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BL GIUR - Masullo - Lezione 12

CEA Centro E-learning di Ateneo23:05

Transcription

La scorsa volta, eh, c'eravamo soffermati sulla, ehm, teoria del delinquente per senso di colpa e sulla, ehm, cosiddetta coazione a confessare. Ehm, soffermandoci, diciamo, sugli effetti rispetto appunto alla criminogenesi del senso di colpa, che rende in qualche modo anche non più coerente con il sistema la funzione della pena criminale, che, come voi sapete, ha anche o dovrebbe avere nel suo contenuto di minaccia della sanzione un effetto deterrente, un effetto cioè di distogliere il soggetto dal compiere un reato. Diversamente, nel delinquente per senso di colpa, dove il senso di colpa è la motivazione dell'agire criminale, ovviamente l'idea di essere punito avrà invece un effetto attraente e dunque, ehm, non svolge più, diciamo, la sua funzione, che è quella appunto di distogliere il potenziale reo dalla commissione di un reato.

Gli studi psicoanalitici hanno poi, diciamo, influenzato, quindi gli studi di Freud hanno influenzato anche l'opera di successivi studiosi, in particolare hanno influenzato quella che prende il nome di diagnostica criminale psicoanalitica. Ehm, alla base degli studi di Alexander e, eh, Staub, ehm, vi è un'analisi del comportamento criminale che si fonda, eh, sui rapporti che vi sono tra l'Es, l'Io e il Super-io. Vi ricordate? Avevamo definito alla scorsa lezione proprio queste tre, queste tre parti in conflitto tra di loro all'interno di una personalità, ricordando che l'Es rappresenta, come dire, il polo pulsionale della personalità, quindi la parte inconscia della personalità, eh, privo appunto, eh, del senso del del tempo, dell'ordine, privo di morale e quindi, come dire, ehm, spinto soltanto dalla ricerca costante del piacere. L'Io, che invece rappresenta la parte conscia e razionale, e il Super-io, che è una sorta, invece, vi ricordate, abbiamo detto, di coscienza sociale, perché è la parte della nostra personalità che in qualche modo interiorizza le regole del gruppo sociale e dunque anche i divieti rispetto a determinate azioni che sono considerate appunto devianti o reati.

Alexander e Staub pongono proprio alla base della loro teoria i rapporti, i ruoli che gioca l'Es, l'Io e il Super-io all'interno dell'agire criminale, partendo da questa idea, cioè che nel soggetto normale gli impulsi più profondi della nostra personalità, quindi quelli dell'Es, siano in qualche modo controllati, inibiti, cioè non giungano mai alla fase dell'azione, restino sempre latenti a livello appunto mentale senza tradursi in comportamenti antisociali. Eh, l'Io, quindi, svolge una funzione fondamentale in qualche modo nel, ehm, nella, eh, tenere a bada le manifestazioni antisociali che verrebbero invece da un Es non, eh, controllato. Quindi, quando l'Io è debole, è più facile in qualche modo che emerga il comportamento deviante perché prenda il sopravvento l'Es, che, come abbiamo detto, ha invece un ruolo importante nell'agire criminale perché gli impulsi criminali sono in qualche modo innati e presenti nella personalità di ognuno di noi.

Sulla base di questi rapporti tra Es, Io e Super-io, Alexander e Staub classificano proprio la criminalità in un, un ordine crescente che si basa proprio sul diverso grado di partecipazione dell'Io. Nella prima forma di criminalità, loro parlano di una criminalità fantastica. La criminalità fantastica, vedete, è una criminalità, come dire, che resta a livello di fantasia, resta a livello di sogni, eh, resta a livello di fantasticherie, in cui è la mente che può identificarsi con un'azione negativa, con un soggetto negativo, ma, eh, nella personalità di questo individuo un Super-io forte non permette in qualche modo all'aggressività di manifestarsi, di emergere e di tradursi in condotte criminali. Ehm, in questo tipo di criminalità l'Io in qualche modo, eh, può, come dire, m, cercare di spostare l'attenzione dell'istinto, ehm, antisociale, dell'istinto criminale a livello di fantasia, oppure tende, diciamo, in qualche modo, si dice, a sublimare l'atteggiamento aggressivo trasferendola su modalità che sono ancora socialmente accettate. Persone che, per esempio, sono, diciamo, caratterizzate da un eccessivo carrierismo, si dice, sono persone che avrebbero, come dire, dal punto, un'aggressività innata, ma che vedete, non si traduce nel comportamento criminale, ma si trasferisce su delle modalità che sono, diciamo, ancora accettate. Persone molto competitive nella vita, sono persone, persone che hanno un alto livello di aggressività, magari un basso livello di empatia, cioè di porsi nella, dalla parte dell'altro, e che tuttavia non realizzano delle condotte delinquenziali, ripeto, soggetti che hanno un Super-io forte che non consente all'Es di realizzarsi in condotte delinquenziali.

Eh, il secondo gruppo è quello che invece prende il nome di criminalità, eh, cosiddetta, eh, occasionale, criminalità accidentale. Qui, ehm, il Super-io è meno forte che nella, eh, criminalità, come vi dicevo, fantastica. Eh, tuttavia non consente all'aggressività, eh, di realizzarsi in maniera volontaria, in maniera diretta, ma in qualche modo, eh, ne attenua, ehm, il controllo e l'Io, come dire, quindi si manifesta, emerge in modo maggiore che rispetto alle condotte fantastiche, ma realizza delle condotte che sono imprudenti, cioè delle condotte non volute, ma, diciamo, che possono essere ugualmente pericolose. Qui ricordate dal diritto penale viene proprio in mente l'articolo 43 del codice penale che si occupa, vi ricordate, dell'elemento soggettivo del reato, che è graduato in delitto doloso, delitto colposo o delitto preterintenzionale. E ricordate, allora, il delitto è doloso o secondo l'intenzione, vedete qui come c'è una realizzazione, diciamo, diretta della volontà e quindi rispetto al comportamento deviante dell'aggressività. Il delitto è doloso secondo l'intenzione quando l'evento è preveduto e voluto dalla gente come conseguenza della sua azione ed omissione. Il delitto è colposo invece o contro l'intenzione. Vedete un Super-io che non consente una realizzazione diretta dell'aggressività. Il delitto è colposo o contro l'intenzione quando l'evento, anche se preveduto, non è voluto, ma si verifica, vi ricordate, a causa di negligenza, imprudenza o imperizia, cioè un comportamento colposo, un comportamento riconducibile alla disattenzione, all'imprudenza, appunto, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordine e discipline. Voi sapete che condotte imprudenti, per esempio, si manifestano tipicamente all'interno della, di nostre attività quotidiane, come la circolazione stradale. Vedete, qui c'è, come dire, un Super-io che non consente, come vi dicevo, che il soggetto voglia l'evento perché non vuole, diciamo, causare con l'incidente la morte del pedone, e tuttavia in qualche modo manifesta la sua, diciamo, pulsione antisociale attraverso, per esempio, la violazione di una regola del codice della strada. Eh, si passa con il rosso e, eh, diciamo, dalla violazione di una legge che ha un contenuto cautelare si realizza un evento, la morte del passante, non voluto. Dunque, nella criminalità accidentale, ripeto, ehm, l'Io si manifesta con condotte imprudenti, condotte nelle quali non vi è volontà e la coscienza, diciamo, non è turbata.

Ehm, l'ultima forma di criminalità è invece la criminalità che si, eh, chiama criminalità, eh, cronica. Eh, questa è commessa, diciamo, da, eh, personalità criminali e, ehm, nella qui la partecipazione dell'Io risulta totale, cioè non vi è nessun conflitto interiore. Ecco perché si parla di una criminalità normale. All'interno di questa tipologia di criminalità cronica, Alexander e Staub distinguono alcune sotto-categorie a seconda, diciamo, in questo caso, della eziologia, cioè di quale sia la causa di una personalità criminale e dunque distinguono tra azioni criminose che vengono compiute da autori che sono affetti da patologie mentali, quindi patologie che hanno proprio una loro base di malattia sul piano organico, su base organica. Dalle azioni invece criminose che si dicono appunto ad eziologia nevrotica, che sono invece causate da motivi in parte inconsci. Ehm, in questa categoria rientrano le forme, per esempio, di, ehm, si dice, di delitti coatti o delitti sintomo, per esempio le forme di cleptomania o di piromania, cioè il soggetto che ruba, eh, diciamo, ma non perché non è consapevole del carattere antisociale dell'atto, cioè non è, ruba non perché non sa che rubare è male e dunque che quell'azione ha un significato antisociale o anche un significato delittuoso, ma perché non riesce ad autodeterminarsi in relazione a ciò che è inteso, cioè rispetto alla categoria penalistica dell'imputabilità, che ricordate, la capacità di intendere e di volere che presente deve essere presente al momento di commissione del fatto reato. I cleptomani sono soggetti che sono privi della capacità di volere, hanno la capacità di intendere, sanno cogliere il disvalore sociale del proprio atto, ma non riescono a trattenersi in senso conforme a ciò che hanno inteso, ma commettono un comportamento deviante, un comportamento criminale. Allora, vedete, azioni criminose, come rende bene l'espressione, da eziologia nevrotica, cioè causate, si dice, da motivi inconsci, cioè che indeboliscono in qualche modo il vincolo di dipendenza dell'Io, dalla influenza a carattere inibitorio del Super-io, cioè di quello che è la coscienza sociale, riescono a conformarsi rispetto a ciò che hanno inteso.

Terza categoria sono invece le azioni criminose del delinquente, si dice, normale, cioè un delinquente normale, un delinquente che ha un Super-io criminale. Il Super-io si identifica con dei modelli sociali che spesso sono modelli che appartengono ad un gruppo ristretto di persone in cui vigono delle regole comportamentali diverse da quelle accettate da socialmente, quindi diverse da quelle accettate, si dice, dalla cultura dominante e sono dunque modelli criminali ad eziologia, sociologica. Ehm, in questa categoria rientrano alcuni delinquenti professionali, eh, ma secondo i criminologi, anche per esempio i mendicanti, vagabondi, ehm, sono, diciamo, perlopiù soggetti che non si sono, diciamo, del tutto adattati alle regole sociali di un determinato ambiente. Quindi azioni criminose di delinquenti con un Super-io criminale, cioè un Super-io che si identifica con modelli criminali che si distinguono da azioni criminose, si dice, da delinquente genuino. Cioè, qui vi è proprio un Super-io che è del tutto inadattato a delle regole, cioè non è adattato neanche ad un codice di comportamento criminale e quindi in questo caso il delinquente genuino è il delinquente nel quale gli impulsi criminali si traducono immediatamente in atto senza che siano filtrati da alcuna, diciamo, sfera di conformità ad un determinato codice di comportamento esterno.

Quindi vedete, nella classificazione fatta da, ripeto, Staub e Alexander, non soltanto l'Es, che come dire è innato in qualche modo inconscio, fa in qualche modo, diciamo, parte, vi ricordate, del nostro temperamento, ehm, soprattutto il Super-io e, ehm, la forza del Super-io di imporsi, ehm, rispetto, ehm, a mitigare gli impulsi, hanno una importantissima, un importantissimo ruolo proprio all'interno della manifestazione del comportamento criminale.

Sulla scia di questa valorizzazione del ruolo del Super-io nelle manifestazioni dell'agire criminale, si colloca anche la teoria della antisocialità, ehm, per impulsi proibiti dei genitori. Questa teoria si fonda sull'idea che la presenza di un Super-io troppo rigido, diciamo, nella sua nel suo ruolo di coscienza sociale, possa causare, eh, nel figlio, ehm, dei conflitti, ehm, non risolti e vedete ancora una volta, possa determinargli un senso di colpa tale da poter essere in qualche modo soddisfatto provocando delle azioni per cui è necessaria una punizione. Vedete come torna sempre quell'idea del senso di colpa come causa del crimine e quindi il bisogno di punizione che è alla base della spinta criminale. Cioè, si ritiene che le lacune nel, in un corretto sviluppo del Super-io durante la fase adolescenziale possano poi avere delle ripercussioni sul comportamento deviante che il bambino, il ragazzo manifesta in età adolescenziale e poi in età adulta. In età adolescenziale, per esempio, una educazione, un atteggiamento eccessivamente severo e punitivo nei confronti del figlio potrebbe condurre a dei disturbi del comportamento, anche semplicemente disturbo del comportamento scolastico, ma, ehm, il modo, diciamo, di essere antisociale del minore potrebbe invece invece determinare una causa poi dell'esser suo delinquente d'adulto, anche laddove il modo di porsi antisociale del bambino sia invece in qualche modo incoraggiato, si dice, e sanzionato poi dai genitori, che otterrebbero soddisfazione dei loro impulsi proibiti e, tuttavia, come dire, non manifestati, otterrebbero in qualche modo, come dire, si dice vicariamente, cioè attraverso l'agire del figlio, soddisfazione.

Proprio riguardo a quest'ultima idea, cioè l'antisocialità del comportamento che derivi, ripeto, da impulsi proibiti dai genitori, uno degli aspetti, diciamo, più problematici che potrebbe poi condurre a sviluppo pare, appunto, da grande un comportamento antisociale, potrebbe anche essere, come dire, il passare in qualche modo incoerente nell'educazione genitoriale da un atteggiamento di, eh, permessivismo anche eccessivo, ad uno poi invece di punizione laddove, per esempio, giungano, diciamo, ehm, critiche, ehm, dall'ambiente esterno alla famiglia per il comportamento antisociale del bambino, perché il bambino, come dire, in qualche modo si sentirebbe ingannato dai propri genitori, quindi dalla figura per lui di riferimento, che gli lascerebbe fare tenere determinati comportamenti, per esempio comportarsi dire parolacce o comportarsi in maniera violenta o isterica quando è a casa, mentre poi in presenza di altri soggetti estranei alla famiglia questo stesso atteggiamento consentito venga invece poi punito. Allora, vedete, questo potrebbe condurre, si dice, a una personalità poi psicopatica invece nell'età adulta, proprio perché il figlio in qualche modo, diciamo, entrerebbe in crisi di fronte ad un segnale dissonante rispetto a quale sia, eh, il comportamento da tenere, cioè quale sia la regola sociale da rispettare.

Strettamente collegata a questa teoria, cioè l'eccessivo, ripeto, permessivismo da parte dei genitori, seguito poi invece da una proibizione e punizione in qualche modo inaspettata dal bambino. Accanto, diciamo, a questa tesi si sviluppa anche in qualche modo sulla scia la teoria della cosiddetta pecora nera, cioè qui invece i genitori, ehm, in qualche modo influenzerebbero la percezione che il soggetto ha di sé, perché il figlio finirebbe mano per identificarsi con l'immagine negativa che i genitori hanno di lui. Il delinquente adulto avrebbe di sé una percezione negativa che gli deriva, come dire, proprio da ciò che gli hanno trasmesso le figure adulte. E dunque si dice, l'essere eccessivamente critici nei confronti del figlio, considerarlo, eh, un, un fallito, eh, creerebbe, diciamo, in lui, ehm, delle insicurezze tali che gli atti di devianza, gli atti criminali che poi sarà portato a commettere costituiranno in qualche modo, diciamo, la ricerca di quella punizione per un senso di colpa che derivi, appunto, nel non aver saputo in qualche modo venire incontro alle aspettative dei genitori adulti. Allora, vedete, la, ripeto, qui il giovane delinquente si caratterizza per una percezione negativa della sua personalità che deriverebbe dall'averiorizzato le aspettative non positive dei propri genitori. He.