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Rosa fresca aulentissima - Cielo D'Alcamo

Silvia Zamagni16:02

Transcription

Rosa fresca aulentissima, di cielo d'Alcamo.

Questo componimento è conosciuto anche come "Contrasto". Si tratta di un componimento giullaresco, cioè dovuto a quei cantori o giocolieri che avevano una cultura abbastanza varia, però non troppo profonda, e che erano chiamati giullari. I giullari intrattenevano il loro pubblico nelle corti e nelle piazze.

Di Cielo d'Alcamo sappiamo poco. Sappiamo giusto il nome, Cielo, che pare sia il diminutivo di Michele. Secondo certi studi, secondo gli ultimi studi, il "Contrasto" risale alla prima metà del Duecento, cioè ci troviamo fra il 1231 e il 1250. Questo ce lo suggeriscono alcuni versi del "Contrasto" che dopo vedremo. È un componimento che proviene dalla Sicilia, probabilmente di Messina, però troviamo tracce anche di altri dialetti meridionali. Era un componimento destinato alla recitazione, secondo alcuni, secondo altri invece era destinato al canto.

Troviamo molto brio, molta vivacità e anche una certa comicità. Insomma, perché la commedia d'amore viene rappresentata insomma con questa comicità piuttosto spregiudicata. Stanno di fronte l'una all'altra Madonna e Amante, e tutte e due i personaggi sono caratterizzati in modo piuttosto vivido. Lui, l'Amante, in certi momenti è tenero, sospiroso, in altri momenti invece è malizioso e irruente. Più spesso ha un atteggiamento smargiasso, con questo orgoglio di conquistatore irresistibile che vuole a tutti a tutti i costi convincere Madonna ad accedere alle sue profe certe amorose. E si tratta di un amore che certamente non è un amore platonico.

Madonna ce sta sulle sue, insomma, è un po' sdegnosa, fa la contegnosa e vanta la propria bellezza, vanta anche una certa nobiltà che però è inesistente. In realtà, si tratta poi di un gioco delle parti, perché in realtà Madonna è lì che cerca disperatamente un pretesto per poter capitolare, però in modo onorevole, come poi farà alla fine del componimento.

Se ci soffermiamo sulle analisi stilistica di questo testo, ci rendiamo conto che l'autore non è certamente un popolano, ma è un uomo dotato di una certa cultura, anche se è estraneo all'ambiente e raffinato dei poeti della corte di Federico II. È comunque capace di alternare, con un effetto insomma diremmo comico, espressioni popolaresche, grossolane e corpose ad altri invece che sono proprie della lirica cortese più elevata.

Allora, è fin dall'inizio, ai versi 1 e 2, l'Amante si rivolge a Madonna e la paragona a una fra una rosa fresca e profumatissima. È una rosa che appare all'inizio dell'estate, insomma verso l'estate, in maggio, ed è una rosa desiderata da tutte le donne, sia giovani sia maritate. Questa della rosa è un'immagine abbastanza frequente nella poesia cortese, è però è un'immagine che compare anche nella poesia popolare delle origini.

Amante chiede alla donna di tirarlo fuori da questi fuochi di passione, se la cosa è nella sua volontà, e dice che per lei non riesce a trovare riposo né di notte né di giorno, perché la pensa continuamente. Madonna risponde, dice: "Se tu ti trovi in queste in queste pene amorose, insomma in in questi travagli, in questi tormenti, è la follia che te lo fa fare, perché tu potresti fare qualsiasi cosa, potresti arare il mare, seminare ai venti, radunare tutte le ricchezze del mondo, ma non potresti mai avermi. Anzi, piuttosto mi taglio i capelli", cioè nel senso, piuttosto mi faccio monaca. Quindi la donna fa la persona seria, esprime le sue disdegnate proteste con una certa vivacità apparentemente precisa, però tutto sommato esiste questo sottile compiacimento con la quale Madonna accetta il colloquio e sta al gioco, mostrando di essere pronta a capitolare.

Allora dice Madonna che è piuttosto si fa monaca, e risponde risponde Amante che dice: "Se se ti fai monaca, quindi se ti tagli i capelli, io sappi che prima vorrei essere morto, perché in essi perderei la mia consolazione e la mia gioia". Cioè sul laccio, dal latino sola, perderei la mia gioia. E dice: "Quando quando io passo e ti vedo nel giardino che sei così bella come una rosa fresca, mi sento pervaso da un solo da un dolce senso di gioia". E dice: "Poniamo che s'allunga il nostro amore", al verso 15, quindi mettiamoci d'accordo, facciamo sì che il nostro amore si congiunga. Dopo le espressioni d'affetto, dove le dice: "Sei così bella come una rosa fresca, ti vedo in questo giardino, mi dai questo senso di gioia", dice: "So, ma veniamo al sodo".

E Madonna risponde: "Che il nostro amore e si congiunga è una cosa che proprio non voglio, mi piaccia, non voglio, mal talenti, non voglio che mi piaccia. Anzi, dice: 'Se tt se ti cito tc trova faremo', cioè mio padre, se mio padre si trova qui e anche gli altri miei parenti, stai attento che non ti sorprendono, perché sono persone che corrono velocemente e sono in grado di acciuffarti".

Risponde Amante: "Se i tuoi parenti trovarmi e che mi possono fare una difesa, metto ci 2000 ago stare". Ora, questi sono i versi che ci fanno capire che questo componimento è stato composto fra il 1231 e il 1250, perché dice: "Se mi trovano i tuoi parenti, cosa potranno mai farmi? Io ci metto un impedimento di duemila agosta ri", cioè una difesa. No, una differenza. Metterci la difesa consisteva in questo: c'è un suddito di Federico II, nel caso venisse aggredito, poteva liberarsi, avrebbe potuto liberarsi pronunciando la formula che probabilmente è quella del verso 24, cioè "Viva l'Imperatore, grazie a Dio", e quindi recitando questa formula poteva liberarsi e poteva anche indicare una somma che l'aggressore avrebbe dovuto pagare se non avesse desistito. Sono i famosi 2000 ago star i, cioè augustali imperiali, che erano delle monete d'oro di grande pregio e che erano state coniate da Federico. Quindi proprio da questi versi noi capiamo, cioè desumiamo insomma, che la data di composizione del "Contrasto" cada tra il 1231, perché il 1231 era l'anno in cui fu promulgata la legge, questa famosa legge della difesa, e il 1250, che invece è la morte dell'imperatore.

Madonna insiste, insomma, dice: "Tu non mi lasci vivere né di sera né di mattino", e dice che è poi il discorso insomma cade sul denaro, viene a cadere sul denaro, e quindi Madonna vanta la propria ricchezza, e forse è un'allusione per far capire all'amante cosa dovrebbe fare per espugnarla. Non si sa. In ogni caso, Amante non abbocca.

E poi dice Amante: "Molte sono le femmine che hanno dura la testa, e l'uomo con parabole la di mina e amo nesta tanto intorno pro cassala finché la insua podestà". Quindi tante sono le donne così che hanno la testa dura, che sono testarde insomma, però l'uomo con le sue parole riesce insomma ad ammansire queste donne, a dominarle, a persuaderle finché alla fine non dandole la caccia, non le riconduce poi in suo potere. E poi dice: "Femmina domo non si può tenere, guardati bella pur di tour de ripetere", cioè dice: "La donna non può fare a meno dell'uomo, quindi stai attenta bellamia di non doverti pentire". Questa è una minaccia, però non è una minaccia seria che Amante fa di andarsene.

E la donna risponde: "Io pentirmi? Che io mi pento, ma piuttosto preferirei essere uccisa piuttosto che la mia condotta possa gettare discredito sulle donne, cioè piuttosto che una donna onesta venga ri rimproverata, ripresa a causa mia, per me fosse ripresa causa mia del mio comportamento, piuttosto preferirei morire. Acquistati riposa canzonieri, le tue parole a me non piacciono gary". Quindi dice: "Riposati pure canterino, a me le tue parole non piacciono affatto". Quindi prima ancora dice: "Ieri e ieri sei passato di qui correndo a cavallo, ars era passati ci ieri sera si è passato di qui correndo a cavallo, per ora riposati perché a me le tue parole non piacciono affatto".

Poi parla di nuovo Amante, che tenta ancora la corda, poi patetica, usando un linguaggio insomma popolare, scola, e dice: "E parla di schianto ora è che mai messo nel cuore". Quindi gli schianti che mi hai messo nel cuore, però più prima, però dice: "Quante sono le schiantò ra che mai che mai mise al occore è solo pur pensando me la dia quando motore". Come sono grandi, quanto sono grandi gli schianti che mi ha messo dentro al cuore, che soltanto a pensarci, cioè ci penso anche di giorno, quando vado fuori, ci penso continuamente a questo tormento che abbiamo messo nel cuore.

"Femmina destro secolo tanto non ha mai ancora e quanta note le rose invidiata ben credo che mi fossi distinata". Dice: "Mai ho amato come amo te una donna a questo mondo, quindi non ho mai fatto nessuno come amo te. Rosi invidiata, e io sono sicuro che è stato il cielo che ti ha destinato a me, sono certo che il cielo sia destinata a me".

Madonna rispose risponde: "Questo se io fossi stata veramente destinata, tre dice cateria dell'altezza, cioè cadrai troppo in basso dalla mia altezza, perché le mie belle, le mie bellezze sarebbero mal collocate in te", cioè nel senso, tu non sei degno della mia bellezza. E ancora riprende il discorso della della sua della suora, cioè dice: "Se mi capitasse questo, cioè di collocare intel le mie bellezze, di cedere semi dove, piuttosto preferisco di nuovo a farmi mona", quindi piuttosto preferisco tagliarmi le trecce, tagliarmi i capelli, quindi è piuttosto mi faccio mona, camminando suora in convento.

Questa volta l'Amante prende la cosa sul ridere, dice: "Ago e farti suora? E va bene, allora se tu ti farai suora, io mi farò frate, è vero, nello stesso convento". Quindi ormai qui Amante è sicuro di sé, è convinto che solo mostrandosi forte riuscirà a vincere le resistenze di lei, che sono resistenze non troppo convinte. E dice: "E devi essere alla fine", dice: "Che devi essere mia donna col viso cleri", cioè donna dal viso splendente. Questa è un'espressione piuttosto raffinata che è propria della poesia elevata, call cavalleresca, e la troviamo al verso 51. "Se tu con sora rnt donna con liso clerici, donna dal viso splendente, quindi se tu farai questo, somma diventerai consorella, diventerà suora, io insomma diventerò diventerò frate, darò il duo monastero e mi farò frate e sarò con te la sera e la mattina", e quindi insomma bisogna che io ti abbiamo mio potere.

Poi proseguono ancora lungo le offerte, le ripulse, attraverso anche l'uso di lodi, perboli, che è la civetteria della donna, che insomma mostra una pudicizia che in realtà non ha. E a un certo punto la donna cerca di porre condizioni favorevoli, c'è un matrimonio in piena regola, ma poi non c'era anche a questo e si arrende in modo somma totale, capitola completamente.