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Valerio Rosso: Cosa fare quando stai male anche se hai tutto.

Virginia Gambardella58:17

Transcription

Gli esseri umani non amano cambiare. Noi esseri umani abbiamo quello che Sigmund Freud chiamava vischiosità della libido, cioè la nostra energia erotica che in realtà è un'energia di connessione con l'ambiente. Questa nostra libido è vischiosa, aderisce alle cose e facciamo una fatica terribile a disinvestirla e a reinvestirla. Questo accade per ogni cosa, soprattutto per quelle cose che da un punto di vista paradigmatico ci sono state installate quando eravamo piccoli.

Ok. Valerio, in questo momento in questa fase della tua vita in cui sei esposto, anche grazie a questo lavoro di divulgazione che fai a centinaia di migliaia di persone, di commenti, di pareri, di bisogni, quali sono, secondo te i problemi che le persone sentono di più oggi?

Allora, c'è una sequenza di problemi che emergono anche abbastanza chiaramente dal lavoro clinico che sto ancora facendo. Ehm, io mi occupo di psichiatria da 22 anni. Negli ultimi 10-15 anni mi sono spostato o integrato il lavoro delle neuroscienze a quello del lifetime medicine, quindi stile di vita eccetera, iniziandolo ad applicare proprio con le persone che vedevo in contesto, diciamo, psichiatrico e psicoterapeutico. I problemi sono sostanzialmente la gestione di nuove forme di stress, la gestione di nuove modalità, chiamiamole derive del nostro stile di vita, su cui la società sta facendo un lavoro molto pericoloso, molto scorretto, in particolar modo mi riferisco all'alimentazione e soprattutto siamo anche tutti allontanati in qualche maniera dall'idea di dover cambiare per ottenere qualcosa di più dalla nostra vita e siamo portati più all'idea che possiamo comprare alcuni aspetti della nostra salute, no? Siamo convinti che, ti faccio un esempio, lo stress si possa migliorare comprando delle visite psicologiche o psichiatriche, no? Che per carità non sto dicendo che non ci sia una necessità in alcuni casi anche molto elevata di assistenza per la salute mentale. Faccio quello nella vita e quindi questo lo do per scontato. Sto dicendo però che ci stiamo spostando pericolosamente in un contesto di minore proattività, di delega di esternalizzazione di alcuni problemi e soprattutto rischiamo di dare il nome sbagliato alle cose sui nostri problemi, no? Molte persone non si rendono conto, ad esempio, che hanno stress che non riconoscono neanche. Vanno magari dallo psicologo per questioni depressive o di ansia e alle volte non si rendono conto che magari sono sottoposti a un fortissimo stress economico, ad esempio, a una fortissima comparazione sociale oppure che hanno delle dei diversi funzionamenti mentali. Insomma, le cose si stanno molto complicando in questa società e quindi l'aspetto del riportare al rapporto fra noi e l'ambiente dei nostri problemi è molto importante dal mio punto di vista.

Parlando ad esempio di alimentazione c'è una forte spinta adesso sull'idea che sovrappeso e obesità abbiano una componente genetica, che è vero ovviamente no, però questa componente genetica c'era anche negli anni 30, cioè un centinaio di anni fa. E com'è possibile che negli anni 30 fossero tutti magri? Ok. E in 100 anni siamo diventati tutti sovrappeso omme, per meglio dire, preobesi e obesi. Non c'è stata una trasformazione genetica, non c'è stata nessuna rivoluzione da un punto di vista del nostro genoma. È successo che l'ambiente è molto cambiato. Sì. Siamo sottoposti a stimoli che ci dicono di mangiare, no? Che ci dicono di fare delle cose perché dietro c'è un business che ha bisogno di fatturare di più. Ok? Se il mio business è il cibo, io non voglio che mangi meglio o meno, io voglio che mangi di più e che ti accontenti di cibi che a me costano poco e che tu pagherai comunque poco o tanto, ma neanche rispetto al valore del cibo a seconda del brand che c'è dietro, ok? Oreo, c abbiamo deliri, no? Cioè, ora non voglio parlare di brand, ovviamente bippate questo questo che ho detto, ma comunque insomma è questo il succo. Quindi ripeto, i problemi che hanno le persone adesso di salute sono connesse al fatto di raggiungere maggiore consapevolezza rispetto a quale stress ci sta divorando. Raggiungere maggiore consapevolezza che la il nostro benessere è in un punto a metà fra noi e l'ambiente. E quindi questo è un po' il una consapevolezza da avere, insomma, cose di questo genere, cose un po' controcorrente, no?

Ma è interessantissimo. Tra l'altro una cosa su cui io rifletto molto spesso è cioè viviamo in un contesto di grande abbondanza e viviamo anche in un contesto in cui tantissimi problemi si stanno normalizzando. Anche se pensi, diciamo, alla salute mentale tu che sei psichiatra avrai visto una grande evoluzione anche nel modo in cui veniva trattato, anche nella comunicazione. Si parla di salute mentale, per fortuna, ormai come se fosse qualcosa di normale che prima non lo era, però non siamo così felici. Cioè tutta questa normalizzazione, tutta questa vita di abbondanza non equivale necessariamente a una maggiore soddisfazione, anzi, cioè sembra quasi che le persone stiano peggio. Come te lo spieghi?

È vero, c'è una retorica che accusa le nuove generazioni di essere stanche, di essere demotivate, di non avere energia, di lamentarsi. Io sono fortemente schierato con le nuove generazioni perché si trovano ad affrontare dei problemi che non sono inferiori a mio parere, anzi sono superiori a quello che hanno affrontato i nostri, insomma, le persone da cui deriviamo, no? I nostri antenati. Siamo in un contesto fortemente innaturale. In primo luogo, siamo in un contesto in cui siamo tutti bloccati su delle ruote da criceto. Perché detto un contesto fortemente naturale, scusami. Beh, innaturale perché guarda dove siamo noi adesso. Ok. In questo momento, se noi prendessimo una un una persona da un'era, non so, da 5000 anni fa, e la portassimo qua, morirebbe di paura, sarebbe totalmente sconvolta di quello che sta succedendo in questo momento qua. Ok? In mezzo a queste luci, mezzo a questo, questi odori, come siamo vestiti, gli odori noi che abbiamo, tu come sei, no? I capelli che hai, io che non capelli che non ho, che ne so, cose di questo genere, no? Cioè, e questo è fortemente innaturale, l'alimentazione è fortemente naturale. Le sorgenti di stress, certo, non ci dobbiamo più difendere dalla tigre coi denti a sciabola, ma dobbiamo difenderci da altre cose. La prima cosa, a mio parere, che può fare male a noi e alle nuove generazioni è il fatto di essere bloccati, di essere sicuramente meno esposti, ad esempio, a carestie, a pericoli, ma di essere bloccati in percorsi che sono molto più obbligati di quanto non pensiamo. C'è una narrativa che dice: "Tu sei libero di fare quello che vuoi in questo momento storico." Gli americani ci dicono "Se vuoi puoi". Ok? Non è per niente così. Neanche lontanamente è così. Le condizioni di partenza in questa società qua sono condizioni claustrofobiche. M se io nasco in una famiglia povera con un padre alcolizzato, una madre drogata, in fortissimo stress economico, con una pessima qualità della mia salute mentale, io non ho le stesse possibilità di chi nasce in altri contesti. Finito. Ok? Questo è molto importante da dirlo perché senò rischiamo di generare ancora di più sofferenza in quelle persone che con la comparazione sociale si sentono molto frustrate. Dicono "Ma guarda questi due qua che fanno i podcast che sono privilegiati privilegiati". No, non sto dicendo che ci sia la possibilità anche per chi Chiaro è a quel livello di andare avanti. Io sto parlando di grandi numeri. Statisticamente non funziona così.

Sì. Sì. Ma che cos'è che succede? Perché la comparazione sociale, perché in alcuni casi è una leva, quindi qualcuno la usa proprio come non lo so, ben quindi ti carica e in altri casi invece ti blocca, cioè hai questa sensazione di dire "Mi sento sopraffatto, non ci potrò mai arrivare" e anzi ha un effetto opposto, cioè cado ancora di più in questo buco nero. L'energia che noi possiamo investire nella nostra attività, che sostanzialmente è l'energia, chiamiamola, che ha un'efficienza, un'efficacia di qualche genere, dipende veramente da come funziona il tuo cervello, da che tipo di traumi hai ricevuto, da che tipo di educazione, in qualche maniera tu hai ricevuto. È un elemento, per certi termini anche randomico, casuale, non è così affidato al necessariamente delle tue qualità. Per carità, non voglio sminuire il fatto che ci sono delle persone che ce la fanno perché hanno una focalizzazione, una determinazione, si organizzano, eccetera eccetera. D'altra parte ho visto davvero troppe persone nella mia vita per non avere un modello abbastanza adeguato di come vanno le cose e le condizioni di partenza sono tanta roba. Ok? Se tu hai un genitore che magari ha tutti i casini della terra, siete poveri, ma magari ti inserisce nel contesto della cultura, dell'arte, ok? Ti vuole bene banalmente, ok? Si può essere poveri, ma magari c'è amore. Magari c'è amore perché non c'è sofferenza mentale più di tanto o perché Dio o qualche entità superiore ha deciso che era così. M queste sono cose importanti, indubbiamente, però mediamente in contesti di questo genere, cioè in contesti, chiamiamoli, difficili da vivere e questa società ne è piena perché noi rischiamo di scambiare quello che vediamo sui social per la realtà e non è così. Abbiamo visto che neanche i social sono la realtà, no? Abbiamo visto i Ferragz, no? Neanche quella è la realtà, poi alla fine neanche quella che sembravano trasparenza radicale, poi si vedere c'era, ma giustamente viva Dio, c'era le condizioni che accadono anche alle altre persone, il trauma, il tradimento, la l'instabilità relazionale, la malattia mentale, no? Sì, sì, sì. E bene, queste cose qua diciamo che da un certo punto di vista potrebbero anche aiutarci magari a migliorare questa trasparenza, però bisogna stare veramente attenti e la consapevolezza credo sia la parola chiave.

In questo ciclo, diciamo, legato anche alla comparazione sociale, il ruolo di social, come lo vedi? Cioè, che ruolo hanno effettivamente nel potenziare o depotenziare le persone o nel attivare o magari, non lo so, far ancora di più deprimere o reprimere le persone i i social, secondo te?

Guarda, me lo sto chiedendo nel senso che io non mi sono riuscito a dare una risposta e ho cercato di informarmi molto e di studiare molto cercando di andare un po' alla base a livello anche proprio di letteratura, vedere cosa è stato fatto. A che punto è la ricerca sui social media proprio in un contesto, chiamiamolo, psicologico e sociale. Interessantissimo. La cosa che a me ha colpito è che non c'è stata ancora uno studio, un progetto di ricerca che sia andato fino in fondo e che quindi abbia preso, non so, un contesto multicentrico, internazionale in cui varie, diciamo, strutture siano messe a come un laser, a scannerizzare bene quello che accade sui social, abbiano chiesto anche inequivocabilmente la collaborazione delle piattaforme, eh perché, insomma Ma quando c'è stato la il sospetto, no, che alcune sostanze fossero cancerogene, ce ne siamo fregati dell'industria, siamo partiti e siamo andati a vedere cosa stava succedendo quando ci sono stati problemi, non so, in Big Farma, quando ci sono problemi di interesse nazionale, decadono i diritti delle grandi industrie, si va a cercare capire. Probabilmente la nostra salute mentale non ha la stessa importanza e probabilmente il sospetto è che ci sia tanta commistione fra marketing e social media, nel senso che una popolazione eh pilotabile è una popolazione che compra di più con le modalità che vogliamo e questo ovviamente ha come conseguenza non solo lo stress economico, perché noi stiamo buttando via tonnellate di soldi incazzate che non ci servono, ok? Attività sm attacati alla televisione quando le persone mi dicono che hanno tempo di fare 20 minuti al giorno di corso, di camminata veloce, io li invito a riflettere su quanto tempo stanno davanti a Netflix, davanti a Instagram o davanti a altre cose. Io non ti so dare una risposta, ma sospetto che questa risposta arriverà molto tardivamente, come è arrivata tardivamente, ad esempio, per il cibo, per il food, no? L'abbiamo capito molto dopo che c'erano grandi interessi che avevano depotenziato la ricerca e l'avevano deflesso i risultati. Abbiamo capito molto dopo che lo zucchero faceva molto male. Le sigarette le abbiamo capito molto dopo. C'è stato un periodo in cui i medici pubblicizzavano Colon, Malboro, eccetera. Poi abbiamo deciso che le sigarette, però l'alcol no, l'alcol tutti diciamo che ci sono ancora i medici in televisione che dicono che un bicchiere fa bene. Un bicchiere poco alcol non fa bene, fa poco male. Ok? Tanto alcol fa tanto male, poco alcol fa poco male. E oltretutto io non vi dico per me potete fare quello che potete bere, potete fare tutto. Io sono per la la libertà radicale. Sei libertà. Io vi invito a chiedervi, ma state veramente decidendo voi le cose? Sta scegliendo. Eh, se un medico in televisione ti dice che il bicchiere di vino rosso fa bene al cuore, la gente ci crede. È per questo che io quando sono in podcast come questo, invito sempre le persone che parlano giustamente nella nicchia salute e benessere di essere molto molto responsabili. Sì, perché avete una grande potenza voi che avete fate questo lavoro molto bene, che arrivate perché comunicate bene e come dice Spider-Man, grande potenza, grande possibilità di comunicazione anche grande responsabilità.

Sì, ha detto un sacco di cose interessantissime e una che mi ha colpito molto e su cui vorrei entrare più nel dettaglio è quella della dipendenza, che comunque eh secondo me è un tema spesso banalizzato, anche perché io almeno quando pensavo alle dipendenze ero abituata a pensare ai grandi vizi tipo al fumo, all'alcool. Eroina. Eroina, esatto. Droghe. Poi a un certo punto mi sono resa conto che anni fa io mi svegliavo la mattina e la prima cosa che facevo era prendere il telefono. Oppure quando vedevo che qualcuno nel mio campo visivo prendeva il mio telefono, subito mi attivavo. Cioè sentivo proprio come se, non lo so, stessero prendendo qualcosa, una parte di me. Che che sta succedendo nella mia mente? Perché faccio così? Perché reagisco in questo modo? Perché ho sviluppato questo attaccamento? Un'altra cosa che mi ha sempre stupito quando si parla di salute in generale è la bassa importanza che danno al concetto di dipendenza e la confusione che c'è nella mente delle persone rispetto al concetto di dipendenza. La narrazione nuovamente è piena di stereotipi. Decidiamo che la dipendenza è connessa a delle sostanze m chiamiamola sostanzioentrica o comportamento centrica, no? Insomma, gambling, gioco d'azzardo, pornografia, cose di questo genere. Sostanze e comportamenti sono importanti nella misura in cui hanno la possibilità effettivamente di lavorare su una parte antica del nostro cervello eh che è il sistema limbico, quindi nucleacumbens strutture che adesso è inutile iniziare a elencare. Tu quando fai parli di sostanze che cos'è che ti riferisci? Beh, parlo ad esempio di vino, zucchero, eroina. Ehm io non faccio grande differenza, nel senso che non c'è grande differenza, non che non ci sia differenza fra zucchero e cocaina, non c'è differenza per quello che vi sto per dire adesso. Allora, tutte queste sostanze, questi comportamenti, il sesso ha una forte presa sul sistema limico. È una delle cose che funziona di più, cioè se ci siamo arrivati fino a questo momento storico è perché prima o poi nella nostra vita due persone si accoppiano e potenzialmente non possono generare una nuova vita. Quindi anche quello funziona in termini di si parla di dopamina, la situazione è molto più complessa, molto ma molto più complessa perché perché sì, perché diciamo le cose sono molto più complesse, però ormai io sono abituata a parlare di dopamina perché qua il fenomeno del craving, della dipendenza, del reward, del piacere è un meccanismo che è antichissimo e include tantissimi altri neuromediatori e altre sostanze. Noi non abbiamo una centralina per la dipendenza che si attiva solo dopamina, cioè è molto più complicato. C'è tutta una sfumatura di elementi, no? Nella sessualità si attivano tanti neuromediatori, nella dipendenza da eroina ci si attivano tanti neuromediatori ed è un balance fra questi neuromigliatori che può essere più o meno potente. È un discorso complicato, ma che non vale neanche la pena fare più di tanto in questo contesto specifico, però certo devi partire da sostanze o comportamenti che hanno la possibilità di agire su quello che si chiama system reward, la gratificazione. Ma la dipendenza non nasce lì. Le persone devono entrare nell'ottica che la dipendenza nasce da un disequilibrio di tre variabili. Tre variabili. Ormai siamo sicure di questo. È una teoria che è stata espressa negli anni 70. Norman Zimberg era lo psichiatra che ha iniziato a parlarne, è stata portata avanti da tante altre persone che hanno fatto esperimenti sugli animali, sugli esseri umani, esperimenti anche sociali, non nella guerra del Vietnam. È stato un'incredibile opportunità, purtroppo, diciamo drammatica opportunità per capire cosa si parlava quando si parlava di dipendenza, no? Eh, la rat park, quando si parla di essere tutti topi, no, in una gabbia, ha a che vedere degli agganci con degli esperimenti, chiamiamoli neuroscientifici fatti in passato e Bruce Alexander era un autore che ha fatto l'esperimento della del Topolino nella gabbia, no, con la cocaina che ecco che chiedeva che chiedeva, no, e poi se vuoi te ne parlo. E cosa succede? La dipendenza ci vogliono tre elementi: la sostanza al comportamento, comeè fatta la persona con il suo bagaglio di problematiche più o meno gravi di salute mentali e di trauma. Il trauma è una delle parole chiave di questa società. E poi c'è l'ambiente, ok, che può meno spingere, favorire, dissuadere, supportare, includere le neurodiversità di una persona in qualche maniera. Ti faccio un esempio banale, perché lo zucchero è una dipendenza. Non perché se io e te ci prendiamo un cucchiaino di zucchero moriamo, ma così come neanche se ci facciamo un'iniezione di eroina, quasi mai si muore per un iniezione di eroina se la fai bene. Ovviamente. Ora sto estremizzando, però quell intendo. Non è l'evento singolo il problema. Chiaramente puoi morire anche per tanto zucchero, puoi andare in come Cioè, ok, la l'eroina è ovviamente più pericolosa dello zucchero nel contesto specifico. La cocaina anzi anche nella singola sua amministrazione addirittura più pericolosa dell'eroina. Insomma, lì ci serve fare un altro discorso. Però lo zucchero perché diventa pericoloso più dell'eroina in questa società? Perché tutte le persone sono spinte fortemente a minimizzare il problema dell'iperalimentazione, dell'alimentazione, chiamiamola, con cibi ultraprocessati, quindi con molta componente di zuccheri semplici, perché il marketing spinge continuamente. Se io e te adesso usciamo da qua e andiamo verso nord, da qua a 500 m troveremo posti che ci vogliono vendere, cibi ultraprocessati, zucchero, meno eroina, molto meno, credo. Qua a Milano cocaina ne vendete abbastanza, devo dire, da quello che mi risulta, però eroina meno. Ecco, quindi in questo 500 m avremo una spinta fortissima più. Quindi l'ambiente in caso staendo. Inoltre tutti abbiamo un carico di trauma, di stress che prestissimo scopriamo che lo zucchero è in grado di attenuare, di lenire, no? Arrivi a casa, accendi la tele, ti prendi un dolcetto, ti prendi il gelato, lo butti nel microonde. Se uno fa attenzione, come faccio io, al messaggi non verbali, tu hai degluttito poco fa. Ok? Basta solo il ricordo di una cosa del genere per attivare in tutti noi, ma perché da piccolo io mi ricordo mia nonna che mi diceva "Se stai bravo ti do la caramella". Quindi questa combinazione di elementi rende lo zucchero pericoloso più dell'eroina perché perché stanno morendo ma molte unità di mis 10 di obesità, diabete, ipertensione, cioè malattie del benessere, quindi dell'alimentazione, piuttosto che persone di eroina in questo momento storico. Ok? Quindi è questo il problema, l'eroina perché perché ovviamente ha un potenziale di danno singolo oggettivamente superiore lo zuccher, ok? Però ci sono altre variabili meno facilmente. Però ti faccio ancora un esempio, le persone sono spaventate dall'eroina, ma in realtà l'ambiente conta tantissimo in questo senso. Ti faccio un esempio. Mia moglie l'hai conosciuta prima, è anestesista. Loro in ospedale usano normalmente il fentanil, la droga degli zombie. Danno il fentanill a simpatiche vecchiette che se lo fanno per una settimana e poi escono. Ma perché? Perché non hanno problematiche di un certo livello, perché è stato fatto in un contesto relazione medico paziente molto precisa e non è che mia nonna dopo che ti fanno l'anca, ti danno il fentanil, appena esce dall'ospedale va a battere in strada per farsi l'eroina. Ok? Questa è una è una cosa che la gente deve saperlo. In ospedale noi usiamo sostanze decine di volte più pericolose dell'eroina, ma in un contesto, in un setting, in una in un ambiente che è fortemente terapeutico e quindi cambia tutto. Sì. Quindi le dipendenze devono essere affrontate e questo non piace a chi governa la società. In primo luogo, sul piano ambientale, una società di persone serene, supportate in una società inclusiva che minimizza il livello di stress e di trauma, non avrà voglia di drogarsi, semplicemente non avrà voglia di imbottirsi di zuccheri semplici, avrà molta meno voglia di fumare, di bere alcol, avrà altri generi di soddisfazione. Noi viviamo in un contesto in cui ci dicono che alcol, sigarette e altre cose, la cannetta sono cose che ma dovrai diver la vita dovrai divertirti, no? Scabi, abbiamo degli stereotipi molto confusivi, molto confusivi.

E un sulla parte invece della persona c'è anche una componente genetica, cioè faccio un esempio, io non ho mai provato una sostanza. L'alcool, per esempio, a me personalmente proprio non piace, cioè proprio il sapore quasi mi non mi non mi piace, quindi io penso che non potrei mai sviluppare una dipendenza per l'alcool perché è come se il mio corpo mi dicesse "No, cioè proprio non non lo riesco a deglutire". Però magari con un'altra sostanza ne provo uno e mi piace da morire. Così come l'alcol, invece, una persona, anche se non è spinta dal contesto, potrebbe provarlo una volta e, non lo so, avere una reazione. Esatto. Cioè, che cosa è una componente genetica? È una componente magari anche di predisposizione tua oppure è semplicemente che dopo tante volte che magari l'hai provata, quel punto poi non puoi fare più a meno perché ti innamori dell'effetto che ti dà?

Allora, ehm, è una domanda molto interessante questa di cui abbiamo una risposta molto precisa. Ok? La dipendenza ha da un punto di vista comportamentale clinico queste tre variabili. In realtà ha tutta una palette di variabili multifattoriali, chiamiamole neurobiochimiche interne, molto importanti, cioè abbiamo proprio effettivamente sensibilità recettoriale, predisposizione di strutture singole che ricevono poi lo specifico stimolo. Quindi c'è quell'elemento lì. Ma ancora di più c'è una cosa che ormai abbiamo capito benissimo in campo neuroscientifico, cioè che non esiste la dipendenza primaria. Fino a qualche anno fa dicevamo quello lì è un drogato. Adesso noi diciamo quella persona lì ha un disturbo da uso di cocaina. Ok? Andiamo a capire perché. E abbiamo scoperto che al giorno d'oggi nessuno si sveglia la mattina e dice "Cocaina, andiamo a cercare la cocaina, cazzo, mi voglio usare la cocaina oggi." Non funziona così. Abbiamo persone che hanno particolari forme di disagio mentale, alcune molto strutturate. Ti faccio un esempio, disturbo bipolare predispone fortemente all'abuso di sostanze, in particolar modo l'abuso di alcol. La DHD, che è una neurodivergenza, è un funzionamento mentale, ma può frequentemente diventare un disturbo, predispone, ad esempio, fortemente all'abuso di cocaina o anche all'abuso di alcol o al gambling o all'abuso di cibo, alla modalità impulsiva, diciamo, chiamiamola, compensativa di cibo, ok? Il trauma stimola tantissimo l'utilizzo di sostanze per leere le conseguenze del trauma. Tu non hai idea di quante persone che hanno subito abusi sessuali, donne ovviamente nella maggior parte dei casi, ma anche uomini, che questo è un discorso di cui si parla molto poco, ma c'è una fetta anche inferiore come numero, ma molto presente nella popolazione anche di uomini, specialmente quando si è piccoli. Ma quante donne, se vai a capire bene, ti rendi conto che hanno subito abusi spesso non dichiarati, non palesati, alle volte tenuti nascosti dalle famiglie che quindi hanno anche cambiato proprio i rapporti all'interno delle famiglie, eccetera. Bene, il trauma, l'elemento traumatico è un'altra condizione che predispone fortemente all'abuso e la dipendenza anche di cibo, perché esiste la dipendenza e ciba, no? Ecco, quando uno va in un sert, no? nel centri dove si curano le dipendenze, che sono i centri dove bisogna andare. Mi raccomando, ragazze e ragazzi, andate lì, se avete un problema, non andate, perché io vedo già guru che parlano di ti porto nel bosco con me a fare l'esperienza, io ho smesso la cocaina, no? C'è l'idea che se uno ha fatto una cosa poi possa insegnarla agli altri, ok? Non funziona così, bisogna avere delle competenze specifiche, però se andate al SEERT voi sapete che probabilmente, ora sto sparando a spanne, ma un terzo avrà come base oscillazioni dell'umore, un altro terzo più o meno avrà una DHD e una neurodivergenza simile di quel genere, quindi di quel tipo e tante persone sono anche traumatizzate, quindi ci sono queste queste variabili che predispongono fortemente la dipendenza. Ok?

E se una persona avesse, diciamo, una dipendenza, chiamiamola lieve, no? Cioè il telefono, io ho la sensazione di dover controllare costantemente i social, faccio per dire, però non andare mai in un centro. Che cos'è che posso fare? Su che cosa posso lavorare?

Per altra domanda super interessante, ok? La prima cosa che per me devi fare è capire se la tua dipendenza è lieve, perché su questo abbiamo le idee molto poco chiare e io ho un test facilissimo da far fare alle persone. Se ritieni di avere una lieve dipendenza, io ti chiedo di stare 7 giorni senza usare il telefono. Se la risposta ci riesci, hai una lieve dipendenza. Probabilmente sì, ma son convinto che la stess nel momento stesso in cui sto articolando questa frase ci sono le persone che hanno la pelle d'oca. Sì. Che stanno facendo 7 giorni senza un telefono, ma non ti sto dicendo senza comunicare al telefono, eh, anche se, voglio dire, abbiamo passato tanti anni facendolo in questo momento è fattibile, ma spegnendo i social, eh, mettiamolo così, spegnendo i social, se ti sembra semplicemente inaccettabile, non è una lieve dipendenza. Ok? Se io ti dico, no, questo periodo storico tutti danno consigli di salute, no? Il consiglio più semplice di salute che possiamo dare oggi, banale, è mangiare meno. Mangia meno nel 2000, cioè da un punto di vista statistico epidemiologico, se dai a tappeto alla popolazione questo consiglio non sbagli. Poi se ti vengono a dire che il dottor Rosso vuole stimolare l'anoressia, la gente non sa neanche cos'è l'anoressia se mi fa un appunto del genere. Ma andiamo oltre questa cosa. Mangiare meno. Ok? Mangiare meno è la cosa più difficile che possiamo fare. Quello è sufficiente. Non servono grandi diete. Sì, puoi farti consigliare, ma ormai sappiamo tutti più o meno come si mangia. Ok, se non lo sai, in un'ora io e te, tu mi sembri anche esperta, ci mettiamo qua in un'oretta per me gli spieghiamo bene come si mangia. Ok, mangiare meno, questa cosa così banale è una cosa che mette in crisi chiunque, perché viviamo in un momento storico in cui la gente muore di iperalimentazione, non di ipoalimentazione. Quindi in questo momento qua dire che ho un lieve problema col cibo, ma siamo sicuri che è lieve? Siamo sicuri che le persone che ci Io bevo ma con giudizio. Ok, stesso discorso, stai 7 giorni senza bere alcolici, poi mi sai dire se effettivamente una lieve dipendenza oppure no. Quindi questo è il primo punto. Ok? Primo punto è questo. Primo punto è sulla prima parte della frase, quindi è lieve punto di domanda. Ok. Esatto. Ed è molto importante perché se non è lieve ci sono molte strategie, si possono partire, si possono mettere in campo molti strumenti, abbiamo molti strumenti per affrontare le dipendenze in ambito tecnico, in ambito ma anche divulgativo, insomma, cioè ci sono tecniche proprio, non so, colloquio motivazionale, motivational interviewing, terapia cognitivo comportamentale della terza generazione, quindi DBT, act, ci sono tanti utilizzi di queste tecniche che trasversalmente possono fare molto bene a chi è dipendente. La stessa mindfulness è un'ottima strategia per riuscire a è uno strumento di regolazione emotiva grosso e la regolazione emotiva sta alla base poi dell'uscita da una dipendenza.

Abbiamo tante cose, però prima bisogna Sì, la regolazione emotiva sta alla base della Certo. Sì. Spiegami meglio. Certo, perché la l'utilizzo delle sostanze alla fine all'inizio viene utilizzato come strumento di regolazione emotiva, cioè compensazione. Compensazione. Esatto. Sappiamo tutti che se noi usciamo incazzati neri dal lavoro, fuori ho visto un sacco di gente che entrava in cazzata nera sul lavoro questa mattina. Quando stasera usciranno fuori, ti garantisco che se passano dal bar e si fanno un bel [ __ ] come insegna la Milano da bere, probabilmente riescono ad essere più simpatici all'inizio, ovviamente, eh perché il problema è sempre il lungo l'orizzonte lungo periodo, eh, però probabilmente riescono a usarlo come strumento quasi terapeutico l'alcol e funziona. Anche la cocaina per un periodo noi psichiatri l'abbiamo usata, no? inizio 9 la usavamo come antidepressivo, poi però abbiamo scoperto che queste sostanze hanno una finestra, si chiama finestra terapeutica, cioè rapporto rischio beneficio molto stretta e di conseguenza non sono farmaci. Possono in alcuni momenti della tua vita farti stare meglio, darti regolazione emotiva, anche un po' riempire il vuoto interiore che è un problema molto grosso in questa società, no? È uno dei tanti problemi nuovi, chiamiamoli distopici che è la nostra società. Ecco, ma lo fanno per poco tempo e il prezzo da pagare poi è molto grande, quindi non sono farmaci. Cioè, dimenticatevi che il vostro super alcolico di fine giornata o il tiro di cocaina possa darvi un aiuto nel lungo periodo, dimenticatevelo.

Sì, sì. E i social secondo te che vuoto compensano? Cioè, qual è in quel caso l'emozione che stanno cercando di risvegliare o perché lo cerchi? Secondo te c'è una dimensione connessa all'osservazione e al anche al reward dopaminico poi de dei like, del consolidamento di avere un qualche ruolo in questa società, forse altro per i colleghi, eh, non di essere come te che hai un ho visto un Instagram molto potente, no? AV una gratificazione, ma io sono convinto che coloro che stai anche capendo quali sono i rischi, quindi stai cercando di mettere dei limiti perché se una persona passasse da zero a Virginia e sarebbe molto pericoloso, ok? Perché non ti rendi conto di quanti rischi di dipendenza ci sta dietro a quel contesto, no? Quindi, probabilmente, hai avuto la fortuna di avvicinarti piano piano, molto gradualmente. Sì, pensa un po' quelle grandi star, no, che partono da 0 a 100 in 6 mesi. Sì. Poi magari si bruciano subito. Si bruciano sia che sia denaro, sia che sia popolarità, è tutto molto difficile da gestire. Il nostro cervello non è fatto per quelle il nostro cervello è fatto per muoversi, per andare a cercare o esplorare, cercare cibo e riprodursi.

Chissà seell, cioè perché anche un po' da letteratura scientifica, da tutti chegono, sembra un po' che il punto finale sia che la nostra società si è evoluta ad una velocità 3000 e noi siamo rimasti indietro e quindi, come dicevi tu, abbiamo nuovi stress, ci troviamo in un contesto innaturale e cerchiamo di tenere il passo con tutto quello che si sta succedendo. Chissà se effettivamente ci sarà un'evoluzione anche da questo punto di vista, per cui ci sarà una risposta in qualche in qualche modo della nostra mente a tutta questa nuovo nuovi contesti, nuovi stimoli a cui siamo esposti.

Ci sarà sicuramente. Quello che però, e questa è una buona notizia, la cattiva notizia è che l'evoluzione ha una caratteristica di cui ci dimentichiamo sempre, ovvero che una parte della popolazione deve soccombere e soffrire per l'evoluzione e questo è qualche cosa che ormai noi dovremmo iniziare a tenere a mente perché senò siamo fermati, dovremmo fermarci a Sparta, ok? In cui i bambini che avevano dei problemi li tiravano giù dalla rupe, ovvero i cittadini che hanno dei problemi, cosa facciamo? Li facciamo soffrire e soccombere. Certo, fra 100 200, per parlare in termini realistici evoluzione, possiamo parlare di migliaia di anni, non di centinaia, mentre il nostro cervello si si adatterà a qualcosa del genere, ci sarà tanta gente che soffre per fare questa evoluzione. Quindi credo che in questo momento, visto che noi abbiamo degli strumenti etici ormai molto migliori di quelli che avevano a Sparta, dobbiamo problematizzarci fortemente sul fatto che il numero delle persone che soffriranno per tutto questo deve diminuire. Ok? E questo vale per i social, vale per l'alimentazione, vale per l'attività fisica, vale per queste forme di stress nascosto, vale per tutto. Bisogna che questa società inizia a rendersi conto che il 10% di noi stanno avendo un vantaggio da quello che sta accadendo, un 90% di noi stanno avendo come minimo uno svantaggio e molti di noi sono destinati a soccombere, se non a livello concreto, perché ricordiamoci che i suicidi stanno aumentando, a livello esistenziale. Quindi dobbiamo in questo momento storico, in primo luogo, farci questa domanda. Chi è che ha vantaggio di tutto questo? Chi è che ne ha veramente un guadagno? Molto pochi.

Senti, ti capita di avere delle persone che ti chiedono, ti dicono di avere un disturbo all'attenzione, ti dicono "Che cosa mi suggerisci di fare? Che cosa che cosa rispondi tu in questi in questi contesti?" è un po' una cosa di cui io parlo anche tantissimo con amici, con persone a vicine, cioè mi arriva molto questa sensazione di sovraccarico, di dire "Cavolo, non riesco a mantenere più la concentrazione per pochissimo tempo e anche quando faccio cose belle, quando guardo un film o quando parlo con le persone, non riesco a smettere di fare o di prendo il telefono, faccio queste cose, faccio altre mille robe, eccetera". Cioè, secondo te è veramente che stiamo andando tutti quanti in questa direzione o no? E se sì, che cosa consigli fare a chi sente questo problema?

È una domanda, cerco di darti la risposta breve e per ma esaustiva. Allora, una ventina d'anni fa si trentina d'anni fa si è iniziato a parlare di depressione seriamente e c'è stato subito un equivoco. Depressione ha preso il posto della parola tristezza, quindi abbiamo deciso che un sentimento umano è diventato una patologia e questo è stato un grande equivoco, un grande problema. Ancora adesso c'è questo problema, nel senso che difficile che una persona dica sono triste, no? più facile che diciamo sono depresso eccetera eccetera con la questione della disattenzione, cioè entriamo nell'ambito chiamiamolo ADHD, ok? Quello che di cui si parla tanto, di cui io mi occupo tanto, insomma, gli ultimi 15 anni ho fatto prevalentemente questo da per quello che concerne sì, in realtà la mia pratica clinica, ma anche per lo stile di vita, perché lo stile di vita influenza tanto anche il modo in cui la nostra mente funziona. Eh, ma questo è ancora un altro discorso. Cioè, il tuo stile di vita, dici? Eh, cioè l'hai proprio adottato su di te un un su di me e sulle persone che sulle persone che aiuto basandomi su dei dati. Eh, io diffido le persone che dicono là fuori "L'ho fatto io, allora ti insegno come farlo" perché ti faccio vedere non funziona. Ok, non funziona, ragazzi, non funziona. Però oggettivamente, l'ho letto tante volte, io a 40 anni mi sono beccato la diagnosi di autismo di livello uno e di poi dopo ho capito di essere anche avere anche la DHD perché a forza di viverci questa è matematica. Ma che sintomi avevi? Cioè, che cos'è che eh io allora se tu mi vedevi quando ero piccolo e mia mamma pensava che fossi matto, nel senso che io facevo dondolavo, facevo ancora adesso le faccio se non mi controllo, cose strane. Ero un bambino molto chiuso, molto ripetitivo, facevo quelle cose, mi piaceva fare quello, avevo i miei Lego, guardavo lo stesso cartone animato un milione di volte, facevo sempre le stesse cose. Quando mi hanno comprato il computer, io mi sono innamorato del computer più di ogni altra cosa della Terra. Stavo dalle 7:00 del mattino alla sera alle 7:00 attaccata a programmare. Son cioè io non ho fatto ingegneria perché sarebbe stato all'altissimo rischio per me fare una facoltà di quel genere perché sarei probabilmente imploso all'interno di ero un bravo programmatore fino a qualche anni fa. Poi mi sono mi sono allontanato, la la musica mi ha salvato. Io poi ho iniziato a suonare, allora sono riuscita a uscire e ho fatto tante altre cose, ma senò io sarei veramente una persona di una metodicità, di una chiusura completa. Però sono anche una persona estremamente irrequieta. Ho 54 anni, quindi ho imparato a controllarmi. Sono molto bravo a mascherare come sono. Quando ci conosciamo io ti ho presentato una faccia adeguata di me, insomma, se ci conoscessimo meglio diresti "Ah, mo ho capito cosa intendi". Insomma, i miei amici dicono tutti che cioè ho dei miei amici che mi fanno le imitazioni che veramente, insomma, loro quelli mi conoscono mi fa molto ridere perché mi imitano veramente bene, mi vergogno, non voglio neanche dirti come fanno. Ho scoperto che ero iperattivo, irrequieto, non avevo ho avuto difficoltà incredibili a studiare, incredibili. Ho ho scoperto in anticipo, non so, le memory card, tutte le varie strategie, cioè me le sono fatte perché sennò io andavo avanti a agende, a suonerie, col Casio negli anni 80 io c'evo le suonerie. Eh, però forse una diagnosi prima ti avrebbe anche un po' dato capito? Perché adesso solo che non se ne parlava, però ecco, volevo arrivare al punto che dicevi tu, eh lo siamo tutti, non lo è nessuno. Cosa succede adesso? Allora, in questo momento abbiamo tutti problemi di attenzione perché sta avvenendo quello che io chiamo la diffusione patologica della nostra attenzione. Abbiamo un disturbo da diffusione dell'attenzione. Questa stanza qua io ritorniamo qua dove siamo nel qui e ora, no? Io tutte le lucine che ci sono qua io devo guardarti in faccia più che posso e oltretutto a me guardarti in faccia non mi fa neanche bene. Avrei difficoltà? Cioè, adesso dopo tanti anni ti riesco a guardare in faccia, ma se io dovessi dirti come sto bene, io ho beccato quell'angolo lì bello buio, io ti parlerei così, sarei felice di parlarti così, ok? Però so che non va bene in tutti questi anni, adesso guardo molto più del normale in faccia alle persone, no? C'ho tutte delle mie strategie, guarda, adesso non ti sto a parlare del mio cervello che gran casino, però in questo momento qua c'è tantissima distrazione qua dentro. Ok? Cosa è successo ultimamente? Che anche forme non patologiche, no? eh o semplicemente persone anche neurotipiche, chiamiamole, no, sono comunque sovradistratte. Se tu hai ADHD, che ricordiamolo, riguarda almeno il 2,5% della popolazione adulta, il 5% dei bambini, ma probabilmente sono stime per difetto, probabilmente di più, non molto di più, ma un po' di più. Bene, queste persone qua faticano ancora di più. Faticano ancora di più. Io ho una un utilizzo del telefono che è tipo da eroinomane in rehab. Ok, sto attentissimo. Io quando posso lo do a mia moglie, eh, lo tengo in ricarica, lo spengo, disab lo spengo proprio io consiglio che do le persone di spegnerlo. C'è un tasto, lo so che nessuno l'ha mai notato, ma di fianco al telefono c'è un tastino che se lo schiacci si spegne. Ecco, si può spegnere e accenderlo ogni tanto, ok? Questo è un ottimo consiglio, no? Ecco, nessuno lo spegne più perché, insomma, chissà cosa può succedere. Abbiamo un like da controllare. Ecco, io lo spengo, cerco di fare tutte queste cose qua e quindi il punto non è che tutti abbiamo la DHD, siamo tutti immersi in plurimi attrattori di attenzione per cui la nostra attenzione è diffusamente captata e rapita da questi attrattori e questo accade anche alle persone normali. Se in più tu hai un disturbo da disattenzione con iperattività, che ricordiamolo, è una è un disturbo del neurosviluppo che si ha da piccoli, cioè non puoi manifestarlo a 20 anni, devi averlo già quando sei piccolo, questa già è una grande discriminante perché è un disturbo nel neurosviluppo. Eh, io quando ero piccolo, se doveva chiedere a mia mamma com'ero io, ero una furia. Io mi arrampicavo, facevo le cose più strane in casa, no? E le ho fatte di tutti i colori io nella mia vita. Quindi mia mamma è una santa e ti invito una volta a intervistarla e da piccolo ero già particolare, poi mi sono chiuso, mi sono riaperto, mi sono chiuso, riaperto tante volte, poi pian pianino col tempo impari strategie, ti costruisci. Io ho anche preso i farmaci per la DHD per un periodo, poi ho iniziato ad avere fibrillazione, non li ho più presi, ma li ho presi

Tardi. Sì, sì, sì. Li ho presi tardi e non mi sono gli a me sarebbero serviti, alle persone servono, ad esempio, nello studio, all'università, avrei faticato molto meno, molto meno.

Quindi il discorso è questo, non tutti hanno la DHD, tutti siamo a rischio però di disattenzione e di far fagocitare le nostre risorse attentive da plurime sorgenti di attenzione attorno a noi e questo è un grande problema perché ci rende meno versatili, più vulnerabili, meno attenti alle nostre condizioni. Io credo che molto marketing, molta politica si basi, abbia largo margine di azione. Gli diamo largo margine di azione proprio perché siamo costantemente disattenti. Non diamo valore a quello che sta accadendo attorno a noi e tutto quello che sta accadendo ci sta continuamente sempre di più infilandoci in questo imbuto dove nessuno si riesce può muovere. È questo la principale fonte di stress. Siamo tutti poco versatili e la versatilità è la prima cosa che va a ramengo quando hai una dipendenza. Mh.

E a proposito di versatilità, però prima abbiamo parlato anche di cambiamento e tu poi anche di lavoro ti occupi di cambiamento delle persone. Perché è così difficile per noi cambiare? Cioè, perché facciamo così tanta resistenza al cambiamento? Ci stanno studiando le persone da millenni. Gli esseri umani non amano cambiare. Forse è anche una bella cosa, no? Nel senso, se io sono innamorato di ehm Simona, ok, che mi fa soffrire, me le fa passare di tutti i colori. No, no, non non sto bene con Simona e conosco Federica che invece è un tesoro, mi vuole bene. Oh, Federica, a me piace tantissimo, però io non riesco a fare banalmente Simona. Ciao, ecco Federica. Noi esseri umani abbiamo quello che Sigmund Freud chiamava vischiosità della libido, cioè la nostra energia erotica, che in realtà è un'energia di connessione con l'ambiente. Eh il termine erotico in in ambito psicanalitico è un termine molto generale di connessione con l'ambiente. Questa nostra libido è vischiosa, aderisce alle cose e facciamo una fatica terribile a disinvestirla e a reinvestirla. Questo accade per ogni cosa, soprattutto per quelle cose che da un punto di vista paradigmatico ci sono state installate quando eravamo piccoli. Ok. Io ho difficoltà a vedere male, che ne so, le bibite gassate, no? Io come medico so cosa vuol dire cibo ultraprocessato, però ho tutto un bagaglio ancestrale, quasi una narrazione familiare in cui mia mamma mi diceva "Ma se stai bravo, poi ti do la Fanta, ti do la Coca-Cola". Ecco, quindi tutta questa roba qua ci ha portato a investire la nostra il nostro attaccamento noi in queste direzioni e adesso facciamo grossa fatica da una parte perché noi funzioniamo così e dall'altra perché l'ambiente non ci facilita minimamente.

In questo il cambiamento avviene più facilmente se io sono consapevole, se non ho problemi di malattia mentale di qualche genere. È incluso quelli che dicevamo prima, trauma, eccetera eccetera. Ma anche se l'ambiente è supportivo, inclusivo, favor, favor, favoratilità. Ok? In una società che è pesantemente capitalistica, è diventata turbocapitalistica, ipercumistica, il cambiamento non funziona. Il cambiamento, se tu inizi a fare qualcosa di diverso, ok? Hai presente Truman Show? Ok, Truman Show, c'è una scena bellissima in cui lui esce dai binari, ok? E cazzo, non capiscono più niente attorno a lui. I cameraman, le pareti si muovono, inizia a fare il pazzo. Ok, ecco, succede qualcosa del genere. La nostra società ci dice che dobbiamo fare quello, cioè fare le stesse cose. Io vi invito domani mattina a andare da casa al lavoro a cambiare la strada. Fatela più lunga, fatela diver fatela strana, come direbbe per Verdone, e provate a vedere cosa succede.

Ah, verissimo, no? E infatti il punto difficile è proprio lì, cioè deviare dalla strada, anche se penso al tuo percorso professionale, che è quello un pochino che vedo, tu sei un medico atipico, sei uno psichiatra atipico, sei uscito dai tuoi binari perché e magari sei uscito tante volte dai tuoi binari e uscirai tante altre volte dai tuoi binari, però non hai mai, non so come dire, però non non hai mai pensato a e se succede questo, se succede quest'altro, perché io questo sento che blocca spesso, cioè la paura di "Ma se esco ad abbinare poi che cosa succede? succede e se sbaglio e poi non riesco più a rientrare nel tracciato, allora che cosa faccio? Vado o non vado? Meglio che resto qui che lo conosco come come orticello eccetera? Ti sembra di conoscerlo perché vedrai che se tutti assieme chi ci ha ascoltato rifletterà bene su quanto è emerso qua, pensiamo di conoscere qualcosa, ma in realtà non la conosciamo poi così bene.

Allora, è è un'altra domanda che mi piace e che ho affrontato direttamente. Io parlo spesso di cambiamento radicale, ok? Cambiamento radicale significa una cosa molto semplice, immaginare di poter cambiare in delle aree della nostra vita che mai avremmo pensato fossero passibili di cambiamento, no? Io mi sono licenziato da un punto elevato della mia carriera, ok? Ero responsabile di tre strutture, guadagnavo molto bene, ero rispettato. Sono rispettato in realtà da perché poi le persone hanno parlato con me li vogliono ancora bene, ci li sento. Eh, cioè e mi è dispiaciuto fare questo cambiamento, ma non è stato un cambiamento azzardato, non è stato azzardato, non è stato impulsivo, non è stato disorganizzato, non è stato senza strategia. Ok? Fare un cambiamento radicale non significa queste quattro cose. Non significa buttarsi alla a a Belini di Cane, si dice a Genova, nel mondo alla cecca. Tu giustamente in maniera più corretta. Ecco, non significa quello. Significa analizzare bene quali sono le nostre passioni, quali sono i nostri desideri, analizzare bene cosa siamo capaci di fare noi e poi strutturare un processo che sia strategico. È questo che è difficile. È questo che è difficile. Ma sai perché è difficile? Il problema non è la parola strategica, il problema è analizzare quello che veramente vogliamo fare. Cioè, se adesso io chiedo a uno di, cioè vi faccio questa domanda a brucio, che cosa vi piace davvero? Che cosa ti piace? Cioè la cosa che ti fa battere il cuore, la cosa che ah la mia vera passione, ok? È una risposta che se io ti chiedo di darmi, poche persone ce l'hanno, Chiara. Ok? Poche persone diranno "Voglio un figlio, voglio diventare bravissimo nel suonare jazz, voglio" Poche persone c'hanno un perché forte. E questo accade nuovamente perché viviamo in una società in cui l'omologazione è comunque molto favorita, in cui i desideri sono anche quelli provengono dall'esterno. Ok? Se sei una donna dovrai essere mamma, dovrai essere madre di famiglia, fare non che tu non debba essere mamma, per carità, però eh essere madri è un processo che richiede, no, maturazione, cioè non deve essere una predeterminazione perché sennò diventa una maledizione, no, di tipo biblico. Dovrai essere madre in una società che, peraltro, non favorisce la maternità, ti fa sì che tu perda il lavoro, fa sì che c'hai mille casini, non che sia una madre felice, no? Questo è un esempio di desideri che vengono dall'esterno. Ecco che cosa ti piace davvero? Questa è una domanda che qual è il tuo desiderio? Un all'inizio uno dei primi video miei che sono andati molto forti era un video che in realtà ho fatto per me e parlavo di io e mio padre che e parlavo del di una grande di un grande regalo che mi ha fatto mio padre che è quello di essere fortemente attratto da di farmi riconoscere quello che mi attrae fortemente, no? e l'avevo intitolato passione desiderio, cioè quando una persona ha la passione al desiderio è salvo, perché poi, come dicono gli africani che sono molto in gamba, se una cosa la vuoi, una strada la trovi. Ok? Il problema è il prima, il problema è avere quell'illuminazione in cui non è solo questione di passione, desiderio, devi anche guardarti dentro e vedere cosa sei buona a fare. Ok? Io dovessi dirti, dovessi schiacciare un tasto e ti direi io voglio fare il chitarrista jazz. Io ho passato la vita a fare provare a fare il musicista, ma non era abbastanza bravo. Ho smesso 3 anni di fare medicina, no? Poi mi sono reso conto che le mie qualità erano delle altre, no? Quindi il famoso ikigai, vai alla ricerca di qual è la sovrapposizione fra desideri, passioni, abilità. Ok.

Beh, ma quando senti fortemente quella sovrapposizione e ti si illumina e quando la vedi ti si illumina veramente molto forte, la strada è in discesa. Devi però trovarti in un contesto tale che ti permetta di esplorare queste cose di te stesso, di avere il tempo per farlo. Ora vi in una società che non abbiamo neanche il tempo di andare in bagno, ok? Quindi figurati, io ogni tanto dico alle persone, se potete, cercate di farvi un cuscinetto economico tale per cui possiate avere qualche mese per ragionare bene. Sì. sui prossimi anni. Cioè, tu hai una persona di magari 2030 anni o anche 40 che dice "Io ancora non ho trovato la mia strada". Che cosa che consiglieresti di fare? Di trovare lo spazio mentale per poter pensare a se stesso con efficacia, con compassione, con gentilezza, con tranquillità, con parole e variabili che ormai sono fuori totalmente fuori moda. Cioè pensare gentilmente a qual è la tua predisposizione, no? e non in maniera persecutoria, perché io vedo come funzionano certe famiglie. Cosa vuoi fare? Eh, medicina? No, no, quello no, il papà è un medico, fai medic vai a f poi poi in futuro vedrà. No, cioè queste non sono scelte, queste sono esternalizzazioni dei tuoi desideri, delle tue passioni, no? E se hai la fortuna di poterti prendere un pochino di tempo, ma veramente qualche mese, non servono anni in cui ti fermi un attimo e fai questo lavoro con grande onestà, gentilezza, consapevolezza e ti dedichi a questo. Ci sono delle un tempo si c'era di moda il viaggio, no? A farsi un piccolo viaggio in cui è in modo veramente di ragionare un po'. Questo è un uno degli investimenti più grandi che si possa fare per il proprio futuro.

È vero, è vero, è vero. È bellissimo quest Io, ad esempio, ho fatto un viaggio da sola tardi, cioè non quando avrei voluto e mi ha veramente aiutato tantissimo. Dove sei andata? Sono andata in sudest asiatico e pensa, tra l'altro, che c'era mia madre che mi spingeva ad andare, diceva "Vai, fai questo viaggio" perché mi vedeva confusa, che facevo un lavoro che non mi piaceva, eccetera. A un certo punto ho avuto questa reazione talmente negativa come per dire, "Ma perché? che mi sono fermato, ho detto "Ok, forse veramente mi sta eh punzecchiando lì dove dovrei andare". A quel punto ho detto "Vabè, vado, sono state due settimane". Però sai, poi, ecco, un'altra cosa secondo me super interessante di cui eh voglio chiederti eh fare cose difficili, cioè fare cose, metterti in dei contesti ovviamente non estremi, però in cui ti metti un po' alla prova, cioè siamo circondati da comodità, ad agio e più ci abituiamo a fare cose semplici, più poi saremo bravi a fare cose semplici. Tante volte non ci diamo neanche la possibilità di metterci alla prova su qualcosa di più complicato. Poi una volta che magari tu ci provi, ti ci metti, capisci che sei in grado e a quel punto dici "Va bene, questa l'ho portata a casa, posso fare anche qualcos'altro". Pronta per la prossima, tra virgolette sfida, cioè ti dà anche un po' di di boost.

C'è un una persona che si chiama Zigmund Baumant, che è un pensatore moderno che consiglia a tutti di leggere, che a mio parere dà una definizione di felicità ehm la più bella che abbia mai sentito, che è molto simile a quello che hai detto tu. La felicità è non è l'assenza di sfide, non è l'assenza di problemi. La felicità è la sensazione che provi quando superi, no? Quando superi i problemi che la vita ti propone inevitabilmente, ok? È quella la felicità. La nostra società sta avendo un fondo malinconico, un fondo freddo nei nostri cuori, proprio perché ci ha tolto di mezzo, ci ha sbarazzato di alcune sfide che potremmo superare m e ce ne ha messe altre che sono insuperabili, perché se poi una sfida diventa sopraffacente, ok, quella non è più felicità, ok? Se io vedo se io decido che la mia sfida sono i soldi, ok, e vedo, non so, eh qualcuno su Instagram, no, di quelli che c'hanno le Lamborghini verde pisello, cose di questo genere, che io le trovo il nuovo horror, quella roba lì, quella lì semplicemente non sarà una sfida, probabilmente sarà una sfida frustrante, no? Ti sopraffà quella roba, ok? Se invece ritornassimo ad avere quelle sfide su cui il nostro corpo si è evoluto, cercare cibo, ehm, andare costruire la casa, no? quelle sfera. Per carità, non voglio idealizzare il passato. Son contento di essere nato in questo periodo storico per più di una ragione, però questo periodo storico è molto facile da farlo diventare un periodo horror in questo senso, no? Perché non abbiamo più delle sfide che sono compatibili con la nostra biologia. Ok? Un banalmente un tempo avevamo, non so, alimentazioni e attività fisica che coincidevano, ok? Io non potevo mangiare se non mi muovevo. Ok, adesso abbiamo scorporato queste cose qua totalmente sono totalmente dissimili. Cioè se noi e te vogliamo mangiare mettiamo un'app sul telefono in 2 secondi ci portano ci portano a mangiare una roba. Ecco, quindi questo è molto e quindi quello che dici tu è vero, cioè mettersi alla prova in contesti, diciamo, sfidanti, sfidanti, ma non frustranti ovviamente. Impossibile. Esatto. Sì.

Ma le sfide che a cui tu ti riferisci, probabilmente quelle che puoi ad esempio fare in un viaggio, che poi in quei viaggi diventano un po' esperienze trasformative, no? Perché sono sempre diversi i raccomi, l'immagine, piccole cose, ogni momento, no, capire la lingua, orientarti. Noi siamo fatti per quello. Noi siamo fatti per esplorare, siamo fatti per andare alla ricerca di risorse, ma che non siano facili, perché se sono troppo facili il nostro cervello va in sovraccarico e ci rimpinziamo di zuccheri perché pensiamo che poi arriverà una carestia, ma non arriverà nessuna carestia. sempre in un mondo in cui ci saranno dei grandi casini, ma probabilmente non carestie di cibo. Ecco, quindi tutte queste cose qua hanno a che vedere con la felicità.

Ti faccio un'ultima domanda. Qual è una cosa della natura dell'uomo che semplicemente non vogliamo ammettere? probabilmente la nostra sfera pulsionale. Io vengo da una scuola di fortissima impronta psicoanalitica e Sigmund Freud diceva che il più grande compromesso che l'essere umano abbia fatto per il vivere civile sia stato sacrificare la nostra sfera pulsionale, diciamo, istintuale, nel senso che se io voglio difendere, se io non voglio difendere la mia casa con l'arco e le frecce, quindi se decido di vivere in una società che abbia delle regole, devo mettere molto a bada gli aspetti più animali. mali di me. Ecco, in realtà questo è anche un bene perché, insomma, fortunatamente adesso io mia moglie non l'ho trovata, come dire, dandogli una clavata in testa e portandomela via, no? ho messo in atto una serie di ritualizzazioni del rapporto che mi ha permesso in maniera polite e gentile e spero piacevole per lei, come dire, alla fine di unirci in matrimonio. Ecco, quindi c'è c'ha del ecco la la pulsionalità umana è a mio parere per fortuna, che adesso è è gestibile, però abbiamo tutta una serie di ehm di istintualità che forse possiamo ancora portare avanti in contesti, chiamiamoli simulati, no, come che possono essere anche giocosi, come appunto l'attività fisica. ehm magari il ricostruire un po' il nostro lifestyle in modo tale che la nostra parte animale eh quella che è possibile continuare a portare avanti in maniera rispettosa del delle diversità e dell'altro e ci permetta di stare bene. Ecco perché noi siamo anche soprattutto animali. Io come psichiatra ogni tanto scherzosamente dico che la parte migliore del nostro cervello, probabilmente sopra, cioè quella che poi è la nostra corteccia, no? più evoluta è fortemente sopravalutata e e ci dà più grane che altro. Poi in realtà la parte antica è pericolosa perché può farci diventare violenti, impulsivi, eccetera, però probabilmente è quella su cui insomma che noi in qualche maniera potremmo essere più ci potremmo trovare più a nostro a la nostra parte animale, ecco, la nostra parte animale se noi troviamo un bel punto di equilibrio fra la parte animale e la parte quindi la nostra parte antica del cervello, la parte recente forse quella è la felicità e quello che noi non vogliamo ammettere è questa parte animale che che resta comunque ce l'abbiamo che ce l'abbiamo e se non la mettiamo uscirà fuori. Sì, anzi con peggio. Esatto. E se noi decidiamo che gli esseri umani sono tutti bravi dal fondo non è così. Gli esseri umani noi di fondo non siamo così bravi. Noi siamo bravi perché abbiamo avuto la possibilità, e questo è un vero miracolo, di poterlo essere grazie a un errore, un incidente evolutivo. Ok? Quando guardi i film di fantascienza, probabilmente, non so, vabbè, tu non so, ti piace Star Trek, no? Ci sono gli esseri umani e i borg. I Borg forse sono probabilmente saranno la normalità nell'universo, quindi specie super logiche in cui non c'è spazio per l'etica, per l'empatia, no? Vanno avanti su un contesto di estrema di animalità radicale, no? Se io devo accoppiarmi, beh, prendo la moglie, la tiego ferma e mi accoppio, no? i mitaomma cose che noi umani abbiamo conosciuto, però siamo stati in grado di andare oltre, di sviluppare qualcosa che è un vero miracolo, no? E questo, ecco, bisogna cercare di trovare un punto di equilibrio e per trovare questo punto di equilibrio a mio parere, bisogna iniziare a non negare che una parte di noi è pericolosamente animata.

Grazie, Valerio, è stata una bellissima chiacchierata. Grazie a te e a tutti quelli che ci hanno ascoltato.