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Meno di 100 anni fa c'è stato un regime capace di riarmare un intero paese nel giro di pochissimi anni. Un regime che con metodi brutali, totalitari, violenti, è riuscito a far ripartire l'economia del suo paese. La sua è una storia di armi, soldi, potere e sangue, una storia che ha scatenato il più grande conflitto mondiale dell'ultimo secolo.
Questa è la storia dell'economia nazista, una storia che oggi, in un periodo di tensioni e crisi geopolitiche bisogna conoscere. Ciao a tutti, io sono Edoardo, questa è Starting Finance e oggi parliamo della storia di una delle più controverse economie di guerra di tutti i tempi, la Germania nazista.
Per capire le dinamiche che hanno portato alla sua ascesa e alla sua caduta, dobbiamo partire dal 1919. Non è un anno casuale. Il 1919 è l'anno in cui si firma il trattato di Versailles, il patto che pone fine definitivamente alla Prima Guerra Mondiale. La Germania ha perso la guerra. A governare ora è un fragile sistema democratico. Viene chiamata la Repubblica di Weimar. L'abbiamo ampiamente approfondita in questo video di qualche anno fa.
La sconfitta nel primo conflitto mondiale per la Germania è stata pesante. Gli Stati vincitori avevano costretto il paese a condizioni di pace durissime. I tedeschi, infatti, hanno perso così molti territori in Europa e tutte le colonie extracontinentali e poi sono obbligati a non riarmarsi. Inoltre sono costretti a pagare 132 miliardi di marchi di danni di guerra, ovvero circa 171 miliardi di euro di oggi. Queste condizioni causano una fortissima crisi in Germania nei primi anni '20, una crisi segnata dall'iperinflazione, dal rialzo incontrollato dei prezzi.
Nella seconda metà degli anni '20 l'economia tedesca inizia lentamente a riprendersi. Questa rinascita è dovuta anche e soprattutto a una serie di accordi con gli Stati Uniti. In particolare l'allora direttore dell'ufficio del bilancio americano Charles Dawes accorda alla Germania un prestito da 800 milioni di marchi d'oro, una cifra importante, capace di riattivare l'economia tedesca. Fino al 1929, quindi, il cosiddetto piano Dawes sembra dare serenità alla fragile repubblica di Weimar, ma la grande depressione americana spazza via queste certezze.
Il 1929 è infatti l'anno della grande depressione. L'economia americana va in tilt, i titoli in borsa crollano e la notizia spaventa i mercati di tutto il mondo. Quelli tedeschi sono tra i più preoccupati. Investitori americani entrano in crisi e iniziano quindi a chiedere indietro i loro soldi alle controparti tedesche. Per la Germania, quindi, è l'inizio di un nuovo incubo. I soldi per ripagare i creditori non ci sono ancora. Per trovarli, quindi, il cancelliere tedesco Heinrich Brüning sceglie la strada dell'austerity. In soli 2 anni taglia la spesa dello stato centrale del 14%. E a farne le spese sono soprattutto i più poveri. Tra le voci da tagliare ci sono infatti i sussidi di disoccupazione e la spesa per il welfare e anche l'aumento delle tasse colpisce di più i poveri.
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I tagli alla spesa pubblica e la riduzione degli investimenti privati portano a conseguenze drammatiche. Se andiamo a vedere effettivamente quanto crescono gli stipendi, tenendo conto anche del rialzo dei prezzi, quindi di quanto effettivamente tu possa comprare, quindi i salari reali, quelli che indicano il potere d'acquisto, si scende del 39% dal 1929 al 1932. Immaginate di poter comprare quasi la metà di quanto potete comprare oggi in soli 3 anni. E come se non bastasse, in questi anni la Germania è ancora costretta a pagare i danni di guerra ai vincitori della Prima Guerra Mondiale. E sarà proprio solo nel 1932 che gli alleati finalmente decideranno di esentare la Germania dai pagamenti, vista la situazione disastrosa in cui versa la popolazione. Ma ormai è troppo tardi. Gli occupati a tempo pieno in Germania passano da 20 milioni del 1929 a poco più di 11 milioni nel 1933. Nello stesso periodo più di 10.000 imprese chiudono ogni anno.
Quindi, di fronte al fallimento delle politiche dei partiti centristi, i tedeschi si dividono su due estremi: il comunismo e il nazismo. Il primo ottiene consensi soprattutto nelle fabbriche, promette la maggiore ridistribuzione delle risorse e l'esproprio dei mezzi di produzione dal grande proprietario privato a collettivi. Queste proposte però ovviamente spaventano gli industriali, chi è proprietario dei mezzi di produzione e spaventano anche la classe media. Inoltre, non parlano agli agricoltori e nazionalisti umiliati dalla sconfitta della Prima Guerra Mondiale. Ed è proprio a loro che si rivolgono invece i nazisti guidati da Adolf Hitler. La loro propaganda incolpa agli ebrei e le istituzioni democratiche per la situazione disastrosa del paese. Al tempo stesso rifiuta gli ideali comunisti, ma esalta invece il nazionalismo tedesco e la voglia di riscatto del paese. Non a caso, in alcuni manifesti nazisti si può vedere una spada che uccide un serpente da cui fuoriescono le parole come il piano Dawes, l'inflazione, il marxismo, la disoccupazione, identificando dei nemici. Hitler quindi soffia abilmente sul fuoco della crisi economica. I nazisti organizzano incontri di massa contro la disoccupazione e così si arriva alle elezioni del 1932. Per molti tedeschi Hitler ormai è considerato l'ultima speranza. Gli effetti dell'austerity aiutano il leader nazista. Studi recenti hanno notato come tra il 1930 e il '33 il consenso verso Hitler aumenta proprio nelle aree più colpite dai tagli alla sanità e al welfare sociale. I nazisti così diventano il primo partito in Germania. Così, dopo le elezioni del 1932, il 30 gennaio del 1933 Hitler diventa cancelliere. Viene nominato da Hindenburg e inizia così l'era nazista.
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Appena arrivato al governo, Hitler ha tra le sue priorità la riforma del sistema economico tedesco. Però in questo momento i nazisti non hanno ancora del tutto il controllo del paese. I grandi gruppi industriali che li spalleggiano vogliono essere sicuri che i nuovi arrivati non prendano decisioni contro i loro interessi. Inoltre, servono persone competenti per affrontare una crisi economica sempre più difficile da domare. Ormai sono oltre 6 milioni i tedeschi disoccupati e per risolvere la situazione Hitler sceglie Hjalmar Schacht. L'economista viene nominato ministro delle finanze e presidente della Reichsbank, la banca centrale tedesca del momento. E questa scelta rassicura l'alta borghesia che sostiene Hitler. Schacht è stato uno dei protagonisti del salvataggio dell'economia tedesca dopo la prima guerra mondiale. Hitler sì lo sceglie per le sue capacità, ma anche per dare un messaggio di relativa continuità.
Gli obiettivi nazisti, però, lo sappiamo, sono tutt'altro che di continuità. Al suo nuovo ministro Hitler non chiede solo di far uscire il paese dalla crisi, vuole anche che la Germania torni a riarmarsi. Questo obiettivo però non è semplice. Gli accordi di pace, dopo la Prima Guerra Mondiale impongono alla Germania di non poterlo fare. Inoltre, un eventuale riarmo aumenterebbe la spesa pubblica con il rischio di creare una nuova spirale inflazionistica come quella vista dalla Repubblica di Weimar. Per ovviare a questi problemi, Schacht propone un nuovo strumento finanziario, il MEFO.
Schacht fonda una nuova società privata, la chiama Metallurgisk Forskningsanstalt. Non è proprio semplice da pronunciare, infatti viene utilizzata la sigla MEFO. Questa società inizia a emettere nuove cambiali per l'industria e per gli investitori privati, quindi titoli di debito. Ufficialmente sono solo cambiali di un'azienda come un'altra e non viene chiarito il loro fine ultimo. A garantire i titoli di debito di questa società privata però è la banca centrale tedesca che quindi si impegnerebbe a pagare il debito ai creditori nel momento in cui dovesse servirle. Quindi chi compra queste cambiali e quindi finanzia questa società privata, sa che potrà essere ripagato in ultima istanza dallo Stato direttamente.
Il MEFO, quindi, viene utilizzato dallo Stato tedesco, dal governo tedesco, per ottenere prestiti. La scadenza delle cambiali è fissata a 5 anni e per renderle attrattive agli investitori viene fissato un rendimento del 4%, un tasso molto alto per l'epoca, per il resto del mercato. Inoltre, in quel momento l'economia tedesca è in forte crisi, quindi le cambiali MEFO rappresentano uno dei prodotti più sicuri sul mercato, sono perfette per finanziare la Germania nazista. Succede però una cosa: visto che le cambiali MEFO sono garantite dallo Stato, pur in realtà essendo dei debiti, vengono scambiate come una moneta tra gli investitori privati, permettono quindi di finanziare nuove opere senza emettere nuova moneta nell'immediato e quindi senza spingere in alto l'inflazione. Inoltre, il fatto che il governo in realtà si finanziasse attraverso una società privata permette di acquisire una certa opacità. Riescono quindi i nazisti a mascherare per i primi anni l'aumento delle spese militari. La scadenza delle cambiali della società privata, infatti, è fissata nei 5 anni successivi. Lo Stato, quindi, non verrà coinvolto nei bilanci del MEFO fino a 3-5 anni. È come se lo Stato non spendesse oggi per le spese militari, ma spendesse tra 5 anni e quindi tutte le spese militari non finiscono sui bilanci ufficiali del governo.
Tra il 1934 e il 1938 le cambiali MEFO finanziano con ben 12 miliardi di marchi il riarmo tedesco, ovvero l'equivalente di oltre 60 miliardi di euro attuali. Per questo progetto però non basta la spesa solo per la difesa in senso stretto, servono infrastrutture. Non è un caso, quindi, che in questi anni il governo tedesco investe in grandi progetti come autostrade e mezzi di trasporto, anche per far muovere più facilmente l'esercito. Si tratta di opere molto costose, ma che al tempo stesso permettono di creare posti di lavoro. Pensate che solo nel novembre del 1933 vengono creati 400.000 nuovi posti di lavoro e ovviamente vengono da grandi opere pubbliche. Solo per la costruzione delle autostrade vengono mobilitati 80.000 lavoratori.
Di contro però, nel sistema nazista non c'è praticamente spazio per i diritti dei dipendenti. Schacht abolisce i sindacati e ogni diritto di protesta diventa illegale e tutto questo, almeno per il momento, in accordo con le grandi aziende private. Lo Stato nazista però non si accontenta solo di gestire le ore lavorative dei suoi cittadini. Già nel 1933 lancia la "Kraft durch Freude". Tradotta in italiano "Forza attraverso la gioia". Questa organizzazione si incarica di gestire il tempo libero dei lavoratori, organizzando gare sportive, vacanze. Per i nazisti è molto importante. Permette infatti di far entrare la propaganda anche nel tempo libero dei cittadini. L'obiettivo è quello di renderli sempre più motivati nei confronti dei lavori che il regime nazista gli assegna.
Questo lavoro di propaganda e investimenti pubblici, che quindi richiedono importante spesa pubblica tra il 1933 e il 1937 porta l'economia a crescere. Il PIL cresce del 55% in questi 4 anni e nel 1936 il regime nazista annuncia di aver raggiunto la piena occupazione. Peccato però che non tiene conto della disoccupazione di categorie come le donne e gli ebrei. In questo scenario, ciò che preoccupa molto la popolazione è tornare all'iperinflazione che avevano visto negli anni precedenti e quindi si fa tanta attenzione all'inflazione e lo si fa con degli strumenti che in realtà sono molto invasivi nell'economia. Vengono messi dei tetti alla crescita dei prezzi per legge, ma anche alla crescita dei salari. Questa strategia sul lungo termine comporta dei problemi riguardanti lo sviluppo perché gli industriali hanno meno incentivi a fare nuova innovazione se non possono alzare i prezzi, se non possono guadagnare di più e dall'altra parte mettere un tetto alla crescita dei salari fa sì che ci sia meno spinta di motivazione ai dipendenti. Così il costo della vita in Germania tra il 1933 e il 1938 cresce soltanto dell'8% complessivo. Insomma, i nazisti economicamente hanno raggiunto un nuovo status quo ma a Hitler non basta.
Il Führer vuole continuare l'accelerazione sul riarmo. Schacht invece è più prudente, considera pericolosa un'eccessiva spesa pubblica nel settore militare. Hitler però non è un leader che si fa dire di no quindi dopo 3 anni al potere si sente abbastanza stabile e abbastanza potente per poter prendere ancora di più il controllo della macchina statale. Decide quindi di togliere potere a Schacht. Ed è qui che entra in scena Hermann Göring. Gli viene affidato il Ministero dell'Economia, uno dei gerarchi fedelissimi al Führer. Schacht rimane a capo della Reichsbank, ma si dimette da ministro. La Germania nazista, quindi, una volta rimesso in piedi il paese economicamente, si prepara all'economia di guerra.
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Il 1936 è l'anno della svolta finale dell'economia nazista. Il fedelissimo Göring presenta il suo piano quadriennale. Questo progetto si basa in realtà su un memorandum segreto scritto da Hitler in persona. Il Führer vuole annettere nuovi territori e per farlo esige che il riarmo sia l'unico vero obiettivo dell'economia nazista a qualunque costo. Ma non tutti gli attori economici sono convinti da questa strategia. Le aziende sanno che il riarmo prima o poi finirà. Per questo esitano a spostare tutta la loro produzione sul settore militare. Però con Göring la musica cambia. Se sotto Schacht le aziende private e il libero mercato avevano ancora un ruolo nella gestione dell'economia e avevano anche dei loro buoni ritorni, con Göring il loro margine di autonomia scompare.
Per concretizzare gli obiettivi bellici del leader nazista, Göring decide di fondare la Reichswerke Hermann Göring. Si tratta di una compagnia statale con il potere di requisire gli asset delle altre aziende. In parole povere, le aziende che non si adeguano ai piani economici nazisti vengono espropriate. I risultati non tardano ad arrivare. Tra il 1936 e il 1939, 2/3 dello sviluppo industriale tedesco deriveranno dalla preparazione alla guerra per un totale di 6,4 miliardi di Reichsmark investiti sia dallo Stato che dalle aziende private, 32 miliardi di euro attuali.
Hitler però sa che da soli i soldi non bastano, bisogna anche avere le materie prime per sostenere l'esercito. Servono quindi acciaio, ferro, prodotti alimentari in grado di sfamare l'esercito e la popolazione civile. Il problema però è che finora la Germania si è sempre affidata all'importazione dall'estero di molte di queste materie prime. La sconfitta nella prima guerra mondiale ha reso la situazione ancora peggiore per l'economia tedesca. Il trattato di Versailles aveva costretto la Germania a cedere i territori più ricchi di risorse, l'Alsazia e la Lorena, che ora sono gestite dalla Francia. Due regioni con giacimenti di ferro e di carbone molto importanti in quel momento. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ben il 75% della capacità produttiva di ferro era andato perduto e per Hitler questa situazione è inaccettabile. Il Reich non può dipendere da altri paesi, soprattutto se ostili come il Regno Unito e la Francia.
La parola d'ordine diventa quindi autarchia: produrre tutto internamente a ritmi forsennati, anche a costo di danneggiare le esportazioni tedesche. Già con Schacht l'economia tedesca aveva iniziato a rendersi indipendente, ma con Göring questo processo accelera in nome del riarmo bellico. Non è un caso, quindi, che la Reichswerke si focalizzi fin da subito sulla produzione di acciaio e ferro, due materiali fondamentali per l'esercito. Ma la ricerca di nuove materie prime passa anche dalla conquista di nuovi territori. Nel 1938, quindi, la Germania nazista annette prima l'Austria e poi i Sudeti, più o meno la zona della Repubblica Ceca attuale. La retorica per giustificare tutto ciò è di voler annettere in un unico paese tutti i popoli di lingua tedesca. Le potenze occidentali decidono di non opporsi a queste azioni e il regime di Hitler non può fermarsi, non è solo una questione ideologica. L'economia tedesca ormai è troppo incentrata sulla produzione bellica. Se si fermasse lo sforzo bellico ne risentirebbe l'economia. Quindi l'unico modo per Hitler di andare avanti è continuare la guerra, mettendo sempre più territori, almeno per diversi anni. Il piano dei nazisti, d'altronde, è proprio questo sin dall'inizio e così arriva lo scoppio di una nuova tragica guerra mondiale.
Nel 1939 la Germania nazista ormai ha a tutti gli effetti un'economia di guerra. Il problema però è che i primi nodi iniziano a venire al pettine. Innanzitutto, vi ricordate gli strumenti, le cambiali? I MEFO erano quelle cambiali che avevano aiutato tantissimo il riarmo e la crescita economica. Il problema è che a un certo punto scadono, bisogna ripagare. La scadenza era fissata a 5 anni e tra il 1938 e il 1939 alcuni iniziano ad arrivare a termine. Hitler e i suoi seguaci però non hanno alcuna intenzione di togliere risorse al riarmo tedesco per pagarne i debiti. Chiedono quindi a Schacht, che è ancora a capo della banca centrale, di risolvere la situazione.
Il presidente della Reichsbank ci prova tutte. Prima di tutto vieta l'emissione di nuove cambiali MEFO a partire dal 1938, poi offre ai creditori delle obbligazioni a lungo termine invece dei soldi. Gli investitori privati tedeschi però non si fidano, non accettano. A questo punto l'ultima opzione di Schacht è emettere nuovo debito con cui pagare i creditori. L'emissione di questo nuovo debito non è rassicurante per l'economia tedesca, ma a Hitler in questo momento non interessa. Vuole proseguire il riarmo a ogni costo, anche emettendo ulteriore debito.
Schacht prova a frenare le aspirazioni belliche del Führer. Scrive una lettera in cui boccia l'idea di continuare il riarmo. Secondo lui, ormai la spesa pubblica è a un livello insostenibile, non si può più finanziare. La reazione del leader nazista è ancora più drastica di quella del 1936. Hitler decide di allontanare Schacht dalla guida della Reichsbank. Al suo posto nomina Walther Funk, un altro fedelissimo come Göring, uno del tutto allineato al partito nazista. Funk quindi inizia a creare nuova liquidità da distribuire sul mercato, stampa nuova moneta. Con questa mossa Hitler si assicura un controllo ancora più asfissiante sull'economia tedesca.
È una mossa obbligata, anche perché i lavoratori e i cittadini comuni iniziano a risentire dei sacrifici imposti dai nazisti. I lavoratori delle industrie collegate in modo diretto allo sforzo bellico lavorano sempre di più, ma i salari, ricordatevi, sono fermi. I lavoratori delle industrie non direttamente collegate alla guerra patiscono le scelte economiche per la guerra e spesso le aziende di questi settori non affiliati all'industria bellica sono in difficoltà, finiscono con l'assumere lavoratori con contratti brevi o a tempo ridotto per pagare di meno. Quindi, nonostante la crescita della produzione del PIL, le condizioni di vita dei lavoratori non raggiungono quelle precedenti alla grande depressione. I numeri non rispecchiano la realtà. Anzi, col passare del tempo quasi tutti i lavoratori possono permettersi molto di meno. Subiscono un calo del reddito disponibile, di quanti soldi gli entrano in tasca. Di conseguenza hanno meno capacità di acquistare cibo, beni di prima necessità. Tant'è che se dobbiamo guardare a quanto effettivamente possono spendere con i loro salari i lavoratori, vediamo che i salari reali, quelli che tengono conto dei prezzi, diminuiscono del 25%. E questo tra il 1933 e il 1938, nei 5 anni di attività di cui abbiamo parlato.
Persino la salute dei lavoratori tedeschi risente delle scelte economiche naziste. I ritmi forsennati nelle fabbriche coincidono con un aumento del 4% degli incidenti sul lavoro e l'ossessione per gli obiettivi bellici danneggia anche la tenuta del sistema sanitario. Il numero di posti letto in ospedale aumenta leggermente rispetto alla Repubblica di Weimar, ma i malati ospedalizzati crescono a una velocità doppia e anche se aumentassero le strutture nella sanità ci sarebbe comunque un problema di personale. In questo caso è colpa delle leggi razziali. Molti medici in Germania erano infatti ebrei o di origine ebraica e le politiche antisemite del nazismo costringono queste persone a immigrare o a smettere di esercitare la loro professione. Il risultato è che entro la fine del 1938 la Germania perde il 16% dei propri medici e non riesce a sostituirli. Insomma, la fiducia del popolo tedesco nel regime nazista e nel suo sistema economico inizia finalmente a traballare.
Anche le annessioni del 1938 si rivelano un boomerang. L'Austria è un paese importatore di materie prime. Invece di contribuire all'autarchia del Terzo Reich, si rivela una zavorra. Queste annessioni quindi comportano nuove spese per la Germania. È lo stesso Schacht a spiegare a Hitler che l'annessione dell'Austria e dei Sudeti sta causando problemi all'economia tedesca. Nel frattempo i dati parlano chiaro: nonostante gli sforzi, nel 1939 i tedeschi importano ancora il 20% dei beni alimentari e il 33% delle materie prime. L'obiettivo dell'autarchia, insomma, sembra molto lontano. I nazisti devono fare qualcosa o la macchina per l'industria militare che hanno costruito non potrà andare avanti.
Nel 1939, quindi, Hitler attacca la Polonia. È l'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Tutto il resto passa definitivamente in secondo piano. Un esempio è la produzione del Maggiolino della Volkswagen. Hitler aveva voluto questa macchina fin dall'inizio del suo governo. La considerava uno dei simboli dell'efficienza del Reich. Dopo anni di lavoro la macchina è finalmente pronta nel 1938, ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale porta alla sospensione della sua produzione. La diffusione del Maggiolino, quindi, riprenderà solo nel dopoguerra.
Nel frattempo la Germania nazista conquista nell'arco di 2 anni diversi paesi europei: la Polonia, la Danimarca, la Norvegia, il Belgio, l'Olanda, il Lussemburgo e poi ancora la Jugoslavia, la Grecia, la Francia. La sua invasione permette alla Germania di recuperare territori ricchi di materie prime come l'Alsazia e la Lorena. Lo sforzo bellico però richiede sempre più risorse. Le terre conquistate vengono depredate per sostenere l'esercito tedesco. In Grecia addirittura si verificano carestie perché i prodotti alimentari vengono spediti direttamente in Germania. La continua ricerca di nuove terre e di materie prime è tra i motivi che spingono Hitler ad attaccare persino l'Unione Sovietica nel 1941.
E con l'Unione Sovietica per Hitler è l'inizio della fine. I tedeschi si trovano stretti su due fronti: quello occidentale, dove combattono con il Regno Unito e con gli Stati Uniti, e quello orientale, dove l'avanzata verso l'Unione Sovietica inizia dopo pochissimi anni ad arenarsi sempre contro il generale inverno. Una situazione che richiede sforzi eccezionali. Nel 1943 la spesa bellica della Germania arriva a rappresentare il 60% della sua economia, del PIL tedesco. Ma ormai non basta più. La guerra sui due fronti così ampi è troppo impegnativa anche per un'economia di guerra come quella nazista.
Nei due anni successivi la Germania inizia mano a perdere terreno. La situazione ormai è al collasso e nell'aprile del 1945 Hitler capisce che è stato sconfitto e si suicida. La guerra è finita. I sovietici sono entrati a Berlino. La Seconda Guerra Mondiale ci lascia milioni di morti, la catastrofe dell'Olocausto e la Germania nazista ci lascia in eredità domande molto importanti per la gestione dell'economia. Come evitare che un paese in crisi economica possa scivolare di nuovo verso ideologie così fanatiche e come frenare un'economia di guerra prima che questa porti a un conflitto esteso? Ma questo per ora lo lascio a voi. Io per oggi mi fermo qui. Come al solito, io sono Edoardo, questa è Starting Finance e noi ci vediamo nel prossimo video.