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[Musica] OM Nus [Musica] [Musica] era L'Alba del 7 maggio del 527 più o meno a quest'ora quando le truppe Imperiali di Carlo V i famosi lanzichenecchi assaltarono la Basilica di San Pietro. Alcuni forse entrarono proprio da qui. Ci troviamo nel cortile degli Svizzeri.
Ma professor Zeri che cosa c'entra tutto questo con il Giudizio Universale? Perché mi ha voluto portare qua? Beh, perché il papa Clemente VI ebbe notizia prima degli orribili avvenimenti che si svolgevano nella città di Roma, delle incredibili sofferenze degli abitanti, degli incendi, dei saccheggi. E poi seppe che queste truppe non si erano fermate nemmeno davanti alla basilica di San Pietro. Le più sacre reliquie. Seppe che avevano infranto il cristallo che racchiudeva il velo della Veronica e avevano lordato, imbrattato, sfasciato quante cose avevano potuto trovare. Ecco.
Ma insisto con il Giudizio Universale. Poi si stava avvicinando, si stavano avvicinando all'appartamento Pontificio quando il pontefice scappò appena in tempo e poco dopo i lanzichenecchi entrarono, saccheggiarono addirittura la stanza da letto del Papa, rubando persino il quadro che lui teneva sul letto, un trittico fiammingo che poi fra l'altro un lanzichenecco pentito regalò al duomo di Cagliari. Il papa fuggì dai palazzi attraverso il passetto, cioè quel muro con un corridoio al di sopra che porta sino a Castel Sant'Angelo. Si vedono ancora i segni delle archibugiate sul muro del Passetto. È in quel momento che Clemente VI capì che questo orribile avvenimento, che poi noi chiamiamo sacco di Roma, era una sorta di castigo Divino per il modo con cui la Corte pontificia e la città di Roma erano vissute nei decenni precedenti. Quindi gli venne subito in mente di pentirsi e di dare un segno di questo pentimento, un segno visibile nel luogo più santo dei palazzi pontifici, cioè nella cappella maggiore, quella che noi chiamiamo cappella Sistina. E fece una cosa molto curiosa. Generalmente il Giudizio Universale, tema che lui aveva scelto, è nella parete di ingresso, mentre invece lui decise di farlo eseguire nella parete di fondo, sull'altare. Quindi cambiò quella che è l'aspetto della Cappella Sistina e il suo significato iconologico. Il papa durante il sacco rimase chiuso in Castel Sant'Angelo e presumibilmente è lì che decise di affidare questo incarico al più grande artista che in quel momento si trovava a Roma, Michelangelo Buonarroti.
[Musica] Eccola la parete del giudizio. Do eh. Sono incuriosito ed emozionato. Vedo qualche cosa che non mi aspettavo. C'è c'è eh beh, il colore azzurro. Il meraviglioso colore azzurro. E ma che cosa straordinaria. Quindi si è ritrovato questo colore. Vede che il colore azzurro, che è il colore di Dio, secondo Michelangelo, come diceva storia Colonna, in basso sfuma in una sorta di crepuscolo contro il quale si stacca la resurrezione dei morti e il gruppo dei dannati. Beh, ha ritrovato la sua composizione. Ra fresco. Avviciniamoci. Straordinario. Una cosa straordinaria.
Ma professore, com'era la parete quando Michelangelo arrivò nella cappella Sistina? Tutta, tutta la Cappella Sistina era diversa. Innanzitutto la volta, eseguita da Pier Matteo d'Amelia, era completamente azzurra a stelle d'oro, non c'erano figure. La cappella è dedicata alla Vergine Maria e quindi sulla parete di fondo c'era un affresco di Pietro Perugino a forma di pala d'altare che rappresentava, che rappresentava l'Assunta, l'Assunzione della Vergine al di sopra della sua tomba. Avvicinarci. Al di sopra della tomba con gli apostoli e ai piedi degli apostoli c'era Sisto IV inginocchiato. Poi la Cappella Sistina, se lei nota, è basata su un criterio ancora medievale, cioè la concordanza fra il Nuovo e l'Antico Testamento. Il Nuovo Testamento con episodi della vita di Cristo, l'Antico Testamento con episodi della vita di Mosè. Nella parete di fondo, ai due lati della pala, c'era l'inizio delle storie: a destra la natività di Cristo, a sinistra Mosè ritrovato nelle acque del Nilo. E poi la parete di fondo aveva anche due finestre con quattro personaggi sacri nelle nicchie, come quelli che appaiono sulle pareti laterali. Non solo, ma aveva anche due lunette eseguite da Michelangelo insieme alla volta con gli antenati di Cristo. Michelangelo buttò giù tutto. Lei disse, dicono alcune fonti, che spicconato la parete. Ah, erano tutti affreschi. Può anche darsi che qualche cosa sia arrestata, ma quello che è importante, lui costruì una nuova parete di mattoni cotti in modo perfetto e li fece disporre in modo che la parte alta della parete fosse più sporgente della parte bassa onde impedire e onde impedire che la polvere si depositasse sugli affreschi. Egli, però, non tenne conto dell'enorme quantità di fumo di candele che nei secoli si sarebbe stratificato sulla sua pittura ed è questo che rendeva la il Giudizio quasi quasi illeggibile. Io lo consideravo quasi illeggibile. Adesso c'ha una sua logica compositiva, ma quello che mi sorprende più di tutti è il colore sorprendente. Non avrei mai pensato di vedere questo azzurro e soprattutto la bellezza delle forme anche nei dannati e nei risorti è qualche cosa di prodigioso.
Facciamo un salto indietro di 4 anni. 4 anni fa il Giudizio non era in queste condizioni che vedete adesso, con i colori che vedete adesso. Era ben diverso. Guardate.
[Musica] E intanto mi sono spostato in un altro angolo della Cappella Sistina, dove c'è il maestro Colucci, che è il capo dei restauratori dell'equipe dei restauratori del Giudizio Universale. Ecco, sul tavolo ci sono gli strumenti di lavoro del maestro con la luce e dei suoi collaboratori. Ce li descriva un attimo. Ma questo è l'ammonio carbonato che abbiamo usato al posto della b57, perché la situazione era diversa. Questo, naturalmente, si scioglie in acqua distillata. Questo è il diluente che usiamo per sciogliere i grassi. Il cronometro per prendere i tempi, poi capiremo che ha un che ha una funzione importantissima. Una visiera con le lenti che hanno tutti i restauratori e una piccola, una spugnetta. E poi anche questa carta giapponese. Po' carta giapponese? Sì, che poi vedremo. Ecco, allora questo era importante dirlo prima, perché adesso passeremo alle immagini che faremo partire in questo monitor. E nelle immagini voi vedrete questi stessi strumenti. Ma innanzitutto, che figura è quella che stiamo vedendo? Questo è il cosiddetto pentito. Una figura. Si trova da che parte del Giudizio? È a destra, dalla parte dei dannati che vengono portati all'inferno. Cosa sta facendo in questo momento? Ma in questo momento sto analizzando lo stato di conservazione della sopra. Quindi ancora il restauro deve cominciare. Deve cominciare. Quindi si indaga. In questo caso io sto spiegando i danni. Per esempio, qui ci sono dei ritocchi. Graffi. Questa è una braga. Questa è del '700, quindi poi la toglieremo. Questi sono dei ritocchi. E così. Ecco, questo è anche un grosso ritocco molto alterato. Ecco, in questo caso c'erano già stati tentativi di restauro, di pulitura precedente. Ce ne sono moltissimi. Ce ne sono stati, eh. E qui comincia proprio il primo atto di restauro che sta facendo. Sì, sì, con la spugna e l'acqua distillata comincia un'operazione di ripulitura di quella che è la polvere, il fumo di candele. E questo serve, con molta cautela, a fare un'indagine suppletiva. Ecco, vedete la spugnetta. La spugnetta e l'acqua distillata. Sì, l'indagine ricognitiva. Per che cosa, maestro? Per essere sicuri che ci troviamo di fronte a un affresco, un buon fresco, e non ci siano parti a secco che ci sono sfuggite al controllo precedente. In questo caso, la pulitura è così leggera e le parti a secco comunque non sono così delicate che si possono. Sto entra in azione il pennello. E che cosa? Ecco, sto mettendo del diluente per sciogliere e rompere quelle parti grasse che ancora sono sull'affresco, prima di passare alla seconda fase. Di nuovo la spugnetta, che è questa. E questa è la carta giapponese, di cui parl. Quest la carta. La carta giapponese. Quindi appoggio il primo foglio, i fogli saranno quattro, e in bibisco di di ammonio carbonato. E la durata dell'impacco è di 12 minuti. Ecco, quindi il perché del cronometro. Proprio 12 minuti. Come mai cronometro? Ma 12 minuti è un tempo ottimale che è stato stabilito in base a delle delle prove fatte precedentemente su eh in altre zone, cioè all'inizio proprio dei lavori. Ecco, una volta terminato questo lavoro, viene strappata con molta cautela. V. Sì, viene tolta. È molto morbida e a questo punto eh le colle, il fumo delle candele che ancora è rimasto più tenace, si sono rigonfiati e si sono ammorbiditi. E quindi, ecco, quest è la è la pulitura nel vero senso della parola. Il momento più delicato, perché la spugna imbevuta di ammonio carbonato e comincia a portare via tutto quello che l'impacco. C'è proprio un movimento concentrico ben preciso, vero? Sì. E poi vede che c'è un attacco non sul viso, ma su una spalla. Cioè, si comincia a assaggiare da una parte più sicura e si arriva al viso un po' più tardi. E questo perché? Perché questo andare lentamente, sempre più allargando il il lavoro della spugna. Ma sa, Questo Questo è il diciamo, è l'occhio e il cervello del restauratore che guida la mano. Ecco, questa applicazione, maestro, viene fatta una volta sola o o o più volte? Vol. Viene fatta almeno due volte, più una a distanza di 24 ore, come minimo. E e questo. Ecco, questa è la visione della parte pulita dopo le due applicazioni. E quindi, quando l'affresco è già asciutto, anche è è praticamente il risultato finale, meno di questo dettaglio. E Sì, sì, è quasi il risultato finale, perché poi ci sono dei dettagli da rifinire. E questa è un'osservazione che si fa con il microscopio a fibre ottiche per ehm eh indagare su certi colori e su certe parti. Ecco, per esempio, questo è l'occhio, l'occhio di questo del pentito. Ehm, in questo caso, cosa si controlla? Si controlla se ci sono stati danni sul sul pigmento e se e com'è la situazione in generale. Ecco, mi tolga una una curiosità, maestro. In realtà, tutto quello che abbiamo visto è un lavoro pianificato, eccetera eccetera, ma è vero che è cominciato casualmente, in fondo, questo restauro? Mi dica la verità. Ma casualmente, diciamo che noi il laboratorio di restauro pittura dei Musei Vaticani è preposto alla conservazione di tutte le opere del Vaticano e quindi quando abbiamo avuto l'opportunità di avere un punteggio sotto questi affreschi, perché facevamo il restauro di Matteo da Lecce e Vanden Brak, lo abbiamo alzato per fare una verifica sulle lunette, perché la verifica sul Giudizio si faceva ogni anno. E a quel punto ci siamo resi conto che questi affreschi giacevano sotto una massa scurissima che nascondeva i colori. Per cui abbiamo fatto la la prima prova di Ecco, la prima prova. Su su su quanti centimetri quadrati è stata fatta? Grandezza di un francobollo. Un francobol francobollo. E quel francobollo le ha dato la certezza che la strada era quella? Ma sì, perché il francobollo è diventato di colore rosso. Cioè, la zona era completamente marrone, ma molto scura, e sotto questo è venuto fuori un rosso.
[Musica] isre di [Musica] semna [Musica] Ecco, a che piano stiamo arrivando? Stiamo arrivando al piano, diciamo, che da cui si può esaminare la zona principale del Giudizio, cioè la zona del Cristo e del del Cristo giudice, della Madonna. Ecco, perfetto. Ecco, però prima di arrivare lì, dottor Marcin, io sono stato attratto da questo particolare. In questo caso mi sembra la braga è rimasta lì. È stata tolta? Sì, questa è la braga di Daniele da Volterra. E qui c'era una braga del '700 che era scurissima, perché quando è stata dipinta era completamente in tono con il fresco sporco e una volta pulito il resto, più che nascondere, finiva per sottolineare quello che doveva. È questo fione. Ecco, però il restauro vi ha aiutato, oltre che a risolvere questo problema, vi ha aiutato anche a capire meglio il Giudizio di Michelangelo? E forse questa figura, quella del Cristo, quella centrale, come lei diceva, è quella che ci può aiutare a capire meglio questo discorso? Sì, è chiaro che qualsiasi, soprattutto un'opera d'arte come il Giudizio, prima della pulitura risulta pressoché illeggibile in molti particolari ed è in dubbio che in questo gruppo ci ha restituito una serie di informazioni che coincidono con quanto sappiamo dalle fonti e dai documenti. Ecco, alcun il il gli esempi sono questi, eco quelli che lei vede qui e qua sulla spalla sono una serie di correzioni che prima della pulitura erano del tutto invisibili e che indicano la cura con cui Michelangelo ha progettato e realizzato pensamenti, forse esattamente questa questa figura, per cui non si è accontentato di trasferire l'immagine dal cartone, ma poi corretto in continuazione la figura per adattarla a quello che voleva essere l'effetto. Non è il solito Cristo giudice con il braccio alzato e nel gesto di di di condanna, di esprimere il giudizio, di dividere i buoni dai cattivi. Come vede, le braccia sono alzate entrambi e sembrano come l'attenzione di tutti quelli che gli stanno intorno. L'atteggiamento della Madonna non è più supplice come negli studi preparatori, ma è un atteggiamento pietoso e nello stesso tempo cosciente e che contrasta un po' invece con l'atteggiamento adesso con nostro operatore ci spostiamo lentamente, con l'atteggiamento invece di San Giovanni, di San Pietro e degli altri, i quali hanno l'aria come di essere sospesi, cioè non sapere che cosa succederà. In realtà, il giudizio non è ancora stato pronunciato. Almeno questa è l'impressione che si ricava da questa straordinaria composizione e l'effetto è estremamente più unam. Vede, questo potrebbe essere il l'evangelista, il San Giovanni Evangelista. Questo è certamente San Pietro. Vede che è lo stesso San Pietro che il primo dei Papi porge le chiavi che ha ricevuto direttamente da Cristo, con un atteggiamento che non è certamente calmo. Ecco, è un atteggiamento come dire preoccupato. E tutto questo è molto insolito ed è in parte quello che è all'origine dello scandalo che il Giudizio suscitò. In realtà, i nudi furono in qualche modo un escamotage o comunque uno delle cose che facevano scandalo, ma non la cosa [Musica] principale. Ecco, in questo flashback dal ponteggio, dove lo avete visto, le telecamere si muovono un po' a fatica perché lo spazio è poco. Il professor Mancinelli, parlando della centralità della figura del Cristo, ha toccato un altro dei grandi problemi legati al Giudizio Universale, cioè quello dei nudi e lo scandalo che questi nudi da subito sollevarono. Pensate che se ne occupò persino il Concilio di Trento in una sessione, l'ultima, e proprio per esaminare gli atti di quella sessione, il professor Zeri si è spostato nell'Archivio Segreto del Vaticano, dove appunto sono custoditi questi atti e lì ha trovato un altro grande studioso di Michelangelo, il professor De Vecchi. Sì, qui leggiamo "pitture in cappella Apostolica co-peri anur", e cioè i dipinti nella cappella Sistina vengano ricoperti. E noi sappiamo che in effetti l'affresco di Michelangelo a più riprese venne emendato, coprendo tutte quelle parti che venivano considerate come scandalose. Ma in realtà, questo non fu uno dei momenti più tragici e più minacciosi per l'affresco di Michelangelo, perché noi sappiamo che a più riprese si pensò addirittura di distruggerlo. E il la storia delle accuse, delle censure, delle incredibili critiche che vennero fatte all'affresco incominciò prestissimo, incominciò dal momento stesso in cui la l'affresco apparve ai contemporanei dell'artista. Sì, ma Michelangelo aveva sempre avuto dei denigratori a sfondo morale. Noi abbiamo parecchi documenti anche prima del Giudizio. In uno di questi, anonimo, è descritto come "maestro di tutte le porcherie". Poi sappiamo che Papa Adriano VI, visitando la Cappella Sistina, espresse più volte il suo disgusto per gli affreschi della volta, per i nudi. E poi, già prima della decisione del Concilio di Trento del 1563, nel 1559 Papa Paolo IV Carafa aveva fatto coprire i nudi giudicati più scandalosi da Daniele da Volterra, il quale addirittura aveva spicconato l'intonaco e rifatto le parti criticate. Poi c'era stato un secondo intervento di Pio V Ghisleri, il quale anche aveva fatto coprire altre parti. Però, come lei dice, il pericolo più grave fu quello della distruzione totale dell'affresco, che fu ventilata alla fine del secolo sotto il pontificato di Clemente VIII Aldobrandini. Si voleva demolire l'intera parete e restituire alla cappella quella dignità che si pensava profanata da questi affreschi considerati osceni. Si trattò, in sostanza, di una lunghissima campagna di di accuse che inizialmente furono soprattutto delle accuse di oscenità e di queste accuse di oscenità si fece portavoce, in modo estremamente eloquente, estremamente violento, l'Aretino. Ma ben presto dalle accuse di oscenità si passò ad accuse di eresia o comunque di mancanza di decoro, di mancanza di osservanza del della verità storica, della dottrina, eccetera eccetera. E addirittura ci furono delle accuse formali in ambito veneto. Dolce, a un certo punto, si si fece portavoce di accuse violentissime contro Michelangelo, che sembrava aver completamente abbandonato il principio della "concinnitas", della ricchezza, per perseguire una sola abilità, quella nella rappresentazione del corpo umano, che veniva però bollata come monotono virtuosismo anatomico.
[Musica] ist [Musica] fus zus [Musica] [Musica] [Musica] poiché soltanto dinanzi agli occhi di Dio il corpo umano può rimanere nudo e scoperto, conservare intatto il suo splendore, la sua bellezza. Ecco, con queste parole Papa Giovanni Paolo II, lo scorso 8 aprile, ha praticamente assolto i nudi del Giudizio Universale che tanto scalpore avevano suscitato. Professor Zeri, le polemiche che lo stesso Michelangelo visse di persona, come e quanto influirono sul suo animo? Ma io credo che in un primo momento lui le abbia prese in modo piuttosto elegante, direi spiritoso, prendendo in giro i suoi critici, perlomeno in due casi. Se, come tutto mostra, il San Bartolomeo è il ritratto di Piero Aretino, di Pietro Aretino, che fu uno dei suoi critici più accaniti e che tiene poi in mano la pelle scorticata con il ritratto di Michelangelo. Questo è un primo esempio di come Michelangelo abbia presa la leggera, prendendo addirittura caricaturando i suoi critici. Poi c'è il caso di Biagio da Cesena, più in basso, che lui ha rappresentato con le orecchie d'asino e poi con dettagli che i diciamo censori più tardi hanno imposto modo per vendicarsi. Però io credo che dopo lui ne abbia molto sofferto quando queste critiche sono state espresse dalle alte gerarchie ecclesiastiche. Io penso che Michelangelo ne abbia molto risentito. Era una persona molto religiosa. Ma solo amarezza o qualcosa di più? Io credo che abbiano rimescolato in lui quel senso di colpa che egli doveva avere fin da quando era ragazzo. In quale misura la sensazione della morte lo condizionava in questo? Ah, senz'altro, senz'altro. Era un credente e quindi pensava alla morte, al giudizio e alle due possibilità: l'Inferno e il Paradiso. Michelangelo ha sempre avuto questo senso di colpa, questo senso di angoscia. Professore, si trasmette attraverso il Giudizio, in un certo senso? Sì, c'è la terribilità del Dio giudice, poi l'orrore delle anime dannate. Io credo che sia un affresco molto sentito, non sia soltanto un esercizio formale. Mi è sempre parso una cosa profondamente intima, profondamente sentita da parte di uno il quale era sempre vissuto in uno stato, credo, di tremore per la sua posizione, la posizione. Beh, è un po' difficile parlarne perché Michelangelo non accenna mai nei suoi scritti a quelle che erano le colpe che lo pagavano, ma si possono ben capire dalle sue amicizie, dai suoi disegni, dall'amore per il corpo nudo, eccetera. Quindi, e lui sublima il tutto in questo, sublimato il tutto. Ma secondo me, c'è qualche cosa di gravemente pauroso, soprattutto nella parte inferiore. Ecco, quando Michelangelo lasciò la Cappella Sistina definitivamente, aveva 66 anni. Era diventato un mito, era osannato da tutti, ma era anche, come ha sottolineato il professor Zeri, molto stanco, profondamente solo. Ecco, noi vorremmo concludere questo programma con le stesse parole di Michelangelo. Abbiamo scelto una frase tratta da una lettera che ha scritto a un amico, Nicolò Martelli: "Io sono un pover uomo e di poco valore, dice Michelangelo, che mi vo' affaticando in quell'arte che Dio m'ha data per allungare la vita mia il più che io posso". Professore, è arrivata ora di andar via. È arrivata ora. Peccato, perché ci starei molto a lungo. Prego. Mi prefer. Non lo metto in dubbio. È questo senso di angoscia che lei mi diceva, effettivamente mi pare che l'abbiamo anche fatto venire fuori bene. Ma male che lui non riusciva a fare niente.