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Cari amici, eccoci tornati insieme in questo bel video. Commentiamo il Cantico delle creature, la poesia bellissima di Francesco d'Assisi, che, come vi accennavo nella lezione precedente, gode anche di un primato: è la prima opera datata in volgare, composta affini e in modi letterari. In altre parole, è la prima poesia della nostra letteratura.
In realtà, però, più che di poesia bisognerebbe parlare di preghiera, perché proprio di una preghiera questo cantico ha il carattere. Iniziamo subito a capirne il perché con l'aiuto della prima lavagnetta. Dunque, abbiamo detto una preghiera, e questo è chiaro intanto dal suo divino destinatario, il Signore, a cui Francesco si rivolge con questa formula: "Laudato si mi Signore", che si ripete quasi ad ogni strofa. Vedete qui, i primi 14 versi, in tutto sono 33, e anche le strofe successive si aprono quasi tutte con questa formula di lode.
Ma il carattere di preghiera di questo cantico deriva anche dalla sua forma. Essa, infatti, appare costruita secondo il modello dei salmi della Bibbia. I salmi sono degli inni al Signore, il cui testo è organizzato proprio in questo modo: strofe libere di dimensioni ineguali, lo vedete, alcune di due, alcuni di tre, altre di cinque versi, che presentano qua e là delle rime anche interne, come per esempio "signore", "onore", ma senza uno schema fisso, e versi anch'essi di lunghezza ineguale e senza un preciso schema metrico. Possiamo definirli versetti salmistici. "Versetto" è, infatti, il nome con cui vengono chiamati i versi dei salmi e dei canti della Bibbia.
Dunque, abbiamo chiarito come mai il carattere di questo cantico è quello di una preghiera. Ma qual è il tema, l'argomento di questa preghiera? Si direbbe le creature, cioè gli elementi del creato, e ciò anche alla luce del titolo "Cantico delle creature", detto anche "Cantico di frate Sole". In realtà, però, nessuno dei due titoli coglie il vero nucleo tematico dell'opera, che è invece ben racchiuso e sintetizzato dal titolo originale latino, che vi ho appositamente riportato: "Laudes creaturarum". Quindi, non le creature, ma la lode delle creature. Questo cantico è un inno di lode, la lode è il suo tema principale, non tanto le creature in sé, come emerge chiaramente dall'anafora di "Laudato sii", di cui abbiamo già parlato, ma anche, lo vedete, dal secondo verso, in cui Francesco afferma: "E tu solo laude", quasi a voler dire quale sarà l'argomento dei versi successivi: la lode delle creature.
O meglio, ancora più esattamente, la lode del Signore attraverso le sue creature. Perché, in effetti, se ci pensate, chi viene direttamente lodato non sono le creature, ma è il Signore: "Laudato si mi Signore". Ma egli viene lodato tramite le sue creature. E, come vedremo a breve parlando del significato di questo cantico, in tutto il creato risiede Dio, quindi lodando gli elementi del creato si loda anche Dio.
Quali sono queste creature? Il verso 5 dice: "Laudato si mi Signore con tutte le tue creature". E, in effetti, in questo cantico Francesco d'Assisi, con uno sforzo di sintesi mirabile, riesce a racchiudere, a sintetizzare in 33 versi tutto il cosmo conosciuto. E sì, perché pensateci: lode delle creature, cantico delle creature, ma quante creature ci sono? Annoverarle tutte verrebbe fuori un'enciclopedia, non si finirebbe più. Mentre invece, con una semplicità e una capacità di sintesi potente, Francesco riesce ad organizzare in poche decine di versi tutto il creato.
E lo fa anche seguendo un preciso ordine logico. Leggete bene il testo: si parte dall'alto dei cieli, con il firmamento, sole, luna, stelle, per poi scendere ai piani più bassi, dove troviamo i quattro elementi fondamentali: aria, acqua, fuoco, terra. Non può mancare l'essere umano, l'uomo, che trova il suo posto nel cantico, così come anche nel mondo dei giusti, in quanto "creatura che perdona per lo tuo amore e sostiene infermità te e tribolazione". E abbiamo qui, ma lo vedremo meglio tra pochissimo, due concetti fondamentali della morale cattolica: il perdono e l'accettazione della sofferenza.
E c'è spazio anche per la morte, significativamente alla fine. Creatura di Dio, come le altre, va serenamente accettata, secondo quella spiritualità che si ispirava alla figura di Cristo. Ognuna di queste creature è accompagnata da una serie di aggettivazioni, e anche in questo caso vi invito a notare la sintesi e la semplicità, ma una semplicità potente. Questi aggettivi, infatti, sono misurati, sobri, ma nello stesso tempo efficaci, virili, e racchiudono tutta l'essenza di ciò che qualificano. Per esempio, il sole è "bello e raggiante". È che semplicità in questo aggettivo "bello", ma anche che forza comunicativa! La luna e le stelle sono "chiare, preziose e belle". L'acqua è "utile e umile". È bellissimo questo attributo dell'acqua: "umile, preziosa e casta".
Dunque, abbiamo parlato della forma e della struttura del canto: preghiera sul modello dei salmi; della tematica principale: abbiamo detto lode del Signore attraverso le sue creature; del suo contenuto e di come è organizzato. Rimane la parte più succosa: qual è il suo significato? Che si può riassumere in una sola parola: gioia. Che nasce in Francesco d'Assisi, innanzitutto, dal fatto di avvertire in tutto il creato la presenza di Dio. Tutte le creature sono espressione di Dio, la divinità si manifesta in tutte le cose, ed è per questo che, come dicevo prima, lodando le creature si loda anche il Signore.
Ma la gioia nasce in Francesco anche dalla consapevolezza di far parte, in quanto creatura umana, di questo tutto divino, il che regala al santo un caldo senso di fratellanza tra l'uomo e tutte le altre creature, come emerge anche dall'uso degli appellativi "frate" e "sora", fratello e sorella, appunto, che accompagnano la menzione delle diverse creature: "sora acqua", "frate foco", "frate sole", e persino "sora morte".
Ora, questa vitalità, questa gioia, questo vivere con gioia, che a noi potrebbe sembrare semplicemente l'atteggiamento di una personalità ottimista e felice di vivere, sono davvero notevoli per un religioso di quel tempo. E questo modo di concepire la vita appare davvero rivoluzionario. Uso ancora questa parola. Considerata, infatti, l'atteggiamento cristiano dominante nel Medioevo, che predicava il disprezzo del mondo, la rinuncia alla vita, la chiusura nell'interiorità, staccarsi dalle cose terrene, di fronte a secoli di pensiero di questo genere, non può che colpire l'atteggiamento di un Francesco d'Assisi che a cuore aperto si tuffa nella realtà, non la nega, ma la ama, perché, come dice al verso 9, "de l'Altissimo porta significazione".
E dopo gioia, una seconda parola, ma non meno importante, come chiave di lettura del cantico: umiltà. Se la realtà porta significazione di Dio, e se l'uomo è parte integrante di questo tutto, di questo afflato universale, un atteggiamento è d'obbligo: l'umiltà. L'ultima parola con cui significativamente si chiude il cantico è anche l'atteggiamento che, come vi ho spiegato nel video precedente, contraddistinse la vita del santo: umiltà e semplicità.
Allora, spero di avervi trasmesso il piacere di leggere questo cantico, questa preghiera. E io vi aspetto al prossimo video, in cui vi parlerò di un tedesco che diede avvio in Italia alla prima scuola poetica della nostra letteratura: Federico II Hohenstaufen e la Scuola Siciliana. Allora, a prestissimo.
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