📱

Get Our Mobile App

Take your business learning on the go!

Download on the App StoreGet it on Google Play

BL GIUR - Torre - Lezione 13

CEA Centro E-learning di Ateneo20:13

Transcription

Bene, abbiamo visto nella scorsa lezione la teoria delle aree criminali o la teoria ecologica e che ha studiato, approfondito le particolari caratteristiche ambientali delle città nelle quali risiedono o si registra un alto tasso di criminalità. Ecco qui il nome teoria ecologica.

Queste aree criminali sono costituite da quartieri non certo centrali, quartieri di periferia ove le condizioni esistenziali, le condizioni di vita, se vogliamo, le condizioni diciamo le strutture sono scarse, non sono proprio presenti. Vi è una mancanza di servizi, vi è anche un'alta densità abitativa, un sovraffollamento abitativo e condizioni igieniche, residenziali, occupazionali, sociali, di socializzazione, luoghi di socializzazione completamente assenti, per cui sono quartieri abitati prevalentemente da persone meno abbienti della società. Ma non è questo il problema, non è il fatto di essere poveri che determina secondo la teoria dell'ecologia causa del crimine, ma è proprio il contesto in cui si registra appunto una l'impossibilità di creare un'organizzazione sociale tale da garantire un'uniformità, una convenzionalità nei comportamenti e quindi orientare diciamo il l'agire sociale, l'agire del singolo rispetto a un ordine finalizzato di equilibrio e di pacifica convivenza.

Generalmente queste aree sono anche quelle, diciamo, preferite dai soggetti che hanno anche una predisposizione al crimine perché appartengono comunque sono già devi e sono o appartengono a contesti criminali. E questo è determinato anche dal fatto che in genere in questi quartieri vi è una maggiore tolleranza e è una grandissima poi mobilità sociale. C'è sempre un cambiamento, una modifica dei tra virgolette degli occupanti degli abitanti, per cui mancano, se vogliamo, quelle forme di controllo informale determinate dal gruppo sociale o dalla famiglia o magari dalla scuola, da tutta una serie di contesti, di strutture che in qualche modo condizionano l'agire individuale di ognuno di noi.

Basti pensare, no? Se se noi siamo nati e vissuti sempre in uno stesso quartiere, conosciamo i nostri vicini, i negozi, i negozianti ed è difficile, no, per noi opporci a tutte quelle convenzioni sociali che regolano un po' l'agire e il contesto del nostro quartiere. Invece se abitiamo in un quartiere in cui non conosciamo i vicini, non abbiamo assolutamente conoscenza delle delle attività commerciali, nessuno ci conosce, quindi tutti ci ignorano, forse ci sentiamo più liberi e avendo meno una pressione sociale, avendo venendo meno una pressione sociale, in realtà si indebolisce anche quello che può essere il controllo sociale e quindi la capacità di questa struttura sociale, di questa organizzazione sociale, di condizionare i nostri comportamenti.

Ovviamente questa teoria è una teoria a breve raggio, cioè una teoria che può spiegare forme di criminalità di chi? Dei soggetti esclusi, no? Abbiamo detto che un è un orientamento criminologico che si è sviluppato negli Stati Uniti d'America in un contesto in cui diciamo si diffondeva l'idea della competizione del self-made man, no? Tra gli anni 20 e gli anni 30 dopo la crisi del 29 con il New Deal, l'idea era di sicuramente di matrice calvinista, no? protestante di raggiungere il successo perché la felicità e la ricchezza del singolo avrebbe contribuito alla felicità e alla ricchezza della società. Tutti i soggetti che in questa competizione non partivano svantaggiati o erano proprio esclusi, ovviamente poi soffrivano una forma di marginalizzazione, di esclusione, di espulsione dal contesto sociale e e se vogliamo venivano relegati in quartieri, in aree con un alto tasso di criminalità. E qui si spiega l'idea del mutamento sociale e della disgregazione sociale come conseguenza di un mutamento sociale dovuta a processi, se vogliamo, repentini e alle volte anche forzati di industrializzazione o a fenomeni ad essa collegati.

Allora, questo è agli inizi del 900. Noi oggi questa riflessione la possiamo portare prendendo in considerazione non tanto l'industrializzazione, perché ormai insomma siamo a un'industrializzazione molto avanzata, quanto ai processi di globalizzazione. Siamo in un mondo globalizzato e questo sicuramente, oltre alla globalizzazione, abbiamo una, diciamo, digitalizzazione e una socializzazione della nostra esistenza attraverso internet e questo sicuramente ha determinato una disintegrazione di quei valori e di quelle norme e di quelle forme di controllo che normalmente regolano e se vogliamo inibiscono anche comportamenti devianti. Prendiamo soltanto, ad esempio, internet, mancano più delle volte forme di controllo e, diciamo, la criminalità in internet ha un'altissima cifra oscura e l'impossibilità poi di intervenire sia in maniera preventiva che anche repressiva. Può sicuramente candidare, rendere esempio paradigmatico proprio internet come forma di disorganizzazione sociale dove mancano delle regole, mancano delle regole non solo formalizzate, ma anche considerate in una tradizione culturale e forme di controllo, se vogliamo, informale.

Diciamo che la teoria, questa teoria della disorganizzazione sociale in qualche modo è debitrice. Torniamo un po' indietro alle teorie che vengono sono state sviluppate a partire da dalla sociologia francese e da Durkheim. Durkheim è un sociologo francese di fine 800, alsaziano e lui sviluppa la teoria dell'anomia. La teoria dell'anomia parte dal presupposto che una società può diventare anomica nel momento in cui le forme e la natura e le aspettative sociali non sono più in grado di porre dei limiti a quelle che sono le aspettative dei soggetti, o meglio a quelle che sono le ambizioni dei soggetti e in modo tale da risultare conformi a quelle che sono le aspettative sociali. Cioè, Durkheim parte dal presupposto che esista, se vogliamo, una sorta di dualità, dualismo individuale, cioè all'interno dell'individuo, che, diciamo così, è agitato, spinto da due forze, una egoistica e una che invece è razionale, più solidaristica. E il tentativo della società, il compito delle regole all'interno della società è quello di in qualche modo attenuare le spinte egoistiche che esistono all'interno dell'animo umano e di far prevalere, diciamo, le istanze solidaristiche.

E come l'individuo vive questa seconda, secondo Durkheim, questa dualità costituzionale per cui due aspetti dell'essere umano vivono in una situazione di antagonismo e Durkheim afferma, leggo letteralmente, possiamo dunque dire in linea generale che la caratteristica delle regole morali è la loro capacità di enunciare le condizioni fondamentali della solidarietà sociale. Vedete, per Durkheim sostanzialmente le norme garantivano, devono garantire una solidarietà sociale. Che cosa significa la solidarietà sociale? Sostanzialmente annullare, neutralizzare quelle spinte egoistiche che porterebbero la persona ad affermare senza alcuna misura e senza alcun diciamo limite quelle che sono le esigenze individuali. Secondo Durkheim, il diritto e la morale costituiscono l'insieme dei vincoli che ci legano tra noi e alla società e che fanno della massa degli individui un aggregato unitario e coerente. Si può dire che la morale è morale tutto ciò che è fonte di solidarietà, tutto ciò che costringe l'uomo a tener conto degli altri, a regolare i suoi movimenti su qualcosa di diverso dagli impulsi del suo egoismo. E la moralità è tanto più solida quanto più numerosi e più forti sono questi vincoli morali.

Quindi Durkheim parte da questa considerazione che il contesto sociale è in qualche modo caratterizzato da, deve essere caratterizzato da alcuni vincoli di solidarietà e questi vincoli di solidarietà possono essere, se vogliamo, di due tipi. Durkheim diciamo distingue sostanzialmente tra due tipi di società. Una società, diciamo, pre-capitalista dove non vi era ancora una differenziazione, la divisione del lavoro, quindi tra i soggetti c'era una certa fungibilità, interscambiabilità, diciamo, l'attrazione tra le persone era basata, la solidarietà era basata su forze che definisce Durkheim di tipo meccanico, una sorta di integrazione tra individui che condividono la stessa vita, le stesse abitudini, le stesse funzioni. Pensate una società contadina dove tutti sono contadini e quindi condividono più o meno le stesse esigenze.

Quando invece con l'avvento della rivoluzione industriale e del capitalismo si rende necessaria una sorta di divisione e specializzazione del lavoro, quella solidarietà di tipo meccanico basato sull'integrazione dei soggetti per assimilazione, per similitudine non funziona più. Non funziona più per cui è necessario introdurre dei meccanismi di solidarietà, di integrazione, di legami sociali nuovi, diversi. E secondo Durkheim, diciamo, si afferma un tipo di solidarietà che si dice di tipo organico basato sostanzialmente sulla regolamentazione, cioè nel momento in cui la similitudine e se vogliamo l'empatia tra i soggetti, la solidarietà dei soggetti non può essere più garantita per il fatto che vi sia una certa affinità e omogeneità tra ruoli e invece si passa a una specializzazione del lavoro, una specializzazione del lavoro è una fondamentalmente una differenziazione tale per cui ognuno è, diciamo, infungibile rispetto all'altro. È necessaria una regolamentazione dell'attività in modo tale che i vincoli di solidarietà vengano in qualche modo reintegrati.

Però può accadere, come è accaduto, che all'interno di una società fortemente scossa da tumulti, evoluzioni sociali, evoluzioni economiche, mutamenti economici, anche questa forma di solidarietà basata sulla regolamentazione non sia più sufficiente a garantire, è tornata alla luce, a garantire quelle che sono i legami di solidarietà e quindi si determina una forma di, se vogliamo, di anomia. Che cos'è sostanzialmente l'anomia? Il venir meno di quei vincoli di solidarietà che garantiscono, diciamo, un'integrazione tra i vari soggetti. Infatti il vostro testo evidenzia come una società può diventare anomica quando non riesce più a porre dei limiti alle aspirazioni di ciascuno e non è più in grado che ogni individuo non è più in grado di relazionarsi con un altro.

L'anomia si riferisce sostanzialmente al venir meno della pregnanza di alcune regole, alla perdita di significato di alcune norme sociali e di quelle condizioni che garantiscono un controllo dei comportamenti e in questo contesto si sviluppa un comportamento deviante. Però quello che è interessante notare, vorrei sottolineare è che secondo Durkheim, diciamo, la devianza e la criminalità non è un fatto anomalo e non è un fatto negativo, necessariamente negativo. È interessante sottolineare come Durkheim ritenga che la devianza e la criminalità sia un fatto assolutamente normale all'interno di qualsiasi contesto sistema sociale. Anzi, ritiene che sia la devianza che la criminalità siano strumenti, condizioni che garantiscono e sollecitano un sviluppo e un'evoluzione della società.

Durkheim giunge fino anche a dire che sostanzialmente comportamenti criminali e comportamenti devianti, in alcuni casi possono anche considerarsi un'evoluzione, un'anticipazione all'interno della società di quella che è la morale futura. Sostanzialmente il comportamento criminale è quello che urta, diciamo, la coscienza pubblica. Ciò che urta la coscienza pubblica diventa un comportamento deviante, un comportamento criminale e non è vero il contrario, non è il crimine che urta la coscienza pubblica, la coscienza collettiva. Questo è molto importante perché ritorniamo un po' all'idea di crimine definito dalla criminologia come qualcosa di diverso dal concetto di reato. È qualcosa che in realtà non ha un sostrato ontologico, ma è qualcosa che sostanzialmente si produce attraverso un costrutto, una reazione sociale. Cioè noi tendenzialmente attribuiamo il valore, cioè l'etichetta di deviante o di criminale a comportamenti che in qualche modo possono condurre alla disgregazione dei nostri valori e quindi a destabilizzare l'ordine sociale perché sia la devianza che la criminalità possono in qualche modo far venir meno quelli che sono i punti di riferimento all'interno di un contesto sociale che guida e che possono guidare in qualche modo quelle che sono i comportamenti e l'agire individuale.

Questo sostanzialmente è la teoria dell'anomia che però voglio sottolineare come questo studio sull'anomia Durkheim non l'ha fatto sulla criminalità ma sul suicidio. Analizzando varie forme di suicidio arriva alla definizione di suicidio anomico che è quella forma di suicidio che si verifica quando proprio vengono meno i meccanismi di integrazione all'interno di un contesto sociale, quei meccanismi di integrazione o quei meccanismi di regolamentazione che garantiscono in qualche modo una forma di solidarietà e quindi una forma di inclusione e di, diciamo, integrazione tra le diverse aspettative, le aspettative dei diversi soggetti. Quindi l'anomia sostanzialmente si riferisce a una situazione di perdita di credibilità e di efficacia delle norme che produce in sintesi un'instabilità e quindi un disagio, se vogliamo, tra gli attori sociali. E questo disagio genera poi sollecita una reazione che è quella di poi etichettare un comportamento, se vogliamo, come un comportamento criminale.

Questa teoria di Durkheim, qui così sinteticamente malamente definita, sintetizzata, poi costituisce il presupposto per un ulteriore studio sull'anomia compiuto da Merton. Diciamo che sia Durkheim che Merton evidenziano come all'interno del contesto sociale Durkheim però è in Europa tra la fine dell'800 e inizi del 900. Merton è invece negli Stati Uniti, inizi del 900. L'idea, no, di competizione, di successo è qualcosa che accomuna i due teorici, i due sociologi, però ovviamente l'idea di successo di Durkheim è diversa da quella di Merton. Merton si riferisce soprattutto alla società americana che diciamo dopo il New Deal, dopo la crisi del 29 fa del successo del self-made man diciamo una religione, se vogliamo, e di conseguenza costituisce, cioè si crea una pressione, un'aspettativa sociale e se vogliamo una tensione all'interno del contesto sociale che alcune volte, poi lo vedremo la prossima lezione, produce frustrazione e questa frustrazione può assumere diverse forme a seconda della reazione dell'individuo a questa sua incapacità di raggiungere appunto il successo, di realizzare il successo. Grazie.