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E rieccoci oggi con una nuova lezione. Eh, questa volta l'argomento sarà la scuola classica. Diciamo tutto il diritto penale, ma un po' diciamo il pensiero penalistico, non soltanto il diritto penale, quindi anche la criminologia, la sociologia del crimine, è stata caratterizzata nel nell'ottocento da questa contrapposizione tra scuola classica e scuola positiva.
Abbiamo visto come la scuola classica ha una matrice fortemente liberale, dove sostanzialmente il presupposto, il presupposto è il libero arbitrio, la libertà di scelta dell'individuo e l'intangibilità della sua interiorità, della della sua psiche e della sua anima, per cui la pena non dovrebbe avere nessuna finalità, funzione di speciale o generale prevenzione proprio per rispetto all'essere umano. La pena ha soltanto come scopo, anche se uno scopo non è quello di retribuire il male fatto. Quindi, una volta pagata, pagato il proprio debito alla società, il soggetto torna a essere una persona libera, eh, con tutti i suoi diritti.
La scuola classica da questo punto di vista, diciamo, trascura tutti quegli aspetti relativi alla personalità del reo, relativi alle motivazioni, all'intensità del dolo, il grado della colpa, tutte quelle eh considerazioni su, diciamo, fondate su aspetti soggettivi personologici, perché commisura la pena alla gravità del fatto. E in questo modo il criterio retributivo costituisce anche un argine a quelle che possono essere abusi del potere punitivo che invece possono legittimarsi, possono trovare una legittimazione nelle teorie relative della general prevenzione e della special prevenzione.
Eh, l'altro elemento significativo della scuola positiva è quello di disinteressarsi totalmente al alla all'osservazione empirica. La valutazione che compie la scuola, la scuola classica è esclusivamente sul fatto di reato, quindi un fatto che viene distinto in un elemento, diciamo, morale e una forza fisica e una forza morale. Questi sono i due elementi che costituiscono il reato. Quindi, sostanzialmente, la scuola classica ehm studia il reato, si disinteressa del reo.
Però, perché, come anche per l'Illuminismo, abbiamo preso in considerazione sia Beccaria che la scuola classica, che sostanzialmente riprende quelle che sono state le riflessioni dell'Illuminismo penale? Perché proprio attraverso questo sviluppo del della scienza penalistica e questa, diciamo, questi approdi a cui è giunta la la scienza penalistica tra il Settecento e l'Ottocento, si è avviato quel processo di razionalizzazione, razionalizzazione del diritto penale tale per cui è stato possibile poi compiere degli studi, tra virgolette, oggettivi, scientifici. Il diritto penale, il reato, non apparteneva più al mondo della morale, della religione, del peccato, ma diventa un fatto, un fatto, un comportamento esterno e come tale può essere osservato, può essere quindi indagato come qualsiasi altro fatto sociale.
Ora, è vero che nella scuola, sia la scuola classica che l'Illuminismo penale, di questa indagine empirica non avevano molto interesse, di non non hanno mostrato un interesse per questa indagine empirica, però senza questo passaggio non sarebbe stato possibile poi studiare il fenomeno criminale non solo sul piano astratto come reato, quindi quella che è la l'impostazione, no, tipica delle scienze giuridiche, del diritto penale, della dogmatica penale, ma soprattutto non sarebbe stato possibile analizzare il reato nel all'interno di un contesto sociale o riferito a quelle che sono le caratteristiche personali, individuali, psicologiche eh del cosiddetto delinquente.
E dicevo che contrapposta alla scuola classica si pone la scuola positiva. La scuola positiva che invece sviluppa un'osservazione empirica, un'attenta osservazione empirica su le cause della criminalità. L'obiettivo della scuola classica, vediamo, è proprio quello di individuare la genesi del crimine, le cause della criminalità e proporre dei dei rimedi e quindi la finalità è quella sostanzialmente di una difesa sociale, mentre paradossalmente la scuola classica vedeva il diritto penale come, tra virgolette, magna carta del delinquente. La scuola classica aveva a cuore la difesa, come anche l'Illuminismo penale, la difesa del cittadino da eventuali abusi del potere punitivo. Di conseguenza, se il diritto penale, tutto il suo processo di formalizzazione aveva come scopo quello di razionalizzare e arginare gli abusi del potere punitivo, in realtà la scuola positiva si pone come scopo quello di offrire, individuare degli strumenti di difesa sociale.
Dove nasce questa riflessione della scuola positiva? In quale contesto eh culturale lo inseriamo? Beh, se la scuola classica in qualche modo ha delle derivazioni della, la possiamo collegare all'Illuminismo penale, la scuola positiva, il la riflessione, diciamo, del positivismo più in generale, la possiamo ricollegare a tutta una serie di studi scientifici, empirici che prendono piede soprattutto in Francia agli inizi dell'Ottocento.
Ehm, diciamo, eh tra le scuole più rilevanti citate anche dal vostro manuale, c'è la scuola francese o la scuola di Lione che pone in evidenza come il reato abbia la sua origine proprio nel contesto sociale, nell'ambiente in cui si è realizzato. E alla scuola di di Lione, che è individua dei fattori biologici anche oltre a quelli sociali, appartiene Von Litz. Fon Litz, ve lo ricordate? L'abbiamo affrontato, ne abbiamo parlato nelle prime lezioni, è un determinista, quindi già vediamo una prima caratteristica della scuola positiva o di questo, diciamo, eh movimento culturale che intende analizzare i fenomeni sociali applicando proprio i criteri e le strutture, la metodologia proprio delle scienze esatte e di conseguenza dare una spiegazione al crimine.
Dicevo, Fon Litz è un determinista, come lo sono tutti i positivisti. Poi vedremo che cosa significa esattamente. Il determinista nega l'esistenza del libero arbitrio. Il determinista ritiene, in una concezione deterministica, si ritiene che l'uomo, l'essere umano abbia questa possibilità di scelta, ma sia portato a determinare a determinate azioni proprio per la presenza di fattori che possono essere di origine biologica, psicologica, sociale, culturale, educativa. Una serie di fattori che lo inducono a tenere un determinato comportamento.
E allora Font Litz, che ve lo ricordate, l'abbiamo trattato per quanto riguarda la scienza penale integrata, l'importanza, no, di uno studio del diritto penale accompagnato anche dall'osservazione empirica per poter introdurre una razionalità di scopo, ovvero un riferimento del dell'uso della del della sanzione alla sua utilità sociale e quindi lo sviluppo di quelle che sono le teorie relative della pena, della general prevenzione, della special prevenzione. Follis, vi ricordate, introduce la razionalità di scopo nel pensiero giuridico e nel nella scienza penalistica, cioè il diritto penale deve servire a scopi di general o di special prevenzione, quindi deve avere un'utilità di difesa sociale sostanzialmente e di qui l'importanza che il diritto penale intervenga sulla base di un'osservazione empirica, sulla base della di una cognizione, no, delle del di quella che è la realtà. La realtà è la necessità di plasmare la realtà su di plasmare il diritto su quella che è la realtà. E e Fonniz è il primo che accanto alle pene individua anche la necessità di, tra virgolette, misure di sicurezza.
Come sappiamo, le pene nell'ottica della scuola classica servono a retribuire per il reato. Per la scuola positiva invece le pene devono far desistere, avere un'efficacia deterrente o neutralizzare le la pericolosità del soggetto agente. Laddove le pene risultino inefficaci è possibile prevedere delle misure di sicurezza. Queste misure di sicurezza, come voi ben sapete, agiscono nel in un'ottica, tra virgolette, terapeutica di eh neutralizzazione della pericolosità del singolo.
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Alla base poi del dello sviluppo, diciamo, della criminologia, soprattutto della scuola positiva e di Lombroso, ci sono delle correnti di pensiero o degli delle dei saperi come la frenologia e la fisognomica che oggi, i cui risultati, le cui i cui approdi oggi fanno sorridere, però eh ve li cito soltanto per capire, per farvi capire qual era il contesto culturale e e scientifico in cui poi si è sviluppato il pensiero di Lombroso e della scuola positiva.
La fisognomica eh è una scienza, tra virgolette, una riflessione più che scienza, perché scienza non si può dire, non ha una base metodologica, una struttura epistemologica, tale da poterla associare a una scienza vera e propria. La fisognomica era conosciuta già da Socrate, da Aristotele e ritiene che alcune caratteristiche evidenti del nostro aspetto siano sintomatiche, espressive di una qualità morale e di conseguenza una determinata forma del viso, un un il colore del viso, la forma dell'occhio potesse essere indice di malvagità o o meglio o ovvero di una predisposizione alla virtù. Ehm, queste osservazioni in realtà non hanno nessuna base scientifica, così come neanche la frenologia.
La frenologia è quello studio frenos, no? Il cervello, no? La frenologia eh è lo studio del cervello, delle misure del cervello rispetto a quella che è la evoluzione intellettuale, la la capacità intellettiva di un soggetto. E quindi la frenologia mette in relazione il cranio, il cervello e le funzioni psichiche e nonché i comportamenti criminali tenuti da alcuni soggetti. Sulla base di questo, diciamo, humus culturale, poi si sviluppa anche l'antropometria, che proprio le misure craniali, come possono influire, come possono più che influire, non si sa poi effettivamente influiscano o sia un'espressione di una tendenza eh criminale.
Quindi, secondo, diciamo, gli studiosi che, diciamo, anticipano quelle che poi sono gli sviluppi della scuola positiva, la condotta criminale sarebbe provocata da un successivo sviluppo dei centri nervosi ehm deputati all'aggressività, alla reattività, da una cattiva educazione, un'assenza di di educazione, ehm, ma anche poi si lega sempre la scelta criminale a una condizione di povertà, a una condizione di bisogno che in qualche modo spingerebbe il reo, il soggetto a compiere delle gesta, dei gesti, dei comportamenti criminali.
Questo per quanto riguarda lo studio del reo che poi ritroveremo nella scuola positiva, in particolare Lombroso. Ma sempre nell'arco nel nel Ottocento si introduce, si dà inizio a uno studio della criminalità su base sociologica. È fondamentale per lo sviluppo di questo pensiero sono gli, diciamo, gli studi di statistica criminale eh che considerano il fenomeno criminale come un fenomeno sociale. Quételet in Francia, in realtà è un belga, sviluppa questo studio e sviluppa la statistica criminale che è, diciamo, il presupposto per poi, diciamo, eh consentire una riflessione di tipo sociologica del del crimine e non legata esclusivamente alle caratteristiche personali del reo.
Diciamo che in questo contesto culturale scientifico si inserisce poi la scuola positiva. La scuola positiva ehm a fine Ottocento, diciamo, è ehm quali sono le caratteristiche della scuola positiva? Innanzitutto la scuola positiva, in contrapposizione alla scuola classica, nega l'esistenza del libero arbitrio. L'uomo sarebbe determinato, determinato a ottenere un determinato un comportamento criminale. Non è una libera scelta, è qualcosa che risponde a un istinto, se vogliamo, interiore, a una pulsione interiore e secondo la scuola positiva è necessario incidere proprio su questo elemento per poter eh diciamo fronteggiare il fenomeno criminale.
Anche nella scuola classica possiamo individuare due, diciamo, orientamenti. Un orientamento m che è quello poi inaugurato da Lombroso. Cesare Lombroso è un medico, non è un giurista, è un medico. Di conseguenza le sue riflessioni sul crimine, sulle cause della criminalità rifletteranno questa sua impostazione. Per cui Lombroso studia il corpo del delinquente. La scuola classica studia il reato. Lombroso sembra in qualche modo ossessionato dal corpo del delinquente e da un punto di vista medico registra delle anomalie o delle caratteristiche che si associano sempre a scelte criminali.
Quindi c'è Lombroso che dà una spiegazione del crimine su base ehm eh biologica, ma all'interno della scuola positiva e in alcuni eh negli ultimi anni della vita di Lombroso, anche Lombroso, invece si apre a una spiegazione del del crimine sulla base di quelli che sono fattori sociali e di di conseguenza poi alle pene, alle misure di sicurezza vengono anche proposti i sostitutivi penali che altro non sono che una serie di riforme, norme sociali ed economiche volte a eliminare le cause della criminalità che vengono individuate, poi vedremo meglio, nella sostanzialmente nella povertà.
Eh, quindi il primo elemento che viene preso in considerazione dalla scuola positiva che caratterizza la scuola positiva che connota questo questo filone, diciamo, di pensiero è il determinismo. Il secondo qual è? La scuola positiva ha l'ambizione, o tutto il positivismo, eh, tutto il positivismo di fine Ottocento ha l'ambizione di spiegare i fenomeni sociali alla stregua di un fenomeno fisico, un fenomeno naturale e quindi di unificare il sapere attraverso un metodo scientifico che secondo il positivismo si ehm adegua, più che altro è adeguato a qualsiasi tipo di riflessione che debba essere scientifica.
Quindi, come nella chimica, nella biologia, abbiamo il paradigma causale che spiega una relazione di causa-effetto, una diciamo una successione di eventi, altrettanto nella ehm nelle scienze umane, nell'ambito del delle riflessioni sociali e nell'ambito sociale, no, della sociologia o dell'analisi dei fenomeni sociali, ci possiamo assolutamente includere anche la criminologia e il diritto. Anche nel diritto è possibile dare delle spiegazioni sulla base di un principio di causalità. Ovviamente è un'impostazione un po' ingenua, però è la prima volta che si analizza il fenomeno criminale cercando di dare delle spiegazioni.
La nascita della criminologia la collochiamo proprio a fine Ottocento, mentre con l'Illuminismo penale, con la scuola classica si si sono buttate le basi per uno studio empirico, razionale del reato, è proprio quella scuola positiva, e questo è il grande merito della scuola positiva, quello di aver offerto una spiegazione sulla base di un paradigma causale, un un paradigma eziologico del fenomeno criminale. Eh, se ricordate, nella lezione scorsa abbiamo parlato proprio di causa nel nella criminologia, abbiamo visto come in realtà non esiste una sola causa per spiegare il fenomeno criminale, però a noi basta questa impostazione, a noi basta questo ehm diciamo questo primo passo compiuto dalla scuola positiva che ha consentito quindi uno studio scientifico, di introdurre all'interno di una riflessione criminologica o di sociologia del crimine una, diciamo, metodologia di tipo di stampo scientifico, quindi oggettivo, che è purata, diciamo, liberata da qualsiasi riflessione o componente che possiamo dire di tipo emotivo, irrazionale.
E poi gli approdi, i risultati a cui è giunta la scuola positiva sono tutti stati smentiti, ovviamente, dalle ricerche successive, però è importante dar, diciamo, conto di questo passaggio, questo primo passaggio fondamentale e di riconoscere il merito alla scuola positiva di aver ulteriormente portato avanti quelle che erano le intuizioni della scuola classica e dell'Illuminismo penale per un processo, se vogliamo, di razionalizzazione del diritto penale, anche se bisogna dirlo, la scuola positiva, più che razionalizzare il diritto penale come eh diciamo limite, eh più che introdurre una razionalità di scopo come limite al potere punitivo, aveva a cuore non tanto il delinquente da tutelare. Non è il diritto penale, non è la magna carta del delinquente. Per la scuola positiva il diritto penale doveva essere uno strumento di difesa sociale e di difesa sociale.
E vediamo anche il contesto storico, no? Siamo alla fine dell'Ottocento, Italia post-unitaria, le classi sociali tra virgolette pericolose costituiscono una questione sociale. La questione meridionale è un problema, il brigantaggio è un problema. La scuola positiva, infatti, con questa necessità di eh trovare una risposta al crimine per realizzare una difesa sociale, è stata poi accusata di essere un, diciamo, un sapere in qualche modo funzionale, servente a quelli che erano gli scopi della della borghesia, sostanzialmente dicendo che il criminale è un soggetto pericoloso che deve essere trattato mh e quindi attribuendo tutta la scelta, la la più che la responsabilità, perché non si può parlare di responsabilità nella scuola classica, attribuendo quindi
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diciamo, imputando, diciamo, il il reato al soggetto criminale che deve essere curato, ovviamente salta qualsiasi elemento, qualsiasi criterio retributivo di limite al potere punitivo. Il il soggetto delinquente, un soggetto pericoloso, un soggetto che ha un'anomalia, una patologia che deve essere curata, allora la misura di difesa sociale, che è la pena, terminerà quando questa patologia sarà avvenuta meno e quindi non c'è un limite massimo alla pena positiva, mentre la scuola classica ha a cuore il delinquente e quindi introduce la pena tariffaria che magari, diciamo, sottovaluta tutti gli aspetti personalistici del del della responsabilità penale. Però un criterio che pone un limite alla pena.
La scuola classica, avendo a cuore le esigenze di difesa sociale e trattando il criminale come un soggetto anormale che deve essere curato, ovviamente la cura finisce quando l'anomalia sparisce e non vi sono la pena è sostanzialmente illimitata, eh. E quindi non risponde sicuramente a un'esigenza liberal-garantista. La la scuola positiva non ha a cuore questa esigenza e e diciamo che invece ehm risponde più a quelli che sono gli interessi di una classe borghese che si sta eh diciamo affermando alla fine dell'Ottocento ed è in qualche modo impaurita dalle cosiddette classi pericolose, tutta una serie di soggetti che ehm premono alle porte delle città, tutti quei soggetti che costituiscono un problema sociale e di cui si fa carico, se vogliamo, proprio la scuola positiva.