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Buongiorno Wall Street Air.
Ci ritroviamo con la nuova lezione relativa ai principali indicatori economici.
In questo caso, stiamo gettando le basi per le interpretazioni dei dati che analizzeremo a livello economico, sempre con l'ottica di capire come applicare queste informazioni alle nostre scelte di portafoglio di investimento.
Andremo a vedere cosa in questa lezione e in quella dopo, perché faremo due video a distanza di qualche giorno.
Andremo a vedere questi quattro principali indicatori che, messi insieme, ci daranno diverse informazioni utili per capire in quale fase del ciclo economico ci troviamo.
Ma soprattutto, ci aiuteranno a capire come muovere i nostri investimenti, cercando di assecondare l'andamento da qui ai prossimi mesi.
È molto importante innanzitutto capire cosa sono questi indicatori e poi come metterli insieme per tirare fuori le informazioni che ci servono.
Oggi andremo a vedere in particolare la crescita, identificata dal PIL (prodotto interno lordo), e l'inflazione, quindi il tema legato ai prezzi.
Questi sono i due indicatori che vedremo oggi.
Nel prossimo video andremo a vedere i tassi d'interesse, solitamente quelli di breve termine, mossi dalle banche centrali e non solo, perché vedremo l'impatto che avranno su tutta un'altra serie di tassi di interesse.
Ripeto, lo approfondiremo in un altro video.
Inoltre, parleremo del mercato del lavoro, con focus sulla disoccupazione.
Vedremo perché la disoccupazione è un indicatore fondamentale.
Questi quattro indicatori, appunto, messi insieme, ci daranno diverse informazioni utili per i nostri investimenti.
Cominciamo quindi con il prodotto interno lordo.
Il prodotto interno lordo, banalmente, possiamo riassumere in crescita.
A seconda di come si muove il PIL, o GDP (gross domestic product in inglese), avremo indicazioni sulla crescita o meno di un paese.
Considerate che solitamente si guarda la crescita anno su anno, che è la crescita più importante, oppure si guarda la crescita trimestre su trimestre.
In ogni caso, indipendentemente dal periodo che consideriamo, per farvi un esempio, quando il PIL su base annua è inferiore, cioè cresce meno del 2,5%, tecnicamente si tratta di recessione.
Poi considerate che, se andate a vedere i dati attuali, pensate solo per l'Italia e per l'Europa, quest'anno si parla di un calo del PIL anno su anno di circa il meno 10%.
Giusto per darvi un'idea, già questo ci fa capire che le cose non sono ottimali a livello economico in questo periodo.
Ad ogni modo, andiamo più nel dettaglio.
Il PIL, che solitamente viene identificato con la lettera Y, viene calcolato secondo diverse metodologie.
Adesso non vogliamo fare accademia, però ci sono, ad esempio, la metodologia reddituale e poi c'è la metodologia della spesa, che è quella che utilizziamo noi e che è anche quella che solitamente va per la maggiore.
In particolare, cosa ci dice il calcolo del PIL con il metodo della spesa?
Ci dice che il PIL, identificato con Y, è uguale alla somma di consumi, spesa pubblica, investimenti e esportazioni meno importazioni.
Questa parentesi si chiama esportazioni nette, quindi ciò che si esporta meno ciò che si importa.
Solitamente, i consumi rappresentano la parte più importante del PIL delle principali economie mondiali.
Quasi il 70%, poi dipende dai paesi, ma nel mondo siamo lì.
I consumi rappresentano la parte più importante del PIL, ecco perché è importante anche monitorare i consumi.
Un'altra cosa fondamentale per il bravo investitore è sapere che a noi interessa il PIL reale, cioè al netto dell'inflazione.
Quando guardiamo i dati sul PIL, dobbiamo sempre togliere l'effetto inflazione, perché il bravo investitore sa che l'inflazione è un costo.
Quindi va sempre tolta.
Di conseguenza, quando andiamo a vedere i dati, dobbiamo vedere il PIL reale, quindi PIL nominale meno inflazione.
Poi vedremo che ci sono degli strumenti che già ci calcolano il PIL reale, quindi non dobbiamo fare noi questi calcoli.
Però è sempre importante saperlo e capire certe dinamiche.
Ci interessa il PIL reale.
Difatti, vedete, andiamo ad analizzare la crescita percentuale, che può essere anno su anno, quella più importante, o trimestre su trimestre, a seconda di cosa vogliamo vedere.
Il PIL è quel metodo della spesa, il totale della spesa fatta dalle famiglie per i consumi e dalle imprese per gli investimenti.
Lo trovate in questa voce: ci sono i consumi finali.
Ecco, la parte della spesa dello stato, spesa pubblica, che poi approfondiremo, ovvero quella per i consumi finali, gli stipendi del personale e gli investimenti pubblici.
Vedete già qui un indizio: non ci sono le pensioni in questa spesa pubblica.
Poi vi spiego perché.
Ci sono investimenti privati e poi c'è il saldo della bilancia commerciale, ovvero esportazioni meno importazioni.
I consumi, gli investimenti, le esportazioni e importazioni sono relativamente facili da capire.
Però approfondiamo questo, che è sempre un dubbio amletico: la spesa pubblica, soprattutto perché così sviluppate gli anticorpi su ciò che di sbagliato si legge sui giornali o si ascolta in TV.
Allora, questa è la formula di prima: la spesa pubblica.
Tante volte si sente dire "aumentiamo le pensioni perché in questo modo aumenta la spesa pubblica e quindi aumenta il PIL".
Ok, c'è parità: immaginatevi che i consumi restano uguali, gli investimenti restano uguali, questo resta uguale.
Io aumento le pensioni, quindi aumenta la spesa pubblica, perché le pensioni sarebbero un di cui in questa voce, e quindi aumenta il PIL.
In verità, questa affermazione è sbagliata.
Perché? Perché le pensioni sono un trasferimento, tecnicamente.
Diciamo sempre che chi lavora paga la pensione a chi sta a casa, quindi sono un trasferimento e non, in questo caso, una spesa calcolata all'interno di questa voce.
Dovete immaginarvi che la spesa pubblica è come se avessimo due spese pubbliche.
Ovvero, la spesa pubblica numero 1, che identifichiamo con G, non include le pensioni.
Ecco perché, quando noi sentiamo l'andamento del PIL e lo rapportiamo alla spesa pubblica, le pensioni non c'entrano nulla.
Ok, questo è importante, perché così sviluppate gli anticorpi e capite quando magari un giornalista o un politico dice una fesseria.
Sapete già cosa stanno dicendo di sbagliato.
Dall'altro lato, però, la spesa pubblica, intesa come spesa del bilancio dello stato, comprende G, quindi tutto quello che c'è qua dentro.
Perciò, l'abbiamo detto prima: con consumi finali dello stato, gli stipendi del personale, pensiamo alle forze dell'ordine o ai dipendenti pubblici, gli investimenti pubblici.
Tutte queste voci sono nella G.
Ma quando si sente invece la spesa pubblica a livello di bilancio dello stato, quella spesa pubblica comprende G più le pensioni, o meglio, i trasferimenti.
Le pensioni sono il 90% della voce trasferimenti.
Quindi, un conto è guardare il bilancio dello stato e quindi nella spesa pubblica tecnicamente definita ci saranno di più i trasferimenti, comprese le pensioni.
Ma quando calcoliamo il PIL, nel PIL non ci sono le pensioni.
Molto importante questa differenza.
Tanti politici non hanno idea di questa differenza.
Di conseguenza, andiamo avanti.
Andiamo a vedere la spesa pubblica numero due.
Quindi, quando si dice "attenzione, se noi aumentiamo le pensioni, aumenta la spesa pubblica", che per noi è un male, ci aumentano le uscite rispetto alle entrate.
In questo caso è vero.
Ok, quindi aumentando le pensioni, l'impatto delle pensioni peggiora i conti pubblici.
Infatti, vedete che se noi vediamo la spesa pubblica italiana nel corso degli anni, la voce che salta subito all'occhio è quella di protezione sociale.
Prenderemo a vedere che cosa rispetto a tutte le altre voci.
Vedete qui c'è la cosa più importante: guardate ad esempio quanto poco si spende per l'istruzione.
Ok, e capite bene che solitamente la voce più ampia è quella della protezione sociale.
Protezione sociale, vedete, qui l'abbiamo spacchettata: la voce più ampia è quella per pensioni di anzianità rispetto a tutte le altre voci.
Quindi capite quale può essere l'impatto di un trend in aumento di pensioni rispetto, ad esempio, ai contributi sui conti pubblici.
Questo è molto importante, perché ci permette poi di valutare quando andiamo ad analizzare, ad esempio, l'acquisto di un titolo di stato, di un'azione italiana, di una banca.
È importante capire come il paese gestisce i propri conti e qual è la situazione ad oggi, perché ci dice poi cosa possiamo aspettarci in futuro sui nostri investimenti.
Andiamo quindi a vedere in particolare un po' sull'Italia.
Allora, l'Italia, vedete, ha una voce di entrate (linea blu) che, dagli anni ottanta in avanti, ha una voce di spese complessive (quella rossa).
Cos'è spese complessive? Sarebbe la spesa pubblica a cui dobbiamo sommare gli interessi che noi ogni anno paghiamo sul nostro debito pubblico.
Quindi, cosa ci dice questo grafico?
Questi sono l'andamento dei tassi di interesse, ma lasciamoli stare.
A me cosa importa? Capire che l'Italia, prendiamo ad esempio il periodo dal '91 al 2009, è stato sempre un paese virtuoso nella gestione dei conti pubblici.
Vedete anche qui, ad esempio, dal 2010 ad oggi, perché il 2020 promette non sarà così.
Ma al di là di questo, l'Italia è sempre stato un paese virtuoso, perché vedete le entrate sono sempre quasi sempre state maggiori rispetto alle uscite.
Qui il famoso avanzo primario di cui si parla sempre ci dice che le entrate pubbliche meno le uscite pubbliche: l'Italia è un paese virtuoso, cioè incassa più di ciò che spende.
Il problema nostro dove sta?
Che purtroppo, quel momento del debito e l'aumento degli interessi, guardate la spesa.
Quando tiriamo la riga finale, questa spesa qui, aggiungendoci gli interessi, diventa la linea rossa.
E quindi capite bene come, purtroppo, quello che è ad esempio un guadagno diventa una perdita per lo stato.
E siamo purtroppo in perdita costante, perché ogni volta poi dobbiamo andare ad aggiungerci interessi sul debito.
E quindi peggiorano i nostri conti pubblici.
Ecco perché è una cosa molto difficile ed è importante andare ad agire sul debito e sul fatto di pagare meno interessi.
Perché banalmente, se non succede, se questa cosa va fuori controllo, non potremo più, nonostante saremo un paese in grado di gestire bene le finanze, cioè di incassare più di quello che spende.
Questo non basterà.
E allora non basterà neanche, ad esempio, aumentare le entrate, cioè manualmente aumentando la pressione fiscale.
Perché dove andiamo? Non possiamo tassare le persone al cento per cento di ciò che guadagnano.
Già siamo tassati parecchio, quindi i margini sono veramente pochi.
Ecco perché bisogna andare ad agire sul tema del debito e degli interessi che ci paghiamo sopra.
Qui vedete l'andamento del PIL.
In questo caso, 2020 anno su anno, vedete che oggettivamente siamo in decrescita praticamente dappertutto.
Gli unici paesi che crescono ad un tasso non considerato recessivo sono 38.
Il mondo è 4, perciò capite bene come sia molto critica la situazione.
Per quanto riguarda l'inflazione, invece, oggi la introduciamo.
Poi approfondiremo nel prossimo video, perché oggi non facciamo in tempo.
L'inflazione è il tasso di aumento dei prezzi.
Avevamo detto che possiamo anche qui andare a misurare la differenza percentuale su base mensile o su base annuale.
E che cos'è? È la differenza di un aumento dei prezzi calcolato su un determinato orizzonte temporale.
In questo caso, vedete, noi lo calcoliamo sull'azione, sì, ma è anche importante, ad esempio, calcolarlo su base annuale.
Consideriamo il train, quindi non consideriamo il dato puntuale, ma consideriamo la variazione rispetto a 13 mesi.
Ci sono due indicatori che vedremo nel prossimo video per calcolare l'inflazione.
Il primo è il deflattore del PIL, il secondo, quello più famoso probabilmente, è l'indice dei prezzi al consumo.
Quindi, importante l'inflazione: la variazione percentuale di determinate cose, in questo caso un paniere di beni.
Poi vedremo anno su anno, mese su mese, trimestre su trimestre, e si calcola secondo il deflattore del PIL o l'indice dei prezzi al consumo.
Ci rivediamo qui nel prossimo video che caricheremo sull'inflazione subito e poi la seconda parte fra qualche giorno.