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I Super Ricchi si sono PREAPARATI: cosa VENDONO e cosa COMPRANO nei loro Portafogli

Marco Casario25:10

Transcription

L'investitore più grande del mondo ha appena dichiarato che l'intelligenza artificiale è una bolla, però poi ha comprato 253 milioni di dollari di un singolo titolo tecnologico. Nello stesso trimestre Warren Buffett ha venduto azioni per il 13º trimestre consecutivo ed è seduto su 373 miliardi di cash liquidità, che è la più grande riserva di liquidità che un'azienda abbia mai accumulato nella sua storia. Jamie Diamond, amministratore delegato di JP Morgan, ha avvertito che 5.000 miliardi di dollari credito rischiano di esplodere. Bene, sembrerebbe il momento di scappare. Eppure gli Smart Money, quelli che hanno notizie privilegiate, che navigano i mercati da decadi, stanno comprando e manco poco.

Salve a tutti, Marco Casario qui, sono l'autore di investire nel breve, nel lungo termine ed in questo video analizzerò i movimenti di 13 mega investitori, i migliori al mondo. Mostrerò cosa stanno comprando, cosa stanno vendendo e perché la differenza tra queste due liste ci dice esattamente come proteggere e far crescere i nostri soldi in quello che potrebbe essere l'anno più turbolento degli ultimi 20 anni. E capirai perché la matematica della perdita è asimmetrica, che vuol dire che perdere è sempre più facile che recuperare i soldi persi.

Partiamo da quei 5.000 miliardi perché è il numero che cambia tutto. Jamie Diamond, l'uomo che supervisiona a 300.000 dipendenti, 60 milioni di clienti ed un filo diretto con Washington. Ha spacchettato il dato per noi. 1700 miliardi di private equity, 1700 miliardi di prestiti con leva e 1700 miliardi di obbligazioni ad alto rendimento che stanno lì sotto la superficie dei mercati come una faglia sismica che aspetta solo il momento giusto per muoversi. Ed il problema è questo. Il 40% di chi deve questi debiti nel private credit, secondo il Fondo Monetario Internazionale, ha un free cash flow negativo. Il free cash flow è la liquidità effettivamente generata da un'azienda dopo aver coperto tutte le spese operative e gli investimenti in capitale fisso. Bene, il 91% dei prestiti leva è ormai privo di quei meccanismi di allarme che proteggono i creditori. Nel 2007, prima del disastro, prima della grande crisi finanziaria, quella percentuale era tra il 10 ed il 20%. Oggi siamo al 90%, e c'è un muro di scadenze in arrivo. Il debito corporate, quello aziendale in scadenza, passerà dai 2.000 miliardi del 2024 ai 3.000 miliardi del 2026. Aziende che si sono finanziate al 3-4% adesso dovranno rifinanziarsi al doppio di quegli interessi. Jamie Damon lo ha detto citando una frase che Buffett scrisse nel 2001 e che ripete nel 2007, 7 mesi prima del crollo di Lehman Brothers. Chi rimarrà scoperto è chi nuota nudo solo quando la marea si ritirerà. E la marea in questo momento sembra davvero che stia iniziando a ritirarsi.

Ma quei 5.000 miliardi non vivono nel vuoto. Diamond ha usato un'espressione che mi è rimasta molto impressa. Ha chiamato l'inflazione la puzzola alla festa. L'inflazione negli Stati Uniti, lei è scesa al 2,4%. Sì, è vero, però gli economisti la chiamano the last mile problem, cioè portare l'inflazione dal 9 al 3% è stata la parte più facile perché bastava che la catena di fornitura si normalizzasse e l'energia scendesse. Portarla dal 3 a sotto il 2% quella è la parte difficile perché quello che resta è roba strutturale, servizi, salari, sanità, assicurazioni e poi c'è la geopolitica. Il petrolio sta di nuovo baciando i $100 al barile dopo le tensioni con l'Iran, lo stretto di Hormuz, attraverso il quale passano 20 milioni di barili al giorno, circa il 20% del consumo mondiale di petrolio è sotto minaccia attiva. Jamie Diamond ha fatto un parallelo storico molto preciso. Nel 1973 l'embargo petrolifero arabo quadruplicò il prezzo del greggio. L'inflazione americana allora schizzò dal 3 al 12%. Indovinate un po'? Ci fu una recessione economica profonda e la stagflazione che seguì durò quasi un decennio. Servì Paul Volcker, presidente della Fed, alla banca centrale americana, che alzò i tassi al 20% per interrompere l'inflazione e Diamond ha aggiunto una cosa che i mercati solitamente tendono a dimenticare. Queste forze sono come placche tettoniche, si muovono lentamente, sono invisibili nei dati mensili, ma il loro impatto a lungo termine è poi enorme. E dietro a queste placche c'è un numero che quasi nessuno guarda. Il debito nazionale americano ha raggiunto quasi 39.000 miliardi di dollari e cresce di 8 miliardi al giorno. I soli interessi sul debito costano ormai 1000 miliardi l'anno, più dell'intero budget della difesa. Ray Dalio ha dichiarato a febbraio 2026 che l'ordine mondiale si è ufficialmente rotto, paragonando la situazione al 1933 quando la Società delle Nazioni collassò. Il mondo, dice Dalio, è nella fase 5 del declino degli imperi, conflitto interno e stress fiscale ad un passo dalla fase 6 che è quella della guerra.

Ora mettiamo insieme tutto questo. Lo Schiller Cape Ratio che misura quanto è caro il mercato azionario rispetto agli utili è a 39,8 che è il secondo livello più alto in 155 anni di storia. L'unica volta in cui è stato più alto è stato nel 2000 prima dello scoppio della bolla delle dot-com. La media storica è 17, siamo a più del doppio. I credit spread che misurano il premio che gli investitori chiedono per prestar soldi alle aziende rischiose sono ai minimi degli ultimi 20 anni, circa 280 punti base. L'ultima volta che erano così compressi, maggio del 2007, 18 mesi prima che Lehman Brothers collassasse. Ecco, questo è il contesto, questa è la cornice. E adesso guardiamo il quadro perché è qui che le cose diventano davvero interessanti.

Ogni 45 giorni dopo la fine del trimestre, tutti gli hedge fund, i fondi di investimento che gestiscono più di 100 milioni di dollari, devono depositare alla SEC un documento chiamato 13F. È la radiografia completa di cosa possiedono, cosa hanno comprato, cosa hanno venduto. Bene, questi documenti del Q4 2025 sono appena arrivati, 85.541 report istituzionali analizzati e il primo segnale che esce fuori è inequivocabile. Gli smart money stanno uscendo da alcune posizioni con una velocità che non si vedeva da anni. Partiamo dalle uscite perché per capire dove vanno i soldi bisogna prima capire da dove scappano i soldi. Warren Buffett è stato venditore netto di azioni per 13 trimestri consecutivi ed ha accumulato 373 miliardi di dollari in cash e titoli del tesoro. Berkshire Hathaway possiede quasi il 5% dell'intero mercato dei T-Bill americani, più della Federal Reserve stessa. A quei rendimenti sono circa 12 miliardi all'anno di reddito risk-free senza fare nulla. Ma la mossa che dice di più è questa: Buffett ha tagliato Amazon del 77% in un singolo trimestre, da 10 milioni di azioni a 2,3 milioni. È una riduzione brutale dell'esposizione al consumer discretionary e arriva in un momento in cui la consumer confidence, cioè il sentimento dei consumatori americani, è crollato a 84,5 sotto i livelli del Covid. Lo short interest nel settore consumer discretionary, che indica il numero totale di azioni di una società che sono state vendute allo scoperto dagli investitori, ma non ancora riacquistate o chiuse, è ai massimi dall'era pandemica. Buffett stesso ha definito il retail come sabbie mobili, competizione feroce, margini sottili, facile restarci impantanati. E non è solo Amazon. Berkshire ha ridotto di un altro 4% Apple, di un altro 9% Bank of America. Ha chiuso completamente le posizioni in D.R. Horton e in altre esposizioni all'housing e ai mercati emergenti. Ridurre l'esposizione bancaria prima di una potenziale recessione non è un gesto sottile. Le banche assorbono la prima onda di deterioramento del credito. Buffett lo sa bene per esperienza diretta perché i suoi 12 miliardi di profitti su Bank of America li ha fatti comprandola durante l'ultima crisi bancaria, non prima. E secondo i dati di Goldman Sachs, in una settimana di luglio 2025 il tech è diventato il settore più venduto dagli hedge fund, il più grande sell-off del tech. Non stavano shortando, vendendo rumorosamente, stavano scaricando posizioni long in silenzio, incassando i profitti e riducendo il rischio senza attirare l'attenzione. È così che gli smart money escono dal mercato in punta di piedi, non sbattono la porta. Michael Burry, prima di chiudere definitivamente il suo fondo Scion Asset Management, ha piazzato put options su Nvidia e Palantir per un valore nozionale superiore a un miliardo di dollari, quasi l'80% del suo intero portafoglio. Quella non era una copertura, era una posizione di convinzione contro l'entusiasmo e l'ottimismo del settore dell'intelligenza artificiale. E mentre tutti questi uscivano, gli investitori retail facevano l'esatto contrario. 38,3 miliardi di dollari record versati in ETF tech nel 2025. La divergenza tra il comportamento degli smart money e quello del pubblico è in questo momento tra le più ampie della storia recente.

Ma il dato che mi ha colpito di più viene dalla prima lettera di Greg Abel, che è l'uomo che ha sostituito Buffett come amministratore delegato in Berkshire Hathaway. In 16 pagine Abel ha tracciato una linea retta. Ha dichiarato quattro posizioni come permanenti: Apple, American Express, Coca-Cola e Moody's e ha lasciato fuori dalla lista 64 miliardi di dollari di posizioni che Buffett ha costruito in decenni. Bank of America, Chevron, Chubb, Alphabet. Non scrivi una lettera di 18 pagine e dimentichi per caso 64 miliardi, è un messaggio. Il prossimo capitolo di Berkshire non sarà una continuazione della volontà di Buffett, sarà una revisione. E il dettaglio che pochi hanno notato, se sommi il cash, la liquidità di Berkshire ai 176 miliardi di float assicurativo, un capitale a costo negativo che nessun creditore può richiedere indietro, arrivi a 550 miliardi di dollari pronti per essere impiegati nel momento in cui si presenta la prossima opportunità. Nel 2008 Buffett aveva appena 31 miliardi di cash e ci ha fatto 16 miliardi di profitti con le operazioni in Goldman Sachs. Oggi ha 18 volte quella potenza di fuoco.

E qui arriva il paradosso che rende questa storia davvero affascinante, il colpo di scena che in pochi si aspettavano, perché gli stessi investitori che stanno vendendo le tech e accumulando liquidità stanno simultaneamente comprando in modo massiccio, non le stesse cose, non nello stesso modo, ma con una logica precisa che una volta che la vedi non puoi più ignorarla. Ray Dalio, il fondatore di Bridgewater, il più grande hedge fund del mondo, ha dichiarato pubblicamente che l'AI è nelle fasi iniziali di una bolla, paragonandola all'80% dell'euforia che precedette i crolli del 1929 e del 2000. E poi che cosa ha fatto? Però ha aumentato la sua posizione in Micron del 52%, cioè da 1690 azioni a quasi 890.000, una posizione da 253 milioni di dollari. E qui è importante capire cosa fa Micron e perché Dalio la considera il collo di bottiglia dell'intero sistema. Micron produce chip di memoria ad alta larghezza di banda, i cosiddetti HBM3, che alimentano le GPU di Nvidia, le quali consumano il 30% in meno di energia rispetto ai concorrenti. La catena di approvvigionamento è sold-out, tutto venduto fino al 2026 a prezzi bloccati e i numeri sono impressionanti. Revenue del primo trimestre fiscale 2026 a 13,64 miliardi di dollari, più 51% anno su anno. La guidance per il secondo trimestre a 18,7 miliardi con margini lordi al 68%. Ma il dato che ti deve far fermare è questo. Il titolo tratta 12,4 volte gli utili futuri su una crescita dei ricavi di quasi il 90%. In un mercato dove le aziende con crescita del 15% trattano a 30-40 volte gli utili, Micron a 12,4 è un'anomalia. Nello stesso trimestre David Tepper ha triplicato la sua posizione in Micron e Renaissance Technologies, che è un fondo quantitativo puro che non ha opinioni ma solo modelli matematici, ha aggiunto circa 520 milioni in azioni di Micron. Tre filosofie di investimento completamente diverse, macro, event-driven e quantitativa che convergono sullo stesso titolo nello stesso trimestre.

E non è solo Micron. Seth Klarman, l'investitore leggendario famoso per stare seduto in cash anche per anni, ha aperto una posizione da 490 milioni di dollari in Amazon che è diventata immediatamente la seconda più grande del suo portafoglio a quasi il 10% dell'intero portafoglio. Bill Ackman ha costruito quasi da zero una posizione da 2 miliardi in Meta (Facebook), l'11% del suo intero portafoglio. E la tesi di Ackman su Meta è interessante perché introduce un terzo livello di lettura del settore dell'intelligenza artificiale, non solo infrastruttura contro ottimismo, ma AI a valutazione ragionevoli contro AI a valutazioni folli. Meta ha un PE di 22, il più basso di tutte le Magnifiche Sette. Il titolo era sceso del 25% dai massimi di agosto. Il fondo ha scritto nell'ultima presentazione agli investitori che Meta è una delle aziende più grandi del mondo ad una valutazione profondamente scontata, aggiungendo che il mercato sta sottovalutando il potenziale a lungo termine dell'integrazione dell'AI nei suoi prodotti. Il punto non è che Meta sia un affare garantito, è che Ackman sta comprando AI dove il prezzo d'ingresso lascia ancora margine per sbagliare e questo è un ragionamento che chiunque investe dovrebbe memorizzare. Non conta solo cosa compri, conta quanto lo paghi.

E allora come si spiega la logica di fondo dietro a tutti questi acquisti? La risposta sta in una distinzione che l'investitore ha fatto con una chiarezza impressionante. Non sta scommettendo sull'AI come prodotto, sta posizionandosi sull'infrastruttura fisica dell'AI, non sulle app, non sul software, non sulle promesse, sui chip, sulla memoria, sull'elettricità, sui cavi, sull'hardware. Howard Marks di Oaktree Capital lo ha spiegato perfettamente in un suo memo. Nel boom ferroviario degli anni '60 dell'800, gli operatori ferroviari alla fine fallirono, ma le aziende che producevano acciaio e attrezzature generarono profitti sostenuti per tutta la durata della costruzione. Gli smart money stanno applicando lo stesso ragionamento ai fornitori di semiconduttori di oggi. Non importa quale app o quale modello di intelligenza artificiale avrà successo. Chi fornisce i mattoni verrà pagato comunque. E Muni Pabbay, un discepolo di Buffett con 20 anni di sovraperformance, ha portato questo ragionamento un gradino oltre nell'effetto di secondo ordine. Mentre tutti guardano a Nvidia, Palantir, lui ha caricato il portafoglio di carbone metallurgico e drilling offshore perché i data center dell'AI hanno bisogno di acciaio. L'acciaio ha bisogno di carbone metallurgico. Il carbone metallurgico è scontato dal mercato. Pabbay lo ha detto apertamente, non so quale sarà il cash flow di Nvidia tra 5 anni, di Palantir non ho idea. Di Tesla, troppo difficile da dire, però intanto compra AMR e Warrior Met Coal, aziende di carbone che il resto del mondo ignora.

Ma gli smart money non si sono fermati all'infrastruttura tech. C'è un altro settore dove la convergenza è stata massiccia, la sanità. Nell'healthcare, in Q4 2025, 8 miliardi di dollari sono fluiti nel settore healthcare, superando il consumer discretionary per la prima volta e il titolo che ha attirato più capitali in assoluto in questo settore è Eli Lilly. 3034 nuovi buyer istituzionali, 79,5 miliardi di dollari di denaro fresco in un solo trimestre. George Soros, quello che ha quasi inginocchiato l'Italia con la lira e la sterlina inglese, ha posizionato 10,9 miliardi in 37 posizioni healthcare nello stesso periodo. Perché? Beh, la risposta sta in una frase: il mondo sta ingrassando e si sta ammalando e Eli Lilly possiede il farmaco che lo cura. Zepbound e Mounjaro, che sono i farmaci GLP-1 di Eli Lilly per il diabete e per l'obesità, hanno generato 36,6 miliardi di dollari di vendite nel 2025, quasi raddoppiando rispetto all'anno precedente. Zepbound detiene il 71% delle nuove prescrizioni per l'obesità negli Stati Uniti e il pezzo grosso deve ancora arrivare perché Eli Lilly ha depositato alla FDA la domanda per una pillola orale GLP-1 con approvazione attesa quest'anno. Inventario pre-lancio da 1,5 miliardi che è già pronto e proiezione degli analisti a 11 miliardi di dollari di ricavi annui entro il 2031. Il forward PE è sceso a 30,7x contro una media dei 3 anni precedenti di 78 volte. Questa compressione della valutazione è esattamente ciò che ha attirato 3034 nuovi compratori in un singolo trimestre. Non è una scommessa sull'AI, non è una scommessa sulla geopolitica, è una scommessa su un mega trend demografico che non dipende da chi vince le elezioni o da cosa fa la Fed.

E poi ci sono le posizioni che quasi nessuno ha visto arrivare. La prima è politica. Stanley Druckenmiller, uno dei trader più grandi della storia, ha aperto una posizione da 31 milioni di dollari nel Financial Select Sector ETF, il suo secondo più grande investimento al 6,7% del portafoglio. Perché? Beh, perché il suo ex protetto Scott Bessent è ora il Segretario al Tesoro americano e Kevin Warsh, un altro suo alleato, è stato nominato prossimo presidente della Federal Reserve al posto di Powell da maggio 2026. Quindi l'uomo che gestisce il Tesoro lo ha formato lui. L'uomo che guiderà la Fed lo conosce personalmente. La sua scommessa è deregolamentazione bancaria e politica monetaria accomodante. Non è una tesi finanziaria, è una tesi di potere.

E la seconda posizione invisibile è sull'oro. L'oro ha superato i $5.000 all'inizio 2026 e Bridgewater ha fatto quello che gli analisti hanno definito il più aggressivo accumulo di titoli minerari auriferi nella memoria istituzionale recente. Newmont Mining +496%, Barrick Gold +306%, Harmony Gold Mining +1973%. Non è un aggiustamento del portafoglio, è una scommessa all'ingrosso sull'oro e il contesto lo giustifica con il debito americano che cresce sempre di più, con gli interessi annui quasi a 1000 miliardi e la crisi dell'ordine mondiale che Dalio paragona al 1933. Ken Griffin, fondatore di Citadel, lo ha detto a Davos senza mezzi termini. Gli investitori oggi vedono l'oro come bene rifugio nel modo in cui una volta vedevano il dollaro. Quando il fondatore di uno degli hedge fund più grandi del mondo ti dice che il dollaro sta perdendo il suo ruolo di ancora, è un segnale che non possiamo ignorare.

Il terzo posizionamento riguarda l'energia. I data center di intelligenza artificiale oggi consumano meno del 4,4% dell'elettricità americana. Entro il 2030 le proiezioni dicono l'8%. Quindi non devi scegliere quale software di AI vincerà se possiedi l'elettricità di cui tutti hanno bisogno per funzionare. Generonova, la società di infrastruttura energetica, ha un backlog record di 150 miliardi di dollari, ordini del Q4 in crescita del 65% anno su anno. E il titolo è passato da $140 all'IPO di aprile 2024 a $830, ha fatto il +500% in meno di 2 anni. BlackRock ha aggiunto 3,1 miliardi, JP Morgan 2,7 miliardi con target a $1000.

Ora, cosa significa tutto questo per noi comuni mortali? Significa che il quadro che emerge dai 13F non è né ottimista né pessimista, è chirurgico, mirino laser. Gli smart money non stanno scappando dal mercato, ma non stanno nemmeno buttandosi dentro a occhi chiusi. Stanno facendo una cosa molto precisa. Stanno uscendo da tutto ciò che dipende dalla perfezione per funzionare, stanno entrando in tutto ciò che funziona, anche se le cose vanno male. La catena causale che Diamond ha descritto non è teoria, è meccanica. Uno shock petrolifero prolungato alimenta l'inflazione. L'inflazione impedisce alla Fed di tagliare i tassi. I tassi alti rendono il rifinanziamento insostenibile. Il rifinanziamento insostenibile genera fallimenti e i fallimenti sui prestiti significa meno recupero per i creditori. È una catena e ogni anello è collegato a quello successivo.

Ma qui c'è il punto che fa la differenza tra chi subisce il ciclo e chi lo attraversa in maniera consapevole e preparata. Ogni volta dal 1987 ad oggi in cui il bearish sentiment ha superato il 60% (e stiamo a 60,6% in questo momento), l'S&P 500 ha prodotto in media il +14,26% nei 6 mesi successivi e il 22,35% nei 12 mesi successivi. Non sempre, non con garanzia, ma con una regolarità che è difficile da ignorare. A ottobre del 2008, mentre Lehman Brothers crollava e l'S&P era in caduta libera, Warren Buffett pubblicò un editoriale sul New York Times intitolato "Compra America, io lo sto facendo". Investì 5 miliardi in Goldman Sachs, il mercato scese ancora del 25% dopo il suo acquisto, ma il suo ritorno totale superò i 10 miliardi di dollari. A marzo del 2009 David Tepper comprò Bank of America a $3,7 ad azione, Citigroup sotto al dollaro. Paulson & Co. Management restituì il 132% quell'anno, 7,5 miliardi di profitto. David Tepper personalmente guadagnò 4 miliardi. Non avevano previsto il fondo, erano semplicemente preparati.

E la preparazione per chi investe da casa in Italia guardando il mercato da questa parte dell'oceano, non significa fare le stesse operazioni di Bill Ackman, di Druckenmiller. Significa capire la logica che sta dietro alle loro mosse. Significa chiedersi se il mercato scendesse del 30% domani, il mio portafoglio è costruito per sopravvivere, per poter comprare e sfruttare le opportunità o per andare nel panico e dover vendere.

E qui ti voglio lasciare con un numero che vale più di 1000 parole. Un drawdown del 30% trasforma €100.000 in €70.000. Per tornare a €100.000 non ti serve fare il 30%, ti serve fare il 43%. Questa si chiama la matematica della perdita asimmetrica, cioè perdere è sempre più facile che recuperare. Per questo la protezione costa meno della riparazione. Per questo da anni insegno tecniche per proteggere il proprio portafoglio e il proprio capitale. Lo faccio in un corso in aula, si chiama Portfolio Mastery ed è l'unico modo, per quanto mi riguarda, per dormire sonni tranquilli e non subire i crash del mercato. Per questo avere liquidità non è vigliaccheria, è avere polvere da sparo. Per questo la distinzione non è tra investiti o non essere investiti, è tra investiti in modo fragile o in modo robusto.

E gli smart money ci stanno dicendo tre cose. Primo, che l'infrastruttura fisica batte l'ottimismo, sempre, che si tratti di chip, elettricità o carbone metallurgico. Secondo, che i mega trend strutturali, dall'obesità globale alla longevità, non aspettano il permesso della Fed o di Trump per muoversi. Terzo, chi si prepara durante la calma raccoglie durante la tempesta. Buffett non ha detto la parola recessione una sola volta, non è andato in televisione, non ha scritto editoriali allarmisti, ha semplicemente depositato 13 trimestri di vendite nette, 373 miliardi di liquidità e ha passato il testimone. Il suo successore ha preso quel portafoglio, lo ha letto e ha deciso che 64 miliardi non erano per sempre. Quello che Abel farà con quel capitale quando l'opportunità si presenterà è probabilmente la storia di investimento più importante del 2026 e io sarò qui su questo canale a raccontartela. Quindi iscriviti, mettimi un like, un commento qui sotto. Ci vediamo al prossimo video. Buoni investimenti consapevoli a tutti.