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Buongiorno, buon pomeriggio e buonasera. Oggi ricominciano i video dedicati alla maturità, quindi leggiamo e analizziamo insieme "Il fu Mattia Pascal" di Luigi Pirandello. Prima, però, ricordatevi di lasciarlo mi piace qui sotto e di iscrivervi al canale.
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Ecco la nostra video lezione. Vi ricordo che abbiamo una playlist dedicata a tutti gli autori e all'analisi delle loro opere più importanti per la maturità, e ve la lascio qui.
Iniziamo, quindi, con "Il fu". Viene pubblicato da Luigi Pirandello nel 1904 solo su "Nuova Antologia" e nel 1910 dai Fratelli Treves. Per oggi, riguardo la biografia di Luigi Pirandello, abbiamo già dedicato una video lezione che vi lascio sempre.
Con "Il fu Mattia Pascal", Luigi Pirandello abbandona il filone realistico-verista e si avvicina invece all'umorismo. L'umorismo è un saggio di Pirandello importantissimo, che noi pubblicherà nel 1908. "Il fu Mattia Pascal", possiamo dire, di fatto anticipa "L'umorismo". Non è detto che venga pubblicato nel 1904, poi 1910, e l'edizione definitiva sarà del 1921. Però, quali sono effettivamente le fonti da cui attinge il nostro Pirandello? Una delle fonti più importanti è sicuramente Laurence Sterne, in particolare "Tristram Shandy". Questo è un anti-romanzo dove noi vediamo un protagonista che però rimane una figura embrionale durante tutto il corso della storia. Questo vi potrebbe anche ricordare un altro grande capolavoro di Luigi Pirandello, che è "Sei personaggi in cerca d'autore". "Sei" significa infatti incerto, incompiuto, un po' come molti personaggi del nostro Pirandello.
E in una lettera a Luigi Villari, che Pirandello parla del suo Mattia Pascal e chiede, tra l'altro, di scrivere sulla copertina, un po' per esorcizzare la cosa, "Il fu Mattia Pascal, romanzo del fu Luigi Pirandello". Ma un po' come se il nostro Pirandello volesse già esorcizzare la sua morte.
Iniziamo, però, ora a parlare del romanzo. Quindi, dal titolo "Il fu Mattia Pascal". Anzitutto, Mattia in siciliano vuol dire pazzia, e lo vediamo anche proprio nelle pagine del romanzo, dove il fratello di Mattia Pascal gli diceva: "Tu sei matto, io l'ho sempre pensato". Inoltre, Pascal è un cognome che non è casuale. Risponde un po' a quell'idea del "nomen omen". Infatti, Pascal chi è? Un filosofo, Blaise Pascal, molto importante per quanto riguarda la filosofia del Seicento. E abbiamo un pensiero di Pascal dove troviamo proprio questa considerazione: "Non so chi mi abbia messo al mondo, né che cosa stia al mondo, né che cosa stia io stesso. Sono in un'ignoranza spaventosa di tutto". Non vi ricorda per caso anche il nostro Mattia Pascal? Questo è un bel "zero" che potrebbe essere sicuramente pronunciato da Mattia.
La struttura del romanzo. Abbiamo 18 capitoli numerati e titolati. Sono molto importanti i titoli nei romanzi di Pirandello, in particolare vedremo le titolazioni dei capitoli de "Il fu Mattia Pascal" e anche di "Uno, nessuno e centomila". Inoltre, questo romanzo sta per con due premesse, quindi non una, perché è meglio abbondare. "Il fu" è narrato in prima persona con focalizzazione interna, quindi la nostra vicenda, di fatto, è circolare. Si inizia dalla fine per poi procedere a ritroso. Le due premesse sono una premessa narrativa e poi la vera premessa filosofica a mo' di scusa. E ora le vediamo insieme.
La prima premessa è dedicata alla memoria di Alberto Cantoni, maestro dell'umorismo. E questo romanzo inizia proprio con l'affermazione da parte di Mattia della sua identità. Dice: "Una delle poche cose, anzi, forse la ora che io sapessi di certo, era questa: che io mi chiamavo Mattia Pascal". Quindi, l'unica certezza di Mattia è il suo nome. Infatti, dice: "Io mi chiamo Mattia Pascal". "Grazie, caro, questo lo so". "E ti parti?". "Oh, quo non pareva molto, per dir la verità". E anche a me. Eppure ignoravo, in quel momento, Mattia, quanto invece importante esser sicuri di noi stessi. E lo vedremo poi nel corso di tutto il romanzo, nella nostra identità.
Mattia Pascal descrive la sua situazione come un caso strano e diverso, perché è una situazione talmente atipica che a me fa fatica a raccontarcela. Allora ha pensato bene di metterla per iscritto, però con un però: deve essere letta dopo 50 anni, quindi dopo la sua terza e definitiva morte. Ma in che senso terza morte? Come i gatti hanno sette vite. E Mattia mi trovai ad assistere al mio funerale. È una circostanza, tarrago, ammetto. Ma la tua reazione resta inqualificabile. Che dovevo fare? Io sono morto. Ci dice: "Sì, già due volte, ma la prima per errore e la seconda...". Sentirete, quindi, come è morto Mattia Pascal.
Il luogo del racconto è la biblioteca del Monsignor Boccamazza, dove Mattia lascerà proprio questo manoscritto, che però potrà essere aperto cinquanta anni dopo. "Fu così che entrai a far parte dell'organico del comune di Mirano come bibliotecario aggiunto".
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In questa chiesetta sconsacrata che funge da biblioteca, regna il caos, così come nella realtà e anche nel mondo della cultura. Libri impolverati, disordine. La biblioteca, infatti, è piena di miseri libri, tutti in confusione. E lo spazio, questo è proprio simbolico, rappresenta l'indifferenza verso lo studio e la letteratura degli abitanti di Mirano. Mio, sì, Mattia Pascal vive a Mirano, una cittadina immaginaria della Liguria. E beh, Mirano potrebbe anche richiamare al disprezzo che prova Mattia Pascal per tutto il paese. Infatti, Boccamazza è proprio un nome che ci dà un'idea positiva. State attenti ai nomi in Pirandello, perché nascondono sempre un significato sotteso. "Non viene mai nessuno massa di ignoranti". Questo, preso.
Andiamo poi alla premessa filosofica a mo' di scusa. Quindi, Don Eligio Pellegrinotto consiglia Mattia Pascal. Lui a consigliarlo proprio di scrivere le sue memorie. Allora, perché? "Perché non mi dai ascolto? Perché? Perché non scrivi?". È il nuovo bibliotecario e ha quindi un compito eroico: mettere in ordine tutti quei libri. Sale su una scala alta, alta, e invaso tutti questi libri che devono essere messi in ordine.
Ora, le affermazioni, le esclamazioni tipiche di Mattia Pascal. "Maledetto sia Copernico!". Che vuol dire? "Maledetto sia Copernico!". Copernico è colui che ha scardinato l'idea del geocentrismo. Secondo la visione aristotelico-tolemaica, la terra era al centro dell'universo. Ebbene, Copernico è colui che scopre invece e sostiene l'eliocentrismo, quindi lui sposta la terra dal centro dell'universo. Simbolicamente, perché ci pone il sole come effettivamente è un sistema solare. Noi siamo in una dimensione eliocentrica. Rosso alla chiesa ai tempi non andò molto bene, e ci ricordiamo come è finito il povero Galileo Galilei, isolato nella sua villa ad Arcetri, in attesa della morte. Almeno è riuscito ad abiurare. Comunque sia, quindi, la sua scoperta, la scoperta di Copernico, ha rovinato le certezze degli uomini, che si sono ritrovati da una posizione centrale a una posizione invece non più centrale. Quindi, l'uomo non è più al centro del mondo e capisce che la terra è un granellino di sabbia impazzito che gira, gira, senza sapere il perché. Quindi, tutto diventa relativo. Noi, il relativismo. Noi perdiamo la nostra posizione centrale nel mondo e capiamo che tutto è frutto di prospettive.
Cominciamo con "La casa e la talpa". Quindi, entriamo nel vivo della narrazione dopo le due premesse. Mattia Pascal vive a Mirano con la madre e il fratello Roberto, che chiama Berto. Del padre non si dirà mai il nome. Perde il padre quando ha 4 anni, però questo padre era molto ricco, quindi lascia la famiglia una gran fortuna. Il padre, meno delle terre, delle case, era un uomo che definisce proprio Mattia "fagace e avventuroso". Tra la sua morte, manda la famiglia in rovina. Mirano, a Mirano, vi dicevo che è un paese inventato della Liguria. E beh, Mirano potrebbe anche richiamare al verbo latino "miror", che significa stupirsi.
Vediamo ora un po' i personaggi che riscopriremo man mano leggendo anche il testo. Troviamo subito la madre, che lui definisce una "santa donna", schiva, placida, però non ha esperienza di vita e anche un po' infantile nel modo di parlare, di pensare. Per questo verrà girata dal Batta Malagna. Una volta bisognava farsi prestare i soldi da mandare a te, un'altra volta mette un'ipoteca sulla stia per pagare gli interessi agli strozzini, ma un'altra volta, con sé, anche la stima. Il raccolto delle olive è andata male, peraltro. Molto morbosa e apprensiva nei confronti dei figli, ma non sente il vuoto.
"La talpa". La talpa, questo capitolo si intitola proprio "La casa e la talpa". Per chi era la talpa? La talpa, il Batta Malagna, colui che amministra i beni della famiglia. Che andiamo incontro a momenti difficili. Le tasse di successione sono quelle che sono e non ci si può sottrarre. Fra Roberto, le serre, il potere di Monticchio. Questa casa è quella giù a Giovanni. C'erano assai salate. Per chi viene chiamato la talpa? Perché Mattia pensa che si scaverà di soppiatto la fossa sotto i piedi. Infatti, la talpa deruba la famiglia. Tutti se ne rendono conto. Tre anni, la madre di Mattia, anche la zia Scolastica, che è la cognata, breve sulla donna perché si risposi ed è la sorella del marito defunto. Eppure vuole che si risposi, perché vede che la donna è completamente raggirata da quest'uomo e consiglia Gerolamo Pomino, che spera allontani questo truffatore. "Si è sentito tanto il bisogno che qualcuno si occupi di aiutare i vostri di a tua madre che sposi Gerolamo". "Che cosa devo fare?". "Scusare Gerolamo, che meno".
"Quando Berto io fummo cresciuti, gran parte degli averi nostri, è vero, ero andato in fumo, ma avremmo potuto almeno salvaguardare dalle grinfie di quel ladro il resto, che se non più agiatamente ci avrebbe certo permesso di vivere senza bisogni. Fumo due scioperati, non ci volevo dar pensiero di nulla, seguitando da grandi a vivere come nostra madre da piccoli ci aveva abituati. Non aveva voluto nemmeno mandarci a scuola". Quindi, Mattia Pascal racconta che lui e il fratello sono degli scioperati, degli scansafatiche, che non si sono mai occupati di nulla. E nostro neanche andati a scuola. Infatti, erano stati educati da Pinzone. Pinzone era il loro precettore, chiamato anche Francesco o Giovanni de' Cinque. Era alto da far ribrezzo, acuto e beffardo, e godeva vele nuovamente della sorte della famiglia quando i ragazzi combinavano dei guai. Lui li tradì con piacere, però era molto, molto preparato in bisticci. Raccontava tutta una serie di filastrocche, di poesia, un po' con i ragazzi.
Ma come erano questi due giovani? Quindi, Mattia Pascal e Roberto, che viene sempre chiamato Berto. Roberto era bello di volto e di corpo, rispetto a Mattia. Dice lui: "Amante del lusso e dei vizi". C'è Mattia, si è come sai bene. Invece Mattia aveva una faccia placida, come la madre, e stizzosa, un occhio che tendeva a guardare per conto suo, naso piccolo e sperduto in mezzo al viso, e una barba rossastra già dai 18 anni. Ricordatevi questo particolare dell'occhio, perché tornerà ed è molto importante. Entrambi, comunque, erano degli scioperati e spendevano senza misura.
Quarto capitolo. "Fu così". Abbiamo qui la descrizione finalmente del Batta Malagna, il cui vero nome Giambattista Malagna. È piaciuto sempre affamato ed è punito dal fato per aver sposato la moglie Guendalina. Quando lui fa boffa, lei urla "Maiale!". Però poi resta vedovo della povera Guendalina. E allora subito sposa la figlia di un fattore, Oliva Salvoni. Oliva, dopo tre anni, resterà incinta. Infatti, il Batta Malagna aveva provato per anni ad avere figli con la moglie, non c'era riuscito, e anche con Oliva non ci riesce in realtà. Infatti, il figlio non sarà lui, ma Mattia Pascal. E qui iniziano i guai. Mattia cercherà allora di combinare Pomino, il figlio di Gerolamo Pomino, con Romilda Pescatore, che è la nipote, o nel Batta Malagna, abbiamo detto, l'amministratore dei beni di famiglia. Però questa Romilda Pescatore non si innamora di Pomino, ma di Mattia. E quindi noi si ritrova incastrato. Inoltre, sopra la sua testa pende l'ira di Marianna Dondi, la suocera futura. La suocera, infatti, si scontra continuamente con la madre di Mattia e la zia Scolastica interviene, porta via la donna, perché Mattia e la madre hanno ormai talmente poveri che erano dovuti andare a vivere a casa della vedova Pescatore, o di Marianna Dondi, con anche la figlia Romilda Pescatore. Però le due suocere non è che adesso molto d'accordo, e quindi la zia interviene e la porta via. Pascal, e allora in questo frangente va a lavorare alla biblioteca di Mirano.
"La prima volta che mi avvenne di trovarmi con un libro tra le mani, tolto così a caso, senza saperlo, da uno degli scaffali, provai un brivido d'orrore. Mi sarei io dunque ridotto come Romitelli a sentire l'obbligo di leggere? Io bibliotecario per tutti quelli che non venivano alla biblioteca e scaraventa il libro a terra. Ma poi lo ripresi e signori, mi misi a legger anch'io. E anch'io con un occhio solo, perché quell'altro non voleva saperne, che era un po' per conto suo".
I due comunque sia si sposano, quindi Pascal e Romilda, hanno una famiglia. Poi anche lei dà alla luce due gemelle. Che qui la situazione è tragica, perché una muore pochi giorni dopo il parto della donna. Poi l'altra, invece, vuole dare il tempo di affezionarmi a lei con tutto l'ardore di un padre che, non avendo più altro, faccio della propria creatura, lo scopo unico della sua vita, con l'avere una crudeltà di morirmi quando aveva già quasi un anno e si era fatta tanto bellina, tanto quei riccioli d'oro che mi avvolgeva attorno le dita e le baciavo senza saziarmi, e mai mi chiamava papà, e io gli rispondevo subito: "Figlia!". E lei di nuovo: "Papà!". Così, senza ragione, come si chiamano gli uccelli tra loro. Contemporaneamente alla mamma mia, nello stesso giorno e nella stessa ora. Sapevo più come spartire le mie cure e la mia pena. Quindi, la figlia di Pascal muore nello stesso momento in cui muore sua madre, e questo è veramente difficile da sopportare per l'uomo che si deve districare da la famiglia d'origine alla famiglia che si è creato nel frattempo.
Il fratello Ivan da 500 lire per una degna sepoltura della madre. E ci diciamo: "Atti, a quelle 500 lire sono la ragione della mia prima morte".
Taq taq taq. Mattia va a Montecarlo per sfuggire da quella vita miserabile. Inizialmente pensava di imbarcarsi per l'America, però arrivato a Nizza, trova la scritta "Due Poderi Let the Presidio" e quindi decide di poi andare a Montecarlo e darsi al gioco. Lui ci va ben 12 volte, ma dal nono giorno inizia a perdere tutto. Nel giardino del casinò trova anche un giovane giocatore morto. E allora decide di scappare via, tornando a Nizza con 82.000 lire. 82.000 lire, solo circa 150.000 euro, quindi era andata molto bene la giocata di Mattia. Ma in treno, e mentre sul treno legge la notizia che lo sconvolge. Titolone: "Suicidio. Ieri, sabato 28, è stato rinvenuto nella gore ad un mulino un cadavere in stato di avanzata putrefazione. Accorsa, sopraluogo, l'autorità giudiziaria con altra gente. Il cadavere fu estratto dall'agorà per la constatazione di legge e piantonato. Più tardi, esso fu riconosciuto per quello del nostro bibliotecario Mattia Pascal, scomparso da parecchi giorni. Causa del suicidio: dissesti finanziari".
Perché Mattia Pascal dice: "Ma come? La come possibile? Ma lo sono io? Ma mia moglie e mia suocera non hanno riconosciuto questo cadavere?". Devo subito tornare a Mirano, devo avvisarle. Poi, a un lampo di genio, a un "out-site", dice: "È morto! Sono morto! Non ha più debiti, non ho più moglie, non ho più la suocera! Libero! Che cerco di più?". E quindi se ne va. "Dovevo saltar fuori, riprendermi moglie e suocera". Un certo punto si chiede addirittura: "Ma sto sognando?". Pur era troppo fortuna. Allora ad Albenga si procura tanti giornali e verificherà la notizia. Dirottura, si fa inviare il foglietto di Mirano e trova il necrologio. Quindi è libero, è libero e riprende il treno.
Mini Mattia dice: "Però, solo libero, va da chi sono? Ma ti è morto e dunque io come mi chiamo?". Che sente parlare due uomini della Veronica. E appunto, la vera Veronica. Lo erano quelle immagini sacre che si veneravano, quelle reliquie, e di due statue. Ma che sente uno dei due signori menzionare Adriano. Dice: "Queste due statue no della pa nave rappresentano l'imperatore Adriano". Allora dice: "Beh, mi chiamerò Adriano". "Perché dalser?". "Lei che fa?". "Parlando, come si chiama?". "Suo Camillo De Meis". E allora Mattia Pascal dice: "Bene, il mio nome sarà Adriano De Meis. Ferro sbarbato, avrei capelli corti e un'aria un po' da filosofo. Mio padre, Paolo Menis, sarà nato in Argentina, ma dopo pochi mesi trasferito in Italia e quindi io sono cresciuto con il nonno".
Dopo un po', Adriano, però, è stufo di girovagare e la sua vita lo noi. E perché diceva: "Sono libero, una nuova identità, ho viaggio per l'Italia, viaggio per l'Europa, però di fatto qui chi sono io?". Si sente senza costrutto e senza scopo. Anche si trasferisce a Roma, in Via Ripetta, e affitta una camera ammobiliata dal signor Anselmo Paleari. Anselmo Paleari è un sessantenne che non lavora e parla tutto il tempo della sua filosofia. Secondo Adriano, alla spuma del cervello. Penso che la sua inquilina, Silvia Caporale, che un ex insegnante di piano, che però ha dovuto vendere il piano, quindi manco quello può più suonare, abbia la capacità di essere una medium. È ossessionato dalla morte. Facciamo una biblioteca, come i titoli. Ha una figlia, Anselmo Paleari. Si chiama Adriana. E proprio questa figlia darà un posacenere ad Adriano Meis in cambio dell'acquasantiera dove lui spegneva le sigarette. Ma insomma, infatti, questo evento dal titolo al capitolo. Peraltro, anche loro viene associata a un posacenere. "E mentre Paleari e mail sparlano, dice proprio che ogni paese siamo venuti qui a scuotervi la cenere, eh, a Roma, del nostro sigaro, che poi è il simbolo della frivolezza di questa miserrima vita nostra e della marr e velenoso piacere che sacida fate la norma".
Comunque, vive come la camera che affitta dal signor Paleari. È una notte, sente questa medium, no, Silvia Caporale, parlare con un tale De Renzo Papiano, che è il cognato di Adriana. I due parlano su di lui e sulla sua ricchezza. Forse hanno capito che strano di quest'uomo viva come affittando una camera, non lavori, sia tutto il tempo ad oziare. Ad un tratto, la signorina Caporale chiama Adriana e questo cognato iniziano a parlarla. Allora Adriano apre la persiana e scerne l'occhio. E Papiano, questo anzi, è molto importante. Vi ricordate che vi ho detto appuntare la questione dell'occhio di Mattia Pascal? Ebbene, "La tragedia di Oreste", tratta dall'"Elettra" di Sofocle, in un teatro di marionette automatiche, preannuncia la venuta di una filosofia, la filosofia di Anselmo Paleari, "La lanternina". Sofia. Intanto, devo dire che nelle varie antologie questo testo viene chiamato "Uno strappo nel cielo". È molto importante. Ne parliamo anche qui.
L'"Elettra" di Sofocle è una tragedia che racconta del re Agamennone, che prima della spedizione, ha offerto il sacrificio Ifigenia, la sua figlia. Tornato dalla guerra, Agamennone viene assassinato dalla moglie Clitennestra e dal suo amante Egisto. Elettra, che pro si sta l'uccisione del padre, Atene, ritorno ad Argo del fratello Oreste per uccidere i due assassini. Bene, questa è questo riassunto della tragedia. Però qui che cosa abbiamo? Viva la rappresentazione non di marionette automatiche che vengono tenute su da un filo e che intrattengono gli spettatori, no. Al che Anselmo Paleari, sulla base di questo evento, racconta ad Adriano e confronta l'eroe antico Oreste con quello moderno. Per esempio, a Meleagro, tra i due c'è una sola differenza: "Un buco nel cielo di carta". Cioè, Oreste che cosa fa? Scopre che sopra di lui il sole è spento e vuoto, come la vita umana. A me fa pensare un po' la scena in "Truman Show", dove lui si rende conto di essere filmato e che la sua vita è tutta finta, ma se ne rende conto dopo molto tempo. Quindi, questa è la metafora della vita umana, cioè la nostra vita è un'illusione e le nostre speranze, ad un certo punto, cadono. Quindi, la vita, secondo Pirandello, è come un teatro, uno spettacolo di marionette.
Silvia Caporale confessa ad Adriano che Terenzio, però, mira alla dote della dolce ad Adriana. Quindi, questo cognato, in realtà, vorrebbe sposarsi con la sorella della moglie defunta per una questione economica. Allora Adriano si rende conto che ha un'unica soluzione: cambiare completamente la sua identità e quindi anche operarsi quell'occhio che lo legava ancora a Mattia Pascal. Adriano, quindi, si fa operare dal dottor Ambrosini e se ne sta per 40 giorni al buio. E qui abbiamo finalmente "La lanternina", la filosofia del Paleari. Felice che ogni uomo dentro di noi porta con sé un lanternino acceso che ci fa vedere sperduti sulla terra e ci fa vedere il male e il bene. È un lanternino che proietta tutto intorno a noi, un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l'ombra nera, l'ombra paurosa, che non esisterebbe se il termine non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo purtroppo creder vera fintanto che esso si mantiene vivo in noi. No, quindi quello che dice Paleari è che dentro di noi tutti abbiamo una sorta di piccola lanterna che ci fa vedere ciò che è bene e ciò che è male, però questo lanterna proietta intorno, c'è un'ombra e quindi noi vediamo questa ombra che ci spaventa, ma che noi non vedremo se non avessimo questo lanternino. Invece, quest'ombra, quindi, la creiamo noi, no? È un'illusione.
Il Paleari è un tipo un po', diciamo, particolare, e quindi è molto avvezzo anche alle sedute spiritiche. Di conseguenza, con Silvia Caporale, la medium, Terenzio, quindi il cognato, suo fratello Scipione, organizzano delle sedute spiritiche. Terra, ovviamente, non funzionano. Ma a questa seduta hanno partecipato tutti gli affittuari, quindi anche nuovi ospiti che non abbiamo ancora menzionato, come Pepita Pan Toga, da Emanuel Bernard, che è un pittore. Pepita è la nipote del Marchese da Uletta, dove lavora Terenzio Papiano. Il suo spirito guardi di molto che lei ha chiamato. Lui che succede durante questa seduta spiritica? Scene da recuperare nel libro. Niente, ovviamente, non succede niente. Succede che, secondo il Paleari, c'è uno spirito di un ex compagno di Silvia Caporale che si fa sentire, un tale Max. E Max che dice, proprio tramite la medium, di far sedere Adriano e Adriana vicini, tant'è che la luce è sempre spenta durante queste sedute. E la povera medium, per ricevere un pugno in faccia, ovviamente non dallo spirito di Max. Terenzio Papiano, che non è molto d'accordo, lago. Durante il buio, i tavoli si spostano, la stampa si muove, gli oggetti. In realtà, però, chi è Scipione, è che il fratello epilettico, peraltro, di Terenzio Papiano, che fa tutto questo. In realtà, questi sono i sintomi della nevrosi isterica che era molto presente in quel periodo e anche di interesse. Vi lascio questo articolo sugli studi di Freud e Charcot sulla isteria.
Nel frattempo, comunque, se Adriano riesce a baciare al buio, Adriana. Un bacio lungo e muto. Qualche giorno dopo, però, Adriano deve pagare al medico, no, perché si è operato e si accorge che gli hanno fregato letteralmente 12.000 lire. Raptor, arrabbiato, sa che integrano per piano, probabilmente si muove anche in cor Adriana. Però poi si rende conto: "Ma io che non sono veramente di grano, mais, come faccio a denunciarlo? Io non esisto, non sono nessuno". Ma lui si vede escluso per sempre dalla vita e senza possibilità di rientrarci, senza meta, senza scopo, nel vuoto. Ma chi è lui, allora? Vogliamo si trova costretto a far finta di ritrovare i soldi, perché non può denunciare Terenzio. E Adriana, arrabbiatissimo, perché riceva come è stato lui. Anche Adrian, Paleari e Papiano l'hanno preso la casa del Marchese da Uletta, dove Papiano lavora. E quindi erano mai si inizia a voler allontanare o da lui. Adriana, per non farla soffrire, fa la corte a Pepita. Anche qui non è un'idea geniale, perché succede che Adriano e il pittore Bernandez litigano, esistono duello. Però c'è un altro problema, anche qui, nel senso che lui non viene rappresentato né da Papiano né dal Paleari. E gli dicono: "Dai, vai a rivolgerti agli ufficiali del regio esercito, così insomma se ne occuperanno loro". Ma non portano a un numero, né nessuno è morto. Dunque, l'unica via di scampo per Adriano è il suicidio. Sul ponte lascia un biglietto con scritto: "Adriano Meis, dati per sempre".
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Un'altra scelta. Adriano, meglio morire e riprendere l'identità di Mattia Pascal. Almeno diventa qualcuno. Qui c'è una sorta di reincarnazione. Torna nel corpo di Mattia Pascal e va a Oneglia, dove vive il fratello Roberto. Aperto, sconvolto di vedere il fratello, era convinto che fosse morto. E ha subito una notizia non tanto piacevole, cioè che Romilda Pescatore, sua moglie, si è sposata con Pomino. Al che Pascal decide di andare dalla moglie, che in realtà ancora moglie, lui è vivo. E quando vede la suocera, le grida sul muso delle parole dolcissime: "Crepa, leggera!". Ebbene, vede Pomino e Romilda e addirittura hanno avuto la bambina. Lei, quando vede il marito risorto, sviene, talmente scioccato.
No, eccolo, l'esplosivo. [Risate] Bella unione. Allo zio, aiuto. Al che c'è un forte litigio, ma alla fine Mattia Pascal rinsavisce. Dice: "Addio, due". Va a vivere da Zia Scolastica e torna a lavorare in biblioteca. Ogni tanto va sulla sua tomba e gli dico: "Ma poi, insomma, si può sapere chi siete?". Lui si stringe nelle spalle, socchiude gli occhi e risponde: "Eh, caro mio, io sono il fu Mattia Pascal". "Tu sei Mattia Pascal e fu Mattia Pascal". E fu.
Sappiate, inoltre, che questo romanzo, che si conclude così, ha poi un'appendice che viene introdotta nel '21, "Un'avvertenza sugli scrupoli della fantasia". Quindi, è una risposta a quei critici che dicono: "Ma Mattia Pascal può essere invece lui". Dimostrò Pirandello che su quelle di Milano nel 1920, nell'articolo "L'omaggio di un vivo alla propria tomba". Si racconta una storia molto.
Quali sono i temi di questo romanzo? Quindi, iniziamo con l'analisi. Il contrasto vita-forma. Quindi, la vita è un flusso magmatico, secondo Pirandello, che noi incanaliamo, no, incanaliamo, ingabbiamo, intrappolato nelle forme. La famiglia è una gabbia. Peraltro, va da dire che Pirandello una moglie che verrà poi internata e quindi lui viveva a pieno anche nel rapporto con la donna una forte tensione. La moglie prima era un geloso in modo ossessivo di lui e poi arriva proprio all'isteria completa. C'è da dire che all'epoca erano tutti isterici, c'era una diagnosi corretta di questa problematica. Comunque, le viene poi internata e il rapporto conflittuale con la donna si vede molto nei romanzi di Pirandello.
Avanti, nel teatro. Vediamo poi l'elemento della sorte e del caso, per esempio nel gioco d'azzardo e l'inettitudine. Infatti, "Il fu Mattia Pascal" è un inetto, così come farà un inetto Vitangelo Moscarda. Io vi ho già parlato dell'inetto nella videolezione sul Decadentismo, che vi lascio qui, così potete darvi una bella ripassata. Inoltre, un tema importante è quello del doppio e della crisi.
La struttura del romanzo. Come vi dicevo, un romanzo circolare, nel senso che lui iniziamo dalla fine, poi torniamo indietro. La narrazione cronologica, invece, è posta al centro del romanzo, tra due momenti dove l'io narrante è fuori dal tempo. E proprio qui che noi abbiamo il personaggio umoristico. Vi lascio qui una bella schermata con la lista dei personaggi, perché sono tanti i personaggi. Riconosciamo, peraltro, in modo indiretto, perché li conosciamo sulla base del loro comportamento. Stimato Mattia Pascal, ci dà un minimo bozzo, quindi mi vedete qui, potete anche copiarvi sul quaderno questa mappa e l'attore.
Inoltre, "Il fu Mattia Pascal" è impredibile, perché questo narratore rai che ci possiamo proprio infilare, tanto scrive per distrazione. Non si rifà ai modelli letterari, perché non fanno per lui, se lo dice lui. E racconta, ma mettendo il lettore in guardia, come: "Perché stai attento che qui quello che hai raccontato è un po' come Zeno Cosini di Svevo". Peraltro, il racconto è una riflessione sul racconto. Lui in Pirandello emerge la narrazione, ma anche la metanarrazione. E l'io narrante si fa talmente tante pippe mentali, direi, ma il migliore, questo è Vitangelo Moscarda, che anche lettore a farsi dei dubbi. Tra l'altro, mi avevo parlato dello strabismo di Mattia Pascal, e c'è proprio un elemento del dubbio, no? Wing Chun, richiamo anche allo stesso strabismo, perché l'occhio guarda un po' dove vuole, ma noi dove dobbiamo guardare? Come l'occhio di Mattia Pascal, di Pirandello, di fatto destruttura l'io, lo squalifica. C'è il protagonista è uno sciancato, uno scioperato, un letto.
Per finale del racconto è umoristico e amaro, però non è tragico. Mattia riesce comunque a guardarsi vivere e ormai ha capito che il mondo non è una cosa seria. Lui ha voluto uscire dalla maschera, quindi dalla trappola della sua vita, e ha voluto liberarsi da quelle maschere che dobbiamo indossare tutti ogni giorno. Però, senza maschere non possiamo vivere, senza un nome, senza un'identità, senza lavoro, no? E quindi si rende conto che al di là della maschera, lui non può vivere.
Spero che questa video lezione vi sia piaciuta.
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