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La nascita del fascismo

UnPoDiFilosofia7:11

Transcription

[Musica] la nascita del Fascismo.

Il 4 novembre 1918 l'Italia firma l'armistizio con gli austriaci e nella conferenza di pace di Parigi ottiene il Trentino, l'Alto Adige, La Venezia Giulia, l'istria e Trieste, ma non ottiene la Dalmazia e nemmeno l'annessione della città di Fiume. Per protesta, Gabriele D'Annunzio conia lo slogan "Vittoria mutilata" e nel settembre del 1919 organizza la cosiddetta marcia su Fiume.

In Italia è fortemente diffuso un clima di agitazione e di insoddisfazione generale. Infatti, moderati, I conservatori e i reduci auspicano un rinnovamento della classe politica. Sull'eco della rivoluzione russa, anche la situazione economica non è delle migliori, poiché la difficoltà di riconvertire la sostituzione di guerra in produzione di pace genera licenziamenti e povertà diffusi. E ad aggravare la situazione si aggiungono l'inflazione e il crollo della lira, che generano una condizione di ansia generalizzata.

In questo contesto, le posizioni politiche favorite sono il Partito Socialista e il partito liberale. Il PSI, Partito Socialista italiano, registra un notevole aumento degli iscritti ed è diviso tra riformisti, guidati da Filippo Turati e Claudio Treves, e favorevoli all'integrazione nella vita parlamentare, e massimalisti, che vogliono invece un nuovo ordine politico e sociale e rifiutano la collaborazione con il governo. Il PPI invece, Il Partito Popolare italiano, nasce nel gennaio del 1919 grazie al consenso della chiesa e su iniziativa di Don Luigi Sturzo.

Inoltre, la destra nazionalista non ha ancora una vera e propria struttura. Infatti, il suo successo è dato dall'Unione con i Fasci italiani di combattimento, movimento è stato fondato da Benito Mussolini nel marzo 1919. Il movimento mette insieme le posizioni democratico-socialiste e quelle nazionaliste per ottenere il maggior numero di consensi. Elemento caratterizzante del movimento è l'uso della violenza per colpire gli avversari politici.

Nelle lezioni del 16 novembre 1919 si adotta il sistema elettorale proporzionale al posto del sistema uninominale. Il sistema uninominale assegna i seggi ai candidati che nel proprio collegio hanno la maggioranza dei voti, mentre il sistema proporzionale in ogni circoscrizione elettorale attribuisce i seggi ai diversi partiti in proporzione ai voti conquistati. In questo modo, le elezioni premian si premiano i nuovi partiti di massa. Il Partito Socialista ottiene 156 seggi, Il Partito Popolare 106, i liberali 217. I Fasci di combattimento non conquistano nemmeno un seggio.

In questa situazione di maggioranza relativa, il primo ministro Francesco Saverio Nitti rassegna le dimissioni e al governo ritorna Giovanni Giolitti. Giolitti impone un'imposta progressiva sul reddito, rafforza il potere del Parlamento e risolve la questione di Fiume. Infatti, nel novembre del 1920 ratifica il Trattato di Rapallo, con cui l'Italia ottiene la città di Zara e alcune isole, e Fiume diventa una città libera sotto la tutela della Società delle Nazioni.

In Europa, gli anni tra il 1919 e il 1920 sono definiti "Biennio rosso", poiché i braccianti agricoli e gli operai scioperano e manifestano per ottenere l'aumento dei salari, la proprietà delle terre, diritti politici e contro il carovita. Giolitti giunge a un compromesso che però scontenta si ai lavoratori che gli imprenditori. E nel gennaio del 1921, nel Partito Socialista, la componente rivoluzionaria e filosofica di Gramsci e Bordiga fonda il Partito Comunista Italiano.

In questa situazione così fisica, nel 1920 Mussolini si presenta come l'uomo capace di riportare l'ordine, la pace, grazie all’uso della forza delle squadre d'azione. Inoltre, il fascismo ottiene anche l'appoggio della classe politica liberale, che ritiene di poterlo normalizzare, cioè usarlo per sradicare i rivoluzionari e poi inquadrarlo nel sistema istituzionale per rafforzare la maggioranza liberale. Giolitti scioglie il Parlamento e indice nuove elezioni nel marzo del 1921, creando i cosiddetti blocchi nazionali, cioè delle liste di ampia coalizione. I blocchi nazionali però ottengono una maggioranza molto ristretta, ma consentono ai fascisti di entrare in Parlamento con 35 deputati.

Il nuovo governo però è molto debole e così Mussolini ne approfitta. L'8 novembre 1921 fonda il PNF, il Partito Nazionale Fascista, dotato di una struttura centralizzata e di un nuovo programma politico. Nel febbraio 1922 Bonomi si dimette e al governo c'è il giolittiano Luigi Facta. Nel frattempo, i fascisti hanno il controllo delle piazze e così, nella notte tra il 27 e il 28 ottobre nel 1922, intraprendono la cosiddetta marcia su Roma, cioè una specie di colpo di stato. Il 30 ottobre, Il re Vittorio Emanuele III affida a Mussolini l'incarico di formare un nuovo governo.

Mussolini Attiva la politica del doppio binario, cioè da un lato ricerca il compromesso con le istituzioni, dall'altro mantiene una tendenza aggressiva e antipolitica. Mussolini attua la fascistizzazione dello Stato e nel dicembre 1922 istituisce il Gran Consiglio del Fascismo, che si arroga le funzioni del parlamento. Fonda la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che deve mantenere l'ordine pubblico, e crea una cieca fascista, c’è una sorta di polizia di partito. Per rafforzare la presenza dei fascisti in Parlamento, reintroduce il sistema maggioritario e nel marzo 1923 fa approvare la legge Acerbo, che prevede un premio di maggioranza, cioè i due terzi dei seggi alla lista che ottiene il 25% dei voti.

Per assicurarsi la sua storia, Mussolini promuove un listone, organizza una grande propaganda, usa violenze e intimidazioni contro gli avversari, obbliga e controlla i cittadini a votare a scheda aperta. In questo modo, nelle elezioni del 1924, il listone, una lista ad esso collegata, ottengono il 65% dei consensi e i fascisti hanno 374 deputati su 535. Il 30 maggio, Il deputato Giacomo Matteotti denuncia le violenze e i brogli fascisti, ma il 10 giugno venne rapito e assassinato dai fascisti. Il 27 giugno 1924, i partiti di opposizione per protesta non partecipano ai lavori del Parlamento e attuano la cosiddetta Secessione dell'Aventino. Mussolini, forte dell'appoggio del sovrano, prende in mano la situazione. Il 3 gennaio 1925, pronuncia il discorso da cui si avvia la dittatura fascista.