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Ismo, lo voglio presentare brevemente a tutti voi. Il professor Elio Franzini è docente ordinario di estetica, una branca della filosofia, presso l'Università degli Studi di Milano, Università della quale è stato per molti anni preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e, recentemente, da 2018 a 2024, rettore e socio della nostra società. E, come molti di voi ricorderanno, due anni fa ha offerto un bellissimo corso nel nostro ambito, nelle nostre iniziative, sul concetto di bello, che potete rivedere, chi non l'ha visto, sul nostro canale YouTube.
Io voglio dire due parole, uno per quanto riguarda il tema di questo corso e della, nell'ambito delle iniziative della nostra associazione. Un'associazione come la nostra che vuole diffondere il momento decisivo è la capacità di saper diffondere il sapere in due discipline che sono difficili ma importantissime e centrali: la matematica, sicuramente, e l'altra è la filosofia. Se si vuol diffondere il sapere e non si comunica il sapere matematico e il sapere filosofico, c'è una grande limitatezza. E noi, con queste lezioni, quelle del professor di ora, sono lezioni di vera e propria filosofia su un tema, quello dell'Illuminismo, dedicato, come sapete, a un periodo, una corrente, un modo di pensare filosofico e non solo filosofico, che è stato importantissimo per la storia della filosofia e per la storia della nostra società. Ed è opportuno oggi fare i conti con questo, con questo Illuminismo.
Voglio anche segnalare, se permettete, se mi permettete, se permette il professor Franzini, anche il fatto che il professor Franzini, ora metto in condivisione un'immagine, ha pubblicato l'anno scorso un volume. Vengo subito a individuarlo. Scusate, che sono... Eccolo qui. Conto. Eccolo. Faccio subito. Eccolo. No, niente, niente, niente. Eh, sono, sono, sono, stavo prima facendo la prova prima. Allora, dov'era il volume? E scusa. Eccolo qui. Ecco, un volume. Lo vedete il frontespizio? È "La logica della verità. La metafisica e le cose". E ve lo presento questo volume perché è l'ultimo, credo, che ha pubblicato il professor Franzini in una lunga storia di pubblicazioni. E perché è anche dedicato a temi molto vicini a quello che racconterà nel corso delle sue lezioni. E vi esorto, chi può e chi vuole, a leggere, perché leggere testi filosofici e sentire lezione di filosofia è una cosa molto importante.
Voglio anche raccomandarvi, come ho fatto per gli altri corsi, di diffondere la notizia sulla nostra associazione e sulle iniziative di diffusione del sapere che svolge, invitando le persone che conoscete a visitare il nostro sito, a seguire le nostre lezioni che, come sapete, vengono registrate e poi diffuse sul canale YouTube. E perché questo che noi facciamo come diffusione del sapere possa arrivare al maggior numero di persone possibile. Qui mi fermo e do la parola al collega, all'amico, professor Franzini. Grazie Michele. Sì, posso... Eh, sì, magari S... Tolgo, tolgo la... Bravo, la condivisione, così devo solo fare un po' alla volta. Ecco, risolto. Bene, perfetto. Allora, beh, in primo luogo, se mi sentite, grazie, grazie per questo invito, grazie ai ai partecipanti. Se ci sono problemi di audio, ditemi, perché non sono abituato a parlare col microfono delle cuffie, quindi se ci sono problemi, fatemelo sapere.
Allora, in realtà, mentre parlava il professor Bruschi, che che torna, ringrazi, mi veniva in mente che la definizione principale dell'Illuminismo sembra connessa proprio al nome della associazione, "Piacere di sapere". Perché una delle prime, anzi, delle ultime definizioni di Illuminismo è quella che troviamo in Kant, "Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?", uno, questo abbastanza tardo del Kant, già critico. E la risposta, la risposta di di Kant è "Aude sapere", cioè "Osa sapere". E "osa sapere", "osare sapere" è una delle definizioni più più correnti dell'Illuminismo e di un Illuminismo perenne in ogni epoca.
E vengo al al al tema della prima lezione. Il tema della prima lezione è del primo incontro, della prima chiacchierata, è "Attualità dell'Illuminismo". All'interno di un di un corso che, di un breve corso, che ha il titolo generale "Grandezze e limiti dell'Illuminismo" e un sottotitolo, credo, che vuole vedere quelle che sono forse i tre principali orizzonti di di di genesi dell'Illuminismo medesimo, cioè estetica, filosofia e politica. Siamo abituati a dire, a sentirci dire, specie in epoca come questa, in epoca di di nuovi tribalism, in epoca di in un'epoca di di assenza di dialogo, di intolleranza, siamo abituati spesse volte a a dire che abbiamo bisogno di Illuminismo. Però, nel momento in cui noi diciamo che abbiamo bisogno di Illuminismo, forse non non sappiamo, non sappiamo ben definire che cosa intendiamo con questo Illuminismo. Non sappiamo, e tenderei a sottolineare questo tema, non sappiamo, vediamo se esiste un senso comune dell'Illuminismo, cioè se esiste veramente qualche cosa che unisca in sé le varie anime, i vari i vari momenti della tradizione e della storia dell'Illuminismo. L'Illuminismo può diventare un senso comune? Cioè, può diventare qualcosa di condiviso? Questa dimensione dialogica, questa dimensione che spesse volte si dice essere mancante nella nostra cultura, nella nostra società, esiste davvero? Oppure l'Illuminismo è soltanto una delle tante categorie culturali del discorso filosofico, di cui molto si parla, ma poco poco si pratica e molto poco, molto e poco si pratica? Certo, l'Illuminismo richiederebbe uno spirito di tolleranza, di condivisione, che non sembra essere uno spirito particolarmente presente all'interno della nostra epoca e della nostra e della nostra cultura.
Quindi, in realtà, il fine, il fine di di questo, di questo breve, di queste brevi chiacchierate, di queste cinque chiacchierate, è proprio questo: cioè, cercare di capire se l'Illuminismo può diventare, può diventare un senso comune, cioè può diventare qualcosa di condiviso, oppure destinato a rimanere soltanto qualcosa di dedicato e riservato agli specialisti, agli specialisti dell'estetica, della filosofia e della e della politica. E allora, proprio per per cercare di di capire, di capire questi orizzonti, per cercare di introdurre a questi a questi discorsi, a questi a questi temi, a queste dimensioni, il discorso, il discorso di oggi vuole proprio essere una una domanda che rivolgo a me stesso e a tutti coloro che che ascoltano: cioè, quanti, quanti Illuminismi vi sono? Esiste un solo Illuminismo, oppure esiste una molteplicità di Illuminismi? E ciascuno di questi Illuminismi ha delle caratterizzazioni eh diversi.
Credo che la prima, la prima risposta a questa domanda iniziale sia, come tipico del mondo illuministico, come tipico dell'Illuminismo stesso, sia una risposta che non può andare in una sola direzione. L'Illuminismo non è mai monodirezionale e ci porta verso tre direzioni, che sono quelle che brevemente vorrei cercare di di illustrare tra oggi, tra questa sera e mercoledì prossimo. Ecco, la prima è quello che chiamiamo un Illuminismo perenne, cioè un Illuminismo che prescinde dalla periodizzazione storica dell'Illuminismo, un Illuminismo che corre attraverso le epoche. E farò due esemplificazioni. Poi, un Illuminismo di carattere tematico, cioè quelli che sono i temi dell'Illuminismo. E poi, sicuramente, terzo e ultimo punto, al di là dei temi comuni all'Illuminismo, un Illuminismo a cui personalmente io credo molto: c'è un Illuminismo di carattere geografico, cioè non esiste un solo Illuminismo, perché in Europa si sviluppano differenti tipologie di Illuminismo su base geografico-nazionale, per cui l'Illuminismo italiano non è l'Aufklärung tedesca, l'Aufklärung tedesca non è la Enlightenment inglese, e la Enlightenment inglese non sono i Lumi francesi. Lumières francesi.
Come avete visto, però, c'è un elemento comune in tutte queste parole che indicano differenti tradizioni storico-geografiche: hanno tutte in sé la parola "luce". Quindi l'Illuminismo è ciò che porta luce. L'Illuminismo deve portare luce. Una delle delle prime accezioni di Illuminismo noi la dobbiamo in epoca abbastanza tarda. In realtà, l'Illuminismo, come spesse volte accade nella storia, non nasce illuminista, viene denominato dopo come illuminista. E è una delle principali definizioni dei Lumi la troviamo in uno scritto di Diderot del 1753-54, "Pensieri sull'interpretazione della natura", in cui Diderot dice che il compito della filosofia, forse la prima volta che viene utilizzato in questo senso, lo scopo della filosofia è quello della moltiplicazione dei punti di luce sul terreno, appunto, "puncta lucis", cioè punti, punti di luce. Forse fra le prime volte, fra le prime volte che si parla di di di luce. Ma l'Illuminismo è luce, l'Illuminismo è illuminazione, il che comporta, naturalmente, che se c'è una necessità di illuminare, vi sia stata prima dell'Illuminismo un'epoca di oscurità. Il che non è necessariamente, necessariamente vero.
Cominciamo, però, dal primo punto, per arrivare a questi Illuminismi geografici, che solo ci permettono una definizione anche dei temi dell'Illuminismo, di quella che mercoledì prossimo chiamerò la "metafisica dell'Illuminismo". Altro termine che noi troviamo eh nella cultura illuministica. Non lo invento, certo, io. Un Illuminismo perenne, cioè un Illuminismo che corre attraverso attraverso le epoche, corre attraverso le epoche. E ve ne ve ne do due definizioni, entrambe assolutamente false, entrambe assolutamente false, ma assolutamente, cioè storicamente false, ma assolutamente ben presenti nella tradizione degli Illuministi. La prima definizione di un autore americano, a volte un poco poco superficiale, che è che ha coniato una sorta di etichetta internazionale che chiama "Illuminismo radicale". Illuminismo radicale vuol dire l'Illuminismo come una sorta di radicalità che corre attraverso le epoche e e ha fatto diventare di questo Illuminismo radicale una sorta di mantra che corre attraverso le epoche, ma che poco ha a che vedere con l'Illuminismo da un punto di vista storico. Mi permetto di dare la definizione che questo autore, Jonathan Israel, un autore americano, Jonathan Israel, in un recente libro pubblicato, pubblicato da Einaudi, dell'Illuminismo, meglio di questo Illuminismo radicale, cioè di questo Illuminismo perenne, in un libro che ha un titolo molto significativo: "Una rivoluzione della mente. L'Illuminismo radicale". Quindi, l'elemento che caratterizza l'Illuminismo nella sua trans-storicità, nel suo attraversare la storia, è appunto questo: di di rivoluzionare la mente, la mente dell'uomo, proprio parlando inglese, il "mind", cioè la nostra capacità di intelligere, la nostra capacità di ragionare. E questa definizione, come potrete, come potrete cogliere, appena sentirete, poco ha a che vedere col Settecento, cioè molti dei termini che vengono citati da Israel nel Settecento non sono neanche conosciuti, o perlomeno non sono conosciuti in questa accezione, in questa tipologia. L'Illuminismo, dice, è costituito da un insieme di principi di base che possono sinteticamente essere riassunti nei termini e due punti eh, e elenca questi termini: democrazia, nome pressoché ignoto nel Settecento, ma tutti quelli che vi dirò sono nomi pressoché ignoti nel Settecento, democrazia, uguaglianza, sì, certo, l'uguaglianza c'è, "égalité", c'è, però aggiunge: razziale, sessuale. Posso assicurare che non, gli elementi di libertà sessuale nel Settecento erano assolutamente minoritari, non erano affatto, non erano affatto prioritari. Basta leggere il contratto matrimoniale che Diderot fa firmare al marito di sua figlia. Cioè, poco ha a che vedere con la libertà di carattere sessuale. Uguaglianza razziale e sessuale, o addirittura qualcosa che non si capisce neanche bene cosa voglia dire: libertà individuale nello stile di vita, come se nel Settecento si potesse parlare di stile di stile di vita, che è un termine che ha qualche senso soltanto a partire dalla seconda parte del del secolo scorso. Piena libertà di pensiero, di espressione, di stampa, e avanti. Sradicamento dell'autorità religiosa dal processo legislativo e dall'istruzione, tenuta, separazione tra Chiesa e Stato. Cioè, un tipico, un tipico discorso di che viene fuori cent'anni dopo. E e via, e via di questo passo. Quindi, l'Illuminismo perenne è una sorta di pensiero radicale che corre attraverso le epoche, cioè di un pensiero che fa di questo principio della "égalité" un principio, un principio universale. In questo senso, l'Illuminismo si identifica con un pensiero, un pensiero liberale, un pensiero liberale che coincide con tutte le dimensioni, il più possibile, il più possibile radicali dell'uguaglianza, dell'uguaglianza tra gli uomini. Certo, un marxista direbbe, ed è il secondo esempio, una libertà esclusivamente formale, una libertà esclusivamente formale che non tocca la sostanzialità dei rapporti, dei rapporti economici che dividono le classi tra loro, che che non guarda, quindi, ad un pensiero se non a quello borghese, per cui l'Illuminismo è la radicalizzazione di un pensiero borghese che corre attraverso le attraverso le epoche. Un pensiero, un pensiero dove il l'elemento basilare è la libertà dell'individuo, ma la libertà nei confronti di istituzioni che minano questa sua libertà. Quindi, non una libertà piena, non una libertà come possesso dei mezzi di produzione, ma la libertà di una classe sociale che mantiene ben saldo la propria, la propria egemonia. Quindi, in un certo qual modo, lo Stato liberale più estremo, lo Stato più laico estremo, è uno Stato, tra virgolette, illuminista. Credo che molti aspetti dello Stato francese, che pone all'interno di tutte le sue costituzioni il principio della separazione tra potere religioso e potere politico, e che fa dell'"égalité" addirittura un elemento di identità dello Stato, possa essere una rappresentazione abbastanza plastica di quello che è il il senso perenne dell'Illuminismo.
Il secondo esempio, in realtà, è completamente opposto. Qui l'Illuminismo è esaltazione dell'individuo, esaltazione della sua libertà, esaltazione di quelli che oggi chiameremmo i diritti, i diritti civili, i diritti, i diritti sociali. Quindi, l'Illuminismo è una dimensione di esaltazione dei diritti individuali, più che dei diritti collettivi, o meglio, i diritti diventano collettivi, ma sono essenzialmente dei diritti di carattere individuale. Il secondo esempio di Illuminismo perenne, in questo, è un esempio assolutamente negativo, cioè che dice che l'Illuminismo è un grande fallimento della storia, anzi, forse è il grande fallimento della storia. E il libro, questo dei primi, scritto appena dopo la guerra, da da Adorno e Horkheimer, un libro molto, molto noto, "Filosofia dell'Illuminismo". No, anzi, scusate, "Dialettica dell'Illuminismo". Il mio è stato un lapsus, lapsus freudiano, perché in realtà per loro l'Illuminismo non c'è filosofia, ma c'è l'essenza di l'assenza di una dimensione dialettica. Qual è la tesi di fondo di Adorno? La tesi di fondo di Adorno è la tesi tipica della filosofia Adorniana, dopo la barbarie del del nazismo e dei campi di concentramento, e che sostanzialmente può riassumere in questa, in questa domanda, questa domanda ossessiva che si fa Adorno negli anni '40 e negli anni e negli anni '50: "Avete visto a che cosa ha portato la vostra ragione? Avete visto a che cosa ha portato una una ragione applicata alla tecnica, all'interpretazione del mondo? Avete visto la ragione che cosa ha condotto? Ha condotto ai campi di di di sterminio, ha condotto a un orrore, a un orrore senza fine. E la ragione non è stata capace di salvare l'uomo dalla dalla dalla negatività assoluta? Non è stata capace di di cogliere, di cogliere gli elementi negativi presenti all'interno del contesto sociale, economico e e politico dell'epoca?". Questo perché? Questo perché l'Illuminismo, e qui è un'altra forma di Illuminismo perenne, ma di critica perenne all'Illuminismo, l'Illuminismo è soltanto il regno, ne accennavo già prima parlando di posizioni marxiste, è soltanto il regno di un di principi formali, di principi che denotano un'assenza di concretezza, di principi che non si calano mai nella realtà di senso del mondo, eh, del mondo contemporaneo. Eh, quindi, qual è il male dell'Illuminismo? Un male su cui lui continuerà ad insistere fino alla fine dei dei suoi giorni, negli anni '70, nei primi anni '70. Il male dell'Illuminismo è quello di non avere in sé la dimensione dialettica, sostanzialmente, di di avere in sé una ragione statica, una ragione bloccata, una ragione che rifiuta di cogliere il negativo. Quindi, una ragione che che rifiuta quella che Hegel chiamava il terzo termine della dialettica, la negazione della negazione. L'Illuminismo si ferma alla prima negazione, quindi è soltanto una voce critica, ma questa voce critica non sa diventare critica di sé stessa. Quindi, l'Illuminismo è un'epoca importante, ma un'epoca che non può dire la complessità del senso, la complessità dell'uomo contemporaneo, soprattutto l'Illuminismo non può dirci la complessità della ragione contemporanea, perché non coglie quell'elemento di negatività presente all'interno della all'interno della ragione.
E entrambe, entrambe le posizioni, quella un po' enfatica di di Israel, di Jonathan Israel, e quella non non enfatica, ma decisamente distruttiva, di di Horkheimer e Adorno, dico eccessivamente distruttiva, perché è un testo da un punto di vista tecnico quasi, tra virgolette, con tutto il rispetto per Adorno, quasi ridicolo, perché si chiama "Dialettica dell'Illuminismo", ma non cita mai nessun autore illuminista, nessuno. Non è, non è citato neanche un illuminista. Viene citato, viene ricordato soltanto un autore che, comunque, pre-illuminista, cioè Francis Bacon, e viene citato una volta, "en passant", il più banale dei filosofi illuministi, cioè Voltaire. Ma non si parla di, viene citato, ma neanche un testo di Voltaire viene detto. Voltaire, come se Voltaire fosse l'elemento dell'Illuminismo. Allora, entrambi questi elementi di Illuminismo perenne sono assolutamente fondati. Ma allora, forse, per per il modo migliore per criticarli, cioè il modo, il modo migliore per cercare di capire come l'Illuminismo possa uscire da questi suoi elementi totalizzanti, forse è bene, è bene tentare di di vedere l'Illuminismo all'interno dell'ottica che l'ha costituito. Cioè, quali sono gli elementi fondamentali dell'Illuminismo? È bene cominciare a fare qualche cosa che non fanno né Israel né Adorno: cominciare la periodizzazione dell'Illuminismo. Quando nasce l'Illuminismo? Perché per per cercare di definire, per cercare di definire ciascuno di noi, bisogna fare un minimo di un minimo di storia, cioè un minimo di definizione di quello che il pensiero illuministico è stato.
Quando inizia l'Illuminismo? Questa è una domanda che, che, che, a cui, lo dico immediatamente, non so dare una una specifica risposta, non ho la capacità di dare una risposta. Vi vi propongo due, due, due orizzonti, due orizzonti che, che sicuramente sono, sono credibili, sono credibili proprio all'interno di quell'ottica di Illuminismo perenne che ho delineato. E mi verrebbe da dire, un paio di date: la prima data è 1688. 1688 è "Saggio sull'intelletto umano" di Locke. Ecco, l'Illuminismo nasce con Locke. Un certo modo di Illuminismo nasce con Locke, cioè da una restaurazione dello Stato liberale dopo il puritanesimo di Cromwell. Quindi, l'Illuminismo nasce nel quadro di un discorso sulla autonomia della capacità dell'intelletto, appunto, del "mind", di di di di ragionare nella sua autonomia di senso. Però, però questo già vi denota quello che è un'opinione che vi porterò avanti per tutto il corso: forse l'Illuminismo vero, l'Illuminismo autentico, l'Illuminismo che siamo abituati a considerare tale, non è francese, bensì inglese. Forse il vero Illuminismo, l'Illuminismo che veramente ha cambiato la storia del pensiero, non è quello francese, ma è quello che nasce col prima con Locke e poi si rafforza all'interno di quella straordinaria figura di Hume. E vi dico immediatamente, lo anticipo, che Hume è il vero collante di tutti gli autori illuministi. Cioè, se c'è un collante che unisce tutte le dimensioni geografiche, non è un francese, non è un tedesco, ma è Hume. Il vero centro dell'Illuminismo. Coi tutti, tutti passano attraverso lo scozzese, l'irlandese, David Hume. Tutti passano attraverso attraverso di lui. Non c'è nessuno che prescinde da Hume. Hume viene ricordato da Diderot, da Voltaire, da Kant, ovviamente, colui che lo fece uscire dal sonno dogmatico. Ma Hume è veramente l'autore, l'autore centrale, l'autore senza il quale non possiamo capire la stagione, la stagione illuministica. Quindi, Illuminismo, mi piace pensarlo di nascita, di nascita anglosassone, di nascita, di nascita inglese. Mi piace pensarlo attraverso una rivalutazione del pensiero sensibile, attraverso la nascita dello Stato liberale, altro elemento presente nell'asse che va da Locke a Hume. E mi piace pensarlo all'interno di una riconduzione della ragione all'interno della religione, scuso, della religione all'interno dei limiti della della ragione naturale, cioè la religione non è un fenomeno destinato a dominare il mondo in eterno, ma la la religione, il fenomeno religioso deve essere controllato dalla dalla religione. Locke, per primo, e poi Hume. C'è una profonda coscienza dei diritti individuali e della libertà individuale. Quindi, far iniziare l'Illuminismo da dall'unico stato veramente, tra virgolette, liberale d'Europa, dopo la restaurazione di Carlo II, dopo la fine di Cromwell, è un discorso politico, ma un discorso, credo, che ha anche una sua valenza, una valenza storica. Cioè, con, non dimentichiamo mai che l'Inghilterra, il Regno Unito, è l'unico paese, tra virgolette, libero d'Europa, è l'unico paese dove i poteri del sovrano sono limitati, dove, in modo seppure indiretto e non nel nel modo che concepiamo oggi, ma la sovranità è attribuita agli individui. Quindi, la sovranità non è attribuita al sovrano, ma la sovranità è attribuita agli individui. Individui. E anche il primo popolo che, sia pure dalla parte sbagliata, cioè dalla parte dei puritani, cioè dei grandi nemici del pensiero illuministico, ma il primo popolo che, appunto, nel 1688, taglia la testa al re, nel 1688 taglia la testa a Carlo II, cioè tagliare la testa a un re è pur sempre un segno molto chiaro di un trasferimento di sovranità. Quindi, il trasferimento di sovranità è il primo elemento che segna, forse, la nascita dell'Illuminismo. Cosa vuol dire trasferimento di sovranità? Vuol dire che che la che la sovranità passa dall'uno, dal sovrano, a molteplice. La sovranità non discende da Dio, la sovranità nasce dal basso, nasce dal popolo. Quindi, il problema di chi è il sovrano è un problema non da poco all'interno della costruzione illuministica.
Però, c'è un'altra data che immediatamente, altre date che mi immediatamente si affacciano, ed è probabilmente la la nascita, diciamo così, più popolare dell'Illuminismo, ed è col pensiero libertino, col pensiero libertino francese. Il pensiero libertino francese, che sicuramente legge Locke, sicuramente è un pensiero antimetafisico, è un pensiero che che parte da un elemento che dobbiamo considerare alla base del la base tematica dell'Illuminismo perenne, ed è la critica alla teologia razionale, che che possiamo portare in tre nomi: un anglosassone, Joseph Addison, allievo di Locke, nei primi anni del '700, ma Addison è in stretto contatto con due francesi: uno Fontenelle, e l'altro, soprattutto, forse il vero, almeno considerato come tale dall'Illuminismo, il padre, il padre segreto, manuali amano chiamarlo, il pre-Illuminismo, ovvero sia Pierre Bayle. Pierre Bayle, il grande pensatore libertino, il fondatore di quella meravigliosa figura che passa alla storia come "ateo virtuoso". Ecco, che cosa fa Bayle? Che cosa fa questo ateo virtuoso? Oso, ma fa probabilmente quello che è l'atto di nascita dell'Illuminismo, fra fine '600 e primi anni del '700, nei suoi "Pensieri sulla cometa", eccetera eccetera. Vuole smitizzare, vuole smitizzare tutte le narrazioni di carattere religioso. Quindi, in realtà, l'Illuminismo nasce come critica alla teologia razionale. L'Illuminismo nasce in in Francia, non su basi conoscitive come nasce in Inghilterra, non su basi liberali, ma come critica alla religione. La critica alla religione è una delle basi fondamentali della nascita dell'Illuminismo, e Pierre Bayle e il movimento dei libertini sicuramente sono alle origini di questo movimento, sono alle origini di questa nascita. E questa è un'altra forma, in realtà, di Illuminismo perenne, perché la critica alla religione, la critica è qualcosa che ci accompagna per tutto per tutto il Settecento. Poi cercheremo anche di capirne le variazioni, però le stesse parole di Bayle le ritroviamo nei testi clandestini, anche della fine del secolo. Per esempio, ritroviamo in un libro recentemente pubblicato, molto bello, molto bello, ma come dire, molto bello per uno storico, che di un anonimo scrittore, di un anonimo clandestino, che che si chiama "Lettera a Sofia", "Lettera a Sofia", cioè ancora una volta, lettere alla Sapienza, lettere al piacere di sapere, che si basano su un elemento, su un elemento molto chiaro, che è lo stesso di Bayle: cioè, la critica alla teologia razionale, la critica alla religione.
Quindi, mi piace dire che l'Illuminismo nasce su piano, nasce su tre piani: tagliando la testa a un re, quindi con un trasferimento di sovranità; nasce secondariamente, e in secondo luogo, sul piano conoscitivo, cioè con l'autonomia del soggetto di fronte alla la conoscenza, soggetto che osa sapere, osa sapere in modo autonomo, e in questo poteva nascere soltanto nell'unico paese libero, tra virgolette, d'Europa, cioè il Regno Unito; e infine, nasce come elemento costante, con una coraggiosissima critica alla dimensione della religione, alla dimensione della religiosità, ai miti della religione, per dire che questi non sono vere, sono narrazioni, sono racconti, e bisogna liberarsi. Parola, parola pericolosa quella che sto per dire: bisogna liberarsi dai pregiudizi. Ecco, questo è un elemento che troviamo nella cultura libertina. Nella cultura libertina noi troviamo l'Illuminismo come liberazione dal pregiudizio. Ma quando si parla di pregiudizio, significa un pregiudizio essenzialmente, in Bayle, nei libertini, il pregiudizio è essenzialmente un pregiudizio di carattere religioso. Il pregiudizio riguarda la religione, non riguarda altre forme di di di pregiudizio. Giudizio vuol dire un un giudizio dato senza andare a vedere quello che ci dice l'esperienza, quindi il giudizio è una forma di "osare sapere", una forma di andare a vedere che verità ci sono e invece che mitologie, cioè che elementi narrativi ci sono all'interno della dimensione del del mito, della mitologia di carattere, di carattere religioso. E Bayle viene chiamato "ateo virtuoso", virtuoso perché, per evidenti motivi, uno degli elementi, diciamo, di connessi al discorso di Bayle, è che non dobbiamo pensare che l'eticità, il comportamento degli individui, sia legato alla religione. Cioè, la finalità di di Bayle è disconnettere la virtù dalla dalla religione. Un uomo può essere virtuoso anche se non è religioso, un uomo può essere virtuoso per principi etici interiori e interiorizzati, e non necessariamente perché crede all'interno di una fede o di una o di una religione, di una religione rivelata.
Ecco, questi questi tre questi tre orizzonti: trasferimento di sovranità, liberalismo, pensiero critico-conoscitivo, e critica della religione, razionale, cioè eliminazione dei pregiudizi, sono tutti fenomeni che avvengono tra gli ultimi 20 anni del '600 e i primi anni del del del '700, primi 4, 5, 6 anni del '700. E l'unica periodizzazione possibile dell'inizio? Assolutamente no. La tradizione crociana, la tradizione crociana che in Italia è sempre, è sempre, non dico viva, ma è sempre presente. La tradizione crociana tende a retrodatare la nascita dell'Illuminismo, a porla addirittura nell'ego cogito di Cartesio, quindi a porla con il "Discorso sul metodo" di Cartesio, quindi a porla all'inizio, verso la metà del 1600, quindi, e a riportarla all'interno del territorio, del territorio francese. Quindi, le periodizzazioni sono diverse. Però è evidente che soltanto attraverso il principio di soggettività e attraverso la consapevolezza del pregiudizio, dell'eliminazione dei pregiudizi, sono gli elementi costanti che vedremo per tutto il secolo a venire.
Però, se facciamo una domanda sull'inizio, e ahimè, dobbiamo farci anche una domanda sulla fine. Ma quando finisce l'Illuminismo? E qui mi mi diverto con voi a porre, invece, delle date ben precise, delle date ben precise. Queste è un divertissement che mi permetto di fare, se volete, un divertissement puramente illuministico. Ma posso dire che l'Illuminismo finisce in una data tra il 29 marzo del 1794 e nella notte fra il 27 e il 28 luglio del 1794. Quindi, addirittura, pongo, pongo delle date che potrebbero essere messe all'interno di un'enciclopedia più o meno digitale. Perché? Perché queste date del fine dell'Illuminismo, come vedete, non mi disgiunge 1794, 1794 è è l'anno che segna la la fine della Rivoluzione francese, cioè la fine del della rivoluzione, della rivoluzione che, lo sottolineo bene, perché è il punto importante, non si ritiene più figlia dell'Illuminismo, anche se sicuramente da un punto di vista logico è figlia dell'Illuminismo, non si ritiene più figlia della tradizione che l'ha che l'ha che l'ha generato, si ritiene anzi distante dall'Illuminismo.
Cosa cosa accade il 29 marzo del 1794? Bene, accade, accade la messa in stato d'accusa dell'ultimo degli illuministi, di quello che viene definito da tutti l'ultimo degli illuministi, l'ultimo padre dell'Illuminismo francese, cioè Condorcet, che viene messo in stato d'accusa dai Giacobini, viene messo in stato d'accusa dai Giacobini e e viene messo in stato d'accusa da Giacobini con con una con una prolusione fatta, fatta, niente pop' di meno, niente pop' di meno che da Maximilien Robespierre. Direbbe Montalbano, di persona, personalmente, non non è non è da tutti avere un discorso [Musica] contro contro, nel peraltro, all'interno del club dei Giacobini, una delle poche volte che Robespierre interviene nel club dei dei Giacobini. E e una polemica incominciata già due anni, due anni prima, in realtà, due anni prima, quando quando il nostro viene viene viene per la prima volta criticato. Ma a chi tenta di difenderlo, Robespierre risponde, risponde in questo modo: "Quando uno dice: 'Guardate, un amico di Condorcet dice: 'Guardate che Condorcet è all'interno della tradizione di d'Alembert, e all'interno della tradizione di Voltaire, e all'interno della della tradizione dei nostri padri'. Robespierre risponde con queste durissime parole: 'Se le nostre guide intellettuali sono accademici, amici di d'Alembert, non ho nulla da rispondere, tranne che la gloria del nuovo regime non può poggiarsi su una gloria antica. Che se d'Alembert ed i suoi amici hanno ridicolizzato i preti e si sono talvolta adulato i grandi e i re, io non ho nient'altro da obiettare, se non il fatto che tutti questi grandi filosofi, e parliamo dei padri dell'Illuminismo, hanno perseguitato con accanimento ed esso il riconoscimento di un solo filosofo: la virtù, il genio e la libertà di Jean-Jacques Rousseau, il filosofo sensibile, virtuoso, il solo a mio avviso che meriti gli onori dell'apoteosi prodigati con l'intrigo a politici ciarlatani e a disprezzabili adulatori'. Quindi, gli illuministi sono definiti politici ciarlatani e disprezzabili adulatori, e l'unico che viene considerato come come il l'unico filosofo che viene accettato, che viene considerato padre della Rivoluzione, è l'unico non illuminista della stagione degli illuministi, cioè è il teorizzatore del dispotismo, del dispotismo moderno, di un dispotismo assembleare, cioè l'unico nemico della democrazia, che è Jean-Jacques, che è Jean-Jacques Rousseau. Ecco, questo è il primo atto d'accusa con Condorcet. Poi viene, quando sente questo discorso di di Robespierre, scappa, ovviamente, e viene arrestato, appunto, viene arrestato dopo un po' di mesi, appunto, il 29 marzo del 1794, giorno in cui si suicida in carcere per evitare l'umiliazione della della ghigliottina. Qui già lancio quello che sarà oggetto della della quarta, del quarto incontro: l'Illuminismo finisce nel Terrore. Questo, ovviamente, è una tesi, è una tesi di fondo. Quando finisce l'Illuminismo? Quando prevale l'elemento formalistico? Quando prevale il Terrore? Quando prevale la dimensione assembleare punitiva rispetto alla dimensione dialogica e rappresentativa? Cioè, quando proprio l'anima democratica dei padri dell'Illuminismo decade completamente? Robespierre ce l'ha assolutamente chiara. Condorcet si suicida. Con Condorcet si suicida. E e permettete di sottolineare l'aspetto simbolico del suicidio di di Condorcet. Condorcet è l'ultimo dei grandi filosofi dell'Illuminismo, ed e si suicida, denotando con ciò il fallimento dell'epoca illuministica.
La seconda data, la notte tra il 27 e il 28 luglio del 1794. Vabbè, questo credo che l'ho detto in termini, l'ho detto in termini normali, nei nostri mesi, ma ovviamente è il 9 Termidoro, e la notte fra il 9 e il 10 Termidoro, in cui colui che ha fatto perdere la testa a tante persone, cioè Maximilien Robespierre, perde a sua volta la testa, ghigliottinato. È un bellissimo, un bellissimo libro di Colin Jones sugli ultimi giorni della Rivoluzione francese, recentemente tradotto in italiano, un libro molto divertente, perché si dimostra con assoluta chiarezza che nessuno muove un dito per salvare Robespierre. Nessuno muove un dito per salvare Robespierre. Robespierre è abbandonato da tutti. Ma si capisce anche un altro scherzo della storia, che su cui invito sempre a riflettere: il 9 Termidoro accade assolutamente per caso, accade perché non ci sono ordini, nessuno sa da che parte andare, cioè sembra un po' l'8 settembre italiano, il tutti a casa, e nessuno del '43, nessuno capisce cosa sta succedendo. Robespierre viene arrestato, liberato, equivoci, perde, perde la testa, ovvero sia, viene viene ghigliottinato nella più assoluta, nella più assoluta indifferenza. E quindi, con ciò, finisce sicuramente l'epoca della Rivoluzione francese. Con ciò finisce una ideologizzazione dei principi rivoluzionari che sicuramente erano figli della della della Rivoluzione. Quindi, si potrebbe dire, si potrebbe dire, per cercare questa prima periodizzazione, si potrebbe dire che l'Illuminismo nasce dalla teologia razionale, nasce dalla critica alla religione, nasce come strumento politico di critica alla religione, e muore come morte, come fallimento di un sogno, di un sogno politico, cioè muore all'interno di una di una dimensione che ormai non riconosce più, non riconosce più agli illuministi, ai classici dell'Illuminismo, eh, un un valore maieutico, un valore fondativo per i tempi, per i tempi moderni. Non non riesce più a riconoscere in in loro i i padri, li vede come filosofi distanti. Cioè, li vede, l'espressione è quasi ridicola quella di Robespierre, la vede come "accademici", senza che nessuno di loro, tra loro, abbia mai messo piedi in un'aula universitaria, perché nessuno degli illuministi, almeno francesi, era era un un accademico. Gli unici, gli unici pochi accademici li troviamo in Germania, dove però abbiamo l'Illuminismo meno radicale, l'Illuminismo, diciamo così, meno, meno, meno significativo dal punto di vista culturale.
Cosa accade dopo il 9 Termidoro, progressivamente? Bene, accade che l'Illuminismo diventa un mito. L'Illuminismo diventa un mito. L'Illuminismo diventa il mito di qualcosa che, con questa forma, non è mai stato detto: "Égalité, Liberté, Fraternité" diventa una mitologia portata in giro dall'Europa di uno dei più grandi despoti dell'Illuminismo, che viene nominato colonnello e poi generale proprio nel governo del Termidoro, cioè Napoleone Bonaparte. Napoleone Bonaparte segna la mitizzazione dell'Illuminismo. Quindi, l'Illuminismo diventa una religione e, diventando una religione, l'Illuminismo muore come come movimento politico-culturale. A homo direi che viene, per usare un'espressione filosofica, viene risemantizzato a un gruppo di politicanti più o meno corrotti, quelle del 9 Termidoro, senz'altro lo sono, di un gruppo di politicanti più o meno corrotti e che, peraltro, provengono dalle stesse file del partito, del partito giacobino. Quindi, sono anch'essi tra i protagonisti del Terrore. Ma che, come spesso è accaduto nella politica, si rivertono nel giro di una notte, cioè dal 9 al 10 al 10 Termidoro, una riverginazione velocissima, e poi cadono loro anche dopo pochi mesi, ma ma cadono senza perdere la testa. Peraltro, un'altra mitologia che il Terrore finisca con la decapitazione di Robespierre, non è vero. Il Terrore va avanti qualche altra settimana, perché prima bisogna tagliare il maggior numero di teste, di teste possibili, ovvero sia, bisogna appunto riverginare la la la società.
Allora, vediamo, vediamo che se l'Illuminismo ha una data di inizio, ha una data, ha una data di fine. La prima domanda: "Quando è nato?" si sostituisce, si accompagna alla seconda domanda: "Domanda essenziale: quanti Illuminismi ci sono?". Cioè, quanti Illuminismi noi vediamo all'interno all'interno della storia? Anche qui, anche qui, tutto assolutamente, assolutamente variato, ma lo dirò alla fine, all'interno di dimensioni geografiche ben ben specifiche. Però, sicuramente, l'Illuminismo va attraverso tre, tre correnti, attraverso tre correnti, ciascuno dei quali ha i suoi, alle sue, alle sue definizioni. E il primo è sicuramente un Illuminismo, già ne ho accennato, un Illuminismo che ha a che fare con la religione, cioè con la critica della religione. L'Illuminismo non è ateo. L'Illuminismo, nella maggior parte delle delle sue espressioni, non in tutte le sue espressioni, ma nelle espressioni vincenti, l'Illuminismo non è affatto ateo. L'Illuminismo è qualche cosa che che tenta di sostituire a una forma di religiosità, un'altra forma di di religiosità, ovverosia che tenta di sostituire alle religioni rivelate, eh, religioni teiste, come vengono chiamate all'epoca, delle religioni non rivelate, cioè delle religioni filosofiche, che che sono all'interno della grande famiglia del deismo. Quindi, diciamo che l'Illuminismo tende a porsi tra una dimensione deista, cioè tra una credenza in un essere supremo, e una dimensione filosofica. Robespierre accusava gli illuministi di essere atei, i padri dell'Illuminismo, e e loro, e loro affermavano, e Robespierre affermava che l'ateismo è il peggiore dei mali. D'altra parte, Condorcet replicava, replicava in un modo, a mio parere, ancora ancora bellissimo: "Dice Robespierre, non capisce niente, perché Robespierre è sempre stato un prete, è soltanto un prete, ovvero sia, sostituisce una forma di religiosità, un altro tipo di religiosità. Ma in realtà, Robespierre non è illuminista, perché è un prete, perché rimane un un gretto provinciale che non capisce le dimensioni, le dimensioni della libertà autentica del pensiero. Quindi, rimane all'interno di una critica alla teologia razionale, ma l'Illuminismo non è affatto ateo. E e in questa religiosità illuministica ci sono delle variazioni sul tema che possono andare da un deismo, da un deismo radicale, da un deismo filosofico, da un deismo metafisico, ma anche a forme, a forme altrettanto, altrettanto radicali di ateismo materialistico. Ecco, non dimentichiamo che l'ateismo materialistico, che diventa paradossalmente una dimensione anch'essa di carattere religioso, l'ateismo comunque materialistico è sicuramente qualche cosa che ha a che fare con la tradizione dell'Illuminismo. Quindi, un Illuminismo che mi piace chiamare in un modo o o nell'altro, un Illuminismo teologico, cioè un Illuminismo che riguarda, che riguarda il problema di Dio, dell'assenza di Dio, che che che parla del ruolo della religione all'interno all'interno della della della società, all'interno all'interno della cultura, che ha a che fare col problema dell'essere supremo, che ha a che fare col problema col fondamento del pensiero. Un Illuminismo che noi troviamo in varie regioni, varie regioni d'Europa, ma soprattutto all'interno della cultura francese, cioè l'Illuminismo teologico, l'Illuminismo francese, che che determina quella che Jonathan Israel chiama appunto la laicità dello Stato, perché lo Stato laico è uno stato che non è che si pone il problema della religione, che non vuole essere sottomessa a una religione, che non sia la religione che si identifica con lo Stato stesso. Tipico discorso di Robespierre.
Poi vi è l'Illuminismo più più divertente, l'Illuminismo più più più più più bello, l'Illuminismo più, diciamo, quello che ci diverte più di tutti, che è l'Illuminismo politico e sociale, cioè l'Illuminismo che si diffonde all'interno della società e che sicuramente portatore di un potere, di un potere dell'individuo, di di un di un potere, di un potere reale, di un discorso su quello che è il discorso, il discorso politico dell'Illuminismo, perché l'Illuminismo è essenzialmente un grande progetto politico, è un progetto che fa della polis, dell'identità della polis, il il l'elemento, l'elemento più più qualificante del proprio, eh, del proprio percorso.
E poi abbiamo l'Illuminismo che noi tutti conosciamo, e l'Illuminismo, forse, che giustifica un corso di di filosofia: un Illuminismo che chiamo, che chiamo l'Illuminismo filosofico. Ecco, l'Illuminismo filosofico si identifica in due grandi orizzonti. L'Illuminismo filosofico, che naturalmente ingloba in sé una parte politica e ingloba in sé una parte di critica alla religione, però si identifica in due grandi orizzonti. Uno, l'ho già anticipato. Il primo grande orizzonte dell'Illuminismo filosofico è David Hume. David Hume è veramente il pensatore, il pensatore che cerca di non fondare la conoscenza su principi di carattere metafisico, ma cerca di fondare la conoscenza, "humean", propria "principia", secondo i propri principi, all'interno di una definizione di quelle che sono le strutture della natura, della natura umana. Quindi, Hume è fondamentale perché parla di una natura umana e non cerca i fondamenti della natura umana, non si sogna neanche di cercare, ma cerca le connessioni, cioè cerca quelli che sono gli strumenti attraverso il quale, nella sua libertà, la conoscenza umana può avvicinarsi al mondo e alle cose, cioè cerca di rispondere alla domanda: non perché ragioniamo, ma come ragioniamo? E la grande domanda dell'Illuminismo è rinunciare a quesiti metafisici del perché e del perché, e andare sul sulla dimensione, sulla dimensione del del come, cioè su una dimensione che che si applica proprio alle all'esistenza del del soggetto, all'esistenza conoscitiva del soggetto. Ha una dignità filosofica che prescinde dalla dimensione della della dimensione forte della della della metafisica.
Però, la seconda grande opera, la seconda grande opera, quella con cui è difficile non identificare e l'Illuminismo, è è l'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert. Ecco, l'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert è il libro dell'Illuminismo. Eh, rimane, rimane un'opera straordinaria, inutile e drammatica. L'Encyclopédie, e tutte queste cose insieme, un'opera straordinaria che viene praticamente dalla dalla dalla testa di due uomini, e uno di questi due uomini, d'Alembert, si allontana molto presto, semplicemente per una dimensione, ha paura, ha paura dei continui sequestri, ha paura di finire imprigionato, ha paura dei dei Gesuiti, che sono il grande nemico dell'Encyclopédie. E guardate che, se vogliamo andare poi nelle periodizzazioni, è divertente vedere come una maggiore libertà della censura coincide con la chiusura dell'ordine gesuitico, con la cacciata dei Gesuiti dalla Francia. Quindi, il ruolo che i Gesuiti hanno all'interno della della nascita dell'Illuminismo è enorme. Il grande nemico dell'Illuminismo in Europa sono sono i Gesuiti, che sono gli stessi.
Protagonisti, peraltro, della Controriforma. Quindi, è importante il ruolo dei Gesuiti all'interno della cultura. Della cultura illuministica sono gli anti-illuministici perché l'Enciclopedia di Diderot, d'Alembert è assolutamente fondamentale. L'Illuminismo di d'Alembert è fondamentale perché è quell'Illuminismo dove si cerca di ricondurre il sapere all'interno di una rappresentazione del mondo e delle cose. Che cos'è l'Enciclopedia? L'Enciclopedia è una, e anche qui Diderot ripete la frase: "Moltiplicare i punti di luce sul terreno". È il tentativo di mettere a compimento quel sogno che Tesio non è mai riuscito a fare, cioè una rappresentazione libera del mondo e delle cose. Una rappresentazione libera del mondo e delle cose. Questo straordinario sogno dell'Enciclopedia. Perché fallimentare? Disperato? Perché già negli anni '50, già nei tardi anni '50 del '700, della sua meravigliosa e drammatica voce, l'Enciclopedia di Diderot si rende conto che un libro non potrà mai cambiare il genere umano. Che una raccolta delle voci non potrà mai davvero cambiare l'umanità. Potrà mettere un piccolo tassello, ma il lavoro del cambiamento dell'umanità è un lavoro molto più lungo, faticoso e difficile, e difficile da definire. Ecco, l'Illuminismo filosofico si identifica, si identifica in queste voci. Ultimo tassello prima di lasciare spazio ad eventuali, ad eventuali domande. Quindi, un Illuminismo di critica teologica, un Illuminismo politico-sociale, un Illuminismo filosofico. Per piccolo divertimento, posso dire che non esiste massima autorità religiosa, il Papa, e i Papi non esistono Papi che abbiano parlato male del Romanticismo, del decadentismo. E in realtà, la dottrina della Chiesa sull'Illuminismo rimane uguale. Cioè, gli ultimi scritti sull'Illuminismo di Papa Benedetto XVI sono identici a quelli di 200, di 200 anni prima. Cioè, il nemico è l'Illuminismo, il nemico è l'Illuminismo e rimane il nemico, rimane il nemico di una certa, di un certo modo di intendere. Ritengo che l'attuale Pontefice, è una delle, l'ultima lezione potrà sembrare, potrà sembrare ridicolo, però la frase "L'Illuminismo non basta" è di Papa Francesco, è di Papa Francesco. Guardate, una frase con una cosa bellissima che è stata vagamente censurata. L'inaugurazione della Cattolica del 2021, dell'anno accademico della Cattolica nel dicembre 2021. Dopo avere detto le consuete cose che dice la Chiesa da centinaia d'anni sull'Illuminismo, Papa Francesco abbandona il foglio scritto e dice: "E dice: l'Illuminismo è stato importante, ma l'Illuminismo non basta". Ecco, "L'Illuminismo non basta". Cioè, non dice che l'Illuminismo è male, dice che l'Illuminismo non basta per comprendere la complessità del mondo, del mondo contemporaneo. Ecco, io lo considero questo una rivoluzione di carattere epocale, perché se uno dice "L'Illuminismo non basta", vuol dire che comunque una funzione l'Illuminismo l'ha avuta. Cioè, non è sufficiente, ma la funzione, una funzione l'ha avuta. Se noi leggiamo Papa Ratzinger, la fonte di Papa Ratzinger sembra Adorno. Anzi, mi permetto di dire, la fonte di Papa Ratzinger è Adorno, cioè è una teoria critica dell'Illuminismo, perché l'Illuminismo non conosce il dubbio, in questa visione, non conosce la certezza. Allora, ultimo elemento di periodizzazione, prima di passare la prossima volta alle metafisiche dell'Illuminismo, come si sviluppa nei vari paesi, è un tentativo di periodizzazione, diciamo così, interna dell'Illuminismo. Quante fasi ha avuto l'Illuminismo? Quanti, come si è articolato nel suo discorso? E quale delle tre fasi dell'Illuminismo è la fase più, più importante? Beh, in primo luogo, c'è la fase nascente dell'Illuminismo, che diciamo da fine '600 fino ai primi scritti politici di Hume, 1740. Quindi, la prima fase dell'Illuminismo è proprio la fase, la fase nascente, in cui l'Illuminismo non sa di essere illuminista, in cui, in cui l'Illuminismo non ha ancora un'unità di carattere, di carattere europeo. Cioè, non c'è uno scambio di pensieri, ci sono visioni molto, molto differenti e non esiste un collante autentico. La seconda fase dell'Illuminismo nasce sicuramente nei tardi anni '40, nei tardi anni '40 nasce, cioè in Francia, con l'Enciclopedia di Diderot e d'Alembert, ed è la fase dei grandi autori dell'Illuminismo, i grandi autori che siamo abituati a sentire: Diderot, d'Alembert, Voltaire, Condorcet, Diderot, d'Alembert, cioè i grandi, i grandi autori dell'Illuminismo, quelli che hanno fatto, diciamo, quelle che Cassirer chiama la filosofia dell'Illuminismo, quelli che hanno proprio svolto il pensiero illuministico, che hanno portato nel mondo il pensiero di Hume, che hanno divulgato le teorie della rappresentazione, che hanno scritto sulla democrazia, che hanno scritto sulla libertà, sulla libertà del soggetto, che hanno posto, che hanno posto le basi di un pensiero sicuramente, sicuramente nuovo. Al centro di questa fase dell'Illuminismo, che nasce da da da Hume, ma che non si esaurisce in Hume, io continuo a porre quella figura straordinaria, sempre sottovalutata, ma su cui vi annoierò ancora per molte ore, che è Diderot. Diderot è uno dei più grandi filosofi del Settecento, prima di Kant, ma è sicuramente un pensatore centrale. E gli ultimi suoi scritti, lui muore nei primi anni '70, sono veramente scritti di una, di una potenza tematica che già denota la terza fase dell'Illuminismo, che è la fase, diciamo così, terminale dell'Illuminismo, la fase ultima dell'Illuminismo, quella che appunto dagli anni '70 va alla morte di Condorcet e quindi va alla, alla Rivoluzione, alla Rivoluzione francese. Qual è la fase? Chiudo. Qual è la fase dove noi possiamo parlare di una attualità dell'Illuminismo? Qual è la fase più divulgata dell'Illuminismo? Beh, ovviamente la fase, la fase centrale. Quando noi parliamo dell'Illuminismo, intendiamo, intendiamo quegli autori che da Hume a Diderot, quindi dagli anni '40 del '700 agli anni '70 del '700, mi scuso, dagli anni '40 agli anni '70 del '700, hanno delineato la grande stagione, la grande stagione illuministica, quella che sicuramente culmina, e chiudo, con l'uscita da quel sonno dogmatico di cui parla Immanuel Kant nella Critica, nella Critica della ragion pura. Cioè, l'uscita dal sonno dogmatico è l'Illuminismo. Quindi, la fase centrale dell'Illuminismo è l'uscita da quella dimensione metafisica che Kant chiama sonno dogmatico. Quindi, dopo questa periodizzazione, dopo aver mostrato l'attualità, credo che il prossimo, il nostro prossimo incontro potrà essere dedicato a cercare di capire quali sono le metafisiche dell'Illuminismo, cioè come questi elementi di periodizzazione storica si pongano nel quadro e nel contesto vero e proprio del pensiero filosofico. Grazie per l'attenzione. Scusate se forse ho parlato più di quanto i moderatori vorrebbero.
No, no, esatto. Francesco, ci sei? Sì. Bene, allora Francesco, tengo io un po' la cosa. Ci sei? Francesco, non vedo. Allora, tengo io un po' la. Allora, ci sono già due partecipanti che intendono parlare. Sono Manuela Coluzzi. Tanto, prima voglio dire un piccolo commento. Permettimi, Elio. Abbiamo imparato tante cose con questa lezione, tante cose, ed è bene che venga registrata, perché possa essere anche condivisa da tanti cittadini e cittadine che vogliono partecipare. Poi dirò qualcosa, ma prima voglio far parlare i partecipanti. Allora, Manuela Coluzzi, per favore, prima ha una domanda, un commento. Manuela Coluzzi? No, non c'è. Simona S. Poi vediamo. Ecco, Simona Sanò ha fatto, ha scritto, ma se vuole parlare, può parlare. Eh, no. Allora, leggo la domanda: "Potrebbe spiegare meglio il concetto hegeliano di negazione della negazione che ha accennato prima?" Sì, certo, con piacere. Perché poi è la critica. Naturalmente, Adorno, che tende a sottolineare il potere del negativo sulla forza della ragione, anzi, Adorno è quello che viene chiamata dialettica negativa. Parte da un presupposto di carattere hegeliano, quello che i manuali continuano a chiamare tesi, antitesi, sintesi. In realtà, tesi, antitesi, sintesi non sono affatto termini hegeliani. Hegel non li pone mai. Anzi, disprezza questa separazione ficciana che deriva da un autore che lui non ama, che vede la tesi, l'antitesi e la sintesi. Per Hegel, che è autore profondo, la sintesi non c'è affatto. La dialettica, ovvero sia la ragione, si svolge attraverso tre passaggi, che però non sono schematizzabili. In primo luogo, in primo luogo, Hegel non è affatto un nemico dell'Illuminismo, come viene, come viene scritto. Anzi, è un grande ammiratore dell'Illuminismo, ma ritiene, appunto, che all'Illuminismo manchi della consapevolezza del negativo. Cioè, la ragione illuministica sia una ragione ancora astratta, che non scende all'interno della dimensione del concreto, cioè che non scende nella poderosità dei concetti. E quindi dice che l'Illuminismo, la stagione illuministica, non conosce la forza progressiva della dialettica. E la forza progressiva della dialettica si realizza attraverso tre passaggi, tre passaggi logici, seppure di una logica diversa da quella di cui parlano i logici matematici, ma la logica come movimento del pensiero. Insomma, il pensiero funziona con una formula triadica. E questa formula triadica si realizza nel passaggio di una posizione, di una negazione e di una negazione della negazione, che è una nuova posizione. Ovverosia, bisogna mettere in luce la potenza concreta del negativo, perché se non si mette in luce la potenza del negativo, il pensiero sarà sempre allontanato dalla storia. Per cui, cosa non è riuscito a fare l'Illuminismo? L'Illuminismo è riuscito ad avere una posizione, una posizione molto, molto, molto chiara, quella dell'opposizione. È riuscito anche a creare, in con ciò, una nuova, negando la tradizione, è riuscito a creare nuove posizioni di pensiero. Quindi, da un atteggiamento critico, è passato da un atteggiamento costruttivo. All'Illuminismo manca il terzo termine, cioè la capacità di negare la negazione. Ma l'Illuminismo torna, cito a memoria Hegel, torna su se stesso con la furia del dileguare. E la furia del dileguare è, naturalmente, il Terrore. Quindi, all'Illuminismo manca la capacità di negare se stesso, cioè manca la capacità di portarsi all'interno di una dimensione, di una dimensione in cui si prende coscienza del negativo. E questa coscienza del negativo diventa di per sé una nuova posizione di pensiero. Quindi, l'Illuminismo ha a che fare con una ragione statica e non ha a che fare, invece, con una ragione che è capace di conoscere la storia. Detto lo stesso concetto in altri termini, l'Illuminismo non conosce la storicità, non conosce, non conosce la forza di negatività che vi è nella dimensione della storia, non con lo spirito che è della storia. Quindi, l'Illuminismo è ahistorico o addirittura antistorico. Bene, allora Simona Sanò ha già, grazie professore. E c'è questo commento. Poi vediamo se ci sono altri. Quella che prima avevo, avevo chiamato, c'è ancora come domanda. Ci sono altre domande via. Provate pure, fate. Ecco, hanno alzato la mano di nuovo Simona Sanò e Guido B. E Simona Sanò vuole parlare. Eh, no, no, no, scusate, volevo era solo questa la domanda che mi interessava. Grazie mille, professore. Non avevo tolto la mano. Va bene, allora, grazie. E B, Guido B, e può prendere. Senti. Sì, sentiamo. No, casualmente mi è capitato di leggere in questi giorni il bel libro di Eric Dodds sui Greci irrazionali. Vorrei andare fuori prima, dove in un capitolo parla dell'Illuminismo del V secolo del mondo antico greco. Interessante, perché fa risalire, parla proprio di Eraclito, dicendo che i primi, insomma, che hanno criticato la superstizione dei miti greci e anche la loro povertà morale, diciamo, sono stati proprio Eraclito, Senofonte, Democrito e anche poi hanno subito una reazione. Sono stati perseguitati. Anni. Potremmo addirittura arrivare a dire che Socrate è stato anche lui un illuminista e il primo che ha perso la testa per una persecuzione politica. Volevo, se è possibile, un commento su questa mia osservazione. Grazie. Eh, sì, grazie. Rispondo brevemente, perché è un meraviglioso esempio quello che lei ha fatto di come si possa considerare perenne una categoria storica. Questo addirittura è ancora diverso dagli esempi che ho fatto, perché viene utilizzato una categoria storica per parlare, viene utilizzata questa categoria "Illuminismo" per parlare di un'epoca storica addirittura antecedente non solo alla nascita, ma al pensiero dell'Illuminismo stesso. Quello che lei ha detto è perfettamente corretto. Vede, è esattamente il primo elemento che continua a rimanere nell'immaginario di noi tutti, nell'immaginario anche degli studiosi: Illuminismo uguale demitizzazione. Cioè, questo è l'elemento, l'elemento costante. Demitizzazione di che cosa? Di elementi di carattere religioso specifici. Ecco, questo mi sembra, mi sembra proprio, mi sembra perfetto per far capire a tutti noi che l'Illuminismo, al di là della storia, perché l'Illuminismo nasce, nasce più di 2000, 2000 e oltre anni dopo, però è l'Illuminismo che nasce come critica a una religione che voglia presentarsi come dominante all'interno del potere statale. E questo è proprio una, una costante, una costante perenne. E se posso, è la stessa, è lo stesso motivo per cui le religioni hanno paura di uno spirito illuministico. Cioè, nessuno ha paura di uno spirito romantico, invece hanno paura di uno spirito illuministico, perché è uno spirito di demitizzazione, è uno spirito che forse attraversa la storia senza essere di per sé introdotto. Prego, può Sì, buonasera. Volevo chiedere se era possibile avere una o più indicazioni bibliografiche, magari una indicazione bibliografica per ogni lezione, cioè avere una possibilità di approfondimento legato alle tematiche che vengono via via affrontate. Elio? Sì. E questo, questo è difficile darne, come dire, una sola. Però mi permetto di darne una che può valere come un'indicazione di fondo, non dico per tutto il ciclo, ma sicuramente per questa prima lezione. Ed è un'opera storica, direi, l'opera fondamentale dell'Illuminismo, discutibile come tutte le grandi opere, ma vi assicuro, la lettura vale la pena, come suol dirsi. Ed è la grande opera di Ernst Cassirer, grande filosofo della prima metà del '900 tedesco, che ha come titolo, un'opera bellissima, che ha come titolo "Filosofia dell'Illuminismo". E l'opera di Cassirer è un'opera abbastanza, abbastanza ponderosa, ma scritta con elementare, con elementare chiarezza, elementare ma profonda chiarezza. E ha, soprattutto a mio parere, il grande pregio di non essere scritto con spirito illuministico, cioè di non cedere mai alle mitizzazioni dell'Illuminismo. Quindi, quello che ci viene presentato è un Illuminismo già di per sé demitizzante. Pubblicato dalla Nuova Italia, che non esiste più, ma i diritti dovrebbero essere finiti a Carocci. Quindi, è un'opera che comunque troviamo ancora, normalmente, a quel gruppo editoriale. Quindi, è un'opera che troviamo ancora, è un "long seller", come dicono gli editori. Quindi, la troviamo ancora comunemente. Bene, la metteremo sul sito come indicazione bibliografica su prima lezione. Allora, altre domande? Saverio Forestiero, prego. No, e non c'è, non si sente la voce. Non si sente. Adesso si sente benissimo, benissimo. Allora, buonasera a tutti e a tutte. La prima volta che partecipo alle vostre lezioni. Sono molto compiaciuto, sono molto interessanti. Ma tra le tante cose interessantissime espresse da prof. Franzini, m'ha molto colpito una delle ultime affermazioni, e cioè che l'Illuminismo, diciamo, non è un, il pensiero illuministico non è affatto storico, anzi, semmai antistorico. Questa cosa io la metto insieme a un'affermazione fatta in precedenza che m'ha molto interessato. Io sono un biologo evoluzionista di formazione, che riguardava il fatto che la scienza moderna, diciamo, nata nella modernità del Seicento, si fa domande sul "come", non sul "perché". Adesso, nel Settecento, la biologia ha avuto enorme impulso, come tutti quanti sappiamo, per opera di studiosi molto affermati, il cui lavoro tutt'ora è largamente valido, ha posto le basi di alcune discipline della biologia, segnatamente l'in, vale per tutti, con questa ossessione classificatoria che molto fa, molto parte del credo, si possa dire, comunque della scienza delle scienze antropologiche nate nel Settecento. Ora, però, mi sono chiesto come mai, come mai il Settecento non ha prodotto, questa è una domanda un po' ingenua, ma forse non proprio ingenua, non ha mai prodotto una riflessione sulla possibilità di una evoluzione delle forme di vita sul pianeta? Uno dice: "Beh, non l'ha prodotta perché non c'erano dati a favore". Beh, sì, in parte questo è vero, in parte, però, c'era una sorta di cecità epistemologica che impediva di vedere quello che era davanti agli occhi di molti studiosi. Darwin, con la nozione di selezione naturale, ha fatto un percorso assolutamente non ovvio, perché ha dato valore alla variazione. Quando si dice: "E del singolo non si fa scienza, non c'è conoscenza del singolo, ma soltanto dell'universale, delle classi", Darwin ha rovesciato il problema. Quello che conta in biologia è la variazione. La seconda domanda è: questa variazione ha un significato? Cioè, qui si introduce non un "come", ma un "perché". Perché c'è la variazione? Quindi, quello che volevo dire è che l'Illuminismo ha lavorato sul "come" e non sul "perché". Questo qui è stato, credo che sia stato l'impedimento, uno degli impedimenti più grandi per poter arrivare a concepire da un punto di vista scientifico, non da un punto di vista puramente filosofico, perché sicuramente Fontenelle, quando parla del tempo, dice che il giardiniere sta nel giardino, le rose ragionano tra di loro e dicono: "Guarda, questo giardiniere è eterno", perché la vita di una rosa è molto più breve di quella di un giardiniere. Quindi, alla scala della vita delle rose, il giardiniere è eterno. Il fatto che il Seicento e poi il Settecento abbia lavorato sul tempo è stata una cosa importantissima, però è mancata questa. E io volevo cercare di capire se c'era un motivo di natura filosofica che impediva di l'accesso all'idea di un, lasciamo stare il progresso, ma di un cambiamento almeno di questo. Grazie. E domanda molto, molto interessante. Naturalmente, mentre lei la rivolgeva, massima, le ha perfettamente ragione. Mi venivano in mente le eccezioni, no, come sempre, poi sono le eccezioni che fanno. Allora, sicuramente, lei ha perfettamente ragione. Nella sua complessità, il Settecento si occupa, non in modo prioritario, delle scienze della vita. Ecco, su questo è verissimo. Le scienze della vita non sono al, non ci sono nell'Illuminismo tedesco, non ci sono nell'Illuminismo inglese, non ci sono, meno che mai, nell'Illuminismo italiano. Vi sono soltanto delle tracce, ma delle tracce possenti all'interno dell'Illuminismo francese, perché anticipo, con ciò, la lezione di settimana prossima. In realtà, la grandezza di Diderot è di non essersi occupato principalmente di politica, di teoria dello Stato, ma di essersi occupato di interpretazione della natura. Cioè, è l'unico tra i filosofi illuministi, anche materialisti, ad essersi occupato proprio di pensiero biologico, di essersi occupato del pensiero del pensiero della vita. La sua opera principale, la sua grande opera principale rimane, rimane "L'Interpretazione della Natura" e la "Lettera d'Alembert sull'Interpretazione della Natura". Marco, che va dal 1754 al 1771, e in cui proprio Diderot ci dice: "Basta occuparsi della natura", lui dice, "da geometri". No, basta occuparsi della natura come qualcosa di statico, bisogna occuparsi della natura come qualcosa di dinamico. E cita un testo fondamentale per l'epoca, di cui però apprezza solo lui, o tra i pochi, la novità, che è "L'Histoire Naturelle" di Buffon. E l'Histoire Naturelle di Buffon. Ecco, lui fa un grande elogio dell'Histoire Naturelle di Buffon e dice che il vero illuminismo è nella storia naturale, è nella storia naturale di Buffon. Quindi, all'interno di una dinamica che pone il problema dell'organismo e non del meccanismo. Ed è una forma di materialismo organicistico che non è affatto principale, perché il materialismo è abbastanza poco interessante dal punto di vista della biologia, mentre Diderot è molto importante dal punto di vista della filosofia della vita, perché si ispira a Buffon e fa un esempio bellissimo nella "Lettera d'Alembert", un esempio che continua a ritenere intelligente. Dice: "Il geometra come ragiona di fronte alla natura? Il sole, un giorno, dice: 'Proviamo questo esperimento mentale: il sole improvvisamente si spegne e la vita finisce'. La vita finisce, muoiono i fiori, muoiono gli animali, muoiono le piante, muoiono gli uomini. Così come il sole scomparso, il sole ricompare, il geometra dice: 'Va bene, tutto ricomincia'. Il filosofo, il filosofo della vita dice: 'Non è vero che tutto ricomincia. Non sappiamo che cosa si è accaduto nella vita della vita in questo suo momento di sonno'. Quindi, vede la vita come un elemento evolutivo, cioè come qualcosa che cambia, con un forte spirito ecologico". Ecco, direi che la grandezza di Diderot sta nel fatto di essere l'unico che pone al centro del suo pensiero un materialismo biologico organicistico, certo, non ancora evoluzionistico, ma sicuramente indirizzato in una problematica di carattere, di carattere storico. Grazie. Sì, bene. Altre domande? Non ci sono per il momento. Ne posso fare un'osservazione io, se permetti. Dunque, io, ribadendo che questa lezione è stata veramente piena di tante informazioni e capace di formare la nostra opinione precisa su cosa era, è stato l'Illuminismo, io voglio fare due osservazioni e chiedo il parere di Elio se sono, se è d'accordo su queste. C'è anche un'idea di Illuminismo che domina nella cultura, diciamo, abituale, e l'Illuminismo, questo sì, contro la religione. Sì, questo è dominato, ha spiegato molto bene. Ma anche la capacità di avere la pluralità dei punti di vista, dei diversi modi di pensare. Non so se questo, lo dicevi che parlavi di Diderot, c'era questo, ma c'erano anche gli altri? Cioè, questa apertura sulla possibilità di pensare in maniera diversa, e dove dunque avere un dialogo fra le persone? Quindi, la luce si può dare in tante maniere. La seconda osservazione che io vorrei fare è questo: sono d'accordo sul fatto che l'Illuminismo ha veramente avuto difficoltà a capire la negazione, anzi, non l'ha capita. E devo dire, come logico, come filosofo della scienza, che poi durante tutto l'Ottocento e poi nel Novecento, anche la logica formale, la logica matematica, ha avuto sul tema della negazione un atteggiamento tipico a quello dell'Illuminismo, cioè la negazione non è stata mai presa davvero sul serio, tranne che negli ultimi sviluppi. Cioè, la negazione che, paradossalmente, è stata, secondo me, della logica quando Aristotele si è domandato davanti a ogni proposizione: "Cos'è la sua negazione? Cos'è quello che deve dire l'avversario?". Quando qualcuno dice: "Ah, è stato trascurato questo tema". E è tutto. Ed è stato una logica priva di storia, priva di dialettica e di storia. E questo si vede tanto anche nell'informatica di oggi. Questo, poi, l'ultima, e mi piace sottolineare quella che hai detto, Elio, e cioè il fatto che è significativo che il Papa attuale, gesuita, sia il primo Papa dopo il Settecento che non dico riabilita l'Illuminismo, ma almeno dice che semplicemente, semplicemente che non basta. Ma forse vorrei dire, dimmi se la ragione che anche un illuminista direbbe che quello che fa non basta, che ci vuole sempre di più, la voglia di andare oltre, non chiudere in un discorso completo. Questa è la mia osservazione, se vuoi. No, certo, brevemente. In primo luogo, come dire, i Gesuiti sono molto, sono molto cambiati nel corso, nel corso del tempo. Non posso dimostrarlo perché non sono un analizzatore di filmati, ma, e la memoria può tradire, specie a una certa età, però io sono convinto che forse per analogia al testo scritto, e avendo il Papa detto queste parole fuori dal testo scritto, nel video che noi vediamo sul sito, sul sito del Vaticano, il Papa che porge giù il foglio e dice: "Non basta l'Illuminismo, non basta", non c'è. Eppure, io sono sicuro di averlo visto. Qualche esperto di video, secondo me, c'è una piccola, c'è una piccola cesura, ma non di, non di censura nei confronti del Papa, ma semplicemente del fatto che ci vuole una corrispondenza fra il testo che viene detto e il testo scritto. Però non lo troviamo, anche se poi il Papa lo dice altrove. Però è stato bello posare il foglio, dire: "L'Illuminismo non basta". E sicuramente il problema della storia lo affronteremo, è un problema importante per l'Illuminismo, perché è evidente che l'Illuminismo non ha un carattere storico, perché l'ha detto, l'ha detto prima il professor Forestiero, cioè non ha un carattere progressivo, cioè non ha un carattere, non ha un carattere evoluzionistico. Non c'è, c'è in Diderot delle tracce, ma non c'è questa idea. C'è un'idea teleologica di una, di una destinazione del genere umano progressiva. Diciamo che c'è un'idea di progresso, ma l'idea di progresso non è un'idea di carattere storico, cioè non è un'idea storicizzata. È un'epoca statica. E infatti, come dire, se non ci fosse stato il 9 Termidoro, si continuavano a tagliare teste. Cioè, non si capiva, non si capiva dove si andava a parare. Era diventato uno scontro tra sette, sembra uno scontro, gli ultimi giorni della Rivoluzione francese sembrano uno scontro tra tribù, tra tribù proprio che giocano a far le, a farsi la pelle letteralmente l'un l'altro. Insomma, pensiamo alla Legge dei Sospetti, cioè uno poteva essere incarcerato, incarcerato e ghigliottinato sulla base della Legge del Sospetto, perché qualcun altro sospettava di lui. Non è propriamente l'idea che noi ci facciamo dell'Illuminismo e della Libertà. Ma la Legge dei Sospetti era una legge approvata dall'Assemblea Nazionale, quindi una legge dello Stato francese. Sulla prima domanda, con cui mi piace proprio dire la pluralità dei punti di vista, l'Illuminismo è la pluralità dei punti di vista, però, e questo è proprio l'oggetto della prossima lezione, ci sono dei modi diversi per dire la pluralità dei punti di vista. Cioè, il modo leibniziano di dire la pluralità dei punti di vista non è il modo enciclopedico di dire la pluralità dei punti di vista. Cioè, il punto di vista può essere detto in un'ottica metafisica. Leibniz, ma Leibniz è il padre di un illuminismo, dell'Illuminismo tedesco. Ma se noi vediamo un suo contemporaneo, Bayle, ha un nemico che è Leibniz, cioè perché quella pluralità dei punti di vista è ancora basata sull'esistenza di un Dio trascendente. Allora, come dire, la pluralità dei punti di vista è un'acquisizione del secolo, è sicuramente un'acquisizione del secolo, è un'acquisizione che deve moltissimo al pensiero leibniziano, ma non è l'unico modo per considerare il problema dei punti di vista. Mi permetto, ce l'ho qui da qualche parte, di dare un altro testo da mettere sul sito, un testo di uno scrittore contemporaneo che comprende come pochi lo spirito dell'Illuminismo, e nella sua brevissima introduzione a questo suo pièce teatrale mai rappresentata, Milan Kundera. Milan Kundera, e il titolo di questo libretto è "Jacques e il suo padrone", pubblicato da Adelphi, che naturalmente rifà la storia, rifà la storia del, di Jacques il fatalista e il suo padrone. Sono prima del dramma, sono esattamente 26 pagine in cui si comprende come pochi lo spirito più profondo di questa pluralità dei punti di vista, non la leibniziana, cioè non metafisica. Bene, grazie. Allora, se non ci sono altre domande, essendo già, c'è Pia Petrarulo, l'ultima ha chiesto la parola, ho visto alzato la mano, può parlare. C'è ancora Pia Petrarulo? Non, vabbè. Allora, sono già passate le 7:30. Devo ringraziare di nuovo il professor Franzini di questa bellissima lezione e tutti i partecipanti per le tante domande altrettanto belle e profonde che sono state fatte, che hanno arricchito anch'esse questa lezione. Bene, grazie. Sì, scusa, la farò la prossima volta. La domanda veloce, se può dire. No, volevo solo accennare riguardo al contesto italiano, il movimento illuminista nel contesto italiano, Napoli e Milano. E di questo, di questo è proprio uno dei temi della prossima riunione, la filosofia, filosofia anche la filosofia italiana, che è particolare. L'Illuminismo italiano. Lei, lei stessa ha usato le due città, Milano e Napoli. E l'Illuminismo milanese è un illuminismo nato sotto leggi da Giuseppe II d'Asburgo, un sovrano ancora molto amato a Milano, che noi tutti vorremmo ancora avere. Allora, Giuseppe II, quello napoletano, ha tutt'altra, ha tutt'altra origine. Esatto. Ok, va bene. Grazie. Buonasera, appuntamento a tutti per mercoledì prossimo. Diffondete la notizia su questi corsi e alla popolazione tutta, agli amici e persone che conoscete. E ci vediamo mercoledì prossimo alle ore 18 per la seconda lezione. Grazie. Buona serata. Grazie a tutti voi e buona serata. Grazie. Buona serata. Grazie. Grazie.