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BL GIUR - Torre - Lezione 12

CEA Centro E-learning di Ateneo21:18

Transcription

Eccoci qui, una nuova lezione. Abbiamo quindi eh terminato con l'approfondimento sulla scuola classica e la scuola positiva. Entriamo un po' nel vivo della criminologia del 900.

Abbiamo visto come la scuola positiva nel rintracciare le cause, diciamo, della criminalità, o individuava delle condizioni biologiche, delle condizioni fisiche, quindi legate al singolo, oppure riteneva che la criminalità fosse in qualche modo collegata a una condizione sociale di povertà, una serie di condizioni esterne che inducevano il soggetto a compiere un gesto criminale. Ricordiamo soprattutto in questo secondo orientamento Ferri, Garofalo e diciamo la teoria dei sostituti penali di Ferri, no? Dove la pena in sé per sé in realtà doveva fungere da trattamento, quindi deve essere potenzialmente indefinita e anche illimitata e terminare solo quando la pericolosità del soggetto fosse stata effettivamente neutralizzata. E sul terreno prettamente preventivo, lo stesso Ferri, ma anche Lombroso, in realtà eh ritenevano ehm che fossero necessarie delle riforme anche sociali ed economiche, i cosiddetti sostituti penali di Ferri.

Eh, questa diciamo impostazione più sociologica viene poi ripresa e sviluppata da alcuni orientamenti criminologici nel corso del del 900, in base al quale l'agire sociale è il frutto, se vogliamo, delle dinamiche del di meccanismi di interazione tra le caratteristiche del soggetto e le condizioni ambientali. E c'è proprio uno studio eh nel diciamo nell'ambito della criminologia del 900 su che cos'è l'ambiente e la relazione tra l'ambiente e il soggetto, è in qualche modo anche l'organizzazione, la costruzione del del sistema sociale come un sistema autonomo che ha una diciamo una relazione, una ehm interazione con l'ambiente circostante.

Che cos'è l'ambiente? Il vostro test, libro di testo, distingue tra un ambiente in senso generale, che comprende tutte le condizioni fisiche, sociali, culturali, economiche, se vogliamo anche geografiche, e che comunque influiscono su quello che è il comportamento individuale. Un ambiente immediato e specifico, e che sono quel contesto di prossimità al soggetto agente, quindi la famiglia, può essere la scuola, l'università, il lavoro, il gruppo sociale a cui anche lo stato, no, la comunità a cui appartiene il soggetto agente, e che quindi condiziona in maniera ehm più significativa eh la condotta di vita e lo stile di vita. Ehm, e poi abbiamo un ambiente occasionale, che è quello in cui noi ci troviamo. Una persona si trova eventualmente a vivere, si trova a ad eventualmente ad agire, questo agire sociale eh per contingenze, quindi può essere un ospedale, può essere un aeroporto, può essere appunto un un contesto, diciamo così, provvisorio, non ehm non tale da avere un'influenza sul comportamento in maniera continuata e costante, come può essere l'ambiente immediato e specifico, anche l'ambiente generale.

E nell'ambito del di questa delle sociologie del della sociologia criminale e della criminologia del 900, accanto all'ambiente ha anche una certa rilievo il sistema e la teoria di sistemi che a partire da vabbè Parcon, Parson, scusate, e in particolare la teoria dei sistemi di Human. Eh, Human spiega la costruzione di un sistema come strumento eh per ridurre la complessità di alcuni contesti e ottimizzare le risorse al suo interno. Questo questa concezione del sistema, questa la teoria sistemica, è una teoria che la possiamo prendere in considerazione sia per spiegare il crimine, il fenomeno criminale, ma anche per spiegare eh il sistema economico, il sistema delle relazioni industriali, se vogliamo, anche il sistema produttivo e lavorativo. Quindi è una, diciamo, è una teoria piuttosto astratta che spiega come all'interno di un un gruppo sociale si possa costituire un sistema come ehm organizzazione, se vogliamo, organizzazione delle relazioni, delle delle regole, delle aspettative e delle funzioni, no? Differenziazione delle funzioni eh e delle strutture all'interno del sistema per rispondere a delle esigenze immediate.

Questi concetti che, diciamo, servono al nostro lessico di base, li troviamo poi all'interno della teoria struttural-funzionalista, che parte proprio dall'analisi del fenomeno criminale rispetto all'ambiente, cioè l'analisi del contesto criminale, del fenomeno criminale rispetto alla all'ambiente. E in particolare ehm dobbiamo menzionare all'interno di questo filone teorico, la scuola di Chicago o diciamo la teoria della disorganizzazione sociale. Evidenzia la teoria della disorganizzazione sociale e in particolare la scuola di Chicago, che è una scuola che anche insomma in qualche modo viene ricordata come ehm l'ecologia, no? Una una teoria dell'ecologia umana, perché studia proprio gli ambienti, le zone dove si sono verificati e si verificano c'è un alto tasso di criminalità e cerca di dare una spiegazione. Ed è molto interessante perché in realtà da questa riflessione poi si svilupperanno tutte le altre teorie delle sottoculture criminali, del conflitto culturale, del eh delle dissociazioni differenziali, no?

Eh, l'idea è che eh una società si costituisce come un sistema che al suo interno ha dei valori, delle regole e delle aspettative. Eh, e vengono in base a queste regole, queste aspettative, anche strutturate delle funzioni e dei ruoli. Ma la società, un sistema, è un, diciamo, un organismo, possiamo dire, vivente, cioè non è una struttura statica immutabile. Come sappiamo, tutti i sistemi sociali evolvono. E questa evoluzione, un'evoluzione, diciamo, non forzata, un'evoluzione fisiologica, un'evoluzione che consente alle norme, alle aspettative, alla struttura stessa di metabolizzare il cambiamento e quindi di proporre subito norme differenti eh più adeguate al contesto e quindi modificare anche la struttura della società in modo tale da corrispondere a quelle che sono le esigenze sociali. Allora l'organizzazione sociale funziona ed è in grado, no, di avere un ordine e diciamo un equilibrio al suo interno.

Però può anche accadere che per una repentina urbanizzazione, pensate, no, all'Italia post unitaria, l'urbanizzazione, la migrazione dal Sud Italia al Nord Italia per una forte industrializzazione, che quindi che cosa comportano? L'industrializzazione, il cambiamento della struttura economica e quindi anche della struttura sociale, ma anche forti flussi immigratori, quelle che sono i valori consolidati, le consuetudini, le convinzioni all'interno di un gruppo sociale, di un sistema sociale, possono perdere di credibilità e di efficacia.

Ehm, questa riflessione parte dalla osservazione del della diciamo del contesto ehm economico e sociale dell'America degli inizi del 900. Sappiamo come l'America agli inizi del 900 fosse interessata da una fortissima ehm accelerazione economica, uno sviluppo, una seconda rivoluzione industriale, una forte un forte cambiamento del tessuto economico e sociale, ma fosse anche in qualche modo investita da un flusso migratore o o meglio da una pluralità di flussi migratori che aveva portato a una convivenza fra eh soggetti di nazionalità diversa. Eh, forse gli Stati Uniti d'America sono il paese più multietnico, multiculturale eh del mondo. È difficile, non non si trovano americani, non esiste praticamente un un americano, ma sappiamo, no, anche il nostro Papa, no, non è è americano, per modo di dire, per c'ha eh antenati francesi, italiani, spagnoli, no? E quindi eh ovviamente il questa questo mutamento repentino che ha registrato che si è registrata negli negli Stati Uniti d'America, ehm si è accompagnato anche a un forte, se vogliamo, accrescimento dei tassi di criminalità. E ovviamente un certo tipo di criminalità si è sviluppata in un contesto dove ehm diciamo il sistema sociale era stato in qualche modo sottoposto a uno stress ehm notevole proprio in virtù di queste grandi cambiamenti, grandi innovazioni che avevano così eh determinato una sorta di disorganizzazione sociale, cioè avevano messo in crisi sia le norme e le strutture di controllo sulle aspettative, sui comportamenti del soggetto, e e si erano inficiato quella che era la fiducia nelle norme tradizionali, nelle convenzioni. Si era registrato che alcuni comportamenti che venivano considerati come assolutamente conformi e convenzionali non erano più adeguati a rispondere alle esigenze della nuova società. E così si sono creati nuovi comportamenti conformi, nuove regole e nuove aspettative sociali e al tempo stesso nuove forme di devianza e se vogliamo anche di eh di di criminalità.

All'interno di questi contesti, diciamo, noi sappiamo che sia le norme che le aspettative che le convenzioni sociali in qualche modo guidano il nostro comportamento e all'interno di un contesto sociale, di un sistema sociale, ehm si crea una sorta di interdipendenza tra i vari soggetti. Questo perché eh riusciamo a organizzare meglio in questo modo la nostra vita, il nostro diciamo eh contesto sociale, il nostro sistema sociale, lo riusciamo a organizzare meglio e a soddisfare il il i bisogni e le esigenze di di più persone. E quindi quando parliamo di ordine sociale, quando parliamo di regole, convenzioni, aspettative sociali, in realtà lo facciamo pensando a un ordine, se vogliamo, finalizzato, proprio a una pacifica convivenza. Ma può appunto cadere che laddove, cioè quelle tradizioni culturali, quelle usanze, quel complesso di di di norme, di convenzioni cadano in qualche modo in crisi e perché non sono più adeguate a contribuire alla sopravvivenza, al mantenimento e alla, diciamo, garanzia di un ordine sociale. E questo può avvenire perché ho i mutamenti a causa dei mutamenti sociali che vi ho segnalato, quindi magari evoluzioni di tipo economico, forti flussi migratori, una forte migrazione.

[Musica]

Dicevo, molte norme non sono più in grado di svolgere la loro funzione, di stabilizzare i comportamenti, no? Di garantire una certa uniformità, una certa eh convenzionalità nei comportamenti e risultano da questo punto di vista anche inappropriate a poter garantire eh di cioè garantire quel quel condizione di benessere e di equilibrio di sicurezza eh tra i cittadini. E questo che cosa comporta? Una sfiducia, se vogliamo, nel nella struttura sociale e il venir meno della coesione sociale e della solidarietà sociale.

Ed ecco che la la scuola di Chicago, ehm, definita anche l'ecologia umana, compie delle ricerche empiriche proprio sulle comunità dove sono più alti i tassi di criminalità. Ed è interessante notare questo, va bene? A parte il l'idea del Marginal Man, che adesso c'è vabbè la definizione la trovate sul vostro sul vostro manuale, però è interessante come siano state prese in considerazione proprio le comunità di migranti a Chicago, in alcuni contesti, in alcuni quartieri di Chicago, e si è potuto così verificare che appunto il Marginal Man, chi è? Un soggetto che mh nuovo in un contesto, non è eh diciamo ehm totalmente accettato e quindi vive in una situazione di marg marginalizzazione, di esclusione. Un soggetto che vive una condizione ibrida, se vogliamo, perché proviene magari da un'altra nazione e quindi porta con sé quel bagaglio culturale di valori etici, religiosi, ehm eh che non sono più adeguati o non sono non è che non sono più adeguati, non non sono più validi, non sono validi nel contesto nuovo, però quantomeno la diciamo la sua cultura, la sua struttura culturale, etica, di origine, in qualche modo ancora esercita un'influenza sui suoi comportamenti e quindi è in grado di orientarlo nei suoi comportamenti. E per quanto possano essere differenti le società, tutto sommato non avremo un soggetto completamente disadattato nell'ambito della anche in un ambito industrializzato e urbanizzato.

Il problema si pone rispetto ai migranti di seconda generazione, cioè mentre il migrante di prima generazione comunque ha un sistema di valori, un sistema culturale magari del paese di origine, ma sostanzialmente basato sul rispetto reciproco, il migrante di seconda generazione non avverte più l'influsso e i condizionamenti della cultura di origine, ma per diciamo il processo di esclusione di marginalizzazione che vive come migrante, appunto, di seconda generazione, non ha neanche interiorizzato le norme, le consuetudini, le convenzioni che invece sono presenti, si sono affermate nel contesto che lo accoglie. E di conseguenza queste sono, diciamo, m i suoi comportamenti sfuggono a qualsiasi forma di controllo informale, cioè non vengono condizionate dalla struttura sociale, dal sistema sociale e di conseguenza avremo un tasso di, diciamo, devianza maggiore rispetto ad altri contesti. E quindi potremmo dire che la disorganizzazione sociale sostanzialmente non è altro che la diminuzione delle della possibilità di condizionamento del del comportamento del singolo da parte dei membri di un gruppo e quindi è sostanzialmente una frammentazione, una dissoluzione delle strutture e dell'ordine sociale. E e quindi le azioni del singolo non sono più orientate, cioè il singolo stesso è disorientato, non sa come comportarsi.

All'interno di questa di questa diciamo all'interno di questa eh concezione strutturale funzionalista eh si collocano, si poi verranno sviluppate le teorie, no, dell'interazionismo simbolico, se vogliamo, anche ehm della della teoria della predizione, della profezia che si autoadempie. E questo è molto interessante e ne abbiamo già parlato quando abbiamo definito il crimine in base a quelle che sono le criminologie critiche al diciamo all'approccio dell'abbeling approach, no? Secondo il quale non non esiste il crimine in sé o il criminale in sé, ma questo è frutto di un'etichetta. Sostanzialmente eh una persona si percepisce non per come egli è effettivamente, ma in base ai dati, alle informazioni,

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Alle all'attribuzione, se vogliamo, di identità che dal gruppo gli viene, diciamo, conferito. E questo che cosa comporta? Che poi il soggetto, che abbia una, diciamo, definizione positiva o negativa, tendenzialmente cercherà di rispettare quella eh quell'etichettamento. In qualche modo corrisponde all'aspettativa sociale. Se l'aspettativa sociale è alta, sarà una persona di successo. L'aspettativa sociale invece basta e già lo lo etichetta con un deviante, con un poco di buono, un diciamo un un fallito, uno che non riuscirà mai nulla nella vita, sicuramente si adeguerà a questa a questa etichetta, a questa aspettativa, a questa identità che gli si è attribuita addosso. E qui è la profezia che si autoadempia. Quando poi il soggetto, considerato un poco di buono, si comporterà in maniera deviante, si dirà e ma quelle erano già presenti ehm le caratteristiche del soggetto deviante, il che non è eh così.

Che cosa poi ehm evidenzia la teoria dell'ecologia umana? In particolare, vi dicevo, analizza, studia alcune aree della città di Chicago ad alto tasso di criminalità e che cosa verifica? Che all'interno di queste ehm aree, al di là della della composizione, no, mh sono aree urbane caratterizzate da una grande mobilità sociale e un grande cambiamento, no, sociale, perché si avvicendano magari anche gruppi nazionali, etnici, culturali, religiosi diversi e ciò nonostante, nonostante cambiano poi gli abitanti, il tasso di criminalità resta più o meno invariato. Questo significa che all'interno di un contesto in cui non si riesca a organizzare il sistema sociale in modo tale da garantire un'uniformità di comportamento e quindi poi anche attivare degli strumenti, se vogliamo, di controllo formale, informale su quei comportamenti, sui comportamenti dei singoli, si, diciamo, manifesta una maggiore eh devianza e quindi una devianza che può sfociare anche nella criminalità proprio come conseguenza di questa disorganizzazione da un punto di vista sociale. Grazie.