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PERCHÉ NO. Marco Travaglio: "Come funziona oggi il processo e cosa cambierebbe se vincesse il Sì"

Marco Travaglio29:06

Transcription

Quando parliamo di Costituzione, perché è questo che viene toccato dalla riforma su cui dovremmo dire sì o no, è la Costituzione. Dobbiamo immaginare un orologio svizzero perfettamente funzionante con un'infinità di ingranaggi anche minuscoli, toccando uno dei quali salta tutto. Oppure la classica catasta a piramide di barattoli al supermercato, ne sfili uno, vieni giù tutto. Questo è il rischio che si corre toccando la Costituzione in maniera scriteriata. Tu scrivi una cosa, cambi un articolo e in realtà fai venire giù tutto, anche quello che non compare.

È importante quindi il testo di questa riforma, ma è importante anche il contesto in cui avviene ed è importante la testa dei magistrati così come verrà fuori da questa riforma. Sono tutti aspetti invisibili che noi dobbiamo prepararci a prevedere per capire i pericoli del sì, cioè di questa riforma dentro la Costituzione.

Oggi quel meccanismo perfetto dell'orologio svizzero dove tutto si tiene insieme è formato da alcuni capisaldi. Li leggo perché bisogna essere precisi. Stiamo parlando della Costituzione che i padri costituenti ci hanno consegnato nel 1948. Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, articolo 3, importantissimo, infatti è uno dei primi. Se i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge, ovviamente i magistrati che sono chiamati a far rispettare la legge sono soggetti soltanto alla legge e sono autonomi e indipendenti da ogni altro potere. Per garantire l'uguaglianza dei cittadini ci vuole una magistratura tutta indipendente e autonoma da ogni altro potere. E non solo, i magistrati sono inamovibili, i politici non li possono spostare come gli pare. Gli spostamenti dei magistrati li decide a certe condizioni il Consiglio Superiore della magistratura che garantisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura stessa e dei singoli magistrati che vengono attaccati dai potenti. Nessuno può trasferire i magistrati e nessuno può punirli per il merito delle loro decisioni, a meno che non siano impazziti, abbiano adottato dei provvedimenti abnormi, folli e allora ovviamente interviene il CSM.

I pubblici ministeri devono garantire a ogni cittadino di avere giustizia perché siamo tutti uguali di fronte alla legge. Quindi se il cittadino, l'ultimo cittadino, il più piccolo, il più impotente, il più inerme, ha subito un torto anche dall'uomo più potente d'Italia, siccome siamo tutti uguali di fronte alla legge, quando denuncia il sopruso del potente davanti al PM, il PM ha l'obbligo di esercitare l'azione penale, cioè in presenza della denuncia con la notizia di reato di aprire un fascicolo. Guardate che non è così dappertutto. In America i poliziotti dell'IS possono sparare a sangue freddo ai passanti disarmati, alle donne, agli uomini e non scatta nessun procedimento penale perché lì è facoltativa l'azione penale, qui è obbligatoria. Io presento una denuncia e il giudice la deve esaminare. Non è che mi deve dare ragione. Se ho ragione mi deve dare ragione. Se ho torto mi deve dare torto. Però deve indagare. L'obbligo di azione penale è garanzia della nostra uguaglianza di fronte alla legge.

Solo, ma sia il pubblico ministero che fa le indagini, sia il giudice che poi valuta e giudica il fatto reato per vedere se c'è, se non c'è, se uno l'ha commesso, se uno non l'ha commesso, se ci sono prove sufficienti che l'abbia commesso oppure no. Sia il PM sia il giudice devono essere imparziali, tutti e due, perché il loro scopo è lo stesso. Il PM cercare la verità, il giudice accertarla. Verità. Per cercare la verità bisogna essere imparziali, cioè non bisogna avere pregiudizi, non bisogna aspettarsi vantaggi e non bisogna temere svantaggi dalle proprie indagini e dalle proprie sentenze.

Ma le indagini chi le fa? Materialmente coordinato dal pubblico ministero c'è la polizia giudiziaria. Che cos'è la polizia giudiziaria? Sono delle sezioni speciali delle forze dell'ordine, carabinieri, polizia, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Polizia Municipale, cioè vigili urbani, eccetera che però non dipendono come i carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza, i vigili dai ministeri della difesa, dell'interno, delle finanze, dal Comune, dal sindaco. La polizia giudiziaria è sotto il controllo del pubblico ministero. La Costituzione dice che l'autorità giudiziaria, cioè il pubblico ministero, dispone direttamente della polizia giudiziaria, perché anche la polizia giudiziaria che fa le indagini deve essere indipendente. Il poliziotto di solito dipende dalla questura e la questura dipende dalla prefettura e la prefettura dipende dal ministro dell'interno. Idem i carabinieri dal Ministero della Difesa, idem i finanzieri dal Ministero dell'Economia. Quelli di questi corpi di forze dell'ordine che fanno parte della polizia giudiziaria dipendono dal pubblico ministero e quindi non hanno nessun obbligo di riferire quello che stanno facendo nelle loro indagini segrete ai loro superiori che dipendono dai ministri. Perché? Perché se stai indagando su un ministro o su un amico di un ministro è bene che quelle cose il ministro non le venga a sapere. Ok?

Vedete che tutto si tiene. Siamo partiti da l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e tutti i corollari che sono stati messi intorno all'articolo 3 sono la garanzia che siamo tutti uguali davanti alla legge. Naturalmente i magistrati non possono essere assunti per raccomandazione o per segnalazione, sono assunti per concorso. Concorso di stato bandito dal Ministero della Giustizia. Anche lì tutti uguali al blocco di partenza per merito e non per segnalazione.

Questo è il quadro in cui si iscrive il funzionamento della giustizia. Parliamo di quella penale. Chi fa le indagini? Il pubblico ministero. Chi è il pubblico ministero? E pensate alla parola pubblico ministero è colui che amministra la giustizia nella fase delle indagini per conto pubblico, cioè per conto di tutti noi cittadini. È la parte pubblica delle indagini. Chi è la parte privata? L'imputato. Infatti l'imputato mica se lo sceglie il pubblico ministero, perché il pubblico ministero te lo dà lo Stato. Tu imputato, anzi nella fase delle indagini indagato, ti nomini e ti paghi l'avvocato, che è la parte privata del processo. Quindi, ovviamente il pubblico ministero deve cercare la verità, l'avvocato no. All'avvocato non deve interessare se l'indagato è colpevole o innocente, lui lo deve difendere per eh tutelare al massimo i suoi interessi e se nelle sue indagini difensive scopre eh degli elementi a carico che incriminano il suo cliente, ovviamente se li deve tenere per sé, mica li deve portare al magistrato, non è mica matto, lui difende il suo cliente. È il pubblico ministero che deve trovare tutti gli elementi nelle sue indagini, sia quelli a carico dell'indagato, sia eventualmente se ritrova a discarico dell'indagato. Perché? Perché il pubblico ministero, a differenza dell'avvocato, non è pagato per ottenere condanne, mentre l'avvocato è pagato per ottenere assoluzioni. Il pubblico ministero è pagato da noi cittadini per ricostruire la verità sulla base della denuncia che ha ricevuto dalla vittima o dalla notizia di reato che gli hanno portato le forze dell'ordine o che ha letto sul giornale o che ha scoperto in televisione o che gli è arrivata, che ne so, per lettera anonima o per lettera anche scritta. Prende la notizia di reato, delega la polizia giudiziaria a indagare e il mandato è molto semplice, ricostruire come sono andate le cose per vedere se le persone indiziate, gli indagati sono o non sono responsabili di un certo reato. Questo serve di indagine che poi per certi casi più tecnici eh si avvale anche di consulenti tecnici del pubblico ministero. Tanto l'avvocato eh nomina i consulenti tecnici della difesa e poi c'è un'altra parte del processo che si chiama parte civile. È la vittima che denuncia il reato e che nomina un suo avvocato e per i reati che ledono gli interessi dello Stato, anche lo Stato può costituirsi parte civile. Per le stragi di mafia si costituisce parte civile, sia il Ministero della Giustizia, sia il Comune di Palermo per quanto riguarda le stragi che si sono svolte a Palermo, eccetera. Quindi l'avvocato di parte civile fa l'opposto di quello che fa l'avvocato difensore, di solito chiede la condanna poi dell'indagato.

Questo funziona nelle indagini. Che cosa fa il PM oltre a indagare insieme alla polizia giudiziaria? Beh, deve tutelare il bene dell'inchiesta, cioè l'integrità dell'inchiesta, quindi deve salvaguardare che gli atti che lui trova non vengano inquinati. Deve salvaguardare l'indagine dall'eventuale fuga dell'indagato, deve salvaguardare l'indagine dal rischio che l'indagato, se lasciato libero, continui a commettere reati e a fare altre vittime. E quindi ci sono dei casi eccezionali, perché lì si tratta di togliere la libertà a un cittadino che non ha ancora avuto nemmeno il processo, dei casi cautelari per cui è indispensabile che il cittadino indagato non ha ancora processato venga messo in carcere o agli arresti domiciliari o sottoposto ad altri vincoli più blandi, obbligo di firma, in questura, divieto di dimora in un certo luogo. Pensate a quelli che sono accusati di stalking o di picchiare i parenti o di molestare le figlie o cose di questo genere. Allontanamento immediato, non si può aspettare il processo da un certo luogo, addirittura da una certa città.

Cosa fa il PM in questo caso? Chiede al giudice per le indagini preliminari che vigila sulla legalità delle indagini di applicare delle misure cautelari. Il PM non le può decidere da solo, deve chiedere al giudice di disporle. Se il giudice le dispone, la persona che viene arrestata o messa ai domiciliari o con altri obblighi può ricorrere contro queste misure cautelari al Tribunale del Riesame, tre giudici oltre al GIP che le ha decise. E se il tribunale del Riesame gli dà torto alla Cassazione, cinque giudici.

L'indagine va avanti e a un certo punto può essere necessario intercettare delle persone, pedinarle, perquisirle. Fare dei sequestri di atti presso il loro ufficio o le loro case. Il PM non può decidere quasi niente. Deve sempre chiedere al giudice per le indagini preliminari il GIP, come per le misure cautelari, anche per le intercettazioni, per le perquisizioni, per i sequestri. Se il GIP li accorda, va prende quello che gli serve, oppure fa intercettare per un certo numero di giorni e se ne ha bisogno di più deve sempre chiedere al GIP di prorogare. Non sempre il GIP gli dà la proroga perché magari ritiene che non ci siano più le esigenze per le intercettazioni.

Così funzionano le indagini. Avete capito che il PM non è l'avvocato dell'accusa, il PM è un organo di giustizia che con la stessa testa del giudice, ecco perché è meglio che abbia fatto anche per un certo periodo il giudice, imparzialmente fa le indagini per scoprire se il reato è stato commesso e se il reato l'ha commesso la persona su cui lui sta indagando. Se scopre che non è stata quella persona o che comunque non ci sono elementi sufficienti per arrivare a un processo e a una condanna di quella persona, chiede lui l'archiviazione oppure il proscioglimento, oppure se lo scopre al processo chiede l'assoluzione. Capita spesso che i PM chiedano di scagionare l'indagato o l'imputato, mentre non capita mai che gli avvocati difensori chiedano di condannare il loro cliente. Se il PM nasconde al giudice degli elementi a favore dell'indagato, commette un reato falso per sottrazione e commette un'infrazione disciplinare, quindi viene condannato in tribunale per il reato e disciplinarmente dal CSM. Viceversa, l'avvocato che porta al giudice un elemento incriminante per il suo cliente, commette un reato infedele patrocinio e lo cacciano dall'ordine degli avvocati perché non c'è peggior avvocato di uno che fa condannare il suo cliente, mentre il suo dovere è farlo assolvere.

Quindi voi capite che sono importanti tutte e due le funzioni PM e avvocato difensore, ma non possono essere messe sullo stesso piano perché? Perché il PM lo puniscono se nasconde la verità, l'avvocato lo puniscono se dice la verità sul suo cliente. È evidente che non si possono mettere sullo stesso piano. È preziosissimo il ruolo dell'avvocato e ve lo dice uno e se non avesse dei buoni avvocati sarebbe già in galera. Ma non è paragonabile al ruolo del PM che deve avere la testa imparziale del giudice per cercare la verità, non per far condannare uno a purché sia a caso, non per fare la collezione degli arresti, delle perquisizioni, dei sequestri, dei rinvii a giudizio e delle condanne. Non ha il cottimo sulle accuse il PM. Il PM ricerca la verità e la porta al giudice che la accerta.

Avete capito com'è importante che le carriere rimangano unite? Anzi, sarebbe importantissimo che il PM faccia un pochino anche il giudice in una fase della sua carriera. Impari anche come si vedono le cose dall'altro lato della barricata ed è importante che il giudice in una certa fase della sua carriera faccia un po' anche il PM perché così impara com'è difficile trovare la prova e dà più valore a quell'indizio che quando glielo porta il PM, se lui decide che è buono, diventa una prova. Perché? Perché il processo, ve l'ho detto, comincia con l'indagine preliminare che si conclude dopo un certo periodo, fissato dalla legge con le richieste del pubblico ministero che ancora una volta non può decidere niente, deve rivolgersi non più al GIP, ma al GUP, cioè al giudice per l'udienza preliminare per chiedergli di rinviare a giudizio il suo indagato, se ritiene di aver raggiunto elementi sufficienti per farlo condannare oppure il proscioglimento del suo indagato se ritiene di non aver raggiunto elementi sufficienti, anche se al sospetto che sia stato lui non l'ha provato, oppure se si è convinto che l'indagato non c'entri niente. In quel caso chiede il proscioglimento e poi decide chi? Il giudice, il GIP. È lui che rinvia a giudizio quello che non è più l'indagato, ma da quel momento se viene rinviato, se c'è la richiesta di rinvio a giudizio, diventa imputato. Se uno viene rinviato a giudizio, a meno che non abbia patteggiato la pena col PM o non abbia scelto il rito abbreviato che si svolge in udienza preliminare eh davanti al GUP e ha scelto il dibattimento, allora si va al dibattimento.

Cos'è il dibattimento? È il processo pubblico con il pubblico in sala, con il giudice, anzi eh sono tre i giudici, a meno che non sia un giudice monocratico per i reati meno gravi. C'è il giudice con i due giudici a latere, il presidente coi due giudici a latere. Se sono casi di omicidio o di reati particolarmente gravi, c'è la Corte d'Assise e allora lì sapete che c'è non solo il giudice col giudice latere, ma c'è anche la la giuria dei cittadini estratti a sorte che diventano giudici nei processi più gravi. Questo è il dibattimento.

Cos'è il dibattimento? È il replay di tutto quello che è avvenuto nell'inchiesta. Perché? Perché il giudice non lo sa quello che è avvenuto nell'inchiesta e non gli viene mandato. Riceve dal GUP una sintesi molto succinta degli atti, delle indagini del pubblico ministero e dei difensori, ma il grosso lo scopre anche lui al processo come il pubblico, la stessa cosa. Il PM riporta in aula tutte le persone che ha sentito, testimoni, indagati, coindagati, indagati di reato connesso, pentiti, eccetera. E se vuole anche l'imputato e li interroga davanti al giudice. Anche l'avvocato difensore, anche l'avvocato di parte civile interrogano le stesse persone e poi interrogano anche le persone che decidono di portare loro come testimoni quelli di parte civile a carico dell'imputato, i difensori a discarico dell'imputato. Cross examination, le stesse persone che vengono sentite dal PM, dall'avvocato difensore, dagli avvocati di parte civile e il giudice assiste e si fa un'idea. E sono cose tecniche, si nomina pure lui un consulente tecnico che però, essendo del giudice si chiama Perito. E poi dopo il dibattimento, quando si è finito di sentire tutti, sapete che c'è il PM che fa la requisitoria, chiede se si è rimasto dell'idea che l'imputato è colpevole, chiede la condanna a tot anni e spiega perché e poi l'avvocato difensore e l'avvocato di parte civile fanno le arringhe e chiedono, di solito uno chiede l'assoluzione, gli altri chiedono la condanna a tot. Ah, e perché? E poi i giudici si ritirano in Camera di consiglio ed emettono la sentenza. E salvo rare i casi in cui è contestuale, dopo due o tre mesi depositano le motivazioni dove spiegano perché hanno o assolto o condannato o prescritto eh l'imputato.

Perché sono importanti le motivazioni? Perché su quelle sia il PM, sia l'avvocato difensore, sia l'avvocato di parte civile fanno l'impugnazione in appello. Dice questo non ci convince, questo non va bene, questo non è vero, qui hanno ignorato questo elemento che abbiamo portato oppure abbiamo trovato degli elementi nuovi e quindi bisogna fare l'appello. Presentano richiesta d'appello e quindi si fa il processo davanti alla Corte d'Appello. Lì non c'è più il pubblico ministero. Chi fa il pubblico ministero in appello? Il Procuratore Generale presso la Corte d'Appello che è sempre requirente. I giudici sono i giudici della Corte d'Appello e poi ci sono gli avvocati, di solito gli stessi, e si rifà il processo di primo grado oppure si riesaminano, nei casi dei processi più brevi le carte alla luce di quello che hanno obiettato alla sentenza di primo grado il PM e gli avvocati difensori di parte civile. I giudici di appello fanno la loro sentenza e lì si vede se confermano quella di primo grado, se la modificano in parte o se la stravolgono completamente. Capita spessissimo che una condanna in primo grado diventi assoluzione in appello con una soluzione in primo grado diventi una condanna in appello.

Motivazioni PM, PG, Procuratore Generale e avvocati le leggono e ricorrono, possono ricorrere, di solito lo fanno in Cassazione se non sono convinti. I PM se c'è una condanna magari ricorre in Cassazione per far annullare la sentenza d'appello e ottenere una condanna più alta. Se c'è una condanna, il difensore sicuramente ricorre in Cassazione nella speranza che venga annullata e dalla parte civile eh all'opposto. Azione, si va a Roma davanti a un collegio di cinque persone o nove nei rari casi in cui se ne occupa le sezioni unite e lì c'è il Procuratore Generale della Cassazione che fa il PM e ci sono gli avvocati patrocinanti in Cassazione che fanno i difensori e le parti civili. Lì il processo non si ripete più con tutte le audizioni, salvo rarissime eccezioni, si studiano gli atti, cioè la motivazione dell'appello, si studiano i ricorsi contro la motivazione dell'appello, che di solito sono ricorsi di legittimità, cioè si parla soltanto di eventuali violazioni delle leggi e delle norme da parte della Corte d'Appello contestate dal PM o contestate dall'avvocato, dagli avvocati e poi la Cassazione emette la sentenza che di solito è definitiva perché è l'ultima e quindi conferma la sentenza d'appello oppure annulla la sentenza d'appello senza rinvio e quindi pietra tombale sul processo oppure la annulla con rinvio.

Cosa vuol dire il rinvio? Che la Corte di Cassazione ordina un nuovo processo d'appello perché non è convinta della sentenza, non può arrivare a una decisione definitiva e quindi chiede a una nuova formazione di Corte d'appello di rifare il processo d'appello o per ritoccare la pena oppure per cambiare qualcosa oppure per cambiare tutto. Quindi, nuovo processo d'appello, di solito nuova Cassazione e poi di solito finisce lì.

Questo è il processo penale. Avete visto com'è importante che l'irrequiriente, cioè quello che indaga il pubblico ministero, che poi diventa PG in appello e in Cassazione, Procuratore Generale, abbia la stessa formazione del giudice. Perché? Perché svolgono funzioni diverse, ma le devono svolgere con la stessa mentalità. Oggi ce l'hanno, la mentalità dell'imparzialità che cerca la verità dei fatti. Ce l'hanno perché è perché quando vengono educati e formati non hanno ancora deciso se fare l'una o l'altra carriera e quindi vengono tutti formati alla ricerca della verità e all'accertamento della verità. Poi quando fanno i PM la cercano e quando fanno i giudici la accertano.

È molto pericoloso separare i loro percorsi alla fonte quando iniziano l'educazione, perché se uno viene educato a fare il PM verrà educato inevitabilmente a fare il poliziotto e cioè ad accusare, accusare, accusare, accusare senza guardare se uno è innocente, colpevole e ci sono elementi, non elementi, perché perché entri nella mentalità del poliziotto che è ottima, ma non c'entra niente con la giustizia, c'entra con la repressione. Il poliziotto fa carriera sulla base delle statistiche della sua attività annua. Ogni anno presenta io quest'anno ho fermato tante persone, arrestato tante persone, perquisito tante persone, sequestrato tot bottini di droga o di soldi e di furtiva. Sono stato bravo. Il PM non è bravo se fa condannare tanta gente, è bravo, paradossalmente anche se non fa condannare mai nessuno, se non è mai convinto che il suo indagato sia colpevole. È il primo difensore del cittadino che incappa nelle maglie della giustizia. Stiamo attenti prima di eh strappare la sua testa da quella della cultura della giurisdizione, cioè dell'imparzialità e della verità, perché avremo un PM Torquemada, un PM super poliziotto, un PM che non va tanto per il sottile perché deve fare numero, deve vincere il processo. E allora vedete che il processo italiano che è finalizzato all'accertamento della verità diventerà, anche se non c'è scritto nella riforma, un processo all'americana, una gara, un match. L'arbitro, due squadre, l'avvocato dell'accusa. In America non c'è il PM, eh, c'è un avvocato ingaggiato dal ministro della giustizia per fare il PM, il prosecutor, prima poi di darsi alla politica che può aprire le indagini quando gli pare, non aprirle quando gli pare perché non è obbligato all'azione penale e dall'altra parte l'avvocato della difesa ping pong davanti al giudice. Una partita. C'è un poeta americano che ha detto che la giuria in America, quella che giudica gran parte dei processi, sono 9 o 12 persone convocate in tribunale per decidere chi ha l'avvocato più bravo, non chi è colpevole, chi è innocente, non cosa è successo, non la verità dei fatti. È più bravo il l'avvocato dell'accusa o l'avvocato della difesa? Quello più bravo vince. Chi è che ha l'avvocato più bravo di solito? Chi ha più soldi. E infatti in quel processo lì chi non conta niente è spacciato e quindi anche se è innocente di solito patteggia una pena perché sa che lo rovinano se non ha un buon avvocato. Da noi non è così. Da noi l'avvocato ce l'hai gratis. Ma prima ancora dell'avvocato, se incontri un PM bravo, è il PM il tuo difensore, perché se scopre che non c'entri niente archivia subito, non ti manda nemmeno a processo.

Quindi avete capito che tutte queste cose non le leggete in quel quesito che troverete nella scheda, ma sono le conseguenze di una riforma che ha un doppio fondo molto nero e molto putrido che noi non vediamo. E io ho cercato di spiegarvelo in sintesi, in parole semplici, in questa breve chiacchierata e anche in questo libro, perché no. Ah.