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6. L'Italia dal dopoguerra al fascismo

Laura Pirotta36:01

Transcription

Iniziamo questa lezione a parlare dell'Italia dopo la Prima Guerra Mondiale, fino all'avvento del Fascismo. Poi, nella prossima video lezione, invece, ci occuperemo proprio dell'Italia fascista.

Iniziamo a capire un po' che cosa è successo dopo la Prima Guerra Mondiale. Perché l'Italia esce vincitrice sulla carta, ma con le ossa completamente rotte. Esce dal conflitto in gravissime, in una gravissima situazione, una gravissima crisi, non solo economica ma anche sociale. Infatti, la crisi economica riguardava il fatto che scarseggiavano i beni primari, scarseggiavano soprattutto il cibo e le materie, diciamo, le risorse di prima necessità. Inoltre, eh, durante il conflitto, la focalizzazione anche da parte del governo era andata sulle industrie belliche che dovevano produrre armi, così come quelle meccaniche e quelle chimiche, senza dare grande importanza allo sviluppo anche degli altri settori.

Inoltre, si aveva un debito pubblico alle stelle, veramente altissimo. C'è stato un incremento, pensate, del 429% tra il 1914 e il 1922, e quindi si è passati, nella sostanza, perché 429% è tantissimo, da 15 milioni di lire a 92 milioni di lire di debito pubblico. E questo era dovuto anche al fatto che noi abbiamo dovuto dare una cessione del credito, cioè, dobbiamo dovuto avevamo un debito nei confronti degli Stati Uniti, perché gli Stati Uniti ci avevano ceduto il credito e quindi noi eravamo indebitati nei confronti degli Stati Uniti.

Poi, ovviamente, tutto un insieme di cose. Oltre al debito pubblico, abbiamo una fortissima inflazione e quindi, di conseguenza, una svalutazione della moneta che era la lira al momento. E svalutazione che riguardava sia l'aspetto dell'inflazione interna, ma anche l'aspetto proprio della comparazione tra la lira, quindi tra la nostra moneta, e le monete estere.

Oltre a una crisi economica, ci troviamo di fronte anche a una crisi sociale, perché abbiamo di fronte una popolazione che aveva fame, era in difficoltà, sicuramente, con un desiderio di rialzare la china e di risolvere soprattutto i problemi economici. Inoltre, moltissimi ex soldati o volontari erano tornati come mutilati, come invalidi di guerra. Stiamo parlando di circa mezzo milione, e queste persone non erano in grado di trovare un lavoro che gli consentisse di poter prestare la propria opera. Non avevano, tra l'altro, neanche una posizione giuridica, quindi non erano giuridicamente riconosciuti gli invalidi di guerra, i mutilati, e questo è stato fino al 1923, quando vennero riconosciuti come posizione giuridica da parte dello Stato italiano.

Inoltre, se vi ricordate, i contadini arruolati in guerra erano andati in guerra con la promessa di ricevere delle terre in compenso, che però era una promessa che non era stata mantenuta dallo Stato italiano. Non c'erano poi state delle riforme, soprattutto dal punto di vista agrario, quindi con un aumento del salario, con una diminuzione delle ore, con maggiori diritti, e questo ha portato, ovviamente, ad una grande crisi anche dal punto di vista sociale, perché c'era una grossa difficoltà da parte anche dei contadini.

Oltre alla crisi economica e alla crisi sociale, ci troviamo anche di fronte ad una crisi politica importante. Partiamo quindi da un dato di fatto importante che dobbiamo ricordarci, cioè che c'era stato il famoso suffragio universale maschile del 1912. Vuol dire che il suffragio universale maschile, tutti i maschi, gli uomini potevano votare, ovviamente in, come dire, in età da voto, quindi maggiorenni, e il voto quindi veniva dato alla massa. E questo ha portato a che cosa? Ha portato ad un aumento del consenso dei partiti di massa, cioè a tutti quei partiti che stavano che davano importanza alla massa, che davano importanza al contadino, all'operaio, alla persona non abbiente e che aveva bisogno di essere tutelata dal punto di vista proprio anche giuridico.

E quindi si sviluppano moltissimo, aumentano i consensi del Partito Socialista italiano, che era nato qualche anno prima nel 1892 ed era stato fondato da Filippo Turati, e il Partito Popolare italiano, il PPI, che era stato fondato qualche anno invece dopo, nel 1919, fondato da Don Luigi Sturzo.

Allora, le prime elezioni furono quindi dopo la Prima Guerra Mondiale. Le prime elezioni furono influenzate dalla Rivoluzione Bolscevica in Russia e videro un successo inaudito del Partito Socialista italiano, che sostanzialmente triplica nel 1913 con il 32,4% e un totale di 156 seggi. Anche il Partito Popolare italiano, quello di Don Luigi Sturzo, ebbe un successo veramente incredibile e una buona crescita nel paese con il 20,6% di voti e 100 seggi. Chi è che ne uscì sconfitto con le ossa rotte da queste elezioni? Sicuramente i Liberal Democratici, che persero circa 100 seggi, ottenendo in questa tornata elettorale solo 200 seggi. Quindi ci fu veramente un trionfo dei partiti di massa.

I Liberal Democratici rappresentavano comunque la maggioranza, ma con alle spalle due partiti, soprattutto quello socialista, che stavano veramente crescendo molto. Ma attenzione, perché i socialisti, quindi con Filippo Turati, decisero di non partecipare al governo di Francesco Saverio Nitti, eletto appunto come presidente del consiglio. Quindi Nitti guidò un governo composto sostanzialmente da Liberal Democratici e da Popolari.

Abbiamo detto che c'era una forte crisi sociale dovuta soprattutto dal malcontento dei contadini, degli operai, che si trovavano in estrema difficoltà e che vedevano con favore la Rivoluzione Bolscevica in Russia, che vi ricordate portò al famoso Biennio Rosso tra il 1919 e il 1920. Quindi qui abbiamo un periodo in cui ci troviamo di fronte a delle agitazioni, agitazioni trasversali, perché abbiamo, ci siamo, siamo di fronte a delle agitazioni che partono al nord, poi si sviluppano al centro e in tutta Italia. Perché c'erano queste agitazioni? Sostanzialmente perché mancava la materia prima e soprattutto perché erano aumentati i prezzi del cibo e le persone non riuscivano a mangiare.

Quindi, che cosa viene fatto? Vengono fatte delle proteste anche molto violente, vengono occupate delle fabbriche, vengono occupati dei terreni e anche degli esercizi commerciali, come i forni, quindi il panettiere di oggi che aveva alzato i prezzi anche del pane. Quindi, ovviamente, in questo biennio iniziano a esserci delle grosse preoccupazioni sia da parte delle aziende, degli imprenditori, perché la situazione economica e sociale, con anche con queste proteste molto violente, aveva creato un po' di scompiglio, ma anche la preoccupazione dei sindacati, perché i sindacati, in realtà, volevano il benessere dei lavoratori, ma non volevano la guerra civile.

Quindi, sostanzialmente, a un certo punto, i sindacati si uniscono insieme a Giolitti, che sale al governo al posto di Nitti nel 1920, e riuscirono insieme a porre fine a tutte queste occupazioni, a questi problemi, a queste situazioni. Qual è stato, qual è stata la conseguenza di tutto questo? Ci fu una fortissima ostilità verso il socialismo. Ecco, il socialismo era il nemico numero uno di molti dell'epoca, soprattutto il socialismo riformista, perché dobbiamo ricordarci che il socialismo era composto da due parti. Ci fu proprio una vera e propria spaccatura, come vediamo adesso nella slide, nel Congresso di Livorno del 1921.

Abbiamo da un lato i riformisti e dall'altro i massimalisti. I riformisti erano guidati da Turati e auspicavano, volevano una collaborazione con il governo e con la borghesia. Quindi erano un po' immoderati, se vogliamo chiamarli moderati. Loro si sono chiamati riformisti perché comunque erano pro riforme, soprattutto pro collaborazione con la borghesia dell'epoca e con il governo. I massimalisti, invece, erano coloro che volevano massimizzare, ecco, ricordatevi questo termine, massimizzare il più possibile la rivoluzione socialista. Quindi volevano, auspicavano una rivoluzione socialista che, secondo le direttive date da Lenin nella Terza Internazionale del 1919, non doveva più chiamarsi socialista, ma doveva chiamarsi comunista.

Quindi i massimalisti seguivano in modo molto preciso le indicazioni date da Lenin nella Terza Internazionale del 1919, cioè rivoluzione, e questa rivoluzione non doveva più chiamarsi rivoluzione socialista, ma doveva diventare comunista. Quindi, adesso vediamo insieme, vi ho creato una slide dove dividiamo i vari partiti e che cosa succede in Italia, perché c'è, in effetti, un tripudio di partiti, una nascita di nuove fazioni, e quindi è importante vederlo.

Allora, partiamo dal Partito Socialista italiano, che abbiamo già detto, fondato da Filippo Turati nel 1892, e che ha visto poi la suddivisione, la spaccatura tra i riformisti e massimalisti, e questo l'abbiamo appena visto. Quindi riformisti: Turati, pro collaborazione con il governo della borghesia, pro riforme. Massimalisti, invece, pro rivoluzione socialista, seguivano Lenin e le direttive della Terza Internazionale del 1919.

A un certo punto, una minoranza dei massimalisti decide di separarsi dal Partito Socialista proprio per seguire queste direttive di Lenin e creano Il Partito Comunista d'Italia, PCI. I fondatori, li avete sentiti sicuramente, anche perché molte piazze, molte vie d'Italia portano i loro nomi, erano Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Palmiro Togliatti, che poi vedremo, ritornerà, e Umberto Terracini. Diciamo che i più famosi, quelli più conosciuti, sono Gramsci da un lato e Togliatti dall'altro.

Poi c'è una nuova spaccatura durante il XIX Congresso del 1922, con un nuovo partito separato dai riformisti, con Giacomo Matteotti, che è il Partito Socialista Unitario, PSU. Questo ci dice che i socialisti, che all'inizio erano partiti con un solo partito, che era quello del 1892 di Turati, iniziano ad avere delle idee, dei concetti, delle filosofie diverse e creano dei partiti diversi. Quindi noi adesso abbiamo il Partito Socialista italiano (Turati), il Partito Comunista d'Italia (Gramsci, Togliatti) e il Partito Socialista Unitario (Matteotti).

Allora, dobbiamo dire anche un'altra cosa molto importante, che un po' si è vista nelle slide precedenti, cioè che l'Italia usciva vincitrice, ma usciva mutilata. Perché quella vittoria, come l'aveva descritta lo stesso D'Annunzio, era una vittoria mutilata. Infatti, usa questo termine "vittoria mutilata" nel suo articolo il 24 ottobre del 1918, proprio sul Corriere della Sera, dove scrive: "Vittoria nostra non sarai mutilata". Cioè, lui voleva di nuovo cercare di riprendere in mano quella vittoria e non farla essere mutilata, come in realtà era stata.

Perché è vero che l'Italia era uscita vincitrice, diciamo, tra le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale, ma in realtà non aveva ottenuto tutto quello che avrebbe dovuto ottenere. Perché? Perché sì, c'era stata l'annessione di Trieste, Trentino e Alto Adige, che erano state annesse all'Italia e quindi tutto bene, ma non c'era stata l'annessione di Istria e della Dalmazia. Questo era contrario al Patto di Londra, perché nel Patto di Londra, che era stato firmato, c'era era prevista l'annessione di Istria e Dalmazia. Quindi queste Istria e Dalmazia non andarono all'Italia, ma andarono al nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Si chiama proprio così, Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, perché questo? Perché l'Istria e la Dalmazia era popolata prevalentemente da slavi.

Per cui iniziò ad esserci una protesta nazionalista all'interno del nostro paese per far rispettare gli accordi di Londra, perché in effetti quelli erano degli accordi che non erano stati del tutto mantenuti. Perché è vero l'annessione di Trieste, Trentino, Alto Adige, ma mancavano l'Istria e la Dalmazia. Inoltre, non era prevista nel Patto di Londra, ma soprattutto i nazionalisti, e poi Gabriele D'Annunzio in primis, mirava anche all'annessione di Fiume. Che, ripeto, non era prevista nel Patto di Londra. Ma perché Fiume era popolata prevalentemente da italiani, soprattutto nella città vecchia, mentre nelle campagne c'erano gli slavi? Per cui ci fu un'ulteriore protesta nazionalista proprio per il principio di libera scelta dei popoli, perché gli italiani, soprattutto i nazionalisti, iniziano a dire: "È giusto che il popolo scelga da che parte stare, scelga se si senta più italiano o se si senta più parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni". Forti del fatto che a Fiume, nella città di Fiume, erano prevalentemente italiani, quindi sicuramente avrebbero chiesto di far parte dell'Italia.

Allora, furono, ci furono appunto queste richieste avanzate da Vittorio Emanuele Orlando, che era il Presidente del Consiglio del governo dell'epoca in Italia, e Sidney Sonnino, che era il Ministro degli Esteri, e loro portarono queste richieste durante la conferenza di Parigi. Però attenzione, Wilson, il Presidente degli Stati Uniti, Wilson, negò addirittura di aver stipulato il Patto di Londra. Quindi, sostanzialmente, gli italiani arrabbiati pensarono bene di abbandonare la conferenza e persero quindi anche la possibilità di poter discutere sugli accordi di pace e sulla eventuali altre strategie o ridistribuzione di territori o altri aspetti. Per cui noi abbandonammo la nave e non ottenemmo assolutamente nulla.

Quindi, a un certo punto, anche il nuovo Presidente del Consiglio, ci provò Nitti, non riuscì nell'impresa. Per Gabriele D'Annunzio, il 12 settembre 1919, insieme ad alcuni militari che avevano militato appunto, avevano fatto parte della Prima Guerra Mondiale, occuparono la città di Fiume e crearono, insediarono un governo transitorio, il Governo Transitorio del Carnaro. Quindi, sostanzialmente, Gabriele D'Annunzio ha partecipato attivamente, noi lo conosciamo più come letterato, ma lui ha partecipato attivamente a queste azioni nazionaliste occupando la città di Fiume.

Il 12 novembre del 1920, quindi l'anno successivo, ci fu il famoso Trattato di Rapallo tra l'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, dove l'Istria andava all'Italia, la Dalmazia, esclusa Zara e alcune isole, invece andava al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, mentre Fiume era stata sancita come città-stato indipendente. Quindi hanno dovuto sgomberare poi con la forza D'Annunzio e il suo governo. E questa cosa portò ad una fortissima crisi politica, politica, che a un certo punto, perché c'erano comunque molti nazionalisti che non erano molto contenti di questi, di questo trattato, di questi compromessi. E quindi si giunse alle elezioni nel 1921.

Interessante il commento di Gramsci sull'impresa di Fiume, che dice: "La clamorosa prova delle condizioni di debolezza, prostrazione e incapacità funzionale dello Stato borghese italiano". Cioè, sostanzialmente, è stata un'impresa fallimentare. Ecco che qua arriva qualcuno, arriva Benito Mussolini, che adesso conosciamo. Poi vedremo la nascita, diciamo, gli albori del Fascismo in questa lezione, e poi ci dedicheremo proprio all'Italia fascista, al regime fascista, nella prossima lezione, perché sennò sarebbe stato troppo corposa questa lezione.

Iniziamo con conoscere Benito Mussolini, a capire da dove è transitato. Allora, partiamo dal presupposto che lui nel 1910 era segretario del Partito Socialista. Quindi lui faceva parte del Partito Socialista di Forlì ed era un repubblicano e anticlericale. Quindi questa era la sua posizione: voleva la Repubblica ed era anticlericale. Nel 1912 diventa leader nazionale del socialismo rivoluzionario e direttore del famoso quotidiano Avanti. Lui era un pro-guerra, cioè lui era favorevole alla guerra assolutamente. E a un certo punto viene espulso dal partito, espulso dal giornale, e lui entra a far parte del conflitto, entra in prima linea, va a in guerra, va nella durante la Prima Guerra Mondiale. Molto spesso ce lo si dimentica, insomma, questo aspetto. Lui partecipa, ma dopo due anni è stato ferito, lascia il fronte e fonda un nuovo giornale che si chiama Il Popolo d'Italia. Quindi ricordiamoci molto bene che lui parte all'interno del Partito Socialista.

Cosa succede poi? Il 23 marzo 1919 fonda il Fascio di Combattimento a Milano. Allora, dovete tenere in considerazione che di fronte a lui, insieme a lui, anzi, meglio, insieme a lui c'erano poco più di 100 persone che seguivano le sue idee, che erano o degli ex socialisti o degli ex sindacalisti che erano usciti dal Partito Socialista perché erano filo-guerra, cioè volevano la guerra, o giovani sostenitori della guerra, o artisti intellettuali sempre che sostenevano la guerra, o i famosi Arditi, cioè militari o ex militari pro-guerra che erano malcontenti della situazione di compromesso dei trattati di pace. Per cui lui, attorno a sé, fonda un Fascio di Combattimento. Tra l'altro, il termine "fascio" non è che l'ha inventato lui, era già usato nell'Ottocento per indicare un po' quei partiti rivoluzionari, quei partiti nazionalisti. E quindi ingloba al suo interno poco più di 100 persone, tutte pro-guerra, quindi tutti iper-nazionalisti e pro-guerra, da tutti i fronti, dai giovani, dagli artisti, dagli intellettuali, dagli ex socialisti, eccetera eccetera.

A un certo punto, lui propone un programma, il programma, ovviamente, del Fascio di Combattimento, che è il Programma di San Sepolcro. Quindi lui propone, abbiamo detto prima, lui era un repubblicano, quindi propone la Repubblica al posto della monarchia e propone delle riforme sociali ed economiche che erano molto simili a quelle proposte poi dai socialisti, con però una grande forza sul nazionalismo e anticlericalismo. Il problema è che Mussolini fallì miseramente. Ci fu un totale fallimento di questo programma, che portò Mussolini a dover rivedere i punti del Programma di San Sepolcro, in modo particolare quelli più radicali. Quindi lui dovette necessariamente rivedere alcuni punti, cercando di essere un po' più moderato, un po' più attento, ecco, un po' meno radicale. Già si vede comunque una personalità molto avvezza all'estremismo, quindi alla radicalità anche delle sue riforme e del suo pensiero.

Cosa succede? Siamo alla fine del 19. Viene revisionato il Programma di San Sepolcro, con la cancellazione, abbiamo detto, dei punti più radicali. E qua c'è la svolta del partito, perché il partito diventa un movimento di dichiarata destra. Quindi è un movimento di destra che doveva necessariamente diventare un partito ben organizzato e con un programma chiaro e senza radicalismi, perché i radicalismi avrebbero allontanato tutti i moderati. Per cui Mussolini deve necessariamente cercare di rimanere un po' più moderato.

Il fascismo, inoltre, si contrapponeva al Partito Socialista, che proprio in quegli anni stava un po' perdendo i consensi e che dava, ovviamente, l'opportunità al fascismo di prendere piede in Italia, di crescere, in special modo dove? Tra la borghesia, visto che il fascismo aveva proprio l'obiettivo di tutelare la borghesia produttiva. Quindi era proprio in contrapposizione con il Partito Socialista, perché abbiamo detto che il Partito Socialista guardava alla classe operaia, guardava i contadini, mentre invece il fascismo aveva proprio come obiettivo quello di lavorare sui ceti medi, che auspicavano, su quella borghesia produttiva che auspicava ad una crescita del paese economica e ovviamente ambivano a far risollevare le sorti di un paese che era in grave crisi economica, sociale, eccetera eccetera.

Quindi siamo di fronte a questo punto, e uno dei primi punti del programma del Fascismo era proprio quello della tutela della proprietà privata, in aperta contrapposizione, chiaramente, con gli ideali comunisti. Quindi, come abbiamo detto, il fascismo mirava ad ostacolare e arginare sempre di più il Partito Socialista, quindi doveva metterlo all'angolo, e questo lo fece con un'opposizione veramente violenta, attraverso le cosiddette squadracce fasciste, ossia delle squadre d'azione che avevano il solo scopo di indebolire, di annientare il Partito Socialista, con distruzioni di edifici, incendi, attentati e, insomma, veramente grandi violenze. Noi oggi diciamo, le ricordiamo maggiormente come le Camicie Nere, perché avevano una divisa nera, e che ebbero un campo di, come si dice, di azione molto trasversale, da nord a sud, ma in particolar modo in tutta la Pianura Padana, dove le leghe rosse avevano avuto uno sviluppo importante, poi anche in Toscana, in Umbria e nella regione della Puglia.

L'esempio emblematico furono proprio gli scontri avvenuti a Bologna il 21 novembre 1920, perché a Bologna avevano appena vinto in modo, tra l'altro, molto netto, i socialisti, e quindi i fascisti usarono questo pretesto per iniziare una protesta armata che portò alla morte, tra l'altro, di alcuni socialisti. Tra l'altro, un altro aspetto importante è la nascita del Fascismo Agrario, quindi questi proprietari terrieri che appoggiavano anche economicamente, perché sovvenzionavano i fascisti per bloccare gli ideali dei socialisti, perché ovviamente lì c'era un interesse economico molto importante.

Ecco che, cambiando il programma, cambiando il Programma di San Sepolcro, inizia a prendere ad avere successo questa idea fascista. E nella prossima slide vediamo insieme quali sono stati i principali fattori che hanno portato ad un successo incredibile, anche molto veloce, ad un'ascesa veloce del Fascismo. Vediamo quelli che sono i principali fattori del successo del Fascismo. È chiaro che poi ci sono anche dei microfattori e degli aspetti ancora più approfonditi, ma vediamo quelli macro.

Innanzitutto, il fatto che il fascismo si sia focalizzato sulla classe media, quindi sul ceto medio, sulla media-alta borghesia, sulla borghesia che voleva soldi, che era ambiziosa, che voleva potere, che voleva successo, ha garantito sicuramente una crescita del partito, del movimento. Anche perché poi i leader fascisti appartenevano alla borghesia. Poi, sicuramente, quello che abbiamo detto prima, l'appoggio dei proprietari terrieri con il Fascismo Agrario ha aiutato, e questo sicuramente ha portato anche ad un aumento dei militanti, che nel 1920 erano soltanto 30.000, mentre l'anno successivo erano 130.000, e questi facevano parte sostanzialmente dei ceti operai, dei ceti medi, degli agricoltori.

Poi, sicuramente, lo sviluppo del Fascismo è stato dovuto anche ad una forte crisi e una spaccatura, l'abbiamo visto prima, del Partito Socialista, che aveva perso i consensi, che era diviso internamente, riformisti, massimalisti, che poi si è diviso completamente. E non, tra l'altro, tutti questi socialisti non erano pronti, non erano preparati all'avanzata veloce del Fascismo. In sostanza, il Partito Socialista era più intento a pensare ai propri problemi interni che non a creare un vero e proprio programma antifascista. Tra l'altro, anche i liberali erano debolmente presenti in Italia, erano molto più presenti in altre nazioni come in Francia e Gran Bretagna, e questo sicuramente ha portato un grande sviluppo del Fascismo in Italia.

Poi c'era anche molto malcontento, l'abbiamo visto nelle prime slide, c'era una grossissima crisi economica, una grande crisi sociale, una grande crisi politica, con governi poco incisivi nel dopoguerra, e quindi questo ha portato chiaramente ad una necessità di cambiamento che molti hanno ravvisato e hanno visto nel Fascismo. Poi c'era anche un aspetto importante, perché Giolitti, in modo particolare, aveva un po' sottovalutato la crescita di questi partiti di massa. Giolitti era convinto che fosse una situazione temporanea dovuta al malcontento, alla crisi del post-guerra. Infatti, quando Giolitti indisse le elezioni nel maggio 1921, era convinto che i partiti di massa sarebbero durati come neve al sole. In realtà, non è stato così.

Infatti, arriviamo alle elezioni del 1921. Come ho detto nella slide precedente, Giolitti era convinto che fosse una situazione assolutamente temporanea dovuta al malcontento, al post-guerra, e lui era convinto che proprio queste situazioni non ci sarebbero stati grossi problemi. Ma comunque, in modo strategico, per evitare qualsiasi criticità, organizzò le elezioni con i Blocchi Nazionali, ossia delle coalizioni che miravano proprio ad arginare l'avanzata sia dei socialisti, ma anche dei cattolici. Ecco, per Giolitti fu un vero e proprio insuccesso. Quelle elezioni furono un vero e proprio insuccesso, perché si, il Blocco Nazionale ebbe comunque 50 seggi, liberali giolittiani, i Fasci 35, le associazioni nazionaliste 20. Però comunque ci fu una fortissima crescita da parte dei socialisti e una fortissima crescita anche da parte dei cattolici con 108 seggi.

Quindi abbiamo un grandissimo successo, come potete vedere, del Partito Fascista, che entrò per la prima volta in Parlamento con 35 deputati, tra i quali uno dei deputati era Benito Mussolini. A un certo punto, allora Giolitti esce dalla politica e Bonomi diventa capo del governo. Com'è il governo Bonomi? Allora, sicuramente il primo tentativo fatto dal governo Bonomi era quello di cercare di mettere un po' di pace, un po' di tranquillità e di serenità tra i socialisti e i fascisti, e si crea questo Patto di Pacificazione del 3 agosto 1921. Voluto anche strategicamente da Mussolini, che voleva evitare degli attriti con la borghesia, perché abbiamo detto che la borghesia appoggiava il fascismo, ed evitare soprattutto che qualche scontro fosse fuori controllo, cioè portasse a peggiorare la reputazione del movimento.

Il problema è che questo Patto di Pacificazione non era stato ben accettato da tutti i fascisti, anzi. Infatti, pochi giorni dopo, il 16 agosto, ci furono i primi scontri in Emilia Romagna, e ci fu una vera e propria spaccatura all'interno del partito, che fu risolta solo attraverso un compromesso che prese forma a novembre dello stesso anno, durante un congresso a Roma, dove Mussolini riuscì a trasformare il movimento fascista in un vero e proprio partito, il Partito Nazionale Fascista, PNF. È qua che nasce il Partito Nazionale Fascista, prima era un movimento.

Allora, Mussolini diventava il capo responsabile del Partito, dove c'era all'inizio, per far contenti tutti, c'era un invalidamento del Patto di Pacificazione e una conferma dello squadrismo, quindi delle squadre d'azione. Vuol dire squadre d'azione, potete andare a fare violenze, devastazioni contro i socialisti e contro i liberali. E poi lui auspicava una politica di potenza, cioè una politica estera molto aggressiva, e per far diventare, ritornare, no, perché l'Italia non è mai stata una grande potenza dal punto di vista anche estero, a parte che era nata da non molto, ma una politica estera aggressiva per far diventare l'Italia una potenza mondiale.

E arriviamo alla famosa Marcia su Roma dell'ottobre 1922, con cui concluderemo questa lezione per poi passare alla lezione successiva. Siamo nel febbraio 1922, con Bonomi che viene sostituito da Facta, che era filo-giolittiano, cioè era seguiva un po' le orme di Giolitti. Il fascismo stava continuando a crescere. Mussolini decide quindi di prendere, di sfruttare questo momento di grande forza e di prendere il potere con la forza. Quindi vuole destituire Facta, vuole creare un nuovo governo e organizza una marcia su Roma per l'ottobre 1922. Quindi sarebbero dovuti partire dal nord per scendere giù, e lo scopo era quello di unire tutte le squadre d'azione e scendere giù verso Roma, fare questa marcia.

Il 27 ottobre 1922, c'è questa mobilitazione dal nord e vengono occupati i punti più strategici delle varie città, quindi le stazioni ferroviarie, le poste, tutti i punti più strategici delle varie città. E Facta, che era il capo del governo, chiama, contatta Vittorio Emanuele II, quindi il re, e gli chiede di dichiarare lo stato d'assedio, perché comunque la marcia era iniziata e stavano andando verso Roma, verso la sede del governo. Però Vittorio Emanuele II rifiuta e i fascisti si muovono verso Roma. Arrivano a Roma, dove Mussolini chiede di diventare il capo del governo e lo diventa il 30 ottobre 1922. È sostanzialmente la prima volta nella storia d'Italia, seppur breve, perché comunque non era nata da moltissimo, in cui un governo viene istituito con la forza, perché Mussolini sostanzialmente, la Marcia su Roma ha ottenuto il governo, di diventare il capo del governo con la forza.

Benissimo, io vi aspetto nella prossima puntata per continuare a parlare dell'Italia fascista fino ad arrivare, ahimè, alla Seconda Guerra Mondiale. Vi aspetto anche sugli altri miei canali e vi invito ad iscrivervi qui su YouTube e attivare la campanella per ricevere le notifiche.