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storia medievale 14 i popoli esterni all'assalto del mondo carolingio

Alberto Poli42:51

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[Musica]

Continuiamo a descrivere il fallimento dell'impero carolingio. Vi stupirete forse, perché quando ho parlato della costruzione dell'impero, vi ho detto che era una cosa molto importante, è una costruzione mirabile. Però noi altri dobbiamo affrontare un problema importante: cioè, l'impero carolingio è già un primo assetto dell'Europa, cioè grosso modo costituisce un'Europa che si svilupperà, ma all'interno dei confini dell'impero oppure no? E certamente l'impero carolingio non costituisce un primo assetto significativo, diciamo, sufficientemente ampio dell'Europa.

Il problema che affronteremo in questa lezione è precisamente quello dei popoli esterni, come li ho voluti chiamare. Esterni a che cosa? Esterni all'impero, precisamente i popoli esterni all'assalto del mondo carolingio. Gli argomenti che articolano questa lezione sono: i popoli oltre le frontiere. Dunque, quali erano questi popoli esterni? Ho segnato da nancy, più in generale potremmo dire scandinavi, saraceni, i magiari. Discuteremo, ricapitoliamo brevemente, l'andamento delle incursioni di questi popoli nel territorio dell'impero, cioè dell'impero carolingio. Discuteremo anche le conseguenze di queste incursioni: disordine e insicurezza. E finalmente faremo qualche considerazione su che cosa significa questo mondo fuori dall'impero. Noi lo analizziamo oggi soprattutto sotto il profilo di un rapporto conflittuale, violento, per cui questo mondo fuori dall'impero si proietta dentro l'impero in maniera aggressiva. Ma certamente questo mondo merita e contrattazione che faremo tutto alla fine delle lezioni.

Primo argomento: un po' poi oltre le frontiere. Danesi, magiari. Io comincerei subito con una carta geografica che voi trovate tale quale nel manuale di storia medievale di Giovanni Vitolo, quello che avete come libro di testo consigliato, e la commentiamo brevemente proprio per vedere quali sono questi popoli fuori impero. Abbiamo anche numerati, del resto, sono popoli scandinavi che sono segnati qui in rosso, i saraceni, che non sono un popolo, non è un termine che designa un complesso etnico. Saraceni sono piuttosto degli avventure, sono chiamati così, diciamo, dai testi di coloro che ricevono queste in queste aggressioni. Sono avventurieri, pirati, che hanno una provenienza però caratteristica, provengono dall'Africa e sono musulmani. Questo sì, cioè non sono un gruppo etnico, ma sono un gruppo connotato sia come attività sia come religione. E i magiari, magiari li ritroviamo in questa zona corrispondente all'attuale Ungheria.

Facciamo subito una contrattazione. L'impero carolingio era esteso pressappoco così, no? Cioè, effettivamente queste popolazioni, come abbiamo detto nel titolo, si trovano ai margini dell'impero carolingio. Le grandi incursioni che da queste popolazioni penetreranno poi dentro l'impero e partono prettamente da situazioni e posizioni confinarie. Diciamo che l'impero aveva avuto una certa, e ha una certa responsabilità in questa situazione, perché? Perché la conquista di Carlo Magno e l'assetto che Carlo Magno ha dato alle sue conquiste, in qualche misura, ha favorito o quantomeno predisposto questa situazione di aggressione dei popoli rimasti fu frontiere dell'impero.

Penso i danesi, avevano sempre costituito, fino già dall'VIII secolo, avevano costituito una potenza militare notevole, dotata anche di una certa capacità di aggressività esterna. Ma erano stati in qualche misura arginati dai sassoni, che si trovavano proprio alla radice della Danimarca. Carlo Magno, conquistando e sottomettendo i sassoni, non fa altro che portare un pompiere dell'impero a contatto con questo mondo danese, che torna a dire, un mondo in espansione. Né si stanno creando nuove situazioni politiche, che stanno costruendo un potere dire all'interno della società ancora tribale, ma certamente si stanno anche costruendo nuove ricchezze, c'è uno sviluppo considerevole della popolazione e dell'agricoltura in Danimarca, e si sta costruendo anche una intensa attività commerciale che ha un grande, una grande importanza perché è fonte di ricchezza, di accumulazione, in qualche misura, in qualche misura alimenta il potere del re, ma alimenta anche le esigenze di ricchezza della popolazione in generale.

Carlo Magno aveva altresì condotto una grande battaglia su questo confine, una grande battaglia, una grande guerra, per la verità, durata molti anni su questo confine contro gli avari. Gli avari, precisamente, occupavano la pianura pannonica, diciamo, per intenderci, occupavano in gran parte dell'attuale Ungheria. E le guerre di Carlo Magno contro gli avari avevano portato sostanzialmente alla dispersione di questa popolazione, alla scomparsa di questa popolazione. Ebbene, come vedete, i magiari intervengono proprio a occupare le terre che erano state precedentemente degli avari e che erano state votate, per così dire, dalle prese che sono contemporaneamente militari e religiose di Carlo Magno. Gli avari erano pagani e quindi l'impresa di Carlo Magno era un'impresa anche qua di confine e di evangelizzazione.

Allo stesso modo, l'Italia meridionale era stata certamente indebolita dalla conquista carolingia dell'Italia settentrionale. Carlo Magno aveva conquistato tutto l'ex regno dei Longobardi e aveva poi dato un'autonomia allo stato della Chiesa, per intenderci, cioè i patrimoni papali su cui il papa esercita un'autorità di tipo statale. Ma aveva fortemente indebolito l'Italia meridionale proprio isolandola, in qualche misura, dal nesso con l'Italia settentrionale, lasciandola in un contesto mediterraneo in cui i poteri dice militari che governavano in Italia settentrionale avevano una posizione di sostanziale debolezza.

Cosa voglio dire? Voglio dire che le conquiste di Carlo Magno servono unificato gran parte dell'Europa continentale in un nuovo ordine, diciamo pure politico, istituzionale, anche ideale. Tuttavia, avevano creato delle situazioni di instabilità proprio a ridosso delle frontiere, di quelle frontiere che avrebbero viceversa dovuto circoscrivere e chiudere la cristianità nelle intenzioni di questo conquistatore. Ed è proprio su queste frontiere che le situazioni di instabilità da poco alla costruzione, alla creazione di gruppi che aggrediscono l'impero.

Quando ben presto, diciamo, le invasioni di scandinavi, che noi chiameremo Vichinghi, e che hanno con il nucleo portante i danesi, queste invasioni cominciano già nell'impero a partire, diciamo, al più tardi anni quaranta del IX secolo, cioè dopo 840, incominciano. Così come anche prima, anche prima, cioè già dall'820, 830, incominciano le incursioni dei saraceni nell'Italia meridionale. Un po' più tarde sono invece le incursioni dei magiari nella zona gambiana, perché? Perché queste si verificano soltanto alla fine del IX secolo, ma si verificano proprio per occupare un vuoto che era stato creato da Carlo Magno, in qualche misura. Come sempre, come abbiamo già commentato precedentemente, l'impero carolingio è ha degli aspetti ambigui, è contemporaneamente grande e fragile, è contemporaneamente aggressivo, è destinato ad essere aggredito.

Vediamo dunque, cerchiamo di discutere o perlomeno di figurare un pochino più articolata mente queste incursioni nel territorio dell'impero. L'incursione appunto che decolla rapidamente, che poi interessa este immediatamente i territori centrali, proprio il nucleo, il cuore dell'impero, cioè le terre di Francia e di Germania, è l'incursione degli scandinavi, che mi dicevo chiamiamo Vichinghi. Questo non è il termine che indica un popolo, un popolo che chiami Vichingo, come c'è un popolo che si chiama Franchi, si chiama Longobardi. Vichinghi è, come saraceni, una specie di denominazione di professione, se volete. Il Vichingo vuol dire pirata. E i Vichinghi sono allora gruppi di appartenenti a popolazioni scandinave, che si chiamerà mesi, norvegesi e svedesi, i quali gruppi si qualificano per questa loro presenza piratesca e vengono e si chiamano Vichinghi e vengono chiamati Vichinghi proprio per in connessione con questa loro attività.

Sono un popolo di navigatori, cioè sono un popolo, abbiamo detto appena, che non sono un povero, ma sostanzialmente il pd e praticano la loro pirateria soprattutto utilizzando le navi, ma di tecnologia estremamente evoluta e navi che consentono a doppia navigazione in mare e dei fiumi. E questa è una delle spiegazioni della loro capacità di penetrazione proprio nel cuore continentale dell'impero carolingio. Arrivano con le navi, attraversando, attraversando il Mare del Nord e riescono a risalire il corso dei grandi fiumi che penetrano profondamente sia in Francia sia in Germania, facendo alla ricerca di che cosa? La ricerca di bottino, sostanzialmente. Alla ricerca di bottino, più che di terre. Cioè, non siamo davanti a una migrazione di popoli che vuole terre, siamo davanti a movimenti di gruppi specializzati di guerrieri che praticano queste forme di pirateria, di brigantaggio armato, e che sono finalizzate all'acquisizione di bottino.

Abbiamo un pochettino di illustrazioni a proposito del mondo vichingo, del mondo scandinavo, perché è un mondo estremamente suggestivo, ha lasciato tra l'altro molti monumenti relativi a una particolare configurazione sociale e anche a una religiosità particolare, religiosità pagana, che è estremamente suggestiva. Queste pietre con, come dice la didascalia, con gli iscrizioni runiche, iscrizioni in una lingua nordica, ma posta per iscritto utilizzando un particolare alfabeto, l'alfabeto precisamente delle rune, partiva la tipo di scrittura, per meglio dire, addirittura l'unica. Queste pietre erano memorie, memorie di uomini, memoria di individui morti, memorie talvolta anche di imprese o di grandi fatti. Abbiamo un caratteristico tipo di sepoltura realizzato intorno alla sepoltura vera e propria con una serie di pietre site, come vedete, che imitano il tracciato di una nave. La cultura marinara è fondamentale per questo può mondo, più che per questo popolo, per questo mondo, questo mondo scandinavo, che vive proprio e tiene i rapporti e circola per mare.

Abbiamo una serie di famosissime lastre di metallo che sono precedenti l'epoca viking, all'epoca vichinga decolla dal non un secolo, come abbiamo appena finito di dire, ma sono di grande interesse perché testimoniano l'antica religiosità delle popolazioni di nave, una religiosità tra l'altro molto, molto sensibile alle forze oscure e paurose della natura, dell'universo, che si esprimono ci sono negli animali, in questi animali luttuosi che combatte gli uomini o che circondano gli uomini in maniera, diciamo pure, pericolosissima, oppure animali che hanno un aspetto rituale e uomini che cercano di travestirsi da animali per avere forze della della bestia. Questa è una religiosità ancestrale che all'epoca indie già contaminata da influenze cristiane, perché il mondo carolingio ben consapevole di questa grande presenza nord ha tentato una evangelizzazione che non ha avuto un grande risultato. Però diciamo, non siamo più a questo livello, a questo stadio culturale, ma certamente diciamo sono delle tradizioni che sopravvivono oscuramente ancorta dei Kings e un'età eroica e in gran parte un'età animata da una religiosità di tipo pagano. Altre stelle, cioè pietre decorate, che ancora una volta portano testimonianza di religiosità pagana. Questa figura a cavallo, probabilmente Odino, cioè una figura importante la mitologia nordica, sul suo cavallo a sei zampe, e quest'altra egualmente è una figura di cavaliere, è una figura di nave, che lo strumento fondamentale sia per l'attività economica sia per l'attività militare dei Vichinghi.

Possiamo riprendere la mappa. Le incursioni e dunque dei Vichinghi, e partendo dalla Scandinavia, si rivolgono verso la parte continentale dell'impero, penetrano profondamente, determinano e determinano praticamente grandi situazioni di insicurezza e di devastazione, perché? Perché dopo l'840, come voi sapete, l'impero carolingio ormai entra in crisi, tra le lotte tra i discendenti di Carlo Magno, la difficoltà di trovare punti di equilibrio tra le la monarchia, le monarchie diversi re e le visto crazie, c'è una notevole difficoltà di contrastare queste incursioni. Tra l'altro, perché queste incursioni praticano una tecnica, sono praticate con una tecnica molto, molto avveduta, cioè sono incursioni rapidissime, imprevedibili, lì e che praticano una sorta di terrorismo, cioè i Vichinghi sono particolarmente crudeli nei confronti delle popolazioni bersaglio, per opere di impedire la resistenza, favorire la fuga, favorire la sottomissione, e alla fine anche favorire forme di accordo con i sovrani Carolingi, che non riuscendo a fronteggiarli militarmente sul terreno, proprio progetto in prevendita della farsa di spedizioni di bande Viking, e proprio per questo preferiscono pagare tributi, pagare tributi pesantissimi in argento. Cento sia delle razzie sia dei tributi viene portato da eviti le loro terre d'origine in Scandinavia e arricchisce la società Vichinga e consolida certe costruzioni sociali, cioè il primato dei capi che portano con sé i guerrieri a fare queste spedizioni, il primato anche dei mercanti che utilizzano l'argento anche per alimentare reti di classico non piratesco, in questo caso, ma commerciale, che legano tutti i mari settentrionali, il Mare del Nord, il Mare Baltico, e di questo parleremo tra poco. È un fenomeno di estremamente devastante per i territori centrali del impero carolingio, è un fenomeno, peraltro, che contribuisce al rafforzamento e alla crescita della società scandinava.

Andiamo a vedere l'altro grande polo di turbamento e di aggressione del territori dell'Europa cristiana, dell'Europa raccolta sotto l'egida del mondo carolingio, e le incursioni dei saraceni nell'Italia meridionale. Queste incursioni partono, come vi dicevo, dall'Africa e hanno innanzitutto come obiettivo la Sicilia. Sono incursioni anche queste fatte da bande guerriere che si mettono insieme sotto il comando di alcuni capi, in certi casi proprio vengono a te dall'autorità politica che governa l'Africa settentrionale, in altri casi frutto di spedizioni sponta. E ancora una volta spedizioni di conquista, razzia e figlia i geni. Pongono chiese. A partire dall'827, quando riescono a conquistare Palermo, e successivamente, nel corso di circa un secolo, poco meno di un secolo, un ottantina d'anni, si estendono progressivamente e riescono ad occupare tutta quanta la Sicilia, sottraendola, sottraendola all'impero bizantino, che ancora aveva proprio il controllo di tutta l'isola. L'impero bizantino oppone una resistenza strenua, ma è costretto a cedere continuamente territorio, finché la Sicilia diventa un territorio completamente islamizzato e governato dai successori di questi primi conquistatori predoni.

Ma altre spedizioni si dirigono innanzitutto verso la Puglia. Una grossa spedizione dà luogo a un insediamento a Taranto, un'altra spedizione dà luogo a un insediamento a Bari, e poi più tardi, verso gli anni 70, 80 del IX secolo, altre spedizioni, sia dall'Africa sia dalla Sicilia, si dirigono verso la Campania. Cosa cercavano i saraceni nell'Italia meridionale? Come abbiamo visto, in un primo momento cercano anche territoriali, ed è la situazione siciliana. Ma successivamente cercano bottino, cercano un'altra popolare, come dire, modo di arricchimento, cioè la razzia. Chiavi da conquistare Italia e dare spendere nei mercati africani. In questo vantaggiato anche dal conflitto di religione, i saraceni islamici rapiscono schiavi cristiani e vendono i cristiani nel mondo musulmano. In questo caso, diciamo, c'è un doppio aspetto: l'interesse economico per una merce pregiatissima, il gavi, e anche, diciamo, un aspetto di santa. Ma poi anche sicuramente queste popolazioni cercano di innestarsi rotte commerciali che stanno trattando a fiorire e a consolidarsi nell'Italia meridionale. Tenete presente che sia Taranto sia Bari sono dei porti importanti e sono dei porti che controllano la navigazione verso la Grecia e poi verso i popoli. E noi non abbiamo la sicurezza che già esistessero dei flussi commerciali significativi, ma certamente esisteva un gruppone che lo dall'Italia meridionale aveva un certo ambito di terraneo.

Le conquiste saracene hanno anche l'interesse a forte, diciamo, un un controllo saraceno e anche un prelevamento economico saraceno su queste e su questi chi. E poi è lo stesso vale per i porti campani. Saraceni sono particolarmente apprezzati appare Napoli, Singh, cioè proprio i grandi porti, i grandi i piccoli porti in quest'epoca, perché il movimento appunto di navigazione non è talmente consolidato, ma certamente i grandi approdi, gli scali naturali per una navigazione che interessasse l'Italia meridionale. Anche qui la resistenza è minima, è minima perché? Perché la stessa conquista carolingia, pur non estendendosi fino all'Italia meridionale, però aveva minato i poteri che tradizionalmente governavano l'Italia meridionale. L'Italia meridionale era sostanzialmente governata da un principato di tradizione longobarda. Questo principato si indebolisce enormemente fra gli anni trenta, quaranta del IX secolo, e i diversi competitori per la funzione di principe addirittura promuovono le invasioni dei saraceni, cercando di utilizzare i saraceni come bande mercenarie nelle lotte interne, mentre non riescono ad ottenere un valido appoggio l'Italia settentrionale. E questo perché? Perché in Italia settentrionale c'è il dominio franco carolingio, ma tra i dominatori Carolingi dell'Italia settentrionale e queste aristocrazie, questi principi longobardi dell'Italia meridionale, c'è una situazione di diffidenza, se non di rivalità o addirittura di conflittualità, perché? Perché in Italia meridionale ci si ricorda che un tempo l'Italia settentrionale era tutta longobarda e quindi icona Carolingi, che adesso sono diventato il re del Italia, vengono considerati come nemici tradizionali, nemici di stirpe.

È vero che ci sono dei sovrani che cercano di fare delle spedizioni in Italia meridionale per precisamente arginare e possibilmente ributtare a mare i saraceni, ma queste spedizioni, cene soprattutto una fatta da un sovrano carolingio che si chiama Ludovico II, nell'836, 868, 70, 72, e queste spedizioni sono sostanzialmente successo proprio perché non trovano un appoggio leale nelle popolazioni meridionali. E si crea quindi una singolare situazione di incertezza, anarchia, insediamenti saraceni, piccoli tentativi di resistenza, collaborazione o collusioni tra cristiani e saraceni, che è caratteristico della storia l'Italia meridionale, ma che naturalmente crea una difficoltà di vita quotidiana proprio perché la presenza, in ogni caso, dei saraceni è una presenza eversiva. Batteristi ci sono le distruzioni dei due grandi monasteri che erano fioriti in Italia meridionale, cioè Montecassino e San Vincenzo al Volturno, che negli anni 80 del IX secolo vengono entrambi distrutte, incendiati dai saraceni, ma non è l'unico episodio di violenza.

Il problema dei magiari è abbastanza simile. Si tratta di una popolazione che proveniva addirittura dall'Asia centrale, ma successivamente proveniva da queste zone a nord del Danubio, e che sono invogliate ad occupare l'area lasciata libera da gli avari. Una popolazione che viene spinta a sua volta ad altre popolazioni di origine turca. Anche i magiari sono di origine uro-finnica e turca, cioè sono un gruppo non indoeuropeo. E infatti, ancora adesso, l'ungherese una lingua che non è né germani ton, né latina, né slava, ma appartiene precisamente un gruppo gru finnico, è una lingua che un unicum nel complesso linguistico dell'Europa. I magiari o ungheresi, come vengono anche fatti appunto, si spostano verso la pianura danubiana e sono popolo anch'esso pagano, un popolo organizzato ancora in stato semi nomade, per tu con capi militari, un popolo di ieri. In questo caso abbiamo due popoli di navigatori, gli scandinavi e i saraceni, un popolo di cavalieri che occupa questi territori nel cuore dell'Europa centrale e che poi continua questa volontà di movimento semi nomadico e movimento soprattutto di gruppi di cavalieri che metteranno nell'impero e si dirigono soprattutto in Italia, nell'Italia settentrionale, ma con lunghe puntate anche nell'Italia fino all'Italia meridionale, e si dirigono in barriera, e poi arriveranno perfino in Francia. Spedizioni a cavallo, spedizione di gruppi che cercano che cosa? In questo caso nuovamente bottino, soprattutto bottino che viene poi consumato o riportato in patria. Soltanto lentamente cominciano a dei fenomeni di sedentarizzazione di questa popolazione di cavalieri nell'area, diciamo, ungherese, per intenderci, corrispondente all'attuale Ungheria. È un processo molto lungo che occupa la buona parte, anzi, non soltanto la prima metà, ma buona parte della cim eccolo. Quindi scavalchiamo un'invasione magiara, un'invasione che parte più tardi, fatte intorno alle 890 e che ha degli aspetti che sopravviva da, ma anche alle invasioni delle invasioni sia vichinghe sia saracene.

Abbiamo già detto che le conseguenze di questa invasione, di questa aggressione ai territori dell'impero da tre punti geografici diversi provocano disordine e insicurezza. Disordine perché? Perché ripetersi di scorrerie, invasioni incontrollabile, imprevedibili, naturalmente crea anche una disaffezione, una sfiducia nei confronti di poteri che non riescono a fronteggiare. E curioso assai, come il cuore dell'impero carolingio, che è comunque un impero fondato militarmente, non ha la capacità militare di fronteggiare questo tipo di aggressione. Ed è abbastanza interessante anche per quanto riguarda proprio sia l'organizzazione militare sia la leva militare, mettere insieme un esercito vassallatico intorno a un sovrano calorico ritiene molto tempo, mentre una spedizione ti saraceni o di vichinghi o anche di magiari alla spedizione fulminea da parte di un gruppo specializzato che tra l'altro esercita la preda bellica continuativamente, mentre l'esercito feudale bisogna convocarlo, chiamarlo, raccoglie lo, c'è un servizio limitato, è una macchina molto lenta, teese adatta a questo tipo di guerra.

E allora, ecco che la stessa natura delle invasioni favorisce che cosa? La crescita delle difese locali. Cioè, ci si attrezza sul luogo, sul territorio, per riuscire quantomeno a fronteggiare, quantomeno a rendere più difficili le incursioni di questi gruppi di predoni. Cioè, si sviluppano i poteri locali, i capi locali, i conti, per esempio, diventano sempre più importanti per assicurare la difesa locale, senza aspettare l'intervento del re, senza aspettare la convocazione di un esercito di tipo bassa litico. Non solo, ma anche le difese locali, le difese passive diventano più importanti. È opportuno fortificare, fortificare che cosa? Le città, ma fortificare anche i ponti, fortificare gli attracchi, fortificare i guadi, fortificare i monasteri. Cioè, è nella costruzione anche di taccoli a queste invasioni fulmine che si cerca un modo di organizzare la sopravvivenza delle popolazioni che sono oggetto, ma tutto perché sono oggetto delle invasioni medesime. Ma tutto questo determina, diciamo, uno smembramento, uno sfaldamento del sistema istituzionale carolingio. Tra l'altro, anche perché questi sovrani che invece di combattere, di cacciare gli invasori, patteggiano con loro e pagano tributi per ottenere che se ne vadano, naturalmente perdono prestigio, perdono credibilità e per ciò stesso poi possono comandare sempre di meno e per ciò la dice tenta sempre meno efficiente, mentre l'unico punto di sicurezza è raffigurato dal potente locale che fortifica e difende nel momento e nell'occasione in cui la scorreria avviene.

Le scuole vi è dunque di questi popoli esterni accelerano la disgregazione dell'impero carretto. Però dobbiamo anche dire che il mondo fuori dall'impero non è un mondo costruito esclusivamente per la razzia. Un dato sulla razzia è il cui ruolo sia soltanto negativo, cioè di smembramento delle strutture istituzionali e politiche berlino. Abbiamo qui una mappa, anch'essa presa dal manuale di Vicolo, che ci fa vedere quanto fossero vasti gli interessi delle popolazioni scandinave e quanto fossero vaste le rotte dei think he, le rotte dei Vichinghi. Certamente interessavano tutte queste zone, frutto oggetto delle loro razzie e delle loro conquiste. Abbiamo parlato diffusamente della penetrazione in Francia e in Germania, ma teniamo presente che anche l'Inghilterra è uno dei bersagli, anzi, un bersaglio addirittura elettivo, soprattutto dei danesi. Tra la fine del IX e la metà del X secolo si costituisce addirittura una grossa zona di egemonia danese sull'Inghilterra centro-settentrionale, che viene sottoposta a un regime tributario nei confronti della Danimarca.

Ma le rotte poi non soltanto dei danesi, ma soprattutto dei norvegesi, si estendono nell'oceano e giungono fino all'Islanda. E blanda, giungono fino alla Groenlandia. Islanda, Groenlandia sono colonizzate da, diciamo pure, da persone che rientrano in questo grande movimento espansivo delle popolazioni scandinave. Quindi possiamo dire, sono colonizzate all'interno del movimento etico, ma in questo caso non c'era da fare razzia perché erano paesi quasi spopolati, mentre la finalità è quella di un insediamento permanente. L'Islanda è la Groenlandia vengono colonizzate soprattutto da norvegesi e come si sa, almeno si dovrebbe sapere, queste spedizioni vichinghe arrivano fino al Labrador, arrivano certamente a mettere piede nella America settentrionale. Anche qui si tratta di spedizioni che sono a mezza strada, a questo punto veramente, tra l'esplorazione, la ricerca di terre da colonizzare, il tentativo di fondare colonie. In questo caso le colonie fondate nella settentrionale sono estremamente labili, mentre la colonizzazione dell'Islanda è molto importante e tra l'altro all'interesse che in Islanda più tardi, cioè nel XIII secolo, vengano messe per iscritto le saghe, le tradizioni, le leggende, anche i ricordi di queste grandi avventure di navigatori e pirati vichinghi, sì che noi su questo mondo nordico, in parte per quei resti archeologici che ho presentato prima, in parte per queste tradizioni messe per iscritto, su questo mondo nordico siamo informati e possiamo costruirlo anche con una certa completezza e anche avvertirne il fascino, perché come torna a dire, si tratta di un mondo eroico, di un mondo certamente diverso da quello carolingio che abbiamo cercato di ricostruire, certamente diverso per quale motivo e perché il sistema di valori è ancora molto primordiale ed è ispirato ancora da un arcaico sistema di concezioni che riposa proprio in una pure anche religiosità precristiana, sicuramente.

Tuttavia, dobbiamo anche dire che a partire dalla metà circa della X secolo, anche tutto il mondo scandinavo comincia ad essere nuovamente evangelizzato e questa volta in maniera più durevole, cioè dopo la grande bufera della espansione vichinga si apre un'epoca di nuova stabilizzazione, costruzione di situazioni politiche e permanenti, cioè di regni e contemporaneamente di evangelizzazione. Di questo parleremo più avanti. Ma ciò è vero anche per il mondo meridionale, per il mondo dominato dai saraceni. Possiamo tornare un po' pietro per riprendere la mappa che ci è utile.

Il mondo dei saraceni partiva e collega va certamente l'Africa settentrionale con la Sicilia e l'Italia meridionale, ed era, come abbiamo detto, un mondo a metà strada tra le esigenze di razzia, pirateria, conquista territoriale, man che innesto su nascenti itinerari commerciali, sulla possibilità di integrare anche l'Italia meridionale in un sistema di circolazione di beni che si estendeva a tutta l'Africa settentrionale, compreso quanto meno l'Egitto. Ed è un sistema che costituisce l'impero economico islamico o musulmano proprio nell'VIII, IX, X e XI secolo. In qualche misura, queste scorrerie saracene devastano e impoveriscono e creano il disordine nell'Italia meridionale, però contemporaneamente creano la possibilità perché l'Italia meridionale trovi degli inserimenti in una circolazione navale che diventa anche circolazione commerciale. E questo spiega anche quell'ambiguo atteggiamento di diversi principi, di diverse città dell'Italia meridionale, un atteggiamento di contrasto e nello stesso tempo di vivenza con i precetti.

Abbiamo detto che i saraceni cercano soprattutto schiavi da rivendere nel nei mercati africani, ma in questa maniera si aprono anche strade attraverso le quali mercanti dell'Italia meridionale possono esportare che cosa? Forse anche loro schiavi, in questo caso di contrabbando, ma poi anche merci o prodotti naturali dell'Italia meridionale e vanno sulle stesse rotte degli pirati, dei pirati saraceni, percorrendola rovescio, cioè partendo dall'Italia meridionale, portando merci sui mercati della dell'Africa. E nasce in maniera un commercio cristiano che si inserisce in maniera ancora ambigua in una rete di circolazione molto importante, invece già consolidate, che univa tutti i territori islamici del Mediterraneo meridionale, ma non soltanto i territori islamici, ma anche essi con l'Africa, l'Africa sub sahariana, con l'Africa. In un hacker ha importanza perché? Perché in Africa, attraverso il Sahara, correvano le piste percorse da carovane che portavano sia merci pregiate, ma sia soprattutto oro. Oro che viene prodotto precisamente nel Sudan e che arriva poi fino alle coste del Mar Mediterraneo attraverso queste linee interne. E l'oro è essenziale per costruire, costruire una monetazione importante, una monetazione di cui l'Italia meridionale lentamente comincia a godere, una monetazione islamica che però si diffonde anche nell'Italia meridionale, sostenendo quindi per connessioni commerciali anche il mondo dei magiari.

Sebbene si stabilizzi più lentamente, anch'esso a un si inserisce in un retrotreno una situazione geografica di grande importanza, di importante patetica. E quando il popolo magiaro si stabilizza, controllerà e metterà in relazione tutta l'area danubiana con tutte le linee anche commerciali per lungo e Danubio collegano l'Europa centrale con il Mar Nero e quindi con l'Oriente, costituendo dunque un importante tramite fra precisamente l'Europa centrale costituita dentro l'impero carolingio e zone commercialmente importanti che non rimaste fuori e che adesso lentamente, nel corso del X secolo, cominciano a venire integrate con l'economia e le possibilità commerciali che nascono nell'Europa continentale.

Dunque, i popoli e stetti hanno la seconda metà del IX secolo una funzione della stat reach e di slot pcie dell'impero, ma eccessivamente questa carica aggressiva tende ad attenuarsi, in parte proprio per il venir meno della stesse forze che avevano messo in moto queste popolazioni, in parte anche perché le resistenze locali cominciano ad avere una funzione. Quello che non poterono il re, possono i principi locali coalizzati. Quindi, già dal X secolo, la frequenza e la gravità delle incursioni tende a diminuire, tranne magiara, che continua per tutta la prima metà del X secolo, ma sì, come dire, si viene poi a constatare un paradosso che questo rapporto nato in maniera così eversiva e conflittuale, in realtà, quando cessa la fase violenza dell'aggressione, crea dei collegamenti, crea delle porte, delle aperture del mondo continentale europeo, quale era stato collegato insieme al punto di vista istituzionale da libero carolingio, e collegamenti di questo mondo con le grandi aree di espansione, di movimento merciale, di circolazione di beni costituita dalla zona nordica predominare dominata dagli scandinavi e dalla dott.sa mediterranea dominata dai musulmani, che avevano messo in essere questa movimento saraceno.

In più, dopo la stabilizzazione della popolazione magiara nella zona della tua Ungheria, si apre anche la possibilità di creare un'altra vasta area di circolazione economica nel cuore dell'Europa, in parte protesa a collegare la zona centrale con gli scali adriatici, in parte protesa a seguire la via Danubio con di chi verso i suoi sbocchi sul Mar Nero e quindi verso Costantinopoli. Voleva ancora farvi vedere per quanto riguarda il mondo mediterraneo due begli esempi di architettura di origine islamica che sono tuttora in piedi e costituiscono uno dei vanti della città di Palermo e che sono una bella testimonianza proprio del fatto che la dominazione islamica in Sicilia è stata non soltanto una occupazione violenta, è stata anche una colonizzazione culturale che ha lasciato tracce anche in questi grandi monumenti di un'epoca leggermente posteriore a quella che abbiamo adesso descritto. Qui sono monumenti di XI secolo, però diciamo rientranti e caratterizzanti questo inserimento della Sicilia in un mondo dominato non soltanto dalla religione o dalle flotte islamiche, ma anche da una alta cultura del mondo musulmano.

Con questo la nostra lezione è terminata e vi saluto, vi do appuntamento alla prossima, ricordandovi sempre il tuo internet.

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