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Mostro di Firenze - PIETRO PACCIANI Era solo? Cosa Svela la nuova Inchiesta

OverTheNight1:06:27

Transcription

Allora, Buonasera a tutti! Eccoci qua, siamo in live. Buonasera a tutti! Allora, da Pasquale De Santis e da tutto lo staff di Overday Night. Allora, stasera con me ho tre ospiti che li vedete, ai quali sono particolarmente legato per vari motivi, insomma. E li vado a presentare: Antonella Fucecchi, eccola lì! Buonasera! Emanuela, Emanuele Santandrea e Riccardo, Riccardo, Riccardo. Diciamo che è una new entry. Invece con Emanuele e Antonella siamo, siamo scafati, insomma, abbiamo fatto diverse puntate su su tante, su tante problematiche.

Allora, fatemi ringraziare Francesco Cappelletti, che mi ha, mi ha dato, mi mi permette sempre di condividere la locandina sul suo gruppo, diciamo, forse il gruppo più famoso sul Mostro di Firenze, il Mostro di Firenze. Ah, volevo salutare caramente Valeria Vecchione, che con cui abbiamo scambiato qualche, qualche chiacchiera oggi pomeriggio, e anche Francis Trinipet, che comunque l'avevo invitato e lui è impegnatissimo con le sue band musicali e per cui verrà sicuramente in tante altre occasioni.

Ah, una cosa importante! Allora, iscrivetevi al nostro canale. È importantissimo, perché noto che alle migliaia di visualizzazioni, insomma, che facciamo, di contro, riscontriamo poche iscrizioni. Quindi, fate un piccolo sforzo e muovete quest'indice. Attivate, inoltre, la campanella e mettete tanti like. Grazie veramente a chi lo farà.

Allora, andiamo direttamente su quello che vogliamo dire questa sera. Lascio un'introduzione a Emanuele, che ci fa più o meno capire di quello di cui vogliamo parlare stasera. Prego, Emanuele. Ah, scusami, Manu, volevo dire, se ci sarà qualche domanda, cercheremo di prenderla e e così, vedremo di farla, di far rispondere qualcuno, insomma. Prego, Emanuele.

Ecco, una brevissima introduzione, perché il lavoro più ora svolto dal ROS dei Carabinieri, su delega della Procura, è parso di elevatissimo valore, illuminante per stimolare ulteriori accertamenti. Tale lavoro ha permesso di mettere soprattutto in luce alcuni particolari che risultano avere correlazione con i delitti, leggo, del Mostro di Firenze, che riguardano non solo il vigilante e il Pacciani, ma anche altri individui, i cui nominativi erano già emersi durante gli studi del caso, redatti in precedenza dal team dello scrivente, profilazione geografica comportamentale del Mostro di Firenze, Dosia, Tassinaia e altri. In particolare, è stata considerata l'eventualità che qualcun altro, oltre al Pacciani Pietro, potesse aver preso parte non solo al delitto della Tassinaia, ma anche a quelli del Mostro di Firenze. Convinzione, quest'ultima, espressa dai magistrati che condannarono Pacciani in primo grado, invitando al contempo ad investigare per individuarne i complici, e da noi utilizzata come orientamento di studio.

Pacciani, infatti, tra l'altro, la notte dell'8 settembre, al di là di quale fosse la notte in cui avvenne il delitto, fu notato mentre lasciava la piazzola degli Scopeti da un testimone ritenuto attendibile, ed era in auto insieme ad un'altra persona che non è mai stata identificata. Sulla scorta di questa prima osservazione, vi sono poi altre circostanze che hanno destato il nostro interesse, e cioè, in particolare, il fatto che una sola persona, continuo a leggere, non possa essere stata sufficiente per commettere alcuni degli otto duplici delitti; che l'arma da fuoco utilizzata, e individuata in una pistola Beretta calibro 22 Long Rifle, potrebbe non essere l'unica pistola utilizzata; che i delitti interessano un'area geograficamente molto vasta, ma non sono sparpagliati a caso, e sembrano invece seguire uno schema a settori di caccia espansivi; che la cadenza temporale dei delitti è suggestiva di una lunga premeditazione; durante le pause di premeditazione, le coppie potrebbero essere state scelte in virtù di alcuni elementi: provenienza geografica, i primi orfani di padre, gli ultimi, o indicate da mandanti per motivi specifici; che il movente potrebbe essere psicopatologico, con forti tratti maniacali, oppure essere una miscela di moventi diversi, patrimoniale, passionale, personale, camuffati tramite un abile messa in scena di staging egosintonico; ed infine, e concludo, che il complesso collage per comporre la nota lettera a della Monica Deba, a necessariamente richiesto l'intervento di mani più precise, oltre che di una mente più sofisticata, di quelle di cui disponeva il rozzo Pacciani.

Ok, grazie Emanuele. Poi dopo ti ti ti chiamerò di nuovo per per fare un'ulteriore disamina su un altro argomento. Ah, saluto, ciao Marianna, saluto Marianna, saluto Maria Rosa, Massimo da Levanto. Ciao, ciao a tutti. E volevo adesso che Antonella ci dicesse qualcosa pure lei. Prego, Antonella.

Allora, intanto Buonasera, ringrazio per questo invito. Io ho apportato un contributo che si è legato all'analisi di alcune delle situazioni in cui l'ambiente antropologico dei delitti si era manifestato. Alcune di queste situazioni permettevano e permettono tutt'ora degli affondi in direzioni particolarmente interessanti, volte a ricostruire contesti, scenari, rapporti, contatti, influenze e contaminazioni tra personaggi che gravitavano intorno a quell'area geografica. Alcuni di questi personaggi hanno lasciato tracce abbastanza significative della loro presenza, perché sembra evidente che l'humus nel quale i delitti sono stati concepiti è un humus complesso e arricchito di una serie di rivoli sotterranei che di tanto in tanto emergono con figure e personaggi il cui profilo resta comunque enigmatico e non facilmente collocabile. In particolare, l'attenzione era stata rivolta ad una particolare passione o propensione che il Pacciani aveva manifestato per le arti figurative in vari momenti, passione che è germinata e si è poi alimentata certamente attraverso il contatto con altri soggetti che in qualche misura condividevano forse la stessa situazione di Pacciani, ma forse no, perché potrebbero essere personaggi che orbitavano in quelle zone, ma avevano provenienze, origini, educazioni e anche formazioni diverse. L'ambiente del di quelle zone, in particolare lì del Chianti, era abbastanza ricco di soggetti che praticavano in modo più o meno amatoriale le arti figurative e la pittura in particolare. Alcuni di questi soggetti erano personaggi, direi quasi di colore dell'area, di cui è rimasta vaghissima traccia, qualche soprannome, e e però interazioni significative in cui il Pacciani ribadiva in maniera abbastanza forte la propria ehm prepotenza. E non so se posso, eh, se posso procedere oltre.

Sì, sì, vai, vai, vai, Antonella. L'ambiente da lui frequentato, quindi, era attraversato da una serie di figure e figurette che erano dedite alla pittura, ma erano pitture però particolarmente sofferte e pitture che sono connotate. Uno di costoro aveva raggiunto anche una certa notorietà che poi però si è persa nel tempo. Il soggetto è scomparso nel 1999 e probabilmente ormai in pochi ne ricordan la presenza. L'interazione con Pacciani fu piuttosto violenta e viene riferita da un'altra persona. Ti chiederei di non fare i nomi dei due esatti soggetti. E questi sono soltanto due personaggi variamente combinati. Poi ve ne sono altri di origine, diciamo, non non autoctona, se così si può dire, cioè che non provengono da quel contesto, hanno dei rapporti con l'Italia, ma non sono propriamente italiani. Il discorso diventa molto complesso, richiederebbe a questo punto delle citazioni, dei riferimenti e anche delle immagini, ma forse non è opportuno in questa sede.

Apprezzo. Grazie Antonella. Emanuele, ti volevo fare una domanda. Parlando di pittori, eccetera, no? Ma noi facevamo pure, abbiamo fatto diverse puntate, ti ricordi? E questo quadro di Fantascienza del Pacciani, no? Alla fine, stavo cercando...

Prego, continua pure.

Io sì, no, volevo chiederti, no, noi ne abbiamo parlato tanto in puntate molto, molto vecchie, diciamo così. Alla fine, è vero, è verosimile che sia stato trovato nel Gazziero?

Allora, la segnalazione di un forumista ci ha permesso di risalire alla verità storica di questo dipinto, in quanto ciò che è stato tramandato sinora non pare essere attinente ai fatti. In quanto io qui, in quanto, ecco, se magari qualcuno vuole ricordare quello che è stato detto finora, senò lo posso fare io. Il famoso quadro "Sogno di fantascienza" sarebbe stato una copia del più celebre di Olivares.

Certo, per gli ascoltatori che non ricordano, non ricordano questo particolare. Fammi integrare, praticamente Pacciani, stiamo parlando dell'81, no? Dopo che anno stiamo parlando, Emanuele?

81.

81. Ed è clamoroso, perché diciamo che a qualche centinaio di metri c'è, o no, c'è il teatro di uno degli omicidi, l'omicidio di Calenzano con Sanna, Gambi e Stefano Baldi, no? Sarà una coincidenza, diciamo, molto forte il fatto che il Pacciani avesse proprio lavorato dal Gazziero in quel capannone che poi, che poi venne bruciato, non sappiamo in che modo si è bruciato. E il Pacciani, insieme a qualche altro amico suo, insomma, poi fu chiamato dallo stesso Gazziero.

Eccolo qui.

Fu chiamato, Emanuele, dallo stesso Gazziero, no, per andarlo a ripulire. E il Pacciani, come era, come è noto, diciamo, dove andava, andava, cavo, se non di trafugare qualcosa per casa sua. E si si pensa, appunto, che che che abbia anche trafugato, diciamolo così, il famoso quadro di Fantascienza, che, diciamo, è è molto importante, no?

Prego, sì. È molto importante, perché adesso io stavo cercando una foto migliore, però come vediamo, quello di sinistra sono senza occhiali, ma dovrebbe essere l'originale di Olivares, realizzato nel '79, mentre quello a destra dovrebbe essere quello realizzato dal Pacciani. Ora vedo se riesco a trovare una foto più chiara. Eh, però è evidente che ciò che ci era stato raccontato, e cioè che la copia del Pacciani fosse una, l'esemplare del Pacciani fosse una copia di quello di Olivares, che il Pacciani aveva provveduto a colorare, appare non verosimile per l'elevata discendenza critica. Si nota, si nota all'occhio, Emanuele, che è tutt'altra, tutt'altra, diciamo, tutt'altro disegno. Però nel disegno, poi, di Pacciani compaiono degli elementi, Emanuele, no? Abbastanza enigmatici. Tra l'altro, tra l'altro, in quello che disegna Pacciani, c'è, c'è quel personaggio con la spada, diciamo, è disegnato con i piedi lunghi. Noi abbiamo, no, ti ricordi, Emanuele, qualcosa riguardo a questo personaggio coi piedi lunghi?

Sì, sì, guarda questo personaggio con i piedi lunghi. Però quello che intendevo dire è che i due dipinti si assomigliano, ma non sono uno la copia dell'altro, e non è neanche sostenibile che il secondo, quello di destra, quello del Pacciani, sia una versione colorata di quello di sinistra, perché, insomma, le forme, i contorni e i soggetti ritratti sono palesemente diversi. Cioè, mentre a sinistra abbiamo un arcobaleno, per esempio, a destra abbiamo una scimitarra che si insinua fra due ombrelli con delle stelle, mentre a sinistra abbiamo appunto il Pinochet con gli stivali e queste grosse scarpe. Il Pinochet, o chi per lui, che ritroviamo a destra, non è nella medesima posizione. Ergo, e poi io ripasso la parola ad Antonella, vuol dire che siccome il quadro di destra è stato ritrovato, a dire del Pacciani, e parzialmente confermato anche dal Gazziero, nel capannone del Gazziero, che, lo ricordiamo, si trovava all'epoca dei fatti del delitto Cambi, in via Garibaldi, e cioè dalla parte opposta del Ponte alle Marine, in una posizione della quale era perfettamente osservabile il delitto, laddove qualcuno si fosse trovato nei pressi del capannone, ecco che allora qualche perplessità questo fatto lo desta, perché il quadro di destra sembra essere la riproduzione eh di un falsario.

Certo. Ma tu hai, hai sai la grandezza, sia di quello di destra e di quello di sinistra, si equivale? Anche la grandezza, larghezza per lunghezza?

Non è dato, non è dato sapere.

Dunque, l'osservazione mi è stata fatta notare da un forumista, e quindi la fonte, in questo caso, è lui. Certo. Io non ho soltanto preso atto che il soggetto che che ha portato è corretto. Dopodiché, sulle dimensioni, non credo che fossero al di là. La tua è un'osservazione congrua, però erano talmente dissimili i due esemplari in questione che non era necessario aggiungere anche una...

Ok, scusa, fammi salutare un attimo il nostro caro amico Fabrizio Marani. Ciao Fabrizio. Ciao Rosario San Marco, detto Retto Reg, che dice: "A proposito di questo quadro, Emanuele?"

Sì, l'ha sottolineato la regia. Allora, è incredibile quanti luoghi comuni e false notizie vengono ripetute negli anni, diventando verità. Non avevo mai visto i due disegni e ti fai i complimenti, Emanuele.

Grazie, grazie. Ringrazio, però non è merito mio, è un è stato un forumista.

Vabbè, il tuo, il tuo merito è il tuo merito di averli fatti vedere, no? Diamo almeno a te questo merito.

A posto. Antonella, tu dovevi integrare qualche altra cosa, giusto?

Beh, in effetti sembrerebbero esserci degli elementi affini sulla struttura, sulla divisione degli spazi, per esempio, la presenza di quella lira che qui, però, scaturisce dalle dalle corna del toro. Contemporaneamente, però, ci sono degli elementi molto, direi, più accurati nel dipinto di Pacciani, nel disegno di Pacciani, che non nell'altro. È come se nascesse da una ispirazione che proviene da quello. Intanto, questo è molto più caratterizzato, e questo bovino in questa posizione ricorda eh altri disegni e ricorda altri tratti che si ritrovano in contesti molto diversi da questo. Un particolare degno di dimensione è sicuramente l'accuratezza dell'esecuzione di quella sella, che sembra una sella che sia destinata, diciamo, se non a un cavallo, forse a un dromedario, a un cammello, e che ha una origine molto singolare, perché sembra copiata, cioè osservata, osservata e riprodotta. E tutto il contesto sembra essere diverso. Ehm, e questo disegno merita un approfondimento, direi, ulteriore, perché sotto certi punti di vista è più criptico e e sembra essere simbolicamente più ricco dell'altro, da cui ho pure chiaramente tratto ispirazione. Beh, questo è soltanto un'osservazione, diciamo, abbastanza superficiale, anche per la qualità cromatica, per la nitidezza e la forza del tratto, il contrasto dei colori, il volume delle forme, che sono stagliate e nitide, anche per la presenza di frecce che orientano in direzioni che sono più chiare, più nette.

Eh, ma volevo chiederti, secondo te, Pacciani ha copiato Olivares in questo caso?

Ma io, sai che non, non metto mai in questi casi, non metto mai secondo il secondo me.

Ok. Si vince una cosa che si staglia subito, precis, in tutti e due i quadri. Emanuele, se vuoi farmi, farmi vedere da vicino coi piedi lunghi a destra e quello a sinistra, voglio vedere una cosa.

Certo, che sarebbe la cosa che forse più si assomiglia, in effetti, no?

Allarga un poco, poco il campo per vedere.

No, allargo un po'. Perfetto. Mi passi a quello di Olivares, per piacere?

Certo. Beh, insomma, e come fare a dire che non abbia preso spunto, insomma, da questo quadro di Olivares, che dici? Anche se qua è tutto più colorato, non sappiamo chi l'abbia realizzato.

Certo, perché Pacciani ha firmato il quadro di destra.

Certo, ma questo non attesta che sia stato il Pacciani a realizzarlo. Anzi, i disegni del Pacciani sono decisamente più primitivi rispetto a questi e hanno, eh, sì, c'è una cifra stilistica. Permettete di prendere, permettetemi di prendere una domanda. Ah, Sandra Ferrari, ciao Sandra Ferrari. E finalmente il nostro Emanuele, che io stimo tantissimo. Grazie per il video. Riccardo, c'è Rosario, fa un'osservazione interessante, però voglio, voglio, voglio sapere cosa, cosa tu ne pensi. Rosario dice: "Ho visto il video di un ragazzo che dice che la sella è una pistola nella fondina". Confermi, non che ti sembra a te, che ti par, hai una domanda che fai ad Antonella? Sì, anche ad Antonella. Prego, a tutti e due. Chi vuole rispondermi, se vuole rispondere Riccardo. Riccardo, ci sei? Riccardo, mi diceva, no, prima mi diceva che dei...

Sì, buonasera a tutti. No, e stavo, ho problemi di connessione, quindi non vorrei poi destare problemi. Allora, stavo guardando la foto, e è una, un'osservazione interessante, e le interpretazioni sono di vario, vario tipo, ovviamente. Eh, ma, ma puoi stringere il campo sulla sella, per piacere?

Eccola qui. Vediamo un attimo. Si può, sì, desumere che possa essere una fondina, o potrebbe essere un'arma nascosta in qualche, in qualche luogo. E se allarghi il campo pure, Emma, scusa. C'è Rosario che è molto appassionato di questo quadro, sto notando. Lui dice che punta verso l'ombrello, praticamente. Magari, forse, in questo caso, Antonella, che conosce meglio di me il quadro, approfondito la situazione, può esprimere una, diciamo, un'opinione più dettagliata. Naturalmente sono impressioni, perché poi, appunto, la resa del del dipinto, insomma, dell'immagine, non è perfetta, e anche gli ingrandimenti sgranano, quindi è probabile che ci siano particolari che in questo momento non si colgono particolarmente bene.

Beh, diciamo che comunque un dipinto inquietante, ricco di riferimenti, criptico, perché, insomma, se vediamo anche la chiave di violino che si inarca e che però si innesta contemporaneamente, anche questa sembra essere abbastanza misteriosa, perché è una chiave di violino, però poi si riavvolge e unisce due parti, quasi a costituire la parte finale di un altro oggetto che sembra immaginato in fondo al toro. Ci sono trasformazioni in corso d'opera di oggetti che a prima vista sembrerebbero qualcosa, ma poi ne assumono un'altra. Quindi è un dipinto che ha una complessità, perché tutto sommato è molto meno pieno dell'altro, ma sotto certi punti di vista è più eh efficace nella rappresentazione di questo, in cui abbiamo una superfetazione di elementi che si sovrappongono e si accalcano. Qui gli elementi ci sono, ma sembrano ben scanditi. Poi bisognerebbe interpretare il valore di queste stelle, una delle quali sembra caduta, e di questi pertugi che si aprono al lato della parete, di queste finestre, del fatto che sia poi uno spazio a cielo aperto e sembra una stanza senza tetto. E del resto, anche quella testa sopra sembra quasi avvolta in un turbante, sembra contenere dei ricordi quasi coloniali, se vogliamo dire così. Evocano a me, almeno, delle affinità con questo tipo di contesti, vuoi per il serpente, vuoi proprio per il tipo di di colori, per queste scimitarre, scimitarre che poi sembrano quasi code di comete e che assecondano la forma dell'ombrello, un ombrello che non si sa bene da cosa dovrebbe riparare, perché non piove e non c'è neanche la luce. E quindi è ricco, è ricco di elementi che andrebbero analizzati con maggiore pazienza, con maggiore anche acume. E ripeto, la figura del toro in quella posizione, però, evoca tutta un'altra associazione con un'altra mano, e che in questo momento, però, non, non possiamo, non, non potrei io ce l'ho sottomano.

A, io ce l'ho sottomano, se ti serve.

Vediamo, vediamo se abbiamo inteso la stessa, se ci stiamo riferendo allo stesso tipo di suggestione. Quindi aspetto da Emanuele. Io volevo, sì, Antonella, io volevo ricordare, tra l'altro, che Antonella, mo parliamo di pittori, Antonella ha fatto un lavorone enorme, no, su un pittore, e che famoso, che famoso, insomma, molto conosciuto, che poi va in tutta un'altra vicenda, che poi forse un giorno, no, faremo una puntata. Anton, è che dici? E ma, ehm, ma possiamo nominare il pittore? Ah, sai che io non lo so nominare, devi chiedere ad Antonella, come si...

Allora, se è lecito nominarlo, se non comporta qualche...

È entrato nell'indagine, è entrato, ed è Jean-Claude, quello che i suoi sodali chiamavano René, e Claude Fbar. Ecco, questo è un dipinto che appare nella casa, non diciamo dove, non diciamo dove, non diciamo dove, però diciamo che che che, insomma, è stato fatto anche un bel, un bel video di una mezz'oretta su questo personaggio, tra l'altro.

Sì, è un contesto particolare che poi vedremo, semmai, di svilupparlo in un'altra puntata. Ecco, anche qui sembrerebbe un un dipinto, anche questo Naif, abbastanza inquietante, che venne adattato e modificato, perché in realtà era molto più esplicito, aveva delle connotazioni erotiche di un certo spessore, che vennero poi modificate e adattate dal pittore stesso, che ritenne opportuno evitare di sottoporre alla vista di bambini che potevano entrare e uscire, delle scene che le avrebbero turbati. Ecco, e forse ci sarebbero addirittura anche altri bovini. Però potrebbe, a memoria, potrebbe, posso, posso proiettare gli altri bovini?

Scorrermi, e perché lì è la posa del bovino che è anche anatomicamente abbastanza interessante, perché appunto emette quel vapore, però le corna tengono in piedi la lira, e quindi è è costretto in una posizione in cui, però, sarebbe pronto a scattare per l'attacco, quindi non è ingenua la posizione di questo. Ecco, permettetemi un attimo.

Non è, scusami un attimo. No, perché sennò, siccome Marianna ha fatto una bella osservazione, fatemela un attimo dire. Dice Marianna: "Le somiglianze riguardo il quadro di prima sono anche nella formazione delle immagini, nel tipo di acidità dei colori e nell'impianto culturale prettamente legato alla Spagna e all'America Latina". E lui, e lei fa gli esempi di Diego Rivera e lo stesso Dalí. Grazie, Marianna.

Prego, Antonella. Certo. Ecco, questa, puoi un po' ingrandirla, Emanuele? È possibile?

Certo, certo. Ecco, questo è è la rappresentazione, probabilmente, del del circondario di questa casa, e anche qui il racconto, cioè il dipinto è è chiaramente Naif. Vi appaiono le segnalazioni, il contadino, i bambini, il prete. Ora, il punto è che noi sappiamo chi fosse il proprietario di questa casa, però e non sappiamo chi e perché abbia eseguito questo tipo di di affreschi domestici, perché la casa ne presenta degli altri che hanno ben altra maturità espressiva e ben altra forza. Questo sembra fatto un po' per rappresentare in maniera popolare e genuina i personaggi che dovevano popolare la zona, quindi c'è la chiesa, poi c'è il sole. E consideriamo che questa era una casa frequentata da più persone che vi si ritrovavano, probabilmente per trascorrere delle estati, e quindi potevano anche dedicarsi a scimmiottare o imitare. Cioè, io non saprei davvero se la firma del pittore corrisponda veramente all'autore di questi dipinti, che sembrano quasi un po' prove per come dire, rallegrare una parete estiva. Ma ve ne sono altri di ben altro spessore.

Sì, proietta uno. Volevo chiedere un attimo la cosa ad Antonella, che mi è venuto in mente. Tu hai sviluppato pure la pittura, i famosi disegni che è rimaste, ha disegnato Pacciani, tutti quelle, quella serie di decine di disegni che strani. Tu hai sviluppato questa questa questa conoscenza o no?

Non molto. Io ho concentrato la mia attenzione. Scusa, ricordiamo, ricordiamo, scusa, Antonella, ricordiamo pure che qualche disegno, mi pare che ce l'abbia il nostro caro amico Davide Cannella, mi pare, mi sembra che fece pure esposizione.

Prego, prego, Antonella.

Ecco, non ho approfondito particolarmente quelli. Mi sono dedicata ad altre raffigurazioni iconografiche, alcune prelevate da questa casa, che non aveva soltanto queste più giocose e di di argomento agreste, perché sono raffigurazioni molto più inquietanti, che lasciano intendere che l'autore si dilettava anche di affreschi, e non tutti sanno dipingere. Affrescare richiede delle altre competenze. E poi mi sono dedicata a un altro ciclo pittorico, del quale forse non è opportuno parlare, che non si trovava in questa casa e non direttamente collegabile al Pacciani. Ecco, questi sono gli altri. Ecco, qui vediamo una mano decisamente molto più matura. La persona che ha dipinto ha immaginato questa scena di popolo a dominare, di grandi scemi.

Ok. Ecco, sono scene di di che... Eh, no, sembra un cavaliere che viene a Lu... Eh, sono persone che hanno quasi degli elementi danteschi. Alcuni hanno delle teste a serpe, quasi idre di Lerna. Poi si vedono corpi che si attaccano gli uni agli altri nel tentativo di proteggersi. E poi c'è questo continuo ricorrere di ruote di carri, che potrebbero, però, anche essere ingranaggi meccanici di raffinata fattura, che qui diventano ruote e mozzi, e che ricorrono molto frequentemente negli stili di questo autore.

Mmm. Antonella, in effetti, scusami, in effetti, anche prendo quello che dice Rosario San Marco, sempre, e lui dice: "I disegni di Pacciani sono più grezzi di quelli del 'Sogno di fantascienza'". In effetti, no?

Sì, direi decisamente di sì. L'oggetto che vediamo sopra era appeso alla parete e probabilmente non è stato mosso da chi ha eseguito l'affresco, perché le figure sembrano girargli intorno. Non sappiamo se questa pittura avesse una sua autonomia o fosse una sorta di di preparatorio per qualche altro tipo di di lavoro, di ciclo da eseguire, forse in altri contesti, in altri ambienti. Dovrebbe essercene anche, ma forse potrei sbagliarmi, una proprio con un bovino.

Certo. Allora, se mi è concesso. Certo. Vai, Emanuele. E la mia attenzione in questo caso cade sui tre personaggi in basso a sinistra. Vai, perché dei tre personaggi, due sembrano come dire... Qui vediamo i volti. Mh. Due sembrano amanti durante una copula da tergo. Certo. Con un terzo soggetto, probabilmente una donna, perché ha un seno esposto. Sinistro, sinistro, sinistro, che infila la mano sinistra a come dire, sul sulle natiche del soggetto che sta sopra all'altra, all'altro soggetto femminile.

Mmm. E perché non sono, eh, ma perché sono, diciamo, c'è un, un velo, diciamo, rispetto agli altri che si vedono molto più distintamente. Credo che siano, infatti, infatti, non tutti lo notano questo, guardando, guardando nell'insieme questo particolare. Là sotto sono pochi che lo vanno a notare, quasi come se, quasi come, Antonella, come se dicesse: "Venite, o no, venite a vedere cosa". E sicuramente bisognerebbe intendere qual era la finalità di questo dipinto, se c'è una punizione di dannati o di persone dedite al vizio, o se invece è l'irrompere di una forza che travolge tutto. Questi mi sembrano figure su cui il pittore non ha completato un lavoro di approfondimento, perché noi non abbiamo neanche il cromatismo di queste figure, che invece sarebbe importante, perché appaiono esclusivamente in bianco e nero. Non sappiamo neanche bene come fossero orientate, però è chiaro, si tratta di scene orgiastiche o a carattere promiscuo.

Eh, ma scusa, vai, vai in campo largo. Voglio, voglio vedere questo ancora di più. Eh, insomma, vedi come se fossero in, in secondo, in secondo piano, diciamo. Se scene qua, pure quelle là sopra. Antonella diceva... Ettore, abbiamo, abbiamo con te la misura, la larghezza e lunghezza di questo quadro? Infatti. Eccolo qui. Che dimensione ha un disegno del genere? Occupava tutto il muro, se lo sai, eh, chiaramente. E penso che Emanuele, eventualmente, possa indicarcelo. Io temo di no.

È tutta la parete, sembrerebbe tutta la parete, a giudicare dal rapporto con quell'attrezzo che comunque non è piccolo, ed è un attrezzo evidentemente agricolo. Possiamo dire che attrezzo è questo? Prego. Che è un gioco, che è, sembra, eh, sembra, perché associa, è un gioco per i buoi, quindi, quindi ha una dimensione di un certo tipo. Purtroppo non conosciamo l'orientamento della parete, quale fosse, in quale stanza della casa fosse collocato, e direi anche i colori, perché chiaramente qui c'è un bel cromatismo, a giudicare dai volumi e dalle tonalità dei grigi, che non sono piatte, come vedete, sono sfumature di vario genere, con una maggiore o minore trasparenza. Chiaramente questo è un dipinto d'autore, cioè non ha nulla a che vedere con quella rozza rappresentazione a a tinte forti che abbiamo visto prima, della mucca che che è stata coperta in parte, ma neanche della scena agreste, del del prete, bambini, della macchina della Dolce Vita. Cioè, questa è una prova d'artista, sicuramente. È qualcuno che domina completamente lo spazio, ha una competenza esercitata e non è alla prima prova, perché non credo si possa esordire da principianti con un dipinto che ha questo tipo di di complessità. E non li abbiamo neanche mostrati tutti, eh.

Ma lo rimetti un attimo, perché lo rimetti un attimo, perché c'è una domanda. Mmm. Cioè, Sandra, la nostra cara amica Sandra Ferrari, che ha un dubbio. Ma non è che sono tre donne quelle giù a sinistra? La regia subito sul pezzo. Arrivo. Eh, so curioso pure io adesso. Una è sicura donna, una forse pure l'altra, eh, dalle sembianze. Beh, sembrerebbero due donne, forse un uomo al centro. Questa era l'ipotesi. Mmm. Però, togliamoci, rimane una ambiguità, se riesce, se riesce, Manuele, togliamoci questo questo dubbio, se ci riesci.

Ecco, io intanto ho proiettato questa. Ah, ok. Per ricordarvi che poi dovremo parlare anche, sì, di questo, di questo signore. Sì, ti volevo ricordare, volevo ricordare. Sarà una live, poi faremo tante altre puntate molto più approfondite e molto più lunghe. Questa sarà una live abbastanza breve, e quindi cercheremo di concentrarci tutto in in un altro 20 minuti, mezz'ora che ti mancano, insomma. Ok. Chiedo scusa. La richiesta era per se metti di nuovo, sì, se metti di nuovo quel quadro, perché Sandra aveva un dubbio. Dice: "Ma non è che..."

Prego, prego, Emanuele. Sì, perché diceva Sandra: "Non è che sono tre donne?" In effetti, eh, sì, ecco. Vai un attimo. In effetti, pure quello al centro, eh, insomma, eh, c'è un dubbio, perché, perché diciamo che è abbastanza, pure la, insomma, sembrerebbe più maschio, in effetti, perché se non ne vedo anche. Beh, sembra di anche la postura, no? Evidentemente sta tentando, sembrerebbe di penetrarla, insomma, in qualche maniera, di coprirla, di coprirla. Sì, anche, anche, però abbiamo anche il dubbio di di quel, della figura sotto, se sia una donna o meno. Sembrerebbe una donna, più o meno, eh, dal volto, dal volto.

Beh, la figura sotto, eh, mi permetto di dire, che ha, vediamo qui dei seni. Certo, certo. L'ho notato adesso, li ho notati. Della gravità si manifestano in questo modo. La figura, invece, che sembra coprire, come dire, che sta in mezzo, quindi quella che copre, a me sembrerebbe un maschio, anche per. Sì, però il sesso, vedi, non è nascosto da un. Sì, anche per la velosità cubica. Certo. Mmm. Poi, ecco, vabbè, ok. Abbiamo dissipato il dubbio, Sandra. Allora, ok. E allora, se se ci fermiamo qui, altrimenti, in effetti, quei dipinti offrono ulteriori spunti, però probabilmente anche per ragioni di tempo.

Certo. Allora, Emanuele, vogliamo, sì, Emanuele, sì, vabbè, ma questa, come si dice, questa è una puntata esplorativa, per cui poi da da questa puntata ne ne faremo, ne faremo tante altre in futuro, e perché mi fa, mi fa, mi farebbe piacere avervi sempre con i miei ospiti, spesso, insomma, ci sentiremo, va bene? Polizia permettendo, permettendo. Sì, vabbè, io poi ne devo parlare pure con, diciamo, con la, con la mia redazione, no? Quindi, se voi potrete venire o meno, insomma, in trasmissione, eccetera, eccetera, eccetera.

Emanuele, vogliamo andare un attimo questi altri 5-10 minuti a qualche altra cosa che volevi dire, molto importante, tra l'altro, no? Prego.

Sì, le osservazioni che noi abbiamo fatto, e quindi la ricerca all'interno, quindi partendo da quelle considerazioni iniziali che abbiamo fatto, e cioè il fatto che, riprendo un attimino il testo dell'istanza, in cui si fa riferimento a una sola persona non non è sufficiente per commettere alcuni degli otto duplici delitti; l'arma da fuoco potrebbe non essere l'unica pistola, la calibro 22 potrebbe non essere essere l'unica pistola utilizzata; eh, e soprattutto per l'aspetto della distribuzione geografica, che segue uno schema a settori di caccia espansivi. Cioè, che cosa vuol dire? Vuol dire che il comportamento di questo signore, anche per via degli intervalli e delle pause che irrompono fra un delitto e l'altro, lasciano presagire che questo signore avesse, questo signore, questa entità, questo gruppo, avessero altro da fare tra un delitto e l'altro, e che la furia omicida esplodesse solamente in occasione di alcune specifiche necessità, e che quindi la manifestazione da last murer potrebbe essere un'espressione egosintonica finalizzata a un depistaggio. Sulla scorta di queste osservazioni, siamo andati quindi a cercare all'interno di quella che era, che abbiamo definito area di caccia, all'interno della profilazione geografica, di cui adesso qui abbiamo un un breve riassunto, siamo andati a cercare all'interno di quest'area altri delitti. E perché? Perché c'era parso non sostenibile l'ipotesi che un assassino, un gruppo o un un duo così feroce potesse riappacificarsi con la propria coscienza tra un delitto e l'altro, sostenendo pause lunghe, a volte anche una decina o più di mesi. Quindi siamo andati a cercare la possibilità che l'autore o gli autori, tra un delitto e l'altro, si fossero dedicati, per così dire, ad altri delitti. Ovviamente, diventa difficile poi trovare una traccia di un furto, di di biscotti, no, all'interno degli archivi. Però laddove abbiamo dei delitti particolarmente efferati, chiaramente, anche a distanza di 30 anni, gli archivi presentano una certa permeabilità. E allora, all'interno di quest'area centrale, abbiamo trovato una serie, una anomala concentrazione di delitti, cioè i cosiddetti B, C, ed F. Permettetemi di spiegare che i punti rossi contrassegnati con 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8 sono i luoghi geografici teatro degli otto duplici delitti, in cui, come vediamo, è la distanza...

Scusa, eh, ma scusa, in linea di numeri, in successione, quindi, sia Rabatta, no, per far capire agli spettatori.

Andiamo, andiamo sempre in avanti, no? Perché...

Ok, certo.

Quindi, quindi abbiamo, quindi subito Calenzano, poi, poi si va a Baccaiano, giusto? E poi si va...

Sì, Giocoli, Picchio, Scopeti.

Certo. Allora, i numeri che trovate qui in piccolo, riportati, e ovviamente non hanno nessun interesse per i nostri telespettatori, però sono l'applicazione della formula di Rosmo, che ci ha permesso poi di disegnare questa matrice, perché ovviamente per redigere questo studio, noi ci siamo dati all'equazione di Rosmo. Quindi questi sono i parametri impiegati e la misurazione dei luoghi effettuata in geometria di Manhattan. Ecco, giusto per per completezza e spiegare cosa sono questi numeri che ogni tanto compaiono qua e là.

Poi, poi, Ema, Ema, faremo una puntata sul tuo profilo geografico. Tu hai fatto tre bellissime, tre, una puntata divisa in tre parti, no, che è andata sul sul tubo, e hai, hai avuto migliaia, migliaia. Poi a me, diciamo, ci tengo tantissimo a quel profilo geografico, perché diciamo, è stato il, ha dato il là perché ci conoscessimo, no? 2018, alla fine, è stato proprio quello, no?

Mmm. Sì, certo. Va bene. Ecco, quindi volevo solamente ribadire che...

Parla, parla di tre, quattro punti importanti, vai, Emanuele.

Sì, diciamo, presi in considerazione, gli otto duplici delitti del Mostro, che sono quelli con i numeri da 1 a 8, che, come vediamo, sono dispersi su una superficie molto vasta, la quale rimane intonsa nell'area centrale. Area centrale che, però, mostra una inconsueta prevalenza di delitti altrettanto efferati e coevi, che, come vediamo, risalgono al 1972, al 1984, ben due, e al 1985.

Mmm. Li possiamo ricordare? Li possiamo ricordare, Manuè?

Allora, ammetto che il '72, il '72, lo posso dire. Sì. '72, certo. Eh, '72 è la famosa Escobar, Escobar. Esatto. Poi a '85, a Palmerino, sarebbe la la Fantoni, sì, sotto l'ulivo. '84, qual è? La Caltabellotta? Concezione o Palmerino? Eh, non credo che nei, abbiamo preso in considerazione la Caltabellotta. Noi abbiamo preso in considerazione altri due delitti, il Borselli, no? Sì, che sono, che sono il Borselli e un altro, di cui magari adesso è un po' prematuro parlare. Diciamo che c'è qualche indagine in in corso, diciamo così, su questo personaggio.

Eh, ma ascoltami, e se posso aggiungere questo, l'aspetto che ci ha colpito è che questi quattro delitti sono, come vediamo, molto, molto vicini fra di loro, e sono intorno a due abitazioni dello stesso individuo, che ritroviamo poi nella storia del Mostro di Firenze.

Eh, ma quelle tre C sotto a sinistra, giù in blu, che sono queste tre C sotto, qua, e queste tre C sotto, sono evidentemente pertinenze del medesimo individuo.

Mmm, mmm. Ok. La V in verde, cos'è?

Ce ne sono qualcuna dispersa, diciamo, sono sono pertinenze di un altro individuo di interesse.

Mmm. E così come la R.

Bene, questo era solamente per sottolineare che dei tre individui interessanti presi in considerazione, l'unico che ha una fortissima prevalenza e corrispondenza con il centro è quello che noi, per convenzione, abbiamo chiamato C.

Ma, e perché li abbiamo chiamati A, B, C? Abbiamo dato le alfab...

Ma, scusami, questa R gialla e nell'ovale nero, perché l'hai, diciamo, l'hai sottolineata?

Eh, dunque, questa E perché in questo caso, questo signore, che nel nostro elenco, la R non vuol dire che il suo nome inizia per R, è soltanto una codifica anonima. Quindi erano tutti signori messi in ordine. Dal il primo, anziché chiamarlo uno, perché altrimenti l'avremmo confuso con i delitti, l'abbiamo chiamato A. Il secondo era B, il terzo era C. Il signor R, che quindi, siccome abbiamo compreso anche la J, la K e le lettere dell'alfabeto inglese, sarà stato il quarto. Aveva una residenza principale, che è quella in giallo, ma poi aveva delle pertinenze.

Ti posso fare una domanda? Ema, tu sai che a me le domande mi vengono a volo. Noi stasera non abbiamo preparato niente. Ascoltami, ammettiamo che sia stato Pacciani, ammettiamolo. Secondo te, aveva avuto sodali? Se li ha avuti, sia dal primo omicidio?

Questo non, io non ragiono mai con il "secondo me", e quindi non non voglio darti una risposta. Bene, io credo che Pietro Pacciani sapesse qualcosa di più di quello che che ha detto, e abbia fatto qualcosa di meno di quello che gli è stato imputato. Ciò non toglie che un suo, una sua partecipazione a questi delitti, credo che si, non la escludiamo, non la escludiamo, credo che sia difficile da da contestare. Eh, di tutti questi soggetti, però, quello che a noi interessa di più è questo signore, di cui troviamo un identikit avvistato il 6 settembre 1985 agli Scopeti. E mi ricordo che quando io trovai questo identikit all'interno della documentazione che mi era stata gentilmente messa a disposizione da Francesco Cappelletti, su permesso dell'avvocato Adriani, rest tutti quanti molto stupiti, perché a quanto pare, puoi metterlo?

Eh, sì, sì, ci sto provando, perché a quanto pare nessuno se n'era accorto. E sto facendo del mio meglio, ma a volte non riesco. Ho troppe finestre aperte.

Eh, eh, ma l'avevi passato prima, quindi era in sequenza. Poi si è perso, si è perso nei suoi nei suoi meandri, si è perso. L'avevo passato prima, ma poi si è perso nei suoi meandri.

Eccolo qua.

Eccolo. Eh, questo è il famoso uomo dai capelli rossicci. Eh, ma, mmm. Dunque, quando noi rinvenimmo questo, questo identikit, non ci, come dire, la cosa che a noi interessava era il fatto che questo signore fu notato la sera del 6 settembre 1985, quindi un venerdì, verso le ore 18 circa, a circa 100...

Scusate, è alto circa 1,80 m, se leggo bene. Capelli castani rossicci, viso pieno, età 30-45 anni. Dove fu avvistato, dunque?

Questo signore fu avvistato nascondersi nel bosco degli Scopeti, proprio nei pressi di dove, da lì a poco, verranno uccisi Nadine e Jean-Michel.

È dato, è dato. Ciao Simone D'Angelo, carissimo. Io amo Simone D'Angelo.

180 metri?

1,80 m.

Cos'è? 180 metri?

1,80 m.

Hai detto?

1,80 m.

Simone è attentissimo. Ascoltami, ma sì, vabbè, è un lapsus. Ema, qui. Sì, ma c'è una testimonianza. Chi, chi testimoniò? È dato sapere o non si può dire?

Sì, sì, sì, è dato sapere, perché la persona che, la cosa molto interessante è che il signore, o meglio, la coppia di di persone che notò questo individuo, si recò presso, quindi non fu raggiunta, non fu attinta dalle indagini, ma si recarono spontaneamente nei pressi di un comando di pubblica sicurezza. Adesso mi mi sfugge, eh, l'indirizzo preciso, ma all'interno di tutto questo ragionamento che noi brevissimo, che abbiamo cercato di riassumere questa sera, appare ovvio che si dovesse cercare all'interno del, eh, dell'intorno amicale del Pacciani, un individuo che avesse nel suo passato una storia di violenze di un certo livello, e che laddove fosse assomigliato ad una, in base al criterio di opportunità, ad una delle persone notate nei pressi del luogo e dell'ora del delitto, avrebbe sicuramente rivestito un interesse investigativo. Cioè, essere amico del Pacciani, avere le, come dire, oltralpe, essere quindi, avere al suo attivo diversi delitti, e avere poi la somiglianza con una persona notata, criterio di opportunità, nei pressi e nei luoghi, scusate, nei pressi e negli orari di uno dei delitti, quello avrebbe avuto di certo un, come dire, un interesse particolare all'interno di un'indagine parallela. Di cui mi sono occupato successivamente, è emerso effettivamente un individuo che assomiglia molto a questo signore, che tra l'altro, comunque, è deceduto, e quindi abbiamo deciso di dare comunicazione alla polizia giudiziaria, e lo abbiamo già fatto.

Ora, ma scusami, quest', quando avvenne sta testimonianza, che a quanti, a quanta distanza, non ricordi?

Non me lo posso ricordare.

Ok. Senti, voglio, allora, salutiamo pure il dottor Parker e Simone D'Angelo. Em, ma se ingrandisci quello che c'è scritto? Simone D'Angelo dice che c'è scritto 1,80 m, cioè proprio sulla, sulla, capito, sul sul dattilo scritto.

Sì, ma sì, darsi, ecco, che magari, magari possono, insomma, ci può essere un piccolo...

Una piccola svista anche da parte di chi scrive. No, vabbè, ma Simone, Simone, Simone nota tantissimi particolari, lo apprezzo anche per questo. E il diavolo sta nei dettagli, bravo. Solo che il diavolo non sempre fa le pentole senza i coperchi. Eh, certo. Eh, ma volevi per concludere? Volevamo parlare di tracce di sangue, di qualcosa, una cosa veloce. Ma no, io, io credo che ecco, darei a questo punto seguito alle alle attività che sono in corso e poi ce lo seremo in futuro, diciamo così. Va bene, ok. Io ringrazio te. Anche perché, come è stato per altri casi di cui ci siamo occupati, come per esempio Via Poma, quando la comunicazione viene ufficializzata all'interno di un canale istituzionale, noi interrompiamo la comunicazione e chiediamo a tutti i collaboratori di fare altrettanto, pena la perdita dello status di collaborazione. Certo. E prendiamo solo quest'ultima domanda di di Sandra. Dai, il questo soggetto dai capelli rossi è quello famoso avvistato nel bar, del bar d'Ar Emanuele? No, questo signore è stato avvistato nell'85, il 6 di settembre. SC. L'anno dopo, sì, a Scopeti. Quindi la quell'altra persona avvistata dal dal Baldo Baldassi, diciamo, non non abbiamo contezza di chi di che possa essere. Insomma, abbiamo abbiamo abbiamo fatto delle ipotesi e le abbiamo già in passato sottoposte all'attenzione della polizia giudiziaria e lo faremo nuovamente. Poi ecco che che intorno all'area di questi delitti ci fossero dei guardoni, questo è risaputo e che quindi alcune di queste persone potessero semplicemente essere guardoni o curiosi che passavano di lì per caso e che dopo, proprio perché non avevano nessuna intenzione a finire nel nel tritacar ne delle indagini, si siano dileguati nel nulla. Certo. Però, però, se mi è concesso, l'uomo del Bardazzi ha un dettaglio che è stato preso in grandissima considerazione dalla polizia giudiziaria, e cioè l'anello che indossava questo signore. Benissimo. E vabbè, possiamo concludere così. L'ultimissima cosa, Emanuele, tu, abbiamo fatto la locandina, insomma, tu tu hai scritto, hai è stato, abbiamo scritto, insomma, una nuova si apre una nuova indagine, così, giusto? E gli elementi ci sono tutti e e quindi vediamo se c'è una una una corrispondenza. Ecco, poi a distanza di così tanti anni, ormai queste persone probabilmente sono decedute. Ho capito. Eh, ma c'è Simone che fa questa domanda, non lo so, la vogliamo prendere in considerazione? Quale domanda? Simone D'Angelo, quindi questo tizio che avete individuato è lo stesso di Coki, oppure l'identikit di Uras somiglia un sacco di gente? Beh, allora, io potrei non sapere. Paola ha sempre fatto un ottimo lavoro. Potrei non sapere chi è la persona di cui a cui si riferisce. È chiaro che anche qui si parla di di identikit e di somiglianze, quindi questa questo identikit potrebbe anche sicuramente assomigliare a più di una persona. D'altronde, anche dal punto di vista genetico, esiste una identità genetica tra due individui, due individui ogni 2 miliardi, credo. Quindi un'identità somatica. Sì. Ripostare. Certo, perché poi ricordiamo che tu sei uno dei genetisti più famosi d'Italia, diciamo, forse d'Europa, eh, diciamolo pure questo. Oh, allora, sicuramente del condominio al quale appartieni. Va bene, possiamo chiudere. Emanuele? Sì, ok. E ci sentiremo presto con voi due e su altri argomenti e Ok. Ciao Emanuele. Ciao Riccardo. Buonasera e e ciao Antonella. Buonasera a tutti. Buonasera. Sal a tutti. Buonasera.