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Ugo Foscolo

Prof Valentina Guida11:50

Transcription

Foscolo è stato uno dei più importanti autori italiani a cavallo tra Neoclassicismo e Romanticismo. Egli nasce il 6 febbraio 1778 a Zante, un'isola dello Ionio. Allora appartenente alla Repubblica veneta e oggi in territorio Greco. Tanto la nascita in un'isola legata alla cultura greca quanto la nazionalità della madre greca anch'essa avranno un certo rilievo nell'amore di Foscolo per il mondo classico. Egli passò l'infanzia tra Zante, Spalato in Dalmazia e Venezia, dove arrivò a seguito della morte del padre nell'ottobre 1788. Quelli di Venezia furono anni di povertà, ma furono anche anni di ferventi studi. Foscolo era un adolescente precoce e originale. Alla lingua materna, il greco moderno, egli aggiunse presto un possesso profondo della lingua italiana e delle grandi lingue classiche, il latino e il greco antico. Negli anni Veneziani, infatti, fu molto apprezzato da prestigiosi ambienti letterari della città grazie ai suoi primi componimenti poetici.

A Venezia, Foscolo entrò in contatto con le idee della Rivoluzione francese e abbracciò le idee napoleoniche. Nel 1797, Foscolo subì una grande delusione in seguito alla pubblicazione del Trattato di Campoformio, con cui Napoleone cedeva Venezia all'Austria. Foscolo credeva fortemente nell'unità d'Italia; per questo decise di arruolarsi nell'esercito per combattere gli austriaci. Questa decisione lo porterà a viaggiare per il resto della sua vita tra Bologna, Firenze, Parigi, Milano, la Svizzera e l'Inghilterra. Per potersi mantenere, Foscolo fu costretto a lavorare, nel senso che divenne uno scrittore di professione. Trascorse la sua vita, perciò, in esilio e, quando arrivò a Londra, se la cavò piuttosto bene, ma, in seguito allo sperpero di denaro, finì la vita in miseria e in malattia. Morì a Londra nel 1827, accudito dalla figlia e da alcuni amici. Nel 1871, le sue spoglie verranno trasferite a Firenze, nella chiesa di Santa Maria della Croce.

Formatosi durante il periodo intermedio tra l'Illuminismo e il Romanticismo, Foscolo sente profondamente i problemi del mutamento che si sta verificando. Tuttavia, non si isola dalla società, non nega la realtà storica nella quale vive, ma partecipa, come abbiamo visto, attivamente alle vicende storiche e politiche del suo tempo. La sua poesia appare pertanto come lo specchio dei tormenti che caratterizzano la sua esistenza. Foscolo ha una concezione materialistica della vita, e il motivo centrale della sua poetica è la ricerca dell'origine, del significato e della fine della vita stessa, poiché Foscolo crede che l'anima sia mortale. Ne consegue che la vita sia un ciclo perenne di nascita e morte, dopo la quale non c'è nulla. Anzi, c'è l'eternità del nulla. Che senso ha, perciò, la vita per Foscolo? Foscolo crede che l'uomo sia in qualche modo prigioniero del suo destino. L'unico modo che l'uomo ha per non cadere nel cupo pessimismo è votarsi agli ideali più grandi, come l'amore, l'amicizia, la libertà, l'eroismo. Foscolo sa bene, però, che queste sono solo illusioni create dall'uomo, e tra queste la più grande è la poesia.

La produzione di Foscolo è vasta, ma qui riporteremo solo le opere principali. A partire dalle lettere, l'epistolario, cioè l'insieme delle lettere di Foscolo, è uno dei più ricchi e interessanti della nostra letteratura. Troviamo prevalentemente lettere d'amore, ma anche lettere rivolte alla famiglia, ad amici, a conoscenti, ad editori, cioè coloro che pubblicavano le sue opere, anche alcune occasionate da circostanze pubbliche e politiche. Molte lettere sono andate smarrite, ma l'epistolario ci consente di seguire da vicino lo svolgimento delle vicende biografiche, psicologiche e culturali del poeta. Ciò non significa che dobbiamo seguire alla lettera questo epistolario, perché le lettere di Foscolo sono un misto tra finzione e realtà. Foscolo si crea un personaggio, un altro io, cioè un alter ego, in cui sente il bisogno di specchiarsi. Perciò, quando leggiamo le lettere di Foscolo, dobbiamo sempre chiederci: dov'è la verità e dove comincia la finzione?

Nella produzione foscoliana troviamo anche un romanzo chiamato Le ultime lettere di Jacopo Ortis. Si tratta di un romanzo epistolare, cioè costituito quindi da una serie di lettere. Il taglio è fortemente autobiografico, perché ricorda da vicino proprio le vicende e i sentimenti della vita di Foscolo. Il romanzo, quindi, è costituito da una serie di lettere che questo Jacopo Ortis, protagonista del romanzo, spedisce al suo amico Lorenzo; lettere in cui spiega la sua vicenda. Jacopo, giovane ardente patriota, in seguito al Trattato di Campoformio ha smarrito la fede nella libertà, nella patria e negli uomini. Decide, per giò, di fuggire da Venezia, si ritira sui Colli Euganei e qui si innamora di Teresa, che lo ricambia, ma che è promessa sposa a un ricco Odoardo. Il suo amore, quindi, è impossibile; perciò Jacopo tenta di dominare la passione per la donna viaggiando per l'Italia. Quando torna da lei, Teresa è andata in sposa a Edoardo. Jacopo riesce a strapparle un ultimo bacio prima di morire e poi si pugnala al cuore. La struttura e i temi del romanzo rimandano a un grande modello, quello de I dolori del giovane Werther, romanzo scritto dal tedesco Goethe. L'Ortis di Foscolo, però, per certi versi non sembra essere un romanzo sette-ottocentesco, in quanto manca proprio l'azione e l'intreccio che costituiscono la base del romanzo di questi tempi. Lo Jacopo Ortis è un romanzo incentrato sull'interiorità del protagonista, sulle sue vicende personali. La vicenda di Jacopo può essere paragonata da vicino a quella dell'autore, cioè a quella di Foscolo, soprattutto per quanto riguarda la questione del Trattato di Campoformio. Nel romanzo sono presenti due parti molto importanti che corrispondono a due grandi illusioni dell'uomo: cioè l'amore, che corrisponde al personaggio di Teresa e che è un amore non corrisposto, e la poesia. La poesia che caratterizza la vita di Jacopo, perché Jacopo cerca di essere un letterato, un poeta, ma non ci riesce. Le illusioni sono parte fondamentale della vita di Jacopo Ortis, ma non lo aiuteranno e lo porteranno comunque alla morte. Questo sembra in parte contraddire quello che dicevamo prima sulla grande possibilità delle illusioni di contrastare il pessimismo umano. Ma tutto ciò fa parte della personalità molto contorta, contrastata e tormentata propria di Ugo Foscolo.

Dalla abbondante produzione poetica giovanile, Foscolo decise di non salvare nulla; perciò ci rimangono solo due odi, 12 sonetti, un carme non compiuto chiamato Le Grazie e un carme compiuto chiamato I Sepolcri. Nelle due odi, Foscolo fa risaltare la bellezza della donna e il valore della poesia. I sonetti, invece, sono di taglio più autobiografico. Nel sonetto intitolato Alla sera, Foscolo paragona la sera calma e serena che porta pace alla morte. Nel sonetto A Zacinto, Foscolo ci parla della sua patria, l'isola di Zante, che lui non rivedrà più perché è costretto all'esilio. Nel sonetto In morte del fratello Giovanni, il tema della morte e della Patria si fondono, perché qui Foscolo parla del suicidio del fratello e della lontananza del fratello e di Foscolo stesso dalla Patria, Zante, che loro non potranno più rivedere. I Sepolcri, invece, sono un carme, cioè un componimento poetico di tono solenne, sono composti da 295 decasillabi sciolti, cioè senza rima. In questo carme, il poeta celebra i grandi valori dell'umanità che vivono anche dopo la morte. I Sepolcri sono una riflessione di Foscolo sull'utilità delle tombe, delle sepolture. Questa riflessione gli viene in mente in seguito a un altro editto Napoleonico, l'Editto di Saint-Cloud. In questo editto, Napoleone imponeva che venissero costruiti dei cimiteri appositi fuori dalle città per i morti. Questo perché, fino a quel momento, si era sepolto nelle chiese e nelle città e, per motivi igienici, Napoleone lo vietava. Perciò Foscolo, che in un primo momento era anche favorevole a questo editto, riflette sull'utilità della tomba e sul significato della tomba per i vivi. Per Foscolo, la tomba è indispensabile perché ci aiuta a rimpiangere i morti, soprattutto quando questi, da vivi, sono stati degli esempi per l'umanità. Infatti, nei Sepolcri, Foscolo ricorda tutti quei grandi poeti italiani, oggi sepolti in Santa Croce a Firenze, che hanno dato un contributo all'Italia. È per questo che la poesia viene esaltata e ha una funzione centrale; diventa, infatti, portatrice dei valori sui quali si fonda la civiltà umana. E Foscolo, pertanto, vuole risvegliare l'Italia e vuole risvegliare nell'Italia il gusto delle virtù; virtù che sono rappresentate in vita da quei grandi che, anche da morti, risultano un esempio imprescindibile per la Patria.