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Rai Storia - Adriano Olivetti - L'Imprenditore Rosso - Parte 1

FusoElektronique14:21

Transcription

[Musica] Adriano Olivetti era un [Musica] giusto. Io personalmente, come uomo, ero un grande ammiratore suo. Era talmente atipico che sconcertava. Voto Dianetti fu determinante per la nascita del primo governo italiano di centrosinistra. [Musica] E la storia che oggi raccontiamo, firmata da Mariella Crocell e da Paolo Festuccia, è davvero straordinaria.

Il protagonista è Adriano Olivetti, imprenditore, intellettuale, politico, urbanista, editore, saggista, un ingegnere chimico poliedrico e visionario che ha cambiato le regole della produzione, disegnando una fabbrica a misura d'uomo. Sono i primi anni '50, ma le utopie e le conquiste della fabbrica di Ivrea colpiscono al cuore ancora oggi. Il luogo è il Canavese, una provincia silenziosa, eschiva, che diventa il luogo del dialogo tra nord e sud, un punto di riferimento per economisti, scrittori, intellettuali. Un umanesimo laico che dà un'emozione forte e forse un pizzico di rimpianto. [Musica] [Musica]

In questa valle di confine, non particolarmente attraente né ricca di risorse, un imprenditore, Adriano Olivetti, ha perseguito un sogno industriale che è stato anche un progetto sociale, un'utopia immaginata e in parte realizzata. E tutto partendo da una modesta fabbrica di prodotti per ufficio in una sconosciuta cittadina di provincia, Ivrea, che diviene, secondo alcuni, l'Atene degli anni '50. Un sogno industriale, certo, quello di Adriano Olivetti, un sogno che mira al successo e al profitto. Eppure, allo stesso tempo, un sogno che prevede anche contratti e condizioni di lavoro del tutto innovative, un nuovo rapporto tra imprenditore e operaio, una visione diversa della classe dirigente, un nuovo rapporto tra la fabbrica e la cittadina che la ospita.

Ivrea, lontana da Torino, poche decine di chilometri, non viene toccata nel dopoguerra dal vorticoso progresso che sta cambiando il nostro paese. Nel centro storico la gente si dedica al piccolo commercio, i più sono contadini che vivono lavorando le avare terre del Canavese. Ma sarà proprio qui che, in poco più di un decennio, irromperà uno sviluppo industriale senza precedenti e, insieme, la modernità, la cultura, il benessere. Anche se l'autore di questo miracolo è Adriano Olivetti, la fabbrica che nelle sue mani conquisterà i mercati del mondo nasce per iniziativa del padre Camillo agli inizi del Novecento. Non è che un'officina di tipo artigianale dove lavorano 20 [Musica] operai. Nel 1911, il primo successo: una macchina da scrivere Olivetti figura all'esposizione universale di [Musica] Torino.

Ma torniamo alla fabbrica di mattoni. Camillo Olivetti, durante il ventennio fascista, si impegna a diffondere nel Canavese la sua fede socialista. Arriva a nascondere Filippo Turati, ricercato dalla polizia fascista, nella sua casa di Ivrea, poi, insieme a Parry e a Pertini, lo aiuta ad espatriare. All'impresa partecipa anche il figlio Adriano, che guida la vettura della fuga. Laureatosi nel '24 al Politecnico di Torino, inizia a lavorare nell'azienda di famiglia come operaio. Negli anni '40, il regime accentua la persecuzione dei suoi oppositori. Il giovane Adriano, divenuto direttore della Olivetti nel 1932, viene schedato come sovversivo. Si dice che abbia contatti con Maria José e con i servizi segreti americani. Ma anche con la caduta del fascismo le cose non migliorano. Secondo Badoglio, Olivetti avrebbe detto agli americani di diffidare di lui. Dopo essere stato arrestato e poi liberato, ripara in Svizzera, da dove tiene contatti con la resistenza. Per tutti, egli è già l'ingegner Adriano, un ingegnere chimico esperto di tecnologia, ma anche un uomo caratterizzato da una voracità culturale. Si interessa di storia, letteratura, filosofia, lo appassionano le avanguardie, in particolare nel campo dell'arte e dell'architettura.

La guerra finisce, l'industria riparte. Adriano Olivetti torna al posto di comando ad Ivrea con molti progetti, ma anche animato da grandi ideali, utopie, diranno i suoi detrattori. Di valori, replicherà chi ha condiviso la sua esperienza. Il fine dell'impresa è unicamente il profitto, si chiede una domanda improponibile nel mondo industriale del tempo e non solo. Ma Adriano va oltre, perché si dà una risposta che è il principio a tutte le sue scelte: il profitto deve essere reinvestito per il benessere della comunità. Un imprenditore illuminato o un utopista? "Quando io andavo a Ivrea nei primi tempi, dicevo: qua si respira Olivetti, perché le scuole Olivetti, l'ospedale Olivetti, le tutto quanto parlava del della Olivetti. Ecco, e quindi la città, diciamo, era presa dentro la fabbrica, più che la fabbrica nella città."

Le fabbriche della tradizione italiana sono sempre state piuttosto modeste. Adriano Olivetti ha rappresentato l'eccezione. "Il problema era di essere circondati e avvolti nella luce. Ma l'ambiente di lavoro doveva essere luminoso per un fatto psicologico, sociologico e anche produttivo. Tutto sommato significava vivere insieme con gli altri, vederli e quindi potere anche rivolgere la parola a uno che stava vicino e dava sempre questo senso di poter far parte di un paesaggio e non di una prigione." [Musica]

Investire capitali per costruire fabbriche moderne, spaziose, confortevoli, inserirle nel paesaggio urbano per abbellirlo, impensabile per un mondo imprenditoriale che concepisce il luogo di lavoro esclusivamente in funzione della produzione, quindi chiuso, disadorno, sovraffollato. Ma Adriano va lontano, perché non ha dubbi sul fatto che la bellezza sia un mezzo per l'elevazione dell'uomo. Per questo chiama i più geniali architetti degli anni '50 e fa di ogni suo nuovo complesso industriale una vera opera d'arte. Così Ivrea si estende, inglobando nel centro storico edifici di grande inusitata modernità. Protagonista assoluto, al posto delle pareti, il vetro. Una scelta che obbedisce a un criterio meramente estetico. Le fabbriche a Ivrea erano costruite dai più importanti architetti di cristalli e di ferro, e questo per consentire, diceva Adriano, ai suoi operai di riuscire a vedere il il cammino del sole. Operai che erano nati, che erano stati estratti da un destino rurale, e che così, nell'ambito della fabbrica, dovevano continuare a riuscire a vedere la bellezza dei luoghi circostanti. "Tu da dove vieni?" "San Giorgio a Canavese." "E tuo padre che fa?" [Musica] "Contadino." "Lei è contento che il ragazzo si prepari a diventare un operaio?" "Ma penso che sia sia bene per la gioventù, i giovani, e che tutta un'altra vita. E se se studiano e che ci abbiano buona volontà, si fanno una una carriera."

"Quando avevo 13 anni, mio padre mi mandò a lavorare in un reparto di trapani nell'estate del '14, e ho faticato molto a lavorare nella fabbrica. Ho faticato perché la lavoro di queste macchine non non mi attraeva, non non non soprattutto non fissava la mia attenzione, la mente poteva vagare, si stancava. Quando la fabbrica è ferma, i problemi della tecnica, le macchine spariscono e il problema fondamentale dell'uomo diventa più chiaro. Noi trovavamo che maggiore era la costruttività e la limitativi del lavoro, più le persone erano danneggiate." [Musica]

"Lui voleva che che lo psicologo contribuisse a a disegnare, a concepire con gli ingegneri in modo razionalmente umano, non il il lavoro. Quindi avere un modello d'uomo reale, non il modello d'uomo robotico che inevitabilmente aveva il cosiddetto sorriso. E quindi intervenire sul sulla modifica dell'organizzazione del lavoro. Fu uno stimolo questo a quel cambiamento totale dell'organizzazione del lavoro per cui dalle linee di montaggio si passò a quelle che furono chiamate isole, nelle quali un gruppo di operai era capace di montare, opportunamente formato e qualificato, era capace di montare, eh [Musica] controllare e riparare un prodotto finito o una parte completa di prodotto verificabile."

"C'è una sezione culturale e una sezione scientifica e sociale e una sezione ricreativa. Tutte e tre le sezioni comprendono oltre 50.000 volumi. Ormai si tratta, in sostanza, di di educare i giovani alla comprensione dei valori della cultura." La fabbrica di Ivrea diventa un cenacolo frequentato dai nomi più illustri della cultura e dell'arte italiana. Fra questi Moravia, Pasolini, Luigi. I Dirige un concerto in una sala allestita a fianco dell'officina, di fronte a una platea in cui gli operai siedono accanto ai dirigenti, durante l'orario di lavoro. Si tengono corsi sulla storia del movimento operaio, della rivoluzione russa e spagnola, si organizzano festival cinematografici, mostre di pittura. L'obiettivo è quello di accrescere la cultura di chi lavora. La Olivetti, una straordinaria congerie di tecnici e di intellettuali alla direzione dell'azienda. L'ingegnere chiama Geno Pampaloni, critico letterario, gli scrittori Ottiero Ottieri e Paolo Volponi, il poeta Giovanni Giudici. Sulla parete di un'officina figura un immenso, gioioso affresco di Renato Guttuso. Tutto questo per tener fede al principio che la bellezza, insieme all'amore, la verità e la giustizia, rappresenta un'autentica promozione spirituale. "Gli uomini, le ideologie, gli stati che dimenticheranno una sola di queste forze creatrici," scrive Olivetti, "nella città dell'uomo non potranno indicare a nessuno il cammino della civiltà." [Musica] [Musica] [Musica]

"E noi accompagnammo una volta una delegazione dei sindacati dei paesi dell'Europa dell'est, che rimase abbastanza sorpresa, perché questo metodo di organizzazione dava molta libertà anche di movimento alle persone, che potevano interrompere, fare soste nel durante la giornata di lavoro. Ed entrati nello stabilimento, ci chiesero se per caso era un giorno di sciopero. E noi dovemmo spiegargli che no, era un normale giorno di lavoro. E uno dei dirigenti dell'azienda che ci accompagnava, rincaro la dose dicendo che quel tipo di organizzazione del lavoro, che dava così tanta libertà, aveva anche portato a un incremento di produttività di quasi il 15%. Devo dire che la delegazione sovietica rimase molto sorpresa e credo forse non ci credette mai a quello che gli [Musica] dicevamo."

Impegno, motivazione, identificazione con l'azienda. Questi i segreti di un successo che, espresso in cifre, sfiora l'incredibile. In poco più di un decennio, la produttività cresce del 500%.