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I libri citare argento, scritto da Marco Erba, è stato pubblicato per la prima volta il 3 novembre 2020 dalla casa editrice Rizzoli. È formato da 269 pagine e fa parte del genere romantico. Marco Erba è anche l'autore del libro "Fra me e te", è il suo primo romanzo e ha avuto molto successo in Italia.
Marco è andato a Milano nel 1981, prima di diventare insegnante di lettere in un liceo nel 2007. Dopo la laurea in lettere, è diventato prima giornalista e poi addetto stampa. Prometeo città la gente non sono solo 11 libri. Infatti, ha anche scritto "Ci baciamo a settembre" e "Insegnare non basta".
Prima di iniziare a parlare della trama del romanzo, bisogna anche contare che è divisa in due parti. Una parte è la storia di Greta, 14 anni, che vive a Milano e che ha una grande passione per il nuoto. L'altra parte è la serie di suo padre musulmano di origini bosniache, che avrebbero iniziato durante gli anni dell'assedio.
Il libro inizia raccontando la storia di Greta, che, come ho già detto, è una ragazza che vive a Milano. È una grande passione per lo sport e per gli unicorni. Data la sua passione per lo sport, Greta va spesso a fare allenamento e ogni volta che ci va, incontra questo ragazzo che si chiama Nathan. Nonostante non ci sia neanche un'amicizia, ma solo un rapporto di conoscenza tra i due, Greta parla molto con l'amica Marta di Nathan, fantasticando sul loro futuro insieme.
Un giorno, senza preavviso, Nathan invita Greta ad andare a un appuntamento con lui. Greta accetta e durante questo appuntamento i due si baciano. Appena tornata, Greta è molto entusiasta della giornata e cerca di parlare con Nathan. Nonostante tutti i suoi sforzi, Nathan non risponde né alle chiamate né ai messaggi. Le risponde solo il giorno dopo, in modo brusco e maleducato. Con il passare del tempo, Greta nota che Nathan sta continuando a perdere interesse in lei.
Un giorno, Marta sta parlando della festa che è nata la sera prima e racconta che ha visto Nathan e Anna insieme. La ragazza, colpita, è triste per l'accaduto. Quindi, durante l'allenamento, cerca di confrontarsi con Nathan a bordo piscina. Però, Greta nota che il ragazzo e la rivale stanno continuamente insieme e quindi decide di lasciare perdere.
Tornata a casa, ad allenamento, ha una conversazione con i suoi genitori su un argomento che viene spesso discusso ultimamente, ovvero il suo viaggio a Sarajevo. Infatti, la ragazza vorrebbe essere accompagnata dai genitori perché leggere contro nuotatori serbi e incontrare la nonna che vive lì. Durante le due settimane che mancano prima della prossima competizione, Greta scopre che Anna non andrà a Sarajevo perché la ritiene una città sporca e inumana.
Le due settimane passano e Greta vince la competizione. Dopo aver vinto, entra negli spogliatoi e sente Anna esprimere delle opinioni molto sprezzanti e offensive verso le persone musulmane. Greta, sentendosi in causa, si arrabbia e iniziano a litigare con Anna, dopo essersi appena graffiato a vicenda. Le ragazze vengono interrotte dall'allenatore, che gli ordina di tornare a casa immediatamente.
Dopo mesi di allenamento e studio, è della partenza per Sarajevo. Nonostante i tanti litigi, il padre di Greta, Edin, si rifiuta di tornare in Serbia e la ragazza parte con la sua squadra. Greta arriva a Sarajevo e, come al solito, vince la competizione contro i nuotatori serbi. Dopo essersi congratulata con gli altri partecipanti, nota sua nonna Ema, che è nella folla. Dopo essersi cambiata, finalmente Greta incontra sua nonna dopo due anni. Successivamente, rientra in casa e si preparano per passare una settimana in compagnia dell'altra.
Il giorno prima del rientro di Greta, lei stessa scopre che sua nonna è seriamente ammalata e quindi, preoccupata, chiama i suoi genitori e li obbliga a prenotare un viaggio per Sarajevo al più presto. Nonostante l'iniziale riluttanza di Edin, dopo aver scoperto la malattia di sua madre, non esita neanche un secondo per partire per andare ad assisterla.
Le settimane passano e un giorno Ema va ad accompagnare dalla nipote in centro Sarajevo, in una pasticceria, per prendere uno dei suoi dolci preferiti. In questo luogo, Greta rincontrerà un individuo che l'aveva veramente accompagnata durante l'ultima competizione, ovvero Marco. I due si conoscono solo per nome, però Marco la riconosce subito e le offre di allenarsi con lui il giorno dopo.
Tra allenamenti, appuntamenti nel bosco, litigi e uscite notturne, i due si innamorano. Nonostante Marco sia di origine serba e Greta di origine musulmana, questo lo inizierà un grande problema per la ragazza, dato che, grazie alla sua tesina di terza media, conosce benissimo gli avvenimenti successivi alla caduta della Jugoslavia. Successivamente, si accorge che questo non deve intervenire nel rapporto tra lei e Marco e quindi, nonostante la rabbia di suo papà, continua la relazione con il ragazzo serbo.
Dopo pochi mesi, Greta deve ripartire per Milano, dato che i suoi genitori hanno trovato una badante che può prendersi cura di sua nonna e della sua malattia. Poco tempo dopo essere ritornata a casa, Edin e sua moglie informano Greta della morte della nonna. Poche settimane dopo i funerali, Greta partecipa a una gara molto importante per lei, ovvero la gara del lago di Como. Greta si è allenata molto per questa competizione e gareggia con la sua confidenza e competitività. Pochi secondi aver finito la gara, osserva il tabellone e scopre che Anna l'ha sconfitta per pochissimi centesimi di secondo. Nonostante la sua rabbia, la ragazza segue un saluto con la rivale.
Una volta tornata a casa, Greta riceve un messaggio da Anna e hanno una conversazione scherzosa e amichevole, che fa pensare al lettore che molto presto diventeranno amiche.
Contemporaneamente, viene raccontata l'infanzia e l'adolescenza di Edin. Viene raccontato come un bambino di 12 anni che vive a Doboj con la sua famiglia, ovvero sua madre Ema e suo fratello Paris. Inoltre, il piccolo è un migliore amico di nome Goran, che vive con i suoi genitori insieme a una collina. I due bambini sono molto amici e ignorano le preoccupazioni degli adulti sulla prossima risoluzione della Jugoslavia.
Faris si è sempre stato molto aperto sulle sue opinioni, soprattutto in famiglia, e dopo la caduta della Jugoslavia, annuncia sua madre che vuole unirsi all'esercito. Ema cerca di fermarlo, dicendo che se diventasse soldato, perderebbe il suo futuro. Nel frattempo, Edin va nella casa di Goran e sta ascoltando le opinioni di suo padre, Joan, un semplice falegname, che crede nell'unità della Jugoslavia. Joan, infatti, dice ai bambini che anche in caso la Jugoslavia cadesse, ormai croati, serbi e musulmani erano un unico popolo e non avrebbero iniziato una guerra.
Con il passare del tempo, le tensioni tra serbi e musulmani a Srebrenica continuano a peggiorare e scoppia la guerra. Faris si unisce all'esercito musulmano, che al momento era la maggioranza nella città. Nonostante scoprire la guerra, Joan deve continuare a lavorare per mantenere la sua famiglia e una mattina, che parte per andare a consegnare dei mobili, viene fermata in mezzo alla strada da un gruppo di musulmani, tra cui il fratello di Edin. Il gruppo uccide Joan e osservano il figlio Goran e la moglie che piangono e urlano dalla disperazione sopra il cadavere.
Il giorno stesso, Faris ritorna a casa e annuncia con orgoglio di aver ucciso Joan. Alla scoperta, Edin è sconvolto e decide subito di andare a trovare il migliore amico per consolarlo e sapere come si sente. Sale la collina e bussa alla porta, però l'unica risposta che riceve è Goran che gli ordini di andarsene. Al che, torna a casa, inizia a scrivere una lettera che il giorno dopo porrà sopra lo zerbino della casa dell'amico. La risposta che riceve lo distrugge. Infatti, il migliore amico Goran gli manda una lettera nella quale spiega che i due dovrebbero smettere di essere amici per colpa della loro origine.
Edin risale in lacrime la collina per andare a parlare con un altro bambino, ma scopre che lui e sua madre si sono trasferiti mesi prima. Edin cerca di ritrovare Goran, ma tutto invano. Grazie ad alcuni passaggi del libro, in cui Goran è protagonista, noi sappiamo che è entrata a far parte dell'esercito serbo e il giorno prima dell'assedio di Srebrenica, torna per l'ultima volta nella casa di Edin e ha visto la madre le intenzioni dei serbi. Ema rifiuta i consigli di Goran di andarsene dalla città e quando il figlio è di ritorno a casa, ordina a lui di scappare il più velocemente che può e di raggiungere Tuzla.
Dopo aver partecipato a una marcia straziante e mortale, raggiunge la città croata, dove si ricongiunge con la madre. Successivamente, scopriamo che dopo che Goran ha avvisato Ema, mentre stava andando dal resto dei soldati, incontra Paris. I due non si riconoscono per colpa del buio della notte, quindi Goran spara al giovane uomo e lo uccide. La storia si conclude con Goran che urla e si dispera sul corpo che lo stesso aveva ucciso.
Tra i personaggi più importanti, sicuramente Greta è quella che ha la maggiore rilevanza. È la protagonista del romanzo, a 14 anni, e vive a Milano con i suoi genitori. Sua madre italiana e suo padre di origine bosniache. Viene descritta come una ragazza molto sicura di sé, molto competitiva e amante degli unicorni. Sin dalle prime pagine del libro, viene molto evidenziato il legame tra lei e l'acqua. Nonostante la sua sicurezza e la sua spontaneità, durante il libro emergono alcune sue insicurezze come caratteristiche fisiche e caratteriali. Infatti, Greta durante tutto il romanzo esprime molto spesso la sua gelosia verso Anna.
Anna viene spesso definita dalla protagonista come la sua nemica. Infatti, Anna è alla sua rivale in classe, durante gli allenamenti e le gare di nuoto, e a livello amoroso. Anche Anna viene descritta come molto competitiva, ma diversamente da Greta, è molto popolare sia a scuola che sui social media.
Marco entra a far parte della storia verso la metà del libro, dopo la gara avvenuta a Sarajevo. Il ragazzo è il secondo interesse amoroso di Greta e, nonostante la sua giovane età, lavora nella pasticceria dei suoi genitori a Sarajevo.
Un altro personaggio importante che unisce le due storie del racconto è Ema, ovvero il nonno di Greta. Ema viene descritta come una donna di una certa età che soffre di una seria malattia che sta peggiorando. Ema viene ritratta con una donna che non ha problemi di raccontare il suo passato e che ha un legame speciale con la città di Sarajevo.
Il padre di Greta, ovvero Edin, è un uomo sulla quarantina che ha vissuto in prima persona la marcia della morte avvenuta a Srebrenica nel 1995. Il padre della protagonista, al contrario della nonna, non vuole raccontare né alla figlia né alla moglie delle esperienze traumatizzanti che ha vissuto nel passato. Nonostante questo, il libro ci racconta della sua infanzia e soprattutto dell'amicizia tra lui e il bambino Goran.
Anche Goran è un personaggio di estrema importanza e ci viene presentato come il migliore amico d'infanzia di Edin. Da bambino era molto ottimista, però dopo la morte del padre inizia ad odiare i bosniacchi. Infatti, dopo questa enorme perdita, entra a far parte dell'esercito serbo. Goran viene descritto molto dettagliatamente dal punto di vista psicologico, soprattutto guardando il suo senso di colpa. Infatti, nei primi aneddoti che ci vengono raccontati dalla sua vita, sembra che Goran non abbia rimorsi e sia semplicemente una macchina da morte. Successivamente, dopo l'incontro di facce famigliari, tra cui una ex compagna di nome Yasmine e, per ultimo, il fratello di Edin, Paris, scopriamo che Goran soffre molto per il senso di colpa che lo sta distruggendo emotivamente.
Ritengo che il libro abbia molte potenzialità che Marco Erba non ha colto e non ha ampliato, soprattutto nella storia di Greta. Infatti, il primo punto nella mia lista di aspetti negativi è la miglior qualità di una storia rispetto all'altra. Non penso che solo io, ma un grande numero di persone che ha letto questo libro può dire che la storia di Edin è scritta molto più accuratamente e con molti dettagli rispetto a quella di Greta. Infatti, nella storia di Edin si può percepire molto più il cambiamento di personaggi e cosa provano, anche nei momenti più pericolosi.
Ritengo che i due personaggi che sono descritti meglio in tutto il libro, infatti, siano Goran, infatti, durante il libro possiamo leggere e sentire il cambiamento che loro stessi vanno incontro e le loro risposte emotive ad alcuni eventi particolari del libro. Sono secondo me le più realistiche. Dall'altro lato, il modo in cui, secondo me, il lettore percepisce la storia di Greta è molto diverso. Infatti, credo che in alcune parti, specialmente la storia di Greta, non possa essere presa sul serio. Infatti, in alcune parti del libro sembra che quando Marco Erba racconta la storia di Greta, la scrive in modo quasi ironico. Non che sia necessariamente un aspetto negativo di un libro, sempre, ma in questo caso penso che avrei preferito avere una visione più realistica e seria della vita di una ragazza, soprattutto di un adolescente, che ha questi problemi con la xenofobia, soprattutto quella dei suoi compagni di classe.
Ovviamente, Marco tratta molto seriamente le parti del libro in cui spiega i problemi che Greta incontra a causa delle sue origini, ma il fatto che tratti meno seriamente gli altri aspetti della vita della ragazza ha fatto percepire a me personalmente Greta come uno dei personaggi peggiori di tutto il libro. Secondo me, un esempio della mancanza di serietà da parte dell'autore è il fatto che Greta ami gli unicorni. Non è il vero problema, ma il modo quasi infantile in cui l'autore spiega questa passione della ragazza. Un esempio può essere quando Marco, che Greta stessa definiscono come "la ragazza unicorno".
Un altro aspetto che io ritengo negativo è il fatto che, nonostante il libro faccia parte del genere romantico, la storia romantica tra Greta e Nathan, e che poi con Marco, non è veramente di qualità e non è originale. Durante il racconto del libro, è tutto molto cliché e penso che tutta questa presenza, anche di fatti scontati, porta anche al fatto che i personaggi diventino noiosi e ripetitivi, che si collega al terzo punto di quelli che io ritengo degli aspetti negativi del libro, ovvero la mancanza di sviluppo di alcuni personaggi.
Come ho già detto, però, non ho un'opinione negativa su questo libro. Infatti, ci sono anche degli aspetti positivi. Uno di questi è il fatto che l'autore ha usato delle testimonianze di persone che hanno veramente vissuto l'avvenimento. Questo fatto è molto importante perché è anche una voce ai sopravvissuti di avvenimenti così importanti che hanno cambiato così tanto il mondo. Grazie anche al fatto che Marco ha preso spunto da vere testimonianze, il libro racconta in modo semplice e realistico gli avvenimenti di Srebrenica.
Leggendo questo racconto, due passaggi meno completi molto. Il primo lo possiamo trovare a pagina 221 e dice: "La rete distrugge, è come se ti divorasse da dentro e ti togliesse tutto. Me ne rendevo conto, eppure per anni hai detto a tutti: 'I serbi mi sembravano un atto di giustizia nei confronti di Faris e della mia città, Srebrenica. Ho sognato la vendetta, una violenza giusta che cancellasse tutta la violenza che abbiamo subito, che mettesse le cose pari. Poi, però, ho capito che giustizia e vendetta non sono la stessa cosa'". Queste parole vengono dette dal personaggio di Ema e le ritengo molto importanti perché penso che spieghino uno degli scopi di questo libro. Infatti, ritengo che Marco Erba abbia scritto questo libro per far conoscere all'Italia gli avvenimenti di Srebrenica nel 1995 e per condividere anche un messaggio di convivenza e pace.
Un altro passaggio che ritengo molto importante si trova a pagina 20 e dice: "Adesso Edin era disarmato, si arrese alzando le braccia con un sorriso triste. Era finita. Si trovò di fronte a suo fratello Faris, che gongolava con il proiettore già pronto, in viso uno sguardo sadico che faceva terrore. Ma in battaglia era così, i legami di sangue saltavano, c'erano solo nemici o alleati. L'altro, di fianco a suo fratello, taceva. Così fu Faris a pronunciare la sentenza: 'Addio fratellino'. A Faris era il maggiore, chiamava Edin sempre in quel modo. Cadere per morire, suo fratello non se lo sarebbe mai immaginato. Uno scherzo terribile del destino. 'Dai, forza, colpiteli. Avete vinto'. Stava per chiudere gli occhi quando il cappello del compagno di Faris volò in aria, portato via da un proiettile velocissimo. Faris fece appena il tempo di voltarsi, il panico nello sguardo. Una palla di neve lo colpiva in pieno sul mento. Questo, questo passaggio non ha un vero e proprio valore significativo nel libro, ma lo ritengo molto interessante perché è proprio un'anticipazione degli avvenimenti futuri. Infatti, ci sarà una descrizione molto simile pagine più avanti, quando verrà descritta la morte di Joan e soprattutto riporta anche l'entrata dell'esercito di Paris."