Transcription
Oggi facciamo quindi ultima lezione su Montale, facciamo due poesie. La prima è questa.
Spesso il male di vivere ho incontrato. Attenzione perché l'espressione "male di vivere" è stata coniata da Montale, ma in realtà poi è stata utilizzata dai critici letterari per indicare il sentimento, eh, del malessere che attraversa un pochino tutto il Novecento e che ha origine fondamentalmente, eh, ora parlando della poesia, ma anche della prosa potremmo anche per la prosa potremmo indicare questa categoria partendo essenzialmente da Baudelaire, cioè da Baudelaire in avanti si può parlare di poesia che tenta di descrivere il male di vivere. Ok? Ovviamente ogni poeta lo fa a modo suo, è chiaro. E chi lo fa, prendiamo, che ne so, un Garetti, lo fa attraverso, eh, la visione della guerra, ma con quel tocco di speranza, va bene? Oppure Saba lo fa parlando, eh, della realtà delle cose, parlando di Trieste, parlando, eh, della dell'amore, della compagna, cose quotidiane. Montale lo fa in maniera più, potremmo dire filosofica, cercando quindi di catturare con la poesia l'essenza stessa di questo male di vivere.
Ovviamente dobbiamo tenere presente però quello che abbiamo già letto delle poesie di Montale, cioè quando lui dice "Non chiederci la parola", cosa vuol dire? Ricordiamoci, vuol dire che al poeta non si può chiedere una parola che squadri ciò che è informe. La realtà è informe, il mondo è informe e si fa fatica a squadrarlo. Ok? Eh, lo stesso concetto lui aveva espresso nei "Limoni", va bene? Quando, eh, dice di non far parte dei poeti laureati, va bene? Adesso qua invece entra dentro proprio al concetto del male di vivere e vedete sono due quartine. Molto, molto breve la poesia, semplice, fatta di endecasillabi, tranne un verso che ha dieci sillabe. Come vedete, senza che andiamo a leggere, ci sono delle rime. Questa poesia presenta delle rime, uno schema rimico. E vediamo perché due strofe e qual è la differenza anche di concetto tra la prima e la seconda strofa. Andiamo direttamente a vedere.
Allora, "Spesso il male di vivere ho incontrato". E i due punti, i due punti cosa vogliono dire? Spiegazione. Ora ti dico che cosa è questo male di vivere, ma non darà una definizione del male di vivere, darà degli esempi. Per lui questo è, diciamo, la funzione primaria del correlativo oggettivo di cui abbiamo parlato, va bene? Il correlativo oggettivo, cioè un oggetto che va a trasmettere un significato. Bianchini, buongiorno. Te devi fare il compito, vero? Sì, sì. Faccio >> Mi sembra giusto. Sì, vieni magari col banco qui davanti e lo fai. Va bene. Allora, >> Quindi ripeto, ripeto, lui non dà una definizione, ma ci fornisce degli oggetti. Questi oggetti sono correlativi oggettivi, che è la figura, diciamo, retorica che Montale usa, eh, che è una sorta di metafora, però è tutta sua, diciamo, e abbiamo detto che questo correlativo oggettivo lo imparenta con Thomas Stern Eliot, ok? Il poeta, eh, che aveva coniato queste espressioni. Dimmi. Sì.
Allora, lui, eh, fa partire la poesia così. L'incipit è questo: "Spesso il male di vivere ho incontrato". Due punti. Ci si aspetta, il lettore si aspetta qui una definizione del male di vivere, cioè che lui ci spieghi che cosa è, ma non ci darà una definizione, bensì ci fornirà degli oggetti, degli esempi di male di vivere. Ok? Tutte le volte che lui l'ha incontrato, lo ha incontrato attraverso degli oggetti. Questi oggetti che adesso lui ci racconta sono correlativi oggettivi. Il correlativo oggettivo è una figura retorica, è la figura retorica caratteristica di Montale ed è una sorta di metafora o di analogia che si concretizza sempre con degli oggetti, delle cose, mh, che però vogliono dire altro. Chiaro? No.
Allora, quali sono queste cose? Ecco, dopo i due punti che cosa ci dice? "Era il rivo strozzato che gorgoglia". Il rivo è un piccolo fiume. Va bene? Strozzato perché si stringe. Eh, non c'è bisogno. Ci usa questo. Non c'è bisogno. No, >> Dai, usa uno di questi o sennò ti metti qua davanti alla direttamente. Vai tranquillo, vai. Allora, il rivo strozzato, quindi il fiume strozzato che gorgoglia, cioè che fa questo suono, anche questa questa parola "gorgoglia" è una parola onomatopeica, no? La sentite? Gorgoglia. Secondo oggetto era "l'incartocciarsi della foglia", una foglia che si accartoccia. Com'è questa foglia? Vedete l'enjambement che va al verso 4? Riarza. Cosa vuol dire "riarza"? È una foglia arza, che vuol dire, eh, sì, è il participio passato di del verbo ardere, che vuol dire bruciare. E la foglia è riarsa non vuol dire che è bruciata dal fuoco, semmai è bruciata dal sole, la foglia secca, va bene? E si che si accartoccia e fa il rumore dell'accartocciarsi, va bene? Quindi il rivo strozzato, la foglia incartocciata, era il cavallo stramazzato. Il cavallo stramazzato, ragazzi. E quindi qui siamo ad un'immagine, diciamo, già più viva, perché si parla di un animale. Il cavallo stramazzato è il cavallo che, esausto dopo una lunga traversata, senza bere e senza mangiare, che cosa fa? Si butta in terra e sta per morire. Eh, chi pratica i cavalli lo sa. Ok. Eh, eh, sì. M lo dirò. Eh, Arianna, eh, i cavalli difficilmente si sdraiano di lato. >> Mi confermi questa cosa? >> Sì. Non si, cioè, no, che cosa vuol dire? >> Si sdraiano, ma cioè quand'è che lo fanno? >> Sembra un, cioè, poche ore rispetto >> Rispetto alla giornata intera, poche ore quando perché loro si riposano anche in piedi. Esatto. Quindi il cavallo stramazzato, quei lui parla proprio del cavallo stramazzato, quindi vuol dire che ha finito le energie. Eh, quindi tre immagini abbiamo, eh: il rivo che gorgoglia, l'accartocciarsi della foglia, il cavallo stramazzato.
Seconda strofa, "bene non seppi". Ovviamente la parola "bene", ragazzi, la dovete cerchiare perché è opposta alla parola "male" al primo verso della prima strofa. Parola "bene" è all'opposto. Ora qui ci dice o pretende di dirci quand'è che lui invece ha incontrato il bene. Allora, "bene non seppi", la parola "seppi" è la potete tradurre con, eh, "bene non conobbi", cioè non conobbi il bene fuori del prodigio. Che cosa vuol dire? Il bene l'ho conosciuto. Sì, l'ho conosciuto, ma solo all'interno, non fuori, no, solo dentro al prodigio. Cos'è il prodigio? Il prodigio è quel miracolo laico di cui abbiamo parlato. È l'anello che non tiene. A volte accade qualcosa che ti fa vedere qualcosa di più. Questo qualcosa di più potrebbe essere bene. Ora, questo bene non crediate che sia il bene assoluto. Ovviamente non c'è niente di religioso, ehm, niente di tutto questo, però vediamo che cos'è per Montale il bene. È intanto è dentro al prodigio, quindi non è fuori del prodigio. Questo prodigio cosa fa? "Schiude la divina indifferenza". Cioè, quando io ho il prodigio, sarebbe il miracolo laico, eh, si schiude per un attimo la divina indifferenza e la che tradotto letteralmente sarebbe l'indifferenza di Dio. La divina indifferenza sarebbe l'indifferenza di Dio. Ora la parola "indifferente", il fatto che Dio o ci sia una divinità indifferente, che cosa ci fa venire in mente? La natura matregna, il dialogo di un islandese e la natura, ti ricordi? No. Quindi l'indifferenza. Vedete quanti collegamenti tra Leopardi e Montale. Sono molto vicini in realtà. Leopardi, Montale. La divina indifferenza, fuori della divina indifferenza, cosa ho notato? Io ho notato anche qua tre elementi. "La statua nella sonnolenza del meriggio". Oh, la statua non è che la felicità e la bellezza, il bene dove l'ho trovato? Nella statua. La statua nella sonnolenza del meriggio. Il meriggio è pomeriggio, eh, pomeriggio assolato. La statua è immobile, ma la statua è immobile sempre. Però nella sonnolenza del meriggio io vedo la statua e il poeta trova un piccolo squarcio di bene. Come capite non è un bene assoluto, è un momento piccolissimo di bene. Secondo momento di bene, "la nuvola nel cielo". La nuvola che passa nel cielo. Terzo elemento, terzo oggetto, "il falco alto levato", cioè il falco che vola alto nel cielo.
Allora, attenzione ragazzi, sono tre elementi di bene e tre elementi di male. Ha messo nella prima strofa tre elementi di male di vivere, nella seconda strofa tre elementi di bene. Allora, però questi elementi di bene come sono? Pensate alla statua e gli altri due vanno di conseguenza. Com'è la statua? La statua è come la divinità, cioè è totalmente indifferente. La statua è immobile, non puoi instaurare una relazione con la statua. La statua non ti tende la mano, la nuvola ti tende la mano, il falco ti tende la mano. No, allora questa questo questi momenti di bene sono intanto fugaci, cioè durano pochissimo, sono all'interno del miracolo laico, quindi è un attimo e è già finito e è qualcosa che solo alcuni possono vedere, ma soprattutto questi momenti di bene sono, cioè riescono a fare da contraltare ai momenti di male? Ovviamente no. L'impressione è questa, non riescono a fare da contraltare, cioè a controbilanciare la presenza forte del male di vivere. Il male di vivere ha la meglio sul bene, perché il bene è solo all'interno del prodigio ed è un bene che non ti tende la mano, cioè un bene che tu non puoi catturare.
Allora, vi faccio vedere questa cosa qua che è, eh, questo dove l'ho messo questo schemino qua è, eh, giusto, diciamo. Se lo ritrovo. Eccolo qua. Tac, tac e tac. Lo vedete? Eccolo qua. Male di vivere. Spesso l'ho incontrato. Spesso. Quindi spesso cosa vuol dire? Beh, tante volte. Quali sono tre oggetti? Il cavallo stramazzato, incartocciarsi della foglia e il rivo strozzato che gorgoglia. Ok. E il bene invece che spesso è incontrato, lui ci dice "Non seppi", cioè non l'ho conosciuto, non l'ho conosciuto se non fuori del prodigio. Che la divina indifferenza schiude. Quali sono questi tre oggetti di bene? La statua, la nuvola, il falco alto? Sembrano tutti oggetti lontani. Vabbè, il falco e la nuvola sono lontani perché sono fisicamente lontani. La statua anche si avvicina fisicamente rimane lontana. Perché? Perché raffigura una persona, non ci dice che stato è, non è importante una figura di una persona che ovviamente con la quale ovviamente non puoi instaurare nessun tipo di relazione, è comunque lontana, la percepisci lontano. Ok? È chiaro il concetto?
Allora, quindi, eh, vi faccio notare, mh, m m, ancora una cosa che il linguaggio di questa poesia è un linguaggio trasversale, potremmo dire. Ci sono delle parole auliche, quindi di alto livello, un lessico di alto livello ricercato, raffinato. E però queste parole convivono con altre parole, eh, di livello medio, eh, anche di livello basso. Guardate per esempio l'efficacia delle onomatopee, quindi "gorgoglia", espressione onomatopeica e "l'incartocciarsi", ma anche la forza della parola "stramazzato". Stramazzato. Il cavallo stramazzato poteva dire il cavallo stanco, poteva dire il cavallo steso a terra, no? Il cavallo stramazzato. Vedete che ci sono parole invece anche di, eh, di lessico elevato. Per esempio "meriggio" che incontreremo nella poesia successiva. Il meriggio per Montale è la è la fase della giornata. Del meriggio, cioè il pomeriggio, soprattutto quando è assolato, è la fase della giornata dove il male di vivere emerge più feroce, si avverte di più il malessere nel pomeriggio assolato secondo Montale. Più che nella notte, più che nella all'alba, al tramonto, la mattina, no, il pomeriggio. Ok? Vi ricordate secondo i romantici, quali sono i momenti della giornata? Quali sono i momenti più poetici del della giornata per i romantici? Il tramonto sicuramente, oppure li mettiamo insieme, va bene? Tramonto e alba, momenti di passaggio, oppure per i romantici, e quindi la notte illuminata dalla luna e dalle stelle. Montale no. Per Montale il momento più poetico che rappresenta il male di vivere, però, è il pomeriggio, ok? È il pomeriggio che trasmette il malessere. Adesso andiamo a vedere. È chiaro tutto questo? Se non è chiaro lo ripeto, eh?
Oh, adesso girate indietro invece a pagina 1047 e andiamo a vedere un'altra poesia. Forse conoscete il titolo, non lo so, credo di sì. "Merigiare pallido e assorto". No, mai sentita? Ok. No, no, va bene, adesso la vediamo. Allora, qua già vedete, ragazzi, scusate, ci sono quattro quartine. Eh, non c'è una, eh, ci sono delle rime, effettivamente uno schema rimico c'è, anche se particolare. La prima cosa che voi vedete è che il titolo, che sarebbe il primo verso e quindi il primo verso inizia con una parola chiave che è "merigiare", che sarebbe un neologismo, cioè non esiste la parola "merigiare" sul vocabolario, è come dire mattinare, pomeriggiare, nottare. Cosa vuol dire? Niente, ho trasformato un sostantivo in un verbo. Semplice, fa questa operazione qua. Che cosa vorrà dire quindi "merigiare"? Secondo voi che sarebbe pomeriggiare? Cosa vuol dire? >> Non ci descrive esattamente cosa fa, però semplicemente passare il pomeriggio, trascorrere delle ore del pomeriggio. Ok? Allora, attenzione, a che modo è questo verbo? All'infinito. Attenzione perché è un dettaglio importante. Segniamo questa cosa. Verbo all'infinito e poi vediamo perché è importante.
Andiamo a leggere la poesia.
"Merigiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto.
Ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi."
Punto. Mh.
"Nelle crepe del suolo o sulla vecchia
spiar le file di rosse formiche.
Ora si rompono ed ora si intrecciano
a sommo di minuscole viche."
"Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare,
mentre si levano tremoli scricchi
di cicale dai calvi picchi"
"e andando nel sole che abbaia,
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita il suo travaglio
in questo seguitare una muraia
che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia."
Allora, avete visto quanti infiniti verbi all'infinito ci sono? Ora passiamoli tutti in rassegna prima di andare sul significato. Me li dite tutti, va bene? Allora, "merigiare" è il primo, poi "ascoltare" è il secondo. "Osserva". Sì, prima ce n'è un altro. "Spiar" che sarebbe spiare. E "Ok". E quello è un infinito. Poi "osservare". >> "Sentire". >> Anche "palpitare". Eh, il "palpitare" usato come sostantivo, ma è un infinito. Poi hai detto, scusami? Eh, sì, in fondo "sentire", >> "seguitare", >> "seguitare". Molto bene. Ci metto dentro anche un altro verbo indefinito che non è all'infinito, ma è al gerundio che è "andando".
Allora, che caratteristica hanno i verbi all'infinito o comunque in generale ai modi indefiniti, quindi infinito, gerundio, participio, che caratteristiche hanno? Perché si chiamano indefiniti? Perché non hanno la persona, ok? Cioè non puoi personalizzarli. Allora lui volutamente ha scelto questa cosa. Ora noi, come dire, ragazzi, possiamo immaginare che queste siano esperienze sue. Poteva scrivere questa poesia in prima persona, ok? Come aveva scritto l'altra? L'altra aveva scritto: "Ho incontrato io e Eugenio Montale". Qui no, qui no. Qui cerca di fare cosa? Di universalizzare il sentimento. Non è più Eugenio Montale, è l'umanità. Ora vedremo che questa umanità, questo sentimento universale non viene espresso attraverso dei massimi sistemi, ma anche qui attraverso degli oggetti, delle esperienze molto semplici che sembrano veramente insignificanti, come per esempio osservare una colonna di piccole formiche rosse che cammina lungo il muro, che fa un serpentone di formiche lungo il muro. Niente di che, lo abbiamo fatto tutti da bambini, magari ammazzandone qualcuna. Ok? O cercando di deviare il loro percorso, niente di che, però questo diventa un oggetto, diventa un correlativo oggettivo. Correlativo oggettivo.
Allora, vediamo per esempio la prima la prima strofa. "Merigiare pallido e assorto". Allora, "presso un rovente muro d'orto". Vedete, non c'è mai la parola sole. Qua non c'è la parola sole, però il nostro immaginario ci fa pensare un pomeriggio assolato, anche se non ce l'ha detto, però il muro è com'è il muro rovente, è caldo, è stato scaldato dal sole e poi, eh, questo caldo fa da contrasto con il nostro essere pallidi. Siamo bianchi, siamo pallidi, soffriamo un po' questo sole e siamo assorti. Che vuol dire essere assorti, ragazzi? Persi nei nei pensieri. Sono perso nei pensieri, dice presso un rovente muro d'orto, uno di quei muri che dividono un orto dall'altro. E che cosa fa? Ascolta tra i pruni, tra i pruni e gli sterpi. Quindi, eh, intanto vi vi dico una cosa. Pascoli avrebbe mai usato queste parole, i pruni e gli sterpi? Beh, è tutto molto generico, tutto generico. Parole che che indicano una vegetazione generica. Ma lui l'aveva già detto nei "Limoni" che non voleva essere, no, come Pascoli. Ascoltare tra i tra i pruni e gli sterpi "schiocchi di merli, frusci di serpi". Qui ironia della sorte, ragazzi. Lui ha detto che non vuole essere come Pascoli, ma c'è o non c'è un fonosimbolismo anche qua? Eh, alla grande direi, c'è un fonosimbolismo evidentissimo. Quindi come lessico non vuole essere come Pascoli, ma il fonosimbolismo, ragazzi, c'è tutto. Che cosa ascolta? "Schiocchi di merli, frusci di serpi". Sentite, è tutto onomatopeico, va bene? E lui si mette sull'orto, sul muro d'orto e ascolta i suoni. Non sono suoni umani, sono suoni della natura, i merli, i serpi, le le lucertole, quello che si muove tra le frasche. E poi che cosa dice? Andiamo avanti.
"Nelle crepe del suolo o sulla vecchia"
Spiar le file di rosse formiche.
Ora si rompono ed ora si intrecciano
a sommo di minuscole viche.
Quindi il quando quand'è che il suolo ha delle crepe, ragazzi? Quand'è che il suolo presenta delle crepe? Quindi siamo sicuramente d'estate, intanto, quindi ci conferma quel discorso del sole. La terra è secca, è crepata e che cosa vede nelle crepe del suolo? Lui spia le file rosse di formiche che ora si rompono queste file e a volte invece si intrecciano a sommo di minuscole biche. Quindi niente anche qua di incredibile. Ehm, osserva le formiche, quindi i merli, i serpi, i pruni, gli sterpi e la terra spaccata e le formiche.
"Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare,"
mentre si levano tremoli scricchi
di cicale dai calvi picchi
Continua con questa sua osservazione, osservare tra frondi, sempre tra le fronde, il palpitare lontano di scaglie di mare. C'è l'elemento del mare. Vi ricordate di dove è originario? Montale? >> Sì, Liguria. >> Della Liguria. Esatto. Sì, comunque Liguria. Oppure l'altro luogo della Liguria che lui piace molto sono le Cinque Terre. Quindi questo mare com'è? Non è vicino, però lui non si trova lungo il mare, è un mare lontano e a possiamo dire che il tramite del mare è il sono le fronde, è una sensazione uditiva questa, non visiva. Arriva arrivano che cosa? Arriva che cosa? Il palpitare, personificazione direi, perché il mare non è una persona che palpita. Il palpitare lontano di scaglie di mare. Perché scaglie? La parola scaglie non si usa per il mare. A che cosa fa riferimento? Però è un'immagine che funziona. Dimmi. Alle onde che sembrano, se tu lo guardi da lontano il mare che ha le onde e che comincia a spumeggiare, quando l'onda comincia a spumeggiare, sembra quasi fatto a scaglie, a pezzi. Va bene? Il palpitare lontano di scaglie di mare, quindi ci dà un'indicazione uditiva.
"e andando nel sole che abbaia,
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita il suo travaglio
in questo seguitare una muraia
che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia."
Allora, il sole che abbaia. Il sole che abbaia, ragazzi, è una metafora, è un'immagine molto forte, molto violenta. Il sole che abbaia, che cosa vuol dire? Che è un sole che ti aggredisce, che ti assale, che ti fa male. E andando nel sole che abbaia, sentire con triste meraviglia, com'è tutta la vita il suo travaglio, in questo seguitare una muraia che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia. Cioè, la vita è un travaglio, è una fatica, è un continuo andare avanti, un continuo seguitare, un continuo camminare, ma questo camminare è un camminare verso che cosa? Verso una muraia, un muro, che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia. Cioè, questo muro è un muro invalicabile, è un muro che ti ferisce, che ti taglia, che ti fa male. E questo è il senso della vita, questo è il senso del male di vivere, secondo Montale.
Allora, vi faccio notare, mh, m m, ancora una cosa che il linguaggio di questa poesia è un linguaggio trasversale, potremmo dire. Ci sono delle parole auliche, quindi di alto livello, un lessico di alto livello ricercato, raffinato. E però queste parole convivono con altre parole, eh, di livello medio, eh, anche di livello basso. Guardate per esempio l'efficacia delle onomatopee, quindi "gorgoglia", espressione onomatopeica e "l'incartocciarsi", ma anche la forza della parola "stramazzato". Stramazzato. Il cavallo stramazzato poteva dire il cavallo stanco, poteva dire il cavallo steso a terra, no? Il cavallo stramazzato. Vedete che ci sono parole invece anche di, eh, di lessico elevato. Per esempio "meriggio" che incontreremo nella poesia successiva. Il meriggio per Montale è la è la fase della giornata. Del meriggio, cioè il pomeriggio, soprattutto quando è assolato, è la fase della giornata dove il male di vivere emerge più feroce, si avverte di più il malessere nel pomeriggio assolato secondo Montale. Più che nella notte, più che nella all'alba, al tramonto, la mattina, no, il pomeriggio. Ok? Vi ricordate secondo i romantici, quali sono i momenti della giornata? Quali sono i momenti più poetici del della giornata per i romantici? Il tramonto sicuramente, oppure li mettiamo insieme, va bene? Tramonto e alba, momenti di passaggio, oppure per i romantici, e quindi la notte illuminata dalla luna e dalle stelle. Montale no. Per Montale il momento più poetico che rappresenta il male di vivere, però, è il pomeriggio, ok? È il pomeriggio che trasmette il malessere. Adesso andiamo a vedere. È chiaro tutto questo? Se non è chiaro lo ripeto, eh?
Oh, adesso girate indietro invece a pagina 1047 e andiamo a vedere un'altra poesia. Forse conoscete il titolo, non lo so, credo di sì. "Merigiare pallido e assorto". No, mai sentita? Ok. No, no, va bene, adesso la vediamo. Allora, qua già vedete, ragazzi, scusate, ci sono quattro quartine. Eh, non c'è una, eh, ci sono delle rime, effettivamente uno schema rimico c'è, anche se particolare. La prima cosa che voi vedete è che il titolo, che sarebbe il primo verso e quindi il primo verso inizia con una parola chiave che è "merigiare", che sarebbe un neologismo, cioè non esiste la parola "merigiare" sul vocabolario, è come dire mattinare, pomeriggiare, nottare. Cosa vuol dire? Niente, ho trasformato un sostantivo in un verbo. Semplice, fa questa operazione qua. Che cosa vorrà dire quindi "merigiare"? Secondo voi che sarebbe pomeriggiare? Cosa vuol dire? >> Non ci descrive esattamente cosa fa, però semplicemente passare il pomeriggio, trascorrere delle ore del pomeriggio. Ok? Allora, attenzione, a che modo è questo verbo? All'infinito. Attenzione perché è un dettaglio importante. Segniamo questa cosa. Verbo all'infinito e poi vediamo perché è importante.
Andiamo a leggere la poesia.
"Merigiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto.
Ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi."
Punto. Mh.
"Nelle crepe del suolo o sulla vecchia
spiar le file di rosse formiche.
Ora si rompono ed ora si intrecciano
a sommo di minuscole viche."
"Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare,
mentre si levano tremoli scricchi
di cicale dai calvi picchi"
"e andando nel sole che abbaia,
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita il suo travaglio
in questo seguitare una muraia
che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia."
Allora, avete visto quanti infiniti verbi all'infinito ci sono? Ora passiamoli tutti in rassegna prima di andare sul significato. Me li dite tutti, va bene? Allora, "merigiare" è il primo, poi "ascoltare" è il secondo. "Osserva". Sì, prima ce n'è un altro. "Spiar" che sarebbe spiare. E "Ok". E quello è un infinito. Poi "osservare". >> "Sentire". >> Anche "palpitare". Eh, il "palpitare" usato come sostantivo, ma è un infinito. Poi hai detto, scusami? Eh, sì, in fondo "sentire", >> "seguitare", >> "seguitare". Molto bene. Ci metto dentro anche un altro verbo indefinito che non è all'infinito, ma è al gerundio che è "andando".
Allora, che caratteristica hanno i verbi all'infinito o comunque in generale ai modi indefiniti, quindi infinito, gerundio, participio, che caratteristiche hanno? Perché si chiamano indefiniti? Perché non hanno la persona, ok? Cioè non puoi personalizzarli. Allora lui volutamente ha scelto questa cosa. Ora noi, come dire, ragazzi, possiamo immaginare che queste siano esperienze sue. Poteva scrivere questa poesia in prima persona, ok? Come aveva scritto l'altra? L'altra aveva scritto: "Ho incontrato io e Eugenio Montale". Qui no, qui no. Qui cerca di fare cosa? Di universalizzare il sentimento. Non è più Eugenio Montale, è l'umanità. Ora vedremo che questa umanità, questo sentimento universale non viene espresso attraverso dei massimi sistemi, ma anche qui attraverso degli oggetti, delle esperienze molto semplici che sembrano veramente insignificanti, come per esempio osservare una colonna di piccole formiche rosse che cammina lungo il muro, che fa un serpentone di formiche lungo il muro. Niente di che, lo abbiamo fatto tutti da bambini, magari ammazzandone qualcuna. Ok? O cercando di deviare il loro percorso, niente di che, però questo diventa un oggetto, diventa un correlativo oggettivo. Correlativo oggettivo.
Allora, vediamo per esempio la prima la prima strofa. "Merigiare pallido e assorto". Allora, "presso un rovente muro d'orto". Vedete, non c'è mai la parola sole. Qua non c'è la parola sole, però il nostro immaginario ci fa pensare un pomeriggio assolato, anche se non ce l'ha detto, però il muro è com'è il muro rovente, è caldo, è stato scaldato dal sole e poi, eh, questo caldo fa da contrasto con il nostro essere pallidi. Siamo bianchi, siamo pallidi, soffriamo un po' questo sole e siamo assorti. Che vuol dire essere assorti, ragazzi? Persi nei nei pensieri. Sono perso nei pensieri, dice presso un rovente muro d'orto, uno di quei muri che dividono un orto dall'altro. E che cosa fa? Ascolta tra i pruni, tra i pruni e gli sterpi. Quindi, eh, intanto vi vi dico una cosa. Pascoli avrebbe mai usato queste parole, i pruni e gli sterpi? Beh, è tutto molto generico, tutto generico. Parole che che indicano una vegetazione generica. Ma lui l'aveva già detto nei "Limoni" che non voleva essere, no, come Pascoli. Ascoltare tra i tra i pruni e gli sterpi "schiocchi di merli, frusci di serpi". Qui ironia della sorte, ragazzi. Lui ha detto che non vuole essere come Pascoli, ma c'è o non c'è un fonosimbolismo anche qua? Eh, alla grande direi, c'è un fonosimbolismo evidentissimo. Quindi come lessico non vuole essere come Pascoli, ma il fonosimbolismo, ragazzi, c'è tutto. Che cosa ascolta? "Schiocchi di merli, frusci di serpi". Sentite, è tutto onomatopeico, va bene? E lui si mette sull'orto, sul muro d'orto e ascolta i suoni. Non sono suoni umani, sono suoni della natura, i merli, i serpi, le le lucertole, quello che si muove tra le frasche. E poi che cosa dice? Andiamo avanti.
"Nelle crepe del suolo o sulla vecchia
spiar le file di rosse formiche.
Ora si rompono ed ora si intrecciano
a sommo di minuscole viche."
Quindi il quando quand'è che il suolo ha delle crepe, ragazzi? Quand'è che il suolo presenta delle crepe? Quindi siamo sicuramente d'estate, intanto, quindi ci conferma quel discorso del sole. La terra è secca, è crepata e che cosa vede nelle crepe del suolo? Lui spia le file rosse di formiche che ora si rompono queste file e a volte invece si intrecciano a sommo di minuscole biche. Quindi niente anche qua di incredibile. Ehm, osserva le formiche, quindi i merli, i serpi, i pruni, gli sterpi e la terra spaccata e le formiche.
"Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare,
mentre si levano tremoli scricchi
di cicale dai calvi picchi"
Continua con questa sua osservazione, osservare tra frondi, sempre tra le fronde, il palpitare lontano di scaglie di mare. C'è l'elemento del mare. Vi ricordate di dove è originario? Montale? >> Sì, Liguria. >> Della Liguria. Esatto. Sì, comunque Liguria. Oppure l'altro luogo della Liguria che lui piace molto sono le Cinque Terre. Quindi questo mare com'è? Non è vicino, però lui non si trova lungo il mare, è un mare lontano e a possiamo dire che il tramite del mare è il sono le fronde, è una sensazione uditiva questa, non visiva. Arriva arrivano che cosa? Arriva che cosa? Il palpitare, personificazione direi, perché il mare non è una persona che palpita. Il palpitare lontano di scaglie di mare. Perché scaglie? La parola scaglie non si usa per il mare. A che cosa fa riferimento? Però è un'immagine che funziona. Dimmi. Alle onde che sembrano, se tu lo guardi da lontano il mare che ha le onde e che comincia a spumeggiare, quando l'onda comincia a spumeggiare, sembra quasi fatto a scaglie, a pezzi. Va bene? Il palpitare lontano di scaglie di mare, quindi ci dà un'indicazione uditiva.
"e andando nel sole che abbaia,
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita il suo travaglio
in questo seguitare una muraia
che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia."
Allora, il sole che abbaia. Il sole che abbaia, ragazzi, è una metafora, è un'immagine molto forte, molto violenta. Il sole che abbaia, che cosa vuol dire? Che è un sole che ti aggredisce, che ti assale, che ti fa male. E andando nel sole che abbaia, sentire con triste meraviglia, com'è tutta la vita il suo travaglio, in questo seguitare una muraia che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia. Cioè, la vita è un travaglio, è una fatica, è un continuo andare avanti, un continuo seguitare, un continuo camminare, ma questo camminare è un camminare verso che cosa? Verso una muraia, un muro, che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia. Cioè, questo muro è un muro invalicabile, è un muro che ti ferisce, che ti taglia, che ti fa male. E questo è il senso della vita, questo è il senso del male di vivere, secondo Montale.