontro si sposta nel corso dei Balcani. I Balcani erano effettivamente la zona dove i romani regolavano un po' i loro conti nella storia antica, quindi non è strano che sia questo il territorio dove i due si devono affrontare. E che cosa accade? Ci sono due situazioni differenti. Da un lato, Pompeo percorre tutti quanti i Balcani attraverso la Via Egnazia, una via romana che evidentemente metteva in collegamento tutta la regione e quindi si spostava con facilità ed era anche avvantaggiato nel ricevere rifornimenti per il suo esercito. A questo punto, Pompeo pensa quindi di fare una guerra di logoramento, una guerra di attesa, perché dall'altra parte Cesare, che fa lo stesso percorso parallelo più a sud, deve invece percorrere dei sentieri molto tortuosi, non riesce a ottenere grano per il suo esercito con altrettanta facilità, quindi soffre il passare del tempo. Quindi, questa strategia che Pompeo fa di aspettare, questa guerra attendista, comincia a fare presa, a fare colpo su Cesare, che soffre, che si affatica, i suoi soldati sono nervosi, cominciano ad avere poco cibo. Quindi, possiamo dire che in un determinato momento Pompeo avrebbe potuto vincere quasi esclusivamente aspettando. Però, a un certo punto, le cose cambiano. Perché? Perché Pompeo non è da solo. Non si trova solamente lui con il suo esercito. Assieme a Pompeo, c'è anche tutto il Senato romano che è in esilio con lui e che fa sede a Tessalonica. E siccome i senatori ritengono che la vittoria è praticamente sicura e che Cesare potrà essere finalmente battuto, cominciano a fare pressione su Pompeo per arrivare ad uno scontro definitivo e risolutivo. Pompeo non vuole, Pompeo vuole continuare nella sua opera di logoramento, ma i senatori insistono, insistono, continuano a dire: "Bisogna combattere, bisogna sconfiggere Cesare, dobbiamo tornare a Roma". E a un certo punto, i senatori insistono così tanto che cominciano addirittura a prendere in giro Pompeo. Dicono: "Ma cos'è? Ma hai paura? Cominci forse a temere Cesare? Pensi di non farcela?". E quindi Pompeo, veramente assillato e assillato e preso in giro per non perdere la faccia con tutto lo Stato Maggiore dell'esercito romano, a un certo punto cede e concede la battaglia. Accesa, ma Pompeo dice: "Secondo le fonti, Pompeo dice: 'Io accetto battaglia, però non avrei voluto'". Quindi, più che comandare, sono comandato. E si arriva quindi allo scontro nella piana di Farsalo, o Farsalo. La piana di Farsalo. Si misurano i due più grandi generali di quel tempo, Cesare e Pompeo. Si trovano l'uno di fronte all'altro. E cosa accade? Allora, bisogna capire un concetto importante. Pompeo si ritrova un esercito enorme, che è riuscito a mettere insieme unendo tantissime genti diverse da tutto il Mediterraneo. Quindi, ha un esercito grande, molto più numeroso di quello di Cesare, molto composito, con tanti le categorie di diversi. Però questo è anche un punto di debolezza, perché, per esempio, i soldati non parlano la stessa lingua, non riescono bene a capirsi, ci sono dei reparti di cui lui non si può fidare. E quindi deve essere praticamente presente ovunque, deve controllare tutte le zone del suo esercito per essere sicuro che non ci siano dei problemi o dei grattacapi o delle diserzioni. Dall'altro lato, invece, Cesare ha molti meno uomini, però quelli che ha sono dei suoi fedelissimi, ben addestrati, amalgamati, omogenei, che sono abituati a combattere insieme e hanno una fiducia totalmente, assolutamente cieca nel loro generale. Quindi, queste due enormi armate si affrontano. Sappiamo, ovviamente, che Cesare vince. Come fa a vincere? Vince grazie ad una manovra, ad un colpo di genio, che è rimasto per sempre nei libri di storia. E qui vediamo un estratto di un video del canale "Barbie Roma Antica", rivediamo proprio un pezzetto in cui spieghiamo il momento in cui Cesare riesce a battere Pompeo.
Teo mette immediatamente la controparte di Cesare in fuga e inizia un inseguimento, ed è qui che tutto cambia. Cesare aveva infatti predisposto 300 uomini di fanteria come un'imboscata, proprio per affrontare la cavalleria di Pompeo che si credeva vittoriosa. A questo punto, gli uomini di Pompeo, che credevano già di averla vinta, sono stanchi, disorganizzati, ed viene eseguita una delle più grandi cariche di fanteria contro la cavalleria che la storia militare ricordi. Gli uomini di Cesare riescono a mettere in fuga la cavalleria di Pompeo, che si ritira in maniera assolutamente disordinata. Pompeo, che sta seguendo la situazione della fanteria, non è capace di intervenire in prima persona, e quindi gli uomini di Cesare riescono ad attaccare sul fianco sinistro quelli di Pompeo. A questo punto, l'altra linea interviene ad aiutare la fanteria, e il gioco è fatto. L'incudine che Pompeo voleva fare, a Cesare gli si ritorce completamente contro. Gli uomini di Cesare, ormai eccitati al massimo della forza, riescono a distruggere l'esercito di Pompeo, schiacciandolo contro il fiume. Come abbiamo visto, ecco che Cesare ottiene una sfolgorante vittoria. La battaglia dura a lungo, i soldati di Cesare inseguono quelli di Pompeo, li inseguono fino all'accampamento addirittura. E questa è una scena che potrebbe sembrare quasi filmica. A un certo punto, Pompeo si trova all'interno dell'accampamento, arrivano i suoi comandanti che gli dicono: "Sono qui, sono arrivati gli uomini di Cesare qua nelle tende". E Pompeo, spazzo, stralunato, avrebbe risposto: "E nell'accampamento". Questo per capire come Pompeo si era trovato di fronte alla più totale disfatta ed era talmente sconvolto che quasi non si rendeva conto di quello che stava succedendo.
A questo punto, Pompeo scappa, cerca di trovare delle alleanze, cerca di trovare asilo presso diverse città o isole della zona dell'Asia Minore, ma nessuno gli vuole consegnare nessun tipo di protezione, proprio perché sanno che lui ormai è il perdente. E alla fine, Pompeo riesce a trovare conforto in Egitto. Arriva in Egitto ed evidentemente lì accade qualcosa che non si poteva minimamente aspettare. Nel momento in cui lui arriva così esule, sconfitto, distrutto in Egitto, su una piccola barchetta, in quel momento l'Egitto è governato dal re Tolomeo XIII, che in realtà è un ragazzino, è un adolescente. In realtà, il suo consigliere è quello che veramente ha in mano lo Stato egiziano, è Potino. Potino fa un ragionamento. Potino dice: "Beh, Pompeo ha perso, il principale governatore, capo assoluto di Roma sarà certamente Cesare. Quindi, cerchiamo di fare un favore a Cesare. Se noi uccidiamo Pompeo e gli consegniamo a Cesare le prove di tutto questo, ci ringrazierà il più grande generale di Roma". Quindi, anche questa è una scena un po' da film. Potino chiama il suo principale generale, Achilla, e gli dà l'incarico di uccidere Pompeo. Allora, Pompeo arriva in una piccola barca, nascosto con un cappuccio, cerca di non farsi vedere, viene accolto con un buon saluto dagli egiziani e a tradimento Achilla lo prende, lo trafigge con la spada, lo uccide. E così termina in pochi secondi la vita di uno dei più grandi romani, al quale verrà tagliata la testa e verrà conservata per esibirla di fronte a Cesare.
Cesare, a questo punto, nel frattempo si è messo all'inseguimento di Pompeo. E qui c'è un fatto molto particolare. Cesare sale su alcune navi, sta cominciando ad inseguire Pompeo, quando viene immediatamente scoperto e circondato dalla flotta di seguaci pompeiani, che di per sé potrebbero ucciderlo, perché sono in un numero straordinariamente superiore. Allora Cesare fa un grandissimo bluff e dice: "Guardate, se non mi lasciate passare, chiamerò la flotta che ho veramente qui a pochissima distanza e verrete completamente annientati". E i suoi messaggi, quelli di Cesare, sono talmente perentori che i pompeiani pensano che non mettano neanche in dubbio che Cesare sia così. In realtà, con pochi uomini, e lo lasciano passare. Ed è così che, facendo un bluff da tavolo da poker, direi, Cesare riesce a superare questo blocco e continua il suo inseguimento nei confronti di Pompeo. Cesare arriva anche lui in Egitto e a un certo punto, come saluto, ringraziamento, ben augurio e regalo, gli viene portata su un piatto veramente da portata la testa di Pompeo, così come regalo, come dono. Si dice, in realtà, che però Cesare, in quel momento, piange delle lacrime. Pianse amaramente, ritrovandosi così all'improvviso la testa del suo principale nemico. Non possiamo sapere se queste lacrime, se questa commozione fosse autentica. Sicuramente questo evento e questo momento della vita di Cesare è stato anche poi raccontato con un po' così, come fosse un po' un film. Però possiamo anche dargli il beneficio del dubbio, perché Pompeo era un grande romano che Cesare comunque ammirava, era stato il marito di sua figlia Giulia e quindi era stato legato a Pompeo da dei legami familiari molto forti. E comunque, insieme avevano attraversato dei momenti cruciali della storia romana. Quindi, diciamo che, sempre con il beneficio del dubbio, possiamo pensare che Cesare per qualche attimo si sia veramente commosso a vedere così la fine di un grandissimo romano.
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Arriviamo invece adesso a un momento in cui Cesare si trova in Egitto, come abbiamo detto prima. A governare l'Egitto c'è Tolomeo XIII, che è accompagnato da Potino, che è il suo consigliere, e da Achilla, che è il principale generale. Ma in realtà, siamo nel bel mezzo di una lotta dinastica, perché la sorella di Tolomeo, la famosissima Cleopatra, sta contendendo il trono al fratello. Nel momento in cui Cesare si trova in Egitto, Cleopatra intravede immediatamente la possibilità di farsi un alleato potentissimo. E quindi, con un grande spirito di intraprendenza, dimostrando di avere Cleopatra una personalità fuori dal comune, Cleopatra riesce, di nascosto dai soldati del fratello, a raggiungere Cesare. Secondo alcune fonti, non tutte, ma secondo alcune fonti, Cleopatra si fa avvolgere in un tappeto, si fa portare di fronte a Cesare come se fosse un regalo di benvenuto. L'inserviente, lo schiavo, srotola il tappeto e qui Cesare viene improvvisamente colpito da Cleopatra, che gli si para davanti come una dea bellissima. E Cesare era un tipo che effettivamente veniva molto colpito dalle azioni di intraprendenza. Lo vedremo anche poi con Ottaviano, diversi anni dopo. Quindi, Cesare, è molto verosimile che Cesare sia stato impressionato dalla intraprendenza e dalla sfacciataggine anche di Cleopatra. Cleopatra, in realtà, sappiamo da alcune monete che abbiamo ritrovato, che in realtà non era bellissima come si vede a Hollywood. In realtà, sembra che avesse anche un po' un nasone. Insomma, lo vediamo nelle immagini, no? Quindi, in realtà, Cleopatra non era proprio estremamente avvenente come Liz Taylor, però aveva una personalità strabordante. E inizia una relazione con Cesare, che si innamora e viene veramente catturato dalla personalità, dal carattere di Cleopatra. E quindi Cesare, a un certo punto, con la sua autorità, mette Cleopatra a capo dell'Egitto. Ovviamente, questa mossa, però, è veramente una mossa sbagliata, nel senso che Cesare qui compie un errore di valutazione, perché gli egiziani si ribellano, si ribellano completamente a questa ingerenza all'interno del loro stato e cominciano a tirare fuori le armi. Ovviamente, dietro c'è Tolomeo e Potino, perché hanno tutto l'interesse a far fuori Cesare. E allora Cesare si trova nel cosiddetto "bellum Alexandrinum", cioè si trova rinchiuso nel palazzo reale con Cleopatra. Si trova imprigionato negli splendidi palazzi egiziani, con tutto l'esercito che vuole annientarlo, che vuole ucciderlo. E qui avvengono dei momenti estremamente concitati. Anche questi starebbero benissimo in un film. Cesare, per esempio, cerca di forzare il blocco per scappare, perché non ha altro da fare, però, ad esempio, viene intercettato, viene quasi preso. E arriva un punto in cui Cesare, per salvarsi, deve buttarsi nelle acque.
del Nilo deve scappare a nuoto, ma nello scappare a nuoto aveva in mano degli scritti, degli iscritti importanti, per esempio i commentari gallici. Che. E quindi lui praticamente nuota e con una mano, con un braccio tiene fuori questi scritti, con le frecce che lo circondavano, con le frecce che sibilavano vicino a lui mentre stava nuotando. E lui che si salva, ma tenendo fuori le sue pergamene con un con una mano. E quindi è un momento in cui Cesare è veramente rischia la vita tantissimo.
C'è anche un secondo tentativo di scappare. A un certo punto Cesare vede che ci sono delle navi che potrebbero essere utilizzate per scappare, ma potrebbero essere usate anche per ospitare dei soldati nemici. E allora a un certo punto Cesare da ordine di incendiare le navi che si trovano nel porto. E in questo incendio straordinario che ha coinvolto decine di navi e che poi si è diffuso per tutta la città di Alessandria, a quel punto va a fuoco anche la biblioteca di Alessandria, cioè una delle sette meraviglie del mondo antico, che conteneva migliaia di pergamene, di volumi, manoscritti e documenti, che era un patrimonio gigantesco, un patrimonio immenso. Quindi noi proviamo ammirazione per Cesare, ma dobbiamo ricordare che purtroppo anche grazie a lui abbiamo perso un patrimonio straordinario, un patrimonio gigantesco di cultura che è bruciato per sempre e purtroppo non avremo mai più traccia di quel tesoro immenso che era la biblioteca di Alessandria.
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Cesare è quindi l'abbiamo visto in una situazione difficile, estremamente difficile, cioè si è andato, anche se poteva evitarselo, si è andato ad infilare in una situazione pericolosissima. A un certo punto arrivano però dei rinforzi. Mitridate arriva dall'Oriente e Erode Antipatro arriva invece da sud con i suoi soldati Giudei. E queste due unità di rinforzo stanno correndo verso Alessandria per salvare, per liberare Cesare. In questo senso sono molto utili perché entrambi questi aiutanti, Mitridate ed Erode Antipatro, ottengono delle vittorie. Tra l'altro i soldati Giudei sono molto vicini a quelli egiziani e quindi molto spesso riescono a far passare l'esercito Egizio dalla loro parte.
A un certo punto, come si risolve la cosa? Si risolve perché il re Tolomeo XIII arriva ad affrontare direttamente i soldati di Cesare, che sono pochi ma buoni e guidati da un genio. E c'è un piccolo scontro. E questa è la battaglia del Nilo, in cui Cesare con i suoi uomini e Tolomeo XIII con il suo generale Achille si affrontano. E alla fine i romani riescono a vincere e Tolomeo addirittura, secondo le fonti, annega nelle acque del fiume Nilo con la sua armatura meravigliosa, la sua armatura d'oro, che però pesa come un macigno, lo fa affondare e quindi lo condanna a morte. Così Cesare riesce a vincere anche in Egitto, sebbene con difficoltà estreme e rischiando la vita molte volte, e direi anche quasi inutilmente. E alla fine decide di perdonare il popolo Egizio per calcolo politico e abbandona quella provincia, lasciando al comando Cleopatra.
Subito dopo Cesare ha in mano praticamente tutto il mondo, tutto il mondo conosciuto nelle sue mani. Ma ci sono ancora diverse diversi punti che reclamano la sua attenzione. Uno di questi che è spostato più nella zona della Turchia, quindi siamo nell'Asia Minore, è quello di far nascere Farnace. Era un reggente del Ponto che in realtà era filo-romano, era alleato dei romani. Ma vedendo poi la guerra civile tra Cesare e Pompeo, aveva pensato di espandersi. E qui effettivamente c'è una situazione in cui Farnace rappresenta un pericolo per le province romane orientali. E Cesare, appena finito l'affare egiziano, non si stanca mai e quindi immediatamente corre contro Farnace. C'è la battaglia di Zela tra Cesare e questo sovrano orientale, tra Farnace. È una battaglia in cui ci sono tante perdite da entrambe le parti, ma poi evidentemente Cesare riesce a vincere perché è veramente un fuoriclasse e non ha più degli antagonisti del suo stesso livello. E qui Cesare vince con tanta velocità contro questo questo sovrano che per comunicare la vittoria al Senato Romano dice le famosissime parole: "Veni, vidi, vici", cioè sono arrivato, ho visto la situazione, ho vinto. Per esaltare l'immensa rapidità che aveva avuto nello sconfiggere anche questo ennesimo avversario, anche questo ennesimo pericolo.
Cesare quindi ha in mano il mondo, lo abbiamo detto prima, ha in mano certamente il mondo. Però di fronte a lui ci sono ancora alcune sfide. Ci sono alcune sfide perché avremo ancora i seguaci pompeiani che sono sparsi per il Mediterraneo, che devono essere ancora pacificati. Ci sono ancora molte insidie. Abbiamo la situazione politica in Italia estremamente instabile e quindi la battaglia e le sfide per Cesare non sono affatto finite. C'è ancora molto da fare.
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Allora, abbiamo lasciato a Cesare che aveva ottenuto delle nuove vittorie militari, però i problemi per lui non sono ancora finiti. Abbiamo infatti una serie di seguaci pompeiani che, a questo punto Pompeo ormai è morto, però seguono la causa repubblicana, non vogliono, non arrendersi al potere di Cesare. Quindi sono suoi avversari politici indomabili che si organizzano militarmente e gli danno un nuovo appuntamento, una nuova battaglia. E mi riferisco in questo caso alla la Margheritazzo, nella battaglia di Tapso, che si svolge in Nord Africa. Noi abbiamo tre nemici di Giulio Cesare. Il primo è Tito Labieno. Tito Labieno in realtà gli era stato amico, era stato il suo braccio destro durante le campagne galliche, se vi ricordate le puntate precedenti, però poi aveva cambiato sponda, nel senso che si era ritornato dalla parte dei repubblicani, era diventato fedele a Pompeo. Nella battaglia di Farsalo era avversario di Cesare e quindi continua ad essere ormai un suo oppositore. Abbiamo Scipione Nasica, che era un grande generale, uomo del Senato degli ottimati, quindi anche lui avversario di Cesare. E il re Giuba, il re di Mauritania, che aveva il dominio su vaste zone dell'Africa settentrionale e anche lui si può annoverare tra i nemici di Cesare. Questi tre forti avversari organizzano un ingente esercito contro Cesare e Cesare è costretto ad andare in Africa del Nord per sconfiggerli e per farli fuori.
La campagna d'Africa in realtà viene organizzata abbastanza male. Ci sono dei ritardi, le navi con i rifornimenti, gli equipaggiamenti, in realtà non sbarcano in maniera organizzata. Quindi è una campagna un po' caotica. Bisogna dire, qui succede anche un piccolo episodio. Cesare sta è arrivato sulle coste dell'Africa settentrionale, sta scendendo e inciampa. E allora, quello di solito è un cattivo presagio, no? Allora Cesare cerca di cambiare un attimino la situazione, no, di riequilibrare questa gaffe che compie, dicendo: "Africa, ti tengo", cioè come per dire, non sono io che sono scivolato, ma era per far vedere che mi impossesso dell'Africa. Quindi, diciamo che è così, fa anche un po' l'uomo, l'uomo di spettacolo, no, cioè cura qualche immagine e copre questo piccolo inciampo. Però effettivamente la campagna d'Africa è complessa e lunga, è una campagna abbastanza confusa. Fatto sta comunque che si arriva allo scontro, alla battaglia di Tapso. Qui nel canale vi metto il link, vedrete tutti i dettagli e la ricostruzione precisa di questa battaglia, quindi potete approfondire l'andamento di questo scontro con tranquillità. Comunque, la battaglia di Tapso è importante perché in realtà è lo straordinario valore degli uomini di Cesare ad avere la meglio. E anche una battaglia in cui a un certo punto sembra che Cesare sia stato male. Lui aveva dei sintomi ormai da un poco di tempo, era stanco, ogni tanto si ritirava nella sua tenda e aveva dei malori. E sembra che anche durante la battaglia di Tapso a un certo punto si sia sentito male e siano stati i suoi uomini a prendere in pugno la situazione e ottenere la vittoria.
Successivamente alla battaglia di Tapso, Cesare ha ormai sconfitto per l'ennesima volta i suoi avversari e quindi tutti questi, alcuni scappano e alcuni si suicidano. Qui bisogna ricordare la figura di Catone. Catone era stato uno dei più grandi, anzi il peggiore avversario di Giulio Cesare. Era un tradizionalista, era uno che confidava ancora negli antichi valori dell'antica Repubblica Romana, odiava Cesare e lo combatteva in ogni modo, senza possibilità di appello, di di compromesso. Era il più fiero nemico di Cesare. Ci troviamo ad Utica. E ad Utica, Catone ormai completamente sconfitto, è rinchiuso in un palazzo e sa che gli uomini di Cesare stanno arrivando. Quindi sta perdendo la più grande battaglia della sua vita, il suo più acerrimo nemico politico sta per catturarlo e sta per finire nelle mani di Cesare. Lui questo non lo accetta. Catone era troppo fiero e orgoglioso della sua tradizione, non può permettere che questo accada e decide di togliersi la vita come estremo atto di onore, come manifesto di onore. Catone si suicida per non finire nelle mani di Cesare. E questa è una cosa che colpirà moltissimo Cesare. Quando Cesare viene a sapere che Catone si è ucciso, dice: "Catone, alla fine l'hai avuta vinta tu. Mi hai negato il piacere, l'onore di poterti catturare". E quindi muore con Catone non solo la singola persona, ma per certi versi anche l'idea di una Roma repubblicana che in realtà non c'è più.
Dopo la battaglia di Tapso, quindi Cesare ha ottenuto quest'altra vittoria e deve ritornare in Italia. Finalmente ritorna in Italia da vincitore, senza, sembrerebbe, particolari oppositori. E quando arriva in Italia, per lui c'è un trionfo incredibile. La popolazione acclama Cesare in ogni modo, con dei festeggiamenti straordinari. E la cosa che più piace di Cesare non è solamente il suo carisma personale, ma anche la sua cosiddetta clemenza, cioè Cesare non ha compiuto delle stragi sul territorio italico, la guerra non si è svolta sul territorio italico e la popolazione gli è enormemente grata di questo. Quindi Cesare viene accolto benissimo da tutte le popolazioni e a Roma c'è una serie di festeggiamenti come mai nessuno prima di lui. E qui Cesare finalmente può festeggiare quattro trionfi, quattro trionfi militari per celebrare quattro vittorie militari. Celebra il trionfo sulla conquista della Gallia, che è la più grande operazione militare, una delle più grandi operazioni di conquista di tutto il mondo antico, quindi sicuramente la conquista delle Gallie. Il trionfo sulla vittoria sull'Egitto, che grazie a lui diventa ufficialmente un protettorato romano e quindi sarà utilissimo per la sua fornitura di grano. Poi c'è il trionfo in Oriente, che abbiamo detto, no? E quindi poi c'è anche il trionfo a Tapso. Quindi quattro grandissimi trionfi. Erano meravigliosi in queste settimane di festeggiamenti. Cesare sfila vestito di porpora, migliaia di legionari che passeggiano vicino a lui. Per la prima volta i romani vedono anche dall'Egitto delle bestie feroci, degli elefanti, animali che non avevano mai visto. Ci sono dei festeggiamenti con una serie incredibile di giochi, di persone che interpretavano gli dei, c'erano dei banchetti enormi, dei banchetti generalizzati. Le fonti magari esagerano un po', però parlano di 200.000 persone che banchettavano per tutta Roma, per far capire quanto questi festeggiamenti erano enormi, erano anche a volte eccessivi. Quindi diciamo che Roma, con il ritorno di Cesare, conosce un enorme momento di gioia. E in realtà Cesare, che cosa fa? Delle elargizioni straordinarie. Ogni cittadino romano riceve 75 denari. Ogni singolo cittadino romano riceve 75 denari, più addirittura altri 25 denari in quanto questi soldi erano arrivati un po' in ritardo e quindi Cesare voleva farsi perdonare questo. Insomma, a dimostrazione che Cesare è veramente voluto avere una generosità economica grandissima. E anche ognuno dei suoi legionari viene retribuito per la sua fedeltà con un con dei denari che probabilmente in tutta la vita non aveva mai visto. Quindi Cesare, quando torna a Roma, è il fautore di un momento di enorme sfarzo e di enorme trionfo.
Però in realtà i nemici di Cesare non sono ancora completamente battuti. Manca un'ultima battaglia, la battaglia di Munda. In realtà abbiamo Tito Labieno, che era riuscito a sopravvivere a Tapso e in Spagna si era riorganizzato con un esercito. E poi abbiamo anche i figli di Pompeo, che ovviamente non si erano ancora adattati per vinti. E quindi, quando meno se l'aspetta, Cesare è costretto a ritornare in Spagna e a combattere la sua ultima grande battaglia, la battaglia di Munda, contro i suoi ultimi strenui e integerrimi oppositori. Per capire la battaglia di Munda, vi dico, dividiamo le notizie buone e notizie cattive. La notizia buona è che Cesare ovviamente vince anche a Munda, ottiene anche qui una grande vittoria, elimina ogni tipo di nemico e nessuno è più in grado di contrastarlo. Cioè, non ci sono più legionari, non ci sono più legioni ed eserciti che possano minimamente pensare di fermare Cesare. Inoltre, cosa molto interessante, nella battaglia di Munda, a sorpresa, partecipa anche Ottaviano, che era il suo nipote. Ottaviano, per partecipare alla battaglia, in realtà non riesce molto a partecipare ai combattimenti, arriva un po' in ritardo, quindi non è che militarmente sia molto utile. Però fa un viaggio inaspettato attraverso tutta l'Europa per farsi vedere da Cesare. E Cesare viene fortemente colpito da questo fatto. Cesare era un uomo che veniva estremamente impressionato da i colpi di testa. Ed è proprio qui, secondo le fonti, e certamente proprio qui, che Cesare riesce a intravedere in Ottaviano il suo successore. E proprio grazie a questo incontro, è proprio grazie alla intraprendenza di Ottaviano, che Cesare capisce che è lui che dovrà succedergli. E probabilmente lì prende la decisione di nominarlo nel testamento, senza dirla nessuno, come suo successore. E questa è una scelta incredibile. Non solo Cesare ha cambiato lui il corso della storia, ma grazie alla sua eredità imprimerà veramente un nuovo corso a tutta quanta la storia romana. Queste sono le notizie positive, quindi la vittoria e la scelta di Ottaviano.
Le notizie negative è che non solo la battaglia di Munda è stata una battaglia estremamente cruenta. Cesare, per la prima volta, dice in questa battaglia: "Io ho dovuto combattere per sopravvivere". Lui aveva sempre combattuto per vincere, ma non per sopravvivere. Arriva addirittura, e questo ce lo dice Svetonio, un momento della battaglia di Munda in cui Cesare medita il suicidio perché era proprio vicino alla morte. Quindi è chiaro che la notizia cattiva è che Munda è stata una battaglia difficilissima per Cesare, direi sicuramente la peggiore, la più pesante per lui. Ma l'altra cattiva notizia è come Cesare celebra il trionfo dopo la vittoria di Munda. Cesare ritorna a Roma e festeggia il trionfo per la vittoria di Munda. Che cosa c'è di strano, direte voi? Il brano c'è il trionfo sulla vittoria per la battaglia di Munda. È un trionfo che Cesare fa nei confronti di altri cittadini romani che hanno perso. Di solito i trionfi si facevano sempre su popolazioni barbare che erano state battute. Mentre invece celebrare un trionfo per la morte di decine di migliaia di altri cittadini romani è una cosa che non era mai avvenuta, non era mai successa. E quindi stavolta il trionfo ha un sapore diverso. Certamente è un trionfo. Poi non è il momento storico in cui ci si può permettere di contraddire Cesare, ma la popolazione nemica contenta, non è soddisfatta perché questo, questo atto, questa azione non gli piace. È qualche cosa che scuote profondamente l'opinione pubblica e getta una prima importante ombra sulla figura del nuovo dittatore.
A questo punto, Cesare veramente non ha più nessun tipo di avversario. Quindi viene eletto ripetutamente console, viene eletto dittatore, fino a che arriva alla investitura dittatore a vita. Quindi il suo potere totale e assoluto è stato sancito ufficialmente. Dobbiamo parlare del potere. Com'è il potere di Cesare? Come fa Cesare a esercitare il suo potere come dittatore assoluto? Diciamo che questa era una formula che ai romani non piaceva. Cioè, i romani non volevano un re assoluto, non volevano un monarca. E dai tempi dei sette re di Roma, quando è caduto Tarquinio il Superbo, è arrivata la Repubblica. Che i romani non volevano un re. Quindi questa posizione di Cesare non è molto buona. Ci sono infatti degli elementi. A un certo punto c'è una grandissima statua d'oro di Cesare che è esposta nel Foro Romano e qualcuno gli mette un diadema, cioè una corona, in testa, la corona del re. Arrivano due tribuni della plebe e dicono: "Guarda, è stato messo un diadema, quindi Cesare si vuole porre come un re. Questo è scandaloso, è un'affermazione molto pericolosa". E allora Cesare fa convocare questi due tribuni e gira la frittata e dice: "Sono stati loro che vogliono mettermi in cattiva luce, vogliono farmi passare come se io volessi diventare un re. Io non voglio diventare un re, ma ci mancherebbe". E quindi questi vengono immediatamente destituiti. Però è un segnale che c'è qualche cosa che non va. È un segnale che questa posizione di Cesare non piace moltissimo. E poi c'è un secondo episodio che non può mancare, che avviene durante i famosi Lupercali. I Lupercali erano una festa che si teneva ogni anno, una festa molto sentita. E nel corso dei Lupercali, ovviamente Cesare su un trono dorato è il leader assoluto, no, il capo massimo. E allora cosa accade? Accade che Bruto, ma anche Cassio Longino, che quelli che saranno poi quelli che lo giustizieranno, no, che lo assassineranno, cominciano a prendere un diadema, sempre il diadema del re, e glielo appoggiano sulle gambe, dicendo: "Tu sei il re". Cesare però dice: "No, no, io non sono il re". Perché sapeva che questo era un eccesso. No, no, non sono il re. Allora poi arriva Marco Antonio, che prende il diadema, sembra che glielo mette in testa e di nuovo Cesare se lo toglie dalla testa e dice: "No, io non sono il re, io sono Cesare, non sono re". E alla fine, per interrompere questo teatrino, dice: "Prendete il diadema e mettetelo sopra la statua di Giove Capitolino, perché lui è il nostro re, lui il grande Dio Re di Roma". Questi due episodi, quello della statua e questo giochetto che accade nel corso dei Lupercali, però dimostrano come la popolazione fosse abbastanza restia, cioè la situazione non è tranquilla, il suo potere non è legittimato, è una situazione molto scivolosa e cominciano ad addensarsi delle nubi attorno alla figura di Cesare.
Concludiamo questa puntata, questa undicesima puntata, proprio con uno spunto di riflessione. Ci si è chiesti, e gli storici si sono chiesti per molto tempo, se Cesare aveva l'intenzione veramente di diventare un re oppure no. Allora c'è la teoria classica, che è la teoria di uno studioso, Meyer, che dice: "Sì, secondo le fonti in nostro possesso, Cesare voleva diventare un re, un sovrano come i grandi sovrani orientali, no? Voleva diventare addirittura un dio". Ci sono alcuni che non sono molto d'accordo perché non vedono in Cesare tutto questo, tutta questa intenzione. Ce ne sono altri che invece negano, dice: "Oh no, Cesare conosceva bene la politica romana, sapeva che un re non sarebbe mai stato accettato, quindi non voleva diventare re". Insomma, c'è questa domanda e probabilmente non avremo mai una risposta, è una diatriba che ci accompagnerà per sempre. Ma Cesare voleva diventare re oppure no? Sì. Allora, vi posso dare un mio parere. Il mio parere personale è che forse Cesare fece da alcuni errori, perché voleva costruire una grande biblioteca come quella di Alessandria, aveva dedicato delle statue, aveva una relazione con Cleopatra, regina orientale, non disdegnava affatto delle grandi statue d'oro in suo onore, quasi come se fosse un dio. Quindi può essere che Cesare abbia concepito effettivamente o si sia lasciato affascinare dal mondo orientale e della sua figura di sovrano assoluto. Però la risposta a noi non la sappiamo, perché poi adesso nella prossima puntata parleremo della sua fine, quindi non sappiamo che cosa avrebbe fatto. Però vi invito a dire la vostra nei commenti. Secondo voi, Cesare sarebbe diventato un re, un monarca assoluto, oppure avrebbe si sarebbe comportato diversamente?
Gli ultimi anni di Cesare sono straordinariamente ricchi di avvenimenti, di fatti, di tanti retroscena, quindi non potevo raccontarvi moltissime cose, ma ho scelto di utilizzare questo approccio. Voglio raccontarvi le grandi dinamiche generali, il suo pensiero politico, diciamo le grandi strutture che possono farvi comprendere Cesare come grande uomo romano e far capire qual era il suo pensiero generale e la sua visione generale su Roma. Quindi, prima parleremo delle riforme che ha fatto nel poco tempo a disposizione, poi vi spiegherò invece le motivazioni per cui Cesare è stato ucciso, che è una domanda che mi viene fatta molto spesso, e quindi concluderemo poi con un saluto finale. Tutta questa grandiosa traversata, cominciamo immediatamente con l'ultima puntata.
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Allora, Cesare è diventato l'uomo più potente di Roma e ormai ha accumulato su di sé una serie di cariche straordinarie nel pochissimo tempo che lui ha a disposizione. In realtà fa una serie di grandi manovre che in realtà sono assolutamente coerenti con la politica che aveva svolto per tutta la vita e che in più occasioni aveva dimostrato quando era semplicemente un edile, quando era stato in Spagna e doveva fare alcuni provvedimenti per le zone, per le colonie romane, anche alcuni trattamenti che aveva promesso alle sue clientele. Cioè, il lavoro di Cesare è assolutamente coerente nel corso della sua vita e il pensiero, il suo pensiero politico, in realtà non è mai cambiato. Quando lui riteneva una cosa giusta dal punto di vista etico, andava contro tutto e tutti, anche con grande sfrontatezza, e questa è una parte intrinseca del suo carattere.
Quindi, nel poco tempo che lui ha, quali sono le riforme che lui fa? Innanzitutto, Cesare si rende conto che c'è una massa enorme di uomini romani che sono più utilizzati, che sono anche sull'orlo del fallimento, perché la società si sta avvitando su se stessa. Quindi fa una legge per cui i proprietari terrieri possono per due terzi utilizzare degli schiavi, ma per un terzo utilizzare dei cittadini romani che hanno bisogno di lavorare. E in questo modo riesce a collocare un grande quantitativo di uomini a lavorare i campi e quindi cerca di dargli un'occupazione e di reinserirli all'interno del sistema produttivo romano. Ma inoltre, questo, specie dopo la battaglia di Munda, quando sta tornando a Roma, Cesare fonda una quantità enorme di colonie, in modo da dare spazio ai coloni romani per svilupparsi una vita, per trasferirsi con la propria famiglia, per incominciare un lavoro che può essere coltivare la terra, avere una piccola bottega, diventare piccoli imprenditori o piccoli artigiani. Quindi, uno degli elementi fondamentali dell'intervento di Cesare è quello di dare lavoro, dare lavoro ad una massa che altrimenti diventerebbe una massa di disperati e quindi di disperati che porterebbe al degrado sociale.
Un'altra grande opera, un altro grande intervento che lui fa, è un intervento relativo al rapporto tra i creditori e i debitori. In realtà, anche lì c'erano dei gravi problemi. C'erano dei gravi problemi perché le persone tendevano a essere povere per via della guerra civile e il cibo cominciava a costare moltissimo. A questo punto, queste persone che si ritrovavano in uno stato di indigenza, arrivavano a chiedere dei prestiti ai più ricchi e addirittura davano impegno i loro territori. Quindi, cosa accadeva? Che i ricchi proprietari terrieri assumevano sempre più terre e diventavano sempre più ricchi di possedimenti e i poveri diventavano sempre più poveri. Allora Cesare, che cosa fa? Cesare non annulla i debiti perché non può mettersi contro tutta la classe aristocratica e non è neanche giusto che vengano cancellati in toto tutti quanti i debiti. Però, per esempio, stabilisce che le proprietà che vengono vendute debbano essere vendute ad un prezzo di mercato, ovviamente all'inizio delle guerre civili. E questo fa in modo che i debitori possano pagare molto più facilmente. Addirittura fa in modo che una parte fondamentale dei guadagni del debitore non possa essere presa, in modo che non finiscano nella più completa rovina. E fa anche dei provvedimenti per cui quando qualcuno viene dichiarato insolvente, non può pagare, non viene lesa la sua dignità come cittadino. E questo non è solamente un concetto morale, ma anche un concetto legale. Quindi evita che possa finire schiavo o evita che possa avere problemi definitivi assieme alla sua famiglia. Quindi fa un grandissimo lavoro di tipo sociale. Questo dobbiamo capirlo, Cesare fa un lavoro di tipo sociale. E in più, comincia a coniare delle monete d'oro, degli aurei, che possano fare da valore di riferimento per i pagamenti, in modo tale che non ci sia un eccesso dei tassi di cambio e quindi una confusione a livello monetario e quindi a livello di rapporti tra chi deve ricevere i soldi e chi deve pagare.
Un altro importante intervento che fa Cesare è dal punto di vista legislativo, cioè Cesare fa una serie di provvedimenti, di lavori per equiparare, rendere più vicini il diritto dei cittadini romani completi, cioè ottimo jure, si chiama il diritto dei latini, chiamiamoli anche degli alleati italici, e il diritto che si riserva ai provinciali. Non significa che venga totalmente unificato, però fa un lavoro di avvicinamento in modo che ci siano meno differenze tra questi diversi tipi di abitanti dell'area romana. E questo è molto significativo, perché la cosa più importante di Roma, il suo lascito più importante, è il ius, il diritto. In questo modo, lui fa in modo che i cittadini e gli abitanti di Roma comincino a essere sempre più uguali, sempre più simili e abbiano un trattamento più equanime nei confronti del diritto romano. E questo suo intervento si vede anche nel Senato, perché Cesare porta, raddoppia da 300 a 600 il numero dei senatori, includendo molti senatori di origine provinciale, includendo i provinciali. Dimostra ancora una volta, quindi, di allargare, allargare le maglie del potere anche a provenienze diverse.
Tutti questi provvedimenti ci vengono ovviamente confermati dalle fonti che cito in descrizione. Quindi, tutta questa immensa opera di Cesare significa cosa? Che Cesare, faccio un esempio con due forme geometriche, dimostra di non vedere più il mondo romano come un triangolo, cioè Roma è in cima, poi ci sono mano mano i vari cittadini e ci sono delle zone che sono praticamente asservite a Roma. Non vede più la società in maniera, possiamo chiamarla piramidale, ma la vede quasi come un cerchio, cioè Roma è al centro, la capitale ovviamente è la guida politica, militare di tutta l'area romana, però vede i cittadini più simili, più uniformi. Diciamo che riesce a vedere, a intravedere un'immagine più di Impero di Roma, in cui non ci sono più tante differenze geografiche o di provenienza dei cittadini, ma tutti siano sotto il controllo evidentemente di Roma, in maniera più omogenea, in maniera più morbida. Questo è probabilmente la cosa più interessante che io potevo spiegarvi, cioè la mentalità di Cesare, la visione che Cesare ha della società romana, anche nell'ultimo anno della sua vita e dei suoi trionfi, no?
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Adesso, visto questo, dobbiamo parlare della sua fine. Allora, Cesare in realtà viene investito di una serie di trionfi immensi. Vengono celebrati nella nella città e a Roma vengono celebrati degli immensi trionfi che sono relativi alle sue vittorie militari. Il trionfo nelle Gallie, in Egitto, in Oriente, contro Siface e in Africa, no, la battaglia di Tapso. Quindi ci sono dei festeggiamenti immensi. Parliamo di banchetti, di decine di giorni di festeggiamento, parliamo di onori che non erano mai stati concessi a nessun altro. Quindi Cesare viene celebrato come mai era capitato. Ovviamente questo si vedeva, per esempio, un episodio simbolico è quello della festa dei Lupercali. Nella festa dei Lupercali, che era una tradizione consolidata, a Cesare, abbiamo anche detto nei video precedenti, viene offerta la corona quasi come fosse un re e poi Cesare la rifiuta prudentemente. Però bisogna comprendere una cosa, che in tutta questo festeggiamento, in questo sfarzo immenso, covano i semi dell'odio contro Cesare.
Quindi, perché ammazzano Cesare? Lo ammazzano per due motivi, in realtà. Innanzitutto, i romani non vogliono un uomo solo al comando, completamente slegato dalle regole. I romani avevano fatto una serie di pesi e contrappesi all'interno della Repubblica. C'erano una serie di magistrature, i consoli rimanevano in carica un anno ed erano due, in modo che si controllassero a vicenda. L'unica volta che poteva capitare di nominare un dittatore era un magistrato straordinario che era in carica solo sei mesi e il tribuno della plebe poteva comunque deporre il veto e interrompere la sua opera. Quindi, i romani, nel concepire la Repubblica, non vogliono un capo assoluto. E invece Cesare era diventato praticamente un monarca, era diventato un capo totale. Anche se il Senato formalmente gli aveva conferito i poteri, lo aveva fatto perché ormai aveva in mano l'esercito, aveva in mano il mondo conosciuto. Quindi, i romani non vogliono un capo assoluto, che invece Cesare è. Cesare va contro ogni regola, la sua posizione di comando assoluto è totalmente incostituzionale e completamente fuori dalle regole. Quindi, in realtà, il punto è che non c'era assolutamente niente che giustificasse legalmente l'immenso potere di Cesare e la posizione di Cesare.
Però c'è anche un'altra spiegazione che non è solamente quella classica. Cesare, con le sue riforme, aveva enormemente aperto la politica anche ai provinciali. Stava veramente erodendo gli interessi dei senatori, degli aristocratici, dei ricchi. Stava togliendo una grande quantità di potere alla classe dirigente che esisteva in quel momento. Alcuni stavano andando in rovina. Quindi, c'è anche un motivo, una motivazione economica, una motivazione di interesse finanziario. Cesare stava rompendo le uova nel paniere a un numero troppo elevato di senatori, di diritti, di possidenti, di proprietari terrieri. Le sue riforme stavano veramente mangiucchiando troppo il potere della classe dirigente. E quindi, c'è anche una motivazione economica, c'è anche una motivazione di dire denaro e di interessi e di potere politico alla base dell'omicidio di Cesare.
Quindi, a questo punto, arrivati a una situazione che non è più legale in nessuna maniera e a questa erosione di un numero troppo ampio di interessi, si ordisce una congiura contro Cesare. Come avviene questa congiura? Diciamo che in realtà c'erano dei segnali, c'erano delle situazioni in cui era stato criticato. Si capiva, possiamo anche dire che forse Cesare lo stava, lo stava subodorando, perché a un certo punto c'erano due personaggi, Dolabella e Marco Antonio, che dovevano diventare consoli, ma tra di loro litigavano. Allora alcuni vanno a dire a Cesare: "Beh, ma magari il fatto che Dolabella e Marco Antonio stiano litigando in questo modo potrebbe danneggiarti". E Cesare risponde con una frase particolare: "Ma in realtà, io non devo temere tanto gli uomini forti, gli uomini che sono vicino a me, ma forse gli uomini un po' più ricchi, un po' più grassi, che lavorano un po' nell'ombra". Questo forse è un piccolo segnale che Cesare stava capendo, assicurato che qualche cosa stava accadendo, che non tutti erano contenti, che qualcosa tramava. Però, ovviamente, sono fatti talmente convulsi che non conosceremo mai la verità.
Vogliamo però concludere riprendendo delle parti di un servizio del bar di Roma antica che abbiamo realizzato diverso tempo fa, in cui ripercorriamo insieme le ultime ore di Cesare, le ultime ore fatali, con tutta la il patto, se l'emozione, la paura e il terrore dell'assassinio forse più celebre di tutta quanta la storia romana. Rivediamo insieme.
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Il mattino della congiura, sia per questi presagi, ma anche per il cattivo stato della sua salute, Cesare rimase a lungo indeciso se restare in casa o andare in Senato. Alla fine, Decimo Bruto, che lo esortava a non privare della sua presenza ai senatori, riuscì a convincerlo e verso le 10 del mattino uscì di casa.
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Mentre camminava per arrivare in Senato, un uomo andò incontro a Giulio Cesare, cercando di attirare la sua attenzione fra la folla che lo circondava, e riuscì a consegnargli un biglietto che probabilmente lo avvisava della congiura, ma Cesare decise che non era il momento di leggerlo. Il giorno prima, Spurina, un indovino etrusco, aveva fermato Cesare urlandogli: "Guardati dalle Idi di Marzo". Ora, incontrandolo per strada, Cesare gli disse: "Le Idi di Marzo sono arrivate, ma non sono ancora passate". Rispose l'indovino, andandosene.
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Cesare finalmente entra in Senato. A un certo punto, Cimber Tillio, che si era assunto l'incarico di dare il segnale, lo avvicina per chiedergli un favore e improvvisamente gli strappa la toga. Questo era il segnale concordato. Casca prende il suo pugnale e lo colpisce per primo alla gola. Cesare riesce ad afferrare a ferire a sua volta, ma le coltellate sono troppe. I tendenti arrivano da tutte le parti, senza che si possa difendere. In pochi minuti viene trafitto da 23 coltellate.
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Gli altri senatori scappano terrorizzati.
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Cesare viene completamente massacrato. A un certo punto, si accorge Cesare che fra i congiurati c'è anche Marco Bruto, suo figlio adottivo.
[Risate]
Anche lui pronto a colpirlo. "Anche tu, Bruto, figlio mio?", avrebbe detto Cesare, secondo la tradizione.
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Con le ultime forze, si coprì con la toga ed esalò l'ultimo respiro.
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Cesare è morto.
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Rimase lì per un po', privo di vita, finché caricato su una lettiga, con il braccio che pendeva di fuori, fu portato a casa da tre schiavi.
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Benissimo, siamo arrivati non solo al termine del video, ma siamo arrivati anche al termine di questa lunga serie. Innanzitutto, vi invito a iscrivervi al canale, perché altrimenti Cesare tornerà dopo essere stato assassinato e uno per uno vi verrà a cercare di chiedere conto perché non vi siete iscritti al canale. Quindi, vi suggerisco caldamente di iscrivervi al canale. Ma al di là della mia goliardica minaccia, voglio veramente ringraziarvi per aver avuto la pazienza di ascoltare tutta questa playlist che abbiamo realizzato, tutta questa lunga serie, di essere stati fedeli, di aver seguito questa carrellata immensa. Quindi, grazie della vostra partecipazione, grazie dell'affetto. Molte volte mi sono state sollecitate le puntate anche con minacce scherzose. Quindi, un carissimo saluto. Si conclude qui questa grande playlist su Giulio Cesare. I miei più sentiti ringraziamenti e alla ai prossimi grandi incontri, chiamiamoli così. A presto.
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