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LA GUERRA DEI TRENT’ANNI

Pillole di Storia, Filosofia e...14:58

Transcription

[Musica] Per guerra di 30 anni intendiamo un vasto conflitto che si svolge fra il 1618 e il 1648. Il conflitto ha il suo epicentro nel Sacro Romano Impero, ma gradualmente si estende fino a coinvolgere nello scontro la gran parte delle potenze europee.

La guerra è la conseguenza delle divisioni religiose irrisolte nell'Europa che dall'inizio del 500 si divide fra cattolici e protestanti. Ma il conflitto non ha una natura solo religiosa. Sulla questione religiosa si sovrappone, infatti, il tentativo dei due rami della famiglia Asburgo, quello spagnolo e quello austriaco, di imporre la propria egemonia sul continente.

L'origine della guerra, come detto, è il Sacro Impero Romano, ma per capire quello che succederà dobbiamo tenere a mente due questioni. La prima è quella religiosa. In tal senso dobbiamo tornare al 1555, quando Carlo V firma la Pace di Augusta con i principi protestanti. L'accordo prevede che ogni signore dell'Impero possa liberamente aderire al cattolicesimo o al luteranesimo. I sudditi dei vari principi sono, invece, tenuti a professare la confessione del loro signore. Questo accordo è riassunto, infatti, nella forma "cuius regio, eius religio", ovvero a chi appartiene il regno, a questi appartiene la religione.

La seconda questione da tenere a mente è quella politica. L'Impero è guidato dalla famiglia Asburgo, ma l'atto pratico è una sorta di confederazione di regioni in gran parte autonome rispetto al controllo imperiale. In pratica, una realtà molto diversa dalle monarchie che si stanno sviluppando in altri regni, dove la corona riesce a controllare l'intero [Musica] regno.

Fatto questo rapido quadro, possiamo vedere come si sviluppano gli eventi nei decenni successivi alla Pace di Augusta. I termini dell'accordo vengono rispettati con molta elesticità. Questo comporta che, oltre al luteranesimo, si diffonda anche il calvinismo e che diverse popolazioni aderiscano ad una chiesa differente da quella del signore. Il problema diventa particolarmente evidente in Boemia. La Boemia è la regione che circonda Praga ed è un territorio della monarchia degli Asburgo, in cui è presente, però, un forte sentimento indipendentista. Questo spinge la popolazione boema ad aderire al calvinismo, nonostante il cattolicesimo della famiglia regnante.

Per diverso tempo gli Asburgo non intervengono nella situazione, ma prima con Rodolfo, che regna dal 1576, e poi, soprattutto, con Mattia, imperatore nel 1612, la linea politica cambia. Con loro, gli Asburgo cominciano a porsi due obiettivi: arrivare ad instaurare un maggior controllo sull'Impero e ritornare ad una unità cattolica nell'Impero. Questa impostazione li spinge, innanzitutto, ad una stretta religiosa in Boemia, dove viene avviata una più severa politica nei confronti dei boemi protestanti.

La situazione diventa presto tesa e degenera nel 1618, quando dei delegati protestanti gettano da una finestra del castello di Praga dei rappresentanti cattolici del nuovo consiglio di governo imposto da Ferdinando Asburgo, re di Boemia ed erede designato al trono imperiale. L'episodio diventa presto celebre come defenestrazione di Praga e diventa la causa scatenante del conflitto. I boemi, infatti, si rivolgono al principe Federico V del Palatinato, chiedendogli sostegno e offrendogli la corona del regno di Boemia. Federico V è a capo dell'Unione evangelica, una lega che riunisce i principi protestanti dell'Impero, e decide di accettare l'offerta boema e farsi incoronare re.

È l'inizio della guerra, che vede inizialmente contrapporsi le forze dell'Unione evangelica alla Lega Cattolica, ovvero la lega dei principi cattolici fedeli alla monarchia [Musica] asburgica. Questa prima fase del conflitto si svolge fino al 1624 e viene ricordata come fase boemo-palatina, perché la Boemia e il Palatinato sono le due regioni maggiormente coinvolte dagli scontri armati. Ma già in quest'arco temporale il conflitto si estende fuori dai confini originari. Nello scontro interviene, infatti, l'altro ramo della casata degli Asburgo, ovvero la monarchia spagnola, in sostegno alle forze cattoliche.

L'intervento spagnolo trascina nel conflitto le Province Unite, una regione a maggioranza calvinista da anni in lotta contro la Spagna per ottenere l'indipendenza. In breve, il conflitto assume dimensioni europee. A difesa delle forze protestanti entrano, infatti, in campo il regno di Danimarca, quello di Svezia, il Regno Unito (anche se in maniera più marginale) e, soprattutto, la Francia.

Questi interventi non avvengono tutti contemporaneamente. La fase boemo-palatina, di cui abbiamo parlato, vede la svolta decisiva con la battaglia della Montagna Bianca del 1620, in cui le truppe di Ferdinando II vengono sbaragliate dai suoi nemici e gli Asburgo invadono e occupano il Palatinato. Poi, per impedire un rafforzamento del partito cattolico, nel 1625 entra in guerra il regno di Danimarca, guidato da Cristiano IV, per cui si parla di fase danese. A fronteggiare Cristiano IV è principalmente un esercito allestito dal nobile Wallenstein, che mette in piedi un vasto esercito di mercenari ai servizi dell'imperatore. Per sostenere le spese, Wallenstein crea un sistema di tassazione a scapito delle regioni occupate. Il suo esercito costringe, nel 1629, i danesi alla resa.

A questo punto entra in campo una seconda forza luterana, quella del regno di Svezia, guidata da Gustavo II Adolfo. Si parla a questo punto di fase svedese, che inizia con un rapido avanzamento delle forze scandinave. Nel 1632 si svolge una battaglia decisiva a Lützen: le truppe di Wallenstein vengono sconfitte, ma il re svedese perde la vita in battaglia. Così, la battaglia segna da un lato la fine dell'esercito costituito da Wallenstein, ma anche la fine dello slancio vittorioso svedese, il che porta nel 1635 alla Pace di Praga e alla fine della fase svedese del conflitto.

Nel 1635 inizia l'ultima fase della guerra con l'intervento diretto dei francesi. Nel 1643 l'esercito francese sconfigge duramente quello spagnolo nella battaglia di Rocroi e le forze antiasburgiche riprendono slancio. Questa svolta è decisiva per portare le potenze in campo ad accordi di pace, che vengono chiusi nel 1648 in Vestfalia.

[Musica] Quella che si configura è una vera e propria guerra europea, che vede schierate da un lato le forze cattoliche guidate dagli Asburgo, dall'altro le diverse forze protestanti. Che il conflitto non abbia, però, una natura soltanto religiosa, lo si vede dal ruolo giocato dalla Francia. Il regno francese è, infatti, cattolico e dal 1624 le redini del potere sono tenute dal Cardinale Richelieu. Richelieu, in patria, è un accanito avversario dei ugonotti, ovvero dei calvinisti francesi, ma di fronte al conflitto europeo non esita a schierarsi con le forze protestanti. Parigi, infatti, da più di un secolo si pone come avversaria delle forze asburgiche per contrastare il loro tentativo egemonico, che rischierebbe di schiacciare la stessa Francia, circondata a est e a ovest.

La guerra, oltre ad avere un'estensione temporale particolarmente ampia e a coinvolgere gran parte degli stati europei, assume poi, per molti versi, dei tratti nuovi, tanto da poter essere già definita una guerra totale, che anticipa alcune delle caratteristiche delle due guerre mondiali del 900. Innanzitutto, essa è una guerra ideologica, che contrappone due schieramenti totalmente opposti l'uno all'altro sul piano dei valori culturali. La divisione religiosa è particolarmente profonda e alimenta l'odio fra le due parti.

In secondo luogo, la guerra coinvolge pienamente le popolazioni civili dei territori in cui ci si ritrova a combattere, anche a causa del vasto coinvolgimento di truppe mercenarie. Come abbiamo detto, i territori occupati vengono saccheggiati e utilizzati come riserve da cui trarre sostegno economico. Le risorse dei territori occupati vengono così drenate, provocando ampie perdite fra i civili, distruggendo sistemi economici locali e generando epidemie.

Infine, per far fronte ad un conflitto così lungo e costoso, i diversi regni impegnati nella guerra non esitano ad alzare le tasse e drenare risorse dalle proprie economie, provocando un peggioramento delle condizioni materiali delle proprie popolazioni. Non a caso, soprattutto negli anni '40, ovvero dopo anni di conflitto, si accendono rivolte e insurrezioni in gran parte d'Europa. All'interno del mondo spagnolo scoppiano rivolte in Portogallo, in Catalogna, a Napoli e a Palermo. In Francia, nel 1648, assistiamo alla prima Fronda, ovvero una rivolta nobiliare, mentre in Inghilterra si arriva ad una vera e propria guerra civile, che in gran parte ha cause interne, ma che va contestualizzata nel quadro europeo [Musica] generale.

Al termine di questa lunga sequenza di battaglie e rivolte, si giunge nel 1648, come detto, ad una serie di accordi di pace siglati in Vestfalia, con cui si chiude la guerra dei 30 anni. Il conflitto prosegue, in realtà, fra Spagna e Francia e si conclude solo nel 1659 con la vittoria francese e la Pace dei Pirenei.

Nel complesso, il quadro europeo ridisegnato fra i vari accordi di pace vede in particolare le seguenti novità: la piena indipendenza delle Province Unite; l'estensione dei confini francesi a est, con l'annessione della Sassonia e di parte delle Fiandre, e a ovest, portando i confini con la Spagna ai Pirenei; il rafforzamento della Svezia sul Baltico; e la conferma all'interno del Sacro Romano Impero della Pace di Augusta, con la sua estensione al calvinismo e l'introduzione della libertà di culto privato per i sudditi.

I cambiamenti territoriali di per sé non sono particolarmente significativi, ma la conclusione della guerra, invece, lo è, dal momento che le conseguenze saranno molto rilevanti. Innanzitutto, con la fine di questa guerra si assiste alla fine dei conflitti religiosi in Europa. L'incapacità di entrambe le parti di avere completamente la meglio sull'altra rende, infatti, evidente l'impossibilità di tornare ad una unificazione religiosa del continente.

In secondo luogo, la guerra dei 30 anni pone fine al tentativo egemonico degli Asburgo, un tentativo che ha la sua prima formulazione con l'Impero di Carlo V nella prima metà del 500. Collegato a questo aspetto, abbiamo un'altra conseguenza: con la fine della guerra si instaura, infatti, un sistema di relazioni che caratterizzerà la successiva storia europea e che viene definito sistema di Vestfalia. Con questa definizione si vuole affermare che, con gli accordi di Vestfalia, nasce un sistema fondato sulla ricerca dell'equilibrio fra le forze europee, con l'obiettivo di impedire la creazione di un impero che abbia la supremazia sul continente.

Altre conseguenze riguardano, invece, non tanto il quadro europeo nel suo complesso, ma il destino delle maggiori forze coinvolte nello scontro. Per quanto riguarda la Spagna, la guerra mette definitivamente fine al suo ruolo di prima potenza. Dopo la definitiva sconfitta contro i francesi nel 1659, la Spagna è ormai relegata a potenza di secondo piano, che da un lato perde una parte consistente dei suoi territori, mentre dall'altro viene ridimensionata sul piano economico e militare. La Spagna perde, infatti, le Province Unite e non riuscirà ad impedire, negli anni successivi, l'indipendenza del Portogallo.

Per quanto riguarda gli Asburgo d'Austria, la fine del conflitto pone fine anche al loro tentativo di trasformare il Sacro Romano Impero in una moderna monarchia nazionale. Da questo momento, l'Impero rappresenterà sempre di più una unità politica puramente formale, mentre gli Asburgo si concentreranno su altri obiettivi, avviando una espansione verso Oriente ai danni dell'Impero Ottomano.

Infine, la grande vincitrice del conflitto risulta la Francia, non tanto per le acquisizioni territoriali ottenute, quanto per avere impedito l'affermazione asburgica. Nella seconda metà del secolo, la Francia si presenta come la maggiore potenza militare europea e tenterà, a sua volta, di dare avvio ad un piano di espansione con l'obiettivo di affermare la propria supremazia sul [Musica] continente.